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28.2.15

Reati ambientali non più puniti?

Nonostante in Italia venga commesso un reato ambientale ogni 43 minuti, il Governo Renzi sembra non preoccuparsene. Anzi, è intenzionato ad adottare misure che renderebbe ancora più facile per i delinquenti distruggere l’ambiente e le risorse naturali.
Con l’Atto di Governo n. 130 (Schema di Decreto Legislativo in applicazione della Legge delega 28 aprile 2014, n. 67) è stata proposta, infatti, l’introduzione nel Codice Penale di un nuovo articolo, il 131 bis relativo alla “Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto”.
In base a questo nuovo articolo i giudici potranno decidere di non applicare la pena per tutti i reati puniti con una sanzione pecuniaria o con la reclusione sino a cinque anni. L’esenzione potrebbe trovare applicazione in relazione alla “particolare tenuità dell’offesa”, valutata in relazione alla “modalità della condotta”, alla “esiguità del danno o del pericolo” e alla “non abitualità del comportamento”. Una formulazione tanto generica da lasciare al giudice un’ampia discrezionalità nell’applicazione.
Al di là dell’assurdità di tale provvedimento in termini generali, vale la pensa ricordare che tra i reati puniti con la reclusione fino a cinque anni ci sono gran parte dei cosiddetti “reati ambientali”.
Come giustamente ha fatto notare la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, “per comprendere la delicatezza ed i rischi del provvedimento basta riflettere sul fatto che quasi tutti i reati che tutelano l’ambiente e gli animali prevedono pene detentive non superiori a cinque anni o la sola pena pecuniaria. E non è meno grave il fatto che questa “non punibilità” si applicherebbe anche a molti reati posti a tutela del patrimonio culturale e delle aree protette, nonché a quelli in materia edilizia, ai reati in materia di caccia e sul maltrattamento degli animali o a tutela di valori e beni contenuti in convenzioni internazionali come quella di Washington. E non solo: la possibilità di esenzione della pena prevista nella nuova norma coinvolgerebbe anche i reati di “disastro innominato e di getto pericoloso di cose”, utilizzati fino ad oggi in assenza di una specifica normativa penale a tutela dell’ambiente”.
Va detto che la norma che si vuole introdurre prevede la possibilità di opposizione da parte della persona offesa dal reato, ma per i reati ambientali si tratta di una ben misera foglia di fico! Per la natura stessa dei beni tutelati dai reati ambientali, infatti, è sempre difficile, se non impossibile, individuare la persona titolata ad opporsi, né si può pensare che le associazioni ambientaliste possano essere presenti in tutti i tribunali d’Italia tutti i giorni a verificare le richieste di non punibilità.
Non possono sfuggire a nessuno gli enormi pericoli derivanti per i beni ambientali da questa nuova norma.
Al Governo l’obbligo di rimediare al rischio legato a questa nuova norma. Il WWF Italia si è rivolto all’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia (capofila del provvedimento), oltre che agli Uffici Legislativi dei Ministeri dell’Ambiente e dei beni Culturali, chiedendo di escludere esplicitamente le disposizioni a tutela dell’ambiente e degli animali ed avanzando in tal senso la proposta di un apposito emendamento.