14 ottobre

15.4.17

Agricoltura: serve un cambiamento radicale!



Cambiare in modo radicale la Politica Agricola Comune (PAC) per premiare gli agricoltori più rispettosi dell’ambiente ed amici della natura e per produrre alimenti sani e rispettosi della salute dei consumatori. È on line la raccolta di firme promossa dal WWF e da altre associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica per chiedere un cambiamento radicale e decisivo della politica agricola europea. La campagna #CambiamoAgricoltura, supportata dalla Fondazione Cariplo, è parte della campagna europea Living Land, avviata in data odierna mentre si sta svolgendo la consultazione pubblica voluta dalla Commissione europea sul futuro della PAC, consultazione che terminerà il 2 maggio.
Per decenni, di riforma in riforma, l’Unione europea non ha saputo correggere gli effetti distorsivi di una politica agricola che, pagata con i soldi dei cittadini europei, ha favorito un ristretto numero di grandi aziende agricole intensive a discapito dei produttori estensivi, più sensibili al rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della biodiversità, come molti produttori biologici o biodinamici. Una PAC che, così com’è formulata ora, contribuisce alla perdita di biodiversità e habitat naturali, al cambiamento climatico, al degrado del paesaggio, all’erosione del suolo, alla scarsità d’acqua, così come all’inquinamento delle acque e dell’aria.
Per cambiare in modo radicale la PAC è essenziale che il maggior numero di persone e associazioni facciano sentire la loro voce per chiedere un’altra agricoltura che tuteli la salute delle persone e dell’ambiente vogliamo far sapere alla Commissione europea che il sistema agricolo europeo va cambiato.
Sono quattro i requisti essenziali indicati dalle Associazioni per la prossima riforma della PAC: “La riforma dovrà essere: giusta per gli agricoltori, i lavoratori salariati agricoli e le comunità rurali; sostenibile per l’ambiente e il paesaggio, per avere acqua pulita, un suolo fertile, per rispettare il benessere degli animali e garantire la tutela della natura; sana per il nostro cibo e per il benessere di tutti; responsabile per proteggere il futuro del pianeta e del clima, per un’agricoltura veramente sostenibile a livello globale”.
Una nuova e ulteriore conferma del fallimento della PAC attuale, basata sui pagamenti diretti alle aziende con il primo pilastro, e della scarsa volontà dell’Europa di cambiare la rotta di questa politica, è il dossier presentato pochi giorni fa, il 29 marzo, dalla Commissione europea sulle EFA (Ecological Focus Areas), ossia quelle aree pari al 5% dei terreni agricoli seminativi aziendali che dovrebbero essere dedicate alla tutela della biodiversità, in cambio del pagamento “Greening” (il 30% delle risorse del primo pilastro della PAC). Il rapporto evidenzia che la maggior parte delle Efa è costituita oggi da colture azotofissatrici che non contribuiscono sensibilmente alla conservazione della natura; inoltre il rapporto non contiene un’analisi dell’impatto delle EFA sulla biodiversità e si conclude con la decisione di non alzare la percentuale dal 5% al 7%, come consentito dai regolamenti, a conferma, appunto, di una scarsissima attenzione per l’ambiente e per la tutela della natura.
Anche questa è la prova ulteriore del fallimento degli obiettivi ambientali del primo pilastro della PAC e della necessità di trasferire risorse dal primo al secondo pilastro per sostenere le iniziative del territorio in termini di servizi ecosistemici, di tutela della biodiversità, introducendo il criterio dei pagamenti alle aziende agricole in base ai risultati ambientali concreti raggiunti ed utili per la collettività.