8.8.18

Domenica 2 settembre: partecipate alla Mangialonga dei Borghi!

 
La Mangialonga si svolgerà domenica 2 settembre a partire dalle ore 8.30 e sarà una passeggiata facile con diverse tappe che si concluderà verso le ore 13. Nelle tappe e all’arrivo sarà possibile assaggiare prodotti tipici locali (è previsto un menù vegetariano).
L’itinerario parte dal Centro di Educazione all’Ambiente WWF “Monti della Laga” di Cortino e passerà per Casagreca, Servillo, Pagliaroli, Fonte Palumbo. Il percorso – indicativamente di 4 ore comprese le soste – sarà di circa 8,5 km con un dislivello di 380 mt in discesa e 186 mt in salita: si tratta quindi di un’escursione facile, adatta anche ai bambini. Ricorda però che è sempre un’escursione in montagna quindi è necessaria voglia di camminare e soprattutto massima disponibilità ad ascoltare le indicazioni delle guide.
Importante portare scarpe da trekking (o equipollenti: niente tacchi, infradito, ecc.), piccolo zaino, borraccia di acqua, k-way (o mantellina antipioggia) e maglietta di ricambio.
L’organizzazione si riserva il diritto di non far partecipare quanti non avranno attrezzature adeguate (in particolare le scarpe). Utili binocolo e macchina fotografica.
Poiché il percorso non è un anello, le auto saranno lasciate presso il Centro e al termine dell'escursione l'autista dell'auto (1 autista per auto) sarà accompagnato a riprenderla con un servizio navetta (è quindi possibile dover aspettare un po' di tempo in attesa del proprio turno).
 
Per partecipare è indispensabile inviare una richiesta a teramo@wwf.it, attendere la risposta e seguire le indicazioni che saranno fornite per la prenotazione.
 
IMPORTANTE. L’evento è necessariamente limitato ad un certo numero di persone che vengono scelte in base all’ordine di prenotazione: se si prenota e poi non si partecipa, di fatto si toglie la possibilità ad altri di partecipare. Se sorgono dei problemi è bene contattare l’organizzazione al più presto seguendo le indicazioni che saranno fornite al momento della conferma.

5 semplici regole per aiutare il Fratino

 
Il WWF Teramo e il Comune di Alba Adriatica, in collaborazione con l’Area Marina Protetta Torre di Cerrano, l’Associazione di albergatori “Albatour e il Comitato nazionale per la conservazione del Fratino, hanno lanciato una campagna informativa sul Fratino, il piccolo trampoliere a rischio estinzione presente sulle nostre coste.
Anche grazie a una splendida immagine del fotografo Vincenzo Iacovoni, sono stati realizzati dei manifestini informativi per il Progetto “Il mondo del Fratino” che WWF e Amministrazione Comunale portano avanti per il secondo anno consecutivo nell’ambito del più ampio Progetto “Salvafratino Abruzzo” fortemente voluto dal WWF Abruzzo e dall’Area Marina Protetta Torre del Cerrano.
“I manifestini, che saranno diffusi ad Alba Adriatica e che si spera possano essere replicati anche in altri comuni costieri, forniscono cinque semplici regole per aiutare il Fratino”, dichiara Fabiola Carusi, responsabile del WWF Abruzzo per il Progetto Salvafratino. “Cittadini, turisti e balneatori sono tutti invitati a rispettarle per contribuire alla salvezza di questa specie e diventare protagonisti di un grande progetto di conservazione. Siamo felici del fatto che l’associazione di albergatori Albatour abbia accettato di sottoscrivere questo nostro invito. La collaborazione con il mondo imprenditoriale è molto importante. Anche gli operatori economici devono fare la loro parte per la salvaguardia della nostra biodiversità. Con il “turismo verde” in crescita, porre attenzione all’ambiente è ormai un’esigenza per tutti gli operatori del settore”.
 
Ecco le 5 regole da seguire per aiutare il Fratino:
  1. Non avvicinarti ai nidi di Fratino: per ammirarli o fotografarli resta ad almeno 20 metri.
  2. Non cercare di prendere i piccoli di Fratino e non toccare le uova nei nidi. Se vedi qualcuno che crea disturbo, invitalo ad allontanarsi e se non ti ascolta avverti le Forze dell’Ordine.
  3. Non distruggere la vegetazione litoranea e dunale: può ospitare un nido e lì il Fratino può trovare le sue fonti di nutrimento.
  4. Non lasciare il tuo cane libero in spiaggia, ma accompagnalo sempre al guinzaglio: anche involontariamente, potrebbe calpestare i nidi distruggendoli.
  5. Non spostare le piccole reti cilindriche che i volontari del Progetto Salvafratino pongono a difesa dei nidi contro i predatori.

Il cammino dell'Adriatico

 
Segnaliamo una bella iniziativa dell'Associazione “Paliurus – natura, storia ed ecoturismo”.
Da domenica 12 a sabato 18 agosto l'Associazione promuoverà il progetto del “Cammino dell’Adriatico” attraverso una mostra fotografica sulle peculiarità storiche e naturalistiche della costa abruzzese nel tratto teramano e pescarese.
L’esposizione avrà luogo a Pineto presso Villa Filiani, con ingresso libero, dalle 19 alle 23.
L'inaugurazione si terrà domenica 12 agosto alle ore 19.

6.8.18

Il mondo del Fratino

 
Ad Alba Adriatica grazie alla collaborazione tra il Comune e il WWF è sorta la prima piccola area dedicata alla tutela di due specie simbolo della nostra costa, la “Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare”. Si tratta di una porzione di spiaggia lasciata libera di seguire il corso naturale del litorale: una piccola oasi che ci racconta come era la nostra costa prima del suo sfruttamento massiccio a scopo turistico.
Dopo il successo della serata di venerdì 3 agosto, dove al Parco di Villa Flaiani si è tenuto l’incontro pubblico “Alla scoperta del Fratino”, le iniziative per far conoscere questo piccolo trampoliere, simbolo della nostra costa e purtroppo a rischio estinzione, continueranno per tutti i lunedì del mese di agosto con quattro laboratori didattici negli stabilimenti balneari di Alba Adriatica. Incontri gratuiti, grazie alla collaborazione con l’Amministrazione Comunale, dedicati soprattutto ai più piccoli, ma non solo. Questo il programma degli incontri: 6 agosto alle ore 17.00 presso La Primula; 13 agosto alle ore 17.00 presso il Piccolo Chalet; 20 agosto alle ore 17.00 presso il Copacabana; 27 agosto alle ore 17.00 presso l’Alba Beach.

La Regione vuole approvare la legge urbanistica last-minute!

 
Questa mattina la seconda Commissione consiliare della Regione Abruzzo, quella che si occupa di territorio, ambiente e infrastrutture, ha in calendario alcune audizioni sul progetto di legge n. 492/2018 “Legge Regionale sul Governo, la tutela e l’uso del territorio” di iniziativa del consigliere regionale Donato Di Matteo.
Si suppone che si tratti dello stesso disegno di legge “Norme in materia di governo, tutela e uso del territorio” che venne approvato, su iniziativa dell’allora assessore Di Matteo, dalla Giunta della Regione Abruzzo lo scorso 15 dicembre. Si suppone, ma le WWF, Italia Nostra e Legambiente non hanno certezze in tal senso, poiché alle audizioni odierne sono stati chiamati soltanto i rappresentanti di INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), ANCI (l’associazione dei comuni) e CGIL.
Sicuramente dovranno esserci altre audizioni, a fronte di un testo che, come la Regione stessa annunciò dopo l’approvazione in Giunta di dicembre, “modifica ampiamente la precedente legge urbanistica 18/1983”.
Le Associazioni hanno subito inviato a tutti i consiglieri regionali una prima nota sulle criticità del disegno di legge chiedendo un reale e preliminare confronto democratico.
La discussione in aula non è stata calendarizzata e, con l’attuale consiglio regionale ormai a fine legislatura, è impossibile che, seguendo un iter corretto, la proposta possa arrivare al voto definitivo in tempo utile.
La normativa regionale del resto prevede la concertazione e l’ascolto dei portatori di interesse: WWF, Italia Nostra e Legambiente, al pari delle altre associazioni ambientaliste e di tutela del territorio, si aspettano di essere convocate per poter esprimere la propria opinione. In casi come questi la qualità del progetto e la sua condivisione contano assai più della fretta. Ma questo la Regione Abruzzo lo sa bene, visto che ha tuttora in sospeso il Piano paesaggistico regionale, strumento di enorme rilievo per la gestione del territorio, obbligatorio dal gennaio 2004 e fermo da allora alle fasi preliminari.
 
Nella nota inviata a tutti i consiglieri regionali vengono riportate le prime osservazioni sulla proposta di legge insieme a un appello perché una legge di tale importanza non venga approvata con un assurdo blitz di ferragosto, senza un adeguato confronto con il territorio e le Associazioni.
 
Qui di seguito il testo integrale della nota inviata ai consiglieri regionali:
 
ALCUNE PRIME NOTE SULLA PROPOSTA DI LEGGE URBANISTICA REGIONALE CHE SI VORREBBE PORTARE ALL’APPROVAZIONE MARTEDÌ 7 E L’APPELLO RIVOLTO DA ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE E WWF AFFINCHÉ SU DI ESSA SI APRA PRELIMINARMENTE UN CONFRONTO DEMOCRATICO.
NIENTE BLITZ DI FERRAGOSTO: VENGANO ASCOLTATE ANCHE LE ASSOCIAZIONI
Si sottolinea in premessa che una normativa di tale importanza per lo sviluppo e la tutela del territorio regionale avrebbe richiesto un vasto processo di condivisione con le diverse articolazioni sociali e culturali della Regione, basato su:
  • una valutazione sintetica dei processi di sviluppo nella regione e un recente quadro di problemi emergenti in relazione alle differenti realtà regionali (dai piccoli comuni dell’interno alla conurbazione costiera e alle aree di integrazione insediativa),
  • una valutazione degli esiti della precedente normativa non più capace di rapportarsi con i processi di trasformazione profondamente mutati negli ultimi decenni,
  • un bilancio sullo stato della pianificazione ai vari livelli e una valutazione della contraddittoria armatura urbana che ne deriva (ne abbiamo avuto idea nella Carta dei Luoghi e Paesaggi in corredo alla precedente e superata redazione del PPR).
Il testo di legge pare ispirarsi alla ultraliberista nuova LUR della Regione Emilia Romagna, proposta che ha destato l’allarme dei più avvertiti settori dell’urbanistica nazionale (cfr. Consumo di luogo, a cura di I. Agostini, edito lo scorso anno) e contiene numerosi riferimenti espunti dalla LUR Toscana (LR 65/14) senza alcuna conseguenzialità con le normative rigorose presenti nella legge toscana.
Alcune osservazioni preliminari sulle questioni di maggior rilievo:
  • Fra gli obiettivi della legge (art. 2), tutti rispettabili e condivisibili come di rito, si omette la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico della regione. Tant’è che nella menzione dei contenuti del PTR (art. 4) non si fa nessun riferimento al sistema dei beni storico culturali che così profondamente segnano i caratteri della nostra regione. Una dimensione rinviata alla sola pianificazione comunale notoriamente non sempre adeguata allo scopo.
  • Il rilancio del settore edilizio (con l’alibi del contenimento del consumo di suolo) è affidato a strumenti e procedure di rigenerazione urbana nelle modalità definite nei “piani casa” con gli stessi enormi limiti della LR 49/12. Al di là della confusione terminologica che caratterizza il testo, la titolarità della pianificazione scivola sempre più verso l’attribuzione di ruolo e competenze ai soggetti privati determinando un’ulteriore marginalità della pianificazione pubblica.
  • La legge pare interessarsi solo degli ambiti in cui la rendita fondiaria è in grado di svolgere un ruolo di traino alle trasformazioni territoriali senza considerare che la nostra regione è al 65% montana e caratterizzata dalla diffusione di piccoli comuni. Così si elude nuovamente il problema delle adeguatezze delle scale di pianificazione. Con il confuso ridimensionamento del ruolo delle Province e l’indebolimento della pianificazione intermedia nulla è previsto per favorire processi di adeguamento del livello di pianificazione (ogni comune continuerà a perseguire una propria area artigianale, servizi, ecc.) mentre dell’area metropolitana Chieti Pescara, vero nodo problematico per una indispensabile programmazione coordinata, non si fa menzione alcuna (se non impropriamente all’art. 5 con la menzione di una non meglio definita “città metropolitana Chieti- Pescara”).
  • Il problema del consumo di suolo, retoricamente riferimento delle diverse norme dell’articolato, è sostanzialmente riguardato in termini edilizi, di sola densificazione, senza riferimenti alla qualità, all’efficienza e all’adeguatezza dell’armatura urbana degli insediamenti, senza considerazione delle dotazioni infrastrutturali e ambientali, con la riproposizione della monetizzazione degli standard. Non si coglie la dimensione territoriale dei problemi e il ruolo delle reti infrastrutturali verdi e grigie per la riqualificazione del territorio (di rete ecologica quale infrastruttura ambientale strategica per la rigenerazione urbana ne parla l’Europa ma la LUR non ne fa neppure menzione).
  • Sulle modalità per rendere la pianificazione più agevole, trasparente e partecipate non si parla, né si affronta la problematica del rapporto fra strumenti urbanistici e quelli di valutazione (VAS) lasciando questi ultimi nell’indecoroso ruolo di giustificazione di quanto già previsto nei piani.
  • Assolutamente nulla si dice su uno strumento essenziale per la pianificazione (attendibilità dei dati analitici, conoscenza condivisa, partecipazione, ecc.): il Sistema Informativo Territoriale.
  • Ma l’aspetto più inquietante in una legge verbalmente centrata sul risparmio di suolo, è la conferma delle norme della vecchia 18/83 sulle aree agricole! (art. 36, ex 68 – art. 38, ex 69 – art. 39, ex 70, art. 40 ex 71, art. 41 ex 72; l’art. 37 cita esornativamente i piani di sviluppo aziendale senza dare ad essi un ruolo pertinente e una relativa regolamentazione). Quelle stesse norme (il titolo VII della LUR 18/83) che hanno contribuito al consumo di tante superfici e colture produttive di pregio, che hanno favorito lo sprawl urbano e sprinkling, consumato irragionevolmente territori agricoli e paesaggio rurale non solo nelle aree forti della regione.
Italia Nostra, WWF e Legambiente rivolgono un appello ai consiglieri regionali delle forze politiche di maggioranza e di minoranza affinché il Consiglio Regionale non approvi martedì questa legge disorganica, inadeguata e pericolosa. Abbiamo invece bisogno dell’attivazione di un processo di riflessione collettiva capace di favorire una nuova stagione che ridia centralità ed efficacia al governo pubblico del territorio e alla pianificazione urbanistica.

5.8.18

Inchiesta di Radio Radicale sulla situazione dell'acquifero del Gran Sasso

Un'inchiesta di Radio Radicale sulla situazione dell'acquifero del Gran Sasso d'Italia. Con l'Osservatorio Indipendente sull'Acqua del Gran Sasso si ripercorrono gli ultimi 20 anni di storia.

Tartaruga recuperata morta a Tortoreto Lido


Ieri a Tortoreto Lido è stata recuperata una delle tante tartarughe che ogni anno muoiono a causa di “incidenti di pesca”.
Gli operatori del Centro Studi Cetacei, che si sono recati sul posto, non hanno potuto far altro che accertarne la morte.
L’esemplare è stato ritrovato con un grosso amo in bocca. La morte, molto probabilmente, è dovuta ad annegamento (le tartarughe possono stare in apnea per molto tempo, ma comunque devono respirare).
Le 7 specie di tartaruga marina che abitano i nostri mari e oceani sono fortemente minacciate dall'uomo. La cementificazione, il degrado delle coste e dei litorali prescelti per la nidificazione e soprattutto l'impatto con i sistemi di pesca costituiscono le principali minacce per questa specie. Basti pensare alle reti a strascico, agli ami dei palangari e alle reti fisse che catturano un gran numero di tartarughe accidentalmente: più di 40.000 tartarughe perdono la vita ogni anno. 
Inoltre la presenza di plastica soffoca le tartarughe marine: una tartaruga marina su due nel Mar Mediterraneo ha ingerito plastica. Uno studio di 10 anni sulla tartaruga marina comune (Caretta caretta) ha dimostrato che il 35% degli esemplari analizzati hanno inghiottito rifiuti plastici. Alcuni esemplari hanno ingerito fino a 150 frammenti. La presenza di plastica sulle spiagge può compromettere anche le nidificazioni: la sabbia in cui mamma tartaruga depone le sue uova, in presenza di frammenti di plastica non mantiene la stessa umidità e modifica la temperatura, con ripercussioni sullo sviluppo e la schiusa. 
Ogni anno circa 900 tartarughe ferite vengono soccorse e accolte nei centri di recupero del WWF. Sostieni il WWF nell'azione in difesa delle tartarughe e del mare.

4.8.18

Agosto a tutta natura con il WWF Teramo!

Una delle tante attività del WWF Teramo per il nostro territorio

Come ogni anno il WWF di Teramo ha messo a punto un fittissimo calendario di appuntamenti alla scoperta della natura del territorio provinciale.
“La nostra provincia è un vero e proprio scrigno di biodiversità”, dichiara Dante Caserta del WWF Teramo. “Dalle vette più alte degli Appennini fino alle dune costiere, ospitiamo ambienti naturali di pregio che si accompagnano a borghi e opere realizzate dall’uomo di grande valore artistico e architettonico. Come WWF, attraverso i nostri volontari, operiamo in vari comuni del teramano per far conoscere questi luoghi ai turisti, ma anche a tanti nostri concittadini che non sempre sono a conoscenza dello straordinario patrimonio che li circonda. Si tratta di attività per la maggior parte gratuite, aperte a tutti, organizzate grazie ai nostri volontari che dedicano tempo ed energie a proteggere questi luoghi, ma anche a farli conoscere: conservazione e promozione sono le due attività che come WWF portiamo avanti da anni per valorizzare il nostro territorio”.
Le attività del WWF Teramo si concentrano principalmente in quattro comuni: Atri, dove è presente da anni l’Oasi WWF dei Calanchi, Roseto degli Abruzzi nella Riserva regionale del Borsacchio, Alba Adriatica con la “Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare” e Cortino con il Centro di Educazione all’Ambiente “Monti della Laga”. Per ognuno di questi posti sono state organizzate nell’estate 2018 tante iniziative che proseguiranno per tutto il mese di agosto e si concluderanno a settembre.

Oasi WWF dei Calanchi di Atri.
Grazie ad un accordo con l’Amministrazione Comunale, il WWF gestisce la Riserva regionale dei Calanchi di Atri da due decenni. In questi anni sono state fatte centinaia di attività che durante il periodo estivo si moltiplicano proprio per far conoscere a tutti quest’area protetta così particolare.
Anche quest’anno c’è un ricchissimo calendario di eventi difficile da riassumere (il programma si trova su www.riservacalanchidiatri.it) con laboratori didattici per bambini (La combriccola del Panda, tutti i mercoledì in Oasi), le escursioni lungo i sentieri dei calanchi (il martedì e il venerdì), lezioni di yoga in natura e le stupende escursioni notturne con la luna piena (prossime date 26 e 27 agosto).

Riserva regionale del Borsacchio.
Da anni qui il WWF Teramo, in collaborazione con le associazioni locali, organizza un calendario di eventi gratuiti che attirano centinaia e centinaia di visitatori. Da quest’anno, grazie alla costituzione dell’associazione delle Guide del Borsacchio, a seguito di un corso di formazione, le iniziative sono ancora più belle e interessanti. Durante i mesi di luglio e agosto, solo grazie al volontariato, senza nessun contributo da parte del Comune che si ostina a non investire su questa splendida area naturale protetta, sono stati programmati tanti eventi. I prossimi saranno:
“Dalle antiche cantine al Borsacchio”, sabato 11 agosto, dalle ore 15.45. Una semplice escursione alla scoperta delle antiche cantine Mazzarosa Devincenzi, del Muse, delle antiche carrozze e delle tecniche di vinificazione. Da questi luoghi ci si sposterà verso la spiaggia nel percorso più suggestivo sui crinali della Riserva del Borsacchio, alla scoperte delle erbe spontanee e dei loro usi.
“Alla scoperta del riso”, sabato 18 agosto dalle ore 17. Biciclettata verso il Fiume Vomano per riscoprire le antiche colture, i boschi del lungo fiume e ricordare l’antica doganella d’Abruzzo.

La Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare ad Alba Adriatica.
Ad Alba Adriatica grazie alla collaborazione tra il Comune e il WWF è sorta la prima piccola area dedicata alla tutela di due specie simbolo della nostra costa, la “Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare”. Si tratta di una porzione di spiaggia lasciata libera di seguire il corso naturale del litorale: una piccola oasi che ci racconta come era la nostra costa prima del suo sfruttamento massiccio a scopo turistico.
Dopo il successo della serata di ieri, venerdì 3 agosto, dove al Parco di Villa Flaiani si è tenuto l’incontro pubblico “Alla scoperta del Fratino”, le iniziative per far conoscere questo piccolo trampoliere, simbolo della nostra costa e purtroppo a rischio estinzione, continueranno per tutti i lunedì del mese di agosto con quattro laboratori didattici negli stabilimenti balneari di Alba Adriatica. Incontri gratuiti, grazie alla collaborazione con l’Amministrazione Comunale, dedicati soprattutto ai più piccoli, ma non solo. Questo il programma degli incontri: 6 agosto alle ore 17.00 presso La Primula; 13 agosto alle ore 17.00 presso il Piccolo Chalet; 20 agosto alle ore 17.00 presso il Copacabana; 27 agosto alle ore 17.00 presso l’Alba Beach.

Centro di Educazione all’Ambiente “Monti della Laga” a Cortino.
Nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nel piccolo comune di Cortino, il WWF gestisce da anni un Centro di Educazione all’Ambiente, il primo di questo comprensorio e uno dei primi in Italia. Il Centro ha due sale-laboratorio, una dedicata al bosco e una all’energia sostenibile. Qui si svolgono attività con le scuole e con ricercatori interessati allo studio dei Monti della Laga.
Domenica 2 settembre proprio dal CEA prenderà il via la “Mangialonga” una facile escursione nel territorio di Cortino, che farà conoscere le bellezze di questi luoghi, ma che permetterà nelle varie tappe lungo il cammino anche di assaggiare i prodotti tipici del luogo. L’iniziativa si inquadra nel calendario di eventi “Good Morning, Parco!” organizzati grazie al contributo del Parco nazionale del Gran sasso e Monti della Laga.

Le informazioni su tutte queste iniziative e sulle tante altre in programma, possono essere richieste a teramo@wwf.it e si trovano sul blog http://lagramigna.blogspot.com, oppure sulle pagine WWF Teramo di Facebook e Instagram.

2.8.18

Alla scoperta del Fratino

 
Da alcuni anni WWF e Comune di Alba Adriatica collaborano insieme per la gestione della “Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare”, un piccolo tratto di spiaggia lasciata libero dall’Amministrazione e affidata al WWF che vi realizza interventi di conservazione, promozione turistica ed educazione ambientale.
Dallo scorso anno, a questo primo intervento, nato nell’ambito del più ampio Progetto Salvafratino portato avanti su tutta la costa abruzzese dall’Area Marina Protetta Torre di Cerrano e dal WWF Abruzzo, si è affiancato il nuovo intervento “Il mondo del Fratino”, nato per sensibilizzare cittadini e turisti sull’importanza di tutelare il Fratino, specie a rischio di scomparsa dalle coste italiane principalmente a causa della pressione antropica, e tutta la rara vegetazione litoranea.
Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, l’iniziativa viene riproposta anche quest’anno con una serie di attività.
Venerdì 3 agosto, dalle ore 21 nel Parco di Villa Flaiani ad Alba Adriatica si terrà l’incontro pubblico “Alla scoperta del Fratino”. Parteciperanno Fabiola Carusi, Referente WWF Abruzzo per il Progetto Salvafratino, e Franco Sacchetti, Autore del libro “Fratini d’Italia. Cronache di resistenza delle nostre spiagge” Terra Nuova Edizioni. Nel corso della serata sarà illustrato il progetto della “Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare” di Alba Adriatica e sarà esposta una mostra con i disegni degli studenti dell’Istituto comprensivo “D’Alessandro-Risorgimento” di Teramo. L’iniziativa, ad ingresso gratuito, è organizzata in collaborazione con la Biblioteca Comunale e la ProLoco di Alba Adriatica.
Da lunedì 6 agosto, i volontari del WWF Teramo terranno negli stabilimenti balneari di Alba Adriatica quattro laboratori didattici gratuiti sul mondo del Fratino, dedicati soprattutto ai più piccoli. Questo il programma degli incontri:
  • 6 agosto ore 17.00 - La Primula
  • 13 agosto ore 17.00 - Piccolo Chalet
  • 20 agosto ore 17.00 - Copacabana
  • 27 agosto ore 17.00 - Alba Beach
Inoltre, sempre grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale di Alba Adriatica, sono stati realizzati anche locandine, adesivi e depliant per pubblicizzare la “Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare” e per dare indicazioni su come comportarsi quando si ha la fortuna di incontrare un Fratino.

29.7.18

La notte dei Lupi nella Riserva del Borsacchio


Dopo i grandi successi degli scorsi anni torna la notturna al chiaro di luna piena nella Riserva Borsacchio: il 29 luglio 2018 ci sarà “La notte dei lupi al Borsacchio”
Programma:
20.00: Partenza dal lido Celommi
20.30: Tappa al parcheggio del Mion Hotel per raduno turisti
21.30: Arrivo previsto alla Fonte D’Accolle
21.40: Documentario a cura di CSEBA Project Wolf Ethology. A seguire "Lupo mito e leggenda" con Dott.ssa Francesca Trenta e Dott. Andrea Gallizia

Durante il tragitto le Guide del Borsacchio parleranno della storia di Roseto degli Abruzzi, della riserva e della flora e fauna nel magico scenario di una notte di quasi luna piena.
Consigliate scarpe da tennis, acqua e torcia elettrica. 
Percorso di circa 3 km. All’arrivo alla Fonte d’Accolle ci saranno stand e un piccolo rinfresco offerto.

25.7.18

Basta regali ai cacciatori: no del WWF a preapertura e prolungamento periodi di caccia!

 
Il WWF Abruzzo ha inviato questa mattina alla Regione le proprie osservazioni sul calendario venatorio per la stagione 2018/19. Le osservazioni partono da una premessa di carattere generale per poi scendere nei dettagli di alcune problematiche specifiche.
Nella premessa si sottolinea una ormai cronica inadempienza della Regione che, benché la legge consenta il prelievo venatorio sulla sola base del criterio della caccia programmata, continua a disattendere tale normativa “persino in merito alla redazione del più importante strumento di pianificazione faunistico-venatoria di cui dovrebbe dotarsi: il Piano Faunistico Venatorio Regionale, in prorogatio da oltre 10 anni (2007)”. Una grave carenza di pianificazione che è stata tra l’altro più volte censurata dai giudici amministrativi in varie sentenze emesse a seguito di ricorsi presentati dal WWF e che è ancora più grave visto che non ha mai visto la luce neppure l’Osservatorio Faunistico Regionale (OFR), importante strumento di studio monitoraggio e tutela previsto dalla legge regionale n. 10/2004.
Per queste ragioni il WWF ritiene che la Regione Abruzzo non possa legittimamente svolgere la propria azione amministrativa di programmazione dell’attività venatoria per la stagione 2018/19 in mancanza dei dati che attestino l’effettiva presenza della fauna sul proprio territorio: dati che non possono essere limitati a quelli cosiddetti “di carniere”, insufficienti per qualsiasi valutazione di merito.
In assenza di un quadro scientifico di riferimento sarebbe indispensabile richiamarsi al principio di precauzione (ribadito anche dalla recente Ordinanza del Consiglio di Stato n. 8713 del 2016) approvando un calendario venatorio che tenga conto della mancanza di dati che non permettono di superare i limiti della tutela stabiliti dall’ordinamento nazionale. In caso contrario, si creerebbe un grave danno alla fauna selvatica e agli equilibri biologici.
Scendendo nel dettaglio, il WWF ricorda di aver apprezzato, nel 2017, l’iniziativa presa dalla Giunta Regionale abruzzese di eliminare finalmente la preapertura a settembre e di effettuare una apertura unica al 1° ottobre. Purtroppo, nella proposta di calendario venatorio in esame, la Giunta Regionale reintroduce l’apertura dal 16 settembre, vanificando la scelta innovativa e coraggiosa dello scorso anno, dimenticando tra l’altro che l’apertura generale a ottobre era stata chiesta anche dall’ISPRA. Eliminando la preapertura torneranno a crearsi impatti negativi della caccia sulla fauna selvatica, anche su quella non cacciabile, in quanto, come è noto, a settembre molte specie sono ancora nella fase di cura della prole. Aumenterà il fenomeno del bracconaggio che avviene soprattutto quando la caccia è consentita solo ad alcune specie.
Il WWF ritiene inoltre che sia un grave errore prevedere di estendere la caccia alla Beccaccia sino al 10 gennaio nonostante i pareri contrari di ISPRA (vedi da ultimo quello con protocollo n. 35919 del 30/05/18) e la decisione dell’Ordinanza del Consiglio di Stato (n. 8713 del 2016) che chiedono di fissare come data ultima il 31 dicembre.
Il calendario venatorio proposto prevede inoltre la possibilità di estendere il periodo di caccia alla specie Colombaccio fino al 10 febbraio 2019. Ciò è incompatibile con le carenze di cognizioni scientifiche della Regione Abruzzo e delle Province, già in passato censurate dai giudici amministrativi che hanno evidenziato come l’estensione dei periodi di caccia non può essere decisa solo sulla base di alcuni dati relativi agli abbattimenti e senza un Piano Faunistico Venatorio vigente. La caccia a febbraio è estremamente dannosa e pertanto da non consentire.
Circa la caccia alla Coturnice, come già evidenziato in precedenti note indirizzate agli Uffici regionali e all’ISPRA, si spiega come recenti studi abbiano dimostrato una distribuzione della specie frammentaria e con nuclei tra loro isolati, situazione che implica uno scarso o assente scambio d’individui. In una tale situazione l’unica proposta possibile è la sospensione della caccia alla Coturnice in Abruzzo, per un periodo di tempo sufficiente alla raccolta di dati puntuali e aggiornati sulla diffusione e sul trend della specie.
Da alcuni anni l’ISPRA indica poi come sia indispensabile impedire la caccia vagante sul territorio dal 1° gennaio in poi, indistintamente dalle specie cacciate. Si ritiene infatti, giustamente, che in tal modo si riduca l’impatto dell’attività venatoria sul territorio e sulle specie animali in genere. Va dunque introdotta nel calendario una disposizione che preveda dal 1° gennaio la caccia sul territorio abruzzese possa essere esercitata esclusivamente sotto forma di appostamento fisso o temporaneo, peraltro ciò consentirebbe un migliore controllo dell’attività da parte degli organi di polizia.
Il WWF ricorda anche che, con Deliberazione n. 480 del 5/7/2018, la Regione Abruzzo ha approvato la perimetrazione dell’area contigua al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. È opportuno che il calendario in approvazione recepisca quanto definito dalla relativa normativa di attuazione. Va poi portato il carico venatorio a 1 a 40 in tutta la ZPE abruzzese del Parco, adeguandosi al carico di Lazio e Molise.
Ancora: va abolita la possibilità di effettuare la caccia in forma collettiva con l’utilizzo di tre cani (cosiddetta “mini-braccata”) nella Zona di Connessione ed Allargamento (ZPC) e vanno uniformate le modalità e le forme di caccia tra ZPC e ZPE (Zona di Protezione Eesterna al Parco d’Abruzzo), aree nelle quali è accertata la presenza dell’Orso Bruno Marsicano.
“Proprio per la salvaguardia dell’Orso bruno marsicano dal pericolo di estinzione vanno adottati provvedimenti più incisivi”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. “Appare quanto mai opportuno estendere le misure previste per la ZPE a tutto l’areale dell’Orso nonché adottare nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo tecniche di caccia a minor impatto (caccia di selezione). L’integrazione tra il calendario venatorio e il Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano (PATOM), deve essere reale e concreta se la tutela della specie rappresenta effettivamente una priorità. L’attuazione di pratiche venatorie a minor impatto non può essere, quindi, relegata alla sola ZPE, ma va estesa a tutto l’areale della specie a cominciare dall’introduzione del divieto di braccata al cinghiale a vantaggio di tecniche venatorie a minor impatto”.
“Siamo alle solite”, conclude Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo. “Se lo scorso anno era stato fatto qualche passo avanti in materia di gestione faunistica, la Regione Abruzzo sembra ora voler tornare indietro. Ribadiamo per l’ennesima volta che la fauna è patrimonio di tutti e non dei soli cacciatori e che la sua gestione deve essere svolta su basi scientifiche e nel rispetto delle normative di tutela. Ci aspettiamo che la Regione riveda il calendario prima di approvarlo, altrimenti saremmo costretti a ritornare nelle aule giudiziarie che finora hanno sempre visto la Regione soccombente”.

Verso la chiusura delle indagini sull'incidente del Gran Sasso dell'8 e 9 maggio

 
La notizia riportata dagli organi di stampa circa la chiusura delle indagini sull’emergenza dell’8 e 9 maggio 2017, se fosse confermata, sarebbe un passo importante verso l’accertamento della verità.
L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, costituito dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, è nato oltre un anno fa e ha fin da subito posto tra le sue richieste l’accertamento di quanto accadde in quei giorni, perché – al di là delle singole responsabilità che dovranno essere accertate – vi è l’esigenza di comprendere le mancanze del sistema di sicurezza di uno dei principali acquiferi del nostro Paese.
Non è la prima volta che la magistratura si occupa dell’acquifero del Gran Sasso. Dopo l’incidente del 16 agosto 2002, quando una certa quantità di trimetilbenzene, utilizzato nell’esperimento Borexino, si riversò nell’acqua in distribuzione, vi fu l’intervento della Procura di Teramo con sequestro dei Laboratori e conseguente processo che si concluse – tra l’altro – con l’applicazione concordata della pena con patteggiamento nei confronti di alcuni dei vertici di allora dei Laboratori e dell’INFN al momento dell’incidente.
Purtroppo, nonostante sia seguita anche una gestione commissariale durata anni, la messa in sicurezza dell’acquifero è rimasta un miraggio!
L’auspicio è che questa volta l’accertamento della verità serva ad accelerare le procedure per una messa in sicurezza definitiva che garantisca ad oltre 700.000 abruzzesi acqua sicura e una gestione trasparente.
Le Associazioni che compongono l’Osservatorio attendono quindi i prossimi passaggi ufficiali della Procura e anticipano fin da ora che, nei modi e nei tempi opportuni, valuteranno un proprio intervento nell’eventuale processo al fine di tutelare gli interessi ambientali e sociali come viene loro riconosciuto dalle leggi di settore.

19.7.18

Rapporto ISPRA sul consumo dei suoli: l'Abruzzo non fa una bella figura!


Martedì scorso è stato presentato presso la Camera dei Deputati il Rapporto 2018 ISPRA-SNPA sul “Consumo di Suolo in Italia 2018”. I dati illustrati mostrano chiaramente la difficoltà di invertire un processo, il consumo di suolo, riconosciuto come una delle principali minacce per il nostro benessere. È sempre più urgente mettere a punto dispositivi di controllo e governo delle dinamiche in atto anche in considerazione dell’obietto posto dalla Comunità Europea che prevede l'azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050. Un discorso che vale a livello nazionale così come a livello regionale. L’Abruzzo infatti, purtroppo, non fa eccezione nel trend negativo italiano: oltre un terzo della fascia costiera risulta cementificata ed è pesante anche l’occupazione delle aree collinari (21,7%).
“In Italia costruiamo ogni due ore un’intera Piazza Navona”. È questa la suggestiva immagine utilizzata dagli esperti dell’ISPRA nel corso della presentazione del Rapporto per rendere l’idea della velocità, pari a 2 metri quadri al secondo, con la quale abbiamo letteralmente divorato il nostro territorio nell’ultimo anno. Per il 2017 è stata stimata complessivamente una perdita di suolo naturale pari a 52 km2, dato calcolato in termini di “bilancio netto”, considerando cioè anche alcune trasformazioni da suolo occupato a suolo recuperato (in genere ripristino di cantieri).
In questo quadro generale l’Abruzzo, “regione verde d’Europa”, non si differenzia molto dal resto della penisola, con 549 Kmq complessivamente artificializzati (pari al 5,08% della superficie regionale) e un incremento annuo del 0,22% (dato nazionale: 0,23%).
Il litorale risulta la zona più depauperata (vedi figura): considerando la fascia di territorio compresa entro i 300 metri dalla linea di costa, l’Abruzzo si colloca tra le regioni con i valori più alti (36,6%) al pari di Emilia Romagna e Lazio (tutte con percentuali di suolo consumato comprese tra il 30 e il 40%) e fa meno peggio solo di Liguria e Marche che raggiungono quasi il 50%. A fronte di questi dati desolanti appare ben evidente quanto sia importante, per la conservazione dei pochi tratti litoranei ancora liberi, il ruolo giocato dalle aree protette costiere e dai Siti Natura 2000 che propongono un modello di sviluppo alternativo e sostenibile.
In collina l’Abruzzo sta ancora peggio: guida infatti in negativo la classifica nazionale dei territori occupati con una percentuale che arriva al 21,7%. Non si salvano neppure i parchi naturali, particolarmente nelle aree colpite dal recente sisma: su circa 84 ettari (+0,11%) consumati a scala nazionale tra il 2016 e il 2017 all’interno di aree protette, i maggiori cambiamenti dovuti al consumo di suolo sarebbero infatti avvenuti nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (10 ettari). Come a dire che il terremoto ha come effetto collaterale nefasto anche gli eccessi nella successiva fase di ricostruzione che, dati alla mano, non si limita a sanare e a mettere in sicurezza quel che c’era, ma propone nuovo cemento, il più delle volte inutile e snaturante per i territori.
Ma quali sono le ripercussioni del consumo di suolo?
Sebbene l’espansione urbana e l’infrastrutturazione siano tuttora erroneamente considerate come parametri di benessere, il Rapporto ISPRA sottolinea come esse provochino invece una pesante alterazione di servizi ecosistemici importanti, quali la regolazione climatica o idrologica con un costo notevole anche in termini economici: circa 1 miliardo di euro se si prendono in considerazione solo i danni provocati, nell’immediato, dalla perdita della capacità di stoccaggio del carbonio e di produzione agricola e legnose degli ultimi 5 anni. La cifra aumenta, se si mettono nel conto i costi di circa 2 miliardi all’anno, causati dalla carenza dei flussi annuali dei servizi ecosistemi che il suolo naturale non potrà più garantire in futuro (tra i quali regolazione del ciclo idrologico, dei nutrienti, del microclima, miglioramento della qualità dell’aria, riduzione dell’erosione).
Tali conseguenze sono ben note, tanto che l'Unione Europea impone come obiettivo l'azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050. Obiettivi intermedi di sostenibilità sono riportati invece nell'Agenda Globale per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che si propone di migliorare entro il 2030 l'attuale modello di sviluppo urbano e di incrementare e assicurare l'accessibilità a spazi verdi e di relazione. In Italia, nell'attesa che il disegno di legge del 2012 sul Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato diventi legge, si demanda la tutela a provvedimenti regionali.
In tal senso l’Abruzzo si è dotato, circa un anno fa, della legge regionale n. 40/2017 sul recupero del patrimonio edilizio esistente finalizzato anche al contenimento dell’uso del suolo. Tuttavia gli strumenti a supporto di un'incisiva riduzione del consumo sono ancora pochi e poco incisivi e i problemi locali, come ad esempio la redazione del Piano Paesaggistico Regionale fermo al palo da ben 14 anni (!), si sommano a difficoltà più generali, comuni alla quasi totalità della penisola, che non consentono di fissare dei limiti quantitativi alle trasformazioni territoriali né di esercitare un controllo efficace sui meccanismi, strumenti urbanistici in primis, che le determinano.
Come evidenziato nel Report WWF del 2017 “Caring for our soil - Avere cura della natura dei territori” sarà necessario nell’immediato futuro mettere a punto strumenti innovativi che, superando lo stesso concetto di “consumo di suolo zero”, propongano un “bilancio zero del consumo di suolo”, attraverso dispositivi di controllo e governo delle dinamiche in atto che facciano leva di volta in volta su strumenti perequativi, di scambio di crediti, di incentivazione, di fiscalità e di sanzioni.

18.7.18

Domani confronto in regione su gestione cinghiali: per il WWF il problema non lo potranno risolvere i cacciatori

 
Il WWF parteciperà, in quanto Associazione che gestisce una serie di riserve regionali, al “Tavolo tecnico regionale permanente per la protezione delle colture e degli allevamenti dalla fauna selvatica” convocato dall’Assessore Lorenzo Berardinetti per domani a L’Aquila: tema dell’incontro sarà un confronto sulle linee di indirizzo per la gestione del cinghiale nelle aree protette che la Regione vuole mettere a punto.
Apprezziamo molto l’invito dell’Assessore e la volontà di confrontarsi su un tema importante, spesso purtroppo contraddistinto da semplificazioni che non facilitano la risoluzione del problema. È indispensabile, infatti, che la tematica sia affrontata su basi tecnico-scientifiche, mettendo da parte sia gli aspetti emotivi sia gli interessi rappresentati dal mondo venatorio.
L’esperienza maturata negli anni, in qualità di gestori di aree naturali protette, ci spinge a considerare un grave errore consentire di cacciare in parchi e riserve, scelta la cui concreta praticabilità giuridica è peraltro tutta da dimostrare. Appaiono molto più efficaci l’adozione di strumenti di dissuasione non cruenta (recinti elettrificati, dissuasori con luci e rumori, campi a perdere) e, qualora questi non funzionassero, la cattura attraverso chiusini, relegando solo in casi puntuali legati all’incolumità pubblica o a situazioni circoscritte, il ricorso ad abbattimenti veramente selettivi effettuati su capi determinati ma sempre e soltanto da parte di personale specializzato appartenente o ai parchi o alle Forze dell’ordine.
In ogni caso, come facciamo da anni, la prima cosa che chiederemo è che il confronto parta da dati reali e verificati. Se si vuole veramente affrontare una volta per tutte il problema e provare a trovare delle soluzioni concrete e percorribili, è indispensabile:
  • avere un quadro della presenza dei cinghiali nella regione e nei singoli territori compresi quelli nei quali sono comprese anche aree protette;
  • confrontarsi sui risultati delle politiche portate avanti in questi ultimi 10 anni in base alle quali oggi si è sostanzialmente arrivati a consentire la caccia al cinghiale in tutti i periodi dell’anno e in tutto il territorio regionale (a esclusione finora delle aree naturali protette);
  • sganciare totalmente l’aspetto della gestione dei danni dalla caccia. Dopo anni di politiche tutte basate sugli abbattimenti si continuano registrare danni alle colture, che in alcuni casi addirittura aumentano. Ci si deve quindi chiedere quale reale efficacia abbia affrontare il problema attraverso lo strumento dei cacciatori che, dopo essere stati l’origine del problema con l’introduzione in Abruzzo di cinghiali a scopo venatorio, vengono ora individuati come la soluzione nonostante non siano affatto interessati a risolverlo, essendo i primi beneficiari di questa situazione che ha consentito loro di andare a caccia anche in periodi in cui tale attività è vietata (traendone anche, alcuni di loro, introiti dalla vendita delle carni degli animali uccisi);
  • verificare che tipo di controlli vengono effettuati sulle attività di selecontrollo attualmente consentite, considerato che quelle che dovrebbero essere delle girate si trasformano sostanzialmente in vere e proprio braccate, deleterie, soprattutto in periodi di riproduzione come questo, non solo per i cinghiali, ma per tutta la fauna che viene inseguita e spaventata da cani e spari;
  • analizzare in quanti casi sono state adottate le misure dissuasive non cruente, che appunto si dovrebbero sperimentare prima di passare agli abbattimenti, e che tipo di risultati queste hanno comportato;
  • studiare le relazioni tra lupo e cinghiale considerato che, essendo il cinghiale alla base della dieta del lupo, l’eliminazione di un numero consistente di cinghiali spingerebbe i lupi a predare maggiormente pecore o altri animali da allevamento;
  • verificare i risultati delle catture che alcune realtà locali hanno portato avanti verificandone l’applicabilità su altri territori, non legandola a motivi economici di vendita delle carni, ma più opportunamente all’efficacia rispetto agli obiettivi della riduzione del danno e del superamento di eventuali squilibri ecologici per sovrannumero di capi.
Come WWF ci rendiamo conto che si tratta di un programma di attività estremamente complesso, ma la logica e l’esperienza ci spingono a lavorare in questa direzione al fine di dotare l’Abruzzo finalmente di un sistema di gestione della specie che miri a risolvere efficacemente il problema, percorrendo finalmente la strada della ricerca e del confronto tecnico e tralasciando le altre vie che fino a oggi non hanno evidentemente portato ai risultati sperati.

15.7.18

Gestione cinghiali: iniziamo a dire la verità?


La recente proposta avanzata dalla Regione Abruzzo per attuare una filiera delle carni da cinghiale, attraverso l’utilizzo di gabbie di cattura e chiusini anche all’interno delle Aree Protette Regionali e Nazionali con l’obiettivo di prevenire e risolvere i problemi di danneggiamento causati alle coltivazioni agricole e alle attività antropiche sensibili ci obbliga a intervenire sull’argomento nel tentativo di fare un po’ di chiarezza su un argomento certamente complesso ma del quale si continua a parlare con una preoccupante approssimazione.
Due sono i punti fermi da tenere in debito conto: il primo riguarda le responsabilità della attuale situazione e i relativi conti da pagare. Il problema cinghiali esiste perché, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso e sino a pochi anni fa (vedi allegato 1 in calce al presente comunicato) ci sono state immissioni a scopo venatorio. I cinghiali si sono moltiplicati in Italia col solo scopo di consentire a una minoranza di cacciatori di divertirsi sparando e uccidendo. Ciò premesso appare evidente che chi ha creato il danno deve pagarne le conseguenze, anche in termini economici. Il risarcimento dei danni da cinghiale va di conseguenza attribuito interamente agli ATC, gli Ambiti Territoriali di Caccia. In questo modo sarebbe chi trae vantaggio dalla presenza di quella che agli occhi dei cacciatori è solo selvaggina a sopportare gli effetti collaterali negativi di immissioni praticate per decenni. In caso contrario, come avviene oggi, sarebbero gli stessi danneggiati a ripagare i propri danni attraverso le tasse, dirette e indirette, che gravano su tutti i cittadini onesti.
Il secondo punto da tenere ben fermo riguarda una constatazione sotto gli occhi di tutti: l’attuale sistema di controllo della popolazione dei cinghiali è risultato del tutto fallimentare visto che i danni non sono affatto diminuiti. Chi mai del resto affiderebbe la riparazione di un danno proprio a chi questo danno lo ha creato, come fa la Regione Abruzzo con i cacciatori?
È ora di cambiare radicalmente strategia, ma questo sarà possibile soltanto ragionando con criteri scientifici e non sulla spinta delle emozioni. La stessa proposta di filiera delle carni della Regione, avanzata senza un vero e proprio documento tecnico di indirizzo, rischia di diventare l’ennesimo elemento di perturbazione della popolazione del cinghiale allontanandoci dalla strada che si dovrebbe percorrere. È palese che a oggi la gestione faunistica della Regione Abruzzo presenta gravi criticità, a partire dai Piani redatti, da cui si evince chiaramente la mancanza di una solida strategia di intervento e la assoluta carenza di informazioni chiare e inserite in una banca dati unica sui capi abbattuti che potrebbe aiutare a verificare ed eventualmente correggere le azioni poco efficaci.
Tanti sono inoltre gli elementi di incertezza in merito all’effettiva assenza di nuove introduzioni e ai dati delle attività degli ATC in relazione alla caccia di selezione. Sarebbe, in particolare, di fondamentale importanza conoscere l’incidenza degli abbattimenti, ad esempio, sulla dieta del lupo, ma anche sugli habitat di interesse conservazionistico (Siti di Interesse Comunitario e Aree Protette).
Infine, ma non ultimo in ordine di importanza, si continua a presentare l’attività di controllo numerico del cinghiale come necessaria a rispondere all’impatto della specie sulle coltivazioni agricole, tuttavia risulta completamente assente il coinvolgimento delle categorie professionali agricole: la questione cinghiale non potrà mai essere risolta da un’azione isolata del mondo venatorio, ma piuttosto deve prevedere il coinvolgimento di coloro che maggiormente subiscono i danni della convivenza con questa specie, ovvero gli agricoltori. È dimostrato largamente che il solo prelievo venatorio è assolutamente insufficiente a tenere sotto controllo il cinghiale, per cui deve essere favorito il coinvolgimento degli agricoltori nell’ambito della multifunzionalità dell’impresa agricola attraverso interventi di prevenzione e riduzione dei danni e contenimento delle popolazioni attraverso la pratica delle catture, affidando loro direttamente le gabbie o chiusini di cattura e rifinanziando il bando PSR per le recinzioni elettrificate poiché sono state presentate domande per circa 4,5 M€ a fronte di una dotazione di soli 1,5 M€.
In questo contesto non bisogna mai dimenticare che le Aree Protette (AAPP) non sono una “controparte”, come erroneamente vengono spesso pensate, anche dalla Regione, ma bensì sono “parte” del sistema regionale che dovrebbe concorrere alla gestione del cinghiale nel rispetto dei ruoli e delle competenze che la legge attribuisce ai vari soggetti pubblici e privati.
La gestione del cinghiale è una sfida che si può vincere. C'è necessità però di cambiare approccio e di fare “gioco di squadra” tra i vari soggetti, che a diverso titolo hanno un ruolo attivo. Ognuno con le proprie competenze e responsabilità deve concorrere, nel rispetto della normativa e del lavoro di tutti, ponendo in essere azioni convergenti verso gli stessi obiettivi. Azioni che devono essere identificate e definite secondo una metodologia e con dati che permettano di verificare efficacia ed efficienza della programmazione e nel caso di scostamenti dagli obiettivi prefissati permettere di correggere il tiro senza sprecare risorse economiche o danneggiare la biodiversità.

Allegato 1
Brano tratto dalla introduzione alle “Linee guide per la gestione del cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette” di Silvano Toso e Luca Pedrotti edito nel 2001 tra i Quaderni di Conservazione della Natura a cura del Ministero dell’Ambiente Servizio Conservazione della Natura e dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi” (oggi ISPRA).
«Le cause che hanno favorito l’espansione e la crescita delle popolazioni sono legate a molteplici fattori sulla cui importanza relativa le opinioni non sono univoche. Tra questi, le immissioni a scopo venatorio, iniziate dopo la metà del XX secolo, hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale. Effettuati dapprima con cinghiali importati dall’estero, in un secondo tempo i rilasci sono proseguiti soprattutto con soggetti prodotti in cattività in allevamenti nazionali. Tali attività di allevamento ed immissione sono state condotte in maniera non programmata e senza tener conto dei principi basilari della pianificazione faunistica e della profilassi sanitaria e, attualmente, il fenomeno sembra interessare costantemente nuove aree con immissioni più o meno abusive (come testimonia la comparsa della specie in alcune aree dell’arco alpino dove l’immigrazione spontanea sembra evidentemente da escludersi). Ancora oggi diverse Amministrazioni provinciali, soprattutto nella parte meridionale del Paese, acquistano direttamente cinghiali per il ripopolamento o autorizzano altri enti gestori (Ambiti territoriali di caccia, Aziende faunistico-venatorie, ecc.) a rilasciare regolarmente in natura animali prodotti in allevamenti».

11.7.18

C'è rifiuto e rifiuto. Ancora sul materiale spiaggiato alla Torre di Cerrano


Questa mattina il tratto di spiaggia della Torre di Cerrano, all’interno dell’Area Marina Protetta si presentava con grossi segni del transito di mezzi meccanici e con il materiale legnoso spiaggiato in gran parte ammucchiato.
Da quanto si è potuto vedere sembra quindi che siano stati effettuati lavori di rimozione di materiale legnoso dalla spiaggia con mezzi meccanici. Ciò appare in contrasto con quanto stabilito dallo stesso “Regolamento di esecuzione e organizzazione” dell’Area Marina Protetta. Peraltro i lavori sembrano esser stati compiuti dalla serata di ieri o addirittura nella notte perché ieri non vi erano tracce sulla spiaggia.
Il WWF Teramo ha inviato una segnalazione all’Area Marina Protetta di Torre del Cerrano e ai competenti Uffici della Capitaneria di Porto di Giulianova e Silvi chiedendo di procedere ad un sopralluogo per verificare cosa è successo e di sapere che tipo di lavori sono stati effettuati, da chi e se erano stati autorizzati.
Il WWF era già intervenuto nei giorni scorsi sulla vicenda delle pulizie con mezzi meccanici chiedendo all’AMP e ai Comuni di Silvi e Pineto di farsi promotori di un incontro per affrontare tale problematica che va a toccare diversi interessi e che deve però essere trattata nel rispetto delle normative vigenti e delle esigenze di tutela ambientale alla base dell’istituzione delle aree protette.

10.7.18

L'Osservatorio incontra la Commissione Ambiente del Consiglio regionale: primi segnali positivi sulla messa in sicurezza dell'acquifero

L'Osservatorio in Commissione in Consiglio regionale a L'Aquila
L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, costituito dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, oggi ha partecipato, su invito del Presidente Pietrucci, alla seconda Commissione “Territorio, Ambiente e Infrastrutture” del Consiglio Regionale d’Abruzzo a L’Aquila per un confronto sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso. Erano presenti in Commissione anche il Vicepresidente Lolli e il Sottosegretario Mazzocca.
È stata una riunione molto utile e proficua che ha permesso ai rappresentanti dell’Osservatorio di ripercorrere quanto è accaduto fino ad oggi e di ribadire le richieste che da tempo sono state avanzate circa la messa in sicurezza del Gran Sasso.
Ci sono degli importanti segnali di novità:
1) si è preso atto della reale situazione altamente problematica del sistema Gran Sasso a causa dell’interferenza dei Laboratori e delle gallerie autostradali sull’acquifero. Si sono evidenziate le mancanze che fino ad oggi hanno caratterizzato la gestione di questa problematica e i ritardi accumulati dai vari Enti. Si è concordato come le ipotesi progettuali presentate da INFN e Strada dei Parchi, ancora in fase di definizione, saranno accettate solo se avranno l’obiettivo della messa in sicurezza definitiva dell’acquifero, evitando qualsiasi idea di nuovo traforo.
2) Il Vicepresidente Lolli ha dichiarato la disponibilità di aprire la “Commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” alla partecipazione dei rappresentanti delle Associazioni, qualora vi fosse un’indicazione in tal senso del Consiglio regionale. È un cambio di rotta da tanto tempo atteso: si è concordato con il Presidente Pietrucci che nei prossimi giorni si procederà a individuare le modalità di partecipazione alla Commissione.
3) Il Vicepresidente Lolli ha anche evidenziato che, come le Associazioni chiedono da sempre, è stato richiesto all’INFN di presentare un cronoprogramma per l’eliminazione delle sostanze pericolose rispetto all’acquifero stoccate nei Laboratori e che è intenzione dalla Regione di non cedere assolutamente su questo punto indispensabile al fine di garantire il rispetto della normativa vigente che attualmente è largamente disattesa.
4) Il Presidente Pietrucci, nel ringraziare l’Osservatorio del lavoro svolto, ha affermato la piena disponibilità di tutta la Commissione a proseguire nel confronto avviato, facendosi garante del coinvolgimento delle Associazioni.
Per l’Osservatorio oggi sono stati fatti dei passi avanti importanti. Quanto sostenuto dalle Associazioni sembra essere finalmente patrimonio comune della principale Istituzione regionale.
Ovviamente attendiamo però gli atti concreti che daranno effettivamente la misura delle intenzioni della Regione Abruzzo con la quale l’Osservatorio ha sempre chiesto di collaborare. Ora è importante lavorare bene e farlo nel più breve tempo possibile perché 700.000 abruzzesi vogliono continuare a bere acqua in tutta sicurezza.

9.7.18

Domani l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso incontra la Seconda Commissione del Consiglio Regionale d’Abruzzo

 
A distanza di tre mesi dalla richiesta, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso sarà ricevuto domani, martedì 10 luglio, dalla Commissione “Territorio, Ambiente e Infrastrutture” della Regione Abruzzo a L’Aquila per un confronto sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso.
“È una grandissima fatica seguire la vicenda dell’acquifero del Gran Sasso” commentano dall’Osservatorio. “Ovviamente siamo contenti che sia arrivato questo invito da parte della Commissione, ma certo anche in questo caso, come per la partecipazione alla “Commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso”, non possiamo dire che il sistema abbia brillato nel garantire trasparenza e partecipazione. Ogni piccola conquista di quello che dovrebbe essere un diritto acquisito delle associazioni e un interesse della politica arriva solo dopo tanto tempo e continue insistenze”.
L’Osservatorio in ogni caso è molto interessato a confrontarsi con il Presidente e i componenti della Commissione “Territorio, Ambiente e Infrastrutture” della Regione Abruzzo per esporre le proprie preoccupazioni e le proprie proposte, ma soprattutto per acquisire informazioni e impegni sulla messa in sicurezza dell’acquifero da parte dei rappresentati regionali.
 
L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso è costituito dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.

4.7.18

Rifiuti spiaggiati nell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano: necessaria un’azione più incisiva da parte di tutti gli Enti a partire dalla prevenzione


Le forti mareggiate degli ultimi mesi hanno portato a più riprese sulla spiaggia dell’Area Marina Protetta Torre di Cerrano grandi quantità di rifiuti. Sul tratto di litorale ricompreso nel parco è arrivato, come del resto su tutta la costa teramana, materiale di ogni tipo: tronchi, rami e altro materiale legnoso, ma anche immondizia, tantissima plastica, materiale scartato durante le attività di pesca e acquacoltura e perfino rifiuti speciali e sanitari.
Correttamente le norme in vigore nel Parco impongono di non rimuovere il materiale legnoso che, come è scritto sui cartelli dell’Area Marina Protetta, deve essere considerato una “risorsa e non un rifiuto” perché svolge un’importante funzione ecologica sia contro l’erosione, sia come rifugio e fonte di nutrimento per larve e insetti alla base della catena alimentare dell’ecosistema dunale-litoraneo.
La quantità di materiale arrivato sulle spiagge nelle ultime settimane è stata enorme (sono stati ritrovati interi alberi sradicati sulla spiaggia). Questo ha posto un problema per quanto riguarda la pulizia della spiaggia che, in varie parti dell’Area Marina Protetta, deve essere fatta selettivamente senza l’utilizzo di mezzi meccanici per non danneggiare le dune o i nidi di fratino e non portare via anche il legno spiaggiato.
In alcune delle pulizie effettuate dopo le mareggiate della fine di maggio, ciò non è accaduto, contravvenendo a quanto stabilito dallo stesso Regolamento di Esecuzione e Organizzazione dell’Area Marina Protetta, in particolare dall’articolo 15 “Disciplina della pulizia degli arenili” dove si legge che nella zona B “sono consentite attività di pulizia delle spiagge esclusivamente a mano” e nella zona C1 la pulizia degli arenili deve essere effettuata “al di fuori delle concessioni balneari, rigorosamente a mano”.
È vero che l’incuria dei nostri corsi d’acqua (recentemente il WWF ha denunciato lo stato pietoso in cui versa il Fiume Vomano, costellato di decine e decine di discariche abusive, piccole e grandi) e i rilasci di acqua dagli sbarramenti posti lungo il Vomano fanno arrivare al mare ogni tipo di materiale che poi alla prima mareggiata viene depositato sulla spiaggia. Ma è altrettanto vero che proprio un’Area Marina Protetta e i Comuni che ne fanno parte devono essere i primi a tutelare il patrimonio naturale costiero rispettando quelle norme che si sono essi stessi dati. Non è possibile una simile mancanza di coordinamento per cui il Comune di Pineto fa effettuare la pulizia con mezzi meccanici e l’Area Marina Protetta non interviene per far rispettare il divieto.
Abbiamo appreso dalla stampa che l’Area Marina Protetta è intenzionata a promuovere un incontro al fine di trovare una soluzione a questo problema.
Apprezziamo l’iniziativa e riteniamo che il Parco e i comuni costieri non possono essere lasciati soli a gestire un’emergenza che in gran parte viene determinata al di fuori dell’area di loro competenza. Tale iniziativa, però, deve portare ad azioni concrete, mettendo tutti davanti alle proprie responsabilità almeno rispetto a quattro punti fondamentali:
  • controllo del territorio rispetto all’abbandono dei rifiuti lungo i corsi d’acqua;
  • bonifica delle discariche abusive e di quelle in stato di abbandono lungo i corsi d’acqua;
  • regolamentazione dei rilasci di acqua nei corsi d’acqua per impedire di trasformare il mare in una discarica;
  • rispetto delle regole per la pulizia della spiaggia.
L’Area Marina Protetta Torre di Cerrano e i Comuni di Pineto e Silvi possono farsi promotori di un incontro aperto al contributo di tutti per analizzare le cause del problema e trovare soluzioni concrete e durature. In questo modo si porranno le basi per evitare il ripetersi di quanto abbiamo visto nell’ultimo mese e negli anni passati.
Il WWF, che a livello nazionale porta avanti la campagna #plasticfree “Mare e spiagge senza plastica”, è pronto a dare il proprio contributo e a collaborare come ha sempre fatto anche partecipando e promuovendo le giornate di pulizia a mano del litorale fatte negli ultimi 20 anni sulla costa teramana.

2.7.18

L'Osservatorio si autoinvita alla riunione della Commissione regionale per l'emergenza idrica

Per la prima volta la Regione Abruzzo ha consentito all'Osservatorio di assistere ai lavori dell'ultima riunione della Commissione per l'emergenza idrica del Gran Sasso. Una delegazione dell'Osservatorio si è infatti "autoinvitata" alla riunione di lunedì 25 giugno.
Una riunione durata più di tre ore, densa di contenuti che ha delineato non solo le prospettive, ma anche i ritardi e la cronistoria di una vicenda che ha origine nella costruzione dei tunnel autostradali.
Ad un anno dai fatti del maggio 2017, la Regione Abruzzo, tramite il Vicepresidente Giovanni Lolli, finalmente ha convenuto di seguire quanto l'Osservatorio ha chiesto dall'inizio della vicenda, ripartendo di fatto dalla relazione del Commissario Balducci per chiarire come l’unico vero obiettivo perseguibile debba essere la messa in sicurezza dell’acquifero ed il rispetto delle diverse normative ambientali da parte di Strada dei Parchi e Laboratori.
I progetti presentati dall'INFN e dalla Strada dei Parchi, che ovviamente ci riserviamo di esaminare con attenzione, si inseriscono nella proposta di messa in sicurezza e dell’isolamento delle due realtà potenzialmente inquinanti.
Abbiamo avuto il piacere di ascoltare, durante l’incontro, molte delle proposte e richieste avanzate nell'ultimo anno dall’Osservatorio. Se si fosse consentito da subito la partecipazione alla Commissione, i tempi forse sarebbero stati più brevi.
In particolare riteniamo importante che si sia chiarito come ogni attività e qualsiasi esperimento dei Laboratori del Gran Sasso dovranno essere sottoposti a Valutazione di Incidenza Ambientale con lo scopo di accertare preventivamente se determinate attività possano avere incidenza significativa sul delicatissimo territorio che li ospita. I Laboratori non potranno più pensare di essere “padroni” di un territorio, ma dovranno, di volta in volta, essere sottoposto a giuste valutazioni relativamente ai possibili effetti dei loro esperimenti. Inoltre tale procedura consentirà alle associazioni di intervenire e controllare.
Nelle proposte presentate da Strada dei Parchi invece è emersa l'agghiacciante riproposizione della costruzione di un terzo tunnel quale elemento di sicurezza: proposta respinta dall'intera Commissione. In ogni caso l'Osservatorio continuerà nella sua opera di informazione alla cittadinanza e di studio dei progetti che entro settembre dovranno essere dettagliati e pronti per la fase del finanziamento.
Resta ancora da affrontare con maggiore coraggio il superamento della normativa Seveso per i Laboratori. Nello specifico lo stoccaggio delle sostanze pericolose all'interno dei Laboratori rappresenta ancora un rischio molto grave per la nostra acqua. Attendiamo di leggere il cronoprogramma che l'INFN dovrà presentare indicando il termine di alcuni esperimenti e l’allontanamento delle sostanze pericolose.
Cogliamo in modo positivo l'apertura di fatto non solo alle proposte delineate in questo anno, ma soprattutto alla partecipazione dell'Osservatorio alla Commissione augurandoci che alla prossima riunione la nostra presenza sia garantita da un invito formale secondo i principi della partecipazione e della trasparenza.

23.6.18

Disinteresse dei parlamentari abruzzesi al confronto sull’acqua del Gran Sasso


Ieri sera nessuno dei 21 parlamentari eletti in Abruzzo ha accettato di partecipare all’incontro sul problema della sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso, organizzato dall’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso con il patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Teramo.
È sconcertante che nessuno dei parlamentari abbia ritenuto utile confrontarsi su un tema che riguarda la vita di 700.000 abruzzesi. Tutti i deputati e i senatori eletti in Abruzzo hanno almeno una parte del territorio della loro circoscrizione che utilizza l’acqua dal Gran Sasso: dovrebbe essere un loro interesse primario occuparsi di un bene così importante per l’ambiente, la salute dei cittadini e lo sviluppo di un’intera regione.
Ieri sera solo l’On. Valentina Corneli del Movimento 5 Stelle aveva annunciato la sua presenza, comunicando però a pochi minuti dall’inizio dell’incontro l’impossibilità a raggiungere Teramo a causa del blocco delle strade per il maltempo. Da parte degli altri parlamentari risposte di circostanza e in diversi casi neppure quelle.
La politica nazionale è stata una delle grandi assenti del dibattito dopo l’incidente dell’8/9 maggio 2017: i parlamentari eletti nella passata legislatura non hanno assunto nessun reale ruolo e sono mancate anche le più semplici iniziative. Se le assenze di ieri sera sono un segnale di quanto avverrà anche in questa legislatura, la situazione è veramente preoccupante.
I rappresentanti delle associazioni che formano l’Osservatorio e alcuni cittadini intervenuti hanno comunque tenuto una riunione nel corso della quale si è fatto il punto sulla situazione e si sono programmate prossime azioni.
Prima fra tutte la partecipazione di una delegazione alla riunione della “Commissione tecnica per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” che si terrà lunedì 25 giugno a L’Aquila. In questa riunione, dopo più un anno dall’ultimo incidente dell’8/9 maggio, dovrebbero essere presentati i progetti di messa in sicurezza richiesti all’Istituto di Fisica Nucleare e alla Strada dei Parchi. Fino ad ora la Regione si è sempre rifiutata di far partecipare come uditori i rappresentanti dell’Osservatorio alle riunioni della Commissione, nonostante la partecipazione dovrebbe essere garantita a dei portatori di interesse riconosciuti dalla Costituzione.
Lunedì l’Osservatorio sarà fisicamente presente in Regione a L’Aquila con una propria delegazione e chiederà ancora una volta di poter partecipare non essendovi alcuna plausibile ragione a questo divieto di partecipazione.
Sarà inoltre di certo riproposto dall’Osservatorio il confronto con i parlamentari perché fermamente convinti della necessità di portare a livello nazionale la problematica della sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso e perché non si ritiene che i massimi rappresentanti della collettività possano sottrarsi al confronto con i cittadini su un tema così importante.

L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso è costituito dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.

20.6.18

L'Osservatorio invita i parlamentari abruzzesi al confronto sull'acqua

 
Venerdì 22 giugno, alle ore 18, presso al sala consiliare della Provincia in via G. Milli n. 2 l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ha invitato tutti i parlamentari eletti in Abruzzo il 4 marzo scorso a partecipare ad un confronto pubblico sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso, organizzato con il patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Teramo.
La politica nazionale, attraverso i deputati e i senatori eletti in Abruzzo, è stata una delle grandi assenti della vicenda dopo l’incidente dell’8/9 maggio 2017. I parlamentari eletti nella passata legislatura non hanno assunto nessun reale ruolo sulla vicenda e sono mancate anche le più semplici iniziative, se si esclude una interrogazione parlamentare presentata dall’allora deputato Sottanelli.
Con il rinnovo pressoché totale della compagine parlamentare eletta in Abruzzo, l’Osservatorio auspica una maggiore attenzione che possa tradursi in un confronto aperto sui territori e in una puntuale attività nel Parlamento e nel Governo.
Con l’attuale suddivisione dei collegi per la Camera e ancora di più per il Senato tutti i parlamentari eletti in Abruzzo hanno nel loro collegio almeno una parte di territorio che attinge acqua dall’acquifero del Gran Sasso.
“Vedremo se e quali dei nuovi parlamentari vorrà accettare il nostro invito a confrontarsi” dichiarano dall’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso. “Il tema della tutela dell’acquifero e di conseguenza il tema della difesa dell’ambiente e della salute umana dovrebbero interessare tutti, indipendente dagli schieramenti politici. Speriamo vivamente che i rappresentanti dell’Abruzzo in Parlamento vogliano cogliere questa occasione di confronto”.
Nel frattempo registriamo la scadenza dell’ultimatum dato dal Vicepresidente Lolli all’INFN e alla Strada dei Parchi SpA per presentare un progetto di messa in sicurezza dell’acquifero, come richiesto dal febbraio 2018, in vista della riunione del 25 giugno prossimo della “Commissione tecnica per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso”.
A distanza di più di un anno dall’ultimo incidente dell’8/9 maggio 2017 la Commissione istituita dalla Regione Abruzzo, alla quale la Regione stessa si è sempre rifiutata di far partecipare le Associazioni rappresentate nell’Osservatorio, non ha ancora fatto alcun passo avanti sulla sicurezza dell’acquifero a rischio per la presenza dei Laboratori dell’Istituto di Fisica Nucleare e per le gallerie autostradali.
Vedremo se questa volta succederà qualcosa.
 
L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso è costituito dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.

18.6.18

O’Bellx ai Prati di Tivo: ma quando si discuterà di un rilancio basato sul turismo sostenibile?

O'Bellx sulle Alpi francesi
 
Il WWF interviene sul progetto di istallazione di dodici O’Bellx per la gestione dei rischi da valanga lungo la base della parete nord di Corno Piccolo.
Innanzitutto va osservato che, come tanti altri problemi del nostro territorio, anche quello derivante dal rischio valanghe non nasce oggi. Già nello studio eseguito nel 1974 dallo IASM (Istituto Assistenza allo Sviluppo del Mezzogiorno) sui futuri bacini sciistici abruzzesi l’area dove sorgono oggi gli impianti di Prati di Tivo veniva considerata ad alto rischio, rischio ampiamente sottovalutato dalla politica del tempo che ignorò le indicazioni dello studio. E purtroppo ci è voluta la tragedia di Rigopiano per capire che la conoscenza di rischi da valanga imporrebbe alle Amministrazioni serie azioni di prevenzione.
Entrando nel merito dell’intervento segnaliamo che dalla documentazione progettuale messa a disposizione del WWF a seguito di accesso agli atti si evidenzia una certa superficialità nell’esaminare l’impatto ambientale su ecosistemi particolarmente fragili.
Il principale problema riscontrato è che non risulta alcuna richiesta di Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) che invece è obbligatoria dato che l’intervento ricade in siti di interesse comunitario e (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS) della Rete Natura2000 all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
La nota della Provincia n. 65/2018 del 2.01.2018 con la quale si richiedono ai vari Enti pareri, autorizzazioni e nullaosta non fa riferimento specifico, come dovrebbe, alla VINCA che spetterebbe al Comune di Pietracamela.
Se effettivamente non si è proceduto alla VINCA è evidente che nessuna valutazione del progetto potrà esservi prima di questo fondamentale passaggio.
È innegabile che gli O’Bellx producano un impatto in uno dei paesaggi maggiormente caratteristici dell’intera montagna, la parete nord di Corno Piccolo, soprattutto per il loro supporto permanente formati da sostegni metallici di circa 3,90 metri di altezza, particolarmente visibili in assenza di neve. Tale problema potrebbe essere superato dalla prescrizione di rimozione anche dell’intero supporto e non soltanto della “campana” (come è attualmente previsto): prescrizione che tecnicamente può essere realizzata, ma a cui sembra che nessun Ente chiamato ad autorizzare abbia pensato.
Si deve poi tener conto anche delle problematiche legate alla gestione di tali interventi una volta realizzati. Viste le esperienze degli ultimi decenni con continue crisi economiche dei vari gestori che hanno richiesto, come ora, impegni economici del pubblico, quali garanzie ci sono che si avrà la forza economica di manutenere e rimuovere ogni anno tali istallazioni?
Ovviamente non si può sottovalutare il rischio “valanghe” e va anche detto che il sistema ipotizzato è già applicato in molte altre stazioni sciistiche, ma la questione dell’istallazione di sistemi di protezione valanghe nella gestione dei Prati di Tivo pone al centro della discussione lo sviluppo sostenibile della montagna che va oltre il solo aspetto ambientale.
Negli ultimi anni sulla stazione sciistica di Prati di Tivo sono stati investiti per gli impianti, con diverse azioni, quasi 16 milioni di euro. È giunto il momento che il Comune di Pietracamela, la Provincia di Teramo e anche i privati coinvolti si rendano conto che non si più rincorrere lo sviluppo legato al turismo dello sci alpino: sarebbe una scelta perdente sia dal punto di vista economico che da quello ambientale.
La questione dei Prati di Tivo, quindi, necessita una lettura attenta di ciò che deve essere il futuro della stazione turistica. Nessun nuovo investimento dovrebbe essere pensato senza una riflessione ponderata sul futuro della stazione per evitare sperpero di denaro pubblico. È assurdo veder ripianare con soldi pubblici debiti di un’attività che di fatto viene svolta da privati.
Come WWF da anni sosteniamo che è arrivato il momento di definire il futuro di una serie di stazioni sciistiche regionali che, a causa dei cambiamenti climatici e della maggiore attrattività degli impianti sulle Alpi, risultano essere ormai fuori mercato, come dimostrano le continue chiusure negative dei bilanci delle società di gestione nonostante i cospicui contributi pubblici. Lo sci alpino non sarà l’elemento su cui basare lo sviluppo di questi territori che dovrebbero diversificare l’offerta puntando soprattutto sul turismo verde.
L’intervento oggi in discussione, peraltro, rappresenta solo il primo stralcio di un progetto più ampio che ne prevede anche un secondo dal titolo “Piano delle misure e degli apprestamenti per la sicurezza delle piste da sci, propedeutico alla messa in sicurezza delle attrezzature”. Sarebbe necessario capire oggi di quali interventi si tratta e se si prevedono altri impatti sul territorio.
La Provincia di Teramo dovrebbe spiegare chiaramente qual è il reale piano per i Prati di Tivo, consentendo così di valutare gli impatti ambientali complessivi sull’area.
Alla Provincia proponiamo di farsi promotrice di uno o più incontri pubblici alla presenza di tutti i portatori di interessi (particolari e generali) per illustrare attentamente il Piano e raccogliere indicazioni. Ciò, ad esempio, visto che la messa in sicurezza dalle valanghe di un comprensorio sciistico di dimensioni contenute come i Prati di Tivo può avvenire con diversi sistemi (dall’uso di elicotteri al coinvolgimento di operatori specializzati), permetterebbe anche nel caso specifico di scegliere il sistema più valido ed efficace.