14 ottobre

22.11.14

L'Abruzzo fuori dal petrolio

Dopo l'incontro di ieri sera a Teramo, questa mattina a Pescara, presso il Palazzo della Regione in piazza Unione, si è tenuta una conferenza stampa del WWF con la partecipazione di Luca Pardi, Presidente di ASPO Italia - Association for the Study of Peak Oil & Gas, l’Associazione scientifica che studia il picco del petrolio e le sue conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali.
Luca Pardi, autore del libro “Il Paese degli elefanti. Miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi” (Lu::Ce Edizioni, 2014), ha evidenziato la reale situazione delle riserve italiane di idrocarburi.
“Da più parti, in sede tecnica e politica, si parla di raddoppiare la produzione di idrocarburi in Italia”, ha dichiarato Luca Pardi. “Ma a quali riserve si fa effettivamente riferimento? La produzione attuale di petrolio (dati 2014) è costante rispetto al 2013, su una media annua di 5,6 milioni di tonnellate (Mtep). Quella di gas segue il trend in leggera crescita: 7,2 milioni di metri cubi (Mmc) su base annua. Nel mese di settembre si è osservato comunque un declino netto nella produzione sia di gas che di petrolio determinato dal calo della produzione in Basilicata. Le ragioni di tale declino sono al momento ignote. La somma di riserve certe, probabili e possibili di petrolio riportate dalla competente Direzione Generale del Ministero dello Sviluppo Economico, ognuna pesata per la relativa probabilità di estrazione, ammontano a 122 Mtep di petrolio e 105 Mmc di gas. Il raddoppio del livello di produzione potrebbe essere realizzato con queste riserve per un periodo di 11 anni per il petrolio e di 7 anni per il gas. Poi? È inoltre illusorio immaginare che sia possibile portare sul mercato le riserve come se fossero contenute in un contenitore a nostra completa disposizione. Lo sviluppo dei progetti di estrazione è un processo tecnicamente complesso ed economicamente costoso e che richiede perciò tempi lunghi. Inoltre l’idea di riprendere ricerca e sfruttamento delle risorse di idrocarburi nazionali è stata lanciata nel 2011, sotto il Governo Monti, dal documento di Strategia Energetica Nazionale, quando i prezzi del barile erano stabilmente superiori ai 100 $/barile. Il calo successivo, che nelle ultime settimane ha assunto la forma di un vero e proprio crollo, potrebbe mettere in dubbio la redditività di progetti pensati ad un prezzo considerevolmente superiore a quello attuale. L’urgenza di promuovere una riforma profonda della produzione energetica è dettata dalla grave crisi ecologica indotta dal cambiamento climatico. Indugiare nel paradigma dell’energia fossile non è né responsabile né innovativo. Le domande ed i dati sono sul tappeto. È necessario avviare un serio confronto sul futuro energetico del nostro Paese”.
La conferenza stampa, alla quale hanno preso parte anche Dante Caserta, consigliere nazionale WWF Italia, e Mario Mazzocca, Assessore all’Ambiente della Regione Abruzzo, è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione delle istanze e concessioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi nella nostra regione e delle possibili azioni per contrastare la deriva petrolifera che colpisce l’Abruzzo come tanti altri territori in Italia.
Attualmente l’Abruzzo è interessato da un elevato numero di istanze di ricerche ed estrazione di idrocarburi. I dati estrapolati dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico ed aggiornati ad ottobre 2014 sono eloquenti.
In terra ferma ci sono: 11 Permessi di ricerca; 8 Concessioni di coltivazione; 2 Concessioni di stoccaggio; 9 Istanze di permesso di ricerca; 1 Istanza di coltivazione.
Sono interessate le quattro province abruzzesi, in particolare quelle costiere (Chieti, Pescara e Teramo).
Nel mare antistante la costa abruzzese ci sono: 5 Permessi di ricerca; 7 Concessioni di coltivazione; 
1 Istanza di Permesso di prospezione; 4 Istanze di Permesso di ricerca; 2 Istanze di coltivazione.
Il rischio petrolizzazione per l’Abruzzo non è dato solo da Ombrina Mare, così come nel passato il pericolo non veniva solo dal famigerato Centro Oli di Ortona.
Tutta la regione è minacciata ed il Governo nazionale ha più volte ribadito l’intenzione di fare dell’Abruzzo un distretto minerario. La nuova legge “Sblocca Italia” è un vero e proprio regalo ai petrolieri e trasforma l’Italia in una colonia per le trivelle anche attraverso una forzatura dirigistica in materia di valutazioni ambientali ed il prevedere la concessione unica per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico. Se non verrà eliminato l’art. 38 della legge “Sblocca Italia” non vi sarà più alcuna possibilità per i cittadini, le amministrazioni locali e le Regioni di far valere la loro volontà rispetto alle multinazionali del petrolio. 
Per questo il WWF sottolinea con forza la necessità che la Regione impugni davanti alla Corte Costituzionale l’art. 38 della legge “Sblocca Italia”.
L'Assessore Mazzocca ha assicurato che la Regione Abruzzo, insieme ad altre regioni italiane, impugnerà l'art.38 e difenderà in tutte le sedi la competenza regionale.