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18.5.16

Per dare futuro alle aree naturali protette regionali

 
Venerdì 20 maggio dalle ore 9 presso la Sala Figlia di Iorio della Provincia in piazza Italia a Pescara, il WWF Abruzzo e l’Istituto Abruzzese per le Aree Protette organizzano il convegno dal titolo “Per dare futuro alle Aree naturali protette regionali, per dare futuro all'Abruzzo”.
Alla presenza dell’Assessore regionale ai parchi, Donato Di Matteo, del Dirigente regionale del Servizio, Bruno Celupica, del Responsabile dell’Ufficio regionale Parchi, Igino Chiuchiarelli, nonché dei rappresentanti delle aree naturali protette regionali, saranno affrontati i principali temi legati alla gestione di parchi e riserve e allo sviluppo sostenibile, partendo dall’esperienza più che trentennale delle Oasi WWF in Abruzzo che rappresentano un modello per l’intero sistema regionale e non solo.
Dichiara Luciano Di Tizio, Delegato Abruzzo WWF Italia: “Nel 2016 il WWF festeggia 50 anni. Sono stati cinque decenni caratterizzati da grandi battaglie per la tutela dell’ambiente, ma anche dalla gestione concreta di aree protette che hanno visto l’Associazione impegnata direttamente nella conservazione di habitat e specie animali e vegetali, ma anche nella promozione e valorizzazione dei territori attraverso politiche di sviluppo sostenibile. Oggi sappiamo che le aree naturali protette, i loro territori e le loro comunità necessitano di un approccio strategico che vada oltre la conservazione puntiforme e consenta di tutelare l’ambiente e di garantire un benessere vero, durevole, etico e solidale che non distrugga il nostro patrimonio naturale e che contribuisca a dare un presente dignitoso e un futuro possibile all’Abruzzo”.
L’incontro di venerdì arriva dopo due mesi di lavoro e 4 diversi workshop tematici svoltisi nelle Oasi WWF presenti in Abruzzo e porta a conclusione un percorso di elaborazione del programma triennale delle Oasi WWF, ma anche di analisi delle criticità e delle possibilità presenti all’interno del sistema delle aree protette regionali della regione.
Nel corso dei quattro workshop sono stati affrontati questi ambiti di lavoro:
- agricoltura e sviluppo rurale;
- biodiversità, monitoraggio e ricerca applicata;
- educazione ambientale, formazione e stili di vita sostenibili;
- turismo e valorizzazione delle risorse ambientali e culturali.
Gli incontri hanno visto la presenza di oltre 100 partecipanti, tra professionisti, amministratori comunali, direttori e operatori delle aree protette regionali, esperti di turismo e operatori turistici, educatori ambientali, agricoltori, rappresentanti di associazioni culturali, di promozione e tutela del territorio: tutti hanno contribuito all’elaborazione di un decalogo per rimettere le aree naturali protette al centro delle politiche della Regione Abruzzo e di 25 idee e schede progettuali raccolte in un piano triennale per fare rete tra le aree protette e tra gli operatori economici presenti in esse, migliorare l’efficacia nella gestione e nella conservazione della biodiversità, reperire fondi e fare economia di scala creando un vero e proprio sistema.
Andrea Rosario Natale, Coordinatore IAAP, aggiunge: “Attraverso le nostre Oasi, vogliamo conservare la biodiversità abruzzese, promuovendo al tempo stesso uno sviluppo sostenibile per i nostri territori. In tanti anni di impegno e lavoro nelle aree naturali protette abruzzesi abbiamo messo a punto esperienze e modelli importanti che oggi vogliamo mettere in rete, migliorandoci e migliorando la macchina regionale che deve avere risorse sufficienti e che deve essere basata su un sistema che aiuti il raggiungimento di standard adeguati e premi le migliori pratiche. Vogliamo confrontarci e collaborare con tutte le altre aree protette abruzzesi, ma anche con cittadini, istituzioni e imprese interessati a questo obiettivo. In questo modo pensiamo di dare anche un contributo alla discussione che ci porterà alla Prima Conferenza regionale sulle Aree protette che la Regione Abruzzo ha in animo di organizzare prossimamente”.

PER DARE FUTURO ALLE AREE NATURALI PROTETTE REGIONALI,
PER DARE FUTURO ALL'ABRUZZO


Premessa/obiettivo
Vogliamo conservare la biodiversità abruzzese, promuovendo al tempo stesso uno sviluppo sostenibile per i nostri territori. Per farlo vogliamo creare valore da quanto è stato fatto in tanti anni di impegno e lavoro nelle aree protette abruzzesi. Vogliamo mettere in rete le esperienze, migliorare i modelli di gestione, semplificare la macchina burocratica, garantire le giuste risorse, innovare senza aver paura di metterci in discussione. Vogliamo garantire un benessere vero, durevole, etico, solidale che non distrugga il nostro patrimonio naturale e che contribuisca a dare un presente dignitoso e un futuro possibile all’Abruzzo.
Le aree protette, i loro territori e le loro comunità necessitano di un approccio strategico che faccia superare l’idea di una conservazione puntiforme e che permetta di giungere alla reale conservazione di habitat, fauna e flora.
 
 
10 idee per un sistema di Aree naturali protette capaci di futuro!
  1.  Definire indicatori/parametri che consentano una classificazione delle aree protette regionali coerente con quella IUCN e legata alla complessità ecologica e alla biodiversità presente e che permettano di verificare l’efficacia e l’efficienza di gestione delle stesse, la capacità di fare rete e progettare insieme, attraverso la valutazione di progressi, criticità, raggiungimento degli obiettivi fissati dalle direttive europee e dai piani e programmi che interessano la biodiversità e la sua conservazione, anche al fine di orientare l’assegnazione delle risorse (ordinarie e straordinarie) della Regione Abruzzo.
  2. Recuperare la programmazione triennale per quanto attiene biodiversità, risanamento ambientale ed educazione ambientale, all’interno della quale inserire le indicazioni derivanti dai piani di gestione dei siti Natura 2000; aggiornare i piani d’assetto naturalistico delle riserve regionali; fornire obiettivi quantificabili da raggiungere; individuare i fabbisogni minimi per la gestione ordinaria delle aree protette regionali al fine di garantire livelli omogenei e adeguati (coinvolgendo le aree protette regionali anche nella programmazione e nella pianificazione strategica della Regione Abruzzo e in relazione all'utilizzo dei fondi europei).
  3. Giungere ad una vera Carta della Natura regionale che valga da riferimento per le scelte operative e gestionali relative alle aree protette, alla conservazione della biodiversità e, in generale, alla pianificazione e alla programmazione, integrando le informazioni su specie e habitat presenti e censiti in Abruzzo, considerando quanto emerso dai piani di gestione dei siti Natura 2000, colmando le attuali lacune conoscitive.
  4. Rafforzare la Rete Natura 2000, strutturandola e definendo i ruoli di Regione, Enti locali e aree protette regionali al fine di garantire l’implementazione, la gestione e il rispetto degli obblighi necessari a raggiungere gli obiettivi fissati: in particolare chiudere l’iter di approvazione della legge regionale sui Piani di gestione dei siti Natura 2000, dei piani stessi, nonché definendo protocolli di monitoraggio che valorizzino le esperienze e le professionalità presenti nelle aree naturali protette, rafforzando l’efficacia e l’efficienza delle procedure di valutazione d’incidenza ambientale, anche tramite lo sviluppo di progetti di rete e coprogettazione di livello europeo e promovendo la realizzazione della rete ecologica regionale con individuazione delle infrastrutture verdi come elemento di connessione, non solo fisica, tra aree protette.
  5. Applicare le Linee guida per la gestione integrata delle zone marine costiere e implementare la Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino, coinvolgendo all’interno dei Contratti di costa tutti i soggetti istituzionali e i portatori d’interesse, con particolare attenzione alle aree protette marino costiere (rete RAMCA).
  6. Attivare l’Osservatorio regionale per la biodiversità e istituire il Coordinamento delle Aree Naturali Protette della Regione Abruzzo.
  7. Riconoscere e definire le figure professionali operanti nelle aree protette regionali (direttori, coordinatori delle attività di gestione, educatori ambientali, guide ambientali, addetti alla vigilanza), adottando criteri basati su comprovate esperienze di settore. Intensificare la formazione del personale, mettendo in rete le conoscenze e le buone pratiche. Rafforzare l’Ufficio Aree protette della Regione al fine di garantire una efficace azione di indirizzo, supporto e controllo.
  8. Prevedere agevolazioni su fiscalità, tassazione e accesso facilitato al credito per le attività economiche e per gli imprenditori che operano all’interno delle aree protette regionali e che assumono persone residenti nelle aree protette regionali.
  9. Integrare, migliorare e qualificare l’offerta turistica all’interno delle aree protette regionali sviluppando conoscenza e consapevolezza tra operatori economici, turisti e comunità locali, e favorendo la collaborazione e la condivisione, anche attraverso la elaborazione di progetti comuni di valorizzazione come disciplinari di qualità, carte degli impegni, promozione e comunicazione integrata, riconoscimento e formazione delle professionalità impiegate, creazione di un marchio unico e di una unica PMC regionale, nonché promovendo il collegamento tra aree protette attraverso infrastrutture per la mobilità dolce (sentieri, ciclovie, ippovie), che promuovano un turismo sostenibile compatibile con le esigenze di tutela e conservazione dell'ambiente e del paesaggio.
  10. Orientare gli operatori agro-silvo-pastorali nelle aree protette ad assumere un ruolo attivo nella conservazione della biodiversità e nella gestione del territorio in relazione alle indicazioni della nuova PAC, in particolare per quanto attiene al miglioramento ecologico degli agroecosistemi (sia con funzione di presidio del territorio che di mantenimento delle specie faunistiche), al mantenimento del paesaggio agrario, al minor consumo di risorse (acqua, in primo luogo), al progressivo abbandono dell’uso di pesticidi, al recupero delle varietà agronomiche autoctone, alla promozione e alla vendita dei prodotti delle riserve attraverso la rete delle riserve e un marchio comune, all’integrazione con i sistemi turistici locali, al coinvolgimento delle aziende agricole nelle attività di educazione ambientale e all’attivazione di servizi innovativi come gli agrinido.