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21.8.17

350mila mc di fanghi da dragaggio sversati a pochi km dall'Area Marina Protetta Torre del Cerrano?


La settimana scorsa il WWF ha presentato le proprie osservazioni al Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale in relazione a un particolare aspetto dei lavori di escavazione e approfondimento dei fondali del porto di Ortona. L’associazione ambientalista contesta lo scarico in mare di ben 342.694 mc di fanghi di dragaggio nei pressi del Sito di Importanza Comunitaria (SIC) IT7120215 “Torre del Cerrano” il cui perimetro coincide con quello della omonima Area Marina Protetta (AMP).
Il WWF contesta in particolare il fatto che non siano stati presentati a corredo del progetto studi sufficientemente approfonditi sulle possibili conseguenze di un tale sversamento, ad appena 6 km dal confine dell’area protetta e soltanto a 2,5 km dal margine della zona contigua. Il SIC e la coincidente AMP sono stati creati a tutela di habitat e di specie di particolare rilievo ed è fondamentale valutare le possibili conseguenze di ogni intervento prima di attuarlo. Il progetto prevede giustamente l’installazione di stazioni di monitoraggio nella zona di dragaggio ma non ne prevede neppure una in quella di sversamento! Tenendo conto che l’area è frequentata, tra l’altro, da specie importanti come, a esempio, la tartaruga comune Caretta caretta e il delfino tursiope Tursiops truncatus, ci si aspetterebbe ben altra precauzione.
Né può essere accettabile giustificare la scelta con il fatto che nello stesso sito erano già stati sversati nel 2011 materiali dragati dal porto di Pescara. Le quantità interessate allora erano infatti enormemente inferiori (72.621 mc a fronte degli attuali 342.694 mc) e vennero prese migliori cautele con un apposito piano di monitoraggio. Da tener presente poi che da allora a oggi è stato istituito il SIC del Cerrano, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea n. 24 del 26/01/2013.
«Il WWF – sintetizza il Delegato Abruzzo Luciano Di Tizio - chiede che gli studi scientifici a corredo del progetto e quindi il progetto stesso tengano conto delle criticità che abbiamo evidenziato valutando ogni possibile conseguenza ambientale prima di agire. Il mare è una risorsa troppo preziosa per poterlo impunemente maltrattare. Per questo ci tengo aa aggiungere che, al di là delle osservazioni che abbiamo presentato su questa specifica vicenda, sui porti è la scelta politica che in Abruzzo si persegue a essere profondamente sbagliata. Si punta a una proliferazione degli approdi, in particolare quelli turistici, nella illusoria speranza che un porticciolo possa fungere da volano per l’economia locale, con l’unico concreto risultato di dover disperdere i fondi in mille rivoli, insufficienti a risolvere i problemi. Servirebbero invece programmazione e indirizzi precisi, con indicazioni di priorità e di esigenze, senza dimenticare le “vocazioni” dei territori. Unire le forze concentrando i finanziamenti su poche strutture di qualità, con benefici sia per l’ambiente che per l’economia: è questa la scelta vincente, ma si tratta purtroppo di una strategia che cozza con l’autolesionistico campanilismo che attanaglia l’Abruzzo e che politici miopi continuano pedissequamente a cavalcare alla ricerca di facili consensi, a dispetto degli interessi reali della regione».

10.8.17

Strada asfaltata all'ingresso dell'AMP: cosa nasconde il silenzio del Comune di Pineto?

 
Il 4 luglio scorso il WWF Teramo ha inviato una richiesta di accesso agli atti al Comune di Pineto per poter visionare la documentazione inerente l’intervento di asfaltatura della strada di ingresso alla Torre di Cerrano nell’Area Marina Protetta.
Nonostante un sollecito di due settimane fa, sono trascorsi più di 30 giorni e il Comune non ha ancora risposto.
Per il WWF Teramo si tratta di un comportamento inspiegabile.
La legge è molto chiara sulla trasparenza degli atti amministrativi e sul rispetto dei termini entro cui le pubbliche amministrazioni devono rispondere. E i termini sono scaduti.
Viene da chiedersi cosa ci sia dietro questo silenzio.
"Non ci interessa polemizzare con il Comune di Pineto e per questo abbiamo evitato di rispondere alle dichiarazioni di un esponente della maggioranza fatte durante l’ultimo consiglio comunale", dichiara Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo. "Ma sia chiaro che vogliamo essere messi nelle condizioni di vedere le carte che hanno autorizzato l’intervento. Oggi abbiamo fatto un nuovo sollecito e non vorremmo doverci rivolgere alla magistratura".
La vicenda riguarda l’asfaltatura di un tratto della strada che porta alla Torre di Cerrano per la quale risulta che ci sia stato anche un parere dell’Area Marina Protetta. Va verificato se tale parere sia stato dato con prescrizioni e se queste siano state rispettate.
Inoltre il WWF ha chiesto di poter vedere tutto il progetto della pista ciclabile di cui il tratto recentemente asfaltato dovrebbe essere parte.

Siccità e incendi: stop alla caccia!

 
“L’esclusione di qualsiasi ipotesi di apertura anticipata della caccia a qualsiasi specie; il divieto di attività venatoria per tutto il mese di settembre per consentire agli habitat e alla fauna di recuperare condizioni fisiologiche soddisfacenti; una verifica dopo il mese di settembre per valutare la situazione; un’azione capillare di contrasto al bracconaggio”. È quanto chiede il WWF in una lettera inviata al Ministro dell’Ambiente e ai presidenti di tutte le Regioni italiane per chiedere una limitazione dell’attività venatoria nella stagione 2017-2018.
“Come noto, l’estate 2017 si sta caratterizzando con eccezionali ondate di calore e conseguenti temperature medie molto elevate. Al caldo si somma una drammatica e perdurante siccità (si stima che il deficit a luglio di quest’anno risulti del 45% rispetto alla media dello stesso mese del periodo 1970/2000). Per quanto riguarda gli incendi risulta che sono andati distrutti dal fuoco nel solo mese di luglio oltre 65.000 ettari, comprese estese zone particolarmente pregiate per ricchezza di biodiversità come quelle di Parchi, Siti Natura 2000 e Oasi. Al momento non pare che questa complessa situazione muterà favorevolmente”. In Abruzzo nella sola settimana scorsa sono andati in fumo oltre 1000 ettari di boschi, macchie, prateria e diversi incendi stanno tuttora continuando a fare danni.
Spiega il WWF nella lettera al ministro e ai governatori: “Un comprensibile allarme eÌ stato lanciato anche dalle associazioni degli agricoltori per lo stato di difficoltaÌ in cui versano gli animali da allevamento, a causa del caldo, della scarsità di acqua, di pascoli, di fieno. Se questa è la condizione degli animali allevati, curati dall’uomo, eÌ altamente plausibile che il patrimonio faunistico nazionale si trovi in larga misura in una condizione di stress che lo rende altamente vulnerabile rispetto ad ulteriori diverse pressioni”.
“La situazione sarà ancora peggiore per gli uccelli migratori che, da questo mese, iniziano il viaggio verso l’Africa. Questi troveranno, in particolare nelle regioni del centro e del sud, in molte delle tradizionali aree di sosta e alimentazione situazioni altamente mutate e critiche (boschi distrutti dagli incendi, fiumi e zone umide in secca, diffusa siccitaÌ, inaridimento) - continua la lettera del WWF - “I numerosi incendi di questo anno, cosiÌ come gli incendi degli anni passati, comportano una riduzione degli spazi di caccia poiché le aree percorse da incendi devono essere per legge sottratte all’attività venatoria: questo comporta che un numero più elevato di cacciatori si concentri nelle restanti aree aperte alla caccia”.
Il WWF conclude la sua lettera chiedendo a ogni Regione, in base alle condizioni locali, “un divieto dell’attività venatoria su tutto il territorio regionale, qualora le condizioni di siccità e l’estensione degli incendi abbiano determinato un calo sensibile degli habitat e delle risorse trofiche a disposizione della fauna selvatica; limitazioni temporali e/o spaziali alla caccia a determinate specie, in particolare agli uccelli acquatici, anche tramite il divieto di caccia da appostamento; il blocco dei ripopolamenti fino a data da destinarsi, per non sottrarre importanti risorse trofiche alla fauna già presente e blocco di qualsiasi forma di addestramento cani da caccia e di gare cinofile che costituiscono ulteriori fattori di stress per le popolazioni selvatiche”, come già suggerito in passato da autorevoli pareri ISPRA anche in condizioni ben più lievi delle attuali.

7.8.17

La tragedia di Campo Imperatore

 
Quanto accaduto a Campo Imperatore nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in Abruzzo, tra sabato e domenica, purtroppo, non è che l’effetto di una visione distorta di uno sviluppo che non nasce dalla tutela, ma da uno sfruttamento senza limiti dei nostri tesori naturali.
Una deriva che rischia di accentuarsi con la riforma della Legge quadro sulle aree protette in discussione al Senato, alla quale il WWF e altre associazioni ambientaliste, da più di un anno, si oppongono.
È assurdo che al posto di difendere le normative di tutela, gli amministratori, e non solo quelli locali, chiedano deroghe in nome di un fantomatico sviluppo della montagna che, invece, non può essere la riproposizione di quello selvaggio che ha denaturato tanta parte delle coste italiane.
I Parchi nazionali nascono per la conservazione della biodiversità animale e vegetale, per promuovere attività di educazione, formazione e ricerca scientifica, per la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agrosilvopastorali e tradizionali. Nulla che possa giustificare la presenza senza regole di 30.000 persone in una delle aree più delicate e protette del Parco del Gran Sasso.
Non si può definire salvaguardia delle attività agrosilvopastorali una “falsa rappresentazione” di una fiera della pastorizia: non vi è alcuna azione educativa nel tollerare comportamenti indecenti e pericolosi. Per qualcuno i parchi sono purtroppo diventati solo un ‘brand’ per aumentare il richiamo di un turismo insofferente alle minime regole non della conservazione, ma della decenza e quanti sollevano dubbi su questa visione vengono tacciati di integralismo.
"Il danno nel Parco del Gran Sasso ormai è fatto e l’auspicabile punizione dei colpevoli non potrà restituirci praterie e boschi distrutti dalle fiamme. Per far sì che simili disastri e altri comportamenti indecenti non si verifichino più, è necessario modificare l’approccio alla gestione di specie e habitat che sono unici al mondo", dichiara il vicepresidente del WWF Italia Dante Caserta che conclude: "Questo è l’obiettivo da perseguire sin da subito e l’unica risposta possibile: far sì che d’ora in avanti la natura e i Parchi siano rispettati, valorizzati e mai più violentati".
Il WWF chiede ai Parchi di esercitare il proprio ruolo vietando, come spesso non è stato fatto sino a oggi, iniziative inconciliabili con la tutela dell’ambiente.
E chiede ai Carabinieri Forestali, conclusa ormai la fase della riorganizzazione, di tutelare al 100% il territorio: non è concepibile, ad esempio, che a Campo Imperatore in poche settimane si siano susseguiti due ‘assalti’ nell’indifferenza generale e che nessuno sia stato multato per aver scambiato prati d’alta quota per un parcheggio.
E chiede infine alla Regione Abruzzo di restituire forza, dignità e organici alle Polizie provinciali, svilite da una riforma bocciata dalla stragrande maggioranza degli italiani, ma sin qui rimaste nel limbo, quasi ci fosse una precisa volontà di favorire la deregulation.

5.8.17

Cosa fare se incontri un orso

Consigli su come comportarsi in presenza di un orso
(clicca per ingrandire)

Siccità e fiumi: necessario un attento monitoraggio

L’eccezionale e perdurante situazione meteo di estrema calura e di siccità (intervallata da rare e violentissime piogge) sta mettendo a dura prova il sistema idrico regionale, con alcune aree già in stato di profonda crisi e con la gran parte dei fiumi sotto il livello medio abituale in questa stagione. Una situazione eccezionale che richiede misure straordinarie, a cominciare da una precisa e dettagliata conoscenza nel territorio.
L’ARCI Pesca ha scritto questa mattina alla Regione per chiedere che l’Abruzzo, imitando le Marche che hanno già agito in tal senso da alcuni giorni, disponga “un monitoraggio dei fiumi regionali, demandando il controllo alle Polizie Provinciali”, per una puntuale verifica “dello stato di salute della fauna ittica, visto quanto accaduto nel Fucino ed in altri corsi d’acqua minori oggi tutti in secca”.
Una richiesta alla quale il WWF si associa chiedendo alla Regione di monitorare anche la situazione degli acquiferi dai quali si riforniscono gli acquedotti per la distribuzione dell’acqua potabile.
"Il reticolato idrico regionale – dichiara il delegato WWF Abruzzo Luciano Di Tizio - è normalmente sotto stress per eccesso di captazioni, usi irrazionali, acquedotti colabrodo, corsi d’acqua superficiali soggetti a inquinamento, ecc. Una situazione che richiederebbe un serio intervento e cospicui investimenti, ben più utili di quelli destinati a finanziare le ennesime cementificazioni che abbondano nel Masterplan regionale, e sui quali ci sarà da riflettere. Intanto però, con l’emergenza in corso, le ricognizioni a tappeto suggerite dall’ARCI Pesca possono rappresentare un primo concreto segnale di interessamento cui una Regione ben amministrata non dovrebbe rinunciare".

L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua alla Regione: trasparenza e partecipazione!

L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ha inviato una lettera al Presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, al Vicepresidente, Giovanni Lolli, al Sottosegretario alla Presidenza della Giunta con delega all’Ambiente, Mario Mazzocca, e al Presidente della Provincia di Teramo, Renzo Di Sabatino, per chiedere nuovamente che il Tavolo tecnico sull’emergenza dell’acquifero del Gran Sasso, creato dalla Regione, venga aperto alla partecipazione dei rappresentanti dell’Osservatorio.
Di seguito si riporta il testo della nota inviata al Presidente D’Alfonso.

Le rappresentanze locali delle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura Laga, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI hanno dato vita da alcuni mesi ad un Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso.
L’Osservatorio è nato con l’obiettivo di essere parte attiva nel confronto in atto sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso e la sua messa in sicurezza, cercando di informare e coinvolgere la cittadinanza su aspetti di primaria importanza per il nostro territorio.
Fino ad oggi l’Osservatorio ha organizzato due partecipati incontri pubblici a Teramo:
  • “Cosa è successo l’8 e il 9 maggio alla nostra acqua?”, svoltosi sabato 20 maggio 2017 con la presenza di Maurizio Di Giosia, Direttore amministrativo della ASL di Teramo, Francesco Chiavaroli, Direttore Generale dell’ARTA, Antonio Forlini, Presidente della Ruzzo Reti SpA, e Renzo Di Sabatino, Presidente della Provincia di Teramo;
  • “La situazione del Gran Sasso”, svoltosi sabato 17 giugno 2017 con la partecipazione di Igino Lai, Direttore Generale Strada dei Parchi SpA, Stefano Ragazzi, Direttore Laboratori dell’INFN, Giovanni Lolli, Vicepresidente Regione Abruzzo, e Tommaso Navarra, Presidente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Oltre a questi appuntamenti, sono stati organizzati incontri informativi in vari comuni della provincia e l’iniziativa “Camminiamo per l’acqua” sul Gran Sasso lo scorso 23 luglio nei luoghi simbolo della difesa dell’acquifero.
Nel corso dell’incontro del 17 giugno abbiamo avuto modo di confrontarci con il Vicepresidente Lolli in merito alla partecipazione di rappresentanti dell’Osservatorio al Tavolo tecnico regionale sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso.
Pur comprendendo l’orientamento del Vicepresidente Lolli di non poter allargare eccessivamente la partecipazione al Tavolo, non siamo d’accordo con la volontà di non accogliere al suo interno, in qualità di uditore, una qualificata rappresentanza dell’Osservatorio.
Ricordiamo che tutte le Associazioni che hanno costituito l’Osservatorio sono riconosciute a livello nazionale quali portatrici di interessi diffusi garantiti dalla Costituzione. E dovrebbe essere ormai prassi comune consentire alle rappresentante organizzate di cittadini la partecipazione ai momenti di confronto istituzionale, sempre mantenendo ovviamente distinti i ruoli tra decisori e uditori.
Vogliamo ricordare che all’inizio degli Anni 2000, le Associazioni ambientaliste furono protagoniste di una grande mobilitazione contro la volontà dell’allora Governo nazionale di realizzare, su richiesta dell’INFN, un terzo traforo e l’ampliamento dei Laboratori esistenti. E proprio durante tale campagna, che vide il coinvolgimento di tutte le Istituzioni del territorio, oltre ad una grandissima adesione da parte dei cittadini, per la prima volta le Associazioni ambientaliste sollevarono giustamente dubbi sulla reale sicurezza di un sistema che mette a stretto contatto i punti di captazione dall’acquifero del Gran Sasso con i Laboratori dell’INFN e le gallerie autostradali.
Nel passato il mondo politico, anche attraverso la gestione commissariale, ha commesso l’errore di estromettere la società civile dal confronto sull’acquifero del Gran Sasso. I risultati, a distanza di anni, sono sotto gli occhi di tutti.
Auspichiamo che la Giunta da Lei presieduta, segnando una differenza sostanziale rispetto al passato, voglia garantire la massima trasparenza e consentire la partecipazione di un rappresentante dell’Osservatorio al Tavolo tecnico regionale sull’acquifero del Gran Sasso.

2.8.17

Discarica abusiva sul Tordino a Mosciano Sant’Angelo: sequestrata a febbraio 2016, dopo 18 mesi tutto è rimasto uguale

 
È stata segnalata da alcuni cittadini e da una testata giornalistica on-line (www.giulianovanews.it) una discarica nei pressi del fiume Tordino, nella zona industriale di Mosciano Sant’Angelo alla fine di via del Fiume. Nella discarica sono presenti grossi bidoni blu solitamente utilizzati dalle aziende, lastre di eternit frantumate e rifiuti di vario genere.
Purtroppo niente di nuovo, visto che i nostri lungofiumi sono pieni di aree con rifiuti abbandonati come quella individuata a Mosciano Sant’Angelo. La cosa preoccupante, però, è che la stessa discarica abusiva era già stata segnalata da alcuni ciclisti alla Polizia ecologica provinciale che aveva sottoposto a sequestro l’area nel febbraio del 2016.
Sono quindi passati 18 mesi senza che di fatto sia successo nulla. Anzi, sicuramente, la situazione è peggiorata, considerato che i rifiuti sono rimasti abbandonati per un lungo periodo e che, nelle vicinanze, sembra siano stati scaricati nel frattempo rifiuti edili pericolosi, interrati nelle adiacenze.
Il WWF chiede che si attivi immediatamente la bonifica dell’area e che si adottino misure atte a evitare il ripetersi dell’abbandono di rifiuti nel sito.
La vicenda fa poi sorgere alcune riflessioni:
  1. la presenza di microdiscariche abusive è una costante dei nostri lungofiume, ma è particolarmente grave che un’area sottoposta a sequestro venga poi dimenticata;
  2. il facile accesso a scarpate e corsi d’acqua attraverso strade carrabili aperte più o meno abusivamente rende semplicissimo l’abbandono dei rifiuti in zone frequentate da veri e propri delinquenti che, invece di conferire i rifiuti nei centri autorizzati, li abbandonano all’aperto così da non dover pagare i costi di smaltimento e non dover giustificare la provenienza dei rifiuti stessi;
  3. l’incapacità di arginare fenomeni come l’abbandono dei rifiuti da parte di piccoli delinquenti, apre la strada alle grandi organizzazioni criminali che fanno grandi affari sul traffico e sullo smaltimento illegali di rifiuti. Il non controllo e la mancata repressione dell’abbandono dei rifiuti rende il nostro territorio appetibile a quanti sono intenzionati a determinare situazioni ben più gravi;
  4. alla repressione dei reati deve accompagnarsi anche un’azione di prevenzione. Da questo punto di vista rendere fruibile il lungofiume può essere una soluzione. L’ipotesi di un grande parco fluviale lungo il fiume Tordino con la rinaturalizzazione del corso d’acqua nei tratti più compromessi, la chiusura delle strade abusive sul lungofiume di quelle e la creazione di una pista ciclabile rispettosa dell’ecosistema fluviale che da Teramo arrivi fino alla costa aumenterebbe la corretta fruizione di questi luoghi e renderebbe più difficile l’azione di quanti hanno bisogno di agire lontano da testimoni.
 

30.7.17

Dal nido alla Riserva del Borsacchio

Oggi è stata una giornata straordinaria per la Riserva del Borsacchio: tanti volontari, senza nessun contributo economico, contando solo sulle loro forze e sulla collaborazione tra associazioni sono riusciti a portare ad un evento oltre 600 persone.
Abbiamo liberato la tartaruga Marina: un buon auspicio per la Riserva del Borsacchio che potrà diventare un'area protetta di primo piano se il Comune di Roseto degli Abruzzi si deciderà finalmente ad affidarne la gestione alle associazioni ambientaliste che l'hanno voluta, difesa e valorizzata. 



















29.7.17

Acqua del Gran Sasso: errare è umano, perseverare è diabolico

Un momento di "Camminiamo per l'acqua" di domenica 23 luglio sul versante teramano del Gran Sasso d'Italia

Bene ha fatto il Presidente della Provincia di Teramo a chiedere la sospensione dei lavori che Strada dei Parchi si ostina a voler fare senza attendere le giuste autorizzazioni.
La mancanza di coordinamento tra quanti operano a contatto con l’acquifero del Gran Sasso e chi deve garantire la sicurezza è stata una delle ragioni degli incidenti registratisi nel corso degli anni.
Se non diventa operativo il protocollo di sicurezza, più volte annunciato dalla Regione, non vi è alcuna garanzia che non si ripeta quanto è accaduto nel maggio scorso.
Ricordiamo che durante l’incontro “La situazione del Gran Sasso”, organizzato dall’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso sabato 17 giugno a Teramo, il vicepresidente regionale, Giovanni Lolli, aveva annunciato, fra le altre, due iniziative:
un nuovo protocollo operativo per la gestione delle comunicazioni in caso di emergenza e di comunicazione/autorizzazione di qualsiasi tipo di lavoro da effettuarsi nelle gallerie autostradali e nei Laboratori dell’INFN;
la creazione di un sistema web che raccolga tutte le informazioni sulla qualità dell’acqua del Gran Sasso, mettendo sullo stesso sito i dati dei vari enti in maniera chiara e trasparente, oltre a verbali, documenti e relazioni tecniche ecc. del Tavolo tecnico regionale.
Rispetto a questi due obiettivi ancora non è stato fatto nulla di concreto e ci si trova a governare situazioni con superficialità e ingiustificabili resistenze da parte di chi sembra non voler capire la gravità della situazione e i danni che si possono causare a cittadini e ambiente.
L’Italia sta vivendo proprio in questi giorni una grave crisi idrica. Noi abruzzesi, che l’acqua l’abbiamo, dobbiamo difenderla e impedire che in piena estate si possa correre il rischio di lasciare a secco oltre 700.000 cittadini, per non parlare del danno alle attività economiche e all’ambiente fluviale. Possibile che non si comprenda che la misura è colma e che chi opera a stretto contatto con il Gran Sasso deve adattarsi all’acquifero e non viceversa?
Strada dei Parchi e INFN devono essere molto più collaborativi, nei fatti e non solo a parole. Non sono tollerabili atteggiamenti arroganti di chi sembra sordo a qualsiasi ipotesi, anche la più banale, di gestione condivisa. Prima dell’attuazione del nuovo protocollo sicurezza e dell’implementazione dei sistemi di monitoraggio possono essere condotte solo operazioni indispensabili.
Strada dei Parchi deve comunicare i lavori che intende fare per tempo e attendere autorizzazioni e prescrizioni che le verranno date. Di fronte a questo atteggiamento negativo della Società che gestisce l’Autostrada per conto dello Stato chiederemo con forza al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di venire a confrontarsi con il territorio in prima persona.
In ogni caso ASL, Regione e Prefettura hanno gli strumenti per impedire a Strada dei Parchi di compiere lavori che possano creare problemi al nostro acquifero, li usino. Sappiamo che i diversi Enti che avrebbero dovuto controllare i lavori di messa in sicurezza dell’acquifero, peraltro non attuati completamente dal commissario Balducci, negli anni passati non lo ha fatto.
Errare è umano, ma perseverare è diabolico e in questo caso anche un po’ stupido.
Come Osservatorio, infine, continuiamo a registrare un problema di partecipazione e coinvolgimento. Anche di questa situazione si è venuti a conoscenza dopo un comunicato della Provincia di Teramo.
Al riguardo ripetiamo che non condividiamo la decisione del vicepresidente Lolli di negare la partecipazione al Tavolo tecnico regionale dell’Osservatorio costituito da Associazioni riconosciute a livello nazionale per la tutela di interessi diffusi garantiti dalla Costituzione.

L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso è promosso dalle rappresentanze locali delle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.

27.7.17

Panda-soccorso per rondoni!

Niente ferie per il WWF Teramo. Continua infatti l'attività di recupero e assistenza dei rondoni in difficoltà.
I più fortunati hanno già lasciato i nostri cieli da tempo, altri presto li seguiranno.
Buon volo a tutti!



23.7.17

L'acqua va difesa!

Oggi abbiamo organizzato una nuova iniziativa per far conoscere la situazione dell'acquifero del Gran Sasso. 
Abbiamo portato le persone direttamente sui luoghi simboli di questa battaglia: l'anello delle fonti, l'ex Villaggio COGEFAR dei lavori del traforo, i vari fontanili, il paese di Casale San Nicola...
Dobbiamo tutelare l'acqua che arriva dalla nostre case e lo dobbiamo fare innanzitutto conoscendo come stanno le cose. Dopo dobbiamo ottenere un sistema di approvvigionamento idrico che sia effettivamente sicuro. E questa volta dovranno ascoltarci!
Non può essere l'acqua ad adeguarsi alle esigenze dei Laboratori o dei tunnel autostradali, ma questi ad adeguarsi all'esigenza di far acqua sicura nelle nostre case.















20.7.17

Domenica 23 luglio, Camminiamo per l'acqua

 
Domenica 23 luglio si terrà “Camminiamo per l’acqua”, nuova iniziativa dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso. Con partenza alle ore 9 da Casale San Nicola nel Comune di Isola del Gran Sasso si percorrerà l’Anello delle fonti con un’escursione nei luoghi dell’acquifero che fornisce da bere a metà degli abruzzesi: la Fonte San Nicola, la Chiesetta di San Nicola con i ruderi dell’eremo dei Frati Camaldolesi, la Fonte Nera, l’ex villaggio della Cogefar. Durante il percorso guide ed esperti illustreranno il sistema di captazione del Gran Sasso, oltre alle bellezze naturali del versante teramano del Gran Sasso d’Italia.
Questa escursione vuole essere un ulteriore contributo di conoscenza dell’Osservatorio per far crescere la consapevolezza tra i cittadini sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso. Dopo gli incontri pubblici organizzati a Teramo e in vari altri comuni della provincia, si va direttamente sul campo per comprendere la complessità e la fragilità del sistema grazie al quale l’acqua arriva nelle nostre case.
L’escursione, a partecipazione gratuita, terminerà nel stesso punto della partenza, non riveste particolari difficoltà e avrà una durata, comprese le pause, di circa 4 ore.
Al termine dell’escursione, prevista per le ore 13, chi vorrà potrà partecipare ad un pranzo preparato dal circolo ARCI “Il nido dei falchi” di Fano a Corno per finanziare le attività dell’Osservatorio.
Per maggiori informazioni: 3483717423. Per prenotare il pranzo: 3666691912.
 
L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso è promosso dalle rappresentanze locali delle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.

14.7.17

13.7.17

Riserva del Borsacchio: le associazioni continuano a chiedere un confronto al Comune

Le associazioni Italia Nostra, Legambiente e WWF, insieme al Comitato per la Riserva del Borsacchio e le Guide del Borsacchio, esprimono soddisfazione per il fatto che finalmente il Sindaco di Roseto degli Abruzzi, attraverso una dichiarazione alla stampa locale, abbia fatto presente che esiste una loro proposta per la gestione della Riserva regionale del Borsacchio.
Nella stessa occasione hanno appreso che esiste anche un’ulteriore proposta da parte di un’altra associazione e che è intenzione dell’Amministrazione Comunale di decidere in tempi brevi.
Al riguardo ritengono doverose alcune precisazioni:
una prima proposta di disponibilità alla gestione della Riserva fu avanzata dall’Istituto Abruzzese Aree Protette, che per il WWF gestisce 5 riserve regionali in Abruzzo (una insieme a Legambiente), il 1° febbraio 2016: a tale proposta il Comune di Roseto degli Abruzzi non ha mai data risposta;
le associazioni che hanno ora rinnovato la proposta sono profondamente radicate nel territorio di Roseto degli Abruzzi, sono state le promotrici dell’istituzione stessa della Riserva e l’hanno difesa in tutti questi anni dai continui tentativi di cancellazione e riperimetrazione;
come sanno bene l’Amministrazione Comunale e tutta la cittadinanza di Roseto, queste stesse associazioni, solo negli ultimi due anni, hanno organizzato, senza alcun contributo da parte delle istituzioni, decine di iniziative che hanno portato nella Riserva migliaia di cittadini e di turisti.
Italia Nostra, Legambiente, WWF, Comitato per la Riserva del Borsacchio e Guide del Borsacchio sono certi che, nel momento in cui si dovrà prendere una decisione, la storia e l’impegno di tutti verranno adeguatamente tenuti in considerazione e si potranno anche conoscere le iniziative per la tutela e la valorizzazione della Riserva del Borsacchio organizzate dall’altra Associazione che si è proposta per la gestione. Così come è auspicabile che l’Amministrazione Comunale comunichi come ha intenzione di ricevere e valutare gli eventuali piani e modelli di gestione che saranno avanzati.
Le associazioni, che anche per l’estate 2017, dopo il successo di “Esploriamo il Borsacchio”, stanno mettendo insieme un calendario di iniziative nella Riserva, ribadiscono la loro richiesta di un confronto con l’Amministrazione Comunale sul futuro della Riserva regionale del Borsacchio.
Italia Nostra
Legambiente
WWF
Comitato per la Riserva del Borsacchio
Guide del Borsacchio

12.7.17

La telenovela del collegamento Isola-Prati

 
Venerdì scorso ad Isola del Gran Sasso è andata in onda l’ennesima puntata della telenovela “Collegamento Isola del Gran Sasso - Prati di Tivo”. E nella tradizione delle migliori telenovelas sudamericane i soliti personaggi hanno ripetuto le solite cose che ripetono da decenni.
Si tracciano linee su carte senza tenere conto della presenza di aree protette, siti di interesse comunitario, zone di protezione speciale, vincoli paesaggistici, vincoli idrogeologici e senza preoccuparsi di continuare a consumare, cementificare e impermeabilizzare il territorio: il tutto, ovviamente, promettendo finanziamenti pubblici.
S ipotizzano così collegamenti che costerebbero milioni di euro (presi dalle tasse dei cittadini) verso una stazione sciistica già costata, solo negli ultimi anni, 12 milioni di euro al contribuente, che in esercizio ha continuato a perdere soldi per anni, con la Gran Sasso SpA in liquidazione e con gli impianti chiusi.
Paradossale, poi, che a proporre questi interventi siano gli stessi amministratori che nel frattempo, dichiarando che non ci sono soldi, cancellano punti sanitari, scuole, uffici postali, collegamenti pubblici, e che non sono in grado di assicurare la manutenzione delle strade esistenti, assistono impotenti alla mancanza di erogazione di luce per settimane, non riescono a garantire servizi antincedio efficienti, ecc..
Si anima così ciclicamente un dibattito surreale che ha come unico scopo quello di fornire un po’ di visibilità al politico che lo promuove. Stupisce solo che il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga non rimarchi da subito una sua differenza rispetto a questo spettacolino senza senso.
Gli esperti di scienze del turismo sono ormai concordi che il turismo di massa è sempre più in crisi, mentre emerge prepotentemente il turismo che predilige il rapporto con i territori e le popolazioni, con la natura, la cultura, la storia e le tradizioni. Un turismo che preferisce le emozioni al “mordi e fuggi”, che cerca luoghi veri che possano trasmettere sensazioni autentiche. L’Abruzzo è ricco di questi luoghi, ma evidentemente per qualcuno è preferibile rincorrere un modello turistico vecchio di decenni, sognando di trasformare la nostra regione in un enorme villaggio turistico anni ‘70, con divertimento preconfezionato un tanto al chilo, distruggendo tutto quello che potrebbe distinguerci dalla vacanza omogenizzata e standardizzata.
L’idea di realizzare il collegamento Isola del Gran Sasso - Prati di Tivo va proprio in questa direzione: meglio sottrarre fondi al turismo sostenibile, alle aree protette e alla cura del territorio, e costruire nuovi svincoli, cavalcavia, collegamenti funicolari, trenini a cremagliera e così via, pensando che il rilancio del turismo montano si possa ottenere facendo risparmiare 20 minuti di tempo a chi vuole parcheggiare sotto il Corno Grande.

11.7.17

Borsacchio: domandare è lecito, rispondere è cortesia!

Alcuni dei partecipanti di "Esploriamo il Borsacchio"
Il grande successo di “Esploriamo il Borsacchio”, passeggiata lungo i sentieri della Riserva naturale del Borsacchio con visita finale alla cantine storiche Mazzarosa, organizzato da associazioni ambientaliste e locali, dovrebbe suggerire agli amministratori comunali di Roseto degli Abruzzi una riflessione.
Ancora una volta centinaia di appassionati, cittadini e turisti hanno avuto modo di apprezzare l’offerta delle associazioni da anni impegnate nella tutela e nella valorizzazione della Riserva regionale del Borsacchio. Solo nell’ultimo anno e mezzo le associazioni, senza contributi da parte delle Istituzioni, hanno organizzato decine di eventi. Da “Spiaggia Pulita” a “Tutti insieme per il Borsacchio”, da “Sulle tracce dell’Elmo Ostrogoto” a “Camminiamo nel Borsacchio”, da “Passeggiate in Riserva” a “Cori alla Luna nella Riserva Borsacchio”, a “Tutti i colori per il Borsacchio”, a “Riserva del Borsacchio, Oasi WWF per un giorno” e tante altre: attraverso giornate di pulizia del litorale, osservazioni e censimenti floro-faunistici, serate enogastronomiche e incontri musicali, solo grazie al volontariato, la Riserva del Borsacchio, nonostante sia priva di qualsiasi tipo di gestione e pianificazione, è riuscita ad avere un calendario di eventi di grande interesse.
A fronte di questo impegno della società civile risalta ancora di più il silenzio dell’Amministrazione Comunale di Roseto degli Abruzzi che, al di là di qualche comunicato stampa, per la Riserva del Borsacchio continua a non fare nulla.
Ad oggi il Sindaco non ha ancora risposto alla lettera del 12 giugno scorso con la quale WWF, Legambiente, Italia Nostra e il Comitato per la Riserva Borsacchio, con l’appoggio delle neonate Guide del Borsacchio, riprendendo una precedente domanda avanzata nel febbraio del 2016, hanno posto all’Amministrazione Comunale il tema dell’affidamento della gestione della Riserva.
Le associazioni hanno chiesto un confronto con l’Amministrazione per verificare se ci sono le condizioni per lavorare insieme sull’affermazione e sulla promozione dell’unica riserva regionale costiera della provincia di Teramo.Sarebbe opportuno che, dopo aver fatto passare inutilmente oltre 12 anni (l’istituzione della Riserva regionale del Borsacchio infatti risale al febbraio del 2005), il Comune di Roseto degli Abruzzi non si faccia scappare anche questa occasione per valorizzare il proprio territorio.

10.7.17

Strada verso la Torre di Cerrano: accesso agli atti per conoscere l'iter autorizzativo

 
Dalle polemiche dei giorni scorsi non si è capito molto bene cosa sia successo e perché alla fine, dovendosi rifare un tratto della strada di accesso alla Torre, si sia scelto di asfaltarla come si sarebbe fatto per una qualsiasi strada urbana e non di utilizzare un materiale più consono a quella che, per la maggior parte dei visitatori, rappresenta la porta d’ingresso dell’Area Marina Protetta di Torre di Cerrano.
Sono circolate varie ricostruzioni sull’iter autorizzativo dell’intervento, ma per capire come stanno effettivamente le cose, il WWF ha fatto un accesso agli atti al Comune di Pineto.
Ad oggi il Comune non ha ancora comunicato quando potremo andare a vedere il fascicolo dell’opera. E ad un nostro sollecito, hanno risposto che daranno seguito al nostro accesso agli atti entro i termini previsti dalla legge.
Noi aspettiamo pazientemente…anche se pensiamo che, per rispondere ad una richiesta così semplice, sarebbero sufficienti un paio di giorni al massimo. Del resto… è vero che la legge fissa in 30 giorni il termine per l'accesso, ma si tratta del termine massimo e nulla impedisce ad una pubblica amministrazione efficiente di farlo più rapidamente!