27.7.10

Il popolo delle biciclette avanza

Domenica scorsa, in Provincia di Teramo, si sono tenuti due eventi distinti, uno a Roseto degli Abruzzi e l'altro a Giulianova, relativi all'uso della bicicletta.
Il primo, partito alle ore 17.00, era organizzato dalla neonata associazione "Rosetani in bici". Decine di ciclisti con indosso magliette colorate con il logo dell'associazione, muniti di fischietti e cappellini, partendo da Piazza della Libertà, hanno invaso la statale 16 immettendosi, poi, su viale Macarska fino a raggiungere i campeggi della zona nord. Da lì hanno percorso tutto il lungomare cittadino fino a raggiungere i campeggi della zona sud per poi convergere verso Piazza Ungheria fino all'arrivo al Campo Patrizi, dove è stato offerto un rinfresco ai partecipanti.
Il secondo appuntamento, organizzato da Critical Mass Giulianova, ha visto una moltitudine di ciclisti festanti invadere il lungomare giuliese, bloccando il traffico automobilistico e creando un allegro scompliglio tra gli ignari turisti che affollavano il lungomare.
I partecipati all'iniziativa hanno motivato l'iniziativa come un momento di protesta “perché anche la nostra città, soprattutto durante il periodo estivo, soffre dell’invasione delle auto, del rumore dei motori, del problema dei parcheggi, del nervosismo degli automobilisti, dell’inquinamento dell’aria. L’uso della bici non richiede erogazione di petrolio, nessuna spesa né per il tuo portafoglio né per l’ambiente, favorisce la socializzazione e il fitness”.
Durante la manifestazione sono intervenuti i vigili urbani chiamati da qualche “automobilista innervosito”, uno dei quali ha provato anche ad investire uno dei partecipanti senza riuscirvi. La manifestazione si è conclusa senza problemi e la massa critica promette un nuovo e più aggressivo attacco al traffico automobilistico.
In merito alle due iniziative il CiclAT, Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano (www.abruzzoinbici.it) ha dichiarato, a mezzo di un comunicato stampa, "le due manifestazioni di Giulianova e Roseto sono solo la punta di un iceberg che inizia ad emergere. I cittadini sentono sempre più il bisogno di spazi a misura d'uomo e l'uso della bicicletta garantisce il riappropriarsi di spazi urbani e non. La gente ha acquisito una nuova consapevolezza, gli amministratori saranno in grado di dare risposte?".

14 euro ben spesi

“L’Aquila 2010. Il miracolo che non c’è” di Sabrina Pisu ed Alessandro Zardetto (con un’introduzione di Curzio Maltese) è un’opportunità.
Un’opportunità che viene data a tutti di alzare il velo di retorica ed ipocrisia che ha accompagnato la tragedia del terremoto di L’Aquila.
Gli Autori, due giornalisti indipendenti, denunciano una sbornia mediatica senza precedenti che sta lasciando il posto alla triste realtà: economia distrutta, tessuto sociale disgregato, opere d’arte nel degrado e 15.000 tra disoccupati e cassintegrati.
Attraverso testimonianze raccolte in presa diretta, trentadue pagine di fotografie inedite ed una scrupolosa analisi dei dati a disposizione, l’inchiesta di Sabrina Pisu e Alessandro Zardetto denuncia una situazione diventata insostenibile svelando i retroscena di un progetto assolutamente fallimentare. A oltre un anno dal sisma, infatti, il faraonico piano C.A.S.E., capace di divorare 800 milioni di euro, ha dato alloggio a meno di 15.000 persone su un totale di 67.000 senzatetto ed ha barattato la gloriosa città vecchia con diciannove new town, dove si affollano 4.500 appartamenti costati poco meno di 3.000 euro al metro quadrato, tre volte il prezzo di mercato. Il tutto è avvenuto espropriando agli aquilani 250 ettari di suolo agricolo.E sul miracolo che non c’è, intanto, avanza l’ombra di una gestione non trasparente della valanga di soldi arrivati e si protendono i tentacoli della criminalità organizzata, velocissima a mettere le mani sul ricco bottino.
L’Aquila 2010. Il miracolo che non c’è
di Sabrina Pisu ed Alessandro Zardetto
Castelvecchi - 2010
14 euro

26.7.10

Inaugurata ufficialmente l'Area marina protetta Torre del Cerrano

Sette chilometri di mare e suggestivi paesaggi, dove passeggiare, immergersi e vivere a stretto contatto con la natura grazie ad un susseguirsi di coste, litorali sabbiosi e un territorio ricco di straordinaria flora e fauna, ma anche di storia e cultura.
Questa è l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, situata sul territorio di Pineto lungo la costa adriatica ed inaugurata ufficialmente venerdì 23 luglio a Pineto.
Anni di intenso lavoro ed oggi finalmente è realtà. Era il lontano 1997 quando venne predisposto un disegno di legge da presentare alla Camera dei Deputati con la proposta di un parco che proteggesse l’area del Cerrano. Celere l’approvazione da parte del parlamento e, con l’art.4 della legge n.344, nell’ottobre successivo, “Torre del Cerrano” entrò nell’elenco delle aree di reperimento per l’istituzione di un’Area Marina Protetta.
Istituita dunque con Decreto del Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del mare del 21.10.2009, pubblicato in G.U. della Repubblica Italiana n.80 del 7.04.2010, l’Area Marina Protetta del Cerrano, prima area marina protetta abruzzese, sarà gestita da un consorzio costituito da Regione Abruzzo, Provincia di Teramo e Comuni di Pineto e Silvi.
Nata dalla volontà popolare e grazie allo sforzo congiunto dei Comuni, della Provincia e della Regione, uniti in una strategia di rilancio delle risorse marittime quale elemento determinante di sviluppo locale sostenibile, l’area si estende fino a 3 miglia nautiche dalla costa e si sviluppa per 7 chilometri dei quali 2.5 di duna sabbiosa lungo la riva (dalla foce del torrente Calvano che attraversa l'abitato di Pineto, fino al centro di Silvi, alla corrispondenza a mare della stazione ferroviaria).
La superficie dell'Area Marina Protetta (A.M.P.) è di circa 37 chilometri quadrati e comprende una ristretta zona B, un quadrato di circa un chilometro di fronte a Torre Cerrano, una zona C di 14 chilometri quadrati che si sviluppa per l'intera estensione del fronte mare fino a circa 2 km dalla costa e un'ampia zona D, di forma trapezoidale, di circa 22 chilometri quadrati, che si estende fino al limite delle tre miglia.
La protezione della ricca fauna e ampia varietà di flora è la ragione che ha spinto l’istituzione dell’Area Marina Protetta. Tipici di questo ecosistema sono il Fratino (Charadrius alexandrinus) e lo Zafferanetto delle spiagge (Romulea rollii).
L’area è inoltre caratterizzata dalla presenza di tre habitat dunali costieri inclusi nella Direttiva Habitat: dune con presenza di Euphorbia terracina, stagni temporanei mediterranei, dune mobili con presenza di Ammophila arenaria.
Anche l’habitat marino è caratterizzato da diverse tipologie ecosistemiche presenti nella Direttiva Habitat: banchi di sabbia a debole copertura permanente di acqua marina, distese fangose o sabbiose emergenti durante la bassa marea e potenziali Posidonia beds.
Ma la varietà e la ricchezza della fauna marina della zona, non sono l’unica ragione per cui si è chiesta la fruizione regolamentata.
E’ noto, infatti, che i fondali del Parco Marino sono ricchi di importanti e numerosi reperti archeologici di varie epoche e civiltà. Ricerche di archeologia subaquea hanno infatti rilevato la presenza di grandi blocchi di pietra d’Istria, confermando la presenza sui fondali antistanti Torre Cerrano di manufatti di epoca romana. Comunque antecedente all’approdo, ben conosciuto, che tanto fu utilizzato in epoca medievale e che arrivò pienamente funzionante fino al 1447, quando la flotta della Repubblica di Venezia devastò sistematicamente gran parte dei porti dell’Adriatico, fra cui quello di Cerrano.
Natura in primo piano anche per il logo dell’Area Marina che è stato studiato graficizzando due peculiarità naturalistiche dell’area: lo Zafferanetto delle spiagge e la Trivia adriatica entrambi elementi importanti per la loro rappresentatività di flora e fauna protette, ma anche e soprattutto per la loro rarità in Adriatico e presenti nei due habitat principali dell’AMP (costiero-dunale e marino-profondo).
Di seguito i componenti del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta:
Benigno D’Orazio (presidente)
Enzo Costantini (Vicepresidente)
Emiliano Di Matteo (per la Regione Abruzzo)
Orazio Di Febo (per la Provincia di Teramo)
Carlo Ciferni, Sergio Mazzone (per il Comune di Silvi),
Marco Verticelli, Giorgio Parisse (per il Comune di Pineto)
Fabio Vallarola (per le associazioni ambientaliste)

25.7.10

Legge colata in arrivo?

Dieci movimenti e associazioni ambientaliste hanno denunciato in una conferenza stampa svoltasi a Pescara il tentativo di colpo di mano pro-cemento in corso presso il Consiglio Regionale per la discussione di un nuovo Testo Unico per l'Edilizia.
WWF, Italia Nostra, Altura, Marelibero.net, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Pronatura, Abruzzo Social Forum e Legambiente hanno ribattezzato la proposta di legge “Legge Colata” per la valanga di cemento che potrebbe definitivamente stravolgere il paesaggio e il territorio abruzzese. Un nuovo sacco edilizio in una regione che ha una delle coste più cementificate d'Italia e che vede le sue aree collinari e interne trasformarsi in periferie e villettopoli prive di qualità. Tante le criticità di una legge che, invece di trattare i problemi dell'edilizia cercando di rilanciare il settore riqualificando i centri urbani, punta ad una profonda deregulation che favorisce solo i costruttori più retrivi e i grandi interessi a discapito della qualità urbana e del paesaggio. In particolare le associazioni contestano i seguenti punti:
1) ANTENNA, ELETTRODOTTI E GASDOTTI SELVAGGI: se passasse la legge nell'attuale formulazione la realizzazione di elettrodotti, antenne per la telefonia, gasdotti ecc., ancorché proposti da privati, costituirebbero un'automatica modificazione dei piani regolatori. Quindi si tornerebbe ad “antenna selvaggia” anche dentro i centri storici senza alcuna possibilità di pianificare da parte delle amministrazioni comunali. E' una norma totalmente ingiustificata che tutela esclusivamente gli interessi dei grandi gruppi a discapito dei cittadini.
2) PREMI DI CUBATURA COME A MONTESILVANO: riprendendo il “modello Montesilvano” assurto alle cronache non tanto come città modello per l'edilizia, si propone un premio di cubatura del 20% per tutte le ristrutturazioni e nuove edificazioni, se si costruisce in classe energetica B. E' un regalo ai costruttori, visto che già ora e senza benefici le aziende stanno mettendo sul mercato edifici in classe anche A, visto che li vendono a peso d'oro. Questa norma intanto non si traduce in alcun beneficio per i cittadini visto che i costruttori venderebbero gli edifici secondo i prezzi di mercato per case con quelle caratteristiche. Poi farebbe annullare gli eventuali vantaggi energetici, visto che comunque si aumentano le cubature autorizzate.
3) SUOLO ADDIO: le norme sull'impermeabilizzazione dei suolo, invece che contenerla, la esacerbano visto che prevede la possibilità di rendere impermeabile il 50% del lotto. Sembrerebbe una percentuale alta ma il comma specifica “al netto dell'ingombro dell'edificio”. Quindi, in realtà, il comma va letto in questo modo: di quello che c'è attorno all'edificio si può coprire con asfalto e cemento ancora la metà! Basta vedere cosa è accaduto ai Colli di Pescara durante l'ultimo temporale, con fiumi che scendevano per le strade, per capire l'assurdo di una norma che sarebbe tra le peggiori in Italia.
4) LA REGIONE SI DA AL GREENWASHING: la proposta parla anche di disposizione in materia di edilizia ecologica ma, alla fine, si limita a dire che la Giunta Regionale “può” adottare linee guida finalizzate a promuovere lo sviluppo sostenibile. Come “può”? Mentre le altre regioni hanno già stabilito protocolli operativi, come ad esempio, ITACA, che sono centrali nella programmazione edilizia, la Regione Abruzzo di fatto propone solo vuote parole senza affrontare la questione.
5) UNA NORMA PRO-ABUSIVISMO: una norma pericolosissima perché, di fatto, favorisce i tentativi di abusivismo, è quella che stabilisce i criteri per classificare le difformità in campo edilizio. Secondo la proposta sarebbero essenziali le modifiche che porterebbero ad un incremento della superficie utile superiore del 10% di quella autorizzata. Si tratta di una percentuale altissima soprattutto perché non pone limiti di superficie (ad esempio, la regione Emilia Romagna pone comunque un limite di 300 mq). Per un appartamento di 100 mq ciò si tramuta in un aumento di 9 mq. ma per un centro commerciale autorizzato per 10.000 mq si potrebbero costruirne altri 999 senza che ciò costituisca variazione essenziale rispetto al progetto! Inoltre per accertare la totale difformità di un intervento, la categoria più grave che prevede la demolizione, bisogna superare il 20% dell'autorizzato, anche qui senza alcun limite di superficie, oppure superare in altezza di 2,5 metri rispetto a quella di progetto (anche qui senza limiti di cubatura)! Ovviamente con limiti così alti sarà di fatto conveniente provare ad aumentare altezze e superfici rimanendo in questi limiti così ampi, sperando di non essere scoperti. In caso contrario al massimo si paga la penale ma già in partenza si è sicuri di non dover abbattere l'edificio. Perché le altre regioni, come la Lombardia, hanno stabilito limiti estremamente più restrittivi?
6) ADDIO CAMPAGNA: in una legge sull'edilizia si introducono norme di urbanistica e, in particolare, quelle relative alla disciplina dei suoli agricoli. Senza fare una seria valutazione delle conseguenze nefaste derivate dall'aver consentito nel passato di rendere edificabili i suoli agricoli (il famigerato indice 0,03 mc su mq con lotto minimo di 1 ettaro), con le colline abruzzesi ormai trasformate in villettopoli, la proposta ripropone questa norma peggiorandola ulteriormente e svincolando completamente l'edificazione dalle eventuali necessità di conduzione del fondo da parte degli agricoltori e del programma di sviluppo aziendale.
7) SOTTOTETTI FOREVER: la norma prevede il condono perpetuo dei sottotetti ai fini abitativi. Quindi non solo si renderebbero legali i sottotetti abusivi nelle costruzioni già realizzate ma si autorizzerebbe anche l'utilizzo dei sottotetti nelle nuove costruzioni (che, ricordiamo, non fanno volume). Un provvedimento che viene spacciato per “recupero di cubature” non diminuisce di fatto il carico edificatorio (anzi lo aumenta con le norme già viste) senza garanzie per la qualità urbana, considerato che, tra l'altro, si rende possibile tutto ciò anche nei centri storici.
Tanti altri codicilli contribuiscono a rendere del tutto inaccettabile questa proposta di legge che premia a senso unico i talebani del cemento e non le aziende e gli artigiani che vogliono puntare sulla qualità dell'edilizia. Ad esempio, perché non rendere obbligatorio e incentivare l'uso del solare termico e del fotovoltaico, visto che darebbe lavoro a tanti artigiani con immensi benefici ambientali e per i cittadini in termini di risparmio sulla bolletta? Ovviamente per il cittadino tutto ciò si tramuta nella perdita di valore di quei beni comuni, come suolo, paesaggio e natura che la Regione a parole difende ma che nei fatti si propone di offendere.
Le associazioni chiedono l'immediata sospensione dell'iter della legge al fine di consentire un approfondito confronto che finora, probabilmente non a caso, è mancato del tutto. Lo Statuto regionale prevede la partecipazione dei cittadini e delle associazioni e riteniamo che un testo unico di tale rilevanza debba essere discusso preventivamente, prima che vi siano conseguenze irreparabili sul territorio. Le associazioni hanno numerose proposte desunte in larga parte dalle leggi sull'edilizia delle altre regioni che possono essere applicate facilmente in Abruzzo. Non capiamo perché, per ognuna delle norme sopra ricordate, l'Abruzzo debba diventare “la peggiore della classe”.

23.7.10

Con il caldo torna il partito delle doppiette...

Armi a gogò nei parchi nazionali e regionali abruzzesi se passa la proposta del capogruppo PDL alla Regione Abruzzo, Gianfranco Giuliante.
L'intento estivo del consigliere è il seguente: liberalizzare il trasporto delle armi nei tre parchi nazionali abruzzesi – quelli della Majella, del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise e del Gran Sasso e Monti della Laga - e nel parco regionale Sirente-Velino, in chiaro contrasto con le norme nazionali.
A rendere ancora più incredibile e grave questa vicenda sono due “piccoli” particolari: Giuliante è anche Commissario del Parco Nazionale della Majella, nonchè vicepresidente di Federparchi Nazionale!
Con il solito blitz estivo, cercando di approfittare della disattenzione generale, il capogruppo del PDL alla Regione Abruzzo, in compagnia dell'assessore regionale Febbo e del presidente della commissione Agricoltura Prospero, ha pensato bene di proporre in consiglio regionale un colpo di mano filovenatorio.
Infatti i tre consiglieri intendono far approvare il calendario venatorio della regione con una legge regionale della durata triennale.
Da sempre il calendario venatorio viene deciso di anno in anno per via amministrativa dalla Giunta Regionale, ma questa volta la via prescelta è diversa.
L'obiettivo è il seguente: sottrarre il calendario venatorio dai ricorsi spesso vincenti delle associazioni ambientaliste, visto che una legge regionale non è appellabile davanti al TAR, ma solo davanti alla Corte Costituzionale (con tempi molto più lunghi e con una procedura tortuosa). Questo la dice lunga sui contenuti del calendario venatorio: se si ha paura dei ricorsi evidentemente i proponenti sono consapevoli di sostenere norme distanti dal dettato delle leggi che regolano la materia per favorire i cacciatori a discapito della fauna.
Evidentemente, però, l'afa di questi giorni deve aver confuso il capogruppo Giuliante visto che ha inserito nel testo una norma contraria alla legge nazionale dei Parchi che vieta l'ingresso delle armi nelle aree protette senza autorizzazione, legge che come Commissario del Parco della Majella è tenuto a far rispettare e che, come vicepresidente di Federparchi, sarebbe tenuto a difendere a spada tratta.
La legge nazionale non permette l'ingresso di armi nei parchi se non dietro apposita autorizzazione dell'Ente Parco nelle forme stabilite dal Regolamento del Parco stesso. Una norma di civiltà, confermata da numerose sentenze della Cassazione, introdotta per prevenire il bracconaggio, visto che altrimenti sarebbe quasi impossibile esercitare i controlli da parte del Corpo Forestale dello Stato.
Se passasse il testo proposto da Giuliante, qualsiasi cacciatore, fermato alle tre di notte con una carabina su una strada nel cuore di un parco nazionale, non sarebbe sanzionabile.
Il testo farebbe sorridere se non fosse per la gravità delle conseguenze in caso di approvazione. Il trasporto delle armi sarebbe consentito “in quanto mero trasferimento delle stesse quali oggetti inerti”. Sì, inerti fino a quando sparano! Sarebbe come dire che in guerra i cannoni in movimento non costituiscono un evento bellico in quanto oggetti inerti...
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF: “E' intollerabile che i parchi si trasformino in un far-west senza regole. Il WWF è immediatamente intervenuto per segnalare al Presidente del Consiglio Regionale Pagano quanto sta accadendo. Il testo proposto confligge in numerosi punti con le norme nazionali e comunitarie, con il concreto rischio di procedura d'infrazione per la regione Abruzzo. Lo stesso iter seguito è per noi anticostituzionale, in quanto si usa una legge per cristallizzare per tre anni scelte sugli abbattimenti degli animali quando le loro popolazioni sono soggette ad ampie fluttuazioni numeriche di anno in anno. Come si potrebbe sostenere, quindi, che il prelievo sarà collegato alla quantità di fauna sul territorio? A parte la questione delle armi nei parchi, si renderebbe possibile, ad esempio, la caccia a specie che sono ancora nel periodo di cura dei piccoli, in contrasto con la direttiva comunitaria che tutela tutte le specie nel periodo riproduttivo, come il Colombaccio. La cosa paradossale, che ben illustra la commistione di ruoli, è che per segnalare questa grave iniziativa abbiamo scritto a tutti i parchi nazionali abruzzesi e, quindi, anche al Commissario del parco Giuliante che l'ha proposta! E' evidente che questo testo è inaccettabile e crediamo che il consiglio regionale e lo stesso capogruppo Giuliante decideranno di astenersi dal varare un provvedimento così malcongegnato”.

Nuovo direttore per il WWF Italia

Adriano Paolella è stato nominato dal Consiglio Nazionale del WWF Italia nuovo direttore generale dell’Associazione.
Architetto ed esperto in pianificazione e progettazione ambientale e edilizia sostenibile, ha appena assunto l’incarico portando anche 16 anni di esperienza all’interno dell’associazione in qualità di responsabile territorio, di progettazione sulla sostenibilità e sulla formazione ambientale e dal 2004 successivamente promotore e responsabile dell’area Ricerche e Progetti del WWF.
Il passaggio del testimone da parte del direttore uscente Michele Candotti si sta realizzando in questi giorni con la consegna delle tante sfide importanti dell’associazione. Il Presidente Stefano Leoni, anche a nome del Consiglio Nazionale, ha voluto ringraziare Candotti per il notevole e intenso lavoro svolto fin dal 2003 confidando allo stesso tempo che le capacità e competenze di Paolella potranno far proseguire l’attività dell’associazione senza soluzione di continuità.
“La gestione che porterò avanti sarà nel segno della continuità e della massima attenzione all’efficienza della struttura – ha dichiarato Adriano Paolella – Il WWF Italia è un sistema complesso che fonda le sue radici sia nel territorio, con le sezioni regionali e le 100 oasi protette, sia nella sua famiglia internazionale da cui trae ispirazione per le due grandi sfide globali, difesa della biodiversità e riduzione degli impatti sui sistemi naturali. Proseguirò anche l’impegno nei confronti delle aziende per contaminarle il più possibile con una cultura ambientale innovativa e collaborare su progettualità orientate alla sostenibilità. Manterrò la struttura capace di proseguire nei rapporti con le istituzioni nazionali e locali sapendo di avere al nostro fianco anche i 300.000 soci e i sostenitori che ogni giorno ci supportano nelle nostre battaglie”.
Paolella è docente di tecnologia presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria e fin dal 1979 ha coordinato e diretto, per diverse società di ingegneria, piani, studi, attività di sperimentazione applicata, ricerche e progetti ambientali. Già presidente di WWF Ricerche e Progetti, tuttora presidente della Iaed, Associazione di progettazione ambientale; esperto in edilizia sostenibile, ha svolto e svolge un’intensa attività editoriale con centinaia di pubblicazioni tra cui Abitare i luoghi (2004), Progettare per abitare (2004), Identificazione e cambiamenti nel paesaggio contemporaneo (2005), L’ombra dei grattacieli (2006) e Attraverso la tecnica (2008).
Il suo impegno all’interno del WWF nasce con la Campagna Oloferne per il monitoraggio dello stato di biodiversità delle coste italiane. Ha poi creato e diretto l’Unità Progetti Sostenibilità, condotto numerosi studi sul consumo dei suoli, realizzato progetti per la riqualificazione di aree industriali, tra cui Bagnoli, Falconara, promosso e diretto la Scuola di Formazione Ambientale del WWF ed è stato direttore della rivista Attenzione di cultura ambientale e legislativa dell’associazione.
Sposato con una figlia , coltiva una passione “antropologica”, ovvero, lo studio delle comunità e le loro relazioni con l’ambiente e le risorse locali.

21.7.10

La biodiversità non vale il prezzo di un caffé al giorno?

La manovra finanziaria del Governo, già approvata in Senato da pochi giorni ed ora all’esame della Camera, prevede il dimezzamento dei finanziamenti alle aree protette nazionali.
Un attacco durissimo al sistema delle aree naturali e più in generale all’ambiente italiano proprio nell’Anno Internazionale della biodiversità.
I 24 parchi nazionali italiani, tra cui anche i tre parchi abruzzesi (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e Parco Nazionale della Majella), sono così destinati alla totale paralisi se non alla chiusura definitiva.
I fondi destinati alle aree naturali protette sono già estremamente esigui (50 milioni di euro l’anno per tutte le aree protette nazionali, meno di un caffè a testa per ogni italiano): dimezzarli vuol dire rendere impossibile per gli Enti continuare ad operare.
Si tratta di una scelta suicida! Un taglio di questo genere, oltre ad indebolire l’azione di conservazione della natura, indebolisce l’offerta turistica del nostro Paese perché parchi e riserve sono una delle mete preferite dagli italiani e dagli stranieri.
È per questo che contro questa scelta sbagliata dovrebbero farsi sentire, insieme alle aree protette ed alle associazioni ambientaliste, gli operatori turistici e gli amministratori locali.
Sono già in corso iniziative per cercare di bloccare questa scelta.
Venerdì 23 luglio a partire dalle ore 11 ci sarà un sit-in davanti al Ministero dell’Ambiente a Roma per dire "NO" ad un taglio irrazionale ed indegno di un Paese civile.

19.7.10

1.401.492 firme contro la privatizzazione dell'acqua

Oggi, lunedì 19 luglio, il Comitato Promotore dei Referendum per l'acqua pubblica - di cui fa parte anche il WWF - ha consegnato oltre un milione e quattrocentomila firme presso la Corte di Cassazione.
Un risultato che segna un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione in questo Paese. Nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme.
La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre “sì” la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici. Un risultato che oggi, alla luce del “risveglio democratico” a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile.
Adesso chiediamo al Governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum. Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi. Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il Decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze.
Il prossimo appuntamento del popolo dell'acqua è il prossimo 18 e 19 di settembre, quando, probabilmente a Firenze, si terrà l'assemblea dei movimenti per l'acqua.

16.7.10

Pesca con turbosoffianti in un'area marina protetta? Per la Provincia di Teramo si può!

Incomprensibile per il WWF la scelta della Provincia di Teramo di reintrodurre le attività di pesca professionale delle vongole con uso di draghe idrauliche, le cosiddette “turbosoffianti” nell’area Marina protetta della Torre di Cerrano.
“Siamo molto sorpresi da una decisione che va a tutelare singoli interessi privati a scapito dei più generali interessi diffusi e collettivi di tutela di un’area così importante per la conservazione dell’ambiente marino. Chiediamo quindi al Ministero Prestigiacomo di continuare a difendere questo tratto di mare così come sta facendo insieme al Consorzio di Gestione dell’Area, affinché operazioni di valore squisitamente propagandistico non compromettano il sereno lavoro di tutela dell’area che con fatica e tanto impegno si sta tentando di avviare, con evidenti ricadute anche per gli operatori economici.” scrive oggi Stefano Leoni Presidente WWF Italia in una lettera al Ministro Prestigiacomo.
Davanti a Pineto e Silvi già oggi, finalmente, grazie all’istituzione dell’Area Marina, non sono più operative le “turbosoffianti” che aravano i fondali tutte le mattine. Come è noto, quella effettuata con le draghe idrauliche è una forma di pesca distruttiva dei fondali ed assolutamente incompatibile con gli indirizzi di conservazione delle risorse ittiche che l’Unione Europea cerca da tempo di introdurre anche in Italia.
Grazie allo stop delle “turbosoffianti” nel tratto di mare antistante Pineto e Silvi, è migliorata la limpidità delle acque non essendo più sollevato materiale in sospensione tutti i giorni con positivi effetti sia per i turisti che per i titolari di stabilimenti balneari.
La limpidità delle acque e la limitazione dell’uso di strumenti di pesca che solcano i fondali consentono finalmente le ricerche di archeologia subacquea sull’antico porto di Hatria, aprendo così la strada ad un’ulteriore valorizzazione di questo territorio.
Persino la piccola pesca, consentita in area protetta, può finalmente lavorare più tranquilla.
Come già accaduto in altre aree marine protette, nel tempo quest'area diverrà un'area di ripopolamento spontaneo della fauna ittica utile per la piccola pesca locale, ma anche per la stessa marineria professionale del luogo grazie al ripopolamento che si irraggerà dall’area marina protetta con conseguenti migliori e maggiori disponibilità di fauna ittica al di fuori dell'area.
Di fronte a tutto ciò appare incomprensibile la scelta della Giunta della Provincia di Teramo di voler reintrodurre le attività di pesca con le “turbosoffianti”.
Non è neppure il caso di rammentare che la pesca professionale non è consentita all’interno delle aree marine protette in tutta Italia e certamente non si potrà creare un’eccezione per quella della Torre del Cerrano. La trovata della delibera suona quindi come una presa in giro per i pescatori, le cui rivendicazioni devono essere certamente valutate, ma sempre per trovare delle soluzioni che soddisfino le loro esigenze in maniera costruttiva e non contraria alle esigenze generali che sono state giustamente tutelate in un lungo percorso a cui tutte le Amministrazioni interessate hanno già dato il loro appoggio.
Peraltro, lo stesso parere dall’Istituto Zooprofilattico locale, anche se si dichiara (incredibilmente) possibilista rispetto a tale attività, si chiude affermando che il tutto si potrebbe fare solo ed esclusivamente in relazione ad una formula controllata di pesca con la stretta regolamentazione, ammettendone implicitamente l’alto impatto sull’ambiente.
È di qualche giorno fa l’ordinanza del TAR Lazio di rigetto della richiesta di sospensiva del Regolamento recante la disciplina delle attività consentite nelle diverse zone dell’Area Marina Protetta “Torre del Cerano” del 28 luglio 2009 n. 21.8 e del Decreto del 21 ottobre 2009 relativo all’istituzione dell’area marina protetta. Una richiesta presentata dal Consorzio Gestione Vongole del Compartimento Marittimo di Pescara contro la quale il Ministero dell’Ambiente si è giustamente costituito, riaffermando il valore di un importante strumento di tutela di quest’area, frutto di un lavoro di squadra tra Amministrazioni locali, regionali e nazionali. Questo strumento, fortemente voluto dai rappresentanti della collettività sul territorio e con solide basi tecnico-scientifiche, non può essere messo in discussione dall’interesse di una piccolissima frazione del mondo produttivo locale che tra l’altro ne è interessato per una piccola area di solo 7 chilometri su un fronte di mare di molte decine di chilometri a disposizione, da San Benedetto del Tronto a Pescara, dove, comunque, potranno proseguire nel prelievo delle vongole.

Parchi: con i tagli indietro di 50 anni!


Il WWF invita tutti i cittadini che amano la natura a trascorrere le prossime vacanze nei parchi italiani, perché a breve potrebbero chiudere.
È questa l’amara conclusione del WWF che ha visto rigettate le numerose richieste rivolte al Governo di escludere le Aree Protette dal taglio del 50% dei trasferimenti previsto dal maxiemendamento alla manovra passato oggi al Senato.
Il nostro Paese ha scelto un sistema originale per festeggiare l’anno della biodiversità, ossia quello di chiudere i Parchi! Infatti con il taglio non modificato dal maxiemendamento governativo approvato ieri dal Senato, le nostre aree protette non potranno mantenere gli impegni contrattuali già presi per la vigilanza, la fruizione, l’educazione ambientale e per quell’importante azione di conservazione della natura che ancora riesce a difendere quasi l’11% del territorio italiano.
Il WWF annuncia battaglie.
“Siamo tornati in dietro di 50 anni”, dichiara Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia e esponente di spicco di quel movimento di scienziati, intellettuali e gente comune che si sono battuti negli anni permettendo al nostro paese di passare dallo 0,63% di territorio protetto all’11% di oggi.
“Con questa manovra cancelliamo tutto. Non ci fermeremo finché Governo e Parlamento non rivedranno questa decisione e alle nostre aree protette, di terra e di mare, verrà data la giusta dignità e considerazione nelle politiche nazionali. Le aree protette rappresentano una risorsa anche economica importantissima e in questo momento di crisi dovrebbero essere valorizzate e non abbandonate” conclude Pratesi.