20.11.18

Un motor show sulla spiaggia di Silvi

 
Questa mattina il WWF Teramo ha provveduto ad inviare una lettera al Comune di Silvi, e per conoscenza all’Area Marina Protetta Torre di Cerrano, alla Regione Abruzzo, alla Capitaneria di Porto di Pescara, all’Ufficio Locale Marittimo di Silvi e alla Direzione per la Protezione della Natura e del Mare del Ministero dell’Ambiente in merito all’Ordinanza n. 136 dell’8/11/2018 del Sindaco del Comune di Silvi che autorizza per il 24/25 novembre (o la settimana successiva in caso di maltempo) la manifestazione “Silvi Motor Show” sulla spiaggia di Silvi nell’area demaniale adiacente Piazza dei Pini.
L’Associazione ritiene non condivisibile la scelta degli organizzatori e dell’Amministrazione comunale di tenere una manifestazione simile sul litorale, considerati l’impatto che la stessa avrà e l’effetto “simulazione” che potrà determinare. A giudizio del WWF, infatti, svolgere un’attività del genere in un luogo che, opportunamente, è di regola vietato al transito di mezzi moto e auto, rappresenta un evidente controsenso.
Al di là comunque delle motivazioni che hanno spinto l’Amministrazione ad autorizzare l’evento, il WWF ha chiesto se è stata effettuata la Valutazione di Incidenza Ambientale necessaria su tutti gli interventi che ricadono all’interno delle aree della Rete Natura 2000, ma anche per quelli esterni che però possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito. Considerato che la manifestazione si svolgerà ai confini dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, che coincide con il Sito di Interesse Comunitario “Torre di Cerrano” (SIC riconosciuto da Regione, Stato e Unione Europea con il codice IT7120215), si ritiene che la Valutazione di Incidenza Ambientale debba essere effettuata anche sull’intervento in questione.

19.11.18

Orso Bruno marsicano: convocare gli Stati generali dell'Orso e nel frattempo misure immediate

 
Trascorso il momento della tristezza per una specie simbolo che sempre più rischia di essere cancellata dalla faccia della terra dall’incuria e dalla approssimazione con cui l’uomo gestisce le aree montane nella quale il plantigrado vive, è il momento di agire.
A fronte di una situazione di eccezionale gravità servono provvedimenti eccezionali che consentano agli ultimi orsi marsicani presenti nel nostro territorio di vivere e riprodursi in tranquillità per un numero di anni sufficiente a mettere la specie in sicurezza.
Provvedimenti che vanno adottati con urgenza agendo con decisione.
Il WWF torna a chiedere la convocazione dagli Stati Generali sull’Orso con la partecipazione di tutti i soggetti competenti, a cominciare dal Ministero dell’Ambiente, dalle Regioni e dalle aree protette, insieme ai rappresentanti del mondo scientifico e dell'associazionismo. Una convocazione da fare in tempi rapidissimi perché siamo già in una situazione di assoluta emergenza.
Il WWF chiede inoltre, come primo e immediato provvedimento, che i prefetti competenti dispongano un immediato e aggiornato censimento (con relativa messa in sicurezza) di tutte le strutture potenzialmente pericolose presenti nell’areale dell’orso, non solo nel territorio dei parchi, e ribadisce al riguardo la propria disponibilità a contribuire, anche economicamente, come già comunicato al Presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo sabato scorso durante la presentazione a Pescara del Check-up WWF su Parchi nazionali e Aree Marine Protette.
“Per la salvezza dell’Orso - dichiara il Delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio - ogni giorno è prezioso. Chiediamo al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa di farsi carico di questa situazione di allarme rosso agendo con determinazione e rapidità. Appena dopo la scoperta dell’ultimo drammatico incidente abbiamo parlato di guardarci negli occhi e di riflettere: se davvero si vuole salvare una specie simbolo dell’Abruzzo, dell’Appennino centrale e del Paese tutto non possiamo nasconderci dietro cavilli burocratici o perderci dietro piccoli interessi locali. Non basta appellarsi ai Parchi e confidare nella sola protezione delle aree tutelate. Occorre fare di più e farlo subito”.

Check-up Parchi e Aree Marine Protette: dopo la diagnosi, ci vogliono le cure

 
Presentato sabato mattina a Pescara il Check-up 2018 del WWF Italia su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette, che ha riguardato tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente operativi e 26 Aree Marine Protette sulle 29 istituite. I risultati sono stati illustrati da Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo, e da Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia. Particolare attenzione è stata ovviamente riservata alla situazione abruzzese anche con la successiva tavola rotonda, protagonisti i presidenti dei tre Parchi nazionali e dell’Area marina protetta presenti nella regione e il sottosegretario con delega all’ambiente Mario Mazzocca.
Ovviamente la cronaca è entrata pesantemente nel dibattito. È emersa l’esigenza urgente di migliorare il livello di protezione della fauna, soprattutto di quella più rara e preziosa, come la vicenda dell’orsa annegata con i suoi due cuccioli ha drammaticamente riportato in primo piano proprio in questi giorni, evidenziando inaccettabili mancanze che compromettono tutto l'apparato di gestione, vanificando anni di azioni per la tutela delle specie.
Il Check-up, realizzato dal WWF grazie alla sua rete di volontari, ha nei fatti fotografato l’attuale situazione della natura in Italia. L’indagine è stata condotta con il metodo della Valutazione e Prioritizzazione Rapida della Gestione delle Aree Protette (RAPPAM) che offre uno strumento per raggiungere l’obiettivo di una gestione più efficiente ed efficace dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette. Dal report, com’era inevitabile che fosse, emergono luci e ombre. Le principali criticità sono legate agli strumenti di gestione, alla carenza di personale qualificato e di risorse disponibili per progetti di conservazione. Dai dati raccolti emerge che nei Parchi nazionali turismo, incendi e cambiamenti climatici sono percepiti come le principali pressioni che attualmente insistono sulla biodiversità. È da considerare il fatto che solo nel 30% dei casi è stato approvato in via definitiva il Piano per il Parco. Punto dolente la gestione, con percentuali nella pianta organica di personale dedicato primariamente alla conservazione della biodiversità (biologi, naturalisti, geologi, ecc.) spesso inferiori al 10%. Ancor peggio per i finanziamenti: ogni anno, in media, nel nostro Paese vengono destinati ai Parchi soltanto 1,35 euro per abitante: una spesa equivalente al costo di un cappuccino.
Nonostante i suoi 7500 chilometri di coste l’Italia sembra anche aver voltato le spalle al mare. Le 29 Aree marine protette (inclusi i 2 parchi sommersi), infatti, incidono solo su 700 chilometri di costa (pari allo 0,8% del totale) e su 228 mila ettari di mare, con scarsissime risorse: nel 2017 sono stati destinati per il funzionamento e la gestione appena 7 milioni di euro. Rifiuti spiaggiati e plastiche in mare, turismo e traffico navale sono percepiti come le pressioni che affliggono con maggiore intensità la biodiversità delle AMP italiane, in particolare quelle di piccole dimensioni, mentre bracconaggio e pesca illegale costituiscono la pressione più diffusa, con trend spesso in aumento. Per quanto riguarda strategie e strumenti di gestione, quasi il 70% delle AMP ha un Piano di gestione approvato in via definitiva e quasi l’80% degli enti ha approvato il proprio Regolamento.
Dal raggruppamento di tutte le voci prese in esame è stato ricavato un indice di performance, con uno specifico punteggio. I tre parchi nazionali abruzzesi sono tutti tra i dieci parchi che hanno superato di poco quota 150. Non è male ma va tenuto conto che il punteggio massimo teoricamente raggiungibile era 300 e che ha avuto un peso considerevole la grandissima biodiversità che l’Abruzzo ha la fortuna di ospitare. Tra le aree marine protette quella del Cerrano si colloca invece circa a metà graduatoria.
Sul piano della governance i problemi non mancano: il parco della Majella ha da anni un direttore a mezzo servizio, addirittura “in prestito” da un parco regionale, ed è privo del presidente; al parco d’Abruzzo il direttore manca ormai da 2 anni mentre al Gran Sasso Monti della Laga è stato da poco nominato, dopo anni di deleghe continuamente rinnovate a un facente funzioni…
Si è parlato anche di quello che Luciano Di Tizio, in una delle sue ultime attività pubbliche come delegato del WWF Abruzzo (concluderà il suo mandato a fine anno) ha definito “il parco che non c’è” denunciando ancora una volta la assurda situazione della Costa Teatina, formalmente area protetta da inizio secolo ma sempre in fase di stallo. Il sottosegretario Mario Mazzocca ha ricordato in proposito che il 4 dicembre prossimo avrà un incontro con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa “nel quale – ha detto – saranno affrontate le criticità dei Parchi abruzzesi, comprese quelle emerse oggi e dal report del WWF, e anche la situazione di quello della Costa Teatina, perimetrato da un commissario e rimasto stranamente in sospeso”.

14.11.18

Check-up WWF su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette: sabato 17 novembre a Pescara

 
Sabato 17 novembre, alle ore 10.30, sarà presentato a Pescara, presso la Sala Filomena Delli Castelli della Regione Abruzzo in Viale Bovio, il Check-up del WWF Italia su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette.
I risultati del Check-up, che ha riguardato tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente operativi e 26 Aree Marine Protette sulle 29 istituite, saranno illustrati da Filomena Ricci, Responsabile Conservazione del WWF Abruzzo, e da Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia, con particolare alla situazione abruzzese.
A seguire vi sarà una tavola rotonda cui prenderanno parte: Antonio Carrara, Presidente del Parco
Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Claudio D’Emilio, Vicepresidente del Parco Nazionale della Majella, Tommaso Navarra, Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Leone Cantarini, Presidente dell’Area Marina Protetta Torre di Cerrano, e Mario Mazzocca, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale con delega all’ambiente.
“Il Check-up 2018 dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette, realizzato dal WWF Italia grazie alla sua rete di volontari presenti in tutte le regioni italiane, permette di scattare un’istantanea dell’attuale situazione della natura d’Italia”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo che modererà i lavori della mattinata. “L’indagine è stata condotta con il metodo della Valutazione e Prioritizzazione Rapida della Gestione delle Aree Protette (RAPPAM) che offre uno strumento per raggiungere l’obiettivo di una gestione più efficiente ed efficace dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette. Come vedremo, dallo studio emerge che il lungo cammino iniziato con la legge quadro n. 394/91 è ancora ben lontano dall’essere completato. Sarà interessante anche verificare cosa pensano gli attuali presidenti delle aree protette nazionali presenti nella nostra regione e come loro vedono il futuro dei parchi terrestri e marini”.

Rifiuti abbandonati lungo il Vibrata: esposto del WWF Teramo


Il Presidente del WWF Teramo, Claudio Calisti, ha inviato un esposto ai Carabinieri Forestali e per conoscenza al Sindaco e al Comandante dei Vigili urbani del Comune di Alba Adriatica nel quale viene segnalato l’abbandono di rifiuti nei pressi del Torrente Vibrata in contrada/viale Vibrata nel tratto di strada che dal bivio di Corropoli sale verso Tortoreto Alto.
A fine settembre il WWF aveva già inviato una prima segnalazione al Comune. A distanza di due quasi mesi, però, i rifiuti abbandonati nell’area sono aumentati. Del resto l’area in questione è da sempre interessata dallo scarico illegale di vario materiale e più volte è stata oggetto di segnalazione alle autorità competenti da parte del WWF e di altri organismi che hanno anche organizzato giornate di pulizia.
A parere del WWF dovrebbero svolgersi delle puntuali indagini sul materiale depositato per cercare di risalire a chi continua a scaricare illegalmente rifiuti. Questo tipo di comportamento, infatti, è altamente incivile e rappresenta, oltre che un notevole danno ambientale, anche un danno economico per la collettività perché le amministrazioni comunali sono tenute ad intervenire a spese della collettività con un’opera di bonifica.
L’abbandono dei rifiuti lungo i corsi d’acqua della nostra provincia è purtroppo molto diffuso e denota uno scarso controllo del territorio, estremamente pericoloso: dove oggi vengono abbandonati calcinacci e vecchi frigoriferi, domani potrebbero essere abbandonati rifiuti tossici e pericolosi, come avviene in tante altre regioni d’Italia. Questi fenomeni sono spesso legati alla malavita organizzata e il passo dall’abbandono di rifiuti urbani ai più pericolosi rifiuti industriali è spesso molto breve.
Il WWF torna a chiedere un aumento dei controlli sul territorio, sia attraverso un potenziamento delle verifiche da parte delle Forze dell’Ordine, sia attraverso la diffusione di sistemi di videosorveglianza e la chiusura delle strade di accesso ai lungofiumi.
 
 
 

12.11.18

A un anno dalla Manifestazione per l’Acqua Trasparente, una riflessione del WWF Teramo

 
11 novembre 2017: circa 4.000 cittadine e cittadini, rispondendo all’appello dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, marciano a Teramo per la Manifestazione per l’Acqua Trasparente, chiedendo trasparenza, partecipazione e sicurezza.
A distanza di un anno da quella manifestazione, le richieste di singoli cittadini, associazioni e istituzioni restano in larga parte senza risposta.
Su trasparenza e partecipazione, la Regione finora non ha concesso alle associazioni di protezione ambientale, promozione sociale e tutela dei consumatori, tutte portatrici di interessi tutelati dalla Costituzione, di far parte della “Commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso”, nonostante la posizione favorevole presa al riguardo dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale a luglio scorso.
Sulla sicurezza, si attendavano per settembre le proposte progettuali dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della Strada dei Parchi SpA per la messa in sicurezza definitiva dell’acquifero (a quasi un anno e mezzo dall’incidente dell’8/9 maggio), ma siamo a novembre e non vi è nessuna notizia al riguardo.
Nel frattempo un passo avanti verso l’accertamento della verità è venuto dalla Procura di Teramo con la conclusione delle indagini sull’incidente dell’8/9 maggio 2017.
Le indagini hanno visto il coinvolgimento di tre esperti che hanno ricostruito lo stato dell’arte delle interferenze tra laboratori, gallerie autostradali e acquifero: una ricostruzione, quindi, utile anche per definire gli interventi necessari per la messa in sicurezza. E un elemento di novità è stata la decisione della Procura teramana di inviare le conclusioni della consulenza dei tre esperti a tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali, richiamando così ciascun ente alle proprie responsabilità. Perché, al di là degli aspetti processuali, esiste una situazione di potenziale pericolo su cui tutti gli amministratori, in base alle loro competenze, possono e devono intervenire fin da subito per rendere sicura l’acqua che arriva nelle nostre case, tutelando lo stato ambientale di un ampio territorio, a partire da quello del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e la salute dei 700.000 abruzzesi che bevono l’acqua del Gran Sasso.
Le nostre richieste continuano ad essere le stesse di sempre: trasparenza, partecipazione e sicurezza, oggi più che mai necessarie!

10.11.18

Al via il Wolf School Tour


“La convivenza tra uomo e lupo attraverso conoscenza e divulgazione”: è questo il titolo del primo incontro del Wolf School Tour, un percorso scientifico-divulgativo itinerante per conoscere il Lupo, organizzato dal WWF Teramo e dal Project Wolf Ethology del Centro Studi per l’Ecologia e la Biodiversità Appenninica nelle scuole della provincia di Teramo, ma che interesserà anche scuole di altre province italiane.
Il progetto si articolerà in una serie di incontri di ricercatori e divulgatori con le classi degli Istituti scolastici superiori per far conoscere la vita e le caratteristiche di questo splendido animale che da sempre vive nella nostra Regione.
La prima tappa si svolgerà lunedì 12 novembre 2018, alle ore 10.30, presso l’Istituto d’Istruzione Superiore Di Poppa-Rozzi al Polo Agrario di Piano d’Accio a Teramo.
Il programma della giornata, dopo i saluti della preside, Caterina Provvisiero, e dell’insegnante referente per il progetto, Silvia Di Gennaro, vedrà gli interventi, moderati da Valeria Narcisi, Medico Veterinario, di:
  • Andrea Gallizia, Medico veterinario Project Wolf Ethology CSEBA Teramo-Gargano: Conosciamo il Lupo e le strategie di convivenza efficaci per la tutela della biodiversità;
  • Federica Bava, Medico veterinario Project Wolf Ethology CSEBA Teramo-Gargano: La ricerca in ausilio alla zootecnia attraverso la conoscenza delle specie selvatiche;
  • Fausta Filippelli, WWF Teramo: Il WWF per la tutela del Lupo.
Al termine dei loro interventi, i relatori parteciperanno ad un dibattito con gli studenti per rispondere alle loro domande.
“La tutela dei grandi carnivori come il Lupo è un impegno che ci coinvolge tutti”, dichiara Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo. “La convivenza tra le attività umane e il Lupo è assolutamente possibile, basta adottare semplici accorgimenti ormai ben collaudati. Abbiamo voluto organizzare questa attività nelle scuole proprio per far vedere ai ragazzi il lavoro svolto dai ricercatori e ricordare come è stato possibile salvare una specie come il Lupo che in Italia all’inizio degli Anni ’70 era sull’orlo dell’estinzione”.

7.11.18

Vittoria sull'istanza di ricerca gas al Lago di Bomba... ma non solo!

 
Leggere il parere negativo della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale sul controverso progetto di coltivazione di gas sotto il Lago di Bomba ha rappresentato per il WWF Abruzzo, e crediamo per tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio, una gioia immensa. Confidiamo che siamo di fronte alla definitiva archiviazione di un progetto che tiene con il fiato sospeso tanti cittadini fin dal lontano 2010 e che ha visto un impegno comune del comitato “Gestione Partecipata del Territorio”, WWF e Legambiente, altre associazioni ambientaliste, amministratori dell’area, della Provincia e della Regione.
“La società proponente a questo punto potrebbe ricorrere al TAR”, dichiara Fabrizia Arduini, responsabile Energia del WWF Abruzzo, “ma ci sono molti elementi che ci portano a credere che la società lascerà definitivamente quell’area. Ricordiamo la sconfitta che rimediarono al Consiglio di Stato nel 2015, quando impugnarono il primo parere negativo della Commissione di Valutazione della Regione Abruzzo, prima di riprovarci presentando il nuovo progetto. Forse non conoscevano la proprietà commutativa per cui, cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”.
Il WWF Abruzzo rivolge un sentito ringraziamento allo straordinario gruppo scientifico con cui si onora di collaborare: Francesco Stoppa, Francesco Brozzetti, Giusy La Vecchia, Piero Di Carlo e Loredana Pompilio della Università D’Annunzio. I progetti che trattano combustibili fossili sono estremamente complessi, avere docenti che, a titolo volontario, si sobbarcano il fondamentale studio scientifico per dimostrarne la pericolosità non ha prezzo. E un ringraziamento speciale va a Maria Rita D’Orsogna che, anche questa volta, non ha fatto mancare il suo importante contributo in questa battaglia.
“Le buone notizie sul versante della difesa dell’Abruzzo dalla “petrolizzazione” non finiscono qui”, aggiunge la Arduini. “Oltre alla decisione su Colle Santo - Lago di Bomba, arrivano le scadenze naturali di istanze e titoli minerari quali San Venere in provincia di Teramo, dove il WWF era riuscito a vincere in commissione di Valutazione di Impatto Ambientale, Santa Maria Imbaro in provincia di Chieti e Pescopennataro tra Molise e Abruzzo che da anni “giacevano” dormienti. Possiamo ben dire che alla gioia si aggiunge un moto di orgoglio regionale, poiché in terra d’Abruzzo si registra una certa “sfiducia” da parte dei petrolieri, poiché solitamente non demordono facilmente e portano avanti le istanze per anni e anni tra sospensioni e rinvii”.
Per il WWF questi sono segnali che vanno nella giusta direzione. Ma è ancora troppo poco! Si può e si deve cambiare pagina: dobbiamo uscire al più presto dal ricatto mortale delle fonti fossili, tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto. Le tragedie di questi giorni sono solo un piccolo assaggio di quanto potrà accadere se non abbandoneremo le fonti fossili e non investiremo nel risparmio energetico e nelle fonti alternative. 

6.11.18

Corsi d'acqua: più sono naturali, più sono sicuri!

 
Le violente alluvioni che hanno colpito l’Italia, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige, sono causate dagli effetti cambiamenti climatici, ma i danni e, purtroppo, le numerose vittime sono il risultato dell’incuria e della cattiva gestione del nostro territorio.
La canalizzazione dei corsi d’acqua, il taglio della vegetazione ripariale, l’occupazione di gran parte delle aree naturali di esondazione sono tra le principali cause che hanno grandemente aumentato il rischio per le popolazioni e per molti centri abitati lungo i fiumi.
Per questo il WWF ha rilanciato oggi la Campagna europea #ProtectWater con una scheda su Effetto naturale o artificiale: 7 punti che evidenziano le differenze tra fiumi pericolosi e quelli liberi e sicuri secondo il principio che la natura è la nostra più grande alleata.
La Campagna mira a difendere uno strumento fondamentale per la gestione dei corsi d’acqua europei, la direttiva Quadro acque 2000/60/CE capace di garantire la tutela della risorsa idrica perché affida il buon governo delle acque ad Autorità di Distretto che operano a livello di bacino idrografico, la scala di intervento più efficace per tutelare i nostri corsi d’acqua e garantire la sicurezza delle persone.
Per il WWF, ora più che mai, è indispensabile tutelare il nostro patrimonio naturale e avviare una diffusa azione di rinaturazione e ripristino ambientale a partire dalla ‘liberazione’ di fiumi e torrenti favorendo la loro esondazione naturale. Ovviamente questo va attuato nelle aree al di fuori dei centri abitati e ovunque possibile, altrimenti, come abbiamo visto, sono i corsi d’acqua che trovano le vie dove sfogare la loro irruenza invadendo e distruggendo i centri abitati.
Purtroppo esistono gruppi di pressione in Europa che ostacolano la piena attuazione della Direttiva Acque e che addirittura vogliono cambiarla in peggio approfittando dell’occasione della Consultazione popolare in corso, aperta dalla Commissione Europea lo scorso 17 settembre.
Non possiamo permettere che la Direttiva Acque venga cambiata o che vengano ulteriormente prorogati i termini per il raggiungimento dei suoi obiettivi di qualità.
Aiutaci a tutelare la Direttiva Quadro Acque e partecipa alla Consultazione Pubblica avviata dall’Unione Europea sull’efficacia di questa importante legge comunitaria.
Il WWF invita a far sentire la propria voce attraverso il sito #protectwater e cliccando su Agisci Ora! Bisogna mantenere il termine per il raggiungimento del “buono stato ecologico” delle acque, entro il 2027, resistendo a chi lo vorrebbe far slittare. Dobbiamo mantenere questo obiettivo per garantire l’uso plurimo delle acque (per l’agricoltura, l’industria, l’ambiente, per gli usi civici, ricreativi) e la disponibilità di un’acqua degna di essere chiamata tale per le generazioni future.
La natura è la nostra più importante alleata contro i cambiamenti climatici e per questo dobbiamo assecondarla e tutelarla. I fiumi naturali, liberi di divagare e di inondare le loro fasce fluviali, con vaste aree boschive sono quelli più sicuri da un punto di vista idrogeologico, poiché conservano una grande capacità autodepurativa, distribuendo con più equilibrio sabbie e ghiaie movimentate con il loro procedere, proteggendo le sponde dall’erosione. 

Rischio idrogeologico: 7 cose da fare subito!


Non possiamo più assistere a tragedie come quelle che stanno colpendo il nostro Paese, dal Trentino Alto Adige, al Veneto, fino alla Sicilia passando per il Lazio, la Liguria e la Lombardia con un conto dei morti che si fa di giorno in giorno più drammatico.
Tutto questo su un territorio sempre più vulnerabile. I Comuni italiani a rischio sono aumentati dal 2015 al 2017 passando dall’88% al 91% e sono 3 milioni i nuclei familiari che risiedono in aree ad alta vulnerabilità (dati ISPRA): questo territorio è inadatto a rispondere naturalmente ad eventi “normali”, tanto meno ai fenomeni legati ai cambiamenti climatici che si stanno manifestando con questa intensità. Fenomeni amplificati nelle aree in cui l’abusivismo edilizio costituisce una piaga endemica: in Italia ci sono 20 case abusive ogni 100 in Italia e nel Mezzogiorno sono quasi il 50% (ISTAT, 2018).
Il WWF chiede che il Governo organizzi al più presto una Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici per fornire a Regioni e Comuni gli strumenti per rispondere in modo efficace all’emergenza causata dai fenomeni climatici estremi.
È indispensabile un Piano di adattamento che metta in sicurezza il territorio e le persone e che si rilanci l’azione sia per mitigare il cambiamento climatico, vale a dire tagliare drasticamente e, prima della metà del secolo, azzerare le emissioni di carbonio, quindi l’uso dei combustibili fossili, a partire dal Piano Energia Clima la cui prima bozza va predisposta entro la fine dell’anno.
Il WWF invita Governo a compiere subito alcune chiare scelte nel rispetto dei vincoli a tutela del nostro territorio e del paesaggio e sull’abusivismo.
Bisogna convocare un tavolo con le Regioni per procedere alla rapida approvazione dei piani paesaggistici (ad oggi approvati definitivamente solo da Sardegna - per le aree costiere; dalla Toscana e della Puglia) attesi dal 2004 e va aperto un tavolo tecnico con l’ANCI per decidere le priorità di intervento nelle aree a maggiore rischio idrogeologico per procedere, anche con fondi nazionali, agli abbattimenti delle case abusive, alla delocalizzazione delle industrie a rischio (in questi giorni è scoppiato il caso del sito nucleare di Saluggia) e delle attività produttive e delle abitazioni più esposte.
Il WWF chiede, poi, lo stralcio al Senato della Parte III del Decreto su Genova dedicata al condono delle case abusive colpite dal sisma del 2017 ad Ischia.
 
7 COSE DA FARE SUBITO.
È necessario avviare un programma di manutenzione del territorio per tutelare la funzionalità degli ecosistemi e mantenere un adeguato equilibrio territoriale ambientale, che sia integrato con una Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, fondata sui seguenti punti:
  1. Corretta applicazione delle direttive europee, con particolar riguardo alla Direttiva Quadro “Acque” (2000/60/CE) e“Alluvioni” (2007/60/CE).
  2. Consolidamento del ruolo delle autorità di distretto (istituite nel 2016) per il coordinamento degli interventi per il dissesto idrogeologico, la difesa e messa in sicurezza del suolo e la qualità delle acque a livello di bacino idrografico, come previsto dalla Direttiva quadro Acque. Vanno, inoltre, cantierati subito i progetti di ingegneria naturalistica per l’adattamento già approvati dalle Autorità stesse.
  3. Avvio di una diffusa rinaturazione fluviale, volta a recuperare capacità di ritenzione delle acque in montagna e collina e a ripristinare aree di esondazione naturale dei fiumi nei fondovalle e in pianura, rispettando l’obbligo imposto alle Regioni (L. 133/2014), non ancora pienamente rispettato, di impiegare almeno il 20% di finanziamenti della difesa del suolo per interventi integrati per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, promuovendo “infrastrutture verdi”, come anche previsto dalla risoluzioni della Commissione europea (2013/249).
  4. Assicurarsi che i Piani di Protezione civile siano redatti a tutti i livelli istituzionali e che i Comuni siano in grado di attuarli, capaci quindi, laddove necessario, di interdire strade, ponti, sottopassi e tutte le strutture a rischio nei periodi di allerta, predisponendo sistemi di allarme nelle città.
  5. Avvio di una capillare campagna di informazione e formazione sul rischio affinché le popolazioni possano essere consapevoli delle situazioni di rischio (molti non sanno di vivere dentro dei fiumi, sopra a frane attive, in aree a rischio terremoti) e imparare a comportarsi nelle diverse situazioni di rischio.
  6. Promozione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUSD), per migliorare la gestione dell’acqua soprattutto nelle grandi città. Sistemi che sfruttano al meglio i diffusi spazi marginali, parcheggi, giardini, tetti per favorire l’accumulo della pioggia e la loro successiva infiltrazione nel sottosuolo.
  7. Adozione di misure per ridurre i danni agli edifici soggetti a rischio alluvionale con interventi dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici (infissi a tenuta stagna; posizionado barriere mobili in corrispondenza di porte e finestre che possono non impedire l’ingresso dell’acqua ma ritardandolo consentono di allontanarsi o di mettere al sicuro mobili ed oggetti di valore e interventi wet-proof, mirati ad aumentare la resistenza una volta che l’acqua sia entrata (elevazione delle apparecchiature, come quelle elettriche, su piedistalli o piattaforme o istallazione nei piani superiori; protezione delle apparecchiature con sistemi di ancoraggio o a tenuta stagna).
Il WWF, infine, rivolge un appello al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché si adoperi con determinazione per difendere la Direttiva Quadro Acque in Europa: sono attualmente in discussione possibili modifiche, sotto la spinta di diverse lobby, che ne azzererebbero l’efficacia. È invece indispensabile che la Direttiva Quadro Acque sia applicata fino in fondo e anche per questo il WWF chiede a tutti di partecipare numerosi alla Consultazione pubblica sulla Direttiva Quadro Acque, già in corso e aperta fino al 4 marzo 2019, collegandosi a wwf.it/protectwater.