14.10.15

Nulla di fatto alla conferenza di servzi a Roma: rinvio a novembre su Ombrina Mare





 
Il WWF con un pullman di attivisti proveniente dall’Abruzzo ha dato il suo contributo alla foltissima delegazione di cittadini che questa mattina hanno manifestato davanti al Ministero dello Sviluppo Economico dove si è svolta la Conferenza di servizi decisoria per la realizzazione del progetto “Ombrina Mare 2”, una piattaforma petrolifera con annessa raffineria galleggiante che il Governo Renzi vuole realizzare nel mare abruzzese a poche miglia da dove sta nascendo il Parco nazionale della Costa Teatina.
La Conferenza è stata rinviata di tre settimane.
“Questo rinvio”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia, “consentirà di mettere in campo ulteriori iniziative di opposizione a quest’opera che viene contestata da tutto l’Abruzzo e che fa parte di una politica energetica nazionale legata alle fonti fossili che deve essere assolutamente superata”.
Il WWF ribadisce la sua netta opposizione a quest’opera che rappresenta un pericolo per l’ambiente e per la qualità della vita dei cittadini così come per le attività economiche, in particolare quelle legate alla pesca, al turismo, all’agricoltura costiera. Il progetto “Ombrina Mare 2”, ricorda il WWF, è il più impattante dell’Adriatico: prevede l’installazione di una piattaforma (di 35x24m) alta oltre 45 metri dal livello del mare, a 6 miglia marine dall’area dell’istituendo parco nazionale della Costa teatina, collegata a una raffineria galleggiante-FPSO, lunga 320 metri e larga 33 con una altezza dal livello del mare di 54 metri, che stazionerà a sole 10 miglia dalla costa, con un intricato sistema di condotte sottomarine per un totale di 36-42 km. Rappresenterà un pesantissimo vulnus per le scelte economiche di un territorio che vuole puntare per il proprio futuro su ben altre prospettive che non i combustibili fossili.
L’Adriatico è un mare chiuso, i giacimenti di petrolio presenti sono scarsi in quantità e in qualità. L’unica ragione per la quale le aziende petrolifere insistono su queste aree è legata a un vantaggiosissimo regime fiscale vigente in Italia che in pratica consente trivellazioni offshore con un sistema di incentivi, detrazioni, franchigie e royalty pro-petrolieri, a differenza di quel che avviene in numerosi altri Paesi del mondo, a cominciare dalla Croazia (in Croazia, calcola il WWF, i petrolieri pagano 5 volte in più rispetto all’Italia). Non è un caso che, complice anche la crisi petrolifera, sull’altra sponda dell’Adriatico ci sono compagnie che hanno spontaneamente rinunciato ai pozzi (sono stati abbandonati i progetti relativi a 7 aree su 10 dalle due compagnie OMV, austriaca, e Marathon Oil, Stati Uniti), dopo aver constatato che da quelle parti, a differenza di quel che avviene in Italia, le royalty sono da pagare!
Il WWF chiede al Governo nazionale di favorire l'uscita dai combustibili fossili, invece di investire in progetti inutili e pericolosi per l'ambiente e gli ecosistemi marini, per il turismo, per la pesca e per le popolazioni della costa. La grande battaglia legata ai cambiamenti climatici passa anche attraverso scelte coerenti e programmazione di lungo corso in linea con gli obiettivi perseguiti a livello mondiale, che non possono essere messi in discussione da micro interessi legati all’economia del secolo scorso.
Il WWF ricorda le tante manifestazioni pubbliche contro la petrolizzazione dell’Abruzzo, le più clamorose delle quali sono state i grandi cortei di Pescara il 13 aprile 2013 con 40.000 partecipanti e di Lanciano il 24 maggio 2015 con 60.000 partecipanti. Tutto l’Abruzzo è contrario alla piattaforma Ombrina Mare, a cominciare dalla Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana e dalla stessa Regione che ha recentemente approvato una legge ad hoc e che ha proposto, insieme ad altre nove regioni, un referendum nazionale contro gli articoli del Decreto “Sblocca Italia” che facilitano le attività di ricerca petrolifera.
 

13.10.15

No Ombrina, sì futuro!


Domani, mercoledì 14 ottobre alle ore 10, presso il Ministero dello Sviluppo Economico si svolgerà la Conferenza di servizi decisoria per la realizzazione del progetto “Ombrina Mare 2”, la piattaforma petrolifera con annessa nave di prima raffinazione che il Governo Renzi vuole realizzare nel mare abruzzese a poche miglia da dove sta nascendo il Parco nazionale della Costa Teatina.
Il WWF, insieme ad Associazioni, comitati ed enti locali si è dato appuntamento davanti al Ministero per manifestare una netta opposizione a quest’opera che rappresenta un pericolo per l’ambiente oltre che per le attività economiche.
Tutto l’Abruzzo è contrario a quest’opera: dalla Regione Abruzzo che ha recentemente approvato una legge regionale e che ha proposto, insieme ad altre nove regioni un referendum nazionale contro gli articoli del Decreto “Sblocca Italia” che facilitano le attività di ricerca petrolifera, alla Conferenza episcopale Abruzzo-Molise, da tutti gli Enti locali interessati alle Associazioni di categorie legate al turismo e alla pesca, oltre, ovviamente, alle Associazioni ambientaliste e a innumerevoli comitati locali. Nel corso degli anni sono state organizzate moltissime iniziative contro “Ombrina Mare” alle quali hanno partecipato decine di migliaia di cittadini, tra cui le grandi manifestazioni di Pescara il 13 aprile 2013 con 40.000 partecipanti e di Lanciano il 24 maggio 2015 con 60.000 partecipanti.
Uscire dai combustibili fossili deve essere l’obiettivo ineludibile dell’intera umanità: è la condizione per cercare di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e scongiurare gli scenari più catastrofici. Quello a cui assistiamo in Abruzzo, come in altri tratti di costa italiani, invece è un investimento in progetti inutili e pericolosi per l'ambiente e gli ecosistemi marini, per il turismo, per la pesca e per le popolazioni della costa”. 
 
La Campagna Clima WWF in vista di Parigi 2015
Il WWF ha avviato un COUNTDOWN sul suo sito http://www.wwf.it/clima per “contare i minuti” che ci separano dalla COP21 e quindi i passi del Governo verso la "chiusura" del carbone in Italia e il lancio della decarbonizzazione dell’energia e dell’economia.
Sul sito si chiede a tutti di firmare la petizione indirizzata al Presidente del Consiglio, per fare in modo che l’Italia si presenti al vertice sul clima di Parigi da vero Paese leader.

12.10.15

14 ottobre a Roma per difendere l'Abruzzo

Clicca per ingrandire!

L'Italia fossile batte la Croazia!


L’anno scorso il Governo croato aveva presentato un Piano/Programma di ricerca di idrocarburi in Mare Adriatico che riguardava ben 29 zone per circa 37 mila kmq.
Il rischio di essere “scippato” del petrolio del Mare Adriatico è stato utilizzato dal Governo Renzi per giustificare e accelerare l’approvazione di tutta una serie di previsioni normative, contenute nel cosiddetto Decreto “Sblocca Italia”, favorevoli alla lobby petrolifera, compreso addirittura un comma finalizzato a riaprire in sostanza le trivellazioni nel Golfo di Venezia fermate d’urgenza nel 2002 poiché tra le cause dello sprofondamento di una della città più belle del mondo.
Invece nella scorsa estate in Croazia ben 7 aree, sulle 10 su cui avrebbero dovuto svilupparsi i primi progetti inerenti gli idrocarburi, sono state abbandonate dalle stesse compagnie petrolifere mentre le 3 residue sono state bloccate dal Governo croato. Perché?
Il WWF, a opera della referente energia Fabrizia Arduini con la collaborazione di Dante Caserta, ha elaborato il dossier "Figli di un dio minore" che offre possibili spiegazioni. Da una parte la sensibilità ambientale e il rispetto delle regole, maggiori oltre il Mare Adriatico; dall’altro il crollo del prezzo del petrolio e i costi di estrazione, in termini di royalty e tassazioni. In Croazia i petrolieri pagano, in Italia hanno vantaggi e incentivi sia per il petrolio che per il gas.
L’Italia subisce un attacco selvaggio da parte delle compagnie petrolifere per il solo fatto che i nostri governi, contro l’interesse dei cittadini, operano di fatto una vera e propria “svendita” del proprio patrimonio naturale, a danno dell’ambiente e di voci economiche importanti come il turismo.
Questo il dossier lo dimostra, cifre alla mano. Buona lettura...

9.10.15

Rinviata "Camminare nel Cerrano"

 
A causa delle avverse condizioni meteo previste per il weekend, l'iniziativa "Camminare nel Cerrano", organizzata nell'ambito della Giornata Nazionale del Camminare promossa da FederTrek e
prevista per domenica 11 ottobre, è stata posticipata a domenica 25 ottobre.

7.10.15

14 ottobre tutti a Roma contro la petrolizzazione dell'Abruzzo

Dobbiamo essere tante e tanti dall'Abruzzo per far sentire la nostra voce!
Prenota il pullman organizzato con partenza anche da Teramo chiamando a questi numeri:
Fabrizia 329 157 4549
Federica 347 335 9792

6.10.15

Camminare nel Cerrano

 
L’iniziativa di domenica 11 ottobre che si svolgerà nel territorio del Cerrano rientra nella Giornata Nazionale del Camminare, ideata da FederTrek per diffondere in Italia una cultura del camminare, sia per quanto riguarda il contesto urbano sia per la promozione del turismo escursionistico con particolare riguardo alla fruibilità delle aree protette.
In questa ottica il WWF Teramo, in collaborazione con l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, organizza una bellissima passeggiata tra la costa dell’area protetta e le colline panoramiche del territorio limitrofo.
Il ritrovo è per le ore 9:30 presso il sottopasso di Torre Cerrano Km341 della Strada Statale 16 Adriatica tra Pineto e Silvi. Dopo una prima parte di camminata suggestiva tra la pineta di Silvi e le colline del Cerrano, si arriverà al Parco Filiani di Pineto per il pranzo a sacco previsto per le ore 12:30. In seguito si percorrerà la fascia costiera di Pineto, tra pinete, zone umide e dune protette, e si concluderà la passeggiata intorno alle ore 15, tornando al punto di partenza.
La partecipazione è libera  e gratuita.
Consigliato indossare abbigliamento sportivo e scarpe adatte a lunghe camminate su strade sterrate, portare acqua ed eventuale ricambio per la sera.
Gradita la prenotazione (Alberto WWF: 3386133644)
Camminiamo per incontrare il volto dell’altro
Camminiamo per difendere il territorio
Camminiamo per un turismo che sappia valorizzare la nostra storia e il paesaggio

2.10.15

Sulle biciclette il Distretto è... distratto!

In merito alle strategie relative al “Distretto turistico Gran Sasso – Monti della Laga”, il Coordinamento Abruzzese Mobilità Sostenibile ricorda alla Regione, e ai vertici del Distretto stesso, l’importanza dell’incentivazione del cicloturismo in ambito montano.
In Europa il turismo in bicicletta muove 44 miliardi di euro, e regioni italiane come il Trentino Alto Adige, che hanno puntato su tale tipologia di turismo, hanno avuto ritorni economici immediati pari a 100 milioni di euro.
Le nostre montagne, da sempre, sono le mete preferite di cicloescursionisti e cicloturisti, che in ogni periodo dell’anno (neve permettendo), percorrono le strade interne del Gran Sasso e della Laga. Anche i sentieri montani sono le mete ideali di centinaia di appassionati di mountain bike, mentre alcune località sciistiche utilizzano gli impianti di risalita per dare vita a veri e propri “Bike Park”, dove gli appassionati di discipline come il “downhill”, il “freeride” e il “dirt jumping” animano tutto l’anno luoghi altrimenti destinati a vivere solo nella stagione invernale e in piena estate.
Chiediamo quindi alla Regione, e al Distretto Turistico, di portare avanti politiche e prevedere azioni e finanziamenti, che incentivino un turismo già presente, nonostante la totale assenza di strutture dedicate, sulle nostre montagne, attraverso la creazione di reti di percorsi e la loro segnalazione, sia con segnaletica in loco che con mappe cartacee e digitali; l’incentivazione alla creazione di strutture ricettive e ristorative “amiche della bicicletta” e di punti di riparazione/vendita/assistenza dedicati ai ciclisti; la creazione di punti di noleggio; la costante manutenzione delle strade e dei sentieri esistenti, in modo che siano percorribili in sicurezza; la creazione di servizi, a livello di distretto, convenzionati con i cicloturisti e i ciclo escursionisti, ecc.
Con un minimo impegno, economico e di organizzazione, si riuscirebbe a creare, all’interno del distretto turistico montano abruzzese, un vero e proprio distretto cicloturistico, che collegato ai percorsi ciclabili costieri, farebbe della nostra Regione una delle mete più ambite di un turismo sostenibile, attento all’ambiente di forte impatto verso le economie dei territori interessati.
 

1.10.15

Dieci Regioni bocciano la deriva petrolifera del Governo Renzi

Legambiente, WWF, Marevivo, FAI, Pro Natura, Italia Nostra, Arci, insieme al Coordinamento Nazionale No Triv, sottolineano in modo forte e chiaro il messaggio che i delegati di 10 consigli regionali hanno lanciato al Governo Renzi, depositando in Cassazione cinque quesiti referendari contro le trivellazioni previste dagli articoli dello Sblocca Italia e uno, “secco” contro i progetti Oil&Gas in mare riesumati dall’art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo: non c’è alcun bisogno di inutili e dannose trivellazioni, serve piuttosto urgentemente una diversa strategia energetica che liberi il Paese dalle fonti fossili e garantisca la qualità del territorio e il benessere della popolazione, non gli interessi dei petrolieri.
È ora di ascoltare la voce e le richieste delle associazioni e dei cittadini, come hanno fatto le Regioni depositando i quesiti referendari per l’abrogazione delle norme pro trivelle approvate da questo Governo e da quelli precedenti.
L’Esecutivo nazionale non può pensare di ignorare il fatto che nei giorni scorsi ben dieci consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise), che rappresentano i due terzi delle regioni costiere, hanno deliberato a favore del referendum anti-trivelle. Un numero importante visto che si è superata ogni più rosea aspettativa, oltrepassando di gran lunga la condizione minima prevista dall’articolo 75 della Costituzione (5 consigli regionali) per poter depositare i requisiti in Cassazione. Un numero che ben dimostra quale sia il sentire del Paese.
“I referendum - dichiarano all’unisono i rappresentanti di Legambiente, WWF, No Triv, FAI, Pro Natura, Arci e Italia Nostra - rappresentano, oltre che un preciso segnale lanciato al Governo da una rilevante parte del Paese, anche un ulteriore strumento tra i tanti messi in campo per combattere la petrolizzazione in atto. Uno strumento importante che va perseguito con convinzione”.
Nell’attesa che la Cassazione si pronunci sul referendum, continueranno le azioni di mobilitazione e gli impegni concreti per fermare i progetti petroliferi in mare recentemente sdoganati, a cominciare da Ombrina Mare, la piattaforma petrolifera che dovrebbe sorgere a largo della costa abruzzese, di cui si discuterà il prossimo 14 ottobre al Ministero dello Sviluppo economico con una conferenza dei servizi.
Allo stesso modo le Associazioni seguono con interesse tutte le iniziative che hanno come obiettivo quello di contrastare le scelte filopetrolifere del Governo: nel campo energetico è necessaria una completa inversione di marcia che miri a promuovere il risparmio energetico e le fonti alternative, anche in vista degli impegni che dovranno essere presi nella Conferenza sul clima che si terrà a Parigi a dicembre.
Tra gli impegni concreti anti trivelle è fondamentale che le Regioni e le Amministrazioni si impegnino per chiedere fin da subito una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.
Adesso dalla Regione Abruzzo ci si aspetta un altro passo politico determinante: che prema con il Governo e con la Presidenza della Repubblica per l'immediata istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina. Non è più il momento di tergiversare con tecnicismi aleatori o rincorse a soluzioni strumentali, ma di rafforzare e rendere credibile la scelta “no petrolio” di questa regione con una reale alternativa di green economy che dica finalmente “si Parco Nazionale della Costa Teatina”.

Masterplan per il Sud Italia: dove è finita la mobilità ciclistica?

 
I dati riportati nel compendio statistico sul trasporto in Europa nel 2014, portano ad attribuire al trasporto stradale il 71,9% delle emissioni complessivamente attribuibili ai trasporti. In Italia questo squilibrio è ancora più marcato e insostenibile, con ben l’81% delle emissioni dovute al trasporto su strada (fonte Donati e Petracchini, 2015, Muoversi in città).
A livello nazionale ed europeo è evidente come il traffico motorizzato sia la principale causa delle emissioni di gas serra. La nostra Regione, pur essendo dotata di una norma sulla mobilità ciclistica, non sembra aver ben chiare le potenzialità dell’utilizzo della bicicletta, sia a livello di emissioni, che per gli spostamenti quotidiani, e ancora per il trasporto merci in aree urbane, per non parlare poi del turismo, soprattutto destagionalizzato e in aree marginali.
Le ultime notizie che giungono sulla predisposizione del “masterplan” regionale, che potrebbe addirittura diventare uno strumento di sviluppo per tutto il sud Italia, e sugli accordi con l’ANAS, non citano minimamente la mobilità ciclistica, dimostrando come l’argomento sia strumentale solo a fini comunicativi ma non viene considerato un’opportunità strategica per i nostri territori.
Eppure in Europa il solo cicloturismo muove qualcosa come 44 MILIARDI (si, miliardi) di Euro, e Regioni italiane come il Trentino Alto Adige, che hanno puntato su questa tipologia di turismo sostenibile, a fronte di investimenti di circa 80 milioni di Euro hanno avuto, in un solo anno, ritorni pari a 100 milioni, il che dimostra che ogni euro investito in ciclabilità si ripaga praticamente da subito, autonomamente. Anche i risparmi dovuti a minori emissioni di gas serra, migliore salute dei cittadini (e quindi minori costi per la sanità), vivibilità delle città, ecc., possono essere quantificati in cifre a sei zeri.
Ma, mentre altre Regioni come la Toscana Puglia investono risorse, non solo economiche, per sviluppare reti di mobilità ciclistica, l’Abruzzo pensa che con il completamento di Bike to Coast (con evidenti problemi tra cui la qualità e “fantasiosità” di alcuni progetti che non rispettano le norme minime di legge e l’assoluta mancanza di una segnaletica unificata), abbia esaurito la sua parte e potrà, in futuro, contare sull’indotto di un turismo legato all’uso della bicicletta.
Come associazioni, nei mesi scorsi, abbiamo dato spunti, fornito proposte (molte a bassissimo costo), progetti, esempi virtuosi, dato la disponibilità per collaborare con gli uffici regionali ma, ad oggi, oltre ai buoni propositi e un paio di incontri del tavolo permanente con la promessa di interventi che tardano ad arrivare, nulla è cambiato. E a sentire i discorsi che si tengono nei tavoli “che contano”, visti anche i progetti strategici “seri” che la Regione sta portando avanti, non ci sono molte speranze perché le tematiche relative alla mobilità ciclistica e al cicloturismo entrino nei programmi regionali con pari dignità rispetto ad altre strategie ritenute più importanti.
Anche il Ministro Graziano Delrio, nella sua visita a Pescara l'8 maggio scorso, sollecitò tutti i politici presenti a non credere che la mobilità sia solo un problema di nuove strade, evidenziando che, in Italia, a livello infrastrutturale siamo a livelli più che soddisfacenti. Parlò esplicitamente delle necessità di avere trasporti pubblici più efficienti e piste ciclabili e percorsi protetti per diffondere nelle nostre città mezzi alternativi alle auto.
In fondo la bicicletta è un oggetto semplice, e rimane difficile capirne le enormi potenzialità a livello economico, sociale, ambientale, ecc.. Ma se si vuole cambiare passo a questa Regione forse è il caso di occuparsene in maniera seria e professionale, alla pari di altri argomenti considerati importanti e strategici.
Noi, come sempre, continuiamo a fare la nostra parte con passione e impegno, in attesa che la Regione imprima una vera svolta culturale e quindi operativa che, ad oggi, tarda ad arrivare.