18.5.19

Domenica 19 maggio: torna la Giornata delle Oasi


“Domenica 19 maggio si aprono le porte della natura”, così Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia presenta la nuova edizione della Giornata delle Oasi WWF che sarà celebrata in tutta Italia domenica prossima. “Le Oasi WWF sono nate nel 1967 con la prima area naturale protetta gestita dall’Associazione a Burano in Toscana. Da allora, grazie a questo straordinario patrimonio di oltre 100 aree protette montane, urbane, costiere e marine, milioni di italiani, giovani e adulti, sono entrati a contatto con la biodiversità. Le nostre Oasi sono state un insostituibile argine a degrado, cemento e caccia, hanno favorito e stimolato la ricerca scientifica e l’educazione ambientale, hanno proposto modelli di sviluppo sostenibile e di reti di comunità”.
“L’Abruzzo è da sempre una terra di Oasi WWF”, aggiunge Luciano Di Tizio, Delegato del WWF Abruzzo. “Oggi ce ne sono 6 e tutte hanno contribuito a salvaguardare il nostro territorio e la natura della nostra regione. Grazie alle nostre Oasi è cresciuta la sensibilità ambientale e sono state tutelate habitat e specie importanti come il Lupo, l’Orso, la Lontra, il Fiordaliso del Sagittario… Ma nelle nostre Oasi abbiamo sempre lavorato anche per lo sviluppo del territorio e proprio per questo invitiamo tutti a visitare gratuitamente le nostre Oasi domenica prossima per vedere con i propri occhi i risultati raggiunti grazie al grande lavoro dei volontari e degli operatori”.

In Abruzzo sarà una domenica di eventi e iniziative speciali, una vera e propria festa della natura rivolta al grande pubblico. I programmi delle singole Oasi sono riportati sul sito www.wwf.it.
Questi i principali appuntamenti che, come tutte le iniziative della Giornata, sono per tutti e gratuiti.
Nell’Oasi WWF delle Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi (AQ) dalle ore 11 la visita guidata Conosciamo il fiume: la sua forma e la sua funzione” cui seguirà alle ore 12 il “Gioco dell’Orso”. Dalle ore 15 Laboratori didattici per i ragazzi su Stagni, Orsi, Corsi d’acqua, Piante e tanto altro. Nel corso di tutta la giornata sarà possibile assistere alla realizzazione di un’opera artistica a cura del pittore naturalista Marco Preziosi e alla realizzazione di sculture in legno a opera dello scultore Marco Di Iorio. INFO: 3454790804.
Nell’Oasi WWF del Lago di Serranella a Sant’Eusanio del Sangro (CH) dalle 10 alle 13 sarà possibile partecipare a passeggiate naturalistiche guidate alla scoperta della flora e della fauna dell’Oasi, mentre nel pomeriggio dalle 16 alle 18 ci saranno laboratori didattici “Alla scoperta dello stagno” per bambini, ragazzi e famiglie (prenotazione consigliata). INFO: 3339224326.
Nell’Oasi WWF del Lago di Penne (PE) la mattina alle 10:30 si potrà partecipare ad una escursione guidata lungo il torrente Gallero per conoscere la flora e la fauna del territorio, mentre nel pomeriggio alle 16:30 partirà un’escursione a piedi e in bici lungo il “Sentiero Serafino Razzi” con partenza dalla cittadina di Penne e arrivo presso il Centro visite dell’Oasi. INFO: 0858279489.
Nell’Oasi WWF dei Calanchi di Atri (TE) alle 10 dal Centro Visita si partirà per una passeggiata alla scoperta del fiume Piomba. Al rientro alle 13:30 sarà offerto un piccolo rinfresco con prodotti locali tipici. Dalle 15 sono previsti attività e laboratori creativi per bambini: “Il concerto dello stagno”, “Il racconta storie”, “Costruiamo Valentina la rana canterina”. Alle 16 partirà invece una escursione guidata ai Calanchi di Atri. Per l’intera giornata, dalle 10 alle 18, il Centro Visita ospiterà la mostra fotografica “La natura intorno a noi” a cura di Matteo Ferretti. INFO: 3312342323.
Nell’Oasi WWF di Rifugio Giardino a Martinsicuro (TE) per tutta la giornata si celebrerà anche il Festival delle Ludoteche e dei Centri di Aggregazione Giovanile della Val Vibrata nato per far incontrare e socializzare i bambini e i ragazzi attraverso il gioco, lo scambio e la partecipazione gratuita ai numerosi laboratori creativi di piccolo giardinaggio, mosaici, riutilizzo e riciclo, costruzione di nidi artificiali per gli uccelli e tanto altro. Ci saranno anche visite guidate gratuite del sentiero Natura, una mostra fotografica sull’avifauna e un mini corso di bird gardening. INFO: 08611755166.
Nell’Oasi delle Cascate del Rio Verde a Borrello (CH) dalle ore 10 visite guidate per tutta la giornata INFO: 3401172367.
Per contribuire al grande progetto della Natura d’Italia protetta dalle oltre 100 Oasi WWF dal 5 scorso e fino a tutto il 19 maggio è possibile aderire con una piccola donazione chiamando l’SMS solidale 45590.
Il progetto ha come focus d’azione la salvezza dell’Orso bruno marsicano di cui sopravvivono solo circa 50 individui, principalmente nelle montagne dell’Abruzzo. Sono necessarie azioni urgenti per incrementare ed espandere la sua popolazione, gestire i conflitti e fermare il bracconaggio.
Si possono donare 2 euro inviando un SMS al numero 45590 da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce e Tiscali, oppure fino a 10 euro da rete fissa (info www.wwf.it). 

15.5.19

Archiviate le fake-news sulla chiusura delle gallerie, è ora di fare qualcosa per la messa in sicurezza dell’acquifero

 
Visto che sembra definitivamente archiviata la fake-news della chiusura delle gallerie autostradali, per l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia - GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra, è ora di fare qualcosa di concreto per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso.
Se la Strada dei Parchi SpA e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno finito di giocare sulla pelle di tutti noi, è arrivato il momento di lavorare realmente per mettere fine ad una situazione di pericolo, ben descritta nella perizia fatta fare dalla Procura di Teramo e che si conosce da ormai quasi 20 anni.
Per l’Osservatorio se si vuole risolvere una situazione oggettivamente difficile aggravata da decenni di sostanziale inerzia della classe politica nazionale e regionale, nonché di INFN e gestori dell’autostrada, c’è bisogno di:
  1. Progetti credibili che risolvano definitivamente il problema delle interferenze delle gallerie autostradali dell’A24 e dei Laboratori di Fisica Nucleare con l’acquifero che fornisce l’acqua da bere a circa 700.000 cittadini delle province di L’Aquila, Teramo e Pescara.
  2. L’individuazione di fondi adeguati da parte dello Stato affinché questi progetti siano immediatamente messi in atto.
  3. Una responsabilizzazione del Governo nazionale, di quello regionale e degli enti locali chiamati a collaborare per giungere alla soluzione. Nessun ente può chiamarsi fuori, a partire dalla Regione e dal suo Presidente, mentre INFN e Strada dei Parchi SpA devono attivarsi tempestivamente per quanto di loro competenza, visti gli ulteriori due anni persi dall’ultimo incidente del maggio 2017 per avere solo delle proposte progettuali di massima.
  4. Chi sarà chiamato a gestire questa partita dovrà avere competenze adeguate e collegamento con il territorio. Mettiamo da parte ridicole candidature autoreferenziali e lavoriamo affinché si creino le condizioni per avere un sistema di gestione efficace e trasparente.
  5. Qualsiasi ipotesi di commissariamento, visti anche i precedenti, deve basarsi sul rispetto delle normative poste a tutela dell’acqua, dell’ambiente, della salute dei cittadini e della corretta informazione. Solo trasparenza e partecipazione possono garantirci che non si spendano ulteriori milioni senza che si risolva il problema come è stato fatto nella precedente gestione commissariale.
  6. Abbassare il rischio per l’acquifero, avviando da subito le azioni necessarie per rimuovere dai Laboratori le sostanze pericolose che peraltro già oggi non potrebbero essere stoccate all’interno di un acquifero contrastando con la normativa “Seveso” (Decreto legislativo n. 105/2015) sulle strutture a rischio di incidente rilevante, come sono classificati i Laboratori dell’INFN fin dal 2002, e con la normativa a protezione degli acquiferi. 

13.5.19

Conferenza stampa al Senato dell'Osservatorio Indipendente sull'Acqua del Gran Sasso

 
Questa mattina, presso la sala Caduti di Nassirya a Palazzo Madama del Senato, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia - GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra, ha tenuto una conferenza stampa per illustrare la situazione di grave pericolo per l’acquifero del Gran Sasso in Abruzzo che rifornisce d’acqua circa 700.000 cittadini delle province di L’Aquila, Teramo e Pescara.
L’acquifero è reso insicuro dalle due gallerie autostradali dell’A24 Roma-Teramo (oltre 10 km ciascuna), attualmente gestita dalla Strada dei Parchi SpA, e dai Laboratori sotterranei dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che sono stati realizzati sotto il Gran Sasso dal 1969 al 1987, a diretto contatto con la falda. Nel corso degli anni, per evitare la pressione sulle gallerie e sui laboratori, l’acqua della falda è stata captata e utilizzata per la distribuzione potabile. Circa 100 litri/secondo vengono prelevati dall’area dei Laboratori e circa 700 litri/secondo dall’area delle gallerie. La mancata impermeabilizzazione delle gallerie e dei Laboratori ha determinato negli anni molteplici problemi, i più gravi dei quali si sono verificati il 16 agosto del 2002 quando una fuoriuscita di trimetilbenzene durante un esperimento condotto nei Laboratori determinò la perdita della sostanza nell’acquifero e da questa nella rete di distribuzione, e l’8/9 maggio del 2017 quando per due giorni fu vietato il consumo di acqua in gran parte della provincia di Teramo a seguito dell’intervento della ASL che aveva evidenziato problemi nell’acqua proveniente dalle captazioni del Gran Sasso.
A seguito di quest’ultimo incidente il 13 settembre prossimo inizierà un processo presso il Tribunale di Teramo che vede imputati i vertici della Strada dei Parchi SpA, dell’INFN e della Ruzzo Reti. I reati contestati sono l’inquinamento ambientale (art. 452 bis CP) e il getto pericoloso di cose (art. 674 CP). L’inchiesta giudiziaria, che porta la firma dei PM Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni, coordinati dal procuratore Antonio Guerriero, ha visto anche la produzione di una corposa relazione da parte dei periti nominati dalla Procura che descrive una situazione drammatica per la mancanza di sicurezza del sistema.
Recentemente la Strada dei Parchi SpA ha anche annunciato per il prossimo 19 maggio la chiusura delle gallerie autostradali. Una chiusura che isolerebbe l’Abruzzo rispetto Roma e renderebbe molto più difficile il collegamento tra i due versanti.
A fronte di tale situazione la Regione Abruzzo, con la delibera della giunta regionale del 29 aprile 2019, ha avanzato la richiesta di dichiarazione di emergenza e nomina di un commissario straordinario governativo per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. E il Governo, attraverso il Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti ha confermato la volontà di accogliere tale richiesta annunciando la predisposizione di un apposito emendamento nella conversione in legge del Decreto Sbloccacantieri.
In realtà, non è la prima volta che si arriva alla nomina di un commissario da parte del Governo. Già a giugno 2003 fu dichiarato lo stato di emergenza socio-ambientale nel territorio interessato dagli interventi di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso a cui seguì nel luglio del 2003 la nomina di Angelo Balducci come Commissario straordinario, poi prorogata per anni e chiusa solo nel 2009. Come ha recentemente attestato anche la richiamata perizia dei consulenti nominati dalla Procura di Teramo, nonostante gli oltre 80 milioni di euro spesi, gli interventi effettuati durante il commissariamento non hanno, se non in minima parte, risolto la mancanza di impermeabilizzazione nelle gallerie e nei Laboratori, tanto è vero che, a distanza di anni, il problema è rimasto sostanzialmente invariato e si torna a chiedere un commissario.
L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ribadisce che qualsiasi ipotesi di commissariamento dovrà tenere fermi i seguenti aspetti:
  1. l’accelerazione delle procedure non può essere a scapito del rispetto della normativa posta a difesa dell’ambiente e della salute umana: l’acquifero del Gran Sasso fornisce acqua ad oltre la metà degli abruzzesi e si trova all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga;
  2. la messa in sicurezza questa volta deve essere completa e definitiva. Non si tratta di superare una situazione d’emergenza per la paventata chiusura delle gallerie autostradali, ma di rendere finalmente impermeabili gallerie e Laboratori rispetto all’acquifero;
  3. per rendere veramente sicuro l’approvvigionamento d’acqua dal Gran Sasso è necessario che lo Stato individui ingenti fonti finanziarie. Trattandosi di opere nazionali deve essere tutto il Paese a farsi carico di questa esigenza. Si tratta di almeno 170 milioni di euro, secondo quanto riportato nella delibera n. 33 del 25 gennaio 2019 “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso - DGR n. 643 del 7.11.2017. Definizione attività urgenti ed indifferibili”: una cifra considerevole che dovrà essere amministrata bene e in maniera trasparente;
  4. partecipazione e trasparenza sono due aspetti fondamentali che mal si conciliano con una gestione commissariale. Ma proprio per evitare di ritrovarsi tra 15 anni nella stessa situazione di oggi, va evitato il modello del commissariamento del 2003 quando calò su tutta la vicenda il più assoluto silenzio. L’acqua, bene fondamentale per la vita e l’economia di un territorio, deve essere gestita in trasparenza, assicurando informazione e partecipazione;
  5. va garantito l’abbassamento del rischio per l’acqua avviando da subito le azioni necessarie per rimuovere dai Laboratori le sostanze pericolose che peraltro già oggi non potrebbero essere stoccate all’interno di un acquifero. La loro presenza nei Laboratori (ad es. circa di 1.000 tonnellate di acqua ragia e 1.292 tonnellate di trimetilbenzene) contrasta con la normativa “Seveso” (Decreto legislativo n. 105/2015) sulle strutture a rischio di incidente rilevante, come sono classificati i Laboratori dell’INFN fin dal 2002, e della normativa a protezione degli acquiferi.

11.5.19

Regione verde? Parchi senza presidenti e riserve senza certezze sui finanziamenti

Questa mattina a Pescara, il WWF ha tenuto una conferenza stampa per illustrare la drammatica situazione in cui versa la governance della maggior parte delle aree naturali protette presenti in Abruzzo.
Come evidenziato da Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia, e da Luciano Di Tizio, Delegato del WWF Abruzzo, ormai sono più i parchi privi di direttore e presidente che quelli in regola. In partica su tre parchi nazionali, un parco regionale e un’area marina protetta presenti in Abruzzo, soltanto il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano hanno gli organi correttamente costituiti come prevede la legge.
Per il resto il quadro è molto preoccupante.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Dal 2 maggio 2019, con la fine del periodo di prorogatio di 45 giorni del presidente Antonio Carrara giunto alla fine del suo mandato il 17 marzo scorso, il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si aggiunge alla lunga lista di parchi nazionali italiani privi di presidenti. Considerando che lo stesso Parco è privo di un direttore dal febbraio 2017, il quadro di una delle aree naturali protette più importanti d’Europa, modello su cui si è costruito tutto il sistema dei parchi nazionali italiani, risulta veramente desolante.

Parco Nazionale della Majella
Non va certo meglio al Parco Nazionale della Majella che è privo di un presidente dal dicembre del 2017 e che dalla fine del 2018 è senza direttore dopo averne avuto uno part-time diviso con il Parco Regionale Sirente-Velino per circa 4 anni.

Parco Regionale Sirente Velino 
Il Parco Regionale Sirente-Velino è quello che si trova nella situazione peggiore: è commissariato dal giugno del 2015, dopo che il precedente consiglio direttivo era decaduto a fine 2014 e prorogato per 6 mesi. Ad oggi sono quindi 1411 giorni consecutivi che il Parco risulta commissariato. In tutto questo tempo si sono avvicendati due commissari senza che la Regione trovasse la volontà politica di procedere alla nomina del nuovo consiglio direttivo e del nuovo Presidente. Il Parco è anche privo di direttore dal novembre del 2018.

Parco Nazionale della Costa Teatina (il parco fantasma)
Vi è poi il caso paradossale del Parco della Costa Teatina. Istituito con una legge del 2001 è rimasto fermo per volontà della Regione Abruzzo e del Governo nazionale che non ha mai provveduto alla sua istituzione, fino a quando nell’agosto del 2014 è stato nominato un commissario ad acta per la sua perimetrazione. Il Commissario, nei tempi stabiliti, ha consegnato una perimetrazione tra il giugno e il luglio del 2015. Da allora la perimetrazione giace in qualche cassetto ministeriale senza che il Governo abbia predisposto in quasi 4 anni il Decreto da sottoporre alla firma del Presidente della Repubblica.

Le Riserve regionali senza fondi
E per chiudere vi è la grave situazione in cui versano le Riserve abruzzesi. Ad oggi, a oltre 4 mesi dall’inizio dell’anno, non è stata predisposta la delibera regionale per la ripartizione dei fondi. Si sa solo che nel bilancio regionale erano stati appostati 1.850.000 € di cui 1.650.000 destinati alle 20 Riserve con Piano di Assetto Naturalistico e 200.000 (40.000 ciascuna) per le 5 Riserve (Borsacchio, Ripari di Giobbe, Punta dell’Acquabella, Grotta delle Farfalle e Marina di Vasto) sinora mai finanziate. Somma raggiunta in Consiglio Regionale grazie a un emendamento votato da entrambi gli schieramenti. Non è dato sapere quali siano le difficoltà per compiere un atto che dovrebbe essere di normale amministrazione. Tutte le Riserve sono in difficoltà, molti operatori sono in attesa di avere i contratti rinnovati e alcuni servizi sono sospesi. I soggetti gestori nella maggior parte dei casi stanno anticipando in proprio i fondi per cercare di andare avanti, ma lo fanno in un clima di assoluta incertezza. Ed è una situazione che si ripete ogni anno creando una assoluta impossibilità di programmare investimenti e interventi a medio e lungo termine.

Per i rappresentanti del WWF, aver lasciato il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale della Majella e il Parco Regionale Sirente-Velino senza guida da tempo, in alcuni casi da molti anni, è una grave responsabilità del mondo politico.
Senza nulla togliere a chi, a vario titolo, si trova a ricoprire ruoli in sostituzione di presidenti o direttori, questa condizione mortifica gli Enti, complica i rapporti con le comunità locali e soprattutto rende difficile la programmazione delle azioni di conservazione.
Il Ministero dell’Ambiente per i parchi nazionali e la Regione per il parco regionale e per le Riserve devono cambiare totalmente orientamento.
Le nomine vanno programmate per tempo e fatte allo scadere di quelle precedenti. E per ruoli così delicati vanno scelte persone competenti che siano capaci di dare un impulso positivo per la conservazione della natura e lo sviluppo sostenibile dei territori.
Il Governo nazionale, infine, deve risolvere una volta per tutte la vicenda del Parco Nazionale della Costa Teatina che ormai sfiora il ridicolo: una attesa di 18 anni per l’istituzione di un ente previsto da una legge dello Stato rappresenta una vera vergogna per un Paese civile.

9.5.19

Cosa rende un lupo sexy?

 
Un approccio veramente originale per avvicinarsi al tema della tutela dei lupi sarà quello che caratterizzerà l’ultimo degli Aperitivi scientifici del WWF Teramo che si svolgerà domani, venerdì 10 maggio, alle ore 18 presso il locale “Stagioni” in circonvallazione Ragusa n. 20 a Teramo.
Il titolo dell’appuntamento è “Cosa rende un Lupo sexy?” e il relatore Marco Galaverni, Responsabile Specie e Habitat del WWF Italia, affronterà il tema delle scelte di coppia di questi affascinanti predatori.
“Con l’appuntamento di domani si chiude anche questa stagione di Aperitivi scientifici”, dichiara Fausta Filippelli del WWF Teramo. “Sono stati 5 piacevoli incontri che ci hanno permesso di affrontare temi diversi, ma tutti ugualmente interessanti: dai misteri dell’evoluzione agli effetti dei cambiamenti climatici sulla psiche umana, dai viaggi in bicicletta al mondo delle api. E non potevamo chiudere in modo migliore: il Lupo è una delle specie per la cui tutela il WWF Italia si è maggiormente impegnato fin dalla sua nascita nel 1966 ed è nel cuore di tutti coloro che amano e rispettano la natura”.
Il Lupo, sull’orlo dell’estinzione in Italia negli Anni ’70 del secolo scorso, proprio dall’Abruzzo, grazie all’Operazione San Francesco portata avanti dal Parco Nazionale d’Abruzzo e dal WWF Italia, ha riconquistato in maniera naturale tutti gli Appennini arrivando fino alle Alpi e alla Francia. Oggi la specie – un tempo definita nociva e per questo cacciata – gode di protezione a livello nazionale ed europeo, ma purtroppo è ancora oggetto di atti di bracconaggio: si calcola che ogni anno nel nostro Paese muoiano circa 300 lupi quasi sempre per cause direttamente o indirettamente collegate all’uomo. Oggi la sfida più grande è garantire la convivenza tra questo simbolo della natura italiana e le attività umane condotte nel suo areale, prima fra tutte la pastorizia.
Con Marco Galaverni, di cui recentemente è anche uscito un libro proprio dedicato a questo splendido animale (“L’uomo che sognava i Lupi”, Orme Editore), affronteremo un viaggio nel mondo dei lupi conoscendo le dinamiche che regolano le scelte e la vita all’interno dei branchi.

5.5.19

Prima delle quattro escursioni del programma "Le stagioni del CEA"


Nonostante le pessime previsioni meteo della vigilia, si è svolta ugualmente la prima delle escursioni del programma “Le quattro stagioni del CEA”, organizzate dal WWF Teramo.
Pierluigi Ricci, esperto del WWF, ha condotto i partecipanti lungo i pendii erbosi che sovrastano il Centro di Educazione Ambientale WWF “Monti della Laga” di Cortino (TE) nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Con opportune soste ha spiegato le caratteristiche dell'ambiente delle praterie secondarie, illustrando inoltre le numerose fioriture, in particolare quelle delle orchidee, che in questo periodo dell'anno abbondano su questi prati.
Purtroppo all'arrivo a Piano Roseto, il maltempo ha colto gli escursionisti con una fitta pioggia e gelide raffiche di vento, costringendo a un rapido cambio di programma per raggiungere velocemente il CEA dove Pierluigi ha concluso l'illustrazione delle caratteristiche floristiche dei Monti della Laga con una serie di diapositive.
Il programma “Le quattro stagioni del CEA” proseguirà con l' uscita del 23 giugno 2019 dedicata alla scoperta dell’ambiente fluviale.

4.5.19

Acqua Gran Sasso: la politica si muove, ma non si devono ripetere gli errori del passato


L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, esprime soddisfazione perché finalmente la politica regionale e quella locale hanno mostrato di voler occuparsi dell’acquifero del Gran Sasso.
L’Osservatorio valuta positivamente questo nuovo attivismo da parte della Provincia, dell’Assemblea dei Sindaci del teramano e della Regione che sembra aver trovato una prima sponda nel Governo nazionale.
Certo, spiace che per arrivare a questo sia stata necessaria la minaccia della chiusura del traforo del Gran Sasso da parte della Strada dei Parchi SpA. Sarebbe stato auspicabile che una tale volontà di risolvere la situazione fosse emersa da tempo, visto che sono ormai due decenni che facciamo i conti con il pericolo di veder compromessa la principale fonte d’acqua della nostra regione e una delle più importanti dell’Italia centrale.
In ogni caso è un bene che questa volontà si sia finalmente manifestata, ma per evitare il ripetersi degli errori del commissariamento passato si deve agire in maniera diversa. Ricordiamo che il sistema Gran Sasso ha già conosciuto un commissariamento nel 2003 che ha lasciato sostanzialmente invariata l’interferenza delle gallerie autostradali e dei laboratori con l’acquifero del Gran Sasso, nonostante sia andato avanti per diversi anni e sia costato 80 milioni di euro.
L’Osservatorio ribadisce che qualsiasi ipotesi di commissariamento dovrà tenere fermi questi aspetti, tutti ugualmente importanti e non sacrificabili:
  1. l’accelerazione delle procedure non può essere a scapito del rispetto della normativa posta a difesa dell’ambiente e della salute umana, a maggior ragione perché l’acquifero del Gran Sasso fornisce acqua ad oltre la metà degli abruzzesi e si trova all’interno di un’area naturale protetta di valenza europea, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga; 
  2. la messa in sicurezza questa volta deve essere completa e definitiva. Non si tratta di superare una situazione di emergenza legata alla paventata chiusura delle gallerie autostradali, ma di rendere finalmente impermeabili gallerie e laboratori rispetto all’acquifero; 
  3. per rendere veramente sicuro l’approvvigionamento d’acqua dal Gran Sasso è necessario che lo Stato individui ingenti fonti finanziarie. Trattandosi di opere nazionali deve essere tutto il Paese a farsi carico di questa esigenza. Si tratta di almeno 170 milioni di euro, secondo i calcoli effettuati dalla Regione: una cifra considerevole che dovrà essere amministrata bene e in maniera trasparente;
  4. partecipazione e trasparenza sono due aspetti fondamentali che mal si conciliano con una gestione commissariale. Ma proprio per evitare di ritrovarsi tra 15 anni nella stessa situazione di oggi, va evitato il modello del commissariamento del 2003 quando calò su tutta la vicenda il più assoluto silenzio. L’acqua, bene fondamentale per la vita e l’economia di un territorio, deve essere gestita in trasparenza, assicurando informazione e partecipazione;
  5. va immediatamente garantito l’abbassamento del rischio potenziale, avviando le azioni necessarie per eliminare dai laboratori quelle sostanze pericolose che peraltro già oggi non potrebbero essere stoccate all’interno di un acquifero.
Ora si tratta di capire come si evolverà la situazione nelle prossime settimane.
Dipende solo dalla classe dirigente di questo Paese e di questa regione se si imboccherà la strada della soluzione definitiva dei problemi creati da gallerie autostradali e laboratori o se invece si ripercorreranno le strade del passato cercando di adottare soluzioni momentanee in attesa che passi l’attenzione dei cittadini e della magistratura.
Come l’Osservatorio ha ribadito in tante occasioni, la soluzione al problema dell’acquifero del Gran Sasso che si trascina da almeno 20 anni arriverà solo quando le gallerie e i laboratori si adegueranno all’acquifero che li ospita e non cercando di adeguare l’acquifero alle esigenze della Strada dei Parchi SpA e dell’INFN.

3.5.19

Domenica 5 maggio: escursione dal CEA WWF nel Parco nazionale Gran Sasso-Laga

 
Domenica 5 maggio ci sarà la prima delle escursioni del programma “Le quattro stagioni del CEA”, una serie di quattro passeggiate in natura organizzate dal WWF Teramo con partenza dal Centro di Educazione Ambientale WWF “Monti della Laga” di Cortino (TE) nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
“Il progetto “Le quattro stagioni del CEA” ha come obiettivo quello di far conoscere la biodiversità dei Monti della Laga” dichiara Adriano Di Michele del WWF Teramo. “Le escursioni saranno l’occasione per guardare con occhi attenti quanti e quali organismi viventi caratterizzano gli ambienti naturali che attraverseremo. L’attività si svilupperà su quattro giornate distribuite nel corso dell’anno, una per ogni stagione e ciascuna caratterizzata da uno specifico ambiente. La base di partenza sarà ovviamente il nostro CEA, il primo nato nel territorio del Parco e uno dei primi dell’Italia meridionale. Da qui prenderanno il via le nostre escursioni guidate da esperti accompagnatori”.
L’escursione di domenica 5 maggio 2019, quella di primavera, è legata alle praterie secondarie e alle fioriture di Piano Roseto. Il punto di incontro è fissato alle ore 9 presso il CEA di Cortino (TE) al Bivio di Casagreca. Alle 9.30 la partenza per l’escursione verso i prati di Pantanelle e le modeste alture di Piano Roseto. Durante la camminata si svolgerà il laboratorio sul campo “Che cosa c'è sotto il suolo?”. Dopo il pranzo al sacco, l’escursione continuerà per concludersi con il rientro al CEA per le 16.30.
Alla prima escursione di domenica, seguiranno quella estiva il 23 giugno 2019 alla scoperta dell’ambiente fluviale, quella autunnale il 6 ottobre 2019 dedicata al bosco e in particolare all’abetina di Cortino e quella invernale il 23 febbraio 2020 nella quale si visiterà la chiesa di Piano Roseto e i resti della rocca omonima per conoscere la trasformazione dei Monti della Laga ad opera dell’uomo.
L’escursione è gratuita. Si raccomandano scarpe e abbigliamento adatti e una borraccia d’acqua. In caso di maltempo si provvederà ad effettuare una attività all’interno del CEA.
Per informazioni e prenotazioni chiamare il numero 339 259 7935.

29.4.19

Acqua del Gran Sasso: tra chiusure e commissariamento


Questa mattina a Teramo, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sugli ultimi sviluppi sulla vicenda dell’emergenza Gran Sasso.
Ovviamente si è partiti dalla paventata chiusura delle gallerie autostradali dell’A24 programmata per il prossimo 19 maggio da parte di Strada dei Parchi SpA. Per l’Osservatorio è singolare che una scelta del genere arrivi ora dopo circa 20 anni da quando si è evidenziata la situazione di pericolo per l’acquifero del Gran Sasso a causa della presenza nella montagna di gallerie prive di una impermeabilizzazione rispetto alla principale risorsa idrica per gli abruzzesi. Ancora più singolare che questa arrivi dopo 2 anni dall’avvio dell’inchiesta della magistratura seguita all’ultimo incidente dell’8 e 9 maggio 2017 e che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per i vertici della Strada dei Parchi SpA, ma anche dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e della Ruzzo Reti SpA.
Sembra di assistere ad una partita a scacchi fatta a danno dell’ambiente e della salute degli abruzzesi. I vari giocatori muovono le loro pedine, non per trovare una soluzione ad un problema conosciuto da almeno due decenni, ma per cercare di evitare di trovarsi in difficoltà.
È paradossale poi che Strada dei Parchi voglia in qualche modo tirarsi fuori da questa situazione annunciando la chiusura di un collegamento autostradale definito “strategico” dopo aver presentato, su richiesta della Regione, il progetto di messa in sicurezza per la parte che la riguarda. Progetto che è stato acquisito nella Delibera di Giunta regionale n. 33 del 25 gennaio 2019 recante “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso - DGR n. 643 del 7.11.2017. Definizione attività urgenti ed indifferibili”.
Questo annuncio della chiusura ha peraltro offerto l’opportunità alla Regione Abruzzo di avanzare la proposta di un commissariamento per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso.
Non è la prima volta che si arriva alla nomina di un commissario da parte del Governo. Già il 27 giugno 2003 fu dichiarato lo stato di emergenza socio-ambientale nel territorio delle province di L’Aquila e Teramo interessato dagli interventi di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. A quella dichiarazione seguì nel luglio del 2003 la nomina di Angelo Balducci come Commissario straordinario, poi prorogata per anni, con gli effetti che tutti conosciamo: oltre 80 milioni di euro spesi senza che il problema fosse risolto. Come ha recentemente attestato anche la perizia dei consulenti tecnici nominati dalla Procura di Teramo nell’ambito del processo seguito all’incidente dell’8 e 9 maggio 2017, gli interventi effettuati durante il commissariamento non hanno, se non in minima parte, affrontato la mancanza di sistemi di impermeabilizzazione nelle gallerie autostradali e nei Laboratori sotterranei dell’INFN.
Il commissariamento, oltretutto, se conferito con poteri di deroga dalle normative vigenti, specialmente in materia ambientale, comporterebbe una deresponsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti, a partire dalla Regione e dagli enti locali, nonché delle strutture di controllo come l’ARTA e l’ASL che, come è accaduto con il commissariamento Balducci, avranno la “scusa” per interrompere qualsiasi attività di programmazione e reale controllo su quanto accade nel Gran Sasso.
Quello di cui c’è bisogno, a giudizio dell’Osservatorio, è procedere rapidamente a mettere in atto le azioni necessarie per la messa in sicurezza definitiva dell’acquifero e dell’intero sistema Gran Sasso, prendendo le mosse dalle conclusioni della Delibera regionale n. 33/2018. Le proposte progettuali avanzate devono ora essere definite nel dettaglio e soprattutto realizzate.
Per questo, a giudizio dell’Osservatorio, qualsiasi ipotesi di accelerazione delle procedure dovrà:
garantire il pieno rispetto delle normative a difesa dell’ambiente e della salute umana;
far allontanare le migliaia di tonnellate di sostanze pericolose per l’acqua che ancora oggi sono stoccate all’interno dei Laboratori, ristabilendo così il rispetto della normativa Seveso sulle strutture a rischio di incidente rilevante, come sono classificati i Laboratori dell’INFN fin dal 2002, e della normativa a protezione degli acquiferi;
assicurare partecipazione e trasparenza: l’acqua non può essere gestita con procedure opache che vietino ai cittadini di sapere cosa sta succedendo ad un bene fondamentale per la loro vita e per l’economia di un territorio;
individuare immediatamente le fonti finanziarie per far svolgere i lavori necessari che, secondo i calcoli effettuati dalla Regione, ammontano a circa 170 milioni di euro. Una cifra enorme che, trattandosi della messa in sicurezza di due opere nazionali dovrà essere messa a disposizione dallo Stato il più rapidamente possibile affinché i lavori necessari possano partire subito.
Nel corso della conferenza stampa è stato anche annunciato che le Associazioni WWF Italia, Cittadinanzattiva e Legambiente, tra i promotori dell’Osservatorio, hanno dato incarico all’Avv. Prof. Domenico Giordano per la costituzione di parte civile nel procedimento penale davanti al Tribunale di Teramo a carico dei vertici di Strada dei Parchi SpA, INFN e Ruzzo Reti SpA a seguito all’incidente dell’8 e 9 maggio 2017. La costituzione sarebbe già avvenuta se alla prima udienza del 10 aprile scorso il Giudice dell’Udienza Preliminare non avesse dichiarato la propria “non competenza” rispetto alle ipotesi contestate agli indagati decidendo di rinviare tutto nelle mani della Procura. La costituzione di parte civile delle Associazioni rappresenta la prosecuzione della ricerca della verità che da sempre queste perseguono con lo scopo finale di giungere alla messa in sicurezza permanente dell’acquifero e del territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga nato proprio per tutelare il Gran Sasso e il suo ecosistema.
Il quadro che emerge ad oggi è quindi estremamente complesso. A distanza di quasi 2 anni dall’incidente dell’8 e 9 maggio non è stato impermeabilizzato neppure un metro quadro né dei Laboratori, né delle gallerie, così come non è stato portato via neppure un kg delle sostanze pericolose stoccate nei Laboratori. Quanto è accaduto due anni fa potrebbe verificarsi anche oggi, nonostante sia trascorso tanto tempo e la Procura di Teramo abbia trasmesso da tempo a tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali le conclusioni della consulenza dei tre esperti incaricati durante le indagini, richiamando ciascun Ente alle proprie responsabilità.
Per questo l’Osservatorio convocherà un nuovo incontro pubblico il prossimo 18 maggio a Teramo per un confronto con le istituzioni e i cittadini su quanto (non) è stato fatto e su quanto si dovrà fare.

27.4.19

Ma chi ha incontrato il Sottosegretario Vacca?


L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ha appreso con stupore che questa mattina l’On. Gianluca Vacca, Sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha incontrato a Pescara le associazioni ambientaliste sul tema dell’emergenza Gran Sasso.
Lo stupore nasce dal fatto che a questo incontro non è stata invitata nessuna delle associazioni che compongono l’Osservatorio: WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.
Non sappiamo quali associazioni ambientaliste abbia incontrato l’On. Vacca, che ovviamente può incontrare chi vuole, ma sembra francamente strano che sul tema della salvaguardia dell’acquifero del Gran Sasso un rappresentante politico con incarichi di governo non abbia sentito il bisogno di confrontarsi con le rappresentanze abruzzesi delle principali associazioni ambientaliste (e non solo) nazionali che poi sono quelle che da sempre portano avanti le battaglie per la difesa dell’acqua del Gran Sasso.
L’Osservatorio auspica che tutte le forze politiche, in particolare quelle che in questo momento siedono al Governo, vogliano affrontare questa tematica in maniera trasparente, aprendosi ad un serio confronto con la società civile.
L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso conferma che lunedì 29 aprile alle ore 10.30 terrà una conferenza stampa a Teramo presso la sede del WWF Teramo in via De Vincentiis n. 1.