28.9.14
26.9.14
Sblocca Italia o sblocca trivelle?
Il miraggio di un Texas nostrano, retaggio del secolo scorso, più che l’incubo attuale dell’inquinamento da petrolio dopo l’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon del Golfo del Messico del 2010, convince il Governo Renzi a considerare “strategiche” (senza alcuna distinzione) tutte le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi: diminuendo l’efficacia delle valutazioni ambientali, emarginando le Regioni e forzando sulle norme che avevano dichiarato dal 2002 off limits l’Alto Adriatico, per il rischio di subsidenza.
La denuncia parte da WWF, Legambiente e Greenpeace che chiedono ai membri della Commissione Ambiente della Camera dei deputati di decidere per l’abrogazione dell’art. 38 del decreto legge Sblocca Italia n. 133/2014.
Gli ambientalisti osservano che, nonostante le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi al Summit ONU sul cambiamento climatico del 23 settembre sulla necessità di impegni precisi per tenere sotto controllo la febbre del Pianeta, l’Italia stenta a definire una roadmap per la decarbonizzazione. Punto di riferimento delle politiche governative è ancora la SEN - Strategia Energetica Nazionale - mai sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica, nella quale viene presentata una stima di 15 miliardi di euro di investimento (un punto di PIL!) e di 25 mila nuovi posti di lavoro legati al rilancio delle estrazioni degli idrocarburi in Italia. Sono gli stessi dati che vengono ancora oggi usati dal Governo Renzi.
Ma è da tempo noto che il nostro petrolio è poco e di scarsa qualità. Secondo le valutazioni dello stesso ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei nostri fondali marini circa 10 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe, che stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.
Gli ambientalisti sottolineano come l’accelerazione indiscriminata impressa dal Governo metta a rischio la Basilicata che è interessata in terra ferma da 18 istanze di permessi di ricerca, 11 permessi di ricerca e 20 concessioni di coltivazione di idrocarburi per circa i 3/4 del territorio. E non è esonerato dalla corsa all’oro nero neanche il mare italiano. In totale oggi le aree richieste o già interessate dalle attività di ricerca di petrolio si estendono per circa 29.209,6 kmq di aree marine, 5000 kmq in più rispetto allo scorso anno. Attività che vanno a mettere a rischio il bacino del Mediterraneo dove si concentra più del 25% di tutto il traffico petrolifero marittimo mondiale provocando un inquinamento da idrocarburi che non ha paragoni al mondo.
Ci sono 7 buoni motivi per chiedere l’abrogazione dell’art. 38 del decreto legge 133/2014, perché le disposizioni in esso contenute:
- consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi senza individuare alcuna priorità;
- trasferiscono d’autorità le VIA sulle attività a terra dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente;
- compiono una forzatura rispetto alle competenze concorrenti tra Stato e Regioni cui al vigente Titolo V della Costituzione;
- prevedono una concessione unica per ricerca e coltivazione in contrasto con la distinzione tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi del diritto comunitario;
- applicano impropriamente e erroneamente la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Impatto Ambientale;
- trasformano forzosamente gli studi del Ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico legato alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in “progetti sperimentali di coltivazione”;
- costituiscono una distorsione rispetto alla tutela estesa dell’ambiente e della biodiversità rispetto a quanto disposto dalla Direttiva Offshore 2013/13/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale.
23.9.14
Domenica 28 settembre il WWF è a Mosciano Sant'Angelo
Domenica 28 settembre il WWF Teramo sarà presente alla Prima giornata eco-sportiva organizzata dall'Amministrazione Comunale.
Saremo presenti con una nostra mostra sulla tutela dell'Orso.
20.9.14
Uccisione Orso a Pettorano sul Gizio: c'è la confessione!
Ha confessato: ad uccidere l'Orso è stato Antonio Centofanti cacciatore di 61 anni di Pettorano sul Gizio (AQ). I casa gli sono stati trovati ben 8 fucili! Per una volta le indagini sull'uccisione di un orso hanno portato ad un risultato.
Per il WWF sono queste le indagini necessarie per tutti i casi di abbattimento di specie protette ed altre illegalità contro l’ambiente quotidianamente compiute nel nostro Paese.
Da oggi il WWF auspica che si cambi registro per ogni lupo sparato, orso avvelenato, aquila o grifone impallinati e si assicurino alla giustizia i colpevoli.
Complimenti a coloro che hanno condotto e contribuito con celerità e scrupolosità alle indagini, ed un nuovo appello alle Istituzioni perché avviino un lavoro capillare sul territorio di "cultura della convivenza" con i grandi predatori.
Esistono ancora ampie porzioni di popolazioni che ignorano il reale valore del nostro patrimonio naturale e ciò impone un progetto culturale forte da parte di tutti i soggetti interessati.
Per il WWF sono queste le indagini necessarie per tutti i casi di abbattimento di specie protette ed altre illegalità contro l’ambiente quotidianamente compiute nel nostro Paese.
Da oggi il WWF auspica che si cambi registro per ogni lupo sparato, orso avvelenato, aquila o grifone impallinati e si assicurino alla giustizia i colpevoli.
Complimenti a coloro che hanno condotto e contribuito con celerità e scrupolosità alle indagini, ed un nuovo appello alle Istituzioni perché avviino un lavoro capillare sul territorio di "cultura della convivenza" con i grandi predatori.
Esistono ancora ampie porzioni di popolazioni che ignorano il reale valore del nostro patrimonio naturale e ciò impone un progetto culturale forte da parte di tutti i soggetti interessati.
19.9.14
Bicipoletana nella Settimana europea per la mobilità sostenibile
Settimana Europea Mobilità Sostenibile
"Bicipolitana" dell'Area Metropolitana Pescarese. In bici in centro!
Domenica 21 settembre in Piazza Salotto a Pescara
Partenze dai comuni esterni
SILVI, Piazza Iris 9,30 (Linea 1 Rossa)
CITTA' S. ANGELO, Rotatoria SS16 10,00
MONTESILVANO, Warner Cinema 10,30
Vestina - Guy Moll 10,00
via Arno Lungomare 10,50
CAPPELLE, Carducci-Leopardi 9,30 (Linea 5 Viola)
FRANCAVILLA, F.P. Tosti 9,30 (Linea 2 Blu)
Piazza Adriatico 10,00
SAMBUCETO SGT, Municipio 10,00 (Linea 3 Verde)
CEPAGATTI, Villanova SS602-v.Milano 9,30 (linea 4 Gialla)
SPOLTORE, S. Teresa SS602, 10,00
Villa Raspa, 11,00
PESCARA, via Cavour-Strada Parco 11,10 (Linea 1 Rossa)
Piazza Le Laudi 10,30 (linea 2 Blu)
Ponte del Mare 11,00
Tiburtina ITIS-Capestrano 10,30 (Linea 3 Verde)
Ponte di Ferro Nord 11,00
Piazza Rinascita 11,30 (Tutte le linee)
Tutti in bicicletta Domenica 21 verso il centro di Pescara lungo cinque direttrici ciclabili sui lungomare e fondovalle fluviali. Esse sono indicate con un colore diverso, come fossero linee di una rete metropolitana, anzi di "Bicipolitana", usando un termine coniato a Pesaro per indicare analoghe infrastrutture ciclabili intercomunali protette: Rossa, Blu, Verde, Gialla, Viola.
Le associazioni promotrici, insieme con l'Assessorato e Traffico del Comune di Pescara, sono: Patto per Montesilvano e Webstrade da Montesilvano, Legambiente e Silvi Bellissima da Silvi, Exclamé da Francavilla, PescaraBici-Fiab Italia Nostra e WWF da Pescara, Salvaiciclisti da Spoltore, Comitato Paese Comune da Sambuceto-SGT. Esse sono coordinate nel Comitato Pescarese per la Mobilità Sostenibile. Hanno fornito il patrocinio Regione Abruzzo ed i 9 comuni interessati dall'iniziativa.
Vieni in bici in una delle stazioni della rete. Unisciti al corteo. Porta sciarpe, bandiere, magliette del colore della tua linea: ROSSA, BLU, VERDE, GIALLA, VIOLA.
"Bicipolitana" dell'Area Metropolitana Pescarese. In bici in centro!
Domenica 21 settembre in Piazza Salotto a Pescara
Partenze dai comuni esterni
SILVI, Piazza Iris 9,30 (Linea 1 Rossa)
CITTA' S. ANGELO, Rotatoria SS16 10,00
MONTESILVANO, Warner Cinema 10,30
Vestina - Guy Moll 10,00
via Arno Lungomare 10,50
CAPPELLE, Carducci-Leopardi 9,30 (Linea 5 Viola)
FRANCAVILLA, F.P. Tosti 9,30 (Linea 2 Blu)
Piazza Adriatico 10,00
SAMBUCETO SGT, Municipio 10,00 (Linea 3 Verde)
CEPAGATTI, Villanova SS602-v.Milano 9,30 (linea 4 Gialla)
SPOLTORE, S. Teresa SS602, 10,00
Villa Raspa, 11,00
PESCARA, via Cavour-Strada Parco 11,10 (Linea 1 Rossa)
Piazza Le Laudi 10,30 (linea 2 Blu)
Ponte del Mare 11,00
Tiburtina ITIS-Capestrano 10,30 (Linea 3 Verde)
Ponte di Ferro Nord 11,00
Piazza Rinascita 11,30 (Tutte le linee)
Tutti in bicicletta Domenica 21 verso il centro di Pescara lungo cinque direttrici ciclabili sui lungomare e fondovalle fluviali. Esse sono indicate con un colore diverso, come fossero linee di una rete metropolitana, anzi di "Bicipolitana", usando un termine coniato a Pesaro per indicare analoghe infrastrutture ciclabili intercomunali protette: Rossa, Blu, Verde, Gialla, Viola.
Le associazioni promotrici, insieme con l'Assessorato e Traffico del Comune di Pescara, sono: Patto per Montesilvano e Webstrade da Montesilvano, Legambiente e Silvi Bellissima da Silvi, Exclamé da Francavilla, PescaraBici-Fiab Italia Nostra e WWF da Pescara, Salvaiciclisti da Spoltore, Comitato Paese Comune da Sambuceto-SGT. Esse sono coordinate nel Comitato Pescarese per la Mobilità Sostenibile. Hanno fornito il patrocinio Regione Abruzzo ed i 9 comuni interessati dall'iniziativa.
Vieni in bici in una delle stazioni della rete. Unisciti al corteo. Porta sciarpe, bandiere, magliette del colore della tua linea: ROSSA, BLU, VERDE, GIALLA, VIOLA.
Pedala con noi fin che vuoi.
Per tutta la famiglia. Consigliati bici in ordine e casco.
18.9.14
Mare Adriatico da tutelare
Lo spiaggiamento e la morte dei capodogli avvenuta nei giorni scorsi lungo le coste abruzzesi probabilmente vedrà le risposte arrivare tra molto tempo e anche nel caso in cui le autopsie ci mostrino eventuali danni legati ad attività di prospezione petrolifera, nessuno “confesserà” di essere stato in quei giorni e in quei luoghi a cercare petrolio da coltivare utilizzando potenti onde acustiche. Il WWF, infatti, dubita fortemente in un atto di tale trasparenza poiché in questi anni nell’Adriatico si sono susseguiti molti altri drammatici episodi (altri capodogli spiaggiati, un’impressionante moria di tartarughe marine, ecc.) per cui le indagini sono ancora in corso: il WWF attende i risultati, ma la morte di massa è sempre difficile da spiegare e nel proporre soluzioni occorre la massima cautela.
Tutti questi episodi, per ora ancora inspiegabili, impongono però una riflessione seria e costruttiva su un bene comune, il Mare Adriatico che per la prima volta da quest’anno è interamente circondato da paesi comunitari, grazie all’ingresso della Croazia in Europa, ma sul quale sono concentrati forti interessi e attività che rischiano di diventare insostenibili dal punto di vista ecologico e non solo.
L’Adriatico non può essere abbandonato all’anarchia, i portatori di interesse, gli stakeholders, devono confrontarsi, è indispensabile una pianificazione territoriale marina che contempli lo sviluppo economico dell’area (che deve essere realmente sostenibile) ed il mantenimento della biodiversità, intesa anche come serbatoio di risorse naturali con valore economico (acciughe, vongole, triglie, naselli, sogliole, ecc).
Esiste già uno strumento utilizzabile ed è stato lanciato dalla Commissione Europea nel giugno del 2014 - Strategia Europea “for the Adriatic and Ionian Region - a valle di un processo partito nel 2012, con l’adozione di una Strategia marina adriatico-ionica e nel giugno del 2014 con la proposta di una Strategia d’attuazione. Oggi per la prima volta i Paesi che si affacciano su questo bacino hanno tra le mani una soluzione che, se adottata interamente e seriamente, è in grado di avviare una gestione moderna attraverso processi di pianificazione territoriale marina.
Tutti questi episodi, per ora ancora inspiegabili, impongono però una riflessione seria e costruttiva su un bene comune, il Mare Adriatico che per la prima volta da quest’anno è interamente circondato da paesi comunitari, grazie all’ingresso della Croazia in Europa, ma sul quale sono concentrati forti interessi e attività che rischiano di diventare insostenibili dal punto di vista ecologico e non solo.
L’Adriatico non può essere abbandonato all’anarchia, i portatori di interesse, gli stakeholders, devono confrontarsi, è indispensabile una pianificazione territoriale marina che contempli lo sviluppo economico dell’area (che deve essere realmente sostenibile) ed il mantenimento della biodiversità, intesa anche come serbatoio di risorse naturali con valore economico (acciughe, vongole, triglie, naselli, sogliole, ecc).
Esiste già uno strumento utilizzabile ed è stato lanciato dalla Commissione Europea nel giugno del 2014 - Strategia Europea “for the Adriatic and Ionian Region - a valle di un processo partito nel 2012, con l’adozione di una Strategia marina adriatico-ionica e nel giugno del 2014 con la proposta di una Strategia d’attuazione. Oggi per la prima volta i Paesi che si affacciano su questo bacino hanno tra le mani una soluzione che, se adottata interamente e seriamente, è in grado di avviare una gestione moderna attraverso processi di pianificazione territoriale marina.
Questo non solo è auspicato, ma è richiesto con vigore in vista di una necessaria “blue economy” http://ec.europa.eu/maritimeaffairs/policy/sea_basins/adriatic_ionian/index_en.htm
Senza queste regole i petrolieri continueranno a sgomitare per estrarre più petrolio possibile, gli albergatori vedranno a rischio il loro business, i pescatori onesti vedranno deturpato il loro mare, capodogli e tartarughe continueranno a morire: di certo il Mare Adriatico peggiorerà per tutti.
Senza queste regole i petrolieri continueranno a sgomitare per estrarre più petrolio possibile, gli albergatori vedranno a rischio il loro business, i pescatori onesti vedranno deturpato il loro mare, capodogli e tartarughe continueranno a morire: di certo il Mare Adriatico peggiorerà per tutti.
Oggi riunione per l'Orso
Dal 2010 ad oggi sono 13 gli orsi bruni marsicani uccisi nel centro Italia da bocconi avvelenati, malattie trasmesse dal bestiame allevato, bracconaggio e da altre cause che ancora oggi restano sconosciute.
L’orso trovato morto la scorsa settimana vicino Pettorano sul Gizio (AQ) è dunque solo l’ultimo di una lunga serie ed i dati dimostrano che abbiamo perso in soli 4 anni un quarto della popolazione di questa sottospecie, in 1 anno il 10%, che è stimata in circa 50 esemplari.
Oggi presso il Ministero dell’Ambiente è convocata una riunione tecnica della "task-force" già in essere da due anni, ovvero, l’Autorità di Gestione del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso marsicano). Tutti gli attori coinvolti, dal Ministero dell’Ambiente alle Regioni Abruzzo, Lazio e Molise, Corpo Forestale, fino agli enti di ricerca ed alle aree protette abruzzesi mettano da subito in pratica le indicazioni e le azioni prioritarie richiamate dal Piano e dalle analisi del progetto LIFE Arctos per intervenire seriamente sull’emergenza orso bruno marsicano.
"Stiamo perdendo, esemplare dopo esemplare una specie simbolo della nostra fauna selvatica protetta e vanificando decenni di lavoro e di investimenti per la sua tutela" - ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – "La nostra denuncia è rivolta principalmente alle istituzioni che fino ad oggi si sono dimostrate incapaci di intervenire con una chiara e definita strategia operativa e con competenze degne del valore di questa specie. Vanno messe in campo le forze migliori, va inserita una marcia in più perché la conservazione dell’orso bruno marsicano e di tutta la fauna protetta divenga un punto importante dell’agenda politica del nostro paese. La task-force deve attivare quelle azioni concrete finora mancate e coordinarle con le Amministrazioni e le Forze dell’ordine. Va subito attivato quel monitoraggio continuo sul territorio per debellare finalmente bracconaggio, veleni, diffusione di patologie infettive e presidiare le aree dove vive l’orso accrescendo la cultura della convivenza e della tolleranza”.
Un fattore micidiale per l’Orso bruno, come per altre specie protette, è la diffusione di patologie infettive: sono diversi i casi di TBC riscontrati in alcuni dei pascoli del Parco Nazionale d’Abruzzo, un problema non risolto come si voleva far credere; l’emergenza sanitaria richiede provvedimenti immediati e seri, con interventi anche impopolari, come la sospensione delle attività zootecniche nelle aree colpite, i controlli a tappeto degli allevamenti affinchè si blocchi in partenza la diffusione di patologie anche gravi per l’uomo.
Presidi sul territorio costanti e vigilanza vanno rafforzati anche per dissuadere e contrastare i bracconieri che agiscono silenziosamente disseminando il territorio di bocconi avvelenati, di cui purtroppo non sono vittime solo gli orsi ma anche lupi, grifoni, aquile, martore, volpi e faine e tanti altri animali colpiti da una vera e propria piaga del nostro paese.
Il progetto LIFE Arctos, nato per applicare sul territorio le indicazioni del PATOM, ha prodotto indicazioni utili e evidenziato problematiche non più trascurabili, ma alle nostre Istituzioni sembra mancare la capacità di mettere in atto provvedimenti operativi, il che è invece proprio ciò che serve per l’orso.
"Stiamo perdendo, esemplare dopo esemplare una specie simbolo della nostra fauna selvatica protetta e vanificando decenni di lavoro e di investimenti per la sua tutela" - ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – "La nostra denuncia è rivolta principalmente alle istituzioni che fino ad oggi si sono dimostrate incapaci di intervenire con una chiara e definita strategia operativa e con competenze degne del valore di questa specie. Vanno messe in campo le forze migliori, va inserita una marcia in più perché la conservazione dell’orso bruno marsicano e di tutta la fauna protetta divenga un punto importante dell’agenda politica del nostro paese. La task-force deve attivare quelle azioni concrete finora mancate e coordinarle con le Amministrazioni e le Forze dell’ordine. Va subito attivato quel monitoraggio continuo sul territorio per debellare finalmente bracconaggio, veleni, diffusione di patologie infettive e presidiare le aree dove vive l’orso accrescendo la cultura della convivenza e della tolleranza”.
Un fattore micidiale per l’Orso bruno, come per altre specie protette, è la diffusione di patologie infettive: sono diversi i casi di TBC riscontrati in alcuni dei pascoli del Parco Nazionale d’Abruzzo, un problema non risolto come si voleva far credere; l’emergenza sanitaria richiede provvedimenti immediati e seri, con interventi anche impopolari, come la sospensione delle attività zootecniche nelle aree colpite, i controlli a tappeto degli allevamenti affinchè si blocchi in partenza la diffusione di patologie anche gravi per l’uomo.
Presidi sul territorio costanti e vigilanza vanno rafforzati anche per dissuadere e contrastare i bracconieri che agiscono silenziosamente disseminando il territorio di bocconi avvelenati, di cui purtroppo non sono vittime solo gli orsi ma anche lupi, grifoni, aquile, martore, volpi e faine e tanti altri animali colpiti da una vera e propria piaga del nostro paese.
Il progetto LIFE Arctos, nato per applicare sul territorio le indicazioni del PATOM, ha prodotto indicazioni utili e evidenziato problematiche non più trascurabili, ma alle nostre Istituzioni sembra mancare la capacità di mettere in atto provvedimenti operativi, il che è invece proprio ciò che serve per l’orso.
LE RICHIESTE DEL WWF PER SALVARE L’ORSO MARSICANO DALL’ESTINZIONE
ALLO STATO: adeguamento della legislazione che contrasti l’uso del veleno in natura, impegno delle migliori professionalità dei corpi di polizia per investigare e fermare quei bracconieri che spargono bocconi avvelenati nei boschi dell’Appennino
ALLO STATO: adeguamento della legislazione che contrasti l’uso del veleno in natura, impegno delle migliori professionalità dei corpi di polizia per investigare e fermare quei bracconieri che spargono bocconi avvelenati nei boschi dell’Appennino
AL MINISTERO DELL’AMBIENTE: rafforzare e implementare il PATOM e la sua gestione, affinchè la stessa Autorità di gestione costituitasi da più di due anni intervenga in modo adeguato all’urgenza per stimolare e pungolare anche le istituzioni regionali e le Aree protette che per prime hanno il compito e la missione di preservare il nostro patrimonio di biodiversità.
AL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE: perché con le regioni affronti i seri problemi del sovrapascolo e di una zootecnia non sempre adeguata e rispettosa delle normative, a volte drogata da contributi comunitari, e che ci possa garantire attraverso il Corpo Forestale dello Stato un vero presidio del territorio, indagini accurate e azioni dure e repressive, impiegando il personale più preparato e interessato, cominciando anche a sequestrare gli animali mantenuti illegalmente sui pascoli in aree e stagioni non consentite, quelli non marcati, rispristinando così un controllo efficacie del territorio.
ALLE REGIONI ABRUZZO, LAZIO E MOLISE: Adozione di tutti i provvedimenti necessari per trasformare i loro impegni sottoscritti nel PATOM e il concreto sviluppo delle attività indicate con le recenti DGR a favore della conservazione dell’orso, perché promuovano quelle necessarie azioni concrete, dalla gestione adeguata della normativa venatoria ad un controllo sanitario del territorio serio e costante in modo da rendere compatibile la zootecnia con la tutela del territorio contrastando tutti gli abusi.
PATOM: Acronimo con cui si indica il Piano di Azione per la Tutela dell’Orso marsicano attivato dal Ministero dell'Ambiente e sottoscritto dalle Regioni, le Province, dal Corpo Forestale dello Stato, Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, Istituto Nazionale di Fauna Selvatica, parchi e riserve naturali ed enti locali interessati dalla presenza di questa specie e da associazioni come il WWF e Legambiente. Si tratta di una vera e propria cabina di regia per la tutela dell’orso marsicano che promuove e coordina le attività di monitoraggio, la conservazione e la gestione dell'Orso bruno marsicano.
AL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE: perché con le regioni affronti i seri problemi del sovrapascolo e di una zootecnia non sempre adeguata e rispettosa delle normative, a volte drogata da contributi comunitari, e che ci possa garantire attraverso il Corpo Forestale dello Stato un vero presidio del territorio, indagini accurate e azioni dure e repressive, impiegando il personale più preparato e interessato, cominciando anche a sequestrare gli animali mantenuti illegalmente sui pascoli in aree e stagioni non consentite, quelli non marcati, rispristinando così un controllo efficacie del territorio.
ALLE REGIONI ABRUZZO, LAZIO E MOLISE: Adozione di tutti i provvedimenti necessari per trasformare i loro impegni sottoscritti nel PATOM e il concreto sviluppo delle attività indicate con le recenti DGR a favore della conservazione dell’orso, perché promuovano quelle necessarie azioni concrete, dalla gestione adeguata della normativa venatoria ad un controllo sanitario del territorio serio e costante in modo da rendere compatibile la zootecnia con la tutela del territorio contrastando tutti gli abusi.
PATOM: Acronimo con cui si indica il Piano di Azione per la Tutela dell’Orso marsicano attivato dal Ministero dell'Ambiente e sottoscritto dalle Regioni, le Province, dal Corpo Forestale dello Stato, Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, Istituto Nazionale di Fauna Selvatica, parchi e riserve naturali ed enti locali interessati dalla presenza di questa specie e da associazioni come il WWF e Legambiente. Si tratta di una vera e propria cabina di regia per la tutela dell’orso marsicano che promuove e coordina le attività di monitoraggio, la conservazione e la gestione dell'Orso bruno marsicano.
Casoli Pinta: pittura e bici
Dal 18 al 21
settembre torna la rassegna di pittura murale Casoli Pinta.
Elio Torrieri
pittore nato a Lanciano piemontese di adozione, vive e lavora a Torino, realizzerà
il 54esimo dipinto murale a Casoli.
Al termine della
manifestazione “Casoli Pinta”, l’associazione Castellum Vetus organizza, sabato
20 e domenica 21 settembre, due eventi per la valorizzazione del territorio
atriano e teramano.
Sabato 20 settembre,
alle ore 16.00, presso la sede dell’associazione, in via San Filippo n. 5, si
terrà un convegno sul tema "Il turismo tra le terre del Cerrano ed i
Borghi degli Acquaviva” in collaborazione con i Comuni di Atri, Pineto, Roseto degli
Abruzzi e Silvi, il patrocinio della Società Italiana di Scienze del Turismo e
dell'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Teramo e il contributo del
Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano.
Il giorno
successivo, domenica 21, escursione in bicicletta per conoscere il territorio
delle Terre del Cerrano e dei borghi degli Acquaviva, con raduno alle ore 9 presso
la Torre di Cerrano (si consiglia di parcheggiare prima del sottopasso di
accesso alla Torre); visita alle Torre e, alle ore 10.00, partenza per
l'escursione. Sosta alle ore 12:00 a Casoli di Atri per visitare il museo all’aperto
ed incontrare l’artista. Si ripartirà per Pineto alle ore 14.30.
L’escursione è organizzata in collaborazione con Area Marina
Protetta Torre del Cerrano, Guide del Cerrano, Oasi WWF dei Calanchi di Atri ed
il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano con l'ausilio dei vari comuni interessati.
15.9.14
Orsi: dopo il Trentino, l'Abruzzo
Il WWF presenterà un esposto alla Procura di Trento, chiedendo di accertare le eventuali responsabilità, anche penali, che hanno portato alla morte dell’orsa Daniza avvenuta in seguito alla cattura promossa e gestita dalla Provincia di Trento.
Ma ormai è emergenza orsi in Italia: un altro orso trovato morto in Abruzzo, nei pressi di Pettorano sul Gizio, nell’aquilano, il quarto in quest’anno, e si presume si tratti di avvelenamento. Nell’Appennino vivono circa 50 orsi e anche un solo esemplare in meno è un duro colpo per questa specie: in un anno è scomparso poco meno del 10% degli orsi del centro Italia. Urgente per il WWF far luce su questa ennesima ultima morte di orsi come per molte altre avvenute negli ultimi anni su cui ancora si aspettano risposte dalle autorità.
“La successione di errori e decisioni prese in questi 28 giorni dall’episodio di cosiddetta ‘aggressione’ da parte dell’orsa Daniza dimostra quanto il nostro Paese non sia capace di tutelare la nostra fauna e garantire un sistema esemplare di gestione nazionale – ha dichiarato la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi - La morte di Daniza è un monito per tutte le Autorità e le persone impegnate su questo fronte e deve essere un punto di svolta da cui partire per rivoluzionare l’approccio culturale e istituzionale verso orsi, lupi e altri grandi predatori. Anche l’ennesimo orso ucciso in Abruzzo in queste ore, dimostra quanto sia urgente mettere in campo un’attenta conoscenza scientifica e definire un’adeguata Strategia nazionale per i grandi carnivori: sono queste le richieste che farò personalmente nei prossimi giorni al Ministro dell’Ambiente, on. Galletti. È urgente poi fare chiarezza sull’intera vicenda dell’orsa Daniza, dalle vere ragioni che hanno portato a ritenerla pericolosa al triste epilogo di ieri: per come si è svolta l’intera vicenda stento ancora a credere che la sua morte sia frutto di un incidente di percorso. Se lo Stato avesse difeso quest’orsa con la stessa determinazione che lei ha mostrato nel tutelare i propri cuccioli, l’epilogo di questa vicenda sarebbe stato diverso! Serve chiarezza di posizioni senza pareri pilateschi ed assunzione di responsabilità da parte di tutti gli enti preposti alla gestione della fauna. Per l’immediato futuro chiediamo un investimento capillare nell’educazione, informazione e prevenzione per favorire la convivenza tra fauna e attività economiche sul territorio”.
L’ESPOSTO DEL WWF ALLA PROCURA DI TRENTO
Il WWF chiede di avviare un’accurata indagine sull’intera vicenda per appurare responsabilità, anche penali, da parte di tutti gli attori coinvolti al livello locale (Provincia, di Trento, Nuclei veterinari, ecc).
Il WWF chiede di avviare un’accurata indagine sull’intera vicenda per appurare responsabilità, anche penali, da parte di tutti gli attori coinvolti al livello locale (Provincia, di Trento, Nuclei veterinari, ecc).
L’azione legale del WWF si basa sull’attento studio dell’Ordinanza della Provincia di Trento del 16 agosto, della successiva valutazione dell’Ispra inviata al Ministero dell’Ambiente, dei dati di letteratura scientifica sull’etologia dell’orso e sulle leggi di tutela della fauna selvatica internazionali, europee e italiane. A dimostrazione della mancanza dei presupposti di urgenza del primo provvedimento di cattura, il lungo periodo trascorso tra l’incidente di Pinzolo, avvenuto il 15 agosto, e il giorno di cattura, 10 settembre. A questo proposito, il WWF sostiene e ringrazia il Corpo Forestale dello Stato che ha giustamente aperto un’indagine per capire le esatte responsabilità di tutto l’accaduto.
Il WWF chiede al Ministero, alla Provincia di Trento ed a tutti gli organi competenti finora coinvolti la massima trasparenza degli atti, dalle relazioni su cui si è basata la prima ordinanza fino al referto dell’autopsia e alla descrizione dettagliata dell’azione di cattura.
LE 3 DOMANDE DEL WWF AL MINISTERO DELL’AMBIENTE
Poiché la questione verte su una specie particolarmente protetta che lo Stato dovrebbe difendere con tutti gli strumenti possibili, superando anche i confini e le competenze burocratiche, il WWF pone 3 domande urgenti al Ministro dell’Ambiente, on. Galletti:
1) Perché il Ministero non ha impugnato la prima ordinanza di cattura emanata dalla Provincia di Trento il 16 agosto? Per il WWF il testo formulato non solo ha amplificato quell’allarmismo che si doveva al contrario contenere, ma si basa su affermazioni che non hanno alcun fondamento scientifico e giuridico, in primis, il presunto ‘atteggiamento aggressivo’ nei confronti dell’uomo. L’orsa, infatti, ha reagito ad un effetto ‘sorpresa’ in difesa dei suoi cuccioli provocando lesioni lievi rispetto a quelle che potenzialmente un animale della sua mole potrebbe procurare se fosse davvero aggressiva.
2) Cosa intende fare il Ministero rispetto alle sorti dei due cuccioli di Daniza che sono rimasti orfani e che dovranno affrontare il periodo autunnale senza il fondamentale aiuto per la conoscenza del territorio e l’acquisizione delle capacità di utilizzo delle risorse naturali, come ricordato anche dal Corpo Forestale dello Stato?
3) Come intende procedere rispetto alle indagini aperte dal Corpo Forestale dello Stato e come interverrà nel caso si individuino responsabilità nei processi di autorizzazione e nelle attività operative?
Il WWF chiede al Ministero, alla Provincia di Trento ed a tutti gli organi competenti finora coinvolti la massima trasparenza degli atti, dalle relazioni su cui si è basata la prima ordinanza fino al referto dell’autopsia e alla descrizione dettagliata dell’azione di cattura.
LE 3 DOMANDE DEL WWF AL MINISTERO DELL’AMBIENTE
Poiché la questione verte su una specie particolarmente protetta che lo Stato dovrebbe difendere con tutti gli strumenti possibili, superando anche i confini e le competenze burocratiche, il WWF pone 3 domande urgenti al Ministro dell’Ambiente, on. Galletti:
1) Perché il Ministero non ha impugnato la prima ordinanza di cattura emanata dalla Provincia di Trento il 16 agosto? Per il WWF il testo formulato non solo ha amplificato quell’allarmismo che si doveva al contrario contenere, ma si basa su affermazioni che non hanno alcun fondamento scientifico e giuridico, in primis, il presunto ‘atteggiamento aggressivo’ nei confronti dell’uomo. L’orsa, infatti, ha reagito ad un effetto ‘sorpresa’ in difesa dei suoi cuccioli provocando lesioni lievi rispetto a quelle che potenzialmente un animale della sua mole potrebbe procurare se fosse davvero aggressiva.
2) Cosa intende fare il Ministero rispetto alle sorti dei due cuccioli di Daniza che sono rimasti orfani e che dovranno affrontare il periodo autunnale senza il fondamentale aiuto per la conoscenza del territorio e l’acquisizione delle capacità di utilizzo delle risorse naturali, come ricordato anche dal Corpo Forestale dello Stato?
3) Come intende procedere rispetto alle indagini aperte dal Corpo Forestale dello Stato e come interverrà nel caso si individuino responsabilità nei processi di autorizzazione e nelle attività operative?
I 3 ERRORI FATALI PER DANIZA
L’Orsa Daniza è rimasta vittima di errori fatali da parte delle diverse autorità, ecco i principali:
1) L’Ordinanza, secondo il WWF immotivata e non adeguatamente sostanziata, di cattura dell’orsa da parte della Provincia di Trento emessa a poche ore dall’avvenimento denunciato dal cercatore di funghi.
2) Scarsa incisività e determinatezza da parte del Ministero dell’Ambiente e dei suoi uffici tecnici, poco presente rispetto alla necessità di tutela di una specie tanto importante.
3) Errore del personale tecnico abilitato a catturare l’orsa che ha reso fatale il tentativo rispetto ad un animale non più giovanissimo e in fase di stress sia per la cura dei piccoli che per la fuga.
Il WWF auspica che finalmente si mettano in campo tutte le azioni per promuovere la migliore convivenza possibile tra uomini e animali nel rispetto di tutte le esigenze, come ha già realizzato ad esempio in questi anni nell’ambito del progetto LIFE Arctos. La presenza degli orsi, oltre ad essere una ricchezza che l’Italia condivide con gli altri paesi europei, può rappresentare un richiamo turistico e dunque una risorsa economica per il territorio.
L’Orsa Daniza è rimasta vittima di errori fatali da parte delle diverse autorità, ecco i principali:
1) L’Ordinanza, secondo il WWF immotivata e non adeguatamente sostanziata, di cattura dell’orsa da parte della Provincia di Trento emessa a poche ore dall’avvenimento denunciato dal cercatore di funghi.
2) Scarsa incisività e determinatezza da parte del Ministero dell’Ambiente e dei suoi uffici tecnici, poco presente rispetto alla necessità di tutela di una specie tanto importante.
3) Errore del personale tecnico abilitato a catturare l’orsa che ha reso fatale il tentativo rispetto ad un animale non più giovanissimo e in fase di stress sia per la cura dei piccoli che per la fuga.
Il WWF auspica che finalmente si mettano in campo tutte le azioni per promuovere la migliore convivenza possibile tra uomini e animali nel rispetto di tutte le esigenze, come ha già realizzato ad esempio in questi anni nell’ambito del progetto LIFE Arctos. La presenza degli orsi, oltre ad essere una ricchezza che l’Italia condivide con gli altri paesi europei, può rappresentare un richiamo turistico e dunque una risorsa economica per il territorio.
11.9.14
Uccisa Daniza
Finisce nel peggiore dei modi la vicenda dell'Orsa Daniza.
La notizia della morte dell’orsa Daniza, a seguito delle operazioni di cattura da parte della Provincia di Trento, lascia sconcertati e giunge come una tristissima conferma della inopportunità della sua cattura come più volte denunciato dal WWF Italia.
Le istituzioni nazionali, che hanno dimostrato di non saper gestire con la dovuta competenza questa situazione, forniscano celermente i risultati dell’autopsia e facciano emergere la verità su quanto accaduto, su come sia stata gestita questa delicatissima fase della cattura di un animale già spossato, perchè in fase di allevamento di due cuccioli, e si suppone in perenne stato di allerta nelle ultime settimane , denuncia il WWF.
Il WWF ribadisce il proprio dissenso per la decisione infausta di catturare un esemplare come Daniza per la quale non sussistevano le condizioni di pericolosità a cui si era appellata la Ordinanza della Provincia. Non vi era ragione alcuna di procedere alla cattura di un animale che si era comportata secondo natura. Quanto successo rafforza ancora di più la convinzione che il PACOBACE (Piano d'Azione Interregionale per la Conservazione dell'Orso sulle Alpi Centro Orientali) vada completamente rivisto e reso uno strumento che sappia considerare le diversità degli eventi.
Purtroppo è già il secondo esemplare di orso bruno che muore durante le fasi di cattura e narcosi operate dai tecnici della provincia di Trento e pertanto è irrinunciabile una dovuta verifica sulle capacità e l’operato per verificare se si sia trattato dell’ennesimo evento casuale o ci sia imperizia anche solo nella scelta del prodotto e del momento in cui procedere.
"Inaccettabile quanto accaduto, tutta questa vicenda dimostra l'incapacità di gestire una sana e legittima relazione tra la presenza dei grandi carnivori e le attività umane. Vanno accertate con puntualità le responsabilità individuali e amministrative. Chiediamo rassicurazioni sul monitoraggio e l’impegno per la sorte dei due cuccioli ora rimasti senza le cure materne, alle porte dell’inverno" dichiara Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia.
Diversi sono gli aspetti della stessa ordinanza su cui va fatta chiarezza per il ruolo stesso assunto in questa vicenda dalla amministrazione provinciale di Trento, ruoli e scelte che il WWF ritiene siano in capo allo Stato, perché la gestione della fauna non può essere demandata in particolare per le specie particolarmente protetti. Il WWF vuole quindi che siano accertate le eventuali responsabilità, per evitare nuove morti di questi preziosi animali, specie protetta dall’Unione Europea verso cui l’Italia è responsabile.
La notizia della morte dell’orsa Daniza, a seguito delle operazioni di cattura da parte della Provincia di Trento, lascia sconcertati e giunge come una tristissima conferma della inopportunità della sua cattura come più volte denunciato dal WWF Italia.
Le istituzioni nazionali, che hanno dimostrato di non saper gestire con la dovuta competenza questa situazione, forniscano celermente i risultati dell’autopsia e facciano emergere la verità su quanto accaduto, su come sia stata gestita questa delicatissima fase della cattura di un animale già spossato, perchè in fase di allevamento di due cuccioli, e si suppone in perenne stato di allerta nelle ultime settimane , denuncia il WWF.
Il WWF ribadisce il proprio dissenso per la decisione infausta di catturare un esemplare come Daniza per la quale non sussistevano le condizioni di pericolosità a cui si era appellata la Ordinanza della Provincia. Non vi era ragione alcuna di procedere alla cattura di un animale che si era comportata secondo natura. Quanto successo rafforza ancora di più la convinzione che il PACOBACE (Piano d'Azione Interregionale per la Conservazione dell'Orso sulle Alpi Centro Orientali) vada completamente rivisto e reso uno strumento che sappia considerare le diversità degli eventi.
Purtroppo è già il secondo esemplare di orso bruno che muore durante le fasi di cattura e narcosi operate dai tecnici della provincia di Trento e pertanto è irrinunciabile una dovuta verifica sulle capacità e l’operato per verificare se si sia trattato dell’ennesimo evento casuale o ci sia imperizia anche solo nella scelta del prodotto e del momento in cui procedere.
"Inaccettabile quanto accaduto, tutta questa vicenda dimostra l'incapacità di gestire una sana e legittima relazione tra la presenza dei grandi carnivori e le attività umane. Vanno accertate con puntualità le responsabilità individuali e amministrative. Chiediamo rassicurazioni sul monitoraggio e l’impegno per la sorte dei due cuccioli ora rimasti senza le cure materne, alle porte dell’inverno" dichiara Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia.
Diversi sono gli aspetti della stessa ordinanza su cui va fatta chiarezza per il ruolo stesso assunto in questa vicenda dalla amministrazione provinciale di Trento, ruoli e scelte che il WWF ritiene siano in capo allo Stato, perché la gestione della fauna non può essere demandata in particolare per le specie particolarmente protetti. Il WWF vuole quindi che siano accertate le eventuali responsabilità, per evitare nuove morti di questi preziosi animali, specie protetta dall’Unione Europea verso cui l’Italia è responsabile.
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