2.7.17

Piano regionale rifiuti: le osservazioni di WWF e Legambiente


Il Piano Regionale Gestione Rifiuti rappresenta una grande opportunità per armonizzare la gestione dei rifiuti con la tutela della salute e dell’ambiente ma anche per favorire una migliore sostenibilità economica dell’intero sistema a vantaggio dei cittadini.
Dalla lettura del nuovo piano regionale si evince che, nella scala gerarchica prevista dalla direttiva 2008/98/CE, la prevenzione così come la preparazione al riutilizzo e al riciclaggio assumono un valore determinante ai fini della riduzione dello smaltimento a discarica e dell'esclusione del recupero energetico per contrastare il “decreto inceneritori”.
Bene un piano – questo il commento di WWF e Legambiente che hanno presentato congiuntamente osservazioni al piano stesso - che punta alla prospettiva dell'economia circolare come una grande opportunità per la nostra regione per la risoluzione di annosi problemi legati alla gestione dei rifiuti e più in generale per un uso efficiente delle risorse, favorendo lo sviluppo occupazionale ed economico.
Da qui la condivisione di massimizzare le politiche di riduzione del rifiuto, di potenziare ed agevolare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani che nell’ultimo anno (2016) si è assestata intorno al 52,69%. Nella tabella possiamo intanto osservare il quadro su produzione dei rifiuti e percentuali raccolta differenziata (RD) nelle 4 Province abruzzesi riferito al 2015. Spicca la situazione negativa della provincia di Pescara con una percentuale più bassa di RD:

Nella successiva tabella, invece, si fa riferimento ai comuni con un elevato numero di abitanti (>20.000) nei quali si ha una produzione di rifiuti urbani (anno 2015) pari a 311.387,21 t, il 53% dei rifiuti complessivamente prodotti nella regione:

L’obiettivo previsto dal nuovo piano di una RD al 70% di media regionale al 2022, può essere raggiunto solo se su questi comuni si spinge sulle raccolte differenziate porta a porta, con una riorganizzazione dei servizi estesi alla totalità degli abitanti e con il raggiungimento di buone performance di RD.
Altresì, si deve puntare con maggior forza al conseguimento di produzione di rifiuti urbani (RU) indifferenziati al di sotto dei 130 chilogrammi annui per abitante previsti dal piano sempre al 2022. Nell’anno 2016 si è registrato però leggero aumento nella produzione degli indifferenziati, piccolo campanello di allarme che ci avverte che, per il raggiungimento degli obiettivi di Piano è indispensabile implementate le politiche di riduzione.
Crescono, infatti, anche in Abruzzo i comuni “Rifiuti Free” che hanno deciso di puntare sulla riduzione del residuo non riciclabile da avviare a smaltimento. Di seguito i primi 5 comuni abruzzesi premiati da Legambiente nell’edizione 2017 che producono meno di 75 Kg/a/ab di rifiuto secco indifferenziato: Orsogna (36,6 Kg/a/ab), Tollo (61,8 kg/a/ab), Crecchio (61,8 Kg/a/ab), Palena (66,1 Kg/a/ab) e Bugnara (71,1 Kg/a/ab).
Centrale è il ruolo dell’impiantistica regionale nell’orizzonte di piano al fine di diminuire i conferimenti in discarica e incrementare il recupero di materia. Lo scenario di una razionalizzazione, specializzazione e adeguamento dell’impiantistica è auspicabile per una corretta implementazione delle filiere ma facendo attenzione a garantire la concorrenza delle parti, in modo da evitare monopoli pubblici o privati. In particolare per le Piattaforme pubbliche / Centri di raccolta e per gli Impianti di compostaggio e Digestione Anaerobica che sono chiamati a chiudere la filiera virtuosa per sottrarre i conferimenti a discarica si è proposto di inserire un cronoprogramma degli interventi per ogni singolo impianto al fine di avere tuti gli impianti rapidamente in esercizio secondo le potenzialità necessarie al raggiungimento degli obiettivi di piano. Si ritiene, difatti, che ritardi nell’ottimizzazione di tali impianti possano compromettere l’intero sistema di gestione. In particolare proprio per i Centri di raccolta, centri del riuso e Piattaforme ecologiche registriamo i fortissimi ritardi nell’implementazione del Piano di Azione per l’utilizzo dei Fondi PAR - FAS ( circa 22 milioni di Euro). Si ricorda che il piano per la realizzazione di tale impiantistica leggera al servizio della RD e della riduzione della produzione dei rifiuti è partita nel 2013 ma non se ne vede ancora alcuna realizzazione.
Per quanto riguarda i Centri del riuso e compostaggio di comunità, estremamente importanti per il raggiungimento di obiettivi di riduzione della produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata, si sottolinea la necessità di accelerarne la realizzazione. In particolare va favorita l’implementazione del compostaggio domestico e di impianti di compostaggio di comunità nei piccoli comuni di montagna e nei comuni inseriti in aree protette (Regionali o Nazionali) così come del resto prevede la normativa in vigore.
La produzione di Combustibile Solido Secondario (CSS), anche se in parte residuale e con valori atti potenzialmente a scongiurare quanto paventato dal “decreto inceneritori”, a nostro avviso va meglio precisata nei termini in cui può essere utilizzata da strutture quali cementifici, tenendo presente le criticità e il posizionamento di tali impianti sul territorio regionale. Anche il favorire recupero energetico, in impianti extra regionali di quota parte del sovvallo secco non altrimenti valorizzabile va esplicitato in modo più dettagliato anche alla luce di potenziali accordi esistenti con altre regioni.
A questo si lega anche l'utilizzo delle discariche regionali, con progressiva chiusura di quelle non strategiche e l'obbligo di autosufficienza regionale (dal 2019) per tutti i flussi destinati a smaltimento che rappresentano elementi di positività ma in ogni caso andrebbero rivisti al ribasso i volumi complessivi, a nostro avviso eccessivi.
L’obiettivo primario di attivare la tariffazione puntuale al 30% delle utenze domestiche regionali entro il 2022 deve essere più ambizioso al fine di garantire ad una platea più ampia di cittadini i vantaggi di trasparenza (la certezza di pagare solo per i conferimenti di rifiuto residuo che si effettuano andando così a controllare l’entità della quota variabile della tariffa) e premialità e libertà delle scelte di consumo.
Poniamo, infine, una grande attenzione all’enorme ritardo in cui versa il processo d’istituzione della dell’AGIR (L.R. 36/2013), strumento di organizzazione della nuova governance, necessario per il raggiungimento dei diversi obiettivi che il piano si pone. Si è proposto, quindi, di individuare una tempistica reale, raccordata a quella dello stesso piano che possa considerarsi un impegno concreto per il conseguimento di questo obiettivo.
“Per concludere – chiosano le associazioni – si è ravvisata la necessità di mantenere viva un’attività continua di comunicazione/informazione adeguata rivolta ai cittadini e non solo gli addetti ai lavori.
Oggi il futuro della gestione dei rifiuti passa per l’innovazione ambientale e per la definizione di regole chiare e trasparenti per facilitare il riciclo. Un tema sottolineato più volte anche dall’Europa e ben spiegato nelle varie Direttive. Le barriere che ostacolano questo orizzonte sono tante, per questo è importante che gli obiettivi prestazionali del nuovo piano siano rispettati e continuamente monitorati, affinché si realizzi quel salto di qualità che l’Abruzzo merita e si esca definitivamente fuori dall’ottica della discarica e dell’incenerimento”.

28.6.17

Ma come è possibile utilizzare l'asfalto anche qui?


Siamo alla Torre di Cerrano, in un'Area Marina Protetta.
Come è possibile che il Comune abbia utilizzato lo stesso asfalto di una qualsiasi strada comunale o provinciale, per un sentiero largo pochi metri che porta alla Torre e che è la prima cosa che i turisti vedono quando si avvicinano all'Area Marina?
Si potevano (anzi si dovevano) trovare soluzioni alternative... 

L'Osservatorio sull'Acqua incontra il Prefetto di Teramo

Il Prefetto di Teramo, Graziella Patrizi
Nel pomeriggio di lunedì 26 giugno si è svolto un incontro tra una rappresentanza dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso con il Prefetto di Teramo, la dott.ssa Graziella Patrizi.
Il Prefetto è stato informato sull’attività dell’Osservatorio, entità composta da varie associazioni di protezione ambientale, associazioni di consumatori e circoli culturali, tutti  fortemente preoccupati per la situazione dell’acquifero del Gran Sasso alla luce degli episodi degli ultimi mesi.
“Anche se l’emergenza al momento sembra rientrata - hanno dichiarato i portavoce dell’Osservatorio - la vulnerabilità della risorsa idrica resta molto elevata fino a quando non verranno risolti i problemi strutturali derivanti dalle potenziali fonti di inquinamento, Laboratori dell’INFN e gallerie autostradali, che sono a stretto contatto con le sorgenti sotterranee”.
Al Prefetto è stata evidenziata l’urgenza di conoscere l’effettiva entità e qualità dei lavori svolti dalla struttura commissariale nominata dal Governo Italiano nel 2003 e diretta da Angelo Balducci dal 2004 al 2008 per mettere in sicurezza le captazioni idropotabili, visto che “i fattori di rischio insistono tuttora, persino più gravi, nel cuore stesso del Gran Sasso e non sono serviti quei lavori costati oltre 80 milioni di euro, di cui la Regione Abruzzo, l’INFN e la stessa Ruzzo Reti SpA dichiarano di non conoscere totalmente progetti e collaudi”, ha aggiunto l’Osservatorio.
Dal canto suo il Prefetto Patrizi ha ricordato che la situazione del rischio idrico del Gran Sasso è sotto esame del Comitato tecnico istituito presso la Regione Abruzzo, a cui la Prefettura partecipa attraverso il corpo specializzato dei Vigili del Fuoco. Tale Comitato ha appena iniziato la sua attività e, secondo il Prefetto, saprà prendere le opportune decisioni. Il Prefetto ha anche aggiunto che: “Il problema è importante e ha un rilievo nazionale”.
L'Osservatorio, che ha anche lasciato un documento al Rappresentante di Governo, ha segnalato l’importanza che tutto il processo decisionale sugli interventi da fare sotto il Gran Sasso, a differenza di quanto avvenuto nel passato, sia svolto in maniera partecipata, informando costantemente la cittadinanza. Le normative vigenti in materia ambientale, del resto, impongono la massima trasparenza in tema di tutela dell’ambiente e della salute pubblica, mentre la legge n. 244/2007 (art. 2, comma 461) prevede l’obbligo per gli enti concedenti di coinvolgere le associazioni dei consumatori in vari aspetti della gestione dei servizi erogati. E l’Osservatorio intende far valere le prerogative di valutazione e controllo presso le istituzioni locali da parte dei cittadini e delle loro espressioni associative, come previsto dalla legge, ancor più nel caso dei servizio idrico.
 
Nel frattempo l’Osservatorio continua la sua azione di informazione sul territorio.
Le date dei prossimi incontri sono le seguenti:
  • Venerdì 30 giugno alle ore 18 a Nereto presso la sala Allende;
  • Sabato 1° luglio alle ore 18 a Bellante presso la sala Palazzo Arengo;
  • Venerdì 7 luglio alle ore 20 a Castelnuovo Vomano presso la sala polifunzionale in via Mulano.
 
L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso è costituito da: WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura Laga, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI e Italia Nostra.
L’adesione è aperta a tutte le associazioni interessate e a tutti i cittadini che vogliono impegnarsi su questa problematica.

27.6.17

Incendio Richetti: prevenzione e tutela sanitaria in coda alle decisioni

L’incendio verificatosi questa notte presso lo stabilimento della Richetti in località Sant’Atto di Teramo ancora una volta ha messo in evidenza grossi problemi dal punto di vista della tutela sanitaria dei cittadini, in particolare dei lavoratori.
La presenza di amianto, ormai accertata, avrebbe suggerito misure d’emergenza immediate, compresa un’ordinanza di chiusura delle aziende presenti nel nucleo industriale per il tempo necessario a svolgere tutte le opportune analisi.
Non si comprende perché il Sindaco, da una parte, inviti i cittadini a tenere le finestre chiuse e dall’altra non si preoccupi di quanti lavorano nei capannoni vicini all’incendio.
Ci chiediamo come mai, in attesa di avere dati certi sulla presenza di amianto o di diossine in atmosfera, non si sia optato per la chiusura delle aziende del nucleo industriale quantomeno quelle localizzate nelle immediate vicinanze, individuando così una fascia di rispetto.
La tutela della salute di tutti i cittadini, lavoratori e residenti, deve essere un’assoluta priorità.
Va poi assicurata la massima trasparenza su tutti i dati relativi allo stato dei luoghi man mano che questi saranno acquisiti – si auspica celermente – e al contempo vanno fornite norme cautelative di comportamento a tutti.
Passata questa fase d’emergenza si dovrà anche verificare l’impatto ambientale di questo incendio sul quale auspichiamo che vengano svolte indagini rapide che arrivino ad accertare la dinamica degli eventi.

26.6.17

Cosa fare se incontri un orso?

Orso bruno marsicano (Foto di Sefora Inzaghi)
Capita, in estate in Abruzzo, che ci si possa imbattere in un orso e l’evento ha spesso enorme risalto sui mass media e sul web. L’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus ALTOBELLO, 1921), sottospecie unica al mondo e preziosissima per la biodiversità, sopravvive infatti con una cinquantina di individui concentrati prevalentemente in Abruzzo (e in piccola parte in Lazio, Molise e Marche). Un numero molto basso che porta la sottospecie sull’orlo dell’estinzione e rende necessarie eccezionali misure di protezione. Ciò nonostante la possibilità di un incontro ravvicinato è tutt’altro che remota visto che una femmina d’orso, per trovare le risorse necessarie a vivere, copre un’area ampia fino a 140 kmq mentre i maschi arrivano addirittura fino a 300 kmq. Questo vagare rende probabili occasionali incontri con l’uomo soprattutto durante l’estate e l’autunno, quando il plantigrado è alla costante ricerca di cibo (periodo di iperfagia) per prepararsi ad affrontare il letargo invernale. L’habitat dell’orso in Appennino è infatti quello montano, dove dominano bosco ampio d'alto fusto, radure e praterie, e sono presenti cavità dove svernare e riprodursi. In questo stesso ambiente si snoda una più o meno fitta rete di sentieri escursionistici, piste forestali e mulattiere percorse sia da turisti che da gente che lavora in quegli ambienti.
La tranquilla compresenza di uomini e orsi è tuttavia senz’altro possibile: basta avere alcune informazioni di base e rispettare poche e semplici regole che il WWF, con la collaborazione di alcuni dei suoi esperti, ha condensato in otto cose da sapere e altrettante regole da rispettare.
 
8 cose da sapere
1. L’orso naturalmente teme l’uomo e se ne mantiene a distanza.
2. Ad oggi non è noto alcun caso di aggressione all’uomo da parte di un orso marsicano.
3. Incontri ravvicinati sono stati più volte documentati, ma non sono mai state raccolte evidenze o atteggiamenti di aggressione.
4. Un orso che si solleva sulle zampe posteriori non vuole minacciare ma sta semplicemente valutando la situazione.
5. Gli orsi non hanno un’ottima vista, ma sanno arrampicarsi sugli alberi e corrono veloci quanto un cavallo.
6. Come accade per tutti gli animali selvatici, certe situazioni possono essere più pericolose di altre perché stimolano l’istinto di difesa. In particolare:
- una femmina d’orso insieme ai suoi piccoli fa il possibile per difenderli da un potenziale pericolo;
- un orso che si sta nutrendo può anche cercare di difendere il suo pasto;
- un orso ferito è più pericoloso;
- un orso che si sente minacciato da un cane può diventare pericoloso.
7. Eccezionalmente un orso potrebbe simulare un attacco, ma senza entrare in contatto fisico, solo per spaventare e farci allontanare: è una possibile normale reazione di fronte a una presenza non gradita.
8. Può capitare che vi siano orsi che per varie ragioni frequentano ambienti di vita e di lavoro dell’uomo. In questo caso non è improbabile che qualche orso diventi un osservato speciale, per danni o preoccupazioni che può generare a carico di una comunità. La gestione di simili situazioni fa capo al Parco con il coinvolgimento dei residenti e di esperti. È bene che frequentatori occasionali si affidino alle raccomandazioni date volta per volta in questi casi dalle autorità competenti.

8 cose da fare e da non fare
1. Se volete evitare di incontrare un orso sul vostro cammino, è sufficiente parlare o produrre rumori in modo che l’animale percepisca la vostra presenza con largo anticipo e si allontani.
2. Se avete la fortuna di intravedere l’orso in lontananza, arrestatevi e rimanete fermi ad osservarlo. Non avvicinatevi mai a meno di 100 metri di distanza.
3. In particolare non avvicinatevi mai a cuccioli di orso, ma anzi allontanatevene subito perché la loro madre dovrebbe essere vicina e può reagire se immagina i suoi piccoli in pericolo, come farebbe qualsiasi madre anche della nostra specie.
4. Non avvicinatevi mai a una tana di orso e tantomeno tentate di entrarvi.
5. Se vi doveste imbattere improvvisamente in un orso a distanza ridotta, mantenete la calma e non urlate, ma parlate per farvi riconoscere. Se l’orso rimane fermo, allontanatevi con calma, indietreggiando o muovendovi lateralmente. Se l’orso dovesse seguirvi, fermatevi e mantenete la vostra posizione. Non lanciate contro l’animale pietre o bastoni, non scappate di corsa e non arrampicatevi su un albero.
6. È molto improbabile che l’orso vi attacchi ma se nonostante tutto dovesse farlo, rimanete immobili: con grande probabilità l’orso si fermerà vicino a voi senza alcun contatto fisico. Se l’attacco dovesse arrivare al contatto, distendetevi a terra a faccia in giù, coprendovi il collo con le mani. Rialzatevi solo quando l’orso non sarà più nei paraggi e segnalate l’accaduto al Parco e ai Carabinieri-Forestali.
7. Se passeggiate con il vostro cane nell’habitat del plantigrado, tenetelo al guinzaglio per evitare che si avvicini a un orso, disturbandolo o attaccandolo, ma anche che lo conduca verso di voi se dovesse tornare indietro in cerca di protezione.
8. Non date mai da mangiare ad animali selvatici e non abbandonate mai cibo e altri rifiuti organici nel bosco e nelle sue vicinanze, né nei pressi di rifugi. Tutti i rifiuti devono essere riportati a casa, oppure depositati in bidoni della spazzatura non accessibili alla fauna. È molto importante che gli orsi non associno fonti alimentari con la presenza umana, perché questo accentuerebbe i conflitti tra le due specie.

21.6.17

Una contro-riforma che snatura i parchi!

Enrico Borghi, relatore alla Camera
sulla riforma della legge quadro sulle aree protette
Con il voto di ieri la Camera, non solo ha scelto di snaturare i Parchi Nazionali, ma ha portato indietro di quarant’anni la legislazione di salvaguardia della Natura: le nomine di presidenti e direttori saranno condizionate da logiche politiche e interessi locali; sarà più facile l’ingresso di cacciatori nei parchi; si introduce un sistema di royalty una tantum per cui non solo «se paghi, puoi inquinare», ma se inquini lo fai a prezzo di saldo; si introduce il rischio di aprire un varco alle trivellazioni anche in aree protette.
Questa legge è riuscita, in un periodo di grande instabilità politica, nell’impossibile compito di mettere d’accordo gran parte delle forze politiche; quelle stesse forze politiche che hanno fatto abortire la legge elettorale ai primissimi emendamenti: evidentemente le aree protette sono considerate così irrilevanti da non meritare i necessari approfondimenti e l’attenzione che si dovrebbe ai tesori di natura italiani.
Con 249, 115 no e 32 astenuti la Camera ha deciso di considerare il Capitale Naturale, che le nostre Aree Protette custodiscono, come una merce di scambio da mettere in mano ai poteri di parte e locali invece che un bene comune che appartiene a tutti i cittadini.
Ha considerato le Aree Marine Protette che proteggono il mare di un Paese con 8mila chilometri di costa come delle “cenerentole” che non hanno diritto né alle risorse né ad un’organizzazione lontanamente paragonabile a quelle dei Parchi terrestri.
Ha precluso la strada, in modo pressoché definitivo, all’istituzione del Parco Nazionale del Delta del Po, nonostante quest’area nel 2015 abbia ricevuto il riconoscimento internazionale quale Area MaB (Man and the Biosphere Programme) UNESCO.
Per mesi il WWF ha chiesto alla Camera di correggere o abbandonare una legge cucita su misura dei portatori di interessi locali, con proposte di assoluto buonsenso come i concorsi per titoli ed esami per i direttori dei parchi.
Per mesi il WWF ha chiesto un progetto di visione per le Aree Protette: un progetto per i prossimi 30 anni, invece di una contro-riforma contestata da tutte le associazioni ambientaliste e da numerosi esponenti della scienza e della società civile.
Quella a cui la Camera ha dato il via libera è una legge che peggiora la situazione delle nostre aree protette: non solo lo Stato fa un passo indietro nella conservazione, ma si apre la strada a una miriade di interessi localistici. Per questa ragione la mobilitazione contro lo snatura Parchi per il WWF continuerà al Senato dove questo provvedimento dovrà avere il via libera definitivo.

Nuovo calendario venatorio, solita (pessima) musica!

 
Domani il Comitato VIA regionale esaminerà il calendario venatorio regionale 2017/18.
Dopo aver inviato nei mesi scorsi documenti all’Assessore Pepe e ai funzionari regionali, il WWF ha prodotto delle osservazioni che ha trasmesso ai componenti del Comitato. L’Assessorato di Pepe, infatti, continua a ripetere gli errori del passato, tutti e sempre tesi a favorire i cacciatori. Errori che, è bene ricordare, negli anni scorsi, grazie ai ricorsi amministrativi del WWF, sono stati sempre censurati dal Tribunale Amministrativo Regionale.
I problemi sono gli stessi degli anni passati: mancanza di censimenti su cui effettuare le valutazioni in merito alla possibilità di cacciare determinate specie (ad esempio: la beccaccia), allungamenti ingiustificati dei periodi di caccia (ad esempio: tordo bottaccio, tordo sassello e cesena, oltre la stessa beccaccia), inapplicabilità e parzialità per quanto riguarda il divieto di utilizzo dei pallini di piombo (pericolosi per l’ambiente, la fauna e lo stesso uomo), deregulation totale nella caccia al cinghiale che praticamente potrà essere cacciato tutto l’anno con conseguenti problemi anche su tutte le altre specie ad iniziare dall’Orso bruno marsicano (specie a concreto rischio di estinzione), nessuna attenzione ad aree ad alto valore ambientale e con concentrazione di rapaci in migrazione come la Piana delle Cinquemiglia e i colli limitrofi, ecc.
“In pratica, la Regione Abruzzo fa finta di non capire”, evidenzia Luciano Di Tizio, Delegato del WWF Abruzzo. “Ogni anno “l’Assessorato dei cacciatori” prova a far passare pratiche di caccia non consentite al solo scopo di accontentare la parte più retrograda del mondo venatorio, rinunciando al proprio mandato di gestire la fauna nell’interesse della collettività e non di una minoranza armata. E ogni anno questi tentativi vengono inesorabilmente bocciati! Ci chiediamo come fa un organismo che dovrebbe essere tecnico come il Comitato VIA a non prendere atto dell’evidenza dei fatti, sia dal punto di vista scientifico che non normativo. È ovvio che se la Regione dovesse insistere su questa strada, ci troveremo costretti a fare nuovamente ricorso al TAR per l’annullamento. Nell’attesa che, prima o poi, anche la magistratura contabile si decida a valutare tali comportamenti”.

25 giugno a Bellante: incontro sull'acqua

ATTENZIONE: INCONTRO RINVIATO, STIAMO LAVORANDO SU NUOVA DATA.
 
Dopo i due incontri di Teramo del 20 maggio e del 17 giugno, dove, per la prima volta, è stato possibile un confronto pubblico sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso con tutti i protagonisti della vicenda (Laboratori di Fisica Nucleare, Strada dei Parchi SpA, Regione Abruzzo, Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ASL, ARTA e Ruzzo Reti), l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso avvia una serie di incontri sul territorio di informazione e confronto con i cittadini.
Si inizia domenica 25 giugno a Bellante alle ore 18 presso la sala consiliare con un incontro promosso dall’Associazione culturale Nove Sintesi.
Nel corso dell’incontro si descriverà la situazione dell’acquifero del Gran Sasso che rifornisce più della metà degli abruzzesi. Nel cuore dell’acquifero sono presenti due realtà potenzialmente inquinanti: i Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e i trafori autostradali A24. Per la messa in sicurezza del sistema sono stati spesi milioni di euro (più di 80 solo attraverso la struttura commissariale), eppure sono gli stessi enti che utilizzano e controllano l’acqua del Gran Sasso ad attestare che continuano ad esserci molteplici problemi sui punti di captazione.
È importante che i cittadini siano consapevoli delle condizioni in cui si trova l’acquifero e comprendano i potenziali pericoli che ci sono. Ed è altrettanto importante che si mantenga alta l’attenzione manifestatasi al momento della dichiarazione di non potabilità dell’acqua erogata in gran parte della provincia teramana: quanto è accaduto all’inizio di maggio potrebbe verificarsi ancora e fino ad ora vi sono stati solo annunci di interventi da fare a cui devono seguire fatti concreti.
 
L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso è costituito da: WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura Laga, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI e Italia Nostra.
L’adesione è aperta a tutte le associazioni interessate e a tutti i cittadini che vogliono impegnarsi su questa problematica.