14 ottobre

20.2.15

Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata (e l’Orso scompare!).

La frase di Tito Livio "mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata", esprime molto bene la situazione che spesso ci troviamo a vivere relativamente alla salvaguardia dell’Orso bruno Marsicano.
Da anni il WWF e l’Associazione “Salviamo l’Orso” hanno denunciato il crescente rischio per l’Orso marsicano, minacciato nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise da un’infezione di tubercolosi bovina ormai presente nell’area da oltre due anni. Una infezione che ha già causato la morte di un’Orsa nel marzo 2014 anno e probabilmente di altra fauna selvatica.
Dopo un nuovo recente comunicato dell’Associazione “Salviamo l’Orso” sono arrivate le dichiarazioni al TGR Abruzzo del Direttore del Servizio Sanità Animale della ASL, dott. Luigi Imperiale, secondo il quale la fonte dell’infezione sarebbero gli ungulati selvatici (cervi e cinghiali), a suo dire vero e proprio serbatoio di potenziali infezioni. Il dott. Imperiale ha anche affermato che mancano dati di monitoraggio sulla fauna selvatica, che gli allevamenti sono tutti controllati ed indenni e che l’obiettivo, più o meno recondito, di chi denuncia questa situazione sarebbe quello di vietare il pascolo nel Parco con conseguenze drammatiche per 15 famiglie di allevatori.
Le Associazioni WWF Abruzzo, LIPU Abruzzo, Mountain Wilderness Abruzzo, Pro Natura Abruzzo e Salviamo l’Orso sono immediatamente intervenute, partendo da una semplice constatazione: se le dichiarazioni del dott. Imperiale fossero tutte attendibili le tesi da lui sostenute si annullerebbero a vicenda. Se come si afferma mancano o sono insufficienti i dati sui selvatici (detto per inciso: la competenza è comunque della ASL!) come si può poi sostenere che proprio i selvatici siano i vettori della infezione? Inoltre se anche così fosse, i pascoli del Parco sarebbero infetti e quindi il bestiame domestico che li frequenta ne sarebbe immediatamente contagiato e pertanto non sarebbe indenne da TBC e da altre zoonosi!
In realtà ad oggi il batterio della TBC… bovina (il nome dovrà pure significare qualcosa!) è stato isolato dalla stessa ASL a Gioia dei Marsi nel 2011 e sino ad oggi solo in un numero imprecisato di vacche vitelli e tori.
Se la fauna selvatica viene infettata, cosi come è avvenuto nel caso dell’Orsa morta a Sperone nel Comune di Gioia dei Marsi (Aq), la fonte dell’infezione è pur sempre il bestiame domestico, come dimostrato da numerose pubblicazioni note a tutti gli addetti ai lavori.
Del resto i laboratori di Brescia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna hanno certificato che il batterio isolato nel bestiame nel 2012 è lo stesso responsabile della morte dell’Orsa nel 2014.
E il Ministero della Salute dal giugno scorso e con note successive ha chiesto la chiusura del pascolo nell’area infetta. Cosa questa mai avvenuta: anzi, a quanto pare, sembra che il Comune di Gioia dei Marsi, il Servizio Sanità Animale della Regione Abruzzo e la ASL sembrano intenzionati ad autorizzarlo nuovamente la prossima estate.
Come può essere giustificato un tale atteggiamento persino alla luce delle dichiarazioni di chi continua a dire che fonte dell’infezione sarebbe la fauna selvatica? Se cosi fosse sarebbe addirittura ancora più urgente un’immediata moratoria sul pascolo in tutta l’area per bonificarla e bisognerebbe attuare una campagna di cattura degli ungulati selvatici per monitorarne lo stato sanitario.
Il guaio dell’Orso è che chi dovrebbe agire con rapidità e decisione passa il tempo a rimpallarsi le responsabilità non adottando quelle misure che sono invece inderogabili.