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1.11.16

Riformare o affossare i parchi?

Al Senato è in discussione una proposta di legge che modifica in molti punti la legge quadro sulle aree naturali protette.
Mai come oggi parchi nazionali e le aree protette hanno bisogno di una buona legge perché sono le prime vittime di una crisi oggettiva che mette in pericolo il grandissimo patrimonio naturale che custodiscono. La mancata realizzazione di cinque parchi nazionali (Gennargentu, Egadi, Iblei, Eolie e Costa Teatina), la mancata gestione unitaria del Delta del Po, le grandi difficoltà delle aree marine protette, fenomeni sintomatici quali il bracconaggio, l’innaturale smembramento del Parco dello Stelvio, la vita difficile di tantissimi parchi regionali, le croniche difficoltà di personale, la rigidità dei bilanci, sono solo alcuni esempi di come sia acuta la crisi delle aree protette italiane e di quanto sia necessario coinvolgere tutte le migliori energie e competenze per realizzare un sistema di aree protette che permetta di custodire e valorizzare il patrimonio, unico, di biodiversità.
La legge quadro sulle aree naturali protette del 1991, purtroppo dopo 25 anni mai pienamente applicata, nella sua originaria versione è servita a costruire un sistema integrato di aree protette, nazionali e regionali, grazie alle quali nel nostro Paese si sono attuate politiche di conservazione della biodiversità fino ad allora impensabili. Tutto questo non va ridimensionato, ma va trasformato in un modello basato su buone pratiche da allargare a quelle porzioni di territorio italiano che sono uniche per il contesto paesaggistico e di biodiversità che rappresentano, ma ancora non godono di sufficiente tutela.
Le Associazioni ambientaliste in modo unitario e coordinato così come da molto tempo non accadeva, sia pure con le proprie diverse specificità, vogliono essere protagoniste del processo di riforma della legge sui parchi e per questo hanno inviato a tutti i senatori un documento in cui espongono le proprie proposte di modifica del testo, chiedendo con forza che vengano accolte nel processo legislativo in Senato. E la posizione delle Associazioni è inoltre tutt’altro che isolata dal momento che molte sono le sollecitazioni e le preoccupazioni che vengono dalla società civile e dal mondo della cultura non solo scientifica o accademica.
Nell’attuale quadro di estrema difficoltà le risposte del disegno di legge votato in Commissione al Senato non appaiono certo sufficienti a risolvere i problemi dei Parchi. 
Le Associazioni hanno inviato ai Senatori il documento "Aree protette, tesoro italiano" in cui sono state evidenziate le criticità che vanno affrontate: da una “governance” debole e spesso politicizzata e priva di competenze alla mancata risoluzione dei problemi delle Aree Marine Protette, dalla gestione della fauna, da modificare (per non aprire varchi pericolosi nelle azioni di tutela ed evitare infrazioni comunitarie) al futuro delle riserve naturali dello Stato fino al sistema delle royalty.
Per superare la crisi dei parchi è necessaria una riforma, ma serve anche altro: serve l’autorevolezza necessaria al loro rilancio e la capacità di ricollocarli al centro di un dibattito culturale nazionale e europeo sulla Natura. Le Associazioni Ambientaliste non si sottrarranno a questa sfida e intendono essere protagoniste di un grande dibattito sul futuro dei Parchi e delle aree protette che parte proprio con il documento inviato ai senatori che si accingono a discutere della riforma. Il Senato e lo stesso Governo ascoltino la nostra voce.
Elenco delle Associazioni ambientaliste che hanno sottoscritto il documento che viene inviato ai senatori.
Ambiente e Lavoro, Associazione Insegnanti di Geografia, CAI, CTS, Ente Nazionale Protezione Animali, FAI, Greenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra, LAV, Legambiente, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Pro Natura, SIGEA, WWF.