30.10.10

Ruspe in azione sul Tordino: ma che fine ha fatto il Piano d'Area della Val Tordino?

Non c’è pace per i fiumi del teramano.
Non si è ancora spenta l’eco delle polemiche per il Tronto che il Tordino subisce per l’ennesima volta il trattamento del taglio a raso di tutta la sua vegetazione spondale.
Nel tratto che affianca la Teramo-mare, all’altezza dell’uscita per Bellante, tutte le piante presenti per un ampio tratto sono state completamente tagliate.
Una scelta sbagliata che danneggia il fiume stesso ed il litorale. Il fiume, infatti, privo di vegetazione perde la sua capacità auto depurativa, aumentando così il carico inquinante che arriva al mare con conseguente peggioramento della qualità delle acque di balneazione. Rendere poi rettilineo un corso d’acqua non fa che aumentare la velocità dell’acqua con conseguente modifica degli apporti di materiale solido indispensabile per ricreare la spiaggia colpita dell’erosione.
Ma questo ennesimo attacco al Tordino fa sorgere la domanda su che fine abbia fatto il Piano d’Area della Media e Bassa Valle del Tordino, lo strumento attuativo del Piano Territoriale Provinciale, adottato dal Consiglio Provinciale nell’aprile 2009, il cui periodo delle osservazioni è scaduto il 31 dicembre 2009, e del quale si sono perse le tracce.
Il Piano d’Area, che interessa tutta l’asta fluviale del Tordino da Teramo al mare e i Comuni di Teramo, Bellante, Canzano, Castellalto, Mosciano Sant’Angelo, Notaresco, Giulianova e Roseto degli Abruzzi, prevede numerose azioni di tutela e valorizzazione del territorio fluviale, ipotizzando anche la creazione di un parco diffuso con un percorso ciclo-ippo-pedonale che colleghi le reti ciclabilli costiere e la città di Teramo.
L’insieme delle azioni previste, in ambito ambientale, urbano, produttivo, ecc., permetterebbero una seria programmazione di azioni che, ad esempio, avrebbero portato ad evitare episodi quali quelli che questa estate hanno interessato il torrente Vibrata.
Il Piano d’Area prevede la creazione di Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate, la riorganizzazione dei centri urbani attraverso la riqualificazione dell’asse ferroviario, il potenziamento delle stazioni nonché una progettualità per la tutela del Fiume Tordino.Di tutto ciò, a nove mesi dalla scadenza delle osservazioni, non vi è più traccia. Sembra che nessuno sia più interessato a portare avanti una pianificazione indispensabile per un territorio complesso, e pieno di problemi, quale quello della provincia di Teramo.
Per il WWF è urgente riprendere il Piano, implementandolo e modificandolo se necessario: il nostro territorio, ed in particolare l’ecosistema fluviale del Tordino, ha infatti bisogno di una pianificazione sovracomunale che affronti i temi della sostenibilità e dell’ecologia.

Un mammuth alla Villa Comunale

Da Piero Angelini un bel ricordo della giornata Biodiversamente alla Villa Comunale di Teramo.
Un sabato alla fine di ottobre, all’ingresso meridionale della Villa di Teramo, col sole incerto del mattino di un tardivo autunno, circondati dai reticolati di tre cantieri edili non ancora ultimati per opere che giacciono ancora incompiute, tra auguste vestigia.
Noi del WWF siamo pronti ad accogliere le classi delle elementari della vicina Scuola San Giorgio, quasi confinante con la nevralgica Piazza Garibaldi, con al centro, al posta della fontana densa di storia, il cratere ormai aperto dell’Ipogeo.
Spunta quasi puntuale il piccolo serpente degli scolari in fila, accudito dalle trepide, giovani maestre, preoccupate dal traffico e dalle tante distrazioni che il movimento della piazza procura a quei ragazzini.
Lentamente entrano, un po’ in fila, un po’ in gruppo informe.
I nostri scontati sorrisi di accoglienza e di condiscendenza, con i gadget in bella esposizione sul banchetto improvvisato, che comunque non sembrano attrarli più di tanto. Al contrario sono subito visibilmente interessati dalla rosa di manifesti coloratissimi appesi dal WWF su uno dei recinti di cantiere, rappresentanti i grandi animali selvatici minacciati di estinzione.
Alcuni attivisti cominciano a distribuire candidi cappellini da sole con visiera e la bella effige nera del Panda, il super simbolo dell’associazione.
Sono già più docili, lo ritirano in buon ordine, del resto ce n’è per tutti, rassicurano anche le maestre.
Sono gratificati da quel gadget, subito indossato, che piace a tutti e si vede.
Adesso più volentieri si predispongono in semicerchio, poiché le maestre annunciano che un signore del WWF parlerà: "Chissà cosa avrà da dirci?!".
Uno dei ragazzini attratti dai bei ritratti di grandi animali della savana si sofferma sugli elefanti che stanno in Africa. Subito un altro aggiunge che però stanno anche in India... poi si acquietano.
L’anziano attivista, un nonno, sta per cominciare il discorso breve sulla storia della Villa, dopo la presentazione del presidente.
Il silenzio sale, poi si afferma, con voce un po’ incerta, lentamente procede.
È l’inizio. Comincia introducendo un’altra cosa, si vede che è stimolato, ripagato dall’ascolto e continua con gli elefanti.
"Ebbene, forse 20.000 anni fa, anche attorno a questa Villa si poteva aggirare un peloso elefante dalle lunghe zanne che abbiamo chiamato mammuth", sicuramente un discendente del gigantesco mammuth (Elephas Meridionalis) di Scoppito nell’aquilano, vecchio di almeno un milione e mezzo di anni, ospitato nel Museo nazionale del capoluogo regionale. È noto che il mammuth si aggirava nelle lande del nostro paese fino a 6.000 anni fa!
Il silenzio si fa più attento, tra stupore e perplessità. Si percepisce visibilmente… Poi si riprendono contenti e divertiti, tornano ai giochi usati mentre il racconto procede attraversando le naumachie dell’ anfiteatro nel periodo romano. Ben presto sciameranno dietro al rassicurante esperto botanico naturalista del WWF che mostrerà loro le preziosità botaniche, purtroppo residue, nello splendido “luogo della memoria” che qualcuno volle chiamare il “Pincio” teramano.

29.10.10

La Riserva Naturale Regionale Oasi WWF dei Calanchi di Atri e il Centro di Educazione Ambientale, in collaborazione con WWF-IAAP, Comune di Atri e Scuola Civica "Acquaviva", hanno organizzato un incontro con il giornalista de La Stampa di Torino Giuseppe Salvaggiulo sul tema "Consumo del suolo e cementificazione", presso l'Auditorium Sant'Agostino in Atri, il 29 ottobre 2010 alle ore 14:30.
Parteciperanno Massimo D’Amario, direttore della scuola civica “C. Acquaviva”, Domenico Felicione, vicesindaco di Atri, Camilla Crisante, presidente WWF Abruzzo.
Giuseppe Salvaggiulo, trentatré anni, pugliese, ha vinto nel 1998 il concorso de “Il Foglio” per aspiranti giornalisti. Primo articolo sul “Corriere del Mezzogiorno”: un’inchiesta sulla speculazione edilizia attorno alla valle dei dinosauri di Altamura.
Ha scritto anche per Diario, Internazionale, Controcampo. Dopo la laurea in giurisprudenza a Roma, si è specializzato all’Istituto per la formazione al giornalismo di Milano. Ha lavorato nelle redazioni di “Libero” e “Il Giornale”. Dal 2008 si è trasferito a Torino e lavora a “La Stampa”, dove si occupa di cronaca, politica e società e ha seguito, tra l’altro, gli scontri etnici di Rosarno.
Con un’inchiesta sull’inquinamento in Abruzzo provocato dalla discarica abusiva più grande d’Europa ha vinto nel 2008 il premio Paone per il giornalismo ambientale. Nel 2009 ha scritto il suo primo libro: "Flop. Breve ma veridica storia del Pd" (AlibertiCastelvecchi).
Salvaggiulo è anche coautore del libro “La colata – il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro”, che viene presentato sempre venerdi 29 ottobre, a Pescara, presso la Sala “Figlia di Jorio” della Provincia.

“Cerrano e Borsacchio: conquiste in pericolo”.

Oggi, venerdì 29 ottobre, Italia Nostra ha organizzato a Roseto degli Abruzzi, presso la Villa Comunale dalle ore 15:30, il convegno “Cerrano e Borsacchio: conquiste in pericolo”.
Cinquanta siti da nord a sud del Paese, isole comprese, lungo i quasi 8.000 chilometri di coste italiane. Sono i paesaggi “sensibili” - perché fragili e presi di mira da speculazione, abusivismo, degrado, abbandono, incuria, inquinamento - individuati da Italia Nostra per la campagna 2010.
La nuova campagna di Italia Nostra vuole indagare la qualità delle coste italiane in termini di fruibilità e accesso al mare, di difesa della residua naturalità, di contrasto alla cementificazione e alla speculazione.
I temi del rapporto con il mare, dell’uso della costa e della spiaggia sono da anni al centro dell’attenzione delle oltre 200 sezioni dell’associazione. La sequenza di immagini storiche dagli Anni Ottanta dell’Ottocento ad oggi è il documento più chiaro e inequivocabile della perdita di un bene non rinnovabile che appartiene a tutti i cittadini.
La politica della deregolazione dell’uso e delle trasformazioni del territorio ha prodotto degrado e perdita di identità.
Il convegno “Cerrano e Borsacchio: conquiste in pericolo”, organizzato dalle sezioni di Teramo e di Atri di Italia Nostra, si propone di sollecitare un dibattito ampio sulla conservazione dei valori paesaggistici della costa, sulle capacità di progetto e di controllo del bene pubblico. Vuole discutere di un nuovo modello di turismo che punti sulla qualità e non sulla quantità.
Le aree costiere medio-adriatiche sono prese d’assalto dalla forza economica dell’espansione dei centri abitati. Una battaglia iniziata negli anni Ottanta con Italia Nostra in prima fila appoggiata da cittadini locali e dalle altre associazioni ambientaliste, confluite poi tutte in un comitato comune, ha consentito di salvare l’area del Borsacchio dagli interessi di società immobiliari che volevano realizzarvi villaggi vacanza di tipo tradizionale. Nel 2005 sembrava essersi raggiunta la definitiva protezione dell’area riuscendo ad ottenere l’istituzione della Riserva naturale regionale guidata del Borsacchio, ma purtroppo la battaglia non è ancora terminata. Nonostante l’istituzione della Riserva abbia portato alla salvaguardia di un piccolo pezzo di costa gli attacchi ora provengono direttamente dalle istituzioni. Comuni e Regione ora vogliono prevedere l’edificabilità all’interno della Riserva ora vogliono riperimetrarla per escludere parti su cui esistono interessi edificatori.
Italia Nostra invita i cittadini a riappropriarsi del mare e chiama a discutere di questi temi gli interlocutori privilegiati, l’Università, gli Ordini professionali, gli operatori del settore turistico e balneare, gli amministratori, tutte le associazione ambientaliste, i cittadini.

26.10.10

Bici gratis sui treni. CCiclAT: a quando in Abruzzo?

Dal prossimo dicembre sui treni regionali liguri si potrà viaggiare con la bicicletta al seguito senza pagare il supplemento bici di 3,50 euro. L'accordo tra la Regione Liguria e Trenitalia prevede la gratuità del servizio per i prossimi quattro anni. Ma la Liguria non è l'unica regione italiana in cui le biciclette possono viaggiare a costo zero sui treni.
Pioniera è stata la Puglia nel 2007, cui è seguita nel 2009 l'analoga iniziativa delle Marche e della Campania (il sabato e i festivi) e, nel 2010, della Basilicata, oltre che sui mezzi delle Ferrovie Sud Est.
In Toscana il biglietto per la bici al seguito, per tutti i passeggeri che si spostano con i treni regionali all’interno dei confini della regione, costa solo 1,10 euro e non più i “classici” 3,50 euro.
“L’Abruzzo, nonostante le tante sollecitazioni delle associazioni, è ancora fanalino di coda - afferma il CCiclAT (Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano) - anche se le aperture dell’assessore regionale ai trasporti Morra, che intervendo al MUB (Festival della Mobilità Urbana in Bicicletta) si è detto favorevole ad una soluzione in tal senso, fanno ben sperare”.
“Sarebbe auspicabile – continua il Coordinamento – che anche la nostra Regione si attivasse in modo da rendere ancora più fruibile un servizio essenziale per la mobilità sostenibile e per il turismo su due ruote. Ci appelliamo all’assessore competente e al Governatore Gianni Chiodi, che in campagna elettorale aveva sottoscritto il nostro documento per la mobilità sostenibile, affinché anche l’Abruzzo segua l’esempio delle altre Regioni”.
Il CCiclAT è consapevole delle numerose emergenze che interessano la Regione (terremoto, sanità, rifiuti, ecc.), ma evidenzia che proprio nei momenti di difficoltà è necessario rilanciare una progettualità coraggiosa e consapevole per un pronto riscatto del nostro territorio. Basterebbe, anche solo per iniziare, un intervento assolutamente a costo zero: che la Regione pretenda da Trenitalia che gli annunci sonori nelle stazioni siano accompagnati dalla dicitura "treno con servizio di trasporto biciclette al seguito", così da pubblicizzare, senza costi aggiuntivi, un servizio già esistente e sconosciuto ai più. Attualmente Trenitalia prevede, per il trasporto delle biciclette sulle carrozze dei treni regionali contraddistinte dall’icona della bici, un supplemento bici di 3,5 euro utilizzabile per 24 ore dal momento della convalida o, in alternativa, un biglietto di seconda classe valido per il tuo stesso percorso, e che deve essere convalidato prima di salire in treno. Il supplemento per la bici, a differenza del biglietto ordinario, non è rimborsabile.
“La nostra Regione – conclude il CCiclAT – è percorsa, sull’asse nord-sud, dal “corridoio verde adriatico”, percorso ciclabile che collega tutta la penisola, e un servizio bici+treno gratuito, analogo a quello posto in atto da regioni limitrofe, sarebbe, con costi limitati, un elemento fondamentale per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio”.

25.10.10

Petrolio: torna la legge “Chiodi” in commissione al Consiglio regionale

Domani, martedì 26 ottobre, torna in commissione al Consiglio Regionale la nuova legge sul petrolio presentata a giugno scorso dal Presidente della Giunta Regionale, Gianni Chiodi.
WWF e Legambiente ribadiscono il giudizio espresso al momento della presentazione, giudicando insufficienti le norme proposte.
Da un lato la Regione abdica nei confronti dello Stato centrale rispetto alle aree a mare, quando almeno poteva introdurre alcuni vincoli attraverso la redazione del Piano di Gestione Integrata della Costa previsto a livello comunitario. Dall'altro, nelle aree a terra, la proposta del Presidente è peggiorativa rispetto alla norma precedente liberando la strada ai petrolieri proprio nelle aree per loro più allettanti dell'entroterra.
Come dimostra la cartina allegata, infatti, con le nuove norme vaste aree dei territori collinari e montani, proprio quelli con DOP, IGT e simili, sarebbero potenzialmente lasciate ad un destino petrolifero.
"WWF e Legambiente hanno studiato a fondo la proposta di legge del presidente Chiodi – spiega Angelo Di Matteo, presidente regionale di Legambiente – Si tratta di una norma inefficace che non tutela l’intera fascia collinare costiera dove si concentrano l’attenzione e gli interessi dei petrolieri".
"Le due associazioni lanciano l'ennesimo appello ai consiglieri regionali affinché approfondiscano nel dettaglio le conseguenze di questa proposta di legge – dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF – Si renderanno conto che non contiene le risposte che i cittadini abruzzesi e il vastissimo movimento che in questi anni si è formato sul fronte della deriva petrolifera attendono. Vanno quindi apportate modifiche profonde per salvaguardare la nostra regione dal futuro nero petrolio".

23.10.10

BiodiversaMente apre le porte della Villa

Questa mattina alcune classi della Scuola San Giorgio hanno partecipato a “BiodiversaMente”, visitando la Villa Comunale di Teramo. BiodiversaMente, primo Festival dell’Ecoscienza, è una manifestazione organizzata dal WWF che si sta svolgendo in questo fine settimana in centinaia di musei naturalistici, orti botanici, giardini cittadini di tutta Italia.
Domani, domenica 24 ottobre, a Teramo sono previste due nuove visite guidate aperte a tutti alle ore 10 ed alle ore 11 per scoprire, o riscoprire, la nostra Villa Comunale, un piccolo, ma importante angolo di natura. Al termine delle visite ci sarà anche una degustazione con vino della Casa Vinicola Caldirola che sostiene “BiodiversaMente” in Italia.
La Villa Comunale di Teramo è stata realizzata dal 1869 al 1875 e nasce come Orto botanico grazie all’ideazione ed al lavoro del botanico Ignazio Rozzi.
La sua origine di Orto botanico fa sì che al suoi interno si trovano un gran numero di specie di piante alloctone, cioè non dei nostri luoghi. Al fianco dei più comuni pini, olmi, cipressi, tigli e querce si trovano così anche magnolie, sequoie e cedri.
In tutto sono oltre 50 le specie di piante presenti.
Negli ultimi anni la Villa ha avuto diversi problemi legati al cantiere dell’Ipogeo, ma soprattutto al proliferare di piante rinselvatichite come la robinia e l’ailanto che, insieme all’edera, stanno “soffocando” le altre piante presenti.
Sarebbe perciò necessaria una particolare cura per la gestione del verde ed il WWF si augura che queste due giornate possano costituire l’occasione per avviare con l’Amministrazione Comunale una collaborazione per migliorare e rendere sempre più fruibile questa importante porzione di biodiversità custodito nel cuore della nostra città.

22.10.10

Potabilizzare l'acqua del Lago di Campotosto?

Spendere 91 milioni di euro sapendo già che metà dell'acqua trasportata per l'idropotabile andrà persa.
Non paiono proprio esaltanti le performance del più grande progetto idrico che riguarda la nostra regione in discussione in questi giorni al Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo che prevede, tra l'altro, di dare acqua potabilizzata dal Lago di Campototo agli aquilani sottraendola dal bacino del Vomano.
I principali dati del progetto
L'intervento prevede una captazione dal lago di Campotosto di 550 litri/secondo che verranno deviati verso il bacino dell'Aterno (di cui 290l/s per scopi idropotabili, 171 l/s per uso irriguo e solo 84 l/s per deflusso ambientale).
Ciò implicherebbe la diversione dell'acqua dal bacino del Fiume Vomano nel teramano, con diminuzione della portata di questo fiume a valle di Villa Vomano del 4% secondo gli stessi proponenti. Si avrebbe così, tra l'altro, la perdita netta della produzione energetica rinnovabile del complesso ENEL di Campotosto per ben 18,9 milioni di kwh, nonostante la costruzione di una nuova centralina sul punto di captazione (del costo di 7 milioni di euro).
Il WWF ha calcolato che tale minore produzione da idroelettrico che dovrà essere sostituita in base all’attuale mix di fonti per la produzione elettrica italiana, equivale ad immissioni in atmosfera per 7.333 tonnellate all’anno di anidride carbonica.
Gran parte dell'acqua captata da Campotosto verrà inviata ad un grande potabilizzatore del costo di 21 milioni di euro e della capacità di 600 l/s (per ora potabilizzerà 300 l/s).
Dopo il passaggio nel potabilizzatore, le acque del Lago di Campotosto verranno distribuite agli aquilani, attraverso una rete che perde, per stessa ammissione dei progettisti, il 49% dell'acqua immessa!
Contestualmente si chiuderanno i pozzi di Acqua Oria. Una quota considerevole dell'acqua captata verrà inviata ad un sistema per l'irrigazione a pioggia delle aree agricole nell'alta valle Aterno ed attorno a L'Aquila (secondo i progettisti 1.850 ettari, per una spesa di 23 milioni di euro). Tutte queste cifre sono al netto di IVA e spese di progettazione (quest'ultime ammontano a 5,2 milioni di euro).
Le contestazioni del WWF
L'Associazione ritiene inaccettabile che si punti prima sul “gigantismo ingegneristico” per portare più acqua che si perderà in una rete colabrodo piuttosto che puntare subito sulla diminuzione delle perdite della rete di distribuzione.
Gli stessi progettisti hanno provato a prevenire questa ovvia osservazione evidenziando che vi saranno altri interventi del Commissario che verranno fatti in un futuro non precisato. Questi interventi di riduzione dei consumi e di ricerca delle perdite sono descritti in un'unica paginetta tra le centinaia di pagine del progetto, senza alcun dato oggettivo e con una descrizione del tutto generica del tipo di intervento.
Prima si porta l'acqua con grandi opere e grandi spese, poi si vedrà come evitarne la dispersione in una rete fatiscente.
Ma per il WWF si deve invertire l'ordine degli interventi, puntando prima sulla ricerca delle perdite e sulla ricostruzione delle reti e sugli interventi per il risparmio idrico.
L'Associazione ha, poi, chiede come mai le acque del lago di Campotosto non siano state classificate preliminarmente per il possibile uso idropotabile.
Le analisi allegate al progetto non sono utili per il processo di classificazione perchè sono state usate altre tabelle di riferimento per gli analiti da ricercare e per i relativi limiti rispetto alle analisi necessarie per la valutazione delle acque ai fini della potabilizzazione.
Si tratta di un aspetto da non sottovalutare perchè le tecniche di potabilizzazione dipendono dalla classificazione (classi A1, A2 e A3 del decreto 152/2006) e i costi dell'impianto e della gestione e manutenzione sono strettamente connessi alla qualità di acque da trattare.
Ricordiamo che nell'acqua del Lago di Campotosto, per stessa ammissione dei progettisti, arrivano scarichi civili non trattati e scarichi zootecnici.
Il WWF, inoltre, si chiede come sarà possibile risanare il fiume Vomano, che non rispetta già ora gli obiettivi comunitari di qualità delle acque, se verrà sottratta altra acqua da questo fiume che presenta gravi criticità anche per il trasporto dei sedimenti.
Altro punto che il progetto non chiarisce nei dettagli è quello relativo all'agricoltura e ai suoi bisogni.
Nel progetto non vengono portati dati chiari circa: le quantità di acqua usate attualmente; le quantità che si potrebbero recuperare con un uso più corretto della risorsa e con la diffusione di buone pratiche colturali e con l'uso di varietà e colture meno idroesigenti; la possibilità di attivare sistemi di organizzazione più moderna dei turni di irrigazione, anche mediante sistemi di allerta collegati all'evoluzione meteo (come si fa da tempo in Emilia Romagna, ad esempio) ecc.. Insomma, mancano sia un'approfondita analisi agronomica (tipologia di colture; impatto sulla produzione ecc.) sia un chiaro bilancio idrico relativo all'uso della risorsa in agricoltura.
Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo: “Il progetto rientra in un piano di 100 opere del valore stimato in 590 milioni di euro che il Commissario ha redatto senza alcuna discussione con la società. In particolare il WWF critica alla radice questo intervento perchè a L'Aquila, come nel resto d'Abruzzo, l'acqua di buona qualità già disponibile è di gran lunga sufficiente per soddisfare i bisogni, solo che la metà si perde in rete e altra la sprechiamo in usi scorretti. Invece di attivare la modernizzazione delle reti di traporto e distribuzione colabrodo e di attivare comportamenti responsabili, si butta, è il caso di dirlo, più acqua in un sistema scandalosamente inefficiente. Si vuole usare il bazooka per cacciare una mosca. Come al solito, poi, gli interventi capillari di risparmio, che si dimostrano più efficaci, ma che sono meno costosi, vengono rinviati a data da destinarsi, preferendo usare grandi quantità di cemento e di fondi pubblici. Un aspetto che dovrebbe far riflettere è, poi, quello della comunicazione e partecipazione delle comunità interessate, quella aquilana in primis e poi quella teramana. Si tratta del più grande e costoso intervento nel settore idrico per l'intero Abruzzo e, in un momento così difficile sia per le finanze pubbliche sia per il territorio aquilano, è necessario garantire un'ampia e trasparente comunicazione e la massima partecipazione delle comunità su scelte onerose sotto tutti i punti di vista”.

21.10.10

Biodiversamente a Teramo

Sabato 23 ottobre visite per le scuole e domenica 24 ottobre visite per tutti.
In occasione di "Biodiversamente", il primo festival dell'ecoscienza, il WWF di Teramo ofre la possibilità di scoprire o riscoprire la Villa Comunale di Teramo, un piccolo, ma importante patrimonio naturale della nostra città.
Vi aspettiamo!

20.10.10

Biodiversamente!

Cos’hanno in comune le rane del Madagascar, la palma nana di Goethe, i fiori dell’Appennino e almeno 30-40 milioni di piante e animali di tutti i tempi? Sono il patrimonio di biodiversità scoperto, studiato, custodito grazie a centinaia di musei scientifici, orti botanici e acquari disseminati su tutto il territorio italiano.
Un patrimonio immenso e poco noto che il 23 e 24 ottobre sarà sotto i riflettori per “BiodiversaMente”, il primo Festival dell’Ecoscienza, organizzato dal WWF in collaborazione con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici per scoprire i segreti della biodiversità non solo nelle aree naturali, ma anche nei luoghi della divulgazione e della ricerca scientifica “made in Italy”.
Il Festival dell’Ecoscienza avrà luogo proprio nel clou dell’Anno della Biodiversità indetto dall’ONU, mentre in Giappone (alla Conferenza delle Parti di Nagoya, 18-29 ottobre) i governi di tutto il mondo saranno chiamati a decidere le sorti della biodiversità mondiale, definendo nuove strategie per la conservazione della natura entro il 2020 dopo il fallimento degli obiettivi 2010.
Il Festival ha ricevuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, del Ministero del Turismo e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e sono previste iniziative in tutta Italia (i programmi sono riportati sul sito http://www.wwf.it/).

In Abruzzo sono previste tante iniziative in cinque realtà.

Anversa degli Abruzzi (AQ): Oasi WWF Riserva naturale delle “Gole del Sagittario”
Sabato 23 ottobre, ore 10-13: Visite guidate dell’orto botanico e del museo con esposizione di una mostra sull’ orso bruno marsicano;
Domenica 24 ottobre, ore 10-13: Visite guidate dell’orto botanico e del museo con esposizione di una mostra sull’ orso bruno marsicano e laboratori didattici sulle piante (tintura tessuti, realizzazione erbario e altro ancora).

Chieti: Museo universitario
Sabato 23 e domenica 24 ottobre, ore 9:30-13 e 16-19: visite guidate del museo con mostra “Gli uccelli della nostra città”.

Penne (PE): Giardino botanico dell’Oasi WWF Riserva naturale del Lago di Penne
Domenica 24 ottobre, ore 9:30-12:30: Visite guidate dell’Orto botanico e delle strutture dell’Oasi.

San Salvo (CH): Giardino botanico del Mediterraneo
Sabato 23 ottobre, ore 10-12: visite guidate nel giardino e presso le dune con scolaresche delle scuole materne, elementari o secondarie di 1 grado;
Domenica 24 ottobre, ore 10-12 e 15-18: passeggiate guidate per tutti dal Giardino alla pista ciclopedonale, passando per le dune, proiezione del documentario “L’ultima spiaggia” sulla Riserva Regionale Punta Aderci, degustazione di thè biologici.

Teramo: Villa Comunale
Sabato 23 ottobre, ore 10-13: Visite guidate per le scuole alla Villa Comunale;
Domenica 24 ottobre, ore 9:30-13: Visite guidate aperte a tutti alla Villa Comunale.

SCHEDA: La Biodiversità in Abruzzo
L’Abruzzo è una delle regioni italiane che, grazie alla complessità del suo territorio, caratterizzato da condizioni geomorfologiche molto diversificate, dalla particolare posizione geografica al centro degli Appennini, dalla storia geologica ed dalla continua azione dell’uomo, può vantare popolazioni vitali di molte specie altrove scomparse o presenti in maniera insignificante.
La Biodiversità non è misurabile solo con un elenco numerico di grandezze. È molto di più: non basta la presenza di una specie, poiché è soprattutto lo status di questa a misurarne l’importanza in quello straordinario e multiforme sistema entropico definito come tale.
Non solo per l’Orso bruno marsicano, ma anche, nel caso degli uccelli, per specie meno note come il raro Lanario, il Nibbio reale, il Grifone, il Picchio dorsobianco, il Gracchio corallino e la Coturnice, l’Abruzzo rappresenta una vera roccaforte a scala nazionale o addirittura europea.
Soprattutto tra le piante e gli invertebrati sono centinaia gli endemismi esclusivi della Regione, molti dei quali caratteristici delle cime montane più alte e ben conservate come l’Androsace dell’Appennino, il Genepì dell’Appennino, l’Adonide curvata e la Soldanella del calcare.
La presenza di tante specie rare e comprese nelle famose “Liste rosse” nazionali ed europee e di tante popolazioni vitali delle stesse, caratterizzate da una sostanziale diversità genetica, impongono alle Amministrazioni Pubbliche regionali un ruolo di alta responsabilità non solo verso l’Unione Europea, che con proprie Direttive chiede un impegno tangibile per la conservazione della biodiversità, ma anche e soprattutto nei confronti delle generazioni future che hanno il diritto di poter ricevere in eredità questo enorme patrimonio.

Questi sono alcuni dei numeri che dimostrano il valore della biodiversità dell’Abruzzo:
- 3.232 specie di piante superiori, pari a circa la metà della flora italiana;
- 603 specie di Licheni;
- 250 specie di farfalle e alcune migliaia di specie di invertebrati;
- 28 specie di pesci d’acqua dolce;
- 14 specie di anfibi;
- 19 specie di rettili;
- 70 specie di mammiferi, di cui ben 25 di pipistrelli;
- 297 specie di uccelli di cui 147 nidificanti;
- 142 endemismi.