7.12.18

L'emergenza acqua del Gran Sasso arriva in Parlamento

 
Nella seduta di mercoledì 5 dicembre l’On. Rossella Muroni di “Liberi e Uguali” ha presentato alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati un’interrogazione a risposta al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri della Salute, delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, sull’emergenza dell’acquifero del Gran Sasso.
Nel testo dell’interrogazione, l’On. Muroni, alla quale l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso rivolge un sentito ringraziamento, ha evidenziato la grave situazione esistente in tre province abruzzesi la cui principale risorsa idrica è fortemente a rischio a causa dell’acclarata permeabilità delle gallerie autostradali e dei Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso rispetto alla falda acquifera.
L’Osservatorio, costituito dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, ricorda che recentemente ha inviato una nota sulla situazione del Gran Sasso ai presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, oltre che a tutti i ministri competenti ad iniziare dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Di seguito si riporta il testo dell’interrogazione dell’On. Muroni.
 
MURONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca
 
Per sapere
 
premesso che:
   il Gran Sasso d'Italia, la vetta più alta dell'Appennino, simbolo di un parco nazionale, congiunzione tra le due coste del Paese tramite un'importante arteria autostradale, laboratorio di ricerca internazionale, rappresenta la più grande risorsa d'acqua della regione capace di rifornire oltre la metà della popolazione abruzzese;
   come ormai accertato da tutti gli enti interessati, l’interferenza dei laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e delle gallerie autostradali dell’A24 con l'acquifero del Gran Sasso, ha più volte messo a rischio la principale risorsa idrica della regione e la salute dei cittadini;
   l'interferenza tra acquifero, autostrada, laboratori costituisce un pericolo per centinaia di migliaia di persone che bevono l'acqua del Gran Sasso, per l'ambiente e anche per l'economia di questo territorio. Tale situazione è nota dall'inizio degli anni 2000 grazie alle denunce delle associazioni ambientaliste che anticiparono le istituzioni nell'individuazione dei problemi. Ad oggi, la messa in sicurezza dell'acquifero resta un miraggio e, anche dopo l'emergenza dell'8/9 maggio 2017, quando fu vietato per un'intera giornata in quasi tutta la provincia teramana il consumo d'acqua proveniente dal Gran Sasso, non si registrano concreti passi avanti;
   le dinamiche di quest’ultimo incidente sono oggetto di un'inchiesta della magistratura che ha da poco concluso le indagini con il coinvolgimento, tra gli altri, dei vertici dell'Istituto nazionale di fisica nucleare e della Strada dei Parchi spa, sulla base di una relazione dei Consulenti tecnici d'ufficio che hanno altresì individuato come assolutamente necessari una serie di interventi urgenti;
   a seguito dell’ultima emergenza del maggio 2017 le associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d'Italia, Fiab, Cai, Italia Nostra e Fai hanno costituito l'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso, con l'obiettivo di fornire un contributo per la ricerca delle soluzioni da adottare ad una situazione che perdura da troppi anni e che ha visto nel passato anche il sequestro dei laboratori e la nomina di un commissario da parte del Governo nazionale per la gestione dell'emergenza, nonché la spesa di oltre 80 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza;
   in questo anno e mezzo, l'Osservatorio ha dato vita ad una serie di incontri pubblici e tante altre iniziative molto partecipate sul territorio, ricercando sempre la collaborazione delle istituzioni locali;
   inoltre, bisogna evidenziare come la regione Abruzzo abbia finora negato all'Osservatorio, così come a qualsiasi altro soggetto della società civile, di partecipare alla «Commissione tecnica per la gestione del rischio idrico del Gran Sasso», a giudizio dell'interrogante in totale spregio dei principi costituzionali di partecipazione e sussidiarietà orizzontale;
   per denunciare questo deficit di trasparenza, l'11 novembre 2017, a Teramo, l'Osservatorio ha organizzato la Manifestazione per l'acqua trasparente con la partecipazione di circa 4.000 cittadini;
 
  • se il Governo intenda verificare, e chiarire, per quanto di competenza, cosa sia successo, nell'ambito degli interventi per la gestione dell'emergenza dell'8 e del 9 maggio 2017;
  • se il Governo intenda chiarire se l’Infn continui a stoccare nei laboratori sotterranei del Gran Sasso sostanze estremamente pericolose per l'intero acquifero e se esistano piani per la delocalizzazione di tali sostanze;
  • se il Governo intenda, per quanto di competenza, istituire un tavolo permanente che coinvolga la regione Abruzzo, tutti gli enti istituzionali coinvolti, nonché l'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso, in modo da comprendere cosa non funzioni nel sistema di approvvigionamento idrico dal Gran Sasso e, tenendo conto del fatto che, su questo sistema, sono già stati spesi oltre 80 milioni di euro dalla gestione commissariale, in modo da definire gli interventi e i programmi a breve, medio e lungo termine per la messa in sicurezza definitiva delle acque del Gran Sasso.
(5-01048)

Palloncini e responsabilità

 
Ieri a L’Aquila, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso della “Festa della Rinascita” è stata restituita alla città la chiesa di Santa Maria del Suffragio, importante luogo di culto colpito dal terremoto del 2009. È stata una vera e propria gioia festeggiare un momento così bello e atteso da più di nove anni! E tutti ci auguriamo che, anche attraverso questi momenti simbolici, si possa dare impulso alla rinascita del nostro capoluogo di regione.
Il momento centrale di festa è stata contrassegnato dal lancio in aria di centinaia e centinaia di palloncini verdi e neri, i colori della città, liberati dai tanti bambini presenti. E questo ci offre l’occasione per condividere con tutti una piccola riflessione sugli effetti della scelta di festeggiare così questo evento.
È giusto contrassegnare un felice momento di comunità liberando nell’aria palloncini di plastica che, inevitabilmente, nel giro di poche ore, ricadranno a terra? Possibile che nel 2018, dopo tutte le campagne informative sulla necessità di ridurre il consumo di plastica, sui danni che la stessa provoca all’ambiente e alla salute degli animali e dell’uomo, sul suo impatto sugli ecosistemi marini, non si trovi di meglio per celebrare una festa?
Si stima che nel 2015 la produzione mondiale di plastica sia stata di 322 milioni di tonnellate, venti volte maggiore rispetto al 1964. Di queste quantità enormi, solo il 14% viene differenziata e soltanto il 5% effettivamente riciclata (il 7% considerando il PET, il polimero maggiormente utilizzato nella produzione di bottiglie). Attualmente il 40% della produzione globale di plastica è destinato alle discariche e addirittura il 32% non viene neppure raccolto e va disperso nell’ambiente. Ogni anno milioni e milioni di tonnellate di buste, bottiglie, accendini, utensili vari e anche palloncini finiscono a mare: è stato calcolato che di questo passo nel 2050 negli Oceani ci sarà una quantità di plastica superiore alla quantità di pesce!
Questa plastica è praticamente indistruttibile e provoca la morte per soffocamento a pesci e tartarughe marine. Inoltre, dopo anni, finisce per disgregarsi creando dei microframmenti che vengono ingeriti da pesci e molluschi tanto da essere stati ritrovati anche nel pescato che arriva sulle nostre tavole.
Tutto ciò ha un solo responsabile: noi!
Può essere fastidioso dirlo, ma è proprio così. Determinati stili di vita hanno un impatto ambientale sul Pianeta ormai insostenibile. Azioni anche piccole, moltiplicate per gli ormai prossimi 8 miliardi di abitanti del Pianeta, finiscono per essere devastanti.
Ma possiamo/dobbiamo tutti insieme invertire questa tendenza. Iniziando anche dalle piccole cose come scegliere un modo di festeggiare differente dallo spargere centinaia e centinaia di palloncini di plastica sul terreno, sugli alberi, nei fiumi, nel mare…

5.12.18

Le professioni dell'accompagnamento in montagna

 
Venerdì 7 dicembre si svolgerà a Teramo, presso l'aula tesi della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi, un incontro pubblico dal titolo "Le professioni dell'accompagnamento in montagna in Abruzzo. Condizione attuale e prospettive di sviluppo".
Al confronto prenderà parte anche Massimo Fraticelli della Segreteria regionale del WWF Abruzzo. 


Gestione del verde urbano e potature: lettera del WWF al Comune di Teramo

 
Nei giorni scorsi il WWF Teramo ha inviato una al Sindaco e all'Assessore all'ambiente del Comune di Teramo in merito alla gestione del verde urbano.
Il Comune ha dato la sua disponibilità ad un incontro che si terrà nei prossimi giorni.
 
La scrivente Associazione riceve periodicamente numerose segnalazioni in merito a potature del patrimonio arboreo eseguite in maniera “maldestra” in periodi errati (spesso a primavera inoltrata) su tutto il territorio provinciale. In particolare si riscontra che vengono colpiti gli esemplari esistenti lungo i bordi delle strade sia comunali che provinciali.
In via preliminare va evidenziato il valore culturale, ambientale e paesaggistico delle alberature di tutto il territorio provinciale, ed in particolare dei filari lungo le strade, quale patrimonio della collettività meritevole di tutela e conservazione.
Gli alberi, anche nelle aree urbanizzate, aiutano a ridurre l’inquinamento ed il rumore, migliorano il microclima e contribuiscono al risparmio energetico delle nostre case, contrastando i devastanti effetti indotti dai gas climalteranti.
I benefici che le piante ci offrono sono direttamente proporzionali al volume delle loro chiome. Pertanto, se gli alberi vengono potati in modo non corretto, svolgono tali funzioni in maniera molto meno efficace. Inoltre, con i tagli totali che a volte vengono effettuati, si perdono le funzioni ricreative, di abbellimento del paesaggio, nonché la possibilità di rifugio avifauna ed altra fauna minore.
Con la presente si vuole offrire un contributo affinché le attività di potatura siano svolte nei tempi più idonei e secondo le più corrette tecniche agronomiche.
Nell’ottica del rispetto dell’ambiente, qualsiasi intervento di potatura della vegetazione, quando necessario per la salute degli alberi o per reali motivi di sicurezza, deve essere effettuato salvaguardando le specie nidificanti eventualmente presenti ed evitando di arrecare loro disturbo nel periodo riproduttivo e dell’involo.
Effettuare potature in piena primavera o in estate, ad esempio, significa compromettere la vita stessa dell’albero ormai in piena fase vegetativa. Le potature sono interventi da pianificare per la stagione tardo autunnale ed invernale, ma che (ipotizziamo per ragioni economiche) non sono mai eseguite nella giusta stagione.
Inoltre, la primavera e l’estate (in particolare da marzo a luglio) rappresentano le stagioni più importanti per la vita degli animali selvatici in quanto coincidono con la fase riproduttiva: gli uccelli nidificano, i pipistrelli cercano il luogo idoneo per partorire e molti altri animali sono nascosti nelle tane per prendersi cura della prole. I genitori ed i piccoli nelle settimane successive devono affrontare numerose difficoltà in un ambiente molto spesso profondamente diverso da quello naturale e solo una piccola percentuale, grazie a strategie ed istinto, riuscirà a sopravvivere ai pericoli di un ambiente spesso ostile.
Ed ovviamente i tagli e le potature comportano problemi non solo per le piante interessate, ma anche per tutte le aree verdi dell’immediate vicinanze. Il disturbo ed il rumore causati determinano l’abbandono dei siti di nidificazione e di riproduzione vicini.
Gli alberi ed il verde urbano, sia in spazi pubblici che privati, producono numerosi “servizi ecosistemici” per la cittadinanza. Per questa ragione, le piante - compresi cespugli e siepi - devono essere tutelate, valorizzate e gestite con cura, incrementandone la presenza dove possibile.
Al di là degli aspetti legali (in particolare sul punto della tutela dell’avifauna si richiama la Direttiva 2009/147/CE del 30 novembre 2009 “Conservazione degli uccelli selvatici”, di modifica della Direttiva “Uccelli” recepita in Italia dalla Legge n. 157/92 e ss.mm.ii., nonché la Legge 20 luglio 2004, n. 189 “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali…”), si rimarca come una corretta gestione del patrimonio arboreo rappresenta un modo per rendere le nostre città più belle oltre che un modo per risparmiare denaro (una buona cura comporta il risparmio di successivi forti investimenti).
Da qui la richiesta di una corretta pianificazione dei prossimi interventi di potatura sulle specie arboree presenti sul territorio delle nostre città e paesi.
Ringraziando per l’attenzione e disponibili ad un costruttivo confronto sul tema, si inviano cordiali saluti.

Claudio Calisti
Presidente WWF Teramo

4.12.18

A Pineto, gli aperitivi Cultura&Natura

 
L'Associazione Paliurus organizza, con il patrocinio del WWF Teramo e del Comune di Pineto, una serie di aperitivi culturali all'interno del ristorante Resilienza Bottega Ristorante, in via Milano, 1 a Pineto.
L'idea è quella di trasmettere la passione per il nostro territorio del Cerrano così ricco di cultura, storia, natura e gastronomia attraverso documenti fotografici e video, aneddoti e curiosità.
Si comincia domenica 9 dicembre alle ore 18 con il "Capitale naturale della costa", racconti e documentari di sentinelle ambientali innamorate del proprio territorio.
Durante l'incontro si svolgerà un aperitivo a base di erbe spontanee (comprensivo di contributo all'Associazione Paliarus).

1.12.18

Stop ai cacciatori nel mio terreno: la Regione Abruzzo pubblicizzi questa possibilità


Il WWF ha scritto ieri una nota all’Assessore regionale allo Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca Dino Pepe e al Dirigente del Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale per chiedere che, in occasione della fase conclusiva dell’iter di approvazione (con enorme ritardo) del Piano Faunistico Venatorio Regionale sia adeguatamente pubblicizzata la norma che consente ai proprietari o ai conduttori di chiedere l’esclusione dei propri fondi dall’esercizio dell’attività venatoria, ai sensi dell’art. 15 della legge 157/92 e s.m.i..
«La normativa nazionale sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e sul prelievo venatorio – scrive il WWF nella sua nota - prevede la possibilità per il proprietario o il conduttore di un fondo di chiedere l’esclusione dei propri terreni dalla cosiddetta gestione programmata della caccia (art. 15, commi 3° – 6°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.): per ottenere tale esclusione il proprietario o il conduttore deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al Presidente della Regione richiesta motivata da esaminarsi entro 60 giorni (art. 2 della legge n. 241/1990 e s.m.i.)».
«La richiesta – precisa l’associazione - dev’essere accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria (art. 10 della legge n. 157/1992 e s.m.i.). È accolta, inoltre, in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonché di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale».
Ebbene, benché l’iter approvativo del nuovo Piano Faunistico Venatorio sia nelle fasi finali e benché dunque sia ragionevole ipotizzare la sua pubblicazione a breve, la Regione Abruzzo non ha al momento provveduto, come sarebbe suo dovere nell’interesse dei cittadini tutti, a fare in modo che i proprietari/conduttori siano adeguatamente informati della possibilità di esercitare tale diritto. Non risulta infatti sul sito web istituzionale alcun riferimento alle modalità, alle disposizioni generali e alle condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria, né è chiarito a quale servizio debba essere presentata la richiesta e non è presente idonea modulistica.
«A questo punto la Regione deve dimostrare – commenta il coordinatore regionale delle guardie ambientali WWF Claudio Allegrino – di avere a cuore l’interesse di tutti gli abruzzesi e non soltanto quello della piccola minoranza dei cacciatori mettendo in condizione chiunque voglia e ne abbia diritto a sottrarsi all’incubo degli spari che in molti casi assediano letteralmente le abitazioni rurali e i piccoli borghi».
«Una occasione davvero “storica” da non sciupare», sottolinea il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio, che spiega: «I piani faunistici andrebbero rinnovati ogni cinque anni, quindi ogni cinque anni i proprietari e i conduttori dei fondi agricoli dovrebbero avere a disposizione una finestra per sottrarre i propri terreni, se hanno i requisiti di legge, all’invadenza dei cacciatori. Il piano faunistico attualmente in vigore e che sta per essere sostituito da quello nuovo risale invece ormai a un ventennio or sono: con la sua inadempienza la Regione ha impedito a una intera generazione di esercitare un proprio diritto. Mi auguro che oggi voglia porre per quanto possibile rimedio pubblicizzando al massimo l’opportunità concessa dalla legge».

22.11.18

“Non più e non ancora”: domani presentazione a Colledara

 
Domani, venerdì 23 novembre, alle ore 17.30, presso il Centro Servizi della Riserva Provinciale Fiume Fiumetto a Colledara (TE), si terrà un incontro-dibattito sul futuro delle aree ad alta valenza ambientale, ma marginali rispetto ai grandi assi di sviluppo tradizionale.
L’incontro, organizzato da WWF Teramo, ARCI Teramo e Istituto Abruzzese per le Aree Protette insieme al Comune di Colledara, prenderà il via dalla presentazione del libro delle Edizioni Franco Angeli “Non più e non ancora” di Rita Salvatore e Emilio Chiodo sulle aree fragili tra conservazione ambientale, cambiamento sociale e sviluppo turistico.
Il lavoro dei due ricercatori sarà l’occasione per riflettere sullo sviluppo e la conservazione nei piccoli comuni, aiutati dalle esperienze di due riserve regionali naturali inserite nel circuito delle Oasi WWF, la Riserva regionale dei Calanchi di Atri e la Riserva regionale delle Gole del Sagittario.
Al dibattito, moderato da Massimo Fraticelli della segreteria regionale del WWF Abruzzo, oltre ai due Autori, prenderanno parte Manuele Tiberii, sindaco di Colledara, Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo e già direttrice della Riserva regionale delle Gole del Sagittario, Adriano De Ascentiis, Direttore della Riserva regionale dei Calanchi di Atri, Andrea Rosario Natale, Coordinatore dello IAAP, Giorgio Giannella, Presidente Comitato provinciale ARCI di Teramo. Le conclusioni sono affidate a Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. 

21.11.18

Acqua: niente sicurezza, ma nuove captazioni?

 
Si apprende dal quotidiano “Il Centro” che la Ruzzo Reti SpA si appresterebbe ad investire svariati milioni di euro per nuove captazioni da realizzare sia sui Monti della Laga che sui Monti Gemelli al fine di reperire circa 100 litri/secondo di acqua che fino a poco tempo fa sono state garantite dalla falda acquifera del Gran Sasso.
Si sta quindi realizzando quanto l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, costituito dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, aveva paventato: invece di adeguare i laboratori sotterranei e le gallerie autostradali all’esigenza primaria di fornire acqua ai cittadini, si propone di adeguare l’acqua alle esigenze dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della Strada dei Parchi SpA.
Tale proposta a nostro avviso rappresenta il fallimento della politica che evidentemente si è arresa e rinuncia a difendere i diritti dei cittadini.
È evidente che questa scelta, che da quanto riportato dalla stampa sembra sia stata già valutata e accettata dalla Regione Abruzzo, vada nella direzione di abbandonare l’acqua del Gran Sasso iniziando dalla rinuncia di utilizzare i 110 litri/secondo prelevati dalle captazioni in corrispondenza dei laboratori dell’INFN: la stessa acqua che non più tardi di un paio di giorni fa, tutti gli Enti hanno definito “migliore di tantissime acque minerali”.
Si vuole lasciare che i Laboratori continuino nelle loro attività come se nulla fosse, nella piena libertà di mettere in uno stato di rischio continuo un acquifero che rifornisce 700.000 abruzzesi, effettuando la scelta più semplice: abbandonare l’acqua del Gran Sasso per nuove captazioni, senza pensare al danno ambientale che in questo modo si arreca all’ecosistema montano impoverendolo di una risorsa primaria come l’acqua che già risente pesantemente di altri utilizzi e degli effetti dei cambiamenti climatici ormai in atto. Captare acqua da sorgenti in quota vuol dire sottrarre quell’acqua all’ambiente con ripercussioni su tutto il ciclo naturale di un territorio.
Siamo al paradosso! Non si riesce a far rimuovere dai Laboratori sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente e la salute? Non si riesce a metterli in sicurezza? Semplice: il problema si risolve eliminando l’acqua, o meglio mettendola a scarico nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e andando a captare altre sorgenti in quota in un territorio protetto.
Compito degli Enti è quello di mettere in sicurezza l’acquifero dai rischi che provengono dai laboratori e della gallerie autostradali, come da sempre chiesto dall’Osservatorio, ma soprattutto come rimarcato dalla Procura di Teramo nell’avviso di conclusione delle indagini e dallo studio dei consulenti della Procura stessa. Questo si può fare iniziando, come richiesto da anni, ad eliminare lo stoccaggio delle sostanze pericolose nei Laboratori che continuano ad essere non impermeabili rispetto all’acquifero.
E a tal proposito ci si chiede: che fine ha fatto il cronoprogramma dell’allontanamento delle sostanze che l’INFN avrebbe dovuto presentare a settembre? E dove sono i progetti di messa in sicurezza definitiva che erano stati promessi sempre per settembre alla riunione della “Commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” del luglio scorso?
Tutto tace.
È molto più semplice, sempre con costi a carico dei cittadini, abbandonare l’acqua e “buttarsi” nella captazione di nuove sorgenti facendo ulteriori danni all’ambiente.
Invece di pensare a nuove captazioni, se la Ruzzo Reti SpA vuole fare degli investimenti importanti, dovrebbe lavorare sulle perdite che ancora oggi contraddistinguono la sua rete e che causano dispersioni notevoli (oltre ad un aumento dei costi per chi paga le bollette).
Questo modo di procedere è senza senso, antieconomico e ambientalmente insostenibile: come Osservatorio faremo di tutto per impedirlo.
 

20.11.18

Un motor show sulla spiaggia di Silvi

 
Questa mattina il WWF Teramo ha provveduto ad inviare una lettera al Comune di Silvi, e per conoscenza all’Area Marina Protetta Torre di Cerrano, alla Regione Abruzzo, alla Capitaneria di Porto di Pescara, all’Ufficio Locale Marittimo di Silvi e alla Direzione per la Protezione della Natura e del Mare del Ministero dell’Ambiente in merito all’Ordinanza n. 136 dell’8/11/2018 del Sindaco del Comune di Silvi che autorizza per il 24/25 novembre (o la settimana successiva in caso di maltempo) la manifestazione “Silvi Motor Show” sulla spiaggia di Silvi nell’area demaniale adiacente Piazza dei Pini.
L’Associazione ritiene non condivisibile la scelta degli organizzatori e dell’Amministrazione comunale di tenere una manifestazione simile sul litorale, considerati l’impatto che la stessa avrà e l’effetto “simulazione” che potrà determinare. A giudizio del WWF, infatti, svolgere un’attività del genere in un luogo che, opportunamente, è di regola vietato al transito di mezzi moto e auto, rappresenta un evidente controsenso.
Al di là comunque delle motivazioni che hanno spinto l’Amministrazione ad autorizzare l’evento, il WWF ha chiesto se è stata effettuata la Valutazione di Incidenza Ambientale necessaria su tutti gli interventi che ricadono all’interno delle aree della Rete Natura 2000, ma anche per quelli esterni che però possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito. Considerato che la manifestazione si svolgerà ai confini dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, che coincide con il Sito di Interesse Comunitario “Torre di Cerrano” (SIC riconosciuto da Regione, Stato e Unione Europea con il codice IT7120215), si ritiene che la Valutazione di Incidenza Ambientale debba essere effettuata anche sull’intervento in questione.

19.11.18

Orso Bruno marsicano: convocare gli Stati generali dell'Orso e nel frattempo misure immediate

 
Trascorso il momento della tristezza per una specie simbolo che sempre più rischia di essere cancellata dalla faccia della terra dall’incuria e dalla approssimazione con cui l’uomo gestisce le aree montane nella quale il plantigrado vive, è il momento di agire.
A fronte di una situazione di eccezionale gravità servono provvedimenti eccezionali che consentano agli ultimi orsi marsicani presenti nel nostro territorio di vivere e riprodursi in tranquillità per un numero di anni sufficiente a mettere la specie in sicurezza.
Provvedimenti che vanno adottati con urgenza agendo con decisione.
Il WWF torna a chiedere la convocazione dagli Stati Generali sull’Orso con la partecipazione di tutti i soggetti competenti, a cominciare dal Ministero dell’Ambiente, dalle Regioni e dalle aree protette, insieme ai rappresentanti del mondo scientifico e dell'associazionismo. Una convocazione da fare in tempi rapidissimi perché siamo già in una situazione di assoluta emergenza.
Il WWF chiede inoltre, come primo e immediato provvedimento, che i prefetti competenti dispongano un immediato e aggiornato censimento (con relativa messa in sicurezza) di tutte le strutture potenzialmente pericolose presenti nell’areale dell’orso, non solo nel territorio dei parchi, e ribadisce al riguardo la propria disponibilità a contribuire, anche economicamente, come già comunicato al Presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo sabato scorso durante la presentazione a Pescara del Check-up WWF su Parchi nazionali e Aree Marine Protette.
“Per la salvezza dell’Orso - dichiara il Delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio - ogni giorno è prezioso. Chiediamo al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa di farsi carico di questa situazione di allarme rosso agendo con determinazione e rapidità. Appena dopo la scoperta dell’ultimo drammatico incidente abbiamo parlato di guardarci negli occhi e di riflettere: se davvero si vuole salvare una specie simbolo dell’Abruzzo, dell’Appennino centrale e del Paese tutto non possiamo nasconderci dietro cavilli burocratici o perderci dietro piccoli interessi locali. Non basta appellarsi ai Parchi e confidare nella sola protezione delle aree tutelate. Occorre fare di più e farlo subito”.

Check-up Parchi e Aree Marine Protette: dopo la diagnosi, ci vogliono le cure

 
Presentato sabato mattina a Pescara il Check-up 2018 del WWF Italia su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette, che ha riguardato tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente operativi e 26 Aree Marine Protette sulle 29 istituite. I risultati sono stati illustrati da Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo, e da Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia. Particolare attenzione è stata ovviamente riservata alla situazione abruzzese anche con la successiva tavola rotonda, protagonisti i presidenti dei tre Parchi nazionali e dell’Area marina protetta presenti nella regione e il sottosegretario con delega all’ambiente Mario Mazzocca.
Ovviamente la cronaca è entrata pesantemente nel dibattito. È emersa l’esigenza urgente di migliorare il livello di protezione della fauna, soprattutto di quella più rara e preziosa, come la vicenda dell’orsa annegata con i suoi due cuccioli ha drammaticamente riportato in primo piano proprio in questi giorni, evidenziando inaccettabili mancanze che compromettono tutto l'apparato di gestione, vanificando anni di azioni per la tutela delle specie.
Il Check-up, realizzato dal WWF grazie alla sua rete di volontari, ha nei fatti fotografato l’attuale situazione della natura in Italia. L’indagine è stata condotta con il metodo della Valutazione e Prioritizzazione Rapida della Gestione delle Aree Protette (RAPPAM) che offre uno strumento per raggiungere l’obiettivo di una gestione più efficiente ed efficace dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette. Dal report, com’era inevitabile che fosse, emergono luci e ombre. Le principali criticità sono legate agli strumenti di gestione, alla carenza di personale qualificato e di risorse disponibili per progetti di conservazione. Dai dati raccolti emerge che nei Parchi nazionali turismo, incendi e cambiamenti climatici sono percepiti come le principali pressioni che attualmente insistono sulla biodiversità. È da considerare il fatto che solo nel 30% dei casi è stato approvato in via definitiva il Piano per il Parco. Punto dolente la gestione, con percentuali nella pianta organica di personale dedicato primariamente alla conservazione della biodiversità (biologi, naturalisti, geologi, ecc.) spesso inferiori al 10%. Ancor peggio per i finanziamenti: ogni anno, in media, nel nostro Paese vengono destinati ai Parchi soltanto 1,35 euro per abitante: una spesa equivalente al costo di un cappuccino.
Nonostante i suoi 7500 chilometri di coste l’Italia sembra anche aver voltato le spalle al mare. Le 29 Aree marine protette (inclusi i 2 parchi sommersi), infatti, incidono solo su 700 chilometri di costa (pari allo 0,8% del totale) e su 228 mila ettari di mare, con scarsissime risorse: nel 2017 sono stati destinati per il funzionamento e la gestione appena 7 milioni di euro. Rifiuti spiaggiati e plastiche in mare, turismo e traffico navale sono percepiti come le pressioni che affliggono con maggiore intensità la biodiversità delle AMP italiane, in particolare quelle di piccole dimensioni, mentre bracconaggio e pesca illegale costituiscono la pressione più diffusa, con trend spesso in aumento. Per quanto riguarda strategie e strumenti di gestione, quasi il 70% delle AMP ha un Piano di gestione approvato in via definitiva e quasi l’80% degli enti ha approvato il proprio Regolamento.
Dal raggruppamento di tutte le voci prese in esame è stato ricavato un indice di performance, con uno specifico punteggio. I tre parchi nazionali abruzzesi sono tutti tra i dieci parchi che hanno superato di poco quota 150. Non è male ma va tenuto conto che il punteggio massimo teoricamente raggiungibile era 300 e che ha avuto un peso considerevole la grandissima biodiversità che l’Abruzzo ha la fortuna di ospitare. Tra le aree marine protette quella del Cerrano si colloca invece circa a metà graduatoria.
Sul piano della governance i problemi non mancano: il parco della Majella ha da anni un direttore a mezzo servizio, addirittura “in prestito” da un parco regionale, ed è privo del presidente; al parco d’Abruzzo il direttore manca ormai da 2 anni mentre al Gran Sasso Monti della Laga è stato da poco nominato, dopo anni di deleghe continuamente rinnovate a un facente funzioni…
Si è parlato anche di quello che Luciano Di Tizio, in una delle sue ultime attività pubbliche come delegato del WWF Abruzzo (concluderà il suo mandato a fine anno) ha definito “il parco che non c’è” denunciando ancora una volta la assurda situazione della Costa Teatina, formalmente area protetta da inizio secolo ma sempre in fase di stallo. Il sottosegretario Mario Mazzocca ha ricordato in proposito che il 4 dicembre prossimo avrà un incontro con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa “nel quale – ha detto – saranno affrontate le criticità dei Parchi abruzzesi, comprese quelle emerse oggi e dal report del WWF, e anche la situazione di quello della Costa Teatina, perimetrato da un commissario e rimasto stranamente in sospeso”.

14.11.18

Check-up WWF su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette: sabato 17 novembre a Pescara

 
Sabato 17 novembre, alle ore 10.30, sarà presentato a Pescara, presso la Sala Filomena Delli Castelli della Regione Abruzzo in Viale Bovio, il Check-up del WWF Italia su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette.
I risultati del Check-up, che ha riguardato tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente operativi e 26 Aree Marine Protette sulle 29 istituite, saranno illustrati da Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo, e da Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia, con particolare alla situazione abruzzese.
A seguire vi sarà una tavola rotonda cui prenderanno parte: Antonio Carrara, Presidente del Parco
Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Claudio D’Emilio, Vicepresidente del Parco Nazionale della Majella, Tommaso Navarra, Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Leone Cantarini, Presidente dell’Area Marina Protetta Torre di Cerrano, e Mario Mazzocca, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale con delega all’ambiente.
“Il Check-up 2018 dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette, realizzato dal WWF Italia grazie alla sua rete di volontari presenti in tutte le regioni italiane, permette di scattare un’istantanea dell’attuale situazione della natura d’Italia”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo che modererà i lavori della mattinata. “L’indagine è stata condotta con il metodo della Valutazione e Prioritizzazione Rapida della Gestione delle Aree Protette (RAPPAM) che offre uno strumento per raggiungere l’obiettivo di una gestione più efficiente ed efficace dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette. Come vedremo, dallo studio emerge che il lungo cammino iniziato con la legge quadro n. 394/91 è ancora ben lontano dall’essere completato. Sarà interessante anche verificare cosa pensano gli attuali presidenti delle aree protette nazionali presenti nella nostra regione e come loro vedono il futuro dei parchi terrestri e marini”.

Rifiuti abbandonati lungo il Vibrata: esposto del WWF Teramo


Il Presidente del WWF Teramo, Claudio Calisti, ha inviato un esposto ai Carabinieri Forestali e per conoscenza al Sindaco e al Comandante dei Vigili urbani del Comune di Alba Adriatica nel quale viene segnalato l’abbandono di rifiuti nei pressi del Torrente Vibrata in contrada/viale Vibrata nel tratto di strada che dal bivio di Corropoli sale verso Tortoreto Alto.
A fine settembre il WWF aveva già inviato una prima segnalazione al Comune. A distanza di due quasi mesi, però, i rifiuti abbandonati nell’area sono aumentati. Del resto l’area in questione è da sempre interessata dallo scarico illegale di vario materiale e più volte è stata oggetto di segnalazione alle autorità competenti da parte del WWF e di altri organismi che hanno anche organizzato giornate di pulizia.
A parere del WWF dovrebbero svolgersi delle puntuali indagini sul materiale depositato per cercare di risalire a chi continua a scaricare illegalmente rifiuti. Questo tipo di comportamento, infatti, è altamente incivile e rappresenta, oltre che un notevole danno ambientale, anche un danno economico per la collettività perché le amministrazioni comunali sono tenute ad intervenire a spese della collettività con un’opera di bonifica.
L’abbandono dei rifiuti lungo i corsi d’acqua della nostra provincia è purtroppo molto diffuso e denota uno scarso controllo del territorio, estremamente pericoloso: dove oggi vengono abbandonati calcinacci e vecchi frigoriferi, domani potrebbero essere abbandonati rifiuti tossici e pericolosi, come avviene in tante altre regioni d’Italia. Questi fenomeni sono spesso legati alla malavita organizzata e il passo dall’abbandono di rifiuti urbani ai più pericolosi rifiuti industriali è spesso molto breve.
Il WWF torna a chiedere un aumento dei controlli sul territorio, sia attraverso un potenziamento delle verifiche da parte delle Forze dell’Ordine, sia attraverso la diffusione di sistemi di videosorveglianza e la chiusura delle strade di accesso ai lungofiumi.
 
 
 

12.11.18

A un anno dalla Manifestazione per l’Acqua Trasparente, una riflessione del WWF Teramo

 
11 novembre 2017: circa 4.000 cittadine e cittadini, rispondendo all’appello dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, marciano a Teramo per la Manifestazione per l’Acqua Trasparente, chiedendo trasparenza, partecipazione e sicurezza.
A distanza di un anno da quella manifestazione, le richieste di singoli cittadini, associazioni e istituzioni restano in larga parte senza risposta.
Su trasparenza e partecipazione, la Regione finora non ha concesso alle associazioni di protezione ambientale, promozione sociale e tutela dei consumatori, tutte portatrici di interessi tutelati dalla Costituzione, di far parte della “Commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso”, nonostante la posizione favorevole presa al riguardo dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale a luglio scorso.
Sulla sicurezza, si attendavano per settembre le proposte progettuali dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della Strada dei Parchi SpA per la messa in sicurezza definitiva dell’acquifero (a quasi un anno e mezzo dall’incidente dell’8/9 maggio), ma siamo a novembre e non vi è nessuna notizia al riguardo.
Nel frattempo un passo avanti verso l’accertamento della verità è venuto dalla Procura di Teramo con la conclusione delle indagini sull’incidente dell’8/9 maggio 2017.
Le indagini hanno visto il coinvolgimento di tre esperti che hanno ricostruito lo stato dell’arte delle interferenze tra laboratori, gallerie autostradali e acquifero: una ricostruzione, quindi, utile anche per definire gli interventi necessari per la messa in sicurezza. E un elemento di novità è stata la decisione della Procura teramana di inviare le conclusioni della consulenza dei tre esperti a tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali, richiamando così ciascun ente alle proprie responsabilità. Perché, al di là degli aspetti processuali, esiste una situazione di potenziale pericolo su cui tutti gli amministratori, in base alle loro competenze, possono e devono intervenire fin da subito per rendere sicura l’acqua che arriva nelle nostre case, tutelando lo stato ambientale di un ampio territorio, a partire da quello del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e la salute dei 700.000 abruzzesi che bevono l’acqua del Gran Sasso.
Le nostre richieste continuano ad essere le stesse di sempre: trasparenza, partecipazione e sicurezza, oggi più che mai necessarie!

10.11.18

Al via il Wolf School Tour


“La convivenza tra uomo e lupo attraverso conoscenza e divulgazione”: è questo il titolo del primo incontro del Wolf School Tour, un percorso scientifico-divulgativo itinerante per conoscere il Lupo, organizzato dal WWF Teramo e dal Project Wolf Ethology del Centro Studi per l’Ecologia e la Biodiversità Appenninica nelle scuole della provincia di Teramo, ma che interesserà anche scuole di altre province italiane.
Il progetto si articolerà in una serie di incontri di ricercatori e divulgatori con le classi degli Istituti scolastici superiori per far conoscere la vita e le caratteristiche di questo splendido animale che da sempre vive nella nostra Regione.
La prima tappa si svolgerà lunedì 12 novembre 2018, alle ore 10.30, presso l’Istituto d’Istruzione Superiore Di Poppa-Rozzi al Polo Agrario di Piano d’Accio a Teramo.
Il programma della giornata, dopo i saluti della preside, Caterina Provvisiero, e dell’insegnante referente per il progetto, Silvia Di Gennaro, vedrà gli interventi, moderati da Valeria Narcisi, Medico Veterinario, di:
  • Andrea Gallizia, Medico veterinario Project Wolf Ethology CSEBA Teramo-Gargano: Conosciamo il Lupo e le strategie di convivenza efficaci per la tutela della biodiversità;
  • Federica Bava, Medico veterinario Project Wolf Ethology CSEBA Teramo-Gargano: La ricerca in ausilio alla zootecnia attraverso la conoscenza delle specie selvatiche;
  • Fausta Filippelli, WWF Teramo: Il WWF per la tutela del Lupo.
Al termine dei loro interventi, i relatori parteciperanno ad un dibattito con gli studenti per rispondere alle loro domande.
“La tutela dei grandi carnivori come il Lupo è un impegno che ci coinvolge tutti”, dichiara Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo. “La convivenza tra le attività umane e il Lupo è assolutamente possibile, basta adottare semplici accorgimenti ormai ben collaudati. Abbiamo voluto organizzare questa attività nelle scuole proprio per far vedere ai ragazzi il lavoro svolto dai ricercatori e ricordare come è stato possibile salvare una specie come il Lupo che in Italia all’inizio degli Anni ’70 era sull’orlo dell’estinzione”.

7.11.18

Vittoria sull'istanza di ricerca gas al Lago di Bomba... ma non solo!

 
Leggere il parere negativo della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale sul controverso progetto di coltivazione di gas sotto il Lago di Bomba ha rappresentato per il WWF Abruzzo, e crediamo per tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio, una gioia immensa. Confidiamo che siamo di fronte alla definitiva archiviazione di un progetto che tiene con il fiato sospeso tanti cittadini fin dal lontano 2010 e che ha visto un impegno comune del comitato “Gestione Partecipata del Territorio”, WWF e Legambiente, altre associazioni ambientaliste, amministratori dell’area, della Provincia e della Regione.
“La società proponente a questo punto potrebbe ricorrere al TAR”, dichiara Fabrizia Arduini, responsabile Energia del WWF Abruzzo, “ma ci sono molti elementi che ci portano a credere che la società lascerà definitivamente quell’area. Ricordiamo la sconfitta che rimediarono al Consiglio di Stato nel 2015, quando impugnarono il primo parere negativo della Commissione di Valutazione della Regione Abruzzo, prima di riprovarci presentando il nuovo progetto. Forse non conoscevano la proprietà commutativa per cui, cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”.
Il WWF Abruzzo rivolge un sentito ringraziamento allo straordinario gruppo scientifico con cui si onora di collaborare: Francesco Stoppa, Francesco Brozzetti, Giusy La Vecchia, Piero Di Carlo e Loredana Pompilio della Università D’Annunzio. I progetti che trattano combustibili fossili sono estremamente complessi, avere docenti che, a titolo volontario, si sobbarcano il fondamentale studio scientifico per dimostrarne la pericolosità non ha prezzo. E un ringraziamento speciale va a Maria Rita D’Orsogna che, anche questa volta, non ha fatto mancare il suo importante contributo in questa battaglia.
“Le buone notizie sul versante della difesa dell’Abruzzo dalla “petrolizzazione” non finiscono qui”, aggiunge la Arduini. “Oltre alla decisione su Colle Santo - Lago di Bomba, arrivano le scadenze naturali di istanze e titoli minerari quali San Venere in provincia di Teramo, dove il WWF era riuscito a vincere in commissione di Valutazione di Impatto Ambientale, Santa Maria Imbaro in provincia di Chieti e Pescopennataro tra Molise e Abruzzo che da anni “giacevano” dormienti. Possiamo ben dire che alla gioia si aggiunge un moto di orgoglio regionale, poiché in terra d’Abruzzo si registra una certa “sfiducia” da parte dei petrolieri, poiché solitamente non demordono facilmente e portano avanti le istanze per anni e anni tra sospensioni e rinvii”.
Per il WWF questi sono segnali che vanno nella giusta direzione. Ma è ancora troppo poco! Si può e si deve cambiare pagina: dobbiamo uscire al più presto dal ricatto mortale delle fonti fossili, tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto. Le tragedie di questi giorni sono solo un piccolo assaggio di quanto potrà accadere se non abbandoneremo le fonti fossili e non investiremo nel risparmio energetico e nelle fonti alternative. 

6.11.18

Corsi d'acqua: più sono naturali, più sono sicuri!

 
Le violente alluvioni che hanno colpito l’Italia, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige, sono causate dagli effetti cambiamenti climatici, ma i danni e, purtroppo, le numerose vittime sono il risultato dell’incuria e della cattiva gestione del nostro territorio.
La canalizzazione dei corsi d’acqua, il taglio della vegetazione ripariale, l’occupazione di gran parte delle aree naturali di esondazione sono tra le principali cause che hanno grandemente aumentato il rischio per le popolazioni e per molti centri abitati lungo i fiumi.
Per questo il WWF ha rilanciato oggi la Campagna europea #ProtectWater con una scheda su Effetto naturale o artificiale: 7 punti che evidenziano le differenze tra fiumi pericolosi e quelli liberi e sicuri secondo il principio che la natura è la nostra più grande alleata.
La Campagna mira a difendere uno strumento fondamentale per la gestione dei corsi d’acqua europei, la direttiva Quadro acque 2000/60/CE capace di garantire la tutela della risorsa idrica perché affida il buon governo delle acque ad Autorità di Distretto che operano a livello di bacino idrografico, la scala di intervento più efficace per tutelare i nostri corsi d’acqua e garantire la sicurezza delle persone.
Per il WWF, ora più che mai, è indispensabile tutelare il nostro patrimonio naturale e avviare una diffusa azione di rinaturazione e ripristino ambientale a partire dalla ‘liberazione’ di fiumi e torrenti favorendo la loro esondazione naturale. Ovviamente questo va attuato nelle aree al di fuori dei centri abitati e ovunque possibile, altrimenti, come abbiamo visto, sono i corsi d’acqua che trovano le vie dove sfogare la loro irruenza invadendo e distruggendo i centri abitati.
Purtroppo esistono gruppi di pressione in Europa che ostacolano la piena attuazione della Direttiva Acque e che addirittura vogliono cambiarla in peggio approfittando dell’occasione della Consultazione popolare in corso, aperta dalla Commissione Europea lo scorso 17 settembre.
Non possiamo permettere che la Direttiva Acque venga cambiata o che vengano ulteriormente prorogati i termini per il raggiungimento dei suoi obiettivi di qualità.
Aiutaci a tutelare la Direttiva Quadro Acque e partecipa alla Consultazione Pubblica avviata dall’Unione Europea sull’efficacia di questa importante legge comunitaria.
Il WWF invita a far sentire la propria voce attraverso il sito #protectwater e cliccando su Agisci Ora! Bisogna mantenere il termine per il raggiungimento del “buono stato ecologico” delle acque, entro il 2027, resistendo a chi lo vorrebbe far slittare. Dobbiamo mantenere questo obiettivo per garantire l’uso plurimo delle acque (per l’agricoltura, l’industria, l’ambiente, per gli usi civici, ricreativi) e la disponibilità di un’acqua degna di essere chiamata tale per le generazioni future.
La natura è la nostra più importante alleata contro i cambiamenti climatici e per questo dobbiamo assecondarla e tutelarla. I fiumi naturali, liberi di divagare e di inondare le loro fasce fluviali, con vaste aree boschive sono quelli più sicuri da un punto di vista idrogeologico, poiché conservano una grande capacità autodepurativa, distribuendo con più equilibrio sabbie e ghiaie movimentate con il loro procedere, proteggendo le sponde dall’erosione. 

Rischio idrogeologico: 7 cose da fare subito!


Non possiamo più assistere a tragedie come quelle che stanno colpendo il nostro Paese, dal Trentino Alto Adige, al Veneto, fino alla Sicilia passando per il Lazio, la Liguria e la Lombardia con un conto dei morti che si fa di giorno in giorno più drammatico.
Tutto questo su un territorio sempre più vulnerabile. I Comuni italiani a rischio sono aumentati dal 2015 al 2017 passando dall’88% al 91% e sono 3 milioni i nuclei familiari che risiedono in aree ad alta vulnerabilità (dati ISPRA): questo territorio è inadatto a rispondere naturalmente ad eventi “normali”, tanto meno ai fenomeni legati ai cambiamenti climatici che si stanno manifestando con questa intensità. Fenomeni amplificati nelle aree in cui l’abusivismo edilizio costituisce una piaga endemica: in Italia ci sono 20 case abusive ogni 100 in Italia e nel Mezzogiorno sono quasi il 50% (ISTAT, 2018).
Il WWF chiede che il Governo organizzi al più presto una Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici per fornire a Regioni e Comuni gli strumenti per rispondere in modo efficace all’emergenza causata dai fenomeni climatici estremi.
È indispensabile un Piano di adattamento che metta in sicurezza il territorio e le persone e che si rilanci l’azione sia per mitigare il cambiamento climatico, vale a dire tagliare drasticamente e, prima della metà del secolo, azzerare le emissioni di carbonio, quindi l’uso dei combustibili fossili, a partire dal Piano Energia Clima la cui prima bozza va predisposta entro la fine dell’anno.
Il WWF invita Governo a compiere subito alcune chiare scelte nel rispetto dei vincoli a tutela del nostro territorio e del paesaggio e sull’abusivismo.
Bisogna convocare un tavolo con le Regioni per procedere alla rapida approvazione dei piani paesaggistici (ad oggi approvati definitivamente solo da Sardegna - per le aree costiere; dalla Toscana e della Puglia) attesi dal 2004 e va aperto un tavolo tecnico con l’ANCI per decidere le priorità di intervento nelle aree a maggiore rischio idrogeologico per procedere, anche con fondi nazionali, agli abbattimenti delle case abusive, alla delocalizzazione delle industrie a rischio (in questi giorni è scoppiato il caso del sito nucleare di Saluggia) e delle attività produttive e delle abitazioni più esposte.
Il WWF chiede, poi, lo stralcio al Senato della Parte III del Decreto su Genova dedicata al condono delle case abusive colpite dal sisma del 2017 ad Ischia.
 
7 COSE DA FARE SUBITO.
È necessario avviare un programma di manutenzione del territorio per tutelare la funzionalità degli ecosistemi e mantenere un adeguato equilibrio territoriale ambientale, che sia integrato con una Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, fondata sui seguenti punti:
  1. Corretta applicazione delle direttive europee, con particolar riguardo alla Direttiva Quadro “Acque” (2000/60/CE) e“Alluvioni” (2007/60/CE).
  2. Consolidamento del ruolo delle autorità di distretto (istituite nel 2016) per il coordinamento degli interventi per il dissesto idrogeologico, la difesa e messa in sicurezza del suolo e la qualità delle acque a livello di bacino idrografico, come previsto dalla Direttiva quadro Acque. Vanno, inoltre, cantierati subito i progetti di ingegneria naturalistica per l’adattamento già approvati dalle Autorità stesse.
  3. Avvio di una diffusa rinaturazione fluviale, volta a recuperare capacità di ritenzione delle acque in montagna e collina e a ripristinare aree di esondazione naturale dei fiumi nei fondovalle e in pianura, rispettando l’obbligo imposto alle Regioni (L. 133/2014), non ancora pienamente rispettato, di impiegare almeno il 20% di finanziamenti della difesa del suolo per interventi integrati per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, promuovendo “infrastrutture verdi”, come anche previsto dalla risoluzioni della Commissione europea (2013/249).
  4. Assicurarsi che i Piani di Protezione civile siano redatti a tutti i livelli istituzionali e che i Comuni siano in grado di attuarli, capaci quindi, laddove necessario, di interdire strade, ponti, sottopassi e tutte le strutture a rischio nei periodi di allerta, predisponendo sistemi di allarme nelle città.
  5. Avvio di una capillare campagna di informazione e formazione sul rischio affinché le popolazioni possano essere consapevoli delle situazioni di rischio (molti non sanno di vivere dentro dei fiumi, sopra a frane attive, in aree a rischio terremoti) e imparare a comportarsi nelle diverse situazioni di rischio.
  6. Promozione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUSD), per migliorare la gestione dell’acqua soprattutto nelle grandi città. Sistemi che sfruttano al meglio i diffusi spazi marginali, parcheggi, giardini, tetti per favorire l’accumulo della pioggia e la loro successiva infiltrazione nel sottosuolo.
  7. Adozione di misure per ridurre i danni agli edifici soggetti a rischio alluvionale con interventi dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici (infissi a tenuta stagna; posizionado barriere mobili in corrispondenza di porte e finestre che possono non impedire l’ingresso dell’acqua ma ritardandolo consentono di allontanarsi o di mettere al sicuro mobili ed oggetti di valore e interventi wet-proof, mirati ad aumentare la resistenza una volta che l’acqua sia entrata (elevazione delle apparecchiature, come quelle elettriche, su piedistalli o piattaforme o istallazione nei piani superiori; protezione delle apparecchiature con sistemi di ancoraggio o a tenuta stagna).
Il WWF, infine, rivolge un appello al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché si adoperi con determinazione per difendere la Direttiva Quadro Acque in Europa: sono attualmente in discussione possibili modifiche, sotto la spinta di diverse lobby, che ne azzererebbero l’efficacia. È invece indispensabile che la Direttiva Quadro Acque sia applicata fino in fondo e anche per questo il WWF chiede a tutti di partecipare numerosi alla Consultazione pubblica sulla Direttiva Quadro Acque, già in corso e aperta fino al 4 marzo 2019, collegandosi a wwf.it/protectwater.

31.10.18

Rifiuti a Teramo: nessun passo indietro sul “porta a porta”, forte impegno per la riduzione dei rifiuti e applicazione della tariffazione puntuale

Vogliamo tornare a questo?
Apprendiamo dalla stampa che il Coordinamento dei comitati di quartiere ritiene superato il sistema di raccolta differenziata domiciliare, il cosiddetto “porta a porta”.
Nulla di più sbagliato.
I costi della TEAM SpA, che poi si ripercuotono sulla tariffa, non possono essere addebitati a un sistema di raccolta attuato, ormai, in oltre il 50% dei comuni italiani e da circa l’80% dei cittadini: un sistema che ha consentito di raggiungere buoni risultati di qualità e quantità nella raccolta differenziata. I costi, semmai, devono essere ascritti ad errori gestionali nella TEAM SpA di cui più volte si è occupata la cronaca. Ma certamente ora le conseguenze negative non possono ricadere sull’ambiente e sui cittadini.
Tornare a un sistema di raccolta che, nella sostanza, si configura come il vecchio “servizio stradale” causerebbe al nostro Comune una diminuzione della percentuale di raccolta differenziata che oggi (dati 2017) si attesta al 61%, ancora quattro punti percentuale sotto l’obiettivo minimo del 65% (esistono comuni che hanno superato il 90% di raccolta differenziata). Ciò comporterebbe un ulteriore aumento dei costi per lo smaltimento di rifiuti indifferenziati con un danno ambientale non trascurabile.
Invece di fare passi indietro, è necessario guardare avanti.
Come WWF abbiamo sempre sostenuto, anche recentemente nel corso di un incontro con il sindaco, l’assessore all’ambiente e la TEAM, che siamo favorevoli ad un piano per ottimizzare il sistema di raccolta che preveda l’implementazione di isole ecologiche soprattutto in alcune piccole frazioni e case sparse dove il “porta a porta” spinto è antieconomico.
Sono poi necessari maggiori controlli e più sanzioni per gli incivili che si ostinano ad abbandonare rifiuti lungo le strade meno frequentate. Da sempre suggeriamo in alcune zone della città l’installazione di fototrappole, un sistema poco costoso e molto efficace per contrastare i furbetti dei rifiuti.
Va poi messa in atto una strategia per la riduzione a monte di rifiuti. Bando alla plastica per i prodotti monouso, diffusione del compostaggio domestico o di comunità (anche per abbattere i costi di trasporto dell’organico raccolto), promozione del vuoto a rendere, campagne informative.
Ad oggi il nostro Comune non ha ancora un programma per la riduzione della produzione dei rifiuti: è il momento di predisporlo e implementarlo ponendosi degli ambiziosi obiettivi per la riduzione della produzione annua di rifiuti procapite.
Ulteriore passo avanti da compiere è quello dell’attuazione della tariffa puntuale. Superare il sistema di pagamento legato ai metri quadri degli appartamenti e passare al pagamento in base ai rifiuti (in particolare quelli indifferenziati) prodotti.
Vi è poi tutto il problema legato all’impiantistica. A Teramo manca un centro di raccolta degno di questo nome e un centro del recupero e del riutilizzo, strumento fondamentale per attuare politiche di prevenzione dei rifiuti.
Scontiamo anche i ritardi della Regione Abruzzo: ritardi nell’erogazione dei finanziamenti acquisiti (fondi PAR FAS) per impiantistica di servizio a raccolta differenziata e prevenzione rifiuti; ritardi nell’attuare la nuova governance dei rifiuti (l’Autorità Gestione Integrata Rifiuti Urbani, AGIR, istituita nel 2013, a tutt’oggi è ancora lontana dall’essere attiva); ritardi nel creare un sistema impiantistico in grado di gestire la frazione organica, vera causa di tariffe elevate. Quest’ultimo punto è fondamentale: la frazione organica rappresenta circa il 50% dei rifiuti prodotti nelle città e il nostro Comune per recuperare tale frazione deve portare il materiale raccolto a centinaia di chilometri di distanza, con aggravio di costi nei trasporti e nello smaltimento.
Conclude Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo: “Come sempre ribadiamo la nostra piena disponibilità a collaborare con l’Amministrazione Comunale che prima dell’estate ha incontrato tutte le associazioni ambientaliste proprio sul tema dei rifiuti. È bene che questo confronto vada avanti e che sul punto si garantisca una piena partecipazione di tutti i portatori di interesse. Dobbiamo puntare ad avere in tempi rapidi:
  • una nuova strategia cittadina sui rifiuti basata su riduzione della loro produzione, raccolta differenziata spinta e tariffazione puntuale;
  • una vera ”rivoluzione” nella gestione dei rifiuti attraverso la creazione di un’unica realtà che riunisca tutti i comuni della provincia, come del resto vuole l’implementazione dell’AGIR regionale;
  • un sistema impiantistico di qualità per il riutilizzo e il recupero di materia, superando il conferimento
  • in discarica e allontanando per sempre qualsiasi ipotesi di inceneritore”.

16.10.18

Uomini e Lupi al CEA WWF "Monti della Laga"

 
Il Lupo ha da sempre stimolato l’immaginazione dell’uomo. Tanto da generare due figure di “lupi”, uno fantastico e uno reale. Come ebbe a scrivere Luigi Boitani nel 1986, “il primo è la somma di una infinità di storie e leggende ... che si sono accumulate per secoli. Il secondo è invece il Canis lupus Linneaeus, un animale in carne ed ossa...”.
Per questo ogni volta che si affronta questo argomento suscita opinioni contrastanti.
Presso il Centro di Educazione all’Ambiente WWF “Monti della Laga” a Cortino, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il 14 ottobre si è parlato di questo animale grazie alla presentazione del libro di Anna Consalvo e Ciro Manente “Sulle tracce dei lupi” edito da Ricerche&Redazioni.
L’evento si è articolato in due momenti: un’escursione nella mattina e la presentazione del libro nel pomeriggio.
La bella giornata autunnale ha consentito a numerosi escursionisti di effettuare una interessante passeggiata alla scoperta dei panorami dei Monti della Laga in veste autunnale.
Un attivista del WWF ha accompagnato il gruppo su un percorso che si snoda lungo una serie di dossi erbosi con moderata pendenza fino a raggiungere la quota massima di 1245 m. Da qui i partecipanti hanno avuto modo di ammirare un ampio panorama che spazia dalla catena montuosa della Laga fino alla linea costiera dell’Adriatico. In breve si è giunti alla località di Piano Roseto, conosciuta per l’annuale festa della pastorizia, celebrata in questi luoghi da oltre duecento anni (anche se negli ultimi anni se ne stanno perdendo le caratteristiche tradizionali).
Successivamente il percorso è proseguito, dapprima attraverso un bosco composto da varie essenze e successivamente imboccando una mulattiera che è sovrastata da una spettacolare e suggestiva parete di rocce stratificate di arenarie e argille. Alla fine del percorso si è arrivati alla Chiesa di Santa Maria della Tibia a 1187 m. sopra l’abitato di Crognaleto. La tradizione popolare vuole che un facoltoso commerciante di bestiame, tale Bernardo Paolini da Amatrice, volle la sua edificazione nel 1617 per grazia ricevuta, giacché, precipitato in un burrone mentre transitava in quei pressi e disperando ormai di salvarsi, si accorse che si era solo fratturato una tibia e così poté tornare a casa.
Dopo una breve sosta nei pressi della chiesa, il gruppo è tornato al punto di partenza presso il CEA, dove un leggero pranzo offerto dai volontari del WWF Teramo ha preceduto la presentazione del libro con il coautore, Ciro Manente, che ha raccontato le sue esperienze a contatto con la natura. La presenza tra il pubblico di alcuni abitanti del posto, soprattutto pastori, ha suscitato un vivace dibattito. Non tanto sulla presenza del predatore, quanto su una presunta assenza delle istituzioni che sarebbero poco attente alle esigenze della popolazione locale. I rappresentanti del WWF presenti, pur condividendo le preoccupazioni per lo spopolamento della montagna (causato non certo dal Parco, essendo iniziato ben prima della sua istituzione), si sono così confrontati anche su queste problematiche anche evidenziando la positiva esperienza della riserva regionale delle Gole del Sagittario, gestita da tanti anni dall’Associazione ambientalista. Purtroppo un imprevisto non ha consentito al Presidente del Parco, l’avv. Tommaso Navarra, di essere presente all’incontro, non permettendo così un confronto che sarebbe stato sicuramente utile. Ma tutti hanno manifestato la volontà di trovare al più presto nuove occasione di dibattito.
A chiusura della giornata, Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo, ha raccontato la storia della conservazione del predatore simbolo delle nostre montagne. Una storia che ha visto il WWF protagonista in Italia fin dal 1972 attraverso l’Operazione San Francesco lanciata appunto dall’Associazione e dal Parco Nazionale d’Abruzzo. Tale operazione consentì innanzitutto di conoscere la consistenza e la distribuzione di questo splendido animale, allora ridotto a circa 100 esemplari, e successivamente di iniziare a sfatare tutte le leggende che circolavano sul suo conto. Una lungimirante iniziativa a cui sono seguite tante altre attività di conservazione che hanno consentito al Lupo di espandersi nuovamente in Italia dagli Appennini fino alle Alpi.
 
 

 


 

Richieste Federcaccia per il calendario venatorio: il TAR respinge, la Regione accoglie!

Il codone, una delle 5 specie in più a cui si potrà sparare grazie alle scelte filovenatorie della Regione Abruzzo
(foto da Internet)
Con ordinanza n. 222/2018 pubblicata l’11 ottobre scorso, i giudici del TAR Abruzzo sono intervenuti nuovamente sul calendario venatorio di quest’anno, stavolta a seguito di un ricorso di Federcaccia.
Il WWF si è costituito in opposizione a tale ricorso insieme alla Regione Abruzzo e all’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA).
I giudici hanno respinto le richieste cautelari di Federcaccia finalizzate ad aumentare i periodi di caccia per le specie quaglia, alzavola, fischione, folaga, gallinella d’acqua, germano reale, marzaiola, beccaccino e pavoncella, beccaccia, cesena, tordo bottaccio e tordo sassello. Federcaccia ha rinunciato invece alla domanda relativa al reinserimento nel calendario venatorio delle seguenti specie: canapiglia, codone, mestolone, moriglione e frullino perché nel frattempo la Regione Abruzzo aveva provveduto in tal senso autonomamente, senza aspettare il pronunciamento del TAR.
Dichiara Luciano Di Tizio, Delegato regionale del WWF Abruzzo: "Ancora una volta i giudici hanno bocciato le richieste di una parte del mondo venatorio. Il TAR ha ribadito che l'interesse alla tutela della vita della fauna protetta è superiore rispetto all'interesse dei cacciatori di esercitare il diritto di caccia per il solo fatto di aver corrisposto i relativi tributi. La Federcaccia in pratica ha ottenuto parziale soddisfazione per una sola delle richieste che aveva presentato ai giudici, mentre sono state respinte tutte le altre richieste che estendevano modi e tempi di caccia a danno della fauna e dell’ambiente".
Conclude Dante Caserta, vice-Presidente del WWF Italia: "Rimane il rammarico sul fatto che la Regione Abruzzo abbia reinserito tra le specie cacciabili la canapiglia, codone, mestolone, moriglione e frullino. Invece di difendersi convintamente davanti al TAR, la Regione ha accolto preventivamente le richieste dei cacciatori. Grazie anche alla nostra opposizione, è stato almeno impedito l’inserimento nel calendario venatorio delle specie moretta e combattente. Lavoreremo già da oggi affinché vengano nuovamente escluse dalla caccia tutte le specie oggetto del ricorso, in quanto molte di esse sono considerate specie in declino e presenti nella nostra Regione con poche decine di individui".

12.10.18

Domenica 14 ottobre: tutti insieme "Sulle tracce dei Lupi"


La presentazione di un libro che diventa anche la ghiotta occasione per una passeggiata sugli affascinanti sentieri dei Monti della Laga. Davvero originale l’iniziativa messa in campo per domenica 14 ottobre in collaborazione con il WWF Teramo e con il Centro di Educazione all’Ambiente WWF “Monti della Laga”.
La giornata sarà incentrata sulla presentazione del volume “Sulle tracce dei lupi”, di Anna Consalvo e Ciro Manente. L’appuntamento per questo evento è alle 15, presso la sede del CEA - Centro di Educazione Ambientale - WWF, Bivio per Casagreca, a Cortino (TE). Ne parleranno gli autori insieme e due illustri ospiti: Il Presidente del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga Tommaso Navarra terrà una relazione su “Il Lupo nella tradizione millenaria della Comunità identitaria del Parco”, mentre Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo racconterà quella che è stata ed è una bellissima storia di amicizia tra i tantissimi soci dell’associazione del Panda e il predatore simbolo delle nostre montagne. Il tema che le è stato affidato è infatti: “Dall’Operazione San Francesco a oggi: l’impegno del WWF per la tutela del Lupo”.
Un pomeriggio ricchissimo, dunque, che sarà preceduto dall’escursione mattutina: chi avrà voglia di concedersi una passeggiata d’autunno, ricca di colori e di emozioni, dovrà trovarsi alle 9 presso il CEA. Il tempo di contarsi e di organizzarsi e per le 9.30 si parte con la guida di esperti accompagnatori. Niente di troppo impegnativo e infatti possono partecipare anche i bambini, dagli 8 anni in su. È importante però attrezzarsi con il minimo indispensabile per chi va in montagna: comode scarpe da trekking, k-way e una borraccia per l’acqua. Il rientro al CEA è previsto per le 13. Il WWF offrirà anche un ristoro a buffet: pane, formaggio, un po’ di vino… quel che serve per riprendersi dopo la passeggiata ma senza appesantirsi. Il pomeriggio bisogna stare ben svegli per godersi la seconda parte del programma, la presentazione e le relazioni di cui s’è detto.
Chi proprio non potrà o non vorrà sgranchirsi le gambe per qualche ora tra paesaggi fantastici e in buona compagnia, potrà naturalmente raggiungere Cortino e la sede del CEA anche direttamente nel pomeriggio. In questo caso però gli organizzatori chiedono di essere puntuali arrivando alle 14.45 perché gli eventi inizieranno con la massima precisione possibile rispettando gli orari indicati nel programma (in allegato).
Un duplice appuntamento di grande interesse per una domenica piacevole e inconsueta. Credeteci: vale la pena di partecipare…

Nasce la nuova Oasi affiliata WWF del Fosso Giardino a Martinsicuro

Morena Ciapanna della cooperativa Clematis e Antonio Canu di WWF Oasi sottoscrivono la convenzione per la nuova Oasi affiliata WWF Fosso Giardino
Con la firma apposta sulla relativa convenzione dal presidente di WWF Oasi, Antonio Canu, e dalla responsabile della cooperativa Clematis, Morena Ciapanna, è stata istituita questa mattina l’Oasi affiliata WWF del Fosso Giardino.
Il Fosso Giardino è un piccolo corso d’acqua che scorre parallelo al fiume Tronto, circa 3 km più a sud, dal territorio comunale di Colonnella fino a Martinsicuro in una dolce vallata coltivata, tra la contrada di San Martino e via del Semaforo, dove attraversa il Parco Sociale La Pineta, il primo in Abruzzo, istituito dalla Coop. Clematis nel 2010.
La nuova Oasi affiliata è un sito di grande fascino (si veda in proposito il depliant allegato al presente comunicato), che rappresenta da oggi la porta a nord del sistema delle Oasi WWF abruzzesi. La piccola area (circa 7 ettari) tra la Valle del Tronto e la Val Vibrata è ricca di flora e fauna di pregio: non a caso la Societas Herpetologica Italica, sodalizio che raccoglie gli studiosi che si occupano di anfibi e rettili, il 28 ottobre dello scorso anno vi ha istituito il sito “A.R.E.D. Bosco e calanchi di Martinsicuro” - Area di Rilevanza Erpetologica (ITA114ABR008).
Non mancano anche le curiosità “storiche”: accanto ai salici e ai pioppi ricchi di avifauna che caratterizzano il Fosso, sul costone a est sono presenti per circa un ettaro pini di Aleppo piantati negli anni ’70 dal direttore della notissima rivista “Fotografare” Cesco Ciapanna e dal cugino omonimo. L’ennesimo lembo di natura, insomma, che merita di essere visitato e conosciuto e sul quale il WWF scommette con il suo prestigioso marchio. Si tratta peraltro della prima Oasi "urbana" legata al WWF in Abruzzo: una speciale tipologia di area protetta che rappresenta un modo per avvicinare i cittadini alla natura portandoli a conoscere e ad apprezzare gli angoli di biodiversità che "resistono" all'interno o in prossimità dei centri abitati.
Alla inaugurazione erano presenti Massimo Vagnoni, Sindaco di Martinsicuro; Dante Caserta, Vicepresidente WWF Italia; Antonio Canu, Presidente WWF Oasi; Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo; Morena Ciapanna, Presidente Clematis; Fernando Di Fabrizio, Presidente Legacoop Abruzzo; Mario Mazzocca, Sottosegretario alla Presidenza Regione Abruzzo con delega all’Ambiente.

Animals arriva a Teramo: 144 peluche di animali a grandezza naturale!


"Animals", il parco naturale con peluche a grandezza naturale, arriva a Teramo dal 15 al 28 ottobre presso il Centro commerciale Gran Sasso in località Piano d’Accio: 144 peluche in rappresentanza delle specie dei cinque continenti per conoscere gli animali rispettandoli animeranno il Centro commerciale con un allestimento realizzato da Savills Larry Smith e Publievent in collaborazione con il WWF Italia. 
I peluche del “parco” di Animals (tutti realizzati nel pieno rispetto dell’ambiente e con una imbottitura al 100% di Pet riciclato) hanno un duplice obiettivo: da un lato sorprendere con un allestimento inusuale e dall’altro raccontare la bellezza del mondo animale sensibilizzando i visitatori sulla necessità di tutelarlo.
Il punto di partenza del tour è l’area multimediale, dove una guida condurrà i partecipanti in un viaggio, invitandoli a indossare “accessori da esploratori”, per un’esperienza ancor più interattiva. Poi, grazie a una scenografia curata nei minimi particolari, si attraverseranno spazi che riproducono l’habitat naturale degli animali, che farà da sfondo a teneri animali di peluche. In ogni area sarà possibile trovare informazioni sugli animali presenti.
Infine, al termine del tour nel parco di Animals, ci si potrà immergere nell’oceano circondandosi di pesci colorati grazie alla tecnologia 3D.
Per chi volesse acquistare dei piccoli peluche per sostenere le attività del WWF può farlo su wwf.it/adozioni.

11.10.18

Inaugurazione Oasi Fosso Giardino

 
Venerdì 12 ottobre 2018 presso il Parco la Pineta, a Martinsicuro (TE), alle 11.30 (aula verde) si terrà una conferenza stampa per l'inaugurazione della Oasi Fosso Giardino affiliata WWF.
Saranno presenti: Massimo Vagnoni, Sindaco di Martinsicuro; Dante Caserta, Vicepresidente WWF Italia; Antonio Canu, Presidente WWF Oasi; Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo; Morena Ciapanna, Presidente Clematis; Antonio Di Ferdinando, Amministratore delegato Conad; Fernando Di Fabrizio, Presidente Legacoop Abruzzo; Mario Mazzocca, Sottosegretario alla Presidenza Regione Abruzzo con delega all’Ambiente.
Nell'occasione sarà possibile visitare l'Oasi e saranno presentati i progetti di Educazione ambientale del Parco La Pineta, Oasi affiliata WWF, e il kit “Prodotti Vitalba” realizzato dal Laboratorio Sociale della Clematis.