10.12.20

L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati

Ieri, mercoledì 9 dicembre, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso da WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra, è stato ascoltato dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati nel corso di un’audizione on line sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso. Sono state così ribadite le preoccupazioni per la mancata messa in sicurezza dell’acquifero rispetto alle due potenziali fonti di inquinamento delle gallerie autostradali dell’A24 e dei Laboratori sotterranei dell’INFN.
I rappresentanti dell’Osservatorio intervenuti hanno evidenziato la situazione paradossale per cui, dopo circa due decenni da quando le associazioni ambientaliste portarono all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione di pericolo in cui versa l’acquifero che rifornisce 700.000 abruzzesi, per ammissione dello stesso Commissario Gisonni, siamo ancora al punto della ricostruzione della fitta rete di canali di drenaggio dell’acqua del Gran Sasso.
Si è poi evidenziato come finora sia sempre stata sempre negata la partecipazione dell’Osservatorio, formato da associazioni nazionali riconosciute quali portatrici di interessi generali, nei tavoli di confronto: prima nel Tavolo tecnico e poi nella Cabina di coordinamento, la politica ha impedito la partecipazione della società civile rendendo di fatto impossibile esercitare una funzione utile ed efficace e costringendo a ricostruire fatti e decisioni tramite indiscrezioni: disattendo così il principio costituzionale enunciato nell’art. 118 (Principio di sussidiarietà) e riaffermato nella Riforma del Terzo Settore (D.Lgs. n. 117/2017) dove legislatore ha ribadito la necessità di facilitare processi di co-programmazione e addirittura di co-progettazione.
È stata anche evidenziata la gravità della perdita di 100 litri di acqua al secondo poiché, per mancanza di sicurezza, da anni si devono mettere a scarico le acque raccolte dai sistemi di drenaggio intorno ai Laboratori dell’INFN. Così come è altrettanto grave che gli interventi che si sono dovuti mettere in campo da parte degli acquedotti per implementare il monitoraggio e i controlli sull’acqua siano scaricati sui contribuenti attraverso le bollette, aggiungendo così la beffa al danno.
Si è ricordato come, secondo quanto previsto nella delibera della Giunta Regionale n. 33/2019, entro il 31 dicembre 2020 le sostanze pericolose stoccate nei Laboratori dell’INFN dovrebbero essere rimosse. Ma ad oggi si sa soltanto che è stata completata favorevolmente la procedura di valutazione ambientale sul progetto di rimozione, ma non si hanno informazioni circa lo stato della rimozione. Nelle fasi di rimozione delle sostanze pericolose, devono essere sempre tenuti presenti e definiti scenari di rischio di incidente e le relative azioni di intervento, prevedendo misure di contenimento e di ristoro dell’eventuale danno all’ambiente e alla popolazione. Esiste infatti un problema legato alla gestione, anche economica, di un incidente. Devono essere previsti un fondo economico e un piano di distribuzione dell’acqua potabile che non potrà essere a carico della collettività perché non è possibile far gravare sui cittadini un’ulteriore spesa per l’approvvigionamento di un bene primario come l’acqua potabile.
Da ultimo l’Osservatorio ha ricordato come abbiano destato molta preoccupazione alcuni fatti verificatisi recentemente a partire dal tentativo della Strada dei Parchi SpA di non svolgere la procedura di Valutazione di incidenza ambientale (VINCA) relativamente agli interventi di pulizia delle gallerie autostradali A24, nonostante sia chiaro che sugli interventi da effettuare nelle gallerie e nei Laboratori, atteso il loro potenziale impatto sull’acquifero, si devono rispettare tutte le normative poste a tutela della salute umana e dell’ambiente naturale, a partire da quelle sulla VINCA: ci si trova, infatti, in un parco nazionale che ospita siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale (proposti dalla Regione Abruzzo, designati dallo Stato italiano e istituiti dall’Unione Europea).
Uguale preoccupazione destano le dichiarazioni su possibili integrazioni ai poteri straordinari del Commissario che dovrebbero superare alcune normative poste a tutela dell’ambiente e, di conseguenza, della salute dei cittadini, nonché su possibili modifiche al Protocollo del 2017 su comunicazione, autorizzazione e allerta da seguire preventivamente alla realizzazione di interventi che possano comportare il rischio di pregiudicare la qualità delle acque del sistema idrico del Gran Sasso. Anche facendo seguito alle dichiarazioni fornite durante l’audizione del Commissario Corrado Gisonni dell’ottobre scorso presso la Commissione Ambiente della Camera, l’Osservatorio ha evidenziato come il problema dell’acquifero del Gran Sasso non siano certo le normative poste a tutela dell’ambiente e quindi della salute di tutti noi. I veri problemi sono legati al non essere intervenuti concretamente, nonostante i milioni di euro già spesi anche durante la precedente gestione commissariale, mettendo in sicurezza l’acquifero tenendo sempre presente che non dovrà essere questo ad adattarsi alle esigenze dei laboratori dell’INFN e delle gallerie autostradali A24, ma viceversa!