20.1.20

Si progettano nuovi impianti sciistici e manca la neve

 
L'intervento di Filomena Ricci, delegata regionale del WWF Abruzzo, e Dante Caserta, vicepresidente nazionale del WWF Italia, pubblicato su Il Centro il 17 gennaio scorso.
 
La cronaca giornalistica di questi ultimi giorni ci restituisce un’immagine surreale della nostra regione. Da un lato il totale fallimento della gestione e della manutenzione persino delle infrastrutture principali (quelle di secondo piano sono allo sfascio da tempo), dall’altro la presentazione di pesanti infrastrutturazioni in montagna.
A fronte di una mancanza di neve e di intere settimane con temperature ben al di sopra della media stagionale, invece di pianificare interventi per il contrasto all’innalzamento della temperatura e per l’adattamento ai cambiamenti climatici ormai in atto, frotte di amministratori locali e regionali presentano nuovi faraonici progetti di impianti sciistici.
Per tutte le vette dell’Appennino abruzzese, anche se sono all’interno di aree naturali protette di valenza internazionale, si mettono in cantiere nuove seggiovie, nuove piste da sci e, siccome non c’è neve, nuovi impianti di innevamento artificiale. Nonostante le stazioni sciistiche siano in perdita, nonostante la maggior parte continuino ad essere chiuse a gennaio per mancanza di neve, nonostante non si trovi nessun imprenditore disposto a investire di tasca propria su attività che sopravvivono solo grazie ad investimenti pubblici di milioni e milioni di euro ogni anno, dalla Regione arriva l’impegno a costruire nuovi bacini sciistici che, se realizzati, andranno e distruggere aree sino ad oggi incontaminate. Si arriva a prevedere un trenino ad idrogeno per collegare stazioni sciistiche mentre abbiamo un trasporto pubblico che vede i pendolari sempre più vessati tra pullman fatiscenti e treni soppressi…
L’immagine che ne viene fuori è fin troppo abusata: i concertisti che continuano a suonare mentre il Titanic affonda.
Non sapevano fare altro i concertisti, non sanno fare altro i nostri amministratori che propongono investimenti su un modello di sviluppo ambientalmente insostenibile e ormai economicamente esaurito da oltre 20 anni.
Ma la domanda che dovremmo porci è questa: noi abruzzesi che esprimiamo questa classe dirigente, sempre uguale nonostante l’abituale avvicendamento quinquennale tra centrodestra e centrosinistra, siamo in grado di chiedere qualcosa di nuovo? Esiste una società civile capace di ottenere dalla politica di porre al centro dello sviluppo la tutela dell’ambiente, patrimonio indispensabile per la nostra vita e il nostro benessere e da cui dipende qualsiasi crescita economica e sociale? Siamo in grado di trasformare la sacrosanta partecipazione alle marce dei Fridays for future in impegno costante e giornaliero per progettare insieme un presente e un futuro diversi?

8.1.20

Lupi nella Riserva del Borsacchio? Più verifiche e meno allarmismo

 
Questa mattina la stampa locale ha riportato la notizia di alcune pecore ritrovate morte nella Riserva regionale del Borsacchio.
È necessario che la ASL e gli altri organismi competenti procedano rapidamente alle dovute verifiche per capire la ragione dei decessi e se questi siano imputabili a lupi o a cani rinselvatichiti o ad altre cause ancora perché la gestione faunistica non può essere improvvisata e prima di giungere alle conclusioni si deve accertare quanto è accaduto.
Purtroppo per la Riserva regionale del Borsacchio si paga l’immobilismo del Comune di Roseto degli Abruzzi che dal 2005 non ha voluto creare l’organo di gestione della riserva né adottare il Piano di assetto naturalistico previsto dalla legge istitutiva della riserva. Questo fa sì che non vi è alcuna pianificazione e programmazione di attività di monitoraggio e ricerca sulle specie presenti, né di tutela e valorizzazione delle attività compatibili all’interno dell’area protetta (come la pastorizia), al di là delle azioni di sensibilizzazione e promozione dei volontari che però non possono sostituirsi alle istituzioni.
In ogni caso, qualora si verificasse che si tratta realmente di lupi, possono essere messi in atto sistemi di prevenzione che consentono la convivenza tra questo predatore – peraltro fondamentale per riequilibrare la presenza di cinghiali e altri ungulati – e le attività agrosilvopastorali.
Il lupo si sta effettivamente espandendo in maniera spontanea su tutto l’Appennino centrale ed è normale che sia presente all’interno di aree naturali protette, come la Riserva del Borsacchio, che vengono istituite proprio per difendere le specie animali e vegetali, ad iniziare da quelle protette come il lupo. Catturare e spostare questi animali nei “luoghi di montagna” come è stato ipotizzato, oltre che vietato dalla legge, è del tutto inutile perché l’areale è ormai questo e il lupo ben presto tornerebbe nell’area.
Meglio affrontare il problema in maniera scientifica seguendo l’esempio di tante altre aree protette, ad iniziare dalla vicina Oasi WWF Riserva regionale dei Calanchi di Atri. Innanzitutto va garantita la rapida e puntuale verifica da parte di personale veterinario specializzato della ASL ogni qual volta si registrano casi del genere. In secondo luogo, se viene riscontrata la presenza di lupi, non ci sono motivi di preoccupazione perché, da un lato, non si registrano in Italia episodi di aggressione all’uomo da parte del lupo, dall’altro, possono essere messi in atto sistemi di prevenzione come i cani pastori e i recinti elettrificati che consentono di salvaguardare le pecore in maniera semplice ed efficace. Da ultimo, qualora si dovessero verificare ugualmente delle perdite vanno garantiti rimborsi rapidi da parte della Regione.
Come WWF siamo disponibili da subito ad avviare sul territorio della Riserva del Borsacchio momenti formativi sulla gestione della fauna così come avviene in tante altre realtà dove si sta garantendo la convivenza tra attività umane e presenze faunistiche.

6.1.20

Giovedì 9 gennaio il caso Wash torna al Comitato VIA


Giovedì 9 gennaio il caso della realizzazione di una piattaforma per il trattamento di rifiuti liquidi a Nereto avanzata dalla Ditta Wash torna al Comitato VIA della Regione Abruzzo.
Contro questo progetto si stanno pronunciando tantissimi cittadini riuniti anche in comitati, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria ed enti locali.
Durante la conferenza dei servizi del 20 dicembre scorso, il Comune di Nereto, rappresentato dal sindaco e dai suoi tecnici, aveva evidenziato tutte le problematiche del procedimento seguito e dell’impatto ambientale, ribadendo la contrarietà dell’Amministrazione Comunale alla realizzazione dell’impianto.
Tutta la situazione autorizzativa appare estremamente problematica.
Parallelamente alla procedura VIA relativa all’apertura dell’impianto di trattamento rifiuti liquidi non pericolosi era stata convocata dal Genio Civile di Teramo una conferenza dei servizi per la sanatoria della domanda di concessione per il prelievo di acqua per un impianto esistente di lavanderia industriale (che quindi avrebbe operato senza tutte le necessarie autorizzazioni).
Il Servizio Valutazioni Ambientali della Regione aveva deciso di unire le due procedure nel Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), ma il Genio Civile di Teramo aveva dichiarato che non si sarebbe potuto inserire la propria procedura nel PAUR, provocando così la marcia indietro della Regione che ha rinviato, in autotutela, i verbali delle due conferenze al Comitato VIA regionale. Durante la conferenza del 20 dicembre scorso era stato poi richiesto un sopralluogo presso l’impianto esistente che è stato poi effettuato il 27 dicembre.
La procedura, quindi, appare sempre più confusa nonostante sia stata avviata nel 2017!
Dal punto di vista ambientale il WWF ribadisce come l’area del bacino del torrente Vibrata vada bonificata e non gravata da ulteriori impianti industriali.
Il “Piano di Tutela delle Acque” regionale classifica lo stato ecologico del bacino del Vibrata come “cattivo”. Del resto sono numerose le pressioni esistenti: ne sono state riscontrate ben 19, tra cui le prevalenti sono i depuratori di acque reflue urbane, i siti industriali abbandonati, i prelievi ad uso industriali, l’abbandono di rifiuti, le discariche da sottoporre a bonifiche e quelle con superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione. Non a caso nel Piano per il Vibrata si può leggere: “il corpo idrico presenta criticità nel tratto a monte, dovuta ad una scarsa portata idrica per più periodi durante l'anno in cui la portata del fiume è data solamente dallo scarico dell’impianto di S.Egidio (conforme). Si tratta di un corpo idrico con delle pressioni antropiche elevatissime rispetto alla portata dello stesso e alla capacità autodepurativa. Il carico di reflui urbani è elevatissimo e costituisce l'intera portata del corpo idrico. Anche le pressioni agricole sono notevoli e l’area è una Zona Vulnerabile da Nitrati di origine agricola”. Ulteriori studi evidenziano problematiche nella falda, nelle acque superficiali e in tutta la piana del Vibrata.
Il WWF ritiene che non ci siano le condizioni per autorizzare nuovi impianti lungo il torrente Vibrata e che vadano messe in atto tutte le azioni per il risanamento dell’area a partire dalla rinaturalizzazione del corso d’acqua.

Volontari al lavoro per la Riserva del Borsacchio

Siamo stati in tanti a dedicare una mattinata alla pulizia della Riserva regionale del Borsacchio. Una bella esperienza di volontariato e impegno sociale.



















3.1.20

Domani "Puliamo noi" alla Riserva regionale del Borsacchio


Il 2020 non poteva iniziare in modo diverso per la Riserva regionale del Borsacchio a Roseto Degli Abruzzi.
Dopo le grandi piogge e le mareggiate la spiaggia è stata invasa dai rifiuti, in particolare dalla plastica.
L'Associazione Guide del Borsacchio e il WWF Teramo hanno organizzato una giornata di pulizia della spiaggia a mano. Un evento importante, inserito in un piano nazionale di volontariato per la riduzione delle plastiche del WWF e organizzato in collaborazione con le grandi associazioni ambientaliste e le associazioni locali.
Il raduno è alle 9.45 a Roseto in via Makarska al Lido D’Abruzzo.
Verranno distribuiti guanti e buste ai partecipanti. Consigliamo di portare guanti robusti e buste extra da casa.
Serve l’aiuti di tutti. Il lavoro da fare è tanto. Invitiamo quindi tutti ad unirsi e stare insieme una mattina per dare un segnale di speranza e di rispetto per l’ambiente.
Trovate l'evento Facebook qui. Diffondete, grazie!

30.12.19

Il WWF Abruzzo presenta il bilancio ambientale 2019


Questa mattina a Pescara si è svolta la tradizionale conferenza stampa di fine anno del WWF. È stata l’occasione per tracciare il bilancio per l’ambiente e per la natura abruzzesi dell’anno che si sta chiudendo.
Come sempre è stato un anno di grande impegno per le quattro organizzazioni locali, le sei Oasi, i Centri di Educazione Ambientale e i nuclei di vigilanza del WWF presenti nella nostra regione. Diversi obiettivi importanti sono stati centrati, ma permangono questioni di fondo irrisolte, mentre continua a mancare un impegno reale e concreto nella lotta ai cambiamenti climatici e verso uno sviluppo veramente sostenibile.
Il bilancio non può non iniziare da uno dei simboli della nostra regione: l’Orso bruno marsicano. Il 2019 è stato l’anno del lancio, con un convegno nazionale a Roma, della campagna WWF “Orso 2x50” che punta al raddoppio dell’esigua popolazione di orso marsicano entro il 2050. Il WWF ha organizzato nuovi campi di volontariato durante l’estate con il patrocinio del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e con base operativa nell’Oasi WWF delle Gole del Sagittario: sette le amministrazioni comunali che hanno ospitato le attività, migliaia le persone incontrate, diverse le associazioni coinvolte. Ai campi hanno partecipato ragazzi volontari provenienti da tutta Italia che hanno deciso di impiegare alcuni giorni delle proprie vacanze estive per svolgere azioni in favore dell’Orso, come, ad esempio, osservazioni e raccolta dei segni di presenza, potatura meli e arbusti, posizionamento di recinzioni elettriche, animazione e giochi per bambini, incontri pubblici. Siamo stati presenti soprattutto in zone marginali e al confine del Parco dove però si registra un’espansione dell’Orso e dove si deve lavorare di più per sperimentare azioni volte alla corretta e pacifica convivenza. Grazie ai fondi della campagna “Orso 2x50” e della Regione Abruzzo il personale dell’Oasi WWF Gole del Sagittario e i nostri volontari hanno messo in opera nuovi recinti elettrificati che costituiscono una delle azioni di prevenzione maggiormente consolidate: non solo per la “messa in sicurezza” di allevamenti, pollai, apiari, frutteti, ma anche quale occasione di incontro e formazione per i proprietari stessi e per tutta la comunità. E sempre durante la bella stagione sono state anche messe in sicurezza tre vasche potenzialmente pericolose per rischio annegamento del plantigrado, nei comuni di Anversa degli Abruzzi e Ortona dei Marsi. Proprio negli ultimi giorni dell’anno, però, la morte di un’orsa sulla strada, col dramma vissuto dal suo cucciolo ora solo ad affrontare l’inverno, ha dimostrato che non si fa ancora abbastanza. A fronte di una situazione eccezionalmente grave occorrono provvedimenti eccezionali che coinvolgano tutti i gestori del territorio, ciascuno per il proprio livello. Il WWF e i Parchi faranno, come sempre, la loro parte insieme ad altre associazioni e ai volontari ma occorre un impegno vero e costante a livello istituzionale.
Gli interventi ipotizzati per il prossimo futuro sulle principali montagne abruzzesi vanno invece in tutt’altra direzione: nuovi impianti di risalata e piste da sci, ad esempio, nei Campi della Magnola (Comune di Ovindoli, Zona di Protezione Speciale “Sirente Velino”), per i quali la Regione ha recentemente dato parere positivo per la valutazione di impatto ambientale, nonostante dalla lettura dei documenti appaiano evidenti le criticità ambientali sollevate da più parti, compreso il Parco regionale. È inoltre in cantiere un progetto che avrebbe quale obiettivo quello di collegare le piste situate a Passo Lanciano con quelle di località Mammarosa fino ai 1995 metri della cima della Majelletta. Il tutto in aree di enorme pregio ambientale tutelate sia da un Parco nazionale che dalla Rete Natura2000 dell’Unione Europea. Come se non bastasse si ipotizza anche di riprendere lo sviluppo dei bacini sciistici sul Gran Sasso in pieno Parco! «Come sempre – ha commentato il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta - si tratta di progetti a totale costo pubblico che vanno a distruggere ambienti preziosi per realizzare impianti perennemente in perdita. Solo per gli interventi nel Parco della Majella si parla di molti milioni. Ma come è possibile continuare a sperperare soldi della collettività in impianti di risalita in un territorio che, inevitabilmente, nei prossimi anni sarà sempre meno innevato in conseguenza dei cambiamenti climatici già in atto? Anche chi propone questi impianti è del resto evidentemente consapevole di questa criticità, tant’è vero che prevede la realizzazione di impianti di innevamento artificiale. Sottrarre beni comuni come il suolo o l’acqua per opere che non hanno alcun interesse pubblico né reali benefici per la comunità, in nome di una visione antica e superata dello sviluppo della montagna, non può essere in alcun modo condivisibile. La gestione delle aree montane richiede interventi e linee di programmazione e di investimento legate all’unico bene certo di questi territori: l’attrattività ambientale che peraltro può portare turismo tutto l’anno».
Dalla montagna alla costa per parlare di un altro simbolo della natura abruzzese: il Fratino, piccolo trampoliere che sopravvive sul litorale della nostra regione minacciato dalle attività dell’uomo sempre più invasive. Nel 2019 è proseguito il progetto Salvafratino Abruzzo promosso dall’Area Marina Protetta Torre del Cerrano e dal WWF Abruzzo. Tantissime le attività di promozione e conservazione a favore della specie che ha segnato nel 2019 un miglioramento rispetto all’anno precedente: 43 nidi individuati lungo gli oltre 100 km di costa con un successo di schiusa del 51%. Numeri tuttavia ancora troppo bassi che impongono anche nei prossimi anni un lavoro sempre più intenso.
Ma la ricchezza faunistica dell’Abruzzo non è rappresentata solo da Orso e Fratino. E per proteggere tutto questo patrimonio naturalistico che da sempre il WWF si batte contro una delle principali cause di impoverimento della fauna: la caccia. Quest’anno la Regione Abruzzo ha “pasticciato” non poco con il calendario venatorio, proponendone versioni diverse, spesso contrastanti. Il WWF ha chiesto alla Giunta Marsilio-Imprudente di ritirare le assurde disposizioni previste come la preapertura al 1° settembre (anche alla tortora, una specie gravemente minacciata), l’anticipo e l’estensione del periodo di caccia per quasi tutte le specie, la cancellazione di molti limiti relativi ai carnieri e la scarsa incidenza delle misure per la conservazione dell’Orso bruno marsicano. La Regione non ha tenuto in alcuna considerazione le nostre osservazioni e siamo stati costretti a ricorrere al TAR che ancora una volta ha bocciato il provvedimento regionale. Tra l’altro nel calendario sono state riproposte scelte già censurate negli anni scorsi dal TAR: dieci anni di sconfitte giudiziarie evidentemente non hanno convinto la nuova Giunta Regionale ad avviare un cambio di rotta a favore della tutela della fauna del nostro territorio. Si continua ostinatamente a servire gli interessi della parte più retriva del mondo venatorio piuttosto che quelli della fauna e dell’ambiente. Lo dimostra anche l’ultimo recentissimo “regalo” che la giunta Marsilio-Imprudente ha fatto ai cacciatori, complice il parere favorevole dell'ISPRA, dando la possibilità di sparare anche a gennaio alla beccaccia nonostante la sentenza del TAR Abruzzo che aveva disposto la chiusura al 31 dicembre.
Sul fronte delle aree naturali protette le novità sono state sicuramente le tanto attese nomine del presidente e del direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e del presidente del Parco della Majella (quest’ultimo però ha ancora un direttore facente funzioni). La speranza è che ora si possa lavorare al meglio e che i parchi nazionali possano costituire l’ossatura principale di un vero e proprio sistema di aree naturali protette nella nostra regione.
Purtroppo permane invece la situazione di commissariamento del Parco Regionale Sirente-Velino che va avanti dal giugno del 2015! Una inspiegabile vergogna seconda solo al mancato avvio del Parco nazionale della Costa Teatina istituito nel 2001, perimetrato nel 2015, ma tuttora non attivato.
Solite difficoltà per i finanziamenti delle riserve regionali nonostante uno studio dell’Università del Molise che ha coinvolto quattro aree protette abruzzesi (tra cui due Oasi WWF) abbia dimostrato l’importanza di puntare su queste zone tutelate che restituiscono alla collettività in termini di servizi eco sistemici molto di più di quanto investito.
Nelle aree interne è proseguita la battaglia sul metanodotto SNAM e sulla centrale di Sulmona. Purtroppo il ricorso al TAR delle Amministrazioni comunali e delle Associazioni ambientaliste è stato rigettato, mentre l’istruttoria per il rilascio dell’AIA è attualmente in svolgimento. Nella fase istruttoria, tuttora in corso, vi sono state molteplici evidenze della necessità di riaprire la procedura di VIA, in quanto quella già effettuata è ormai vecchia, superata dalle ulteriori conoscenze acquisite, nonché realizzata in modo frammentario perché riferita alle singole tratte e non a tutta l’opera.
Nel 2019 il WWF ha inoltre consolidato la propria rete di guardie volontarie. Dopo il corso regionale di formazione svolto nel 2018 le nuove guardie stanno diventando operative man mano che vengono rilasciate le varie autorizzazioni da parte degli Enti coinvolti. Un lavoro che proseguirà anche nel 2020 con l’obiettivo di avere nuclei di vigilanza WWF in tutte le quattro province abruzzesi.
Nell’anno che si sta chiudendo sono proseguite anche le grandi battaglie ambientali che hanno caratterizzato gli ultimi anni in Abruzzo.
Prima fra tutte quella per la tutela dell’acquifero del Gran Sasso che rifornisce d’acqua oltre 700.000 abruzzesi e che è minacciato dalle sostanze utilizzate nei Laboratori sotterranei dell’INFN e dalle gallerie autostradali. Anche il 2019 è passato senza che si facesse nulla di concreto per la messa in sicurezza del sistema. A fine anno è arrivata, in ritardo di mesi, la nomina del nuovo commissario straordinario. Nel frattempo, anche qui con ritardi e false partenze, si sta avviando il processo davanti al Tribunale di Teramo per l’incidente del maggio 2017 che vede tra gli imputati i vertici della Strada dei Parchi SpA, della Ruzzo Reti SpA e dei Laboratori dell’INFN. L’impegno del WWF, che opera anche attraverso l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, è quello di arrivare nel 2020 allo spostamento delle sostanze pericolose dai Laboratori e all’avvio della messa in sicurezza definitiva del sistema Gran Sasso.
Ferma anche la bonifica del sito di Bussi sul Tirino, una situazione evidenziata ormai ben 12 anni fa e per la quale non si sono fatti concreti passi in avanti neppure nel 2019.
Resta assurda, a fronte delle alluvioni che si ripetono in ogni angolo d’Italia, la situazione dell’area del centro commerciale Megalò a due passi dal fiume Pescara a Chieti. Si continua infatti a insistere con progetti per le nuove costruzioni nonostante le evidenti problematiche. Il WWF continua a contrastare ogni nuova proposta in tutte le sedi, a iniziare delle aule dei tribunali.
Uguale impegno contro la realizzazione della terza discarica in contrada Santa Lucia ad Atri mentre ancora si attende la messa in sicurezza dei due lotti già realizzati.
Non sono stati risolti i problemi di inquinamento ed erosione dei corsi d’acqua così come quella dell’operatività di tanti depuratori. Promesse e primi investimenti sembrano andare nella direzione giusta, ma i dati dell’ARTA continuano ad presentarci un quadro allarmante e molto lontano dall’obiettivo del buono stato di tutti i corsi d’acqua che avrebbe dovuto essere ottenuto già da anni.
Nelle ultime settimane dell’anno le mareggiate hanno inoltre messo a nudo la fragilità della costa. I fenomeni erosivi vengono aggravati dalla cattiva gestione dei fiumi che non trasportano più materiale solido nelle quantità necessarie a ricreare la spiaggia e dalla costante occupazione del litorale con nuove costruzioni. Il WWF continua a denunciare come la realizzazione di pennelli o di barriere frangiflutti lungo alcuni tratti di mare, ma anche i rinascimenti una tantum senza criterio sono solo interventi molto costosi che non risolvono il problema, ma anzi finiscono per aggravarlo.
Tante altre sono state le vertenze che hanno visto impegnato il WWF abruzzese nel 2019 e ancora di più le attività di promozione, formazione ed educazione ambientale. Sommando tutte le iniziative, possiamo dire con orgoglio che sono stati organizzati almeno due o tre eventi a settimana: convegni, incontri pubblici, giornate di pulizia delle spiagge, laboratori didattici, corsi di formazione, escursioni, viste guidate, attività di campo.
Il tutto svolto grazie al lavoro dei volontari, che nel corso della conferenza stampa di fine anno sono stati ancora una volta ringraziati: «Senza i presidenti delle sezioni locali e gli altri quadri del WWF Abruzzo, ma soprattutto senza gli attivisti – ha sottolineato Caserta – non potremmo fare tutto quello che da anni realizziamo in questa regione. Per questo possiamo ben dire, con orgoglio, volontari del WWF: una forza della natura».

19.12.19

Impianto trattamento rifiuti liquidi a Nereto: un'area già compromessa merita altri interventi

 
Domani il Comitato VIA tornerà ad occuparsi del progetto per la realizzazione di una piattaforma di rifiuti liquidi non pericolosi nella zona industriale di Nereto (TE), intervenendo anche sulle concessioni di derivazioni di acque.
Il procedimento autorizzatorio è stato avviato ad ottobre 2017 e già questo indica un primo grosso problema: tra stop, rinvii, integrazioni e riavvi sono due anni che la questione va avanti nonostante le procedure per le valutazioni ambientali prevedano tempi certi per prendere decisioni nell’interesse di tutta la collettività.
Il secondo aspetto problematico è proprio quello dell’interesse collettivo. Contro la realizzazione di questo intervento si sono pronunciati tantissimi cittadini e molte istituzioni ad iniziare dall’amministrazione comunale sul cui territorio dovrebbe sorgere l’impianto. È assurdo che la costruzione di un impianto destinato al trattamento di 36.000 mc di rifiuti liquidi venga pianificata senza che si sia svolta preventivamente una fase di ascolto e confronto con le popolazioni interessate affinché si possa giungere ad una serena valutazione dell’opera e delle sue ricadute ambientali, sanitarie e sociali.
L’aspetto ambientale è altrettanto problematico: l’impianto ricadrebbe in un’area che comunque viene individuata come una delle più compromesse dal punto di vista ambientale dell’intera provincia. Secondo i dati dell’ARTA riferiti al triennio 2015/17 il torrente Vibrata, che sorge a poche decine di metri dall’impianto, presenta tratti classificati in stato “pessimo” mentre la falda della zona si trova in stato “scadente”.
Una simile situazione dell’ecosistema fluviale ha ripercussioni su tutta l’area fino alla costa e al mare e dovrebbe spingere ad avviare una decisa azione per ricercare le fonti inquinanti, ridurre gli apporti di origine industriale e agricola che determinano tale compromissione ambientale, mettere in atto interventi di bonifica per ricreare condizioni di naturalità minime.
Sul sito interessato, peraltro, sono stati segnalati ulteriori problemi legati al rischio di esondazione e al rischio sismico.
Alla luce di queste considerazioni il WWF Teramo auspica che il Comitato VIA e tutti gli enti ancora chiamati ad esprimere i loro pareri vogliano dare un segnale di attenzione all’ambiente e alla salute dei cittadini non autorizzando la realizzazione di questa piattaforma di rifiuti liquidi.

13.12.19

Con il freddo pensiamo anche ai nostri amici pennuti!


La quota neve non si è ancora abbassata a livelli collinari, ma il mese di dicembre è caratterizzato in ogni angolo della regione da temperature particolarmente rigide che stanno mettendo in difficoltà la vita degli animali selvatici, compresi quelli che popolano i nostri giardini e le nostre città. È ben noto del resto che, ad esempio, la mortalità degli uccelli in inverno è più alta che non nel resto dell'anno. In questa stagione il WWF ricorda a tutti che è il momento giusto per dare un aiuto ai nostri amici pennuti che tanto ci donano con la loro presenza e i loro gradevoli gorgheggi, migliorando la qualità della nostra vita quotidiana. Sistemare una mangiatoia in giardino, sul balcone o su un davanzale, oltre che rappresentare un valido e concreto aiuto per gli animali in difficoltà, ci permetterà di rilassarci praticando un comodo birdwatching casalingo, ci consentirà di saperne di più sugli uccelli che frequentano la nostra zona e ci darà l'occasione per scattare qualche bella foto.
 
 
Le mangiatoie potranno essere acquistate con una modica spesa presso qualsiasi rivendita di cibo per animali e in altri negozi di settore ma se abbiamo un po’ di tempo ci potremmo anche dilettare nella costruzione faidate: on line si possono trovare parecchi tutorial che ci guidano nella tutt’altro che difficile impresa. Un passatempo piacevole che ci consentirà di dare libero sfogo alla creatività, magari usando materiale di recupero (vedi foto allegate), con ulteriori vantaggi per l’ambiente.
Se poi non vogliamo né spendere pochi spicci né impegnare tempo nel lavoro manuale, potremo anche limitarci ad appendere al ramo di un albero una collanina di arachidi realizzata facendo passare all’interno delle noccioline dello spago o del fil di ferro. Una scelta che ad esempio le cinciarelle, spesso molto confidenti, certamente gradiranno. Tutti i granivori apprezzeranno invece alcune spighe di panico intrecciate adagiate sui rami o una mangiatoia, naturale al 100%, realizzata con la buccia di un arancio tagliata a coppa poggiata o appesa colmata con una bella miscela di semi, di quelle che si comprano di solito per i canarini.
Circa il cibo da offrire, oltre le miscele di cui s’è appena detto (tra gli altri canapa, miglio e avena), tra le sementi più apprezzate possiamo annoverare i semi di girasole, di cui esiste anche una cultivar nera tipica abruzzese. Come frutti si potranno utilizzare invece quelli che ci offre la stagione come cachi, pere, mele e datteri ma anche frutta secca sbriciolata, molto gradita a esempio dai pettirossi. È anche possibile fare di più realizzando delle mini tortine impastando strutto o margarina con briciole dolci e semi misti, da mettere poi a disposizione degli uccellini nelle retine delle confezioni dei limoni appese al ramo di un albero. Una offerta certamente molto gradita. Se poi non abbiamo tempo di metterci a impastare ma non vogliamo rinunciare al piacere di offrire un pasto energetico ai nostri amici alati, sappiate che le tortine si possono anche acquistare presso i negozi di prodotti per animali; in casa inoltre ci saranno con ogni probabilità qualche biscotto o altri dolcetti… Dobbiamo invece evitare le inadatte briciole di pane e nel modo più assoluto i semi salati.
 
 
Infine qualche consiglio di carattere generale: le mangiatoie vanno tenute sempre pulite per evitare che il cibo ammuffisca; può essere utile, specie per i modelli senza copertura a tetto, realizzare sul fondo qualche foro per il drenaggio dell'acqua piovana; la collocazione migliore è in un punto tranquillo del giardino, magari protetto dalla vegetazione, dove la fauna selvatica di senta al riparo, ma che al contempo ci permetta l'osservazione e lo studio delle specie che vorranno farci visita. Importantissimo sarà offrire il cibo a una altezza tale da garantire la sicurezza degli uccelli. Ricordiamoci anche del fatto che i gatti sono i maggiori predatori degli uccelli nelle aree urbane: tenerli in casa nei giorni di maggiore freddo e ancor più quando c’è neve sarà una preziosa accortezza per l’avifauna. Passeri, cince, cinciarelle, cinciallegre, merli, storni, pettirossi, tortore, fringuelli ma anche il picchio muratore e tantissime altre specie meno comuni vi ringrazieranno e vi faranno compagnia per un inverno un po’ meno freddo, in armonia con la natura.

10.12.19

Servizi ecosistemici da milioni di euro grazie alle Riserve Regionali!

 
Quattro riserve regionali abruzzesi valgono oltre due milioni di euro in termini di servizi ecosistemici “forniti”. È quanto emerge da uno studio elaborato nell’ambito di un progetto coordinato dal Prof. Davide Marino dell’Università degli Studi del Molise, esperto di contabilità ambientale e servizi ecosistemici, che sarà presentato in un incontro pubblico che si terrà presso la sala convegni della Stazione di Pescara Centrale giovedì 12 dicembre dalle ore 9.30.
Il convegno, promosso dall’Istituto Abruzzese per le Aree Protette (IAAP), Legambiente Abruzzo e WWF Abruzzo, vedrà la partecipazione tra i relatori del Vice Presidente della Regione, Emanuele Imprudente, del Vice Presidente del WWF Italia, Dante Caserta, del Presidente di Legambiente Abruzzo, Giuseppe Di Marco, e del Responsabile dell’Ufficio Aree Protette, Igino Chiuchiarelli.
Durante i lavori saranno illustrati i risultati del progetto pilota che ha definito una proposta per un modello di valutazione dell’efficacia e dell’efficienza di gestione delle riserve regionali che potrà fornire elementi per monitorare il raggiungimento degli obiettivi delle riserve, migliorandone così la gestione.
Lo studio, condotto su 4 riserve naturali abruzzesi (Calanchi di Atri, Gole del Sagittario, Monte Genzana e Lecceta di Torino di Sangro), ne ha calcolato il valore in termini di servizi ecosistemici, vale a dire di benefici multipli forniti dagli ecosistemi all’uomo (servizi di supporto quali formazione del suolo e produzione primaria, di approvvigionamento di cibo, acqua e materie prime, di mitigazione dei cambiamenti climatici, di contenimento dell’erosione, ma anche di promozione territoriale e culturale come turismo, cultura, ecc.).
È così emersa, in maniera evidente, l’importanza delle aree naturali protette, capaci di fornire enormi benefici a fronte di piccoli investimenti: ogni euro impiegato dalla Regione Abruzzo nelle sue riserve regionali ne produce 5.958 in benefici ecosistemici, tanto che le quattro riserve prese in considerazione, ad una prima valutazione, valgono da questo punto di vista complessivamente ben 2.216.739.806 euro.
Lo studio ribadisce la necessità di individuare standard minimi e obiettivi di conservazione, tramite linee guida regionali, introducendo degli indicatori e una metodologia che aiuti a valutare efficacia ed efficienza della gestione e a programmare su tempi medio-lunghi.
Ciò che appare indispensabile è però garantire maggiori risorse alle aree protette regionali. Negli ultimi anni, infatti, il numero delle riserve è cresciuto mentre sono rimasti fermi i finanziamenti stanziati.
Senza considerare, poi, che alcune delle riserve regionali sono diventate anche dei modelli di sviluppo sostenibile affiancando alla finalità principale della conservazione quella della crescita socio-economica delle aree interne o marginali, spesso svantaggiate dai modelli di sviluppo tradizionali. Anche per questo è necessario garantire finanziamenti adeguati a quelle realtà che hanno avviato un percorso virtuoso facendo nascere piccole, ma significative economie locali capaci di dare occupazione e contrastare quindi lo spopolamento delle aree interne.Lo studio mette poi in evidenza come il deficit tra finanziamenti e attività da svolgere viene colmato con il volontariato per il 40% tramite reti di associazioni e volontari legate alle Riserve che coprono attività che altrimenti non sarebbero svolte. Il lavoro dei volontari, preziosissimo, diventa indispensabile e rappresenta una risorsa aggiuntiva su cui però gli enti gestori non possono effettuare una programmazione pluriennale.
Emerge la necessità di dare pertanto stabilità al personale delle Riserve Regionali che vive nella precarietà più estrema legata di anno in anno alle disponibilità di bilancio e che rende difficile la programmazione.
A ben guardare i fondi ordinari non sono sufficienti neanche per dare attuazione agli interventi previsti nei Piani d’Assetto Naturalistici approvati dalla stessa Regione che sempre di più dovrà destinare in maniera funzionale e diretta parte dei fondi comunitari (PSR, POR ecc.) legandoli anche alla programmazione e alla progettazione per intercettare ulteriori finanziamenti della Rete Natura2000 dell’Unione Europea.
La proposta rivolta alla Regione è quella di avviare un percorso di governance che coinvolga tutti gli attori in campo, per attuare efficacemente la salvaguardia della biodiversità, garantire il flusso dei servizi ecosistemici, assicurare finanziamenti adeguati alle realtà consolidate e nuovi finanziamenti a quelle nascenti, risolvendo le criticità e l’attuale precarietà nell’ottica di avere un vero e proprio sistema di aree protette regionali, efficace ed efficiente secondo le indicazioni dell’Unione Internazionale della Conservazione della Natura (IUCN).