14 ottobre

14.4.17

La brutta VIA del Governo!


20 Associazioni ambientaliste intervengono sul disegno di decreto legislativo sulla Valutazione Impatto Ambientale trasmesso alle Camere, inviando una lettera al Ministro dell’Ambiente Galletti, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Del Rio e al Presidente dell'ANAC Cantone.
Il Governo aveva assunto il solenne impegno di chiudere con le opache procedure accelerate e semplificate derivanti dalle Legge Obiettivo che tanti danni hanno creato alle casse dello Stato e all’ambiente, e invece torna a riproporle, estendendole, non più solo alle infrastrutture strategiche, ma a tutte le opere.
La denuncia arriva da 20 Associazioni ambientaliste riconosciute che mettono sotto accusa lo schema di decreto legislativo di (contro) riforma della VIA (Atto di Governo n. 401) che il Governo ha trasmesso a metà marzo e su cui le Commissioni Ambiente di Camere e Senato si esprimeranno con un parere entro il 25 aprile. 
Le associazioni (Accademia Kronos, AIIG, Associazione Ambiente e Lavoro, CTS, ENPA, FAI, Federazione Pro Natura, FIAB, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, SIGEA, VAS, WWF) chiedono un radicale ripensamento che assicuri maggiore trasparenza e partecipazione del pubblico e degli enti locali e si domandano come mai il Ministero dell’Ambiente non abbia mai aperto un tavolo di confronto tecnico sulla nuova normativa con le organizzazioni della società civile.
Le 20 Associazioni - che hanno chiesto già audizioni ai presidenti delle due Commissioni Ermete Realacci alla Camera e Giuseppe Francesco Marinello al Senato - sottolineano come venga tradito lo spirito della Direttiva 2014/52/UE che l’Atto di Governo n. 401 intende recepire e che vorrebbe rafforzare i capisaldi della procedura di VIA per renderla più trasparente, tramite un aumento della qualità delle informazioni rese disponibili al pubblico per favorire la sua partecipazione.
“Numerose modifiche vanno esattamente nella direzione opposta: non fornire informazioni adeguate e complete al pubblico, né garantire la sua effettiva partecipazione, rendendo più opaca, approssimativa e fallace la nuova procedura, rispetto a quella vigente, favorendo, ogni volta che sia possibile, il proponente il progetto”, fanno notare le Associazioni nelle loro Osservazioni.
E aggiungono: “Il modello seguito nell’Atto di Governo n. 401 nella modifica delle procedure di VIA vigenti ricalca per molti versi l’impostazione dalla normativa speciale per le infrastrutture strategiche derivante dalla Legge Obiettivo, che sia la Legge delega 11/2016 che il nuovo Codice Appalti (DLgs n. 50/2016) hanno inteso espressamente superare considerati i danni provocati dal 2001 al 2015 - come è stato ricordato a suo tempo dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Presidente dell’ANAC”.
Tra le numerose modifiche peggiorative le Associazioni contestano la scelta di effettuare la valutazione di impatto ambientale sul progetto di fattibilità invece che su quello definitivo (con un blando monitoraggio delle condizioni ambientali contenute nel provvedimento di VIA nelle fasi successive di progettazione), perché sottrae informazioni fondamentali al pubblico (sul dettaglio tecnico del progetto e sugli impatti sull’ambiente e sulle aree a vario titolo vincolate) e impegna, con un primo atto autorizzativo, l’Amministrazione pubblica competente nei confronti del proponente con il rischio concreto (come è avvenuto nei 15 anni di applicazione della legge Obiettivo) che si abbiano variazioni, anche sostanziali, del progetto, dei relative impatti ambientali e delle misure di compensazione e mitigazione necessarie. Variazioni che fanno lievitare i costi delle opere provocando un danno erariale allo Stato, nonché danni all’ambiente e alla comunità. 
Per le Associazioni ambientaliste è necessario un serio e radicale ripensamento su molte delle disposizioni del provvedimento in esame che, invece di costituire il passo avanti atteso e perseguito dal legislatore comunitario, costituiscono un passo indietro anche rispetto allo stesso testo vigente del Testo Unico sull’Ambiente.