13.1.18

Lettera al Presidente Mattarella dell'Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso


Questa mattina, nel corso di un incontro presso la Prefettura di Teramo, i rappresentanti dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso hanno consegnato al Prefetto una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica.
La consegna era stata concordata con l’Ufficio del cerimoniale della Presidenza della Repubblica al quale l’Osservatorio si era rivolto nei giorni scorsi in previsione della visita del Presidente Mattarella ai Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso del prossimo 15 gennaio.
L’Osservatorio ha così inteso informare anche il Capo dello Stato della situazione di emergenza dell’acquifero del Gran Sasso.
Di seguito si riporta la lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.


Ill.mo Presidente della Repubblica,
nell’ultimo anno l’Abruzzo è stato colpito da innumerevoli emergenze che hanno sconvolto la quotidianità delle nostre città: dalle terribili scosse di terremoto dall’agosto 2016, al grave maltempo del gennaio 2017, fino alla crisi idrica del maggio del 2017 nell’intera provincia di Teramo.
L’Abruzzo non è privo di risorse, intelligenze ed eccellenze che potrebbero garantirne un riscatto sociale, politico ed economico.
L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare il prossimo 15 gennaio giustamente festeggia 30 anni di attività dei Laboratori del Gran Sasso, uno dei massimi centri di ricerca che il nostro Paese può vantare.
I Laboratori sono ospitati nel massiccio del Gran Sasso che, per ogni abruzzese, assume innumerevoli significati: il gigante che dorme; la più alta montagna dell’Appennino; il simbolo indiscusso di un Parco nazionale; la congiunzione con il resto del Paese tramite un’importante arteria autostradale (che però lo ha ferito al cuore con un inspiegabile progetto ingegneristico); ma soprattutto rappresenta la più grande risorsa d’acqua della regione, capace di rifornire oltre la metà della popolazione abruzzese (circa 700.000 persone).
Ed è proprio in questo ultimo prezioso bene che l’intera comunità abruzzese negli anni è stata più volte colpita: come ormai accertato da tutti gli Enti interessati, l’interferenza con l’acquifero del Gran Sasso, sia dei Laboratori sotterranei di Fisica Nucleare, sia delle gallerie autostradali dell’A24, ha più volte messo a rischio la principale risorsa idrica della regione.
Tra l’8 e 9 maggio 2017, a causa di un ultimo incidente, le cui dinamiche sono ancora da chiarire, il consumo d’acqua proveniente dal Gran Sasso è stato vietato in quasi tutta la provincia teramana, determinando una situazione di caos con vere e proprie corse all’accaparramento di acqua in bottiglia nei negozi e nei centri commerciali.
A seguito di questo incidente le associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI hanno costituito l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso: l’obiettivo è fornire un contributo per la ricerca delle soluzioni da adottare ad una situazione che perdura da troppi anni e che ha visto nel passato anche il sequestro dei Laboratori e la nomina di un commissario straordinario da parte del Governo nazionale per la gestione dell’emergenza, nonché la spesa di oltre 80 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza.
In questi otto mesi l’Osservatorio ha dato vita ad una serie di incontri pubblici e tante altre iniziative molto partecipate sul territorio (riassunte nella scheda allegata), ma dobbiamo evidenziare con rammarico come ancora oggi non ci sia chiarezza e non si manifesti una volontà di collaborazione da parte di tutte le Istituzioni preposte alla gestione di tale situazione.
La Regione Abruzzo ha sempre negato all’Osservatorio, così come a qualsiasi altro soggetto della società civile, di partecipare quale “uditore” alla Commissione tecnica per la gestione del rischio idrico del Gran Sasso, mentre abbiamo dovuto registrare una posizione ondivaga da parte dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che, ad oggi, non ha rispettato il Protocollo d’intesa sottoscritto su iniziativa della Regione e non ha fornito soddisfacenti rassicurazioni rispetto agli esperimenti condotti nei Laboratori per i quali vengono utilizzate grandi quantità di sostanze pericolose e, per il futuro, anche radioattive.
Per denunciare questo deficit di trasparenza, lo scorso 11 novembre a Teramo l’Osservatorio ha organizzato la Manifestazione per l’Acqua Trasparente, un corteo pacifico, ma fortemente determinato, che ha attraversato il centro cittadino e che ha visto l’adesione dell’Assemblea dei Sindaci dei Comuni della Provincia di Teramo, di decine e decine di associazioni, comitati, sindacati e forze politiche, ma soprattutto di oltre 3.000 cittadini che hanno marciato per chiedere trasparenza, partecipazione e sicurezza nella gestione dell’acquifero del Gran Sasso.
L’interferenza tra acquifero/autostrada/laboratori costituisce un potenziale pericolo per centinaia di migliaia di persone che bevono l’acqua del Gran Sasso, per l’ambiente e anche per l’economia di questo territorio. Tale situazione è nota dall’inizio degli Anni 2000 grazie alle prime denunce delle associazioni ambientaliste che, anche in questo caso, hanno anticipato le Istituzioni nell’individuazione dei problemi. Ma nonostante siano passati più di 15 anni non si sono ancora compiute le scelte necessarie per risolvere questa situazione e, anche dopo l’emergenza dell’8/9 maggio 2017, non si registrano concreti passi avanti.
Come Osservatorio chiediamo quindi di porre la giusta attenzione a tale problematica e di garantire la piena applicazione dell’art. 118 della Costituzione che permette in senso orizzontale al cittadino, sia come singolo, sia attraverso i corpi intermedi, di avere la possibilità di cooperare con le Istituzioni nel definire gli interventi che incidono sulle realtà sociali a lui più vicine, avendo ben presente che in questo caso entrano in gioco due beni tutelati dalla Costituzione: l’ambiente (art. 9) e la salute (art. 32).
L’Osservatorio vuole essere parte della soluzione del problema, vuole svolgere un ruolo di stimolo e collaborazione, mettendo a disposizione delle Istituzioni competenze e conoscenze, e vuole anche controllare che finalmente, dopo oltre 15 anni, si possa veramente trovare una soluzione definitiva che garantisca la piena tutela di un bene primario come l’acqua.
In questo periodo storico, in cui nel nostro Paese troppo spesso si registra una ingiusta distanza fra Istituzioni, politica e cittadini, è necessario lavorare per cancellare questa lontananza e costruire una nuova proposta di comunità che si ritrovi insieme per la soluzione dei problemi.
Nel ringraziarLa per l’attenzione dedicata, cogliamo l’occasione per porgerLe i più sinceri saluti, certi di un Suo autorevole e concreto impegno a favore delle nostre istanze.
Teramo, 13 gennaio 2018

12.1.18

Domani Assemblea per l'Acqua a Teramo

Domani, sabato 13 gennaio, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, ha organizzato un’Assemblea pubblica per fare il punto della situazione a due mesi dalla Manifestazione per l’Acqua Trasparente dell’11 novembre scorso.
All’Assemblea saranno presenti i rappresentanti delle Associazioni promotrici dell’Osservatorio e sono stati invitati di tutti gli organismi che hanno aderito alla Manifestazione dell’11 novembre.
L’Assemblea si terrà presso il circolo ARCI Officine Indipendenti in via Vezzola n. 7/9 a Teramo dalle ore 16.30. 

6.1.18

Sacchetti ultraleggeri per alimenti, un po' di chiarezza


L'anno nuovo si è aperto con una polemica sui sacchetti ultraleggeri per gli alimenti a pagamento. Nell'affrontare l'argomento è però importante partire da quanto il tema dell'invasione di plastiche sia centrale sia a livello mondiale, sia su scale regionali più limitate.
L’articolo 9-bis della legge di conversione 123/2017 prevede che “il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite”. Si tratta di una spesa di massimo 15 euro all’anno per le famiglie, considerato il costo medio di un sacchetto dell’ortofrutta, le 139 spese effettuate ogni anno di media (fonte: Gfk-Eurisko 2017) e il fatto che ogni spesa comporti l'utilizzo di almeno tre sacchetti per frutta e verdura.
Il fatto che i sacchetti di plastica per l’ortofrutta fossero gratuiti non significa che questi non fossero pagati dal consumatore attraverso la definizione del prezzo del prodotto che i sacchetti devono contenere. Si tratta dunque di un costo già comunque a carico del consumatore, inserito in maniera occulta nel totale del prodotto. L’obiettivo è quello della responsabilizzazione del consumatore.
A differenza del precedente, il nuovo bioshopper è riutilizzabile come sacchetto per la raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti domestici. Dunque l’operazione potrebbe rivelarsi vantaggiosa, laddove attualmente molte famiglie pagano i sacchetti per la raccolta dell’umido da 5 a 15 centesimi.
Molto dev’essere fatto dalla Grande Distribuzione che deve provvedere ad esempio a favorire questo tipo di riutilizzo dei sacchetti dell’ortofrutta o la creazione di sporte riutilizzabili, prevedendo ad esempio etichettature biodegradabili e compostabili. Utilizzare la gran parte delle etichette attuali sui nuovi bioshopper vuol dire infatti renderli non più utilizzabili per la raccolta dell’umido a livello domestico, anche perché toglierle provoca la lacerazione del sacchetto.
La produzione di bioplastiche costituisce un importantissimo contributo alla soluzione dei danni prodotti dalle plastiche. E peraltro rappresenta un’eccellenza italiana, frutto di innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico di cui dobbiamo essere fieri.
Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia, sottolinea l'enorme impatto della plastica sugli ecosistemi: "Si tratta di uno dei materiali che impiega più tempo a degradarsi: un sacchetto di plastica, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, resta nell'ambiente da un minimo di 15 anni a un massimo di 1000 anni. È un paradosso utilizzare il materiale come la plastica, nato per durare nei secoli, per la creazione di oggetti “usa e getta”, dal ciclo vitale assai breve. Gli impatti più negativi di un uso e uno smaltimento sconsiderati della plastica si ripercuotono sull’ambiente marino: nei mari del Pianeta navigano 150 milioni di tonnellate di materie plastiche, ogni anno se ne aggiungono 8 milioni cosicché la plastica arriva a rappresentare il 95% dei rifiuti marini. Il Mar Mediterraneo non fa eccezione: sono 1,25 milioni di frammenti di plastica per chilometro quadrato contro i 335 mila del Pacifico".
Sono oltre 700 le specie marine che a livello globale sono minacciate dai rifiuti plastici (per intrappolamento o ingestione), di cui 90 solo nel Mediterraneo (fonte: UNEP): nel Mare Nostrum l'80% delle tartarughe marine presenta plastica nello stomaco, in alcuni esemplari si arriva fino a 150 pezzi plastici e, come ha dimostrato un recente studio del WWF, nei tessuti dei cetacei che nuotano liberi nelle acque del Santuario Pelagos sono state trovate elevate tracce di ftalati, un additivo delle materie plastiche.
E uno dei manufatti di plastica più dannoso per l’ambiente è proprio il sacchetto monouso, spesso abbandonato incautamente finendo per inquinare mari, laghi e fiumi. Nel 2017 Orb Media ha pubblicato il primo lavoro che provava l’esistenza di una contaminazione da plastica nell’acqua potabile di tutto il mondo: il 72% dei campioni raccolti nelle varie città dell’Europa è risultato inquinato dalla presenza di fibre di plastica.
E siamo di fronte ad una vera e propria invasione: ogni anno nel mondo si utilizzano circa 1000 miliardi di sacchetti di plastica monouso, quasi 2 milioni ogni minuto (fonte: Earth Policy Institute).
La sostituzione dei sacchetti per alimenti porterà una riduzione di circa 10 miliardi di sacchetti in plastica monouso solo in Italia (fonte: Assobioplastiche).
Zero Waste Italy ha evidenziato come la disposizione sui sacchetti ultraleggeri costituisca una estensione delle previsioni già a suo tempo adottate, e con successo, per gli shopper.
La volontà di superare l’uso della plastica tradizionale nei sacchetti ultraleggeri per asporto dei generi alimentari è pertanto condivisa e va nella direzione di mettere anche in questo caso (come nel caso degli shopper, in cui l’iniziativa italiana ha poi stimolato l’adozione di disposizioni analoghe da altri Paesi e della Direttiva europea in merito) l’Italia alla testa di un fronte di eliminazione progressiva delle buste in plastica.
Nell’ambito di questa strategia è quindi giusto rendere evidente il prezzo dell’ultraleggero, cosi come già nel caso degli shopper, proprio per disincentivarne il prelievo, ma è evidente che una strategia di disincentivazione deve mettere a disposizione l'alternativa, che sia ambientalmente preferibile e dunque economicamente incentivata: anche in questo caso, l’alternativa è la borsa (“sporta”) riutilizzabile. Una alternativa pratica, conveniente, sostenibile, rispettosa della gerarchia del riuso come opzione preferibile e immediatamente adottabile, almeno nel caso di quei generi alimentari (come è il caso in genere per l’ortofrutta) che non creano, a differenza di carni, pesci e prodotti caseari molli, problemi di imbrattamento e sgocciolamento.
È qui che è intervenuto l’errore commesso dal Ministero dell'Ambiente, ossia la lettera alla Grande Distribuzione (GDO) in cui si dichiara che le borse riutilizzabili non possono essere impiegate, divieto di cui peraltro nella Legge non vi è traccia. Evidenzia sempre Zero Waste Italy come, inevitabilmente, questo errore, oltre a determinare un allontanamento dalle finalità stesse della norma, ha fatto avvertire l’uso del sacchetto biodegradabile come imposizione e balzello, distorcendo il dibattito e deviandolo dal merito ambientale della strategia (superamento della plastica tradizionale) a quello economico: l’imposizione del prezzo esplicito del sacchetto, che doveva funzionare da incentivo all’adozione dell'alternativa ambientalmente preferibile, nel momento in cui viene impedita tale alternativa, è stato percepito come una vessazione.
Appaiono del resto irricevibili le motivazioni di carattere sanitario addotte in varie occasioni sia dal Ministero dell'Ambiente che da quello della Salute, se solo si pensa a tutta la filiera di produzione, raccolta, trasporto, distribuzione della ortofrutta: una filiera in cui non è certo il prelievo finale dallo scaffale il momento più delicato. Né possono essere additati come irresponsabili tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea (Paesi certo non meno attenti del nostro ai temi della sicurezza alimentare) in cui le borse riutilizzabili sono consentite e promosse.
Il Ministero dell'Ambiente deve quindi fare chiarezza e insieme agli altri soggetti interessati sviluppare una campagna di informazione sul destino preferenziale dei sacchetti ultraleggeri, laddove acquistati dal consumatore al posto della borsa riutilizzabile. Tale campagna dovrebbe superare molta della confusione nel dibattito in corso e andrebbe focalizzata su comportamenti virtuosi (es. apposizione delle etichette adesive sui manici, onde poterle asportare senza danno al resto del sacchetto) finalizzati a fare reimpiegare successivamente i sacchetti per la raccolta differenziata dell’organico.
Alla luce della continua crescita dei consumi e dell'impatto che questi hanno sul Pianeta, il WWF ribadisce il consiglio di sempre: puntare ad una riduzione dello spreco di risorse naturali, limitando l’approccio “usa e getta” e valorizzando quello “usa e riusa”. Ogni oggetto, anche se biodegradabile e compostabile, viene prodotto utilizzando materie prime, energia e acqua. Solo l’uso nel tempo può veramente ridurre e ammortizzare il suo costo ambientale.

3.1.18

Cosa porterà il nuovo anno all’acqua del Gran Sasso?


Oggi, conferenza stampa a Teramo dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.
L’inizio del 2018 registra una sostanziale situazione di stallo per quanto attiene alla messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso.
Ad oggi non è dato sapere su cosa stia dibattendo la Commissione regionale sull’emergenza del Gran Sasso. Da informazioni raccolte da alcuni “fortunati” partecipanti si è appreso che è stato presentato da parte del Prof. Roberto Guercio, oggi consulente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e della Strada dei Parchi, ieri del Commissario Balducci durante la stagione commissariale, un progetto di massima che prevederebbe la captazione di acqua da un altro punto della falda del Gran Sasso così da bypassare i punti di interferenza con i Laboratori dell’INFN e le gallerie autostradali.
Di più non è dato sapere. Sembra che il progetto presentato non sia stato lasciato in visione neppure ai partecipanti alla Commissione: ci si chiede come possano gli Enti coinvolti esprimere giudizi su progetti così complessi da una semplice illustrazione durante una riunione.
A metà dicembre l’Osservatorio è stato quindi costretto a presentare un nuovo accesso agli atti alla Regione Abruzzo per riuscire a prendere visione del progetto in discussione e a tutt’oggi attende la risposta della Regione.
Sul sito della Regione dedicato ai lavori della Commissione non compare nessuna informazione al riguardo e anzi l’ultimo verbale riportato risale addirittura all’11 ottobre 2017 (http://www.regione.abruzzo.it/content/sicurezza-bacino-idrico-del-gran-sasso)
Non si comprendono realmente le ragioni di tanta segretezza. E non si comprende perché la Regione non abbia incaricato un tecnico al di sopra delle parti da affiancare al tecnico incaricato dalle due strutture che rappresentano le cause principali del problema.
Come Osservatorio rinnoviamo le richieste formulate da sempre.
  • Perché gli interventi di messa in sicurezza ipotizzati durante la gestione commissariale sono stati abbandonati? Se si vuole fare qualcosa di diverso, tale scelta andrebbe motivata, soprattutto considerando che i progettisti che stanno seguendo la vicenda sono gli stessi.
  • Cosa comporteranno alla falda e quindi all’ambiente esterno ulteriori captazioni?
  • Che fine farà l’acqua attualmente presa dai punti di prelievo vicino ai Laboratori e alle gallerie autostradali?
Per quanto riguardano gli altri aspetti non si può fare altro che ripetere quanto già illustrato nel corso dell’ultima conferenza stampa dell’Osservatorio di inizio dicembre:
  • A distanza di quasi otto mesi dall’incidente dell’8/9 maggio 2017 la Ruzzo Reti SpA non ha ancora messo in funzione il nuovo spettrometro che dovrebbe garantire controlli più accurati ed estesi sull’acqua prima della distribuzione.
  • Non è stato fatto alcun passo avanti verso l’eliminazione delle sostanze pericolose stoccate e utilizzate nei Laboratori (comprese quelle per il futuro esperimento SOX), nonostante l’attuale normativa vieti la presenza di sostanze pericolose nei pressi di una captazione d’acqua.
  • Non risulta che siano stati approntati nuovi strumenti per gestire eventuali emergenze in maniera meno confusa di quanto avvenne in occasione dell’incidente dell’8/9 maggio 2017 quando gli stessi sindaci della provincia di Teramo dichiararono di non essere stati messi in condizione di informare tempestivamente i cittadini su quanto stava accadendo.
  • Non risultano esserci novità circa la sottoposizione alla Valutazione di Incidenza Ambientale dell’esperimento SOX, dopo che l’Ente Parco del Gran Sasso e Monti della Laga con una nota del 23 novembre inviata a INFN e Strada dei parchi ha chiarito – se mai ce ne fosse bisogno, visto che è previsto da una direttiva europea e dalla normativa italiana – che ogni nuovo intervento previsto all’interno dei Laboratori o delle gallerie autostradali, ad eccezione di quelli di ordinaria manutenzione, deve essere, necessariamente e senza eccezioni, sottoposto all’autorizzazione dell’Ente e al procedimento di Valutazione di Incidenza Ambientale.
  • Nonostante le rassicurazioni seguite alla Manifestazione per l’Acqua Trasparente organizzata dall’Osservatorio l’11 novembre 2017 non è stato fatto alcun passo avanti sulla trasparenza e sulla partecipazione: continua infatti il divieto per i rappresentanti dell’Osservatorio a partecipare alla Commissione regionale e al Tavolo nazionale aperti sull’emergenza del Gran Sasso.
Alla luce di questa situazione di stallo l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ha deciso di convocare un’Assemblea pubblica alla quale saranno invitati i rappresentanti delle associazioni promotrici dell’Osservatorio e di tutti gli organismi che hanno aderito alla Manifestazione per l’Acqua Trasparente dell’11 novembre 2017.
L’Assemblea si terrà sabato 13 gennaio a Teramo alle ore 16.30 presso il circolo ARCI Officine Indipendenti in via Vezzola n. 7/9.

2.1.18

Avifauna in difficoltà per il freddo: i consigli WWF per un inverno in armonia con la natura


Il maltempo e le temperature rigide che stanno interessando in questi primi giorni del 2018 un po’ tutto l’Abruzzo ci ricordano che siamo nel pieno della stagione invernale e che da un momento all’altro con il freddo intenso potrebbe arrivare la neve anche nelle aree sin qui risparmiate dalla coltre bianca. Una situazione che renderà ancora più difficoltosa la vita degli animali selvatici, compresi quelli che popolano i nostri giardini e le nostre città. Non a caso la mortalità degli uccelli in inverno è più alta che non nel resto dell'anno. È questo il momento giusto per dare un aiuto ai nostri amici pennuti che tanto ci donano con la loro presenza e i loro gradevoli gorgheggi, migliorando la qualità della nostra vita quotidiana. Sistemare una mangiatoia in giardino, sul balcone o su un davanzale, oltre che rappresentare un valido e concreto aiuto per la fauna in difficoltà, ci permetterà di rilassarci praticando un comodo birdwatching casalingo, ci consentirà di saperne di più sugli uccelli che frequentano la nostra zona e ci darà l'occasione per scattare qualche bella foto.
Le mangiatoie potranno essere acquistate con una modica spesa presso qualsiasi rivendita di cibo per animali e in altri negozi di settore ma se abbiamo un po’ di tempo ci potremmo anche dilettare nella costruzione faidate: on line si possono trovare parecchi tutors che ci guidano passo passo nella tutt’altro che difficile impresa. Un passatempo piacevole che ci consentirà di dare libero sfogo alla creatività, magari usando materiale di recupero, con ulteriori vantaggi per l’ambiente.
Se poi non vogliamo né spendere pochi spicci né impegnare tempo nel lavoro manuale, potremo anche limitarci ad appendere al ramo di un albero una collanina di arachidi realizzata facendo passare all’interno delle noccioline dello spago o del fil di ferro. Una scelta che ad esempio le cinciarelle, spesso molto confidenti, certamente gradiranno. Tutti i granivori apprezzeranno invece alcune spighe di panico intrecciate adagiate sui rami o una mangiatoia, naturale al 100%, realizzata con la buccia di un arancio tagliata a coppa e appesa o poggiata colmata con una bella miscela di semi, di quelle che si comprano di solito per i canarini.
Circa il cibo da offrire, oltre le miscele di cui s’è appena detto (tra gli altri canapa, miglio e avena), tra le sementi più apprezzate possiamo annoverare i semi di girasole, di cui esiste anche una cultivar nera tipica abruzzese. Come frutti si potranno utilizzare invece quelli che ci offre la stagione come cachi, pere, mele e datteri ma anche frutta secca sbriciolata, molto gradita a esempio dai pettirossi. È anche possibile fare di più realizzando delle mini tortine impastando strutto o margarina con briciole dolci e semi misti, da mettere poi a disposizione degli uccellini nelle retine delle confezioni dei limoni appese al ramo di un albero. Vedrete che sarà un offerta molto gradita… Se poi non abbiamo tempo di metterci a impastare ma non vogliamo rinunciare al piacere di offrire un pasto energetico ai nostri amici alati, sappiate che le tortine si possono anche acquistare presso i negozi di prodotti per animali.
Completiamo l’elenco delle possibili offerte con un riferimento al periodo festivo che stiamo ancora vivendo: in casa ci saranno con ogni probabilità ancora qualche briciola di panettone, qualche biscotto o altri dolcetti, alimenti energetici e certamente graditi. Dobbiamo invece evitare le inadatte briciole di pane e nel modo più assoluto i semi salati che nuocciono alla salute, in verità non solo degli uccelli…
Infine qualche consiglio di carattere generale: le mangiatoie vanno tenute sempre pulite per evitare che il cibo ammuffisca; può essere utile, specie per i modelli senza copertura a tetto, realizzare sul fondo qualche foro per il drenaggio dell'acqua piovana; la collocazione migliore è in un punto tranquillo del giardino, magari protetto dalla vegetazione, dove la fauna selvatica di senta al riparo, ma che al contempo ci permetta l'osservazione e lo studio delle specie che vorranno farci visita. Importantissimo sarà offrire il cibo lontano dalle zone frequentate dai gatti e a una altezza tale da garantire la sicurezza degli uccelli.
Passeri, cince, cinciarelle, cinciallegre, merli, storni, pettirossi, tortore, fringuelli ma anche il picchio muratore e tantissime altre specie di avifauna vi ringrazieranno e vi faranno compagnia per un inverno un po’ meno freddo, in armonia con la natura.

Tabella riepilogativa con gli alimenti più adatti per le varie specie di uccelli (clicca per ingrandire)

1.1.18

Auguri!

Buon 2018.
Noi siamo pronti per un nuovo anno in difesa dell'ambiente e della natura, a Teramo come nel resto del Pianeta. E tu?


30.12.17

Bilancio WWF di fine anno: il bello e il brutto per l’ambiente abruzzese nel 2017


Ancora un anno difficile per l’ambiente abruzzese. Problemi di ogni tipo, ma quasi sempre riconducibili alla mano dell’uomo, continuano a colpire la nostra regione e la sua straordinaria natura. Il 2017 sarà ricordato per la tragedia di Rigopiano e per gli incendi, tragici episodi determinati in tutto o in parte da inefficienze ed errori umani, per il terremoto e le forti nevicate, eventi che hanno finito per segnare la vita di tanti abruzzesi. Purtroppo il conto di scelte sbagliate è stato presentato nel peggiore dei modi, ricordandoci per l’ennesima volta che investire nella corretta gestione del territorio e nella prevenzione è indispensabile.
Fortunatamente non sono mancate le note positive dovute anche all’azione di cittadini e associazioni che in alcuni casi sono riusciti a contrastare efficacemente scelte politiche sbagliate.
L’impegno del WWF è stato costante per tutto l’anno. Attraverso la delegazione regionale, le quattro organizzazioni locali (WWF Abruzzo Montano, WWF Chieti-Pescara, WWF Teramo e WWF Zona Frentana e Costa Teatina), le Oasi, i numerosi Centri di Educazione all’Ambiente e i nuclei di vigilanza ambientale, il WWF è stato presente in tutte le principali battaglie in difesa della natura abruzzese, e ha anche messo in campo attività propositive con progetti nazionali e internazionali di conservazione della natura e di valorizzazione e promozione del territorio.
È veramente difficile ripercorrere in poche righe un intero anno. Ci abbiamo provato attraverso 10 punti che riassumono le principali tematiche ambientali che hanno interessato il 2017.

Abruzzo a fuoco.
Nell’estate 2017 il fuoco ha distrutto oltre 6.000 ettari d’Abruzzo. 216 incendi hanno interessato 136 Comuni su 305 con gravi danni per ambiente e forti rischi per la salute dei cittadini. Tutta la nostra regione è stata interessata, ma il Monte Morrone nel Parco Nazionale della Majella attraversato dalle fiamme per oltre 2 settimane ha rappresentato l’immagine simbolo dell’estate. Un simbolo del fallimento delle politiche di prevenzione e della gestione dell’emergenza che pochi giorni prima aveva caratterizzato anche il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga con l’incendio a Campo Imperatore, sviluppatosi durante la Fiera della pastorizia. I danni agli ecosistemi sono stati incalcolabili, i costi per la collettività per l’azione antincendio di oltre 1 milione di euro. Dietro questi roghi, come sempre, c’è stata la mano dell’uomo che per i motivi più disparati ha distrutto un patrimonio naturale di enorme valore e ha messo in pericolo la vita di tante persone.

Acqua a rischio.
Il simbolo del 2017 è sicuramente la folla che si accalca nei negozi del teramano per acquistare acqua in bottiglia dopo che, tra l’8 e il 9 maggio, è stata interrotta l’erogazione di acqua proveniente dal Gran Sasso d’Italia. All’improvviso si è tornati a fare in conti con l’interferenza tra i Laboratori di Fisica Nucleare, le gallerie autostradali e un acquifero che rifornisce oltre 700.000 abruzzesi. Il WWF, insieme ad altre associazioni, ha dato vita a un Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso che in pochi mesi ha organizzato iniziative per far conoscere la realtà e ha portato a una grande manifestazione a Teramo il 15 di novembre con migliaia di cittadini in marcia per chiedere sicurezza per l’acqua che arriva nelle nostre case e trasparenza nella gestione di questa risorsa. Una mobilitazione che purtroppo si è dovuta scontrare contro il muro di gomma della Regione che finora si è rifiutata di aprire il confronto con l’Osservatorio e con le comunità locali.

Aree protette: tra parchi fantasma e leggi ferme.
Anche il 2017 è passato senza che fosse completato l’iter istitutivo del Parco della Costa Teatina. Una politica incapace e interessi localistici stanno tenendo fermo il parco da oltre 16 anni! Una vergogna senza alcuna giustificazione, visto che è stato perfino nominato un commissario governativo il cui lavoro sulla perimetrazione è abbandonato nei cassetti del Governo nazionale ormai dall’aprile del 2015. Grande responsabilità di questo stato di cose è della Regione Abruzzo che ha continuato con la sua politica dilazionatoria a dar seguito a pochi sindaci che si oppongono al parco esclusivamente per poter continuare a costruire anche negli ultimi tratti di costa rimasti liberi dal cemento.
Altra vergogna è il fatto che per tutto il 2017 il Parco regionale Sirente-Velino ha continuato ad essere commissariato. Una situazione senza alcuna motivazione che sta facendo morire il parco ormai senza più alcuna spinta propositiva da anni. E anche la legge regionale sulle aree naturali protette si sta muovendo con fatica. Durante il 2017 il WWF, insieme ad altre associazioni ambientaliste, si è impegnato in un confronto con l’assessorato regionale ai parchi per arrivare a completare la legge di riforma, che continua tuttavia a non approdare in aula per la fase finale del confronto con i portatori di interesse e con il consiglio regionale.

Caccia.
Dopo un decennio di sconfitte al TAR e al Consiglio di Stato, che hanno puntualmente accolto i ricorsi del WWF contro i calendari venatori abruzzesi, la Regione ha adottato un calendario venatorio almeno rispettoso della legge e senza preapertura. Un primo passo avanti significativo che però viene smentito dalla gestione del cinghiale attuata attraverso un piano che punta esclusivamente sull’azione dei cacciatori che da sempre si è mostrata del tutto inefficace nel limitare i danni ai coltivi. I cacciatori sono la causa del proliferare dei cinghiali che furono immessi a scopo venatorio e non possono essere certo la soluzione del problema rappresentando la categoria che proprio dai cinghiali trae i maggiori vantaggi. La mancanza di controllo del territorio a causa della diminuita presenza delle polizie provinciali e della trasformazione del Corpo Forestale dello Stato sta portando poi a un proliferare di cacciatori senza regole che mettono a rischio escursionisti, agricoltori e semplici cittadini.

Mobilità sostenibile: passi avanti sul progetto “Bike to coast”.
Anche nel 2017 si è celebrata la tradizionale Biciclettata Adriatica del 2 giugno che ogni anno vede una sempre maggiore partecipazione con centinaia di appassionati e tante famiglie lungo la costa abruzzese. E quest’anno si è potuto festeggiare da un lato l’avvio del completamento del tratto del percorso “Bike to coast” del teramano, e dall’altro la partenza dei lavori per il tratto teatino. L’Abruzzo potrebbe avere nel giro di pochi anni una pista ciclabile lungo tutta la sua costa da unire alle piste ciclabili delle Marche attraverso un progettato ponte sul fiume Tronto.
Nel frattempo si ipotizzano nuove piste lungo i fiumi così da consentire anche i collegamenti verso l’interno. Le ciclabili, infatti, se realizzate nel rispetto dell’ambiente possono rappresentare effettivamente un modo efficace anche per riqualificare luoghi abbandonati e per aumentare i controlli anti-vandalismo.
Dove si continua invece ad essere carenti è sulla mobilità urbana. Nonostante la legge regionale del 2013 e la legge nazionale sulla mobilità ciclistica recentemente approvata, sono pochissimi i comuni dove è possibile andare in bici a lavoro e a scuola in maniera sicura.

Energia: tra fonti fossili e speranze.
Sicuramente il definitivo smantellamento della piattaforma Ombrina Mare nel mese di ottobre ha coronato un impegno senza pari che ha visto una intera regione opporsi alla nascita di nuove trivelle petrolifere davanti alla costa teatina. Ma purtroppo la nostra regione continua ad essere considerata dal Governo nazionale distretto petrolifero e circa metà del nostro territorio e gran parte del mare antistante la costa continua a essere interessato da richieste o concessioni per ricerca, estrazione o stoccaggio di idrocarburi.
Negativo poi è stato il via libera dato proprio a fine anno alla centrale di compressione di Sulmona. Uno schiaffo alle scelte di un territorio, un azzardo per le caratteristiche dell’area dove dovrebbe sorgere e la prova che a livello nazionale si vuole insistere su strategie energetiche errate. Lo stop all’autorizzazione di cui si è parlato ieri sarebbe un atto dovuto per far riprendere un dialogo sul tracciato del gasdotto SNAM. Discorso analogo per il minacciato prelievo di gas nei pressi della diga di Bomba: un progetto bocciato persino dal Consiglio di Stato continua a restare in piedi per la colpevole inerzia del governo nazionale.
E vogliamo considerare una prova della crescita della consapevolezza dei cittadini anche l’adesione che registra in Abruzzo l’Ora della Terra, la campagna internazionale del WWF contro i cambiamenti climatici. Quest’anno ben 50 realtà della nostra regione hanno aderito spegnendo simbolicamente le luci dei più importanti monumenti e edifici per richiamare l’attenzione sulla necessità di adottare scelte energetiche sostenibili che facciano a meno delle fonti fossili.

In ginocchio per il maltempo.
La tragedia di Rigopiano è stata solo l’aspetto più tragico del maltempo che ha colpito l’Abruzzo a inizio anno. Sembra assurdo che nel 2017 si possa morire in un albergo travolto da una valanga ed è doveroso che la magistratura accerti al più presto la verità e individui eventuali responsabilità sia per le autorizzazioni che per i ritardi. Le nevicate di quei giorni hanno però messo in ginocchio un’intera regione: i ritardi accumulati nel ripristinare l’energia elettrica, nel riattivare il riscaldamento delle abitazioni e nel raggiungere i paesi rimasti isolati per giorni non sono giustificabili. Al di là dell’eccezionale impegno dei singoli, quanto si è verificato, e che potrà verificarsi puntualmente alla prossima “emergenza”, non è soltanto la conseguenza di condizioni straordinarie, ma anche di un sistema di gestione che mostra ormai tutti suoi limiti: continui tagli ai servizi essenziali, riforme che cambiano situazioni consolidate senza prospettarne altre, catene di comando saltate, mancanza di manutenzione producono quanto abbiamo vissuto. E di fronte a simili scenari è obbligatorio cambiare profondamente rotta. Da decenni ripetiamo che l’unica grande opera pubblica di cui questo Paese avrebbe bisogno è la messa in sicurezza del territorio. E invece la logica che è dietro alle politiche di tutti i governi nazionali e regionali succedutisi negli ultimi decenni è quella del consumo di suolo e risorse naturali. Cittadini consapevoli devono chiedere ai propri amministratori politiche nuove. Amministratori responsabili devono attuare queste politiche nuove. Cominciando dal rispettare tutte le aree a rischio, ad esempio cancellando per sempre gli assurdi progetti di chi vorrebbe costruire altri edifici nei pressi del centro commerciale Megalò, realizzato a ridosso del fiume Pescara e che una politica seria provvederebbe a delocalizzare, giammai ad autorizzare ulteriori cementificazioni.

Lupo: l’Abruzzo di nuovo in campo per salvarlo.
La storia della conservazione del Lupo in Italia è legata alla nostra regione. Proprio qui il Parco Nazionale d’Abruzzo e il WWF lanciarono l’Operazione San Francesco che in poco tempo portò il Lupo da specie considerata “nociva”, e quindi cacciata, a specie protetta. Da quel momento questo meraviglioso predatore, allora sull’orlo dell’estinzione, si è potuto naturalmente espandere su tutto il territorio nazionale arrivando fino alle Alpi. Il 2017 si è aperto con un attacco al Lupo. Il Ministero dell’Ambiente ha infatti predisposto il Piano di gestione della specie che, per la prima volta dagli Anni ’70, ha previsto la possibilità di abbattimenti. Proprio dall’Abruzzo è partita una grande mobilitazione con centinaia di bambini delle scuole abruzzesi che hanno partecipato all’iniziativa del WWF “Un disegno per il Lupo” per chiedere di non aprire la caccia a questo splendido animale. Una mobilitazione andata avanti per tutto il 2017 che ha visto tante altre manifestazione e una petizione firmata da oltre 200.000 italiani e che ha consentito di bloccare per tutto l’anno la proposta di rendere legali le uccisioni.

Oasi WWF in Abruzzo: nuovi arrivi e festeggiamenti per traguardi importanti.
Registriamo come nota fortemente positiva la nascita di nuove Oasi WWF in Abruzzo. Grazie all’accordo con il Comune di Vasto dal mese di maggio la Riserva regionale di Marina di Vasto è gestita da WWF e Legambiente, mentre nel mese di dicembre è stato firmato un protocollo di intesa tra il Comune di Ortona, il WWF e il CAI per la gestione delle Riserve naturali regionali “Punta dell’Acquabella” e “Ripari di Giobbe”. In entrambi i casi le associazioni si avvarranno dell’Istituto Abruzzese per le Aree Protette (IAAP) che in Abruzzo cura la gestione tecnica di altre riserve regionali affidate al WWF. E proprio le Oasi WWF nel 2017 hanno festeggiato traguardi importanti: i 20 anni dell’Oasi WWF delle Gole del Sagittario ad Anversa degli Abruzzi e i 30 anni dell’Oasi WWF del Lago di Penne. Due realtà ormai forti e consolidate che, grazie all’impegno delle comunità locali, dei volontari e degli operatori del WWF, rappresentano delle eccellenze nella gestione delle aree protette in Italia.

Rifiuti e discariche.
Qualche elemento di novità si intravede nel campo dei rifiuti e delle bonifiche. La Giunta regionale ha approvato il nuovo piano regionale dei rifiuti. Un passo avanti importante, ma non risolutivo perché ora si dovrà attendere l’approvazione da parte del Consiglio regionale. Al tempo stesso non decolla l’Autorità per la Gestione Integrata dei Rifiuti regionale (AGIR) che avrebbe dovuto mettere ordine nella babilonia delle molteplici gestioni. Sul piano delle bonifiche si registra una positiva accelerazione per quanto riguarda il Sito di Interesse Nazionale di “Bussi sul Tirino” per il quale sembra che si voglia finalmente iniziare a recuperare il tempo perduto. Nel 2017 sono state poste le basi, con una serie di incontri al Ministero dell’Ambiente, ora si tratta di cominciare finalmente a rimuovere davvero i rifiuti: sono trascorsi ben 10 anni da quando quell’emergenza tornò clamorosamente in primo piano ed è del tutto inaccettabile che non sia neppure iniziata la “pulizia” di un territorio offeso nel peggiore dei modi.

Non sarebbe stato possibile chiudere questo bilancio del 2017 senza ricordare il generale Guido Conti, tragicamente scomparso nel mese di novembre, che alla nostra regione ha dato tanto nel campo della difesa dell’ambiente e della natura a cominciare proprio dalle indagini sui rifiuti sepolti a Bussi.

22.12.17

Acque sporche nel Vomano



Questa mattina il WWF Teramo ha segnalato ai Carabinieri l’ennesimo fenomeno di inquinamento del Fiume Vomano.
Nei pressi del Ponte di Fontanelle, tra Notaresco e Atri, il Fiume appare di coloro rossastro bruno. L’acqua sporca sembra arrivare da un canale laterale e l’area si trova vicino alla zona industriale.
Non è certo la prima volta che il Fiume Vomano è vittima di episodi del genere. Il Vomano e tutti gli altri fiumi della Provincia di Teramo sono infatti costantemente sotto attacco.
Tagli sconsiderati della vegetazione, costruzioni lungo le sponde, sottrazione di materiale solido, deviazioni del flusso naturale delle acque e inquinamenti di ogni tipo: tutti problemi che, oltre a determinare un danno dove si verificano, hanno pesanti ripercussioni lungo tutta l’asta fluviale fino alla foce, con conseguenze dirette anche sullo stato di salute del mare.
Tutti i corsi d’acqua sono ecosistemi importantissimi per la vita e l’economia di un territorio, ma sono anche estremamente delicati.
Per il WWF sono necessari maggiori controlli sul territorio e pene certe per coloro che determinano questi danni all’ambiente e di conseguenza alla salute dei cittadini.
Per questo il WWF auspica un pronto intervento da parte degli organi competenti per accertare cosa si è verificato e le responsabilità di quanto è successo.

17.12.17

Tutela del mare: nelle Marche nasce il coordinamento interassociativo


Le Associazioni, Slow Food, Legambiente, MareVivo, WWF, Italia Nostra, LIPU, Marche a rifiuti zero, insieme ad un nutrito gruppo di esperti, coordinati dalla Società Operaia «G. Garibaldi», hanno fondato il 16 dicembre 2017 a Porto San Giorgio (Fermo) il Comitato di volontariato denominato “Torri A Guardia della Costa e del Mare Adriatico”, sottoscrivendone l’atto costitutivo.
Il Comitato, più semplicemente identificato anche con l’acronimo “TAG Costa-Mare”, ha l’obiettivo di promuovere una rete di aree protette lungo la costa marchigiana, che comprenda aree terrestri costiere ed aree marine, nell’ambito dei sistemi di protezione naturalistica e storico-culturale collegati alle normative esistenti, con particolare riguardo alla Rete europea denominata “Natura 2000”.
Durante una affollata Conferenza Stampa tenutasi presso la sede della Società Operaia “G.Garibaldi“ di Porto San Giorgio, che sarà sede del Comitato, si è parlato dell‘importanza del territorio costiero medio-adriatico, costituito da valenze ambientali peculiari e riconosciute di livello regionale ed Europeo. E‘ stato evidenziato anche, però, come la presenza e l’espansione sullo stesso territorio di numerose infrastrutture, pur di interesse collettivo, ne minano la persistenza e la tutela, in un contesto già pesantemente gravato da una presenza antropica massiccia.
Il Comitato si propone di agire, informando capillarmente la popolazione e le amministrazioni interessate; garantendo la partecipazione di cittadini, associazioni ed enti, che vogliano aderire al comitato stesso; promuovendo la sensibilità delle comunità e degli organi istituzionali preposti; sul tema della conservazione di alcune aree costiere e marine da sottoporre a tutela all’interno della rete Natura 2000.
Natura 2000 è il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità: una rete ecologica diffusa su tutto il territorio e il mare dell’Unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna terrestri e marine minacciati o rari a livello comunitario.
Il mantenimento di buone qualità della vita rappresenta un valore universale irrinunciabile ed esiste la volontà da parte di una parte consistente della collettività di salvaguardare gli ultimi lembi di territorio costiero ancora non compromesso dalla antropizzazione massiccia che ha interessato la costa adriatica nell’ultimo secolo.
Per tali motivi le finalità che detto comitato si prefigge sono di supportare la Regione Marche nel completare la rete delle aree di maggiore interesse conservazionistico con anche quelle rientranti nell‘ambito costiero-marino sulla base normativa nazionale ed europea e proporre alle amministrazioni comunali di trasformare tale quadro di aree sensibili già esistenti, in una rete di aree ricadenti nella tutela “Rete Natura 2000”.
Coordinatore e portavoce del Comitato è stato nominato l’Avv. Maurizio MATTIOLI, Presidente della Società Operaia “Giuseppe Garibaldi” di Porto San Giorgio (FM).
Hanno sottoscritto lo Statuto del Comitato, nel quadro delle Associazioni costituenti sopra citate (Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marche Rifiuti Zero, Marevivo, Società Operaia “G.Garibaldi”, Slow Food, WWF) i seguenti soci fondatori: Jacopo ANGELINI, Andrea BAGALINI, Luisa CAMPLESE, Dante CASERTA, Marco CERVELLINI, Stefano CHELLI, Richard DERNOWSKI, Gioacchino A. FASINO, Maurizio MATTIOLI, Sabrina PETRUCCI, Francesca PULCINI, Stefano QUEVEDO, Luigi SILENZI, Serena SGARIGLIA, Federico SPAGNOLI, Gabriele TARSETTI, Sergio TREVISANI, Maria Luisa URBAN, Fabio VALLAROLA.
Il Comitato rimane aperto a chiunque altro ne condivida i principi ispiratori e vi vuole aderire, singoli o associazioni, in forma libera e gratuita.

12.12.17

Caccia al cinghiale di notte: bene ha fatto il Sindaco di Atri a vietarla!

 
Per il WWF la decisione del Sindaco di Atri di vietare ogni forma di attività venatoria di controllo della specie cinghiale nel territorio comunale dal tramonto sino ad un’ora prima del sorgere del sole sia un atto dovuto di assoluto buon senso che, per la salvaguardia dell’incolumità di tutti, anche gli altri sindaci dovrebbero adottare.
L’errore è stato commesso dalla Regione Abruzzo che con il Piano di controllo approvato dalla Giunta Regionale con delibera n. 224/2017 sta consentendo la caccia anche nelle ore serali al buio.
Come è evidenziato nell’atto del Comune, nel territorio di Atri, esattamente come avviene negli altri comuni abruzzesi, si procede a battute di caccia nelle ore serali, anche in assenza di luci e spesso con inseguimenti di cinghiali a bordo di fuoristrada in aree adiacenti ad abitazioni e insediamenti privati.
Siamo ormai al Far West venatorio!
I controlli sono ormai quasi del tutto assenti e la caccia alla cinghiale è praticamente consentita sempre e comunque.
Con la scusa del contenimento del numero dei cinghiali, i cacciatori sono diventati i padroni assoluti del territorio. Proprio loro che con le liberazioni di cinghiali effettuate negli anni passati a scopo venatorio sono gli unici responsabili, insieme agli amministratori regionali e provinciali del tempo che le consentiranno, del sovrannumero della specie e di conseguenza dei danni ai coltivi.
Sono tanti i cittadini che segnalano situazioni di pericolo in cui vengono a trovarsi a causa della continua presenza di cacciatori nei pressi delle abitazioni.
Il problema dei danni da cinghiali non verrà mai risolto fino a quando si continuerà ad affidare ai cacciatori la ricerca della soluzione. È paradossale che coloro che hanno determinato il problema vengano premiati con la scusa di doverlo risolverlo. Senza considerare che la categoria che ha meno interesse a ridurre il numero dei cinghiali è proprio quella dei cacciatori che certo non vuole rinunciare al divertimento di poter sparare tutto l’anno, né tantomeno alle cospicue entrate in nero che provengono dalla vendita non regolamentata della carne dei cinghiali uccisi.