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2.2.13

Tutelare l'Area Marina Protetta Torre del Cerrano


Dalla fine di dicembre 2012 l’Area Marina Protetta della Torre del Cerrano è stata costantemente “invasa” da un gran numero di imbarcazioni per la pesca delle vongole (“turbosoffianti”) che si sono introdotte all’interno del perimetro dell’area, violando così apertamente la normativa di tutela.
Tale comportamento è stato oggetto di numerose segnalazioni sia all’Ente gestore della riserva che alla competente Capitaneria di Porto, da parte di privati cittadini e anche del rappresentante delle associazioni ambientaliste all’interno del Comitato di gestione dell’Area Marina Protetta, dott. Umberto Del Sole, che è correttamente intervenuto evidenziando come tale comportamento non fosse tollerabile.

La gravità della situazione ha determinato l’intervento della Capitaneria di Porto di Pescara che, all’interno di una più ampia azione di repressione di comportamenti illeciti nelle attività di pesca, ad inizio anno ha sequestrato – a quanto si apprende dalla stampa – 11 mezzi utilizzati nella pesca delle vongole all’interno dell’area protetta.
Nonostante questo, negli ultimi giorni sono stati nuovamente violati i confini dell’unica riserva marina presente lungo la costa abruzzese. Una riserva che, è bene ricordare, impedisce la pesca per solo 7 km di costa rispetto ai circa 130 km costieri complessivi.
Le Associazioni ambientaliste ribadiscono la necessità di garantire il rispetto del divieto di ingresso di “turbosoffianti” all’interno dell’area marina protetta della Torre del Cerrano: si ricorda al riguardo che tale divieto vige in tutte le aree marine protette italiane e che non è pensabile una deroga per l’area protetta della Torre del Cerrano.
Non è poi tollerabile che un espresso divieto previsto dalla normativa italiana venga impunemente violato. Gli organi preposti al controllo devono aumentare l’attività di vigilanza al fine di impedire ogni abuso ed illecito.
Non vi è nessuna volontà di colpire la categoria dei pescatori e ben si comprendono le difficoltà in cui si muove il settore che, al pari di tanti altri, risente del periodo generalizzato di crisi. La soluzione, però, non può essere la violazione della legge!
In passato l’Ente gestore dell’Area Marina Protetta della Torre del Cerrano ha manifestato la disponibilità a trovare soluzioni ad eventuali problemi, sempre però nel rispetto di quanto – giustamente – prescrive la normativa di tutela.
Possono essere messi in campo strumenti di promozione dei prodotti pescati nelle vicinanze della riserva marina e/o di pesca-turismo che, in altre aree marine protette, hanno dato buoni risultati, integrando le entrate legate alla pesca.
Anche la strada di ipotizzare indennizzi per compensare la riduzione del tratto di costa a disposizione è percorribile, anche se recentemente proprio il Presidente del Co.Ge.Vo (Consorzio Gestione Vongolare) ha dichiarato alla stampa che il settore non risentirebbe della crisi. Da tempo si sarebbe dovuta presentare una documentata richiesta in tal senso, producendo la documentazione relativa al fatturato prima e dopo l’istituzione dell’Area Marina Protetta così da avere le giuste indicazioni per una quantificazione dell’eventuale riduzione dei proventi a seguito dell’introduzione del divieto di pesca nei 7 km di costa.
Al tempo stesso potrebbe essere rivista l’attuale suddivisione della costa abruzzese in due differenti comparti in accordo con gli Enti di ricerca che ne devono valutare la fattibilità amministrativa ed ecologica. Il ritorno al comparto unico presenterebbe come vantaggio quello di ridurre l’incidenza del tratto di mare interdetto alla pesca (i 7 km di divieto andrebbero “spalmati” su 130, piuttosto che sugli attuali 70), nonché consentirebbe una più equa ridistribuzione di tutte le vongolare sull’intero tratto di mare antistante la costa abruzzese.
Altresì sarebbe utile che il Co.Ge.Vo, attivasse azioni concrete, come quelle che le scriventi stanno portando avanti da tempo, finalizzate alla salvaguardia dei fiumi e delle risorse ittiche: al di là dei proclami sui giornali, infatti, sarebbe bene che anche questo settore si costituisse parte civile in importanti processi come quelli che vede il mondo ambientalista in prima linea a Bussi sul Tirino o fronteggiasse con osservazioni ed azioni concrete la petrolizzazione del nostro mare.
Per chiudere si vuole ricordare che il valore aggiunto di un’area naturale protetta risiede proprio nel valore che questa area esprime in termini di conservazione di svariate specie animali e/o vegetali. L’Area Marina Protetta di Torre del Cerrano, oltre ad essere stata recentemente designata per il suo alto valore ambientale come Sito di Interesse Comunitario, è anche l’unica area protetta nel Mare Adriatico da Trieste a Torre Guaceto che protegge un ambiente che, in termini ecologici, risulta essere un’area di nursery per molte specie animali tra le quali anche la vongola, e che, se non perturbato, potrebbe risultare un sito con funzioni di rifugio ed espansione con importanti e positive ripercussioni non solo all’interno dell’area protetta, ma anche in tutto il territorio circostante visto che le larve di pesci e molluschi, al contrario degli esseri umani, non conoscono i confini fisici dell’area oggetto di protezione.

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