13.10.10

Piero Angela e le questioni energetiche

Un'intervista a Piero Angela apparsa recentemente su L'Unione Sarda offre al consigliere regionale del WWF Abruzzo, Piero Angelini, l'occasione per qualche considerazione sul ritorno al nucleare in Italia.
Sull’Unione Sarda è stata pubblicata un’intervista a Piero Angela sul tema dell’energia in generale e dell’atomo in particolare. Angela risponde da giornalista e da uomo di scienza: con imparzialità ed oggettività, elementi con cui innegabilmente ha sempre svolto il proprio lavoro, al punto da farne un marchio di fabbrica. D’altronde, il suo è uno stile conosciuto e riconosciuto un po’ da tutti, anche per la dote dell’equilibrio. E con il medesimo equilibrio si esprime sulla possibilità che l’Italia torni all’energia nucleare.
Eppure una serie di aspetti non mi convincono come qui proverò a dimostrare.
Angela parte dalla premessa che esiste una ineludibile necessità di energia che poteva essere affrontata (almeno parzialmente) prima e meglio, coibentando le case, adottando il risparmio energetico e migliorando l’efficienza, dalle linee di trasmissione fino agli stessi elettrodomestici.
Tutti propositi che si possono realizzare, ma che, secondo il conduttore di Superquark, non sono in grado di risolvere il problema generale: serve più energia, perché non si tratta solo di far avere corrente a tutti e non rischiare dei blackout, ma di avere abbastanza energia da non rallentare lo sviluppo industriale e di averne abbastanza da abbassare i costi per tutti, privati e imprese.
In realtà, a mio avviso, non serve più energia, perché il problema è il tipo di energia cui attingere. Il Paese comunque non è a rischio blackout. Il mancato (o meglio rallentato) sviluppo non è dipeso dalla disponibilità di energia a “basso costo” e l’energia non ha mai inficiato le potenzialità del Paese in gran parte espresse in anni non lontani. L’energia è sicuramente uno dei fattori della produzione, ma non è mai stato il principale. In fatto di competitività incide in termini molto relativi, ora più che in passato visto che da tempo sono scomparse, o fortemente ridotte, le grandi industrie energivore (acciaierie, chimica di base ecc.).
Angela continua sostenendo che se le aziende non reggono la competizione internazionale devono delocalizzare. E questo ha evidenti ripercussioni occupazionali.
In realtà la delocalizzazione delle fabbriche è avvenuta per ben altri motivi: la possibilità di sfruttare la manodopera a basso costo e con minore o nessuna tutela.
Secondo Piero Angela il nucleare è la scelta migliore rispetto alle altre perché ha il vantaggio di non essere inquinante: niente CO2. Inoltre permetterebbe all’Italia di affrancarsi dalla dipendenza di altri Paesi produttori di materie prime di cui non disponiamo.
Ma a ben vedere nel conto della CO2 non si tiene conto di quella spesa per le attività estrattive dell’uranio, del riprocessamento, delle decommissioning, della costruzione dei siti per lo stoccaggio delle scorie ed il loro monitoraggio…
Quanto alle materie prime, è noto che l’Italia non dispone di uranio che dovrà essere acquistato all’estero, in un mercato polarizzato al rialzo con l’aumento della domanda in fieri e la scarsità della risorsa.
Piero Angela dice poi che attorno all’atomo esistono pregiudizi ancora legati al terrore post Chernobyl, giustificati, ma da superare.
Su questo si dovrebbe ammettere che il “pregiudizio” viene alimentato dai rischi che tuttora permangono sulla sicurezza e la mancanza di trasparenza.
Nell’intervista Angela si esprime anche a favore di altre fonti, come l’eolico, sostenendo però che queste possono essere solo una parte della soluzione.
Poi lancia una provocazione: impianti di media e piccola taglia. Ma tali impianti risolvono i problemi locali, di media e piccola taglia. Il problema generale, e industriale, rimane.
Gli impianti di piccola e media taglia risolvono i presupposti a base delle “smart-grid”, una gloria italiana con la quale si rivoluziona in maniera copernicana il modo di produrre e di utilizzo dell’energia. Non più il “modello lineare” vigente (centro produttivo e collegamento rigido unidirezionale con l’utilizzatore), ma lo scambio continuo fra produzione e utilizzazione, attraverso la rete a maglia decentrata polidirezionale (omopolare). Quindi:
rete molto corta, fra produzione-utilizzo con il dimensionamento dei conduttori proporzionalmente molto ridotto;
migliore stabilità della tensione;
recupero “dell’intasamento dei KW sulla rete autostradale dell’energia”, quella a 220-380 KV, prodotta e/o importata, con recupero delle disponibilità di rete.
Si riducono così drasticamente le distanze attuali da coprire con il trasporto “massivo” fatto con le “autostrade” ad alta ed altissima tensione, tese da un capo all’altro del Paese, per allacciare i poli delle attuali, mastodontiche produzioni, da Nord a Sud. Con forte riduzione dei costi di trasporto (minori perdite per gli effetti Jaule, Corona e pellicolare) e dei costi di trasformazione, per elevazione da media ad alta tensione in prossimità del polo produttivo e abbassamento da alta a media tensione una volta giunti nel posto di utilizzo con la vigente distribuzione.
Per risolvere il problema generale, quindi, occorrono si grandi centrali ma che producano molto e che inquinino poco o pochissimo. Ben vengano quindi, anche secondo Piero Angela, tutte le soluzioni possibili.
Ricordo a me stesso e a comunicatori del livello di Angela, dal piccolo al grande, l’onere che si ha quando si fa informazione, specie in una materia delicata e complessa quale l’energia per il Paese, passata improvvisamente alla ribalta, a causa degli interessi coinvolti, dei costi ecc. con la indesiderabile e aprioristica divisione tra i pro e i contro il nucleare. Importante invece, secondo me, conservare il distaccato ed indipendente punto di vista. Adoperandosi, infine, per chiarire tutte le possibilità che il Paese ha di fronte a tali impegnative scelte. Indicare anche alternative molto promettenti quali il solare termodinamico o a concentrazione, che dà energia anche di notte o col nuvoloso. Nel campo, al di là del piccolo impianto sperimentale di Priolo, in Sicilia, il Paese rispetto ad altri in Europa e nel mondo è in coda.
Da ultimo, una personale consolazione, molto prima della fusione nucleare, sarà tramontata l’epoca degli impianti termoelettrici mastodontici attuali o ipotizzati con la così detta “Rinascita nucleare”.

12.10.10

Taglio alberi sul Tronto: dopo la brutta figura iniziano i ripensamenti

Il clamore del taglio degli alberi sul fiume Tronto in funzione anti-prostituzione è stato enorme e allora fioccano le "precisazioni". Intervengono la Provincia di Teramo e qualche sindaco dei comuni interessati. Apprendiamo così da un comunicato del sindaco di Ancarano che l'intenzione non era quella di tagliare alberi sul Tronto, ma di eliminare solo “rovi ed erbacce”.
Peccato che il 24 e il 26 settembre scorso ben due articoli molto dettagliati erano usciti sul quotidiano "Il Centro" nella cronaca regionale senza alcuna smentita, nonostante alcuni avessero già sollevato delle critiche.
Si parlava, con tanto di dichiarazioni virgolettate dell'Assessore Regionale ai Lavori Pubblici, di “taglio della vegetazione intorno e lungo le sponde”.
Orbene, basta andare sul fiume Tronto oppure guardare le foto aeree molto dettagliate disponibili sul sito del Portale Cartografico Nazionale per vedere che lungo le sponde del Tronto nei 4 comuni interessati crescono moltissimi alberi .
L'articolo del 26 settembre era stato molto preciso, riportando sia la suddivisione dei compiti tra i vari enti sia la superficie esatta su cui sarebbe intervenuto il Consorzio di Bonifica (28 ettari) e calcolando anche lo “sforzo di campo” necessario.
Dati precisi e circostanziati, con aree molto vaste: certo non solo la banchina della strada.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF: “Comprendiamo il tentativo di mettere una pezza quando mezza Italia parla della soluzione anti-prostituzione che si voleva adottare sul Tronto. Dovremmo allora constatare che serve spostare addirittura l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici per rasare l'erba su qualche ettaro di territorio. La realtà è che l'Assessore si occupa di gestione degli interventi sui fiumi all'interno degli argini e sulle sponde, proprio dove crescono salici e pioppi. Comunque, avevamo chiuso il nostro intervento auspicando un ripensamento da parte degli enti pubblici: constatiamo che il clamore suscitato sta riportando il tutto, è il caso di dirlo, sulla buona strada”.

Taglio di alberi antiprostituzione: la posizione del Coordinamento delle ciclabili

Mentre mezza Italia ci ride dietro per l’idea geniale di tagliare gli alberi come mossa antiprostituzione (vedi tra i tanti: http://gualerzi.blogautore.repubblica.it/?ref=HROBA-2), il CiclAT (Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano) si è associato all’appello delle associazioni ambientaliste WWF, Lipu e Pro Natura contro l’abbattimento della foresta ripariale sulla sponda destra del fiume Tronto. E lo fa con un comunicato stampa che rilancia le fattive proposte del Comitato per una reale valorizzazione del territorio.
Tale provvedimento, voluto per limitare il fenomeno della prostituzione, oltre a non essere risolutivo del fenomeno, che necessiterebbe di ben altri provvedimenti, va a creare ulteriori problemi ad un ambiente fluviale già gravemente compromesso.
È di pochi mesi fa l’allarme per l’inquinamento del fiume vibrata e tra le soluzioni il WWF aveva prospettato l’incremento delle fasce tamponi boschive, sulle sponde dei fiumi, ed ora, al contrario, si vuole eliminare quello che, oltre ad essere un polmone verde, è un formidabile mezzo di contrasto all’inquinamento ed al dissesto idrogeologico. La zona, inoltre, è tutelata dagli strumenti di pianificazione territoriale regionale (P.R.P.) e provinciale (P.T.P.) oltre che da leggi nazionali (D. Lgs. 42/2004) e non si comprende come, per pseudo-ragioni di ordine pubblico, si possa derogare alla normativa di tutela ambientale provocando danni maggiori di quelli che si vuole sanare.
Il problema della tutela del territorio, soprattutto fluviale, può agevolmente risolversi creando appositi percorsi ciclopedonali e parchi fluviali, fruibili da tutti, in modo che le aree vengano continuamente presidiate dagli amanti della natura, delle passeggiate a piedi, in bici e a cavallo. Percorsi “naturalistici” sulle sponde del fiume, analogamente a quanto già previsto sulla sinistra del Tronto, nella parte marchigiana, eviterebbero, senza fare strage di alberi, l’insediamento di attività illecite divenendo anche un attrattore turistico di non secondaria importanza.
Le piste ciclabili ed i parchi fluviali potrebbero inoltre essere facilmente pattugliati dalle forze dell’ordine, magari in bici o a cavallo, costituendo un ulteriore elemento di presidio del territorio.
Sulla sponda sinistra del Tronto (quella ascolana) non c'è la prostituzione, ma una lunga pista ciclabile della quale è previsto il collegamento sia verso il mare (Riserva della Sentina e Corridoio Verde Adriatico) sia con la città di Ascoli Piceno.
Guarda caso in quella sponda l’ambiente è tranquillo, senza prostituzione e invece aree attrezzate e una fitta rete di ciclabili che si collegano al paese.
Invitiamo cittadini e amministratori a visitare la sponda ascolana e farne un raffronto con quella teramana…Il CCiclAT si rivolge quindi alle istituzioni, sindaci in testa, affinché evitino un ulteriore scempio del proprio territorio, proponendo interventi realmente utili ed efficaci senza sprechi inutili di denaro pubblico. Non vorremmo, un domani, al prossimo evento alluvionale o di altra natura, conseguente al disboscamento indiscriminato, dover dire “l’avevamo detto”.

11.10.10

Clamoroso: gli alberi dietro al racket della prostituzione!

Favoreggiamento della prostituzione: rei di questo grave reato migliaia di alberi verranno presto passati per le motoseghe lungo il Fiume Tronto, nel versante abruzzese. Dalla festa dell'Albero, promossa in questi anni per sensibilizzare i giovani alla difesa della natura, con nonchalance si passa a … fare la festa all'albero.
Dopo appostamenti ed indagini (ma non pedinamenti, in considerazione della natura dei soggetti indiziati) alcuni enti ed istituzioni, tra cui la Regione Abruzzo, hanno stabilito che gli alberi, rei di essere nati e cresciuti lungo il loro habitat naturale, il fiume Tronto, offrono rifugio alle decine di prostitute che vengono sfruttate lungo la Bonifica del Tronto.
Le Istituzioni non hanno applicato neanche le attenuanti generiche. Tra queste: l'aver assorbito migliaia di tonnellate di anidride carbonica e aver reso all'uomo prezioso ossigeno; l'aver creato una fascia di filtro affinchè pesticidi, diserbanti e fertilizzanti usati in agricoltura non arrivassero nelle acque del fiume; l'aver dato ospitalità e rifugio a decine di migliaia di animali in un territorio divenuto sempre più ostile alla vita; l'aver difeso dall'erosione dei suoli un'importante area collinare.
Niente da fare! Un bosco rigoglioso di 30 ettari che crea gravi problemi all'ordine pubblico verrà raso al suolo in tre mesi di lavoro, calcolati con meticoloso impegno dai tecnici del locale Consorzio di bonifica.
Vani finora gli appelli di alcune voci di protesta che si sono levate da increduli abitanti dei luoghi, con lettere ai giornali e comunicati stampa.
WWF, LIPU e ProNatura hanno inviato una lettera alle istituzioni coinvolte con un appello per fermare quest'azione priva di qualsiasi senso.
Si fermino le motoseghe e si affronti questa situazione moltiplicando l'assistenza sociale e le azioni volte ad allieviare il disagio sociale, senza prendersela con gli alberi, e reprimendo, invece, con ancora più forza chi sfrutta decine di donne.
I popoli antichi, spesso ritenuti primitivi, pensavano che “gli alberi fossero le colonne che sorreggono il cielo”. Le associazioni auspicano che gli enti ci ripensino attingendo alla fonte di questa antica saggezza.

10.10.10

L'Aquila 10 ottobre 2010: Una carriola di disegni

Oggi si è svolta a L’Aquila “Una carriola di disegni”, un evento che ha visto la partecipazione di numerosi artisti che aderiscono al movimento mondiale degli Urban Sketchers: persone che osservano e descrivono, disegnandola dal vero, la realtà sociale, artistica ed architettonica delle città e dei luoghi che vivono e visitano.
Nella volontà degli organizzatori questo progetto vuole richiamare l’attenzione sulla reale situazione del post terremoto aquilano. L’invito a partecipare è stato rivolto agli appassionati di tutta Italia, perché i disegni viaggiano più veloci delle parole, non hanno bisogno di traduzioni, arrivano immediatamente al cuore.
“Noi - dichiara Marco Preziosi, portavoce del progetto - vogliamo raccontare L’Aquila e il terremoto come nessuno ha ancora fatto, con matita e taccuino disegnando dal vero, vogliamo raccogliere le immagini dei disegnatori che attraversano le strade, le piazze, le nuove periferie di questa città silenziosa, ma non ancora ridotta al silenzio, vogliamo raccontare i luoghi comuni e non comuni del terremoto”.
Prima dell’appuntamento di oggi, il 4 ed il 25 luglio disegnatori provenienti da tutta Italia hanno già effettuato due sessioni di lavoro: tutti muniti di caschetto, scortati nella zona rossa dai vigili del fuoco e guidati da chi conosce ed ama L’Aquila, hanno raccontato ogni angolo di questa città. Sul blog http://unacarrioladidisegni.blogspot.com/, come mattoni a ricostruire la memoria, gli artisti che sono stati a L’Aquila continuano ad inserire i loro disegni, capaci di evocare dense sensazioni, le stesse provate per le strade, per i vicoli e per le piazze.
L’appuntamento di oggi ha visto l’adesione del WWF con la presenza a L’Aquila di Raniero Maggini, vicepresidente del WWF Italia.
“Una carriola di disegni – dichiara Maggini – è un’occasione per tornare a riflettere, per interrogarsi sul futuro della città, ormai a un anno e mezzo dall’evento sismico. Ad oggi a L’Aquila non si è ancora ricostruito nulla. Si è scelto di costruire qualcosa di nuovo completamente slegato dalla storia e dal tessuto urbanistico cittadino. È ora di avviare una vera ricostruzione attenta al rischio sismico dell’area, ma anche agli aspetti ambientali, efficienza energetica in primis, senza stravolgere l’assetto architettonico di una delle più belle città d’Italia.”








9.10.10

Febbo replica, ma non convince

Dopo il comunicato del WWF, l'Assessore Mauro Febbo ha dettato alle Agenzie questa dichiarazione.
“Non credo debba scusarmi di nulla - afferma l’assessore con delega alla caccia, Mauro Febbo, - in quanto, come già sa lo stesso WWF, la mia proposta di legge sul nuovo calendario venatorio è stata totalmente stravolta dal Consiglio regionale. Non solo ma quella stessa legge è stata votata in Consiglio da tutto il PD e la stessa Italia dei Valori non ha espresso dissenso decidendo di astenersi. In ogni caso - ha chiarito l’assessore - gli uffici del mio assessorato hanno subito mosso dei rilievi tanto è vero che, a tal proposito, esiste una proposta di legge di modifica che, dopo l’ok in Commissione, già due volte è andata all'esame del Consiglio ma non riesce ancora ad essere approvata".
In merito all'impugnazione da parte del Governo, l’assessore Febbo afferma che di non essere “affatto sorpreso poiché sono questioni che ben conoscevano e quindi non c'è nulla di trascendentale. Piuttosto - ha fatto notare l’assessore Febbo - per una volta, ed è questa l'unica novità, il WWF è d’accordo con il Governo Berlusconi”.

Capiamo che quando si rimedia una sconfitta, ammetterlo è cosa dura e allora si cerca qualche giustificazione. L’Assessore Febbo, però, si produce in una vera e propria arrampicata sugli specchi… Vediamo perché.

1) “La mia proposta di legge sul nuovo calendario venatorio è stata totalmente stravolta dal Consiglio regionale”.
Giustificazione che dimostra una grande debolezza: il calendario venatorio è l’atto più importante che un assessore alla caccia propone, se la sua maggioranza glielo “stravolge” forse dovrebbe capire che la sua maggioranza non la pensa come lui e trarne le conseguenze. Ma poi è una giustificazione non vera perché il Consiglio regionale in realtà ha migliorato la proposta fatta da Febbo, avendo, almeno in parte, ridotto i periodi di caccia rispetto a quelli proposti originariamente dall’Assessore.
2) “Quella stessa legge è stata votata in Consiglio da tutto il PD e la stessa Italia dei Valori non ha espresso dissenso decidendo di astenersi”.
Giustificazione della serie “mal comune, mezzo gaudio!”. In realtà l’Italia dei Valori ha subito smentito l’Assessore dichiarando di aver votato contro la sua legge, ma che razza di giustificazione è? Anche il PD ha sbagliato a votare, non è certo la prima volta che è accaduto sul tema della caccia e purtroppo temiamo che non sarà l’ultima.
3) “Esiste una proposta di legge di modifica”.
Se la proposta è quella che è circolata negli ultimi due consigli regionali, chiariamo subito all’Assessore Febbo che è peggiorativa rispetto all’originale contenendo una serie di aspetti che saranno nuovamente oggetto di intervento da parte degli organismi di controllo.
4) L’Assessore non è “affatto sorpreso poiché sono questioni che ben conoscevano e quindi non c’è nulla di trascendentale”.
L’unica cosa di trascendentale è che, sapendo che c’erano "questioni", l’Assessore ha voluto far approvare la legge ugualmente. Per quale motivo? Per farsela bocciare dal Governo?
5) “Per una volta, ed è questa l’unica novità, il WWF è d’accordo con il Governo Berlusconi”.
Se vogliamo rimanere nel campo delle battute si potrebbe rispondere che gli errori di Febbo mettono d’accordo proprio tutti!
Volendo essere seri ricordiamo all’Assessore che il WWF esprime critiche o apprezzamenti sugli atti che tutti i Governi compiono. Come è accaduto ieri con il Governo Prodi e il Governo regionale Del Turco, oggi con Governo Berlusconi e con il Governo regionale Chiodi, il WWF critica i provvedimenti che vanno contro l’ambiente e loda quelli che vanno a favore.

Il WWF auspica che finalmente la Regione voglia intraprendere una seria gestione del patrimonio faunistico regionale, tenendo ben presente che la fauna è un patrimonio di tutti e non semplicemente “selvaggina” per il divertimento dei cacciatori.

7.10.10

Il Governo impugna la legge sulla caccia voluta da Febbo!

Povero Febbo! Non gliene va bene una. Ora ci si mette anche il Governo nazionale, del suo stesso colore politico, a bastonarlo.
Il Consiglio dei Ministri ha infatti impugnato la legge della Regione Abruzzo n. 39/2010 che detta il calendario venatorio per la stagione 2010/2011.
Il WWF aveva inviato ad agosto una precisa richiesta al Governo sollevando nei minimi dettagli le gravissime violazioni delle normative comunitarie e nazionali contenute nella legge, con particolare riferimento ai periodi di caccia.
La legge regionale approvata il 3 agosto, su 30 specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea.
Inoltre l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo nazionale delegato, tra l’altro, al controllo della programmazione venatoria) aveva chiesto alla Regione di introdurre particolari precauzioni su 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo, ma quest'ultima non ha seguito queste indicazioni.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF: "La Regione ha varato il calendario venatorio direttamente con legge regionale dopo le due pesanti sconfitte al TAR dello scorso anno. Un escamotage per evitare nuovi ricorsi visto che le associazioni non possono impugnare le leggi davanti al tribunale amministrativo. Approfittando di questo fatto e infischiandosene delle precise osservazioni presentate dal WWF nella commissione consiliare durante un'audizione, la Regione ha pensato bene di introdurre periodi di caccia completamente in contrasto con le normative comunitarie in materia di tutela delle specie. Il WWF ha subito inviato un dettagliatissimo documento al Governo chiedendo di impugnare queste norme. Nel frattempo Febbo ha continuato ad attaccarci. Ora dovrebbe chiederci scusa e ridare almeno la delega alla caccia visto che continua ad accumulare censure come mai si era verificato nella storia della caccia nella regione".

6.10.10

Al via il ciclo di seminari “I sabati della Ricerca”

Le ricerche faunistiche in corso confermano l'importanza dell'Oasi WWF - Riserva natrurale Regionale “Calanchi di Atri”.
E' stata riscontrata la presenza di numerose specie importanti sia dal punto di vista ecologico, sia dal punto di vista conservazionistico.
Ecco alcuni numeri: 5 specie di anfibi e 7 di rettili, 117 specie di uccelli, di cui ben 17 oggetto di interesse a livello comunitario, tra le quali ricordiamo il Falco Pellegrino.
A questo lungo elenco quest'anno si è aggiunto il variopinto Martin Pescatore che, per la prima volta, ha nidificato all’interno della riserva.
Anche la presenza di mammiferi si è rivelata cospicua: 23 specie di mammiferi, di cui 14 inserite nelle direttive europee di protezione delle specie rare.
Nonostante il periodo critico per la ricerca scientifica, l'Oasi WWF - Riserva Naturale Regionale “Calanchi di Atri”, consapevole dell’importanza di verificare sistematicamente e con rigore lo stato dell’ambiente e degli ecosistemi, promuove la realizzazione di ricerche scientifiche, mirate a valutare l’efficacia delle misure di protezione attuate.
Grazie all’impegno degli operatori e dei ricercatori che collaborano con la riserva, negli ultimi anni è stata riscontrata la presenza di numerose specie, importanti sia dal punto di vista ecologico, sia dal punto di vista conservazionistico. L’ultima interessante osservazione, quella del Martin Pescatore è stata fatta dal fotografo naturalistico Davide Ferretti che, durante uno dei suoi sopralluoghi, ha avvistato e fotografato un nido di Martin Pescatore, uccello presente in Europa e in Africa, che predilige habitat d'acqua dolce, come fiumi, laghi e stagni contornati di boschetti e cespugli.
Il racconto di Davide è avvincente: “Insieme ad un mio amico stavamo cercando tritoni crestati vicino al torrente Piomba, quando la nostra presenza ha messo in allarme una coppia martin pescatore che stava scavando il nido in una parete di terra. Dopo averlo individuato, per tre settimane abbiamo seguito le varie fasi della nidificazione, osservandoli da lontano per evitare qualsiasi disturbo, e solo alla nascita dei pulli ci siamo appostati vicino al posatoio di caccia utilizzato con maggiore frequenza. Qui, dopo una lunga attesa, la femmina si è mostrata in tutta la sua bellezza e con una preda appena catturata”.
Al fine di stimolare l’interesse nei confronti della ricerca l’Oasi, in collaborazione con il Comune di Atri, il WWF e il Corpo Forestale dello Stato, ha organizzato un ciclo di seminari dedicato alla metodologia della ricerca scientifico-naturalistica: da sabato 9 ottobre presso il Centro di Educazione Ambientale della Riserva, in località Colle della Giustizia di Atri, partirà infatti “I sabati della ricerca”, un ciclo di cinque incontri con esperti e professionisti del settore, che illustreranno ai partecipanti i più recenti metodi e tecniche di ricerca utili a studiare ciascuno dei principali gruppi animali: pesci, uccelli, mammiferi.
Per maggiori informazioni consultare il sito internet http://www.riservacalanchidiatri.it/, oppure rivolgersi presso gli uffici amministrativi della Riserva, in piazza Duchi d’Acquaviva ad Atri o ai contatti: tel. 085.8780088, email: info@riservacalanchidiatri.it
Foto di Davide Ferretti

5.10.10

Acqua da tutelare



Venerdì 8 ottobre incontro pubblico sul referendum contro la privatizzazione dell'acqua e sul Piano di Tutela delle Acque della Regione Abruzzo.

2.10.10

Teramo città 2010: c'è ancora chi butta i rifiuti ai margini delle strade

Il WWF di Teramo ha segnalato al Sindaco del Comune di Teramo ed alla TEAM la presenza di rifiuti abbandonati lungo una scarpata di via Cesare Averardi.
Nella vegetazione sottostante il lato destro della strada sono stati gettati rifiuti di ogni tipo: in particolare molte buste di spazzatura, ma anche un divano-letto (come si vede nella foto allegata).
Si rimane sconcertati a vedere la maleducazione e l’inciviltà di alcuni nostri concittadini che, nonostante un puntuale servizio di raccolta di rifiuti porta a porta svolto dalla Team, abbandonano i propri rifiuti lungo una scarpata, rendendo Teramo più sporca e scaricando sulla collettività i costi per la ripulitura di quei luoghi.