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18.9.15

Su cervi e caprioli qualcuno fa finta di non capire

Negli ultimi giorni da parte dell’Assessore regionale alla caccia e di alcuni esponenti del consiglio regionale, sia di maggioranza che di minoranza, sono stati diramati rassicuranti comunicati sulle modifiche apportate al “Regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati” in merito alla gestione di cervi e caprioli in Abruzzo.
Sostanzialmente è stato sostenuto che non vi alcuna intenzione di aprire la caccia a queste specie, ma solo di procedere ad un loro censimento.
Avendo piena fiducia nell’intelligenza dei consiglieri regionali e nella loro capacità di comprendere la portata dei provvedimenti che votano, ci sorge il dubbio che qualcuno faccia finta di non capire e provi a fare un po’ di confusione perché preferisce non assumersi la responsabilità delle decisioni prese.
Ricapitoliamo.
Oggi cervo e capriolo sono due specie non cacciabili in Abruzzo.
Se la Regione, in piena estate, modifica un suo regolamento intitolato “L.R. 10/2004 - Regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati” e chiede a degli organismi che si chiamano Ambiti Territoriali di Caccia di predisporre entro 6 mesi un “piano quinquennale di gestione dei cervidi”, chiunque può ben comprendere che la Regione sta predisponendo i passaggi necessari per aprire la caccia a cervi e caprioli.
Del resto è esattamente quello che si era già provato a fare nella passata legislatura regionale ed è esattamente quello che chiedono da tempo le associazioni dei cacciatori.
Il WWF è contrario ad aprire la caccia a cervi e caprioli e ad affidare la loro gestione ai cacciatori. Lo era ieri quando l’assessore regionale alla caccia era un esponente di Forza Italia. Lo è oggi che l’assessore regionale è un esponente del PD.
Forse a qualcuno sembrerà strano, ma per un capriolo non c’è differenza se le schioppettate gli arriveranno per colpa di una maggioranza di centrodestra o di una di centrosinistra (con l’appoggio pentastellato)!
Il WWF ribadisce la richiesta ai consiglieri regionali di ritirare la modifica del Regolamento introdotta nello scorso agosto e di riavviare il confronto sulle strategie di gestione della fauna che non può essere affidata al mondo venatorio.