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20.6.15

Grande mobilitazione internazionale in difesa dell’Adriatico contro la petrolizzazione

In Abruzzo Legambiente, WWF, Italia Nostra, Lipu, Arci, Pro Natura, Marevivo e Zona22, insieme a comitati e cittadini, si uniscono all'appello promosso e lanciato oggi a Rovigno dalla coalizione ambientalista croata SOS Adriatico e da numerose altre associazioni, sigle e cittadini per fermare la folle corsa all’oro nero e difendere il mare e le coste dell’Adriatico dall’assalto delle compagnie petrolifere.
Il manifesto #StopSeadrilling - NO OIL è un impegno comune per il futuro del mare Adriatico che vede in prima linea cittadini, associazioni, istituzioni, comitati ma anche pescatori e balneatori, in diverse città che si affacciano sull’Adriatico tra le quali Trieste, Caorle, Jesolo, San Michele al Tagliamento, Rosolina, Ravenna, Ancona, Pescara, Polignano... Oggi in diverse di queste città, così come in in Croazia, Albania, Montenegro e Bosnia Herzegovina saranno organizzate iniziative in contemporanea. Tutti potranno partecipare alla protesta disegnando il proprio striscione per chiedere lo stop alle estrazioni di petrolio. Un appello rivolto anche al popolo social che potrà interagire con l’hashtag #STOPseadrilling.
L’Adriatico, per le sue caratteristiche di “mare chiuso”, è un ecosistema molto importante e un ambiente estremamente fragile messo a dura prova con 78 concessioni già attive per l’estrazione di gas e petrolio, 17 permessi di ricerca già rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata cui si aggiungono 24 richieste avanzate per il tratto italiano, tutto questo per un’area di circa 55.595 kmq. A queste dobbiamo aggiungere il via libera rilasciato ad inizio giugno dal nostro ministero dell’Ambiente a due compagnie per compiere prospezioni su oltre 45mila kmq nell’Adriatico italiano. Le quantità di idrocarburi in gioco, tra l’altro, inciderebbero ben poco sull’economia e sull’indipendenza energetica dello Stato. Tutto il greggio presente sotto il mare italiano, stimato in circa 10 milioni di tonnellate, sarebbe infatti sufficiente, stando ai consumi attuali, al fabbisogno energetico di sole 8 settimane. La maggior parte del guadagno andrebbe a compagnie private; gli eventuali e possibili danni ricadrebbero sulla collettività.
Ma di questi fattori non sembra tener conto il governo italiano, come testimoniano i dieci decreti di VIA positiva su altrettante richieste fatte in Adriatico da compagnie petrolifere, emanati dai ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali solo da inizio giugno.
“La scelta di puntare su nuove attività di estrazioni di idrocarburi intrapresa da alcuni Paesi, Croazia e Italia in primis, è miope, di breve durata e anacronistica – dichiarano i partecipanti - Scelte che sono in assoluto contrasto con ogni strategia contro i cambiamenti climatici e che mettono a rischio tutta l'economia sana della zona. Per questo riteniamo necessario un tavolo che coinvolga l’Italia, la Croazia e tutti i Paesi Costieri per ragionare su una scala più vasta, al di là dei limiti territoriali nazionali, su quale deve essere il futuro del Mare Adriatico, con le popolazioni locali, le associazioni e i portatori di interesse, a beneficio della collettività. Oggi abbiamo la possibilità di investire per un grande futuro per questo bacino che metta al centro la tutela della biodiversità marina, il rilancio dell’economia legata ad una pesca sostenibile e la promozione di una nuova idea di turismo legato al mare che faccia della sostenibilità ambientale il suo punto di forza”.
Proprio la pesca è uno dei settori che sarà direttamente coinvolto dalle conseguenze delle attività estrattive e, a tal proposito, è utile citare gli studi del Norvegian Institute of Marine Research che calcolano una diminuzione del pescato anche del 50 per cento intorno a una sorgente sonora che utilizza airgun. Così come coinvolto da questa insensata corsa al petrolio sarà il settore turistico, un patrimonio importantissimo per l’economia di quest’area, che rischia di subire un notevole impatto negativo dal moltiplicarsi degli impianti estrattivi presenti e in arrivo nel mar Adriatico. A richiamare un’analisi riguardo l’impatto delle attività connesse alla ricerca e estrazione di idrocarburi in Adriatico è stato recentemente lo stesso ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, nel documento di osservazioni presentato nel corso della procedura di VAS transfrontaliera per il programma croato, con particolare attenzione alle conseguenze dell’inquinamento acustico sulle specie presenti. Come fonte principale di inquinamento acustico si cita la tecnica dell’airgun e le numerose normative, regolamenti e accordi internazionali che sanciscono la necessità di una riduzione del rumore sottomarino. Peccato che lo stesso ministero non abbia usato la stessa attenzione e rigorosità verso le acque di cui è competente e continui a rilasciare permessi senza una dovuta valutazione degli impatti nell’habitat costiero.
Per questo, le associazioni firmatarie del manifesto #StopSeadrilling - NO OIL chiedono che sia messa in campo un'azione per la tutela del mare Adriatico, con un impegno su vasta scala, fra tutti i Paesi costieri, con il concorso di tutte le realtà istituzionali, politiche ed economiche delle sue coste. A cominciare dall’istituzione dell’area sensibile nell’alto e medio Adriatico, per dare un quadro di certezza e di norme agli interventi necessari per la tutela e la valorizzazione di questa grande risorsa che stiamo assurdamente mettendo a rischio.
In difesa del nostro mare sono già in programma in Abruzzo due importanti appuntamenti: nel prossimo fine settimana farà scalo a Ortona la nave scuola Palinuro, nell’ambito della campagna MEdiTErraneo del WWF e della Marina Militare. A luglio sarà nelle nostre acque la Goletta Verde di Legambiente che oggi parte proprio dalla Croazia e sosterà a Vasto i giorni 5 e 6.