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30.12.16

Bilancio della Regione Abruzzo 2017: ancora tagli per le aree protette


Non è servito a molto il presidio permanente organizzato durante il Consiglio regionale di fine anno per l'approvazione del bilancio. 
Promosso da parte delle associazioni ambientaliste, dei rappresentanti delle Riserve regionali e del Parco Sirente-Velino con la partecipazione delle comunità locali la cui economia è sostenuta, spesso in maniera considerevole, proprio dalla presenza delle aree naturali protette, il presidio doveva servire a garantire i fondi minimi indispensabili per la gestione del sistema di parchi e riserve che caratterizzano la nostra regione.
L’incontro in conferenza dei capogruppo alla presenza degli assessori al bilancio Paolucci e ai Parchi Di Matteo, richiesto dai manifestanti e sostenuto dai consiglieri del M5S, era servito solo a ribadire che la Regione avrebbe operato tagli lineari senza garantire neppure il mantenimento del già inadeguato contributo assegnato per il 2016. Ma non solo: il Consiglio ha anche deciso che la definizione ultima dei capitoli di bilancio avverrà soltanto a gennaio (per cui non si possono escludere ulteriori tagli). Questo nonostante siano stati assegnati pochi giorni fa svariati milioni con gli ennesimi interventi “a pioggia”, fuori da ogni programmazione e nonostante la finta scelta di perseguire l’immagine di “regione verde d’Europa”.
L’importo dell’intero capitolo per le aree protette nel bilancio regionale 2017 sarà di 2.400.000 euro, di cui 1.600.000 per le Riserve e 800.000 per il Parco Regionale: un ennesimo taglio rispetto agli anni passati che porterà il Parco Sirente-Velino a un passo dalla chiusura e le Riserve pericolosamente vicine alla soglia della sopravvivenza. Le richieste, calcolate sulla base delle attività effettivamente svolte, erano per un ben più cospicuo finanziamento: 2.450.000 euro alle Riserve e 1.250.000 euro al Parco.
Va poi evidenziato come ancora una volta tale situazione si è iniziata a definire a fine dicembre e non è stata neppure completamente definita perché, come si è appena ricordato, per avere le cifre reali si dovrà attendere gennaio 2017. Questo modo di procedere rende difficilissimo per i gestori mettere in campo qualsiasi forma di pianificazione e programmazione visto che non sanno neppure su quali fondi potranno effettivamente contare. Anche da questo punto di vista le richieste erano ben altre: una certezza di stanziamenti che possa consentire almeno una programmazione triennale e che non costringa più i gestori delle aree protette a una perenne precarietà.
A fronte di questa inaccettabile situazione il WWF e le altre associazioni hanno in programma una serie di attività tese alla mobilitazione degli amministratori locali e dei cittadini per chiedere di rivedere le scelte di bilancio adottate in Consiglio regionale.

Il WWF Abruzzo traccia il bilancio del 2016 tra tanti successi e problemi tuttora aperti




Nel bilancio di fine anno è d’obbligo soppesare i dati positivi e quelli negativi e cercare di valutarli anche e soprattutto per meglio programmare gli impegni per l’anno successivo. Il bilancio di fine anno del WWF in Abruzzo non fa eccezione, salvo che per il fatto che nel nostro rendiconto è l’ambiente il primo e unico protagonista. Cominciamo col dire che quello che sta per concludersi è stato per il WWF un anno speciale, quello dei festeggiamenti per il 50° anniversario della fondazione dell’associazione in Italia.

I 50 ANNI DEL WWF ITALIA
Una celebrazione alla quale il WWF Abruzzo ha pienamente partecipato con tre eventi, organizzati tutti a Pescara: il 30 gennaio la presidente nazionale Donatella Bianchi è stata l’ospite d’onore di un affollato convegno sulla tutela del mare. L’11 giugno a raccontare del WWF e delle sue attività è stato invece il presidente onorario Fulco Pratesi, uno dei “visionari” che nel 1966, ad appena 5 anni dalla nascita del Fondo mondiale per la tutela della Natura, fondarono l’associazione del Panda in Italia. Il ciclo degli incontri celebrativi si è concluso il 26 novembre con una conferenza-dibattito affidata al direttore scientifico del WWF Italia Gianfranco Bologna, che ha parlato di Antropocene, l’era geologica nella quale viviamo, caratterizzata dalla dirompente influenza dell’uomo.

FESTE DELLE OASI
Sempre nel clima delle celebrazioni va segnalato il raddoppio, inaugurato quest’anno, della Giornata delle Oasi: al tradizionale appuntamento di maggio, domenica 29, se n’è aggiunto un altro autunnale, il 2 ottobre. Due feste per l’ambiente nelle quali le riserve WWF Lago di Penne, Calanchi di Atri, Lago di Serranella, Gole del Sagittario e Cascate del Verde di Borrello hanno offerto il meglio di sé per mostrare ai visitatori l’impegno dell’associazione a tutela e per la valorizzazione della natura. Alla Giornata di ottobre ha eccezionalmente partecipato la riserva del Borsacchio, oasi per un giorno, a testimonianza di un amore per l’ambiente praticato nel WWF davvero senza confini.

LE GRANDI “BATTAGLIE”
Un discorso a parte lo meritano le grandi “battaglie” che l’associazione e le sue articolazioni territoriali (WWF Abruzzo Montano; WWF Chieti – Pescara; WWF Teramo; WWF Zona Frentana e Costa Teatina) conducono per la difesa del territorio. «Ci sarebbe impossibile – osserva il delegato regionale WWF Luciano Di Tizio – elencare tutte le azioni portate avanti: basti pensare che gli interventi pubblici, tra conferenze, incontri e comunicati stampa, sono stati nel corso dell’anno oltre 200 in tutta la regione sui più disparati argomenti, spesso insieme ad altre associazioni che condividono la mission del WWF e a volte insieme ai rappresentanti del territorio. Dobbiamo limitarci a rendicontare soltanto su alcune delle vicende scelte tra quelle che più hanno interessato l’opinione pubblica, e lo facciamo per macro argomenti».

ENERGIA. Bilancio in chiaro-scuro: il risultato più eclatante dell’anno è stato certamente l’addio a Ombrina Mare, il devastante progetto di perforazione petrolifera contro il quale l’Abruzzo si è battuto in forma corale, con i suoi cittadini, le sue organizzazioni e le sue istituzioni. Il successo è stato festeggiato il 1 agosto con un brindisi, insieme ad altre associazioni e a Maria Rita D’Orsogna, simbolo di questa battaglia di civiltà, sul trabocco di Punta Tufano. Ci sono tuttavia tanti altri progetti rimasti in piedi e, soprattutto, non c’è la certezza assoluta che il divieto di impiantare strutture petrolifere a meno di 12 miglia dalla costa resti per sempre in vigore. Resta anche la delusione per il mancato raggiungimento del quorum al referendum del 17 aprile sulle trivelle: va però segnalata la straordinaria campagna referendaria che ha animato tutta la nostra regione come il resto d’Italia, consentendo per la prima volta di parlare per un mese intero di superamento della dipendenza dalle fonti fossili e lotta ai cambiamenti climatici.

CACCIA. L’insistenza della Regione nello schierarsi a favore degli interessi dei cacciatori ha costretto il WWF a rivolgersi di nuovo alla giustizia amministrativa. Prima il TAR (due volte) e quindi il Consiglio di Stato hanno sostanzialmente bocciato il calendario venatorio abruzzese. È stato inoltre formalmente sancito che il principio di precauzione posto a tutela della fauna selvatica prevale sull’esigenza di prelievo venatorio. Un passo avanti importante, di rilievo nazionale: c’è da augurarsi che la Regione ne tenga conto modulando le prossime versioni del calendario venatorio sulla base del rispetto delle leggi e delle prescrizioni dell’ISPRA, senza costringere il WWF e le altre associazioni a rivolgersi ai Tribunali.

NATURA. Prevalgono i problemi: la sopravvivenza dell’orso marsicano, teoricamente garantita dal PATOM sottoscritto anche dalla Regione Abruzzo, è invece messa a rischio da scelte invasive per il territorio che la stessa Regione porta avanti, dalla mancata chiusura al traffico di strade montane, da chi ostacola il buon funzionamento del Parco Regionale Sirente-Velino e anche dalla continua riduzione degli stanziamenti regionali a favore del Parco stesso e delle Riserve, nonostante il fatto che ogni euro investito in questo settore ne frutta quattro nell’indotto. Il WWF e altre associazioni hanno fatto tanto, con interventi anche sul piano economico, ed è ora che pure la Regione svolga per intero la propria parte. A vent’anni dalla sua promulgazione, è infine in corso il processo di revisione della legge regionale n. 38 che regola Parco e Riserve: la bozza attualmente a disposizione dovrà certamente essere emendata, ma se riuscirà a prevalere la buona volontà la revisione della norma quadro potrebbe diventare una occasione per restituire vigore a una politica regionale ambientale che deve diventare operativa in ogni scelta e non soltanto negli slogan promozionali. Deludente anche l’ennesimo anno senza il varo, atteso ormai da oltre 15 anni, del Parco Nazionale della Costa Teatina che tarda ad arrivare nonostante ci sia una perimetrazione disegnata da un commissario straordinario. La miopia politica di alcuni amministratori locali e l’incoerenza della Regione ne stanno rallentando il varo ostacolando di fatto la ripresa anche economica di un territorio da troppi anni in crisi.

TUTELA DELL’AMBIENTE. La Regione non è stata capace di fare un passo indietro nella gestione dell’ARTA al cui vertice è stato nuovamente nominato un politico e non un tecnico. In più nel nuovo bilancio regionale i fondi per l’Agenzia sono stati rivisti al ribasso, con un danno le cui conseguenze si faranno purtroppo sentire per l’intero territorio regionale. Negativi in questo settore anche i tagli nei trasporti ferroviari determinati dal nuovo orario. Il mezzo più ecologico viene assurdamente penalizzato. Di positivo c’è il fatto che è stato scongiurato, al momento, l’assurdo progetto di revisione delle autostrade tra l’Abruzzo e Roma che avrebbe sventrato altre montagne con un danno ambientale immenso a fronte di un risparmio di pochi minuti nei tempi di percorrenza. Tutto da vedere che cosa accadrà invece con il processo di appello per la discarica dei veleni di Bussi, approdato a L’Aquila a fine anno. È certamente positivo il calendario serrato delle udienze, che prevede la sentenza entro fine gennaio, ma ogni altro aspetto di questa vicenda è ancora da scrivere… Sempre in relazione al tema della tutela ambientale non possiamo ignorare la fuoriuscita di contaminanti dal laboratorio del Gran Sasso che ha riproposto un incubo già vissuto oltre dieci anni fa. Il WWF torna a chiedere cosa effettivamente non ha funzionato nel sistema di sicurezza che era stato assicurato come sicurissimo e evidenzia come sia semplicemente inaccettabile che la notizia delle fuoriuscite sia stata tenuta nascoste ai cittadini sino a metà dicembre! Nessuna novità positiva sulla tutela delle acque dei fiumi e del mare con episodi di inquinamento imbarazzanti che hanno riguardato anche una grande città come Pescara che dovrebbe essere in grado di gestire crisi e emergenze.

IL WWF ABRUZZO
L’associazione è stata profondamente rinnovata. Le nuove strutture regionali e le rinnovate organizzazioni territoriali operano a pieno regime dalle fine dello scorso anno. Questo bilancio deve necessariamente occuparsi anche di noi. Ebbene possiamo dire con orgoglio che sulla tutela del territorio regionale, nell’interesse dei cittadini e della natura, il WWF ha continuato e intensificato la propria azione con convinzione e con confortanti risultati. E insieme ha partecipato alle iniziative e al programma del WWF internazionale e nazionale. Ad esempio con una adesione da record di Comuni, cittadini e organizzazioni all’evento internazionale di fine marzo Earth Hour e con l’organizzazione del Darwin Day per il quale quest’anno è venuto a Chieti il prof. Massimo Delfino, dell’Università di Torino, ascoltato con interesse da oltre 120 persone, in grande maggioranza giovani studenti.
«Il WWF Italia – sottolinea Dante Caserta, abruzzese, vice presidente nazionale del WWF – non può che essere soddisfatto dell’impegno dei volontari che l’Associazione vanta nelle organizzazioni locali, nelle Oasi, nei Nuclei di Guardie volontarie e nei Centri di Educazione Ambientale della regione. Lo scorso anno, il 12 dicembre, avevamo presentato la nuova struttura del WWF in Abruzzo, da poco riorganizzata. Dopo dodici mesi possiamo dire che quella struttura sta lavorando al meglio per tutelare e valorizzare l’ambiente e in difesa della qualità della vita di tutti i cittadini. Ci sono stati successi e, certamente, anche obiettivi per il momento mancati, ma le capacità, l’impegno e l’entusiasmo dei nostri volontari ci autorizzano a guardare al futuro con grande ottimismo e per una associazione questo è un risultato importantissimo. E quanto più aumenteranno le adesioni al WWF, tanto più si potrà lavorare per la difesa del nostro territorio».

29.12.16

Botti di Capodanno: un incubo per gli animali, un pericolo per noi!


Abbandonare l’uso di petardi e fuochi artificiali a capodanno sarebbe un bel segno di civiltà e di rispetto per gli animali, l’ambiente e la nostra incolumità visto che i tradizionali botti causano incidenti a uomini, donne e bambini, ma sono spesso anche causa di morte, ferimenti e traumi per animali domestici e selvatici.
Molti non sanno che la quantità di veleni diffusi nell’aria dall’esplosione di fuochi è particolarmente nociva, con valori non trascurabili di potassio, stronzio, bario, magnesio, alluminio, zolfo, titanio, manganese, rame, cromo e piombo. Alcuni studi provano come la notte di capodanno si registri un inquinamento dell’aria, con particolare riferimento alle polveri sottili, superiore a quello dell’attività di un anno di numerosi inceneritori! Il danno è amplificato proprio dalla simultaneità dell’evento, quando l’intero territorio è “bersagliato” da esplosioni pirotecniche. Ci sono tradizioni che è giusto conservare, altre sulle quali è preferibile far cadere l’oblio.
Gli effetti sulla fauna sono pesanti, ma poco noti: si stima che ogni anno in Italia almeno 5.000 animali muoiano a causa dei botti di fine anno.
Di questi circa l’80% sono animali selvatici, soprattutto uccelli, tra i quali non mancano casi di rapaci che, spaventati, perdono il senso dell’orientamento ed effettuano una fuga istintiva rischiando di colpire un ostacolo a causa della scarsa visibilità. Altri abbandonano il loro dormitorio invernale (alberi, siepi e tetti delle case), vagano al buio anche per chilometri e non trovando altro rifugio muoiono per il freddo a causa dell’improvviso dispendio energetico a cui sono costretti in una stagione caratterizzata dalla scarsità di cibo che ne riduce l’autonomia.
A ciò va aggiunto anche lo stress indotto dai botti, anch’esso causa di morte frequente. Nei gatti, e soprattutto nei cani, un botto crea stress e spavento tanto da indurli a fuggire dai propri giardini e recinti, per scappare dal rumore a loro insopportabile, finendo spesso vittime del traffico o di ostacoli non visibili al buio.
L’effetto nefasto sugli animali è dovuto in particolare alla soglia uditiva infinitamente più sviluppata e sensibile negli animali rispetto a quella umana. L’uomo ha un udito con una percezione compresa tra le frequenze denominate infrasuoni, intorno ai 15 hertz, e quelle denominate ultrasuoni, sopra i 15.000 hertz. Cani e gatti, invece, hanno facoltà uditive di gran lunga superiori: il cane fino a circa 60.000 hertz mentre il gatto fino a 70.000 hertz. Negli animali degli allevamenti come mucche, cavalli e conigli, le conseguenze delle esplosioni possono provocare nelle femmine gravide addirittura l’aborto da trauma da spavento.

22.12.16

La tutela dell'Orso bruno marsicano sul Corriere della Sera

 
Oggi sul Corriera della Sera è stato pubblicato un bell'articolo di Fulco Pratesi, Presidente onorario del WWF Italia, dedicato alla tutela dell'Orso Bruno Marsicano. L'articolo prende spunto dal dossier “Il contributo delle Associazioni ambientaliste per la salvaguardia dell’Orso bruno marsicano”, presentato la settimana scorsa dalle Associazioni “Salviamo l’Orso”, “Dalla parte dell’Orso” e WWF Abruzzo.

18.12.16

Pure il Consiglio di Stato boccia il calendario venatorio abruzzese

Venerdì scorso, il Consiglio di Stato ha emesso, dietro ricorso di alcune associazioni venatorie e della Regione Abruzzo, una ordinanza che, nella sostanza, conferma quanto già disposto dai giudici del TAR di Pescara. Nel dettaglio seppure vengono concessi 10 giorni di caccia in più a gennaio ai turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello e cesena), viene confermato che la caccia alla specie beccaccia non può essere consentita oltre il 31 dicembre e che quella ai turdidi non può in ogni caso andare oltre il 10 gennaio.
A costringere il WWF a opporsi era stato il calendario della Regione Abruzzo che consentiva invece di cacciarle fino al 19 gennaio. Per questo l’associazione ambientalista aveva presentato ricorso ai giudici del TAR per riportare il calendario nella legalità, fermando la pre-apertura e impedendo l’estensione del periodo di caccia ad alcune specie.
Dichiara Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali WWF: “La Regione emani ora un nuovo calendario con le modifiche confermate dal Consiglio di Stato e informi debitamente i cacciatori abruzzesi affinché non vadano a caccia con le regole ritenute illegittime dai giudici”.
“Risulta davvero incomprensibile - aggiunge l’avv. Michele Pezone che ha difeso le posizioni del WWF - il tono trionfalistico usato a commento dell’ordinanza dai difensori delle associazioni venatorie che hanno proposto l’appello cautelare. Il Consiglio di Stato ha infatti confermato la statuizione del Tar Abruzzo sulla chiusura della caccia alla beccaccia al 31 dicembre anziché al 19 gennaio, e ha prolungato il periodo di caccia per il tordo bottaccio, sassello e cesena solo fino al 10 gennaio e non al 19 come richiesto dalle associazioni venatorie. Di fatto l’ordinanza del TAR Abruzzo ha ampiamente retto al vaglio del Consiglio di Stato”.
“L’ennesima sconfitta delle associazioni venatorie e della Regione Abruzzo - conclude Luciano Di Tizio, Delegato regionale del WWF Abruzzo - dovrebbe far riflette la politica regionale sulla inaccettabile gestione della fauna selvatica che ha contrassegnato le due ultime legislature. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori è stata quella di consentire la caccia a sempre più specie e allungare quanto più possibile il periodo venatorio. Una posizione assurda, irrispettosa delle norme di legge, non condivisa nemmeno dalla parte più attenta del mondo venatorio, e inevitabilmente soggetta alla bocciatura della magistratura. Ci auguriamo che la Regione cambi finalmente passo, nell’interesse di tutti e in particolare della fauna selvatica che è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, patrimonio della collettività dei cittadini e non trastullo della piccola minoranza dei cacciatori”.

17.12.16

Una rete di volontari per la tutela dell’Orso bruno marsicano


Questa mattina, durante una conferenza stampa a Pescara, le Associazioni “Salviamo l’Orso”, “Dalla parte dell’Orso” e WWF Abruzzo hanno presentato il report “Il contributo delle Associazioni ambientaliste per la salvaguardia dell’Orso bruno marsicano”.
Il dossier riassume le tante iniziative portate avanti dai volontari delle associazioni che con impegno e costanza si dedicano alla tutela di questa specie e del suo habitat attraverso una serie di azioni condotte dentro e fuori le aree naturali protette. Un’attività che non vuole certo sostituirsi a quanto devono fare le Istituzioni, ma che è fondamentale per garantire la possibile coesistenza tra l’orso e l’uomo che da sempre convivono sulle montagne dell’Appennino e in particolare dell’Abruzzo dove sopravvivono solo cinquanta esemplari di Orso bruno marsicano. In questa ultima roccaforte, la specie, anche se assediata e continuamente minacciata da bracconieri, nuove strade e impianti da risalita, resiste con una piccola, ma ancora vitale popolazione, vera ricchezza per la nostra regione e l’intero Paese.
Proprio la necessaria espansione di questa specie in nuovi siti al fine di allargarne l’areale rende ancora più importante l’azione del volontariato che da sempre ha affiancato alle campagne di sensibilizzazione verso l’opinione pubblica e di lobby verso gli enti competenti, azioni concrete sul campo tese a scongiurare possibili contrasti tra la presenza dell’orso e le attività umane legate all’agricoltura e all’allevamento: proprio su quest’ultimo aspetto si è concentrata l’azione del volontariato, particolarmente impegnato tra le popolazioni locali per prepararle a convivere con questo plantigrado.
Decine e decine di attività sono state portate avanti grazie a fondi propri delle Associazioni e ai finanziamenti di Enti pubblici e soggetti privati, di aree protette come il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale della Majella, l’Oasi WWF Riserva regionale Gole del Sagittario e la Riserva regionale del Monte Genzana e Alto Gizio, e attraverso i fondi dell’Unione Europea garantiti dal LIFE Arctos.
Tutte queste straordinarie attività, condotte con la supervisione di esperti naturalisti dei principali enti di ricerca, a iniziare dall’Università La Sapienza di Roma, sono state riassunte nel dossier:
252 recinti elettrificati e 7 cancelli in ferro distribuiti e installati per la prevenzione dei danni;
campi di volontariato per il recupero di piante selvatiche (565 piante recuperate tra meli, ciliegi, peri, ecc.) e per la sensibilizzazione, con il coinvolgimento di volontari provenienti da tutta Italia e di giovani di altri Paesi europei anche nell’ambito del Programma Erasmus;
programma di prevenzione e compensazione dei danni con distribuzione di 7.500 euro a quanti hanno subito danni da orsi ai propri animali da cortile;
realizzazione e messa in posa di sistemi di riduzione del rischio di impatto con autoveicoli: segnaletica stradale e catarifrangenti;
acquisto e messa in posa di cassonetti per rifiuti a prova di Orso;
vaccinazione e controllo di cani da lavoro e guardiania, nonché sterilizzazione di cani rinselvatichiti: interessati ben 1000 cani nelle regioni di Abruzzo, Lazio e Molise;
attività per la gestione di patologie trasmissibili;
attività di monitoraggio raccolta dati e segnalazioni su incremento ed espansione della popolazione attraverso rilevamento di presenza e frequenza nelle aree di dispersione, raccolta di campioni genetici, fototrappolaggio, monitoraggio della disponibilità alimentare con mappatura di fruttiferi abbandonati e da recuperare, censimento apiari, stalle e pollai;
92 incontri pubblici in Abruzzo, Lazio e Molise con le popolazioni locali e i portatori di interesse per far conoscere le caratteristiche dell’orso e costruire un clima di condivisione sulla sua presenza;
eventi culturali con presentazione di libri, mostre di fotografie, fumetti e disegni naturalistici;
stampa e distribuzione di depliant, pubblicazioni e kit didattici;
organizzazione della “Festa del letargo”, dedicata all’Orso bruno marsicano e giunta nel 2016 alla sua terza edizione.
E a tutte queste azioni si è sempre accompagnata la denuncia contro le attività dannose per l’orso e il suo areale: intervento fondamentale cui le associazioni non hanno inteso mai rinunciare, riaffermando con forza il proprio ruolo di “sentinelle ambientali”.
Migliaia di ore di lavoro dei volontari condotte sempre nella convinzione di dover collaborare tra loro e con le istituzioni e “fare rete per dare un futuro all’orso”.
Le Associazioni hanno confermato il proprio impegno a favore dell’orso anche per il 2017, ma chiedono impegni concreti alle Istituzioni, a partire dalla Regione Abruzzo che ha l’onore, ma anche l’onere di ospitare la popolazione dell’orso più a rischio del mondo.
Queste le richieste delle Associazioni:
1) Dare immediata esecuzione a quanto ha previsto la legge regionale “Interventi a favore della conservazione dell’Orso bruno marsicano” (L.R. 9 giugno 2016, n. 15), tramite la quale dovranno essere messi a disposizione dei fondi per il pagamento dei danni causati dall’Orso alle attività rurali dell’Abruzzo montano, così da scongiurare eventuali conflitti tra attività umane e presenza del plantigrado.
2) Dare immediata esecuzione alle misure previste dal PATOM, il “Patto per la tutela dell’Orso marsicano”, strumento di concertazione e indirizzo nazionale voluto dal Ministero dell’Ambiente e di cui la Regione Abruzzo è parte fondamentale: a partire dalle misure sulla chiusura delle strade utilizzate dai bracconieri, sulla prevenzione e repressione dell’utilizzo di bocconi avvelenati e sulla sicurezza degli attraversamenti stradali.
3) Aprire un tavolo di confronto con gli Enti gestori delle aree naturali protette, gli Istituti scientifici e le Associazioni ambientaliste per verificare la compatibilità di una serie di interventi programmati sulle montagne abruzzesi (a partire dal Master Plan) e la tutela dell’Orso e del suo habitat.
4) Mettere da parte l’ennesima proposta di riperimetrazione del Parco regionale del Velino-Sirente e al contrario rilanciarlo con convinzione, facendone uno strumento concreto di tutela dell’Orso e del suo habitat.
5) Ristabilire una presenza competente della Regione Abruzzo al tavolo del PATOM (il precedente rappresentate è dimissionario) e garantire le necessarie sinergie tra i diversi Assessorati e gli Uffici regionali per evitare l’isolamento operativo del rappresentante regionale vanificando gli sforzi compiuti.

Foto F. Caputi

16.12.16

Torna l’incubo “Borexino” per l’acqua del Gran Sasso?

A leggere le notizie riportate dalla stampa locale, sembra che si sia tornati indietro di oltre un decennio quando si visse la fase più preoccupante della gestione dei Laboratori di Fisica Nucleare sotto il Gran Sasso. Erano gli anni in cui il Governo nazionale, contro la volontà di tutti gli enti locali e della popolazione, voleva realizzare un’inutile e dannosa terza galleria a servizio dei Laboratori, le cui attività erano avvolte nel mistero.
“Fu proprio il WWF”, ricorda Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia, “a rendere noto l’elenco delle sostanze presenti nei Laboratori, poste quindi vicinissime alla falda acquifera che rifornisce tre province abruzzesi. E fu sempre il WWF a evidenziare le carenze nella gestione degli esperimenti condotti nei Laboratori attraverso la pubblicazione di documenti e di scambi interni tra i ricercatori. Dapprima fummo accusati di allarmismo, ma poi arrivò l’incidente con il trimetilbenzene (nell’ambito dell’esperimento diventato famoso come Borexino) del 16 agosto 2002 che evidenziò tutta la fragilità del sistema di gallerie, laboratori e punti di approvvigionamento di acqua presenti nel Gran Sasso”.
Come è noto vi furono denunce, sequestri e procedimenti penali e si avviarono interventi per la messa in sicurezza del sistema.
Per anni il WWF ha continuato a chiedere che vi fosse una informazione puntuale di quanto accadeva sotto la montagna, soprattutto in merito alla presenza di determinate sostanze necessarie per gli esperimenti condotti nei Laboratori e l’inquinamento dovuto al transito degli autoveicoli nelle gallerie autostradali. È stato sempre ripetuto che ormai tutto era sotto controllo e che non vi erano più pericoli.
Fino alle notizie di ieri.
“Ovviamente attendiamo che si facciano i dovuti approfondimenti, ma intanto non possiamo tacere sulla gestione delle informazioni”, aggiunge Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo. “Possibile che solo a dicembre si venga a sapere di qualcosa che sarebbe successo a settembre? È questa la trasparenza che si vuole dare ai cittadini su un bene prezioso come l’acqua? In questo caso non ci sarebbe stata la somministrazione di liquido contaminato, come invece avvenne per alcuni anni in val Pescara a causa dei veleni della discarica di Bussi officine. Stando alle dichiarazioni dei responsabili del Ruzzo, l’acqua fornita ai cittadini è stata sempre potabile. Resta tuttavia la pessima abitudine di non informare tempestivamente i cittadini, che non possono essere trattati come bambini da tenere all’oscuro dei problemi per non preoccuparli. Chiediamo alla Regione di adoperarsi perché si accerti con puntualità che cosa è accaduto a settembre e quali sono i reali livelli di sicurezza dei Laboratori. Ma chiediamo pure che, alla luce della tanto decantata politica della trasparenza, ci si impegni da oggi in avanti a informare sempre i cittadini e a farlo subito, non con un inaccettabile ritardo di oltre tre mesi”.

15.12.16

"I turismi in bicicletta" a Castelnuovo Vomano

 
 
Se ve lo siete persi quando lo abbiamo presentato a Teramo lo scorso ottobre, potete recuperare!
Venerdì 16 dicembre, alle ore 19.00, presso la Biblioteca Guendalina De Luca di Castelnuovo Vomano, incontro con Raffaele Di Marcello, autore del libro "I turismi in bicicletta come strumenti di sviluppo del territorio".
L’opera di Di Marcello colma la carenza di testi scientifici e sistematici dedicati al cicloturismo e riprende gli studi del dottorato di ricerca XXVII ciclo “Sociology of Regional and Local Development” dell'Università degli Studi di Teramo. Il testo si pone in chiave turistica, ma anche storica, sociologica, economica, normativa, indagando le politiche europee e nazionali riguardo la ciclabilità e trattando della ricettività turistica per i ciclisti. I “Turismi in bicicletta” apre così a nuove prospettive di ricerca nel campo esaminando tutti gli aspetti che riguardano il cicloturismo.
L'incontro, aperto a tutti, si svolgerà presso la Biblioteca Guendalina De Luca in Via Mulano n. 18 (ingresso laterale del polifunzionale) a Castelnuovo Vomano (TE). Info 3296286107 – 3395057882.

14.12.16

Più spazio a pedoni e bici nelle nostre città

 
L’annuncio da parte del Comune di Giulianova della riqualificazione del centro del Lido, con l’eliminazione delle barriere architettoniche, accompagnato dalla proposta di alcuni consiglieri giuliesi di realizzare un “anello azzurro”, privo di impedimenti per la circolazione delle persone con disabilità, offre l’occasione al WWF per lanciare un appello all’Amministrazione giuliese e a tutti i Comuni della provincia, affinché nelle opere infrastrutturali e nella pianificazione urbana privilegino la mobilità pedonale e ciclistica e il trasporto pubblico locale, eliminando, in maniera sistematica (come previsto dalla normativa vigente), qualsiasi barriera, architettonica e sensoriale, che impedisca la libera fruizione della città a tutti i cittadini.
È ormai assodato in tutto il mondo, e numerosi studi scientifici lo dimostrano, come l’utilizzo massivo dell’automobile, in ambito urbano, è la principale causa di inquinamento e congestione delle nostre città. Le auto occupano spazio pubblico per la maggior parte della giornata, producono gas inquinanti e in contesti urbani sono poco efficienti in quanto consentono spostamenti a velocità ridotta e con tempi molto lunghi.
Favorire gli spostamenti quotidiani pedonali e in bicicletta, realizzare, dove necessario, infrastrutture quali marciapiedi e piste ciclabili e/o istituire aree pedonali, zone trenta, isole ambientali, ecc., favorire l’intermodalità a breve e lungo tratto con il trasporto pubblico locale: sono queste le azioni da mettere subito in atto per migliorare la vivibilità delle nostre città, aumentando l’appeal di quelle turistiche come Giulianova o Roseto degli Abruzzi e risolvendo molti dei problemi di traffico di città più grandi come Teramo.
Vanno bene le affermazioni di principio attraverso slogan programmatici (città del pedone e della bicicletta) e va benissimo la realizzazione di qualche centinaio di metri di ciclabile, ma per fare veramente una città con una mobilità sostenibile e a misura d’uomo c’è bisogno di politiche attive che abbraccino le tematiche della pianificazione territoriale, dei trasporti, delle infrastrutture, dei servizi alla persona.
E anche l’alibi, spesso adottato dalle Amministrazioni, del contrasto da parte di alcune categorie di cittadini (commercianti in primis) sulla limitazione del traffico automobilistico (e del conseguente parcheggio), ormai non regge più di fronte a numeri che, a livello internazionale, dimostrano come il favorire la pedonalità e la ciclabilità porta ricchezza a tutti i livelli. Ultimamente un rapporto della European Cyclists’ Federation dal titolo “EU Cycling Economy” sui benefici economici della bicicletta nei 28 Paesi dell’Unione diffuso dalla FIAB, ha dimostrato come in Europa la mobilità ciclistica valga ben 513 miliardi di euro l’anno, in termini di benefici diretti e indiretti, pari a 1000 euro per ogni cittadino dell’Unione Europea. E questo a fronte di investimenti minimi (pari a circa 4-5 euro per cittadino) in materia di mobilità ciclistica.
Il WWF invita gli amministratori di tutti i comuni teramani a valutare quanti vantaggi ci potrebbero essere investendo, non solo economicamente, ma anche in programmazione e progettualità, per rendere le nostre città a misura di pedone e ciclista, avendo sempre la massima attenzione alle persone con disabilità, ma anche ai cosiddetti utenti deboli (anziani e bambini)?
E l’Associazione del Panda lancia, quindi, un appello ai Sindaci dei Comuni del teramano: l’automobile è un mezzo utile, se usato con intelligenza. Siate utili e intelligenti anche voi e lavorate per offrire a voi stessi e ai vostri concittadini città sane e vivibili.

Riserva Castel Cerreto, nuovo museo naturalistico

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Convocazione Assemblea WWF Teramo

Ai sensi dello Statuto è convocata l’Assemblea dell'Associazione WWF Teramo in prima convocazione per il giorno giovedì 15 dicembre 2016 alle ore 8.00 a Teramo presso la sede dell’Associazione in Via De Vincentiis e all'occorrenza, in seconda convocazione, per il giorno venerdì 16 dicembre 2016 alle ore 18:00 presso lo stesso luogo con il seguente ordine del giorno:
  1. Attività 2016
  2. Programma e bilancio preventivo 2017
  3. Varie ed eventuali.
Qualora non si possa partecipare, è possibile delegare un socio. Ogni socio può ricevere al massimo una delega.
 
Cordiali saluti.
Il Presidente Claudio Calisti

9.12.16

Meno spot e più fatti: la Regione investa sulle aree protette regionali!


Il sistema delle Riserve regionali e il Parco regionale del Sirente-Velino, le aree protette istituite dalla Regione Abruzzo, è in difficoltà per la scarsità di risorse economiche e per la poca considerazione che la politica manifesta verso questi strumenti dedicati alla tutela della biodiversità e allo sviluppo di economie circolari locali. In particolare, le scarse risorse economiche messe a disposizione nel bilancio regionale non ripagano nemmeno la passione e la volontà di chi vi opera, anche perché troppe volte questi operatori sono costretti ad anticipazioni di cassa per rispondere alle emergenze quotidiane che devono affrontare.
Una situazione di crisi – denunciano WWF e Legambiente - che si trascina da anni perché da parte della Regione Abruzzo non è ancora maturato un ragionamento adeguato ad affrontare le sfide che pongono le strategie globali per frenare la perdita di biodiversità, di cui la stessa Regione si deve sentire investita poiché conserva nel suo territorio specie e habitat a rischio di estinzione. Una mancanza di strategia che non fa valorizzare al meglio le aree protette abruzzesi che sono, oggi, sempre più al centro di un'economia circolare potenzialmente valida ma che tarda ad affermarsi nonostante gli sforzi che operatori, associazioni e Comuni compiono in questa direzione.
Molte sono le lacune del sistema, dovute soprattutto ad una mancanza di visione da parte della Regione che tutela specie e habitat tra i più importanti d’Europa ma non riesce a mettere al centro una programmazione unitaria delle risorse economiche e dei progetti di conservazione di tutte le aree protette d’Abruzzo, e soprattutto non ragiona su una strategia di successo per la natura, la bellezza e la cultura delle aree interne dell’Appennino. Un esempio concreto è la discussione attorno alla nuova versione della Legge Regionale n.38/96 che dimostra tutti questi limiti: il testo proposto dall’Assessorato regionale ai parchi va dunque rivisto e fortemente migliorato, a partire proprio dall'attribuzione delle risorse per finanziare il sistema delle aree protette regionali.
La Regione investe 660 mila euro per la campagna di comunicazione di Abruzzo Open Day Winter, per promuovere le bellezze naturali e culturali che interessano e costellano le aree protette e per valorizzare biodiversità, paesaggi, borghi e itinerari per sport verdi; è paradossale che invece non investa adeguatamente sul patrimonio stesso, gestito e valorizzato dalle Riserve e dal Parco.
Un patrimonio di esperienze e di lavoro che non può e non deve essere disperso, ma che va invece valorizzato e messo a sistema. Gli obiettivi primati devono essere omogenei standard di qualità, conservazione, servizi per migliorare e uniformare i modelli di gestione, semplificazione della macchina burocratica, innovazione… Tutto questo è possibile soltanto garantendo le giuste risorse per dare piena attuazione alle strategie Europee e nazionali per la tutela della biodiversità. Al tempo stesso bisogna mettere in campo gli strumenti necessari per lo sviluppo sostenibile delle aree protette abruzzesi che sono, nonostante le lacune nella programmazione regionale e l'inadeguatezza dei fondi per la gestione ordinaria, esempi di buone pratiche di sostenibilità applicata, creano valore per le comunità locali e attrattività per le nuove forme di turismo esperienziale.
Le aree protette possono rappresentare ancora di più la risposta per uscire dalla crisi e attuare una nuova economia circolare che garantisce il benessere vero e durevole ed è importante che anche la politica creda in questa strategia che interessa la gran parte del territorio interno e montano della regione.
E poiché si avvicina la formulazione del bilancio di previsione 2017, Legambiente e WWF si augurano che questa volta vengano adeguatamente finanziate le Riserve Naturali Regionali e il Parco Sirente-Velino partendo dai fabbisogni reali per dare continuità e dignità a chi da anni, in modo precario e incerto, ha accettato la scommessa di trasformare una passione in lavoro e per attuare una conservazione e una gestione di habitat e specie effettiva e rispondente alle sfide che ci derivano dal grande patrimonio che abbiamo ricevuto in dote e che dobbiamo preservare per noi e per le generazioni future.
Le richieste di 2,5 mln di euro per le Riserve Naturali Regionali e 1,5 mln di euro per il Parco Sirente Velino avanzate durante la riunione dello scorso 29 novembre appaiono il minimo che la Regione verde d'Europa, che ha sottoscritto la Convenzione degli Appennini ed è stata protagonista dell’unica, ad oggi, strategia per conservare e valorizzare le nostre montagne e le loro bellezze, debba appostare sui capitoli a loro dedicate per il 2017. Sarebbe opportuno che si programmasse, come più volte chiesto, un Piano Pluriennale che metta in prospettiva, almeno per un triennio, l'impegno della Regione in attuazione delle strategie europee e nazionali in merito a Biodiversità, Reti Ecologiche e Servizi Ecosistemici che veda nelle Riserve e nel Parco Sirente Velino i nodi che si aggiungono a quelli costituiti dai Parchi Nazionali con i quali in tale ottica si dovrà sviluppare una programmazione convergente.
Chiediamo alla Regione di adottare queste misure da questo esercizio finanziario. Questo rappresenteremo alle Commissioni competenti del Consiglio Regionale nelle audizioni di rito e nel consueto presidio della seduta di bilancio ai Consiglieri Regionali prima del voto in aula.

L'Assessore Pepe e il suo assurdo intervento a favore dei "bracconieri" del mare!

È decisamente sconcertante la recente presa di posizione dell’assessore regionale agricoltura e pesca Dino Pepe e dei suoi colleghi delle Marche (Manuela Bora) e del Molise (Vittorino Facciolla): i tre hanno chiesto ai parlamentari delle rispettive regioni di sostenere le proposte della rete delle imprese di pesca del medio-adriatico (Ma.Mol.Ab) dopo le ultime direttive europee. 
“Le tre marinerie – scrive Pepe - sono estremamente preoccupate di come l’Italia abbia dato esecuzione all’art. 90 del Regolamento Comunitario 1224/2009, che disciplina l’applicazione di misure sanzionatorie verso la pesca professionale, generando un grave inasprimento delle stesse in caso di violazione delle norme sulla politica comune della pesca”. 
In sintesi si approva la depenalizzazione dei reati in materia di pesca, ma si contesta il fatto che le multe previste in caso di violazioni “oltre ad essere estremamente onerose, non appaiono spesso proporzionate all’oggettiva portata delle infrazioni contestate”. 
“Secondo le tre marinerie, lo Stato, in attuazione della normativa europea, avrebbe dovuto – continua Pepe - tenere in considerazione criteri quali: la natura del danno arrecato, il suo valore, la situazione economica del trasgressore, la portata dell’infrazione, la sua eventuale reiterazione etc. In sintesi è opinione diffusa, tra i pescatori, che la L. 154/2016 risulti ispirata ad un approccio ingiustamente punitivo”, conclude l’assessore: “Al tempo stesso, la norma non prevede alcuna premialità in favore di quanti rispettano la normativa, perdendo l’opportunità di incentivarne il rispetto. C’è poi da rammentare che l’attuale sistema sanzionatorio comporta un’altra gravissima conseguenza sull’attività e sulla economia delle imprese di pesca: quelle che risultano sanzionate, infatti, non potranno accedere ai contributi finanziabili grazie al Fondo europeo per la Pesca (FEAMP) e, qualora li avessero percepiti dovrebbero restituirli”.
Ci chiediamo se Pepe e i suoi colleghi si rendano davvero conto di quello che hanno sostenuto: in primo luogo bisogna ricordare che le norme di legge non “puniscono” i pescatori, ma solo quelli tra loro che commettono infrazioni, quelli che potremmo legittimamente definire i "bracconieri del mare". Gli altri, tutti coloro che rispettano le regole, non hanno nulla da temere. Il legislatore ha giustamente inasprito le pene proprio per impedire che infrangere la normativa possa essere economicamente conveniente. Perché purtroppo c’era chi decideva comunque di pescare di frodo perché risultava statisticamente più redditizio, anche se qualche volta si poteva incappare nei controlli della Guardia Costiera. Oggi non è più così: le norme più severe finalmente in vigore stanno fermando proprio questi furbetti, a vantaggio dell’ecosistema marino, della biodiversità e anche dei tanti pescatori onesti. Senza dimenticare che frenare la sovrappesca favorisce la riproduzione della fauna ittica a vantaggio dell’intero sistema della pesca marittima.
L’intervento dell’assessore diventa ancora più sconcertante là dove appoggia chi sostiene che manca la premialità per chi rispetta le regole e che la normativa non tiene conto della situazione economica del trasgressore: sarebbe come dire che bisogna regalare qualcosa a chi non viola la legge, per esempio non ruba; e che le forze dell’ordine prima di multare chi, poniamo, corre a 150 all’ora in autostrada devono chiedergli copia della denuncia dei redditi!
"Siamo convinti che l’assessore Pepe – commenta il delegato Abruzzo del WWF Luciano Di Tizio – sia stato mal consigliato: solo così si spiega questo intervento pro bracconieri della pesca. Ci dispiace anche il fatto che la sua nota sia stata diffusa proprio nel giorno in cui la Comunità Europea ha riaffermato l'importanza delle Direttive Habitat e Uccelli e quindi della tutela della biodiversità, anche a garanzia di un futuro migliore per tutti gli esseri umani. Ma ci dispiace ancora di più notare come tardi ad affermarsi a ogni livello un concetto semplice e basilare: che il rispetto della legalità e delle regole deve essere alla base di ogni comportamento e di ogni presa di posizione".

7.12.16

25 anni fa nasceva una buona legge: perché stravolgerla?

 
La Legge Quadro sulle Aree protette, che proprio il 6 dicembre 2016 compie i primi 25 anni, è stata una storia di grande successo per il nostro Paese. La Legge 394/91, infatti, nonostante non abbia mai visto la piena applicazione, non solo è servita a costruire un sistema integrato di aree protette nazionali e regionali, ma ha segnato un momento di grande coscienza ambientale nelle istituzioni del nostro Paese che, proprio grazie a questa legge, ha potuto attuare politiche di conservazione della biodiversità fino ad allora impensabili.
Un successo che si può leggere attraverso i numeri: 24 parchi nazionali, considerando anche quello del Golfo di Orosei e del Gennargentu (in realtà mai reso operativo), 134 parchi regionali, 27 aree marine protette, 2 parchi sommersi, il Santuario internazionale per la protezione dei mammiferi marini (frutto di un accordo internazionale tra Francia, Italia e Principato di Monaco) e 683 riserve tra statali e regionali e di altre tipologie (come ad esempio le oltre 100 Oasi WWF).
La legge sui Parchi non solo ha segnato una crescita culturale in un’Italia che fino a quel momento non si era posta il problema di come tutelare e preservare i propri tesori di natura che diventavano, finalmente, un tesoro di tutti gli italiani, un bene così importante da meritare la tutela dello Stato. Che oggi i parchi italiani vivano un momento di difficoltà è innegabile. Ma da questa crisi si esce dando più valore alla natura che costituisce la base del nostro benessere e del nostro sviluppo; la ricchezza della natura italiana costituisce infatti il nostro capitale naturale e deve essere al centro dell’economia nazionale. Inoltre dare valore alla natura significa dare centralità alla bellezza della nostra Italia che tutto il mondo ci invidia.
“Quello di oggi è un anniversario importante”, dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “Venticinque anni fa la legge sui parchi nasceva grazie al consenso di un Parlamento unito per il bene della natura italiana: nel 2016, invece, una riforma, scritta senza la condivisione del mondo ambientalista e senza tener conto di una sensibilità ormai radicata nell’opinione pubblica, rischia di compromettere il futuro dei parchi italiani, di consentire speculazioni economiche e gestioni localistiche, di affidarne la rappresentanza e la gestione alla politica locale”.
Tanti i problemi della riforma in discussione come evidenziato nel documento "Aree protette, tesoro italiano", "ma l’aspetto più grave della modifica approvata dal Senato è quello dello Stato centrale che si ritira dai suoi compiti costituzionali, che delega agli enti locali scelte e strategie di interesse nazionale - conclude Donatella Bianchi -. Allora dovremmo smettere di chiamarli parchi nazionali o aree marine protette e rassegnarci al modello Stelvio: se la riforma dovesse proseguire il suo cammino com’è stata approvata al Senato allora in questo 25 anniversario della Legge 394 ci sarebbe davvero ben poco da festeggiare. Il WWF sarà in prima linea per far sì che i parchi continuino ad essere un tesoro nazionale”.

28.11.16

Vomano, sporco e a capo!



Solo una settimana fa il WWF, raccogliendo l'invito dei Comuni di Pineto, Atri e Roseto degli Abruzzi, ha organizzato, insieme ad altre associazioni ambientaliste e locali, una giornata di pulizia del Fiume Vomano: oltre 150 volontari hanno pulito ampi tratti del fiume con particolare cura della foce.
Ebbene dopo solo 7 giorni nell'area del Comune di Roseto degli Abruzzi che era stata ripulita sono ripresi gli scarichi abusivi. Grazie al monitoraggio del WWF sono stati accertati almeno 5 abbandoni di materiale edile e pattume di ogni tipo.
Il Comune e i cittadini di Roseto non possono tollerare questa triste e illegale consuetudine. La zona della foce del Vomano ormai deve essere bonificata come prevede la legge. e una volta bonificata l'area deve essere posta sotto controllo per prevenire ulteriori scarichi abusivi.
La soluzione è semplice e poco dispendiosa: basta acquistare alcune fototrappole e posizionarle nei punti chiave della foce. Sono strumenti economici, non richiedono personale e possono essere spostate agevolmente.
La foce del Vomano deve tornare ad essere l’habitat di specie migratorie e patrimonio della biodiversità e non una discarica per alcuni uomini spregevoli.

24.11.16

Sabato 26 novembre: a Pescara si parla di sostenibilità e cambiamenti climatici

 
Un nuovo appuntamento di prestigio per il WWF Abruzzo nell’ambito delle iniziative per celebrare i 50 anni dell’Associazione: sabato 26 novembre, con inizio alle 11, il direttore scientifico del WWF, Gianfranco Bologna, terrà nella sala Figlia di Iorio della Provincia di Pescara una relazione su “La sostenibilità nell’Antropocene”. Il suo intervento sarà preceduto dai saluti del presidente della Provincia Antonio Di Marco, del vice presidente del WWF Italia Dante Caserta e del sottosegretario con delega all’ambiente della Regione Abruzzo Mario Mazzocca, mentre al delegato del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio spetterà il ruolo del moderatore.
Gianfranco Bologna si occuperà delle due tematiche oggi più importanti per il nostro futuro: il cambiamento climatico e la progressiva perdita dell’integrità biosferica, in parole povere la perdita della biodiversità. Queste emergenze non sono oggi più percepite, dalla comunità degli scienziati così come dalla collettività dei cittadini, come una lontana minaccia, ma come una realtà con la quale è necessario confrontarsi ogni giorno. Alla stessa maniera l’influenza che le attività umane hanno sull’ambiente è a tal punto acclarata che il Congresso geologico internazionale di Città del Capo a fine agosto scorso ha formalizzato l’esistenza di un nuovo periodo nella scala geologica, l’Antropocene appunto, nel quale tutti noi viviamo dalla metà del secolo scorso, caratterizzato proprio dal rimodellamento del pianeta che l’uomo stesso sta determinando con la sua sempre maggiore impronta ecologica.
Il direttore scientifico del WWF illustrerà il quadro globale che sta emergendo da questo fronte fondamentale di analisi e ricerca, i cui risultati dovrebbero essere al primo posto nelle agende politiche mondiali e anche italiane, e dovrebbero tratteggiare le strade per le politiche di sostenibilità. Di fronte ai cambiamenti climatici in essere e alla prospettiva di stare contribuendo a determinare i fattori per arrivare alla sesta estinzione di massa chiedersi “che cosa possiamo fare?” è una precisa esigenza per tutti noi. Non a caso nell’ambito dell’incontro il sottosegretario Mario Mazzocca illustrerà “La strategia dell’Abruzzo per l’adeguamento ai cambiamenti climatici”. Perché se è vero che il problema è planetario, è altrettanto vero che ogni azione, sia pure apparentemente microscopica e marginale, può dare il suo contributo per peggiorare, ma anche per migliorare, la situazione globale.
Ingresso libero: tutti i cittadini sono invitati a partecipare.

21.11.16

Una bella giornata per la tutela del Fiume Vomano

Più di un centinaio di volontari, migranti ospitati presso il Residence Felicioni e ragazzi di una scolaresca, hanno lavorato alla pulizia delle sponde del Fiume Vomano in tre diversi punti ad Atri, Pineto e Roseto degli Abruzzi.
Una mattinata di lavoro e rifiuti di tutti i tipi sono stati trovati abbandonati lungo i margini del corso d'acqua in un territorio che purtroppo sembra essere senza alcun controllo. Ignoranza, maleducazione e malaffare hanno determinato una situazione insostenibile che deve essere affrontata al più presto.
Nel pomeriggio il tema dell'abbandono dei rifiuti è stato poi affrontato nel corso dell'interessante convegno "Vomano, un fiume a rischio" svoltosi presso Villa Filiani a Pineto, con la partecipazione, tra gli altri relatori, di Andrea Agapito, responsabile Acque del WWF Italia.  
 



























18.11.16

Tutela ambientale e alaggi nell'Area Marina Protetta "Torre di Cerrano"


Negli ultimi giorni, il WWF Teramo ha riscontrato la realizzazione nella zona C dell’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” di tre nuovi manufatti sorti nelle aree date in concessione per due alaggi nel Comune di Pineto. Nei pressi di tali costruzioni sono poi presenti alcune imbarcazioni impropriamente posizionate o abbandonate sul cordone dunale.
Dalle informazioni raccolte non sembra che questi interventi, che ricadono in un’area tutelata sia da leggi nazionali che da direttive comunitarie (essendo stata ricompresa nella Rete Natura2000 dell’Unione Europea), siano stati autorizzati dal Parco marino, nonostante qualsiasi opera ricadente all’interno del perimetro dell’Area Marina Protetta dovrebbe avere il parere del soggetto gestore, “tenuto conto delle caratteristiche dell’ambiente oggetto della protezione e delle finalità istitutive” (art. 10 comma 1 lettera c) D.M. 21 ottobre 2009 “Istituzione Area Marina Protetta Torre del Cerrano”).
Se gli interventi non sono stati autorizzati, vanno immediatamente rimossi, insieme alle imbarcazioni posizionate sulla fascia dunale. Se al contrario sono stati autorizzati, va chiarito come ciò sia stato possibile, posto che appare inaccettabile che un contesto paesaggistico di elevato valore ambientale rischi di essere alterato.
Le aree dunali rivestono un importantissimo ruolo di fascia-cuscinetto contro l’erosione costiera e rappresentano un habitat prezioso incluso nella specifica Direttiva europea Natura2000 che tende a garantire la sopravvivenza a lungo termine delle specie e degli habitat più preziosi e minacciati nel continente europeo. Nelle zone citate, ad esempio, tra le diverse specie floristiche ci sono le rare popolazioni di Romulea rollii (zafferanetto delle spiagge), uno dei simboli dell’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano”, tanto da essere riportato nel logo.
Il WWF Teramo sollecita un maggior controllo da parte degli organi a ciò preposti (polizia locale e guardia costiera) affinché si evitino situazioni del genere.
Siamo consapevoli della necessità di consentire l’alaggio alle imbarcazioni, ma chiediamo che interventi di questo tipo siano pianificati e soprattutto siano condotti in modo da garantire la massima tutela dell’area.
Suggeriamo agli enti competenti di aprire un confronto con tutti i portatori di interesse, a partire dalle associazioni ambientaliste e le associazioni concessionarie degli alaggi, per trovare una corretta soluzione al problema e l’individuazione di misure e aree idonee per questo tipo di attività.

16.11.16

Domenica 20 novembre: Passeggiata alla Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare

 
Il WWF Teramo e la Palestra Medical Sport di Tortoreto organizzano “Camminiamo insieme”, una passeggiata guidata verso la "Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare" ad Alba Adriatica.
Durante la passeggiata saranno fornite informazioni sull’ecosistema costiero e sulle specie che si incontreranno. Giunti all’area della “Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare” sarà messa in atto un’azione per l’eliminazione di alcune piante infestanti al fine di consentire lo sviluppo della vegetazione spontanea autoctona e la migliore nidificazione del Fratino.
Si consiglia di portare binocolo, scarpe comode e guanti da giardinaggio.
Il punto di ritrovo è fissato per le ore 9.30 davanti alla Palestra Medical Sport in via Sardegna n. 2 a Tortoreto Lido.

Sabato 19 novembre: una Giornata per il Vomano

 
L'appuntamento di Atri

L'appuntamento di Pineto

L'appuntamento di Roseto degli Abruzzi
“Una Giornata per il Vomano” è l’appuntamento promosso dal Comune di Pineto, insieme ai Comuni di Atri e Roseto degli Abruzzi, in collaborazione con il WWF Teramo e la Riserva Regionale Oasi WWF dei Calanchi di Atri, nell’ambito della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2016.
Alla giornata hanno aderito e parteciperanno, oltre ad alcune scuole dei Comuni interessati, l’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, e le associazioni Città di Roseto, FIAB, Giacche Verdi, Guardie Ambientali d’Abruzzo e Italia Nostra.
Obiettivo della giornata è accendere i riflettori sullo stato di salute del principale corso d’acqua della provincia di Teramo. La giornata prenderà il via alle ore 9 con un’azione di pulizia delle sponde del Fiume che riguarderà tre diversi tratti del Vomano. I punti di incontro dove i volontari e i ragazzi delle scuole coinvolte riceveranno indicazioni e il materiale per procedere alla pulizia sono:
  • a Pineto lungo la sponda del Vomano nei pressi del depuratore comunale;
  • ad Atri lungo la sponda del Vomano in zona Stracca (550 metri a ovest della Fattoria del Vomano);
  • a Roseto degli Abruzzi davanti Eurocamping in lungomare Trieste.
Nel corso della mattinata gli educatori ambientali del WWF illustreranno le caratteristiche del Fiume Vomano e degli ecosistemi fluviali in generale.
Nel pomeriggio, a partire dalle ore 15, si svolgerà presso Villa Filiani a Pineto il convegno “Fiume Vomano, un fiume a rischio” con il seguente programma:
  • Ore 15:30 - Saluti di Gabriele Astolfi, Sindaco di Atri, Robert Verrocchio, Sindaco di Pineto, Sabatino Di Girolamo, Sindaco di Roseto degli Abruzzi, e Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia;
  • Ore 16:00 - Adriano De Ascentiis, WWF Abruzzo: Il Vomano, un fiume che muore;
  • Ore 16:20 - Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Fiumi WWF Italia: La gestione dei corsi d’acqua in Italia a 50 anni dall’alluvione di Firenze;
  • Ore 16.40 - Maurizio Rosa, Genio Civile Regionale: Fiume Vomano, individuazione delle criticità e strategie di intervento;
  • Ore 17.00 - Massimo Fraticelli, Mountain Wilderness Abruzzo: Abbandono rifiuti, cause e soluzioni;
  • Ore - 17.20 - Dibattito
Il WWF, che da sempre si batte nel nostro territorio e nel resto d’Italia per la tutela dei corsi d’acqua, ritiene molto importante che tre Comuni come Atri, Pineto e Roseto degli Abruzzi abbiano deciso di promuovere una iniziativa comune per il Vomano. Questo fiume da decenni subisce ogni genere di aggressione e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. L’abbandono dei rifiuti lungo le sue sponde è solo uno dei suoi problemi: la sottrazione di materiale, i rilasci dalle centrali idroelettriche, l’erosione in alveo, gli scarichi più o meno leciti, il prelievo di acqua, il taglio a raso di tutta la vegetazione spondale, sono le altre problematiche che rendono questo fiume uno dei corsi d’acqua più problematici della nostra regione.
Per il WWF è ora di un vero e proprio cambio di rotta nella gestione di questo bacino.