19.2.18

Dalla Torre di Cerrano per la difesa del mare!

 
Ieri, domenica 18 febbraio, nonostante la pioggia circa 150 persone hanno partecipato al sit-in lanciato dal WWF contro lo sversamento di sedimenti derivanti dai lavori di dragaggio del porto di Ortona nel tratto di mare vicino al Sito di Interesse Comunitario “Torre del Cerrano”.
Oltre ai rappresentanti locali, regionali e nazionali del WWF, al sit-in hanno preso parte il Presidente dell’Area Marina Protetta, Leone Cantarini, il Sindaco di Pineto, Robert Verrocchio, il Vicesindaco di Città Sant’Angelo, Alice Fabbiani, rappresentanti di Legambiente, ProNatura, Lega Navale, Silvi in Comune, Cittadinanzattiva, Comitato di quartiere Silvi Nord, delle Associazioni di categoria Alberghiamo, NAPA e Federalberghi, nonché di partiti e movimenti politici come 5 Stelle e Liberi e Uguali, oltre ad una rappresentanza di richiedenti asilo ospitati a Roseto degli Abruzzi.
Tutti hanno concordato sulla necessità di impedire alla Regione Abruzzo di sversare 342.694 mc di materiale proveniente dal dragaggio del porto di Ortona nel sito denominato ABR01D, a 6 km dal confine dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano” e ad appena 2,5 km dalla zona contigua di protezione esterna.
Le aperture degli ultimi giorni da parte della Regione sono sicuramente un importante passo avanti, frutto della mobilitazione partita fin dalla fase delle osservazioni. È importante però che queste aperture si tramutino in atti concreti e quindi nel ritiro delle autorizzazioni concesse.
La volontà comune emersa nel corso degli interventi è quella di continuare a seguire la vicenda sino alla sua positiva conclusione.
Per il WWF è importante che la Regione Abruzzo si apra all’ascolto e al confronto sulle questioni ambientali. Questo dello sversamento è solo uno dei tantissimi interventi dannosi per l’ambiente che la Regione ha adottato e che si sarebbe potuto evitare se ci fosse stata una reale fase di partecipazione con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse generali e non solo di quelli di parte. 

18.2.18

5 nuovi aperitivi scientifici


Car* tutt*,
è pronta la nuova edizione del Café scientifique!
Per il 2018 abbiamo programmato 5 nuovi aperitivi scientifici con il WWF.
Attenzione: il locale dove si svolgeranno i nostri appuntamenti è cambiato!
Quest'anno saremo ospiti di "Stagioni - Bistrot all’italiana" in Circonvallazione Ragusa n. 20 a Teramo.

Ecco i nostri 5 appuntamenti:
Venerdì 2 marzo – ore 18: Viaggio nel sottobosco: il magico regno dei funghi.
Con Bruno De Ruvo, micologo
Venerdì 23 marzo – ore 18: Da dove arriva l’acqua che beviamo?
Con Roberto Rotella, biologo, WWF Teramo
Venerdì 13 aprile – ore 18: I boschi del nostro territorio.
Con Gualberto Mancini, Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Teramo
Venerdì 4 maggio – ore 18: Superstizione, una questione bestiale?
Con Francesco Ruggirello, criminologo, coordinatore CICAP Abruzzo-Molise, e Luciano Di Tizio, erpetologo, delegato Abruzzo WWF Italia
Venerdì 25 maggio – ore 18: Scienza vs Magia: psicologo e mentalista a confronto.
Con Aristide Saggino, Dip. Scienze Psicologiche, Umanistiche e del Territorio Università “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara, presidente CICAP Abruzzo-Molise, e Luca Menichelli, mentalista, vice presidente CICAP Abruzzo-Molise.
Il costo aperitivo è di 6 euro (compresa donazione al WWF)

In tanti alla Torre per difendere il mare (nonostante la pioggia)

In tanti ci siamo ritrovati alla Torre di Cerrano per ribadire un fermo NO allo sversamento nel mare adiacente all'Area Marina Protetta e al Sito di Interesse Comunitario di 350.000 mc di fanghi provenienti dal dragaggio del porto di Ortona.
La Regione dovrà ascoltarci!





 









17.2.18

Domani tutti alla Torre!


Domani, domenica 18 febbraio dalle ore 15 nella spiaggia antistante il sottopasso di accesso alla Torre di Cerrano si svolgerà un sit-in contro lo sversamento di sedimenti derivanti dai lavori di dragaggio del porto di Ortona nel tratto di mare vicino al Sito di Interesse Comunitario “Torre del Cerrano”.
Sarà l’occasione per tanti cittadini di manifestare la loro preoccupazione per la decisione della Regione di autorizzare lo sversamento in mare di 342.694 mc di fanghi nel sito denominato ABR01D, a 6 km dal confine dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano” e ad appena 2,5 km dalla zona contigua di protezione esterna.
Per il WWF è molto importante essere domani a Pineto perché si deve far sentire forte la voce di chi vuole tutelare il mare e vuole che si affermi una idea di sviluppo sostenibile in grado di assicurare la salvaguardia del territorio e una crescita economica che non sia di rapina delle risorse naturali.
L’opposizione che si sta alzando contro questa ipotesi sta già producendo i primi effetti. La Regione si è dichiarata disponibile a rivedere la sua decisione. Meglio tardi che mai! Ma è importante che alle parole seguano i fatti ed è per questo che domani chiederemo alla Regione impegni concreti.
Il WWF ribadisce l’invito a tutti, cittadini, associazioni, comitati, organizzazioni, movimenti, a far sentire la propria voce contro questo progetto e partecipare al sit-in di domenica.
Le adesioni possono essere comunicate a teramo@wwf.it.

16.2.18

Vota l'ambiente!






 
"Visto che la politica continua ad essere distratta rispetto alle tematiche ambientali ci rivolgeremo direttamente ai cittadini con una campagna di sensibilizzazione elettorale da parte della Natura": così la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, annunciando l’avvio di una campagna apartitica “in stile WWF” su tutti i canali digitali.
"Abbiamo deciso di affidare al lupo, alle energie pulite, all’acqua, al paesaggio, al mare il compito di risvegliare una politica assopita, di richiamare la centralità del tema ambientale, fondamentale per la vita, la sicurezza, la salute e il benessere equo e sostenibile dei cittadini", continua la presidente che spiega: "L’ambiente è l'argomento fantasma di questa campagna elettorale. L’arretratezza del dibattito politico nel nostro Paese, purtroppo, si misura anche da questo: dal confronto sulle politiche ambientali si valuta la capacità di affrontare le sfide dell’efficienza e dell’innovazione nei campi della ricerca, della produzione, dell'amministrazione pubblica. Risparmiare l’energia, rendere più efficienti i nostri sistemi produttivi, diminuire i nostri rifiuti e gli sprechi alimentari, riutilizzare i materiali, utilizzare energie pulite, abbattere i gas climalteranti, conservare il nostro patrimonio naturale, vuol dire non solo vivere più a lungo e in buona salute, ma anche progettare il futuro dei nostri figli e il benessere dell’Italia, uno dei Paesi del G7, che dovrebbe essere all’avanguardia nel mondo".
Anche in questa campagna elettorale sembra che le forze politiche ritengano concluso il proprio compito con la redazione di programmi elettorali dove peraltro di ambiente si parla poco quando se ne parla. Sarebbe invece indispensabile concentrarsi sulle emergenze ambientali: dall’inquinamento alla carenza di verde nelle nostre città, dal bracconaggio ai crimini di natura fino ad arrivare allo sviluppo di una nuova economia capace di creare benessere e occupazione rispettando la natura.
Come è già accaduto in passato con le grandi battaglie vinte per i parchi, le specie protette e la difesa del suolo anche questa volta saranno i cittadini che condivideranno la campagna del WWF a mandare un forte messaggio a chi si appresta a rappresentarli nelle istituzioni.
Visita il sito della campagna.

Dopo nove mesi: nessun progetto di messa in sicurezza, tanta confusione e assenza di trasparenza...


Sono passati 9 mesi dall’incidente dell’8/9 maggio quando, a seguito dell’ennesimo incidente, fu vietato il consumo di acqua in gran parte della provincia di Teramo.
E ci sono voluti ben 53 giorni per ottenere una risposta dalla Regione Abruzzo alla richiesta dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso in merito all’esistenza di un progetto per la messa in sicurezza dell’acquifero.
Il 15 dicembre 2017, l’Osservatorio aveva prodotto un accesso civico per conoscere gli aspetti progettuali riguardanti la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso.
La risposta è arrivata solo l’8 febbraio 2018 e segnala che “ad oggi non vi è ancora alcun elaborato progettuale inerente le attività di messa in sicurezza...” (il virgolettato è ripreso dalla nota di risposta della Regione).
È chiaro quindi che la Commissione tecnica per la Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso nei nove mesi trascorsi dall’incidente del maggio 2017 non ha ancora prodotto un progetto di messa in sicurezza.
Non si può poi non rilevare una situazione alquanto confusa.
Se l’8 febbraio 2018 per la Regione Abruzzo non vi è ancora alcun progetto, attraverso il verbale pubblicato sul sito della Regione, risulta che nel corso della riunione della Commissione del 3 novembre 2017 il professor Guercio ha illustrato un’idea progettuale che prevede "... il rifacimento delle captazioni, mediante perforazioni rivestite, ortogonali all’asse della galleria, con sviluppi longitudinali non inferiori a 200 m, a partire dalle nicchie SOS esistenti. Le nuove captazioni, dotate di apparecchiature di sezionamento e controllo quali-quantitativo, recapiterebbero le portate drenate dall’acquifero ad un nuovo sistema di tubazioni in acciaio inox, da posare in banchina delle gallerie autostradali. Esigenze di natura statica del rivestimento esistente delle gallerie autostradali non consentono la rimozione dell’attuale sistema di drenaggio, che continuerà a svolgere la propria funzione, anche se con portate presumibilmente ridotte, in quanto compensate dalle nuove captazioni. La soluzione comporta la necessità di continuare ad utilizzare la portata drenata dalle condotte poste sotto la pavimentazione stradale al fine di assicurare il medesimo volume complessivo di risorsa idrica destinata al consumo umano. Parte di tali risorse dovranno peraltro essere caratterizzate come acque superficiali, in quanto non captate in pressione all’interno dell’acquifero, e conseguentemente sottoposte ad un adeguato trattamento di potabilizzazione...".
In una conferenza stampa del 9 febbraio scorso il Vicepresidente Giovanni Lolli ha poi parlato di una nuova ipotesi di progetto che prevedrebbe: sostituzione del pvc dei tubi con materiale inox flessibile, impermeabilizzazione con nuove tecnologie del manto autostradale e di tutte le strutture a contatto, nuovo intervento di impermeabilizzazione dei Laboratori.
Ad oggi quindi la situazione che emerge sembra essere la seguente:
  • non c’è nessun progetto reale per la messa in sicurezza dell’acquifero;
  • dovrebbero esserci delle ipotesi di lavoro (non si capisce suffragate da quali studi);
  • la situazione dei Laboratori dell’INFN e delle gallerie è talmente grave e complessa da richiedere interventi che dovrebbero modificare totalmente il sistema di captazione esistente con necessità di potabilizzazione di parte dell’acqua del Gran Sasso che verrebbe “declassata” ad acqua di superficie. Questo nonostante i lavori svolti durante la gestione commissariale Balducci siano costati oltre 82 milioni di euro;
  • non vi è alcuna ipotesi di allontanare le migliaia di tonnellate di sostanze pericolose (nafta pesante, trimetilbenzene, ecc.) stoccate all’interno dei Laboratori.
Sulla trasparenza permane l’inspiegabile opposizione da parte della Regione alla partecipazione di rappresentanti delle Associazioni, come richiesto dall’Osservatorio, alla Commissione tecnica per la Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso.
Inoltre è ancora impossibile per un cittadino conoscere tempestivamente i dati sulla qualità dell’acqua che arriva al rubinetto, non essendo stato messo a punto un sito che raggruppi tutti i dati delle analisi effettuate dai vari enti e organismi di controllo.
A questo punto, visto che il Vicepresidente Lolli ha affermato durante la richiamata conferenza stampa che è disponibile a confrontarsi pubblicamente su questi temi anche per illustrare quanto si sta facendo, l’Osservatorio chiederà al Vicepresidente di partecipare ad un incontro pubblico da organizzarsi al più presto a Teramo. 

13.2.18

Domenica: tutti alla Torre per difendere il mare!

 
Domenica 18 febbraio dalle ore 15 nella spiaggia antistante il sottopasso di accesso alla Torre di Cerrano si svolgerà un sit-in contro lo sversamento di sedimenti derivanti dai lavori di dragaggio del porto di Ortona nel tratto di mare vicino al Sito di Interesse Comunitario “Torre del Cerrano”.
La scelta di effettuare il sit-in davanti alla Torre di Cerrano, simbolo dell’Area Marina Protetta, non è casuale: indica la volontà di tutelare l’unica area marina protetta abruzzese ed esprime la richiesta di adottare per il nostro territorio un modello di sviluppo basato sulla tutela e sulla valorizzazione del mare e della costa.
La recente autorizzazione da parte della Regione consentirà lo sversamento in mare di 342.694 mc di fanghi nel sito denominato ABR01D, a 6 km dal confine dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano” e ad appena 2,5 km dalla zona contigua di protezione esterna.
Le ragioni dell’opposizione a tale intervento sono molteplici e le prescrizioni imposte nella delibera regionale di autorizzazione sono insufficienti a garantire la tutela del mare, in particolare nei prossimi mesi quando, da un lato, la gran parte degli organismi marini affronterà la delicata stagione riproduttiva e, dall’altro, prenderà il via la stagione balneare.
A corredo di questa ipotesi progettuale non ci sono stati sufficienti approfondimenti e non è stata neppure effettuata l’obbligatoria procedura di VINCA, ineludibile in base alla normativa vigente, come confermato da ampia giurisprudenza.
Il WWF rivolge un invito a tutti, cittadini, associazioni, comitati, organizzazioni, a far sentire la propria voce contro questo progetto e partecipare al sit-in di domenica. Le adesioni possono essere comunicate a teramo@wwf.it.
Un invito particolare è rivolto a tutti sindaci dei comuni costieri a partire da quelli di Pescara, Montesilvano, Silvi e Pineto che sono i più direttamente coinvolti.

12.2.18

La vergogna sulla strada provinciale n. 3

Lunga la strada provinciale n. 3 che da Teramo porta verso la Val Vibrata sono disseminati rifiuti di ogni tipo. Una vera vergogna, indegna di un paese civile.
Buste di immondizia (lasciate evidentemente da chi non vuole fare la raccolta differenziata) e gomme di automobili o tir costeggiano lunghi tratti della strada o sono ammucchiate nelle piazzole di sosta.
Un danno ambientale non da poco, un pessimo biglietto da visita per un territorio che vuole fare turismo e un futuro costo per tutti i contribuenti quando qualche amministrazione si deciderà a rimuoverli! 
 










 

9.2.18

Sommersi dal fango: attacco all'AMP Torre di Cerrano

“Un attacco feroce alla biodiversità che il parco tenta di tutelare”: così Pietro Palozzo, membro del CdA dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, ha definito la sciagurata autorizzazione che il Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo ha concesso ieri per lo sversamento in mare di sedimenti derivanti dai lavori di dragaggio del porto di Ortona in una zona pressoché contigua all’AMP e al coincidente Sito di Interesse Comunitario. Una opinione certamente condivisibile.
Il WWF, che aveva presentato anche osservazioni in opposizione a questa scelta, e Legambiente ribadiscono la propria contrarietà e ritengono le prescrizioni imposte nella delibera regionale insufficienti a garantire la tutela del mare, meno che mai nei prossimi mesi, quando la gran parte degli organismi marini affronterà la delicata stagione riproduttiva e alla vigilia del periodo balneare, il più prezioso per l’economia dei territori coinvolti.
Riepiloghiamo i fatti: il progetto al quale la Regione ha ora concesso il proprio assenso prevede lo sversamento in mare di ben 342.694 mc di sedimenti di dragaggio provenienti dal porto di Ortona nel sito denominato ABR01D, nei pressi del SIC IT7120215 “Torre del Cerrano” e dell’omonima e coincidente Area Marina Protetta. Le distanze sono veramente minime: appena 6 km dal confine dell’AMP e 2,5 km dalla zona contigua di protezione esterna. I potenziali effetti negativi sono enormi, in particolare per il fatto che la quantità di sabbia che dovrebbe essere sversata è immensa e già solo i danni da soffocamento potrebbero essere rilevantissimi. A questo vanno aggiunti i risvolti negativi per il turismo, con un vulnus economico rilevante per una vasta parte del territorio costiero regionale. Non a caso si stanno in queste ore valutando azioni giudiziarie.
WWF e Legambiente da tempo parlano di “una scelta sbagliata, assunta senza tenere in alcun conto i possibili danni che si possono determinare in un ambiente tutelato”. Le due associazioni hanno anche denunciato il fatto che a corredo di questa ipotesi progettuale non ci sono stati sufficienti approfondimenti e che non è stata neppure effettuata l’obbligatoria procedura di VINCA, che non può in alcun modo essere esclusa in base a quella che è la normativa vigente, come confermato da ampia giurisprudenza.
Già nel 2011 nello stesso sito venne autorizzata la deposizione di materiali dragati dal porto di Pescara, ma poi non si procedette. E peraltro si tratta di un precedente di scarso significato perché le quantità interessate allora erano infatti enormemente inferiori: 72.621 mc a fronte degli attuali 342.694 mc, oltretutto all’epoca non era stato ancora istituito il SIC e non esistevano quindi le misure di tutela oggi in vigore, a cominciare proprio dalla VINCA.
Il fatto che siano state imposte prescrizioni conferma che si dovrebbe operare in un sito delicato, ma nel contempo non si può non osservare che si tratta di prescrizioni insufficienti: monitoraggio acustico e dell’aria, controllo del moto ondoso e dei venti, sversamenti solo nel periodo di fermo-pesca, riduzione per quanto possibile dell’intorpidimento delle acque, modalità di rilascio dei fanghi ecc. appaiono più come consigli di buon senso, cui chiunque operi in mare dovrebbe sottostare, piuttosto che come reali garanzie di tutela ambientale. Tra l’altro chi potrà mai controllare che tali prescrizioni vengano rispettate davvero e chi stabilirà quale sia la “rilevante entità” dei venti e dei moti ondosi in base alla quale gli sversamenti dovrebbero essere evitati?

4.2.18

Corso Vigilanza WWF: aperte le iscrizioni!


Care/i tutte/i,
vi segnaliamo che il WWF ha organizzato un corso regionale per la formazione di Guardie Giurate Volontarie del WWF Italia addette alla vigilanza venatoria, ittica e zoofila.
Le iscrizioni scadono il 15 febbraio 2018.
Per ricevere il programma del corso e il modulo per l'iscrizione scrivere a guardiewwf-abruzzo@wwf.it.
I posti non sono moltissimi: se siete interessate/i, affrettatevi!

3.2.18

Archiviato SOX, la sicurezza resta una chimera


Questa mattina si è svolta a Teramo una conferenza stampa dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso costituito dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.
La decisione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di rinunciare all’esperimento SOX costituisce un elemento positivo, ma non certo risolutivo per la sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso.
Tale rinuncia è stata motivata con l’impossibilità tecnica di realizzare l’esperimento poiché, come si legge nel comunicato dell’Istituto stesso, il produttore russo della sorgente non sarebbe in grado di realizzare il generatore di antineutrini basato sul Cerio 144 che sarebbe stato il cuore del progetto SOX.
Scoprire a due mesi dall’avvio del progetto che i responsabili dello stesso non sono in grado di garantire quello che loro stessi definiscono “il cuore del progetto” solleva ulteriori dubbi su tutta la vicenda, considerato che la messa a punto dell’esperimento, a quanto si è appreso, nonostante la mancanza di informazioni alla cittadinanza che lo ha caratterizzato, va avanti da anni ed è già costata milioni di euro.
In ogni caso la rinuncia ad un esperimento con una fonte radioattiva all’interno di una falda acquifera, contemporaneamente ad altri esperimenti che prevedono l’utilizzo di sostanze pericolose e nelle vicinanze di un’area ad alta sismicità, rappresenta sicuramente una scelta positiva, anche se non risolutiva rispetto alla messa in sicurezza dell’acquifero.
A distanza di 9 mesi dall’incidente dell’8/9 maggio, infatti, non si registra nessun nuovo passo avanti verso la sicurezza.
Il problema della permeabilità di laboratori e gallerie autostradali con l’acquifero che rifornisce di acqua circa 700.000 abruzzesi non è stato affrontato e all’interno dei Laboratori sono ancora stoccate tonnellate di sostanze pericolose.
Le comunicazioni su quanto sta facendo la Commissione regionale sull’emergenza del Gran Sasso sono frammentarie e del tutto insufficienti. Da dichiarazioni alla stampa del Vicepresidente Lolli si apprende che la prossima settimana dalla Commissione dovrebbe uscire la proposta per la messa in sicurezza definitiva da portare al Ministero. Il tutto senza nessun confronto con la cittadinanza, nessuna informazione verso l’esterno e neanche verso l’interno della stessa Commissione a giudicare dalle dichiarazioni di alcuni dei rappresentanti degli Enti chiamati a partecipare.
È grave che la Regione Abruzzo non abbia neppure fornito una risposta alla richiesta di accesso agli atti avanzata dall’Osservatorio per conoscere che tipo di progetti si stanno studiando per la messa in sicurezza dell’acquifero.
Nonostante i continui annunci non si conosce quando entrerà in funzione lo spettometro annunciato dalla Ruzzo Reti SpA a giugno dello scorso anno per il controllo delle acque destinate al consumo umano.
Il sito web della Regione Abruzzo sulla sicurezza del bacino idrico del Gran Sasso è aggiornato all’11 ottobre del 2017 (data dell’ultimo verbale della Commissione riportato), mentre il nuovo sito web dove mettere a disposizione dati e analisi sulla qualità dell’acqua, richiesto da tutti dopo l’incidente del maggio scorso, non è stato neppure creato.
Non esiste un piano per la gestione dell’emergenza in caso di un eventuale incidente che comporti nuovamente il divieto di distribuire acqua: il caos determinatosi l’8 e il 9 maggio 2017 fu dovuto anche all’improvvisazione con cui fu gestita l’emergenza e alla mancanza di informazioni certe e tempestive fornite alla cittadinanza.
La Regione Abruzzo continua a rifiutarsi di accogliere come uditori rappresentanti della società civile nella Commissione regionale sull’emergenza del Gran Sasso.
E proprio sulla questione della partecipazione che si registra la più assoluta chiusura, nonostante tutte le normative prevedano ormai che, nella fase di pianificazione e programmazione degli interventi, sia garantita la partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse. Ad esempio, lo stesso decreto legge n. 189/2016 “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016”, di cui sarebbe opportuno tenere conto anche per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso, prevede la costituzione di una Conferenza permanente in cui assicurare “adeguate forme di partecipazione delle popolazioni interessate, mediante pubbliche consultazioni, nelle modalità del pubblico dibattito o dell’inchiesta pubblica”.
E del resto il tema della sismicità dell’area deve essere ormai posto con forza, atteso che la carta geologica del Gran Sasso, in fase di ultimazione, ha evidenziato come, a non più di un chilometro di distanza dalla zona dell’acquifero interessato dai laboratori e dalle gallerie autostradali, sia presente una faglia attiva che potrebbe sprigionare eventi sismici di elevata intensità.

2.2.18

Bene la rinuncia all'esperimento SOX, ma i problemi rimangono tutti!

 
La rinuncia all’esperimento SOX da parte dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare rappresenta una buona notizia!
Anche se, a quanto riferito dall’Istituto, tale scelta sarebbe legata a carenze insite nell’organizzazione dell’esperimento stesso, questa rinuncia comporterà che il grado di pericolosità di quanto è stoccato all’interno dei Laboratori sotterranei non aumenti. Al tempo stesso scoprire che non si sia in grado di assicurare un elemento fondamentale ai fini dell’esperimento, rafforza i tantissimi dubbi che da sempre hanno circondato questo esperimento sin da quando è stato scoperto (perché – come sempre – si è cercato di tenere nascosta la cosa) che si stava predisponendo il trasporto di materiale radioattivo.
Nel concreto, però, non si è fatto nessun nuovo passo avanti verso la sicurezza: le sostanze pericolose presenti nei Laboratori sono ancora tutte lì, il problema della permeabilità di laboratori e gallerie autostradali persiste e nessun atto per la messa in sicurezza dell’acquifero è stato compiuto.
Sono passati 9 mesi dall’incidente dell’8/9 maggio e il caos determinatosi in quei giorni potrebbe ripetersi anche domani.
Apprendiamo da dichiarazioni alla stampa del Vicepresidente regionale, Giovanni Lolli, che la prossima settimana dalla Commissione regionale sull’emergenza del Gran Sasso dovrebbe uscire la proposta per la messa in sicurezza definitiva da portare al Ministero. Siamo proprio curiosi di sapere di cosa si tratta, su quali studi si basa e che scelte comporterà. E con noi, immaginiamo, lo saranno anche gli Enti che partecipano alla Commissione visto che, da quanto ci riferiscono, fino ad oggi neppure loro sanno effettivamente cosa si stia decidendo!
Nel frattempo la Regione, che non ha voluto nessun rappresentante della società civile nella Commissione, non ha fornito nessuna risposta all’accesso agli atti dell’Osservatorio per conoscere le ipotesi progettuale su cui si sta lavorando.
Domani, sabato 3 febbraio, alle ore 10.30 presso la sede del WWF in via De Vincentiis n. 1 a Teramo, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso terrà una conferenza stampa per fare il punto della situazione.

31.1.18

Si chiude l'ennesima, pessima stagione venatoria

Il bilancio della stagione venatoria che si chiude oggi è segnato da molti fatti negativi e rarissimi segnali positivi per la tutela della fauna selvatica e per il rispetto della legalità.
La situazione climatica, i drammatici incendi della scorsa estate, l’aumento dei morti per caccia, l’incremento del bracconaggio anche su specie protette, i provvedimenti delle Regioni sempre a vantaggio dei cacciatori e contro la tutela di animali, natura e normative europee e internazionali hanno aggravato la situazione, disegnando un quadro fortemente negativo per l'attività venatoria italiana.
Anche quest’anno le guardie volontarie del WWF hanno dato il proprio contributo con migliaia di chilometri percorsi e centinaia di ore spese per assicurare la legalità e controllare il territorio in collaborazione con le forze dell'ordine ed in particolare con L'Arma dei Carabinieri con cui, dopo l'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato, il WWF ha siglato un importante accordo per la prevenzione e la repressione dei reati ambientali e per l'informazione e l'educazione ambientale. Proprio ai Carabinieri-Forestali per le attività in difesa dell'ambiente, della legalità e degli animali selvatici va un grande grazie da parte dell'associazione.
MORTI PER CACCIA. Anche questa stagione venatoria è stata caratterizzata da numerosi e gravi incidenti di caccia. A novembre 2017, il WWF ha sentito l'esigenza di richiamare l'attenzione del Ministro dell'Interno evidenziando come in meno di due mesi si erano già registrate 44 vittime a causa dei cacciatori (17 morti e 27 feriti, di cui 4 morti e 7 feriti tra non cacciatori come riportato da l'associazione Vittime della Caccia). Una situazione che a fine dicembre si era ulteriormente aggravata con 25 morti e 58 feriti.
IL ‘BLITZ’ DEL PARLAMENTO. Come ogni anno il WWF si è trovato a dover arginare proposte di legge finalizzate a deregolamentare ulteriormente il settore a tutto vantaggio della potente lobby dei cacciatori e dell'ancora più potente lobby dei produttori di armi. Proprio agli sgoccioli della legislatura, attraverso un emendamento alla Legge di Bilancio dal titolo "controllo faunistico", esponenti della maggioranza di governo hanno provato ad introdurre la caccia indiscriminata: un vero e proprio Far West venatorio che si è riusciti ad evitare solo grazie ad una mobilitazione popolare.
LE REGIONI. Non è andata meglio sul versante delle Regioni. Tutte le Regioni, ad eccezione dell'Abruzzo, hanno dato il peggio di sé all'inizio della stagione venatoria: invece di rinviare ad ottobre l'avvio della caccia per dare una tregua e consentire di riprendersi agli animali selvatici stremati dal caldo estremo, dagli estesi incendi e dalla siccità, hanno anticipato la stagione venatoria.
Ma non basta. Solo nei mesi di dicembre 2017 e gennaio 2018 vi è stato un fiorire di leggi regionali non conformi alla legge quadro sulla caccia (Legge 157/1992): la Lombardia e la Liguria hanno stabilito regole sull'annotazione dei capi abbattuti che di fatto impediscono un reale controllo; il Veneto ha "regalato" 350.000,00 euro alle associazioni venatorie "per finanziare progetti di informazione e di sensibilizzazione dei cacciatori", a vari scopi tra i quali "contrastare il deprecabile fenomeno del bracconaggio" (dimenticando che gli atti di bracconaggio non sono semplicemente fenomeni da deprecare, ma reati sanzionati dal codice penale che chi possiede una licenza di caccia dovrebbe conoscere bene); le Marche hanno finanziato iniziative delle associazioni venatorie, legate alla "cultura e tradizioni dei cacciatori" definiti "valorizzatori dell'habitat e dell'ecosistema", lasciando invece senza fondi i centri di educazione ambientale regionali; ancora la Liguria ha approvato una legge che non rispetta il divieto nazionale di commercio di fauna selvatica; la Puglia ha ridefinito il concetto di "esercizio venatorio", limitandolo al solo impiego di "armi pronte all'uso e cariche". Tutti provvedimenti sempre a vantaggio dei cacciatori, anzi a vantaggio di quei cacciatori/bracconieri che non vogliono controlli.
IL BRACCONAGGIO. E proprio sul bracconaggio si sono registrate le notizie peggiori: uccisioni di specie protette, detenzione illegali o gravi maltrattamenti ai danni di animali selvatici, molti dei quali durante la stagione di caccia. Questi alcuni dei casi più eclatanti seguiti dal WWF nel 2017: un lupo decapitato vicino Pesaro, due lupi uccisi e esposti sulla strada a Radicofani, un lupo ucciso e lasciato come trofeo a una fermata degli autobus vicino Rimini; il ferimento di una rarissima Aquila reale in un Parco regionale vicino Fabriano, di una Aquila del Bonelli in Sicilia e di un Falco pescatore vicino Todi; l'uccisione di un Cervo sardo, specie particolarmente protetta; furti di piccoli o di uova di uccelli rapaci in tutto il Meridione (in Sicilia in particolare); numerosi casi di caccia illegale a Trento. Tutti reati rispetto ai quali, grazie al sostegno volontario di decine di avvocati, il WWF ha presentato denunce e esposti, costituendosi come parte civile nei procedimenti penali.
COSA CHIEDE IL WWF. Anche questa stagione venatoria ha dimostrato la difficoltà del nostro Paese ad allinearsi agli standard internazionali ed europei in materia di tutela della fauna selvatica e prelievo venatorio. Va totalmente invertita questa situazione in cui l'unico elemento positivo è la costante diminuzione del numero dei cacciatori.
È necessario migliorare e aumentare l’attività di vigilanza venatoria da parte delle Forze dell'ordine e delle Amministrazioni locali. Va agevolata la nomina di nuove guardie volontarie delle associazioni di protezione ambientale, favorendone le attività nell'affiancamento alle Forze di polizia. Vanno aumentati i controlli, vanno introdotte regole più severe sul rilascio e sul rinnovo delle licenze di caccia. Va ridotto il periodo di caccia, così come vanno ridotte le aree aperte a tale attività che costituisce un reale pericolo per agricoltori, escursionisti o altre categorie che sempre più spesso sono vittime di "incidenti" di caccia.
Al nuovo Parlamento che si insedierà a marzo, il WWF Italia chiede una riforma del sistema sanzionatorio penale per l’uccisione, le catture illegali, il commercio illecito di animali appartenenti a specie protette dalle normative nazionali, europee o internazionali con l'introduzione del “Delitto di uccisione di specie protetta”.

28.1.18

350mila mc di fanghi da dragaggio in mare a pochi km dal SIC Torre del Cerrano


Bisogna trovare una soluzione diversa, evitando lo sversamento in mare di ben 342.694 mc di fanghi di dragaggio provenienti dal porto di Ortona nei pressi del Sito di Importanza Comunitaria (SIC) IT7120215 “Torre del Cerrano” e dell’omonima e coincidente Area Marina Protetta (AMP).
Lo hanno chiesto a chiare note WWF e Legambiente in una conferenza stampa congiunta (alla presenza di un rappresentante dell’AMP) nel corso della quale hanno parlato di “una scelta sbagliata, decisa senza tenere in alcun conto i possibili danni che si possono determinare in un ambiente tutelato”. Le due associazioni hanno anche denunciato il fatto che a corredo di questa ipotesi progettuale non ci sono stati sufficienti approfondimenti e che non è stata neppure effettuata l’obbligatoria procedura di valutazione di incidenza ambientale (VINCA).
Contro questa sciagurata ipotesi il WWF aveva presentato già nella scorsa estate le proprie osservazioni al Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale contestando in particolare proprio il fatto che non erano stati presentati studi adeguati sulle possibili conseguenze di un imponente sversamento ad appena 6 km dal confine dell’area protetta e a 2,5 km dalla zona contigua. È vero che nel 2011 nello stesso sito erano stati depositati materiali dragati dal porto di Pescara, ma questo precedente ha ben scarso significato. Le quantità interessate allora erano infatti enormemente inferiori: 72.621 mc a fronte degli attuali 342.694 mc. Vennero prese inoltre migliori precauzioni con un piano di monitoraggio oggi invece non previsto.
Il SIC e l’Area Marina Protetta sono stati creati a tutela di habitat e di specie di particolare rilievo ed è fondamentale soppesare le possibili conseguenze di ogni intervento prima di attuarlo. Il progetto assurdamente non prevede invece neppure stazioni di monitoraggio che possano valutare le conseguenze dell’azione nell’immediato e a medio termine mentre le prevede, giustamente, nella zona di dragaggio.
Nelle osservazioni presentate erano stati chiesti studi scientifici più approfonditi che tenessero conto delle criticità e delle possibili conseguenze ambientali di uno sversamento con enormi quantità di sabbie in un’area delicata, frequentata tra l’altro da specie importanti come, a esempio, la tartaruga comune Caretta caretta e il delfino tursiope Tursiops truncatus. Un ambiente nei confronti del quale ci si aspetterebbe ben altra precauzione.
WWF e Legambiente hanno anche sottolineato che la Regione, che fa parte del Consorzio di Gestione, non può assolutamente autorizzare questo scarico di fanghi dopo gli sforzi che in questi ultimi anni l'Area Marina Protetta ha svolto per avere un ripopolamento importante delle specie marine e dopo l’ottenimento del certificato europeo per il turismo sostenibile (CETS) che la qualifica anche a livello europeo.

25.1.18

Salvafratino 2018, si parte!

Fratino (Ph Marco Cirillo)
Si svolgerà domani, venerdì 26 gennaio 2018, a Pineto un workshop dedicato al Fratino, piccolo uccello migratore che nidifica lungo le nostre coste nel periodo primaverile durante il suo viaggio da sud a nord del Mediterraneo.
Il programma prevede una uscita sul territorio con una passeggiata lungo la costa con appuntamento a Villa Filiani, al centro di Pineto, alle ore 10. Una camminata fino a Torre Cerrano, la visita della Torre e il rientro poi a Villa Filiani lungo la pineta, dove a partire dalle ore 15,30, nella sala Corneli di Villa Filiani a Pineto, si terrà l’incontro pubblico, organizzato appositamente sotto forma di Tavola Rotonda, per fare il punto sulla situazione del “Progetto Salvafratino”.
Nel corso della camminata le Guide del Cerrano illustreranno le meraviglie dell’Area Marina Protetta e spiegheranno il comportamento del Fratino lungo le nostre spiagge, mente nell’incontro in aula verranno illustrati i risultati raggiunti nell’anno appena passato.
La partecipazione alla giornata di workshop è libera e gratuita.
All'evento aderiscono il WWF Abruzzo, che porta avanti il Progetto Salvafratino con l'Area Marina Protetta Torre di Cerrano anche grazie alla convenzione approvata lo scorso anno, il Coordinamento Nazionale Conservazione Fratino, che sviluppa a livello europeo la raccolta dati che avviene anche in Abruzzo, e infine, l’Associazione Guide del Cerrano, sempre attive sia come volontari nei censimenti e monitoraggi che nell’importante compito della divulgazione ed educazione ambientale.
Il Fratino è tutelato dall’Europa grazie ad alcune convenzioni siglate negli ultimi anni ed in particolare dalla Direttiva “Uccelli” 79/409 CEE. L’Area Marina Protetta, sito Natura2000, rappresenta un vero baluardo per la sua salvaguardia, visto che la minaccia più grande per la sua conservazione è rappresentata dalla distruzione e manomissione delle dune e delle spiagge che sceglie per nidificare. Mezzi meccanici per la pulizia dell’arenile, disturbo delle persone durante la cova e, infine, non ultimi, i cani lasciati liberi sulla spiaggia (possibilità quest’ultima rigorosamente vietata in AMP, infatti, dal 1 marzo al 30 luglio ai sensi dell’art. 4 c. 6 del Regolamento di Esecuzione e Organizzazione) sono i peggiori nemici dell’uccellino.

19.1.18

Al voto! Al voto! Al voto!


Non stiamo parlando delle prossime elezioni politiche, ma del rinnovo del Consiglio Nazionale del WWF Italia.
In queste settimane stanno arrivando via posta a tutti i soci maggiorenni regolarmente iscritti al WWF le schede per votare. La scelta dei componenti del Consiglio Nazionale è un momento fondamentale per tutta l’Associazione e servirà a delineare le strategie del futuro del WWF in Italia.
Le schede dovranno pervenire entro il 20 Febbraio p.v. all’indirizzo dello studio notarile indicato sulla scheda voto.
I soci che non hanno ricevuto la scheda voto (per un disguido postale oppure perché iscritti recentemente) possono richiederla scrivendo a Margherita Mazzocco (m.mazzocco@wwf.it) indicando nome cognome, indirizzo postale e – possibilmente – numero di tessera.
Lo scrutinio delle schede si avvierà nel corso dell’Assemblea dei Soci che si terrà a Roma - presso la sede del WWF Italia in via Po n. 25/c - il 24 febbraio dalle ore 10:00.
Siete tutti invitati a partecipare perché avremo modo di confrontarci sullo stato dell’Associazione e sui futuri programmi.
Per qualsiasi dubbio potete contattare la sede di Teramo scrivendo a teramo@wwf.it.

13.1.18

Lettera al Presidente Mattarella dell'Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso


Questa mattina, nel corso di un incontro presso la Prefettura di Teramo, i rappresentanti dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso hanno consegnato al Prefetto una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica.
La consegna era stata concordata con l’Ufficio del cerimoniale della Presidenza della Repubblica al quale l’Osservatorio si era rivolto nei giorni scorsi in previsione della visita del Presidente Mattarella ai Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso del prossimo 15 gennaio.
L’Osservatorio ha così inteso informare anche il Capo dello Stato della situazione di emergenza dell’acquifero del Gran Sasso.
Di seguito si riporta la lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.


Ill.mo Presidente della Repubblica,
nell’ultimo anno l’Abruzzo è stato colpito da innumerevoli emergenze che hanno sconvolto la quotidianità delle nostre città: dalle terribili scosse di terremoto dall’agosto 2016, al grave maltempo del gennaio 2017, fino alla crisi idrica del maggio del 2017 nell’intera provincia di Teramo.
L’Abruzzo non è privo di risorse, intelligenze ed eccellenze che potrebbero garantirne un riscatto sociale, politico ed economico.
L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare il prossimo 15 gennaio giustamente festeggia 30 anni di attività dei Laboratori del Gran Sasso, uno dei massimi centri di ricerca che il nostro Paese può vantare.
I Laboratori sono ospitati nel massiccio del Gran Sasso che, per ogni abruzzese, assume innumerevoli significati: il gigante che dorme; la più alta montagna dell’Appennino; il simbolo indiscusso di un Parco nazionale; la congiunzione con il resto del Paese tramite un’importante arteria autostradale (che però lo ha ferito al cuore con un inspiegabile progetto ingegneristico); ma soprattutto rappresenta la più grande risorsa d’acqua della regione, capace di rifornire oltre la metà della popolazione abruzzese (circa 700.000 persone).
Ed è proprio in questo ultimo prezioso bene che l’intera comunità abruzzese negli anni è stata più volte colpita: come ormai accertato da tutti gli Enti interessati, l’interferenza con l’acquifero del Gran Sasso, sia dei Laboratori sotterranei di Fisica Nucleare, sia delle gallerie autostradali dell’A24, ha più volte messo a rischio la principale risorsa idrica della regione.
Tra l’8 e 9 maggio 2017, a causa di un ultimo incidente, le cui dinamiche sono ancora da chiarire, il consumo d’acqua proveniente dal Gran Sasso è stato vietato in quasi tutta la provincia teramana, determinando una situazione di caos con vere e proprie corse all’accaparramento di acqua in bottiglia nei negozi e nei centri commerciali.
A seguito di questo incidente le associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI hanno costituito l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso: l’obiettivo è fornire un contributo per la ricerca delle soluzioni da adottare ad una situazione che perdura da troppi anni e che ha visto nel passato anche il sequestro dei Laboratori e la nomina di un commissario straordinario da parte del Governo nazionale per la gestione dell’emergenza, nonché la spesa di oltre 80 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza.
In questi otto mesi l’Osservatorio ha dato vita ad una serie di incontri pubblici e tante altre iniziative molto partecipate sul territorio (riassunte nella scheda allegata), ma dobbiamo evidenziare con rammarico come ancora oggi non ci sia chiarezza e non si manifesti una volontà di collaborazione da parte di tutte le Istituzioni preposte alla gestione di tale situazione.
La Regione Abruzzo ha sempre negato all’Osservatorio, così come a qualsiasi altro soggetto della società civile, di partecipare quale “uditore” alla Commissione tecnica per la gestione del rischio idrico del Gran Sasso, mentre abbiamo dovuto registrare una posizione ondivaga da parte dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che, ad oggi, non ha rispettato il Protocollo d’intesa sottoscritto su iniziativa della Regione e non ha fornito soddisfacenti rassicurazioni rispetto agli esperimenti condotti nei Laboratori per i quali vengono utilizzate grandi quantità di sostanze pericolose e, per il futuro, anche radioattive.
Per denunciare questo deficit di trasparenza, lo scorso 11 novembre a Teramo l’Osservatorio ha organizzato la Manifestazione per l’Acqua Trasparente, un corteo pacifico, ma fortemente determinato, che ha attraversato il centro cittadino e che ha visto l’adesione dell’Assemblea dei Sindaci dei Comuni della Provincia di Teramo, di decine e decine di associazioni, comitati, sindacati e forze politiche, ma soprattutto di oltre 3.000 cittadini che hanno marciato per chiedere trasparenza, partecipazione e sicurezza nella gestione dell’acquifero del Gran Sasso.
L’interferenza tra acquifero/autostrada/laboratori costituisce un potenziale pericolo per centinaia di migliaia di persone che bevono l’acqua del Gran Sasso, per l’ambiente e anche per l’economia di questo territorio. Tale situazione è nota dall’inizio degli Anni 2000 grazie alle prime denunce delle associazioni ambientaliste che, anche in questo caso, hanno anticipato le Istituzioni nell’individuazione dei problemi. Ma nonostante siano passati più di 15 anni non si sono ancora compiute le scelte necessarie per risolvere questa situazione e, anche dopo l’emergenza dell’8/9 maggio 2017, non si registrano concreti passi avanti.
Come Osservatorio chiediamo quindi di porre la giusta attenzione a tale problematica e di garantire la piena applicazione dell’art. 118 della Costituzione che permette in senso orizzontale al cittadino, sia come singolo, sia attraverso i corpi intermedi, di avere la possibilità di cooperare con le Istituzioni nel definire gli interventi che incidono sulle realtà sociali a lui più vicine, avendo ben presente che in questo caso entrano in gioco due beni tutelati dalla Costituzione: l’ambiente (art. 9) e la salute (art. 32).
L’Osservatorio vuole essere parte della soluzione del problema, vuole svolgere un ruolo di stimolo e collaborazione, mettendo a disposizione delle Istituzioni competenze e conoscenze, e vuole anche controllare che finalmente, dopo oltre 15 anni, si possa veramente trovare una soluzione definitiva che garantisca la piena tutela di un bene primario come l’acqua.
In questo periodo storico, in cui nel nostro Paese troppo spesso si registra una ingiusta distanza fra Istituzioni, politica e cittadini, è necessario lavorare per cancellare questa lontananza e costruire una nuova proposta di comunità che si ritrovi insieme per la soluzione dei problemi.
Nel ringraziarLa per l’attenzione dedicata, cogliamo l’occasione per porgerLe i più sinceri saluti, certi di un Suo autorevole e concreto impegno a favore delle nostre istanze.
Teramo, 13 gennaio 2018

12.1.18

Domani Assemblea per l'Acqua a Teramo

Domani, sabato 13 gennaio, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, ha organizzato un’Assemblea pubblica per fare il punto della situazione a due mesi dalla Manifestazione per l’Acqua Trasparente dell’11 novembre scorso.
All’Assemblea saranno presenti i rappresentanti delle Associazioni promotrici dell’Osservatorio e sono stati invitati di tutti gli organismi che hanno aderito alla Manifestazione dell’11 novembre.
L’Assemblea si terrà presso il circolo ARCI Officine Indipendenti in via Vezzola n. 7/9 a Teramo dalle ore 16.30. 

6.1.18

Sacchetti ultraleggeri per alimenti, un po' di chiarezza


L'anno nuovo si è aperto con una polemica sui sacchetti ultraleggeri per gli alimenti a pagamento. Nell'affrontare l'argomento è però importante partire da quanto il tema dell'invasione di plastiche sia centrale sia a livello mondiale, sia su scale regionali più limitate.
L’articolo 9-bis della legge di conversione 123/2017 prevede che “il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite”. Si tratta di una spesa di massimo 15 euro all’anno per le famiglie, considerato il costo medio di un sacchetto dell’ortofrutta, le 139 spese effettuate ogni anno di media (fonte: Gfk-Eurisko 2017) e il fatto che ogni spesa comporti l'utilizzo di almeno tre sacchetti per frutta e verdura.
Il fatto che i sacchetti di plastica per l’ortofrutta fossero gratuiti non significa che questi non fossero pagati dal consumatore attraverso la definizione del prezzo del prodotto che i sacchetti devono contenere. Si tratta dunque di un costo già comunque a carico del consumatore, inserito in maniera occulta nel totale del prodotto. L’obiettivo è quello della responsabilizzazione del consumatore.
A differenza del precedente, il nuovo bioshopper è riutilizzabile come sacchetto per la raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti domestici. Dunque l’operazione potrebbe rivelarsi vantaggiosa, laddove attualmente molte famiglie pagano i sacchetti per la raccolta dell’umido da 5 a 15 centesimi.
Molto dev’essere fatto dalla Grande Distribuzione che deve provvedere ad esempio a favorire questo tipo di riutilizzo dei sacchetti dell’ortofrutta o la creazione di sporte riutilizzabili, prevedendo ad esempio etichettature biodegradabili e compostabili. Utilizzare la gran parte delle etichette attuali sui nuovi bioshopper vuol dire infatti renderli non più utilizzabili per la raccolta dell’umido a livello domestico, anche perché toglierle provoca la lacerazione del sacchetto.
La produzione di bioplastiche costituisce un importantissimo contributo alla soluzione dei danni prodotti dalle plastiche. E peraltro rappresenta un’eccellenza italiana, frutto di innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico di cui dobbiamo essere fieri.
Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia, sottolinea l'enorme impatto della plastica sugli ecosistemi: "Si tratta di uno dei materiali che impiega più tempo a degradarsi: un sacchetto di plastica, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, resta nell'ambiente da un minimo di 15 anni a un massimo di 1000 anni. È un paradosso utilizzare il materiale come la plastica, nato per durare nei secoli, per la creazione di oggetti “usa e getta”, dal ciclo vitale assai breve. Gli impatti più negativi di un uso e uno smaltimento sconsiderati della plastica si ripercuotono sull’ambiente marino: nei mari del Pianeta navigano 150 milioni di tonnellate di materie plastiche, ogni anno se ne aggiungono 8 milioni cosicché la plastica arriva a rappresentare il 95% dei rifiuti marini. Il Mar Mediterraneo non fa eccezione: sono 1,25 milioni di frammenti di plastica per chilometro quadrato contro i 335 mila del Pacifico".
Sono oltre 700 le specie marine che a livello globale sono minacciate dai rifiuti plastici (per intrappolamento o ingestione), di cui 90 solo nel Mediterraneo (fonte: UNEP): nel Mare Nostrum l'80% delle tartarughe marine presenta plastica nello stomaco, in alcuni esemplari si arriva fino a 150 pezzi plastici e, come ha dimostrato un recente studio del WWF, nei tessuti dei cetacei che nuotano liberi nelle acque del Santuario Pelagos sono state trovate elevate tracce di ftalati, un additivo delle materie plastiche.
E uno dei manufatti di plastica più dannoso per l’ambiente è proprio il sacchetto monouso, spesso abbandonato incautamente finendo per inquinare mari, laghi e fiumi. Nel 2017 Orb Media ha pubblicato il primo lavoro che provava l’esistenza di una contaminazione da plastica nell’acqua potabile di tutto il mondo: il 72% dei campioni raccolti nelle varie città dell’Europa è risultato inquinato dalla presenza di fibre di plastica.
E siamo di fronte ad una vera e propria invasione: ogni anno nel mondo si utilizzano circa 1000 miliardi di sacchetti di plastica monouso, quasi 2 milioni ogni minuto (fonte: Earth Policy Institute).
La sostituzione dei sacchetti per alimenti porterà una riduzione di circa 10 miliardi di sacchetti in plastica monouso solo in Italia (fonte: Assobioplastiche).
Zero Waste Italy ha evidenziato come la disposizione sui sacchetti ultraleggeri costituisca una estensione delle previsioni già a suo tempo adottate, e con successo, per gli shopper.
La volontà di superare l’uso della plastica tradizionale nei sacchetti ultraleggeri per asporto dei generi alimentari è pertanto condivisa e va nella direzione di mettere anche in questo caso (come nel caso degli shopper, in cui l’iniziativa italiana ha poi stimolato l’adozione di disposizioni analoghe da altri Paesi e della Direttiva europea in merito) l’Italia alla testa di un fronte di eliminazione progressiva delle buste in plastica.
Nell’ambito di questa strategia è quindi giusto rendere evidente il prezzo dell’ultraleggero, cosi come già nel caso degli shopper, proprio per disincentivarne il prelievo, ma è evidente che una strategia di disincentivazione deve mettere a disposizione l'alternativa, che sia ambientalmente preferibile e dunque economicamente incentivata: anche in questo caso, l’alternativa è la borsa (“sporta”) riutilizzabile. Una alternativa pratica, conveniente, sostenibile, rispettosa della gerarchia del riuso come opzione preferibile e immediatamente adottabile, almeno nel caso di quei generi alimentari (come è il caso in genere per l’ortofrutta) che non creano, a differenza di carni, pesci e prodotti caseari molli, problemi di imbrattamento e sgocciolamento.
È qui che è intervenuto l’errore commesso dal Ministero dell'Ambiente, ossia la lettera alla Grande Distribuzione (GDO) in cui si dichiara che le borse riutilizzabili non possono essere impiegate, divieto di cui peraltro nella Legge non vi è traccia. Evidenzia sempre Zero Waste Italy come, inevitabilmente, questo errore, oltre a determinare un allontanamento dalle finalità stesse della norma, ha fatto avvertire l’uso del sacchetto biodegradabile come imposizione e balzello, distorcendo il dibattito e deviandolo dal merito ambientale della strategia (superamento della plastica tradizionale) a quello economico: l’imposizione del prezzo esplicito del sacchetto, che doveva funzionare da incentivo all’adozione dell'alternativa ambientalmente preferibile, nel momento in cui viene impedita tale alternativa, è stato percepito come una vessazione.
Appaiono del resto irricevibili le motivazioni di carattere sanitario addotte in varie occasioni sia dal Ministero dell'Ambiente che da quello della Salute, se solo si pensa a tutta la filiera di produzione, raccolta, trasporto, distribuzione della ortofrutta: una filiera in cui non è certo il prelievo finale dallo scaffale il momento più delicato. Né possono essere additati come irresponsabili tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea (Paesi certo non meno attenti del nostro ai temi della sicurezza alimentare) in cui le borse riutilizzabili sono consentite e promosse.
Il Ministero dell'Ambiente deve quindi fare chiarezza e insieme agli altri soggetti interessati sviluppare una campagna di informazione sul destino preferenziale dei sacchetti ultraleggeri, laddove acquistati dal consumatore al posto della borsa riutilizzabile. Tale campagna dovrebbe superare molta della confusione nel dibattito in corso e andrebbe focalizzata su comportamenti virtuosi (es. apposizione delle etichette adesive sui manici, onde poterle asportare senza danno al resto del sacchetto) finalizzati a fare reimpiegare successivamente i sacchetti per la raccolta differenziata dell’organico.
Alla luce della continua crescita dei consumi e dell'impatto che questi hanno sul Pianeta, il WWF ribadisce il consiglio di sempre: puntare ad una riduzione dello spreco di risorse naturali, limitando l’approccio “usa e getta” e valorizzando quello “usa e riusa”. Ogni oggetto, anche se biodegradabile e compostabile, viene prodotto utilizzando materie prime, energia e acqua. Solo l’uso nel tempo può veramente ridurre e ammortizzare il suo costo ambientale.

3.1.18

Cosa porterà il nuovo anno all’acqua del Gran Sasso?


Oggi, conferenza stampa a Teramo dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.
L’inizio del 2018 registra una sostanziale situazione di stallo per quanto attiene alla messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso.
Ad oggi non è dato sapere su cosa stia dibattendo la Commissione regionale sull’emergenza del Gran Sasso. Da informazioni raccolte da alcuni “fortunati” partecipanti si è appreso che è stato presentato da parte del Prof. Roberto Guercio, oggi consulente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e della Strada dei Parchi, ieri del Commissario Balducci durante la stagione commissariale, un progetto di massima che prevederebbe la captazione di acqua da un altro punto della falda del Gran Sasso così da bypassare i punti di interferenza con i Laboratori dell’INFN e le gallerie autostradali.
Di più non è dato sapere. Sembra che il progetto presentato non sia stato lasciato in visione neppure ai partecipanti alla Commissione: ci si chiede come possano gli Enti coinvolti esprimere giudizi su progetti così complessi da una semplice illustrazione durante una riunione.
A metà dicembre l’Osservatorio è stato quindi costretto a presentare un nuovo accesso agli atti alla Regione Abruzzo per riuscire a prendere visione del progetto in discussione e a tutt’oggi attende la risposta della Regione.
Sul sito della Regione dedicato ai lavori della Commissione non compare nessuna informazione al riguardo e anzi l’ultimo verbale riportato risale addirittura all’11 ottobre 2017 (http://www.regione.abruzzo.it/content/sicurezza-bacino-idrico-del-gran-sasso)
Non si comprendono realmente le ragioni di tanta segretezza. E non si comprende perché la Regione non abbia incaricato un tecnico al di sopra delle parti da affiancare al tecnico incaricato dalle due strutture che rappresentano le cause principali del problema.
Come Osservatorio rinnoviamo le richieste formulate da sempre.
  • Perché gli interventi di messa in sicurezza ipotizzati durante la gestione commissariale sono stati abbandonati? Se si vuole fare qualcosa di diverso, tale scelta andrebbe motivata, soprattutto considerando che i progettisti che stanno seguendo la vicenda sono gli stessi.
  • Cosa comporteranno alla falda e quindi all’ambiente esterno ulteriori captazioni?
  • Che fine farà l’acqua attualmente presa dai punti di prelievo vicino ai Laboratori e alle gallerie autostradali?
Per quanto riguardano gli altri aspetti non si può fare altro che ripetere quanto già illustrato nel corso dell’ultima conferenza stampa dell’Osservatorio di inizio dicembre:
  • A distanza di quasi otto mesi dall’incidente dell’8/9 maggio 2017 la Ruzzo Reti SpA non ha ancora messo in funzione il nuovo spettrometro che dovrebbe garantire controlli più accurati ed estesi sull’acqua prima della distribuzione.
  • Non è stato fatto alcun passo avanti verso l’eliminazione delle sostanze pericolose stoccate e utilizzate nei Laboratori (comprese quelle per il futuro esperimento SOX), nonostante l’attuale normativa vieti la presenza di sostanze pericolose nei pressi di una captazione d’acqua.
  • Non risulta che siano stati approntati nuovi strumenti per gestire eventuali emergenze in maniera meno confusa di quanto avvenne in occasione dell’incidente dell’8/9 maggio 2017 quando gli stessi sindaci della provincia di Teramo dichiararono di non essere stati messi in condizione di informare tempestivamente i cittadini su quanto stava accadendo.
  • Non risultano esserci novità circa la sottoposizione alla Valutazione di Incidenza Ambientale dell’esperimento SOX, dopo che l’Ente Parco del Gran Sasso e Monti della Laga con una nota del 23 novembre inviata a INFN e Strada dei parchi ha chiarito – se mai ce ne fosse bisogno, visto che è previsto da una direttiva europea e dalla normativa italiana – che ogni nuovo intervento previsto all’interno dei Laboratori o delle gallerie autostradali, ad eccezione di quelli di ordinaria manutenzione, deve essere, necessariamente e senza eccezioni, sottoposto all’autorizzazione dell’Ente e al procedimento di Valutazione di Incidenza Ambientale.
  • Nonostante le rassicurazioni seguite alla Manifestazione per l’Acqua Trasparente organizzata dall’Osservatorio l’11 novembre 2017 non è stato fatto alcun passo avanti sulla trasparenza e sulla partecipazione: continua infatti il divieto per i rappresentanti dell’Osservatorio a partecipare alla Commissione regionale e al Tavolo nazionale aperti sull’emergenza del Gran Sasso.
Alla luce di questa situazione di stallo l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ha deciso di convocare un’Assemblea pubblica alla quale saranno invitati i rappresentanti delle associazioni promotrici dell’Osservatorio e di tutti gli organismi che hanno aderito alla Manifestazione per l’Acqua Trasparente dell’11 novembre 2017.
L’Assemblea si terrà sabato 13 gennaio a Teramo alle ore 16.30 presso il circolo ARCI Officine Indipendenti in via Vezzola n. 7/9.

2.1.18

Avifauna in difficoltà per il freddo: i consigli WWF per un inverno in armonia con la natura


Il maltempo e le temperature rigide che stanno interessando in questi primi giorni del 2018 un po’ tutto l’Abruzzo ci ricordano che siamo nel pieno della stagione invernale e che da un momento all’altro con il freddo intenso potrebbe arrivare la neve anche nelle aree sin qui risparmiate dalla coltre bianca. Una situazione che renderà ancora più difficoltosa la vita degli animali selvatici, compresi quelli che popolano i nostri giardini e le nostre città. Non a caso la mortalità degli uccelli in inverno è più alta che non nel resto dell'anno. È questo il momento giusto per dare un aiuto ai nostri amici pennuti che tanto ci donano con la loro presenza e i loro gradevoli gorgheggi, migliorando la qualità della nostra vita quotidiana. Sistemare una mangiatoia in giardino, sul balcone o su un davanzale, oltre che rappresentare un valido e concreto aiuto per la fauna in difficoltà, ci permetterà di rilassarci praticando un comodo birdwatching casalingo, ci consentirà di saperne di più sugli uccelli che frequentano la nostra zona e ci darà l'occasione per scattare qualche bella foto.
Le mangiatoie potranno essere acquistate con una modica spesa presso qualsiasi rivendita di cibo per animali e in altri negozi di settore ma se abbiamo un po’ di tempo ci potremmo anche dilettare nella costruzione faidate: on line si possono trovare parecchi tutors che ci guidano passo passo nella tutt’altro che difficile impresa. Un passatempo piacevole che ci consentirà di dare libero sfogo alla creatività, magari usando materiale di recupero, con ulteriori vantaggi per l’ambiente.
Se poi non vogliamo né spendere pochi spicci né impegnare tempo nel lavoro manuale, potremo anche limitarci ad appendere al ramo di un albero una collanina di arachidi realizzata facendo passare all’interno delle noccioline dello spago o del fil di ferro. Una scelta che ad esempio le cinciarelle, spesso molto confidenti, certamente gradiranno. Tutti i granivori apprezzeranno invece alcune spighe di panico intrecciate adagiate sui rami o una mangiatoia, naturale al 100%, realizzata con la buccia di un arancio tagliata a coppa e appesa o poggiata colmata con una bella miscela di semi, di quelle che si comprano di solito per i canarini.
Circa il cibo da offrire, oltre le miscele di cui s’è appena detto (tra gli altri canapa, miglio e avena), tra le sementi più apprezzate possiamo annoverare i semi di girasole, di cui esiste anche una cultivar nera tipica abruzzese. Come frutti si potranno utilizzare invece quelli che ci offre la stagione come cachi, pere, mele e datteri ma anche frutta secca sbriciolata, molto gradita a esempio dai pettirossi. È anche possibile fare di più realizzando delle mini tortine impastando strutto o margarina con briciole dolci e semi misti, da mettere poi a disposizione degli uccellini nelle retine delle confezioni dei limoni appese al ramo di un albero. Vedrete che sarà un offerta molto gradita… Se poi non abbiamo tempo di metterci a impastare ma non vogliamo rinunciare al piacere di offrire un pasto energetico ai nostri amici alati, sappiate che le tortine si possono anche acquistare presso i negozi di prodotti per animali.
Completiamo l’elenco delle possibili offerte con un riferimento al periodo festivo che stiamo ancora vivendo: in casa ci saranno con ogni probabilità ancora qualche briciola di panettone, qualche biscotto o altri dolcetti, alimenti energetici e certamente graditi. Dobbiamo invece evitare le inadatte briciole di pane e nel modo più assoluto i semi salati che nuocciono alla salute, in verità non solo degli uccelli…
Infine qualche consiglio di carattere generale: le mangiatoie vanno tenute sempre pulite per evitare che il cibo ammuffisca; può essere utile, specie per i modelli senza copertura a tetto, realizzare sul fondo qualche foro per il drenaggio dell'acqua piovana; la collocazione migliore è in un punto tranquillo del giardino, magari protetto dalla vegetazione, dove la fauna selvatica di senta al riparo, ma che al contempo ci permetta l'osservazione e lo studio delle specie che vorranno farci visita. Importantissimo sarà offrire il cibo lontano dalle zone frequentate dai gatti e a una altezza tale da garantire la sicurezza degli uccelli.
Passeri, cince, cinciarelle, cinciallegre, merli, storni, pettirossi, tortore, fringuelli ma anche il picchio muratore e tantissime altre specie di avifauna vi ringrazieranno e vi faranno compagnia per un inverno un po’ meno freddo, in armonia con la natura.

Tabella riepilogativa con gli alimenti più adatti per le varie specie di uccelli (clicca per ingrandire)

1.1.18

Auguri!

Buon 2018.
Noi siamo pronti per un nuovo anno in difesa dell'ambiente e della natura, a Teramo come nel resto del Pianeta. E tu?