21.2.20

Domenica tutti in escursione con il CEA WWF sui Monti della Laga!



Domenica 23 febbraio ci sarà l’ultima escursione della prima edizione del programma “Le quattro stagioni del CEA”, una serie di quattro passeggiate in natura organizzate dal WWF Teramo con partenza dal Centro di Educazione Ambientale WWF “Monti della Laga” di Cortino (TE) nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il programma escursionistico si è sviluppato su quattro giornate distribuite nel corso dell’anno, una per stagione e ognuna caratterizzata dalla conoscenza di uno specifico ambiente.
L’escursione di domenica è quella invernale ed è legata alla storia dei Monti della Laga e di come questa abbia modificato il territorio.
Il punto di incontro è fissato presso il CEA del WWF alle ore 9 che si trova al bivio per Casa Greca appena fuori dall’abitato di Cortino. Dal CEA il gruppo di escursionisti partirà alle ore 9.30 per un percorso che non presenta difficoltà tecniche e che, dopo varie pause, si concluderà alle 16.30 con il rientro al CEA.
Per affrontare al meglio l’escursione servono scarpe e abbigliamento adatti al periodo invernale e una borraccia d’acqua. Il pranzo è al sacco e autonomo per ogni escursionista.
L’escursione è gratuita, ma è necessaria la prenotazione al numero 3392597935. 

20.2.20

Tornano gli aperitivi scientifici del WWF Teramo


L’edizione 2020 degli Aperitivi scientifici del WWF Teramo prende il via domani, venerdì 21 febbraio alle ore 18, presso “Stagioni Bistrot” in circonvallazione Ragusa n. 20 a Teramo, con il primo incontro con protagonista Filomena Ricci, Delegato regionale WWF Abruzzo, che interverrà sul tema “Clandestini in città. La fauna arriva nei centri urbani”. Verrà trattata la tematica della presenza della fauna selvatica in città, spiegandone i motivi e le modalità di ritorno e parlando di come è possibile la convivenza tra l’uomo e gli animali anche nei centri urbani.
“Il programma 2020 degli aperitivi scientifici del WWF Teramo, organizzati nell’ambito dei Café scientifique del WWF Italia, è formato da cinque appuntamenti con illustri relatori su argomenti legati alla natura e al territorio”, dichiara Fausta Filippelli del WWF Teramo. “Gli Aperitivi scientifici si confermano un punto fermo della programmazione annuale del WWF Teramo. Siamo alla sesta edizione: si tratta di una formula di successo che permette di avvicinare nuove persone a temi importanti e che prende spunto dai Café Scientifique anglosassoni, nati a Leeds nel 1998 e oggi attivi nel Regno Unito con oltre 40 esperienze sul territorio nazionale. Il WWF ha lanciato in Italia questo nuovo modello di intrattenimento scientifico: incontri di circa un’ora con esperti che provengono dal mondo universitario, della ricerca, ma anche attivisti e appassionati che affrontano un tema specifico e alla fine si intrattengono con i partecipanti per un aperitivo”.
I prossimi appuntamenti dell’edizione 2020 sono:
  • Venerdì 13 marzo ore 18 - Alessandro de Ruvo, Fotografo di montagna: LAGALAND. Viaggio tra i paesaggi dei Monti della Laga
  • Venerdì 3 aprile ore 18 - Adriano De Ascentiis, Direttore dell’Oasi WWF Riserva regionale dei Calanchi di Atri: La liquirizia in Abruzzo, una radice dolce
  • Venerdì 24 aprile ore 18 - Mauro Fabrizio, ecologo: Orsi, lupi e… bufale. Fakenews e strafalcioni ai tempi dei social network
  • Venerdì 15 maggio ore 18 - Luca Mennella, Metereologo e oceanografo: L’erosione costiera in Abruzzo: genesi, dinamiche e prospettive future

19.2.20

Regolamento Parco Gran Sasso-Laga: migliorare la partecipazione, tenendo ferma la tutela

 
Il Regolamento del Parco rappresenta uno strumento fondamentale. Insieme al Piano del Parco definisce gli ambiti entro i quali si articola l’azione dell’Ente e di tutti gli altri soggetti che operano all’interno dell’area protetta. Si tratta di un delicato strumento di gestione chiamato a disciplinare le diverse attività che possono svolgersi in un territorio che ha, non lo dimentichi, il massimo livello di protezione riconosciuto dalla legge italiana: regola l’intera “vita” del Parco e contestualmente garantisce il perseguimento delle sue finalità.
Abbiamo atteso 18 anni perché il Parco approvasse Piano e Regolamento.
È evidente che il ritardo con cui si è arrivati, anche se non tutto imputabile direttamente all’Ente Parco, ma spesso causato dalle diverse amministrazioni regionali che si sono succedute negli anni e dalle singole amministrazioni locali, ha richiesto all’Ente un’accelerazione notevole, ma la velocità di approvazione non può in alcun modo andare a discapito dei contenuti e della reale partecipazione.
Non ci uniamo certo al coro di coloro che, nel criticare il Regolamento, vedono strumentalmente un’occasione per osteggiare e indebolire l’esistenza stessa del Parco o portare un attacco a una parte politica. Tutti devono essere consapevoli che un Regolamento impone comportamenti e divieti al fine “di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del Paese” (art. 1, comma 1 della legge quadro sulle aree naturali protette n. 394/1991).
Pur avendo proposto modifiche a numerosi articoli che attengono non solo la conservazione, ma anche la fruizione del territorio, individuiamo la criticità principale nel metodo, certamente inadeguato, utilizzato dall’Ente per arrivare alla sua stesura.
L’importanza dello strumento in esame avrebbe dovuto spingere a un’azione più coinvolgente e partecipativa. Con rammarico registriamo, invece, un’assoluta assenza di promozione della fase di consultazione. Nel sito del Parco non è stato evidenziato alcun invito alla partecipazione, né vi sono spiegazioni sulle modalità di osservazione. L’Ente avrebbe dovuto presentare pubblicamente i contenuti e gli obiettivi del regolamento, organizzando momenti di incontro con tutti i portatori di interesse al fine di spiegare il perché di alcune scelte: ciò avrebbe permesso di chiarire alcuni passaggi che appaiono confusi e suscettibili di diverse interpretazioni.
Allo stesso modo, però, non ci convincono le riunioni organizzate successivamente da enti locali e territoriali volutamente limitate ai soli portatori di interessi particolari, come se a decidere di un territorio tutelato a livello nazionale ed europeo potesse essere solo chi vuole svolgervi un’attività economica.
A questo punto l’invito che rivolgiamo all’Ente Parco è quello di aprire un periodo di confronto, gestendolo in prima persona, come è giusto che sia. Siamo certi che questo consentirà di giungere, in breve tempo, ad un regolamento condiviso capace di assicurare tutela ambientale e sviluppo sostenibile.
Come sempre il WWF Abruzzo è pronto a collaborare.

15.2.20

Discarica Santa Lucia di Atri: è ora di mettere la parola fine a questa vicenda!


Conferenza stampa di comitati e WWF a Teramo

Questa mattina a Teramo il Comitato Difesa Ambiente Santa Lucia, l’Osservatorio Atriano e il WWF Teramo hanno tenuto una conferenza stampa per fare il punto sulla situazione della discarica Santa Lucia di Atri dopo la recente decisione della Regione Abruzzo di non autorizzare il terzo ampliamento.
Di fronte alla manifestata volontà del Commissario del Consorzio Piomba-Fino, Laura D’Alessandro, di ricorrere contro la decisione regionale è lecito chiedersi: “Quando è il momento di fermarsi? Quando arriverà il momento di confrontarsi?”.
Per il Commissario, supportato dal tecnico Nicola Frattura, non sembrano esserci mai dubbi, non esiste la necessità di confrontarsi con gli altri. Ostinatamente si vuole portare avanti il progetto dell’ampliamento fino ad arrivare a promuovere un ricorso al TAR per prolungare una vicenda che va avanti da anni!
Nessuno di chi sta decidendo sul futuro di un territorio ha sentito l’esigenza di confrontarsi con la comunità che quel territorio lo vive. Lontani molti chilometri da Atri si programma l’ennesima aggressione, compromettendo il futuro di chi vive in questa terra, di chi qui ha qui le sue aziende agricole, di chi ha puntato sullo sviluppo sostenibile attraverso una riserva naturale di valenza europea.
Nelle varie dichiarazioni che si sono susseguite, il Commissario non ha mai fornito dati reali e oggettivi, limitandosi ad affermazioni quasi apocalittiche sul mancato ampliamento e su ciò che questo potrebbe comportare per la nostra regione.
La verità, però, è ben diversa: la discarica di Atri con la capienza di 360.000 mc di rifiuti in più non è necessaria alla nostra regione.
Per capirlo è sufficiente studiare i dati forniti dall’ISPRA, l’Istituto che a livello nazionale elabora per il Governo i dati sulla produzione e sulla gestione dei rifiuti (qui i dati al 2018).
L’Abruzzo ha 1.400.000 abitanti e può contare su 6 discariche (Magliano de’ Marsi, Sulmona, Atri, Chieti, Cupello, Lanciano) per una volumetria residua di 870.790 mc. A questa si aggiunge la discarica di Notaresco con oltre 400.000 mc già autorizzati.
Per dare un’idea della situazione delle altre regioni, la sola città di Roma, che conta circa 3 milioni di abitanti (2 volte l’Abruzzo!), potrebbe avvalersi di sole 5 discariche presenti in tutta la regione (Civitavecchia, Colleferro, Roccasecca e 2 a Viterbo) per una volumetria residua di 690.000 mc.
Dai dati del catasto rifiuti dell’ISPRA riferiti alla Regione Abruzzo, risulta che dall’anno 2015 al 2016 ci sia stata una decrescita del 7% nella produzione di rifiuto indifferenziato, con un ulteriore decremento del 5% nel 2017.
Ci si aspetterebbe un decremento del materiale portato nelle discariche abruzzesi. E invece è accaduto esattamente il contrario: lo smaltimento nelle discariche abruzzesi è cresciuto! Si è passati dai 122.950 mc di rifiuti trattati nel 2015 ai 245.546 mc nel 2017. Una crescita che si può spiegare come il risultato del libero scambio tra Regioni di rifiuti trattati.
Ricordiamo nella discarica di Atri possono essere smaltiti anche rifiuti di altre regioni, senza accordo tra Regioni, ma semplicemente tramite contratti tra i gestori degli impianti.
In questo modo, al fine di ricavarne un profitto, per chi gestisce una discarica come quella di Atri è stato possibile “ospitare” i rifiuti di altre regioni, facendo esaurire le volumetrie disponibili in tempi molto più rapidi mettendo poi tutta la regione in una costante “emergenza-rifiuti”.
Quando si ricopre un ruolo di responsabilità è necessario agire con equilibrio, sensibilità e lungimiranza, rinunciando a voler imporre in tutti i modi la propria volontà. Manager e commissari con responsabilità così grandi e, di conseguenza, con importanti riconoscimenti economici devono confrontarsi con chi è destinatario delle ricadute delle loro scelte.
Il compito del Commissario del Consorzio Piomba-Fino non è quello di aprire nuove discariche, ma quello di gestire al meglio la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti del comprensorio che deve amministrare.
Atri, Silvi e Pineto da anni mettono a gara la gestione dei rifiuti in completa autonomia senza avvalersi del Consorzio. Perché?
Ai comitati e alle associazioni risulta che l’impianto riaperto nel 2015 non abbia ospitato nemmeno 1 Kg della spazzatura atriana o dei comuni limitrofi. Se esistono prove del contrario invitiamo il Commissario a confrontarsi sul punto magari rendendo pubblici i registri di carico e scarico.
È poi noto che i Consorzi di gestione dei rifiuti da anni sono destinati a essere soppressi per far posto all’AGIR, Autorità Gestione Integrata Rifiuti di livello regionale. Il ruolo di un Commissario dovrebbe essere quindi quello di gestire questa fase di passaggio recuperando i crediti ed evitando nuovi indebitamenti. E invece si continua a sostenere, così come si è già fatto credere per giustificare l’ultimo ampliamento di 90.000 mc, che è necessario creare la nuova discarica perché così gli incassi serviranno per bonificare le discariche precedenti. Continuiamo a danneggiare un territorio per far finta di “riparare” i danni già fatti!
Perché i piani di risanamento per i deficitari bilanci consortili non sono mai stati presentati? Tutta questa gestione continua a mostrare grossi problemi: ricordiamo che a luglio 2019 il solo Comune di Atri ha dovuto coprire col suo bilancio oltre 400.000 euro di debiti del Consorzio Piomba-Fino.
Perché non si presenta un piano per la definitiva chiusura del Consorzio, ora che tutti i Comuni debitori hanno transato il proprio debito?
Invitiamo il Commissario del Consorzio Piomba-Fino a recedere dal suo intento di ricorrere al TAR contro la decisione della Regione, aggravando ulteriormente il bilancio del Consorzio con ripercussioni sui Comuni e di conseguenza su tutta la comunità, avvertendolo che se si dovesse “inutilmente” perseguire su questa strada invieremo una segnalazione alla Corte dei conti.
Se si dovesse insistere su questa strada, chi è nelle facoltà di farlo dovrebbe intervenire superando questa fase commissariale o individuando un nuovo commissario che vada nella direzione auspicata dai cittadini, dagli enti locali e, ora, anche dai competenti uffici regionali. Un Commissario che finalmente si relazioni con i comuni aderenti al Consorzio che stanno chiedendo di chiudere la discarica. Un Commissario che prenda coscienza che in questo territorio i cittadini da anni oramai, attraverso la raccolta differenziata, stanno percorrendo nuove strade in materia di gestione dei rifiuti, cittadini che sono stufi di vedere il proprio territorio invaso da rifiuti provenienti da realtà extraregionali che, al contrario di loro, continuano a buttare rifiuti nei cassonetti senza differenziare alcunché!!!

14.2.20

San Valentino anche per i Fratini!

Foto di Angelo Stama, Guida del Borsacchio
Complici anche le temperature molto meno fredde rispetto al consueto, sulle spiagge abruzzesi in questi giorni si iniziano a vedere le prime coppie di Fratino per l’avvio della fase del corteggiamento.
“Da un lato è sicuramente un bel modo per festeggiare San Valentino e la festa degli innamorati”, dichiara Filomena Ricci, delegata regionale del WWF Abruzzo. “Dall’altra però siamo preoccupati per i segni sempre più evidenti dei cambiamenti climatici in atto e per la necessità di attivarsi da subito per la tutela di questa specie che nidifica proprio sul litorale ed è messa a rischio dal livellamento e dalla pulizia meccanica delle spiagge, dai cani e gatti vaganti e da atti di vandalismo sui nidi”.
Anche quest’anno il WWF Abruzzo, nell’ambito del Progetto Salvafratino Abruzzo che porta avanti insieme all’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano”, ha inviato una nota ai 19 comuni costieri abruzzesi e alle aree naturali protette presenti sulla nostra costa con allegate le “Linee guida per Amministrazioni Comunali in merito alla gestione del Fratino (Charadrius alexandrinus)”: un breve documento (riportato in calce al presente comunicato) che fornisce alcuni semplici suggerimenti per tutelare questo piccolo uccello nidificante anche sulle spiagge della nostra regione e purtroppo in forte declino in tutta Italia.
Il numero dei Fratini è infatti in calo anche da noi, come si evince dal dossier “Il Fratino in Abruzzo” recentemente pubblicato dal WWF con i dati dei censimenti e dei monitoraggi condotti fino all’estate 2019, nonché il quadro delle attività svolte negli ultimi anni. Il dossier è gratuitamente scaricabile qui.
Nel 2019 i nidi censiti e seguiti dai volontari del Progetto Salvafratino sono stati 43, ma solo in 22 casi la cova si è conclusa con successo. Più della metà dei nidi sono stati individuati in due siti: la spiaggia di Ortona e la Riserva regionale del Borsacchio a Roseto degli Abruzzi. In altre aree dove i fratini erano presenti in passato come Vasto e Pescara sembrano invece scomparsi, almeno come sito di nidificazione.
“Grazie ai volontari che operano sulla costa da soli o all’interno di associazioni e comitati, da anni portiamo avanti campagne di monitoraggio dei nidi presenti sulle spiagge abruzzesi, oltre a giornate di pulizia a mano di tratti di litorale interessati dalla presenza di nidi, attività di comunicazione e programmi di educazione ambientale con le scuole”, dichiara Fabiola Carusi, referente del WWF per il Progetto Salvafratino Abruzzo. Segnaliamo a tutte le amministrazioni competenti i nuovi nidi ricordando di mettere in atto alcuni accorgimenti relativi a pulizia delle spiagge, controllo dei cani e dei gatti vaganti, tutela della vegetazione spontanea, ecc. per non arrecare danni o disturbo alla specie. Le stesse Ordinanze balneari che la Regione Abruzzo promulga all’inizio della stagione stabiliscono che, nelle operazioni di livellamento e allestimento delle aree in concessione e delle spiagge libere comunali, devono essere salvaguardate le zone vocate al fine di consentire la schiusa delle uova del Fratino. E la FEE da alcuni anni ha inserito tra i criteri di aggiudicazione della “Bandiera Blu” la tutela del Fratino oltre a quella della tartaruga Caretta Caretta”.
Il Fratino, proprio perché registra una consistente regressione in Italia e in Europa, è una specie fortemente protetta da norme nazionali e internazionali. Ma la sua salvezza dipende dalle azioni concrete che si vorranno mettere in atto per la tutela sue e dei suoi habitat.
“Comuni, aree protette e Regione devono impegmarsi molto di più di quanto hanno fatto finora”, conclude Filomena Ricci. “Ma anche i singoli cittadini possono essere d’aiuto, partecipando da volontari al Progetto Salvafratino Abruzzo. Bastano anche poche ore per vigilare su brevi tratti di spiaggia e partecipare così ad un grande progetto di conservazione dal basso. Rivolgiamo un invito a tutti coloro che sono interessati a scriverci a abruzzo@wwf.it.

Linee guida per Amministrazioni Comunali in merito alla gestione del Fratino (Charadrius alexandrinus).
 
Pulizia dell’arenile
Prima di procedere alla pulizia meccanica della spiaggia si deve verificare se l’area su cui si deve intervenire è stata interessata in passato dalla presenza e dalla nidificazione del Fratino. Solitamente i nidi vengono segnalati ogni qual volta vengano individuati alle amministrazioni comunali competenti del territorio. Pertanto ogni Comune dovrebbe essere a conoscenza dello “storico” degli anni passati: in ogni caso i volontari del WWF Abruzzo e delle altre associazioni che operano nell’ambito del progetto Salvafratino sono a disposizione per fornire informazioni.
La pulizia delle spiagge libere, qualora ve ne sia necessità, deve comunque essere effettuata al massimo entro la prima metà del mese di marzo. Successivamente a tale data il Fratino inizia a nidificare per cui è bene consultare il WWF Abruzzo o altro gruppo di volontari del Progetto “Salvafratino” per conoscere le aree interessate dalla nidificazione nel territorio di competenza.
Qualora si dovesse presentare la necessità di pulire le spiagge libere in periodi di nidificazione (da metà marzo alla fine di luglio), si deve procedere manualmente dove è segnalata la presenza del Fratino assicurando la presenza di esperti.
Si sottolinea che nei tratti di costa in cui sono presenti le dune la pulizia meccanica della spiaggia, anche quando strettamente necessario e consentito, deve svolgersi ad almeno 10 metri dal piede della duna o dalle aree delimitate con funi e paletti.
Per quanto riguardano gli eventi di pulizia a mano del litorale finalizzati alla raccolta di rifiuti di plastica o di altro materiale non organico, si tratta di iniziative importanti e apprezzabili che però, se condotte con un gran numero di partecipanti e senza la supervisione di esperti, possono rappresentare un problema se avvengono nel periodo di nidificazione del Fratino. Possono essere svolte senza problemi nel periodo settembre/febbraio, ma dal mese di marzo in poi è bene chiedere informazioni al WWF Abruzzo o altro gruppo di volontari del Progetto “Salvafratino”.
 
Realizzazione di aree dedicate alla tutela
Seguendo l’esempio del Comune di Alba Adriatica (TE) dove, per la prima volta in Abruzzo l’Amministrazione, collaborando con il WWF e l’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, ha realizzato un’area dedicata al Fratino e al Giglio di Mare, possono individuarsi aree – anche di limitate dimensioni – dedicate alla tutela del litorale.
Proprio l’esempio di Alba Adriatica ha dimostrato peraltro come questa specie possa essere tutelata usando pochi accorgimenti anche in luoghi a forte presenza turistica.
Nelle aree dove è certa e abitudinaria la presenza nel periodo primaverile-estivo, anche al fine di non incorrere in problematiche legali qualora i nidi dovessero essere incautamente distrutti, è opportuna la creazione di piccole aree interdette alla fruizione turistica e alla pulizia meccanica, mediante delimitazioni con pali e funi. Da valutare l’eventuale predisposizione di reti leggere che delimitino l’area per evitare l’ingresso ad altri animali che potrebbero predare i nidi.
Per consentire ai bagnanti di raggiungere comunque agevolmente la spiaggia, tali aree possono essere dotate, se necessario, di passerelle di legno.
In queste aree è bene posizionare pannelli didattici al fine di fornire un’adeguata informazione e sensibilizzare cittadini e turisti.
Allo scopo di prevenire atti di vandalismo va anche valutata la possibilità di dotare tali aree di un sistema di videosorveglianza.
 
Divieto di ingresso ai cani nelle aree di nidificazione
I cani in spiaggia possono rappresentare una minaccia per il Fratino sia perché danneggiano i nidi, sia perché arrecano stress alla specie nella fase della cova.
Nel 2014 la Regione Abruzzo ha approvato la legge 17 aprile 2014, n. 19 sull’ingresso degli animali d’affezione in spiaggia. Ai sensi della normativa richiamata, entro il 30 marzo di ogni anno, i Comuni possono individuare le aree in cui è vietato l’accesso di cani e altri animali da affezione proprio per non arrecare danni al Fratino. In tali aree è opportuno posizionare cartelli di divieto per l’accesso ai cani che illustrino anche la motivazione di tale divieto, mentre in tutte le altre aree (in cui è consentito l’accesso ai cani), è altrettanto opportuno potenziare o, dove è del tutto assente, installare, una segnaletica che inviti a controllare i cani sulle spiagge.
 
Interventi di ripascimento
Fermo restando il rispetto delle procedure fissate dalle vigenti normative di settore, vanno evitati - in particolare nelle fasi di nidificazione, schiusa e involo - il prelievo e lo scarico di sabbia in aree in cui il fratino nidifica poiché tali interventi possono compromettere l’habitat della specie e provocano la distruzione o l’abbandono dei nidi.
 

13.2.20

Lungo il parco fluviale del Vezzola: via il verde, arrivano le auto!

 
Le strutture teramane di WWF e FIAB hanno avuto segnalazione di lavori in corso all’interno di un’area adiacente la struttura dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) e in prossimità del parco fluviale del Vezzola, per la realizzazione di un parcheggio a servizio dell’Istituto stesso con relativa strada di accesso.
Da un primo e sommario controllo sul vigente P.R.G. del Comune di Teramo l’area ricade all’interno in zona B3 (zone di completamento e di integrazione urbana, in area urbana). Si trova a ridosso del torrente Vezzola, in zona R2 di rischio e p2 di pericolosità del PSDA in un contesto di pregio ambientale, caratterizzato da vegetazione ripariale e dal parco fluviale con gli annessi percorsi pedonali e ciclabili.
Gli interventi finora effettuati hanno portato al taglio di alberature e alla realizzazione di una strada che dovrebbe collegare il parcheggio alla viabilità esistente.
WWF e FIAB evidenziano come la sottrazione di aree verdi per la realizzazione di un parcheggio, tra l’altro a ridosso di un sistema fluviale già messo in crisi da interventi antropici e in una zona a rischio esondazioni, costituisca un grave danno per l’ambiente circostante e per l’intera città di Teramo, colpendo il Parco fluviale Tordino-Vezzola con consumo di suolo e impermeabilizzazione di aree che dovrebbero essere utilizzate per verde pubblico attrezzato.
Il bisogno di parcheggi per l’IZS dipende dalla mancanza di una seria politica di mobility management da parte dell’Istituto stesso che favorisca gli spostamenti dei dipendenti con mezzi pubblici, a piedi e/o in bicicletta e l’utilizzo del vicino parcheggio di Piazzale San Francesco.
D’altra parte, se ogni ente e organismo con sede in città volesse realizzare un proprio spazio per la sosta delle auto dei dipendenti dovremmo infrastrutturare a parcheggi metà della città di Teramo, incentivando, tra l’altro, l’utilizzo dell’autovettura privata, andando controcorrente rispetto a tutte le politiche ambientali europee e nazionali degli ultimi anni.
WWF e FIAB chiedono al Comune di Teramo e all’IZS di abbandonare il progetto di parcheggio adottando, da subito, interventi alternativi per la mobilità casa/lavoro dei dipendenti, riqualificando a verde l’area interessata e ripristinando le alberature abbattute.
Le Associazioni sono a disposizione per collaborare con gli Enti interessati alla risoluzione delle problematiche che hanno portato alla progettazione di nuovi posti auto, trovando alternative alla realizzazione del parcheggio che, come dimostrano numerosi studi, diventerebbe un attrattore di traffico non risolvendo il problema della sosta e, anzi, aumentando la congestione del traffico nel quartiere interessato.

12.2.20

Importante stop all’impianto di trattamento di rifiuti liquidi a Nereto


Il rigetto dell’istanza della Ditta Wash per la realizzazione di una piattaforma per il trattamento di rifiuti liquidi a Nereto (TE) nel corso della conferenza di servizi dello scorso 10 febbraio rappresenta un’ottima notizia sia per il territorio che per il rispetto della legge.
Nella fase consultiva enti locali, comitati locali, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria ed esponenti politici hanno più volte evidenziato tutte le problematiche nell’iter procedimentale seguito, nonché l’impatto ambientale che sarebbe derivato dalla realizzazione dell’impianto.
Una procedura nata tre anni fa che si era sostanzialmente avvitata su se stessa su un doppio binario legato all’autorizzazione del nuovo impianto di trattamento rifiuti, da un lato, e alla presunta sanatoria per la concessione di prelievo di acqua per l’impianto già esistente di lavanderia industriale, dall’altro.
Dal punto di vista ambientale questo stop deve rappresentare il punto di avvio per il risanamento dell’area del Torrente Vibrata.
Il “Piano di Tutela delle Acque” regionale classifica lo stato ecologico del bacino del Vibrata come “cattivo” a causa di ben 19 pressioni esistenti: depuratori di acque reflue urbane, siti industriali abbandonati, prelievi ad uso industriali, abbandono di rifiuti, discariche da sottoporre a bonifiche o comunque con superamento di concentrazioni soglia di contaminazione, ecc.. E sempre nel Piano la situazione del Vibrata viene descritta in termini molto gravi: “il corpo idrico presenta criticità nel tratto a monte, dovuta ad una scarsa portata idrica per più periodi durante l'anno in cui la portata del fiume è data solamente dallo scarico dell’impianto di S.Egidio (conforme). Si tratta di un corpo idrico con delle pressioni antropiche elevatissime rispetto alla portata dello stesso e alla capacità autodepurativa. Il carico di reflui urbani è elevatissimo e costituisce l’intera portata del corpo idrico. Anche le pressioni agricole sono notevoli e l’area è una Zona Vulnerabile da Nitrati di origine agricola”. E diversi altri studi condotti sull’area evidenziano problematiche nella falda, nelle acque superficiali e in tutta la piana del Vibrata.
Come richiesto da sempre, il WWF ribadisce che è tempo di avviare per il bacino del Vibrata un piano di risanamento ambientale che miri all’eliminazione degli apporti inquinanti e contestualmente alla rinaturalizzazione del corso d’acqua.

8.2.20

Discarica di Atri: bocciato il terzo ampliamento


Nella seduta del 6 febbraio scorso il Comitato VIA della Regione Abruzzo ha bocciato l’ampliamento della discarica di Santa Lucia di Atri e confermato il parere negativo già espresso nella seduta del 30 settembre 2019.
Non sono serviti i 90 giorni concessi al Consorzio Piomba Fino per dimostrare la correttezza del proprio progetto e superare le criticità messe in luce dalle numerose osservazioni presentate dal WWF, dal Comitato Tutela Ambientale Santa Lucia e dal Comune di Atri (che ha recentemente coinvolto anche l’avvocato ambientalista Francesco Paolo Febbo).
Con la definitiva bocciatura si chiude una vicenda che si è trascinata per circa 20 anni. Non poteva andare diversamente: questa lunga battaglia in difesa dell’ambiente, della salute cittadini e dei reali interessi della comunità ha dimostrato come il territorio si possa ottimamente difendere con il lavoro di squadra e la partecipazione collettiva dei cittadini tutti. Uniti si vince.
È giusto sottolineare l’impegno, all’inizio solitario, del Comitato Santa Lucia e del WWF, i quali si sono spesi moltissimo in questi anni per far comprendere alla comunità Atriana l’importanza di questa battaglia. Il WWF Teramo da sempre ha seguito la vicenda e creato alleanze importanti con i cittadini, attraverso l’azione del Comitato Santa Lucia e con l’attuale Amministrazione municipale che ha saputo comprendere l’importanza della vicenda e scegliere di stare dalla parte del proprio territorio. Importante anche l'apporto della locale sezione di Italia Nostra sempre in prima fila per la difesa del territorio e dell'Osservatorio atriano. 
L’importante decisione del 6 febbraio scorso tuttavia non chiude la questione: è necessario concentrarsi ora sulla giusta bonifica dei vecchi invasi e sulla definitiva cancellazione dal Piano Regionale Rifiuti della previsione dei 360.000 mc della discarica Santa Lucia. Su questi temi il WWF Abruzzo continuerà a tenere alta l’attenzione.
Il WWF Teramo è pronto intanto a incontrare il Consorzio Piomba Fino per collaborare all’implementazione di tante attività necessarie: la creazione di un centro del riuso per lavorare sulla riduzione dei rifiuti, il compostaggio di comunità per trattare meglio la frazione organica, il miglioramento della qualità della raccolta differenziata e la valutazione del suo effettivo recupero.
I cittadini di Atri producono circa 5000 tonnellate annue di rifiuti e ogni cittadino contribuisce con 425 kg annui (dati 2018): troppi per una città che vuole fare della tutela ambientale la propria caratteristica principale. La riduzione dei rifiuti deve divenire l’obiettivo principale di Atri tutta: Consorzio, Amministrazione e cittadini.
«Chiediamo – commenta Filomena Ricci, delegato regionale del WWF Abruzzo - alla Regione, al presidente Marsilio e all’assessore Campitelli di dare una sterzata decisiva alla gestione del settore, da troppi anni in un pericoloso stato di stallo. Mancano impianti per trattare la frazione organica e non sono state implementate, come si dovrebbe, iniziative volte a ridurre la produzione dei rifiuti. È inoltre quanto mai necessario dare certezza alla governance: la Regione deve esprimersi sull’attivazione dell’AGIR (Autorità Gestione Integrata dei Rifiuti Urbani): l’attuale incertezza rende per tutti i Comuni difficile e costosa la gestione del proprio pattume. Per questo chiediamo a Marsilio e Campitelli la convocazione degli stati generali dei rifiuti».

4.2.20

Al via il Corso per educatore ambientale all’Oasi WWF Fosso Giardino di Martinsicuro

 
Sono aperte le iscrizione per il Corso di educatore ambientale presso l’Oasi WWF "Fosso Giardino" di Martinsicuro (TE). Il Corso è finalizzato alla formazione di base su principi ecologici, educazione ambientale, conoscenza del Sistema Oasi del WWF e in particolare dell’Oasi WWF “Fosso Giardino”.
Il corso si articola in 11 incontri, tutti con esperti del settore, e rappresentano anche un momento di confronto e di approfondimento per chi già opera nel campo dell’educazione e comunicazione ambientale. Saranno trattati temi di grande attualità come la tutela della biodiversità, i cambiamenti climatici, la gestione delle risorse umane, l’organizzazione di gruppi di lavoro e laboratori educativi, lo sviluppo del turismo responsabile. Si cercherà inoltre di fornire gli elementi di base utili per identificare le numerose specie vegetali e animali presenti nell’Oasi WWF “Fosso Giardino”.
Le lezioni si terranno presso l’Oasi WWF “Fosso Giardino” a settimane alterne a partire da sabato 8 febbraio e andranno avanti per un periodo di circa due mesi. Al termine ci sarà un incontro finale con la consegna degli attestati di partecipazione.
Per informazioni su partecipazione, iscrizione e costi scrivere a cooperativa.clematis@gmail.com o telefonare al numero 3443405302.

2.2.20

Aperitivi scientifici del WWF Teramo. Edizione 2020


5 nuovi appuntamenti con gli Aperitivi scientifici del WWF Teramo
Venerdì 21 febbraio ore 18
Filomena Ricci, Delegato WWF Abruzzo
Clandestini in città. La fauna arriva nei centri urbani

Venerdì 13 marzo ore 18
Alessandro de Ruvo, Fotografo di montagna
LAGALAND. Viaggio tra i paesaggi dei Monti della Laga

Venerdì 3 aprile ore 18
Adriano De Ascentiis, Direttore Oasi WWF Calanchi di Atri
La liquirizia in Abruzzo, una dolce radice

Venerdì 24 aprile ore 18
Mauro Fabrizio, ecologo
Orsi, lupi e… bufale. Fakenews e strafalcioni ai tempi dei social network

Venerdì 15 maggio ore 18
Luca Mennella, Metereologo e oceanografo
L’erosione costiera in Abruzzo: genesi, dinamiche e prospettive future

Stagioni - Bistrot all’italiana
Circonvallazione Ragusa n. 20 – Teramo

Uscire fuori dalla logica delle discariche

Discarica Santa Lucia di Atri (foto tratta da Cityrumors)
Dalla discarica di Atri a quella di Cerratina in Val di Sangro sale l’attenzione sul vecchio modello di gestione dei rifiuti ormai superato e insostenibile sia sul piano ambientale che su quello economico.
Cominciamo dalla infinita storia del terzo ampliamento (per 300mila mc) della discarica Santa Lucia di Atri: il progetto il 30 settembre dello scorso anno è stato bocciato in sede di Comitato di Valutazione di Impatto Ambientale, ma la Regione sta tergiversando invece di chiudere definitivamente la questione. Una situazione assurda, con il Consorzio Piomba-Fino che sembra voler ignorare la volontà dei suoi stessi soci (i Comuni) che non hanno alcun interesse a conferire il pattume in una discarica priva di impianti di trattamento: qualora se ne servissero, infatti, dovrebbero far transitare i rifiuti in altre strutture attrezzate e solo dopo conferire nell’impianto consortile con notevole aggravio dei costi di trasporto. Senza dimenticare che il Consorzio Piomba-Fino è stato commissariato, nelle more della costituzione dell’AGIR, proprio per avviare la sua definitiva chiusura: c’è da chiedersi perché mai un Ente destinato a “scomparire” debba arrogarsi il diritto di decidere del futuro di un territorio e di chi lo abita?
Ancor più assurda la vicenda della discarica di Cerratina che senza alcun progetto in atto ventila un ampliamento (ma bisognerebbe probabilmente chiamarla nuova discarica!) per ben 800mila mc.
«In un Abruzzo nel quale - sottolinea il presidente regionale di Legambiente, Giuseppe Di Marco - i Comuni Ricicloni con una raccolta differenziata superiore al 65% rappresentano il 60% del totale, non c’è più spazio per una politica delle discariche. Gestioni efficaci e ben organizzate, raccolta porta a porta, politiche di prevenzione, tariffazione adeguata per disincentivare la produzione dei rifiuti e aumentare la qualità dei diversi materiali raccolti, sono gli ingredienti fondamentali per lavorare alacremente sul riciclo, sull’utilizzo della materia prima seconda che ne deriva e sulla chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso gli impianti utili e necessari come i biodigestori anaerobici».
Bene hanno fatto gli imprenditori che in Val di Sangro si sono levati in protesta contro l’ampliamento. Non va dimenticato che negli ultimi anni più del 52% delle imprese ha investito in modelli produttivi sostenibili registrando significativi aumenti in fatturato (+58%), export (+49%) e occupazione (+41%) rispetto alle aziende che invece non hanno adottato la linea green (GreenItaly 2017, fonte Unioncamere). Gli effetti benefici dell’economia circolare sulla reputazione aziendale sono altrettanto evidenti: il 78% delle aziende europee che ha adottato pratiche o iniziative di circular economy ha visto crescere la propria reputazione (fonte Ipsos).
Con l’approvazione del pacchetto dell’economia circolare sono stati inoltre introdotti obiettivi per la preparazione al riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti (50% già quest’anno; 60% nel 2030; 65% nel 2035). Per raggiungere questi target occorre fin da ora impostare e adeguare la rete impiantistica a supporto di queste operazioni, in assenza della quale continuiamo ad assistere alla mancata chiusura del ciclo, al ricorso alle discariche e al trasferimento dei rifiuti raccolti verso altre regioni o all’estero.
La vera sfida è il trattamento e recupero della frazione organica, a partire da digestione anaerobica e compostaggio. Attualmente infatti la forsu rappresenta in Abruzzo circa il 43% del quantitativo raccolto con la differenziata. L’ultimo rapporto del CIC indica come ad oggi gli impianti di digestione anaerobica per il trattamento dell’organico ne intercettino appena 3 milioni di tonnellate, meno della metà, e in Abruzzo viviamo una realtà ancor più delicata tra ritardi (vedi impianto previsto nel Vastese dal consorzio Civeta che, invece, continua ad apparire sulla cronache per gli incendi in discarica) e vertenze territoriali diffuse che evidenziano una realtà complessa e confusa. Considerando che nei prossimi anni la raccolta differenziata dell’umido aumenterà ancora, è evidente la carenza impiantistica cui siamo di fronte, che costringe la nostra Regione a flussi in uscita non più accettabili, anche alla luce dell’autosufficienza prevista dall’ultimo Piano dei rifiuti già a partire dall’anno in corso. Per archiviare la stagione delle discariche serve dunque completare il sistema impiantistico per il riciclo e il riuso dei rifiuti, urbani e speciali, rendendo davvero autosufficiente la nostra Regione che a partire dallo scorso anno, da Piano regionale dei rifiuti esistente, dovrebbe operare appunto in autosufficienza. E non c’è finalità pubblica che giustifichi impianti sovradimensionati rispetto alle reali esigenze regionali, solo per garantire un’apparente sostenibilità economica che rischia di alimentare ancora gestioni private.
«Non serve – ha dichiarato il delegato Abruzzo del WWF Italia Filomena Ricci – continuare ad ammucchiare rifiuti in depositi dannosi per l’ambiente e sempre più grandi, così come non serve bruciarli. Occorre una seria politica che punti in primo luogo alla riduzione degli scarti anche attraverso il riuso e il riciclaggio. Per quanto riguarda la frazione organica anche il compostaggio domestico e quello di comunità, soprattutto in una regione come l’Abruzzo, possono offrire un contributo importante e vanno per questo incentivati. L’obiettivo dev’essere rifiuti zero e prima ancora discariche e bruciatori zero».

Basta con sbarramenti e cemento che uccidono i nostri fiumi


Il 25 gennaio in tutta Italia sono state organizzate quasi cento manifestazioni "La protesta dei pesci di fiume" contro l’idroelettrico selvaggio e per denunciare i troppi mali che affliggono i corsi d’acqua italiani e l’indifferenza della politica verso la crisi climatica in atto.
Le conseguenze dei cambiamenti climatici potrebbero, nell’arco di poche decine di anni, stravolgere il Paese. Un recente studio dell’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha evidenziato come il problema dell’innalzamento dei mari e segnatamente dell’Adriatico avrà a breve conseguenze drammatiche per le città costiere. Eppure la politica continua a trattare l’ambiente con drammatica incompetenza.
Un esempio per tutti: il decreto Rinnovabili FER 1 che non ha eliminato gli incentivi agli impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, com’era invece previsto nella bozza originale, fissando però, in ossequio alle direttive europee, dei criteri da rispettare. Criteri che invece si sta cercando di aggirare nella loro concreta applicazione aprendo la strada a un idroelettrico selvaggio che, a fronte di una irrisoria produzione di energia, creerebbe danni incalcolabili a fiumi e torrenti. 
Per questo 18 associazioni ambientaliste hanno chiesto al Ministro Costa di imporre una rigorosa applicazione delle norme, al fine di evitare che vengano concessi incentivi a centinaia di nuovi impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque.
In Abruzzo Legambiente e WWF hanno indetto un flash-mob alla foce del fiume Pescara, il maggiore corso d’acqua della regione e uno dei più tartassati.
Sul tema dell’idroelettrico il delegato del WWF Abruzzo, Filomena Ricci, il presidente di Legambiente Abruzzo, Giuseppe Di Marco, e il presidente del WWF Chieti-Pescara, Nicoletta Di Francesco, hanno presentato una “letterona” per il ministro Costa, di cui si riporta qui di seguito il contenuto:
Gent.mo Ministro Costa, 
dall’Abruzzo “regione verde d’Europa” le chiediamo di prescrivere la rigorosa applicazione delle Tabelle del Decreto Direttoriale 29 del Ministero dell’Ambiente, per evitare danni enormi agli ecosistemi fluviali. 
Il Decreto Rinnovabili non ha infatti eliminato gli incentivi agli impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, benché questo fosse inizialmente previsto. 
Per porre un argine al proliferare di progetti impattanti ha comunque condizionato le autorizzazioni al rispetto delle linee guida e delle Tabelle. 
Il rispetto delle Tabelle metterebbe un argine a quelle pratiche nefaste che hanno dato via libera a più di un migliaio di progetti in contrasto con la Direttiva Acque. 
La biodiversità acquatica rischia un danno immenso a fronte di un contributo di energia rinnovabile irrisorio. 
Ministro, non ci deluda.

22.1.20

Ampliamento della discarica di Atri: se 11 anni non sono sufficienti...

Una manifestazione ad Atri contro il terzo ampliamento della discarica
La storia del terzo ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri non ha fine. Dopo 11 anni il Commissario del Consorzio Piomba-Fino sembra ancora non avere le idee chiare sugli impatti ambientali che un ampliamento di 300.000 mc comporterebbe.
La Regione si ostina a tenere aperto un procedimento che si sarebbe dovuto chiudere dopo il parere del suo Comitato VIA espresso il 30 settembre dello scorso anno.
Ma tutta la vicenda dell’ampliamento è incredibile e si basa sulle proroghe che hanno contribuito a creare confusione nel procedimento regionale a tutto vantaggio del Consorzio Piomba-Fino.
Il Consorzio sembra puntare tutta la sua esistenza proprio sull’ampliamento della discarica, non interessandosi delle volontà dei suoi soci (i Comuni) che, al contrario, non hanno alcun interesse a conferire rifiuti in una discarica senza impianti di trattamento: qualora se ne servissero, infatti, dovrebbero far trattare i rifiuti in altri impianti e solo dopo conferire nell’impianto consortile con notevole aggravio dei costi di trasporto.
 
Riassumendo la lunga vicenda…
Il 30 settembre 2019 il Comitato VIA della Regione Abruzzo boccia il progetto dell’ampliamento della discarica e invia al Consorzio Piomba-Fino il preavviso di rigetto ai sensi dell’art. 10-bis della Legge n. 241/90 che recita: “Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l’autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo…".
Incredibilmente, il Consorzio, non solo lascia passare i dieci giorni previsti dalla legge senza produrre nulla, ma chiede ancora una proroga e ottiene, con nota dalle Regione Abruzzo del 30 ottobre 2019, ulteriori 90 giorni per svolgere le proprie controdeduzioni.
Già l’inerzia dimostrata dal 2009 (anno dell’apertura della pratica sull’ampliamento) ad oggi sarebbe motivo sufficiente per chiudere la questione, ma nel caso specifico precise previsioni normative avrebbero dovuto spingere la Regione a pronunciarsi in maniera definitiva e negativa.
Non solo! Il 16 gennaio 2020 il Consorzio Piomba-Fino ha inviato le proprie osservazioni al preavviso di rigetto, ma sembra che neppure questi ulteriori 90 giorni siano bastati.
Il Consorzio, infatti, continua ad utilizzare le stesse motivazioni progettuali senza spiegare come intende superare le problematiche ambientali che l’ampliamento provocherebbe e che il Comitato VIA della Regione Abruzzo ha messo in luce.
Oltretutto, in base alla Direttiva “Habitat”, l’ampliamento della discarica, potendo avere effetti sul vicino Sito di Interesse Comunitario, oggi Zona di Conservazione Speciale, deve essere sottoposto a Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) con lo scopo di salvaguardare l’integrità dell’area. Ma dalla lettura della nota del Consorzio del 16 gennaio si evince che non è stato ancora definito lo studio della VINCA che si sarebbe dovuto chiudere in fase progettuale. Dunque il procedimento VINCA, che si conclude con il parere del Comune di Atri, non sembra proprio che sia stato acquisito.
Come intende procedere ora il Comitato VIA della Regione Abruzzo?
Non può riaprire un procedimento che di fatto è già chiuso. Se la pratica dovesse comunque andare avanti si prospettano dunque ulteriori problemi che, come WWF, evidenzieremo in tutte le sedi, compresa quella giudiziaria.
WWF, Comune, Riserva regionale dei Calanchi di Atri e Comitato locale hanno già chiesto al presidente Marsilio e all’assessore Campitelli un incontro per affrontare le particolarità di questo procedimento e conoscere definitivamente la posizione della Regione Abruzzo, non solo sull’ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri, ma sull’intero sistema di gestione dei rifiuti abruzzese che sembra davvero vivere da anni una pericolosa situazione di stasi.
Del resto, il Consorzio Piomba-Fino, nelle more della costituzione dell’AGIR, è stato commissariato proprio per avviare la sua definitiva chiusura: perché un Ente destinato a “scomparire” deve decidere del futuro di un territorio e di chi lo abita?
 
Scheda sull’impatto dell’ampliamento.
Le motivazione opposte dal Comitato VIA della Regione Abruzzo alla fine di settembre erano già state evidenziate nelle osservazioni presentate dal WWF Abruzzo e dalla Riserva dei Calanchi di Atri. L’area interessata dal progetto non appare compatibile con i Criteri Localizzativi del Piano Regionale Gestione Rifiuti approvato con Delibera del Consiglio Regionale n. 110/8 del 2 luglio 2018, tanto che lo stesso Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo il 30 settembre 2019 ha espresso parere negativo.
Riassumendo, l’area interessata:
  • è ricompresa, in parte, tra le aree sottoposte a vincolo idrogeologico e nelle aree di pregio agricolo (zone indicate dai Disciplinari di produzione delle uve destinate alla produzione di vini a IGT “Colli Aprutini” e a DOC “Montepulciano Colline Teramane DOCG”);
  • è a rischio idrogeologico (in parte in un’area a rischio moderato RI e in un’area a pericolosità elevata P2);
  • dista solo 400 m dal Sito di Interesse Comunitario, oggi Zona di Conservazione Speciale, “Calanchi di Atri” (codice IT7 120083);
  • è parzialmente ricompresa nella fascia di rispetto dei 150 m dal Fosso Campratone.
Il Comitato VIA della Regione Abruzzo ha poi individuato una carenza negli studi idrogeologici e li ha ritenuti "non idonei a dimostrare l’assenza di falda nonché il franco di tre metri dal piano di imposta dei rifiuti rispetto alla massima escursione della falda come indicato nel D.Lgs. 36/2003".

20.1.20

Si progettano nuovi impianti sciistici e manca la neve

 
L'intervento di Filomena Ricci, delegata regionale del WWF Abruzzo, e Dante Caserta, vicepresidente nazionale del WWF Italia, pubblicato su Il Centro il 17 gennaio scorso.
 
La cronaca giornalistica di questi ultimi giorni ci restituisce un’immagine surreale della nostra regione. Da un lato il totale fallimento della gestione e della manutenzione persino delle infrastrutture principali (quelle di secondo piano sono allo sfascio da tempo), dall’altro la presentazione di pesanti infrastrutturazioni in montagna.
A fronte di una mancanza di neve e di intere settimane con temperature ben al di sopra della media stagionale, invece di pianificare interventi per il contrasto all’innalzamento della temperatura e per l’adattamento ai cambiamenti climatici ormai in atto, frotte di amministratori locali e regionali presentano nuovi faraonici progetti di impianti sciistici.
Per tutte le vette dell’Appennino abruzzese, anche se sono all’interno di aree naturali protette di valenza internazionale, si mettono in cantiere nuove seggiovie, nuove piste da sci e, siccome non c’è neve, nuovi impianti di innevamento artificiale. Nonostante le stazioni sciistiche siano in perdita, nonostante la maggior parte continuino ad essere chiuse a gennaio per mancanza di neve, nonostante non si trovi nessun imprenditore disposto a investire di tasca propria su attività che sopravvivono solo grazie ad investimenti pubblici di milioni e milioni di euro ogni anno, dalla Regione arriva l’impegno a costruire nuovi bacini sciistici che, se realizzati, andranno e distruggere aree sino ad oggi incontaminate. Si arriva a prevedere un trenino ad idrogeno per collegare stazioni sciistiche mentre abbiamo un trasporto pubblico che vede i pendolari sempre più vessati tra pullman fatiscenti e treni soppressi…
L’immagine che ne viene fuori è fin troppo abusata: i concertisti che continuano a suonare mentre il Titanic affonda.
Non sapevano fare altro i concertisti, non sanno fare altro i nostri amministratori che propongono investimenti su un modello di sviluppo ambientalmente insostenibile e ormai economicamente esaurito da oltre 20 anni.
Ma la domanda che dovremmo porci è questa: noi abruzzesi che esprimiamo questa classe dirigente, sempre uguale nonostante l’abituale avvicendamento quinquennale tra centrodestra e centrosinistra, siamo in grado di chiedere qualcosa di nuovo? Esiste una società civile capace di ottenere dalla politica di porre al centro dello sviluppo la tutela dell’ambiente, patrimonio indispensabile per la nostra vita e il nostro benessere e da cui dipende qualsiasi crescita economica e sociale? Siamo in grado di trasformare la sacrosanta partecipazione alle marce dei Fridays for future in impegno costante e giornaliero per progettare insieme un presente e un futuro diversi?

8.1.20

Lupi nella Riserva del Borsacchio? Più verifiche e meno allarmismo

 
Questa mattina la stampa locale ha riportato la notizia di alcune pecore ritrovate morte nella Riserva regionale del Borsacchio.
È necessario che la ASL e gli altri organismi competenti procedano rapidamente alle dovute verifiche per capire la ragione dei decessi e se questi siano imputabili a lupi o a cani rinselvatichiti o ad altre cause ancora perché la gestione faunistica non può essere improvvisata e prima di giungere alle conclusioni si deve accertare quanto è accaduto.
Purtroppo per la Riserva regionale del Borsacchio si paga l’immobilismo del Comune di Roseto degli Abruzzi che dal 2005 non ha voluto creare l’organo di gestione della riserva né adottare il Piano di assetto naturalistico previsto dalla legge istitutiva della riserva. Questo fa sì che non vi è alcuna pianificazione e programmazione di attività di monitoraggio e ricerca sulle specie presenti, né di tutela e valorizzazione delle attività compatibili all’interno dell’area protetta (come la pastorizia), al di là delle azioni di sensibilizzazione e promozione dei volontari che però non possono sostituirsi alle istituzioni.
In ogni caso, qualora si verificasse che si tratta realmente di lupi, possono essere messi in atto sistemi di prevenzione che consentono la convivenza tra questo predatore – peraltro fondamentale per riequilibrare la presenza di cinghiali e altri ungulati – e le attività agrosilvopastorali.
Il lupo si sta effettivamente espandendo in maniera spontanea su tutto l’Appennino centrale ed è normale che sia presente all’interno di aree naturali protette, come la Riserva del Borsacchio, che vengono istituite proprio per difendere le specie animali e vegetali, ad iniziare da quelle protette come il lupo. Catturare e spostare questi animali nei “luoghi di montagna” come è stato ipotizzato, oltre che vietato dalla legge, è del tutto inutile perché l’areale è ormai questo e il lupo ben presto tornerebbe nell’area.
Meglio affrontare il problema in maniera scientifica seguendo l’esempio di tante altre aree protette, ad iniziare dalla vicina Oasi WWF Riserva regionale dei Calanchi di Atri. Innanzitutto va garantita la rapida e puntuale verifica da parte di personale veterinario specializzato della ASL ogni qual volta si registrano casi del genere. In secondo luogo, se viene riscontrata la presenza di lupi, non ci sono motivi di preoccupazione perché, da un lato, non si registrano in Italia episodi di aggressione all’uomo da parte del lupo, dall’altro, possono essere messi in atto sistemi di prevenzione come i cani pastori e i recinti elettrificati che consentono di salvaguardare le pecore in maniera semplice ed efficace. Da ultimo, qualora si dovessero verificare ugualmente delle perdite vanno garantiti rimborsi rapidi da parte della Regione.
Come WWF siamo disponibili da subito ad avviare sul territorio della Riserva del Borsacchio momenti formativi sulla gestione della fauna così come avviene in tante altre realtà dove si sta garantendo la convivenza tra attività umane e presenze faunistiche.

6.1.20

Giovedì 9 gennaio il caso Wash torna al Comitato VIA


Giovedì 9 gennaio il caso della realizzazione di una piattaforma per il trattamento di rifiuti liquidi a Nereto avanzata dalla Ditta Wash torna al Comitato VIA della Regione Abruzzo.
Contro questo progetto si stanno pronunciando tantissimi cittadini riuniti anche in comitati, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria ed enti locali.
Durante la conferenza dei servizi del 20 dicembre scorso, il Comune di Nereto, rappresentato dal sindaco e dai suoi tecnici, aveva evidenziato tutte le problematiche del procedimento seguito e dell’impatto ambientale, ribadendo la contrarietà dell’Amministrazione Comunale alla realizzazione dell’impianto.
Tutta la situazione autorizzativa appare estremamente problematica.
Parallelamente alla procedura VIA relativa all’apertura dell’impianto di trattamento rifiuti liquidi non pericolosi era stata convocata dal Genio Civile di Teramo una conferenza dei servizi per la sanatoria della domanda di concessione per il prelievo di acqua per un impianto esistente di lavanderia industriale (che quindi avrebbe operato senza tutte le necessarie autorizzazioni).
Il Servizio Valutazioni Ambientali della Regione aveva deciso di unire le due procedure nel Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), ma il Genio Civile di Teramo aveva dichiarato che non si sarebbe potuto inserire la propria procedura nel PAUR, provocando così la marcia indietro della Regione che ha rinviato, in autotutela, i verbali delle due conferenze al Comitato VIA regionale. Durante la conferenza del 20 dicembre scorso era stato poi richiesto un sopralluogo presso l’impianto esistente che è stato poi effettuato il 27 dicembre.
La procedura, quindi, appare sempre più confusa nonostante sia stata avviata nel 2017!
Dal punto di vista ambientale il WWF ribadisce come l’area del bacino del torrente Vibrata vada bonificata e non gravata da ulteriori impianti industriali.
Il “Piano di Tutela delle Acque” regionale classifica lo stato ecologico del bacino del Vibrata come “cattivo”. Del resto sono numerose le pressioni esistenti: ne sono state riscontrate ben 19, tra cui le prevalenti sono i depuratori di acque reflue urbane, i siti industriali abbandonati, i prelievi ad uso industriali, l’abbandono di rifiuti, le discariche da sottoporre a bonifiche e quelle con superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione. Non a caso nel Piano per il Vibrata si può leggere: “il corpo idrico presenta criticità nel tratto a monte, dovuta ad una scarsa portata idrica per più periodi durante l'anno in cui la portata del fiume è data solamente dallo scarico dell’impianto di S.Egidio (conforme). Si tratta di un corpo idrico con delle pressioni antropiche elevatissime rispetto alla portata dello stesso e alla capacità autodepurativa. Il carico di reflui urbani è elevatissimo e costituisce l'intera portata del corpo idrico. Anche le pressioni agricole sono notevoli e l’area è una Zona Vulnerabile da Nitrati di origine agricola”. Ulteriori studi evidenziano problematiche nella falda, nelle acque superficiali e in tutta la piana del Vibrata.
Il WWF ritiene che non ci siano le condizioni per autorizzare nuovi impianti lungo il torrente Vibrata e che vadano messe in atto tutte le azioni per il risanamento dell’area a partire dalla rinaturalizzazione del corso d’acqua.

Volontari al lavoro per la Riserva del Borsacchio

Siamo stati in tanti a dedicare una mattinata alla pulizia della Riserva regionale del Borsacchio. Una bella esperienza di volontariato e impegno sociale.



















3.1.20

Domani "Puliamo noi" alla Riserva regionale del Borsacchio


Il 2020 non poteva iniziare in modo diverso per la Riserva regionale del Borsacchio a Roseto Degli Abruzzi.
Dopo le grandi piogge e le mareggiate la spiaggia è stata invasa dai rifiuti, in particolare dalla plastica.
L'Associazione Guide del Borsacchio e il WWF Teramo hanno organizzato una giornata di pulizia della spiaggia a mano. Un evento importante, inserito in un piano nazionale di volontariato per la riduzione delle plastiche del WWF e organizzato in collaborazione con le grandi associazioni ambientaliste e le associazioni locali.
Il raduno è alle 9.45 a Roseto in via Makarska al Lido D’Abruzzo.
Verranno distribuiti guanti e buste ai partecipanti. Consigliamo di portare guanti robusti e buste extra da casa.
Serve l’aiuti di tutti. Il lavoro da fare è tanto. Invitiamo quindi tutti ad unirsi e stare insieme una mattina per dare un segnale di speranza e di rispetto per l’ambiente.
Trovate l'evento Facebook qui. Diffondete, grazie!