16.11.19

Erosione della costa: paghiamo gli errori di ieri, di oggi... e di domani?


Quanto è accaduto nei giorni scorsi sulla costa abruzzese non rappresenta una novità. Sono anni che l’erosione interessa larghi tratti del nostro litorale. È naturale che il mare avanzi o indietreggi nel corso degli anni. Gli effetti di questo fenomeno sono però amplificati dal fatto che si è costruito lungo tutta la costa e che si sono realizzati interventi puntuali su determinati tratti che hanno finito per danneggiarne altri.
Il dato della “occupazione” costiera è evidente dall’esame degli studi condotti in questi ultimi anni a partire dal Rapporto ISPRA pubblicato nel 2018 che poneva l’Abruzzo tra le regioni maggiormente colpite dalla cementificazione: 91 km risultano urbanizzati, il 63% della costa è stato comunque modificato e un terzo lo è stato in maniera pesante con una infrastrutturazione ormai irreversibile. Entro 300 metri dalla linea di costa (la fascia che per la Legge Galasso del 1985 dovrebbe essere tutelata) abbiamo già cementificato il 36,6% del nostro territorio.
L’ingessatura della costa non fa altro che aumentare i problemi di erosione che già riguardano il 61% del litorale e d’altra parte l’avanzamento del mare produce danni sempre maggiori sulle costruzioni che vengono autorizzate in luoghi che invece dovrebbe essere lasciati liberi.
Le ragioni di quanto sta accadendo sono note.
In primo luogo la gestione scriteriata dei corsi d’acqua che vengono deviati, captati e imbrigliati. Costruiamo dighe e traverse che modificano radicalmente il flusso naturale delle acque e di conseguenza tutto il territorio a valle fino a mare. Si continua a consentire il prelievo di sabbia e pietre dai fiumi. Paghiamo per decenni di una gestione scellerata di fiumi, torrenti e fossi che continua tuttora. Si spendono milioni di euro per mettere in sicurezza opere costruite negli alvei che dovrebbero essere lasciati totalmente liberi. Invece di intervenire in maniera mirata e razionale, ancora oggi si procede con il taglio a raso di tutta la vegetazione spondale determinando, in caso di piena, la velocizzazione del flusso di acqua che arriva a valle con effetti peggiori. Centrali idroelettriche e cementificazione delle sponde determinano una diminuzione del materiale solido trasportato con conseguente aumento dell’azione erosiva. I problemi del mare iniziano molto più a monte della fascia costiera ed è lì che si dovrebbe intervenire in maniera più oculata facendo meno chiacchiere e convegni e più azioni di rinaturalizzazione per ricreare le condizioni ottimali di apporto alla linea di costa.
Gli interventi che invece si continuano a portare avanti con la creazione di barriere frangiflutti e pennelli risolvono (in parte) i problemi del tratto in cui si interviene, ma aumentano quelli dei tratti vicini. Procedere in questo modo è sbagliato, come dimostra proprio quello che sta accadendo in questi giorni, a meno che non si voglia creare una barriera lungo tutta il litorale con costi insostenibili per la collettività di centinaia e centinaia di milioni di euro e con effetti comunque totalmente negativi sulla balneabilità per il mancato ricambio di acqua verso il mare aperto.
Con i cambiamenti climatici in atto queste situazioni di repentino peggioramento con forti precipitazioni e mareggiate improvvise tenderanno a diventare sempre più frequenti. Manca una politica di adattamento a quanto ormai stiamo vivendo sulla nostra pelle. Per non parlare poi del fenomeno di innalzamento del livello del mare che potrà diventare un problema reale nel giro di pochi anni e che secondo gli studi dell’ENEA colpirà pesantemente anche la fascia adriatica.
In questi giorni – e questo è un dato sul quale si dovrebbe riflettere - i pochi tratti di costa abruzzese meno invasi dall’uomo hanno resistito meglio alla forza del mare. Mentre crollavano stabilimenti e piste ciclabili, la spiaggia dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, dove c’è la duna con una vegetazione retrodunale, dove i fondali del tratto di mare antistante presentano ancora delle secche e non vengono “arati” dalle turbosoffianti delle vongolare, non è stata intaccata. Simili situazioni si registrano a Ortona nel tratto di litorale dove sono presenti ancora le dune, ad Alba Adriatica alla Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare o a Martinsicuro. In tutti i tratti meno cementificati dove si è mantenuto un minimo di naturalità il sistema trova un suo punto di equilibrio e i danni diminuiscono.
Una politica oculata da questo dovrebbe ripartire. Dovrebbe essere capace di mettere da parte le emozioni del momento e avviare in tempi rapidi un piano di tutela della costa, di adattamento ai cambiamenti climatici, di pianificazione territoriale e di rinaturalizzazione che si discosti totalmente dagli errori del passato e che possa aiutare a gestire un territorio ormai fragilissimo.
Ma le dichiarazioni che si sentono in questi giorni, purtroppo, non fanno ben sperare…


14.11.19

Sabato 16 novembre ad Alba Adriatica una giornata dedicata all’educazione ambientale e alla tutela della costa

Sabato 16 novembre ad Alba Adriatica si terrà presso la Biblioteca Comunale di Villa Flaiani la manifestazione “Un giorno per l’ambiente” organizzata dal WWF Teramo in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e la Biblioteca comunale e con il supporto delle Guide del Borsacchio, il Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino, l’Associazione Albatour e la ProLoco Spiaggia d’Argento.
La mattina dalle ore 10 sarà dedicata ad un laboratorio di educazione ambientale “Botanico in erba”: un percorso didattico alla scoperta delle erbe spontanee rivolto ai bambini dagli 8 agli 11 anni per conoscere la ricchezza floristica delle aree costiere.
Nel pomeriggio, invece, alle ore 16 si terrà una tavola rotonda dal titolo “La difesa della costa: 5 esperienze di tutela costiera si confrontano”. L’incontro sarà aperto dai saluti del Sindaco Antonietta Casciotti e dell’Assessore all’ambiente Nicolino Colonnelli e vedrà le relazioni di Corrado Battisti della Stazione di ricerca LTER Torre Flavia della Città Metropolitana di Roma Capitale, Marco Borgatti Presidente dell’associazione Guide del Borsacchio, Fabiola Carusi Responsabile WWF per il Progetto Salvafratino Abruzzo e referente del Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino, Stefano De Ritis Responsabile scientifico del Progetto Salvafratino Abruzzo e Claudio Sebastianelli Presidente dell’Associazione ARCA di Senigallia.
La tavola rotonda, di grande attualità in questo momento, è l’evento finale dell’edizione 2019 del Progetto “Il mondo del Fratino” che per il terzo anno consecutivo ha visto il WWF Teramo e il Comune di Alba Adriatica collaborare per la promozione della Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare, un piccolo tratto di costa albense lasciato libero e gestito insieme da WWF e Comune.
Durante la giornata sarà anche esposta una mostra di disegni naturalistici dell'artista Gaspare Zichittella.
Entrambi gli eventi sono gratuiti (necessaria la prenotazione al 3497594945 per il laboratorio didattico della mattina) e si svolgeranno presso la Biblioteca Comunale a Villa Flaiani in via Roma n. 32 ad Alba Adriatica.

12.11.19

A due anni dalla Manifestazione per l’Acqua Trasparente cosa è cambiato per l’acqua del Gran Sasso?

 
Sono trascorsi due anni dalla grande Manifestazione per l’Acqua Trasparente che l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI e Italia Nostra, organizzò l’11 novembre del 2017.
Fu una delle più grandi manifestazioni mai fatte a Teramo con circa 3.500 partecipanti e l’adesione della Provincia di Teramo, dell’Assemblea dei Sindaci dei Comuni della provincia di Teramo e di decine e decine di associazioni, comitati, sindacati e forze politiche che attraversarono in modo pacifico e colorato il centro cittadino dai Tigli fino a piazza Sant’Anna.
Dal palco e durante il corteo furono ribadite le richieste dell’Osservatorio e della comunità abruzzese:
  • Sicurezza per l’acqua. L’interferenza tra acquifero/autostrada/laboratori è un potenziale pericolo per oltre 700.000 abruzzesi che bevono l’acqua del Gran Sasso, per l’ambiente, ma anche per l’economia di questo territorio. Sono anni che questa situazione è conosciuta, ma ancora non si sono fatte le scelte necessarie per risolverla.
  • Azzeramento del rischio. Una volta individuata, la soluzione definitiva per la messa in sicurezza richiederà tempo per essere attuata. Nel frattempo va azzerato il rischio di incidente. Vanno aumentate la qualità e la quantità dei controlli, ma soprattutto, non si può continuare a mantenere il carico di materiale pericoloso, fatto transitare, immagazzinato e utilizzato sotto il Gran Sasso.
  • Trasparenza e partecipazione. I cittadini vogliono essere partecipi del processo decisionale. Vogliono essere informati in maniera tempestiva e non vogliono subire le scelte di altri. Tutta la vicenda dell’acqua del Gran Sasso è stata caratterizzata dalla mancanza di informazione e partecipazione. È stato negato all’Osservatorio di partecipare come uditore al tavolo regionale per la gestione della problematica dell’acqua del Gran Sasso.
Rispetto a queste richieste, cosa è stato fatto di concreto in questi due anni? Poco o nulla, purtroppo.
Non un solo metro quadro dei Laboratori o delle gallerie autostradali è stato messo in sicurezza.
Il Comitato creato dalla Regione per individuare gli interventi necessari ha messo a punto un programma, ma quanto previsto non è stato neppure progettato.
È stata dichiarata una nuova emergenza (emergenza ventennale!), ma da luglio ancora non è stato nominato il commissario straordinario che dovrebbe gestire la messa in sicurezza dell’acquifero.
Su partecipazione e informazione non è stato fatto nessun passo avanti e ancora una volta la società civile non è stata concretamente coinvolta.
Lo stesso processo davanti al Tribunale di Teramo per l’incidente del maggio 2017 a distanza di più di due anni e mezzo ancora non è effettivamente partito.
La politica locale, regionale e nazionale sembra essersi completamente dimenticata della questione.
Le Associazioni che compongono l’Osservatorio continuano a essere presenti in tutte le sedi dove è possibile far sentire la propria voce in difesa dell’acqua e della partecipazione.
Ma viene realmente da chiedersi cos’altro si può fare di fronte a questo muro di gomma. 

11.11.19

Corcorso per l'Orso Bruno marsicano

 
Cinquanta è più o meno il numero di orsi marsicani rimasti sulle montagne dell’Appennino, un numero esiguo di individui per una popolazione tanto preziosa. Infatti, l’Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una sottospecie di Orso bruno unica al mondo, che vive solamente in Italia, tra il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, il Parco Nazionale della Majella e le aree appenniniche limitrofe. Più piccolo del “cugino” alpino ed europeo, adattato dopo secoli di isolamento a una stretta convivenza con l’uomo, recenti studi ne hanno confermato l’unicità genetica, ecologica e comportamentale. Sembra, infatti, che la coesistenza millenaria con l’uomo e le sue attività abbiano addirittura plasmato il comportamento particolarmente mansueto di questi orsi. Purtroppo, questa popolazione conta oggi solamente poco più di 50 individui, è considerata “in pericolo critico” dalla IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e rischia seriamente l’estinzione.
L’Orso marsicano continua inoltre a morire a causa dell’uomo: negli ultimi 25 anni il 63% dei decessi è stato determinato direttamente o indirettamente da azioni umane, addirittura il 40% da bracconaggio.
«Fin dalla sua nascita, nel 1966, – ricorda il vicepresidente nazionale Dante Caserta - il WWF Italia ha sempre portato avanti azioni per la salvaguardia dell’Orso bruno marsicano. Prima dell’estate abbiamo lanciato la campagna Orso 2x50 con l’ambizioso obiettivo di raddoppiare il numero di individui di Orso marsicano entro il 2050. Questo sarà ovviamente possibile solo collaborando con tutte le amministrazioni che si occupano della tutela dell’Orso, a partire dal Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise grazie al quale l’Orso è potuto sopravvivere fino ad oggi. Questo concorso per le scuole rientra tra le azioni di sensibilizzazioni che stiamo conducendo anche attraverso campi di volontariato con giovani provenienti da tutta Italia. Attraverso l’Oasi WWF delle Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi (AQ) stiamo agendo direttamente anche sul campo con la distribuzione e l’allestimento di recinti a protezione di apiari, campi coltivati e allevamenti per evitare i conflitti tra le attività umane e la presenza dell’orso e portiamo avanti anche una forte azione di lobby nelle sedi politiche e istituzionali, oltre che una attività nei tribunali per impugnare tutti quegli atti che possono anche potenzialmente mettere in pericolo la specie».
In un simile contesto è fondamentale anche diffondere il più possibile la conoscenza di questo straordinario animale e rendere sempre più persone consapevoli della necessità di attente politiche di conservazione. «È per questo che il WWF lancia un concorso dedicato ai più piccoli - dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo. - Vogliamo incoraggiare i bambini a fare un disegno per l’Orso che si sveglia dal letargo, un regalo per farlo sentire amato e rispettato: 50 disegni, uno per ogni Orso, verranno pubblicati sul sito del WWF e valorizzati dall’associazione».
Gli elaborati scelti saranno i più belli e quelli che avranno coinvolto l’intera scuola e le famiglie dei bambini. Oltre al disegno si chiede alle classi di organizzare una mostra a scuola invitando i genitori.
La proposta si rivolge alle oltre 20.000 istituzioni scolastiche pubbliche e private dell’infanzia e ai primi due anni della scuola primaria. Tutte le informazioni possono essere reperite sul sito del concorso.

6.11.19

Il parcheggio non è un diritto

 
Una riflessione di Raffaele Di Marcello, Presidente dell'Ordine degli Architetti di Teramo, pubblicata nella rubrica "Il ventre dell'architetto" sul sito ekuonews.it.
 
“Tutti vogliono tornare alla natura… ma nessuno ci vuole andare a piedi”.
L’onda Greta Thunberg ha travolto anche i teramani. Adulti e ragazzi, tutti insieme, contro i cambiamenti climatici che, nei prossimi anni, potrebbero (in molti lo danno per certo) cambiare le nostre vite in peggio.
Professori e studenti, anziani e ragazzini, professionisti ed operai… tutti vogliono più ambiente, più energie rinnovabili, stili di vita più aderenti ai cicli naturali… a patto, però, di non cambiare una virgola dei nostri comportamenti attuali.
A chiacchiere, infatti, siamo tutti “ambientalisti”, ma quando occorre fare qualche piccolo sacrificio, o modificare i nostri stili di vita, la storia cambia.
E’, quindi, normale chiedere parcheggi gratuiti sotto casa, sotto il posto di lavoro, sotto il negozio. Era già successo per l'ospedale, ed ora sono i docenti del Liceo classico ad alzare la voce: “il parcheggio è un diritto, e lo vogliamo ad ogni ora, gratis, sotto la scuola”.
Peccato che, in una città con un tasso di motorizzazione pari a 899,49 vetture ogni 1.000 abitanti, con 54.957 abitanti abbiamo circa 49.400 vetture circolanti, più quelle che vengono da fuori comune e, quindi, avrebbe bisogno di oltre 60.000 parcheggi e più per accontentare ogni singolo impiegato, ogni singolo professore, ogni singolo commerciante, ogni singolo studente, che volesse recarsi a lavoro, o a scuola, con il proprio mezzo privato.
Parcheggi che, considerando un area di occupazione di mq 12,5 per posto auto, avrebbero bisogno di 750.000 mq di aree pubbliche per accontentare tutti.
75 ettari di spazio pubblico che potrebbe essere destinato a piazze, giardini, aree giochi, luoghi di socializzazione.
Ma l’auto, in Italia, e Teramo non fa eccezione, è sacra, e si è ancora convinti che sia il mezzo migliore per spostarsi.
Eppure un’auto rimane parcheggiata, in media, per il 92% del suo utilizzo. E soprattutto chi si reca a lavoro con la sua vettura la lascia, ferma, dalle 6 alle 10 ore, ad occupare spazio pubblico. Posteggio che nulla porta al commercio, né alle altre attività produttive, perché è un parcheggio di stazionamento, spesso di un veicolo che ha trasportato un solo individuo.
E mantenere un’autovettura costa, in media, oltre 4.000 euro l’anno!!!
Quindi sarebbe opportuno non chiedere più parcheggi per tutti, ma mezzi pubblici più efficienti, una mobilità pedonale e ciclabile reale, la possibilità di non essere obbligatoriamente legati all’uso dell’automobile.
“Un Paese è sviluppato non quando i poveri posseggono automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette”. Lo ha detto l’ex sindaco di Bogotà, Gustavo Petro… e dovrebbe farci riflettere, ogni giorno.

29.10.19

Al via il Master in Diritto dell'energia e dell'ambiente

 
Parte nel corrente anno accademico il nuovo Master di 2° livello dell’Università di Teramo in Diritto dell’Energia e dell’Ambiente, coordinato dal costituzionalista Enzo Di Salvatore.
Il Master è articolato su 400 ore di didattica, che prevedono anche seminari pratici che studieranno le grandi emergenze ambientali, tra cui quelle che negli ultimi anni hanno riguardato e riguardano l’Abruzzo: Bussi, Ombrina Mare, Sisma dell’Aquila e Acquedotto del Gran Sasso. Ma lo stesso approfondimento sarà riservato ai casi Ilva, Deep Water Horizon, Tap e processo Eternit.
Segno distintivo della struttura del Master di 2° livello in Diritto dell’Energia e dell’Ambiente è la sua interdisciplinarietà che lo pone al centro di una vasta platea di utenti. Potranno infatti iscriversi laureati che spaziano dall’Architettura del paesaggio alla Giurisprudenza, dall’Ingegneria energetica e nucleare alle Scienze della comunicazione pubblica e alle Relazioni internazionali, dalle Scienze e tecnologie geologiche alle Scienze economiche aziendali per citarne solo alcune tra le oltre 20 lauree magistrali previste per l’accesso al Master.
Il Master quindi si propone di fornire competenze giuridiche di eccellenza in materia di energia e di ambiente, attraverso lo studio teorico-pratico dei settori nei quali si declinano, con l’obiettivo di formare professionisti dinamici e altamente qualificati in tali ambiti, sempre più richiesti sia nel settore pubblico che in quello privato.
Hanno dato la propria adesione al Master il Comune e la Provincia di Teramo, l’Anci Abruzzo, Legambiente Onlus, la Procura della Repubblica di Teramo, WWF Italia, Arta Abruzzo, CO.SVE.GA srl e il TAR Abruzzo.
Potete trovare la pagina ufficiale del Master qui.

17.10.19

PAN Pesticidi: misure ancora troppo deboli

 
Martedì 15 ottobre si è chiusa la consultazione pubblica sulla proposta governativa del nuovo Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (cd PAN Pesticidi).
La proposta su cui si è svolta la consultazione è stata giudicata assolutamente insufficiente da un cartello delle maggiori Associazioni nazionali ambientaliste e dell’agricoltura biologica (Accademia Kronos, AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, FederBio, FIRAB, Greenpeace, Legambiente, Lipu-Birdlife, ISDE, ProNatura, WWF Italia): il testo proposto dal Governo, infatti, non è in grado di assicurare concretamente né la riduzione della dipendenza dell’agricoltura e della gestione del verde urbano dai prodotti fitosanitari, né, di conseguenza, un loro utilizzo sostenibile come richiesto dalla Direttiva 2009/128/CE.
Le 11 Associazioni, che hanno anche lanciato proprio martedì anche un “twitter storm” rivolto ai tre Ministri competenti per l’approvazione del nuovo PAN Pesticidi (Teresa Bellanova Ministro dell’Agricoltura, Sergio Costa Ministro dell’Ambiente e Roberto Speranza Ministro della Salute), chiedono la giusta attenzione sulle osservazioni che hanno presentato affinché il nuovo PAN rappresenti una svolta per l’utilizzo dei pesticidi nel nostro Paese a partire dall’eliminazione dei sussidi pubblici a chi persiste nell’utilizzo di principi attivi di sintesi che avvelenano cibo, suolo, acqua e aria, distruggendo la biodiversità degli agroecosistemi.
Con le osservazioni inviate, il WWF e le altre associazioni chiedono modifiche sostanziali alla bozza del nuovo Piano al fine di garantire regole certe e cogenti per:
  • dare effettiva priorità all’agricoltura biologica e individuare obiettivi quantitativi più ambiziosi in termini di percentuali di riduzione di tutti i prodotti fitosanitari: solo così si avrà un reale effetto sulla salute e sull’ambiente;
  • ridurre i rischi per i residenti nelle aree rurali e per gli agricoltori e i loro familiari fissando distanze minime di sicurezza dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche non inferiori a 15 metri per difenderle dal rischio di una possibile contaminazione accidentale;
  • vietare l’utilizzo di pesticidi pericolosi per gli habitat e le specie selvatiche nei siti della Rete Natura 2000 (SIC, ZPS e ZSC) e nelle altre aree naturali protette, adottando misure di conservazione della biodiversità regolamentari vincolanti;
  • vietare l’uso dei pesticidi in città adottando tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole, rete viaria e ferroviaria, con particolare attenzione al verde pubblico e privato e manutenzione degli spazi utilizzati dalla popolazione residente nelle città;
  • prevedere il divieto totale del glifosate in Italia entro il 2022, escludendo qualsiasi ipotesi di rinnovo dell’autorizzazione di 5 anni concessa dall’Unione Europea il 27 novembre 2017;
  • prevedere il divieto di utilizzo di concimi e pesticidi chimici nelle aree di rispetto dei punti di captazione di acque da destinare al consumo umano (Piani ex art. 94 D.Lgs. n. 152/2006), consentendo esclusivamente metodi di coltivazione e utilizzo di prodotti consentiti dai disciplinari dell’agricoltura biologica;
  • rafforzare i sistemi di monitoraggio e controllo sulla presenza di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee, nel suolo e nel cibo e rafforzare il sistema sanzionatorio, attribuendo competenze specifiche all’ISPRA e ai Carabinieri Forestali.
“Il nuovo PAN Pesticidi deve creare le condizioni affinché il ricorso ai pesticidi tossici e nocivi sia consentito solo dopo avere adottato pratiche agroecologiche alternative all’uso dei prodotti chimici di sintesi, come già avviene in agricoltura biologica”, sottolinea Filomena Ricci, Delegato WWF Abruzzo. “Ormai il mercato si confronta sulla qualità del prodotto e non sulla quantità. Il PAN Pesticidi regolerà la gestione dei fitofarmaci in agricoltura, ma anche nelle nostre città per i prossimi 5 anni. È un’occasione da non perdere per dare concretezza alla più volte sbandierata volontà dell’attuale Governo di attuare anche nel settore agricolo quel Green New Deal per una concreta transizione ecologica dell’economia. Auspichiamo che il governo regionale e tutti i parlamentari eletti in Abruzzo facciano sentire la loro voce per arrivare a un PAN Pesticidi che tuteli la salute umana e gli ecosistemi che garantiscono la nostra stessa vita”.

Le aree contigue ai Parchi vanno istituite subito

“Assolutamente inadeguato ed eccessivamente limitante risulterebbe introdurre, in un territorio come quello abruzzese, le cosiddette aree contigue”: queste dichiarazioni del consigliere regionale Sandro Mariani della Lista Abruzzo in Comune, diffuse nei giorni scorsi, offrono lo spunto per una riflessione.
È innanzitutto paradossale che un rappresentante delle Istituzioni chieda la non applicazione di una legge. L’istituzione delle “aree contigue” è prevista infatti dalla legge quadro sulle aree naturali protette del 1991 e quindi dovrebbero essere operative da quasi 30 anni. La lobby dei cacciatori e la totale accondiscendenza della classe politica regionale alle loro richieste hanno di fatto impedito l’applicazione di questo strumento, fondamentale per assicurare una corretta gestione della fauna (ma non solo) nelle fasce di rispetto intorno ai tre grandi parchi nazionali presenti nella nostra regione. All’interno delle aree contigue, infatti, possono andare a caccia solo i residenti. Si tratta di una misura importante dal punto di vista faunistico perché limita la pressione venatoria sulle aree a margine di quelle tutelate, ma anche auspicata dai cacciatori dell’entroterra che vedono in qualche modo compensato il fatto che le aree protette, dove la caccia è vietata, si trovano quasi tutte nelle zone interne. Chiederne la non istituzione vuol dire cercare di tutelare gli interessi dei cacciatori della costa e delle città che evidentemente per qualcuno rappresentano un target elettorale interessante.
Il consigliere Mariani racconta poi dei cinghiali che mangiano nei bidoni di immondizia dei centri urbani e da questo fa discendere l’esigenza di aumentarne ancora di più la caccia. Nulla di più sbagliato come dimostrano i fatti e le ricerche scientifiche condotte in tutta Europa. I cacciatori sono infatti i principali responsabili dell’aumento del numero dei cinghiali, sia perché sono stati coloro che li hanno introdotti in gran parte d’Italia a scopo venatorio (peraltro facendoli arrivare dall’est Europa e immettendoli senza alcun protocollo scientifico), sia perché è proprio l’attività venatoria a creare dispersione nei branchi con il conseguente aumento del numero dei nati ogni anno. Il problema dei cinghiali, che riguarda effettivamente alcune aree della nostra regione, non si risolve aumentando la caccia, ma anzi limitandola e procedendo caso mai a catture mirate che vadano a ridurre i danni alle colture e a incidere direttamente sulle dinamiche riproduttive. Del resto non si capisce di quanto si voglia ulteriormente aumentare l’attività venatoria sul cinghiale visto che ormai tra la stagione ordinaria e la gestione della caccia di selezione del cosiddetto selecontrollo, che tutto è tranne che un controllo selezionato, il cinghiale viene cacciato praticamente tutto l’anno.
In ultimo una cosa il consigliere Mariani la dice giusta: l’Abruzzo ha bisogno di un piano faunistico-venatorio. Fa piacere che anche il consigliere Mariani se ne sia accorto. Aggiungiamo solamente che sarebbe stato sicuramente più utile se il consigliere Mariani lo avesse detto nei 5 anni in cui è stato al governo della Regione e se lo avesse fatto approvare quando era nelle sue facoltà. Detto questo il WWF auspica che il nuovo piano nasca nell’interesse del patrimonio faunistico regionale, che appartiene a tutti, e non nell’interesse dei cacciatori. Se la Giunta regionale vorrà lavorare nella direzione dell’interesse collettivo e non a tutela di quello particolare, come WWF saremo pronti a dare il nostro contribuito al confronto.
 
Per eventuali approfondimenti sulla gestione dei cinghiali, anche in relazione alla dimostrata inutilità della pratica venatoria per il loro contenimento, si segnalano, tra i tanti disponibili, i seguenti studi:
  • Apollonio M., R. Putman, S. Grignolio & L. Bartoš 2011. Hunting seasons in relation to biological breeding seasons and the implications for the control or regulation of ungulate populations. In: M. Apollonio, R. Andersen & R. Putman (eds.), Ungulate management in Europe: Problems and practices, Cambridge University Press, London, UK: 80-105.
  • Kaminski G., S. Brandt, E. Baubet & C. Baudoin 2005. Life-history patterns in female wild boars (Sus scrofa): mother-daughter postweaning associations. Canadian Journal of Zoology 83: 474-480.
  • Rosell C., F. Navás, S. Romero & I. de Dalmases 2004. Activity patterns and social organization of wild boar (Sus scrofa, L.) in a wetland environment: preliminary data on the effects of shooting individuals. In: C. Fonseca, J. Herrero, A. Luís & A. M. V. M. Soares (eds.), Wild boar research 2002, 4th International wild boar symposium, Galemys, 16 (n° especial): 157-166.
  • Santilli F. 2002. I danni da cinghiale. In: F. Santilli, L. Galardi, P. Banti, P. Cavallini & L. Mori, La prevenzione dei danni alle colture da fauna selvatica, gli ungulati: metodi ed esperienze, Arsia, Firenze: 9-18.
  • Santilli F., L. Galardi & C. Russo 2005. Corn appetibility reduction in wild boar (Sus scrofa L.) in relationship to the use of commercial repellents. Annali Fac. Med. Vet. 58: 213-218.
  • https://autori.fanpage.it/occorre-abbattere-i-cinghiali-per-limitarne-i-danni/​

14.10.19

Terza escursione del programma "Le stagioni del CEA"


Ieri terza uscita del programma escursionistico del WWF Teramo "Le stagioni del CEA".
Partenza dal Centro di Educazione Ambientale WWF "Monti della Laga" e arrivo all'abetina di Cortino per vedere uno dei boschi di abete bianco più meridionale d'Italia nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Prossimo appuntamento con l'escursione invernale per domenica 24 febbraio 2020.






15 ottobre: azione social sul nuovo Piano di Azione Nazionale Pesticidi

 
I tre Ministeri dell'Agricoltura, dell'Ambiente e della Salute hanno presentato a fine luglio la bozza del nuovo Piano di Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei pesticidi in Italia, scaduto il 12 febbraio. L'elaborato finale è aperto fino al 15 ottobre alla presentazione di osservazioni e proposte di emendamenti.
Un coordinamento di Associazioni nazionali (ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica) ha condiviso le osservazioni da presentare al testo del PAN Pesticidi.
Per la giornata di martedì 15 ottobre stiamo promuovendo un’azione social rivolta ai tre Ministri competenti per sostenere le richieste di modifica al testo del PAN Pesticidi.
 
TWITTER
Di seguito i suggerimenti per i tweet da fare nella giornata del 15 ottobre concentrando i tweet in particolare dalle ore 10.00 alle ore 17.00.
  • Nuovo #PAN_Pesticidi deve indicare obiettivo riduzione uso pesticidi e priorità #agricoltura biologica, utilizzando meglio le risorse della PAC attuale e post 2020 @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza ascoltate cittadini #Stop_Pesticidi
  • Nuovo #PAN_Pesticidi deve prevedere divieto totale del #glifosate in Italia entro 2022, #stopglifosate NO rinnovo autorizzazione concessa da UE nel 2017 SI pratiche alternative al diserbo chimico @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi
  • Nel #PAN_Pesticidi STOP a sostanze chimiche pericolose x habitat e specie nei siti Natura 2000 con misure regolamentari (obblighi e divieti) x fermare perdita #biodiversità @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi x fare pace con la Natura
  • Ridurre i rischi x residenti nelle aree rurali e agricoltori con regole #PAN_Pesticidi x distanze minime 15 metri dalle abitazioni e coltivazioni biologiche x evitare contaminazioni accidentali @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi
  • Nel #PAN_Pesticidi prevedere obbligo tecniche biologiche X manutenzione reti viarie e ferrovie e nella gestione del verde pubblico e privato nelle città x tutelare salute di bambini e anziani @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi
  • L’#agricoltura che usa #pesticidi è la prima causa perdita #biodiversità in #Europa @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza #Stop_Pesticidi x promuovere agroecologia x conservazione la Natura
  • Cancellare sussidi perversi in favore dei #pesticidi portando aliquota IVA dal 10% al 22% e stabilire aliquota IVA agevolata al 4% per tutti i prodotti biologici certificati @TeresaBellanova @SergioCosta_min @robersperanza così si promuove vera transizione ecologica #agricoltura
FACEBOOK
Per chi non ha un profilo Twitter è possibile partecipare all’azione social utilizzando Facebook.
Possono essere utilizzati gli stessi messaggi suggeriti per i Tweet per comporre un post o un commento da inserire nelle pagine Facebook dei tre Ministri competenti.
Ministro Agricoltura: Teresa Bellanova
Ministro Ambiente: Sergio Costa 
Ministro Salute: Roberto Speranza
Anche per l’invio dei post e dei commenti nelle pagine Facebook dei Ministri l'azione va concentrata nella giornata del 15 ottobre dalle ore 10.00 alle ore 17.00.

12.10.19

Escursione all'Abetina di Cortino


Domani, domenica 13 ottobre, ci sarà la terza escursione del programma "Le stagioni del CEA" organizzata dal WWF Teramo e dal Centro di Educazione Ambientale WWF "Monti della Laga" nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
L'escursione, che non presenta difficoltà tecniche, sarà all'Abetina di Cortino (TE), una delle poche rimaste di abeti bianchi.
L'appuntamento è alle ore 9 presso il CEA al bivio per Casagreca poco dopo il centro abitato di Cortino. Da lì si arriverà all'Abetina e al Monte Bilanciere per poi tornare al CEA intorno alle ore 16.
Partecipazione gratuita.
Prenotazione al numero 3392597935.

11.10.19

L'Orso bruno marsicano "invade" pacificamente Piazza Montecitorio

 
Un flash-mob organizzato dal WWF ha riportato questa mattina al centro dell’attenzione a livello nazionale la situazione dell’Orso marsicano, una specie unica in Europa che vive soltanto sulle montagne d’Abruzzo e in pochi altri siti dell’Appennino centrale. 50 orsetti di cartapesta sono stati esposti davanti alla sede della Camera dei deputati (vedi foto allegate) dagli attivisti del WWF che hanno inteso in tal modo sottolineare lo stato di gravissimo pericolo che il plantigrado sta correndo, assediato com’è in territori montani sempre meno accoglienti. “Di Orsi marsicani – commenta il delegato del WWF Abruzzo Filomena Ricci – ne sono rimasti soltanto poco più di 50, lo stesso numero degli orsetti di cartapesta simbolicamente esposti oggi in piazza a Roma. L’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) considera questa sottospecie “in pericolo critico”, Critically Endangered (CR), l’ultimo gradino prima dell’estinzione. Non c’è più tempo da perdere”.
Con la sua azione il WWF ha chiesto oggi di attivare una strategia straordinaria perché l’orso potrà salvarsi solo se tutti si impegneranno per le rispettive competenze. In sintesi il WWF ha chiesto: al Governo e al Parlamento una legge speciale che istituisca la Rete Ecologica dell’Appennino e la finanzi con 6 milioni di euro a tutela dell’habitat dell’Orso; al Ministero dell’Ambiente fondi regolari e adeguati a favore dell’Orso per progetti di sistema nei Parchi Nazionali; ai Parchi stessi e alle Regioni l’istituzione delle Aree Contigue previste da decenni e tuttora non completate, oltre a fondi sufficienti per la prevenzione dei danni; alla Regione Abruzzo personale per la Rete di Monitoraggio Orso; ai Comuni regolamenti per gestire adeguatamente, in accordo con le ASL le fonti trofiche e il randagismo canino.
“Se ciascuno farà la sua parte – commenta il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta - l’Orso marsicano (Ursus arctos marsicanus, sottospecie unica al mondo descritta nel 1921 dal naturalista molisano Giuseppe Altobello) potrà accompagnare, in Abruzzo e nelle montagne dell’Appennino centrale anche le future generazioni. Un risultato che tutti, le istituzioni prima degli altri, dovrebbero costantemente perseguire”.
 
Il comunicato stampa diffuso dal WWF Italia dopo la manifestazione di questa mattina
 
50 ORSI MARSICANI HANNO INVASO PACIFICAMENTE PIAZZA MONTECITORIO
“CHIEDONO ALLE ISTITUZIONI DI LAVORARE PER IL LORO FUTURO”
IL WWF SOLLECITA UNA LEGGE SPECIALE PER L’ORSO MARSICANO
RISORSE E AZIONI DA MINISTERO DELL’AMBIENTE, PARCHI, REGIONI E COMUNI
OTTOBRE MESE DELL’ORSO BRUNO MARSICANO
Cinquanta orsi marsicani hanno invaso pacificamente Piazza Monte Citorio per chiedere alle istituzioni di lavorare per il loro futuro, scongiurando il rischio di estinzione. Il numero di orsetti di cartapesta che hanno animato la piazza davanti alla Camera dei Deputati non è casuale, visto che corrisponde a quello, stimato, degli individui rimasti. L’azione del WWF, che ha deciso di dedicare il mese di ottobre all’Orso marsicano e che ha lanciato la campagna Orso 2x50 per raddoppiarne la popolazione entro il 2050, ha lo scopo di chiedere alle istituzioni interventi concreti e risorse per scongiurare il rischio di estinzione, in coerenza con le azioni a tutela della biodiversità previste dal Green New Deal del Governo.
L’Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una sottospecie di orso bruno unica al mondo, che vive solamente in Italia, tra Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Parco Nazionale della Majella e aree appenniniche limitrofe. È più piccolo del “cugino” alpino ed europeo dal quale si differenzia per il diverso patrimonio genetico (confermato da recenti studi) e per il comportamento: secoli di stretta convivenza con l’uomo e le sue attività hanno infatti plasmato il comportamento di questi orsi che sono particolarmente mansueti. Il millenario isolamento che ne ha determinato l’unicità genetica mette purtroppo a rischio questa relitta popolazione che oggi conta solamente poco più di 50 individui ed è considerata dalla IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) “in pericolo critico”, Critically Endangered (CR), l’ultimo gradino prima dell’estinzione.
Sono ancora diverse le minacce che non permettono alla popolazione di Orso bruno marsicano di espandersi numericamente e di ricolonizzare nuove aree vitali.
Negli ultimi 25 anni sono stati rinvenuti morti 43 orsi, di cui il 40% per bracconaggio diretto (avvelenamento, arma da fuoco e lacci), il 25% per cause accidentali legate all’uomo (investimenti stradali e ferroviari, annegamento in vasche artificiali), il 14% per patologie (spesso trasmesse dal bestiame non controllato al pascolo e da cani vaganti) e il 5% per aggressione diretta di cani. Vale a dire che quasi l’85% dei decessi nella popolazione di Orso negli ultimi decenni sono responsabilità diretta o indiretta dell’uomo.
Il WWF chiede a Governo e Parlamento una legge speciale che istituisca e finanzi con 6 milioni di euro la Rete Ecologica dell’Appennino a tutela dell’habitat dell’Orso; al Ministero dell’Ambiente fondi regolari e adeguati a favore dell’Orso per progetti di sistema nei Parchi Nazionali; ai Parchi stessi e alle Regioni l’istituzione delle Aree Contigue e fondi adeguati per la prevenzione dei danni; alla Regione Lazio, in particolare, l’istituzione del Parco Naturale dei Monti Ernici-Simbruini; alla Regione Abruzzo personale per la Rete di Monitoraggio Orso; ai Comuni regolamenti per gestire adeguatamente le fonti trofiche e il randagismo canino, in accordo con le ASL.
 
COSA CHIEDE IL WWF SULL’ORSO BRUNO MARSICANO?
A Governo e Parlamento una “Legge speciale” per la tutela dell’Orso marsicano che, partendo dalle aree protette nazionali e regionali, delle riserve dello Stato, dai siti della Rete Natura 2000 e dai corridoi ecologici individuati, costituisca la Rete ecologica Italiana nell’Appennino Centrale a tutela dell’Orso marsicano e del suo areale potenziale con un programma di deframmentazione degli habitat, creazione di corridoi ecologici adeguati, messa in sicurezza dei tratti stradali e ferroviari più sensibili per l’espansione dell’orso, contrasto al bracconaggio, messa in sicurezza di strutture a rischio, revisione delle zonizzazioni previste dai Piani di gestione e delle misure di conservazione dei siti Natura 2000, norme di attuazione e regolamenti omogenei, da finanziare con 6 milioni di euro in 3 anni in coerenza con le azioni concrete per la tutela della biodiversità, richiamata tra le priorità del Green New Deal del Governo.
Al Ministero dell’Ambiente di incrementare e garantire nel tempo, nell’ambito del Capitolo 1551 del Bilancio di previsione del Ministero, i fondi destinati all’Orso, come obiettivo prioritario dei Progetti di sistema per la biodiversità dei Parchi Nazionali indicati nella Direttiva annuale di indirizzo ai Parchi Nazionali della DG Protezione Natura e Mare.
Ai Parchi Nazionali di istituire o completare l’istituzione delle Aree Contigue previste dall’art. 32 della Legge quadro n. 394/1991 dei Parchi Nazionali d’Abruzzo Lazio e Molise, del Gran Sasso e Monti della Laga, della Majella e dei Monti Sibillini, d'intesa con le Regioni interessate, per contribuire alla creazione della Rete ecologica Italiana nell’Appennino Centrale a tutela dell’Orso, con le relative misure di disciplina della caccia, della pesca, delle attività estrattive, forestali e altre misure per la tutela dell'ambiente funzionali alla conservazione della specie.
Nell’ambito del PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) promuovere progetti LIFE a scala di popolazione e inserire nella programmazione nazionale dei fondi comunitari (PAC e Fondi strutturali e di coesione) misure specifiche per la tutela della specie, in particolare per finanziare capillari azioni di prevenzione dei danni ad apiari e allevamenti, anche al di fuori delle aree protette, nonché fondi adeguati per attività di censimento, ricerca e monitoraggio, piani di sorveglianza sanitaria e strategie di comunicazione concertate.
Alle Regioni di favorire le intese con i Parchi Nazionali per l’istituzione delle Aree Contigue e garantire risorse adeguate per la prevenzione dei danni e la messa in sicurezza delle infrastrutture a rischio, rinunciando a nuovi progetti impattanti nell’areale dell’Orso, nonché l’adozione di Piani Forestali di Indirizzo Territoriali rispettosi della specie. E inoltre: nel Lazio istituire al più presto il Parco regionale dei Monti Ernici-Simbruini, estendendo il territorio dell’attuale Parco regionale dei Monti Simbruini, per tutelare una zona essenziale per l’espansione dell’Orso marsicano; in Abruzzo completare, con il supporto di adeguato personale regionale, la Rete di Monitoraggio Orso.
Ai Comuni che ricadono all’interno dell’areale potenziale dell’Orso marsicano di emanare opportuni regolamenti per mettere in sicurezza le risorse trofiche (pollai, rifiuti, carotai) localizzate all’interno dei paesi, allo scopo di ridurre gli episodi di “orsi confidenti”, e garantire il controllo del randagismo canino in raccordo con le ASL.
 
IN SINTESI
Il WWF chiede a Governo e Parlamento una legge speciale che istituisca e finanzi con 6 milioni di euro la Rete Ecologica dell’Appennino a tutela dell’habitat dell’Orso; al Ministero dell’Ambiente fondi regolari e adeguati a favore dell’Orso per progetti di sistema nei Parchi Nazionali; ai Parchi stessi e alle Regioni l’istituzione delle Aree Contigue e fondi adeguati per la prevenzione dei danni; alla Regione Lazio, in particolare, l’istituzione del Parco Naturale dei Monti Ernici-Simbruini; alla Regione Abruzzo personale per la Rete di Monitoraggio orso; ai Comuni regolamenti per gestire adeguatamente le fonti trofiche e il randagismo canino, in accordo con le ASL.
Governo e Parlamento: legge speciale di rete ecologica per l’orso, con 6 milioni di euro in 3 anni
Ministero dell’Ambiente: fondi e progetti di sistema per l’orso marsicano
Parchi Nazionali: aree contigue e regolamentazione
PATOM: progetti coordinati di prevenzione e ricerca
Regioni: aree contigue e fondi prevenzione (Lazio: Parco Ernici-Simbruini; Abruzzo: Rete di Monitoraggio)
Comuni e ASL: regolamenti e controllo randagismo
 




 

Tecnologia 5G: la situazione in Abruzzo

 
È necessario fare un po’ di chiarezza sulla tecnologia 5G e sulle comprensibili preoccupazioni che sta destando tra i cittadini. In primo luogo 5G è un acronimo che indica la tecnologia di quinta generazione per la radiofonia mobile, quella che secondo i suoi fautori rivoluzionerà il settore garantendo velocità più elevate e aprendo la strada a nuove applicazioni a cominciare da quella che viene definita “internet delle cose”. Questa tecnologia è oggi ancora in fase sperimentale ma, attenzione, si tratta di sperimentazioni tecniche, tese a mettere a punto il sistema e non già di verifiche sanitarie sui possibili danni alla salute e all’ambiente che, a fronte di autorevoli dubbi espressi da scienziati di tutto il mondo, sarebbero invece indispensabili. È infatti semplicemente assurdo che per chiarire se la tecnologia 5G può essere o meno dannosa per la salute vengano acquisiti soltanto i pareri di docenti di fisica o, peggio, di operatori del settore, e non quelli di medici e ricercatori in campo sanitario del tutto indipendenti dalle grandi aziende. La stessa delibera del 5 maggio 2019 con la quale l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) determina le procedure per l’assegnazione e le regole per l’utilizzo delle frequenze 5G non è stata preceduta da adeguati monitoraggi ambientali e sanitari e da una valutazione preventiva dei rischi né tantomeno c’è stato il consenso informato della popolazione.
In Abruzzo la tecnologia 5G è in fase sperimentale a L’Aquila e in 11 piccoli comuni: Fresagrandinaria in provincia di Chieti; Barete, Canistro, Civita d’Antino, Gagliano Aterno, Introdacqua e Morino in provincia de L’Aquila; Brittoli, Castiglione a Casauria e Montebello di Bertona in provincia di Pescara; Tossicia in provincia di Teramo. Queste undici comunità sono state inserite dall’Agcom, senza alcuna consultazione a livello locale, nell’elenco di 120 municipalità nazionali che, secondo quanto stabilito, da luglio 2022 saranno obbligatoriamente coperte dalla rete 5G. Aver imposto dall’alto un simile obbligo non appare certo la procedura più corretta e partecipativa: una scelta destinata anzi ad alimentare sospetti e preoccupazioni. Ed è in ogni caso inaccettabile che la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, richiamata in ogni provvedimento di legge, venga poi di fatto ignorata a fronte delle pressioni delle aziende di telefonia e di alcuni settori tecnologici delle università palesemente vittime di una visione settoriale della realtà.
La 5G prevede infatti l’impiego di frequenze mai usate finora e moltissimi studiosi in tutto il mondo sollecitano una moratoria in attesa di ricerche attendibili e indipendenti sull’impatto sanitario e ambientale che questa tecnologia può comportare. Un documento recentemente varato per iniziativa dell’Istituto Superiore di Sanità sembrerebbe tranquillizzare sul potenziale effetto cancerogeno dell’esposizione a radiofrequenze ma in realtà raccomanda anche cautela e ulteriori approfondimenti, in particolare per le esposizioni precoci e a lungo termine, e in ogni caso si tratta di un lavoro duramente contestato nei metodi e nelle conclusioni dall’ISDE – Medici per l’ambiente. Esistono inoltre studi indipendenti già pubblicati che sembrerebbero invece confermare una significativa incidenza di problematiche sanitarie, non solo tumori, in conseguenza di esposizioni a inquinamento elettromagnetico. Una situazione insomma da chiarire: siamo nel pieno di una fase di incertezza nella quale l’unica scelta saggia è, sulla base del sacrosanto principio di precauzione, fermare tutto e approfondire le conoscenze, a cominciare da quelle sanitarie e ambientali.
In più è necessario informare e ascoltare i cittadini e seguire la normativa di garanzia, senza scorciatoie. Ci sono, ad esempio, tra quelli coinvolti anche Comuni che hanno territori compresi o vicini a Parchi nazionali (in Abruzzo ad es. Brittoli e Tossicia) o ad aree protette. Ebbene qui è indispensabile per legge una Valutazione di incidenza (VINCA) che l’Agcom non può ignorare, ancor più in presenza di studi che hanno accertato possibili conseguenze negative su specie animali anche con tecnologie già in uso.
In Abruzzo il settore delle antenne per la telefonia mobile è regolato dalla L.R. n. 45/2004 “Norme per la tutela della salute e la salvaguardia dell'ambiente dall'inquinamento elettromagnetico”. Tale legge prevede (art. 8, comma 3) la possibilità e non l’obbligo per i Comuni di “adottare uno specifico regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”. Il Comune di Chieti ha da poco approvato all’unanimità un regolamento di settore mentre quello di Pescara si trova nella fase dell’esame in sede di commissioni consiliari, l’ultima prima della votazione collegiale in consiglio comunale. A quanto ci risulta nel resto del territorio regionale siamo ovunque più indietro nell’iter, in molti casi mai cominciato né ad oggi in programma. I Comuni coinvolti nella sperimentazione non sono dotati di piano antenne e in nessuno di loro accanto alla sperimentazione tecnica è prevista una qualsiasi verifica di tipo sanitario. I sindaci in primo luogo, in quanto primi responsabili della buona salute della comunità che li ha eletti, ma anche le Province e la Regione, non dovrebbero lasciarsi affascinare dalle sirene di chi promette miracoli tecnologici. Nessuno vuole rinunciare a priori al progresso ma chiunque prima di poter colloquiare via internet con il frigorifero o col forno di casa (davvero ne abbiamo bisogno?) sicuramente vuole sapere se nel farlo rischia o meno di ammalarsi e di arrecare danni all’ambiente nel quale vive.
Del resto anche il Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Commissione Europea, che ha sempre avuto un atteggiamento negazionista sui possibili effetti biologici dei campi elettromagnetici, nella sua più recente newsletter evidenzia “criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza” in relazione alle tecnologie 5G, che sono ad oggi “molto meno studiate per ciò che concerne i loro effetti sull’uomo o sull’ambiente”.
Una pausa di riflessione e di approfondimento non nuocerà a nessuno.

Per saperne di più si può consultare il “Rapporto indipendente sui campi elettromagnetici e diffusione del 5G” pubblicato il 10.09.2019 da European Consumers e ISDE.

7.10.19

A scuola in natura!

 
Il WWF e tre aree naturali protette della fascia collinare della provincia di Teramo, l’Oasi WWF - Riserva regionale dei Calanchi di Atri, la Riserva regionale di Castel Cerreto e il Parco territoriale attrezzato di Fiume Fiumetto, hanno presentato questa mattina a Teramo il catalogo “Scuola in Natura” con le proposte di educazione all’ambiente e alla sostenibilità rivolte al mondo della scuola.
Il catalogo rappresenta la prima azione, non la meno importante, della collaborazione tra queste tre aree protette: uno strumento che consente di illustrare l’offerta delle singole aree sull’educazione ambientale finalizzata a diffondere tra i giovani la consapevolezza dell’importanza della conservazione della natura e della tutela dell’ambiente.
Educare le giovani generazioni alla cultura della sostenibilità è uno degli obiettivi del WWF ed è anche una delle principali funzioni delle aree naturali protette. Nello specifico, il progetto “Scuola in Natura”, proposto attraverso lezioni partecipate, laboratori didattici, lezioni sul campo e visite guidate, intende stimolare la conoscenza e il rispetto del patrimonio naturale del nostro territorio.
Il catalogo si rivolge alle scuole di ogni ordine e grado con circa 30 progetti diversificati da sviluppare all’interno delle aree protette coinvolte: flora e fauna, geologia, archeologia e antropologia, biodiversità e tanto altro saranno gli argomenti che le scuole, scegliendo il progetto più adatto alle proprie esigenze educative e didattiche, potranno approfondire.
Vengono anche proposti due percorsi didattici di rete che prevedono l’intervento in tutte e tre le aree protette: un’opportunità unica, a livello formativo, per capire l’evoluzione della fascia collinare della nostra provincia, un territorio fortemente antropizzato, ma che conserva ancora elementi di grande naturalità.
Il catalogo “Scuola in Natura” coinvolge queste tre aree naturali protette:
  • l’Oasi WWF - Riserva naturale dei Calanchi di Atri, istituita nel 1995 e divenuta Oasi WWF nel 1999, è compresa nel comune di Atri e presenta un percorso ad anello con panorami suggestivi sui principali sistemi calanchivi del territorio;
  • la Riserva naturale di Castel Cerreto, nata nel 1991, è situata nel comune di Penna Sant’Andrea e offre l’opportunità di conoscere l’ambiente di bosco attraverso numerosi sentieri didattici;
  • il Parco territoriale attrezzato di “Fiume Fiumetto”, nato nel 1990 nel comune di Colledara, dove si ha l’opportunità di apprezzare, attraverso un sentiero immerso nella natura, la transizione da un ambiente boschivo a uno tipicamente fluviale.
Le attività didattiche verranno svolte dall’Associazione Istrice che opera nell’Oasi WWF dei Calanchi, dalla Cooperativa Floema della Riserva di Castel Cerreto e dalla dott.ssa Serena Cipolletti, collaboratrice del Parco di Fiume Fiumetto.
Il catalogo sarà spedito a tutte le scuole d’Abruzzo e sarà pubblicato sui siti delle aree naturali coinvolte.

Nuovo rinvio per il processo "Acqua del Gran Sasso". E sul commissario... silenzio!

Oggi nuovo rinvio nel processo davanti al Tribunale di Teramo sull’incidente dell’8/9 maggio 2017 a seguito del quale fu vietato il consumo di acqua in gran parte della provincia teramana.
Il Giudice, dott. Lorenzo Prudenzano, ha depositato in data odierna una richiesta di sostituzione sostenendo di trovarsi in una situazione di incompatibilità. Su detta istanza dovrà ora pronunciarsi il Presidente del Tribunale. Se l’istanza dovesse essere accolta verrà nominato un nuovo giudice.
La prossima udienza si terrà il 21 ottobre, ma anche questa si risolverà quasi sicuramente un nuovo rinvio perché per quel giorno è prevista l’astensione collettiva degli avvocati.
I tempi del procedimento quindi si allungano e di questo passo è probabile che il dibattimento non verrà aperto prima del 2020.
WWF, Legambiente, CAI e Cittadinanzattiva, le quattro associazioni che, tra quelle che compongono l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, hanno chiesto di essere ammesse come parte civile nel processo esprimono la propria preoccupazione per il dilatarsi dei tempi.
Preoccupazione che è ancora maggiore se si pensa che ad oggi si sono perse le tracce della nomina del Commissario straordinario per la messa in sicurezza del Gran Sasso. Le associazioni ricordano che, secondo quanto previsto dalla legge di conversione del Decreto-legge n. 32/2019, cosiddetto Sbloccacantieri, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e sentito il Presidente della Regione Abruzzo, avrebbe dovuto nominare il Commissario entro il 3 luglio scorso.
Su questo punto l’Osservatorio rinnova l’invito al Presidente della Regione Marsilio e ai parlamentari eletti in Abruzzo a sollecitare la nomina del Commissario per evitare questa situazione di paralisi, considerato che hanno contribuito a scegliere la strada del Commissario straordinario.
Il Presidente Marsilio, inoltre, potrebbe avviare la Cabina di coordinamento che deve essere da lui presieduta e che ha compiti di comunicazione e informazione nei confronti delle popolazioni interessate, di coordinamento tra i diversi livelli di governo coinvolti e di verifica circa lo stato di avanzamento degli interventi di messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso. E dovrebbe anche aprire questa Cabina alla partecipazione delle associazioni che da sempre seguono la vicenda e che invece la Giunta regionale precedente ha voluto escludere, nonostante un parere favorevole al coinvolgimento espresso dall’allora Commissione consiliare regionale competente.

6.10.19

Domenica 13 ottobre nuova escursione con il WWF


Oggi una bella giornata al Parco Fluviale del Vezzola con il WWF Teramo per la Festa della Natura in città


Questa mattina in tanti hanno partecipato a Teramo a Urban Nature, la Festa della Natura in città organizzata dal WWF in tutta Italia.
Il WWF Teramo quest'anno ha scelto come luogo dove svolgere Urban Nature il Parco fluviale del Vezzola, una delle più importanti aree verdi della nostra città, un corridoio ecologico ricco di biodiversità, ma anche un luogo di fruizione per tanti amanti della natura. La mattinata è partita con una visita guidata del Parco alla scoperta della storia e della natura del Vezzola e a seguire bambini e adulti hanno partecipato ad una caccia al tesoro a squadre.
Urban Nature promuove la conoscenza della natura urbana e la partecipazione attiva dei cittadini. Le aree verdi, i parchi urbani, i giardini sono preziosi alleati di piante e animali che vivono nelle nostre città e nei nostri paesi; la gestione del verde e la cura della biodiversità urbana possono migliorare la vivibilità delle aree urbane, lo stato di benessere e di salute dei cittadini e rappresentano punti di incontro e occasioni di partecipazione alla vita sociale.
Urban Nature 2019 ha ricevuto i Patrocini del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero della Salute e dell’ANCI ed è organizzata con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) e del Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) dell’Arma dei Carabinieri.
 









3.10.19

Urban Nature all'Oasi affiliata WWF Fosso Giardino di Martinsicuro

Domenica 6 ottobre, l'Oasi Fosso Giardino, prima Oasi urbana WWF in Abruzzo, istituita appena un anno fa a Martinsicuro, aderisce all'iniziativa Urban Nature, la Festa della Natura in città, organizzata dal WWF in tutta Italia. Una giornata dedicata alla riscoperta del patrimonio naturale che è ancora presente nelle nostre città e un'occasione per coinvolgere famiglie e ragazzi in attività dedicate a scoprire l'importanza della biodiversità urbana.
Il programma della giornata all'Oasi è dedicato ai più giovani e punta a trasmettere, attraverso il divertimento e l'osservazione diretta del mondo, il messaggio di preservare la natura anche vicino ai centri abitati: dalle 15:00 si svolgerà una caccia al tesoro tematica nel bosco; alle 16.30 ci sarà una merenda nell'Oasi; alle 17.15 si svolgerà un laboratorio di biomimetica (esperienza tattile e sensoriale). Sarà anche allestita una mostra delle varie invenzioni ispirate dalla natura.
L'Oasi Fosso Giardino di Martinsicuro, localizzata tra la Val Vibrata e la Valle del Tronto, è un vero laboratorio naturale a due passi dalla città. Particolarmente adatta ad ospitare scuole di ogni ordine e grado, presenta numerosi valori naturalistici e paesaggistici: salici e pioppi che ospitano picchi rossi e picchi verdi, pettirossi, usignoli di fiume, capinere, codibugnoli e merli. Sul costone ad est si trova un ettaro di pino d’Aleppo piantato negli anni ’70 in cui nidifica l’astore e sono frequenti le osservazioni di scoiattoli e colombacci, ma anche di cardellini, fringuelli e verzellini. Un bellissimo sentiero-natura ad anello, con numerosi pannelli esplicativi, ricchi di testi e immagini, attraversa tutta l’Oasi percorrendo l’area degli allori secolari, del querceto e dell’ornieto dove vivono volpi, istrici, caprioli e lepri. Tra gli uccelli in questa zona non mancano scriccioli, rampichini, cinciallegre e ghiandaie mentre nelle suggestive forme calanchive si possono osservare upupe e gruccioni, ma anche sparvieri, gheppi e poiane. Particolarmente ricca la vegetazione ripariale con la presenza nel sottobosco di specie legate all’acqua dolce come gli equiseti, le tife, il fragmiteto e una presenza piuttosto rara, il giglio d’acqua con le spettacolari fioriture di giallo intenso a primavera.
Per info e prenotazioni contattare il numero 3443405302.

1.10.19

L’esperienza del Salvafratino Abruzzo al XX Convegno italiano di Ornitologia a Napoli

Fabiola Carusi e Stefano De Ritis con il poster del Progetto Salvafratino Abruzzo
Dal 26 al 29 settembre si è tenuto a Napoli il XX Convegno italiano di Ornitologia. Il programma ha previsto sessioni scientifiche e workshop tematici tra i quali anche una tavola rotonda sulla tutela del Fratino (Charadrius alexandrinus) in Italia alla quale sono stati invitati i rappresentanti dei gruppi locali e regionali che seguono la specie.
Sono stati così presentati i dati del censimento nazionale effettuato nel 2018 che purtroppo, ancora una volta, ha segnalato come i fratini siano sempre meno su tutta la costa italiana: tranne la Campania, infatti, tutte le regioni presentano un trend negativo dovuto all’occupazione, ormai quasi totale, delle spiagge dove il Fratino nidifica solitamente, a seconda delle regioni, da fine marzo a luglio.
Per l’Abruzzo erano presenti al Convegno di ornitologia due dei responsabili del Progetto Salvafratino Abruzzo: Fabiola Carusi, referente per il WWF Abruzzo, e Stefano De Ritis, responsabile scientifico per l’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano”.
I due abruzzesi hanno presentato un poster e illustrato una comunicazione sullo stato del Fratino in Abruzzo prendendo in esame i dati relativi al periodo 2015/2019 durante il quale il Progetto Salvafratino si è via via sviluppato.
Grazie a questo Progetto, promosso dall’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” e dal WWF Abruzzo, nella nostra regione vengono condotte da anni azioni di monitoraggio, tutela, sensibilizzazione e denuncia sullo stato di salute dei fratini. Il Progetto coinvolge un gran numero di volontari, singoli o riuniti in gruppi locali come le Guide del Borsacchio di Roseto degli Abruzzi, il Gruppo Fratino di Vasto e l’associazione Torre Foro di Ortona: i volontari da marzo a tutto luglio monitorano la presenza di coppie e nidi sulla costa seguendoli fino alla schiusa e all’involo. Il Progetto va avanti solo grazie agli sforzi di questi volontari e a un piccolo contributo da parte dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano” che è peraltro l’unico ente pubblico a destinare dei fondi specifichi per la tutela della specie in Abruzzo insieme al Comune di Alba Adriatica che finanzia un progetto di comunicazione e sensibilizzazione legato alla Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare.
Come denunciato più volte, negli ultimi anni, nonostante qualche buona pratica inizi a farsi strada tra balneatori e amministrazioni comunali, anche in Abruzzo si sta registrando una situazione di difficoltà per il Fratino. Viene individuato un numero troppo limitato di nidi e purtroppo non tutti giungono a buon fine: ancora oggi in ogni stagione molti nidi con uova vengono vandalizzati o distrutti durante la pulizia meccanica delle spiagge o predati da animali da affezione (cani e gatti) vaganti. A questi fattori si aggiungono poi le predazioni di origine naturale come quelle da parte di corvidi e in alcuni casi di volpi.
I dati abruzzesi per il 2019, che saranno illustrati a breve durante un evento che si terrà a ottobre per la presentazione di un dossier regionale sulla tutela del Fratino, mostrano una piccola ripresa delle nidificazioni rispetto al 2018 che è stato un anno drammatico con il minor numero di nidi da quando si effettua il monitoraggio e circa il 50% di schiuse andate a buon fine: è evidente che per la tutela del Fratino c’è ancora molto da fare sia dal punto della conservazione sia da quello dell’educazione ambientale.

Verso la bocciatura dell’ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri. Soddisfazione del WWF Teramo

Massimo Fraticelli durante la manifestazione contro l'ampliamento della discarica di Atri
Il WWF Teramo esprime soddisfazione per la decisione del Comitato di coordinamento regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo che nella riunione di ieri, lunedì 30 settembre, ha espresso il proprio parere negativo con preavviso di rigetto sull’ennesimo ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri proposto dal Consorzio per lo smaltimento dei rifiuti urbani Piomba-Fino.
Il WWF Teramo aveva presentato le proprie osservazioni in merito alla proposta di ampliamento evidenziando come il territorio interessato sia stato da anni destinato dall’Amministrazione comunale, dalla Regione, dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione Europea alla tutela ambientale con la creazione di una riserva naturale regionale, l’Oasi WWF dei Calanchi di Atri, e di un sito di interesse comunitario ricompreso nella Rete Natura 2000 attraverso la quale la Commissione Europea tutela la biodiversità europea. Ciò ha portato ad una crescita di attività turistiche sostenibili e di agricoltura di qualità. Il WWF aveva anche segnalato come la localizzazione di questo ampliamento contrastava con moltissimi criteri localizzativi indicati dal Piano regionale dei rifiuti: l’area, infatti, è sottoposta a vincolo idrogelogico, è individuata come zona di pregio agricolo, è posta nelle vicinanze di case e corsi d’acqua.
“Siamo soddisfatti della decisione del Comitato che segue un parere estremamente negativo espresso dai competenti Uffici regionali e che ha accolto gran parte delle nostre osservazioni”, dichiara Massimo Fraticelli del WWF Teramo e responsabile del settore rifiuti del WWF Abruzzo. “È una vittoria di tutto il territorio, raggiunta grazie ad un lavoro di squadra portato avanti dal comitato cittadino, dall’amministrazione comunale e dal WWF. La creazione di un terzo invaso destinato ad accogliere altri 300.000 metri cubi di rifiuti era una proposta inaccettabile per una comunità e un sito che hanno già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari. Ora speriamo che il Consorzio voglia definitivamente accantonare questo progetto e dedicarsi alla messa in sicurezza delle due discariche già esistenti”.
Il WWF richiama come sempre l’attenzione di tutti sulla necessità di garantire un corretto ciclo di gestione dei rifiuti.
“Ovviamente”, conclude Fraticelli, “non si può fare finta che il problema dello smaltimento dei rifiuti non esista. Tutti devono lavorare in primo luogo per ridurre la produzione dei rifiuti in origine, assicurare alti livelli di raccolta differenziata e riciclo e infine assicurare uno smaltimento in impianti ben tenuti e correttamente localizzati”.

Domenica 6 ottobre: con Urban Nature nel Parco fluviale del Vezzola

 
Domenica 6 ottobre torna Urban Nature, la Festa della Natura in città organizzata dal WWF in tutta Italia. Una giornata dedicata alla riscoperta del patrimonio naturale che è ancora presente nelle nostre città, piccole e grandi. Urban Nature vuole contribuire a ripensare gli spazi urbani restituendo ai cittadini la biodiversità perduta e dando finalmente valore alla natura.
Per l’edizione 2019 il WWF Teramo, dopo le esperienze degli anni passati nella Villa comunale, ha scelto un altro polmone verde della nostra città: il Parco fluviale del Vezzola.
L’appuntamento è alle ore 9:30 di domenica 6 ottobre nel tratto di Parco vicino al laghetto. Dopo la presentazione della Giornata, alle ore 10 partirà una visita guidata naturalistica del Parco e alle ore 11 ci sarà invece una caccia al tesoro a squadre per adulti e bambini.
“Teramo conserva alcune aree verdi importanti come i due parchi fluviali del Tordino e del Vezzola, la Villa comunale, i giardini della Madonna delle Grazie. Tutelare queste aree, tenerle pulite e fruibili è molto importante”, dichiara Claudio Calisti, presidente del WWF Teramo. “Le nostre città non sono progettate per i bambini. Anche a Teramo la stragrande maggioranza degli spazi pubblici urbani è occupato dal traffico automobilistico che ostacola la possibilità di movimento attivo dei bambini. Le poche isole di natura rimaste vanno perciò tutelate e valorizzate. Tutti i bambini, soprattutto quelli che vivono in condizioni sociali più svantaggiate, hanno bisogno di un contatto costante con la natura per crescere in modo equilibrato. La disponibilità di spazi verdi nelle zone di residenza è fondamentale per garantire il loro benessere fisico, psichico e relazionale. Incrementare questa disponibilità significa quindi migliorare il benessere dei bambini. Dobbiamo trovare delle soluzioni per promuovere e proteggere la biodiversità in ambito urbano creando una rete tra amministratori, comunità, cittadini, imprese, università e scuole”. 

27.9.19

Le piazze abruzzesi si riempiono dei colori del Friday for Future

 
“Migliaia di ragazzi, organizzati nel movimento indipendente Friday for future, hanno riempito le piazze di città e paesi abruzzesi, per far sentire la propria voce contro il cambiamento climatico”, dichiara Filomena Ricci, Delegato WWF Abruzzo. “Una manifestazione pacifica e colorata con protagonisti così tanti giovani non può essere ignorata da chi partecipa ai tavoli decisionali. I cambiamenti globali passano attraverso movimenti diffusi tra la gente perché richiedono, da un lato, una modifica delle nostre abitudini rispetto al tema della sostenibilità, dall’altro, scelte politiche e modalità di produzione che abbiano come obiettivo la riduzione dell’impatto sul pianeta e non il solo aumento del profitto per una piccola parte dell’umanità”.
Il WWF Abruzzo ringrazia i tanti giovani che hanno animato le piazze abruzzesi e rilancia affinché questa giornata di mobilitazione sia solo un momento di un impegno complessivo che si protragga nel tempo fino a quando non si inizieranno a fare quei cambiamenti concreti che non sono più rinviabili.