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4.5.13

Ecatombe di lupi in Abruzzo

Lupo morto (Archivio WWF Abruzzo)

“È una vera e propria ecatombe” così il WWF ha commentato gli ultimi dati relativi ai lupi trovati morti in Abruzzo dall’inizio dell’anno.
Almeno trentaquattro esemplari sono stati ritrovati morti dal primo gennaio 2013: una media di uno lupo ogni tre giorni. Ovviamente la mortalità è sottostimata poiché resta imprecisato il numero di individui morti che non vengono ritrovati in aree più impervie.
La stragrande maggioranza di queste morti sembra collegata ad un ceppo di cimurro nuovo per l’Abruzzo: 15 carcasse su 24 testate sono risultate positive alla malattia. Probabilmente la malattia è arrivata in Appennino attraverso cani provenienti dall’estero o cani che per un periodo sono stati in altri Paesi e sono diventati portatori della malattia. A questa causa si aggiungono poi investimenti da parte di automobili ed uccisioni deliberate con arma da fuoco, lacci e veleno.
Per Dante Caserta, Presidente f.f. del WWF Italia, la situazione è drammatica: “Siamo estremamente preoccupati per il futuro della preziosa fauna abruzzese che ogni giorno perde esemplari quasi sempre a causa dell'uomo, come accaduto anche con l’ultimo orso morto sull’autostrada. La tutela del patrimonio di biodiversità della regione, di valore europeo, lascia sempre più il passo all’incuria delle istituzioni preposte. Ad esempio, da anni chiediamo pubblicamente interventi sulle strade, promuovendo anche incontri presso le nostre Oasi, come quella di Anversa degli Abruzzi (AQ) che ha realizzato nel suo piccolo interventi, seppur limitati, sulle strade comunali. Tanti sono gli interventi che si possono mettere in atto, intervenendo nei lavori di manutenzione straordinaria da parte degli enti gestori delle strade”. Il WWF ricorda come esistano sensori che allertano gli automobilisti in caso di presenza di animali sulle carreggiate. Si possono installare rallentatori nei tratti più rischiosi oppure si possono impiegare autovelox.
In altri Paesi da decenni è stata realizzata una rete di ecodotti - veri e propri ponti e sottopassi destinati agli animali - per coniugare sicurezza stradale e permeabilità di quelle che vengono chiamate barriere ecologiche, come autostrade e ferrovie. Tutto ciò servirebbe anche per salvare vite umane.
Per quanto riguarda la diffusione del cimurro, anche in questo caso il sospettato principale è l’uomo per via della presenza di cani non vaccinati e di un continuo via vai tra Italia e l’estero.
Sono indifferibili interventi radicali sul territorio, con vaccinazioni a tappeto e forti limitazioni all’introduzione di animali nelle aree naturali, escludendo quelle non indispensabili per ragioni di lavoro, come nel caso degli allevatori. Va aumentata la sorveglianza sanitaria: non sono a rischio solo i lupi, ma anche i cuccioli di orso che possono morire a causa del cimurro. Sono irrinunciabili interventi urgenti per la gestione del patrimonio zootecnico, per il corretto monitoraggio sanitario degli animali domestici, partendo dai cani di allevatori e cacciatori, e per la tutela degli habitat prioritari in cui vivono orsi, lupi e camosci.