28.12.10

2010 in Abruzzo: il bilancio del WWF

Il 2010, Anno Internazionale per la Biodiversità, si chiude con una bella notizia dall’Oasi WWF Riserva regionale Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi (AQ): è terminata l’opera di censimento delle piante presenti in questo angolo di Appennino e sono state segnalate ben 806 entità segnalate, di cui ben 6 per la prima volta in Abruzzo.
La ricerca, durata 3 anni, è stata effettuata da Fabio Conti e Daniela Tinti dell’Università di Camerino. I campioni sono stati raccolti dalla primavera all’autunno con visite in tutti i diversi ambienti dell’Oasi.
Un vero e proprio erbario è stato approntato per permettere il confronto con campioni provenienti da altri erbari italiani e stranieri: per diverse specie, infatti, è necessario un esame in laboratorio per distinguerle a livello specifico e sottospecifico. La ricerca ha dimostrato che il 15% di tutte le specie italiane è concentrato in poco più di 400 ettari dell’Oasi nel territorio del Comune di Anversa degli Abruzzi in provincia di L’Aquila.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia: “L’anno della biodiversità si chiude con questa bella notizia che conferma il valore naturalistico internazionale di una delle nostre Oasi più belle, quella delle Gole del Sagittario. Ma per l’Anno della biodiversità ci siamo impegnati in modo particolare in tutte le aree protette che gestiamo e sono state tantissime le iniziative messe in campo dal WWF in Abruzzo con grandissimi risultati. Abbiamo dimostrato che attraverso la conservazione di un territorio è possibile la sua valorizzazione con importanti ricadute anche economiche”.

L’Oasi WWF dei Calanchi di Atri (TE) ha visto nidificare per la prima volta il Martin pescatore, specie tutelata a livello comunitario, ed è stata recentemente ricolonizzata dal Capriolo. Si conferma così il ruolo di corridoio ecologico di quest’area protetta tra la costa antropizzata e l’Appennino. L’inaugurazione della cicloippovia avvenuta a maggio consente ora ai visitatori di apprezzare questo paesaggio unico con mezzi di fruizione più sostenibili. Sempre in questa riserva nel 2010 sono state avviate due ricerche di particolare interesse gestionale, sull’uso degli artropodi quali indicatori della qualità ambientale nella valutazione degli impatti degli incendi e sul legame tra gestione degli ambienti agricoli e presenza di specie di pipistrelli. In particolare lo studio condotto dal Prof. Danilo Russo ha già permesso di individuare quest’estate la presenza di femmine riproduttrici del rarissimo Barbastello.
L’Oasi WWF delle Cascate del Rio Verde a Borrello (CH) ha superato nel 2010 i 15.000 visitatori. Grazie alla collaborazione con l’Istituto Mario Negri Sud in questa riserva sono state individuate quest’anno diverse specie nuove per l’Abruzzo di licheni, organismi che derivano dalla simbiosi tra alghe e funghi e che vengono usati come bioindicatori della qualità dell’aria, che a Borrello è risultata elevatissima.
Nell’Oasi WWF delle Sorgenti del Pescara di Popoli (PE) hanno nidificato con successo diverse coppie di Airone cenerino i cui piccoli spuntavano a maggio dai grandi nidi costruiti nel canneto. Sono terminati nel 2010 i campionamenti per lo studio degli invertebrati delle sorgenti da parte dell’Università di L’Aquila ed i primi risultati sono attesissimi in quanto la riserva tutela la principale sorgente abruzzese, con circa 6.000 litri al secondo di portata, e una risorsa strategica per la nostra regione.
L’Oasi WWF del Lago di Penne (PE), con i suoi prodotti agricoli è al centro del progetto nazionale del marchio “Terre dell’Oasi” presentato poche settimane or sono, confermandosi così una delle principali realtà nel sistema delle aree protette nazionali e testimoniando il ruolo che l’agricoltura biologica ha nella tutela di paesaggi agrari tradizionali e di pregio e della fauna e flora ad essi collegati.
Ed alla biodiversità rurale è dedicato un progetto nell’Oasi WWF del Lago di Serranella nei Comuni di Altino, Casoli e Sant’Eusanio del Sangro (CH), incentrato sulla tutela di specie arboree ed erbacee, nonché su un'azione di ricerca scientifica, documentazione e sensibilizzazione.
Infine nell’Oasi WWF della Diga di Alanno (PE) sono continuati i monitoraggi avifaunistici sulla migrazione, confermando l’importanza delle aree umide per specie provenienti dal nord e dall’est Europa a dimostrazione che la tutela della biodiversità non può essere svolta seguendo i confini politici, ma ha bisogno di politiche di largo respiro.
Dichiara Camilla Crisante, Presidente del WWF Abruzzo: “Con l’impegno si possono ottenere risultati tangibili, sia dal punto conservazioni stico che da quello promozionale. Abbiamo dimostrato che la tutela porta anche alla crescita sociale dei comuni che vengono coinvolti e resi responsabili della gestione delle aree naturali protette. Con la miriade d’iniziative svolte, le nostre Oasi hanno dimostrato che anche in Abruzzo era possibile contribuire concretamente per dare concretezza all’Anno Internazionale della Biodiversità. Ovviamente non mancano problemi, ma se compariamo i risultati che abbiamo ottenuto con pochissimi mezzi con quanto viene speso per altri settori vediamo che la produttività è elevatissima. Per la gestione delle nostre Oasi vengono impegnati complessivamente in un anno meno soldi di quanto costa una rotatoria stradale costruita in qualsiasi periferia di paese abruzzese”.

Purtroppo nel suo complesso, non si può certo dire che la nostra regione, che si presenta come la regione dei parchi, abbia onorato l’Anno della Biodiversità come aveva chiesto il WWF all’inizio del 2010 consegnando ai vertici della Regione un calendario tutto dedicato alla conservazione del patrimonio naturale del Pianeta.
Le morie di pesci in diverse foci fluviali, con il caso gravissimo del Vibrata nel teramano, provano come i fiumi siano sottoposti a stress ambientali di origine antropica non più sostenibili.
È stato adottato il Piano di Tutela delle Acque dopo quasi un decennio di attesa. Poteva essere il migliore contributo per l’Anno della Biodiversità da parte della Regione Abruzzo, ma in realtà rischia di essere un appuntamento mancato perché il piano è stato per ora svuotato di significato prevedendo deroghe su deroghe sia sul Deflusso Minimo Vitale sia sulla qualità delle acque. Basti pensare che secondo il piano ben il 25% dei fiumi abruzzesi potrà continuare a non rispettare gli standard di qualità previsti dall’Unione europea fino al 2027!
L’Abruzzo presenta livelli di inquinamento inaspettati, con 1190 siti da bonificare censiti dalla Regione.
Sulla caccia la Regione Abruzzo si è vista addirittura smentire dallo stesso Governo nazionale ed è stato gravissimo il ricorso alla legge regionale per varare un calendario venatorio che ha reso inadempiente la nostra regione rispetto alle norme comunitarie in materia di tutela della fauna.
I nove giardini botanici regionali, tra i quali quelli storici di Campo Imperatore e di Collemaggio entrambi nel Comune di L’Aquila, visitati da decine di migliaia di visitatori ogni anno, hanno visto azzerare le risorse da parte della Regione e sono destinati ad una lenta agonia con il loro patrimonio di biodiversità.
I boschi continuano la loro espansione ricolonizzando aree un tempo coltivate: si tratta di un segnale positivo per la riconnessione ecologica, ma resta tantissimo da fare affinché le aree forestali siano considerate per la loro qualità biologica e non solo come legna da sfruttare.
Conclude Camilla Crisante: “Complessivamente abbiamo verificato un’insopportabile disattenzione nei confronti della nostra biodiversità, come se in tempo di crisi difendere il nostro patrimonio naturalistico costituisse un lusso! In realtà a un’alta biodiversità corrisponde un territorio con migliore qualità ambientale anche per l’uomo. Una grande preoccupazione continuiamo ad avere per la tutela del più grande mammifero europeo. L’Orso bruno marsicano è ormai ridotto a poche decine di esemplari. Per questo vogliamo lanciare un appello affinché la Regione Abruzzo attui immediatamente e concretamente il PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), lo strumento di conservazione della specie che si è adottato a livello nazionale, cominciando con l’istituire le zone contigue attorno ai parchi previste dalla legge italiana fin dal 1991. La vicina Regione Molise l’ha fatto pochi mesi or sono ed è bene che la regione che si presenta all’estero usando l’Orso bruno quale simbolo identitario faccia qualcosa di concreto prima che questo animale si estingua”.

26.12.10

Ordinanza di demolizione nell'Oasi dei Calanchi

Il Comune di Atri ha riconosciuto una casa costruita all’interno della Riserva dei Calanchi di Atri come abusiva emettendo un’ordinanza di demolizione.
La realizzazione del fabbricato aveva sollevato le proteste di WWF ed Italia Nostra.

Contro il nucleare, per la democrazia

Non curandosi minimamente della volontà espressa dai cittadini italiani contro l’energia nucleare, il Governo Berlusconi, supportato da ENEL ed altri, sta cercando di rilanciare il nucleare nel nostro Paese.
Ancora una volta saranno però i cittadini a bloccare questa dispendiosa e pericolosa fonte di energia.
Poco prima di Natale sono state depositate alla Camera dei Deputati 80.000 firme certificate per una legge di iniziativa popolare per l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili, la salvaguardia del clima e per il NO al nucleare.
Ora il Parlamento dovrà metterla all’ordine del giorno dei suoi lavori.
Si tratta di uno straordinario risultato di una campagna promossa dalle associazioni ambientaliste nazionali come WWF, Greenpeace, Legambiente, Forum Ambientalista e altre, insieme a tanti comitati locali.
All’iniziativa hanno contribuito in modo significativo la CGIL, l’Arci, insieme a unimportante arco di forze politiche.
Su queste basi il Comitato Promotore convoca per il 22 gennaio 2011 un’assemblea nazionale alla quale prenderanno parte i rappresentanti di tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta delle firme.Obiettivo: premere con una vasta gamma di iniziative perché la proposta sia portata immediatamente all’esame parlamentare, ascoltando la richiesta dei cittadini.Occorre urgentemente un piano energetico nazionale. Occorre investire nel risparmio energetico e nell’uso delle rinnovabili. Il nucleare non serve, è più costoso, è pericoloso per la salute e per l’ambiente, compromette il futuro, impedisce il decollo di un impegno industriale verso le rinnovabili e l’efficienza energetica. La lobby affaristica del nucleare vuole mettere il Paese di fronte a fatti compiuti, mentre pende il ricorso al referendum abrogativo della legge 99/2009. Si chiede al Governo di sospendere ogni iniziativa sul nucleare in attesa del voto degli italiani.

23.12.10

Prevenire è meglio che uccidere

È possibile far convivere animali selvatici e colture agricole, uccelli e centri storici senza ricorrere a mezzi cruenti?
L'Oasi WWF Calanchi di Atri ha promosso il progetto “Prevenire è meglio che uccidere” e in questi giorni ha pubblicato un bando per agricoltori del comune per la distribuzione gratuita di sei recinti elettrificati per la difesa delle colture. Inoltre l'Oasi ha stampato in migliaia di copie un opuscolo informativo ricco di consigli concreti destinato ai cittadini atriani ed abruzzesi per la prevenzione di tutti i danni da fauna selvatica, compresi quelli dei piccioni domestici nei centri storici.
Negli ultimi anni la fauna della Riserva Naturale Regionale Oasi WWF Calanchi di Atri è cresciuta sia come numero di specie sia come abbondanza di individui: è di questi giorni l'avvistamento di caprioli che hanno raggiunto quest'oasi collinare dall'Abruzzo interno in un processo di colonizzazione che sta riguardando parte del territorio regionale. Il territorio della riserva è però antropizzato e al suo interno vivono numerose famiglie ed hanno sede altrettanto numerose imprese agricole. D'altro lato la presenza di animali in un'area protetta non solo è un indicatore di qualità ambientale, ma costituisce un richiamo per il turismo naturalistico. È proprio per prevenire i possibili disagi arrecati dagli animali selvatici, quali cinghiali, caprioli, tassi, che il Comune di Atri si è detto fortemente interessato alla collaborazione con il WWF per l'applicazione di tecniche incruente per la tutela delle colture e dei centri storici.
Dichiara il vicensidaco del Comune di Atri, Domenico Felicione: “Ho condiviso da subito l'idea del WWF di realizzare un progetto specifico sulla prevenzione dei danni da fauna selvatica non solo in agricoltura, ma anche nei centri storici. Grazie ai fondi regionali destinati alla Riserva Naturale Regionale Oasi WWF dei Calanchi di Atri oggi lanciamo un bando per l'assegnazione di sei recinti elettrificati da concedere in comodato d'uso gratuito agli imprenditori atriani che ne facciano richiesta. Inoltre le aree protette devono educare e sensibilizzare: per questo abbiamo prodotto un opuscolo che stiamo distribuendo in migliaia di copie non solo agli agricoltori, ma a tutti i cittadini. A breve svolgeremo anche un corso aperto alla cittadinanza per la corretta messa in opera dei recinti e per la gestione del problema della presenza di animali nelle aree urbane e rurali che arrechino danni, quali piccioni, roditori, oltre che mammiferi di media e grande taglia. Grazie ad un'opera di corretta informazione della cittadinanza riteniamo possibile fornire soluzioni facili e immediate per convivere con i nostri amici animali”.
Per Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, “l'utilizzo dei recinti elettrificati è da anni comune in tutto il mondo e si adoperano anche in Africa e in Australia per impedire l'accesso ai terreni agricoli a bufali, ippopotami, canguri ed altri grandi mammiferi. I dissuasori olfattivi e le barriere fisiche garantiscono più di un colpo di fucile. La convivenza con le specie selvatiche a volte non è facile, ma i dati confermano che l'abbattimento o la riduzione delle popolazioni mediante programmi di cattura non si sono rivelate strategie efficaci. Per questo motivo ci siamo impegnati nella ricerca di modalità di gestione alternative e di prevenzione e difesa dai danni. Queste tecniche, usate ormai da anni in tanti luoghi del mondo, sono estremamente efficaci e riducono sia i conflitti sia l'entità dei danni. Il ruolo delle nostre Oasi è proprio quello di introdurre metodologie nuove facendo emergere tutti i limiti di quelle soluzioni che paiono più sbrigative, ma che in realtà costituiscono scorciatoie che non evitano i problemi nel medio e lungo periodo. Inoltre l'Oasi dei Calanchi vuole contribuire con la sua esperienza tecnica a supportare il Comune non solo per affrontare questi problemi nell'area dei calanchi, ma in tutto il territorio comunale. La guida pratica che oggi divulghiamo, con tanto di analisi dei costi in euro delle diverse soluzioni e indicazione dei siti WEB dove trovare materiali e altre informazioni, sarà utile a tutti i cittadini abruzzesi perchè descrive tecniche utilizzabili facilmente nelle più diverse situazioni”.
L'opuscolo sulla prevenzione dei danni si può scaricare dal sito
http://www.wwf.it/UserFiles/File/AltriSitiWWF/Abruzzo/depliantprevenzionedanni.pdf, mentre il bando è publicato sul sito del comune di Atri (http://www.comune.atri.te.it/), alla sezione "Urbanistica e Ambiente", e sul sito della Riserva (http://www.riservacalanchidiatri.it/) alla sezione "News".

19.12.10

Variante al PRG di Roseto: manca la partecipazione

Italia Nostra, Comitato Riserva naturale guidata del Borsacchio e WWF hanno inviato una nota a tutti gli organi compotenti sulla procedura di adozione e approvazione della Variante Generale del Piano Regolatore Generale del Comune di Roseto degli Abruzzi, evidenziando il mancato coinvolgimento delle associazioni di tutela ambientale che rappresentano il pubblico interessato nel procedimento di formazione del nuovo strumento urbanistico.
Il Comune di Roseto degli Abruzzi, pur espressamente invitato a farlo, ha scientemente omesso di coinvolgere le associazioni, in aperta violazione delle norme del Codice dell'Ambiente.

Caos sull'Area Marina Protetta della Torre di Cerrano

Botta e risposta sul quotidiano Il Centro tra il Presidente dell'Area Marina ed il Sindaco di Pineto.
Emerge in maniera chiara che qualcuno sta cercando di forzare la mano per consentire, caso unico in Italia, di far entrare le vongolari-turbosoffianti all'interno dell'Area Marina Protetta della Torre di Cerrano.

Un suggerimento per i cacciatori abruzzesi

Il diritto di sciopero è un diritto riconosciuto dalla Costituzione.
E allora rivolgiamo un invito ai cacciatori abruzzesi: prendete esempio dai vostri colleghi liguri! Scioperate e non adate a caccia.
Una volta tanto farete del bene alla natura.

14.12.10

Turbosoffianti nell’AMP Torre del Cerrano? Gli ambientalisti scrivono alla Prestigiacomo

Le Associazioni ambientaliste WWF, Italia Nostra, LIPU, Legambiente, Marevivo e Touring Club Italiano hanno inviato una nota con un dettagliato dossier all’On. Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per contrastare l’ipotesi di consentire l’ingresso di turbosoffianti all’interno dell’Area Marina Protetta di Torre del Cerrano.
La nota è stata inviata anche al Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, al Presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, al Sindaco del Comune di Silvi, Gaetano Vallescura, al Sindaco del Comune di Pineto, Luciano Monticelli, ed al Presidente del Consorzio di Gestione Area Marina Protetta Torre del Cerrano, Benigno D’Orazio.
Nella nota le Associazioni segnalano la loro totale contrarietà alla richiesta di modifica della zonazione dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano.
Da quando l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano è stata istituita, è in atto una azione tesa ad una modifica dei decreti istitutivi da parte del Consorzio di Gestione Vongole (Co.Ge.Vo.) che esercita le proprie attività di pesca lungo la costa abruzzese tra San Benedetto del Tronto e Pescara.
Il Co.Ge.Vo. ha richiesto al TAR la sospensiva del decreto istitutivo dell’Area Marina Protetta (richiesta respinta) e, contemporaneamente, si è attivato presso la Regione Abruzzo e gli Enti Locali per chiedere di deliberare in favore di una modifica del decreto istitutivo dell’Area Marina affinché si consenta la pesca delle vongole al suo interno.
Fermo restando la necessità di dare ascolto alle argomentazioni del Co.Ge.Vo., le Associazioni ricordano che la pesca delle vongole o di altri molluschi, così come qualunque altra forma di pesca che utilizzi strumentazioni a forte impatto per gli ecosistemi marini, come le vongolare cosiddette “turbosoffianti”, è assolutamente incompatibile con l’esistenza di un’Area Marina Protetta.
La proposta di modifica della zonazione è stata in qualche modo validata da un Istituto locale afferente al Ministero della Sanità che ha preso in considerazione la sola risorsa vongola nel proprio parere senza affrontare il tema della conservazione della biodiversità che invece è alla base dell’istituzione dell’Area Marina Protetta.
Purtroppo alcuni Enti Locali stanno ingenerando l’idea che si possa tornare presto a pescare con le “turbosoffianti” dentro l’Area Marina, portando così ad una radicalizzazione delle posizioni che impedisce di aprire dibattiti concreti sul problema e di operare per il bene comune.
Per andare incontro alle richieste delle imprese di pesca delle vongole si possono trovare altri sistemi di compensazione sull’eventuale riduzione del proprio pescato provocato dalla sottrazione dei 7 km dell’Area Marina Protetta (rispetto agli oltre 80 km di costa su cui viene svolta l’attività da parte del Co.Ge.Vo.).
Le formule utilizzabili sono molte: dalla ridefinizione dei comparti di pesca, di competenza regionale, all’introduzione di forme di pesca controllate nelle aree contigue all’Area Marina Protetta che consenta l’identificazione di un prodotto a valore aggiunto, dall’integrazione del reddito con attività di pesca-turismo al mero indennizzo, con fondi facilmente reperibili nei programmi europei della pesca, attraverso il ritiro delle imbarcazioni più vetuste della flotta.
Le tante possibili opzioni alternative, peraltro, sono state già esposte e verificate in occasione delle tante riunioni intercorse tra Enti e Co.Ge.Vo. ed in incontri pubblici promossi dallo stesso Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta.
In tali occasioni è stata chiara la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini, nonché della totalità dei turisti, di non voler rivedere le “turbosoffianti” a pesca nell’area di Torre Cerrano.
Le Associazioni chiedono al Ministro di dare un segnale autorevole, fermo e deciso, affinché non si ingannino i cittadini, e gli stessi pescatori in particolare, con provvedimenti impropri, ma si chiarisca definitivamente che sarebbe inconcepibile un’Area Marina Protetta con i fondali sconvolti dal dragaggio quotidiano esercitato dalle vongolare “turbosoffianti”.

La Green Economy a tavola

Ieri mattina a Pescara è stato presentato il nuovo progetto “Terre dell’Oasi”, promosso dal WWF con il sostegno di Legacoop: all’incontro erano presenti Dante Caserta, consigliere nazionale WWF Italia e Fernando Di Fabrizio, presidente della Cooperativa Cogecstre e di Legacoop Abruzzo.
Il progetto “Terre dell’Oasi”, lanciato nelle scorse settimane con un evento speciale a Roma presso la Città del Gusto del Gambero Rosso, nasce per difendere la biodiversità ed i paesaggi agrari grazie ad un’agricoltura pulita e per sostenere, attraverso la vendita diretta dei prodotti, la gestione delle Oasi WWF e dei progetti di conservazione che si svolgono al loro interno.
Il progetto coinvolge le Oasi WWF e anche quelle “affiliate”, ovvero aree gestite da privati secondo i criteri indicati dall’Associazione, dove si produce agricoltura biologica e biodinamica.
L’iniziativa prende origine dalla volontà di valorizzare al meglio le esperienze già attivate a livello locale, proiettandole su scala nazionale.
La missione del progetto “Terre dell’Oasi” è innanzitutto difendere l’agricoltura e la conservazione della biodiversità e del paesaggio, attraverso uno sviluppo sostenibile, ma di fronte alla crisi dell’agricoltura intensiva, l’agricoltura biologica collegata alla conservazione della natura può effettivamente rappresentare una risposta anche economica.
L’agricoltura biologica è in crescita: sebbene la quota di consumi in Italia oscilli ancora intorno all’1,5% (poca cosa rispetto alla media europea del 20/30%), gli operatori del settore sono passati dai 41.613 nel 2000 ai 48.509 del 2009, mentre gli ettari coltivati cereali, olivi, viti e pascoli “bio” sono oggi 1.106.684, oltre 500.000 ettari in più rispetto al 2000.
Un territorio coltivato biologicamente è una garanzia per la difesa dell’ambiente con benefici immediati: falde acquifere pulite, risparmio d’acqua, nessun impiego di sostanze chimiche. Un barattolo di miele o un pacco di pasta di “Terre dell’Oasi” non hanno quindi solo un valore alimentare di qualità, ma anche profondi valori ambientali che ne rappresentano un importante valore aggiunto.
Il progetto è nato proprio in Abruzzo, partendo dall’esperienza più riuscita di sviluppo e conservazione in un’Oasi WWF, la Riserva Naturale di Penne in provincia di Pescara che costituisce un punto di riferimento all’interno del sistema delle Oasi WWF, ma anche di tutto il settore delle aree protette italiane. Nell’Oasi di Penne operano alcune Cooperative impegnate nella gestione della Riserva, a cominciare dal gruppo fondatore, la Cooperativa Cogecstre.
Il progetto gode del sostegno della Legacoop nazionale con l’obiettivo di replicare l’esperienza abruzzese in altre regioni italiane: la collaborazione WWF e Legacoop nasce dalla volontà di integrare due realtà che condividono l’impegno per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente.
Attualmente sono tre le principali aree coinvolte nel progetto: la Riserva regionale del Lago di Penne in Abruzzo, l’Oasi WWF della Laguna di Orbetello in Toscana e la Riserva naturale regionale del Bosco WWF di Vanzago in Lombardia, ma il progetto mira ad espandersi su tutto il territorio nazionale sfruttando le potenzialità del sistema che oggi conta 100 aree. Grandi potenzialità vengono anche da altre Oasi WWF presenti in Abruzzo a partire dall'Oasi dei Calanchi di Atri dove 16 aziende agricole hanno già aderito a progetti portati avanti dall'Oasi.
Olio, pasta, farro, miele biologico sono i primi prodotti di questo progetto ai quali presto si aggiungeranno vino, pomodori, sale ed altro ancora.
Il progetto si caratterizza per la tutela ambientale, ma anche per una particolare attenzione al sociale: a “Terre dell’Oasi”, infatti, partecipa anche la Cooperativa Sociale Daphne di Anversa degli Abruzzi (AQ), che, in collaborazione con la Casa di Reclusione di Sulmona, ha avviato, grazie all’impegno del direttore Sergio Romice, un progetto che vede coinvolti i detenuti nel realizzare una parte dei contenitori e delle strutture espositive dei prodotti.
I prodotti di “Terre dell’Oasi” sono già disponibili nei punti vendita di alcune Oasi WWF ed è possibile richiederli a wwfoasi@wwfoasi.it e terredelloasi@cogecstre.com. Ma per potenziare il sostegno al progetto nelle prossime settimane prenderanno il via altri canali di distribuzione su internet, nei negozi bio delle grandi città, a cominciare da Roma, ed entro i primi mesi del nuovo anno anche in alcuni supermercati della grande distribuzione.

12.12.10

Promissio boni viri est obligatio

Lettera aperta a Gianni Chiodi, Presidente della Regione Abruzzo, dal Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano

Il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano chiede a Gianni Chiodi, Presidente della Regione Abruzzo, il rispetto degli impegni presi in campagna elettorale sulla realizzazione di piste ciclabili.
Un primo atto di buona volontà potrebbe essere quello di non stralciare ulteriormente la quota dei fondi FAS destinati alla mobilità sostenibile.
Il destino del nostro Pianeta ci costringe con urgenza ad attuare a causa del rapido esaurimento delle scorte di petrolio a basso costo e della crescente necessità di efficaci provvedimenti per il rallentamento del cambiamento climatico in atto (il rispetto degli accordi europei 20-20-20).
La sicurezza stradale è diventata una priorità non più rinviabile: ogni anno in Italia muoiono sulle strade 300 ciclisti (in media quasi uno al giorno) e ben 11 mila sono i feriti, come tristemente ci ricorda il grave incidente di Lamezia Terme del 5 dicembre scorso con sette ciclisti morti più altri feriti.
L’incremento delle piste ciclabili è richiesto anche dall’industria del turismo (con la sua consistente economia e le migliaia di posti di lavoro connessi), visto che si vuole centrare l’obiettivo dell’Abruzzo come Regione Verde d’Europa.
Una rete ciclabile continua e concepita come sistema di mobilità piuttosto che come spezzoni inutili e concepiti solo come semplice arredo urbano, è elemento richiestissimo dai turisti e necessario allo sviluppo del crescente cicloturismo europeo, che l’Italia stenta ad intercettare per deficit di infrastrutture e culturale. I cicloturisti in Europa sono già decine di milioni e in rapidissima crescita per un giro d’affari di svariati miliardi di euro.
Persone colte e civili che non portano inquinamento e traffico e che non chiedono di meglio che venire a pedalare in Italia, purché vi siano infrastrutture dedicate.
E a proposito di Europa, c’è da registrare che negli altri Paesi gli standard (i metri di ciclabile per abitante) li collocano rispetto ai nostri tra i 20 e i 30 anni avanti.
Le ciclabili peserebbero solamente il 3% sui Fondi FAS programmati per l’Abruzzo, ma risultano un preziosidsimo investimento sul futuro: nessun altro intervento ha un tale positivo rapporto costi/benefici e rappresenta una così importate svolta per il futuro della mobilità e del turismo, contribuendo a creare una nuova immagine dell’Abruzzo, dopo i terremoti... non solo naturali.
Ciclabili territoriali, come la Ciclabile Adriatica da completare e la programmata Teramo-mare
costituiscono vere e proprie metropolitane a basso costo, in grado di migliorare sensibilmente la qualità della vita e la sicurezza dei cittadini.
Tra l’altro si può iniziare da subito, con interventi a bassissimo costo, sistemando i percorsi
minori esistenti, in attesa di finanziamenti adeguati.
È il momento quindi di invertire la rotta:
1) incrementando i percorsi ciclabili urbani ed extraurbani;
2) attuando azioni di moderazione del traffico all’interno delle città;
3) implementando l’intermodalità bici+treno: in molte regioni sui treni non si paga il supplemento per il trasporto delle bici con costi irrisori per le Regioni (vedi le vicine Marche ad esempio);
4) realizzando l’intermodalità bici+autobus, con un accordo con l’Arpa e con le aziende di trasporto per consentire alle bici di poter essere portate a bordo degli autobus in appositi spazi destinati allo scopo (come a Bergamo sulle tramvie e in alcune città sulle metropolitane, ecc.), con costi pressoché nulli;
5) approvando rapidamente la proposta di Legge Regionale per la mobilità ciclistica presentata nel mese di aprile 2010.
Lo sviluppo di una mobilità sostenibile è un vantaggio per tutti, non solo per gli amanti della bicicletta.

Il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano,
a nome delle 55 associazioni rappresentate e di tutti i pedalatori abruzzesi che usano la bici per qualsiasi motivo senza dover rischiare oltremodo la vita

9.12.10

Parchi a rischio

Compleanno amaro quello dei parchi: il 6 dicembre di 19 anni fa il Parlamento italiano approvava la Legge Quadro sulle aree naturali protette (394/1991), una norma considerata all’avanguardia nel campo ambientale e nella gestione della aree protette che ha consentito di passare dall’1% del territorio protetto del 1991 ad oltre il 12% di oggi. Montagne, fiumi, vallate, foreste, aree umide, laghi, tratti di litorale e di mare protetti da un sistema di parchi e riserve nazionali, regionali, provinciali e comunali all’interno dei quali è conservata una grande parte della biodiversità italiana e quindi europea per un totale di 3.160.000 ettari di superficie protetta a terra ed oltre 2.800.000 ettari di superficie protetta a mare, con 658 km di costa tutelate.
Ma il destino delle aree protette, a distanza di quasi 20 anni, è ancora incerto dato che l’intero sistema sopravvive a stento e non ha mai visto il riconoscimento di uno ‘status’ di stabilità, condizione indispensabile per poter operare.
“A chiusura del 2010, Anno internazionale della biodiversità e che ha visto finalmente l’Italia dotarsi di una Strategia nazionale sulla biodiversità, si deve rafforzare la positiva esperienza di parchi e riserve e promuovere maggiori investimenti e scelte politiche chiare che consentano realmente alle aree naturali protette di svolgere il loro compito fondamentale di tutela del patrimonio naturale di questo Paese", ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia.
Il sistema delle aree protette non è solo sotto lo ‘scacco’ del taglio finanziamenti, come si è visto nel dibattito di questi ultimi mesi: i parchi sono sempre più ‘ostaggio’ della politica locale che chiede interventi e modalità che non sempre si conciliano con gli interessi prevalenti dello Stato che peraltro in tema della tutela della natura ha competenze esclusive.
Un caso esemplare è quello del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei quattro parchi nazionali storici del nostro Paese a rischio ‘declassamento’ per un patto politico teso ad attenere la non ostilità dei Parlamentari della South Tirolen Von Spartain rispetto alla fiducia sul Governo Berlusconi. In cambio della provincializzazione del Parco dello Stelvio il partito altoatesino ha dichiarato alla stampa locale che non parteciperà al voto di fiducia al Senato, abbassando il quorum richiesto, e si asterrà alla Camera. Un precedente pericolosissimo che evidenzia la tendenza a sacrificare sull’altare della politica la conservazione, la visione d’insieme della gestione, la coerenza e l’omogeneità degli interventi in maniera indipendente su tutto il territorio e in un momento in cui da più parti si chiede di modificare la legge quadro sulle aree protette.
Sul fronte finanziamenti le aree naturali protette sono spesso le prime a subire tagli, non comprendendo come gli investimenti sulla tutela della natura siano altamente redditizi anche dal punto di vista economico considerati i vantaggi in termini di difesa del salute e del territorio e promozione turistica che essi comportano. Una situazione ancora più grave se si inserisce nel quadro generale dei tagli al Ministero dell’Ambiente sul quale la scure imposta dal Ministro Tremonti si è manifestata in modo ben più significativo rispetto ad ogni altro Ministero facendo sì che nel 2011 il bilancio complessivo del Ministero dell’Ambiente fosse di circa un terzo rispetto a quello del 2008. Per il 2011 e per il biennio successivo nella Legge di Stabilità sono stati stanziati 6.868.000 milioni di euro nel 2011 e 7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013 per l’attuazione dei programmi; mentre gli stanziamenti per il personale e per il funzionamento delle aree protette si trovano sul Bilancio di previsione 2011 del Ministero dell’ambiente e ammontano a 63.394.000 euro nel 2011 (28.938.000 previsti inizialmente +34.456.000 euro di integrazione introdotta alla Camera), e 63.398.000 euro (28.938.000+35.000.000 euro) per ciascuno degli anni 2012-2013. In questo quadro appare come sempre più debole il ruolo del Ministero dell’Ambiente che subisce la pressione di una politica che non considera l’ambiente né come priorità, né come opportunità di sviluppo. Va comunque apprezzata, in questo contesto, l’azione del Ministro Prestigiacomo che si è finora adoperato per un’attribuzione straordinaria di risorse che compensi per il 2011 il taglio previsto inizialmente per i Parchi.
Eppure le aree protette italiane, quando sono state ben gestite, hanno dimostrato di poter rappresentare anche un efficace strumento per la crescita economica e sociale dei territori: nonostante ciò l’estate scorsa i fondi per i 24 parchi nazionali hanno subito tagli ingenti (dal 40 al 50%) mettendo in serio pericolo la loro stessa sopravvivenza e si spera che il rimedio posto in extremis copra la ‘falla’.
Rimane invece drammatica la situazione delle 30 aree marine protette per le quali sarebbero stanziati solo 5,5 milioni di euro a fronte di una necessità che si aggira intorno ai 12 milioni. La situazione non migliora nelle aree protette regionali dove ai tagli fatti dalle Regioni per le politiche di riduzione della spesa si accompagna la riduzione dei trasferimenti statali.
La situazione finanziaria delle aree protette italiane
A seguito anche della denuncia del WWF, che rilevava come nella Legge di Stabilità presentata alla Camera un taglio alle aree protette nazionali nel 2011 rispetto al 2010 del 42% (tra Legge di Stabilità e Bilancio le risorse complessivamente assegnate a questo scopo ammontavano a 35.983.000, mentre nella Legge Finanziaria 2010 lo stanziamento era di 61.820.668 di euro), alla Camera si è corsi ai ripari. Infatti, per il 2011 e per il biennio successivo nella Legge di Stabilità vengono stanziati 6.868.000 milioni di euro nel 2011 e 7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013 per l’attuazione dei programmi; mentre gli stanziamenti per il personale e per il funzionamento delle aree protette si trovano sul Bilancio di previsione 2011 del Ministero dell’ambiente e ammontano a 63.394.000 euro nel 2011 (28.938.000 previsti inizialmente +34.456.000 euro di integrazione introdotta alla Camera), e 63.398.000 euro (28.938.000+35.000.000 euro) per ciascuno degli anni 2012-2013.
Il WWF ritiene opportuna la scelta di separare i costi del personale da quelli di gestione, questo consentirà infatti permette di proteggere i contratti in essere con i dipendenti degli Enti Parco, ma va comunque rilevato che le risorse destinate al funzionamento delle aree protette sono insufficienti per l’espletamento delle funzioni di legge. Elogiabile il fatto che il Ministro Prestigiacomo si sia adoperato per un’attribuzione straordinaria di risorse che compensi per il 2011 il taglio previsto inizialmente per i Parchi, ma quello che serve è una revisione normativa che intervenga in modo strutturale cancellando il taglio previsto per legge attraverso l’equiparazione degli Enti Parco ad un qualsiasi altro Ente controllato da un qualunque Ministero.
Per quanto riguarda le Aree Marine Protette in Tabella C nei capitoli 1644 e 1646, nell'ambito dei 21.290.000 euro complessivi destinati alla difesa mare (ex legge 979/1982) c'è una quota parte di 5 milioni e 489 mila euro: visto che per garantire il funzionamento di queste aree ci sarebbe bisogno in media di 400 mila euro per ognuna, manca oltre la metà delle risorse.
Quindi, tra quanto previsto in Tabella C della Legge di Stabilità, attorno ai 7 milioni, e quanto stabilito in Tabella 9 (Bilancio del Ministero dell’ambiente), oltre i 63 milioni, siamo a più di 70 milioni di euro l’anno per il triennio 2011-2013.

La legge quadro sulle aree protette
La Legge 394/1991 è stata nel campo ambientale e della gestione della aree protette una delle più innovative al mondo. In Italia ha consentito di passare dall’1% del territorio protetto del 1991 ad oltre il 12% di oggi. 871 aree protette sono state censite nell’ultimo elenco ufficiale del maggio 2010 (ma si calcola che ce ne siano oltre 300 non censite): oltre 3.160.000 ettari di superficie protetta a terra ed oltre 2.800.000 ettari di superficie protetta a mare, con 658 km di costa tutelate. Montagne, fiumi, vallate, foreste, aree umide, laghi, tratti di litorale e di mare sono oggi protetti da un sistema di parchi e riserve nazionali, regionali, provinciali e comunali all’interno dei quali è conservata una grande parte della biodiversità italiana e quindi europea.
In Italia, secondo il sesto elenco ufficiale delle aree naturali protette, pubblicato con il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 27 aprile 2010, ci sono:
24 parchi naturali nazionali,
27 aree marine protette,
147 riserve statali,
3 altre aree protette nazionali (a mare),
134 parchi naturali regionali,
365 riserve naturali regionali,
171 altre aree protette regionali.

5.12.10

Water street parade per l'acqua a Pescara


Ieri, sabato 4 dicembre, il Movimento per l'Acqua pubblica e partecipata e per la difesa dei Beni Comuni è scesa in piazza in Italia.
Ci sono state iniziative a sostegno della moratoria dei processi di privatizzazione e per chiedere al Governo lo svolgimento regolare del referendum per l'acqua nel 2011.
In Abruzzo si è svolta una manifestazione a Pescara anche perchè il governo regionale vuole riformare il servizio idrico integrato tramite la creazione di un ente d'ambito (A.T.O.) unico. Questo sarà il primo passo concreto verso la privatizzazione perchè si accentra il tutto in un ente unico fuori dal controllo dei cittadini e dei sindaci. L'opposizione "confusa" grida allo scandalo, ma presenta un progetto di riforma peggiore perchè prevede la gestione del servizio idrico su base provinciale da affidare mediante gara pubblica ad un'azienda privata!
Per questo motivo si è svolta a Pescara la prima WATER STREET PARADE, festa - protesta, musica e consapevolezza, per sostenere che l'acqua deve restare pubblica con una gestione che garantisca la partecipazione attiva dei cittadini, l'unica vera riforma del servizio idrico che può cambiarne la gestione radicalmente ed in senso innovativo.
Vogliamo un'azienda interamente pubblica che funzioni, controllata anche dai cittadini in modo partecipato.

3.12.10

Ripristinare il 5xmille

Il 5 per mille è ridotto in briciole. E le attività di milioni di volontari e migliaia di associazioni sono a rischio. Così come la libertà di scelta di milioni di contribuenti. Per la prossima edizione del 5 per mille il Governo ha infatti predisposto una copertura finanziaria di soli 100 milioni di euro rispetto ai 400 milioni attesi.
Ad oltre 5 anni, infatti, il 5 per mille non solo non è diventato una legge fiscale dello Stato italiano (a differenza di quanto è successo in altri 12 Paesi europei), ma nella Legge di Stabilità ora all’esame del Senato, la copertura per la misura sperimentale (da 5 anni!) è stata drasticamente decurtata da 400 milioni a 100. Ovvero, il 5 per mille dalla sera alla mattina si trasforma così nell’1,25 per mille, forse. Alla faccia degli impegni presi con la platea dei contribuenti (oltre 15 milioni di cittadini hanno usufruito ogni anno dell’opportunità) e con quella organizzazioni del non profit impegnate nell’assistenza, nella promozione culturale, nella ricerca scientifica, nella tutela ambientale (circa 30mila).
Il 5 per mille che, davvero, poteva e doveva essere il caposaldo sussidiario della più volte invocata riforma fiscale, si spegne quindi nelle spire della disponibilità di bilancio. Come sono lontani i tempi in cui Tremonti parlava della restituzione di valore e di risorse al Terzo settore come forma d’investimento per lo Stato e non come voce di costo!
C’è una sola possibilità per questo Governo di dimostrare di non aver parlato a vanvera nel corso di questa legislatura: che presenti subito un emendamento per reintegrare la copertura di almeno 400 milioni per il 5 per mille 2011.
Fai sentire la tua voce, firma la petizione sul sito http://www.iononcisto.org/.

1.12.10

Per tutti gli isotopi! L’80% degli italiani è contro il nucleare

Se mai ce ne fosse stato bisogno, da un recente sondaggio condotto dall’Osservatorio Edison sugli italiani e l’energia è emerso chiaramente che gli italiani sono contrari all’energia nucleare.
Solo l’8% lo ritiene ecologico, il 12% ne parla come fonte in grado di contribuire alla sicurezza energetica del paese, non più del 16% è convinto che faccia risparmiare energia, il 18% lo valuta conveniente. Ma l’80% lo considera altamente pericoloso per la salute e l’ambiente.
Gli italiani, infatti, prediligono le fonti rinnovabili, come il solare (64%), l’eolico (63%) e l’energia idroelettrica (52%), a scapito delle fonti tradizionali come il petrolio (1,7%), il carbone (8%) e il metano (25%).
La ricerca Edison è stata condotta con 1.071 interviste su un campione rappresentativo di 34,1 milioni di concittadini tra i 25 e 65 anni.
L’altrettanto recente Osservatorio Ipsos ha rilevato un 62% di italiani nettamente contrari al ritorno delle centrali nucleari nel Paese.E ancora non si parla di localizzazione! Quando il pericolo di vedere una centrale nucleare a pochi km da casa diventerà concreto, ad essere favorevoli all’energia nucleare saranno ancora meno dell’attuale sparuta minoranza.

30.11.10

Sulla privatizzazione dell'acqua la Lega è affetta da strabismo

Con una certa meraviglia abbiamo letto il comunicato della Lega Nord Abruzzo sulla privatizzazione dell'acqua in provincia di Teramo.
"La questione della cosiddetta privatizzazione dell'acqua", si legge nel comunicato, "tiene banco sulla stampa e nelle Istituzioni. La posizione della Lega Nord è storicamente a difesa dell'acqua pubblica. Nell'attuazione delle direttive europee la Lega Nord vuole che l'amministrazione pubblica possa continuare ad optare per la gestione diretta (in house). La Lega Nord Abruzzo ribadisce che, indipendentemente dal colore politico, la "RUZZO" debba rimanere gestore pubblico e per questo farà sentire la propria voce in tutte le sedi, anche con mobilitazioni di massa, nei Comuni, in Provincia, in Regione ed in Parlamento dove troverà i suoi parlamentari pronti ad assicurarle il massimo appoggio politico".
Perbacco!
Addirittura mobilitazioni di massa... Forse scenederanno in campo anche i 300.000 bergamaschi armati di fucile di cui Bossi ha tanto favoleggiato nel corso degli anni...
Ma non era più semplice per la Lega Nord votare contro il Decreto Ronchi che ha privatizzato l'acqua in tutta Italia?
Perché, invece di fare inutili comunicati, la Lega Nord (parte consistente della maggioranza che ha votato il Decreto Ronchi), non si è fatta sentire nelle sedi opportune?
1.400.000 firme che abbiamo raccolto per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua evidentemente fanno paura e allora, ben sapendo che gli italiani sono contrari alla privatizzazione dell'acqua, anche le forze politiche che hanno votato per la privatizzazione cercano di far dimenticare le proprie responsabilità...

29.11.10

Il popolo dell'acqua torna in piazza!

Il 4 dicembre 2010 in tutta Italia i movimenti per l'acqua pubblica torneranno in piazza.
Iniziative in tutte le regioni daranno vita a nodi pulsanti di una rete che, da nord a sud, difende dalla privatizzazione un bene primario come l'acqua.
Chiederemo innanzitutto la moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi”, ovvero lo stop immediato della messa a gara dei diversi servizi idrici, e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Questo almeno fino a quando i cittadini e le cittadine non si saranno potute esprimere attraverso un referendum che 1.400.000 persone hanno chiesto che venga realizzato. Chiediamo da subito che la consultazione venga comunque effettuata entro, e non oltre, il 2011.
Per questa battaglia è necessario l'impegno e l'attivazione di tutti e di tutte per poter garantire la forza, la partecipazione e l'indipendenza di un percorso che difende un bene comune fondamentale per la vita.
In Abruzzo l'appuntamento è a Pescara in Piazza Italia alle ore 15 di sabato 4 dicembre.

28.11.10

Acqua a rischio petrolio!

L’acqua abruzzese è a fortissimo rischio di inquinamento a causa delle attività connesse allo sfruttamento e trasporto degli idrocarburi, ma il Piano di Tutela delle acque adottato recentemente dalla Giunta Regionale incredibilmente non affronta il problema: a denunciare questa situazione è il dossier di WWF e Legambiente dal titolo “ACQUA A RISCHIO PETROLIO! Modificare il Piano Tutela delle Acque della Regione Abruzzo per far fronte alla petrolizzazione della Regione”.
Il Piano di Tutela delle Acque, sulla base di quanto previsto del Testo Unico dell'Ambiente (Decreto Legislativo n. 152/2006) “contiene ... le misure necessarie alla tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico”. Si tratta quindi di un piano di settore che si occupa delle acque superficiali quali laghi e fiumi, delle acque sotterranee e delle acque marino-costiere.
La legge prevede che il Piano esamini analiticamente tutti gli elementi di pressione antropica e definisca tutte le misure per la protezione e conservazione delle acque.
La Regione Abruzzo ha adottato il Piano di Tutela delle Acque con Delibera di Giunta Regionale n. 614 (pubblicata sul BURA del 24 settembre 2010): attualmente il Piano è nella fase di ricezione e valutazione delle osservazioni, di Valutazione Ambientale Strategica e di Valutazione di Incidenza Ambientale sugli effetti del Piano sui Siti di Interesse Comunitario e sulle Zone di Protezione Speciale della Rete Natura2000. Dopo il passaggio al Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione, passerà all’esame del Consiglio Regionale per l'approvazione definitiva.
Il Piano, nella versione adottata dalla Giunta, incredibilmente non accenna in alcuna parte al tema dello sfruttamento degli idrocarburi. Non fa menzione delle istanze di ricerca e delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi (sia metano che idrocarburi liquidi) che attualmente coprono il 51,07% del territorio regionale (coinvolgendo il 72,5% dei comuni). Non cita le 722 perforazioni già effettuate nella nostra regione dal secolo scorso fino al 31 dicembre 2007.
L’approfondito dossier di WWF e Legambiente evidenzia l’elevatissimo rischio ambientale connesso allo sfruttamento da idrocarburi per fiumi, falde e acque marino-costiere della regione. Recenti ricerche realizzate dai principali centri scientifici italiani ed esteri dimostrano come l’Adriatico centrale sia già ora una delle aree del Mar Mediterraneo con maggiore frequenza di sversamenti accidentali o volontari di petrolio in mare. Viene considerato al massimo livello di rischio assieme al Mar Ligure. Il 30% del greggio mondiale trasportato per nave segue rotte mediterranee: circa 1/3 di questo arriva greggio nel Mar Adriatico dove si trovano una decina di porti petroliferi, 7 terminali, 3 oleodotti, 13 raffinerie e quasi un centinaio di piattaforme offshore (alcune attive). Il Mar Mediterraneo è già ora il mare più contaminato al mondo da idrocarburi con una media di 38 milligrammi per metro cubo di acqua. Si stima che ogni giorno nel Mar Adriatico centrale passano 5-6 navi che trasportano sostanze pericolose.
È grave che la Regione Abruzzo vari un Piano di Tutela delle Acque senza affrontare il rischio derivante dallo sfruttamento, lavorazione e trasporto degli idrocarburi quando esistono casi eclatanti degli effetti sull'ambiente degli incidenti che avvengono frequentemente presso pozzi, petroliere e oleodotti e degli sversamenti connessi alle normali attività di gestione di queste strutture.
Il dossier di WWF e Legambiente contiene dati incontrovertibili sulla pericolosità di queste attività per fiumi, falde, acquiferi e per le acque marino-costiere della regione. Basta osservare le immagini del disastro che provocò l'esplosione del pozzo di petrolio di Trecate, quelle del fiume Lambro devastato dagli idrocarburi e le mappe del Joint Research Center dell'Unione Europea sugli sversamenti nel Mar Mediterraneo per comprendere perché sono inaccettabili le lacune del Piano di Tutela varato dalla Giunta Regionale.
Da tempo chiediamo alla Regione di istituire un tavolo di confronto dotandosi di personale esperto in materia di idrocarburi: purtroppo questa nostra richiesta è rimasta inascoltata.
Il dossier dimostra la totale incompatibilità tra sfruttamento degli idrocarburi e tutela degli acquiferi, sia, ovviamente, nelle aree destinate alla salvaguardia delle acque destinate al consumo umano, sia nelle aree in cui siano presenti corpi idrici sotterranei significativi e d'interesse, peraltro già fortemente pregiudicati dal punto di vista della contaminazione.
Il Piano di Tutela delle Acque deve prevedere specifici divieti alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi per quanto riguarda la tutela dei corpi idrici sotterranei e la tutela dei corsi d’acqua, prevedendo consistenti fasce di rispetto attorno al reticolo idrografico superficiale.
Allo stesso modo si possono prevedere esclusioni per la tutela per le acque marino costiere, per le quali bisogna attrezzarsi per prevenire e mitigare i rischi derivanti dagli sversamenti.
WWF e Legambiente chiedono che nel Piano di Tutela delle Acque:
a) sia aggiornato il quadro conoscitivo, usando i dati relativi a concessioni e pozzi peraltro elaborati dalle due associazioni;
b) sia realizzato ed inserito uno studio sui rischi connessi allo sversamento di petrolio in mare, individuando le aree a maggior rischio utilizzando le ricerche citate nel presente dossier;
c) siano immediatamente perimetrate le zone di tutela, salvaguardia e protezione delle acque destinate al consumo umano in cui vietare tutte le attività produttive connesse agli idrocarburi;
d) sia vietata la realizzazione di pozzi, sia per la ricerca che per l’estrazione, e di strutture collegate all’estrazione di idrocarburi (oleodotti; punti di stoccaggio; centri per la raffinazione e la lavorazione ecc.) nelle aree interessate da corpi idrici sotterranei significativi e di interesse;
e) sia vietata la realizzazione di pozzi, sia per la ricerca che per l’estrazione, e di strutture collegate all’estrazione di idrocarburi (oleodotti; punti di stoccaggio; centri per la raffinazione e la lavorazione ecc.) nelle aree attorno ai corpi idrici superficiali d’interesse, individuando una fascia di rispetto di almeno 3 km attorno ad essi;
f) siano previste specifiche norme di comportamento e di monitoraggio (analisi in continuo, telecamere ecc) presso i punti di attracco delle navi che trasportano idrocarburi liquidi;
g) siano previste forme di prevenzione e previsione connesse al rischio di sversamento di idrocarburi liquidi in mare.
Per le due Associazioni, il Piano di Tutela delle Acque, assieme ad altri strumenti, dovrà costituire uno dei baluardi tecnici della regione contro la deriva petrolifera per assicurare la tutela a tutto il territorio regionale.

Due giornate con i ragazzi di Bellante


Mercoledì 24 novembre e giovedì 25 novembre, il WWF, in collaborazione con la Coop. Pacha Mama, ha organizzato due giornate di sensibilizzazione ed educazione ambientale con le classi IV e V della Scuola Primaria di Ripattoni e le classi IV e V della Scuola Primaria di Bellante: una serie di attività all’interno della Pineta Comunale di Bellante finalizzate a coinvolgere le ragazze ed i ragazzi nella riduzione e nella raccolta differenziata dei rifiuti e nel loro corretto smaltimento.


26.11.10

Autunno ai “Tigli”

Tra la fine di ottobre ed i primi di novembre, in una giornata di sole, chi scende con l’auto da via del Castello, per fare la rotatoria di Piazza Garibaldi, non può non notare all’improvviso lo spettacolo che si è “acceso” ai “Tigli”, grazie ad alcuni ospiti illustri, quanto antichi: gli alberi del Ginko biloba, contemporanei del mammuth.
Essi sono miracolosamente giunti fino a noi dalla Cina e ai “Tigli” furono impiantati all’epoca in cui Ignazio Rozzi si peritava di realizzare l’orto botanico in quella che sarebbe diventata poi “La Villa”.
Come piante alloctone pare non trovassero posto dopo la messa a dimora delle magnolie alla Villa e si decise quindi di ospitarle nel piccolo rifugio verde detto “I Tigli”, dove si sono sentite “a casa sua”. Che siano di buona fibra lo si è saputo dopo che un esemplare della stessa specie splende tutt’ora a Hiroshima, nonostante le radiazioni della bomba atomica.
Il Ginko splendente presente a Teramo è di sesso maschile, più fortunato delle compagne, poco gradite per le produzione di semi dall’odore ripugnante per gli umani. Ha la caratteristica della vistosa, unica, veste autunnale: le foglie mature sono divise in due semplici lobi nel loro brillante color limone ed ingialliscono tutte insieme, prima della loro caduta. Con l’arrivo del sole lo spettacolo ha inizio: le piante si “accendono” per il piacere degli occhi e il calore del cuore.

23.11.10

Il WWF a Bellante per la Settimana europea della Riduzione dei Rifiuti

Domani 24 novembre e dopodomani 25 novembre, il WWF, in collaborazione con la Coop. Pacha Mama, organizza due giornate di sensibilizzazione ed educazione ambientale con le classi IV e V della Scuola Primaria di Ripattoni e le classi IV e V della Scuola Primaria di Bellante.
L’Associazione ha organizzato una serie di attività all’interno della Pineta Comunale di Bellante finalizzate a coinvolgere le ragazze ed i ragazzi nella riduzione e nella raccolta differenziata dei rifiuti e nel loro corretto smaltimento.
L’iniziativa di questi giorni si inserisce nell’ambito delle attività della Settimana Europea della riduzione dei rifiuti che si tiene in 22 Paesi Europei dal 20 al 28 novembre 2010 per promuovere e incoraggiare iniziative per modificare comportamenti sbagliati e diminuire così la produzione di rifiuti.
Le attività di questi due giorni rientrano tra le attività che un nuovo gruppo di soci WWF sta avviando a Bellante.

La raccolta di rifiuti in provincia di Teramo (dati Osservatorio regionale dei rifiuti, 2008).
In provincia di Teramo la produzione di rifiuti continua a crescere.
Ogni cittadino della provincia di Teramo produce 566,75 kg di rifiuti l’anno, contro una media regionale di 529,43 kg/abitante/anno.
Nel 2008 in provincia di Teramo sono stati prodotti 175.442 tonn. di rifiuti con un aumento del 10% dal 2002 al 2008.

21.11.10

SOS L'Aquila chiama Italia





Sabato 20 novembre, il WWF ha partecipato alla manifestazione “Macerie di democrazia - SOS L’Aquila chiama Italia” a L’Aquila, indetta da cittadini, comitati, associazioni, enti locali aquilani (http://www.anno1.org/).
20.000 persone hanno chiesto giustizia, rispetto e azioni concrete.
A distanza di 19 mesi dal terremoto, a L’Aquila non è partita nessuna ricostruzione, il centro della città è ancora chiuso e le macerie sono ancora lì.
Una delle più belle città d’Italia viene abbandonata ad un tristissimo destino.
Alla mancata ricostruzione si accompagna una crisi occupazionale, economica e sociale che sembra senza speranza. I riflettori si sono spenti e i problemi del post-terremoto sembrano dimenticati.
Il WWF è a fianco di chi si batte perché a L’Aquila si possa avviare concretamente la ricostruzione della città e del suo tessuto sociale.
Durante la manifestazione di sabato si è avviata una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare elaborata dai cittadini aquilani per una ricostruzione sostenibile, trasparente e partecipata di L’Aquila e degli altri comuni del cratere: una legge che, a L’Aquila come in tutta Italia, trasformi la politica dell’emergenza in politica della prevenzione dei disastri ambientali e sismici.

18.11.10

Fermiamo il nucleare

Il sito della campagna dove è possibile firmare l'appello: http://www.fermiamoilnucleare.it/.

Privatizzazione acqua e ritorno al nucleare: nessuno stop dalla Corte Costituzionale

In due giorni la Corte Costituzionale ha preso due importanti decisioni su energia nucleare e privatizzazione dell’acqua.
La Corte ha prima bocciato, con la sentenza n. 331/2010, le leggi regionali con cui Puglia, Basilicata e Campania avevano vietato l’installazione sul proprio territorio di depositi di materiali e rifiuti radioattivi, impianti di produzione, fabbricazione, stoccaggio di combustibile per l’energia nucleare.
Le norme regionali, infatti, secondo la Consulta avrebbero invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema per quanto riguarda il settore dell’energia nucleare e dei rifiuti radioattivi. La Corte ha riconosciuto che per localizzare gli impianti ed i depositi nucleari sarà necessaria l’intesa tra lo Stato e la Regione interessata, ma la disciplina di queste forme di collaborazione e dell’intesa stessa spetta al legislatore titolare della competenza legislativa in materia, vale a dire il legislatore statale.
Nel luglio 2010, del resto, la Corte Costituzionale aveva già rigettato i ricorsi di 10 Regioni (Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise) che avevano impugnato la Legge delega 99 del 2009 con cui il Governo aveva fissato i principi generali per il ritorno del nucleare in Italia.
Le scelte dal legislatore statale possono sempre essere sottoposte al vaglio di costituzionalità che spetta alla Corte Costituzionale se ritenute non rispettose dell’autonomia regionale, ma le Regioni non possono utilizzare la potestà legislativa per rendere inapplicabile nel proprio territorio una legge dello Stato.
Le Regioni, quindi, potranno impugnare davanti alla Consulta il decreto delegato n. 31/2010 in cui si indicano le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, ma non possono preventivamente vietare con legge regionale l'installazione degli impianti sul loro territorio.
Ieri, invece, è stata pubblicata la sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha rigettato, dichiarandoli infondati o inammissibili, i ricorsi presentati dalle Regioni Puglia, Liguria, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Marche riguardanti diverse norme del decreto Ronchi sui servizi pubblici locali, in particolare sulla privatizzazione dei servizi idrici.
La Consulta ha escluso che sia stata lesa la competenza regionale residuale visto che “le regole che concernono l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, ivi compreso il servizio idrico, ineriscono essenzialmente alla materia della tutela della concorrenza, di competenza esclusiva statale”.

Il comunicato di ieri del Comitato promotore referendum Acqua pubblica
La Consulta boccia i ricorsi delle Regioni al decreto Ronchi. Avanti sui referendum e su un immediato provvedimento di moratoria
Oggi pomeriggio la Corte Costituzionale ha bocciato i ricorsi che alcune regioni avevano opposto al Decreto Ronchi. La privatizzazione dei servizi idrici andrà avanti a tappe forzate. A questo punto i tre referendum per l'acqua pubblica previsti per la prossima primavera sono l'unica strada per salvare questo bene comune dalla speculazione e dalle logiche di mercato.Il Comitato Promotore dei referendum ribadisce la necessità di approvare un immediato provvedimento di moratoria sugli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi perché il voto referendario sia uno strumento di reale partecipazione democratica.

17.11.10

Sabato 20 novembre: manifestazione nazionale a L'Aquila

Macerie di democrazia.
SOS L'Aquila chiama Italia.
Il WWF ha aderito alla manifestazione nazionale che si terrà sabato prossimo, 20 novembre 2010, a L'Aquila.
Dall'epicento della crisi diciamo basta a:
- sacrifici solo per i più deboli;
- speculazioni e cricche dietro emergenze e commissariamenti;
- territori devastati e tragedie annunciate;
- mancanza di futuro;
- propaganda e censura.

16.11.10

Tagli all'ambiente

In tre anni il bilancio del Ministero dell’ambiente subisce un taglio del 60% (nel 2009 venivano destinati a questo dicastero 1,2 miliardi di euro, mentre nel 2011 la disponibilità sarà di circa 514 milioni di euro).
Il WWF denuncia questa situazione di progressiva estinzione delle politiche ambientali del IV Governo Berlusconi in un dossier, rilevando, tra l’altro, che nel 2011 al Ministero dell’Ambiente, che è di gran lunga all’ultimi posto dei dicasteri con portafoglio verrà assegnata una cifra equivalente al costo di una Fregata Multimissione FREM (500 mln).
Il WWF fa notare che anche i dicasteri che intervengono su terreni analoghi a quello del Ministero dell’Ambiente quali Ministero per i beni e le attività culturali e quello delle Politiche agricole subiranno nel triennio 2011-2013 riduzioni di spesa (stabilite dai decreti governativi), che si aggirano però attorno, rispettivamente al 20 e 30%, mantenendo comunque una disponibilità nel 2011 rispettivamente di 1,4 miliardi di euro e di 1,5 miliardi di euro.
“La situazione economico-finanziaria del Ministero dell’Ambiente è unica e drammatica. Le cose sono talmente gravi da mettere in discussione il ruolo stesso di questo dicastero, la possibilità materiale d’incidere nelle politiche, di contare nei contesti internazionale, di guidare ed indirizzare le azioni settoriali d’interesse nazionale anche in ambiti delicati che riguardano la vita delle persone come quelli della difesa suolo e dell’assetto idrogeologico. Occorre al più presto equilibrare la ripartizione dei tagli su tutti i Ministeri in modo che la manovra sia più equa e non vessatoria rispetto al Ministero dell’Ambiente”, commenta il Presidente del WWF, Stefano Leoni.
Nel dossier del WWF si denuncia che proprio con riguardo agli interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico mentre nel 2010 c’erano risorse per 175 milioni di euro (per interventi sul rischio idrogeologico e per gli interventi strategici di mitigazione), nel 2011 i fondi destinati a questo scopo, in presenza di un’emergenza che non è mai finita a partire dal disastro di Messina del 2009 per finire con la richiesta di stato di emergenza da parte di 5 Regioni, ammontano a 32,7 milioni di euro con un taglio dell’81%.
Il WWF nel suo dossier denuncia, inoltre, che anche in campi di intervento chiave per la stessa economia del Paese, il Governo in carica non propone alcuna misura innovativa rischiando concretamente di perdere il treno dell’economia pulita.

10.11.10

Acqua: verso il referendum


La madre degli idioti è sempre incinta

Villa Comunale di Teramo.
Alcuni idioti continuano a credere che, per esprimere la loro "personalità", devono necessariamente danneggiare un bene di tutti.

9.11.10

Alluvioni: le cause nella "malgestione" del territorio

La causa principale del diffuso dissesto idrogeologico è la quotidiana “malagestione” dei fiumi e dei versanti.
Le intense piogge di questi giorni non bastano infatti a giustificare il continuo stato di calamità naturale in cui si trova il nostro territorio.
Per risolvere il problema è necessario superare la logica emergenziale d’intervento e per questo il WWF ritiene fondamentale e urgente:
1) istituire le Autorità di distretto, come previsto dalle direttive europee (Direttive 2000/60/CE “Acque”, 2007/60/CE “Rischio alluvionale”), conferendo loro un ruolo vincolante per il coordinamento delle misure e degli interventi di difesa del suolo e di qualità delle acque a livello di bacino idrografico;
2) riferirsi al bacino idrografico – e non ai confini amministrativi delle Regioni – per qualsiasi programma di difesa del suolo, manutenzione del territorio e di tutela e gestione delle acque;
3) ripristinare i finanziamenti ordinari per la difesa del suolo drasticamente tagliati anche nell’ultima Legge finanziaria;
4) garantire l’interdisciplinarietà nella progettazione delle misure e degli interventi di difesa del suolo: la solo ingegneria idraulica, infatti, è totalmente insufficiente ed è necessario progettare anche con competenze di idrogeologia, ecologia, scienze forestali, pianificazione;
5) avviare un’azione diffusa di rinaturazione del territorio - come sta avvenendo nei più grandi bacini europei come la Loira, il Reno, il Danubio, la Drava - basata sul recupero della capacità di ritenzione delle acque in montagna (rimboschimenti, governo delle foreste sostenibile) e sul recupero delle aree di esondazione naturale in pianura (ampliamento delle aree golenali, ripristino e ricostruzione zone umide…).
Queste cinque azioni se portate avanti in modo serio possono contribuire ridurre drasticamente il rischio idraulico in Italia.
I Comuni, infatti, continuano a costruire o a prevedere urbanizzazioni nelle naturali aree di esondazione dei fiumi togliendo lo spazio vitale alle acque. S’impermeabilizza il territorio e l’alveo dei corsi d’acqua viene ristretto e canalizzato, spesso, fin dalle sorgenti; la vegetazione ripariale, che difende le sponde dall’erosione e rallenta la furia delle acque, viene regolarmente tagliata; i boschi in montagna non sono governati, ma sono abbandonati o sfruttati all’eccesso, perdendo l’importante capacità di trattenere le acque nel terreno.

4.11.10

A Teramo è arrivato il PalaComieco

Questa mattina è stato inaugurato a Teramo il PalaComieco, la struttura itinerante che porta in piazza il ciclo del riciclo di carta e cartone.
Fino al 7 novembre, in piazza Martiri della Libertà (tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 19:00 – ingresso libero), Comieco – Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica – in collaborazione con il Comune di Teramo e Teramo Ambiente e con il patrocinio della Regione Abruzzo, presenta un originale allestimento, che mostra il ciclo di vita degli imballaggi cellulosici dei prodotti di uso comune.
All’interno dei 3 igloo che compongono la tensostruttura, i cittadini e le scuole imparano in modo divertente e interattivo che la qualità della raccolta differenziata parte anche dalla conoscenza delle caratteristiche degli imballaggi. In particolare, il gioco della “Spesa sostenibile” ci accompagna tra scaffali virtuali alla scoperta delle principali caratteristiche funzionali e tecniche di un imballaggio in carta e cartone e ci insegna come avviarlo in maniera corretta al riciclo.
Una volta appresa l’importanza degli imballaggi a base cellulosica nella nostra vita quotidiana e della carta come materia preziosa da far rivivere, vengono approfonditi i passaggi del ciclo del riciclo fino a mostrare prodotti finiti inaspettati.
“Il Palacomieco è un’occasione per mostrare ai cittadini di Teramo cosa succede alla carta e al cartone una volta avviati al riciclo grazie alla raccolta differenziata” ha dichiarato Piero Attoma, Presidente di Comieco, “in modo che questo sia per loro uno stimolo a fare ancora di più. Nei primi 10 mesi di quest’anno, soprattutto con la riorganizzazione del servizio di raccolta differenziata, ogni abitante di Teramo ha raccolto in media quasi 60 kg di carta e cartone, risultato ben superiore alla media regionale pari a 39,7 kg/ab. Grazie alla raccolta differenziata i Comuni possono beneficiare di notevoli vantaggi economici: solo nel 2009 Comieco ha corrisposto al Comune di Teramo oltre 200mila euro, per il servizio di raccolta”.
“Sono onorato di ospitare il Palacomieco e sono convinto dei meriti dei cittadini teramani che hanno espresso sino ad oggi con una straordinaria performace nella raccolta della carta e cartone sia in termini di qualità che di quantità” – ha dichiarato Raimondo Micheli, Presidente di Te.Am. s.p.a. – “Con la vittoria delle Cartoniadi d'Abruzzo 2006 e oggi con il "Porta a Porta", abbiamo suggellato i risultati, e possiamo, viste le percentuali, senza nessuna presunzione, proclamare Teramo capitale del centro Sud della raccolta differenziata”.

3.11.10

L'energia nucleare non ci farà risparmiare!

L'elettricità prodotta da centrali nucleari costa il 16% in più di quella prodotta da centrali a gas e il 21% in più di quella da centrali a carbone.
Dall'analisi, compiuta dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, sui costi dell'elettricità prodotta da nuove centrali nucleari con quella prodotta da nuove centrali a gas e a carbone, risulta che il costo dell'elettricità da centrali nucleari è mediamente di 72,8 Euro/MWh, più elevato rispetto ai 61 Euro/MWh delle centrali a gas (meno 16%) e ai 57,5 Euro/MWh delle centrali a carbone (meno 21%).
Il confronto si basa sull'analisi di 8 studi recenti, pubblicati fra il 2008 e il 2010 (Agenzia Nucleare dell'Ocse, Ufficio del Budget del Congresso USA, Dipartimento dell'Energia Usa, Massachusetts Institute of Technology, Commissione Europea, Camera dei Lords, Electric Power Research Institute e Moody's).
Questi studi, analizzati nel Rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, pubblicato sul numero 5 della rivista "Gazzetta Ambiente", fanno un confronto fra i costi dell'elettricità prodotta dalle nuove centrali nucleari, con una conclusione convergente: sarà più cara di quella prodotta con nuove centrali a gas o a carbone.
Sul tema dei costi effettivi dell'elettricità prodotta dalle nuove centrali nucleari serve quindi trasparenza: un argomento così delicato e importante non può essere affrontato con superficialità. A maggior ragione in Italia, dove il nucleare sarebbe ancora più caro rispetto ai Paesi dove è già sviluppato. Si dovrà infatti ripartire da zero, importare reattori che non produciamo, tener conto delle caratteristiche del nostro territorio, affrontare le forti opposizioni locali, considerare i tempi prevedibilmente più lunghi di realizzazione delle centrali.
Il programma nucleare italiano, inoltre, con i suoi 100 TWh e 13.000 MW di nuove centrali entro il 2030, non può semplicemente essere aggiunto all'esistente che comprende uno sviluppo delle rinnovabili (circa 100 TWh entro il 2020), di nuove centrali a gas e a carbone in costruzione o in fase avanzata di autorizzazione (almeno altri 10.000 MW entro il 2020), perché la crisi economica e le politiche di risparmio e di efficienza energetica stanno configurando una futura crescita moderata dei consumi elettrici.
I conti così non tornano: i costi del nucleare cresceranno, infatti, ulteriormente se l'elettricità nucleare diventa eccedente. Per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di CO2, anche dopo il 2020, è prioritario e meno costoso puntare sul risparmio e sull'efficienza energetica con ampie possibilità nei trasporti, nel riscaldamento, nelle apparecchiature elettriche, negli elettrodomestici e apparecchi elettronici, nell'illuminazione, nell'industria e negli edifici. Per il 2020 c'è un obiettivo di sviluppo delle energie rinnovabili reso obbligatorio da una direttiva europea; dopo il 2020 diverse fonti rinnovabili potrebbero poi essere meno costose del nucleare. Anche la cattura e il sequestro della CO2, prodotta dalle centrali alimentate con combustibili fossili, che si sta cominciando a sperimentare anche in Italia, dopo il 2020 sarà una tecnologia che si prospetta meno costosa .
Il Rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile lo potete trovare qui: http://www.fondazionesvilupposostenibile.org/f/Documenti/I_costi_del_nucleare_studio_Ronchi.pdf

1.11.10

La nuova carta turistica dell'Oasi WWF dei Calanchi di Atri


La nuova carta turistica dell'Oasi WWF dei Calanchi di Atri è pronta. Può essere ritirata presso gli uffici della Riserva.

31.10.10

Stiamo consumando l'Abruzzo


Il paesaggio abruzzese è a forte rischio ed in parte è stato già fortemente depauperato.
Il WWF Abruzzo ha presentato il dossier "STOP AL CONSUMO DI SUOLO, UN DECALOGO PER IL PAESAGGIO ABRUZZESE" (si può scaricare: http://www.wwf.it/UserFiles/File/AltriSitiWWF/Abruzzo/WWF%20DOSSIER-PaesaggioAbruzzo2010.pdf) che contiene dati estremamente preoccupanti sul paesaggio della regione e sulla sua qualità ambientale.
Il modello insediativo abruzzese, che vede un'occupazione pervasiva e diffusa delle aree urbane, delle strade e delle aree produttive, sta determinando una vera e propria crisi del paesaggio nella regione dei parchi ed un crollo della qualità ambientale.
L'Abruzzo è "superdotato" di infrastrutture stradali con le 4 province ai primi posti in Italia per l'indice di infrastrutturazione in questo settore.
La diffusione degli insediamenti ha prodotto un'enorme richiesta di mobilità soddisfatta quasi esclusivamente dalla gomma: gli abruzzesi sono secondi in Italia per emissione pro-capite di anidride carbonica per i trasporti.
Poche sono le aree libere da strade e da centri abitati. In un territorio poco industrializzato le falde e i fiumi sono pesantemente compromessi da quasi 1.200 siti inquinati.
Le acque sotterranee di tutti i fondovalle sono fortemente inquinate e il 63% dei fiumi non soddisfa gli obiettivi di qualità europei perchè non si riesce a depurare gli scarichi di tutti gli agglomerati sorti in maniera disordinata su colline e pianure.
Questi e altri dati contenuti nel dossier evidenziano una situazione estremamente preoccupante che si riflette nella perdita della qualità del paesaggio in cui viviamo.
Dichiara Camilla Crisante, presidente del WWF Abruzzo: "La cementificazione selvaggia della costa a fini residenziali e l'occupazione disordinata dei fondovalle da parte delle aree produttive non hanno insegnato nulla. In questi anni sono state aggredite le colline e anche le pregevoli aree montane attorno agli assi viari. Il paesaggio abruzzese sta perdendo qualità e con l'antropizzazione incontrollata gli indicatori ambientali stanno peggiorando notevolmente. La Regione Abruzzo è in procinto di varare provvedimenti importanti come la nuova legge sull'edilizia e le nuove norme urbanistiche e sta redigendo il nuovo piano paesistico regionale. In questi mesi siamo già intervenuti per contrastare scelte che non rispondono all'emergenza ambientale e paesaggistica resa evidente dai dati presenti in questo dossier. Abbiamo predisposto un decalogo che contiene le nostre richieste per la tutela del paesaggio abruzzese e per la qualità della vita dei cittadini. Il WWF reclama che il nuovo piano paesistico comprenda la rete ecologica regionale, che sia garantita la partecipazione reale dei cittadini ai processi di pianificazione, che sia svolta una verifica attenta su cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato del piano paesistico ancora vigente. Inoltre chiediamo la salvaguardia delle aree agricole e l'introduzione di norme severe per la compensazione degli interventi edilizi e per le grandi infrastrutture. In generale riteniamo opportuno perseguire l'azzeramento del consumo di suolo nella regione e collegare qualsiasi intervento insediativo alla presenza di reti per la mobilità sostenibile e per la corretta gestione delle acque."
Alla conferenza stampa di presentazione del decalogo e del dossier, che si è svolta venerdì scoirso a Pescara, ha partecipato anche Giuseppe Salvaggiulo, giornalista de La Stampa e coautore del libro "La Colata - Il Partito del cemento che sta cancellando l'Italia e il suo futuro", un testo che sta facendo discutere e che offre una visione generale del problema in Italia, con un capitolo sulla ricostruzione aquilana.
Giuseppe Salvaggiulo delinea un quadro preoccupante per la nostra regione: "L'Abruzzo segue un modello che sta letteralmente impoverendo l'Italia. La bellezza del nostro Paese è ormai compromessa in vaste aree da una miriade di interventi di scarsissima qualità. Negli ultimi quindici anni non solo la pianificazione non è stata all'altezza, immaginando una crescita infinita e abnorme della popolazione, ma gli amministratori e molti professionisti hanno inventato ogni tipo di strumento urbanistico, come ad esempio i fantasiosi accordi di programma, che nei fatti hanno premiato pochissimi costruttori a svantaggio della qualità della vita dei cittadini italiani".
La pagina de Il Centro di sabato 30 ottobre dedicata al Dossier WWF

30.10.10

Ruspe in azione sul Tordino: ma che fine ha fatto il Piano d'Area della Val Tordino?

Non c’è pace per i fiumi del teramano.
Non si è ancora spenta l’eco delle polemiche per il Tronto che il Tordino subisce per l’ennesima volta il trattamento del taglio a raso di tutta la sua vegetazione spondale.
Nel tratto che affianca la Teramo-mare, all’altezza dell’uscita per Bellante, tutte le piante presenti per un ampio tratto sono state completamente tagliate.
Una scelta sbagliata che danneggia il fiume stesso ed il litorale. Il fiume, infatti, privo di vegetazione perde la sua capacità auto depurativa, aumentando così il carico inquinante che arriva al mare con conseguente peggioramento della qualità delle acque di balneazione. Rendere poi rettilineo un corso d’acqua non fa che aumentare la velocità dell’acqua con conseguente modifica degli apporti di materiale solido indispensabile per ricreare la spiaggia colpita dell’erosione.
Ma questo ennesimo attacco al Tordino fa sorgere la domanda su che fine abbia fatto il Piano d’Area della Media e Bassa Valle del Tordino, lo strumento attuativo del Piano Territoriale Provinciale, adottato dal Consiglio Provinciale nell’aprile 2009, il cui periodo delle osservazioni è scaduto il 31 dicembre 2009, e del quale si sono perse le tracce.
Il Piano d’Area, che interessa tutta l’asta fluviale del Tordino da Teramo al mare e i Comuni di Teramo, Bellante, Canzano, Castellalto, Mosciano Sant’Angelo, Notaresco, Giulianova e Roseto degli Abruzzi, prevede numerose azioni di tutela e valorizzazione del territorio fluviale, ipotizzando anche la creazione di un parco diffuso con un percorso ciclo-ippo-pedonale che colleghi le reti ciclabilli costiere e la città di Teramo.
L’insieme delle azioni previste, in ambito ambientale, urbano, produttivo, ecc., permetterebbero una seria programmazione di azioni che, ad esempio, avrebbero portato ad evitare episodi quali quelli che questa estate hanno interessato il torrente Vibrata.
Il Piano d’Area prevede la creazione di Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate, la riorganizzazione dei centri urbani attraverso la riqualificazione dell’asse ferroviario, il potenziamento delle stazioni nonché una progettualità per la tutela del Fiume Tordino.Di tutto ciò, a nove mesi dalla scadenza delle osservazioni, non vi è più traccia. Sembra che nessuno sia più interessato a portare avanti una pianificazione indispensabile per un territorio complesso, e pieno di problemi, quale quello della provincia di Teramo.
Per il WWF è urgente riprendere il Piano, implementandolo e modificandolo se necessario: il nostro territorio, ed in particolare l’ecosistema fluviale del Tordino, ha infatti bisogno di una pianificazione sovracomunale che affronti i temi della sostenibilità e dell’ecologia.

Un mammuth alla Villa Comunale

Da Piero Angelini un bel ricordo della giornata Biodiversamente alla Villa Comunale di Teramo.
Un sabato alla fine di ottobre, all’ingresso meridionale della Villa di Teramo, col sole incerto del mattino di un tardivo autunno, circondati dai reticolati di tre cantieri edili non ancora ultimati per opere che giacciono ancora incompiute, tra auguste vestigia.
Noi del WWF siamo pronti ad accogliere le classi delle elementari della vicina Scuola San Giorgio, quasi confinante con la nevralgica Piazza Garibaldi, con al centro, al posta della fontana densa di storia, il cratere ormai aperto dell’Ipogeo.
Spunta quasi puntuale il piccolo serpente degli scolari in fila, accudito dalle trepide, giovani maestre, preoccupate dal traffico e dalle tante distrazioni che il movimento della piazza procura a quei ragazzini.
Lentamente entrano, un po’ in fila, un po’ in gruppo informe.
I nostri scontati sorrisi di accoglienza e di condiscendenza, con i gadget in bella esposizione sul banchetto improvvisato, che comunque non sembrano attrarli più di tanto. Al contrario sono subito visibilmente interessati dalla rosa di manifesti coloratissimi appesi dal WWF su uno dei recinti di cantiere, rappresentanti i grandi animali selvatici minacciati di estinzione.
Alcuni attivisti cominciano a distribuire candidi cappellini da sole con visiera e la bella effige nera del Panda, il super simbolo dell’associazione.
Sono già più docili, lo ritirano in buon ordine, del resto ce n’è per tutti, rassicurano anche le maestre.
Sono gratificati da quel gadget, subito indossato, che piace a tutti e si vede.
Adesso più volentieri si predispongono in semicerchio, poiché le maestre annunciano che un signore del WWF parlerà: "Chissà cosa avrà da dirci?!".
Uno dei ragazzini attratti dai bei ritratti di grandi animali della savana si sofferma sugli elefanti che stanno in Africa. Subito un altro aggiunge che però stanno anche in India... poi si acquietano.
L’anziano attivista, un nonno, sta per cominciare il discorso breve sulla storia della Villa, dopo la presentazione del presidente.
Il silenzio sale, poi si afferma, con voce un po’ incerta, lentamente procede.
È l’inizio. Comincia introducendo un’altra cosa, si vede che è stimolato, ripagato dall’ascolto e continua con gli elefanti.
"Ebbene, forse 20.000 anni fa, anche attorno a questa Villa si poteva aggirare un peloso elefante dalle lunghe zanne che abbiamo chiamato mammuth", sicuramente un discendente del gigantesco mammuth (Elephas Meridionalis) di Scoppito nell’aquilano, vecchio di almeno un milione e mezzo di anni, ospitato nel Museo nazionale del capoluogo regionale. È noto che il mammuth si aggirava nelle lande del nostro paese fino a 6.000 anni fa!
Il silenzio si fa più attento, tra stupore e perplessità. Si percepisce visibilmente… Poi si riprendono contenti e divertiti, tornano ai giochi usati mentre il racconto procede attraversando le naumachie dell’ anfiteatro nel periodo romano. Ben presto sciameranno dietro al rassicurante esperto botanico naturalista del WWF che mostrerà loro le preziosità botaniche, purtroppo residue, nello splendido “luogo della memoria” che qualcuno volle chiamare il “Pincio” teramano.