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22.7.13

Niente carcere a chi incendia un bosco?


Il decreto “svuota carceri” approvato dal Governo e ora in discussione al Senato rischia di mandare a casa i colpevoli di danni ai nostri boschi per centinaia di migliaia di euro, riducendo l’efficacia delle pene previste per i criminali che appiccano incendi al patrimonio boschivo. È questa la denuncia del WWF Italia di fronte ad un intervento che non ha senso nell’ottica di “svuotare le carceri” perché le condanne per questi reati riguardano un numero davvero esiguo di persone: secondo i dati 2012 del Corpo Forestale dello Stato, a fronte di 288 persone denunciate per gli incendi boschivi, solo 7 sono state effettivamente arrestate.
Il WWF chiede ai Senatori della Commissione Giustizia del Senato ed al Governo, al Ministro della Giustizia in particolare, di eliminare senza indugio la modifica che riguarda il reato di “incendio boschivo”, ripristinando l’obbligatorietà della reclusione per quelle poche decine di persone che sono state assicurate alla giustizia.
Il Decreto Legge 1° luglio 2013, n. 78 “Disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena”, noto come “Decreto svuota carceri” prevede misure alternative al carcere per alcune categorie di reati, per “fronteggiare il perdurante fenomeno del sovraffollamento carcerario”.
Si presume che dovrebbe riguardare solamente reati da considerarsi ”minori” e soggetti che non siano “socialmente pericolosi”, ma così non è. Il Decreto, approvato dal Governo ed ora in discussione al Senato per la conversione in legge, modifica anche l’art. 423/bis del codice penale che prevede, per il “reato di incendio boschivo” doloso, il carcere da 4 a 10 anni, e per le ipotesi colpose da 1 a 5 anni. È evidente che non si tratta di un “reato minore”, ma di un crimine ambientale trai i più gravi e odiosi, le cui conseguenze ogni anno sono decine di migliaia di ettari di boschi distrutti e pericoli per la vita di persone ed animali.
Dai dati del Corpo Forestale dello Stato nel 2012 ci sono stati 5.375 incendi boschivi che hanno percorso, danneggiando o distruggendo, 33.620 ettari di superficie, di cui 20.314 ettari di boschi. I dati più pesanti ed allarmanti riguardano il sud, con la Sicilia in testa.
La pena alternativa al carcere (affidamento a servizi sociali o arresti domiciliari ) può essere decisa dal giudice nel caso di reati “minori”, che comunque non presentano alti indici di pericolosità sociale, ma certamente non per l’incendio boschivo doloso che deve essere qualificato come “crimine ambientale” di particolare allarme e danno sociale: gli incendi sono spesso legati alla criminalità organizzata che li usa per intimidire o per accaparrarsi aree pregiate da poter poi cementificare o utilizzare anche come discariche abusive.
La certezza della pena, insieme alla sua entità, sono fattori importanti come deterrenti e mai come nel caso degli incendi boschivi l’unica vera cura è la prevenzione.
A chi giova questa modifica?
Un bosco bruciato impiega anche più di cento anni per riprendere la sua funzione ecologica ed un incendio spesso significa la perdita di preziosi ed immensi patrimoni di natura e biodiversità, oltre che pesanti danni economici all’intera comunità .
La modifica proposta dal Decreto è un errore gravissimo del legislatore che sottovaluta la pericolosità degli incendi boschivi. Con questa modifica al codice di procedura penale, si fa un pericoloso passo indietro nella lotta alla criminalità ambientale, indebolendo la reale efficacia di uno dei pochi reati in materia ambientale riconosciuti dal legislatore come delitti proprio a sottolinearne la sua gravità. Si spuntano le armi di Polizia e Magistratura, e si vanifica anche il lavoro svolto dal Corpo Forestale dello Stato, con indagini lunghe, complesse ed anche molto costose. Un danno pesante, quindi, anche alle casse dello Stato.