5x1000/

25.11.14

Il CEA "Monti della Laga": con Crimini di natura alla Settimana dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile

Anche il Centro di Educazione all’Ambiente “Monti della Laga”, gestito dal WWF Teramo, partecipa alla settimana organizzata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO che da ormai un decennio promuove l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile al fine di sensibilizzare i cittadini al rispetto dell’ambiente e delle risorse, promuovendo buone pratiche e sostenibili stili di vita.
Il 2014 è l’anno in cui si celebra la chiusura del Decennio UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014, con l’ultima edizione della sua “Settimana DESS”. L’iniziativa di quest’anno sarà quindi dedicata al bilancio delle attività svolte: da una parte la raccolta delle buone pratiche e prassi educative svolte durante il decennio, dall’altra l’inventario delle realtà che continueranno a promuovere l’educazione alla sostenibilità.
Per l’occasione il CEA “Monti della Laga” di Cortino (http://ceacortino.webnode.it/) nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha aderito all’iniziativa organizzata da tutti i CEA della Provincia di Teramo (CEA Calanchi di Atri, CEA Castel Cerreto, CEA Ecocentro Pineto, CEA Area Marina Protetta Torre del Cerrano, CEA Scuola Verde, CEA Gli Aquilotti, oltre al nostro CEA Monti della Laga) che si sono uniti per presentare “10 anni di educazione alla sostenibilità nella Provincia di Teramo - I Centri di educazione ambientale in mostra”: dal 26 al 29 novembre ci saranno tante attività organizzate dai CEA aderenti che per l’occasione apriranno le porte al pubblico realizzando incontri, laboratori gratuiti e visite guidate.
 
Questo il programma del CEA “Monti della Laga”.
Mercoledì 26 novembre e giovedì 27 novembre: quattro incontri sulla campagna WWF “Crimini di Natura” con gli studenti e gli insegnanti delle Scuole della provincia di Teramo aderenti. La campagna “Crimini di natura” (http://criminidinatura.wwf.it/) è stata lanciata dal WWF Italia per combattere i crimini ambientali che determinano la distruzione, il prelievo e l’uso illegali di risorse naturali.
Gli incontri si svolgeranno presso il Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” del WWF Teramo in via De Vincentiis n. 1 a Teramo.
Venerdì 28 novembre: il CEA “Monti della Laga” parteciperà al workshop “10 anni di educazione ambientale nella Provincia di Teramo - I Centri di educazione in mostra” che si terrà alle ore 10 presso Auditorium Sant’Agostino ad Atri.

22.11.14

Lotteria WWF Teramo

L'estrazione!

Questa mattina alle ore 10, come da comunicazione al Monopolio di Stato, al Sindaco di Teramo ed al Prefetto, si è svolta presso la sede in via De Vincentiis a Teramo l'estrazione della lotteria di autofinanziamento del WWF Teramo.
1° premio è stato assegnato al biglietto n. 605
2° premio è stato assegnato al biglietto n. 1625
3° premio è stato assegnato al biglietto n. 312
Grazie a tutte e tutti coloro che hanno acquistato un biglietto ed ai volontari che ci hanno aiutato a venderli.

L'Abruzzo fuori dal petrolio

Dopo l'incontro di ieri sera a Teramo, questa mattina a Pescara, presso il Palazzo della Regione in piazza Unione, si è tenuta una conferenza stampa del WWF con la partecipazione di Luca Pardi, Presidente di ASPO Italia - Association for the Study of Peak Oil & Gas, l’Associazione scientifica che studia il picco del petrolio e le sue conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali.
Luca Pardi, autore del libro “Il Paese degli elefanti. Miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi” (Lu::Ce Edizioni, 2014), ha evidenziato la reale situazione delle riserve italiane di idrocarburi.
“Da più parti, in sede tecnica e politica, si parla di raddoppiare la produzione di idrocarburi in Italia”, ha dichiarato Luca Pardi. “Ma a quali riserve si fa effettivamente riferimento? La produzione attuale di petrolio (dati 2014) è costante rispetto al 2013, su una media annua di 5,6 milioni di tonnellate (Mtep). Quella di gas segue il trend in leggera crescita: 7,2 milioni di metri cubi (Mmc) su base annua. Nel mese di settembre si è osservato comunque un declino netto nella produzione sia di gas che di petrolio determinato dal calo della produzione in Basilicata. Le ragioni di tale declino sono al momento ignote. La somma di riserve certe, probabili e possibili di petrolio riportate dalla competente Direzione Generale del Ministero dello Sviluppo Economico, ognuna pesata per la relativa probabilità di estrazione, ammontano a 122 Mtep di petrolio e 105 Mmc di gas. Il raddoppio del livello di produzione potrebbe essere realizzato con queste riserve per un periodo di 11 anni per il petrolio e di 7 anni per il gas. Poi? È inoltre illusorio immaginare che sia possibile portare sul mercato le riserve come se fossero contenute in un contenitore a nostra completa disposizione. Lo sviluppo dei progetti di estrazione è un processo tecnicamente complesso ed economicamente costoso e che richiede perciò tempi lunghi. Inoltre l’idea di riprendere ricerca e sfruttamento delle risorse di idrocarburi nazionali è stata lanciata nel 2011, sotto il Governo Monti, dal documento di Strategia Energetica Nazionale, quando i prezzi del barile erano stabilmente superiori ai 100 $/barile. Il calo successivo, che nelle ultime settimane ha assunto la forma di un vero e proprio crollo, potrebbe mettere in dubbio la redditività di progetti pensati ad un prezzo considerevolmente superiore a quello attuale. L’urgenza di promuovere una riforma profonda della produzione energetica è dettata dalla grave crisi ecologica indotta dal cambiamento climatico. Indugiare nel paradigma dell’energia fossile non è né responsabile né innovativo. Le domande ed i dati sono sul tappeto. È necessario avviare un serio confronto sul futuro energetico del nostro Paese”.
La conferenza stampa, alla quale hanno preso parte anche Dante Caserta, consigliere nazionale WWF Italia, e Mario Mazzocca, Assessore all’Ambiente della Regione Abruzzo, è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione delle istanze e concessioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi nella nostra regione e delle possibili azioni per contrastare la deriva petrolifera che colpisce l’Abruzzo come tanti altri territori in Italia.
Attualmente l’Abruzzo è interessato da un elevato numero di istanze di ricerche ed estrazione di idrocarburi. I dati estrapolati dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico ed aggiornati ad ottobre 2014 sono eloquenti.
In terra ferma ci sono: 11 Permessi di ricerca; 8 Concessioni di coltivazione; 2 Concessioni di stoccaggio; 9 Istanze di permesso di ricerca; 1 Istanza di coltivazione.
Sono interessate le quattro province abruzzesi, in particolare quelle costiere (Chieti, Pescara e Teramo).
Nel mare antistante la costa abruzzese ci sono: 5 Permessi di ricerca; 7 Concessioni di coltivazione; 
1 Istanza di Permesso di prospezione; 4 Istanze di Permesso di ricerca; 2 Istanze di coltivazione.
Il rischio petrolizzazione per l’Abruzzo non è dato solo da Ombrina Mare, così come nel passato il pericolo non veniva solo dal famigerato Centro Oli di Ortona.
Tutta la regione è minacciata ed il Governo nazionale ha più volte ribadito l’intenzione di fare dell’Abruzzo un distretto minerario. La nuova legge “Sblocca Italia” è un vero e proprio regalo ai petrolieri e trasforma l’Italia in una colonia per le trivelle anche attraverso una forzatura dirigistica in materia di valutazioni ambientali ed il prevedere la concessione unica per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico. Se non verrà eliminato l’art. 38 della legge “Sblocca Italia” non vi sarà più alcuna possibilità per i cittadini, le amministrazioni locali e le Regioni di far valere la loro volontà rispetto alle multinazionali del petrolio. 
Per questo il WWF sottolinea con forza la necessità che la Regione impugni davanti alla Corte Costituzionale l’art. 38 della legge “Sblocca Italia”.
L'Assessore Mazzocca ha assicurato che la Regione Abruzzo, insieme ad altre regioni italiane, impugnerà l'art.38 e difenderà in tutte le sedi la competenza regionale.

20.11.14

L'Italia non è il Paese degli elefanti. E neanche del petrolio!

Domani, venerdì 21 novembre, alle ore 17:30 presso la sala consiliare della Provincia in via Milli n. 2 a Teramo, il WWF organizza la presentazione del libro “Il Paese degli elefanti. Miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi” (Lu::Ce Edizioni, 2014) di Luca Pardi, Presidente di ASPO Italia - Association for the Study of Peak Oil & Gas.
L’incontro, al quale prenderà parte l’Autore, è l’occasione per fare il punto sul rischio concreto che l’Abruzzo sta correndo di diventare una regione “petrolizzata”.
Le ragioni del titolo sono spiegate dallo stesso Autore nella quarta di copertina: "Fra l’intervento di Prodi e quello del ministro Guidi ho avuto l’opportunità di intervenire nella trasmissione Ambiente-Italia di Rai 3, condotta da Giuseppe Rovera. In quell’occasione mi venne spontanea la battuta che è la base del titolo di questo libro: «dire che il nostro Paese è ricco di idrocarburi è come dire che l’Italia è il Paese degli elefanti perché ce ne sono due allo zoo di Pistoia e altri tre o quattro sparsi per i circhi: non è così, è una frottola». E allora è arrivato il momento di discutere in maggior dettaglio l’entità della frottola indagando la consistenza delle riserve di gas e petrolio presenti nel sottosuolo e metterle a confronto con i consumi e con la produzione attuale. Solo partendo da questi dati è infatti possibile iniziare una corretta analisi costi-benefici, senza dimenticare che fra i costi sarà necessario mettere anche i costi legati al rischio ambientale e quelli legati ai ritardi culturali e sociali che l’indugiare nel paradigma dell’energia fossile comportano".

ASPO-Italia è la Sezione italiana di un’associazione scientifica il cui scopo principale è lo studio del picco del petrolio, delle sue gravi conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali, e della mitigazione di questi effetti. Si occupa inoltre dell’esaurimento delle risorse non rinnovabili, dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici e, più in generale, dei limiti alla crescita economica.

19.11.14

Stop ai crimini di natura: già 55.000 italiani appoggiano la proposta del WWF


Porta la firma di oltre 55mila cittadini che hanno sottoscritto on-line (change.org) la richiesta che il WWF sta avanzando in questi giorni al Parlamento per chiedere l’introduzione del nuovo “delitto di uccisione di specie selvatica protetta” (punito sinora con una semplice contravvenzione) nel Codice Penale e per il mantenimento e rafforzamento del Corpo Forestale dello Stato, quale forza autonoma di polizia specializzata in campo ambientale.
Sono questi i due elementi portanti del pacchetto di proposte legislative elaborate nell’ambito della Campagna WWF “Stop ai crimini di natura in Italia” che, se approvate, doterebbero lo Stato italiano e le forze dell’ordine di strumenti legislativi e repressivi in grado di mettere fine allo sconcio di chi, di fatto, impunemente può uccidere un orso, un lupo, una cicogna, una foca monaca, animali sulla carta “super protetti” delle normative comunitarie e internazionali.
Rispetto al ‘valore’ di queste specie le norme in vigore prevedono infatti sanzioni blande che non svolgono alcuna funzione di prevenzione né di deterrenza. È per questo che il WWF in questi giorni ha avviato contatti in Parlamento sulla base di una proposta innovativa di modifica del Codice Penale per eliminare questo paradosso, introducendo la categoria giuridica di "fauna selvatica protetta" da tutelare con specifiche figure delittuose (anziché mere contravvenzioni oggi in vigore) per contrastare con strumenti giuridici più adeguati (allungamento del termine di prescrizione, strumenti di indagine più adeguati, ad esempio intercettazioni) un fenomeno che in Italia registra una violazione in materia di tutela ambientale ogni 43 minuti e dove i reati contro la fauna selvatica protetta rappresentano il 22% del totale del reati ambientali.
A titolo di esempio: chi abbatte un orso, una delle specie simbolo della nostra fauna, con la normativa attuale rischia un arresto da tre mesi ad un anno e l’ammenda da 1.032 a 6.197 euro.
Se venisse approvata la proposta WWF il reato non verrebbe punito più con una semplice contravvenzione, ma si configurerebbe come un vero e proprio delitto e la sanzione della reclusione sarebbe da 6 mesi a 3 anni.
L’orso è una delle specie che ha sofferto in questi ultimi anni di una vera e propria recrudescenza di atti di bracconaggio con circa 13 orsi morti dal 2010 nell’Appennino per cause antropiche, bracconaggio, malattie infettive, veleno e altre cause non ancora evidenziate. Un danno enorme visto che la popolazione conta complessivamente 100-110 esemplari suddivisi tra Alpi e Appennino e per la quale l’84% della mortalità è dovuta al prelievo illegale o accidentale da parte dell’uomo. E simili situazioni riguardano molte altre specie protette come lupi, rapaci, uccelli migratori, ecc.
La proposta legislativa del WWF è uno dei passaggi della Campagna Crimini di Natura lanciata ad ottobre e per la quale si chiede il sostegno di tutti: l’invito è quello di aiutare le centinaia di Guardie e volontari del WWF, attivi in Italia e nel mondo, per dotarle di attrezzature tecnologiche, medicine, fuoristrada, gps, camera-traps, binocoli, radiotrasmittenti ed altri equipaggiamenti indispensabili a monitorare il territorio per sorprendere bracconieri e trafficanti.
Sul sito www.wwf.it/criminidinatura chiunque può informarsi sul fenomeno, sostenere la campagna del WWF con una donazione libera, diffondere a sua volta le informazioni e sottoscrivere la petizione “Sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche”.

LA PROPOSTA DEL WWF
Il pacchetto legislativo contro i Crimini di Natura proposto dal WWF prevede:
1) una proposta di legge con modifiche puntuali a 3 articoli del codice penale (544-bis, 544-ter e 733-bis) ed alle disposizioni sanzionatorie della legge quadro sulla protezione della fauna selvatica (art. 30 della legge n. 157/1992) per portare sino a 27 mesi il massimo della pena prevista per l’uccisione di esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta, nonché prevedendo l’aumento della sanzione penale per chi cattura e detiene illegalmente o maltratta animali selvatici protetti;
2) un emendamento al disegno di legge governativo sulla “Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” con il quale si chiede di mantenere in capo al Corpo Forestale dello Stato, quale forza di polizia autonoma, specializzata in campo ambientale le importanti competenze esercitate dal CFS nel contrasto al commercio illegale internazionale di specie protette (Convenzione di Washington), di vigilanza nelle aree protette nazionali e di prevenzione e pronto intervento a contrasto degli incendi boschivi, di gestione delle riserve naturali dello Stato.
La proposta è stata costruita entro il perimetro del codice penale il quale contempla, fino ad oggi, il generale reato di “Uccisione di animali” (art. 544 bis) e di “Maltrattamenti di animali” (art. 544 ter). Per un’esigenza di armonizzazione del sistema si è intervenuto sulla c.d. legge sulla caccia (legge n. 157/1992) esclusivamente per evitare che, secondo le regole di interpretazione della legge penale, si continuasse ad applicare quest’ultima che prevede, in merito all’ipotesi dell’abbattimento degli animali da essa previsti e tutelati (es: orso, lupo, aquila reale) pene meno severe.
È bene ricordare che l’Italia ha una grande responsabilità sulla tutela della biodiversità essendo il Paese in Europa più “ricco” con oltre il 30% di specie animali e quasi il 50% di quelle vegetali, su di una superficie di circa 1/30 di quella del continente. Alcune specie simbolo del nostro Paese hanno visto un miglioramento nel loro status, ma si stima che il 31% dei vertebrati in Italia sia tuttora a rischio estinzione. L’Italia è anche il crocevia di traffici illeciti internazionali di prodotti derivati dalle specie protette: un commercio illegale di risorse naturali che vale su scala globale 23 miliardi di dollari e costituisce una fonte di finanziamento per “trafficanti di specie” che alimentano il mercato nero di droghe e armi e la tratta di essere umani.

17.11.14

Sabato 22 novembre: a Teramo si parla di rifiuti

 
Sabato 22 novembre il WWF Teramo aderisce all'iniziativa lanciata da Zero Waste Teramo.
Si tratta di una interessante occasione di confronto sulle problematiche della gestione dei rifiuti.

Il CEA "Monti della Laga" per la Settimana dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile

 
Torna la settimana organizzata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO che da ormai un decennio promuove l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile al fine di sensibilizzare i cittadini al rispetto dell’ambiente e delle risorse, promuovendo buone pratiche e stili di vita sostenibili.
Il 2014 è l’anno in cui si celebra la chiusura del Decennio UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014, con la nona e ultima edizione della sua “Settimana DESS”.
L’iniziativa di quest’anno sarà quindi dedicata al bilancio delle attività svolte: da una parte la raccolta delle buone pratiche e prassi educative svolte durante il decennio, dall’altra l’inventario delle realtà che continueranno a promuovere l’educazione alla sostenibilità.
Per l’occasione tutti i Centri di Educazione Ambientale della Provincia di Teramo (CEA Calanchi di Atri, CEA Castel Cerreto, CEA Ecocentro Pineto, CEA Area Marina Protetta Torre del Cerrano, CEA Scuola Verde, CEA Gli Aquilotti, oltre al nostro CEA Monti della Laga) hanno fatto squadra ed organizzato una serie di iniziative dal titolo “10 anni di educazione alla sostenibilità nella Provincia di Teramo - I Centri di educazione ambientale in mostra”: nelle date del 26, 27, e 29 novembre ci saranno tante attività presso i CEA aderenti all’iniziativa, che per l’occasione apriranno le porte al pubblico realizzando incontri, laboratori gratuiti e visite guidate presso le loro strutture.
Questo il programma del nostro CEA “Monti della Laga”.
Mercoledì 26 novembre: Incontro su campagna WWF “Crimini di Natura” con gli studenti e gli insegnanti delle Scuole della provincia di Teramo aderenti. La campagna “Crimini di natura” è stata lanciata dal WWF Italia per combattere i crimini ambientali che determinano la distruzione, il prelievo e l’uso illegali di risorse naturali.
Orario: due turni dalle ore 9:30 alle 11 e dalle ore 11 alle ore 12:30
Dove: Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” del WWF Teramo in via De Vincentiis n. 1 a Teramo. 
Contatti: 349.7174140 - teramo@wwf.it - http://ceacortino.webnode.it/
Giovedì 27 novembre: Incontro su campagna WWF “Crimini di Natura” con gli studenti e gli insegnanti delle Scuole della provincia di Teramo aderenti. La campagna “Crimini di natura” è stata lanciata dal WWF Italia per combattere i crimini ambientali che determinano la distruzione, il prelievo e l’uso illegali di risorse naturali.
Orario: due turni dalle ore 9:30 alle 11 e dalle ore 11 alle ore 12:30
Dove: Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” del WWF Teramo in via De Vincentiis n. 1 a Teramo.
Contatti: - 349.7174140 - teramo@wwf.it - http://ceacortino.webnode.it/
Venerdì 28 novembre: partecipazione al workshop "10 anni di educazione ambientale nella Provincia di Teramo - I Centri di educazione in mostra" presso Auditorium Sant'Agostino ad Atri.
Orario: dalle ore 10 alle ore 13.

15.11.14

Ultimi giorni per acquistare i biglietti della lotteria del WWF

La matrice di uno dei 4 biglietti acquistati da Donatella Bianchi

L'estrazione del 22 novembre si avvicina.
Restano pochi giorni per acquistare i biglietti, contribuire alle battaglie sul territorio del WWF Teramo e tentare la fortuna.
La bicicletta a pedalata assistita del primo premio è bellissima e anche Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia, ha acquistato 4 biglietti!
Che aspettate? Contattateci!

Il primo premio della lotteria

Ennesimo sversamento nel Fiume Tordino

 

A seguito di una segnalazione, questa mattina il WWF Teramo ha effettuato un sopralluogo nel parco fluviale del Fiume Tordino in zona Cona all’altezza dei campi di calcetto.
L’acqua del fiume appariva ricoperta da una schiuma biancastra maleodorante, probabilmente di origine organica.
“Non è certo la prima volta che segnaliamo episodi del genere”, dichiara Donatella Policreti del WWF Teramo. “Pochi mesi fa, presentammo un esposto alla magistratura su un episodio analogo. Purtroppo sembra che i fiumi siano terra di nessuno. Sversamenti, deviazioni del corso naturale, abbandono di rifiuti, taglio sconsiderato della vegetazione ripariale, depuratori inesistenti o mal funzionanti: ogni volta se ne parla per qualche giorno sui giornali ed in televisione, ma poi tutto tace fino al prossimo episodio. Se questo è il modo in cui si combatte l’inquinamento non devono certo meravigliare i dati presentati l’altro giorno dal Corpo Forestale sullo stato di qualità dei corsi d’acqua teramani”.
Il WWF auspica un pronto intervento delle forze dell’ordine ed una più concreta azione di prevenzione e repressione di questi crimini di natura. 

13.11.14

Italia insicura

 Il Governo, attraverso la propria Unità di Missione coordinata da Erasmo D’Angelis, ha organizzato l’11 novembre a Roma, gli “Stati generali contro il dissesto idrogeologico”.
Quella che poteva essere un’utile occasione di confronto è stata in realtà una vetrina per consolidare una politica dell’emergenza risultata fino ad ora fallimentare, abbandonando definitivamente la pianificazione e la prevenzione come previsto dalla Direttiva "Acque" (2000/60/CE) e dalla Direttiva “Alluvioni” (2007/60/CE), non a caso mai citate dagli interlocutori governativi (Galletti, Del Rio, Gabrielli, D’Angelis…).
Il WWF ritiene un enorme sbaglio perpetuare gli accordi di programma tra Stato e Regioni conferendo poteri commissariali ai Governatori regionali (così, ad esempio, il Commissario in Liguria è lo stesso Governatore che con le “sue” Giunte ha portato avanti leggi per la riduzione delle fasce di inedificabilità lungo i fiumi).
Inoltre s’intende finanziare questa grande operazione di deregulation e di violazione delle direttive europee proprio con i Fondi Strutturali europei.
Purtroppo con molta demagogia è passato un messaggio di efficienza di questo Governo contro la burocrazia che ha impedito di spendere 2 miliardi di euro: è però anche vero che molti progetti sono stati “bloccati” perché fatti male, perché con VIA o Vinca impresentabili (lo abbiamo anche ben documentato nel dossier sui siti di rete Natura 2000 dello scorso anno redatto con la LIPU).
Ci sono certamente anche molti ritardi, però per questo il WWF chiede di ritornare urgentemente alla pianificazione di bacino come previsto dalle normative europee ed impegnare i fondi europei solo per attuare questi piani e non programmi straordinari gestiti dalle Regioni scoordinate tra di loro.
Visitate il sito http://italiasicura.governo.it/site/home.html dove potete verificare quali interventi o scempi intendono fare nel vostro territorio.

11.11.14

Impugnazione dell'art. 38 dello (S)blocca Italia: l'Abruzzo dia l'esempio

Alle parole e agli impegni formali ora seguano i fatti: questa in estrema sintesi la richiesta che le associazioni ambientaliste avanzano ai Presidenti delle Giunte regionali.
“Ieri – dichiarano i responsabili abruzzesi di Legambiente e WWF, Giuseppe Di Marco e Luciano Di Tizio – a firma dei rispettivi vertici nazionali, è partito un appello sottoscritto da Greenpeace, FAI, Legambiente, Marevivo e WWF per chiedere di avviare gli atti necessari per l’impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale del decreto (S)blocca Italia. In Abruzzo c’è già stata l’approvazione all’unanimità di un documento proposto dal Movimento 5Stelle e c’è stato l’impegno ufficiale del presidente D’Alfonso, ribadito in un incontro con WWF e Legambiente. Auspichiamo dunque che sia proprio l’Abruzzo a dare il buon esempio impugnando per primo o comunque tra le prime regioni italiane l’art. 38 del decreto legge 133/2014, il cosiddetto (S)blocca Italia”.
Nel testo della lettera inviata a tutti i presidenti regionali sono spiegate le ragioni della ferma opposizioni delle cinque associazioni ambientaliste, del resto già ribadite nel corso di vari convegni svolti nel territorio nazionale. A Pescara, il 27 ottobre scorso, presero parte all'incontro l’assessore all’ambiente della Regione, Mario Mazzocca, alcuni sindaci ed i rappresentanti delle organizzazioni di categoria del commercio e del turismo, oltre che di tantissimi cittadini preoccupati.
“La Regione faccia ora la sua parte – chiedono Di Marco e Di Tizio – nel rispetto della volontà espressa ormai a chiarissime note dalla stragrande maggioranza degli abruzzesi”. 

6.11.14

Il paese degli elefanti


Venerdì 21 novembre, alle ore 17:30, presso la sala consiliare della Provincia di Teramo in via Giannina Milli n. 2, il WWF Teramo organizza la presentazione del libro “Il Paese degli elefanti. Miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi” (Lu::Ce Edizioni, 2014) di Luca Pardi, Presidente di ASPO Italia - Association for the Study of Peak Oil & Gas.
Sarà presente l’Autore.
Il libro indaga sulla reale consistenza delle riserve di gas e petrolio in Italia, mettendo a confronto disponibilità con consumi e richiesta generale. Una concreta analisi costi-benefici, senza dimenticare che fra i costi sarà necessario mettere anche i costi legati al rischio ambientale e quelli legati ai ritardi culturali e sociali che l’insistere sulle fonti fossili comporta.

Le Associazioni abruzzesi alla Regione: sullo (s)blocca Italia ci vogliono fatti!

Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo, Massimo Lucà Dazio, presidente FAI Abruzzo e Molise, Amina Hammad, coordinatrice Greenpeace Abruzzo, e Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo, intervengono sul Decreto (s)blocca Italia, varato a colpi di fiducia dal governo Renzi.
Si tratta di un provvedimento che ignora gli enormi progressi della green economy e rappresenta un ritorno al passato. E per l’Abruzzo sono enormi i rischi ambientali ed economici.
"Il Decreto (s)blocca Italia dopo la fiducia del Senato è legge. È legge quindi anche la norma che autorizza almeno 100 concessioni per trivellare l'Italia. Scelte che sono in netto contrasto con una cultura verde in grado di tutelare l'ambiente e garantire un futuro di sviluppo sostenibile per il Paese". Questo il primo commento delle Associazioni FAI, Greenpeace, Legambiente e WWF abruzzesi dopo l'approvazione del contestato decreto che, in particolare nell’articolo 38, dà il via libera alle trivellazioni snellendo iter autorizzativi e favorendo una nuova assurda e antieconomica colonizzazione del territorio e dei mari da parte dell’industria petrolifera, invece di difendere l’interesse pubblico a uno sviluppo sostenibile.
“Contro il decreto – annunciano le quattro associazioni – la lotta continua. A livello nazionale stiamo predisponendo una lettera, che sarà inviata domani, a tutti i presidenti delle Giunte e dei Consigli regionali interessati per sollecitare ricorsi contro una norma che lede il diritto dei cittadini a scegliere in sede locale il proprio futuro. In Abruzzo c’è già stata una votazione unanime del Consiglio, pienamente confermata dal presidente D’Alfonso in un incontro con i responsabili di WWF e Legambiente. Ora ci aspettiamo che il ricorso venga predisposto e presentato nei tempi previsti dalla legge perché la Corte Costituzionale possa cancellare questa palese violazione attuata con assurda insistenza e a colpi di voti di fiducia dal Governo Renzi”.
Il decreto, tra l’altro, non tiene in alcun conto i dati sulla crescita della green economy italiana.
A confermare questo andamento sono i dati del recentissimo rapporto GreenItaly 2014: più di un’impresa su cinque dall’inizio della crisi ha scommesso su innovazione, ricerca, conoscenza, qualità e bellezza. Sono infatti ben 341.500 le aziende italiane (circa il 22%) dell’industria e dei servizi che dal 2008 hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie verdi per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Un orientamento che si rivela strategico, tanto che proprio alla nostra green economy si devono 101 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,2% dell’economia nazionale.
L’economia verde produce anche lavoro: già oggi in Italia ci sono 3 milioni di green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra destinata a salire ancora nel corso del 2014.
Dalle realtà della green Italy infatti arriveranno quest’anno 234 mila assunzioni: ben il 61% della domanda di lavoro! “Lo sviluppo verde - sottolineano WWF, Greenpeace, Legambiente e FAI - crea occupazione; lo sfruttamento selvaggio del petrolio crea solo desolazione. La cultura verde è l’orientamento che sta progressivamente conquistando i nostri territori. Gli abruzzesi stanno tra l’altro già dimostrando grandi capacità anche nel proporre un diverso tipo di made in Italy, in cui il rispetto della nostra tradizione produttiva si sposa con la tutela dell’ambiente e si coniuga con una idea di business anche eticamente positiva e certamente vincente.
“Se vogliamo davvero rilanciare il sistema Paese - concludono le quattro associazioni - è da qui che dobbiamo ripartire: da questa green Italy che rappresenta una delle punte più avanzate del Paese. Un’Italia innovativa, competitiva e sostenibile da incoraggiare e sostenere, non da rottamare. Lo (s)blocca Italia può rivelarsi un boomerang per l'esecutivo. Tantissimi cittadini si stanno mobilitando e continueranno a lottare contro questo attacco finale alla salute, alla qualità dell'ambiente e all'economia diffusa basata su turismo, accoglienza e enogastronomia”.

Il Decreto Sblocca Italia: una manovra contro l'ambiente

Una manovra contro l’ambiente, che protegge interessi privati speculativi e che minaccia territorio e mari italiani, proprio quando l’Italia, già fragile, affronta un’emergenza permanente dovuta al dissesto idrogeologico ed ai cambiamenti climatici.
Questo il commento a caldo del WWF Italia sull’approvazione definitiva da parte del Senato ieri sera del decreto Sblocca Italia (dl 133/2014).
“La fiducia imposta dal Governo su disposizioni che perpetuano un modello di sviluppo insostenibile per le nostre risorse naturali e fossili, per le misure contrastanti le strategie dei Paesi più avanzati al mondo per una progressiva de carbonizzazione dell’economia, accresce la sfiducia nei confronti dell’esecutivo dei cittadini consapevoli oramai dell'esigenza di tutelare e valorizzare il capitale naturale del Paese. Ma questa volta siamo in buona compagnia e chiederemo alle Regioni e a tutte le categorie economiche (ad esempio del turismo e della pesca) che hanno a cuore il Bel Paese, di intraprendere ogni iniziativa, anche legale, contro queste norme contro natura”, commenta la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi.
Il WWF ricorda che su 45 articoli, ben 11 disposizioni, un quarto delle norme contenute nel decreto, sono intese a indebolire le tutele e le valutazioni ambientali e a dare mano libera agli interessi speculativi sui beni comuni. Tutto con il rischio che ai danni ambientali si aggiungano, come segnalato dal presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, i rischi relativi ad un aumento della illegalità.
Le norme più pericolose a parere del WWF, in estrema sintesi, sono quelle relative a:
  1. la proroga delle concessioni senza gara e l’allargamento dei poteri delle concessionarie autostradali in violazione delle normative comunitarie che ha come ulteriore conseguenza un’espropriazione del territorio per realizzare tratte interconnesse, contigue o complementari;
  2. la norma su misura per favorire con agevolazioni fiscali innanzitutto il project financing, dell’europarlamentare Vito Bonsignore, per realizzare l’autostrada Orte-Mestre che, se autorizzata, minaccia l’integrità delle aree protette, tra le quali il Delta del Po e le paludi di Comacchio;
  3. il combinato disposto delle norme a favore degli speculatori edilizi e fondiari relative alle deroghe alla pianificazione urbanistica, alla elusione del nulla osta paesaggistico delle soprintendenze e del via libera agli appetiti dei privati sul patrimonio pubblico sulla base di semplici accordi di programma;
  4. l’insieme di norme che definiscono forzosamente come strategiche intere categorie di interventi (incenerimento dei rifiuti, gasdotti, rigassificatori, stoccaggio di gas, ricerca, prospezione, coltivazione e stoccaggio del gas naturale nel sottosuolo) in deroga alle procedure di valutazione ambientale ed economico-finanziarie e cancellando le ineludibili intese con le Regioni, stabilite dal Titolo V della Costituzione. 
Il WWF, che ha presentato a suo tempo le proprie osservazioni e proposte di emendamento in Parlamento, ritiene che vada mantenuta e rilanciata la mobilitazione nel Paese.

4.11.14

Educazione ambientale nella Scuola primaria di Nepezzano


Oggi volontari del WWF Teramo sono stati nella Scuola primaria di Nepezzano per una lezione sulla tutela degli uccelli.

Parchi senza guida! Il WWF scrive a D'Alfonso

Il WWF, a firma del responsabile abruzzese Luciano Di Tizio e del consigliere nazionale Dante Caserta, ha indirizzato sabato scorso una lettera al presidente della Regione Luciano D’Alfonso e, per conoscenza, all’assessore ai parchi Donato Di Matteo per chiedere un intervento presso i ministeri competenti al fine di sollecitare la nomina dei consigli direttivi dei parchi nazionali presenti in Abruzzo. 
Di seguito il testo integrale della lettera.

"Egr. Presidente,
Le scriviamo per segnalarLe una situazione ormai insostenibile che riguarda i tre parchi nazionali presenti in Abruzzo.
Come ha fatto notare in più occasioni il WWF Italia, quasi tutti i parchi nazionali italiani sono privi da anni dei propri organi direttivi. Dei 23 parchi nazionali esistenti in Italia, attualmente solo 3 hanno un Presidente e un consiglio direttivo operativo. Negli altri 20 parchi è stato nominato solo il Presidente, a volte dopo commissariamenti duranti anni, ma non il consiglio direttivo, determinando così una gestione anomala, peggiore persino del commissariamento degli Enti. Trascorsi sei mesi dalla nomina del Presidente, la mancata ricostituzione dei consigli, infatti, determina un commissariamento di fatto indebolito dal venir meno dei poteri di surroga conferiti transitoriamente al Presidente. Tale situazione, oltre a rappresentare un vero e proprio deficit di democrazia e partecipazione (nei consigli direttivi dei parchi siedono, a titolo gratuito, rappresentanti degli Enti locali, dei Ministeri competenti, del mondo scientifico ed ambientalista), indebolisce di molto l’azione dei Parchi che non possono operare nel pieno delle proprie funzioni.
Il ritardo per quanto riguarda i parchi abruzzesi è addirittura imbarazzante: il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è privo del consiglio direttivo dal 22 gennaio 2007, il Parco Nazionale della Majella dal 20 settembre 2007, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dall’11 luglio 2012.
La riforma legislativa entrata in vigore ad aprile 2013 (DPR n. 73/2013) ha riformato i consigli direttivi dei parchi, riducendo il numero dei componenti da 12 ad 8. A seguito di questa semplificazione sarebbe stata ovvia una rapida ricomposizione dei consigli con un ritorno alla normalità, ma purtroppo questo non è avvenuto.
Su richiesta del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, le Associazioni ambientaliste hanno provveduto alle designazioni di loro competenza già dal novembre 2013 e nel frattempo molte Comunità del Parco hanno trasmesso al Ministero i loro rappresentanti nei rispettivi consigli direttivi. Risulta che anche l’ISPRA abbia provveduto alle proprie designazioni, per cui resterebbero soltanto le designazioni del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
La invitiamo a far sentire la Sua autorevole voce ed a sollecitare il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare affinché recuperi i ritardi accumulati nel passato e proceda rapidamente a dotare i parchi dei corretti strumenti di governance.
Con l’occasione torniamo a segnalarLe anche l’importanza di giungere rapidamente anche alla definitiva perimetrazione del Parco della Costa Teatina. 
Con la recente nomina del commissario è auspicabile che questo processo arrivi alla sua conclusione dopo oltre un decennio dall’avvio!"