8.7.19

Al lavoro per l’Orso bruno marsicano

In queste settimane l’Oasi WWF Riserva regionale Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi (AQ) è particolarmente impegnata nelle azioni per la tutela dell’Orso bruno marsicano.
Con la bella stagione può verificarsi che esemplari di Orso si avvicinino a stazzi, apiari o pollai alla ricerca di cibo. Per evitare predazioni è bene che le arnie delle api, così come le strutture che ospitano pecore, galline, conigli, ma anche cavalli, siano dotate di recinti elettrificati: si tratta di leggeri fili alimentanti con piccoli pannelli solari che, quando gli orsi si avvicinano e li sfiorano, rilasciano una debole scossa elettrica che, senza arrecare danni, li fa allontanare.
In queste settimane sono stati distribuiti ad Anversa degli Abruzzi un recinto a tutela delle pecore e uno a tutela delle api, mentre un altro sarà allestito la prossima settimana. A Luco dei Marsi, dove si erano registrate varie incursioni, dopo aver incontrato il Sindaco, l’Oasi ha già già messo in opera un recinto a metà giugno mentre la prossima settimana ne installerà uno a tutela dei cavalli di un allevatore: una vera e propria sfida perché si dovranno proteggere circa 2500 metri di recinto. A Trascacco, invece, è stato dato ad un pastore un recinto per la tutela delle sue pecore. E altre richieste stanno arrivando anche in queste ore.
“Stiamo lavorando dentro e fuori la nostra Oasi”, dichiara Sefora Inzaghi, direttrice dell’Oasi WWF Gole del Sagittario. “È un lavoro molto impegnativo perché oltre a portare i recinti nei vari paesi, dobbiamo anche aiutare gli allevatori a montarli e metterli in funzione. Però cerchiamo di accontentare tutti perché ci rendiamo conto che è assolutamente necessario aiutare coloro che scelgono di continuare a vivere e lavorare in questi luoghi. È possibile garantire la convivenza tra uomo e orso, proteggendo questo splendido animale e al tempo stesso assicurando il protrarsi di queste attività”.
L’Oasi distribuisce in comodato d’uso gratuito questi recinti che sono stati acquistati grazie a fondi messi a disposizione dal WWF Italia, dalla Riserva stessa e dalla Regione Abruzzo grazie alla legge n. 15/2016.
“L’Oasi WWF delle Gole del Sagittario, così come altre aree protette presenti nell’areale dell’Orso bruno marsicano, a cominciare dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise grazie al quale questa specie è sopravvissuta fino ai giorni nostri”, aggiunge Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia, “rappresentano il migliore esempio che con qualche finanziamento e una giusta pianificazione si può garantire la tutela dei grandi carnivori anche in territori dove sono ancora presenti le attività tradizionali delle nostre montagne. Con un lavoro in sinergia tra Istituzioni, aree protette e associazioni è possibile ottenere buoni risultati senza mettere in atto le catture che possono comunque rappresentare un pericolo per animali come l’Orso, oltre a destinarli ad una vita in cattività”.
 
IL PROGETTO ORSO2X50
Per la tutela dell’Orso bruno marsicano il WWF Italia ha lanciato il Progetto “Orso2x50”. L’Orso bruno marsicano è una delle specie più iconiche e rappresentative del nostro Paese, ma, nonostante sia protetto sia da leggi italiane che europee, ne sopravvivono solo 50 esemplari nell’Italia centrale, principalmente raggruppati nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Una popolazione così ristretta e isolata in un territorio dalle dimensioni ridotte, se non si agisce subito, è destinata all’estinzione! Per garantire un futuro all’Orso bruno marsicano, chiedendo aiuto a tutti gli attori presenti sul territorio (Comuni, Regioni, Aree Protette, Enti Scientifici e Associazioni), abbiamo lanciato una sfida ambiziosa: raddoppiare il numero di esemplari di Orso bruno marsicano entro il 2050. 

Arriva la scadenza per denunciare il possesso di specie esotiche. Cosa fare?

 
Tra meno di due mesi, il 31 agosto, scadrà (e questa volta sono improbabili altre proroghe) il termine utile per mettersi in regola per tutti coloro che allevano animali da compagnia inseriti nell’elenco delle specie esotiche invasive varato dall’Unione Europea che dovranno denunciarne il possesso ai sensi del Decreto legislativo 230 del 15.12.2017, n. 230, con il quale la normativa nazionale è stata adeguata al Regolamento UE n. 1143/2014.
Le specie di flora e di fauna elencate nel decreto sono una cinquantina. Tra queste, ad esempio, lo scoiattolo grigio nordamericano, diverse specie di gamberi, la rana toro e, soprattutto, la testuggine palustre americana Trachemys scripta, con le sue varie sottospecie (orecchie rosse e orecchie gialle) che hanno dominato per decenni il mercato degli animali da compagnia. Prima o poi comunque l’elenco diventerà presumibilmente assai più lungo con il varo dell’elenco nazionale delle specie invasive in corso di elaborazione da parte del Ministero dell’Ambiente.
Con l’avvicinarsi della scadenza WWF e Societas Herpetologica Italica (SHI) ricordano a tutti i cittadini di mettersi in regola, anche per evitare di incorrere nelle pesantissime sanzioni previste dalla legge:
  • la mancata denuncia di possesso è punita con sanzioni tra 150 e 20.000 euro;
  • per la violazione dei divieti di introduzione, detenzione, trasporto, utilizzo/scambio/cessione e riproduzione si va da 1.000 a 50.000 euro, con aumenti sino al triplo se dalla violazione dovesse derivare la necessità di applicare misure di eradicazione rapida o di gestione o di ripristino degli ecosistemi danneggiati;
  • il reato più grave, il rilascio in ambiente, è punibile invece con arresto sino a tre anni e sanzioni tra 10.000 e 150.000 euro.
Per la denuncia è sufficiente compilare, eventualmente con l’aiuto del proprio veterinario, un modulo scaricabile on line e inviarlo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’attestazione dell’invio, tramite PEC, fax o raccomandata postale, autorizza automaticamente il proprietario a continuare a detenere il proprio animale da compagnia.
I proprietari così autorizzati sono in ogni caso obbligati a una corretta detenzione con misure adeguate per impedire la fuga e la riproduzione degli animali.
In alternativa chi volesse rinunciare a tenersi le Trachemys, potrà affidarle, come recita il Decreto, a strutture pubbliche o private autorizzate, individuate dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano (art. 27, comma 5, D.Lgs. n. 230/2017).
Qui sorgono però i problemi: nella gran parte delle regioni italiane di queste strutture non c’è al momento traccia per cui l’affidamento è una strada difficile da percorrere. I cittadini tuttavia si possono mettere in regola presentando comunque la denuncia di possesso e riservandosi di consegnare gli animali ai centri regionali non appena saranno attivati. Ed è questa la strada consigliata da WWF ed SHI: ci si mette in regola, non si fa danno all’ambiente e agli stessi animali da compagnia e si evita di rischiare sanzioni.
Discorso analogo per i Sindaci che hanno nei propri territori comunali laghetti e fontane nei quali sono presenti testuggini esotiche anche della specie oggi ritenuta invasiva. In molti casi questi animali sono il risultato della liberazione illegale fatta da ignoti che dopo aver acquistato le testuggini, non sapendo come gestirle, se ne sono sbarazzati. Il D.Lgs. n. 230/2017 prevede che l’obbligo di denuncia riguardi anche gli enti pubblici. I Comuni dovranno quindi procedere a un monitoraggio di tutti i laghetti e le aree umide in genere presenti sul proprio territorio per riscontrare l’eventuale presenza di testuggini e procedere anche loro a denunciarne la presenza compilando l’apposito modulo.
Se viene verificata la non idoneità al confinamento o la riproduzione degli animali è inoltre prevista sempre la confisca degli animali a seguito della quale il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare dispone il rinvio nel Paese di provenienza (nei rari casi in cui ciò sia davvero possibile) oppure, in alternativa, l’affido a strutture pubbliche o private autorizzate o persino la soppressione.
C’è dunque poco da scherzare. Procedure di gestione e sanzioni possano apparire in effetti complicate e molto rigide, ma va anche considerato che l’introduzione di specie alloctone (cioè non del luogo) costituisce una delle principali cause di distruzione della biodiversità oltre a rappresentare, in alcuni casi, un vero e proprio flagello non solo ambientale, ma anche economico (vedi il caso della nutria, del pesce siluro, ecc.).
Ricapitolando:
  • i privati cittadini così come i Comuni per mettersi in regola possono compilare e spedire il modulo (hanno tempo fino al 31 agosto 2019) e saranno tranquilli. Nel caso in cui vogliano affidare l’animale in possesso ai centri di detenzione regionali dovranno attenderne la realizzazione;
  • le Regioni e le Province autonome sono chiamate a realizzare centri di detenzione o a convenzionarsi con strutture private. 
SHI e WWF sollecitano Regioni e Province autonome inadempienti ad adeguarsi a quanto previsto per la creazione e gestione di centri di detenzione, consultando il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e confrontandosi con le associazioni scientifiche e ambientaliste, e cercare così una soluzione, in proprio o attraverso una convenzione, per mettersi al passo con gli obblighi di legge. Del resto, anche in questo caso, vige la regola che una buona gestione della cosa pubblica si misura meglio con il rispetto delle norme e con l’aiuto concreto offerto ai cittadini e agli enti locali anche nelle piccole cose piuttosto che con progetti faraonici spesso devastanti.
Per saperne di più si possono consultare sul web le linee guida elaborate dal Ministero dell’Ambiente con il supporto dell’ISPRA e della SHI.
Sullo stesso argomento può essere utile anche consultare le più estese raccomandazioni.
Per consultare l’elenco completo delle specie esotiche di rilevanza unionale si veda invece qui.

29.6.19

Il Consiglio comunale di Teramo approva la mozione per la Dichiarazione dell’emergenza climatica ed ambientale


Nell’ultimo consiglio comunale del 27 giugno scorso, su proposta del consigliere Speca, è stata approvata una mozione recante la “Dichiarazione dell’emergenza climatica ed ambientale”. Si tratta di una iniziativa che, richiamando anche l’azione del movimento “Global Strike for Future” lanciato da Greta Thunberg in tutto il mondo e raccogliendo l’invito di una campagna nazionale dei Verdi, impegna il Sindaco e la Giunta a proclamare anche per Teramo, come sta già avvenendo in tante altre città del mondo, lo stato di emergenza climatica e ambientale.
Il Comune dovrà predisporre entro 6 mesi iniziative che vadano nella direzione della riduzione delle emissioni e per la promozione delle energie rinnovabili, per incentivare il risparmio energetico nella pianificazione urbana, nella mobilità, negli edifici, nel riscaldamento e raffreddamento, nella riforestazione urbana; dovrà intensificare il coinvolgimento attivo di cittadini e associazioni nel processo di individuazione delle criticità ambientali e nella loro soluzione, nonché farsi parte attiva presso il Governo e la Regione perché prendano provvedimenti analoghi.
“Come WWF siamo molto soddisfatti di questa decisione del Consiglio comunale che molto opportunamente si è fatto carico di un problema globale”, dichiara Massimo Fraticelli del WWF Abruzzo. “Si tratta di un passo importante che dà speranza per il futuro. Ma ora dobbiamo dare concretezza alla speranza. Una dichiarazione del genere non può rimanere sulla carta: è molto impegnativa e dovranno necessariamente seguire atti concreti. La battaglia contro i cambiamenti climatici è la principale battaglia che tutto il Pianeta si trova ad affrontare e vanno adottate misure reali da subito. L’ultimo rapporto IPCC-ONU (2018) ha ricordato a tutti che l’umanità ha poco più di 10 anni per limitare l’incremento della temperatura a 1,5 gradi centigradi entro il 2030. Solo così si potranno evitare danni irreversibili al clima. Le azioni da intraprendere sono a livello nazionale e internazionale, ma anche a livello locale si può fare molto”.
Il WWF è pronto a collaborare con l’Amministrazione e con i cittadini per creare un vero e proprio laboratorio di idee per la sostenibilità ambientale e climatica nella nostra città a cui far seguire provvedimenti concreti. Gli esempi di tante altre cittadine, piccole e grandi, non mancano. Se ci sarà la volontà di tutti sarà possibile anche a Teramo mettere in atto azioni per la riduzione della produzione di CO2 e degli altri gas climalteranti.

25.6.19

Seconda escursione delle quattro stagioni del CEA


Domenica scorsa, una bella giornata di sole e qualche innocua nuvola hanno consentito di effettuare la seconda uscita de “Le quattro stagioni del CEA”, programma escursionistico organizzato dal WWF Teramo con partenza dal Centro di Educazione Ambientale “Monti della Laga”.
I partecipanti, dopo la presentazione al tema dell’escursione fatta da Roberto Rotella, profondo conoscitore del posto e biologo, si sono incamminati alla volta del torrente Zingano.
Seguendo dapprima la strada per Altovia e poi un sentiero in circa un'ora il gruppo è giunto alla meta dell'escursione, costituita da una grande lastra di roccia arenaria posta sul bordo del torrente che poco a valle forma una piccola, ma spettacolare cascata.
Dopo avere calzato gli stivali Roberto è entrato nel corso d'acqua, prelevando tramite un apposito retino una serie alcuni piccoli invertebrati che vivono sul fondo ghiaioso dello Zingano. Li ha così depositati all'interno di una bacinella ed ha spiegato l’anatomia e la funzione di questi piccoli esseri viventi del complesso ecosistema fluviale.
Successivamente l'escursione è proseguita raggiungendo il piccolo centro abitato di Altovia, ormai abbandonato da decenni, anche se alcuni edifici recentemente recuperati sono abitati durante il periodo estivo.
Il prossimo appuntamento con le Stagioni del CEA è per il prossimo 6 ottobre, quando andremo alla scoperta del bosco di abete bianco di Cortino.





24.6.19

Plastica, flagello dei mari


Grazie alla collaborazione con Cloud Industry, il WWF Abruzzo lancia documentario "Plastic Earth" sul problema dell'abbandono della plastica in mare. Il documentario, con la regia di Pasquale Giovine, è stato realizzato durante una giornata di pulizia delle spiagge a Martinsicuro e nella Riserva regionale del Borsacchio organizzata dal WWF Abruzzo con la collaborazione delle Guide del Borsacchio in occasione dell'ultima edizione dell'Ora della Terra.
Intanto, nella Giornata Mondiale degli Oceani, il WWF ha denunciato l'inefficienza nella gestione dei rifiuti plastici da parte di tutti i Paesi del Mediterraneo e questo si traduce in livelli record di inquinamento nel Mare Nostrum provocando costi enormi all’economia, dell’ordine di centinaia di milioni di euro ogni anno. Un nuovo report del WWF esamina i sistemi di gestione della plastica di tutti i Paesi del Mediterraneo e valuta le loro azioni per contrastare questo tipo di inquinamento nel processo di produzione e distribuzione. Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo: e come se 33.800 bottigliette di plastica venissero gettate in mare ogni minuto. L’inquinamento da plastica sta continuando a crescere e si prevede che entro il 2050 quadruplichi nell’area mediterranea. Discariche e inceneritori sono purtroppo ancora i principali metodi per la gestione dello smaltimento rifiuti.
Il nuovo report WWF "Fermiamo l'inquinamento da plastica: come i Paesi del Mediterraneo possono salvare il proprio mare" fa emergere a tutti i livelli i principali fallimenti e le responsabilità dei produttori, delle autorità pubbliche e dei consumatori, tali da rendere il sistema di gestione della plastica altamente inefficiente, costoso e inquinante.
Nel report il WWF definisce un piano di azioni politiche e iniziative che l’area mediterranea e i singoli Paesi devono sviluppare per raggiungere un’economia sostenibile e circolare che riduca a zero la produzione di rifiuti dal sistema di gestione della plastica.
Il nostro Paese da un lato subisce gli impatti pesanti dovuti all’inquinamento da plastica avendo la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo, dall’altro contribuisce all’inquinamento essendo il maggiore produttore di manufatti di plastica nell’area e il secondo più grande produttore di rifiuti plastici. I numeri del report WWF parlano chiaro: il nostro Paese ogni anno riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi. Il turismo allo stesso modo è ‘parte lesa’, ma è anche parte del problema: il flusso turistico incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici nei mesi estivi mentre spiagge e mare sporco allontanano i turisti. L’effetto negativo della plastica in natura colpisce tutta la Blue Economy: i settori più colpiti sono proprio il turismo, ma anche la pesca e il commercio marittimo, mentre bonifiche e pulizia costano 16,6 milioni di euro.
Le attività che si svolgono in riva al mare sono responsabili della metà della plastica riversata in mare. Ogni giorno, su ogni chilometro di costa se ne accumulano in media oltre 5 kg. In Italia i rifiuti plastici marini impattano su turismo, pesca e tutti i settori marittimi, con un danno complessivo che si aggira attorno ai 641 milioni di euro ogni anno in tutto il bacino mediterraneo. L’Abruzzo purtroppo non fa eccezione.
Per sensibilizzare e mobilitare cittadini e turisti contro l’inquinamento da plastica il WWF ha fatto salpare la sua vela Blue Panda: da luglio a novembre la barca toccherà le coste di Francia, Italia, Turchia, Tunisia e Marocco. A luglio in particolare sarà protagonista di una settimana di eventi lungo le coste dell’Argentario.
Il WWF ha anche lanciato un appello a tutti i governi del Mediterraneo e dell’Unione Europea, in quanto membri della Convenzione di Barcellona, perché assumano un impegno vincolante congiunto e un’azione nazionale per salvare il Mar Mediterraneo dall’inquinamento da plastica. Il prossimo incontro si terrà a Napoli nel mese di dicembre 2019.
Una prima soluzione perseguibile in tempi rapidi è dichiarare “guerra” alla plastica usa e getta impedendone la produzione e l’uso in tutto il territorio regionale. “Qualche Comune – sottolinea il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta – ha già dato il buon esempio. Un provvedimento della Regione potrebbe porre l’Abruzzo all’avanguardia a livello nazionale ed è proprio questo ciò che il WWF auspica”.

21.6.19

Domenica 23 giugno nuova escursione dal Centro di Educazione Ambientale WWF nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

 
Domenica 23 giugno ci sarà la seconda escursione del programma “Le quattro stagioni del CEA”, una serie di quattro passeggiate in natura organizzate dal WWF Teramo con partenza dal Centro di Educazione Ambientale WWF “Monti della Laga” di Cortino (TE) nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il programma escursionistico “Le quattro stagioni del CEA” si sviluppa su quattro giornate distribuite nel corso dell’anno, una per stagione e ognuna caratterizzata dalla conoscenza di uno specifico ambiente.
L’escursione di domenica è quella estiva ed è legata agli ecosistemi fluviali presenti nel territorio vicino al CEA del WWF dove è fissato il punto di incontro alle ore 9 e da dove alle ore 9.30 prenderà il via l’escursione. Il rientro al CEA è previsto per le ore 16.30.
Per affrontare al meglio l’escursione si consigliano scarpe e abbigliamento adatti e una borraccia d’acqua.
L’escursione è gratuita. Per informazioni e prenotazioni chiamare il numero 339 259 7935.

19.6.19

Le guardie del WWF Abruzzo a confronto con il coordinatore nazionale

 
Una riunione operativa per aggiornarsi sulla normativa, fare un punto della situazione e programmare la prossima attività. Questo il senso dell’incontro che le guardie volontarie del WWF Abruzzo (presenti in gran numero anche se purtroppo non al gran completo) hanno avuto domenica scorsa a Pescara, presso la sede della sezione locale della Lega Navale, con il coordinatore nazionale Giampaolo Oddi affiancato da quello regionale Claudio Allegrino.
C’erano, tra gli altri, il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta e il delegato Abruzzo Luciano Di Tizio (entrambi anche guardie) e i rappresentanti di tre strutture locali su quattro: Nicoletta Di Francesco (Chieti-Pescara), Fabrizia Arduini (Zona Frentana e Costa Teatina) e Fausta Filippelli (Teramo).
Tra le altre cose si è parlato dei campi nazionali che le guardie WWF svolgono ogni anno in aree particolarmente problematiche per contrastare fenomeni di bracconaggio venatorio e non solo e delle novità che presto saranno messe in campo per aumentare le potenzialità dei gruppi di vigilanza, a cominciare dall’uso dei droni i cui piloti, selezionati tra i volontari WWF, saranno formati proprio in Abruzzo dalla scuola attiva già da qualche anno presso l’Oasi di Penne.
Si è parlato anche dei prossimi quattro campi di volontariato estivi, aperti a tutti gli appassionati over 18, in programma per aiutare l’orso marsicano, in collaborazione con Oasi WWF Gole del Sagittario, Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, e con i comuni di Anversa degli Abruzzi (AQ), Settefrati (FR) e Castel San Vincenzo (IS), durante i quali i volontari saranno impegnati in diverse attività di conservazione, comunicazione e sensibilizzazione. Per info e iscrizioni scrivere a conservazione@wwf.it.
La parte più importante dell’incontro è stata quella riservata alle domande che ha consentito alle guardie (24 sono entrate nella famiglia WWF da poco, dopo un articolato corso e un esame sostenuto lo scorso anno) di ottenere chiarimenti e indicazioni per il futuro prossimo. Ha preso la parola anche il coordinatore del nucleo provinciale di Pescara, Paolo Migliaccio, per ricordare gli ottimi risultati ottenuti nei pochi mesi di attività dal suo gruppo, da poco costituito. A margine dell’incontro è stata tra l’altro annunciata la prossima nomina di coordinatori provvisori per Teramo e L’Aquila, per completare l’organigramma e avviare tutti i gruppi provinciali.
È stato infine stabilito un metodo di lavoro condiviso, che comporterà riunioni periodiche di aggiornamento, organizzate per nuclei, e uscite miste con guardie esperte e neo formate, al fine di ottimizzare i risultati.

16.6.19

Il WWF incontra il Rotary per l'Orso bruno marsicano.



Marco Galaverni, Responsabile Specie e Habitat del WWF Italia, ha partecipato oggi all'incontro "La montagna abruzzese tra presente e futuro" organizzato ai Prati di Tivo dal Rotary Distretto Abruzzo, Molise, Marche e Umbria.
Introdotto dal Presidente dell'Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Tommaso Navarra, Marco ha illustrato il Progetto del WWF Italia "Orso2x50" per la tutela dell'Orso bruno marsicano, una delle specie più iconiche e rappresentative del nostro Paese che, nonostante sia protetto da leggi italiane e europee, è a rischio di estinzione. Ne restano, infatti, solo 50 individui nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, unico areale della specie.
Una popolazione così ristretta e isolata in un territorio dalle dimensioni ridotte, se non agiamo subito, è evidentemente destinata all'estinzione! Per garantire un futuro all'Orso bruno marsicano abbiamo lanciato insieme a tutti gli attori presenti sul territorio (Comuni, Regioni, Aree Protette, Enti Scientifici e Associazioni) un ambizioso progetto di conservazione: raddoppiare il numero di individui presenti entro il 2050. 
Le info sul progetto potete trovarle qui.

11.6.19

Volontari per l'Orso bruno marsicano

 
Il WWF Italia scende in campo con i suoi volontari per la tutela dell’orso bruno marsicano, con l’obiettivo di dare un concreto contributo alla conservazione della popolazione appenninica di questo mammifero simbolo, la cui popolazione conta ormai poco più di 50 individui. Quattro campi di volontariato estivi, aperti a tutti li appassionati over 18, sono in programma nelle terre dell’orso, in collaborazione con la Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF Gole del Sagittario, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e con i comuni di Anversa degli Abruzzi (AQ), Settefrati (FR) e Castel San Vincenzo (IS), durante i quali i volontari saranno impegnati sul campo in diverse attività di conservazione, comunicazione e sensibilizzazione.
Diverse le attività in programma, da eventi e serate di comunicazione e sensibilizzazione per la cittadinanza sulle buone pratiche di coesistenza con l’orso, a momenti di animazione ed educazione per i più piccoli, fino ad azioni sul campo tese a ottenere miglioramenti ambientali per l’orso, come ad esempio la pulizia di sottopassi utili per il movimento dei plantigradi e la loro espansione in nuovi territori. Non mancherà la possibilità di offrire supporto alle operazioni di monitoraggio della popolazione residua. I volontari saranno inoltre presenti quotidianamente sui sentieri escursionistici, per esplorare anche loro le terre abitate dall’orso e per dare info utili ai turisti sui corretti comportamenti da tenere.
Due campi, ciascuno della durata di una settimana, si svolgeranno ad Anversa degli Abruzzi, nella Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF Gole del Sagittario, nei periodi 20-27 luglio e 24-31 agosto, mentre due campi brevi di 4 giornate si svolgeranno a Settefrati (FR) nel periodo 1-4 agosto, sul versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, e a Castel San Vincenzo (IS) nel periodo 10-13 agosto, sul versante molisano.
Per info e iscrizioni scrivere a conservazione@wwf.it.

10.6.19

Commissione Ambiente della Camera: ribadito il giudizio negativo su come si vuole "commissariare" il Gran Sasso

 
Questa mattina tre rappresentanti dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia - GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra, sono stati ascoltati dalla Commissione Ambiente della Camera nell’ambito delle audizioni sul Decreto Sbloccacantieri.
L’Osservatorio che ha lasciato ai parlamentari una scheda che riassume la situazione dell’acquifero del Gran Sasso, ha ribadito il proprio giudizio negativo sull’emendamento governativo finalizzato alla nomina del commissario:
  • nessuna concreta forma di partecipazione;
  • fondi insufficienti (120 milioni di euro in tre anni) rispetto alle richieste contenute nella delibera della Giunta regionale n. 33/2019 “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” (172 milioni di euro);
  • nessuna chiarezza circa gli interventi che si intendono fare: si riparte dal lavoro svolto dal Comitato istituito dalla Regione e che ha portato alla richiamata delibera n. 33/2019 con la definizione delle attività urgenti e indifferibili per la messa in sicurezza delle gallerie autostradali e dei laboratori sotterranei dell’INFN o si riparte da capo?
  • nessun impegno concreto sull’allontanamento delle sostanze pericolose che sono stoccate all’interno dei laboratori dell’INFN;
  • deroghe rispetto alle norme poste a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
È stata rinnovata la richiesta di modificare alcuni passaggi dell’emendamento del Governo, così come era stato fatto al Senato, dove però i sub-emendamenti presentati sono stati respinti dalla maggioranza di Governo.
Questo dell’audizione è stato comunque un passaggio importante perché ha consentito di esporre la grave situazione di rischio in cui versa il sistema di approvvigionamento idrico per oltre 700.000 abruzzesi. L’auspicio è che, passata la discussione sulla proposta di commissariamento, il Parlamento voglia continuare a vigilare su quello che accade alla salute di così tanti cittadini e all’ambiente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.