4.10.08

Riserva del Borsacchio: allarme ambientale!

Una brutta sorpresa ha accolto coloro che giovedì 2 ottobre hanno partecipato alla presentazione del Piano di Assetto Naturalistico della Riserva Naturale del Borsacchio a Roseto degli Abruzzi (per un resoconto della presentazione vedi http://vallarola.blogspot.com/2008/10/borsacchio-ancora-cemento-anche-in.html).
Il Piano, nella versione illustrata, prevede oltre 100.000 metri cubi di nuovi edifici nell'area protetta, distribuiti su oltre 50.000 metri quadri!
Lunedì 6 ottobre, alle ore 11, presso la sede del WWF in via Tevere n. 24 a Teramo, il Comitato cittadino per la Riserva regionale naturale del Borsacchio, Italia Nostra e WWF terranno una conferenza stampa sul "Piano di Assetto Naturalistico della Riserva naturale Borsacchio" ed illustreranno le ragioni della loro contrarietà al Piano così proposto.

29.9.08

Presentazione PAN della Riserva regionale del Borsacchio

Giovedì 2 ottobre alle ore 17 presso il Palazzo del Mare sul Lungomare Trieste sarà presentato a Roseto degli Abruzzi il Piano di Assetto Naturalistico della Riserva regionale del Borsacchio. Parteciperà anche il progettista, Prof. Gianluigi Nigro.

28.9.08

Lo scandalo dell'acqua abruzzese ancora agli onori della cronaca nazionale

Non si contano ormai gli articoli e le trasmissioni televesive che si sono occupate dello scandalo dell'acqua abruzzese e più in generale della gestione del patrimonio idrico nazionale.

21.9.08

21 settembre: si apre la caccia

Oggi, dopo la solita preaperura regalata dalla Regione ai cacciatori, si apre la caccia.
Auguriamo una pessima stagione venatoria a tutti i cacciatori!

Area ex Monti a Roseto: perché si nega l'evidenza?

Il WWF è intervenuto nuovamente sull'inquinamento dell'area ex-Monti di Roseto, presentando un documento della Regione Abruzzo del 20 marzo scorso in cui si evidenzia la presenza di inquinamento da idrocarburi pesanti nel terreno. Oltre alla falda, contaminata da Cloroformio, Ferro e Manganese oltre i limiti di legge, da alcuni mesi si era quindi a conoscenza della contaminazione del terreno.
Nella nota, la Regione Abruzzo non solo segnala la presenza di inquinamento da idrocarburi, essendo stata superata la CSC (Concentrazione Soglia di Contaminazione) per le aree residenziali, ma chiede al Comune di provvedere ad attivare la procedura di caratterizzazione del sito.
Questa procedura è ben diversa dalle analisi finora divulgate e attiene ad una procedura molto più dettagliata: se volessimo fare un paragone con la salute di un uomo, realizzare il Piano di Caratterizzazione è come come procedere ad un Check-Up completo in presenza di prime analisi del sangue che presentano parametri fuori norma.
Quindi, ben prima dei risultati allarmanti sull'inquinamento della falda pervenuti ad Agosto 2008, e divulgati dal WWF, la Regione esprimeva una chiara indicazione sulla necessità di assoggettare il sito a caratterizzazione, visto che questo inquinamento interessava un'area industriale dismessa (si legge nella nota della Regione: “a parere di questo Servizio è indispensabile includere il sito in questione tra quelli da assoggettare a caratterizzazione, ciò anche alla luce delle disposizioni contenute nella DGR 1529/06 (Art.9 del disciplinare tecnico per la gestione ed aggiornamento dei siti contaminati)...”).
I dati ufficiali, quindi, indicano sia una contaminazione del suolo sia una contaminazione della falda, in quest'ultimo caso addirittura in 4 piezometri su 4, tutti oltre i limiti di legge.
Non si capisce, perciò, su cosa basa le sue dichiarazioni il proprietario dell'Alfa Immobiliare, che l'altro ieri ha dichiarato alla stampa che tutte le analisi sui terreni erano a posto. La sua azienda è nell'indirizzario della nota della Regione Abruzzo.
Nelle case realizzate dovrebbero andare ad abitare bambini, donne incinte ecc., per cui servirebbe da un lato trasparenza e dall'altro cautela, basando le proprie dichiarazioni sui fatti. Il WWF, come sempre, divulga i risultati e le indicazioni degli organi preposti, verificando se il loro comportamento abbia seguito un filo logico e perseguito l'interesse pubblico. Ora vedremo se il Comune di Roseto ha ottemperato a quanto richiesto dalla Regione Abruzzo, data l'estrema delicatezza della situazione. L'area oggetto dell'intervento edilizio è in pieno centro a Roseto e il Piano di Caratterizzazione è l'unico strumento per capire fino in fondo il livello di contaminazione del sito e gli interventi di bonifica eventualmente necessari.
Il WWF è ben coscio che esistono altri interessi, anche legittimi, ma la salute dei cittadini e la qualità dell'ambiente sono più importanti.
Ora proseguiremo con l'approfondimento dell'accesso agli atti e speriamo che non vengano fuori altre brutte sorprese: nel frattempo siamo aperti a qualsiasi confronto con chiunque voglia parlare con noi, ma partendo dai fatti finora emersi.
Sull'argomento vedi post del 18.9.08.

Orso bruno: Assessore Fabbiani sempre peggio!

Orso bruno marsicano sempre più in pericolo e non più per i bracconieri. Ha dell'incredibile la decisione della Giunta Regionale abruzzese riunitasi il 15 settembre scorso che ha approvato in via sostitutiva il disciplinare per la caccia nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Come WWF avevamo già denunciato le scelte retrograde compiute nel calendario venatorio 2008/09 e l’Assessore regionale Fabbiani aveva promesso querele!
Ora la situazione peggiora ulteriormente.
Con la delibera del 15 settembre si permette di far cacciare nella ZPE il doppio dei cacciatori, abbassando l'indice di densità venatoria da 1 cacciatore ogni 40 ettari a 1 cacciatore ogni 19 ettari al pari di qualsiasi altro territorio della regione.
La Regione Abruzzo è intervenuta ricorrendo al potere sostitutivo perché il Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise e la Provincia di L'Aquila non avevano sottoscritto per il terzo anno consecutivo l'intesa che permette di normare in maniera particolare l'attività venatoria nella Zona di Protezione Esterna.
La Giunta Regionale, invece di riproporre saggiamente le forme di attività venatoria decise per gli ultimi anni che prevedevano una densità venatoria più bassa rispetto al resto del territorio regionale, è entrata a gamba tesa privilegiando gli interessi dei cacciatori non residenti ed abbassando l'indice.
In questo modo gli Ambiti di Caccia dovranno far accedere un numero doppio di cacciatori. Una valanga che potrà entrare in aree delicatissime, molte delle quali tutelate dalle Direttive Comunitarie. Il WWF ricorda che il tavolo tecnico del PATOM, l'accordo per la tutela dell'Orso bruno a cui hanno aderito tutti gli enti coinvolti nella gestione della specie compresa la Regione, aveva chiarito che su due punti non si poteva transigere rispetto all'attività venatoria:
1) l'indice venatorio doveva essere almeno 1:40;
2) la caccia al cinghiale non doveva avvenire nella forma della braccata, ma secondo la caccia di selezione.
Ora entrambi i punti vengono meno, anche perchè non si è fatto nulla per garantire che le decisioni prese sulla carta vengano poi realmente applicate sul territorio. Ad esempio, mancano del tutto stime sulla presenza dei cinghiali, alla base di qualsiasi forma di caccia di selezione, e nella ZPE non sono stati fatti corsi per i cacciatori per il selecontrollo e per la caccia con la tecnica della girata. Per Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo si tratta di “una decisione gravissima perchè viene dall'Istituzione che dovrebbe per prima cercare di tutelare il simbolo della Regione. Si trattano territori importantissimi e fragilissimi dal punto di vista naturalistico alla stregua di qualsiasi fondovalle della Regione. L'impatto di questa decisione sarà negativa non solo sull'Orso bruno, ma anche su altre specie particolarmente tutelate dall'Unione Europea come la Coturnice. L'Assessore Fabbiani aveva reagito alle nostre critiche al calendario venatorio in maniera del tutto scomposta, senza poter peraltro basare le sue posizioni su dati scientifici ed oggettivi. La Giunta Regionale di cui fa parte Fabbiani, a causa degli scandali, può prendere solo decisioni urgenti o di ordinaria amministrazione, ma rischia di essere ricordata per aver tentato di stravolgere quelle forme di tutela che tengono accesa per l'Orso la speranza di evitare l'estinzione che, ricordo, è per sempre. Faccio appello al Presidente della Giunta Regionale Paolini affinchè vi sia un immediato ripensamento da parte della Regione. In caso contrario il tanto sbandierato accordo PATOM per l'Orso sarà semplicemente carta straccia e, per evitare danni irreparabili, dovremo ricorrere a tutte le istituzioni che devono gestire questa specie, compreso il Ministero dell'Ambiente e l'Unione Europea che tanto denaro hanno speso per la tutela dell'Orso bruno”.
Sull’argomento è intervenuto anche il WWF Italia con la nota che segue a firma del Segretario generale Michele Candotti indirizzata al Presidente Paolini e a tutti gli Assessori regionali.

Gentile Presidente, gentili Assessori,
ci ha fortemente stupito la decisione da Voi assunta con la Delibera Regionale n. 805 con la quale si intende raddoppiare l’indice di densità venatorio in aree estremamente delicate del PNALM, mettendo a serio rischio la conservazione dell’orso bruno marsicano.
Ci ha colpito la scelta di adottare decisioni in materia venatoria fortemente in contrasto con la politica e le scelte finora promosse dalla stessa Regione in merito alle quali avevamo da poco sollecitato una vostra dovuta attenzione.
Con questo atto la Regione sconfessa se stessa e quanto aveva Lei stessa promosso con il Calendario Venatorio: l’unico atto ad essere stato sottoposto formalmente al vaglio del comitato regionale sulla valutazione d’incidenza. Pur consci della mancanza della promozione di un protocollo d’Intesa tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la Provincia di l’Aquila, non riteniamo amministrativamente legittimo l’atto promosso. In merito allo stesso rifletteremo nei prossimi giorni su quali siano i passi legali più opportuni da avviare.
Quello che inoltre ci lascia ancora più stupiti è il fatto che questo atto sia ascrivibile ad una Regione che ha sempre manifestato grande interesse e responsabilità per la conservazione di un bene prezioso, un patrimonio del mondo intero, quale è appunto l’ultima popolazione di orso bruno marsicano e l’habitat appenninico che lo accoglie.
Da anni oramai la regione Abruzzo è internazionalmente nota non solo come la Regione dei Parchi, ma anche come la regione dell’orso, esattamente come nel mondo i Vulcani Virunga sono famosi per il gorilla di montagna e le montagne del Sichuan in Cina sono conosciute per la presenza del Panda.
Ciò detto ci sembra ancora più sconcertante che nel momento in cui a livello internazionale si plaude alla scelta operata da paesi come il Burundi ed il Rwanda per un impegno a tutelare centinaia di migliaia di ettari di foreste dove sopravvive animali rari ed in pericolo di estinzione, a livello nazionale si debba registrare la clamorosa scelta di fare un passo indietro nella promozione di quel complesso sistema di interventi ed attività che possano garantire e fare sperare per un futuro di una tra le specie più rare ed importanti del nostro paese, quale è proprio l’orso marsicano.
La sopravvivenza della specie simbolo di questo territorio e del più famoso “testimonial” dell’Abruzzo è collegata all’attivazione, nel minor tempo possibile, di azioni concrete di gestione del territorio, e l’adeguata gestione dell’attività venatoria rientra tra quelle misure che sono già state individuate dagli esperti del settore al fine di permettere la conservazione dell’Orso marsicano non solo all’interno dei territori protetti ma anche nelle aree altrettanto importanti per il plantigrado situate nelle zone limitrofe .
Tra le misure più urgenti identificate dallo stesso PATOM (Programma di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) alcune riguardano una più idonea regolamentazione della attività venatoria, almeno all’interno della Zona di Protezione Esterna (ZPE) del PNALM.
Ci auguriamo pertanto che la Regione Abruzzo, ritornando ai criteri di responsabilità e di attenzione alla conservazione dell’ambiente che le sono consoni, faccia le scelte giuste e non vanifichi incomprensibilmente tutti gli sforzi e le attività finora attivate con il PATOM per la sopravvivenza dell’orso.
Sicuri di un Vs. sollecito riscontro cogliamo l’occasione per porgere i nostri migliori saluti.

Michele Candotti
Direttore Generale

20.9.08

Escursione nella Valle dell'Orfento

Domenica 5 ottobre, il WWF di Teramo, in collaborazione con la Coop. Pacha Mama, organizza un'escursione storico-naturalistica nella Valle dell'Orfento nel Parco Nazionale della Majella.
La Valle dell'Orfento, situata nel versante nord-occidentale della Majella, si estende per una superficie di 2.600 ettari ricadenti nel territorio di Caramanico Terme.
Divenuta riserva naturale nel 1971, è stata ricompresa nel Parco Nazionale della Majella nel 1991.
Area protetta tra le più interessanti dal punto di vista naturalistico, costituisce un'eccezione tra le restanti valli del massiccio per l'abbondanza delle sue acque, il cui lavoro millenario ha tagliato in più punti la roccia in profondissime forre dove scorre il fiume.
Per ulteriori informazioni ed iscrizioni, contattare la Coop. Pacha Mama al numero 0861.212715.

18.9.08

Roseto degli Abruzzi, zona Ex-Monti: inquinate le falde

La falda dell’area dell’ex stabilimento Monti, in pieno centro a Roseto degli Abruzzi, è inquinata. Le analisi dell’ARTA, realizzate nell’agosto 2008, hanno accertato in 4 piezometri posti nel sito, attualmente interessato dalla realizzazione di un grosso intervento edilizio, un inquinamento da Cloroformio, Ferro e Manganese, superiore ai limiti del testo unico sull’ambiente (Decreto Legislativo n. 152/2006).
In particolare, nel piezometro n. 4 (referto ARTA n. 262-R/2008 del 5 agosto 2008), posto vicino alla ferrovia, il Cloroformio ha assunto valori di 12 microgrammi/litro quando il limite è di 0,15 microgrammi/litro. Sempre nel piezometro n. 4 il ferro ha assunto valori di 318 microgrammi/litro rispetto ad un limite di 200 e il manganese di 147 microgrammi/litro a fronte di un limite di 50. Nel piezometro 2 (referto ARTA n. 260-R/2008) il Cloroformio ha raggiunto il valore di 5,7 microgrammi/litro, simile al valore riscontrato nel piezometro n. 1 (5,3 microgrammi/litro). Sempre nel piezometro n. 1 (Referto ARTA n. 259-R/2008) si sono riscontrati i valori più alti di ferro e manganese: il ferro ha assunto valori di 1030 microgrammi/litro rispetto ad un limite di 200 e il manganese di 299 microgrammi/litro a fronte di un limite di 50.
Il WWF ricorda che le aree industriali dismesse dovrebbero essere monitorate attentamente attraverso un piano di caratterizzazione per individuare la presenza di eventuali residui inquinanti prima di restituirle agli usi residenziali.
Le analisi dello scorso agosto, da un lato sono molto preoccupanti perché indicano la presenza di inquinamento in un'area in pieno centro a Roseto e dall'altro destano sconcerto in quanto da circa un anno si stanno costruendo residenze sul sito beneficiando di un progetto PRUSST.
Il WWF sta procedendo ad un accesso agli atti presso tutti gli Enti coinvolti nel procedimento per capire come mai si accerti questo inquinamento solo oggi.
L'inalazione di cloroformio ha un effetto deprimente sul sistema nervoso centrale (da cui il suo effetto anestetico): un'esposizione prolungata può produrre danni al fegato e ai reni. Sperimentazioni su topi hanno dimostrato che l'esposizione durante la gravidanza può produrre aborti o nascite di cuccioli malformati. Sospetto cancerogeno, è stato bandito in molte nazioni dall'uso in prodotti farmaceutici o ausiliari (dentifrici, sciroppi, unguenti).
Il manganese può produrre danni al sistema nervoso e diversi studi hanno associato l'esposizione a questa sostanza al morbo di Parkinson.

Inquinamento sul Fiume Vomano

Una decina di discariche abusive, un canale di scarico di liquidi provenienti chissà da dove, inerti, eternit e quant’altro. Il tutto abbandonato lungo l’argine sud dell’alveo del fiume Vomano.
Un danno ambientale di proporzioni non indifferenti, scoperto dal Sindaco del Comune di Pineto Luciano Monticelli nel corso di un blitz organizzato con la collaborazione del Comando della polizia municipale (presenti il comandante Giovanni Cichella e alcuni agenti), dei volontari della protezione civile Gran Sasso Italia, coordinati dal responsabile Sandro Lelli, e di Carla Giansante, direttrice del laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico del Cerrano.Sono stati eseguiti prelievi in 5 diversi punti del fiume Vomano, dall’interno sino a raggiungere la foce. Sono stati anche catturati dei pesci, compresa un’anguilla, che verranno ora sottoposti a delle analisi particolari per accertare il tasso di inquinamento presente nei loro tessuti.“Abbiamo trovato di tutto”, ha commentato il sindaco Monticelli, “non mancava davvero nulla. C’erano persino dei bidoncini gettati in mezzo ai cespugli a ridosso degli argini, contenenti prodotti chimici utilizzati per realizzare pavimentazioni nelle strutture in costruzione. Più a monte abbiamo scoperto pezzi di autovetture abbandonati in prossimità del Vomano. Evidentemente qualche carrozziere ha gettato lì materiale che invece andrebbe smaltito diversamente”.

Il WWF si complimenta con l’Amministrazione Comunale di Pineto per l’iniziativa condotta nei giorni scorsi e per aver evidenziato lo stato di grave inquinamento riscontrato lungo le sponde del Fiume Vomano.
Negli anni passati, il WWF anche insieme all’Associazione Pro Vomano, aveva più volte denunciato lo stato di abbandono in cui versa il Fiume dove continuamente vengono create nuove discariche abusive con residui edili, elettrici, meccanici, alimentari e quant’altro.
Una situazione molto grave che denota uno scarso controllo del territorio estremamente pericoloso.
“La criminalità organizzata”, dichiara Umberto Di Loreto, del WWF Terre del Cerrano, “cerca luoghi come questi, facilmente raggiungibili e scarsamente controllati, proprio per localizzarci discariche abusive, anche di rifiuti pericolosi. È grave che alle nostre denunce degli anni, non siano mai seguiti atti concreti, perché in questo modo si lascia intendere che quel determinato territorio è terra di nessuno”.
Bene ha fatto quindi l’Amministrazione Comunale di Pineto ed il Sindaco Monticelli a compiere il blitz dei giorni scorsi, ma ora è necessario affrontare definitivamente questo problema.
“Le cose da fare si sanno”, dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo. “Vanno aumentati i controlli da parte delle Forze dell’Ordine, vanno poste delle telecamere di controllo nei luoghi dove normalmente vengono abbandonate i rifiuti, ma soprattutto, vanno chiusi gli accessi alla strada che costeggia il Fiume Vomano. Vanno poste delle sbarre chiuse con lucchetti le cui chiavi devono essere fornite solo a coloro che per lavoro o per motivi di sicurezza hanno necessità di percorrere quella strada: in questo modo si eviterà che tutti possano raggiungere facilmente l’alveo fluviale per scaricarci di tutto”.
Oltre a quello dell’abbandono dei rifiuti, il Fiume Vomano presenta moltissimi problemi: dall’erosione legata al rilascio di acqua dalle dighe dell’ENEL, alle escavazioni più o meno abusive nell’alveo, all’inquinamento da insediamenti agricoli, civili ed industriali, al taglio indiscriminato della vegetazione spondale che puntualmente qualche Amministrazione mette in atto. È ora che tutte queste tematiche vadano affrontate in maniera organica così da restituire dignità al principale corso d’acqua della provincia teramana.

14.9.08

Prevenire i rifiuti

La prevenzione della produzione dei rifiuti è il primo passo per una corretta gestione di tutto il ciclo delle merci. Dovremmo cercare di non utilizzare prodotti che, un secondo dopo il loro utilizzo, diventano un rifiuto e quindi un problema da smaltire.
Il condizionale è d'obbligo perché viviamo nella società dell'usa-e-getta in cui, per usare le parole di Gunther Anders, "...la produzione fa nascere i prodotti come scarti di domani".
A Teramo, in un bar del centro vige la pessima abitudine di fornire a tutti coloro che chiedono un caffè un bicchierino di plastica con un po' d'acqua presa da un distributore. Lo danno a tutti, anche a chi non lo richiede.
Pensate a quanti caffè si vendono ogni giorno in quel bar e quindi quanti bicchierini di plastica vengono consumati ogni giorno. Quanta energia viene sprecata per la produzione di quel bicchiere, quanta energia viene sprecata per trasportarlo dal luogo di produzione a quello di commercializzazione e distribuzione, quanta energia sarà sprecata per smaltire quel bicchiere che, oltretutto, non essendo avviato alla raccolta differenziata, dovrà essere smaltito in discarica.
Perchè? Perché non si può continuare a fare come si è sempre fatto, fornendo dell'acqua (di rubinetto) solo a coloro che la chiedono e dentro un comunissimo bicchiere di vetro riutilizzabile un numero infinito di volte?