29.12.14

Un bilancio dello stato dell'ambiente in Abruzzo nel 2014

Questa mattina a Pescara, Luciano Di Tizio, Delegato regionale per l’Abruzzo del WWF, e Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, hanno presentato un bilancio sull’ambiente in Abruzzo nel 2014.
“Non è stato un anno facile per l’ambiente abruzzese” ha dichiarato Luciano Di Tizio. “Dal disastro di Bussi sul Tirino al rischio idrogeologico, dal bracconaggio allo stato pietoso dei nostri corsi d’acqua, si sono confermate – in alcuni casi aggravandosi – tutte le problematiche ambientali che da anni colpiscono il nostro territorio. L’Abruzzo è una delle regioni italiane ed europee con la più alta biodiversità, ma questo patrimonio è messo in pericolo da scelte sbagliate che spesso ricadono sulla testa degli abruzzesi senza che questi abbiano la possibilità di dire la loro. Per noi del WWF è stato un anno veramente impegnativo. I nostri volontari sul territorio, nelle Oasi e nei Centri di Educazione Ambientale, le nostre guardie, i nostri avvocati sono intervenuti in tutti i settori ed a tutti i livelli per difendere lo straordinario ambiente abruzzese. Tanto si è riuscito a fare, ma resta ancora tantissimo da realizzare”.

PARCHI E RISERVE.
Finalmente una svolta per il Parco della Costa teatina, ma ora ci vogliono i fatti!
Il 2014 ha segnato una importante novità nell’ultra decennale vicenda del Parco della Costa Teatina (il parco è stato istituito nel 2001, ma finora è rimasto solo sulla carta). Finalmente ad agosto è stato nominato il Commissario straordinario per la perimetrazione del Parco. Dopo anni di rimandi e giochi ostruzionistici, si dovrà definire il perimetro del quarto parco nazionale d’Abruzzo, il primo sulla costa. Uno strumento per valorizzare un territorio, ma soprattutto per conservarlo e proteggerlo dalle tante minacce, prima tra tutte la petrolizzazione.
Al Commissario il WWF chiede di procedere con determinazione e rapidità. Dopo anni di confronto ora ci vogliono i fatti ed il Parco deve diventare una realtà nei primi mesi del 2015.
Parchi nazionali abruzzesi: anche il 2014 senza consigli direttivi.
Il WWF è tornato a denunciare la vergognosa situazione in cui si trovano i tre parchi nazionali presenti in Abruzzo (Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise; Parco del Gran Sasso e Monti della Laga; Parco della Majella): tutte queste importanti aree naturali protette sono prive da anni dei consigli direttivi. In particolare il Parco Gran Sasso-Laga è senza consiglio dal gennaio del 2007! Un deficit di democrazia di cui fa le spese un intero territorio.
Il WWF ha scritto al Presidente D’Alfonso affinché chieda al Ministro dell’Ambiente, cui spettano le nomine dei consigli direttivi dei Parchi, di evitare il protrarsi di questa vergogna e di fare nomine contraddistinte da competenza e conoscenza dei territori dei parchi.
Le Aree protette regionali a rischio paralisi.
Ancora una volta le riserve regionali abruzzesi e l’unico parco regionale, il Sirente-Velino, hanno rischiato il taglio dei fondi ordinari necessari per la loro gestione. Un pericolo parzialmente sventato all’ultima ora, come era già successo negli scorsi anni. Non si può continuare così. La Regione che ha coniato per sé slogan che ne esaltano la vocazione “verde” deve credere sino in fondo nelle proprie aree protette e metterle in condizione di programmare il proprio futuro nell’interesse dell’ambiente e dell’occupazione: ogni euro investito nelle aree protette ne produce quattro per l’economia dei territori interessati.
Area Marina Protetta di Torre di Cerrano assediata dai vongolari.
Il mare bagna la costa abruzzese per circa 130 km; di questi solo 7 km (appena il 5,4%!) sono tutelati da un’unica Area Marina Protetta, quella della Torre di Cerrano. Nonostante l’esiguità dello spazio tutelato, questo subisce da anni una continua violazione. I vongolari entrano all’interno del perimetro, violando la norma istitutiva del Parco e le normative generali di tutela, e distruggendo i fondali con le loro turbosoffianti. I controlli sono stati per molto tempo assenti ed inefficaci. A settembre il TAR Lazio ha respinto l’ennesimo ricorso presentato dal Consorzio di gestione dei Vongolari contro l’istituzione dell’AMP, confermando la tutela dell’area.
Per il WWF le soluzioni agli eventuali problemi dei vongolari devono essere ricercate nel rispetto della legalità e di quanto stabilito dalle leggi che tutelano tutte le aree marine protette italiane.

TUTELA DELLA FAUNA
Caccia: la nuova Giunta regionale vorrà chiudere con le fallimentari gestioni del passato?
14 sono state le sconfitte giudiziarie nel quinquennio della Giunta Chiodi-Febbo in materia di caccia, un record per l’Italia che dimostra l’incapacità con cui è stata gestita la politica venatoria.
Il nuovo assessore regionale alla caccia ha dichiarato di voler cambiare rispetto al passato ed il WWF ha voluto dare credito a questa dichiarazione.
Sono però passati i primi mesi, senza che si siano visti passi avanti concreti.
Il WWF chiede alla Regione quattro cose: adottare un piano faunistico-venatorio che tenga conto delle esigenze della fauna e non di quelle dei cacciatori; rivedere la legge regionale sulla caccia eliminando tutte le modifiche apportate nel corso degli anni che hanno diminuito la tutela dalla fauna; creare le aree contigue con caccia regolamentata intorno alle aree protette presenti nella regione; creare un Osservatorio faunistico regionale che fornisca elementi certi e scientificamente fondati per la pianificazione venatoria.
Orso: nonostante tutto, segnali di speranza.
Specie simbolo dell’Abruzzo, vittima di bracconaggio, politiche sbagliate nel settore dell’allevamento e della pastorizia, costruzioni che ne restringono l’areale, l’Orso Bruno Marsicano è a rischio estinzione.
L’uccisione dell’Orso a Pettorano sul Gizio a settembre ha segnato un ennesimo colpo alla tutela di questo splendido animale, ma per la prima volta è stata seguita da indagini efficaci che hanno portato all’individuazione del colpevole, un cacciatore di 61 anni. Purtroppo sappiamo che chi ha compiuto questo gesto, se mai si arriverà alla condanna definitiva, rischia pochi mesi di carcere. Anche per questo il WWF ha lanciato la petizione “Contro i crimini di natura” che chiede l’inasprimento delle pene per chi commette questo tipo di reati.
Ma sull’orso non sono mancati segnali positivi. Da un lato i risultati del LIFE Arctos, finanziato dall’Unione Europea, al quale ha contribuito anche il WWF distribuendo a pastori e coltivatori centinaia di recinti elettrificati da porre a difesa di apiari, allevamenti e campi coltivati, dall’altro la notizia diffusa dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise di 11 nuovi cuccioli di Orso nati nel 2014.

PETROLIZZAZIONE IN ABRUZZO: OMBRINA MARE, LA PUNTA DI UN ICEBERG.
L’Abruzzo si conferma una delle regioni a più serio rischio di petrolizzazione. La progettata realizzazione di Ombrina Mare, piattaforma con annessa nave per prima raffinazione davanti la costa dei trabocchi, è solo la punta dell’iceberg.
Da anni il WWF denuncia come il 50% del territorio regionale sia interessato da istanze di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Stessa sorte per migliaia di km quadrati di mare antistante la nostra costa.
Ombrina Mare è attualmente all’esame del Ministero dell’Ambiente per l’Autorizzazione Integrata Ambientale, ma di fronte alle scelte compiute dal Governo centrale, primo fra tutti l’art. 38 del Decreto Sblocca Italia che apre la strada alle trivelle in tutto il Paese, c’è bisogno di una azione politica forte volta a modificare la Strategia Energetica Nazionale.
Bene ha fatto la Regione Abruzzo ad impugnare alcuni articoli del decreto davanti la Corte Costituzionale, perché non è più possibile procedere su ogni singola istanza. È necessario che il Governo regionale, di concerto con le altre Regioni interessate, ponga la questione a livello di pianificazione nazionale e spinga per una politica energetica verso il risparmio, la messa in efficienza e le fonti rinnovabili.

FIUMI E DISSESTO IDROGEOLOGICO: SI CONTINUA A SBAGLIARE.
Fiumi abruzzesi, l’obiettivo “buono” lontano dall’essere raggiunto.
L’obiettivo fissato dall’Unione Europea di raggiungere lo stato ecologico “buono” in tutti i fiumi abruzzesi entro il 2015 appare ormai irraggiungibile. Come attestato recentemente dal Corpo Forestale dello Stato, le condizioni dei nostri fiumi invece di migliorare, in molti casi peggiorano. Depuratori inesistenti o mal funzionanti, scarichi abusivi e prelievi non autorizzati mettono a rischio i nostri fiumi con conseguenti effetti negativi sul mare.
Si continua poi con la pratica del tutto irrazionale del taglio a raso della vegetazione spondale dei fiumi. Costosi interventi che hanno ben pochi effetti in caso di piena, ma che compromettono l’ecosistema fluviale facendo perdere la capacità autodepurativa propria di tutti i corsi d’acqua.
Il WWF chiede che la volontà espressa dalla Regione di procedere, attraverso lo strumento dei “contratti di fiume”, ad una nuova gestione dei corsi d’acqua, si concretizzi, imponendo anche interventi reali per la salvaguarda degli stessi.
Costruiamo dove non si dovrebbe: Megalò e tanto altro.
È stata recentemente annunciata una proposta di legge regionale sul consumo del suolo. Ci auguriamo che si proceda rapidamente e in forma trasparente, con il coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni. Sono infatti già tanti gli scempi realizzati in Abruzzo. Citiamo per tutti il caso del centro commerciale Megalò costruito in quella che era una cassa di espansione del fiume Pescara, con grave danno per l’ambiente e rischi per la sicurezza del territorio e per la sua economia. Eppure da anni esistono due progetti per la realizzazione complessiva di altri 10 edifici nella stessa zona, progetti contro i quali il WWF si sta battendo in tutte le sedi, comprese quelle giudiziarie. È tuttavia inaccettabile che la tutela del territorio sia affidata alle associazioni e ai comitati più che alle istituzioni. Chiediamo che si preveda per legge, tra l’altro, il divieto assoluto e immediato di costruire in zone a rischio idrogeologico e lungo le sponde de fiumi.

BUSSI E LE TANTE ALTRE DISCARICHE.
Discarica di Bussi sul Tirino: la sentenza, uno schiaffo agli abruzzesi.
Il 2014 si è chiuso nel peggiore dei modi. La sentenza di assoluzione al processo davanti alla Corte di Assise di Chieti per la discarica di Bussi sul Tirino è stato un vero e proprio schiaffo agli abruzzesi.
È vergognoso che un danno ambientale stimato in 8,5 miliardi di euro, 3 anni di indagini, 6 di processo, 68 udienze, 18 diversi giudici tra GUP, Tribunale, Corte di Assise, Corte di Cassazione e 22 ordinanze, si siano tradotti in un nulla di fatto! L’inquinamento di decenni e la somministrazione a centinaia di migliaia di persone di acqua che non poteva essere distribuita non possono restare senza responsabilità.
Il WWF, ovviamente, aspetta di leggere le motivazioni della sentenza, ma farà tutto il possibile per portare avanti questa battaglia di verità. E lo sta facendo anche chiedendo a livello nazionale l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale al fine di evitare che tutte le azioni contro l’ambiente restino impunite a causa della prescrizione.
Ma resta il dato più grave: a più di 7 anni da quando è stata scoperta, non è stata ancora avviata la bonifica di quella che viene considerata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d’Europa.
E restano poi le decine e decine di discariche abusive o incontrollate di cui è disseminato il territorio abruzzese per le quali l’Italia è sottoposta ad una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea.

CAPODOGLI SPIAGGIATI: UN CAMPANELLO D’ALLARME PER IL NOSTRO MARE.
Nella notte tra l’11 e il 12 settembre si sono spiaggiati sulla costa di Vasto 7 capodogli. Grazie ad uno straordinario impegno di enti e volontari si è riusciti a rimettere in mare ben 4 animali, compiendo un miracolo senza precedenti.
Ad oggi non si conoscono ancora le cause di questo spiaggiamento, ma sono state avanzate le più varie ipotesi, quasi tutte – direttamente o indirettamente – legate all’uomo.
Sarà necessario attendere la chiusura delle analisi, che il WWF auspica possa avvenire al più presto, ma è certo che si è trattato di un campanello d’allarme per il Mare Adriatico che non deve essere sottovalutato.

UNA REGIONE SENZA PIANIFICAZIONE.
In Abruzzo manca un piano di rifiuti aggiornato. Manca (da sempre) un piano estrattivo che regolamenti le cave. Manca il piano faunistico-venatorio. Deve essere aggiornato il piano energetico. C’è un piano di tutela delle acque che non affronta i problemi, ma semplicemente sposta in avanti la ricerca delle soluzioni. E si potrebbe continuare.
La Giunta regionale D’Alfonso, se veramente vorrà dare seguito alle promesse della campagna elettorale, ha veramente molto da lavorare. E lo deve fare in fretta e con convinzione perché si tratta di affrontare problemi che in alcuni casi attendono di essere risolti da decenni.
La richiesta del WWF è sempre la stessa: pianificare attraverso la partecipazione di tutti e non dei singoli gruppi di potere interessati a questo o quell’altro settore. Avere sempre presente che si sta pianificando su risorse “finite” (l’acqua, il suolo, la fauna) che sono dei beni comuni e che come tali devono essere tutelati per questa e per le future generazioni.
Lo scardinamento – più per l’intervento della magistratura, che per scelte politiche, a dire il vero! – di una certa situazione di potere che negli anni era consolidata, apre la strada al cambiamento. Al Presidente D’Alfonso ed alla sua Giunta la possibilità di cogliere questa occasione.

“Un dato sicuramente positivo è la crescita dell’impegno degli abruzzesi in difesa del loro ambiente” ha concluso Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia. “Sono ormai moltissime le vertenze ambientali aperte nella nostra regione. Alle associazioni ambientaliste storiche si affiancano realtà locali che nascono e si sviluppano spontaneamente. Questa è la dimostrazione che è cresciuta la coscienza ambientale in Abruzzo come nel resto del Paese. E queste importanti battaglie vanno riportate in un quadro generale. Ad esempio assistiamo a decine di azioni contro impianti di produzione energetica. Ma queste devono diventare tessere di un mosaico più ampio: dobbiamo essere in grado di farne una battaglia complessiva contro le scelte strategiche nazionali in campo energetico che insistono sulle fonti fossili. Solo così saremo veramente efficaci”.

26.12.14

Lunedì 29 dicembre: Assemblea WWF


Lunedì 29 dicembre presso la nostra sede in via De Vincentiis n. 1 a Teramo, si svolgerà un'assemblea di attivisti, soci e simpatizzanti del WWF in provincia di Teramo con il Delegato regionale, Luciano Di Tizio.
Discuteremo della nuova organizzazione locale del WWF e programmeremo le attività del futuro! Sarà possibile iscriversi o rinnovare la propria iscrizione al WWF e sottoscrivere la petizione nazionale contro i "Crimini di Natura".
Vi aspettiamo!

Non bruciamo il futuro


Domani, sabato 27 dicembre, a Montorio al Vomano, organizzato dal WWF Teramo e da Zero Waste Teramo, incontro con Rossano Ercolini, vincitore del Goldman Environmental Prize 2013, autore del libro "Non bruciamo il futuro".
Una testimonianza fiera e coinvolgente di una battaglia decennale vinta contro poteri fortissimi, ma anche uno straordinario manifesto educativo.
Rossano Ercolini è oggi il simbolo di un ambientalismo capace di incidere in maniera efficace nello sviluppo di un territorio, andando oltre le ideologie e gli schieramenti. Perché è solo con l'impegno di tutti a prendere parte al cambiamento che la democrazia respira e, con essa, prende vita la speranza di un futuro migliore.

20.12.14

Discarica di Bussi sul Tirino. Domenica 21 dicembre, sit-in a Pescara

Discarica di Bussi sul Tirino (PE)
Domani sit-in a Piazza Salotto a Pescara

DOPO LA SENTENZA SULLA DISCARICA DI BUSSI SUL TIRINO,
NESSUN PASSO INDIETRO!

Domenica 21 dicembre ore 11
piazza Salotto a Pescara

SIT-IN
PER CHIEDERE GIUSTIZIA E LA BONIFICA DEL SITO

Siamo tutti invitati a partecipare. 
Ora più che mai è necessaria una presa di posizione forte di cittadini, Associazioni, Enti ed Istituzioni.

19.12.14

Tutti assolti: la sentenza sulla discarica di Bussi è uno schiaffo agli abruzzesi!


Per il WWF la sentenza emanata oggi sulla discarica di Bussi, come è già avvenuto con l’esito del processo Eternit di poche settimane fa, è la dimostrazione che la via giudiziaria per la difesa dell’ambiente è fallimentare.
È assolutamente necessaria una seria riforma della giustizia penale e l’approvazione dei delitti ambientali. Ancora una volta gli inquinatori sono stati assolti per prescrizione ed è stato violato il principio comunitario fondamentale “chi inquina paga”. 
Questa sentenza è un vero e proprio schiaffo agli abruzzesi: quei territori sono stati pesantemente inquinati ed è stata messa in pericolo la salute delle popolazioni. L’inquinamento è stato accertato, a prescindere da qualsiasi condanna da parte dei giudici, e chi lo ha provocato deve essere costretto a bonificare quei territori.
Dichiarano Tommaso Navarra, legale del WWF Italia, e Luciano di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Seguiamo i fatti di Bussi dall’anno 2006 e siamo nel processo come persona offesa e parte civile dall’anno 2009. Avevano così già maturato, sino ad oggi, alcune radicali certezze e, per dirla con Pasolini: 
  • Noi sappiamo che fare Giustizia è un fatto rivoluzionario; 
  • Noi sappiamo che fare Giustizia nel nostro Paese vuol dire salire tutti gli infiniti gradini del Golgota del nostro diritto processuale penale (tre anni di indagini, sei anni di processo, 68 udienze, diciotto giudici tra Gup, Tribunale, Corte di Assise, Corte di Cassazione, 22 ordinanze, una sentenza); 
  • Noi sappiamo che cercare di accertare processualmente fatti gravissimi è una impervia ascesa della volontà prima ancora che della ragione. 
A queste certezze ne vogliamo aggiungere oggi solo altre due: 
  • il disastro vi era, vi è e non è imputabile al caso; 
  • la prescrizione, come in altri processi, cancella solo le colpe individuali.
Con serena fiducia ci aspettiamo che, chi ha cagionato colposamente il disastro, si faccia carico della bonifica. Noi ci saremo e continueremo a tutelare il nostro territorio”.

Domani raccolta firme a Teramo per "Stop ai crimini di natura"


Domani, sabato 20 dicembre, dalle ore 9:30 alle ore 13, in Corso San Giorgio a Teramo – sotto i portici Caffè Grand’Italia – il WWF Teramo ha organizzato un banchetto per la raccolta di firme per la petizione “Stop ai crimini di natura”.
La petizione è stata lanciata dal WWF Italia ed ha l’obiettivo di rendere più efficace la tutela della natura e dell’ambiente nel nostro Paese.
In Italia ogni 43 minuti viene commessa una violazione in materia di tutela ambientale ed i reati contro gli animali e la fauna selvatica costituiscono il 22% dei reati ambientali.
Per combattere questa piaga c’è bisogno di pene più severe e di forze dell’ordine specializzate.
La petizione, rivolta a Governo e Parlamento, chiede l’introduzione nel Codice Penale del nuovo “delitto di uccisione di specie selvatica protetta” (punito finora con una semplice contravvenzione) ed il mantenimento ed il rafforzamento del Corpo Forestale dello Stato, quale forza autonoma di polizia specializzata in campo ambientale.
Sono questi i due elementi portanti delle proposte legislative elaborate nell’ambito della Campagna WWF “Stop ai crimini di natura” che, se approvate, doterebbero lo Stato italiano e le Forze dell’ordine di strumenti legislativi e repressivi in grado di mettere fine allo scandalo delle uccisioni di orsi, lupi, cicogne, e tante altre specie che dovrebbero essere “super protette”, ma per la cui uccisione sono previste sanzioni estremamente blande che non svolgono alcuna funzione né di prevenzione né di deterrenza. A titolo di esempio: chi abbatte un orso, una delle specie simbolo della nostra fauna, con la normativa attuale rischia un arresto da tre mesi a un anno e l’ammenda da 1.032 a 6.197 euro. Se venisse approvata la proposta WWF il reato si configurerebbe come un vero e proprio delitto e la sanzione della reclusione salirebbe a 3 anni.
La seconda parte della petizione mira a scongiurare il previsto smembramento del Corpo Forestale dello Stato che si vorrebbe accorpare ad altri corpi di polizia facendo perdere il ruolo di servizio specialistico per la tutela dell’ambiente e per la difesa degli animali.

18.12.14

Il WWF propone al Sindaco di Alba Adriatica di creare la "Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare"

Fratino
La spiaggia di Alba Adriatica ospita due specie naturalisticamente molto importanti che possono trasformarsi anche in un utile “strumento” di promozione territoriale.
Il WWF Teramo ha scritto al Sindaco per chiedere la protezione di alcune aree del litorale del territorio comunale.
In particolare il WWF ha evidenziato come nel tratto di spiaggia libera tra lo stabilimento Copacabana e lo stabilimento Marechiaro è presente il “Pancratium maritimum”, comunemente noto come Giglio di mare, una specie floristica di grande valore naturalistico.
Allo stesso tempo ha segnalato anche le aree di nidificazione nel periodo primaverile/estivo del Fratino (Charadrius alexandrinus), piccolo uccello limicolo, protetto da convenzioni internazionali e direttive europee, con una popolazione purtroppo in forte decremento in Italia.
Visto l’elevato valore conservazionistico di queste specie l’Associazione ambientalista ha chiesto all’Amministrazione Comunale di assicurare una tutela delle aree segnalate al fine di preservare gli habitat e le specie da disturbo o danneggiamenti che potrebbero compromettere i naturali cicli biologici.
Il WWF propone di realizzare una vera e propria “Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare”: con una spesa minima, attraverso una semplice delimitazione fatta con pali di legno ed una corda, si può creare un’area sulla spiaggia che, anche grazie a qualche pannello didattico, consentirebbe di proteggere gli habitat naturali e al tempo stesso attrarre visitatori.
“Siamo disponibili a collaborare con il Comune”, dichiarano Donatella Policreti e Fabiola Carusi del WWF Teramo. “Insieme all’Amministrazione possiamo conservare e valorizzare un piccolo tratto di spiaggia che conserva specie di alto valore naturalistico. Già da tanti anni in altri comuni costieri, primo fra tutti quello di Pineto, insieme ad altri soggetti come la Stazione Ornitologica Abruzzese e l’Area Marina Protetta di Torre del Cerrano, abbiamo segnalato e contribuito a proteggere habitat interessati dalla presenza del Fratino. La creazione di queste piccole aree naturali, peraltro, diversifica e potenzia l’offerta turistica e può diventare anche un’opportunità per fare visite guidate per i turisti ed educazione ambientale con le scuole”.

17.12.14

L'Oasi dei Calanchi presenta i risultati dello studio sulla Gallina nera


Le manipolazioni dell’uomo sugli animali domestici, insieme alle mutazioni naturali hanno progressivamente dato origine a un numero enorme di razze locali. Ogni razza viene selezionata dall’uomo per uno scopo specifico, quasi sempre legato al livello di produttività. Questa pratica ha fatto sì che le razze cosmopolite, altamente produttive, abbiano preso il posto di quelle locali, a discapito della varietà genetica e con una grave perdita di biodiversità.
Con queste premesse l’Oasi WWF Calanchi di Atri presenterà il prossimo 19 dicembre, alle ore 17, presso la sala consiliare del Comune di Atri, i risultati del progetto di recupero della Gallina nera atriana che si colloca all’interno del più ampio progetto “Culture e colture nella Riserva dei Calanchi”, ripreso negli ultimi anni da Adriano De Ascentiis, direttore della riserva. Il progetto è mosso da una duplice motivazione: biologico-ambientale, perché è volto al recupero della biodiversità agricola, storico-archeologica perché contribuisce ad ulteriori scoperte ed approfondimenti sulle origini del nome della nostra Atri. Numerosi, infatti, sono gli scritti di autori greci e latini sulla gallina atriana. Ad esempio, Crisippo intorno al III secolo a.C., scriveva che le galline hadrianae sono “di piccola taglia” e con le medesime sembianze le descrivevano Aristotele e l’Efesino. Di questa razza parla anche Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (X, 146) tessendone le lodi per la fecondità. Anche le storiche monete romane di Atri, risalenti al periodo compreso tra il IV ed il VI secolo a. C., ritraggono un gallo.
Dato il forte legame con il territorio di questa specie, la direzione dell’Oasi dal 2006, in collaborazione con quelle che oggi sono le “10 famiglie custodi”, ha intrapreso il recupero della razza dal punto di vista fenotipico, selezionando le galline che, dalle fonti storiche, dovevano avere le seguenti caratteristiche: «corporatura minuta, ma depongono tutti i giorni, tuttavia diventano aggressive, […], hanno una colorazione variegata […]» (Aristotele).
Quando nel 2013 le famiglie custodi sono riuscite a raggiungere un numero sufficiente di esemplari (ad oggi se ne contano circa 120), l’Università degli Studi di Teramo ne ha intrapreso lo studio genetico. Obiettivo della ricerca è stato verificare se la popolazione in questione possa rappresentare un reale gruppo di animali annoverabili alla Gallina nera Atriana, e quindi di notevole importanza per attività di studio e recupero delle risorse genetiche locali. A tale scopo è stato redatto un registro della consistenza e distribuzione della Gallina Atriana sul territorio Abruzzese, da cui si è ricavata la caratterizzazione genetica su un campione di 30 soggetti appartenenti al genotipo.
La Gallina nera ha dato vita anche ad un progetto di educazione ambientale: “Gallina Nera atriana, in un uovo il Territorio”, che gli operatori del Centro di Educazione all’Ambiente “Calanchi di Atri” stanno presentando agli studenti dell’Istituto Comprensivo di Atri, in concorso per il Progetto Scuola EXPO 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita. Scambi ed esperienze sui temi dell’alimentazione”.

11.12.14

Votate il WWF Abruzzo al Premio "Personaggio Ambiente 2014"

 
C'è anche il WWF Abruzzo tra i candidati alla vittoria finale del premio "Personaggio Ambiente" 2014.
Vi invitiamo a votarlo al sito del premio: http://www.personaggioambiente.it/.
La nostra rappresentanza regionale è stata nominata per il fondamentale e incessante lavoro di denuncia sulla vicenda del disastro ambientale di Bussi sul Tirino (PE), dove negli anni scorsi fu scoperta dal Corpo Forestale una discarica abusiva di rifiuti tossici frutto di anni e anni di occultamenti illegali degli scarti delle lavorazioni industriali dell'area.
La conferma, dati alla mano, della correlazione tra la discarica e la contaminazione delle acque è arrivata grazie al WWF: i dati pubblicati nel 2013 sul livello di contaminazione dei terreni e delle falde, furono ottenuti grazie ad un capillare lavoro di accesso agli atti da parte dei volontari del WWF Abruzzo. Oggi l'Associazione è presente come parte civile al processo che si svolge in Corte d'Assise a Chieti.
Il Delegato WWF Abruzzo, Luciano Di Tizio, ha così commentato la notizia: "Al di là dell'esito finale della votazione, tra tanti personaggi ed istituzioni meritori, è per il WWF Abruzzo comunque una soddisfazione trovarsi tra i "papabili" del premio Personaggio Ambiente 2014 ed è importante che questa candidatura sia legata al lavoro svolto per la discarica di Bussi. Il WWF fu il primo, nel 2007, a rendere pubblico l'avvelenamento delle acque destinate al consumo umano consentendo così a centinaia di migliaia di persone di essere consapevoli di quel che stava accadendo. Anche per la nostra pressione i pozzi contaminati vennero chiusi e se ne scavarono altri, a monte delle discariche, che da allora servono ai cittadini acqua di nuovo di buona qualità. Siamo parte civile nei processi in corso tesi a stabilire eventuali responsabilità per quegli episodi. Il "caso Bussi" ci coinvolge insomma pienamente da molti anni e "consuma" le energie dei nostri volontari. La candidatura ci fa sentire ancora di più l'appoggio dell'opinione pubblica e ci spinge a lavorare con rinnovata convinzione nell'interesse dei cittadini e dell'ambiente".
Il WWF può continuare ad essere incisivo nelle azioni di denuncia sul territorio, per la difesa della salute e dell'ambiente, solo con il sostegno di tutti.
Si potrà votare fino alle ore 19 del 21 dicembre.

10.12.14

A Pescara, un incontro per l'Orso

 
Venerdì 12 dicembre, alle ore 17:30, a Pescara, presso la sala consiliare della Provincia di piazza Italia n. 30, WWF e CARSA Edizioni presentano il libro fotografico “Orso Marsicano” di Alberto Cambone & Roberto Isotti.
Gli Autori illustreranno il grandissimo lavoro che ha consentito la realizzazione di questo splendido volume di CARSA Edizioni.
Decine di spedizioni, migliaia di ore di preparazione, studio e appostamenti, decine di migliaia di scatti fotografici: sono questi solo alcuni dei numeri che hanno permesso la creazione del primo libro fotografico interamente dedicato all’Orso marsicano.
La pubblicazione, frutto di 15 anni di lavoro, nasce dalla grande passione che ha guidato i due fotografi in questa straordinaria avventura alla scoperta di una specie simbolo della biodiversità italiana ed europea.
La presentazione, alla quale parteciperanno anche Antonio Di Marco, Presidente della Provincia di Pescara, Dante Caserta, Consigliere nazionale WWF Italia, Massimiliano Rocco, Project Manager WWF Italia per il LIFE Arctos, e Giovanni Tavano, Amministratore Delegato CARSA Edizioni, sarà l’occasione per fare il punto sulla tutela dell’Orso Marsicano.
Si calcola che oggi restano in vita circa 50 Orsi marsicani costantemente a rischio estinzione a causa del bracconaggio e della riduzione del loro habitat naturale.
L’iniziativa si inquadra nella campagna “Crimini di Natura” (http://criminidinatura.wwf.it/) promossa dal WWF Italia per la tutela delle specie a rischio. Bracconaggio, traffico illegale di specie, deforestazione, pesca illegale sono un business da 213 miliardi di dollari che alimenta il traffico di droga e di armi, il terrorismo e le guerre che affliggono tanti Paesi in via di sviluppo in Asia e in Africa. Sono questi i crimini di Natura: sanguinose rapine che sottraggono al nostro Pianeta enormi risorse naturali ed economiche su cui fondare un futuro migliore.

Precisazioni su Premio Attila

In riferimento alla notizia riportata da alcune testate giornalistiche locali relativa al conferimento del “premio Attila” al Sindaco di Roseto degli Abruzzi, si precisa che né la delegazione Regionale, né il WWF Teramo hanno mai discusso né tantomeno assegnato il premio in questione. 
Il “premio Attila” è un riconoscimento negativo ideato dal WWF, che per l’Abruzzo viene attribuito dalla Delegazione della nostra Associazione con grande attenzione, ma non necessariamente tutti gli anni. L’eventuale assegnazione viene ampiamente discussa negli opportuni direttivi, spesso con il coinvolgimento dei soci e dei cittadini, e decisa dopo aver operato una scelta tra diversi possibili candidati che nel corso dell’anno si siano distinti per azioni contro l’ambiente.
Da un’attenta analisi degli articoli pubblicati si desume che in questa occasione si è trattata di una iniziativa di Italia Nostra alla quale il WWF è del tutto estraneo. Nei testi diffusi, peraltro, a volte è citato il WWF, in altri casi solo Italia Nostra.
Il WWF come corretta consuetudine usa inviare i propri comunicati stampa su carta intestata e soprattutto li firma.
Si precisa pertanto che il WWF quest’anno non ha inteso attribuire il “Premio Attila” né al Sindaco di Roseto degli Abruzzi, né a nessun altro.
Ciò non toglie, in ogni caso, che l’Amministrazione Comunale di Roseto degli Abruzzi non brilli per i modi in cui affronta le tematiche ambientali, a partire dalle infelici scelte sulla Riserva naturale del Borsacchio che l’Amministrazione Pavone ha prima tagliato e poi abbandonato. Ed anche la gestione dei rifiuti spiaggiati lungo il litorale in località Cologna Spiaggia è stata veramente vergognosa con il volontariato che è stato costretto a intervenire per sopperire alle evidenti carenze della manutenzione pubblica. E si potrebbero citare anche altre situazioni che vedono il Comune molto lontano da una corretta gestione del territorio.
Ricordiamo ai giornalisti che il WWF, come già precisato, firma sempre i comunicati che lo riguardano e invitiamo le altre Associazioni a non coinvolgere il WWF senza essere autorizzate.

3.12.14

5 dicembre, Giornata del Volontariato: il WWF la dedica alle proprie guardie


Il WWF Italia dedica il prossimo 5 dicembre, Giornata Internazionale del Volontariato indetta più di 25 anni fa dall’ONU, alle oltre 300 Guardie Volontarie che operano in tutta Italia per combattere ogni forma di illegalità ambientale e di “Crimini contro la natura” che minacciano, impoveriscono e distruggono la biodiversità.
L’impegno dei “Rangers del Panda” è un contributo fondamentale per la campagna “Crimini di Natura” lanciata dal WWF lo scorso ottobre: il fenomeno dell’illegalità ambientale in Italia registra in media ogni 43 minuti un reato ai danni dell’ambiente: dall’uccisione di specie protette al commercio illegale di fauna e flora tutelate da leggi internazionali fino alla pesca illegale. L’impegno dei volontari del WWF, ad iniziare dalle “Guardie”, assume particolare importanza per la collettività dato che siamo un Paese ad alto tasso di illegalità e criminalità ambientale e con gravi carenze normative e di impegno pubblico, nonostante abbiamo il primato europeo di “ricchezza di biodiversità”.
Il WWF ha voluto scegliere le proprie Guardie come simbolo di tutti coloro che nell’associazionismo offrono il proprio tempo ed il proprio impegno, in maniera del tutto gratuita e volontaria, con l’unico scopo di contribuire alla tutela dei beni comuni. Gli oltre 4 milioni e 700mila “cittadini esemplari”, come riporta l’ultimo censimento Istat 2013 sul numero di volontari nelle istituzioni no-profit, sono una realtà preziosa ed insostituibile: i volontari, con diverse formule e diversi livelli di impegno, svolgono un ruolo fondamentale testimoniando in prima persona valori fondanti e sempre più rari come l’altruismo e la cittadinanza sociale, costruendo ogni giorno silenziosamente una società più vivibile e sopperendo spesso alle pesanti carenze delle Pubbliche Amministrazioni in tutti campi, compreso quello della tutela dell’ambiente e della salute.
L’impegno volontario è uno dei valori fondanti del WWF Italia: sono circa 1500 i volontari in Italia che sostengono l’associazione in tutti gli ambiti di attività, dalle azioni sul campo, alla relazione con le istituzioni per la tutela del territorio, alla testimonianza dei valori e degli obiettivi del WWF. 
“Tra i nostri volontari un compito speciale viene svolto dalle Guardie Volontarie del WWF: donne ed uomini appassionati, competenti e coraggiosi che non si fermano davanti a nessun ostacolo, uniti tra loro dalla passione per la natura, per il rispetto della legalità e dall’impegno civile. Queste persone, sentendo l’urgenza di fare qualcosa di concreto, si impegnano personalmente per combattere una continua battaglia di civiltà”, ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia. “Grazie a loro vengono salvati da ogni genere di crimine luoghi, animali, diritti delle persone e, soprattutto, vengono difesi i diritti di chi non ha voce e possibilità di difendersi: la Natura, gli animali, le piante. A queste sentinelle sempre attive, il WWF vuole dedicare la prossima Giornata Internazionale che l’Onu dedica ai milioni di persone che in tutto il mondo impegnano il proprio tempo e le proprie capacità per affrontare le sfide globali. I “rangers del Panda” sono i testimoni di un modo di vivere l’Associazione che ci piacerebbe potesse contaminare quanti più cittadini possibili”.
Le Guardie Volontarie del WWF sono particolarmente attive nelle aree più ‘calde’ del bracconaggio. Il WWF ha censito circa 30 “aree trappola“ per orsi, lupi, grifoni, rapaci, soprattutto lanari e Aquile del Bonelli, e molti altri uccelli migratori e piccoli passeriformi, ma anche delfini e tartarughe. I bracconieri sparano, catturano ed uccidono con lacci, tagliole, richiami elettronici, veleni, usano reti da pesca proibite, dal nord al sud del Paese, dalle Valli bresciane al Delta del Po, dall’Appenino ligure a quello tosco-emiliano, dalla Maremma alle isole pontine, nella Provincia di Salerno e la baia Domizia, per poi scendere fino al Pollino, all’area di Crotone, in Aspromonte e nella Sicilia centrale.

IDENTIKIT DELLE GUARDIE WWF
Le Guardie WWF operano in materia di vigilanza sull’esercizio venatorio, sulla tutela dell’ambiente e della fauna selvatica: si tratta di veri e propri Pubblici Ufficiali, del tutto disarmati e divenuti Guardie dopo almeno 1 anno di attivismo nell’Associazione e specifici corsi di preparazione con superamento di esami. Le uniche armi sono radio, trasmittenti, binocoli, macchine fotografiche, carta e penna, computer e cellulari e, soprattutto, l’amore per la natura e per il rispetto delle leggi. Il WWF può contare sull’operato di oltre 300 Guardie Volontarie, distribuite sul territorio nazionale con 50 nuclei attivi, dalle valli bresciane allo Stretto di Messina. Ogni anno sono oltre 55mila le ore dedicate complessivamente alla difesa dell’ambiente, con migliaia di accertamenti di violazioni ambientali e centinaia di mezzi illeciti di caccia recuperati in oltre 20 anni di attività volontaria. Spesso la loro azione si completa tramite la collaborazione con le Forze dell’ordine sul territorio, dal Corpo Forestale dello Stato ai Carabinieri, che intervengono in azioni particolarmente delicate e pericolose.
Le Guardie WWF perseguono tutti i tipi di reati che si compiono in Italia in danno dell’ambiente e della salute: dall’uccisione di specie protette, al mancato rispetto delle norme venatorie, dagli abusi edilizi all’abbandono di rifiuti, dal maltrattamento degli animali al commercio illegale di fauna e flora, dall’inquinamento di fiumi e mari, alla pesca illegale, dalle attività industriali inquinanti, agli scarichi abusivi, agli incendi boschivi. Come testimoniato da uno di loro si tratta di “300 generosi volontari contro un esercito di cementificatori, sparatori e inquinatori, spesso coperti da chi, invece di vigilare, si gira dall’altra parte. Ma la nostra attività di Guardie ci fa recuperare la dignità di sentirsi cittadini di questo Paese”.

PER SOSTENERE LA CAMPAGNA "CRIMINI DI NATURA" IL WWF CHIEDE IL SOSTEGNO DI TUTTI.
L’invito è quello di aiutare le centinaia di Ranger, Guardie e volontari del WWF, attivi in Italia e nel mondo, per dotarle di attrezzature tecnologiche, medicine, fuoristrada, gps, camera-traps, binocoli, radiotrasmittenti e altri equipaggiamenti indispensabili a monitorare il territorio per sorprendere bracconieri e trafficanti.
Sul sito www.wwf/criminidinatura chiunque può informarsi sul fenomeno e sostenere la campagna del WWF con una donazione libera, diffondere le informazioni e sottoscrivere la petizione “Sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche”.
Per sostenere la Campagna è attivo anche il NUMERO VERDE 800.990099.
Per diventare volontario del WWF: http://www.wwf.it/tu_puoi/volontariato/
Per maggiori informazioni e storie sulle attività delle Guardie del WWF Italia e su come diventare guardie volontarie: http://criminidinatura.wwf.it/cosa-facciamo/in-italia.php oppure
http://www.wwf.it/tu_puoi/volontariato/guardie_wwf/
Dossier del WWF Italia “Guardie e ladri di natura. Viaggio nell’Italia che difende i beni comuni”: http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/dossierwwf_guardie_20dicembre12_completo.pdf

Giovedì 4 dicembre: a Civitella del Tronto si parla di tutela ambientale


Giovedì 4 dicembre, dalle ore 20:30 a Civitella del Tronto (TE) presso la sala polifunzionale in Largo Rosati, si terrà l'incontro pubblico "La tutela ambientale: una risorsa".
All'incontro, organizzato dai gruppi consiliari di Partito Democratico, Sinistra, Ecologia e Libertà, ed Abruzzo Futuro, prenderanno parte: Mario Mazzocca, Assessore regionale Ambiente, Dino Pepe, Assessore regionale Agricoltura, Renzo Di Sabatino, Presidente Provincia di Teramo, Mauro Di Dalmazio, Consigliere regionale, Sandro Mariani, Consigliere regionale, Giuseppe Di Marco, Presidente Legambiente Abruzzo, Dante Caserta, Consigliere Nazionale WWF Italia. 

1.12.14

Presentazione libro fotografico "Orso Marsicano"

SAVE THE DATE

Venerdì 12 dicembre ore 17:30
Sala consiliare della Provincia in piazza Italia n. 30 a Pescara

WWF e Carsa Edizioni presentano
il libro fotografico “Orso Marsicano” (Carsa Editore)
di Alberto Cambone e Roberto Isotti.
 
 

25.11.14

Il CEA "Monti della Laga": con Crimini di natura alla Settimana dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile

Anche il Centro di Educazione all’Ambiente “Monti della Laga”, gestito dal WWF Teramo, partecipa alla settimana organizzata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO che da ormai un decennio promuove l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile al fine di sensibilizzare i cittadini al rispetto dell’ambiente e delle risorse, promuovendo buone pratiche e sostenibili stili di vita.
Il 2014 è l’anno in cui si celebra la chiusura del Decennio UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014, con l’ultima edizione della sua “Settimana DESS”. L’iniziativa di quest’anno sarà quindi dedicata al bilancio delle attività svolte: da una parte la raccolta delle buone pratiche e prassi educative svolte durante il decennio, dall’altra l’inventario delle realtà che continueranno a promuovere l’educazione alla sostenibilità.
Per l’occasione il CEA “Monti della Laga” di Cortino (http://ceacortino.webnode.it/) nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha aderito all’iniziativa organizzata da tutti i CEA della Provincia di Teramo (CEA Calanchi di Atri, CEA Castel Cerreto, CEA Ecocentro Pineto, CEA Area Marina Protetta Torre del Cerrano, CEA Scuola Verde, CEA Gli Aquilotti, oltre al nostro CEA Monti della Laga) che si sono uniti per presentare “10 anni di educazione alla sostenibilità nella Provincia di Teramo - I Centri di educazione ambientale in mostra”: dal 26 al 29 novembre ci saranno tante attività organizzate dai CEA aderenti che per l’occasione apriranno le porte al pubblico realizzando incontri, laboratori gratuiti e visite guidate.
 
Questo il programma del CEA “Monti della Laga”.
Mercoledì 26 novembre e giovedì 27 novembre: quattro incontri sulla campagna WWF “Crimini di Natura” con gli studenti e gli insegnanti delle Scuole della provincia di Teramo aderenti. La campagna “Crimini di natura” (http://criminidinatura.wwf.it/) è stata lanciata dal WWF Italia per combattere i crimini ambientali che determinano la distruzione, il prelievo e l’uso illegali di risorse naturali.
Gli incontri si svolgeranno presso il Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” del WWF Teramo in via De Vincentiis n. 1 a Teramo.
Venerdì 28 novembre: il CEA “Monti della Laga” parteciperà al workshop “10 anni di educazione ambientale nella Provincia di Teramo - I Centri di educazione in mostra” che si terrà alle ore 10 presso Auditorium Sant’Agostino ad Atri.

22.11.14

Lotteria WWF Teramo

L'estrazione!

Questa mattina alle ore 10, come da comunicazione al Monopolio di Stato, al Sindaco di Teramo ed al Prefetto, si è svolta presso la sede in via De Vincentiis a Teramo l'estrazione della lotteria di autofinanziamento del WWF Teramo.
1° premio è stato assegnato al biglietto n. 605
2° premio è stato assegnato al biglietto n. 1625
3° premio è stato assegnato al biglietto n. 312
Grazie a tutte e tutti coloro che hanno acquistato un biglietto ed ai volontari che ci hanno aiutato a venderli.

L'Abruzzo fuori dal petrolio

Dopo l'incontro di ieri sera a Teramo, questa mattina a Pescara, presso il Palazzo della Regione in piazza Unione, si è tenuta una conferenza stampa del WWF con la partecipazione di Luca Pardi, Presidente di ASPO Italia - Association for the Study of Peak Oil & Gas, l’Associazione scientifica che studia il picco del petrolio e le sue conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali.
Luca Pardi, autore del libro “Il Paese degli elefanti. Miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi” (Lu::Ce Edizioni, 2014), ha evidenziato la reale situazione delle riserve italiane di idrocarburi.
“Da più parti, in sede tecnica e politica, si parla di raddoppiare la produzione di idrocarburi in Italia”, ha dichiarato Luca Pardi. “Ma a quali riserve si fa effettivamente riferimento? La produzione attuale di petrolio (dati 2014) è costante rispetto al 2013, su una media annua di 5,6 milioni di tonnellate (Mtep). Quella di gas segue il trend in leggera crescita: 7,2 milioni di metri cubi (Mmc) su base annua. Nel mese di settembre si è osservato comunque un declino netto nella produzione sia di gas che di petrolio determinato dal calo della produzione in Basilicata. Le ragioni di tale declino sono al momento ignote. La somma di riserve certe, probabili e possibili di petrolio riportate dalla competente Direzione Generale del Ministero dello Sviluppo Economico, ognuna pesata per la relativa probabilità di estrazione, ammontano a 122 Mtep di petrolio e 105 Mmc di gas. Il raddoppio del livello di produzione potrebbe essere realizzato con queste riserve per un periodo di 11 anni per il petrolio e di 7 anni per il gas. Poi? È inoltre illusorio immaginare che sia possibile portare sul mercato le riserve come se fossero contenute in un contenitore a nostra completa disposizione. Lo sviluppo dei progetti di estrazione è un processo tecnicamente complesso ed economicamente costoso e che richiede perciò tempi lunghi. Inoltre l’idea di riprendere ricerca e sfruttamento delle risorse di idrocarburi nazionali è stata lanciata nel 2011, sotto il Governo Monti, dal documento di Strategia Energetica Nazionale, quando i prezzi del barile erano stabilmente superiori ai 100 $/barile. Il calo successivo, che nelle ultime settimane ha assunto la forma di un vero e proprio crollo, potrebbe mettere in dubbio la redditività di progetti pensati ad un prezzo considerevolmente superiore a quello attuale. L’urgenza di promuovere una riforma profonda della produzione energetica è dettata dalla grave crisi ecologica indotta dal cambiamento climatico. Indugiare nel paradigma dell’energia fossile non è né responsabile né innovativo. Le domande ed i dati sono sul tappeto. È necessario avviare un serio confronto sul futuro energetico del nostro Paese”.
La conferenza stampa, alla quale hanno preso parte anche Dante Caserta, consigliere nazionale WWF Italia, e Mario Mazzocca, Assessore all’Ambiente della Regione Abruzzo, è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione delle istanze e concessioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi nella nostra regione e delle possibili azioni per contrastare la deriva petrolifera che colpisce l’Abruzzo come tanti altri territori in Italia.
Attualmente l’Abruzzo è interessato da un elevato numero di istanze di ricerche ed estrazione di idrocarburi. I dati estrapolati dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico ed aggiornati ad ottobre 2014 sono eloquenti.
In terra ferma ci sono: 11 Permessi di ricerca; 8 Concessioni di coltivazione; 2 Concessioni di stoccaggio; 9 Istanze di permesso di ricerca; 1 Istanza di coltivazione.
Sono interessate le quattro province abruzzesi, in particolare quelle costiere (Chieti, Pescara e Teramo).
Nel mare antistante la costa abruzzese ci sono: 5 Permessi di ricerca; 7 Concessioni di coltivazione; 
1 Istanza di Permesso di prospezione; 4 Istanze di Permesso di ricerca; 2 Istanze di coltivazione.
Il rischio petrolizzazione per l’Abruzzo non è dato solo da Ombrina Mare, così come nel passato il pericolo non veniva solo dal famigerato Centro Oli di Ortona.
Tutta la regione è minacciata ed il Governo nazionale ha più volte ribadito l’intenzione di fare dell’Abruzzo un distretto minerario. La nuova legge “Sblocca Italia” è un vero e proprio regalo ai petrolieri e trasforma l’Italia in una colonia per le trivelle anche attraverso una forzatura dirigistica in materia di valutazioni ambientali ed il prevedere la concessione unica per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico. Se non verrà eliminato l’art. 38 della legge “Sblocca Italia” non vi sarà più alcuna possibilità per i cittadini, le amministrazioni locali e le Regioni di far valere la loro volontà rispetto alle multinazionali del petrolio. 
Per questo il WWF sottolinea con forza la necessità che la Regione impugni davanti alla Corte Costituzionale l’art. 38 della legge “Sblocca Italia”.
L'Assessore Mazzocca ha assicurato che la Regione Abruzzo, insieme ad altre regioni italiane, impugnerà l'art.38 e difenderà in tutte le sedi la competenza regionale.

20.11.14

L'Italia non è il Paese degli elefanti. E neanche del petrolio!

Domani, venerdì 21 novembre, alle ore 17:30 presso la sala consiliare della Provincia in via Milli n. 2 a Teramo, il WWF organizza la presentazione del libro “Il Paese degli elefanti. Miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi” (Lu::Ce Edizioni, 2014) di Luca Pardi, Presidente di ASPO Italia - Association for the Study of Peak Oil & Gas.
L’incontro, al quale prenderà parte l’Autore, è l’occasione per fare il punto sul rischio concreto che l’Abruzzo sta correndo di diventare una regione “petrolizzata”.
Le ragioni del titolo sono spiegate dallo stesso Autore nella quarta di copertina: "Fra l’intervento di Prodi e quello del ministro Guidi ho avuto l’opportunità di intervenire nella trasmissione Ambiente-Italia di Rai 3, condotta da Giuseppe Rovera. In quell’occasione mi venne spontanea la battuta che è la base del titolo di questo libro: «dire che il nostro Paese è ricco di idrocarburi è come dire che l’Italia è il Paese degli elefanti perché ce ne sono due allo zoo di Pistoia e altri tre o quattro sparsi per i circhi: non è così, è una frottola». E allora è arrivato il momento di discutere in maggior dettaglio l’entità della frottola indagando la consistenza delle riserve di gas e petrolio presenti nel sottosuolo e metterle a confronto con i consumi e con la produzione attuale. Solo partendo da questi dati è infatti possibile iniziare una corretta analisi costi-benefici, senza dimenticare che fra i costi sarà necessario mettere anche i costi legati al rischio ambientale e quelli legati ai ritardi culturali e sociali che l’indugiare nel paradigma dell’energia fossile comportano".

ASPO-Italia è la Sezione italiana di un’associazione scientifica il cui scopo principale è lo studio del picco del petrolio, delle sue gravi conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali, e della mitigazione di questi effetti. Si occupa inoltre dell’esaurimento delle risorse non rinnovabili, dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici e, più in generale, dei limiti alla crescita economica.

19.11.14

Stop ai crimini di natura: già 55.000 italiani appoggiano la proposta del WWF


Porta la firma di oltre 55mila cittadini che hanno sottoscritto on-line (change.org) la richiesta che il WWF sta avanzando in questi giorni al Parlamento per chiedere l’introduzione del nuovo “delitto di uccisione di specie selvatica protetta” (punito sinora con una semplice contravvenzione) nel Codice Penale e per il mantenimento e rafforzamento del Corpo Forestale dello Stato, quale forza autonoma di polizia specializzata in campo ambientale.
Sono questi i due elementi portanti del pacchetto di proposte legislative elaborate nell’ambito della Campagna WWF “Stop ai crimini di natura in Italia” che, se approvate, doterebbero lo Stato italiano e le forze dell’ordine di strumenti legislativi e repressivi in grado di mettere fine allo sconcio di chi, di fatto, impunemente può uccidere un orso, un lupo, una cicogna, una foca monaca, animali sulla carta “super protetti” delle normative comunitarie e internazionali.
Rispetto al ‘valore’ di queste specie le norme in vigore prevedono infatti sanzioni blande che non svolgono alcuna funzione di prevenzione né di deterrenza. È per questo che il WWF in questi giorni ha avviato contatti in Parlamento sulla base di una proposta innovativa di modifica del Codice Penale per eliminare questo paradosso, introducendo la categoria giuridica di "fauna selvatica protetta" da tutelare con specifiche figure delittuose (anziché mere contravvenzioni oggi in vigore) per contrastare con strumenti giuridici più adeguati (allungamento del termine di prescrizione, strumenti di indagine più adeguati, ad esempio intercettazioni) un fenomeno che in Italia registra una violazione in materia di tutela ambientale ogni 43 minuti e dove i reati contro la fauna selvatica protetta rappresentano il 22% del totale del reati ambientali.
A titolo di esempio: chi abbatte un orso, una delle specie simbolo della nostra fauna, con la normativa attuale rischia un arresto da tre mesi ad un anno e l’ammenda da 1.032 a 6.197 euro.
Se venisse approvata la proposta WWF il reato non verrebbe punito più con una semplice contravvenzione, ma si configurerebbe come un vero e proprio delitto e la sanzione della reclusione sarebbe da 6 mesi a 3 anni.
L’orso è una delle specie che ha sofferto in questi ultimi anni di una vera e propria recrudescenza di atti di bracconaggio con circa 13 orsi morti dal 2010 nell’Appennino per cause antropiche, bracconaggio, malattie infettive, veleno e altre cause non ancora evidenziate. Un danno enorme visto che la popolazione conta complessivamente 100-110 esemplari suddivisi tra Alpi e Appennino e per la quale l’84% della mortalità è dovuta al prelievo illegale o accidentale da parte dell’uomo. E simili situazioni riguardano molte altre specie protette come lupi, rapaci, uccelli migratori, ecc.
La proposta legislativa del WWF è uno dei passaggi della Campagna Crimini di Natura lanciata ad ottobre e per la quale si chiede il sostegno di tutti: l’invito è quello di aiutare le centinaia di Guardie e volontari del WWF, attivi in Italia e nel mondo, per dotarle di attrezzature tecnologiche, medicine, fuoristrada, gps, camera-traps, binocoli, radiotrasmittenti ed altri equipaggiamenti indispensabili a monitorare il territorio per sorprendere bracconieri e trafficanti.
Sul sito www.wwf.it/criminidinatura chiunque può informarsi sul fenomeno, sostenere la campagna del WWF con una donazione libera, diffondere a sua volta le informazioni e sottoscrivere la petizione “Sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche”.

LA PROPOSTA DEL WWF
Il pacchetto legislativo contro i Crimini di Natura proposto dal WWF prevede:
1) una proposta di legge con modifiche puntuali a 3 articoli del codice penale (544-bis, 544-ter e 733-bis) ed alle disposizioni sanzionatorie della legge quadro sulla protezione della fauna selvatica (art. 30 della legge n. 157/1992) per portare sino a 27 mesi il massimo della pena prevista per l’uccisione di esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta, nonché prevedendo l’aumento della sanzione penale per chi cattura e detiene illegalmente o maltratta animali selvatici protetti;
2) un emendamento al disegno di legge governativo sulla “Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” con il quale si chiede di mantenere in capo al Corpo Forestale dello Stato, quale forza di polizia autonoma, specializzata in campo ambientale le importanti competenze esercitate dal CFS nel contrasto al commercio illegale internazionale di specie protette (Convenzione di Washington), di vigilanza nelle aree protette nazionali e di prevenzione e pronto intervento a contrasto degli incendi boschivi, di gestione delle riserve naturali dello Stato.
La proposta è stata costruita entro il perimetro del codice penale il quale contempla, fino ad oggi, il generale reato di “Uccisione di animali” (art. 544 bis) e di “Maltrattamenti di animali” (art. 544 ter). Per un’esigenza di armonizzazione del sistema si è intervenuto sulla c.d. legge sulla caccia (legge n. 157/1992) esclusivamente per evitare che, secondo le regole di interpretazione della legge penale, si continuasse ad applicare quest’ultima che prevede, in merito all’ipotesi dell’abbattimento degli animali da essa previsti e tutelati (es: orso, lupo, aquila reale) pene meno severe.
È bene ricordare che l’Italia ha una grande responsabilità sulla tutela della biodiversità essendo il Paese in Europa più “ricco” con oltre il 30% di specie animali e quasi il 50% di quelle vegetali, su di una superficie di circa 1/30 di quella del continente. Alcune specie simbolo del nostro Paese hanno visto un miglioramento nel loro status, ma si stima che il 31% dei vertebrati in Italia sia tuttora a rischio estinzione. L’Italia è anche il crocevia di traffici illeciti internazionali di prodotti derivati dalle specie protette: un commercio illegale di risorse naturali che vale su scala globale 23 miliardi di dollari e costituisce una fonte di finanziamento per “trafficanti di specie” che alimentano il mercato nero di droghe e armi e la tratta di essere umani.

17.11.14

Sabato 22 novembre: a Teramo si parla di rifiuti

 
Sabato 22 novembre il WWF Teramo aderisce all'iniziativa lanciata da Zero Waste Teramo.
Si tratta di una interessante occasione di confronto sulle problematiche della gestione dei rifiuti.

Il CEA "Monti della Laga" per la Settimana dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile

 
Torna la settimana organizzata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO che da ormai un decennio promuove l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile al fine di sensibilizzare i cittadini al rispetto dell’ambiente e delle risorse, promuovendo buone pratiche e stili di vita sostenibili.
Il 2014 è l’anno in cui si celebra la chiusura del Decennio UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014, con la nona e ultima edizione della sua “Settimana DESS”.
L’iniziativa di quest’anno sarà quindi dedicata al bilancio delle attività svolte: da una parte la raccolta delle buone pratiche e prassi educative svolte durante il decennio, dall’altra l’inventario delle realtà che continueranno a promuovere l’educazione alla sostenibilità.
Per l’occasione tutti i Centri di Educazione Ambientale della Provincia di Teramo (CEA Calanchi di Atri, CEA Castel Cerreto, CEA Ecocentro Pineto, CEA Area Marina Protetta Torre del Cerrano, CEA Scuola Verde, CEA Gli Aquilotti, oltre al nostro CEA Monti della Laga) hanno fatto squadra ed organizzato una serie di iniziative dal titolo “10 anni di educazione alla sostenibilità nella Provincia di Teramo - I Centri di educazione ambientale in mostra”: nelle date del 26, 27, e 29 novembre ci saranno tante attività presso i CEA aderenti all’iniziativa, che per l’occasione apriranno le porte al pubblico realizzando incontri, laboratori gratuiti e visite guidate presso le loro strutture.
Questo il programma del nostro CEA “Monti della Laga”.
Mercoledì 26 novembre: Incontro su campagna WWF “Crimini di Natura” con gli studenti e gli insegnanti delle Scuole della provincia di Teramo aderenti. La campagna “Crimini di natura” è stata lanciata dal WWF Italia per combattere i crimini ambientali che determinano la distruzione, il prelievo e l’uso illegali di risorse naturali.
Orario: due turni dalle ore 9:30 alle 11 e dalle ore 11 alle ore 12:30
Dove: Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” del WWF Teramo in via De Vincentiis n. 1 a Teramo. 
Contatti: 349.7174140 - teramo@wwf.it - http://ceacortino.webnode.it/
Giovedì 27 novembre: Incontro su campagna WWF “Crimini di Natura” con gli studenti e gli insegnanti delle Scuole della provincia di Teramo aderenti. La campagna “Crimini di natura” è stata lanciata dal WWF Italia per combattere i crimini ambientali che determinano la distruzione, il prelievo e l’uso illegali di risorse naturali.
Orario: due turni dalle ore 9:30 alle 11 e dalle ore 11 alle ore 12:30
Dove: Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” del WWF Teramo in via De Vincentiis n. 1 a Teramo.
Contatti: - 349.7174140 - teramo@wwf.it - http://ceacortino.webnode.it/
Venerdì 28 novembre: partecipazione al workshop "10 anni di educazione ambientale nella Provincia di Teramo - I Centri di educazione in mostra" presso Auditorium Sant'Agostino ad Atri.
Orario: dalle ore 10 alle ore 13.

15.11.14

Ultimi giorni per acquistare i biglietti della lotteria del WWF

La matrice di uno dei 4 biglietti acquistati da Donatella Bianchi

L'estrazione del 22 novembre si avvicina.
Restano pochi giorni per acquistare i biglietti, contribuire alle battaglie sul territorio del WWF Teramo e tentare la fortuna.
La bicicletta a pedalata assistita del primo premio è bellissima e anche Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia, ha acquistato 4 biglietti!
Che aspettate? Contattateci!

Il primo premio della lotteria

Ennesimo sversamento nel Fiume Tordino

 

A seguito di una segnalazione, questa mattina il WWF Teramo ha effettuato un sopralluogo nel parco fluviale del Fiume Tordino in zona Cona all’altezza dei campi di calcetto.
L’acqua del fiume appariva ricoperta da una schiuma biancastra maleodorante, probabilmente di origine organica.
“Non è certo la prima volta che segnaliamo episodi del genere”, dichiara Donatella Policreti del WWF Teramo. “Pochi mesi fa, presentammo un esposto alla magistratura su un episodio analogo. Purtroppo sembra che i fiumi siano terra di nessuno. Sversamenti, deviazioni del corso naturale, abbandono di rifiuti, taglio sconsiderato della vegetazione ripariale, depuratori inesistenti o mal funzionanti: ogni volta se ne parla per qualche giorno sui giornali ed in televisione, ma poi tutto tace fino al prossimo episodio. Se questo è il modo in cui si combatte l’inquinamento non devono certo meravigliare i dati presentati l’altro giorno dal Corpo Forestale sullo stato di qualità dei corsi d’acqua teramani”.
Il WWF auspica un pronto intervento delle forze dell’ordine ed una più concreta azione di prevenzione e repressione di questi crimini di natura. 

13.11.14

Italia insicura

 Il Governo, attraverso la propria Unità di Missione coordinata da Erasmo D’Angelis, ha organizzato l’11 novembre a Roma, gli “Stati generali contro il dissesto idrogeologico”.
Quella che poteva essere un’utile occasione di confronto è stata in realtà una vetrina per consolidare una politica dell’emergenza risultata fino ad ora fallimentare, abbandonando definitivamente la pianificazione e la prevenzione come previsto dalla Direttiva "Acque" (2000/60/CE) e dalla Direttiva “Alluvioni” (2007/60/CE), non a caso mai citate dagli interlocutori governativi (Galletti, Del Rio, Gabrielli, D’Angelis…).
Il WWF ritiene un enorme sbaglio perpetuare gli accordi di programma tra Stato e Regioni conferendo poteri commissariali ai Governatori regionali (così, ad esempio, il Commissario in Liguria è lo stesso Governatore che con le “sue” Giunte ha portato avanti leggi per la riduzione delle fasce di inedificabilità lungo i fiumi).
Inoltre s’intende finanziare questa grande operazione di deregulation e di violazione delle direttive europee proprio con i Fondi Strutturali europei.
Purtroppo con molta demagogia è passato un messaggio di efficienza di questo Governo contro la burocrazia che ha impedito di spendere 2 miliardi di euro: è però anche vero che molti progetti sono stati “bloccati” perché fatti male, perché con VIA o Vinca impresentabili (lo abbiamo anche ben documentato nel dossier sui siti di rete Natura 2000 dello scorso anno redatto con la LIPU).
Ci sono certamente anche molti ritardi, però per questo il WWF chiede di ritornare urgentemente alla pianificazione di bacino come previsto dalle normative europee ed impegnare i fondi europei solo per attuare questi piani e non programmi straordinari gestiti dalle Regioni scoordinate tra di loro.
Visitate il sito http://italiasicura.governo.it/site/home.html dove potete verificare quali interventi o scempi intendono fare nel vostro territorio.

11.11.14

Impugnazione dell'art. 38 dello (S)blocca Italia: l'Abruzzo dia l'esempio

Alle parole e agli impegni formali ora seguano i fatti: questa in estrema sintesi la richiesta che le associazioni ambientaliste avanzano ai Presidenti delle Giunte regionali.
“Ieri – dichiarano i responsabili abruzzesi di Legambiente e WWF, Giuseppe Di Marco e Luciano Di Tizio – a firma dei rispettivi vertici nazionali, è partito un appello sottoscritto da Greenpeace, FAI, Legambiente, Marevivo e WWF per chiedere di avviare gli atti necessari per l’impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale del decreto (S)blocca Italia. In Abruzzo c’è già stata l’approvazione all’unanimità di un documento proposto dal Movimento 5Stelle e c’è stato l’impegno ufficiale del presidente D’Alfonso, ribadito in un incontro con WWF e Legambiente. Auspichiamo dunque che sia proprio l’Abruzzo a dare il buon esempio impugnando per primo o comunque tra le prime regioni italiane l’art. 38 del decreto legge 133/2014, il cosiddetto (S)blocca Italia”.
Nel testo della lettera inviata a tutti i presidenti regionali sono spiegate le ragioni della ferma opposizioni delle cinque associazioni ambientaliste, del resto già ribadite nel corso di vari convegni svolti nel territorio nazionale. A Pescara, il 27 ottobre scorso, presero parte all'incontro l’assessore all’ambiente della Regione, Mario Mazzocca, alcuni sindaci ed i rappresentanti delle organizzazioni di categoria del commercio e del turismo, oltre che di tantissimi cittadini preoccupati.
“La Regione faccia ora la sua parte – chiedono Di Marco e Di Tizio – nel rispetto della volontà espressa ormai a chiarissime note dalla stragrande maggioranza degli abruzzesi”. 

6.11.14

Il paese degli elefanti


Venerdì 21 novembre, alle ore 17:30, presso la sala consiliare della Provincia di Teramo in via Giannina Milli n. 2, il WWF Teramo organizza la presentazione del libro “Il Paese degli elefanti. Miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi” (Lu::Ce Edizioni, 2014) di Luca Pardi, Presidente di ASPO Italia - Association for the Study of Peak Oil & Gas.
Sarà presente l’Autore.
Il libro indaga sulla reale consistenza delle riserve di gas e petrolio in Italia, mettendo a confronto disponibilità con consumi e richiesta generale. Una concreta analisi costi-benefici, senza dimenticare che fra i costi sarà necessario mettere anche i costi legati al rischio ambientale e quelli legati ai ritardi culturali e sociali che l’insistere sulle fonti fossili comporta.

Le Associazioni abruzzesi alla Regione: sullo (s)blocca Italia ci vogliono fatti!

Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo, Massimo Lucà Dazio, presidente FAI Abruzzo e Molise, Amina Hammad, coordinatrice Greenpeace Abruzzo, e Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo, intervengono sul Decreto (s)blocca Italia, varato a colpi di fiducia dal governo Renzi.
Si tratta di un provvedimento che ignora gli enormi progressi della green economy e rappresenta un ritorno al passato. E per l’Abruzzo sono enormi i rischi ambientali ed economici.
"Il Decreto (s)blocca Italia dopo la fiducia del Senato è legge. È legge quindi anche la norma che autorizza almeno 100 concessioni per trivellare l'Italia. Scelte che sono in netto contrasto con una cultura verde in grado di tutelare l'ambiente e garantire un futuro di sviluppo sostenibile per il Paese". Questo il primo commento delle Associazioni FAI, Greenpeace, Legambiente e WWF abruzzesi dopo l'approvazione del contestato decreto che, in particolare nell’articolo 38, dà il via libera alle trivellazioni snellendo iter autorizzativi e favorendo una nuova assurda e antieconomica colonizzazione del territorio e dei mari da parte dell’industria petrolifera, invece di difendere l’interesse pubblico a uno sviluppo sostenibile.
“Contro il decreto – annunciano le quattro associazioni – la lotta continua. A livello nazionale stiamo predisponendo una lettera, che sarà inviata domani, a tutti i presidenti delle Giunte e dei Consigli regionali interessati per sollecitare ricorsi contro una norma che lede il diritto dei cittadini a scegliere in sede locale il proprio futuro. In Abruzzo c’è già stata una votazione unanime del Consiglio, pienamente confermata dal presidente D’Alfonso in un incontro con i responsabili di WWF e Legambiente. Ora ci aspettiamo che il ricorso venga predisposto e presentato nei tempi previsti dalla legge perché la Corte Costituzionale possa cancellare questa palese violazione attuata con assurda insistenza e a colpi di voti di fiducia dal Governo Renzi”.
Il decreto, tra l’altro, non tiene in alcun conto i dati sulla crescita della green economy italiana.
A confermare questo andamento sono i dati del recentissimo rapporto GreenItaly 2014: più di un’impresa su cinque dall’inizio della crisi ha scommesso su innovazione, ricerca, conoscenza, qualità e bellezza. Sono infatti ben 341.500 le aziende italiane (circa il 22%) dell’industria e dei servizi che dal 2008 hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie verdi per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Un orientamento che si rivela strategico, tanto che proprio alla nostra green economy si devono 101 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,2% dell’economia nazionale.
L’economia verde produce anche lavoro: già oggi in Italia ci sono 3 milioni di green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra destinata a salire ancora nel corso del 2014.
Dalle realtà della green Italy infatti arriveranno quest’anno 234 mila assunzioni: ben il 61% della domanda di lavoro! “Lo sviluppo verde - sottolineano WWF, Greenpeace, Legambiente e FAI - crea occupazione; lo sfruttamento selvaggio del petrolio crea solo desolazione. La cultura verde è l’orientamento che sta progressivamente conquistando i nostri territori. Gli abruzzesi stanno tra l’altro già dimostrando grandi capacità anche nel proporre un diverso tipo di made in Italy, in cui il rispetto della nostra tradizione produttiva si sposa con la tutela dell’ambiente e si coniuga con una idea di business anche eticamente positiva e certamente vincente.
“Se vogliamo davvero rilanciare il sistema Paese - concludono le quattro associazioni - è da qui che dobbiamo ripartire: da questa green Italy che rappresenta una delle punte più avanzate del Paese. Un’Italia innovativa, competitiva e sostenibile da incoraggiare e sostenere, non da rottamare. Lo (s)blocca Italia può rivelarsi un boomerang per l'esecutivo. Tantissimi cittadini si stanno mobilitando e continueranno a lottare contro questo attacco finale alla salute, alla qualità dell'ambiente e all'economia diffusa basata su turismo, accoglienza e enogastronomia”.

Il Decreto Sblocca Italia: una manovra contro l'ambiente

Una manovra contro l’ambiente, che protegge interessi privati speculativi e che minaccia territorio e mari italiani, proprio quando l’Italia, già fragile, affronta un’emergenza permanente dovuta al dissesto idrogeologico ed ai cambiamenti climatici.
Questo il commento a caldo del WWF Italia sull’approvazione definitiva da parte del Senato ieri sera del decreto Sblocca Italia (dl 133/2014).
“La fiducia imposta dal Governo su disposizioni che perpetuano un modello di sviluppo insostenibile per le nostre risorse naturali e fossili, per le misure contrastanti le strategie dei Paesi più avanzati al mondo per una progressiva de carbonizzazione dell’economia, accresce la sfiducia nei confronti dell’esecutivo dei cittadini consapevoli oramai dell'esigenza di tutelare e valorizzare il capitale naturale del Paese. Ma questa volta siamo in buona compagnia e chiederemo alle Regioni e a tutte le categorie economiche (ad esempio del turismo e della pesca) che hanno a cuore il Bel Paese, di intraprendere ogni iniziativa, anche legale, contro queste norme contro natura”, commenta la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi.
Il WWF ricorda che su 45 articoli, ben 11 disposizioni, un quarto delle norme contenute nel decreto, sono intese a indebolire le tutele e le valutazioni ambientali e a dare mano libera agli interessi speculativi sui beni comuni. Tutto con il rischio che ai danni ambientali si aggiungano, come segnalato dal presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, i rischi relativi ad un aumento della illegalità.
Le norme più pericolose a parere del WWF, in estrema sintesi, sono quelle relative a:
  1. la proroga delle concessioni senza gara e l’allargamento dei poteri delle concessionarie autostradali in violazione delle normative comunitarie che ha come ulteriore conseguenza un’espropriazione del territorio per realizzare tratte interconnesse, contigue o complementari;
  2. la norma su misura per favorire con agevolazioni fiscali innanzitutto il project financing, dell’europarlamentare Vito Bonsignore, per realizzare l’autostrada Orte-Mestre che, se autorizzata, minaccia l’integrità delle aree protette, tra le quali il Delta del Po e le paludi di Comacchio;
  3. il combinato disposto delle norme a favore degli speculatori edilizi e fondiari relative alle deroghe alla pianificazione urbanistica, alla elusione del nulla osta paesaggistico delle soprintendenze e del via libera agli appetiti dei privati sul patrimonio pubblico sulla base di semplici accordi di programma;
  4. l’insieme di norme che definiscono forzosamente come strategiche intere categorie di interventi (incenerimento dei rifiuti, gasdotti, rigassificatori, stoccaggio di gas, ricerca, prospezione, coltivazione e stoccaggio del gas naturale nel sottosuolo) in deroga alle procedure di valutazione ambientale ed economico-finanziarie e cancellando le ineludibili intese con le Regioni, stabilite dal Titolo V della Costituzione. 
Il WWF, che ha presentato a suo tempo le proprie osservazioni e proposte di emendamento in Parlamento, ritiene che vada mantenuta e rilanciata la mobilitazione nel Paese.

4.11.14

Educazione ambientale nella Scuola primaria di Nepezzano


Oggi volontari del WWF Teramo sono stati nella Scuola primaria di Nepezzano per una lezione sulla tutela degli uccelli.

Parchi senza guida! Il WWF scrive a D'Alfonso

Il WWF, a firma del responsabile abruzzese Luciano Di Tizio e del consigliere nazionale Dante Caserta, ha indirizzato sabato scorso una lettera al presidente della Regione Luciano D’Alfonso e, per conoscenza, all’assessore ai parchi Donato Di Matteo per chiedere un intervento presso i ministeri competenti al fine di sollecitare la nomina dei consigli direttivi dei parchi nazionali presenti in Abruzzo. 
Di seguito il testo integrale della lettera.

"Egr. Presidente,
Le scriviamo per segnalarLe una situazione ormai insostenibile che riguarda i tre parchi nazionali presenti in Abruzzo.
Come ha fatto notare in più occasioni il WWF Italia, quasi tutti i parchi nazionali italiani sono privi da anni dei propri organi direttivi. Dei 23 parchi nazionali esistenti in Italia, attualmente solo 3 hanno un Presidente e un consiglio direttivo operativo. Negli altri 20 parchi è stato nominato solo il Presidente, a volte dopo commissariamenti duranti anni, ma non il consiglio direttivo, determinando così una gestione anomala, peggiore persino del commissariamento degli Enti. Trascorsi sei mesi dalla nomina del Presidente, la mancata ricostituzione dei consigli, infatti, determina un commissariamento di fatto indebolito dal venir meno dei poteri di surroga conferiti transitoriamente al Presidente. Tale situazione, oltre a rappresentare un vero e proprio deficit di democrazia e partecipazione (nei consigli direttivi dei parchi siedono, a titolo gratuito, rappresentanti degli Enti locali, dei Ministeri competenti, del mondo scientifico ed ambientalista), indebolisce di molto l’azione dei Parchi che non possono operare nel pieno delle proprie funzioni.
Il ritardo per quanto riguarda i parchi abruzzesi è addirittura imbarazzante: il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è privo del consiglio direttivo dal 22 gennaio 2007, il Parco Nazionale della Majella dal 20 settembre 2007, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dall’11 luglio 2012.
La riforma legislativa entrata in vigore ad aprile 2013 (DPR n. 73/2013) ha riformato i consigli direttivi dei parchi, riducendo il numero dei componenti da 12 ad 8. A seguito di questa semplificazione sarebbe stata ovvia una rapida ricomposizione dei consigli con un ritorno alla normalità, ma purtroppo questo non è avvenuto.
Su richiesta del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, le Associazioni ambientaliste hanno provveduto alle designazioni di loro competenza già dal novembre 2013 e nel frattempo molte Comunità del Parco hanno trasmesso al Ministero i loro rappresentanti nei rispettivi consigli direttivi. Risulta che anche l’ISPRA abbia provveduto alle proprie designazioni, per cui resterebbero soltanto le designazioni del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
La invitiamo a far sentire la Sua autorevole voce ed a sollecitare il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare affinché recuperi i ritardi accumulati nel passato e proceda rapidamente a dotare i parchi dei corretti strumenti di governance.
Con l’occasione torniamo a segnalarLe anche l’importanza di giungere rapidamente anche alla definitiva perimetrazione del Parco della Costa Teatina. 
Con la recente nomina del commissario è auspicabile che questo processo arrivi alla sua conclusione dopo oltre un decennio dall’avvio!"

28.10.14

Salvaguardiamo i corsi d'acqua dall'eccessivo sfruttamento idroelettrico

L'eccessivo sfruttamento dei corsi d'acqua per scopi idroelettrici è un problema che noi teramani conosciamo fin troppo bene. Basti pensare al Fiume Vomano.
Ma non è un problema solo nostro!
Fiumi senz’acqua o con una portata completamente alterata, cementificati, interrotti da un numero sempre più elevato di sbarramenti: è questa, purtroppo, la situazione in cui riversano troppi corsi d’acqua nel nostro Paese.
A soffrire non sono solo quelli principali, ma soprattutto i torrenti e rii di montagna con sempre meno corsi d’acqua alpini che mantengono ancora condizioni di naturalità elevata - cioè non perturbati da derivazioni, da alterazioni morfologiche significative e da immissione di inquinanti - mentre i restanti corpi idrici sono in gran maggioranza sfruttati da derivazioni a scopo idroelettrico e/o irriguo. Situazione che si verifica anche lungo l’arco appenninico e nel resto del territorio italiano, dove il livello di sfruttamento delle acque superficiali e la pressione sui corpi idrici sta rapidamente aumentando, al contrario di quanto richiederebbero gli obiettivi delle direttive europee.
Questo il presupposto che ha portato oltre cento tra associazioni e comitati a firmare l’Appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico promosso dal CIRF, Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, presentato ieri mattina alla Camera dei Deputati insieme ai rappresentanti di WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee), Forum italiano dei movimenti per l’acqua, Comitato Bellunese Acqua Bene Comune.
In Italia sono oltre 3.000 le centrali idroelettriche esistenti e se oggi l'unica prospettiva di realizzazione di nuovi impianti viene da impianti di piccola taglia, sono rilevanti i problemi aperti nel territorio italiano. Gli incentivi per gli impianti idroelettrici non distinguono tra impianti che danneggiano i fiumi e gli ecosistemi e quelli invece integrati e che rispondono a criteri seri di sostenibilità. Inoltre l'assenza di regole efficaci di tutela dei bacini idrografici e dei deflussi idrici ha portato a una vera e propria corsa alla costruzione di nuove centrali idroelettriche, con oltre 1500 istanze attualmente pendenti nelle regioni alpine e centinaia nelle Regioni del Centro-Sud. Sempre più spesso poi le domande di concessione di derivazione per scopo idroelettrico insistono in Parchi o in aree Natura 2000 (SIC o ZPS), in biotopi, o comunque in contesti ambientali e paesaggistici di particolare pregio e fragilità.
A denunciare i rischi di questo scenario non sono solo comitati e associazioni ambientaliste, come dimostra la procedura EU Pilot 6011/14/ENVI avviata da parte della Commissione europea nei confronti del Governo Nazionale per verificare la corretta applicazione della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE, della Direttiva “Habitat” 92/43/CEE e della Direttiva “VIA” 2011/92/UE, per i bacini dei fiumi Tagliamento, Oglio e Piave. Infine, il nostro Paese è fortemente in ritardo rispetto agli obiettivi di qualità dei corpi idrici dettati dalla direttiva europea 2000/60, da raggiungere entro il 2015 e la normativa nazionale sulla gestione delle acque non è ancora adeguata a tutelare compiutamente le esigenze plurime che i corsi d’acqua soddisfano (nei confronti degli ambienti umani e dell’ecosistema: non solo produzione di energia ma anche altri servizi ecosistemici quali la biodiversità, l’autodepurazione, la ricarica delle falde, il ripascimento dei litorali, lo spazio ricreativo, il turismo), ad oggi insufficientemente tenuti in considerazione nella pianificazione e gestione dei bacini fluviali.
L'energia idroelettrica svolge un ruolo importante nella produzione da fonti rinnovabili nel nostro Paese nella direzione della riduzione delle emissioni di CO2, ma oggi occorre cambiare completamente il sistema degli incentivi e le regole per valutare l'impatto degli impianti idroelettrici per garantire la tutela dei fiumi, degli ecosistemi e della biodiversità, come oggi purtroppo non avviene per una risorsa preziosissima come l'acqua.
I soggetti firmatari, estremamente preoccupati per questa situazione, avanzano al Governo, al Parlamento e alle Regioni una serie di richieste urgenti:
  • immediata sospensione del rilascio di nuove concessioni e autorizzazioni per impianti idroelettrici su acque superficiali; una revisione degli strumenti di incentivo da mantenere solo per impianti che soddisfino tutti i requisiti di tutela dei corsi d’acqua;
  • apertura di un tavolo di confronto a livello nazionale con l’obiettivo di ridurre l’impatto delle centrali idroelettriche esistenti e minimizzare quello di eventuali nuovi impianti;
  • i Piani di Gestione dei distretti idrografici prevedano programmi di misure tesi alla riqualificazione dei corsi d’acqua e, più in generale, del bene comune acqua;
  • venga attuato un processo rigoroso di valutazione dell’impatto ambientale, e che si considerino in modo esplicito gli impatti cumulativi dei progetti che incidono su uno stesso bacino imbrifero;
  • venga superato il concetto attuale di DMV (Deflusso Minimo Vitale) a favore di quello di deflusso ecologico e cioè di una regola di rilascio che sia realmente in grado di garantire il mantenimento degli obiettivi di qualità ecologica di un corpo idrico e dei servizi eco sistemici da questi supportati;
  • venga garantito il rispetto dei deflussi rilasciati in alveo e l’esecuzione delle misure di mitigazione, attraverso l’applicazione del sistema sanzionatorio previsto dalla legge.
L’appello contiene richieste precise anche perché venga messo in discussione l’articolato normativo secondo il quale le opere per la realizzazione degli impianti idroelettrici, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli stessi impianti, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti; che si tenga conto dell’Articolo 9 della Costituzione, e soprattutto del recente pronunciamento del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. IV, 29 aprile 2014, n. 2222), che ribadisce come il “paesaggio” sia bene primario e assoluto e che la sua tutela sia quindi prevalente su qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato.
Infine, tutto questo non può prescindere da una politica della montagna, a partire dall’arco alpino, più attenta alle tematiche fluviali. Per questo le associazioni chiudono l’appello chiedendo che all’interno del confronto che vede protagonisti l’Unione Europea e lo Stato Italiano nella proposta e attuazione della Macroregione Alpina, si preveda un capitolo di impegno comunitario che salvaguardi sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo i corsi d’acqua, costruendo un reale ponte solidaristico fra le esigenze delle popolazioni metropolitane e quelle che vivono stabilmente nelle realtà montane.