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30.12.11

Buon anno a tutte e a tutti!


Auguri sostenibili a tutte e a tutti da parte del WWF Teramo!

28.12.11

Zero contributi per La Gramigna

In relazione al bando di selezione pubblicato il 18 luglio 2011, con Deliberazione della Giunta Provinciale di Teramo n. 740 del 22 dicembre 2011 è stata disposta l’assegnazione dei contributi nei settori cultura e sport per manifestazioni ed iniziative che siano state realizzate o si intendano realizzare nel corso dell’anno 2011 (avete letto bene il 22 dicembre 2011 assegnano i fondi per iniziative da svolgersi nel 2011!).
Anche noi del WWF avevamo presentato una richiesta per il nostro Centro di Documentazione Ambientale per stampare un depliant da distribuire alle scuole della provincia.
Non abbiamo ricevuto niente.

Un plauso alle altre iniziative più meritevoli della nostra.
Di seguito il link per vedere le Associazioni che hanno avuto il contributo: http://www.provincia.teramo.it/settore-x/elenco-delle-manifestazioni-ed-iniziative-ammesse-a-contributo-2011/2011-12-23.1777516563

27.12.11

Poca neve, tanti soldi (buttati)

Impianti di risalita in crisi, bilanci ripianati solo con fondi pubblici, stagioni sempre più brevi... Nonostante il "circo della neve" non rappresenti certo un settore in crescita, si continuano a progettare interventi milionari (pagati con i soldi della collettività, è ovvio) per nuove piste e nuovi impianti di risalita.

Recentemente anche L'Espresso ha dedicato un'inchiesta alle stazioni sciistiche delle Alpi sempre più in crisi. E se gli affari non vanno bene sulle Alpi, figuriamoci sul nostro Appennino.



23.12.11

Lettera aperta sulla Riserva del Borsacchio

Al Presidente della Regione Abruzzo
Al Presidente del Consiglio Regionale
Al Presidente della Provincia di Teramo
Ai Consiglieri Regionali
Al Presidente del Consiglio Provinciale di Teramo
Ai Consiglieri Provinciali
Ai Sindaci dei Comuni di Roseto degli Abruzzi e Giulianova
Ai Presidenti dei Consigli Comunali di Roseto degli Abruzzi e Giulianova
Ai Consiglieri Comunali di Roseto degli Abruzzi e Giulianova

Durante il Consiglio Comunale di Roseto degli Abruzzi del 15/12/2011 è stata approvata, dalla sola maggioranza, la proposta di riperimetrazione della Riserva Naturale Regionale del Borsacchio.
La proposta tende a tagliare diversi chilometri di fascia costiera dall’area naturale protetta, tra le foci del torrente Borsacchio e del fiume Tordino. Tale proposta è stata approvata dal Sindaco Pavone e dai consiglieri Alberto Caporaletti, Attilio Dezi, Pietro Enzo Di Giulio, Nicola Di Marco, Camillo Di Pasquale, Stefania Foglia, Romano Iannetti, Gianfranco Marini, Antonio Norante e Vincenzo Tarquini. Con tale atto, questi consiglieri si sono assunti una gravissima responsabilità: hanno proposto di tagliare una delle poche aree naturali protette della costa abruzzese e al tempo stesso hanno indebolito, qualora tale proposta fosse accolta dal Consiglio Regionale, il territorio di Roseto degli Abruzzi rispetto alla richiesta di ricerca di idrocarburi.
Nelle aree protette costiere e sull’antistante fascia di mare larga 12 miglia marine, infatti, vige il divieto delle attività di ricerca, prospezione ed estrazione degli idrocarburi.
L’eventuale riduzione del perimetro costiero della Riserva del Borsacchio non farà che aumentare il rischio che le richieste di estrazione di idrocarburi vengano accolte con buona pace dell’ambiente, della salute, del turismo, della pesca, dell’agricoltura e della qualità della vita.
Di questo dobbiamo ringraziare il Sindaco ed i consiglieri di maggioranza che hanno voluto compiere una scelta tanto miope alla luce anche dell’attenzione della stampa nazionale su quanto sta avvenendo a Roseto degli Abruzzi (vedi articolo di Dacia Maraini sul Corriere della Sera del 20 dicembre u.s.: http://www.corriere.it/cultura/11_dicembre_20/maraini-costa-cantiere_73b2582a-2aef-11e1-b7ec-2e901a360d49.shtml).
Ci auguriamo che sia il Nuovo Anno ad allontanare da tutti noi (visto che il Comune di Roseto degli Abruzzi non sembra in grado di farlo) il pericolo delle trivelle e che nel 2012 sia possibile far rinsavire tutti quegli Amministratori della cosa pubblica che si sono dimostrati indifferenti al bene comune e alle migliaia di accorate richieste dei cittadini e pronti invece a fare gli interessi di pochi e ben identificabili individui.
Tanti auguri.

Fabio Celommi - Presidente Comitato Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio
Dante Caserta -
Consigliere nazionale WWF Italia

19.12.11

A Silvi il cemento è più forte dei piani?

Domani, martedì 20 dicembre, la Seconda Commissione del Consiglio regionale è stata convocata per esaminare la richiesta avanzata dal Comune di Silvi (TE) per una variante al Piano Regolatore Generale (PRG) del Comune che comporterebbe anche una variante al Piano Regionale Paesistico (PRP).
Al fine di consentire la realizzazione di edifici residenziali e commerciali in un tratto collinare di Silvi scampato alla cementificazione grazie al vincolo del Piano Regionale Paesistico, il Sindaco Vallescura ha chiesto di modificare sia il PRG che il PRP.
È incredibile che si voglia continuare a modificare gli strumenti di pianificazione vigenti per consentire di costruire anche nei pochi tratti della fascia collinare rimasti liberi.
Domani, per la seconda volta, il Sindaco di Silvi sarà ascoltato dalla Commissione sulla richiesta avanzata.
E sarà ascoltato anche il Dirigente del Settore Lavori Pubblici della Provincia di Teramo: ci aspettiamo che l’Amministrazione Provinciale esprima la propria contrarietà alle due modifiche richieste, rispettando l’impegno assunto di adottare politiche tese a fermare il consumo di territorio a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni.
Anche le Associazioni ambientaliste WWF, Italia Nostra e Legambiente hanno chiesto di essere ascoltate, ma ancora non sono state convocate dal Presidente della Commissione, Luca Ricciuti.
Ci aspettiamo di poter essere ascoltati così da dare il nostro contributo nell’interesse del paesaggio e del territorio.


Nella foto: il Sindaco di Silvi quando si dimise buttandosi con il paracadute. Fortunatamente il paracadute si è aperto e così il Sindaco, dopo un paio di settimane, ha potuto ritirare le dimissioni...

Sulla caccia, finalmente la Regione si adegua!

Per decine di specie diminuiscono i giorni di caccia in Abruzzo perché la Regione si è dovuta finalmente adeguare per i periodi di caccia all'ordinanza di sospensiva del TAR di L'Aquila a cui si erano rivolti WWF, Animalisti Italiani e Lega Abolizione della Caccia.
Il 28 novembre scorso, peraltro con gravissimo ritardo rispetto alla prima ordinanza di sospensiva del TAR, la Giunta Regionale ha dovuto varare una quarta versione del calendario venatorio 2011/2012. La Regione aveva cercato sostanzialmente di eludere l'ordinanza del TAR pubblicando una scarna lettera del suo dirigente del tutto insufficiente a recepire le indicazioni della magistratura amministrativa. A nulla erano valse due diffide del WWF che poi si è addirittura dovuto rivolgere con le altre associazioni al TAR di L'Aquila con un ricorso urgente “per ottemperanza” (cioè si chiedeva al TAR di commissariare la Regione per far rispettare la sospensiva). A quel punto, pochi giorni prima dell'udienza, la Regione, messa all'angolo, ha dovuto cedere su molti dei punti della sospensiva ed in particolare sul cuore del calendario venatorio: periodi, orari e forme di caccia. Alcune questioni sulla completezza del recepimento della sospensiva rimangono aperte e sono in via di valutazione da parte delle associazioni.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione per la caccia in Abruzzo. Basti pensare che con il nuovo calendario per la beccaccia la caccia si chiuderà il 31 dicembre e non il 19 gennaio come aveva previsto inizialmente la Regione (20 giorni in meno di pressione venatoria su questa specie). Per comprendere la portata del risultato, basti ricordare che già nel 2009 il TAR di L'Aquila - su ricorso del WWF - aveva stabilito questa data, ma il Consiglio regionale aveva votato una leggina (contro la quale non è possibile ricorrere al TAR) che consentiva la caccia alla Beccaccia fino alla fine di gennaio. Nel 2010 tutto il calendario venatorio era stato approvato con legge regionale e vi era stata l'impugnativa del Governo davanti alla Corte Costituzionale.

Per quest’anno, grazie a quest’ultima doverosa modifica, per le specie acquatiche (germano reale, folaga, gallinella d’acqua, alzavola, porciglione, fischione, codone, mestolone, marzaiola, moriglione, beccaccino, pavoncella, canapiglia e frullino) la caccia ora si chiuderà il 19 gennaio e non più il 30 gennaio. Per le tre specie di turdidi (cesena, tordo bottaccio e tordo sassello) la caccia ora si chiude il 9 gennaio mentre prima si chiudeva il 19 gennaio. Per il fagiano la chiusura prevista per il 30 dicembre è stata anticipata al 30 novembre.
Vergognoso quanto è accaduto per la starna: la Regione si è adeguata alle prescrizioni richieste dall'ISPRA solo il 28 novembre scorso, tre giorni prima della chiusura della caccia, nonostante il TAR avesse depositato la sospensiva il 27 ottobre! Pertanto, grazie all'atteggiamento ostruzionistico dell'assessorato, per un mese questa specie è stata cacciata in forme non adeguate al parere dell'ISPRA e, quindi, non attuando l'ordinanza del TAR.
Altra novità di non poco conto è la chiusura al 19 gennaio della caccia in forma vagante con l'ausilio del cane.

Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia: “L'assessorato all'Agricoltura e Caccia della Regione Abruzzo e l'assessore Febbo stanno rimediando figuracce su figuracce sulla questione venatoria. L'assessore, a seguito della sospensiva, aveva cercato di minimizzare con i suoi commenti la portata dell’ordinanza del TAR. Forse immaginava che il WWF e le altre associazioni si sarebbero limitate a festeggiare mediaticamente la vittoria, mentre deve sapere che noi miriamo sempre alla concretezza del risultato e andiamo fino in fondo. Questo atteggiamento da parte di una pubblica amministrazione (che pensa di essere a servizio esclusivo dei cacciatori e non della tutela della fauna e di tutti i cittadini) finisce per colpire la preziosa fauna abruzzese e, paradossalmente, gli stessi cacciatori che si trovano ad operare in un'incertezza assoluta. Un comportamento più responsabile da parte degli amministratori, più rispettoso dei pareri dell'ISPRA, dell'Unione Europea, degli altri assessorati e dei Parchi, aperto alle indicazioni tecniche fornite dalle associazioni che incredibilmente producono più dati faunistici della stessa Regione, eviterebbe un confronto così aspro che alla fine si sta rivelando una Waterloo per l'assessorato all'agricoltura. Con un duro lavoro il WWF in questi anni sta ottenendo radicali modifiche al calendario venatorio a favore della fauna. Rammarica dover constatare che ciò deriva sostanzialmente dai nostri ricorsi alla giustizia amministrativa, costituzionale e comunitaria e non da un ripensamento da parte degli apparati amministrativi che si sono occupati di caccia finora e che rimangono ostaggio dell'estremismo venatorio sostenendo battaglie che sono ormai di retrovia”.

14.12.11

La Riserva del Borsacchio per difendere Roseto degli Abruzzi dalla petrolizzazione



Il WWF provinciale di Teramo ha presentato alla Regione Abruzzo le proprie osservazioni sul procedimento circa l’assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale per l’istanza di permesso di ricerca di idrocarburi “Villa Mazzarosa” della Medoilgas Italia SpA.
L’istanza riguarda 13,40 kmq nei territori dei Comuni di Pineto e Roseto degli Abruzzi ed è una delle tre attualmente sotto esame da parte della Regione Abruzzo: sono state presentate anche le istanze di ricerca “Cipressi” (che riguarda i comuni di Atri, Castiglione M. R., Castilenti, Cellino Attanasio, Montefino e Notaresco, oltre ad altri comuni del pescarese) e “Villa Carbone” (che riguarda i Comuni di Canzano, Castellalto, Cellino Attanasio, Cermignano, Mosciano Sant’Angelo, Notaresco e Teramo).
Il tutto si inquadra nella lunga serie di istanza di ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi in provincia di Teramo: secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico ne è interessato circa il 66% del territorio della provincia teramana dove risiede l’85% della popolazione.
Le osservazioni del WWF sono tese a dimostrare come la presenza della Riserva Naturale Regionale del Borsacchio nell’area oggetto dell’istanza “Villa Mazzarosa” non consenta minimamente le attività di ricerca che si vogliono portare avanti nell’area e tanto meno, in caso si scoperta di idrocarburi, le attività di estrazione.
Incredibilmente il Rapporto ambientale contenuto nell’istanza di permesso di ricerca non prende in considerazione la presenza dell’area naturale protetta del Borsacchio e tace completamente sulle valenze naturalistiche di questo territorio. Valenze naturalistiche importantissime che la stessa Unione Europea ha indicato come meritevoli di protezione.
Del resto proprio la presenza di queste valenze ha giustificato la creazione nel 2005 della Riserva regionale del Borsacchio finalizzata alla conservazione di uno dei pochi tratti di litorale abruzzese non completamente cementificato.
“La presenza della Riserva Regionale del Borsacchio può costituire un argine alla ricerca ed estrazione di idrocarburi a Roseto degli Abruzzi”, dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF. “Dovrebbero tenerlo ben presente quegli amministratori locali e regionali che da anni impediscono il decollo della riserva e che ne chiedono continuamente la riperimetrazione. Il Sindaco Mastromauro ed il Consiglio Comunale di Giulianova nei mesi scorsi hanno già chiesto alla Regione la riperimetrazione della Riserva e domani ci sarà un consiglio comunale a Roseto in cui si discuterà nuovamente per eliminare dalla Riserva aree di grande importanza naturalistica. Ma questi amministratori si rendono conto che chiudendo la porta alla riserva, aprono un portone alle ricerca di idrocarburi sui loro territori?”

11.12.11

Pedonalizziamo via Nazario Sauro a Giulianova!

Cerchiamo persone disponibili a darci una mano nella raccolta di firme per la pedonalizzazione di via Nazario Sauro a Giulianova.

Potete contattarci all'indirizzo teramo@wwf.it e vi invieremo il modulo riportato qui sopra e potrete raccogliere firme tra parenti ed amici.

Provvederemo poi noi a chiamarvi per ritirare i moduli compilati.

Grazie.

10.12.11

Inquinamento ambientale e salute umana: conoscere e prevenire

Donatella Caserta ed Augusto De Sanctis, durante la conferenza stampa



Questa mattina a Pescara sono stati presentati i risultati dello progetto PREVIENI che hanno evidenziato come l’inquinamento ambientale abbia un pesante effetto sulla salute, provocando gravi alterazioni anche della capacità riproduttiva.
Sono estremamente preoccupanti i risultati del Progetto PREVIENI, promosso e finanziato dal Ministero dell’Ambiente nel 2008 e conclusosi nell’ottobre 2011.
Il progetto multidisplinare ha visto il coinvolgimento di ricercatori in campo ambientale dell’Università di Siena, in campo tossicologico dell’Istituto Superiore di Sanità, in campo clinico dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma.
Allo studio ha preso parte anche il WWF e sono state coinvolte le Oasi WWF delle Sorgenti del Pescara e della diga di Alanno.
Si è trattato di uno studio condotto in aree pilota sui riflessi ambientali e sanitari di alcuni contaminanti chimici emergenti (interferenti endocrini). Si è verificato l’impatto dell’esposizione a inquinanti alimentari ed ambientali sulla fertilità umana con un’indagine pilota sul rischio di esposizione transgenerazionale agli interferenti endocrini ed uno studio del nesso ambiente e salute.
Gli interferenti endocrini sono sostanze presenti nell’ambiente, negli alimenti e negli oggetti della vita quotidiana, che possono alterare l’equilibrio dei sistemi ormonali sia nelle specie animali che nell’uomo, mettendo a rischio funzioni cruciali della vita, come lo sviluppo e la fertilità.
Diversi interferenti endocrini, come le diossine, sono da tempo attentamente sorvegliati, altri interferenti endocrini sono ancora presenti in prodotti di uso quotidiano e possono contaminare l’ambiente e le catene alimentari: esempi eclatanti sono i perfluorati (PFOS e PFOA), nonché gli ftalati (DEHP) ed il bisfenolo A nelle plastiche.
Per questo Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, raccogliendo le sollecitazioni della comunità scientifica e della società civile, ha lanciato a partire dal 2008 il progetto PREVIENI (Studio in aree Pilota sui Riflessi ambiEntali e sanitari di alcuni contaminanti chimici emergenti - interferenti endocrini: ambiente di Vita, Esiti riproduttivi e ripercussioNi nell’età evolutiva).
PREVIENI (http://www.iss.it/prvn) è un progetto multidisciplinare che ha integrato ricercatori nel campo ambientale (Università di Siena), tossicologico (Istituto Superiore di Sanità) e clinico (Università La Sapienza di Roma e Ospedale Sant’Andrea di Roma) ed ha coinvolto il WWF Italia.

I risultati del progetto sono state illustrate da dalla Prof.ssa Donatella Caserta del Dipartimento Salute della Donna e Medicina Territoriale Università La Sapienza di Roma – Ospedale Sant’Andrea: “Il progetto PREVIENI ha evidenziato che gli adulti di Roma - una grande area metropolitana - e di alcuni centri medio-piccoli, come basso Lazio e Ferrara, risultano esposti in maniera prolungata e continua ad una miscela di interferenti endocrini nell’ambiente e negli alimenti. La popolazione del grande centro urbano è comunque quella maggiormente esposta: in particolare nella grande città, le persone affette da infertilità e/o da specifiche patologie riproduttive (endometriosi) presentano livelli più alti di inquinanti (bisfenolo A, ftalati, PFOS); inoltre, questi soggetti presentano alterazioni cellulari che indicano un’alterazione dell’equilibrio ormonale. Le analisi sul sangue di cordone ombelicale di coppie madre-neonato dopo una gravidanza sana e priva di problemi indicano un trasferimento di taluni interferenti endocrini (ad es. ftalati) dalla madre al feto. Queste sostanze potrebbero indurre alterazioni (ad esempio, infertilità nella vita adulta) non visibili al momento della nascita”. Per Augusto De Sanctis, coordinatore delle Oasi del WWF in Abruzzo, “i risultati di PREVIENI confermano la nostra grande preoccupazione per gli alti livelli di inquinamento di alcune aree abruzzesi, da quelle che presentano inaccettabili valori di alterazione della qualità dell’aria (ad esempio, la Valpescara) a quelle che sono inquinate da rifiuti tossici. Nell’anagrafe regionale dei siti inquinati sono stati registrati ben 1.200 siti e praticamente tutte le falde acquifere delle aree di fondovalle sono risultate compromesse da sostanze tossiche quali solventi clorurati e idrocarburi. Pochi sanno che in alcuni fiumi abruzzesi l’ARTA ha riscontrato la presenza proprio di alcuni degli interferenti endocrini dello studio PREVIENI, come il Bisfenolo A. I Siti nazionali per le Bonifiche Saline-Alento, quello di Bussi e il sito regionale per le bonifiche dell’area industriale di Chieti rappresentano solo gli esempi più eclatanti di una situazione ormai in parte compromessa. Sono queste le ragioni che in questi mesi ci hanno portato a diffidare la regione Abruzzo in relazione alle nuove autorizzazioni alle emissioni in atmosfera e alle gravi inadempienze rispetto al monitoraggio della qualità dell’aria. Inoltre la nostra regione sconta un enorme ritardo rispetto alla sorveglianza epidemiologica, come, ad esempio, nell’istituzione e nel funzionamento di un Registro Tumori degno di questo nome. Purtroppo la ricerca sta andando avanti dimostrando i danni concreti e reali dell'inquinamento sulla salute ma le nostre strutture pubbliche locali latitano e non sono capaci di porre in essere efficaci strumenti di informazione, sorveglianza – come le analisi su alcuni inquinanti nel sangue delle comunità più a rischio che chiediamo da tempo - e, soprattutto, prevenzione. Le nostre oasi partecipano, invece, a programmi di ricerca avanzati come PREVIENI per dimostrare come sia possibile produrre dati utili per la gestione. In questo caso, anche se a livello preliminare, è stato molto utile il confronto fra contaminanti in animali - lombrichi e pesci (barbi) - delle due Oasi del WWF delle Sorgenti del Pescara a Popoli e Diga di Alanno, rispettivamente a monte e a valle di Bussi. Le analisi hanno dimostrato come a valle composti quali Idrocarburi Policiclici Aromatici IPA, PBDE (ritardanti di fiamma), ftalati, cadmio e arsenico sono presenti a concentrazioni doppie rispetto al sito a monte, anche se non elevate rispetto ad altre aree italiane ed europee. Sono stati valutate anche le risposte enzimatiche che non hanno evidenziato per ora danni metabolici agli organismi esaminati. Si tratta di risultati preliminari che vanno approfonditi. ma che dimostrano l'utilità di queste ricerche”.

9.12.11

Si vede l'albero nell'alveo, ma non il cemento...

Nelle ultime settimane si continua da più parti ad invocare la ripulitura (eufemismo utilizzato per intendere l’asportazione di tutta la vegetazione spondale) del Fosso Calvano nel Comune di Pineto perché si teme che, in caso di forti piogge, si possano creare problemi al deflusso delle acque.
Medesime richieste stanno riguardando i corsi d’acqua di tutta la provincia.
Sembra quasi che, in caso di piene, il pericolo deriverebbe dalle piante presenti lungo le sponde dei corsi d’acqua e non dalle centinaia e centinaia di metri cubi di cemento che si continuano a costruire negli alvei e delle zone di espansione di fiumi e torrenti.
Nel caso specifico, il pericolo sembrerebbe venire dalle piante presenti lungo il Calvano (che peraltro è stato ripulito solo l’anno scorso, almeno nel tratto terminale) e non dall’impermeabilizzazione del suolo seguita, ad esempio, alla realizzazione della zona artigianale in c.da Cannuccia nel bel mezzo di un bacino idrografico già fortemente pericoloso!
Possibile pensare che diano più problemi delle piante che delle costruzioni in cemento?
Si è completamente impermeabilizzata una gran fetta di territorio ed il risultato è che l’acqua, scorrendo più velocemente sul cemento, viene a valle con una velocità maggiore rispetto a prima.
Nelle ultime piene la vegetazione spondale presente lungo il Calvano non ha fatto altro che appiattirsi sul letto lasciando scorrere l’acqua che è stata in qualche modo rallentata nel suo decorso proprio dalle piante. Al contrario, tagliare a raso la vegetazione presente lungo le rive di un corso d’acqua non fa altro che accelerare la velocità con cui l’acqua arriva a valle travolgendo poi tutto.
Invece di spendere soldi ogni anno per far tagliare piante, sarebbe ora che si impedisse di costruire lungo il Fosso Calvano ed i suoi emissari e che si investissero quei soldi per adeguare gli attraversamenti in alveo (ponticelli) alle maggiori portate dei torrenti causate dall’aumentata cementificazione a monte.
E visto che ormai molte costruzioni sono state fatte, se si vuole veramente agire efficacemente per evitare danni alle cose ed alle persone in caso di piena, si dovrebbero realizzare aree di espansione e vasche di contenimento in varie zone come il Fosso Calvano sotto la Contrada Cavone (case Colleluori) e nell’area subito a valle del Vulcanello di fango, e in altre zone di Pineto come quella tra la piccola frazione di Villa Fumosa e l’abitato di Quartiere dei poeti, e nella zona di Corfù nell’area sulla sinistra orografica del torrente Foggetta lato collina: questi piccoli bacini andrebbero tenuti con pochi cm di acqua durante l’anno (servendo anche come aree di sosta per gli uccelli acquatici migratori e luoghi di attrazione per i turisti) ed in casi di piena fungerebbero da bacini di raccolta per le piogge torrenziali che lì smorzerebbero il loro impeto.
Sono decenni che si è capito che i corsi d’acqua non possono essere trattati come canali di scolo, eppure, ogni volta si continuano a fare gli stessi errori!
Per una corretta gestione del territorio e per prevenire possibili danni in caso di forti piogge, a Pineto come nel resto della provincia, dovremmo:
- creare le condizioni affinché gli agricoltori avviino operazioni colturali pluriennali in modo che i terreni siano coperti da vegetazione (erba medica e prati pascolo) più a lungo possibile;
- creare delle fasce di rispetto lungo i corsi d’acqua affinché questi possano esondare senza danno;
- evitare la ripulitura spondale che mette solo a nudo il terreno non più trattenuto dalle radici esponendolo alla forza dell’acqua;
- evitare di far costruire piazzali (come è successo a Borgo Santa Maria sia sul Fosso Calvano che sull’affluente Sabbione);
- costruire delle vasche di espansione per rallentare il decorso delle acque;
- evitare l’intubamento dei fossi che, una volta intubati, non possono più essere ripuliti;
- riaprire i canali realizzati nel secolo scorso che permettevano il deflusso delle acque dalla collina al mare e che oggi sono tombati sotto a palazzine, strade e piazzali;
- rinforzare gli argini più esposti, soprattutto in prossimità dell’abitato di Borgo Santa Maria, con opere di ingegneria naturalistica;
- evitare altre costruzioni in alveo e in collina;
- evitare il declassamento di aree classificate R4 (a forte rischio idrogeologico) per meri interessi di sviluppo urbanistico così come è successo nell’area a sud del quartiere Corfù andato completamente sott’acqua nell’ultima alluvione.

4.12.11

L'Area Marina Protetta Torre del Cerrano nel MedPAN

Si sono svolti a Vodice in Croazia tra il 28 novembre ed il 2 dicembre i lavori dell’Assemblea Generale del MedPAN, la rete delle aree protette del Mediterraneo, all’interno della quale è stata ratificata l’ammissione tra i membri dell’Associazione anche dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano.
Da ieri, quindi, il Mediterranean Protected Areas Network ha anche l’unico parco marino abruzzese tra i propri soci e con l’Oasi WWF di Miramare, il Parco delle Tremiti e la Riserva Statale di Torre Guaceto si è completato il quadro delle AMP italiane adriatiche membri del MedPAN.
Il direttore dell’AMP Torre del Cerrano è stato ospite dell’organizzazione per poter presentare ai partecipanti le peculiarità dell’Area Marina Protetta e, soprattutto, per prendere parte ai tre giorni di workshop incentrato sullo scambio di esperienze nel campo della educazione ambientale e valorizzazione turistica delle aree protette mediterranee.
È stato presentato, oltre all’attività svolta in questi campi, anche il lavoro svolto dalla stessa AMP Torre del Cerrano come segretariato del network locale delle aree protette marine e costiere dell’Adriatico, AdriaPAN, molto attivo nella promozione e redazione di progetti europei ed internazionali e che proprio recentemente ha portato alla candidatura di ben due progetti sul bando IPA Adriatico 2011.Durante le giornate di lavoro si è potuto avviare un intenso scambio di informazioni e contatti per le future iniziative progettuali e si è avuta l’opportunità di candidare il lavoro dell’AMP Torre del Cerrano come ufficio di Segretariato dell’AdriaPAN ad uno specifico contributo finanziario messo a disposizione dal MedPAN a valere sui fondi della Fondazione Principe Alberto II di Monaco e Fondazione MAVA per la Natura.