14.1.19

Caccia: la Lega all'assalto della tutela della fauna



“Uno stravolgimento della Legge nazionale n. 157/1992 sulla tutela della fauna e la riapertura di contenziosi europei, risolti dopo anni di lavoro e condanne della Corte di Giustizia: a questo porterebbero gli emendamenti al Decreto Semplificazioni. Bocciarli subito come inammissibili e mettere al sicuro la tutela della fauna”.
Lo dichiarano le associazioni Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF Italia a proposito degli emendamenti presentati da alcuni senatori leghisti al decreto sulla Semplificazione per le imprese, in discussione in questi giorni al Senato della Repubblica.
"Gli emendamenti permetterebbero di autorizzare con legge regionale la caccia in deroga a specie non cacciabili e la cattura degli uccelli a fini di richiamo vivo, vietata dalla direttiva comunitaria. I pareri sui calendari venatori passerebbero dall’Ispra, l’autorità scientifica nazionale, agli osservatori regionali, con la conseguenza formale che le Regioni si darebbero il via libera da sole e la conseguenza sostanziale di calendari venatori più permissivi e stagioni di caccia più lunghe. Verrebbe raggirata la norma nazionale di annotazione immediata dei capi abbattuti (la stessa modifica che il Governo solo un mese fa ha invece ritenuto incostituzionale per una norma regionale), essenziale per evitare gli abbattimenti oltre i limiti consentiti. La caccia di controllo verrebbe affidata ai cacciatori, riattivando un circolo vizioso che va invece definitivamente spezzato. Sarebbero ripristinate le vecchie riserve di caccia a scopo di lucro, a differenza delle attuali aziende faunistico-venatorie, in cui oggi non si può guadagnare abbattendo uccelli migratori, che sono patrimonio internazionale".
Questo e altro, negli emendamenti presentati dai senatori leghisti, con il solito detestabile trucco di tentare l’assalto alle tutele degli animali selvatici utilizzando provvedimenti che nulla vi hanno a che vedere. Più che semplificare, le proposte determinerebbero un vero e proprio caos gestionale, esattamente il contrario di quanto si prefigge il decreto in oggetto.
Non solo: va considerato che ai gravi danni che verrebbero inferti agli animali selvatici si aggiungerebbe la riapertura di contenziosi con l’Unione europea che negli anni scorsi hanno portato a inchieste, procedure di infrazione e condanne per l'Italia da parte della Corte di Giustizia e hanno trovato soluzione solo dopo un lungo e faticoso lavoro, durato anni, dei governi, del Parlamento e delle stesse associazioni.
“A questa azione così clamorosamente irresponsabile" concludono le Associazioni "è necessario che il Governo e lo stesso Parlamento rispondano con fermezza e rapidità, ciascuno per proprio conto, a cominciare dalla dichiarazione della loro chiara e completa inammissibilità, e mettano politicamente al sicuro la tutela della fauna selvatica, togliendola dalle mani di chi la distrugge abitualmente”.

11.1.19

Fratino, una specie in difficoltà

La conferenza stampa di presentazione dei dati Salvafratino 2018

Sono stati complessivamente 29 i nidi di Fratino (Charadrius alexandrinus) censiti nel 2018 in Abruzzo. Tra questi 16 (il 55%) sono andati a buon fine con l’involo dei pulli mentre in 13 casi l’esito è stato negativo. È questo il dato di sintesi più importante del report 2018 presentato questa mattina in una conferenza stampa nella sede della Direzione Marittima di Pescara dal comandante Donato De Carolis, dal vertice dell’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” (il presidente Leone Cantarini e il direttore Fabio Vallarola) e dal delegato regionale WWF Luciano Di Tizio.
Nonostante siano ormai diversi anni che, attraverso il Progetto Salvafratino, l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano e il WWF Abruzzo, anche attraverso una rete di volontari che operano in realtà locali, portano avanti azioni di tutela e monitoraggio dei nidi di Fratino lungo la costa abruzzese, il 2018, è stato spiegato, è un po’ l’anno zero per la tutela del piccolo trampoliere. Grazie all’impegno dell’AMP che ha siglato un rapporto di collaborazione con il WWF, e grazie all’azione di tanti volontari, è stato possibile raccogliere dati in maniera meglio organizzata rispetto al recente passato. A presentare il report è stato l’ornitologo Stefano De Ritis, cui è stato affidato il coordinamento scientifico dell’azione.

I risultati del 2018 saranno la base di partenza per tutti i futuri studi. Sono stati ovviamente utilizzati anche per valutare l’andamento delle nidificazioni in Abruzzo. I comuni interessati sono stati 8 (42%) sui 19 presenti lungo la costa abruzzese e il numero complessivo dei nidi appare in diminuzione (solo 29 contro una media di 44 registrata negli ultimi anni), in linea con quanto sta accadendo a livello mondiale per la specie, ovunque in forte declino. Quest’anno per la prima volta non ci sono stati eventi riproduttivi a Vasto e a San Salvo, ed è certamente anche questo un dato allarmante, anche se la tendenza alla diminuzione era già evidente negli anni scorsi e potrebbe comunque trattarsi di una stagione eccezionalmente negativa. Consola invece il fatto che la densità dei nidi (numero per km) sia notevolmente maggiore all’interno delle aree protette, dove evidentemente gli animali sono più al sicuro grazie alla maggiore attenzione da parte di operatori balneari, cittadini e turisti consapevoli di trovarsi in un territorio speciale. Del resto appare illuminante il fatto che tra i nidi finiti male nel 53,8% dei casi la colpa sia da ricercare nelle attività dell’uomo (disturbo o vandalismo).
La situazione di evidente difficoltà che sta incontrando la specie deve spingere tutti ad un maggiore impegno. Se è vero che la specie è purtroppo in fortissimo declino in tutta Europa, è altrettanto vero che in Abruzzo aree dove fino a pochi anni fa il Fratino nidificava e si riproduceva, oggi sono ormai prive di una qualsiasi presenza. Ciò è avvenuto per l’occupazione ormai totale del litorale; per la diffusione della pulizia meccanica delle spiagge che produce una aratura e un livellamento innaturali con conseguente distruzione dei nidi; per la presenza di cani senza guinzaglio e in alcuni casi di colonie feline o singoli gatti randagi che finiscono per predare le uova e i piccoli appena nati. A questo si aggiunge anche una predazione naturale, ad esempio da parte di cornacchie, in aumento in determinate aree.
Il Fratino troverà d’ora in poi un nuovo alleato anche nelle donne e negli uomini della Guardia Costiera, da sempre al fianco degli enti e delle associazioni per la conservazione di questa come delle altre specie presenti lungo i litorali, ma che dal 2019 aumenterà la propria azione di controllo.
La collaborazione tra AMP, WWF e Guardia Costiera, con l’impegno di tanti volontari, la disponibilità dei balneatori e la crescente attenzioni dei Comuni (la presenza del Fratino tra l’altro aiuta nel conseguimento delle bandiere blu) consentono di sperare in un miglioramento della situazione anche se non mancano resistenze, in gran parte legate – è stato spiegato questa mattina – alla errata percezione che il piccolo trampoliere possa rappresentare un ostacolo per le attività umane sulla spiaggia mentre al contrario, adottando alcuni semplici accorgimenti nel breve periodo della cova, il Fratino rappresenta, oltre che un indicatore della qualità ecologica di un territorio, una risorsa importante, anche per comunicare un’immagine positiva che garantisce ai tratti del litorale nei quali sceglie di nidificare.
Nel corso della conferenza è stato anche anticipato che il 25 gennaio prossimo a Pescara si terrà un importante convegno sulla tutela de, Fratino che vedrà la partecipazione di qualificati esperti e degli enti impegnati nella conservazione della specie.

SCHEDA
Il Fratino (denominazione scientifica Charadrius alexandrinus; nome comune abruzzese “curri curri”) è un piccolo trampoliere che nidifica sulla spiagge da fine febbraio a fine luglio. I suoi nidi sono fossette scavate nella sabbia dove depone di solito 3 uova fortemente mimetiche covate a turno da entrambi i genitori per circa 28 giorni. I piccoli (pulli) appena nati lasciano il nido e conducono vita autonoma sorvegliati dai genitori sino all’involo: dal momento della schiusa a quello nel quale i giovani fratini hanno piena autonomia trascorrono circa altri 40 giorni. La specie è considerata a rischio di estinzione (“Endangered”) nella lista rossa dell’IUCN, l’Unione mondiale per la conservazione della natura.

Niente auto nelle aree pedonali!


Il WWF Italia si unisce alle critiche verso il comma 103 dell’art. 1 della Legge di Stabilità (Legge n. 145/2018) che lascia liberi i comuni di consentire l’accesso libero ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida nelle aree pedonali e nelle ZTL.
Alle critiche sono seguite smentite e controsmentite da parte del Governo e di varie forze politiche che hanno reso la situazione molto confusa.
Consentire l’ingresso alle auto elettriche o ibride nelle aree finora vietate al transito veicolare privato è un errore. Le auto elettriche rappresentano un passo avanti necessario per il contenimento delle emissioni, ma è altrettanto importante che alla promozione dell’innovazione tecnologica corrisponda un’idea di città non congestionata dalle auto e, in questo senso, non si può certo rinunciare agli spazi riservati ai mezzi pubblici, ai pedoni e alle biciclette, che vanno anzi ampliati. Lo scopo delle aree pedonali e delle ZTL è (e deve rimanere) anche quello di rendere più sicure le città per pedoni e ciclisti e non lasciare tutti gli spazi a ingorghi e parcheggi selvaggi.
Riaprire al traffico privato le poche zone urbane che sono state a fatica sottratte alle auto rappresenta un passo indietro verso la trasformazione delle città in luoghi vivibili per tutti a partire dai bambini e dagli anziani. Inoltre, si finisce per sconfessare le politiche di incentivazione al trasporto pubblico che invece il governo giustamente dichiara di voler perseguire.
Il WWF pertanto auspica un convinto cambio di rotta e la rapida abrogazione della norma introdotta dalla Legge di Stabilità.
 

Diciannove tartarughe spiaggiate sulla costa di Abruzzo e Molise nei giorni dell’Epifania

 
Era già accaduto due anni fa, in questo stesso periodo dell’anno: allora le tartarughe coinvolte furono nove, tutte della specie Caretta caretta, otto delle quali (88,9%) morte, tutte trovate sulle spiagge abruzzesi nella giornata del 7 gennaio. Quest’anno il fenomeno si è ripetuto, con numeri ancora peggiori: nella prima settimana del 2019, più esattamente dal 4 al 6 gennaio, segnalate da privati cittadini e dal personale della Guardia Costiera, lungo le coste d’Abruzzo e Molise sono state rinvenute in totale 19 tartarughe, 14 decedute (73,7%) e 5 in vita.
Su 4 animali sono stati riscontrati i segni di interazioni antropiche quali intrappolamento e lesioni dovute a eliche o ami. Gli spiaggiamenti sono avvenuti durante una perturbazione meteorologica che ha causato forti mareggiate, che individui giovani e in difficoltà non sono stati in grado di fronteggiare. Come previsto dalla rete regionale per lo spiaggiamento di cetacei e tartarughe, gli interventi sono stati condotti dal personale del Centro Studi Cetacei, in collaborazione con i Servizi Veterinari delle ASL e dell’ASREM, la Guardia Costiera e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise.
I volontari del CSC, con la collaborazione di esperti della Societas Herpetologica Italica, hanno eseguito i rilievi biometrici su tutte le tartarughe segnalate, e trasferito quelle ancora vive al Centro Recupero Tartarughe Marine “L. Cagnolaro” di Pescara. Gli animali ricoverati sono stati visitati dal personale medico veterinario del Centro e hanno ricevuto le prime immediate cure; posti sotto osservazione, sono stati poi soggetti ad analisi ematiche e radiologiche. Le 5 tartarughe attualmente presso il CRTM sono una subadulta e quattro giovanissime, due delle quali presentano segni di interazione con strumenti di pesca.
Non sono numeri da record assoluto, ma si tratta comunque di cifre significative. La spiegazione è sempre la stessa: «Le tartarughe - chiarisce Vincenzo Olivieri, direttore del Centro Studi Cetacei di Pescara, che si occupa appunto di cetacei e di tartarughe marine - sono state vittime dell’intenso sforzo di pesca che ha caratterizzato le giornate che hanno preceduto le feste di fine anno. Il mare grosso di questi giorni ha fatto sì che le onde abbiano trasportato a riva gli individui in cattive condizioni fisiche e quelli deceduti, che non sono ovviamente in grado di resistere alla violenza delle mareggiate. Un fenomeno purtroppo non inconsueto: soprattutto in Adriatico il nostro Centro registra da anni una intensificazione dei ritrovamenti nelle fasi di maggiore pressione della pesca».
La casistica del resto parla chiaro: gran parte delle tartarughe ritrovate morte sulle spiagge italiane hanno perso la vita perché restano impigliate nelle reti (sia quelle da pesca attiva sia quelle “fantasma” che abbondano sui fondali) e non riescono a tornare in superficie per respirare. In altri casi inghiottono ami o si cibano di materiali plastici scambiati per cibo mentre non sono infrequenti gli urti accidentali con i natanti.
Nel caso della moria dell’Epifania, come sono stati definiti l’evento del 2017 e quello dei giorni scorsi, la causa più probabile resta la pesca. Le tartarughe senza vita spinte a terra dal mare grosso saranno, quanto meno gli esemplari meglio conservate, sottoposte ad esame necroscopico per accertare le cause di morte, ma secondo gli esperti non ci sono molti dubbi. I cinque individui trovati vivi sono oggi ricoverati nelle vasche del Centro recupero, in cura, in attesa del ritorno in mare nei prossimi mesi.
«Caretta caretta – osserva il delegato regionale del WWF Luciano Di Tizio – è una specie prioritaria inserita nella Direttiva Habitat e protetta da diverse convenzioni internazionali. Invochiamo da anni che venga varata una normativa nazionale idonea a valorizzare e premiare gli sforzi dei tanti volontari che si danno da fare per la salvezza delle tartarughe marine e che preveda linee guida obbligatorie per la tutela di questo magnifico gigante dei mari, anche normando la pesca, come anche molti professionisti del settore ormai chiedono a gran voce, per tutelare il mare e alla lunga la loro stessa attività, nell’interesse di tutti». 

6.1.19

Salviamo i Tigli di Martinsicuro


Questa mattina il WWF Teramo ha aderito al sit-in "La befana dei tigli", organizzato lungo la strada provinciale 259 nei pressi del centro commerciale “Il Grillo”.
Lo scopo della manifestazione è difendere dall'abbattimento i tigli storici dell’arteria stradale.
Le giuste esigenze della sicurezza non possono rappresentare la scusa per la distruzione di tutti i viali alberati della nostra provincia. Non è chiaro per quale motivo gli alberi debbano essere abbattuti mentre possono continuare a insistere lungo le strade pali di ogni genere, cartelloni pubblicitari e insegne luminose.
Il WWF auspica che, con il coinvolgimento di Sindaci, ANAS, Provincia e Regione, si possa trovare una soluzione alternativa all’abbattimento degli 80 tigli rimasti.
Il WWF sta lavorando per inviare una formale segnalazione agli uffici competenti per tutelare questi filari come storici e di rilevante pregio, in base all'art. 7 della Legge 14 gennaio 2013, n. 10 che dà disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale.











4.1.19

I consigli del WWF Abruzzo per aiutare la piccola fauna in difficoltà per il freddo

Un pettirosso fotografato in giardino (foto Luciano Di Tizio – archivio WWF)
Con l’inizio di gennaio neve e temperature rigide stanno interessando ogni angolo d’Abruzzo. Una situazione che rende difficoltosa la vita degli animali selvatici, compresi quelli che popolano i nostri giardini e le nostre città. È un dato di fatto che, ad esempio, la mortalità degli uccelli in inverno è più alta che non nel resto dell'anno. I questi giorni ogni anno il WWF ricorda a tutti che è questo il momento giusto per dare un aiuto ai nostri amici pennuti che tanto ci donano con la loro presenza e i loro gradevoli gorgheggi, migliorando la qualità della nostra vita quotidiana. Sistemare una mangiatoia in giardino, sul balcone o su un davanzale, oltre che rappresentare un valido e concreto aiuto per la fauna in difficoltà, ci permetterà di rilassarci praticando un comodo birdwatching casalingo, ci consentirà di saperne di più sugli uccelli che frequentano la nostra zona e ci darà l'occasione per scattare qualche bella foto.
Le mangiatoie potranno essere acquistate con una modica spesa presso qualsiasi rivendita di cibo per animali e in altri negozi di settore ma se abbiamo un po’ di tempo ci potremmo anche dilettare nella costruzione fai-da-te: on line si possono trovare parecchi tutors che ci guidano nella tutt’altro che difficile impresa. Un passatempo piacevole che ci consentirà di dare libero sfogo alla creatività, magari usando materiale di recupero, con ulteriori vantaggi per l’ambiente.
Se poi non vogliamo né spendere pochi spicci né impegnare tempo nel lavoro manuale, potremo anche limitarci ad appendere al ramo di un albero una collanina di arachidi realizzata facendo passare all’interno delle noccioline dello spago o del fil di ferro. Una scelta che ad esempio le cinciarelle, spesso molto confidenti, certamente gradiranno. Tutti i granivori apprezzeranno invece alcune spighe di panico intrecciate adagiate sui rami o una mangiatoia, naturale al 100%, realizzata con la buccia di un arancio tagliata a coppa e appesa o poggiata colmata con una bella miscela di semi, di quelle che si comprano di solito per i canarini.
Circa il cibo da offrire, oltre le miscele di cui s’è appena detto (tra gli altri canapa, miglio e avena), tra le sementi più apprezzate possiamo annoverare i semi di girasole, di cui esiste anche una cultivar nera tipica abruzzese. Come frutti si potranno utilizzare invece quelli che ci offre la stagione come cachi, pere, mele e datteri ma anche frutta secca sbriciolata, molto gradita a esempio dai pettirossi. È anche possibile fare di più realizzando delle mini tortine impastando strutto o margarina con briciole dolci e semi misti, da mettere poi a disposizione degli uccellini nelle retine delle confezioni dei limoni appese al ramo di un albero. Una offerta certamente molto gradita. Se poi non abbiamo tempo di metterci a impastare ma non vogliamo rinunciare al piacere di offrire un pasto energetico ai nostri amici alati, sappiate che le tortine si possono anche acquistare presso i negozi di prodotti per animali; in casa inoltre ci saranno con ogni probabilità ancora avanzi di panettone, qualche biscotto o altri dolcetti… Dobbiamo invece evitare le inadatte briciole di pane e nel modo più assoluto i semi salati.
Infine qualche consiglio di carattere generale: le mangiatoie vanno tenute sempre pulite per evitare che il cibo ammuffisca; può essere utile, specie per i modelli senza copertura a tetto, realizzare sul fondo qualche foro per il drenaggio dell'acqua piovana; la collocazione migliore è in un punto tranquillo del giardino, magari protetto dalla vegetazione, dove la fauna selvatica di senta al riparo, ma che al contempo ci permetta l'osservazione e lo studio delle specie che vorranno farci visita. Importantissimo sarà offrire il cibo a una altezza tale da garantire la sicurezza degli uccelli. Ricordiamoci anche del fatto che i gatti sono i maggiori predatori degli uccelli nelle aree urbane: tenerli in casa nei giorni di neve sarà una preziosa accortezza per l’avifauna. Passeri, cince, cinciarelle, cinciallegre, merli, storni, pettirossi, tortore, fringuelli ma anche il picchio muratore e tantissime altre specie meno comuni vi ringrazieranno e vi faranno compagnia per un inverno un po’ meno freddo, in armonia con la natura.

2.1.19

E ripartiamo dal Borsacchio!

Sabato 5 gennaio ripartiamo dalla Riserva regionale del Borsacchio. Un'escursione nuova, d'inverno per scoprire l'area protetta costiera della nostra provincia con uno sguardo diverso.
Non mancate!


Buon 2019!

A tutte/i voi un buon 2019, ricordando quello che abbiamo fatto insieme nel 2018!

29.12.18

Un anno dalla parte della Natura!


Raccontare un intero anno è sempre difficile. Lo è ancora di più se si vuole provare a riassumere in poche pagine l’impegno di un’associazione ambientalista in una regione complessa e bellissima come l’Abruzzo. Sono state decine e decine le attività che le quattro organizzazioni locali del WWF (Abruzzo Montano, Chieti-Pescara, Teramo, Zona Frentana e Costa Teatina), coordinate dal delegato regionale, hanno portato avanti insieme alle sei Oasi (Oasi dei Calanchi di Atri e Oasi affiliata del Fosso Giardino in provincia di Teramo, Oasi del Lago di Penne in provincia di Pescara, Oasi delle Gole del Sagittario in provincia di L’Aquila, Oasi delle Cascate del Rio Verde e Oasi del Lago di Serranella entrambe in provincia di Chieti) e ai tanti Centri di Educazione all’Ambiente del Panda presenti in regione.
«Come ogni anno il WWF con i suoi volontari ha provato a fare la differenza - dichiara Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo. - Grazie a loro siamo intervenuti su tutte le principali vertenze regionali. All’opera di denuncia e contrasto abbiamo accompagnato anche quella di informazione: attraverso l’educazione ambientale nelle nostre Oasi e nelle scuole abbiamo avvicinato migliaia di ragazze e ragazzi, mentre in tanti incontri pubblici abbiamo potuto confrontarci con ricercatori ed esperti su tematiche ambientali. I nostri legali hanno patrocinato l’associazione come sempre gratuitamente anche in processi molto difficili, le guardie WWF sono state impegnate sul territorio in decine di controlli e gli operatori delle nostre Oasi hanno permesso la gestione di alcune tra le più belle riserve regionali. A tutti i nostri volontari va un grande “grazie” perché la forza di un’associazione è data dal sostegno dei soci e dal lavoro degli attivisti: invitiamo tutti ad aderire al WWF e diventare volontari in difesa dell’ambiente della nostra regione».
L’impegno dell’associazione ha spaziato in tanti settori dalla caccia alle aree protette, dal mare al consumo del suolo, dal verde urbano alla tutela dell’orso marsicano… In ognuno di questi campi si sono registrati problemi, ma anche importanti vittorie.
«È veramente difficile individuare i settori che presentano maggiori criticità”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. “Volendo scegliere tre situazioni esemplificative non si può che partire dalla salvaguardia dell’Orso Bruno marsicano che richiede un impegno maggiore da parte di tutti: il pericolo di vedere estinguersi questa specie è reale e il tempo a nostra disposizione per invertire la tendenza è poco. L’Abruzzo merita poi un rilancio del suo sistema di parchi e riserve: ritardi nell’individuazione di presidenti e direttori, incertezze sui fondi oltre ad una mancanza di visione complessiva negli ultimi anni hanno un po’ appannato il modello-Abruzzo di promozione e gestione delle aree naturali protette. E infine il mare: l’inquinamento da plastica ha raggiunto livelli preoccupanti aggiungendosi a quello più “tradizionale”. La salvezza del mare dipende da quello che faremo a terra e tutti dobbiamo fare la nostra parte».

A seguire, alcuni brevi spunti per un bilancio ambientale 2018.

Aree protette: un parco commissariato, uno senza guida, uno in perenne attesa…
Il Parco regionale Sirente-Velino è commissariato dal 2015; il Parco nazionale della Majella è privo di presidente e direttore; il Parco nazionale della Costa Teatina, nonostante la perimetrazione sia stata disegnata da più di tre anni, viene tenuto fermo. A tutto questo si aggiunge la cronica mancanza di fondi per le riserve regionali. È necessario un rilancio di tutto il sistema delle aree protette abruzzesi affinché queste possano svolgere il proprio ruolo di conservazione della natura e promozione del territorio.

Fiocco rosa per le Oasi del WWF.
A ottobre è nata una nuova Oasi del WWF in Abruzzo: l’Oasi affiliata Fosso Giardino nel comune di Martinsicuro, prima Oasi urbana in regione e vera e propria porta settentrionale del sistema delle Oasi WWF abruzzesi. Sette ettari dedicati all’educazione ambientale e all’avvicinamento alla natura che si aggiungono alle altre aree protette dal WWF.

Il giorno in cui perdemmo il 5% della popolazione mondiale di orso marsicano.
Il 15 novembre 2018 sarà ricordato come il giorno in cui abbiamo perso il 5% della popolazione mondiale di orso marsicano a causa di una vasca di raccolta delle acque! Al di là delle responsabilità che la magistratura accerterà, è necessario un cambio di passo nella gestione della specie. È ora che la salvaguardia dei 50 orsi rimasti diventi una priorità per tutti. Il WWF da un anno chiede la convocazione degli Stati generali dell’Orso per affrontare a livello nazionale un tema che non può essere gestito in base alle sole esigenze localistiche. 

Il mare ci restituisce quello che gli “regaliamo”.
Quella del 2018 è stata l’estate in cui si è finalmente presa coscienza del gravissimo inquinamento da plastica del nostro mare. Se continueremo a sversare plastica ai livelli attuali nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesce. “Il mare del futuro” è stata una mostra presentata dal WWF Abruzzo a luglio a Pescara (e poi riproposta in varie località lungo la costa) nell’ambito della campagna “Mare plastic-free” lanciata dall’associazione. I volontari del WWF hanno esposto nel centro della città adriatica una selezione dei rifiuti ritrovati sulle spiagge abruzzesi durante le attività di pulizia a mano: una galleria inquietante di ciò che buttiamo a mare e che il mare ci restituisce.

Acqua del Gran Sasso: tutto fermo, nessuna sicurezza.
A quasi vent’anni da quando il WWF denunciò per primo la presenza di sostanza pericolose nei Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso e a oltre un anno e mezzo dall’ultimo incidente che nel maggio 2017 provocò l’interruzione di somministrazione di acqua in quasi tutta la provincia teramana, l’acquifero del Gran Sasso, che rifornisce oltre 700.000 abruzzesi, continua ad essere insicuro. Ancora nessun progetto di messa in sicurezza per risolvere la permeabilità delle gallerie autostradali e dei laboratori, nonostante la stessa Procura di Teramo abbia trasmesso le preoccupanti risultanze della perizia affidata a tre esperti.

Verde urbano e filari lungo le strade: la guerra al verde.
La distruzione dei pini lungo la Piana delle Cinque Miglia è solo la punta dell’iceberg di una guerra che è stata dichiarata al verde urbano e ai caratteristici filari che costeggiano le strade extraurbane. Non passa giorno che piante da sempre presenti nelle nostre città, in alcuni casi anche da più di un secolo, vengano abbattute in pochi minuti. Le piante svolgono un ruolo fondamentale per proteggerci dall’inquinamento, per regolare le temperature in città, ma anche come rifugio per la fauna. Questa distruzione di alberi, filari e siepi rappresenta un gravissimo impoverimento del paesaggio italiano con un peggioramento evidente della qualità della vita negli spazi cittadini.

Vittoria sul Lago di Bomba.
Il parere negativo della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale del novembre scorso sul controverso progetto di coltivazione di gas sotto il Lago di Bomba (ripresentato sostanzialmente uguale dopo una prima bocciatura) ha rappresentato per il WWF e per tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio una gioia immensa. La speranza è che si sia di fronte alla definitiva archiviazione di un progetto che tiene con il fiato sospeso tanti cittadini fin dal lontano 2010 e che ha visto l’impegno comune di associazioni, comitati locali e istituzioni in difesa del territorio e dei cittadini.

Sentenza-incubo sulla discarica di Bussi.
A settembre una sentenza della Corte di Cassazione, ribaltando le conclusioni della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, ha sancito che non ci sono o non sono individuabili colpevoli per quella che è stata definita la discarica abusiva più grande d’Europa. Una situazione paradossale che complica anche le prospettive di bonifica. Dopo 11 anni di processo lo Stato si limita ad accertare che non vi sono responsabilità o che quelle che forse vi erano sono prescritte: una sconfitta della nostra comunità che dovrà farsi carico della non risoluzione del problema e dei suoi costi umani ed economici.

Caccia, per fortuna che c’è il TAR.
La Regione Abruzzo dopo che lo scorso anno aveva mostrato qualche segnale di miglioramento, ripiomba nella solita gestione filovenatoria che vede la fauna come “selvaggina” a disposizione di pochi e non come patrimonio di tutti. Ancora una volta il WWF è stato costretto a ricorrere al TAR Abruzzo che ha annullato la preapertura alla lepre nel mese di settembre. Ulteriori modifiche migliorative erano state disposte dalla Regione dopo la presentazione del ricorso. In ogni caso resta il dato fondamentale: la fauna continua ad essere intesa dalla Regione Abruzzo come l’oggetto di uno svago per i cacciatori.

Natura in città.
Urban Nature è la campagna autunnale del WWF Italia per la scoperta della natura in città. Parchi e giardini di Teramo, Chieti, Lanciano e Avezzano, ma anche il Museo universitario di Chieti hanno consentito a tanti di riscoprire il patrimonio naturale nascosto in città. Un impegno concreto anche per chiedere centri urbani meno inquinati, più a misura d’uomo e meno d’automobile!

Cinghiali: come insistere negli errori senza risolvere nulla.
Negli ultimi decenni la popolazione di cinghiali in Abruzzo così come in gran parte d’Europa, è in costante crescita, nonostante la forte pressione venatoria. Studi scientifici dimostrano che proprio la caccia, colpendo soprattutto gli adulti, innesca fenomeni compensativi e provoca una maggiore diffusione della specie sul territorio. Per questo è assurdo che la Regione Abruzzo continui a credere di poter risolvere il problema dei danni alla colture affidandosi ai cacciatori che, oltre ad essere i responsabili dell’introduzione di cinghiali dall’est europeo, sono la categoria meno interessata a risolvere il problema visto che vogliono sempre più cinghiali da cacciare.

SalvaFratino Abruzzo: una specie che cerca protezione.
Dal mese di marzo i volontari del Progetto Salvafratino Abruzzo sono stati nuovamente al lavoro sulla costa della nostra regione. Il Progetto, nato alcuni anni fa dalla collaborazione tra il WWF Abruzzo e l’Area Marina Protetta della Torre di Cerrano, è finalizzato alla salvaguardia del Fratino, piccolo uccello trampoliere nidificante anche sulle spiagge abruzzesi. Questa specie, in consistente diminuzione in tutta Europa, è minacciata dalla cementificazione della costa, dalle operazioni meccaniche di pulizia delle spiagge che finiscono per distruggere i nidi, da cani e gatti vaganti o da predatori naturali come le cornacchie che mangiano le uova deposte.

Consumo del territorio: ci stiamo “mangiando” l’Abruzzo.
Il Rapporto 2018 ISPRA-SNPA sul “Consumo di Suolo in Italia 2018” ha visto l’Abruzzo in linea con il trend negativo italiano: oltre un terzo della fascia costiera risulta cementificata ed è pesante anche l’occupazione delle aree collinari (21,7%). La “regione verde d’Europa” non si differenzia dal resto della penisola con 549 Kmq complessivamente artificializzati (il 5,08% della superficie regionale) e un incremento annuo del 0,22% (dato nazionale: 0,23%). Il litorale risulta la zona più depauperata: considerando la fascia di territorio compresa entro i 300 metri dalla linea di costa, l’Abruzzo si colloca tra le regioni con i valori di cementificazione più alti (36,6%) al pari di Emilia Romagna e Lazio e fa meno peggio solo di Liguria e Marche che raggiungono quasi il 50%.

In bicicletta sul corridoio verde per la mobilità sostenibile.
Come è tradizione, per l’ottavo anno consecutivo, gli amanti della bicicletta si sono dati appuntamento il 2 giugno per la Biciclettata Adriatica, la manifestazione su due ruote per promuovere la mobilità sostenibile. Tantissimi i partecipanti che, partiti a nord da San Benedetto del Tronto e a sud da Francavilla, si sono dati appuntamento a Pineto presso l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano. Ad oggi, nonostante i progetti per la realizzazione del tratto abruzzese della Ciclovia Adriatica siano stati tutti finanziati, mancano all’appello ancora diversi tratti di ciclabile e i ponti, primo tra tutti quello che unirà Marche e Abruzzo (ma anche il ponte sul Vomano, i cui lavori, purtroppo, vanno a rilento).

L’Ora della Terra è scoccata anche in Abruzzo.
Il 24 marzo è scoccata anche in Abruzzo l’Ora della Terra (Earth Hour), la più grande mobilitazione ambientalista organizzata dal WWF Internazionale a livello mondiale per combattere i cambiamenti climatici. Dalle 20.30 alle 21.30 le luci di tanti luoghi simbolo del Pianeta si sono spente per un’ora e anche la nostra regione ha fatto la sua parte. In Abruzzo si sono svolti quasi 50 eventi per celebrare un impegno che deve durare tutto l’anno!

La storia infinita di Megalò.
La costruzione di un centro commerciale in quella che era un’area di esondazione del fiume è di per sé una scelta sbagliata, resa possibile nel caso di Megalò da una legge regionale in contrasto con la normativa nazionale ed europea rimasta in vigore per pochi mesi e grazie alle quale è stata evitata la procedura di valutazione di impatto ambientale. A quell’errore si cerca da anni di aggiungerne altri con ulteriori edifici. Il WWF, insieme ad organizzazioni di categoria, altre associazioni e tantissimi cittadini, si batte per impedirlo. Nel prossimo febbraio il TAR dovrà pronunciarsi su una serie di ricorsi incrociati. In fiduciosa attesa del verdetto della magistratura, resta sempre l’amarezza per la miopia della politica anche in questo caso incapace di valutazioni a lungo termine che sappiano davvero tutelare la sicurezza e l’economia dei territori.

Un passaporto per le Oasi WWF.
Lanciato nel 2018 il “Passaporto delle Oasi”, un innovativo strumento di promozione delle riserve, del territorio che le ospita e dell’economia sostenibile. Il “passaporto” è un libretto che contiene le informazioni base sulle Oasi WWF dell’Abruzzo: come raggiungerle, le attività che vi si possono svolgere, la flora e la fauna presenti, ma anche notizie su ristoranti, pizzerie, osterie, alberghi, B&B, produttori/rivendite di prodotti tipici.

La vigilanza WWF in campo: nuove guardie volontarie.
Dopo tanti anni nel 2018 è stato finalmente possibile svolgere un nuovo corso per guardie volontarie WWF. Oltre trenta partecipanti hanno seguito una lunga e impegnativa serie di lezioni, superando l’esame finale. Nel 2019 si potrà così contare su nuove forze che andranno ad affiancare su tutta la regione gli storici nuclei della vigilanza WWF di Chieti e Pescara. E ovviamente tutti coloro che sono interessati possono rivolgersi al WWF per prenotarsi per i prossimi corsi di formazione.

Un metanodotto e una centrale a rischio sismico.
26 Comuni, una Provincia, una Regione, tre associazioni ambientaliste nazionali e un comitato di cittadini: sono questi i firmatari di un appello al Governo affinché riveda l’attuale progetto del gasdotto Snam Massafra-Minerbio con relativa centrale di compressione a Sulmona. Il contestato progetto va ad insistere nell’area a più alto rischio sismico dell’Appennino, oltre ad attraversare aree protette di livello nazionale ed europeo. Finora i governi precedenti sono stati sordi alle richieste delle istituzioni regionali, delle comunità locali e della società civile: vedremo cosa farà il governo del cambiamento. Nel frattempo, il WWF, così come tanti altri enti e associazioni, ha presentato ricorso al TAR.

20.12.18

Acqua del Gran Sasso: il tempo passa e non cambia niente...

 
“Il tempo va e passano le ore / E finalmente faremo l’amore”
(Alex Britti)
 
L’organizzazione dell’esercitazione che simula un incendio nei Laboratori del Gran Sasso causato dallo sversamento accidentale di liquido infiammabile pseudocumene ci ricorda che, dopo un anno e mezzo dall’incidente di maggio 2017, nulla è cambiato per il nostro acquifero.
L’unico elemento nuovo è una triste conferma della pericolosità in cui si trova il nostro acquifero. Se la Provincia è giustamente preoccupata, tanto da far svolgere esercitazioni, vuol dire che è ben consapevole di tutta la fragilità del nostro acquifero. Ma allora è lecito domandarsi perché non faccia sentire la sua voce per spingere l’INFN e gli enti preposti al controllo ad allontanare le migliaia di tonnellate di sostanze pericolose stoccate all’interno dei Laboratori sotterranei del Gran Sasso.
Il pericolo esiste, ma sembra che niente e nessuno possa eliminarlo: possiamo solo sperare che l’episodio ipotizzato nell’esercitazione non si verifichi mai. Strano concetto di prevenzione.
A più di un anno dal corteo cittadino dell’11 novembre 2017 che vide 4000 cittadine e cittadini manifestare per l’acqua trasparente, il quadro è questo:
1. la Procura di Teramo, come prevedibile, ha concluso le indagini sull’incidente dell’8/9 maggio 2017 con dieci indagati e ha deciso di inviare a tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali le conclusioni della consulenza dei tre esperti incaricati durante le indagini, richiamando così ciascun Ente alle proprie responsabilità;
2. continua l’inquietante presenza di migliaia tonnellate di sostanze pericolose praticamente nel punto di captazione di acque potabili e a tutt’oggi non immesse nella rete potabile, ma “scaricate” liberamente nella natura del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga;
3. quasi due mesi fa il sindaco di Teramo D’Alberto siglava un “patto” con l’Osservatorio, impegnandosi ad organizzare un incontro con tutti i sindaci interessati e contestualmente coinvolgere i parlamentari teramani. Non è necessario ricordare al Sindaco che il tempo sta passando e che i patti vanno rispettati: si devono mettere in campo attività concrete da subito se si vuole incidere su questa partita in fase di stallo da troppo tempo;
4. a settembre l’INFN e la Strada dei Parchi SpA dovevano presentare i progetti di messa in sicurezza definitiva: anche in questo caso, a tre mesi dalla scadenza del termine per la scadenza, solo silenzio!
Tutto attorno, in modo maliziosamente distratto, la politica perde tempo coltivando la comoda sensazione d’impotenza dinanzi ad una fatalità.
Sui temi della trasparenza e partecipazione la Regione, a sua volta, si è di nuovo eclissata senza dare seguito alla promessa di far partecipare alla “Commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” le associazioni di protezione ambientale, promozione sociale e tutela dei consumatori, tutte portatrici di interessi tutelati dalla Costituzione, nonostante la posizione favorevole presa al riguardo dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale a luglio scorso.
Con queste motivazioni l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, costituito dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, perseverando nel suo ruolo propositivo, ha inviato una richiesta ufficiale al Ministro dell’Ambiente e ai Presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato per far emergere la questione del Gran Sasso come questione nazionale sopperendo al ruolo istituzionale che da più parti viene evocato, ma che ancora manca. La nostra proposta è quella di chiedere una legge speciale per l’acqua del Gran Sasso che, attraverso un pool di esperti interdisciplinare, possa finalmente, con il coinvolgimento dell’Osservatorio, arrivare ad una seria e concreta proposta progettuale di messa in sicurezza dell’acquifero.
Esiste una reale situazione di potenziale pericolo su cui tutti gli amministratori, in base alle loro competenze, possono e devono intervenire fin da subito per rendere sicura l’acqua che arriva nelle nostre case, tutelando l’ambiente e la salute di 700.000 abruzzesi che bevono l’acqua del Gran Sasso.
In fondo le nostre richieste, senza seguire alcuna moda o stravaganza del momento, continuano ad essere le stesse fin dal primo giorno: trasparenza, partecipazione e sicurezza!