16.11.19

Erosione della costa: paghiamo gli errori di ieri, di oggi... e di domani?


Quanto è accaduto nei giorni scorsi sulla costa abruzzese non rappresenta una novità. Sono anni che l’erosione interessa larghi tratti del nostro litorale. È naturale che il mare avanzi o indietreggi nel corso degli anni. Gli effetti di questo fenomeno sono però amplificati dal fatto che si è costruito lungo tutta la costa e che si sono realizzati interventi puntuali su determinati tratti che hanno finito per danneggiarne altri.
Il dato della “occupazione” costiera è evidente dall’esame degli studi condotti in questi ultimi anni a partire dal Rapporto ISPRA pubblicato nel 2018 che poneva l’Abruzzo tra le regioni maggiormente colpite dalla cementificazione: 91 km risultano urbanizzati, il 63% della costa è stato comunque modificato e un terzo lo è stato in maniera pesante con una infrastrutturazione ormai irreversibile. Entro 300 metri dalla linea di costa (la fascia che per la Legge Galasso del 1985 dovrebbe essere tutelata) abbiamo già cementificato il 36,6% del nostro territorio.
L’ingessatura della costa non fa altro che aumentare i problemi di erosione che già riguardano il 61% del litorale e d’altra parte l’avanzamento del mare produce danni sempre maggiori sulle costruzioni che vengono autorizzate in luoghi che invece dovrebbe essere lasciati liberi.
Le ragioni di quanto sta accadendo sono note.
In primo luogo la gestione scriteriata dei corsi d’acqua che vengono deviati, captati e imbrigliati. Costruiamo dighe e traverse che modificano radicalmente il flusso naturale delle acque e di conseguenza tutto il territorio a valle fino a mare. Si continua a consentire il prelievo di sabbia e pietre dai fiumi. Paghiamo per decenni di una gestione scellerata di fiumi, torrenti e fossi che continua tuttora. Si spendono milioni di euro per mettere in sicurezza opere costruite negli alvei che dovrebbero essere lasciati totalmente liberi. Invece di intervenire in maniera mirata e razionale, ancora oggi si procede con il taglio a raso di tutta la vegetazione spondale determinando, in caso di piena, la velocizzazione del flusso di acqua che arriva a valle con effetti peggiori. Centrali idroelettriche e cementificazione delle sponde determinano una diminuzione del materiale solido trasportato con conseguente aumento dell’azione erosiva. I problemi del mare iniziano molto più a monte della fascia costiera ed è lì che si dovrebbe intervenire in maniera più oculata facendo meno chiacchiere e convegni e più azioni di rinaturalizzazione per ricreare le condizioni ottimali di apporto alla linea di costa.
Gli interventi che invece si continuano a portare avanti con la creazione di barriere frangiflutti e pennelli risolvono (in parte) i problemi del tratto in cui si interviene, ma aumentano quelli dei tratti vicini. Procedere in questo modo è sbagliato, come dimostra proprio quello che sta accadendo in questi giorni, a meno che non si voglia creare una barriera lungo tutta il litorale con costi insostenibili per la collettività di centinaia e centinaia di milioni di euro e con effetti comunque totalmente negativi sulla balneabilità per il mancato ricambio di acqua verso il mare aperto.
Con i cambiamenti climatici in atto queste situazioni di repentino peggioramento con forti precipitazioni e mareggiate improvvise tenderanno a diventare sempre più frequenti. Manca una politica di adattamento a quanto ormai stiamo vivendo sulla nostra pelle. Per non parlare poi del fenomeno di innalzamento del livello del mare che potrà diventare un problema reale nel giro di pochi anni e che secondo gli studi dell’ENEA colpirà pesantemente anche la fascia adriatica.
In questi giorni – e questo è un dato sul quale si dovrebbe riflettere - i pochi tratti di costa abruzzese meno invasi dall’uomo hanno resistito meglio alla forza del mare. Mentre crollavano stabilimenti e piste ciclabili, la spiaggia dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, dove c’è la duna con una vegetazione retrodunale, dove i fondali del tratto di mare antistante presentano ancora delle secche e non vengono “arati” dalle turbosoffianti delle vongolare, non è stata intaccata. Simili situazioni si registrano a Ortona nel tratto di litorale dove sono presenti ancora le dune, ad Alba Adriatica alla Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare o a Martinsicuro. In tutti i tratti meno cementificati dove si è mantenuto un minimo di naturalità il sistema trova un suo punto di equilibrio e i danni diminuiscono.
Una politica oculata da questo dovrebbe ripartire. Dovrebbe essere capace di mettere da parte le emozioni del momento e avviare in tempi rapidi un piano di tutela della costa, di adattamento ai cambiamenti climatici, di pianificazione territoriale e di rinaturalizzazione che si discosti totalmente dagli errori del passato e che possa aiutare a gestire un territorio ormai fragilissimo.
Ma le dichiarazioni che si sentono in questi giorni, purtroppo, non fanno ben sperare…


14.11.19

Sabato 16 novembre ad Alba Adriatica una giornata dedicata all’educazione ambientale e alla tutela della costa

Sabato 16 novembre ad Alba Adriatica si terrà presso la Biblioteca Comunale di Villa Flaiani la manifestazione “Un giorno per l’ambiente” organizzata dal WWF Teramo in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e la Biblioteca comunale e con il supporto delle Guide del Borsacchio, il Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino, l’Associazione Albatour e la ProLoco Spiaggia d’Argento.
La mattina dalle ore 10 sarà dedicata ad un laboratorio di educazione ambientale “Botanico in erba”: un percorso didattico alla scoperta delle erbe spontanee rivolto ai bambini dagli 8 agli 11 anni per conoscere la ricchezza floristica delle aree costiere.
Nel pomeriggio, invece, alle ore 16 si terrà una tavola rotonda dal titolo “La difesa della costa: 5 esperienze di tutela costiera si confrontano”. L’incontro sarà aperto dai saluti del Sindaco Antonietta Casciotti e dell’Assessore all’ambiente Nicolino Colonnelli e vedrà le relazioni di Corrado Battisti della Stazione di ricerca LTER Torre Flavia della Città Metropolitana di Roma Capitale, Marco Borgatti Presidente dell’associazione Guide del Borsacchio, Fabiola Carusi Responsabile WWF per il Progetto Salvafratino Abruzzo e referente del Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino, Stefano De Ritis Responsabile scientifico del Progetto Salvafratino Abruzzo e Claudio Sebastianelli Presidente dell’Associazione ARCA di Senigallia.
La tavola rotonda, di grande attualità in questo momento, è l’evento finale dell’edizione 2019 del Progetto “Il mondo del Fratino” che per il terzo anno consecutivo ha visto il WWF Teramo e il Comune di Alba Adriatica collaborare per la promozione della Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare, un piccolo tratto di costa albense lasciato libero e gestito insieme da WWF e Comune.
Durante la giornata sarà anche esposta una mostra di disegni naturalistici dell'artista Gaspare Zichittella.
Entrambi gli eventi sono gratuiti (necessaria la prenotazione al 3497594945 per il laboratorio didattico della mattina) e si svolgeranno presso la Biblioteca Comunale a Villa Flaiani in via Roma n. 32 ad Alba Adriatica.

12.11.19

A due anni dalla Manifestazione per l’Acqua Trasparente cosa è cambiato per l’acqua del Gran Sasso?

 
Sono trascorsi due anni dalla grande Manifestazione per l’Acqua Trasparente che l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI e Italia Nostra, organizzò l’11 novembre del 2017.
Fu una delle più grandi manifestazioni mai fatte a Teramo con circa 3.500 partecipanti e l’adesione della Provincia di Teramo, dell’Assemblea dei Sindaci dei Comuni della provincia di Teramo e di decine e decine di associazioni, comitati, sindacati e forze politiche che attraversarono in modo pacifico e colorato il centro cittadino dai Tigli fino a piazza Sant’Anna.
Dal palco e durante il corteo furono ribadite le richieste dell’Osservatorio e della comunità abruzzese:
  • Sicurezza per l’acqua. L’interferenza tra acquifero/autostrada/laboratori è un potenziale pericolo per oltre 700.000 abruzzesi che bevono l’acqua del Gran Sasso, per l’ambiente, ma anche per l’economia di questo territorio. Sono anni che questa situazione è conosciuta, ma ancora non si sono fatte le scelte necessarie per risolverla.
  • Azzeramento del rischio. Una volta individuata, la soluzione definitiva per la messa in sicurezza richiederà tempo per essere attuata. Nel frattempo va azzerato il rischio di incidente. Vanno aumentate la qualità e la quantità dei controlli, ma soprattutto, non si può continuare a mantenere il carico di materiale pericoloso, fatto transitare, immagazzinato e utilizzato sotto il Gran Sasso.
  • Trasparenza e partecipazione. I cittadini vogliono essere partecipi del processo decisionale. Vogliono essere informati in maniera tempestiva e non vogliono subire le scelte di altri. Tutta la vicenda dell’acqua del Gran Sasso è stata caratterizzata dalla mancanza di informazione e partecipazione. È stato negato all’Osservatorio di partecipare come uditore al tavolo regionale per la gestione della problematica dell’acqua del Gran Sasso.
Rispetto a queste richieste, cosa è stato fatto di concreto in questi due anni? Poco o nulla, purtroppo.
Non un solo metro quadro dei Laboratori o delle gallerie autostradali è stato messo in sicurezza.
Il Comitato creato dalla Regione per individuare gli interventi necessari ha messo a punto un programma, ma quanto previsto non è stato neppure progettato.
È stata dichiarata una nuova emergenza (emergenza ventennale!), ma da luglio ancora non è stato nominato il commissario straordinario che dovrebbe gestire la messa in sicurezza dell’acquifero.
Su partecipazione e informazione non è stato fatto nessun passo avanti e ancora una volta la società civile non è stata concretamente coinvolta.
Lo stesso processo davanti al Tribunale di Teramo per l’incidente del maggio 2017 a distanza di più di due anni e mezzo ancora non è effettivamente partito.
La politica locale, regionale e nazionale sembra essersi completamente dimenticata della questione.
Le Associazioni che compongono l’Osservatorio continuano a essere presenti in tutte le sedi dove è possibile far sentire la propria voce in difesa dell’acqua e della partecipazione.
Ma viene realmente da chiedersi cos’altro si può fare di fronte a questo muro di gomma. 

11.11.19

Corcorso per l'Orso Bruno marsicano

 
Cinquanta è più o meno il numero di orsi marsicani rimasti sulle montagne dell’Appennino, un numero esiguo di individui per una popolazione tanto preziosa. Infatti, l’Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una sottospecie di Orso bruno unica al mondo, che vive solamente in Italia, tra il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, il Parco Nazionale della Majella e le aree appenniniche limitrofe. Più piccolo del “cugino” alpino ed europeo, adattato dopo secoli di isolamento a una stretta convivenza con l’uomo, recenti studi ne hanno confermato l’unicità genetica, ecologica e comportamentale. Sembra, infatti, che la coesistenza millenaria con l’uomo e le sue attività abbiano addirittura plasmato il comportamento particolarmente mansueto di questi orsi. Purtroppo, questa popolazione conta oggi solamente poco più di 50 individui, è considerata “in pericolo critico” dalla IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e rischia seriamente l’estinzione.
L’Orso marsicano continua inoltre a morire a causa dell’uomo: negli ultimi 25 anni il 63% dei decessi è stato determinato direttamente o indirettamente da azioni umane, addirittura il 40% da bracconaggio.
«Fin dalla sua nascita, nel 1966, – ricorda il vicepresidente nazionale Dante Caserta - il WWF Italia ha sempre portato avanti azioni per la salvaguardia dell’Orso bruno marsicano. Prima dell’estate abbiamo lanciato la campagna Orso 2x50 con l’ambizioso obiettivo di raddoppiare il numero di individui di Orso marsicano entro il 2050. Questo sarà ovviamente possibile solo collaborando con tutte le amministrazioni che si occupano della tutela dell’Orso, a partire dal Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise grazie al quale l’Orso è potuto sopravvivere fino ad oggi. Questo concorso per le scuole rientra tra le azioni di sensibilizzazioni che stiamo conducendo anche attraverso campi di volontariato con giovani provenienti da tutta Italia. Attraverso l’Oasi WWF delle Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi (AQ) stiamo agendo direttamente anche sul campo con la distribuzione e l’allestimento di recinti a protezione di apiari, campi coltivati e allevamenti per evitare i conflitti tra le attività umane e la presenza dell’orso e portiamo avanti anche una forte azione di lobby nelle sedi politiche e istituzionali, oltre che una attività nei tribunali per impugnare tutti quegli atti che possono anche potenzialmente mettere in pericolo la specie».
In un simile contesto è fondamentale anche diffondere il più possibile la conoscenza di questo straordinario animale e rendere sempre più persone consapevoli della necessità di attente politiche di conservazione. «È per questo che il WWF lancia un concorso dedicato ai più piccoli - dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo. - Vogliamo incoraggiare i bambini a fare un disegno per l’Orso che si sveglia dal letargo, un regalo per farlo sentire amato e rispettato: 50 disegni, uno per ogni Orso, verranno pubblicati sul sito del WWF e valorizzati dall’associazione».
Gli elaborati scelti saranno i più belli e quelli che avranno coinvolto l’intera scuola e le famiglie dei bambini. Oltre al disegno si chiede alle classi di organizzare una mostra a scuola invitando i genitori.
La proposta si rivolge alle oltre 20.000 istituzioni scolastiche pubbliche e private dell’infanzia e ai primi due anni della scuola primaria. Tutte le informazioni possono essere reperite sul sito del concorso.

6.11.19

Il parcheggio non è un diritto

 
Una riflessione di Raffaele Di Marcello, Presidente dell'Ordine degli Architetti di Teramo, pubblicata nella rubrica "Il ventre dell'architetto" sul sito ekuonews.it.
 
“Tutti vogliono tornare alla natura… ma nessuno ci vuole andare a piedi”.
L’onda Greta Thunberg ha travolto anche i teramani. Adulti e ragazzi, tutti insieme, contro i cambiamenti climatici che, nei prossimi anni, potrebbero (in molti lo danno per certo) cambiare le nostre vite in peggio.
Professori e studenti, anziani e ragazzini, professionisti ed operai… tutti vogliono più ambiente, più energie rinnovabili, stili di vita più aderenti ai cicli naturali… a patto, però, di non cambiare una virgola dei nostri comportamenti attuali.
A chiacchiere, infatti, siamo tutti “ambientalisti”, ma quando occorre fare qualche piccolo sacrificio, o modificare i nostri stili di vita, la storia cambia.
E’, quindi, normale chiedere parcheggi gratuiti sotto casa, sotto il posto di lavoro, sotto il negozio. Era già successo per l'ospedale, ed ora sono i docenti del Liceo classico ad alzare la voce: “il parcheggio è un diritto, e lo vogliamo ad ogni ora, gratis, sotto la scuola”.
Peccato che, in una città con un tasso di motorizzazione pari a 899,49 vetture ogni 1.000 abitanti, con 54.957 abitanti abbiamo circa 49.400 vetture circolanti, più quelle che vengono da fuori comune e, quindi, avrebbe bisogno di oltre 60.000 parcheggi e più per accontentare ogni singolo impiegato, ogni singolo professore, ogni singolo commerciante, ogni singolo studente, che volesse recarsi a lavoro, o a scuola, con il proprio mezzo privato.
Parcheggi che, considerando un area di occupazione di mq 12,5 per posto auto, avrebbero bisogno di 750.000 mq di aree pubbliche per accontentare tutti.
75 ettari di spazio pubblico che potrebbe essere destinato a piazze, giardini, aree giochi, luoghi di socializzazione.
Ma l’auto, in Italia, e Teramo non fa eccezione, è sacra, e si è ancora convinti che sia il mezzo migliore per spostarsi.
Eppure un’auto rimane parcheggiata, in media, per il 92% del suo utilizzo. E soprattutto chi si reca a lavoro con la sua vettura la lascia, ferma, dalle 6 alle 10 ore, ad occupare spazio pubblico. Posteggio che nulla porta al commercio, né alle altre attività produttive, perché è un parcheggio di stazionamento, spesso di un veicolo che ha trasportato un solo individuo.
E mantenere un’autovettura costa, in media, oltre 4.000 euro l’anno!!!
Quindi sarebbe opportuno non chiedere più parcheggi per tutti, ma mezzi pubblici più efficienti, una mobilità pedonale e ciclabile reale, la possibilità di non essere obbligatoriamente legati all’uso dell’automobile.
“Un Paese è sviluppato non quando i poveri posseggono automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette”. Lo ha detto l’ex sindaco di Bogotà, Gustavo Petro… e dovrebbe farci riflettere, ogni giorno.

29.10.19

Al via il Master in Diritto dell'energia e dell'ambiente

 
Parte nel corrente anno accademico il nuovo Master di 2° livello dell’Università di Teramo in Diritto dell’Energia e dell’Ambiente, coordinato dal costituzionalista Enzo Di Salvatore.
Il Master è articolato su 400 ore di didattica, che prevedono anche seminari pratici che studieranno le grandi emergenze ambientali, tra cui quelle che negli ultimi anni hanno riguardato e riguardano l’Abruzzo: Bussi, Ombrina Mare, Sisma dell’Aquila e Acquedotto del Gran Sasso. Ma lo stesso approfondimento sarà riservato ai casi Ilva, Deep Water Horizon, Tap e processo Eternit.
Segno distintivo della struttura del Master di 2° livello in Diritto dell’Energia e dell’Ambiente è la sua interdisciplinarietà che lo pone al centro di una vasta platea di utenti. Potranno infatti iscriversi laureati che spaziano dall’Architettura del paesaggio alla Giurisprudenza, dall’Ingegneria energetica e nucleare alle Scienze della comunicazione pubblica e alle Relazioni internazionali, dalle Scienze e tecnologie geologiche alle Scienze economiche aziendali per citarne solo alcune tra le oltre 20 lauree magistrali previste per l’accesso al Master.
Il Master quindi si propone di fornire competenze giuridiche di eccellenza in materia di energia e di ambiente, attraverso lo studio teorico-pratico dei settori nei quali si declinano, con l’obiettivo di formare professionisti dinamici e altamente qualificati in tali ambiti, sempre più richiesti sia nel settore pubblico che in quello privato.
Hanno dato la propria adesione al Master il Comune e la Provincia di Teramo, l’Anci Abruzzo, Legambiente Onlus, la Procura della Repubblica di Teramo, WWF Italia, Arta Abruzzo, CO.SVE.GA srl e il TAR Abruzzo.
Potete trovare la pagina ufficiale del Master qui.

17.10.19

PAN Pesticidi: misure ancora troppo deboli

 
Martedì 15 ottobre si è chiusa la consultazione pubblica sulla proposta governativa del nuovo Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (cd PAN Pesticidi).
La proposta su cui si è svolta la consultazione è stata giudicata assolutamente insufficiente da un cartello delle maggiori Associazioni nazionali ambientaliste e dell’agricoltura biologica (Accademia Kronos, AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, FederBio, FIRAB, Greenpeace, Legambiente, Lipu-Birdlife, ISDE, ProNatura, WWF Italia): il testo proposto dal Governo, infatti, non è in grado di assicurare concretamente né la riduzione della dipendenza dell’agricoltura e della gestione del verde urbano dai prodotti fitosanitari, né, di conseguenza, un loro utilizzo sostenibile come richiesto dalla Direttiva 2009/128/CE.
Le 11 Associazioni, che hanno anche lanciato proprio martedì anche un “twitter storm” rivolto ai tre Ministri competenti per l’approvazione del nuovo PAN Pesticidi (Teresa Bellanova Ministro dell’Agricoltura, Sergio Costa Ministro dell’Ambiente e Roberto Speranza Ministro della Salute), chiedono la giusta attenzione sulle osservazioni che hanno presentato affinché il nuovo PAN rappresenti una svolta per l’utilizzo dei pesticidi nel nostro Paese a partire dall’eliminazione dei sussidi pubblici a chi persiste nell’utilizzo di principi attivi di sintesi che avvelenano cibo, suolo, acqua e aria, distruggendo la biodiversità degli agroecosistemi.
Con le osservazioni inviate, il WWF e le altre associazioni chiedono modifiche sostanziali alla bozza del nuovo Piano al fine di garantire regole certe e cogenti per:
  • dare effettiva priorità all’agricoltura biologica e individuare obiettivi quantitativi più ambiziosi in termini di percentuali di riduzione di tutti i prodotti fitosanitari: solo così si avrà un reale effetto sulla salute e sull’ambiente;
  • ridurre i rischi per i residenti nelle aree rurali e per gli agricoltori e i loro familiari fissando distanze minime di sicurezza dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche non inferiori a 15 metri per difenderle dal rischio di una possibile contaminazione accidentale;
  • vietare l’utilizzo di pesticidi pericolosi per gli habitat e le specie selvatiche nei siti della Rete Natura 2000 (SIC, ZPS e ZSC) e nelle altre aree naturali protette, adottando misure di conservazione della biodiversità regolamentari vincolanti;
  • vietare l’uso dei pesticidi in città adottando tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole, rete viaria e ferroviaria, con particolare attenzione al verde pubblico e privato e manutenzione degli spazi utilizzati dalla popolazione residente nelle città;
  • prevedere il divieto totale del glifosate in Italia entro il 2022, escludendo qualsiasi ipotesi di rinnovo dell’autorizzazione di 5 anni concessa dall’Unione Europea il 27 novembre 2017;
  • prevedere il divieto di utilizzo di concimi e pesticidi chimici nelle aree di rispetto dei punti di captazione di acque da destinare al consumo umano (Piani ex art. 94 D.Lgs. n. 152/2006), consentendo esclusivamente metodi di coltivazione e utilizzo di prodotti consentiti dai disciplinari dell’agricoltura biologica;
  • rafforzare i sistemi di monitoraggio e controllo sulla presenza di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee, nel suolo e nel cibo e rafforzare il sistema sanzionatorio, attribuendo competenze specifiche all’ISPRA e ai Carabinieri Forestali.
“Il nuovo PAN Pesticidi deve creare le condizioni affinché il ricorso ai pesticidi tossici e nocivi sia consentito solo dopo avere adottato pratiche agroecologiche alternative all’uso dei prodotti chimici di sintesi, come già avviene in agricoltura biologica”, sottolinea Filomena Ricci, Delegato WWF Abruzzo. “Ormai il mercato si confronta sulla qualità del prodotto e non sulla quantità. Il PAN Pesticidi regolerà la gestione dei fitofarmaci in agricoltura, ma anche nelle nostre città per i prossimi 5 anni. È un’occasione da non perdere per dare concretezza alla più volte sbandierata volontà dell’attuale Governo di attuare anche nel settore agricolo quel Green New Deal per una concreta transizione ecologica dell’economia. Auspichiamo che il governo regionale e tutti i parlamentari eletti in Abruzzo facciano sentire la loro voce per arrivare a un PAN Pesticidi che tuteli la salute umana e gli ecosistemi che garantiscono la nostra stessa vita”.

Le aree contigue ai Parchi vanno istituite subito

“Assolutamente inadeguato ed eccessivamente limitante risulterebbe introdurre, in un territorio come quello abruzzese, le cosiddette aree contigue”: queste dichiarazioni del consigliere regionale Sandro Mariani della Lista Abruzzo in Comune, diffuse nei giorni scorsi, offrono lo spunto per una riflessione.
È innanzitutto paradossale che un rappresentante delle Istituzioni chieda la non applicazione di una legge. L’istituzione delle “aree contigue” è prevista infatti dalla legge quadro sulle aree naturali protette del 1991 e quindi dovrebbero essere operative da quasi 30 anni. La lobby dei cacciatori e la totale accondiscendenza della classe politica regionale alle loro richieste hanno di fatto impedito l’applicazione di questo strumento, fondamentale per assicurare una corretta gestione della fauna (ma non solo) nelle fasce di rispetto intorno ai tre grandi parchi nazionali presenti nella nostra regione. All’interno delle aree contigue, infatti, possono andare a caccia solo i residenti. Si tratta di una misura importante dal punto di vista faunistico perché limita la pressione venatoria sulle aree a margine di quelle tutelate, ma anche auspicata dai cacciatori dell’entroterra che vedono in qualche modo compensato il fatto che le aree protette, dove la caccia è vietata, si trovano quasi tutte nelle zone interne. Chiederne la non istituzione vuol dire cercare di tutelare gli interessi dei cacciatori della costa e delle città che evidentemente per qualcuno rappresentano un target elettorale interessante.
Il consigliere Mariani racconta poi dei cinghiali che mangiano nei bidoni di immondizia dei centri urbani e da questo fa discendere l’esigenza di aumentarne ancora di più la caccia. Nulla di più sbagliato come dimostrano i fatti e le ricerche scientifiche condotte in tutta Europa. I cacciatori sono infatti i principali responsabili dell’aumento del numero dei cinghiali, sia perché sono stati coloro che li hanno introdotti in gran parte d’Italia a scopo venatorio (peraltro facendoli arrivare dall’est Europa e immettendoli senza alcun protocollo scientifico), sia perché è proprio l’attività venatoria a creare dispersione nei branchi con il conseguente aumento del numero dei nati ogni anno. Il problema dei cinghiali, che riguarda effettivamente alcune aree della nostra regione, non si risolve aumentando la caccia, ma anzi limitandola e procedendo caso mai a catture mirate che vadano a ridurre i danni alle colture e a incidere direttamente sulle dinamiche riproduttive. Del resto non si capisce di quanto si voglia ulteriormente aumentare l’attività venatoria sul cinghiale visto che ormai tra la stagione ordinaria e la gestione della caccia di selezione del cosiddetto selecontrollo, che tutto è tranne che un controllo selezionato, il cinghiale viene cacciato praticamente tutto l’anno.
In ultimo una cosa il consigliere Mariani la dice giusta: l’Abruzzo ha bisogno di un piano faunistico-venatorio. Fa piacere che anche il consigliere Mariani se ne sia accorto. Aggiungiamo solamente che sarebbe stato sicuramente più utile se il consigliere Mariani lo avesse detto nei 5 anni in cui è stato al governo della Regione e se lo avesse fatto approvare quando era nelle sue facoltà. Detto questo il WWF auspica che il nuovo piano nasca nell’interesse del patrimonio faunistico regionale, che appartiene a tutti, e non nell’interesse dei cacciatori. Se la Giunta regionale vorrà lavorare nella direzione dell’interesse collettivo e non a tutela di quello particolare, come WWF saremo pronti a dare il nostro contribuito al confronto.
 
Per eventuali approfondimenti sulla gestione dei cinghiali, anche in relazione alla dimostrata inutilità della pratica venatoria per il loro contenimento, si segnalano, tra i tanti disponibili, i seguenti studi:
  • Apollonio M., R. Putman, S. Grignolio & L. Bartoš 2011. Hunting seasons in relation to biological breeding seasons and the implications for the control or regulation of ungulate populations. In: M. Apollonio, R. Andersen & R. Putman (eds.), Ungulate management in Europe: Problems and practices, Cambridge University Press, London, UK: 80-105.
  • Kaminski G., S. Brandt, E. Baubet & C. Baudoin 2005. Life-history patterns in female wild boars (Sus scrofa): mother-daughter postweaning associations. Canadian Journal of Zoology 83: 474-480.
  • Rosell C., F. Navás, S. Romero & I. de Dalmases 2004. Activity patterns and social organization of wild boar (Sus scrofa, L.) in a wetland environment: preliminary data on the effects of shooting individuals. In: C. Fonseca, J. Herrero, A. Luís & A. M. V. M. Soares (eds.), Wild boar research 2002, 4th International wild boar symposium, Galemys, 16 (n° especial): 157-166.
  • Santilli F. 2002. I danni da cinghiale. In: F. Santilli, L. Galardi, P. Banti, P. Cavallini & L. Mori, La prevenzione dei danni alle colture da fauna selvatica, gli ungulati: metodi ed esperienze, Arsia, Firenze: 9-18.
  • Santilli F., L. Galardi & C. Russo 2005. Corn appetibility reduction in wild boar (Sus scrofa L.) in relationship to the use of commercial repellents. Annali Fac. Med. Vet. 58: 213-218.
  • https://autori.fanpage.it/occorre-abbattere-i-cinghiali-per-limitarne-i-danni/​

14.10.19

Terza escursione del programma "Le stagioni del CEA"


Ieri terza uscita del programma escursionistico del WWF Teramo "Le stagioni del CEA".
Partenza dal Centro di Educazione Ambientale WWF "Monti della Laga" e arrivo all'abetina di Cortino per vedere uno dei boschi di abete bianco più meridionale d'Italia nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Prossimo appuntamento con l'escursione invernale per domenica 24 febbraio 2020.






15 ottobre: azione social sul nuovo Piano di Azione Nazionale Pesticidi

 
I tre Ministeri dell'Agricoltura, dell'Ambiente e della Salute hanno presentato a fine luglio la bozza del nuovo Piano di Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei pesticidi in Italia, scaduto il 12 febbraio. L'elaborato finale è aperto fino al 15 ottobre alla presentazione di osservazioni e proposte di emendamenti.
Un coordinamento di Associazioni nazionali (ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica) ha condiviso le osservazioni da presentare al testo del PAN Pesticidi.
Per la giornata di martedì 15 ottobre stiamo promuovendo un’azione social rivolta ai tre Ministri competenti per sostenere le richieste di modifica al testo del PAN Pesticidi.
 
TWITTER
Di seguito i suggerimenti per i tweet da fare nella giornata del 15 ottobre concentrando i tweet in particolare dalle ore 10.00 alle ore 17.00.
  • Nuovo #PAN_Pesticidi deve indicare obiettivo riduzione uso pesticidi e priorità #agricoltura biologica, utilizzando meglio le risorse della PAC attuale e post 2020 @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza ascoltate cittadini #Stop_Pesticidi
  • Nuovo #PAN_Pesticidi deve prevedere divieto totale del #glifosate in Italia entro 2022, #stopglifosate NO rinnovo autorizzazione concessa da UE nel 2017 SI pratiche alternative al diserbo chimico @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi
  • Nel #PAN_Pesticidi STOP a sostanze chimiche pericolose x habitat e specie nei siti Natura 2000 con misure regolamentari (obblighi e divieti) x fermare perdita #biodiversità @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi x fare pace con la Natura
  • Ridurre i rischi x residenti nelle aree rurali e agricoltori con regole #PAN_Pesticidi x distanze minime 15 metri dalle abitazioni e coltivazioni biologiche x evitare contaminazioni accidentali @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi
  • Nel #PAN_Pesticidi prevedere obbligo tecniche biologiche X manutenzione reti viarie e ferrovie e nella gestione del verde pubblico e privato nelle città x tutelare salute di bambini e anziani @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi
  • L’#agricoltura che usa #pesticidi è la prima causa perdita #biodiversità in #Europa @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi x promuovere agroecologia x conservazione la Natura
  • Cancellare sussidi perversi in favore dei #pesticidi portando aliquota IVA dal 10% al 22% e stabilire aliquota IVA agevolata al 4% per tutti i prodotti biologici certificati @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza così si promuove vera transizione ecologica #agricoltura
FACEBOOK
Per chi non ha un profilo Twitter è possibile partecipare all’azione social utilizzando Facebook.
Possono essere utilizzati gli stessi messaggi suggeriti per i Tweet per comporre un post o un commento da inserire nelle pagine Facebook dei tre Ministri competenti.
Ministro Agricoltura: Teresa Bellanova
Ministro Ambiente: Sergio Costa 
Ministro Salute: Roberto Speranza
Anche per l’invio dei post e dei commenti nelle pagine Facebook dei Ministri l'azione va concentrata nella giornata del 15 ottobre dalle ore 10.00 alle ore 17.00.