29.12.18

Un anno dalla parte della Natura!


Raccontare un intero anno è sempre difficile. Lo è ancora di più se si vuole provare a riassumere in poche pagine l’impegno di un’associazione ambientalista in una regione complessa e bellissima come l’Abruzzo. Sono state decine e decine le attività che le quattro organizzazioni locali del WWF (Abruzzo Montano, Chieti-Pescara, Teramo, Zona Frentana e Costa Teatina), coordinate dal delegato regionale, hanno portato avanti insieme alle sei Oasi (Oasi dei Calanchi di Atri e Oasi affiliata del Fosso Giardino in provincia di Teramo, Oasi del Lago di Penne in provincia di Pescara, Oasi delle Gole del Sagittario in provincia di L’Aquila, Oasi delle Cascate del Rio Verde e Oasi del Lago di Serranella entrambe in provincia di Chieti) e ai tanti Centri di Educazione all’Ambiente del Panda presenti in regione.
«Come ogni anno il WWF con i suoi volontari ha provato a fare la differenza - dichiara Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo. - Grazie a loro siamo intervenuti su tutte le principali vertenze regionali. All’opera di denuncia e contrasto abbiamo accompagnato anche quella di informazione: attraverso l’educazione ambientale nelle nostre Oasi e nelle scuole abbiamo avvicinato migliaia di ragazze e ragazzi, mentre in tanti incontri pubblici abbiamo potuto confrontarci con ricercatori ed esperti su tematiche ambientali. I nostri legali hanno patrocinato l’associazione come sempre gratuitamente anche in processi molto difficili, le guardie WWF sono state impegnate sul territorio in decine di controlli e gli operatori delle nostre Oasi hanno permesso la gestione di alcune tra le più belle riserve regionali. A tutti i nostri volontari va un grande “grazie” perché la forza di un’associazione è data dal sostegno dei soci e dal lavoro degli attivisti: invitiamo tutti ad aderire al WWF e diventare volontari in difesa dell’ambiente della nostra regione».
L’impegno dell’associazione ha spaziato in tanti settori dalla caccia alle aree protette, dal mare al consumo del suolo, dal verde urbano alla tutela dell’orso marsicano… In ognuno di questi campi si sono registrati problemi, ma anche importanti vittorie.
«È veramente difficile individuare i settori che presentano maggiori criticità”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. “Volendo scegliere tre situazioni esemplificative non si può che partire dalla salvaguardia dell’Orso Bruno marsicano che richiede un impegno maggiore da parte di tutti: il pericolo di vedere estinguersi questa specie è reale e il tempo a nostra disposizione per invertire la tendenza è poco. L’Abruzzo merita poi un rilancio del suo sistema di parchi e riserve: ritardi nell’individuazione di presidenti e direttori, incertezze sui fondi oltre ad una mancanza di visione complessiva negli ultimi anni hanno un po’ appannato il modello-Abruzzo di promozione e gestione delle aree naturali protette. E infine il mare: l’inquinamento da plastica ha raggiunto livelli preoccupanti aggiungendosi a quello più “tradizionale”. La salvezza del mare dipende da quello che faremo a terra e tutti dobbiamo fare la nostra parte».

A seguire, alcuni brevi spunti per un bilancio ambientale 2018.

Aree protette: un parco commissariato, uno senza guida, uno in perenne attesa…
Il Parco regionale Sirente-Velino è commissariato dal 2015; il Parco nazionale della Majella è privo di presidente e direttore; il Parco nazionale della Costa Teatina, nonostante la perimetrazione sia stata disegnata da più di tre anni, viene tenuto fermo. A tutto questo si aggiunge la cronica mancanza di fondi per le riserve regionali. È necessario un rilancio di tutto il sistema delle aree protette abruzzesi affinché queste possano svolgere il proprio ruolo di conservazione della natura e promozione del territorio.

Fiocco rosa per le Oasi del WWF.
A ottobre è nata una nuova Oasi del WWF in Abruzzo: l’Oasi affiliata Fosso Giardino nel comune di Martinsicuro, prima Oasi urbana in regione e vera e propria porta settentrionale del sistema delle Oasi WWF abruzzesi. Sette ettari dedicati all’educazione ambientale e all’avvicinamento alla natura che si aggiungono alle altre aree protette dal WWF.

Il giorno in cui perdemmo il 5% della popolazione mondiale di orso marsicano.
Il 15 novembre 2018 sarà ricordato come il giorno in cui abbiamo perso il 5% della popolazione mondiale di orso marsicano a causa di una vasca di raccolta delle acque! Al di là delle responsabilità che la magistratura accerterà, è necessario un cambio di passo nella gestione della specie. È ora che la salvaguardia dei 50 orsi rimasti diventi una priorità per tutti. Il WWF da un anno chiede la convocazione degli Stati generali dell’Orso per affrontare a livello nazionale un tema che non può essere gestito in base alle sole esigenze localistiche. 

Il mare ci restituisce quello che gli “regaliamo”.
Quella del 2018 è stata l’estate in cui si è finalmente presa coscienza del gravissimo inquinamento da plastica del nostro mare. Se continueremo a sversare plastica ai livelli attuali nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesce. “Il mare del futuro” è stata una mostra presentata dal WWF Abruzzo a luglio a Pescara (e poi riproposta in varie località lungo la costa) nell’ambito della campagna “Mare plastic-free” lanciata dall’associazione. I volontari del WWF hanno esposto nel centro della città adriatica una selezione dei rifiuti ritrovati sulle spiagge abruzzesi durante le attività di pulizia a mano: una galleria inquietante di ciò che buttiamo a mare e che il mare ci restituisce.

Acqua del Gran Sasso: tutto fermo, nessuna sicurezza.
A quasi vent’anni da quando il WWF denunciò per primo la presenza di sostanza pericolose nei Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso e a oltre un anno e mezzo dall’ultimo incidente che nel maggio 2017 provocò l’interruzione di somministrazione di acqua in quasi tutta la provincia teramana, l’acquifero del Gran Sasso, che rifornisce oltre 700.000 abruzzesi, continua ad essere insicuro. Ancora nessun progetto di messa in sicurezza per risolvere la permeabilità delle gallerie autostradali e dei laboratori, nonostante la stessa Procura di Teramo abbia trasmesso le preoccupanti risultanze della perizia affidata a tre esperti.

Verde urbano e filari lungo le strade: la guerra al verde.
La distruzione dei pini lungo la Piana delle Cinque Miglia è solo la punta dell’iceberg di una guerra che è stata dichiarata al verde urbano e ai caratteristici filari che costeggiano le strade extraurbane. Non passa giorno che piante da sempre presenti nelle nostre città, in alcuni casi anche da più di un secolo, vengano abbattute in pochi minuti. Le piante svolgono un ruolo fondamentale per proteggerci dall’inquinamento, per regolare le temperature in città, ma anche come rifugio per la fauna. Questa distruzione di alberi, filari e siepi rappresenta un gravissimo impoverimento del paesaggio italiano con un peggioramento evidente della qualità della vita negli spazi cittadini.

Vittoria sul Lago di Bomba.
Il parere negativo della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale del novembre scorso sul controverso progetto di coltivazione di gas sotto il Lago di Bomba (ripresentato sostanzialmente uguale dopo una prima bocciatura) ha rappresentato per il WWF e per tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio una gioia immensa. La speranza è che si sia di fronte alla definitiva archiviazione di un progetto che tiene con il fiato sospeso tanti cittadini fin dal lontano 2010 e che ha visto l’impegno comune di associazioni, comitati locali e istituzioni in difesa del territorio e dei cittadini.

Sentenza-incubo sulla discarica di Bussi.
A settembre una sentenza della Corte di Cassazione, ribaltando le conclusioni della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, ha sancito che non ci sono o non sono individuabili colpevoli per quella che è stata definita la discarica abusiva più grande d’Europa. Una situazione paradossale che complica anche le prospettive di bonifica. Dopo 11 anni di processo lo Stato si limita ad accertare che non vi sono responsabilità o che quelle che forse vi erano sono prescritte: una sconfitta della nostra comunità che dovrà farsi carico della non risoluzione del problema e dei suoi costi umani ed economici.

Caccia, per fortuna che c’è il TAR.
La Regione Abruzzo dopo che lo scorso anno aveva mostrato qualche segnale di miglioramento, ripiomba nella solita gestione filovenatoria che vede la fauna come “selvaggina” a disposizione di pochi e non come patrimonio di tutti. Ancora una volta il WWF è stato costretto a ricorrere al TAR Abruzzo che ha annullato la preapertura alla lepre nel mese di settembre. Ulteriori modifiche migliorative erano state disposte dalla Regione dopo la presentazione del ricorso. In ogni caso resta il dato fondamentale: la fauna continua ad essere intesa dalla Regione Abruzzo come l’oggetto di uno svago per i cacciatori.

Natura in città.
Urban Nature è la campagna autunnale del WWF Italia per la scoperta della natura in città. Parchi e giardini di Teramo, Chieti, Lanciano e Avezzano, ma anche il Museo universitario di Chieti hanno consentito a tanti di riscoprire il patrimonio naturale nascosto in città. Un impegno concreto anche per chiedere centri urbani meno inquinati, più a misura d’uomo e meno d’automobile!

Cinghiali: come insistere negli errori senza risolvere nulla.
Negli ultimi decenni la popolazione di cinghiali in Abruzzo così come in gran parte d’Europa, è in costante crescita, nonostante la forte pressione venatoria. Studi scientifici dimostrano che proprio la caccia, colpendo soprattutto gli adulti, innesca fenomeni compensativi e provoca una maggiore diffusione della specie sul territorio. Per questo è assurdo che la Regione Abruzzo continui a credere di poter risolvere il problema dei danni alla colture affidandosi ai cacciatori che, oltre ad essere i responsabili dell’introduzione di cinghiali dall’est europeo, sono la categoria meno interessata a risolvere il problema visto che vogliono sempre più cinghiali da cacciare.

SalvaFratino Abruzzo: una specie che cerca protezione.
Dal mese di marzo i volontari del Progetto Salvafratino Abruzzo sono stati nuovamente al lavoro sulla costa della nostra regione. Il Progetto, nato alcuni anni fa dalla collaborazione tra il WWF Abruzzo e l’Area Marina Protetta della Torre di Cerrano, è finalizzato alla salvaguardia del Fratino, piccolo uccello trampoliere nidificante anche sulle spiagge abruzzesi. Questa specie, in consistente diminuzione in tutta Europa, è minacciata dalla cementificazione della costa, dalle operazioni meccaniche di pulizia delle spiagge che finiscono per distruggere i nidi, da cani e gatti vaganti o da predatori naturali come le cornacchie che mangiano le uova deposte.

Consumo del territorio: ci stiamo “mangiando” l’Abruzzo.
Il Rapporto 2018 ISPRA-SNPA sul “Consumo di Suolo in Italia 2018” ha visto l’Abruzzo in linea con il trend negativo italiano: oltre un terzo della fascia costiera risulta cementificata ed è pesante anche l’occupazione delle aree collinari (21,7%). La “regione verde d’Europa” non si differenzia dal resto della penisola con 549 Kmq complessivamente artificializzati (il 5,08% della superficie regionale) e un incremento annuo del 0,22% (dato nazionale: 0,23%). Il litorale risulta la zona più depauperata: considerando la fascia di territorio compresa entro i 300 metri dalla linea di costa, l’Abruzzo si colloca tra le regioni con i valori di cementificazione più alti (36,6%) al pari di Emilia Romagna e Lazio e fa meno peggio solo di Liguria e Marche che raggiungono quasi il 50%.

In bicicletta sul corridoio verde per la mobilità sostenibile.
Come è tradizione, per l’ottavo anno consecutivo, gli amanti della bicicletta si sono dati appuntamento il 2 giugno per la Biciclettata Adriatica, la manifestazione su due ruote per promuovere la mobilità sostenibile. Tantissimi i partecipanti che, partiti a nord da San Benedetto del Tronto e a sud da Francavilla, si sono dati appuntamento a Pineto presso l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano. Ad oggi, nonostante i progetti per la realizzazione del tratto abruzzese della Ciclovia Adriatica siano stati tutti finanziati, mancano all’appello ancora diversi tratti di ciclabile e i ponti, primo tra tutti quello che unirà Marche e Abruzzo (ma anche il ponte sul Vomano, i cui lavori, purtroppo, vanno a rilento).

L’Ora della Terra è scoccata anche in Abruzzo.
Il 24 marzo è scoccata anche in Abruzzo l’Ora della Terra (Earth Hour), la più grande mobilitazione ambientalista organizzata dal WWF Internazionale a livello mondiale per combattere i cambiamenti climatici. Dalle 20.30 alle 21.30 le luci di tanti luoghi simbolo del Pianeta si sono spente per un’ora e anche la nostra regione ha fatto la sua parte. In Abruzzo si sono svolti quasi 50 eventi per celebrare un impegno che deve durare tutto l’anno!

La storia infinita di Megalò.
La costruzione di un centro commerciale in quella che era un’area di esondazione del fiume è di per sé una scelta sbagliata, resa possibile nel caso di Megalò da una legge regionale in contrasto con la normativa nazionale ed europea rimasta in vigore per pochi mesi e grazie alle quale è stata evitata la procedura di valutazione di impatto ambientale. A quell’errore si cerca da anni di aggiungerne altri con ulteriori edifici. Il WWF, insieme ad organizzazioni di categoria, altre associazioni e tantissimi cittadini, si batte per impedirlo. Nel prossimo febbraio il TAR dovrà pronunciarsi su una serie di ricorsi incrociati. In fiduciosa attesa del verdetto della magistratura, resta sempre l’amarezza per la miopia della politica anche in questo caso incapace di valutazioni a lungo termine che sappiano davvero tutelare la sicurezza e l’economia dei territori.

Un passaporto per le Oasi WWF.
Lanciato nel 2018 il “Passaporto delle Oasi”, un innovativo strumento di promozione delle riserve, del territorio che le ospita e dell’economia sostenibile. Il “passaporto” è un libretto che contiene le informazioni base sulle Oasi WWF dell’Abruzzo: come raggiungerle, le attività che vi si possono svolgere, la flora e la fauna presenti, ma anche notizie su ristoranti, pizzerie, osterie, alberghi, B&B, produttori/rivendite di prodotti tipici.

La vigilanza WWF in campo: nuove guardie volontarie.
Dopo tanti anni nel 2018 è stato finalmente possibile svolgere un nuovo corso per guardie volontarie WWF. Oltre trenta partecipanti hanno seguito una lunga e impegnativa serie di lezioni, superando l’esame finale. Nel 2019 si potrà così contare su nuove forze che andranno ad affiancare su tutta la regione gli storici nuclei della vigilanza WWF di Chieti e Pescara. E ovviamente tutti coloro che sono interessati possono rivolgersi al WWF per prenotarsi per i prossimi corsi di formazione.

Un metanodotto e una centrale a rischio sismico.
26 Comuni, una Provincia, una Regione, tre associazioni ambientaliste nazionali e un comitato di cittadini: sono questi i firmatari di un appello al Governo affinché riveda l’attuale progetto del gasdotto Snam Massafra-Minerbio con relativa centrale di compressione a Sulmona. Il contestato progetto va ad insistere nell’area a più alto rischio sismico dell’Appennino, oltre ad attraversare aree protette di livello nazionale ed europeo. Finora i governi precedenti sono stati sordi alle richieste delle istituzioni regionali, delle comunità locali e della società civile: vedremo cosa farà il governo del cambiamento. Nel frattempo, il WWF, così come tanti altri enti e associazioni, ha presentato ricorso al TAR.

20.12.18

Acqua del Gran Sasso: il tempo passa e non cambia niente...

 
“Il tempo va e passano le ore / E finalmente faremo l’amore”
(Alex Britti)
 
L’organizzazione dell’esercitazione che simula un incendio nei Laboratori del Gran Sasso causato dallo sversamento accidentale di liquido infiammabile pseudocumene ci ricorda che, dopo un anno e mezzo dall’incidente di maggio 2017, nulla è cambiato per il nostro acquifero.
L’unico elemento nuovo è una triste conferma della pericolosità in cui si trova il nostro acquifero. Se la Provincia è giustamente preoccupata, tanto da far svolgere esercitazioni, vuol dire che è ben consapevole di tutta la fragilità del nostro acquifero. Ma allora è lecito domandarsi perché non faccia sentire la sua voce per spingere l’INFN e gli enti preposti al controllo ad allontanare le migliaia di tonnellate di sostanze pericolose stoccate all’interno dei Laboratori sotterranei del Gran Sasso.
Il pericolo esiste, ma sembra che niente e nessuno possa eliminarlo: possiamo solo sperare che l’episodio ipotizzato nell’esercitazione non si verifichi mai. Strano concetto di prevenzione.
A più di un anno dal corteo cittadino dell’11 novembre 2017 che vide 4000 cittadine e cittadini manifestare per l’acqua trasparente, il quadro è questo:
1. la Procura di Teramo, come prevedibile, ha concluso le indagini sull’incidente dell’8/9 maggio 2017 con dieci indagati e ha deciso di inviare a tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali le conclusioni della consulenza dei tre esperti incaricati durante le indagini, richiamando così ciascun Ente alle proprie responsabilità;
2. continua l’inquietante presenza di migliaia tonnellate di sostanze pericolose praticamente nel punto di captazione di acque potabili e a tutt’oggi non immesse nella rete potabile, ma “scaricate” liberamente nella natura del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga;
3. quasi due mesi fa il sindaco di Teramo D’Alberto siglava un “patto” con l’Osservatorio, impegnandosi ad organizzare un incontro con tutti i sindaci interessati e contestualmente coinvolgere i parlamentari teramani. Non è necessario ricordare al Sindaco che il tempo sta passando e che i patti vanno rispettati: si devono mettere in campo attività concrete da subito se si vuole incidere su questa partita in fase di stallo da troppo tempo;
4. a settembre l’INFN e la Strada dei Parchi SpA dovevano presentare i progetti di messa in sicurezza definitiva: anche in questo caso, a tre mesi dalla scadenza del termine per la scadenza, solo silenzio!
Tutto attorno, in modo maliziosamente distratto, la politica perde tempo coltivando la comoda sensazione d’impotenza dinanzi ad una fatalità.
Sui temi della trasparenza e partecipazione la Regione, a sua volta, si è di nuovo eclissata senza dare seguito alla promessa di far partecipare alla “Commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” le associazioni di protezione ambientale, promozione sociale e tutela dei consumatori, tutte portatrici di interessi tutelati dalla Costituzione, nonostante la posizione favorevole presa al riguardo dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale a luglio scorso.
Con queste motivazioni l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, costituito dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, perseverando nel suo ruolo propositivo, ha inviato una richiesta ufficiale al Ministro dell’Ambiente e ai Presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato per far emergere la questione del Gran Sasso come questione nazionale sopperendo al ruolo istituzionale che da più parti viene evocato, ma che ancora manca. La nostra proposta è quella di chiedere una legge speciale per l’acqua del Gran Sasso che, attraverso un pool di esperti interdisciplinare, possa finalmente, con il coinvolgimento dell’Osservatorio, arrivare ad una seria e concreta proposta progettuale di messa in sicurezza dell’acquifero.
Esiste una reale situazione di potenziale pericolo su cui tutti gli amministratori, in base alle loro competenze, possono e devono intervenire fin da subito per rendere sicura l’acqua che arriva nelle nostre case, tutelando l’ambiente e la salute di 700.000 abruzzesi che bevono l’acqua del Gran Sasso.
In fondo le nostre richieste, senza seguire alcuna moda o stravaganza del momento, continuano ad essere le stesse fin dal primo giorno: trasparenza, partecipazione e sicurezza!

Vieni a scoprire i segreti della liquirizia!


Se suoi scoprire tutti i segreti della liquirizia in Abruzzo, vieni sabato 22 dicembre, alle ore 18, nell’Auditorium di Santa Maria a Bitetto, in via Stazio 48 e Teramo, dove si terrà la presentazione del libro di Adriano De Ascentiis “Storia della liquirizia in Abruzzo” (Ricerche&Redazioni, 2018).
All’evento, organizzato in collaborazione con la Condotta Slow Food Pretuziana, il WWF Teramo e l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Teramo, interverranno insieme all’Autore: Luigi Ponziani, Assessore alla Cultura della Città di Teramo, Marcella Cipriani, Fiduciario della Condotta Slow Food Pretuziana, Silvia De Paulis, Componente del Comitato Esecutivo Slow Food Nazionale, e Dante Caserta, Vice-Presidente WWF Italia.
Adriano De Ascentiis, direttore dell’Oasi WWF Riserva dei Calanchi di Atri, da anni sta conducendo una ricerca sulla storia e sull’evoluzione degli ambienti naturali, del paesaggio e delle specie di piante e animali della nostra provincia e non solo. In questo volume ripercorre le vicende che legano la liquirizia alle genti dell’Abruzzo, soprattutto quello costiero. Un viaggio che, attraverso un’approfondita ricerca d’archivio, permette al lettore di tuffarsi nelle storie che hanno consentito la nascita di una vera e propria economia, dove opifici, operai e contadini sono stati per un lungo periodo attori di un processo di industrializzazione di territori strettamente legati all’agricoltura di sostentamento e alla pastorizia.

16.12.18

Cosa fare se vuoi impedire l'accesso ai cacciatori nei tuoi terreni


La Regione Abruzzo continua a tacere in relazione alla problematica sollevata dal WWF Abruzzo circa l’esercizio del diritto di vietare la caccia nel proprio fondo in occasione dell’approvazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, già adottato dalla Giunta regionale e in attesa di essere approvato dal Consiglio regionale.
Al momento, infatti, non si trova, sul sito web della Regione, alcuna forma di pubblicizzazione in merito all’esercizio di questa possibilità né alcuna informazione sulle modalità di attuazione.
Dichiara Luciano di Tizio Delegato Regionale del WWF Abruzzo: «Si tratta di un diritto sancito dalla legge nazionale sulla caccia (n. 157/92) che si può esercitare soltanto ogni volta che viene rinnovato il Piano Faunistico Venatorio Regionale. In Abruzzo purtroppo, per colpa della negligenza dei governi regionali succedutisi nel tempo, questo accade nei fatti soltanto ogni vent’anni visto che sono trascorsi appunto ben 20 anni dall’ultimo Piano approvato!»
L’Emilia-Romagna, che in queste settimane ha adottato il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, ha reso pubbliche sia le modalità di esercizio del diritto di esclusione dei fondi sia la modulistica specifica, al contrario della Regione Abruzzo.
Conclude Luciano Di Tizio: «Il silenzio del nostro governo regionale potrebbe indurre qualcuno a pensare che vi sia una volontà precisa a non pubblicizzare questa possibilità data dalla legge e a non fornire le giuste informazioni alla cittadinanza in modo da impedire l’esercizio del sacrosanto diritto ad avere i propri terreni sottratti all’attività venatoria. Sono tantissime le persone che si rivolgono alla nostra Associazione perché non possono uscire di casa a causa della pericolosa presenza di cacciatori nell’immediata vicinanza delle proprie case. E gli “incidenti” di caccia, anche mortali, sono sempre più frequenti!».
In questi giorni i legali del WWF stanno lavorando sulla possibilità di rivolgersi al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza della Regione Abruzzo previsto dal Codice della Trasparenza (D.Lgs. 33/2013) e che ha il compito di vigilare sugli gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni allo scopo di vedere presto approvate e pubblicizzate le modalità di accoglimento delle richieste dei proprietari di fondi agricoli che intendano vietare la caccia nei propri fondi.
Il WWF, nelle more che la Regione dia un segnale, suggerisce intanto a tutti gli interessati di scrivere una comunicazione via email o posta elettronica certificata (PEC) alla Regione (vedi scheda in calce al presente comunicato) anticipando la volontà di vietare la caccia nei propri fondi.

Abruzzo: fondi da sottrarre alla caccia. Come fare?
  • Possiedi un fondo o un terreno in Abruzzo?
  • Vuoi vietare la caccia o l’accesso ai cacciatori?
  • È possibile farlo senza spendere soldi per realizzare recinzioni o altri manufatti costosi. Il proprietario o il conduttore che intenda vietare la caccia nel proprio fondo può richiederlo alla Regione, entro trenta giorni dalla pubblicazione del nuovo Piano faunistico-venatorio, che viene, di norma, aggiornato ogni cinque anni (art. 15, commi 3° e 6°, della legge n. 157/1992).
  • Il nuovo Piano faunistico-venatorio sta per essere approvato dall’assemblea legislativa della Regione Abruzzo ma l’Ente non ancora ha disposto la modulistica, pubblicizzato le disposizioni generali e le condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria.
Scrivi alla Regione Abruzzo, Dipartimento dello Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca chiedendo le modalità e la modulistica per sottrarre il tuo fondo alla caccia, anticipando chiaramente nel testo la volontà di vietare la caccia nei tuoi terreni.
Posta Elettronica Certificata (PEC): dpd@pec.regione.abruzzo.it
oppure Posta Elettronica ordinaria: dpd@regione.abruzzo.it

La storia della liquirizia a Teramo


Sabato 22 dicembre, ore 18, nel cuore di Teramo, all'Auditorium di Santa Maria a Bitetto, in via Stazio 48, si terrà l'attesa presentazione del bellissimo libro di Adriano De Ascentiis "Storia della liquirizia in Abruzzo" (Ricerche&Redazioni, 2018).
All'evento, organizzato in collaborazione con Condotta Slow Food Pretuziana, WWF Teramo e Ordine degli Architetti PPC della provincia di Teramo, interverranno insieme all'autore: Luigi Ponziani, Assessore alla Cultura della Città di Teramo, Marcella Cipriani, Fiduciario della Condotta Slow Food Pretuziana, Silvia De Paulis, Componente del Comitato Esecutivo Slow Food Nazionale, e Dante Caserta, Vice-Presidente WWF Italia.
Il libro di Adriano De Ascentiis racconta per la prima volta l'affascinante storia della presenza, coltivazione e trasformazione della liquirizia in Abruzzo, con un focus sulla città di Atri. La presentazione del volume è firmata dal naturalista Aurelio Manzi.
Fin dall’antichità la radice di liquirizia è stata utilizzata dall’uomo come farmaco, fino a quando, intorno al ’700, ne vennero scoperti gli utilizzi alimentari e dolciari.
L’autore ripercorre le vicende che legano questa radice alle genti dell’Abruzzo, soprattutto quello costiero. Un viaggio che, attraverso un’approfondita ricerca d’archivio, permette al lettore di tuffarsi nelle storie che hanno consentito la nascita di una vera e propria economia, dove opifici, operai e contadini sono stati per un lungo periodo attori di un processo di industrializzazione di territori strettamente legati all’agricoltura di sostentamento e alla pastorizia.
Nei vari capitoli del volume troverete informazioni inedite, racconti di vita, fotografie, cartografie e stampe antiche che vi aiuteranno a comprendere il forte legame di queste terre con la “radice dolce”.

11.12.18

Colledara Plastic free


Il WWF ha partecipato oggi al convegno "Plastic free. Insieme per un mondo senza plastica", organizzato dal Comune di Colledara per presentare le iniziative dell'Amministrazione per la riduzione del consumo di plastica.

7.12.18

L'emergenza acqua del Gran Sasso arriva in Parlamento

 
Nella seduta di mercoledì 5 dicembre l’On. Rossella Muroni di “Liberi e Uguali” ha presentato alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati un’interrogazione a risposta al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri della Salute, delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, sull’emergenza dell’acquifero del Gran Sasso.
Nel testo dell’interrogazione, l’On. Muroni, alla quale l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso rivolge un sentito ringraziamento, ha evidenziato la grave situazione esistente in tre province abruzzesi la cui principale risorsa idrica è fortemente a rischio a causa dell’acclarata permeabilità delle gallerie autostradali e dei Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso rispetto alla falda acquifera.
L’Osservatorio, costituito dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, ricorda che recentemente ha inviato una nota sulla situazione del Gran Sasso ai presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, oltre che a tutti i ministri competenti ad iniziare dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Di seguito si riporta il testo dell’interrogazione dell’On. Muroni.
 
MURONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca
 
Per sapere
 
premesso che:
   il Gran Sasso d'Italia, la vetta più alta dell'Appennino, simbolo di un parco nazionale, congiunzione tra le due coste del Paese tramite un'importante arteria autostradale, laboratorio di ricerca internazionale, rappresenta la più grande risorsa d'acqua della regione capace di rifornire oltre la metà della popolazione abruzzese;
   come ormai accertato da tutti gli enti interessati, l’interferenza dei laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e delle gallerie autostradali dell’A24 con l'acquifero del Gran Sasso, ha più volte messo a rischio la principale risorsa idrica della regione e la salute dei cittadini;
   l'interferenza tra acquifero, autostrada, laboratori costituisce un pericolo per centinaia di migliaia di persone che bevono l'acqua del Gran Sasso, per l'ambiente e anche per l'economia di questo territorio. Tale situazione è nota dall'inizio degli anni 2000 grazie alle denunce delle associazioni ambientaliste che anticiparono le istituzioni nell'individuazione dei problemi. Ad oggi, la messa in sicurezza dell'acquifero resta un miraggio e, anche dopo l'emergenza dell'8/9 maggio 2017, quando fu vietato per un'intera giornata in quasi tutta la provincia teramana il consumo d'acqua proveniente dal Gran Sasso, non si registrano concreti passi avanti;
   le dinamiche di quest’ultimo incidente sono oggetto di un'inchiesta della magistratura che ha da poco concluso le indagini con il coinvolgimento, tra gli altri, dei vertici dell'Istituto nazionale di fisica nucleare e della Strada dei Parchi spa, sulla base di una relazione dei Consulenti tecnici d'ufficio che hanno altresì individuato come assolutamente necessari una serie di interventi urgenti;
   a seguito dell’ultima emergenza del maggio 2017 le associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d'Italia, Fiab, Cai, Italia Nostra e Fai hanno costituito l'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso, con l'obiettivo di fornire un contributo per la ricerca delle soluzioni da adottare ad una situazione che perdura da troppi anni e che ha visto nel passato anche il sequestro dei laboratori e la nomina di un commissario da parte del Governo nazionale per la gestione dell'emergenza, nonché la spesa di oltre 80 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza;
   in questo anno e mezzo, l'Osservatorio ha dato vita ad una serie di incontri pubblici e tante altre iniziative molto partecipate sul territorio, ricercando sempre la collaborazione delle istituzioni locali;
   inoltre, bisogna evidenziare come la regione Abruzzo abbia finora negato all'Osservatorio, così come a qualsiasi altro soggetto della società civile, di partecipare alla «Commissione tecnica per la gestione del rischio idrico del Gran Sasso», a giudizio dell'interrogante in totale spregio dei principi costituzionali di partecipazione e sussidiarietà orizzontale;
   per denunciare questo deficit di trasparenza, l'11 novembre 2017, a Teramo, l'Osservatorio ha organizzato la Manifestazione per l'acqua trasparente con la partecipazione di circa 4.000 cittadini;
 
  • se il Governo intenda verificare, e chiarire, per quanto di competenza, cosa sia successo, nell'ambito degli interventi per la gestione dell'emergenza dell'8 e del 9 maggio 2017;
  • se il Governo intenda chiarire se l’Infn continui a stoccare nei laboratori sotterranei del Gran Sasso sostanze estremamente pericolose per l'intero acquifero e se esistano piani per la delocalizzazione di tali sostanze;
  • se il Governo intenda, per quanto di competenza, istituire un tavolo permanente che coinvolga la regione Abruzzo, tutti gli enti istituzionali coinvolti, nonché l'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso, in modo da comprendere cosa non funzioni nel sistema di approvvigionamento idrico dal Gran Sasso e, tenendo conto del fatto che, su questo sistema, sono già stati spesi oltre 80 milioni di euro dalla gestione commissariale, in modo da definire gli interventi e i programmi a breve, medio e lungo termine per la messa in sicurezza definitiva delle acque del Gran Sasso.
(5-01048)

Palloncini e responsabilità

 
Ieri a L’Aquila, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso della “Festa della Rinascita” è stata restituita alla città la chiesa di Santa Maria del Suffragio, importante luogo di culto colpito dal terremoto del 2009. È stata una vera e propria gioia festeggiare un momento così bello e atteso da più di nove anni! E tutti ci auguriamo che, anche attraverso questi momenti simbolici, si possa dare impulso alla rinascita del nostro capoluogo di regione.
Il momento centrale di festa è stata contrassegnato dal lancio in aria di centinaia e centinaia di palloncini verdi e neri, i colori della città, liberati dai tanti bambini presenti. E questo ci offre l’occasione per condividere con tutti una piccola riflessione sugli effetti della scelta di festeggiare così questo evento.
È giusto contrassegnare un felice momento di comunità liberando nell’aria palloncini di plastica che, inevitabilmente, nel giro di poche ore, ricadranno a terra? Possibile che nel 2018, dopo tutte le campagne informative sulla necessità di ridurre il consumo di plastica, sui danni che la stessa provoca all’ambiente e alla salute degli animali e dell’uomo, sul suo impatto sugli ecosistemi marini, non si trovi di meglio per celebrare una festa?
Si stima che nel 2015 la produzione mondiale di plastica sia stata di 322 milioni di tonnellate, venti volte maggiore rispetto al 1964. Di queste quantità enormi, solo il 14% viene differenziata e soltanto il 5% effettivamente riciclata (il 7% considerando il PET, il polimero maggiormente utilizzato nella produzione di bottiglie). Attualmente il 40% della produzione globale di plastica è destinato alle discariche e addirittura il 32% non viene neppure raccolto e va disperso nell’ambiente. Ogni anno milioni e milioni di tonnellate di buste, bottiglie, accendini, utensili vari e anche palloncini finiscono a mare: è stato calcolato che di questo passo nel 2050 negli Oceani ci sarà una quantità di plastica superiore alla quantità di pesce!
Questa plastica è praticamente indistruttibile e provoca la morte per soffocamento a pesci e tartarughe marine. Inoltre, dopo anni, finisce per disgregarsi creando dei microframmenti che vengono ingeriti da pesci e molluschi tanto da essere stati ritrovati anche nel pescato che arriva sulle nostre tavole.
Tutto ciò ha un solo responsabile: noi!
Può essere fastidioso dirlo, ma è proprio così. Determinati stili di vita hanno un impatto ambientale sul Pianeta ormai insostenibile. Azioni anche piccole, moltiplicate per gli ormai prossimi 8 miliardi di abitanti del Pianeta, finiscono per essere devastanti.
Ma possiamo/dobbiamo tutti insieme invertire questa tendenza. Iniziando anche dalle piccole cose come scegliere un modo di festeggiare differente dallo spargere centinaia e centinaia di palloncini di plastica sul terreno, sugli alberi, nei fiumi, nel mare…

5.12.18

Le professioni dell'accompagnamento in montagna

 
Venerdì 7 dicembre si svolgerà a Teramo, presso l'aula tesi della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi, un incontro pubblico dal titolo "Le professioni dell'accompagnamento in montagna in Abruzzo. Condizione attuale e prospettive di sviluppo".
Al confronto prenderà parte anche Massimo Fraticelli della Segreteria regionale del WWF Abruzzo. 


Gestione del verde urbano e potature: lettera del WWF al Comune di Teramo

 
Nei giorni scorsi il WWF Teramo ha inviato una al Sindaco e all'Assessore all'ambiente del Comune di Teramo in merito alla gestione del verde urbano.
Il Comune ha dato la sua disponibilità ad un incontro che si terrà nei prossimi giorni.
 
La scrivente Associazione riceve periodicamente numerose segnalazioni in merito a potature del patrimonio arboreo eseguite in maniera “maldestra” in periodi errati (spesso a primavera inoltrata) su tutto il territorio provinciale. In particolare si riscontra che vengono colpiti gli esemplari esistenti lungo i bordi delle strade sia comunali che provinciali.
In via preliminare va evidenziato il valore culturale, ambientale e paesaggistico delle alberature di tutto il territorio provinciale, ed in particolare dei filari lungo le strade, quale patrimonio della collettività meritevole di tutela e conservazione.
Gli alberi, anche nelle aree urbanizzate, aiutano a ridurre l’inquinamento ed il rumore, migliorano il microclima e contribuiscono al risparmio energetico delle nostre case, contrastando i devastanti effetti indotti dai gas climalteranti.
I benefici che le piante ci offrono sono direttamente proporzionali al volume delle loro chiome. Pertanto, se gli alberi vengono potati in modo non corretto, svolgono tali funzioni in maniera molto meno efficace. Inoltre, con i tagli totali che a volte vengono effettuati, si perdono le funzioni ricreative, di abbellimento del paesaggio, nonché la possibilità di rifugio avifauna ed altra fauna minore.
Con la presente si vuole offrire un contributo affinché le attività di potatura siano svolte nei tempi più idonei e secondo le più corrette tecniche agronomiche.
Nell’ottica del rispetto dell’ambiente, qualsiasi intervento di potatura della vegetazione, quando necessario per la salute degli alberi o per reali motivi di sicurezza, deve essere effettuato salvaguardando le specie nidificanti eventualmente presenti ed evitando di arrecare loro disturbo nel periodo riproduttivo e dell’involo.
Effettuare potature in piena primavera o in estate, ad esempio, significa compromettere la vita stessa dell’albero ormai in piena fase vegetativa. Le potature sono interventi da pianificare per la stagione tardo autunnale ed invernale, ma che (ipotizziamo per ragioni economiche) non sono mai eseguite nella giusta stagione.
Inoltre, la primavera e l’estate (in particolare da marzo a luglio) rappresentano le stagioni più importanti per la vita degli animali selvatici in quanto coincidono con la fase riproduttiva: gli uccelli nidificano, i pipistrelli cercano il luogo idoneo per partorire e molti altri animali sono nascosti nelle tane per prendersi cura della prole. I genitori ed i piccoli nelle settimane successive devono affrontare numerose difficoltà in un ambiente molto spesso profondamente diverso da quello naturale e solo una piccola percentuale, grazie a strategie ed istinto, riuscirà a sopravvivere ai pericoli di un ambiente spesso ostile.
Ed ovviamente i tagli e le potature comportano problemi non solo per le piante interessate, ma anche per tutte le aree verdi dell’immediate vicinanze. Il disturbo ed il rumore causati determinano l’abbandono dei siti di nidificazione e di riproduzione vicini.
Gli alberi ed il verde urbano, sia in spazi pubblici che privati, producono numerosi “servizi ecosistemici” per la cittadinanza. Per questa ragione, le piante - compresi cespugli e siepi - devono essere tutelate, valorizzate e gestite con cura, incrementandone la presenza dove possibile.
Al di là degli aspetti legali (in particolare sul punto della tutela dell’avifauna si richiama la Direttiva 2009/147/CE del 30 novembre 2009 “Conservazione degli uccelli selvatici”, di modifica della Direttiva “Uccelli” recepita in Italia dalla Legge n. 157/92 e ss.mm.ii., nonché la Legge 20 luglio 2004, n. 189 “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali…”), si rimarca come una corretta gestione del patrimonio arboreo rappresenta un modo per rendere le nostre città più belle oltre che un modo per risparmiare denaro (una buona cura comporta il risparmio di successivi forti investimenti).
Da qui la richiesta di una corretta pianificazione dei prossimi interventi di potatura sulle specie arboree presenti sul territorio delle nostre città e paesi.
Ringraziando per l’attenzione e disponibili ad un costruttivo confronto sul tema, si inviano cordiali saluti.

Claudio Calisti
Presidente WWF Teramo

4.12.18

A Pineto, gli aperitivi Cultura&Natura

 
L'Associazione Paliurus organizza, con il patrocinio del WWF Teramo e del Comune di Pineto, una serie di aperitivi culturali all'interno del ristorante Resilienza Bottega Ristorante, in via Milano, 1 a Pineto.
L'idea è quella di trasmettere la passione per il nostro territorio del Cerrano così ricco di cultura, storia, natura e gastronomia attraverso documenti fotografici e video, aneddoti e curiosità.
Si comincia domenica 9 dicembre alle ore 18 con il "Capitale naturale della costa", racconti e documentari di sentinelle ambientali innamorate del proprio territorio.
Durante l'incontro si svolgerà un aperitivo a base di erbe spontanee (comprensivo di contributo all'Associazione Paliarus).

1.12.18

Stop ai cacciatori nel mio terreno: la Regione Abruzzo pubblicizzi questa possibilità


Il WWF ha scritto ieri una nota all’Assessore regionale allo Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca Dino Pepe e al Dirigente del Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale per chiedere che, in occasione della fase conclusiva dell’iter di approvazione (con enorme ritardo) del Piano Faunistico Venatorio Regionale sia adeguatamente pubblicizzata la norma che consente ai proprietari o ai conduttori di chiedere l’esclusione dei propri fondi dall’esercizio dell’attività venatoria, ai sensi dell’art. 15 della legge 157/92 e s.m.i..
«La normativa nazionale sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e sul prelievo venatorio – scrive il WWF nella sua nota - prevede la possibilità per il proprietario o il conduttore di un fondo di chiedere l’esclusione dei propri terreni dalla cosiddetta gestione programmata della caccia (art. 15, commi 3° – 6°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.): per ottenere tale esclusione il proprietario o il conduttore deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al Presidente della Regione richiesta motivata da esaminarsi entro 60 giorni (art. 2 della legge n. 241/1990 e s.m.i.)».
«La richiesta – precisa l’associazione - dev’essere accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria (art. 10 della legge n. 157/1992 e s.m.i.). È accolta, inoltre, in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonché di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale».
Ebbene, benché l’iter approvativo del nuovo Piano Faunistico Venatorio sia nelle fasi finali e benché dunque sia ragionevole ipotizzare la sua pubblicazione a breve, la Regione Abruzzo non ha al momento provveduto, come sarebbe suo dovere nell’interesse dei cittadini tutti, a fare in modo che i proprietari/conduttori siano adeguatamente informati della possibilità di esercitare tale diritto. Non risulta infatti sul sito web istituzionale alcun riferimento alle modalità, alle disposizioni generali e alle condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria, né è chiarito a quale servizio debba essere presentata la richiesta e non è presente idonea modulistica.
«A questo punto la Regione deve dimostrare – commenta il coordinatore regionale delle guardie ambientali WWF Claudio Allegrino – di avere a cuore l’interesse di tutti gli abruzzesi e non soltanto quello della piccola minoranza dei cacciatori mettendo in condizione chiunque voglia e ne abbia diritto a sottrarsi all’incubo degli spari che in molti casi assediano letteralmente le abitazioni rurali e i piccoli borghi».
«Una occasione davvero “storica” da non sciupare», sottolinea il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio, che spiega: «I piani faunistici andrebbero rinnovati ogni cinque anni, quindi ogni cinque anni i proprietari e i conduttori dei fondi agricoli dovrebbero avere a disposizione una finestra per sottrarre i propri terreni, se hanno i requisiti di legge, all’invadenza dei cacciatori. Il piano faunistico attualmente in vigore e che sta per essere sostituito da quello nuovo risale invece ormai a un ventennio or sono: con la sua inadempienza la Regione ha impedito a una intera generazione di esercitare un proprio diritto. Mi auguro che oggi voglia porre per quanto possibile rimedio pubblicizzando al massimo l’opportunità concessa dalla legge».

22.11.18

“Non più e non ancora”: domani presentazione a Colledara

 
Domani, venerdì 23 novembre, alle ore 17.30, presso il Centro Servizi della Riserva Provinciale Fiume Fiumetto a Colledara (TE), si terrà un incontro-dibattito sul futuro delle aree ad alta valenza ambientale, ma marginali rispetto ai grandi assi di sviluppo tradizionale.
L’incontro, organizzato da WWF Teramo, ARCI Teramo e Istituto Abruzzese per le Aree Protette insieme al Comune di Colledara, prenderà il via dalla presentazione del libro delle Edizioni Franco Angeli “Non più e non ancora” di Rita Salvatore e Emilio Chiodo sulle aree fragili tra conservazione ambientale, cambiamento sociale e sviluppo turistico.
Il lavoro dei due ricercatori sarà l’occasione per riflettere sullo sviluppo e la conservazione nei piccoli comuni, aiutati dalle esperienze di due riserve regionali naturali inserite nel circuito delle Oasi WWF, la Riserva regionale dei Calanchi di Atri e la Riserva regionale delle Gole del Sagittario.
Al dibattito, moderato da Massimo Fraticelli della segreteria regionale del WWF Abruzzo, oltre ai due Autori, prenderanno parte Manuele Tiberii, sindaco di Colledara, Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo e già direttrice della Riserva regionale delle Gole del Sagittario, Adriano De Ascentiis, Direttore della Riserva regionale dei Calanchi di Atri, Andrea Rosario Natale, Coordinatore dello IAAP, Giorgio Giannella, Presidente Comitato provinciale ARCI di Teramo. Le conclusioni sono affidate a Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. 

21.11.18

Acqua: niente sicurezza, ma nuove captazioni?

 
Si apprende dal quotidiano “Il Centro” che la Ruzzo Reti SpA si appresterebbe ad investire svariati milioni di euro per nuove captazioni da realizzare sia sui Monti della Laga che sui Monti Gemelli al fine di reperire circa 100 litri/secondo di acqua che fino a poco tempo fa sono state garantite dalla falda acquifera del Gran Sasso.
Si sta quindi realizzando quanto l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, costituito dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, aveva paventato: invece di adeguare i laboratori sotterranei e le gallerie autostradali all’esigenza primaria di fornire acqua ai cittadini, si propone di adeguare l’acqua alle esigenze dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della Strada dei Parchi SpA.
Tale proposta a nostro avviso rappresenta il fallimento della politica che evidentemente si è arresa e rinuncia a difendere i diritti dei cittadini.
È evidente che questa scelta, che da quanto riportato dalla stampa sembra sia stata già valutata e accettata dalla Regione Abruzzo, vada nella direzione di abbandonare l’acqua del Gran Sasso iniziando dalla rinuncia di utilizzare i 110 litri/secondo prelevati dalle captazioni in corrispondenza dei laboratori dell’INFN: la stessa acqua che non più tardi di un paio di giorni fa, tutti gli Enti hanno definito “migliore di tantissime acque minerali”.
Si vuole lasciare che i Laboratori continuino nelle loro attività come se nulla fosse, nella piena libertà di mettere in uno stato di rischio continuo un acquifero che rifornisce 700.000 abruzzesi, effettuando la scelta più semplice: abbandonare l’acqua del Gran Sasso per nuove captazioni, senza pensare al danno ambientale che in questo modo si arreca all’ecosistema montano impoverendolo di una risorsa primaria come l’acqua che già risente pesantemente di altri utilizzi e degli effetti dei cambiamenti climatici ormai in atto. Captare acqua da sorgenti in quota vuol dire sottrarre quell’acqua all’ambiente con ripercussioni su tutto il ciclo naturale di un territorio.
Siamo al paradosso! Non si riesce a far rimuovere dai Laboratori sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente e la salute? Non si riesce a metterli in sicurezza? Semplice: il problema si risolve eliminando l’acqua, o meglio mettendola a scarico nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e andando a captare altre sorgenti in quota in un territorio protetto.
Compito degli Enti è quello di mettere in sicurezza l’acquifero dai rischi che provengono dai laboratori e della gallerie autostradali, come da sempre chiesto dall’Osservatorio, ma soprattutto come rimarcato dalla Procura di Teramo nell’avviso di conclusione delle indagini e dallo studio dei consulenti della Procura stessa. Questo si può fare iniziando, come richiesto da anni, ad eliminare lo stoccaggio delle sostanze pericolose nei Laboratori che continuano ad essere non impermeabili rispetto all’acquifero.
E a tal proposito ci si chiede: che fine ha fatto il cronoprogramma dell’allontanamento delle sostanze che l’INFN avrebbe dovuto presentare a settembre? E dove sono i progetti di messa in sicurezza definitiva che erano stati promessi sempre per settembre alla riunione della “Commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” del luglio scorso?
Tutto tace.
È molto più semplice, sempre con costi a carico dei cittadini, abbandonare l’acqua e “buttarsi” nella captazione di nuove sorgenti facendo ulteriori danni all’ambiente.
Invece di pensare a nuove captazioni, se la Ruzzo Reti SpA vuole fare degli investimenti importanti, dovrebbe lavorare sulle perdite che ancora oggi contraddistinguono la sua rete e che causano dispersioni notevoli (oltre ad un aumento dei costi per chi paga le bollette).
Questo modo di procedere è senza senso, antieconomico e ambientalmente insostenibile: come Osservatorio faremo di tutto per impedirlo.
 

20.11.18

Un motor show sulla spiaggia di Silvi

 
Questa mattina il WWF Teramo ha provveduto ad inviare una lettera al Comune di Silvi, e per conoscenza all’Area Marina Protetta Torre di Cerrano, alla Regione Abruzzo, alla Capitaneria di Porto di Pescara, all’Ufficio Locale Marittimo di Silvi e alla Direzione per la Protezione della Natura e del Mare del Ministero dell’Ambiente in merito all’Ordinanza n. 136 dell’8/11/2018 del Sindaco del Comune di Silvi che autorizza per il 24/25 novembre (o la settimana successiva in caso di maltempo) la manifestazione “Silvi Motor Show” sulla spiaggia di Silvi nell’area demaniale adiacente Piazza dei Pini.
L’Associazione ritiene non condivisibile la scelta degli organizzatori e dell’Amministrazione comunale di tenere una manifestazione simile sul litorale, considerati l’impatto che la stessa avrà e l’effetto “simulazione” che potrà determinare. A giudizio del WWF, infatti, svolgere un’attività del genere in un luogo che, opportunamente, è di regola vietato al transito di mezzi moto e auto, rappresenta un evidente controsenso.
Al di là comunque delle motivazioni che hanno spinto l’Amministrazione ad autorizzare l’evento, il WWF ha chiesto se è stata effettuata la Valutazione di Incidenza Ambientale necessaria su tutti gli interventi che ricadono all’interno delle aree della Rete Natura 2000, ma anche per quelli esterni che però possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito. Considerato che la manifestazione si svolgerà ai confini dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, che coincide con il Sito di Interesse Comunitario “Torre di Cerrano” (SIC riconosciuto da Regione, Stato e Unione Europea con il codice IT7120215), si ritiene che la Valutazione di Incidenza Ambientale debba essere effettuata anche sull’intervento in questione.

19.11.18

Orso Bruno marsicano: convocare gli Stati generali dell'Orso e nel frattempo misure immediate

 
Trascorso il momento della tristezza per una specie simbolo che sempre più rischia di essere cancellata dalla faccia della terra dall’incuria e dalla approssimazione con cui l’uomo gestisce le aree montane nella quale il plantigrado vive, è il momento di agire.
A fronte di una situazione di eccezionale gravità servono provvedimenti eccezionali che consentano agli ultimi orsi marsicani presenti nel nostro territorio di vivere e riprodursi in tranquillità per un numero di anni sufficiente a mettere la specie in sicurezza.
Provvedimenti che vanno adottati con urgenza agendo con decisione.
Il WWF torna a chiedere la convocazione dagli Stati Generali sull’Orso con la partecipazione di tutti i soggetti competenti, a cominciare dal Ministero dell’Ambiente, dalle Regioni e dalle aree protette, insieme ai rappresentanti del mondo scientifico e dell'associazionismo. Una convocazione da fare in tempi rapidissimi perché siamo già in una situazione di assoluta emergenza.
Il WWF chiede inoltre, come primo e immediato provvedimento, che i prefetti competenti dispongano un immediato e aggiornato censimento (con relativa messa in sicurezza) di tutte le strutture potenzialmente pericolose presenti nell’areale dell’orso, non solo nel territorio dei parchi, e ribadisce al riguardo la propria disponibilità a contribuire, anche economicamente, come già comunicato al Presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo sabato scorso durante la presentazione a Pescara del Check-up WWF su Parchi nazionali e Aree Marine Protette.
“Per la salvezza dell’Orso - dichiara il Delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio - ogni giorno è prezioso. Chiediamo al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa di farsi carico di questa situazione di allarme rosso agendo con determinazione e rapidità. Appena dopo la scoperta dell’ultimo drammatico incidente abbiamo parlato di guardarci negli occhi e di riflettere: se davvero si vuole salvare una specie simbolo dell’Abruzzo, dell’Appennino centrale e del Paese tutto non possiamo nasconderci dietro cavilli burocratici o perderci dietro piccoli interessi locali. Non basta appellarsi ai Parchi e confidare nella sola protezione delle aree tutelate. Occorre fare di più e farlo subito”.

Check-up Parchi e Aree Marine Protette: dopo la diagnosi, ci vogliono le cure

 
Presentato sabato mattina a Pescara il Check-up 2018 del WWF Italia su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette, che ha riguardato tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente operativi e 26 Aree Marine Protette sulle 29 istituite. I risultati sono stati illustrati da Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo, e da Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia. Particolare attenzione è stata ovviamente riservata alla situazione abruzzese anche con la successiva tavola rotonda, protagonisti i presidenti dei tre Parchi nazionali e dell’Area marina protetta presenti nella regione e il sottosegretario con delega all’ambiente Mario Mazzocca.
Ovviamente la cronaca è entrata pesantemente nel dibattito. È emersa l’esigenza urgente di migliorare il livello di protezione della fauna, soprattutto di quella più rara e preziosa, come la vicenda dell’orsa annegata con i suoi due cuccioli ha drammaticamente riportato in primo piano proprio in questi giorni, evidenziando inaccettabili mancanze che compromettono tutto l'apparato di gestione, vanificando anni di azioni per la tutela delle specie.
Il Check-up, realizzato dal WWF grazie alla sua rete di volontari, ha nei fatti fotografato l’attuale situazione della natura in Italia. L’indagine è stata condotta con il metodo della Valutazione e Prioritizzazione Rapida della Gestione delle Aree Protette (RAPPAM) che offre uno strumento per raggiungere l’obiettivo di una gestione più efficiente ed efficace dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette. Dal report, com’era inevitabile che fosse, emergono luci e ombre. Le principali criticità sono legate agli strumenti di gestione, alla carenza di personale qualificato e di risorse disponibili per progetti di conservazione. Dai dati raccolti emerge che nei Parchi nazionali turismo, incendi e cambiamenti climatici sono percepiti come le principali pressioni che attualmente insistono sulla biodiversità. È da considerare il fatto che solo nel 30% dei casi è stato approvato in via definitiva il Piano per il Parco. Punto dolente la gestione, con percentuali nella pianta organica di personale dedicato primariamente alla conservazione della biodiversità (biologi, naturalisti, geologi, ecc.) spesso inferiori al 10%. Ancor peggio per i finanziamenti: ogni anno, in media, nel nostro Paese vengono destinati ai Parchi soltanto 1,35 euro per abitante: una spesa equivalente al costo di un cappuccino.
Nonostante i suoi 7500 chilometri di coste l’Italia sembra anche aver voltato le spalle al mare. Le 29 Aree marine protette (inclusi i 2 parchi sommersi), infatti, incidono solo su 700 chilometri di costa (pari allo 0,8% del totale) e su 228 mila ettari di mare, con scarsissime risorse: nel 2017 sono stati destinati per il funzionamento e la gestione appena 7 milioni di euro. Rifiuti spiaggiati e plastiche in mare, turismo e traffico navale sono percepiti come le pressioni che affliggono con maggiore intensità la biodiversità delle AMP italiane, in particolare quelle di piccole dimensioni, mentre bracconaggio e pesca illegale costituiscono la pressione più diffusa, con trend spesso in aumento. Per quanto riguarda strategie e strumenti di gestione, quasi il 70% delle AMP ha un Piano di gestione approvato in via definitiva e quasi l’80% degli enti ha approvato il proprio Regolamento.
Dal raggruppamento di tutte le voci prese in esame è stato ricavato un indice di performance, con uno specifico punteggio. I tre parchi nazionali abruzzesi sono tutti tra i dieci parchi che hanno superato di poco quota 150. Non è male ma va tenuto conto che il punteggio massimo teoricamente raggiungibile era 300 e che ha avuto un peso considerevole la grandissima biodiversità che l’Abruzzo ha la fortuna di ospitare. Tra le aree marine protette quella del Cerrano si colloca invece circa a metà graduatoria.
Sul piano della governance i problemi non mancano: il parco della Majella ha da anni un direttore a mezzo servizio, addirittura “in prestito” da un parco regionale, ed è privo del presidente; al parco d’Abruzzo il direttore manca ormai da 2 anni mentre al Gran Sasso Monti della Laga è stato da poco nominato, dopo anni di deleghe continuamente rinnovate a un facente funzioni…
Si è parlato anche di quello che Luciano Di Tizio, in una delle sue ultime attività pubbliche come delegato del WWF Abruzzo (concluderà il suo mandato a fine anno) ha definito “il parco che non c’è” denunciando ancora una volta la assurda situazione della Costa Teatina, formalmente area protetta da inizio secolo ma sempre in fase di stallo. Il sottosegretario Mario Mazzocca ha ricordato in proposito che il 4 dicembre prossimo avrà un incontro con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa “nel quale – ha detto – saranno affrontate le criticità dei Parchi abruzzesi, comprese quelle emerse oggi e dal report del WWF, e anche la situazione di quello della Costa Teatina, perimetrato da un commissario e rimasto stranamente in sospeso”.

14.11.18

Check-up WWF su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette: sabato 17 novembre a Pescara

 
Sabato 17 novembre, alle ore 10.30, sarà presentato a Pescara, presso la Sala Filomena Delli Castelli della Regione Abruzzo in Viale Bovio, il Check-up del WWF Italia su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette.
I risultati del Check-up, che ha riguardato tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente operativi e 26 Aree Marine Protette sulle 29 istituite, saranno illustrati da Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo, e da Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia, con particolare alla situazione abruzzese.
A seguire vi sarà una tavola rotonda cui prenderanno parte: Antonio Carrara, Presidente del Parco
Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Claudio D’Emilio, Vicepresidente del Parco Nazionale della Majella, Tommaso Navarra, Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Leone Cantarini, Presidente dell’Area Marina Protetta Torre di Cerrano, e Mario Mazzocca, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale con delega all’ambiente.
“Il Check-up 2018 dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette, realizzato dal WWF Italia grazie alla sua rete di volontari presenti in tutte le regioni italiane, permette di scattare un’istantanea dell’attuale situazione della natura d’Italia”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo che modererà i lavori della mattinata. “L’indagine è stata condotta con il metodo della Valutazione e Prioritizzazione Rapida della Gestione delle Aree Protette (RAPPAM) che offre uno strumento per raggiungere l’obiettivo di una gestione più efficiente ed efficace dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette. Come vedremo, dallo studio emerge che il lungo cammino iniziato con la legge quadro n. 394/91 è ancora ben lontano dall’essere completato. Sarà interessante anche verificare cosa pensano gli attuali presidenti delle aree protette nazionali presenti nella nostra regione e come loro vedono il futuro dei parchi terrestri e marini”.

Rifiuti abbandonati lungo il Vibrata: esposto del WWF Teramo


Il Presidente del WWF Teramo, Claudio Calisti, ha inviato un esposto ai Carabinieri Forestali e per conoscenza al Sindaco e al Comandante dei Vigili urbani del Comune di Alba Adriatica nel quale viene segnalato l’abbandono di rifiuti nei pressi del Torrente Vibrata in contrada/viale Vibrata nel tratto di strada che dal bivio di Corropoli sale verso Tortoreto Alto.
A fine settembre il WWF aveva già inviato una prima segnalazione al Comune. A distanza di due quasi mesi, però, i rifiuti abbandonati nell’area sono aumentati. Del resto l’area in questione è da sempre interessata dallo scarico illegale di vario materiale e più volte è stata oggetto di segnalazione alle autorità competenti da parte del WWF e di altri organismi che hanno anche organizzato giornate di pulizia.
A parere del WWF dovrebbero svolgersi delle puntuali indagini sul materiale depositato per cercare di risalire a chi continua a scaricare illegalmente rifiuti. Questo tipo di comportamento, infatti, è altamente incivile e rappresenta, oltre che un notevole danno ambientale, anche un danno economico per la collettività perché le amministrazioni comunali sono tenute ad intervenire a spese della collettività con un’opera di bonifica.
L’abbandono dei rifiuti lungo i corsi d’acqua della nostra provincia è purtroppo molto diffuso e denota uno scarso controllo del territorio, estremamente pericoloso: dove oggi vengono abbandonati calcinacci e vecchi frigoriferi, domani potrebbero essere abbandonati rifiuti tossici e pericolosi, come avviene in tante altre regioni d’Italia. Questi fenomeni sono spesso legati alla malavita organizzata e il passo dall’abbandono di rifiuti urbani ai più pericolosi rifiuti industriali è spesso molto breve.
Il WWF torna a chiedere un aumento dei controlli sul territorio, sia attraverso un potenziamento delle verifiche da parte delle Forze dell’Ordine, sia attraverso la diffusione di sistemi di videosorveglianza e la chiusura delle strade di accesso ai lungofiumi.
 
 
 

12.11.18

A un anno dalla Manifestazione per l’Acqua Trasparente, una riflessione del WWF Teramo

 
11 novembre 2017: circa 4.000 cittadine e cittadini, rispondendo all’appello dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, marciano a Teramo per la Manifestazione per l’Acqua Trasparente, chiedendo trasparenza, partecipazione e sicurezza.
A distanza di un anno da quella manifestazione, le richieste di singoli cittadini, associazioni e istituzioni restano in larga parte senza risposta.
Su trasparenza e partecipazione, la Regione finora non ha concesso alle associazioni di protezione ambientale, promozione sociale e tutela dei consumatori, tutte portatrici di interessi tutelati dalla Costituzione, di far parte della “Commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso”, nonostante la posizione favorevole presa al riguardo dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale a luglio scorso.
Sulla sicurezza, si attendavano per settembre le proposte progettuali dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della Strada dei Parchi SpA per la messa in sicurezza definitiva dell’acquifero (a quasi un anno e mezzo dall’incidente dell’8/9 maggio), ma siamo a novembre e non vi è nessuna notizia al riguardo.
Nel frattempo un passo avanti verso l’accertamento della verità è venuto dalla Procura di Teramo con la conclusione delle indagini sull’incidente dell’8/9 maggio 2017.
Le indagini hanno visto il coinvolgimento di tre esperti che hanno ricostruito lo stato dell’arte delle interferenze tra laboratori, gallerie autostradali e acquifero: una ricostruzione, quindi, utile anche per definire gli interventi necessari per la messa in sicurezza. E un elemento di novità è stata la decisione della Procura teramana di inviare le conclusioni della consulenza dei tre esperti a tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali, richiamando così ciascun ente alle proprie responsabilità. Perché, al di là degli aspetti processuali, esiste una situazione di potenziale pericolo su cui tutti gli amministratori, in base alle loro competenze, possono e devono intervenire fin da subito per rendere sicura l’acqua che arriva nelle nostre case, tutelando lo stato ambientale di un ampio territorio, a partire da quello del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e la salute dei 700.000 abruzzesi che bevono l’acqua del Gran Sasso.
Le nostre richieste continuano ad essere le stesse di sempre: trasparenza, partecipazione e sicurezza, oggi più che mai necessarie!

10.11.18

Al via il Wolf School Tour


“La convivenza tra uomo e lupo attraverso conoscenza e divulgazione”: è questo il titolo del primo incontro del Wolf School Tour, un percorso scientifico-divulgativo itinerante per conoscere il Lupo, organizzato dal WWF Teramo e dal Project Wolf Ethology del Centro Studi per l’Ecologia e la Biodiversità Appenninica nelle scuole della provincia di Teramo, ma che interesserà anche scuole di altre province italiane.
Il progetto si articolerà in una serie di incontri di ricercatori e divulgatori con le classi degli Istituti scolastici superiori per far conoscere la vita e le caratteristiche di questo splendido animale che da sempre vive nella nostra Regione.
La prima tappa si svolgerà lunedì 12 novembre 2018, alle ore 10.30, presso l’Istituto d’Istruzione Superiore Di Poppa-Rozzi al Polo Agrario di Piano d’Accio a Teramo.
Il programma della giornata, dopo i saluti della preside, Caterina Provvisiero, e dell’insegnante referente per il progetto, Silvia Di Gennaro, vedrà gli interventi, moderati da Valeria Narcisi, Medico Veterinario, di:
  • Andrea Gallizia, Medico veterinario Project Wolf Ethology CSEBA Teramo-Gargano: Conosciamo il Lupo e le strategie di convivenza efficaci per la tutela della biodiversità;
  • Federica Bava, Medico veterinario Project Wolf Ethology CSEBA Teramo-Gargano: La ricerca in ausilio alla zootecnia attraverso la conoscenza delle specie selvatiche;
  • Fausta Filippelli, WWF Teramo: Il WWF per la tutela del Lupo.
Al termine dei loro interventi, i relatori parteciperanno ad un dibattito con gli studenti per rispondere alle loro domande.
“La tutela dei grandi carnivori come il Lupo è un impegno che ci coinvolge tutti”, dichiara Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo. “La convivenza tra le attività umane e il Lupo è assolutamente possibile, basta adottare semplici accorgimenti ormai ben collaudati. Abbiamo voluto organizzare questa attività nelle scuole proprio per far vedere ai ragazzi il lavoro svolto dai ricercatori e ricordare come è stato possibile salvare una specie come il Lupo che in Italia all’inizio degli Anni ’70 era sull’orlo dell’estinzione”.

7.11.18

Vittoria sull'istanza di ricerca gas al Lago di Bomba... ma non solo!

 
Leggere il parere negativo della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale sul controverso progetto di coltivazione di gas sotto il Lago di Bomba ha rappresentato per il WWF Abruzzo, e crediamo per tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio, una gioia immensa. Confidiamo che siamo di fronte alla definitiva archiviazione di un progetto che tiene con il fiato sospeso tanti cittadini fin dal lontano 2010 e che ha visto un impegno comune del comitato “Gestione Partecipata del Territorio”, WWF e Legambiente, altre associazioni ambientaliste, amministratori dell’area, della Provincia e della Regione.
“La società proponente a questo punto potrebbe ricorrere al TAR”, dichiara Fabrizia Arduini, responsabile Energia del WWF Abruzzo, “ma ci sono molti elementi che ci portano a credere che la società lascerà definitivamente quell’area. Ricordiamo la sconfitta che rimediarono al Consiglio di Stato nel 2015, quando impugnarono il primo parere negativo della Commissione di Valutazione della Regione Abruzzo, prima di riprovarci presentando il nuovo progetto. Forse non conoscevano la proprietà commutativa per cui, cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”.
Il WWF Abruzzo rivolge un sentito ringraziamento allo straordinario gruppo scientifico con cui si onora di collaborare: Francesco Stoppa, Francesco Brozzetti, Giusy La Vecchia, Piero Di Carlo e Loredana Pompilio della Università D’Annunzio. I progetti che trattano combustibili fossili sono estremamente complessi, avere docenti che, a titolo volontario, si sobbarcano il fondamentale studio scientifico per dimostrarne la pericolosità non ha prezzo. E un ringraziamento speciale va a Maria Rita D’Orsogna che, anche questa volta, non ha fatto mancare il suo importante contributo in questa battaglia.
“Le buone notizie sul versante della difesa dell’Abruzzo dalla “petrolizzazione” non finiscono qui”, aggiunge la Arduini. “Oltre alla decisione su Colle Santo - Lago di Bomba, arrivano le scadenze naturali di istanze e titoli minerari quali San Venere in provincia di Teramo, dove il WWF era riuscito a vincere in commissione di Valutazione di Impatto Ambientale, Santa Maria Imbaro in provincia di Chieti e Pescopennataro tra Molise e Abruzzo che da anni “giacevano” dormienti. Possiamo ben dire che alla gioia si aggiunge un moto di orgoglio regionale, poiché in terra d’Abruzzo si registra una certa “sfiducia” da parte dei petrolieri, poiché solitamente non demordono facilmente e portano avanti le istanze per anni e anni tra sospensioni e rinvii”.
Per il WWF questi sono segnali che vanno nella giusta direzione. Ma è ancora troppo poco! Si può e si deve cambiare pagina: dobbiamo uscire al più presto dal ricatto mortale delle fonti fossili, tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto. Le tragedie di questi giorni sono solo un piccolo assaggio di quanto potrà accadere se non abbandoneremo le fonti fossili e non investiremo nel risparmio energetico e nelle fonti alternative. 

6.11.18

Corsi d'acqua: più sono naturali, più sono sicuri!

 
Le violente alluvioni che hanno colpito l’Italia, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige, sono causate dagli effetti cambiamenti climatici, ma i danni e, purtroppo, le numerose vittime sono il risultato dell’incuria e della cattiva gestione del nostro territorio.
La canalizzazione dei corsi d’acqua, il taglio della vegetazione ripariale, l’occupazione di gran parte delle aree naturali di esondazione sono tra le principali cause che hanno grandemente aumentato il rischio per le popolazioni e per molti centri abitati lungo i fiumi.
Per questo il WWF ha rilanciato oggi la Campagna europea #ProtectWater con una scheda su Effetto naturale o artificiale: 7 punti che evidenziano le differenze tra fiumi pericolosi e quelli liberi e sicuri secondo il principio che la natura è la nostra più grande alleata.
La Campagna mira a difendere uno strumento fondamentale per la gestione dei corsi d’acqua europei, la direttiva Quadro acque 2000/60/CE capace di garantire la tutela della risorsa idrica perché affida il buon governo delle acque ad Autorità di Distretto che operano a livello di bacino idrografico, la scala di intervento più efficace per tutelare i nostri corsi d’acqua e garantire la sicurezza delle persone.
Per il WWF, ora più che mai, è indispensabile tutelare il nostro patrimonio naturale e avviare una diffusa azione di rinaturazione e ripristino ambientale a partire dalla ‘liberazione’ di fiumi e torrenti favorendo la loro esondazione naturale. Ovviamente questo va attuato nelle aree al di fuori dei centri abitati e ovunque possibile, altrimenti, come abbiamo visto, sono i corsi d’acqua che trovano le vie dove sfogare la loro irruenza invadendo e distruggendo i centri abitati.
Purtroppo esistono gruppi di pressione in Europa che ostacolano la piena attuazione della Direttiva Acque e che addirittura vogliono cambiarla in peggio approfittando dell’occasione della Consultazione popolare in corso, aperta dalla Commissione Europea lo scorso 17 settembre.
Non possiamo permettere che la Direttiva Acque venga cambiata o che vengano ulteriormente prorogati i termini per il raggiungimento dei suoi obiettivi di qualità.
Aiutaci a tutelare la Direttiva Quadro Acque e partecipa alla Consultazione Pubblica avviata dall’Unione Europea sull’efficacia di questa importante legge comunitaria.
Il WWF invita a far sentire la propria voce attraverso il sito #protectwater e cliccando su Agisci Ora! Bisogna mantenere il termine per il raggiungimento del “buono stato ecologico” delle acque, entro il 2027, resistendo a chi lo vorrebbe far slittare. Dobbiamo mantenere questo obiettivo per garantire l’uso plurimo delle acque (per l’agricoltura, l’industria, l’ambiente, per gli usi civici, ricreativi) e la disponibilità di un’acqua degna di essere chiamata tale per le generazioni future.
La natura è la nostra più importante alleata contro i cambiamenti climatici e per questo dobbiamo assecondarla e tutelarla. I fiumi naturali, liberi di divagare e di inondare le loro fasce fluviali, con vaste aree boschive sono quelli più sicuri da un punto di vista idrogeologico, poiché conservano una grande capacità autodepurativa, distribuendo con più equilibrio sabbie e ghiaie movimentate con il loro procedere, proteggendo le sponde dall’erosione. 

Rischio idrogeologico: 7 cose da fare subito!


Non possiamo più assistere a tragedie come quelle che stanno colpendo il nostro Paese, dal Trentino Alto Adige, al Veneto, fino alla Sicilia passando per il Lazio, la Liguria e la Lombardia con un conto dei morti che si fa di giorno in giorno più drammatico.
Tutto questo su un territorio sempre più vulnerabile. I Comuni italiani a rischio sono aumentati dal 2015 al 2017 passando dall’88% al 91% e sono 3 milioni i nuclei familiari che risiedono in aree ad alta vulnerabilità (dati ISPRA): questo territorio è inadatto a rispondere naturalmente ad eventi “normali”, tanto meno ai fenomeni legati ai cambiamenti climatici che si stanno manifestando con questa intensità. Fenomeni amplificati nelle aree in cui l’abusivismo edilizio costituisce una piaga endemica: in Italia ci sono 20 case abusive ogni 100 in Italia e nel Mezzogiorno sono quasi il 50% (ISTAT, 2018).
Il WWF chiede che il Governo organizzi al più presto una Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici per fornire a Regioni e Comuni gli strumenti per rispondere in modo efficace all’emergenza causata dai fenomeni climatici estremi.
È indispensabile un Piano di adattamento che metta in sicurezza il territorio e le persone e che si rilanci l’azione sia per mitigare il cambiamento climatico, vale a dire tagliare drasticamente e, prima della metà del secolo, azzerare le emissioni di carbonio, quindi l’uso dei combustibili fossili, a partire dal Piano Energia Clima la cui prima bozza va predisposta entro la fine dell’anno.
Il WWF invita Governo a compiere subito alcune chiare scelte nel rispetto dei vincoli a tutela del nostro territorio e del paesaggio e sull’abusivismo.
Bisogna convocare un tavolo con le Regioni per procedere alla rapida approvazione dei piani paesaggistici (ad oggi approvati definitivamente solo da Sardegna - per le aree costiere; dalla Toscana e della Puglia) attesi dal 2004 e va aperto un tavolo tecnico con l’ANCI per decidere le priorità di intervento nelle aree a maggiore rischio idrogeologico per procedere, anche con fondi nazionali, agli abbattimenti delle case abusive, alla delocalizzazione delle industrie a rischio (in questi giorni è scoppiato il caso del sito nucleare di Saluggia) e delle attività produttive e delle abitazioni più esposte.
Il WWF chiede, poi, lo stralcio al Senato della Parte III del Decreto su Genova dedicata al condono delle case abusive colpite dal sisma del 2017 ad Ischia.
 
7 COSE DA FARE SUBITO.
È necessario avviare un programma di manutenzione del territorio per tutelare la funzionalità degli ecosistemi e mantenere un adeguato equilibrio territoriale ambientale, che sia integrato con una Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, fondata sui seguenti punti:
  1. Corretta applicazione delle direttive europee, con particolar riguardo alla Direttiva Quadro “Acque” (2000/60/CE) e“Alluvioni” (2007/60/CE).
  2. Consolidamento del ruolo delle autorità di distretto (istituite nel 2016) per il coordinamento degli interventi per il dissesto idrogeologico, la difesa e messa in sicurezza del suolo e la qualità delle acque a livello di bacino idrografico, come previsto dalla Direttiva quadro Acque. Vanno, inoltre, cantierati subito i progetti di ingegneria naturalistica per l’adattamento già approvati dalle Autorità stesse.
  3. Avvio di una diffusa rinaturazione fluviale, volta a recuperare capacità di ritenzione delle acque in montagna e collina e a ripristinare aree di esondazione naturale dei fiumi nei fondovalle e in pianura, rispettando l’obbligo imposto alle Regioni (L. 133/2014), non ancora pienamente rispettato, di impiegare almeno il 20% di finanziamenti della difesa del suolo per interventi integrati per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, promuovendo “infrastrutture verdi”, come anche previsto dalla risoluzioni della Commissione europea (2013/249).
  4. Assicurarsi che i Piani di Protezione civile siano redatti a tutti i livelli istituzionali e che i Comuni siano in grado di attuarli, capaci quindi, laddove necessario, di interdire strade, ponti, sottopassi e tutte le strutture a rischio nei periodi di allerta, predisponendo sistemi di allarme nelle città.
  5. Avvio di una capillare campagna di informazione e formazione sul rischio affinché le popolazioni possano essere consapevoli delle situazioni di rischio (molti non sanno di vivere dentro dei fiumi, sopra a frane attive, in aree a rischio terremoti) e imparare a comportarsi nelle diverse situazioni di rischio.
  6. Promozione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUSD), per migliorare la gestione dell’acqua soprattutto nelle grandi città. Sistemi che sfruttano al meglio i diffusi spazi marginali, parcheggi, giardini, tetti per favorire l’accumulo della pioggia e la loro successiva infiltrazione nel sottosuolo.
  7. Adozione di misure per ridurre i danni agli edifici soggetti a rischio alluvionale con interventi dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici (infissi a tenuta stagna; posizionado barriere mobili in corrispondenza di porte e finestre che possono non impedire l’ingresso dell’acqua ma ritardandolo consentono di allontanarsi o di mettere al sicuro mobili ed oggetti di valore e interventi wet-proof, mirati ad aumentare la resistenza una volta che l’acqua sia entrata (elevazione delle apparecchiature, come quelle elettriche, su piedistalli o piattaforme o istallazione nei piani superiori; protezione delle apparecchiature con sistemi di ancoraggio o a tenuta stagna).
Il WWF, infine, rivolge un appello al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché si adoperi con determinazione per difendere la Direttiva Quadro Acque in Europa: sono attualmente in discussione possibili modifiche, sotto la spinta di diverse lobby, che ne azzererebbero l’efficacia. È invece indispensabile che la Direttiva Quadro Acque sia applicata fino in fondo e anche per questo il WWF chiede a tutti di partecipare numerosi alla Consultazione pubblica sulla Direttiva Quadro Acque, già in corso e aperta fino al 4 marzo 2019, collegandosi a wwf.it/protectwater.