25.1.21

I fenicotteri sul Vomano ci ricordano l'urgenza di istituire una ZPS sulla costa teramana

Fenicotteri alla foce del Vomano - Foto di Mariano Mariani

Una coppia di fenicotteri sosta da alcuni giorni alla foce del Vomano. Non è la prima volta che questo avviene e non è l’unica specie importante che si trova nel sito, essendo stati segnalati aironi, marangoni minori, cormorani, beccaccini, alzavole, germani reali, gabbiani reali e altre specie meno comuni. La foce del Vomano è fondamentale anche quale punto di transito lungo le rotte migratorie: qui uccelli che percorrono centinaia e centinaia di chilometri dal nord al sud (e viceversa) tra l’Europa e l’Africa trovano un punto dove sostare per recuperare le forze e affrontare il resto del viaggio.
Queste presenze segnalano la necessità di dare seguito alla proposta del 2017 fatta dal Comitato di gestione dell’Area Marina Protetta Torre di Cerrano, composto da Regione Abruzzo, Provincia di Teramo e Comuni di Pineto e Silvi, per la realizzazione sulla costa teramana tra la foce del Fiume Vomano e la foce del Fiume Piomba di una Zona di Protezione Speciale prevista dalla Direttiva Uccelli e dalla Direttiva Habitat. Attraverso le ZPS l’Unione Europea tutela l’avifauna e il loro ambiente prevedendo anche una serie di finanziamenti ad hoc che consentono interventi di conservazione ambientale e promozione del territorio. La presenza tra Roseto degli Abruzzi e Pineto del maggior numero di fratini censiti negli ultimi anni nella nostra regione dal Progetto Salvafratino Abruzzo, promosso dall’AMP Torre del Cerrano e WWF Abruzzo, conferma la necessità di arrivare all’istituzione della ZPS costiera: il Fratino è specie tutelata a livello europeo e la conservazione degli ormai pochi siti di riproduzione e nidificazione è fondamentale per la specie.
Per il WWF Teramo e per l’Associazione Guide del Borsacchio è il momento quindi di rilanciare la proposta per la ZPS che è basata su un approfondito studio scientifico e sui dati raccolti negli anni dai censimenti condotti sull’area, superando l’inerzia che tiene fermo l’iter istitutivo dal 2017 nonostante la carenza di ZPS lungo la costa italiana sia stata più volte segnalata dall’Unione Europea al nostro Paese.

L’AMP Torre del Cerrano non può essere ostaggio dei partiti locali



L’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” è sostanzialmente ferma da ottobre 2020, da quando cioè è decaduto il consiglio di amministrazione precedente.
Da allora la Regione Abruzzo, la Provincia di Teramo e i Comuni di Pineto e Silvi non sono riusciti a dare una governance all’area protetta, non rispettando peraltro l’indicazione della parità di genere nominando solo uomini nel consiglio di amministrazione. I cinque componenti del consiglio, individuati all’inizio di novembre, hanno eletto a maggioranza numerica (Regione, Provincia e Comune di Silvi) un presidente con una procedura ritenuta illegittima dal TAR Abruzzo che, su ricorso del Comune di Pineto, ha prima sospeso e poi annullato la nomina. Lo Statuto dell’Ente è problematico sotto vari aspetti, ma su quello della nomina del presidente è chiarissimo e non lascia adito ad interpretazioni: è pertanto inutile procedere con atti illegittimi che comportano la paralisi dell’Ente.
Un’area protetta di valenza nazionale come è l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano non può essere ostaggio delle beghe locali dei partiti, ma deve essere amministrata nell’interesse della conservazione di specie e habitat e della valorizzazione del territorio. Serve da parte di tutti una maggiore responsabilità istituzionale.
È paradossale che gli enti locali che in tema di aree naturali protette spesso lamentano lo scarso coinvolgimento, quando poi – come in questo caso – sono chiamati a decidere non riescano a nominare legittimamente un presidente.
Domani, martedì 26 gennaio, è stato convocato un nuovo consiglio di amministrazione dell’AMP: il WWF auspica che si proceda rapidamente alla nomina del presidente nel rispetto della legge e dello statuto. In caso contrario, perdurando lo stallo amministrativo, non essendo l’Area Marina Protetta un “giocattolo” degli enti locali, ma uno strumento per la conservazione e la valorizzazione di una porzione di territorio del nostro Paese individuato da una legge nazionale, sarebbe auspicabile l’intervento del Ministero dell’Ambiente per non rischiare di perdere finanziamenti e per far avviare la programmazione e la progettazione anche in vista di una nuova stagione estiva che già si presenta problematica a causa del perdurare dello stato di emergenza per la pandemia.

18.1.21

Fondi Next Generation EU: per la montagna escono dai cassetti i progetti più stravaganti degli ultimi 30 anni


Il CAI – Club Alpino Italiano (Sezione di Castelli, Sezione di Isola del Gran Sasso, Sottosezione di Pietracamela, Sezione di Teramo), Mountain Wilderness Abruzzo e WWF Teramo intervengono congiuntamente sulle recenti proposte per i Prati di Tivo.
La Provincia e i Comuni del teramano hanno presentato 19 progetti da proporre a finanziamento nell’ambito dei fondi per la ripresa post COVID, a partire da quelli del cosiddetto Recovery Fund. Da quel poco che è stato possibile vedere si tratta più che altro di una serie di titoli a cui il nostro territorio affida la sua ripresa.
Lo strumento per la ripartenza e la resilienza dell’Unione Europea è, non a caso, denominato “Next Generation EU” e guarda alle future generazioni con l’obiettivo di aiutare gli Stati membri ad affrontare l’impatto economico e sociale della pandemia, garantendo nel contempo che l’economia avvii le transizioni verde e digitale e diventi più sostenibile. Il tutto guardando alle future generazioni a cui dovremmo lasciare un mondo più sano perché, come ha detto Papa Francesco, è un’illusione credere di poter restare sani in un Pianeta malato.
Ma se gli obiettivi sono questi, cosa c’entrano le proposte di pesante infrastrutturazione per arrivare ai Prati di Tivo che sono state presentate? Un trenino a cremagliera con partenza da Forca di Valle di Isola del Gran Sasso, una strada panoramica dall’uscita autostradale di Colledara e perfino una cabinovia o funivia da Montorio al Vomano.
Come sempre, senza aver creato alcun momento di confronto e partecipazione, si è semplicemente comunicato un elenco di idee progettuali vecchie di decenni: in pratica si sono aperti i cassetti e sono stati tirati fuori i progetti più stravaganti degli ultimi 30 anni, il tutto senza tenere conto che strade, trenini e cabinovie dovrebbero passare in alcune delle aree più vincolate d’Italia, considerato che siamo in un Parco nazionale, in una Zona di Protezione Speciale e in una Zona di Conservazione Speciale della Rete Natura2000 dell’Unione Europea.
Sembra che l’unico modello di sviluppo della montagna che i nostri amministratori riescano a ipotizzare sia lo stesso di 40 anni fa, già da tempo dimostratosi fallimentare: saremmo chiamati a fare debiti a danno delle future generazioni, realizzando opere che, non solo avranno un altissimo impatto ambientale, ma comporteranno enormi spese di esercizio, gestione e manutenzione: il tutto per far arrivare 15/20 minuti prima in una stazione sciistica perennemente chiusa o per mancanza di neve o per incapacità gestionali o per scarsa reddittività e in cui regna sovrana la mancanza di proposte attrattive per i turisti. Il problema dell’economia turistica delle aree montane non è creare nuove strade nel nulla per portarvi i turisti tanto velocemente quanto per farli fuggire, ma creare le attrattive per farli fermare.
Perché, invece di pensare a progetti fuori scala, non ci si preoccupa di sistemare strade e parcheggi esistenti che, una volta migliorati, potrebbero tranquillamente reggere gli attuali e i futuri flussi turistici?
Perché non si fanno investimenti sulla riconversione dei Prati di Tivo per superare il turismo legato allo sci da discesa che ha assorbito decine di milioni di euro di fondi pubblici senza che si trovasse un solo imprenditore intenzionato ad investirci?
Perché non si punta a rivitalizzare i piccoli centri montani, ricreandovi servizi, ormai quasi del tutto scomparsi, e anche con investimenti a sostegno all’agricoltura e della riforestazione in chiave idrogeologica e climatica?
Perché non si prova a destagionalizzare l’offerta dei Prati di Tivo puntando su un turismo verde e recuperando antichi percorsi che accolgano i sempre maggiori flussi di turisti e residenti desiderosi di vivere esperienze a piedi o in bicicletta in natura senza stravolgerla? Si potrebbe, tanto per esempio, connettere la rete sentieristica del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga con i centri di fondo valle, come Montorio e lo stesso Capoluogo teramano, mediante il recupero di percorsi adatti anche ad un uso ciclo pedonale ed equituristico, conferendo a questi centri il ruolo di porte delle attività turistiche nel Parco e collegandoli sinergicamente con quelli più interni in una rete condivisa di servizi e attività turistiche sostenibili che potrebbero costituire il vero motore della ripresa economica di queste aree. Altre realtà molto vicine, oltretutto partecipate da qualcuno degli enti protagonisti di queste proposte antistoriche, si stanno già muovendo intelligentemente in questa direzione, guadagnando una posizione di vantaggio in vista della ripresa dell’economia in “verde”.
Se questi fondi europei dovranno servire ad aiutare le nuove generazioni non possiamo impiegarli continuando ad insistere negli errori delle generazioni che le hanno precedute. Da parte nostra vi è, come sempre, la massima disponibilità a collaborare con la Provincia e i Comuni per progettare un futuro sostenibile per le prossime generazioni.

CAI – Club Alpino Italiano (Sezione di Castelli, Sezione di Isola del Gran Sasso, Sottosezione di Pietracamela, Sezione di Teramo)
Mountain Wilderness Abruzzo
WWF Teramo

6.1.21

Per cogliere opportunità e occasioni ci vuole il coraggio di uscire dai soliti schemi. Anche a Teramo


Con un post su Facebook il Sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto ha informato che ieri ha convocato, in modalità on line, un "primo incontro finalizzato ad analizzare le opportunità offerte dal Recovery Fund ricadenti sul nostro territorio" con la "presenza di tutti gli stakeholder, quali Ateneo, Fondazioni, CCIAA, associazioni di costruttori, sigle sindacali, IZS e ITS, Soprintendenza".
Complimenti per aver avviato il confronto, meno (molto meno) per la modalità che - come al solito e come ha sempre fatto chi lo ha preceduto - si concentra sulle solite realtà, le stesse che da sempre compiono le scelte in città e che non si sa perché oggi dovrebbero riuscire - come scrive il Sindaco - a "cogliere opportunità ed occasioni che saranno declinate in realizzazione di progetti che diventeranno concreti e che Teramo città capoluogo aspetta da tempo".
Nessuna apertura al mondo dell'associazionismo, nessuna apertura a chi potrebbe proporre qualcosa di alternativo, nessuna apertura alla partecipazione dal basso.
Imbarazzante, ad esempio, che nessuna delle realtà coinvolte si occupi di ambiente, nonostante l'utilizzo del Recovery Fund - che in realtà non a caso si chiama Next Generation EU - abbia tra i criteri principali la sostenibilità ambientale in linea con l’European Green Deal.
Visto che si é all'avvio del percorso, ci sarà occasione per rimediare.
Vedremo se ci sarà la volontà di farlo.
E in effetti, dopo un nostro post sulla pagina Facebook del WWF Teramo, il Sindaco ci ha chiamato per comunicare che sicuramente il confronto sarà con tutti i portatori di interesse e che il tema ambientale sarà centrale.
Siamo contenti della telefonata, restiamo in attesa dei fatti.

2.1.21

Acqua del Gran Sasso: cosa ci riserva il 2021?


Un altro anno è passato e l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso da WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia - GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra, si chiede cosa porterà il nuovo anno per l’acquifero più importante del centro Italia e per la sicurezza dei cittadini abruzzesi.
Il 2020 sembra essersi chiuso con l’ennesima inadempienza. La Delibera regionale n. 33 del 25 gennaio 2019 “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso - DGR n. 643 del 7.11.2017. Definizione attività urgenti ed indifferibili” stabiliva che entro e non oltre il 31 dicembre 2020 doveva essere realizzato un “piano di dismissione degli esperimenti che comportano l’utilizzo di sostanze pericolose”. Peraltro va anche ricordato che la data di fine 2020 rappresentava già una concessione ad una richiesta dell’INFN rispetto alla proposta regionale del 31 dicembre 2019.
Ad oggi, come sempre, non si è a conoscenza di cosa effettivamente sia stato fatto per rimuovere “tutte” le sostanze pericolose per l’acquifero dal cuore del Gran Sasso.
Per il resto, passano i mesi, ma non ci sono concreti passi avanti: ad oltre 20 mesi da quando la Regione Abruzzo chiese la nomina di un commissario straordinario (Delibera di Giunta Regionale n. 220 del 29 aprile 2019) si sono accumulati ritardi su ritardi: per l’effettiva nomina del Commissario arrivata solo il 5 novembre 2019, per la creazione della struttura commissariale, per l’ennesima ricognizione del sistema di captazione e del suo stato di manutenzione che il Commissario ha giudicato assolutamente insufficiente, per le riunioni della Cabina di coordinamento, presieduta dal Presidente della Regione Abruzzo, con compiti di comunicazione e informazione nei confronti delle popolazioni interessate, nonché di coordinamento tra i diversi livelli di governo coinvolti e di verifica circa lo stato di avanzamento degli interventi di messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, che risulta essersi riunita una sola volta da aprile 2019, per i surreali dibattiti sull’applicazione della procedura di valutazione di incidenza ambientale, per la prolungata perdita di 100 litri di acqua al secondo per mancata sicurezza del sistema di captazione nei pressi dei Laboratori sotterranei.
E non va meglio sul fronte giudiziario: il processo nei confronti dei vertici di Strada dei Parchi SpA, INFN e Ruzzo Reti SpA, nato dopo l’incidente del maggio 2017 (che comportò il divieto di consumo di acqua in gran parte della provincia teramana), è ancora nella fase iniziale con un consistente rischio che scatti la prescrizione prima di una sentenza definitiva.
Eppure stiamo parlando di una vicenda che si trascina da quasi 20 anni: era esattamente il 2 gennaio 2002 – 19 anni fa – quando il WWF Abruzzo segnalava a tutte le autorità competenti la presenza di sostanze pericolose nei Laboratori dell’INFN del tutto incompatibili con la presenza di acquifero destinato a fornire acqua a metà regione.
Da allora sono passati presidenti di regione, ministri dell’ambiente e commissari straordinari, le associazioni hanno organizzato decine e decine di iniziative, manifestazioni, dibattiti, sono stati spesi almeno 80 milioni di euro durante la prima gestione commissariale.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

30.12.20

2020, per il WWF Abruzzo un anno dalla parte della Natura!



L’anno che si chiude è stato senza dubbio del tutto particolare a causa della pandemia Covid-19 che ci ha costretto a modificare le nostre abitudini: lo stesso appuntamento di questa mattina si è svolto all’aperto proprio per favorire distanziamento e misure di sicurezza. Nonostante ciò il WWF Abruzzo ha continuato nel grande impegno per la protezione della natura, grazie all’azione delle 4 organizzazioni locali, delle 6 Oasi, dei Centri di Educazione Ambientale e dei nuclei di vigilanza del WWF presenti nella nostra regione.
Nel corso della conferenza è stata anche ricordata Fabrizia Arduini, Presidente del WWF Zona Frentana e Costa Teatina e referente a livello regionale e nazionale per l’energia, scomparsa l’estate scorsa per una terribile malattia. Il WWF Abruzzo ha voluto ricordare il suo grande impegno per la difesa della natura e dell’Abruzzo sottolineando come ancora oggi la sua azione continui a portare frutti: è anche grazie a lei che è stata scongiurata la realizzazione dell’impianto GPL “Seastock” da 25.000 mc a Ortona.
Nella prima parte dell’anno, in relazione proprio alla diffusione del Corona-virus, il WWF Italia ha prodotto due dossier “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi” e “Malattie trasmissibili e cambiamento climatico”, che hanno rappresentato una occasione per riflettere, anche a livello locale, su come il rapporto con la natura sia fondamentale per garantire anche il nostro benessere e la nostra salute. È emerso con forza come le cosiddette malattie emergenti non sono eventi catastrofici casuali, ma la diretta conseguenza del nostro impatto sugli ecosistemi naturali: la crisi che stiamo tuttora vivendo non ci avrà insegnato nulla se continueremo a proporre gli stessi modelli economici, basati sul profitto e non sulle persone e sulla natura. È proprio con questa grande consapevolezza e senso di responsabilità, che i volontari del WWF hanno affrontato la pandemia e hanno continuato nella loro azione di volontariato in difesa della natura, riepilogata durante la conferenza stampa in sei macro-argomenti.

L’impegno per tre specie simbolo della nostra Regione: il Fratino, l’Orso bruno marsicano e il Lupo.
Non si è fermato il progetto “Salvafratino Abruzzo”, promosso dall’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” e dal WWF Abruzzo. Il Progetto, che vede il coinvolgimento di associazioni e comitati locali e di singoli volontari, consente da alcuni anni di monitorare coppie e nidi. Il lockdown della primavera scorsa ha complicato le cose ma per fortuna, grazie alla collaborazione della Guardia Costiera, un numero ristretto di volontari, in sicurezza e col pieno rispetto delle regole, ha potuto svolgere uscite sul campo anche durante la fase di chiusura. Sono stati censiti 43 nidi (lo stesso numero dello scorso anno), 29 all’interno di aree protette e 14 al di fuori. Il successo nelle nascite è stato intorno al 50% (come nel 2019). I numeri però sono ancora troppo bassi e confermano anche in Abruzzo la crisi che si registra in tutta Italia dove negli ultimi 10 anni si parla di una riduzione di oltre il 50% delle coppie censite.
Continuo è stato l’impegno per l’Orso bruno marsicano nell’ambito della campagna WWF “Orso 2x50” che punta al raddoppio dell’esigua popolazione del plantigrado entro il 2050 e vede centrale l’azione dell’Oasi WWF e Riserva regionale “Gole del Sagittario” di Anversa degli Abruzzi (AQ). Quest’anno non è stato possibile svolgere i consueti campi, ma sono state organizzate singole giornate di volontariato per mettere in pratica buone pratiche di convivenza. All’appello del WWF Abruzzo hanno risposto giovani e meno giovani da tutta Italia che durante l’estate e fino all’inizio dell’autunno, in 21 giornate di lavoro, sono intervenuti in vari comuni dell’Abruzzo e del Lazio per istallare 14 recinzioni elettrificate a protezione di apiari, frutteti e piccoli allevamenti e recuperare attraverso interventi di potatura decine di piante da frutta, utili per potenziare la disponibilità trofica per l’Orso. Non sono cessate nemmeno le attività di sensibilizzazione verso cittadini e turisti. Nell’Oasi “Gole del Sagittario” sono state realizzate e distribuite gratuitamente a bar e ristoranti di Anversa degli Abruzzi, 10.000 tovagliette con immagini e testi che aiutano a conoscere l’Orso: un modo diverso per comunicare informazioni e buone norme di comportamento da tenere nel caso di un incontro con il plantigrado. La grafica delle tovagliette è stata realizzata nell’ambito della campagna Orso 2X50 del WWF Italia, mentre le prime stampe sono state possibili grazie a fondi che la Regione Abruzzo ha affidato alla Riserva per attività di prevenzione.
Ad agosto l’Oasi WWF delle Gole del Sagittario ha inoltre ospitato, con la sua famiglia, Alessandro, il ragazzo del Trentino protagonista di un incontro ravvicinato con un Orso bruno, apparso a pochi metri da lui durante un’escursione in montagna. Un “gemellaggio” voluto per ricordare come ognuno di noi, con le proprie azioni, può fare tantissimo per la conservazione della Natura.
Nel 2020 si è pure chiusa la vicenda dell’Orso ucciso a Pettorano sul Gizio nel 2014 con l’accertamento della responsabilità civile dell’imputato, sancita con la sentenza della Corte d’Appello di L’Aquila del 22 luglio. Ora esiste un colpevole per l’Orso ucciso e l’imputato dovrà risarcire i danni alle Associazioni che si sono costituite parti civili (come il WWF): una sentenza destinata a creare un precedente giurisprudenziale importante in tema di uccisione di animali selvatici.
L’impegno profuso da istituzioni, enti e associazioni per la tutela di questa specie è indiscutibile, ma occorre fare ancora di più per garantirne la salvezza. Sono tuttora troppi gli attacchi e le minacce alla sua sopravvivenza: la mortalità dovuta a cause antropiche resta elevata ed è evidente la necessità di un impegno vero e costante a livello istituzionale che porti ad effettuare scelte chiare sul territorio quali ad esempio l’istituzione delle aree contigue dei parchi e l’abbandono di progetti impattanti sulle nostre montagne come i nuovi impianti di risalita. Il 2020 è stato infine l’anno che ci ha regolato l’eccezionale cucciolata dell’orsa Amarena con i suoi 4 orsetti: una concreta speranza per il futuro di questa specie.
Il Lupo è una specie in forte espansione che sta progressivamente riconquistando spazi dai quali era da decenni scomparso per mano dell’uomo, anche in aree di pianura e litoranee, spesso prossime a nuclei urbani. Continue segnalazioni arrivano da tanti centri abitati a partire dalla Val Pescara e dalle aree peri-urbane di Chieti. Il WWF ha rilevato l’esigenza di informare sui buoni comportamenti chi non è abituato a questa presenza e ha predisposto un vademecum diffuso sui social e a disposizione di chiunque voglia avere consigli sui comportamenti da attuare per una convivenza possibile con il grande carnivoro.

Aree protette. 
Nel 2020, purtroppo, è stata necessaria una nuova mobilitazione per il Parco regionale Sirente Velino. È in discussione infatti una proposta di legge regionale che, oltre a rivedere l’articolato della disciplina del Parco, ne prevede anche una riduzione del perimetro per circa 8000 ettari. Il WWF Abruzzo, insieme a molte altre Associazioni, sta animando una grande mobilitazione per chiedere alla Regione e al presidente Marco Marsilio di pensare a un vero rilancio dell’unico Parco regionale d’Abruzzo. Una richiesta largamente condivisa: una petizione on line lanciata delle Associazioni ha raggiunto le 87.000 firme (e il numero continua a crescere); cinquanta personalità della scienza e della cultura hanno firmato un appello per scongiurare la riduzione; è nato un comitato locale di cittadini che non vogliono uscire dal Parco né vederlo ridotto; il Comune di Tione degli Abruzzi ha chiesto alla Regione di restare con il proprio territorio all’interno dell’area protetta. A supporto della proposta di riduzione la Regione Abruzzo ha prodotto uno studio di sole tre pagine, confutato punto per punto delle osservazioni del WWF Abruzzo e di altre associazioni. «Quella del Sirente-Velino è un’area estremamente importante per le connessioni ecologiche tra i Parchi nazionali dell’Appennino centrale – ha commentato Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo, - ospita specie e habitat di pregio tutelate da normative nazionali e internazionali. Il nuovo perimetro lascerebbe fuori dell’area protetta siti noti di nidificazione dell’Aquila reale, del Lanario, del Falco pellegrino, del Gufo reale, aree con presenza di nuclei riproduttivi di Lupo, zone di presenza e di connessione per l’Orso marsicano e andrebbe a interferire con la metapopolazione di ittiofauna del fiume e del bacino idrico interessati e con le numerose specie di Anfibi, Rettili e Chirotteri presenti». Il pericolo della riduzione non è stato sventato: la proposta di legge è infatti tuttora in discussione e il WWF continua a chiedere con forza al governo regionale di rilanciare il Parco nell’interesse del territorio e dei cittadini.
Gli attacchi alle aree protette sono purtroppo, anche altri: nuovi impianti di risalita e piste da sci sono in progetto su diverse aree montane della nostra Regione, nei Campi della Magnola (Comune di Ovindoli, Zona di Protezione Speciale “Sirente Velino”), per i quali la Regione ha dato parere positivo per la valutazione di impatto ambientale, nonostante dalla lettura dei documenti appaiano evidenti le criticità ambientali sollevate da più parti, compreso il Parco regionale. È inoltre in cantiere un progetto che avrebbe quale obiettivo quello di collegare le piste situate a Passo Lanciano con quelle di località Mammarosa fino ai 1995 metri della cima della Majelletta. Il tutto in aree di enorme pregio ambientale tutelate sia da un Parco nazionale che dalla Rete Natura2000 dell’Unione Europea. «Si parla di molti milioni di euro – interviene il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta – per realizzare opere ormai datate nel loro impianto progettuale e con una visione superata della gestione del territorio. Le aree montane saranno sempre meno innevate, per via dei cambiamenti climatici in atto, e infatti gli impianti proposti sono sempre corredati da strutture per l’innevamento artificiale. Interventi di questo tipo compromettono habitat naturali prioritari sottraendo beni comuni come acqua e suolo e risorse alla comunità. La gestione delle aree montane richiederebbe invece programmi e investimenti legati all’unico bene certo di questi territori: l’attrattività ambientale che peraltro può portare turismo tutto l’anno».
Criticità si riscontrano ancora nella governance delle aree protette. La recente nomina del Presidente dell’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” è stata sospesa dopo un ricorso al TAR dell’amministrazione comunale di Pineto e da più parti sono state sollevate riserve per la composizione tutta al maschile del Consiglio direttivo. Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise è ancora privo di Consiglio direttivo, mentre per il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga la nomina del Consiglio è stata fatta di recente (peraltro indicando anche il nome di una persona defunta). Al Parco Nazionale della Majella manca un Direttore regolarmente nominato, mentre il Parco regionale del Sirente-Velino è commissariato dal 2015. Il Parco Nazionale della Costa teatina, individuato nel 1997, istituito nel 2001, perimetrato nel 2015 grazie all’azione di un commissario ad acta, tuttora non esiste per cui tutto resta fermo aprendo la strada a speculazioni e gestioni discutibili della Via Verde che del Parco dovrebbe costituire un’attrattiva.
In Abruzzo sono presenti 6 Oasi WWF che sono anche Riserve Regionali e in altre quattro aree si stanno sperimentando iniziative di gestione insieme ad altre Associazioni e/o gruppi locali. Come in molti settori, anche nelle Oasi le perdite dovute al periodo di lockdown sono state importanti, visto che molti degli operatori lavorano con le visite guidate e con i gruppi scolastici. Non si è voluto rinunciare alla Giornata Oasi, che grazie al supporto dello IAAP (Istituto Abruzzese Aree Protette), che collabora nella gestione di 4 delle 6 Oasi WWF, è stata organizzata come evento social con collegamenti dalle Oasi da parte del personale. In ogni caso durante l’estate nelle Oasi si è registrata una altissima frequenza di visitatori, anche superiore a quella degli anni precedenti. Le persone, sospeso l’isolamento da pandemia, hanno scelto la natura come meta per passare le proprie giornate estive. «Le nostre Oasi – ricorda Dante Caserta – sono laboratori di sperimentazione di modelli di gestione, di buone pratiche di convivenza con i grandi carnivori, di ricerca scientifica, ma anche di collaborazione con gli Enti comunali, che gestiscono le riserve che ci ospitano. Possono rappresentare esempi dove provare a immaginare una ripartenza che sia basata sulla consapevolezza dell’importanza del capitale naturale che le aree protette custodiscono».

Piano Faunistico Venatorio e Caccia.
Nei mesi scorsi è stato approvato il Piano Faunistico Venatorio uno strumento che si attendeva da anni, fondamentale per la gestione e la programmazione delle azioni volte alla conservazione della fauna abruzzese. Il WWF Abruzzo ha però evidenziato molteplici e gravi carenze: un’occasione persa per realizzare un documento completo sulla tutela della fauna (si pensi che molte specie importanti non sono state neppure prese in considerazione!) e per definire indirizzi di gestione finalizzati alla conservazione e non solo alla pianificazione venatoria. L’approvazione del PFRV ha comunque aperto una importante possibilità: veder riconosciuto il diritto dei cittadini a vietare la caccia sul proprio terreno. Per questo il WWF ha condotto una campagna per diffondere una corretta informazione verso una Giunta regionale decisamente sbilanciata in favore dei cacciatori, com’è dimostrato, tra l’altro, dall’ennesima assurda concessione di potersi muovere al di fuori dei propri confini comunali mentre a tutti gli altri cittadini viene chiesto di attenersi scrupolosamente alle norme anti-Covid. Sulla questione è intervenuto anche il WWF Italia insieme ad altre Associazioni con una nota al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti.

Mare e Costa.
Come ogni anno le mareggiate hanno messo a nudo la fragilità del nostro litorale. Si attendeva un Piano per la Costa che potesse avere una visione lungimirante e puntare alla risoluzione delle tante criticità presenti, invece, il “Piano di difesa della costa dall’erosione, dagli effetti dei cambiamenti climatici e dagli inquinamenti” della Regione Abruzzo si è dimostrato uno strumento che nasce vecchio e che punta ancora una volta sulla infrastrutturazione dell’ecosistema costiero. Il WWF Abruzzo, attraverso le proprie osservazioni, chiede una profonda revisione del Piano, con interventi innovativi e davvero risolutivi: la realizzazione di pennelli o di barriere frangiflutti lungo alcuni tratti di mare, così come i ripascimenti una tantum senza criterio sono interventi costosi che non risolvono il problema e anzi finiscono per aggravarlo. I fenomeni erosivi vengono invece aggravati dalla cattiva gestione dei fiumi e dalla crescente occupazione del litorale con nuove costruzioni.
Analoga impostazione per le osservazioni prodotte dal WWF al “Regolamento di gestione” della via Verde della Costa dei Trabocchi, documento che l’Associazione non condivide né nell’approccio normativo né nella sostanza delle proposte. È ora di dire basta a scelte che continuano a cementificare il territorio, peraltro appropriandosi di idee e parole nate e sviluppatesi con tutt’altri obiettivi!
Nonostante la pandemia e sempre nel rispetto delle norme, i volontari del WWF Abruzzo hanno organizzato diverse giornate di pulizia a mano delle spiagge dai rifiuti e in particolare dalla plastica che continua a essere una delle principali minacce per l’ecosistema acquatico. Nella giornata dell’8 agosto gli oggetti più inconsueti trovati lungo le spiagge sono stati esposti creando a Pescara un evento regionale di sensibilizzazione nell’ambito della campagna del WWF Italia “GenerAzioneMare”.

Educazione ambientale.
Dal 3 al 10 settembre è stata organizzata la prima Settimana dell’Educazione Ambientale WWF in Abruzzo: i Centri di Educazione Ambientale (CEA) WWF hanno organizzato, nel pieno rispetto della normativa anti-Covid, incontri di formazione rivolti ai docenti. Tutti gli appuntamenti sono stati molto seguiti, fino ad arrivare alla massima capienza dei posti: in totale ci sono stati oltre 80 partecipanti tra insegnanti ed educatori ambientali. Visto il successo riscontrato, l’iniziativa diventerà un evento fisso: all’inizio di ogni anno scolastico verrà proposto un momento formativo per gli insegnanti nei CEA e nelle strutture territoriali del WWF. Oltre ai contenuti, le proposte dei CEA del WWF sono caratterizzate da sempre da: ricerca innovativa sulle metodologie didattiche, attività laboratoriali, l’imparare facendo.

Tutela del Territorio.
Anche nel 2020 è proseguito l’impegno del WWF per la tutela del territorio attraverso battaglie su vertenze storiche: dalla messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso minacciato dall’interferenza dei laboratori sotterranei di fisica nucleare e delle gallerie autostradali alla bonifica nel sito di interesse nazionale di Bussi sul Tirino; dalla tutela dei territori attraversati dal metanodotto SNAM e della centrale di Sulmona e al contrasto al terzo ampliamento della discarica di rifiuti di Atri posta nella vicinanza dell’Oasi WWF dei Calanchi; dall’opposizione ai nuovi centri commerciali in zona Megalò alla lottizzazione di una delle aree costiere libere a Pineto…

«Nonostante le difficoltà dell’anno che si sta per concludere - sottolinea Filomena Ricci - abbiamo svolto molteplici iniziative: incontri pubblici, giornate di pulizia delle spiagge, laboratori didattici, corsi di formazione, escursioni, viste guidate, attività di campo... Tante, inoltre, sono state le osservazioni del WWF Abruzzo su Piani e progetti presentati da Enti e da privati e le vertenze che ci hanno visto impegnati in prima linea, grazie anche alla crescente attività della rete delle guardie volontarie accentuata dopo il corso di formazione organizzato un paio di anni fa. Cresce anche la nostra presenza a livello territoriale con il consolidamento delle sezioni locali e la creazione di un nuovo gruppo di volontari a L’Aquila, dove la presenza fissa del WWF mancava da qualche anno. Continua la collaborazione con i Carabinieri forestali con i quali sono state organizzate giornate di sensibilizzazione, a cominciare da Urban nature, e momenti di informazione come la campagna per il recupero degli animali selvatici. Una azione intensa, possibile solo grazie alle tante persone che con spirito di servizio dedicano il loro tempo alla difesa della natura e alla loro capacità di lavorare insieme, come accade oggi, ad esempio, con la consolidata e proficua collaborazione tra guardie e strutture territoriali del WWF. Ai presidenti delle sezioni locali, ai referenti dei gruppi tematici, ai direttori e al personale delle Oasi, alle guardie, agli avvocati che tanto fanno per noi e per l’ambiente, e a tutti gli attivisti va la gratitudine e il riconoscimento per i risultati raggiunti. Proprio per loro abbiamo realizzato il video dei volontari WWF, visibile da oggi sulla pagina Facebook del WWF Abruzzo: un modo per celebrare l’impegno di tante e tanti abruzzesi in difesa della natura della nostra meravigliosa regione».

22.12.20

I consigli WWF per un Natale sostenibile e l’auspicio di un regalo per la nostra regione


L’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19 è ancora protagonista delle nostre vite e il Natale che ci aspetta sarà diverso da quelli passati.
Anche in questa situazione difficile è però adottare delle soluzioni sostenibili che rispettano le tradizioni, tutelando l’ambiente. In vista delle feste natalizie il WWF ha aggiornato anche la pagina Ecotips, dove ci sono tanti consigli su cibo, scelte e abitudini, da seguire per proteggere il Pianeta con i nostri piccoli e semplici gesti quotidiani.
Per le feste 2020/21 il WWF propone cinque semplici consigli per rendere più sostenibili anche i giorni di festa e l’auspicio di un regalo per la nostra regione.

Consiglio n. 1: un menù buono e sostenibile.
Quest’anno a tavola non potremo essere tantissimi, ma sicuramente non mancherà la tradizione del pranzo. Per realizzarlo esistono piatti della cucina tradizionale italiana, oltre a quelli strettamente vegetariani, perfetti per bilanciare il gusto e il rispetto della natura. Fra questi le zuppe di legumi, i tortelli di zucca, i carciofi alla romana o fritti, un’insalata di rinforzo campana. Potete anche preparare ricette “green” sostituendo, ad esempio, il ragù di carne con verdure o legumi. Per il pesce preferite specie meno conosciute e poco richieste, come il sugarello, il tonnetto allitterato, il tombarello, lo zerro, il muggine, il pesce serra. Per non sbagliare a tavola seguite 3 principi fondamentali: prodotti di stagione, locali, zero sprechi di cibo con l’aggiunta della taglia giusta per il pesce! E per approfondire consultate la guida al consumo di pesce sostenibile sul sito pescesostenibile.wwf.it

Consiglio n. 2: lumi e addobbi a basso impatto ambientale.
Esistono luminarie salva-clima per l’albero o il presepe. Scegliete luci e luminarie a Led evitando quelle ad incandescenza. Le luci a Led sono un po’ più costose delle altre, ma durano di più e consentono un sicuro ammortamento nel tempo dell’investimento grazie anche ad un risparmio in bolletta di circa il 40%. Minor consumo di energia vuol dire meno emissioni di CO2 nell’atmosfera, quindi minori impatti sul clima. Sono inoltre più sicure in quanto generano poco calore, minimizzando il rischio di incendi dovuti al surriscaldamento. Per l’esterno scegliete luminarie dotate di un pannello fotovoltaico: basta 1 ora di sole per averne 10 di luce! Per gli addobbi natalizi esistono materiali riciclati, ecosostenibili e addirittura decorazioni commestibili realizzate con frutta e verdura di stagione in pieno stile natural-chic: ghirlande di foglie secche, ghiande e rametti dai colori autunnali per il centrotavola, pigne naturali e tappi di sughero usati come segnaposto. Lasciate invece in natura muschio, agrifoglio, vischio (tutte specie protette), felci e fiori invernali.

Consiglio n. 3: un albero sempre verde.
La cosa migliore da fare è addobbare piante che già possedete o acquistare un sempreverde nostrano (ginepro, corbezzolo, agrume) adatto ai nostri climi. Se volete l’abete, prendetelo in un vivaio locale, controllando la provenienza e la presenza di un idoneo pane di terra e di radici vitali. Trattatelo con cura e dopo le feste trasferitelo in un vaso più grande, posizionato in una zona fresca e umida del terrazzo o del giardino. Per essere più creativi potreste optare per un albero “fai da te” con materiali di riciclo o di recupero. Per gli addobbi, scegliete decorazioni di vetro, legno, oppure di pasta di sale colorata, magari da realizzare con i bambini. Un’altra soluzione è la frutta secca, il marzapane o catenelle di popcorn che, trascorso il Natale, potrete mettere sul terrazzo per rifocillare gli uccelli infreddoliti.

Consiglio n. 4: regali… mettendoci il cuore!
Pacchetti originali recuperando giornali, spartiti musicali, fumetti, ma anche tessuti o carta riciclata. Evitate la carta metallizzata, non riciclabile. Per decorare il pacco utilizzate rafia, corda, bastoncini di spezie, al posto dei nastri di plastica. Niente regali provenienti dal traffico illegale di specie, scialli di shahtoosh, gioielli di carapace di tartaruga o denti di squalo, pelli e artigli di grandi felini, ossa di cetacei intarsiate, zanne e pelli di elefante, coralli e conchiglie. Non regalate animali esotici ed eventualmente prendete animali domestici da canili e gattili dopo aver appurato l’effettiva disponibilità ad accudirli nel rispetto delle loro specifiche esigenze. Una scelta bella e originale, potrebbe essere quella di aderire alla campagna WWF “A Natale mettici il cuore”, regalando o regalandosi l’adozione di una specie fra le più minacciate e vittime di fenomeni come la distruzione di habitat e il commercio illegale. Sul sito wwf.it/adozioni è possibile adottare simbolicamente uno dei tanti animali a rischio e in questo modo si sosterranno i progetti WWF a loro tutela. Scegliendo il kit di adozione digitale, poi, il regalo sarà a impatto zero!

Consiglio n. 5: facciamo meno rifiuti.
I rifiuti nel periodo delle feste di Natale aumentano in media del 30%: diventiamo tutti super-consumatori rispetto ad altri giorni dell’anno. Non aggiungete altro inquinamento a quello già pressante che ha visto un largo utilizzo del monouso per esigenze sanitarie. Per un Natale #plasticfree occhio agli imballaggi, scatole, bottiglie. Usate piatti e bicchieri del “servizio buono” per pranzi e cenoni. Se proprio avete necessità di usare contenitori monouso, adoperate quelli in bioplastica, carta o bambù che smaltirete, anche sporchi, con gli scarti alimentari. Cercate di fare acquisti quanto più possibile di prodotti sfusi e artigianali di qualità. Riducete il volume degli imballaggi prima di buttarli, separate il più possibile le varie componenti di un imballaggio e fate sempre la raccolta differenziata.

E infine, un regalo per l’Abruzzo!
Ci piacerebbe che il Natale di questo anno difficile portasse in dono una maggiore attenzione per l’ambiente che mai come in questo momento storico, è indice anche di attenzione verso la salute umana. E allora un gesto importante per la nostra regione sarebbe quello di mettere da parte il progetto di tagliare 8.000 ettari dal Parco regionale Sirente-Velino: unico parco regionale abruzzese dove vivono orsi e lupi, camosci e aquile e dove è possibile realizzare progetti di sviluppo sostenibile che consentano a chi ancora resiste su questi territori di avere un futuro. Sarebbe un bel segnale di attenzione verso biodiversità abruzzese, vero nostro capitale naturale a cui dobbiamo acqua, aria e terra pulita e che può offrirci infinite opportunità di crescita sociale e economica.

13.12.20

Marsilio e la caccia in Abruzzo la tempo del CoViD-19



Con l’Ordinanza n.108 del 12/12/2020 “Misure di gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 in area arancione”, il Presidente della Giunta regionale Marco Marsilio e l’Assessore Emanuele Imprudente dispongono la possibilità per i cacciatori di muoversi anche al di fuori del proprio comune di residenza, domicilio o abitazione per svolgere l’attività venatoria.
Nessuno può andare in montagna a fare una passeggiata o un’escursione, ma ai cacciatori si consentirà di girare liberamente in gruppo per uccidere gli animali. Non si può andare a trovare un parente o un amico in un comune limitrofo a quello di residenza, ma ai cacciatori si consente di percorrere decine e decine di km per recarsi in comuni molto lontani dalla propria residenza considerato che gli Ambiti Territoriali di Caccia entro cui si possono muovere sono estesi e ricomprendono anche metà territorio provinciale.
In un momento critico come quello che stiamo vivendo, quando diversi esercizi commerciali hanno dovuto sospendere l’attività, alcuni ordini di scuola stanno tuttora svolgendo la didattica a distanza e a tutti i cittadini è chiesto di attenersi scrupolosamente alle indicazioni, a un gruppo limitato di persone viene concesso di derogare alle norme nazionali e spostarsi a piacimento sul territorio.
“Quello che contestiamo fortemente – dichiara Filomena Ricci, delegato regionale del WWF Abruzzo – è l’assunto secondo il quale l’attività venatoria rappresenterebbe uno stato di necessità per conseguire l'equilibrio faunistico venatorio e limitare il pericolo potenziale per la pubblica incolumità come si legge nell’Ordinanza. In realtà è esattamente il contrario: la caccia sta facendo crescere il numero di cinghiali e i danni alle colture. La Giunta regionale continua a fare certe esternazioni non supportate da alcuna evidenza scientifica né dato oggettivo: basta constatare come la popolazione di cinghiali, nonostante subisca una pressione venatoria ormai costante tutto l’anno tra caccia ordinaria e di selezione e ora anche durante il lockdown, non si riesce affatto a controllare. Si pensi a intervenire, anche con canali di finanziamento dedicati, alla messa in sicurezza delle colture e delle infrastrutture viarie, gli interventi da effettuare sono ormai noti nella copiosa bibliografia di riferimento. Al di là degli aspetti legali della vicenda che saranno comunque valutati dai nostri legali, il dato che rimane è sempre il solito: la classe politica regionale ha più a cuore gli interessi particolari di una categoria come quella dei cacciatori che gli interessi generali”.

12.12.20

Perché non si fanno le nomine nelle Aree naturali protette abruzzesi?


Non un caso isolato, ma il segno di una persistente, chiamiamola così, grave disattenzione nei confronti delle aree protette presenti in Abruzzo. Il WWF commenta così le recenti vicende legate al rinnovo di consiglio direttivo e Presidente dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, punta dell’iceberg rispetto al problema più generale delle nomine per gli organi di gestione, nodo che riguarda anche altri Parchi.
Il TAR Abruzzo, su ricorso dell’Amministrazione Comunale di Pineto, che ritiene che sia stato violato la Statuto dell’Ente, ha sospeso la nomina del Presidente dell’AMP appena votato mentre sulla stessa composizione del Consiglio sono state sollevate riserve da più parti, attesa la totale assenza di donne tra i cinque componenti nominati dai Comuni di Pineto e Silvi, dalla Provincia di Teramo e dalla Regione. Va aggiunto che nell’Area Marina opera un direttore facente funzioni rinnovato da ultimo per soli due mesi: il direttore precedente ha lasciato l’incarico nel dicembre 2019 e, nonostante a gennaio 2020 sia stato approvato un bando per la scelta del suo successore, la procedura è ferma e non è stata completata.
I problemi, si diceva, non sono limitati alla area Torre del Cerrano. In alcune delle altre grandi aree naturali protette presenti in Abruzzo, la situazione per certi versi è ancora più grave. Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise è privo di un Consiglio Direttivo da aprile 2020 e opera solo attraverso un Presidente. Stessa situazione nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga dove il Consiglio Direttivo manca dal gennaio 2020. Anche qui la governance dell’Ente è affidata al solo Presidente. Va meglio nel Parco Nazionale della Majella nel quale sono in carica un Presidente e un Consiglio Direttivo, ma dove dal 2018 opera un direttore facente funzioni che ne ha sostituito uno part-time (in “condivisione” per quattro anni con il Parco Regionale Sirente-Velino), a differenza dei Parchi d’Abruzzo e del Gran Sasso dove un direttore regolarmente nominato c’è.
Del tutto paradossale invece proprio la situazione del Parco Regionale Sirente-Velino commissariato dal 2015: una condizione ingiustificabile, contraria alle leggi nazionali e regionali sulla composizione dei consigli direttivi dei parchi e aggravata dal fatto che in Regione è in discussione una legge che vorrebbe tagliare 8.000 ettari di parco.
Concludiamo con il Parco Nazionale della Costa Teatina: qui non solo manca la governance, ma manca proprio il Parco nonostante sia stato istituito nel lontano 2001 e un commissario di Governo, nominato appositamente, abbia predisposto una perimetrazione nel 2015. Da allora è tutto fermo.
«Come WWF - dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia - non entriamo nel merito sulle scelte del Ministero dell’Ambiente, della Regione e degli enti locali riguardo presidenti, consigli di gestione e direttori: ci limitiamo a chiedere che vengano nominate persone con competenze ed esperienze legate alle aree naturali protette, alla tutela della biodiversità e allo sviluppo sostenibile dei territori. Nel caso dei parchi abruzzesi ci troviamo però di fronte alla mancanza di scelte che in alcuni casi si trascina da anni! Senza nulla togliere a chi sta ricomprendo ruoli con impegno e competenza, è evidente che il rispetto di quanto prevede la legge in merito alla nomina e alla composizione di presidenze, consigli direttivi e direttori dovrebbe essere un obiettivo della politica nazionale, regionale e locale. I parchi non devono diventare terreno di scontro tra le varie compagini politiche, ma al contrario devono essere laboratori gestionali dove porre al primo posto il bene comune, qual è l’ambiente in cui viviamo. Determinati ritardi, oltre che essere ingiustificabili da punto di vista legale e amministrativo, non facilitano l’importante lavoro che le aree protette devono svolgere, sia dal preminente punto di vista della conservazione che da quello della corretta valorizzazione dei territori».

11.12.20

Il Governo impugna la riforma della legge regionale sull'urbanistica



Com’era prevedibile il Governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge n. 29 dello scorso ottobre con la quale la Regione aveva modificato, peggiorandola, la legge urbanistica. Che il provvedimento fosse impugnabile era stato segnalato in tutti i modi alla maggioranza regionale da più parti, compresi le rappresentanze di categoria.
Come WWF Abruzzo facemmo notare, in una lettera inviata a tutti i consiglieri regionali, quanto la legge di riforma fosse sbagliata nel metodo, nei contenuti e nei tempi.
Soprattutto era sbagliato intervenire in una materia così delicata come la pianificazione urbanistica attraverso provvedimenti spot: su questa materia sono necessari confronto e condivisione per giungere a riforme di settore serie che tengano conto degli effetti di quanto si intende autorizzare. Ipotizzare soluzioni temporanee – che poi temporanee sono solo all’apparenza – in un settore che trasforma lo spazio fisico è di per sé una contraddizione.
La “penosa” scusa dell’emergenza COVID per autorizzare le ennesime deroghe alla tutela dell’ambiente rappresentava un vero controsenso, quasi offensivo per chi ha pagato un prezzo altissimo in questa fase.
La Regione ora avrebbe la possibilità di rivedere questo modo di agire, aprendosi al confronto e impostando una giusta riforma del settore, attesa da anni, ma che non è possibile garantire con interventi del genere.
La maggioranza che siede in consiglio regionale fino ad oggi è stata sorda a queste richieste. Lo sarà anche ora?