17.7.21

Agricoltura e cinghiali: gli errori della Coldiretti


La settimana scorsa in molte città italiane, tra cui anche L’Aquila, si sono svolte manifestazioni promosse da Coldiretti per chiedere interventi urgenti a tutela del settore contro i danni arrecati all’agricoltura dalla fauna selvatica, in particolare dai cinghiali.
La soluzione proposta da Coldiretti è però sconcertante: riconferma infatti proprio le dinamiche e le azioni che hanno determinato il sorgere e l’aggravarsi del problema. La questione cinghiali in Italia è il frutto di una pessima gestione faunistico venatoria, con approcci sbagliati conditi di retorica e facile demagogia: pensare che tutto si possa risolvere aumentando la pressione venatoria sulla specie vuol dire non prendere atto che tale problematica è stata creata dal mondo venatorio con le scriteriate immissioni di cinghiali provenienti dai Paesi dell’est Europa degli anni passati e che aumentare i periodi di caccia ha il solo risultato di aggravare il problema, come ormai la maggior parte del mondo scientifico che studia l’etologia della specie ha dimostrato.
La modifica della Legge sulla caccia richiesta da Coldiretti e prospettata dal mondo venatorio e da numerosi esponenti politici non è quindi una soluzione e rischia di essere solo una facile scorciatoia che, senza dare alcun contributo reale alla soluzione del problema, può generare ulteriori gravi danni a tutta la fauna selvatica attribuendo un ruolo pubblico a soggetti privati con un palese conflitto di interessi.
Il WWF Italia opera quotidianamente al fianco degli agricoltori al fine di promuovere l’utilizzo di buone pratiche per una sana convivenza tra coltivazioni e fauna selvatica: in Abruzzo, ad esempio, l’Associazione ha fornito gratuitamente ad agricoltori e allevatori molteplici sistemi di protezione come i recinti elettrificati.
L’associazione ha poi più volte presentato proposte concrete alle istituzioni su questo tema anche attraverso la redazione di dettagliati documenti contenenti le linee guida per una gestione sostenibile del cinghiale nel nostro Paese, in occasione di audizioni tenutesi dinanzi alle Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato e riproposti anche a livello regionale. Proposte che però sono sempre rimaste inascoltate dai decisori politici e dalle stesse associazioni agricole che oggi portano in piazza una “emergenza” mai gestita con serietà e determinazione.
Il WWF ha sempre riconosciuto l’esistenza di un problema nella gestione del cinghiale, sottolineando l’esigenza di affrontarlo sulla base di valutazioni scientifiche serie e documentate.
Nell’ultimo decennio è stata evidente la volontà, da parte di molte istituzioni regionali e nazionali, di affrontare il problema senza generare conflitti con il mondo venatorio a discapito degli agricoltori, sfruttando il loro oggettivo disagio per assecondare, per mere ragioni elettorali, le richieste dei veri responsabili del problema e del suo costante aggravamento.
Ne è testimonianza quanto accaduto in Commissione Agricoltura del Senato nell’ultima discussione su “Problematiche inerenti ai danni causati all’agricoltura dall’eccessiva presenza di fauna selvatica”, quando, nonostante l’audizione di numerosi e qualificati esponenti del mondo scientifico che hanno chiarito come l’espansione dei cinghiali nel territorio e la loro proliferazione siano direttamente conseguenti ad azioni umane quali le immissioni a scopo venatorio, i foraggiamenti e la caccia in braccata, è stata approvata una risoluzione totalmente discordante con queste oggettive conclusioni.
Le stesse Associazioni agricole, piuttosto che tutelare gli interessi dei loro iscritti, hanno sostenuto essenzialmente le richieste del mondo venatorio che persegue finalità del tutto diverse, spesso contrastanti con quelle degli agricoltori. Incomprensibile poi l’ostilità delle associazioni agricole verso provvedimenti che attribuiscano agli agricoltori stessi la gestione diretta del cinghiale attraverso la pratica delle catture controllate, risultate molto efficaci dove adottate, e l’attivazione degli strumenti della gestione del rischio finanziati con le risorse della Politica Agricola Comune.
Fino a quando il problema dei cinghiali continuerà ad essere gestito attraverso la caccia non avrà mai soluzione e gli agricoltori vedranno crescere il numero dei cinghiali e di conseguenza i danni alle colture. Le istituzioni abruzzesi, se vogliono realmente affrontare il tema, devono aprirsi al vero confronto tecnico e mettere da parte le gestioni fallimentari degli ultimi anni.