8.1.20

Lupi nella Riserva del Borsacchio? Più verifiche e meno allarmismo

 
Questa mattina la stampa locale ha riportato la notizia di alcune pecore ritrovate morte nella Riserva regionale del Borsacchio.
È necessario che la ASL e gli altri organismi competenti procedano rapidamente alle dovute verifiche per capire la ragione dei decessi e se questi siano imputabili a lupi o a cani rinselvatichiti o ad altre cause ancora perché la gestione faunistica non può essere improvvisata e prima di giungere alle conclusioni si deve accertare quanto è accaduto.
Purtroppo per la Riserva regionale del Borsacchio si paga l’immobilismo del Comune di Roseto degli Abruzzi che dal 2005 non ha voluto creare l’organo di gestione della riserva né adottare il Piano di assetto naturalistico previsto dalla legge istitutiva della riserva. Questo fa sì che non vi è alcuna pianificazione e programmazione di attività di monitoraggio e ricerca sulle specie presenti, né di tutela e valorizzazione delle attività compatibili all’interno dell’area protetta (come la pastorizia), al di là delle azioni di sensibilizzazione e promozione dei volontari che però non possono sostituirsi alle istituzioni.
In ogni caso, qualora si verificasse che si tratta realmente di lupi, possono essere messi in atto sistemi di prevenzione che consentono la convivenza tra questo predatore – peraltro fondamentale per riequilibrare la presenza di cinghiali e altri ungulati – e le attività agrosilvopastorali.
Il lupo si sta effettivamente espandendo in maniera spontanea su tutto l’Appennino centrale ed è normale che sia presente all’interno di aree naturali protette, come la Riserva del Borsacchio, che vengono istituite proprio per difendere le specie animali e vegetali, ad iniziare da quelle protette come il lupo. Catturare e spostare questi animali nei “luoghi di montagna” come è stato ipotizzato, oltre che vietato dalla legge, è del tutto inutile perché l’areale è ormai questo e il lupo ben presto tornerebbe nell’area.
Meglio affrontare il problema in maniera scientifica seguendo l’esempio di tante altre aree protette, ad iniziare dalla vicina Oasi WWF Riserva regionale dei Calanchi di Atri. Innanzitutto va garantita la rapida e puntuale verifica da parte di personale veterinario specializzato della ASL ogni qual volta si registrano casi del genere. In secondo luogo, se viene riscontrata la presenza di lupi, non ci sono motivi di preoccupazione perché, da un lato, non si registrano in Italia episodi di aggressione all’uomo da parte del lupo, dall’altro, possono essere messi in atto sistemi di prevenzione come i cani pastori e i recinti elettrificati che consentono di salvaguardare le pecore in maniera semplice ed efficace. Da ultimo, qualora si dovessero verificare ugualmente delle perdite vanno garantiti rimborsi rapidi da parte della Regione.
Come WWF siamo disponibili da subito ad avviare sul territorio della Riserva del Borsacchio momenti formativi sulla gestione della fauna così come avviene in tante altre realtà dove si sta garantendo la convivenza tra attività umane e presenze faunistiche.