14 ottobre

11.9.17

Nel 2017 quasi 1 comune abruzzese su 2 colipito dagli incendi!

 
Questa mattina a Pescara il WWF ha presentato alla Regione l’elaborazione dei dati sugli incendi 2017, dal 1° gennaio al 31 agosto.
Aree boscate in fumo con un aumento di 46 volte rispetto all’intero 2016!
Interessati in tutto 136 Comuni su 305 con rischi ambientali e per la salute dei cittadini. L’estate rovente ha favorito i roghi ma dietro ogni focolaio c’è sempre la mano dell’uomo. Serve una unica “grande opera” pubblica: mettere in sicurezza il territorio favorendo la natura.

Nell’anno che stiamo vivendo in otto mesi (dal 1 gennaio al 31 agosto) sono scoppiati in Abruzzo oltre 210 incendi. L’anno scorso in dodici mesi erano stati 89. In media 7,4 roghi al mese nel 2016, addirittura 26 nel 2017! Quest’anno, sino alla fine del mese da poco concluso, la superficie boschiva devastata dalle fiamme è stata di circa 4000 ettari. Vale a dire una superficie 46 volte più grande di quella interessata nei dodici mesi del 2016 (87 ettari - fonte ex Corpo Forestale dello Stato, dato pubblicato sul sito della Regione Abruzzo). E si tratta, al momento, di stime provvisorie purtroppo destinate a essere ritoccate verso l’alto.
Una situazione tremenda che il WWF ha sintetizzato, grazie al certosino lavoro del presidente del WWF Abruzzo Montano Walter Delle Coste, con una animazione al computer. Mese dopo mese compaiono i nomi dei comuni interessati dai roghi e una simbolica fiammella va a depositarsi sulla cartina della regione che, a fine agosto, si presenta – com’è del resto accaduto nella realtà – in gran parte ricoperta dal fuoco.
"Abbiamo preso in considerazione – spiega Walter Delle Coste – soltanto gli incendi che hanno riguardato aree verdi e soltanto quelli che hanno interessato almeno un ettaro di terreno. Ebbene i risultati sono impressionanti. E certamente non basta, per spiegarli, il fatto che il 2017 sia stato sinora caratterizzato da lunghi periodi siccitosi e che l’estate che si va concludendo sia l’ennesima “più calda degli ultimi anni”. La situazione meteo può aver favorito il dilagare delle fiamme ma perché si scatenino gli incendi occorre sempre e comunque l’intervento umano: mozziconi di sigaretta lanciati a bordo strada, fuochi incautamente accessi, auto surriscaldate parcheggiate sull’erba secca… ma soprattutto il “disegno criminale” di cui ha parlato anche il Procuratore Capo di Sulmona Giuseppe Bellelli in relazione ai roghi del Morrone e quasi certamente non solo in quell’area".
I circa 4000 ettari di bosco bruciati erano parte dei 6000 ettari complessivamente devastati: sono andati infatti in fumo anche praterie e habitat di pregio di rilievo europeo. Le fiamme del resto hanno imperversato per giorni nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga (Campo Imperatore), ancora più a lungo nel Parco Nazionale della Majella (monte Morrone), hanno interessato il Parco Regionale Sirente Velino e hanno lambito il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. E l’emergenza, a dispetto del maltempo, non è tuttora conclusa, come ben si vede semplicemente seguendo le notizie di cronaca di questi giorni.
Un attacco criminoso che va contrastato sul piano giudiziario, ma anche con comportamenti e scelte politiche coerenti con l’immagine di regione verde d’Europa.
Riepiloghiamo: nel periodo 1 gennaio – 31 agosto gli incendi “verdi” sono stati oltre 210, i Comuni abruzzesi interessati dalle fiamme ben 136 (poco più del 44,5% dei 305 totali). La spesa per far fronte all’emergenza è stata calcolata intorno a 1 milione di euro. Il danno ambientale è enorme (e potrebbe essere aggravato da scelte sbagliate per il futuro), anche per le inevitabili e pesantissime ripercussioni sull’economia locale, per possibili futuri problemi idrogeologici e, soprattutto, per le conseguenze sulla salute dei residenti. Le fiamme hanno distrutto polmoni verdi generatori di ossigeno e preziosi assorbenti di gas climalteranti e hanno generato (come rilevato dall’ARTA) Monossido di carbonio (CO), Benzene, Toluene, Polveri PM10, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). Inquinanti diffusi nell’aria, nel suolo, nelle acque… Senza dimenticare la biodiversità, vegetale e animale, impietosamente incenerita e i tanti animali terrorizzati e in fuga, facile bersaglio di bracconieri.
È giusto ora ringraziare quanti hanno speso energie contro le fiamme e in particolare i tanti volontari scesi in campo a tutela del proprio territorio, ma è pure fondamentale chiedere alla Regione, oggi rappresentata in conferenza stampa dal sottosegretario Mario Mazzocca, di rivedere i propri programmi di prevenzione e di attuare misure che scoraggino l’abbandono delle campagne e delle montagne; e ai Parchi di difendere le aree protette con maggiore convinzione. I cittadini, lo hanno dimostrato, vogliono e sanno essere custodi e difensori sempre e in ogni momento del proprio territorio. La politica deve aiutarli con scelte coerenti con i reali interessi della comunità. Lo abbiamo detto e scritto decine di volte e lo ribadiamo ancora: le uniche grandi opere pubbliche di cui l’Italia e l’Abruzzo hanno realmente bisogno non sono nuove cementificazioni dell’ambiente ma soltanto la messa in sicurezza del territorio cercando di rimediare ai tanti, troppi errori del passato restituendo alla natura il maltolto.  
 
Tutti i Comuni colpiti!
ABBATEGGIOPE
AIELLIAQ
ALANNOPE
ANVERSA ABRUZZIAQ
ARSITATE
ATESSACH
ATRITE
AVEZZANO AQ
BALSORANOAQ
BISENTITE
BOLOGNANOPE
BRITTOLIPE
BUSSI SUL TIRINOPE
CAGNANO AMITERNOAQ
CAMPLITE
CANISTROAQ
CAPISTRELLOAQ
CAPITIGNANOAQ
CARAMANICO TERMEPE
CARPINETO DELLA NORAPE
CARPINETO SINELLOCH
CARSOLIAQ
CARUNCHIOCH
CASACANDITELLACH
CASALBORDINOCH
CASTEL DEL MONTEAQ
CASTIGLIONE A CASAURIAPE
CASTIGLIONE MESSER MARINOCH
CASTIGLIONE MESSER RAIMONDOTE
CELANOAQ
CEPAGATTIPE
CERCHIOAQ
CERMIGNANOTE
CITTA SANT'ANGELOPE
CIVITALUPARELLACH
CIVITELLA DEL TRONTOTE
CIVITELLA ROVETOAQ
COCULLOAQ
COLLARMELEAQ
COLLEDARATE
COLLELONGOAQ
CORFINIOAQ
CORVARAPE
CRECCHIOCH
CROGNALETOTE
CUGNOLIPE
CUPELLOCH
ELICEPE
FARINDOLAPE
FRANCAVILLA AL MARECH
FRESAGRANDINARIACH
GIULIANOVATE
GUARDIAGRELECH
ISOLA DEL GRAN SASSO TE
LANCIANOCH
L'AQUILAAQ
LECCE DEI MARSIAQ
LENTELLACH
LETTOMANOPPELLOPE
LORETO APRUTINOPE
LUCO DEI MARSIAQ
MAGLIANO DE' MARSI AQ
MANOPPELLOPE
MARTINSICUROTE
MASSA D’ALBEAQ
MOLINA ATERNOAQ
MONTEODORISIOCH
MONTEREALEAQ
MONTESILVANOPE
MONTORIO AL VOMANOTE
MORINOAQ
OFENAAQ
ORICOLAAQ
ORTONACH
ORTONA DEI MARSIAQ
ORTUCCHIOAQ
PACENTROAQ
PAGLIETACH
PALMOLICH
PENNA SANT’ANDREATE
PENNADOMOCH
PENNEPE
PESCINAAQ
PESCOCOSTANZOAQ
PESCOSANSONESCOPE
PIANELLAPE
PIETRANICOPE
PINETOTE
PIZZOFERRATOCH
PIZZOLIAQ
POGGIO PICENZEAQ
POGGIOFIORITOCH
PRATOLA PELIGNAAQ
PREZZAAQ
RAIANOAQ
RAPINOCH
ROCCA DI BOTTEAQ
ROCCA PIAAQ
ROCCA SAN GIOVANNICH
ROCCARASOAQ
ROCCASCALEGNACH
ROSELLOCH
ROSETOTE
SALLEPE
SAN BENEDETTO DEI MARSIAQ
SAN BUONOCH
SAN GIOVANNI TEATINOCH
SAN SALVOCH
SAN VALENTINO IN ABRUZZO CITERIOREPE
SAN VINCENZO VALLE ROVETOAQ
SANT'ATTOTE
SANTE MARIEAQ
SANT'OMEROTE
SCAFAPE
SCANNO AQ
SCHIAVI D'ABRUZZOCH
SCOPPITOAQ
SCURCOLA MARSICANAAQ
SECINAROAQ
SILVITE
SPOLTOREPE
SULMONAAQ
TAGLIACOZZOAQ
TERAMOTE
TIONE DEGLI ABRUZZI AQ
TOCCO DA CASURIAPE
TOLLOCH
TORINO DI SANGROCH
TORNARECCIOCH
TORNIMPARTEAQ
TORRICELLA SICURATE
TORTORETOTE
TRASACCOAQ
TURRIVALLIGNANIPE
VALLE CASTELLANATE
VASTO  CH

8.9.17

Il Fratino, protagonista dell’estate ad Alba Adriatica

Quest’anno, per la prima volta, l’Amministrazione Comunale di Alba Adriatica ha promosso, in collaborazione con i volontari del WWF Teramo, un ciclo di attività didattiche dedicate alla “Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare”, il tratto di costa naturale creato nel 2015 tra lo stabilimento Copacabana e lo stabilimento Marechiaro ad Alba Adriatica.
Nei mesi di luglio e agosto si sono svolti otto incontri dedicati ai più piccoli negli stabilimenti Copacabana, La Primula, Alba Beach e Marechiaro.
“Si è trattata di un’ottima occasione per parlare del Fratino e della vegetazione litoranea, nell’ambito della campagna nazionale del WWF GenerAzioneMare, nata per tutelare le coste e i mari italiani”, dichiara Fabiola Carusi, responsabile del Progetto Salvafratino per il WWF Abruzzo. “In particolar modo abbiamo illustrato le caratteristiche della costa albense dove si segnalano, oltre alla presenza del Fratino, numerose specie vegetali di particolare valore naturalistico quali il Giglio di Mare, il Verbasco del Gargano, l’Euforbia marittima, il Finocchio litoraneo spinoso e l’Euforbia delle spiagge: tutte piante molto rare, tanto che alcune di queste sono da anni protette dalla legislazione di settore”.
Alle attività di educazione ambientale hanno aderito bambini, in vacanza nel litorale albense, provenienti da diverse parti d’Italia. Vi sono stati anche numerosi genitori che hanno assistito con curiosità alle attività.
Il WWF, grazie a un contributo dell’Amministrazione Comunale, ha anche realizzato un depliant illustrativo, un poster e un piccola mostra sulla “Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare”. Materiale che è stato molto apprezzato dai turisti e che è stato e sarà molto utile per pubblicizzare la prima spiaggia d’Abruzzo dedicata a due specie simbolo della natura litoranea abruzzese.
“Siamo sulla buona strada” continua Fabiola Carusi. “Come WWF ringraziamo l’Amministrazione Comunale, gli stabilimenti balneari che hanno aderito al progetto e soprattutto i bambini che hanno partecipato. Ovviamente bisogna fare ancora molto: soprattutto ci auguriamo che possa continuare la collaborazione con l’Amministrazione comunale. La “Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare” purtroppo è stata oggetto di atti vandalici e necessita di interventi da parte del Comune per il ripristino della leggera recinzione posta a salvaguardia dell’area. Abbiamo tante idee per rendere questo tratto di costa ancora più attraente e speriamo che si possa a portare avanti questo piccolo, ma significativo progetto di conservazione e valorizzazione del territorio”. 

3.9.17

Una giornata di riflessione e denuncia per un attentato all’ambiente e alla collettività


209 incendi “significativi” nel periodo 1 luglio-30 agosto che hanno interessato complessivamente circa 5.570 ettari, 3.337 dei quali erano interamente coperti da boschi; 1 milione di euro spesi per far fronte all’emergenza e un danno ambientale al momento ancora difficile da quantificare ma che certamente dovrà essere calcolato con una cifra con molti zeri.
Questi gli impressionanti numeri emersi durante la manifestazione Facciamoci sentire! BASTA ROGHI svoltasi sabato mattina in piazza Sacro Cuore a Pescara. All’evento, lanciato da WWF e Legambiente, hanno aderito, citati in ordine sparso, CAI Abruzzo, Libera Abruzzo, Federparchi, Confesercenti Abruzzo, Comitato Cittadino di Chieti (cui aderiscono ben 80 associazioni e organizzazioni di categoria), FAI Abruzzo e Molise, Mountain Wilderness, Lega del Cane di Pescara,Acqua e Beni Comuni Chieti, “Gli amici di Peppino” di Moscufo (PE), C.P. Club per l’Unesco di Chieti, Noi del G.B.Vico, associazione turistica “Parco Majella Costa dei Trabocchi”, Sinistra Italiana, Associazione “Le Majellane”, Art. 1 MDP Abruzzo, Artisti per il Matta, Societas Herpetologica Italica Sezione Abruzzo e Molise, Movimento adulti scout cattolici MASCI, Società Botanica Italiana Sezione Abruzzo e Molise.
Ma il dato più confortante è dato dalla adesione personale di numerosi cittadini, abruzzesi e non solo, che hanno testimoniato con la propria presenza la vicinanza agli abitanti dei comuni interessati agli incendi, la gratitudine per chi sta concretamente operando contro le fiamme ma anche la richiesta perché si correggano gli errori e si rendano impossibili in futuro le repliche di un simile immane disastro. Gli abruzzesi tutti sono addolorati per quel che è accaduto e sta accadendo, e chi ha partecipato ha voluto dimostrarlo. Tra i tanti interventi particolarmente sentiti quelli di due signore di Sulmona che, pur ringraziando chi tanto si è speso contro le fiamme, hanno anche denunciato a chiare lettere i ritardi e le manchevolezze emerse in questi drammatici giorni. È anche emersa, sul piano generale, la ben precisa richiesta per un cambiamento di strategia con l’impiego dei fondi pubblici non su inutili grandi opere ma sulla prevenzione e sui reali interessi dei cittadini, a cominciare da tutela della salute e dell’ambiente nel quale viviamo.
Per le istituzioni ha parlato il sottosegretario con delega alla protezione civile Mario Mazzocca, che ha riconosciuto la validità delle posizioni espresse nel corso del sit-in e si è impegnato personalmente perché si operi nella direzione indicata. Il comandante dei vigili del fuoco di Teramo, Romeo Panzone, ha ricordato l’immane lavoro svolto e ha annunciato che in giornata il rogo del Morrone sarà spento dopo tanti, troppi giorni. Un annuncio che è stato accolto con un applauso così come era stata accolta con gioia la pioggia all’inizio della manifestazione: tutti hanno pensato che quelle gocce potevano contribuire alla lotta alle fiamme e ne sono stati felici.
Significativo l’intervento del giovane dottorando Michele Di Musciano che ha portato il contributo della Società Botanica sul delicato tema dei rimboschimenti e della gestione del patrimonio boschivo. Occorre ascoltare gli esperti e non chi ha interessi economici a vendere alberi o a metterli a dimora. Nelle conclusioni, affidate al vice presidente del WWF Italia Dante Caserta, le associazioni hanno ribadito il proprio impegno perché la questione non si esaurisca con la fine dell’emergenza. L’appuntamento di oggi è stato solo un inizio: i cittadini si sono stancati di solisti che salgono sul podio e pontificano su ogni cosa; chiedono invece di partecipare, di fare squadra per risolvere tutti insieme i problemi. Le associazioni ambientaliste come sempre saranno con loro.

1.9.17

La caccia al cinghiale fuori da ogni regola minaccia tutta la fauna!

La Regione Abruzzo è una delle poche a non aver concesso la preapertura della caccia a settembre. Nel desolante quadro delle altre regioni italiane si tratta di una scelta corretta e apprezzabile, certamente propiziata dalle tantissime sconfitte davanti al Tribunale Ammnistrativo Regionale che negli ultimi anni ha sempre accolto i ricorsi del WWF avverso i vari calendari venatori presentati dai diversi governi regionali.
In realtà, però, i cacciatori stanno già sparando perché la Regione Abruzzo, con una delibera di giunta di fine aprile, ha autorizzato l’abbattimento dei cinghiali anche al di fuori della stagione venatoria con la giustificazione di limitare il numero degli esemplari presenti sul territorio e così ridurre i danni alla colture. Tale decisione, già di per sé molto grave perché ha comportato la possibilità di andare a caccia anche in periodi delicati per la riproduzione di tutta la fauna (non solo dei cinghiali), diventa ancora più grave in questo particolare periodo che stiamo vivendo perché va incidere su tutti gli animali che sono già stati messi a durissima prova dalla prolungata siccità e dagli incendi che imperversano da mesi nella nostra regione. E in molte zone (ad esempio in valle Peligna) può diventare anche pericolosa per l’uomo perché gli spari si concentrano nelle poche zone risparmiate dal fuoco, le più vicine ai nuclei abitativi.
L’attività di caccia al cinghiale, oltre a incidere direttamente su questa specie, colpisce indirettamente la fauna nel suo insieme con un’opera di disturbo amplificata dalle particolari situazioni appena richiamate. Inoltre va anche detto che l’azione di controllo che si deve esercitare durante queste attività di prelievo è ormai praticamente impossibile: la polizia provinciale è nei fatti stata cancellata mentre il personale del Corpo Forestale dello Stato è stato smembrato e anche coloro che sono stati assorbiti dai Carabinieri sono in larga parte impegnati su altri fronti.
Alla Regione Abruzzo chiediamo di mettere fine a qualsiasi forma di caccia almeno per tutto il mese di settembre e poi avviare una verifica sulle reali condizioni della fauna selvatica per capire come procedere.
Ricordiamo, per l’ennesima volta, che la caccia è un’attività consentita, ma che la fauna costituisce patrimonio indisponibile dello Stato per cui viene prima la tutela di fagiani, volpi o beccacce della volontà di garantire il divertimento dei cacciatori e gli affari delle industrie di armi!
Sarebbe ora infine che si prendesse finalmente atto di una verità incontrovertibile: negli ultimi anni, con la scusa dei danni alle colture, si stanno sempre più allargando le maglie delle regole per l’attività di caccia al cinghiale, ma contemporaneamente i danni alle colture, invece di diminuire, stanno aumentando. A dimostrazione che la problematica dei cinghiali, creata dai cacciatori attraverso ripopolamenti fatti senza criterio, continua ad essere alimentata dai cacciatori stessi che non hanno alcun reale interesse a risolverla visto che dai cinghiali ricavano divertimento e, cosa più importante per alcuni di loro, entrate in nero con la vendita dei capi abbattuti sui quali i controlli sono da sempre scarsi, se non assenti!

31.8.17

Abruzzo in fiamme: facciamoci sentire!

 
WWF e Legambiente hanno promosso un sit-in/conferenza stampa per sabato 2 settembre a Pescara, in piazza Sacro Cuore, all’insegna dello slogan: Facciamoci sentire! BASTA ROGHI. L’iniziativa è aperta alla partecipazione di chiunque.
Siamo di fronte a una situazione eccezionalmente drammatica: il 2017 è stato caratterizzato, già dai primi mesi dell’anno, da un andamento meteorologico con temperature massime elevate e lunghi periodi siccitosi. Una situazione nella quale hanno avuto facile esca gli incendi, aumentati quest’anno in maniera impressionante in tutta Italia, sia nel numero complessivo sia per quanto riguarda la superficie percorsa dal fuoco che nel nostro Paese: secondo i dati di fonte European Forest Fire Information (EFFIS), diffusi da ISPRA, l’aumento da gennaio a oggi rispetto alla media del decennio precedente sarebbe del 260%!
In Abruzzo, pur se il problema incendi non rappresenta certo una novità (nel periodo 2007 – 2012 sono stati attraversati dalle fiamme ben 30mila ettari di superficie la metà dei quali coperta da boschi), la situazione di quest’anno è a livelli mai conosciuti prima. A confronto con quelli attuali i pure notevoli numeri del 2016 appaiono assurdamente quasi confortanti: 89 incendi che hanno riguardato 87 ettari di bosco e 404 ettari di superficie non boschiva (fonte ex Corpo Forestale dello Stato, dati pubblicati sul sito della Regione Abruzzo).
Una situazione allucinante, aggravata dalla gestione della riforma del Corpo Forestale dello Stato che, quanto meno sul piano della lotta agli incendi, non ha funzionato.
A fronte di questo quadro far sentire la voce dei cittadini, chiedere scelte precise e coerenti a livello nazionale e locale, chiedere che la politica impari dai propri errori e sia capace, quando occorre, di correggere decisioni sbagliate, è la strada giusta.
Per questo il sit-in. A Pescara, città accogliente e facilmente raggiungibile (non a caso è stata scelta Piazza Sacro Cuore, a due passi dalla stazione ferroviaria, dal terminal bus e dal grande parcheggio delle aree di risulta) e non a Sulmona o nelle altre località vicine ai roghi, per non ostacolare il prezioso lavoro dei vigili del fuoco, delle forze dell’ordine, dei tantissimi volontari, compresi quelli che recentemente – organizzati dai Comuni e dalle Riserve regionale – si stanno impegnando nella sorveglianza dei territori.
Vogliamo chiedere ai Carabinieri Forestali e alla Magistratura di impegnarsi ancor più di quanto sempre fanno per stanare e punire questi criminali incendiari e gli eventuali loro mandanti; ai Parchi e alle aree protette di centuplicare gli sforzi in difesa della Natura e di adottare misure di prevenzione adeguate; alla Regione di dotarsi di un efficiente piano di sorveglianza e di intervento anti-incendi e di programmare il futuro ascoltando, non solo chi ha interesse a lavori in appalto, ma esperti indipendenti che indichino la strada giusta da percorrere; ai cittadini di segnalare tutto quanto vengono a sapere in merito a comportamenti scorretti o illegali che possano aiutare le forze dell’ordine a svolgere le indagini; agli organi di informazione nazionali, che solo dopo parecchi giorni si sono accorti di quanto stava accadendo in Abruzzo, di non inseguire lo scoop a ogni costo, ma di offrire ai cittadini la consueta corretta informazione, perché questa immane tragedia ambientale non si trasformi nell’occasione per ulteriori futuri scempi.
All’incontro sarà presente anche il Sottosegretario Mario Mazzocca con delega all’Ambiente e alla Protezione Civile al quale chiederemo cosa sta facendo la Regione per arginare questo disastro e con il quale ci confronteremo sulle scelte future post-emergenza. E stiamo invitando a partecipare anche gli altri soggetti competenti.
Per la gestione post-emergenziale è bene tenere presente che al di là del divieto stabilito dalla legge, ogni eventuale azione di rimboschimento, con conseguente trasformazione di aree di pregio naturalistico in ambienti artificiali, sarebbe errata.
Allo stesso modo è errato il concetto, accreditato dai mass-media anche a livello nazionale, che tra le possibili condizioni che avrebbero favorito le fiamme ci sia la mancata “pulizia” del sottobosco.
Quella che manca è la gestione sostenibile dei nostri boschi, oggi per la gran parte abbandonati e senza un indirizzo selviculturale in grado di conservare la biodiversità forestale e rispondere alle sfide che impone il cambio climatico a livello locale e globale. Senza una gestione forestale sostenibile ed eticamente corretta, i boschi continueranno ad essere preda di incendiari e speculatori e non svolgeranno in maniera adeguata la loro funzione ecosistemica e di regolazione del clima rischiando di essere trasformati da ecosistema complesso in un semplice insieme di alberi.
Occorre ben altro, ed è quello che chiederemo sabato: un impegno straordinario contro gli incendi che stanno devastando la Regione Verde d’Europa dettato dalla sapienza e dal ragionamento, certamente non dalle emozioni della prima ora…

29.8.17

Basta roghi!

Volontari per emergenza incendi

 
A causa dell’emergenza incendi in Valle Peligna, dove si trova anche l'Oasi WWF delle Gole del Sagittario, i Comuni di Pettorano sul Gizio, Rocca Pia, Introdacqua, Bugnara, Anversa degli Abruzzi, Cocullo, Scanno e Villalago, in collaborazione con le Riserve naturali regionali Monte Genzana Alto Gizio e Gole del Sagittario e le Associazioni di volontariato e ambientaliste, organizzati e coordinati dai gruppi comunali della Protezione Civile, intendono intensificare l’attività di vigilanza e presidio del territorio volta a scongiurare episodi dolosi.
Pertanto chiunque volesse mettersi a disposizione, in forma privata o organizzata, può contattare i seguenti riferimenti:
  • Comune di Pettorano/Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio: 0864487006­ - 3406458665. Protezione Civile: 3476508417 - 3331480820;
  • Comune di Rocca Pia: 0864203005;
  • Comune di Introdacqua: 086447116;
  • Comune di Bugnara: 3298087884 (Sindaco);
  • Anversa degli Abruzzi e Cocullo: 3205662061;
  • Comune di Scanno: 3463592582 (Sindaco);
  • Comune di Villalago: 3277582018.

28.8.17

Parere dell'ISPRA su caccia e incendi: animali colpiti e sotto stress, applicare il principio di precauzione

 
Il parere dell’ISPRA, massimo organo consultivo di Regioni e Governo sul tema dell’attività venatoria, in merito alle “condizioni meteoclimatiche” e la caccia è inequivocabile: le condizioni di caldo estremo che perdurano da mesi, caratterizzate “da temperature massime assai elevate e prolungati periodi di siccità, che ha determinato in tutta Italia una situazione accentuata di stress in molti ecosistemi”, aggravate da una drammatica espansione degli incendi comportano “una condizione di rischio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale e rischiano di avere, nel breve e nel medio periodo, effetti negativi sulla dinamica di popolazione di molte specie”.
Le Regioni, quindi, si comportino di conseguenza prevedendo il divieto o la forte limitazione dell’attività venatoria.
Il WWF, che agli inizi di agosto ha scritto a tutte le Regioni per chiedere risposte serie e adeguate alla drammatica situazione della fauna e degli ecosistemi naturali, ritiene che quanto prescrive l’autorevole parere dell’ISPRA sia davvero il minimo che le Regioni debbano fare per garantire quel “nucleo di salvaguardia” della fauna selvatica tante volte richiamato anche dalla Corte Costituzionale per rispettare le norme europee ed internazionali.
Se si va a caccia in queste condizioni, non solo si uccidono animali stremati da fame e sete o ormai senza forze già consumate per fuggire dal fuoco, ma si attenta anche alla sopravvivenza delle future popolazioni di molte specie selvatiche.
Gli animali sopravvissuti, molti dei quali si stanno preparando a ripartire per i luoghi di nidificazione o sono già in piena stagione riproduttiva, hanno subito un grave peggioramento delle condizioni fisiche “poiché risulta necessario un maggior dispendio energetico per raggiungere le fonti idriche, che si presentano ridotte e fortemente disperse. Ciò può condizionare negativamente il successo riproduttivo e aumentare la mortalità degli individui giovani e adulti, a causa di una maggior vulnerabilità a malattie e predazione”, secondo il parere dell’ISPRA che ritiene, quindi, necessario e opportuno che “vengano adottate a titolo precauzionale misure volte a limitare la pressione venatoria nel corso della stagione”.
 
“Stiamo ancora aspettando una risposta alla nostra richiesta di inizio agosto”, dichiara il vicepresidente del WWF Italia, Dante Caserta, che aggiunge: “La maggior parte delle Regioni (tranne l’Abruzzo che aprirà la stagione venatoria il primo ottobre), da quel che ci risulta, sta facendo orecchie da mercante, ignorando ogni richiamo alla ragionevolezza e alla responsabilità, senza neanche rinunciare alle giornate di preapertura ai primi di settembre anche quando hanno avuto decine di migliaia di ettari devastati dal fuoco come in Sicilia e in Campania. È davvero singolare che anche quest’anno, dopo le diverse emergenze che hanno messo in difficoltà il nostro Paese si debba fare ricorso alla magistratura (amministrativa e laddove necessario anche penale) per ottenere il rispetto del diritto degli animali selvatici a continuare a vivere”.
 
Il WWF, ribadendo quanto scritto ad ogni Regione ai primi di agosto, in base ad un serio studio e monitoraggio delle condizioni locali chiede:
  1. divieto o forti limitazioni dell’attività venatoria;
  2. blocco dei ripopolamenti fino a data da destinarsi, per non sottrarre importanti risorse trofiche alla fauna già presente;
  3. blocco di qualsiasi forma di addestramento di cani da caccia e di gare cinofile che costituiscono ulteriori fattori di stress per le popolazioni selvatiche.