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6.7.20

Nuovi colori nella Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare


In questi giorni la Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare di Alba Adriatica si arricchisce di nuovi colori. Sono quelli dei colori e dei disegni dei bambini dell’Istituto per l’infanzia del Plesso di Bivio Corropoli dell’Istituto Scolastico Comprensivo Corropoli – Colonnella – Controguerra. Bambini di tre anni che hanno lavorato con le loro maestre ad un progetto sulla tutela del Fratino sulla costa teramana. Hanno colorato e realizzato disegni su pietre che sono state posizionate lungo la delimitazione della spiaggia e serviranno per indicare questo prezioso tratto di costa che, grazie alla collaborazione tra il WWF Teramo e l’Amministrazione comunale, è stato tutelato da alcuni anni.
“Siamo veramente felici di queste collaborazioni con le scuole del nostro territorio”, dichiara Fabiola Carusi, promotrice del Progetto della Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare e referente WWF del Progetto Salvafratino Abruzzo. “La scelta delle classi di Corropoli di partecipare al progetto con la straordinaria creatività dei bambini ci riempie di orgoglio. Sosteniamo da sempre l’importanza di creare sinergie intorno a questo nostro piccolo intervento di conservazione costiera. Un piccolo intervento che quest’anno è stato replicato a Roseto degli Abruzzi grazie alle Guide del Borsacchio e che stiamo lavorando per portare anche a Giulianova con i volontari del Progetto Salvafratino”.



30.6.20

Cava di Villa Passo: ennesima ferita al territorio di Civitella del Tronto

L'area che potrebbe essere distrutta dalla cava (foto dal  web)
È in discussione la realizzazione di una nuova cava nel territorio di Civitella del Tronto (TE) nella frazione di Villa Passo. Un paesaggio straordinario con lo sfondo della storica Fortezza e dell’abbazia di Montesanto, riconosciuto come area di interesse archeologico, verrebbe irrimediabilmente deturpato dall’ennesima cava. 
È bene ricordare che la Regione Abruzzo è priva di un Piano Regionale Attività Estrattive da circa quarant’anni! La passata Giunta regionale aveva adottato un Piano che, però, non è mai stato approvato in maniera definitiva. Quasi quattro decenni di cave, realizzate senza una pianificazione regionale, rappresentano un vero e proprio delitto nei confronti del territorio abruzzese. E il comune di Civitella del Tronto ha già pagato un prezzo altissimo per questa mancanza di regole e pianificazione: sono tante le cave realizzate nel corso degli anni, molte delle quali purtroppo mai recuperate e ripristinate.
La nuova cava proposta andrebbe ad aggredire anche una delle poche aree finora rimaste integre che meriterebbero una valorizzazione ambientale e turistica vista anche la presenza del vicino Parco Nazionale.
Non è possibile continuare ad intervenire in questo modo. I principi dell’economia circolare ormai impongono all’Italia e quindi a tutte le regioni, compresa la nostra, di adottare politiche di consumo zero del territorio, che puntino quindi al recupero dell’esistente e non alla continua distruzione del paesaggio con nuove cave per avere materiale inerte.
L’impatto delle attività estrattive è tra i più forti che si possono immaginare: lo scavo e la rimozione di enormi quantità di terra comportano un vero stravolgimento del contesto ambientale e paesaggistico, inoltre l’aumento del traffico, causato dal continuo passaggio di mezzi pesanti per portare via il materiale scavato, determina problemi alla viabilità e all’aria. Sono poi evidenti il danno di immagine e la perdita di attrattiva per un territorio come quello del comune di Civitella del Tronto che, forte delle sue eccellenze, dovrebbe puntare proprio sul turismo di qualità.
È necessario l’impegno di tutti per evitare la perdita di identità di questi luoghi. Il WWF Teramo si unisce alla protesta degli abitanti di Villa Passo e di tutti coloro che vogliono fermare questo ennesimo scempio, tornando a chiedere che, al contrario, si avvii il recupero delle tante “ferite” ancora presenti su questo territorio.

26.6.20

Domenica tutti alla Riserva Fiume Fiumetto!


Domenica 28 giugno alle ore 9,30 si terrà la prima giornata di pulizia e conoscenza nella Riserva Naturale "Fiume Fiumetto" a Colledara (TE).
L'iniziativa, promossa dalla Cooperativa di Comunità Riscatto, l'Istituto Abruzzese Aree Protette - IAAP, il WWF Teramo, il Comitato Arci Teramo e il Comune di Colledara, nasce come primo appuntamento di riscoperta e valorizzazione della piccola “area protetta” della Provincia di Teramo.
La giornata vedrà impegnati i volontari nella pulizia a mano dei sentieri della Riserva, ma offrirà anche l'occasione per conoscere le caratteristiche di un territorio colpito duramente dalle calamità naturali degli ultimi anni.
Punto di ritrovo alle ore 9.30 presso il Centro Visite della Riserva in Contrada Castiglione della Valle a Colledara.
Tutti gli amanti della natura sono invitati a partecipare.
L’evento si svolgerà nel rispetto del distanziamento sociale per emergenza CoViD-19.
Si raccomanda di portare mascherine e guanti da lavoro.
Le buste per la raccolta saranno fornite dall'organizzazione.
Per chi ne fosse in possesso, portare decespugliatori, tagliaerba, pale e roncole.

23.6.20

Salviamo il Parco regionale Sirente Velino! Salviamo la Natura abruzzese!


Le Associazioni WWF Abruzzo, Italia Nostra, CAI Abruzzo, LIPU, Salviamo l’Orso, Ambiente e/è Vita, Mountain Wilderness, ENPA e Altura hanno lanciato una petizione in difesa del Parco Regionale Sirente Velino.
La petizione si può firmare qui!

Le ragioni della nostra opposizione.
Ennesima proposta di riperimetrazione del Parco Sirente Velino. Il disegno di legge, approvato dalla Giunta regionale e pubblicato in questi giorni sul sito della Regione Abruzzo, contempla una nuova, e caotica, cartografia con il taglio di circa 8000 ettari nel territorio soprattutto nella Valle Subequana, ma anche sull’Altopiano delle Rocche a fronte di qualche Comune lungimirante che ha voluto aumentare il proprio territorio nel Parco. Una riperimetrazione che ha dell’incredibile, contraria a ogni logica, non solo tecnico-scientifica di continuità e tutela ambientale, ma anche amministrativa e di buon senso: ci si potrebbe ritrovare, infatti, a percorrere un sentiero con un piede nel Parco e l’altro no!
La politica di gestione del Parco Regionale Sirente Velino è vergognosa: il Parco è commissariato dal 2015 e già in precedenza aveva visto lunghi periodi di commissariamento, in totale è stato più il tempo che ha passato commissariato o con un presidente facente funzioni che quello in gestione ordinaria! Il perimetro del Parco ha già subito molteplici revisioni nel 1998, nel 2000 e nel 2011: sono stati tagliati migliaia di ettari determinando un vero e proprio cuneo nel suo perimetro. A ciò si aggiunga il fatto che non è stato approvato il Piano del Parco giacente in Regione da tre anni.
Le motivazioni addotte per il cattivo funzionamento del Parco non vanno certo ricercate nei vincoli, per altro non così stringenti, piuttosto nella incapacità di alcuni Enti locali che hanno sempre avuto la maggioranza nel Consiglio di Amministrazione gestendo il Parco come una sorta di Comunità Montana e della Regione che ha sempre lesinato e ritardato i necessari finanziamenti specie quelli per il ristoro dei danni prodotti dai cinghiali.
“Troviamo assurdo e inspiegabile – dichiarano le Associazioni ambientaliste - il modo in cui la Regione Abruzzo tratta il suo unico Parco, un territorio di grande valenza naturalistica e di fondamentale importanza per la biodiversità regionale. Non si può più rimandare una politica di rilancio del Parco: la Regione Abruzzo ne deve fare un luogo di eccellenza, un campo di sperimentazione di gestione delle aree protette, di riduzione dei conflitti con la popolazione attraverso la realizzazione di buone pratiche di gestione e interventi di promozione del territorio. Si doti finalmente il Parco di organi di gestione con persone competenti e di adeguati finanziamenti, si esca dal commissariamento, si lavori con il territorio”.
Nella delibera si afferma che “la modifica dei confini, così come proposta dai Comuni, non incide sulle peculiarità ambientali e naturalistiche del territorio, che gode comunque delle tutele previste dalle misure di conservazione generali e sito-specifiche per le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e per la Zona di Protezione Speciale (ZPS), ricadenti nel territorio del Parco”. Come può la Regione fare una tale affermazione con tanta leggerezza? Quali sono gli studi, le evidenze scientifiche e di gestione per deliberare una tale assurdità? E soprattutto se nelle aree interessate dal taglio ci sono Siti di interesse comunitario, a suo tempo individuati dalla Regione stessa, validati dal Ministero dell’Ambiente e istituiti dall’Unione Europea, è evidente che sono presenti peculiarità ambientali e naturalistiche da proteggere, altrimenti i siti stessi non sarebbero stati istituiti. In questo modo, inoltre, la Regione crea una confusione normativa nei territori, perché per effettuare interventi nei Siti di interesse comunitario sarà comunque necessario espletare le procedure di VINCA e VAS, ma senza più i previsti vantaggi in termini di promozione e compensazione dello stare all’interno di un parco.
I vincoli di tutela nei SIC, nelle ZPS e nelle ZSC sono differenti da quelli presenti in un Parco regionale: l’attività venatoria, ad esempio, seppure con alcune limitazioni, in essi è consentita. Di fatto, territori che oggi sono chiusi alla caccia perché compresi nel Parco, se la nuova perimetrazione venisse accettata, sarebbero aperti alle doppiette … un peggioramento sostanziale nella gestione del territorio, altro che non incidere sulle peculiarità naturalistiche come si afferma nella delibera!
Non dobbiamo dimenticare che le aree interessate dalla riduzione del perimetro dell’area protetta sono aree di espansione dell’Orso bruno marsicano, come testimoniano le frequenti segnalazioni che interessano proprio la Valle Subequana. È inaccettabile che la Regione Abruzzo, firmataria di protocolli a tutela di questa specie, citiamo il PATOM per tutti, continui a predicare bene e razzolare male.
Alla base della nuova riperimetrazione, si legge nella relazione che accompagna la proposta di legge, ci sarebbe la necessità di arrivare a migliorare le condizioni degli imprenditori agricoli danneggiati dai danni da cinghiale. La Regione Abruzzo, invece di gestire in maniera attiva e propositiva la problematica dei danni e dei conflitti e di rendere il Parco regionale un esempio di pratiche innovative, in modo da collocarsi sullo scenario nazionale quale modello da seguire e “fare scuola” per altre realtà, come la fauna di pregio abruzzese richiederebbe, cosa fa? Insiste nel voler risolvere il problema dei cinghiali attraverso i cacciatori che sono coloro che il problema lo hanno creato con le massicce reimmissioni degli anni passati e che non hanno alcun interesse a trovare una soluzione. La Regione vorrebbe eliminare il problema riducendo il territorio del Parco, spostando altrove le problematiche e declinando ancora una volta all’assunzione di responsabilità che la gestione delle aree protette richiede. Da una Regione come l’Abruzzo ci si aspetterebbe di lavorare per l’ampliamento delle aree protette e non certo per la loro riduzione.
Il capitale naturale deve essere gestito scientificamente coinvolgendo le popolazioni locali in azioni di tutela e valorizzazione della flora, della fauna e del patrimonio storico e artistico dell’intero comprensorio del Parco, rendendole artefici del riscatto economico e sociale.
Le Associazione ambientaliste non possono assistere inermi a tutto questo, lanciano una petizione on line chiedendo a tutti i cittadini di collaborare con la propria firma per scongiurare la scellerata proposta di legge che vuole ridurre il perimetro del Parco. Le energie degli amministratori del territorio vengano investite per far uscire il Parco dal commissariamento, lavorando su proposte concrete anche di sviluppo economico che siano in grado di coniugare le reali esigenze del territorio e delle sue imprese e la salvaguardia ambientale.

La Commissione Europea annuncia che la Direttiva Acque non si tocca!

Uno dei tanti scempi compiuti sul Tordino negli anni passati
In una giornata storica per fiumi, laghi e zone umide d'Europa, la Commissione Europea ha annunciato che la Direttiva Quadro sulle acque (WFD), la più importante normativa europea in materia - non si tocca!
I 375.000 cittadini europei che hanno partecipato al fitness check dello scorso anno (la verifica periodica popolare a cui vengono sottoposte le direttive europee), i quasi 6.000 scienziati e le oltre 130 organizzazioni della società civile che hanno sostenuto la direttiva per la tutela delle acque hanno avuto ragione delle numerose e potenti lobby contrarie (industriali, agricoltori…) che speravano di renderla completamente inefficace. Dopo un'approfondita valutazione durata due anni, la Commissione europea ha dichiarato che, a 20 anni dalla sua emanazione, la Direttiva Quadro Acque è "adatta allo scopo" e gli Stati membri devono adoperarsi con maggior determinazione per applicarla adeguatamente.
Infatti, in Europa il 60% delle acque non è in un buono “stato di salute” e in Italia solo il 41% dei nostri fiumi ha raggiunto il «buono stato ecologico», richiesto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), mentre per i laghi la situazione è ancor più grave: solo il 20% è “in regola” con la normativa europea.
Anche a seguito di questi ritardi, il Commissario UE per l'Ambiente, gli Oceani e la Pesca, Virginijus Sinkevičius, ha confermato la necessità di concentrarsi sul sostegno all'attuazione e all'applicazione "senza modificare la direttiva". Il messaggio della Commissione è chiaro: la direttiva quadro sulle acque è un elemento essenziale della legislazione ambientale dell'UE e deve rimanere nella sua forma attuale.
La decisione della Commissione è stata accolta con favore da WWF, EEB, European Anglers Alliance, European Rivers Network e Wetlands International, che insieme formano la coalizione Living Rivers Europe e hanno guidato la campagna #ProtectWater per la salvaguardia della WFD.
La WFD è una delle normative ambientali più ambiziose e olistiche dell'UE, che fissa l'obiettivo del 100% degli ecosistemi di acqua dolce dell'UE in buona salute entro il 2027 al più tardi, rispetto all'attuale 40%; il raggiungimento di questo obiettivo è ancor più urgente perché strettamente legato all’adattamento ai cambiamenti climatici.
Ester Asin, direttore dell'Ufficio per le politiche europee del WWF, ha dichiarato: "Una buona legislazione non è qualcosa da manomettere. L'UE ha bisogno della Direttiva quadro sulle acque per salvaguardare il proprio approvvigionamento idrico, arrestare e invertire la perdita di biodiversità e affrontare il cambiamento climatico. Ci congratuliamo con la Commissione per aver tenuto conto delle opinioni dei cittadini europei e per aver dato seguito alle ambizioni dell'European Green Deal e della strategia dell'UE per la biodiversità. Ma con il 2027 dietro l'angolo, una migliore attuazione deve iniziare subito. Non vediamo l'ora di lavorare con la Commissione per garantire che la legge funzioni non solo sulla carta, ma anche nella pratica per riportare finalmente la vita nei nostri fiumi".
Con questo annuncio, è chiaro che non ci possono essere ulteriori ritardi da parte degli Stati membri. La Commissione Europea deve ora lavorare con tutte le parti interessate per accelerare l'attuazione e garantire che gli obiettivi della WFD siano raggiunti al più tardi entro il 2027. Gli Stati membri dovranno favorire una urgente e pieno aggiornamento dei piani di gestione dei bacini idrografici.

LE RICHIESTE WWF
Il WWF Italia rinnova al Governo la richiesta di un impegno concreto e immediato per attuare correttamente la direttiva quadro Acque, per la quale l’Europa ha avviato diversi procedimenti per inadempienze nei confronti del nostro Paese. 
Inoltre il WWF Italia chiede di redigere urgentemente un piano di ripristino ambientale, come previsto dalla Strategia Europea per la biodiversità, iniziando riqualificazione degli ecosistemi acquatici, avviando “interventi integrati” come previsti fin dal 2014 (Legge n. 133/2014) e che le Regioni hanno in gran parte ignorato. 
Infine è necessario intervenire per:
  • migliorare la rete di distribuzione idrica riducendo le perdite;
  • adeguare il sistema depurativo del Paese; 
  • bloccare i nefasti interventi di manutenzione idraulica lungo i fiumi che oltre a distruggere il loro patrimonio naturale non riducono il rischio idraulico e rivedere le modalità di gestione fluviale;
  • rivedere le norme che concedono incentivi per il mini-idroelettrico lungo i corsi d’acqua naturali.

20.6.20

Progetto Salvafratino Abruzzo: una bella collaborazione a Giulianova


La tutela del Fratino sulle spiagge abruzzesi è la grande scommessa del Salvafratino Abruzzo, progetto promosso dall’Area Marina Protetta Torre del Cerrano e dal WWF Abruzzo, grazie al coinvolgimento di piccoli e grandi gruppi di volontari impegnati nell’individuazione, nella difesa e nel monitoraggio delle poche coppie di Fratino che continuano a nidificare sul nostro litorale.
La salvezza di questa specie, minacciata dall’occupazione pressoché totale della costa, dalle pulizie meccaniche delle spiagge, dal disturbo e dalle predazioni dei cani vaganti e della fauna selvatica, può essere garantita però solo attraverso la collaborazione di tutti: amministrazioni locali, organi di polizia, operatori del settore balneare e associazioni ambientaliste.
“Un bell’esempio di questa collaborazione si è avuta a Giulianova”, dichiara Fabiola Carusi, responsabile del Progetto Salvafratino Abruzzo per il WWF e referente regionale del Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino. “Quest’anno per la prima volta, nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria, l’Amministrazione comunale di Giulianova ha effettuato una delimitazione temporanea di un ampio tratto di spiaggia al molo sud, tutelando due specie ad alto rischio di estinzione come il Fratino (Charadrius alexandrinus) e il Corriere Piccolo (Charadrius dubius). Tutte le attività sono state seguite in coordinamento con l’ufficio tecnico comunale, in particolare la dottoressa Valeria Iaconi, i volontari e la Capitaneria di Porto, attraverso un dialogo costante che ha portato a tutelare i nidi di queste specie protette, la nascita dei loro pulli, ma anche allo svilupparsi delle prime piante dunali. Un dialogo proficuo nel quale sono stati coinvolti i balneatori che hanno le loro concessioni in gran parte di quel tratto di spiaggia e che hanno dimostrato piena disponibilità a collaborare”.
Per i volontari del Progetto Salvafratino Abruzzo si è trattata di un’esperienza molto positiva di grande responsabilità e rispetto che potrebbe essere il primo passo verso la creazione anche a Giulianova, come già successo ad Alba Adriatica alcuni anni fa grazie al WWF Teramo e a Roseto degli Abruzzi da quest’anno grazie alle Guide del Borsacchio, di un tratto di spiaggia dedicata alla tutela delle specie animali e vegetali della costa.
I promotori del Progetto Salvafratino Abruzzo intendono ringraziare, oltre ovviamente ai volontari che hanno operato e continuano ad operare nell’area, l’Amministrazione Comunale di Giulianova, i responsabili dell’Associazione “Canottieri” e dell’Associazione “Up and Down” e i proprietari dello stabilimento “La Bussola” che, pur trovandosi in una zona diversa da quella delimitata, nelle attività di avvio della nuova stagione balneare hanno ugualmente adottato criteri di rispetto di tempi e distanze per non disturbare la fase di nidificazione dei fratini.

19.6.20

Venti recinti elettrificati a difesa delle colture distribuiti nell'Oasi WWF dei Calanchi di Atri

 

Ieri e oggi il direttore dell’Oasi WWF Riserva regionale dei Calanchi di Atri, Adriano De Ascentiis, ha consegnato altri due elettrificatori per recinti a due agricoltori residenti in riserva. Gli elettrificatori, distribuiti in comodato gratuito a chi ne fa richiesta, sono stati acquistati grazie ai fondi regionali assegnati alla riserva e ad un contributo messo a disposizione dal WWF Teramo. I recinti elettrificati svolgono un ruolo fondamentale per difendere orti e campi aperti dai cinghiali, ma uguale importante funzione di protezione la svolgono per le greggi nei confronti dei lupi. Il recinto respinge con una leggera innocua scossa gli animali selvatici consentendo così la convivenza delle attività agrosilvopastorali con la presenza della fauna selvatica.
“Con quelli assegnati oggi sono venti i recinti distribuiti in Oasi”, dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo. “In pratica abbiamo coperto tutte le famiglie di agricoltori presenti in riserva. Da piccoli orti di pochi metri quadri fino a campi di circa 5 ettari è stato possibile proteggere le attività ancora presenti nell’Oasi senza utilizzare metodi violenti che, oltre ad essersi dimostrati inefficaci, sono da vietare all’interno di aree naturali protette. I risultati sono confortanti: nonostante la presenza di cinghiali, ad esempio, i danni alle colture sono diminuiti. I cinghiali, reintrodotti massicciamente negli anni passati a scopo venatorio, sono presenti sul nostro territorio, ma con questi metodi è possibile ridurre i danni alle colture. Si tratta di un sistema testato che andrebbe esteso anche al di fuori delle aree protette dove invece si preferisce affidare la gestione faunistica esclusivamente ai cacciatori che, dopo aver causato il problema, ora sono gli ultimi ad avere interesse a risolverlo”.



Fauna in difficoltà: i consigli di Carabinieri Forestali e WWF


Durante la bella stagione capita spesso di imbattersi in animali selvatici che appaiono feriti, abbandonati o in difficoltà. Ma è sempre opportuno intervenire? Quando è necessario soccorrere l’animale e quando invece è meglio lasciarlo in natura, limitandosi tutt’al più ad osservarlo da lontano? Bisogna sempre porsi queste domande e valutare la situazione di volta in volta, perché in alcuni casi, a dispetto dei buoni propositi, il nostro intervento può creare un danno enorme all’animale che vorremmo soccorrere.
In primo luogo occorre tenere bene a mente che la fauna selvatica è protetta e che ne è vietata la detenzione. Il recupero, inoltre, deve essere finalizzato esclusivamente al ritorno alla vita in natura ed è per questo sempre meglio contattare le autorità locali prima di improvvisare un intervento.
Quando ci si imbatte in un animale selvatico che appare ferito o in difficoltà non dobbiamo avvicinarci subito, ma prima osservare la situazione da lontano per capire se l’animale è effettivamente in difficoltà e per valutare se e come intervenire. In linea generale interferire può essere necessario solo quando si vedono animali feriti, sanguinanti, tremanti, particolarmente deboli o, nel caso degli uccelli, con ali rotte, oppure che siano esposti a pericoli evidenti come, ad esempio, il traffico veicolare o l’eccessiva frequentazione di una zona.
Nel caso si rinvengano piccoli uccelli, cosa abbastanza frequente in questo periodo dell’anno, bisogna distinguere due casi: se si tratta di un nidiaceo (l’uccello non ha ancora le piume) la cosa migliore è trovare il nido, che non dovrebbe essere troppo lontano, e riporlo lì o, se il nido non si dovesse trovare, fornirne uno alternativo con una scatola senza coperchio o un cestino, da sistemare sull’albero vicino al quale si è trovato l’animale. In entrambi i casi si può poi aspettare, a debita distanza, l’arrivo dei genitori; se non dovessero tornare, il nidiaceo va soccorso e portato in un centro di recupero utilizzando una scatola con dei fori. Se invece l’uccello ha già le piume, cammina a terra e saltella, ha gli occhi aperti e non presenta ferite, non bisogna toccarlo: molto probabilmente i genitori sono nei dintorni e il piccolo sta provando a rendersi indipendente. Solo se ci fossero situazioni di pericolo come la presenza di cani e gatti o se l’animale fosse in mezzo a una strada o su un marciapiede trafficato, si può valutare lo spostamento in una zona più sicura nelle immediate vicinanze, come una siepe o il ramo di un albero, e attendere da lontano l’arrivo dei genitori. Anche in questi casi, qualora non si vedessero i genitori, i piccoli uccelli possono essere portati in un centro di recupero. Particolare è il caso di rondini e rondoni che se avvistati a terra, sono in genere in difficoltà e vanno comunque recuperati.
I piccoli di mammiferi, anche se apparentemente soli o indifesi, non vanno mai spostati né toccati. La madre sarà nei paraggi e un nostro intervento di soccorso potrebbe condannarli a una vita in cattività. Basta infatti un contatto anche minimo per imprimere l’odore dell’uomo sul piccolo e rischiare che la madre non lo riconosca più. In particolare, i cuccioli di cervo e capriolo non vanno mai toccati! Spesso si osservano nascosti nell’erba alta, protetti dal loro mantello mimetico: stanno semplicemente aspettando che la madre torni ad allattarli. Bisogna lasciare il piccolo dove è stato trovato, allontanarsi in silenzio, non disturbarlo e non costringerlo a cambiare posizione: potremmo mettere a rischio la sua sopravvivenza e impedire alla madre di ritrovarlo. Anche se l’animale ci sembra ferito o in difficoltà, è sempre meglio contattare un centro di recupero per ricevere informazioni e consigli.
In tutti i casi in cui si renda necessario intervenire e laddove non sia possibile provvedere al recupero e alla liberazione dell’animale in piena autonomia è bene sapere che la legge regionale vigente prevede che per il soccorso, la detenzione temporanea e la successiva liberazione di fauna selvatica in difficoltà, le Province, gli agenti di vigilanza, le associazioni, gli organismi e gli altri soggetti operanti in materia devono avvalersi del “Centro recupero rapaci e selvatici” di Pescara, salva la possibilità per le aree naturali protette di provvedere autonomamente.
In autunno, appena sarà possibile farlo, Carabinieri Forestali e WWF, che hanno un Protocollo di collaborazione a livello nazionale, sono intenzionati ad organizzare dei corsi a livello provinciale di primo soccorso della fauna selvatica al fine di fornire le giuste informazioni a quanti sono particolarmente sensibili al tema.

14.6.20

Giornata di pulizia all'Area Marina Protetta della Torre di Cerrano


I volontari di tante associazioni di volontariato hanno risposto oggi all'invito dell'Area Marina Protetta Torre di Cerrano per la pulizia a mano di un tratto di spiaggia.
E' stato raccolto molto materiale, soprattutto plastiche e microplastiche che rappresentano un vero flagello per il mare e la costa.
L'occasione è servita anche per dare informazioni sul Progetto Salvafratino Abruzzo, ma soprattutto per avere un confronto con i dirigenti dell'Area Marina Protetta e del Comune di Pineto in merito alla pulizia meccanica della spiaggia effettuata nei giorni scorsi che - a parere delle associazioni - è stata condotta in maniera non consona ad un'area protetta di valenza nazionale, oltrettutto in un tratto caratterizzato dalla presenza di nidi di una specie tutelata come il Fratino. Si sono quindi concordati alcuni interventi da effettuare nell'immediato per mettere ulteriormente in sicurezza i nidi presenti e si è stabilito di procedere ad un incontro al fine di una migliore pianificazione degli eventuali futuri interventi di pulizia.








13.6.20

9 anni fa la vittoria al referendum contro la privatizzazione dell’acqua e l’energia nucleare


Sono ormai passati nove anni dal 12 e 13 giugno 2011 quando circa 27 milioni di italiani si recarono alle urne per votare contro la privatizzazione dell’acqua e contro l’energia nucleare.
Fu una avventura entusiasmante combattuta contro chi cercò in tutti i modi di far mancare il quorum fissato per i referendum abrogativi (50% più 1 degli aventi diritto al voto): il 55% degli elettori esercitarono il loro diritto-dovere votando con una schiacciante maggioranza (95%) a favore dell’acqua pubblica e contro l’energia nucleare.
Fu il risultato di una grandissima mobilitazione popolare partita da comitati, associazioni ambientaliste, sindacati, organizzazioni sociali che riuscirono a coinvolgere milioni di cittadini in migliaia e migliaia di eventi in ogni parte d’Italia. “Dalle parrocchie ai centri sociali”: fu questo uno degli slogan della campagna referendaria a indicare la trasversalità della partecipazione. 
In Abruzzo votò oltre il 57% degli aventi diritto, con una percentuale superiore alla media nazionale. La mobilitazione toccò tutte le città abruzzesi, grandi e piccole, con tantissime iniziative.
A nove anni di distanza dal referendum va però osservato che la gestione idrica è rimasta nelle mani di società per azioni, fortemente condizionate dai partiti politici: un mix micidiale ben lontano dalla gestione comune e partecipata che era stata la richiesta degli italiani. Queste società, anche quando sono a capitale pubblico, mantengono un’impostazione privatistica con l’obiettivo di realizzare profitti lucrando su un bene comune come l’acqua a scapito della qualità del servizio, della risorsa naturale e delle tasche dei cittadini che vedono aumentare le bollette. Sulle tariffe si è consumato forse il più grande tradimento del referendum del 2011. Uno dei quesiti referendari chiedeva infatti di abolire la cosiddetta “remunerazione del capitale investito”, un privilegio che rappresentava almeno il 7% (ma con punte ben più alte) della tariffa. Formalmente questa percentuale è stata eliminata dopo il referendum, ma è rimasta con altri nomi e gli italiani continuano a pagare per qualcosa che in realtà avrebbero abolito da quasi un decennio.
Un tradimento che segue il mancato avvio della discussione da parte del Parlamento sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico presentata nel luglio del 2007, sottoscritta da 400.000 italiani e che resta nascosta nei cassetti di Camera e Senato.
Analoga sorte ha avuto in Abruzzo una proposta di legge regionale nata dal basso durante una serie di assemblee e incontri nei territori, consegnata alle forze politiche regionali e mai discussa.
L’esperienza del referendum del 2011 ha dimostrato la grande capacità di mobilitazione della società civile su temi di interesse per tutti, ma al tempo stesso ha evidenziato, se mai ce ne fosse bisogno, l’incapacità dell’attuale classe politica di ascoltare le istanze che provengono dai cittadini.
Su questo sarebbe ora di cominciare a riflettere seriamente.