4.2.20

Al via il Corso per educatore ambientale all’Oasi WWF Fosso Giardino di Martinsicuro

 
Sono aperte le iscrizione per il Corso di educatore ambientale presso l’Oasi WWF "Fosso Giardino" di Martinsicuro (TE). Il Corso è finalizzato alla formazione di base su principi ecologici, educazione ambientale, conoscenza del Sistema Oasi del WWF e in particolare dell’Oasi WWF “Fosso Giardino”.
Il corso si articola in 11 incontri, tutti con esperti del settore, e rappresentano anche un momento di confronto e di approfondimento per chi già opera nel campo dell’educazione e comunicazione ambientale. Saranno trattati temi di grande attualità come la tutela della biodiversità, i cambiamenti climatici, la gestione delle risorse umane, l’organizzazione di gruppi di lavoro e laboratori educativi, lo sviluppo del turismo responsabile. Si cercherà inoltre di fornire gli elementi di base utili per identificare le numerose specie vegetali e animali presenti nell’Oasi WWF “Fosso Giardino”.
Le lezioni si terranno presso l’Oasi WWF “Fosso Giardino” a settimane alterne a partire da sabato 8 febbraio e andranno avanti per un periodo di circa due mesi. Al termine ci sarà un incontro finale con la consegna degli attestati di partecipazione.
Per informazioni su partecipazione, iscrizione e costi scrivere a cooperativa.clematis@gmail.com o telefonare al numero 3443405302.

2.2.20

Aperitivi scientifici del WWF Teramo. Edizione 2020


5 nuovi appuntamenti con gli Aperitivi scientifici del WWF Teramo
Venerdì 21 febbraio ore 18
Filomena Ricci, Delegato WWF Abruzzo
Clandestini in città. La fauna arriva nei centri urbani

Venerdì 13 marzo ore 18
Alessandro de Ruvo, Fotografo di montagna
LAGALAND. Viaggio tra i paesaggi dei Monti della Laga

Venerdì 3 aprile ore 18
Adriano De Ascentiis, Direttore Oasi WWF Calanchi di Atri
La liquirizia in Abruzzo, una dolce radice

Venerdì 24 aprile ore 18
Mauro Fabrizio, ecologo
Orsi, lupi e… bufale. Fakenews e strafalcioni ai tempi dei social network

Venerdì 15 maggio ore 18
Luca Mennella, Metereologo e oceanografo
L’erosione costiera in Abruzzo: genesi, dinamiche e prospettive future

Stagioni - Bistrot all’italiana
Circonvallazione Ragusa n. 20 – Teramo

Uscire fuori dalla logica delle discariche

Discarica Santa Lucia di Atri (foto tratta da Cityrumors)
Dalla discarica di Atri a quella di Cerratina in Val di Sangro sale l’attenzione sul vecchio modello di gestione dei rifiuti ormai superato e insostenibile sia sul piano ambientale che su quello economico.
Cominciamo dalla infinita storia del terzo ampliamento (per 300mila mc) della discarica Santa Lucia di Atri: il progetto il 30 settembre dello scorso anno è stato bocciato in sede di Comitato di Valutazione di Impatto Ambientale, ma la Regione sta tergiversando invece di chiudere definitivamente la questione. Una situazione assurda, con il Consorzio Piomba-Fino che sembra voler ignorare la volontà dei suoi stessi soci (i Comuni) che non hanno alcun interesse a conferire il pattume in una discarica priva di impianti di trattamento: qualora se ne servissero, infatti, dovrebbero far transitare i rifiuti in altre strutture attrezzate e solo dopo conferire nell’impianto consortile con notevole aggravio dei costi di trasporto. Senza dimenticare che il Consorzio Piomba-Fino è stato commissariato, nelle more della costituzione dell’AGIR, proprio per avviare la sua definitiva chiusura: c’è da chiedersi perché mai un Ente destinato a “scomparire” debba arrogarsi il diritto di decidere del futuro di un territorio e di chi lo abita?
Ancor più assurda la vicenda della discarica di Cerratina che senza alcun progetto in atto ventila un ampliamento (ma bisognerebbe probabilmente chiamarla nuova discarica!) per ben 800mila mc.
«In un Abruzzo nel quale - sottolinea il presidente regionale di Legambiente, Giuseppe Di Marco - i Comuni Ricicloni con una raccolta differenziata superiore al 65% rappresentano il 60% del totale, non c’è più spazio per una politica delle discariche. Gestioni efficaci e ben organizzate, raccolta porta a porta, politiche di prevenzione, tariffazione adeguata per disincentivare la produzione dei rifiuti e aumentare la qualità dei diversi materiali raccolti, sono gli ingredienti fondamentali per lavorare alacremente sul riciclo, sull’utilizzo della materia prima seconda che ne deriva e sulla chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso gli impianti utili e necessari come i biodigestori anaerobici».
Bene hanno fatto gli imprenditori che in Val di Sangro si sono levati in protesta contro l’ampliamento. Non va dimenticato che negli ultimi anni più del 52% delle imprese ha investito in modelli produttivi sostenibili registrando significativi aumenti in fatturato (+58%), export (+49%) e occupazione (+41%) rispetto alle aziende che invece non hanno adottato la linea green (GreenItaly 2017, fonte Unioncamere). Gli effetti benefici dell’economia circolare sulla reputazione aziendale sono altrettanto evidenti: il 78% delle aziende europee che ha adottato pratiche o iniziative di circular economy ha visto crescere la propria reputazione (fonte Ipsos).
Con l’approvazione del pacchetto dell’economia circolare sono stati inoltre introdotti obiettivi per la preparazione al riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti (50% già quest’anno; 60% nel 2030; 65% nel 2035). Per raggiungere questi target occorre fin da ora impostare e adeguare la rete impiantistica a supporto di queste operazioni, in assenza della quale continuiamo ad assistere alla mancata chiusura del ciclo, al ricorso alle discariche e al trasferimento dei rifiuti raccolti verso altre regioni o all’estero.
La vera sfida è il trattamento e recupero della frazione organica, a partire da digestione anaerobica e compostaggio. Attualmente infatti la forsu rappresenta in Abruzzo circa il 43% del quantitativo raccolto con la differenziata. L’ultimo rapporto del CIC indica come ad oggi gli impianti di digestione anaerobica per il trattamento dell’organico ne intercettino appena 3 milioni di tonnellate, meno della metà, e in Abruzzo viviamo una realtà ancor più delicata tra ritardi (vedi impianto previsto nel Vastese dal consorzio Civeta che, invece, continua ad apparire sulla cronache per gli incendi in discarica) e vertenze territoriali diffuse che evidenziano una realtà complessa e confusa. Considerando che nei prossimi anni la raccolta differenziata dell’umido aumenterà ancora, è evidente la carenza impiantistica cui siamo di fronte, che costringe la nostra Regione a flussi in uscita non più accettabili, anche alla luce dell’autosufficienza prevista dall’ultimo Piano dei rifiuti già a partire dall’anno in corso. Per archiviare la stagione delle discariche serve dunque completare il sistema impiantistico per il riciclo e il riuso dei rifiuti, urbani e speciali, rendendo davvero autosufficiente la nostra Regione che a partire dallo scorso anno, da Piano regionale dei rifiuti esistente, dovrebbe operare appunto in autosufficienza. E non c’è finalità pubblica che giustifichi impianti sovradimensionati rispetto alle reali esigenze regionali, solo per garantire un’apparente sostenibilità economica che rischia di alimentare ancora gestioni private.
«Non serve – ha dichiarato il delegato Abruzzo del WWF Italia Filomena Ricci – continuare ad ammucchiare rifiuti in depositi dannosi per l’ambiente e sempre più grandi, così come non serve bruciarli. Occorre una seria politica che punti in primo luogo alla riduzione degli scarti anche attraverso il riuso e il riciclaggio. Per quanto riguarda la frazione organica anche il compostaggio domestico e quello di comunità, soprattutto in una regione come l’Abruzzo, possono offrire un contributo importante e vanno per questo incentivati. L’obiettivo dev’essere rifiuti zero e prima ancora discariche e bruciatori zero».

Basta con sbarramenti e cemento che uccidono i nostri fiumi


Il 25 gennaio in tutta Italia sono state organizzate quasi cento manifestazioni "La protesta dei pesci di fiume" contro l’idroelettrico selvaggio e per denunciare i troppi mali che affliggono i corsi d’acqua italiani e l’indifferenza della politica verso la crisi climatica in atto.
Le conseguenze dei cambiamenti climatici potrebbero, nell’arco di poche decine di anni, stravolgere il Paese. Un recente studio dell’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha evidenziato come il problema dell’innalzamento dei mari e segnatamente dell’Adriatico avrà a breve conseguenze drammatiche per le città costiere. Eppure la politica continua a trattare l’ambiente con drammatica incompetenza.
Un esempio per tutti: il decreto Rinnovabili FER 1 che non ha eliminato gli incentivi agli impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, com’era invece previsto nella bozza originale, fissando però, in ossequio alle direttive europee, dei criteri da rispettare. Criteri che invece si sta cercando di aggirare nella loro concreta applicazione aprendo la strada a un idroelettrico selvaggio che, a fronte di una irrisoria produzione di energia, creerebbe danni incalcolabili a fiumi e torrenti. 
Per questo 18 associazioni ambientaliste hanno chiesto al Ministro Costa di imporre una rigorosa applicazione delle norme, al fine di evitare che vengano concessi incentivi a centinaia di nuovi impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque.
In Abruzzo Legambiente e WWF hanno indetto un flash-mob alla foce del fiume Pescara, il maggiore corso d’acqua della regione e uno dei più tartassati.
Sul tema dell’idroelettrico il delegato del WWF Abruzzo, Filomena Ricci, il presidente di Legambiente Abruzzo, Giuseppe Di Marco, e il presidente del WWF Chieti-Pescara, Nicoletta Di Francesco, hanno presentato una “letterona” per il ministro Costa, di cui si riporta qui di seguito il contenuto:
Gent.mo Ministro Costa, 
dall’Abruzzo “regione verde d’Europa” le chiediamo di prescrivere la rigorosa applicazione delle Tabelle del Decreto Direttoriale 29 del Ministero dell’Ambiente, per evitare danni enormi agli ecosistemi fluviali. 
Il Decreto Rinnovabili non ha infatti eliminato gli incentivi agli impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, benché questo fosse inizialmente previsto. 
Per porre un argine al proliferare di progetti impattanti ha comunque condizionato le autorizzazioni al rispetto delle linee guida e delle Tabelle. 
Il rispetto delle Tabelle metterebbe un argine a quelle pratiche nefaste che hanno dato via libera a più di un migliaio di progetti in contrasto con la Direttiva Acque. 
La biodiversità acquatica rischia un danno immenso a fronte di un contributo di energia rinnovabile irrisorio. 
Ministro, non ci deluda.

22.1.20

Ampliamento della discarica di Atri: se 11 anni non sono sufficienti...

Una manifestazione ad Atri contro il terzo ampliamento della discarica
La storia del terzo ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri non ha fine. Dopo 11 anni il Commissario del Consorzio Piomba-Fino sembra ancora non avere le idee chiare sugli impatti ambientali che un ampliamento di 300.000 mc comporterebbe.
La Regione si ostina a tenere aperto un procedimento che si sarebbe dovuto chiudere dopo il parere del suo Comitato VIA espresso il 30 settembre dello scorso anno.
Ma tutta la vicenda dell’ampliamento è incredibile e si basa sulle proroghe che hanno contribuito a creare confusione nel procedimento regionale a tutto vantaggio del Consorzio Piomba-Fino.
Il Consorzio sembra puntare tutta la sua esistenza proprio sull’ampliamento della discarica, non interessandosi delle volontà dei suoi soci (i Comuni) che, al contrario, non hanno alcun interesse a conferire rifiuti in una discarica senza impianti di trattamento: qualora se ne servissero, infatti, dovrebbero far trattare i rifiuti in altri impianti e solo dopo conferire nell’impianto consortile con notevole aggravio dei costi di trasporto.
 
Riassumendo la lunga vicenda…
Il 30 settembre 2019 il Comitato VIA della Regione Abruzzo boccia il progetto dell’ampliamento della discarica e invia al Consorzio Piomba-Fino il preavviso di rigetto ai sensi dell’art. 10-bis della Legge n. 241/90 che recita: “Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l’autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo…".
Incredibilmente, il Consorzio, non solo lascia passare i dieci giorni previsti dalla legge senza produrre nulla, ma chiede ancora una proroga e ottiene, con nota dalle Regione Abruzzo del 30 ottobre 2019, ulteriori 90 giorni per svolgere le proprie controdeduzioni.
Già l’inerzia dimostrata dal 2009 (anno dell’apertura della pratica sull’ampliamento) ad oggi sarebbe motivo sufficiente per chiudere la questione, ma nel caso specifico precise previsioni normative avrebbero dovuto spingere la Regione a pronunciarsi in maniera definitiva e negativa.
Non solo! Il 16 gennaio 2020 il Consorzio Piomba-Fino ha inviato le proprie osservazioni al preavviso di rigetto, ma sembra che neppure questi ulteriori 90 giorni siano bastati.
Il Consorzio, infatti, continua ad utilizzare le stesse motivazioni progettuali senza spiegare come intende superare le problematiche ambientali che l’ampliamento provocherebbe e che il Comitato VIA della Regione Abruzzo ha messo in luce.
Oltretutto, in base alla Direttiva “Habitat”, l’ampliamento della discarica, potendo avere effetti sul vicino Sito di Interesse Comunitario, oggi Zona di Conservazione Speciale, deve essere sottoposto a Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) con lo scopo di salvaguardare l’integrità dell’area. Ma dalla lettura della nota del Consorzio del 16 gennaio si evince che non è stato ancora definito lo studio della VINCA che si sarebbe dovuto chiudere in fase progettuale. Dunque il procedimento VINCA, che si conclude con il parere del Comune di Atri, non sembra proprio che sia stato acquisito.
Come intende procedere ora il Comitato VIA della Regione Abruzzo?
Non può riaprire un procedimento che di fatto è già chiuso. Se la pratica dovesse comunque andare avanti si prospettano dunque ulteriori problemi che, come WWF, evidenzieremo in tutte le sedi, compresa quella giudiziaria.
WWF, Comune, Riserva regionale dei Calanchi di Atri e Comitato locale hanno già chiesto al presidente Marsilio e all’assessore Campitelli un incontro per affrontare le particolarità di questo procedimento e conoscere definitivamente la posizione della Regione Abruzzo, non solo sull’ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri, ma sull’intero sistema di gestione dei rifiuti abruzzese che sembra davvero vivere da anni una pericolosa situazione di stasi.
Del resto, il Consorzio Piomba-Fino, nelle more della costituzione dell’AGIR, è stato commissariato proprio per avviare la sua definitiva chiusura: perché un Ente destinato a “scomparire” deve decidere del futuro di un territorio e di chi lo abita?
 
Scheda sull’impatto dell’ampliamento.
Le motivazione opposte dal Comitato VIA della Regione Abruzzo alla fine di settembre erano già state evidenziate nelle osservazioni presentate dal WWF Abruzzo e dalla Riserva dei Calanchi di Atri. L’area interessata dal progetto non appare compatibile con i Criteri Localizzativi del Piano Regionale Gestione Rifiuti approvato con Delibera del Consiglio Regionale n. 110/8 del 2 luglio 2018, tanto che lo stesso Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo il 30 settembre 2019 ha espresso parere negativo.
Riassumendo, l’area interessata:
  • è ricompresa, in parte, tra le aree sottoposte a vincolo idrogeologico e nelle aree di pregio agricolo (zone indicate dai Disciplinari di produzione delle uve destinate alla produzione di vini a IGT “Colli Aprutini” e a DOC “Montepulciano Colline Teramane DOCG”);
  • è a rischio idrogeologico (in parte in un’area a rischio moderato RI e in un’area a pericolosità elevata P2);
  • dista solo 400 m dal Sito di Interesse Comunitario, oggi Zona di Conservazione Speciale, “Calanchi di Atri” (codice IT7 120083);
  • è parzialmente ricompresa nella fascia di rispetto dei 150 m dal Fosso Campratone.
Il Comitato VIA della Regione Abruzzo ha poi individuato una carenza negli studi idrogeologici e li ha ritenuti "non idonei a dimostrare l’assenza di falda nonché il franco di tre metri dal piano di imposta dei rifiuti rispetto alla massima escursione della falda come indicato nel D.Lgs. 36/2003".

20.1.20

Si progettano nuovi impianti sciistici e manca la neve

 
L'intervento di Filomena Ricci, delegata regionale del WWF Abruzzo, e Dante Caserta, vicepresidente nazionale del WWF Italia, pubblicato su Il Centro il 17 gennaio scorso.
 
La cronaca giornalistica di questi ultimi giorni ci restituisce un’immagine surreale della nostra regione. Da un lato il totale fallimento della gestione e della manutenzione persino delle infrastrutture principali (quelle di secondo piano sono allo sfascio da tempo), dall’altro la presentazione di pesanti infrastrutturazioni in montagna.
A fronte di una mancanza di neve e di intere settimane con temperature ben al di sopra della media stagionale, invece di pianificare interventi per il contrasto all’innalzamento della temperatura e per l’adattamento ai cambiamenti climatici ormai in atto, frotte di amministratori locali e regionali presentano nuovi faraonici progetti di impianti sciistici.
Per tutte le vette dell’Appennino abruzzese, anche se sono all’interno di aree naturali protette di valenza internazionale, si mettono in cantiere nuove seggiovie, nuove piste da sci e, siccome non c’è neve, nuovi impianti di innevamento artificiale. Nonostante le stazioni sciistiche siano in perdita, nonostante la maggior parte continuino ad essere chiuse a gennaio per mancanza di neve, nonostante non si trovi nessun imprenditore disposto a investire di tasca propria su attività che sopravvivono solo grazie ad investimenti pubblici di milioni e milioni di euro ogni anno, dalla Regione arriva l’impegno a costruire nuovi bacini sciistici che, se realizzati, andranno e distruggere aree sino ad oggi incontaminate. Si arriva a prevedere un trenino ad idrogeno per collegare stazioni sciistiche mentre abbiamo un trasporto pubblico che vede i pendolari sempre più vessati tra pullman fatiscenti e treni soppressi…
L’immagine che ne viene fuori è fin troppo abusata: i concertisti che continuano a suonare mentre il Titanic affonda.
Non sapevano fare altro i concertisti, non sanno fare altro i nostri amministratori che propongono investimenti su un modello di sviluppo ambientalmente insostenibile e ormai economicamente esaurito da oltre 20 anni.
Ma la domanda che dovremmo porci è questa: noi abruzzesi che esprimiamo questa classe dirigente, sempre uguale nonostante l’abituale avvicendamento quinquennale tra centrodestra e centrosinistra, siamo in grado di chiedere qualcosa di nuovo? Esiste una società civile capace di ottenere dalla politica di porre al centro dello sviluppo la tutela dell’ambiente, patrimonio indispensabile per la nostra vita e il nostro benessere e da cui dipende qualsiasi crescita economica e sociale? Siamo in grado di trasformare la sacrosanta partecipazione alle marce dei Fridays for future in impegno costante e giornaliero per progettare insieme un presente e un futuro diversi?

8.1.20

Lupi nella Riserva del Borsacchio? Più verifiche e meno allarmismo

 
Questa mattina la stampa locale ha riportato la notizia di alcune pecore ritrovate morte nella Riserva regionale del Borsacchio.
È necessario che la ASL e gli altri organismi competenti procedano rapidamente alle dovute verifiche per capire la ragione dei decessi e se questi siano imputabili a lupi o a cani rinselvatichiti o ad altre cause ancora perché la gestione faunistica non può essere improvvisata e prima di giungere alle conclusioni si deve accertare quanto è accaduto.
Purtroppo per la Riserva regionale del Borsacchio si paga l’immobilismo del Comune di Roseto degli Abruzzi che dal 2005 non ha voluto creare l’organo di gestione della riserva né adottare il Piano di assetto naturalistico previsto dalla legge istitutiva della riserva. Questo fa sì che non vi è alcuna pianificazione e programmazione di attività di monitoraggio e ricerca sulle specie presenti, né di tutela e valorizzazione delle attività compatibili all’interno dell’area protetta (come la pastorizia), al di là delle azioni di sensibilizzazione e promozione dei volontari che però non possono sostituirsi alle istituzioni.
In ogni caso, qualora si verificasse che si tratta realmente di lupi, possono essere messi in atto sistemi di prevenzione che consentono la convivenza tra questo predatore – peraltro fondamentale per riequilibrare la presenza di cinghiali e altri ungulati – e le attività agrosilvopastorali.
Il lupo si sta effettivamente espandendo in maniera spontanea su tutto l’Appennino centrale ed è normale che sia presente all’interno di aree naturali protette, come la Riserva del Borsacchio, che vengono istituite proprio per difendere le specie animali e vegetali, ad iniziare da quelle protette come il lupo. Catturare e spostare questi animali nei “luoghi di montagna” come è stato ipotizzato, oltre che vietato dalla legge, è del tutto inutile perché l’areale è ormai questo e il lupo ben presto tornerebbe nell’area.
Meglio affrontare il problema in maniera scientifica seguendo l’esempio di tante altre aree protette, ad iniziare dalla vicina Oasi WWF Riserva regionale dei Calanchi di Atri. Innanzitutto va garantita la rapida e puntuale verifica da parte di personale veterinario specializzato della ASL ogni qual volta si registrano casi del genere. In secondo luogo, se viene riscontrata la presenza di lupi, non ci sono motivi di preoccupazione perché, da un lato, non si registrano in Italia episodi di aggressione all’uomo da parte del lupo, dall’altro, possono essere messi in atto sistemi di prevenzione come i cani pastori e i recinti elettrificati che consentono di salvaguardare le pecore in maniera semplice ed efficace. Da ultimo, qualora si dovessero verificare ugualmente delle perdite vanno garantiti rimborsi rapidi da parte della Regione.
Come WWF siamo disponibili da subito ad avviare sul territorio della Riserva del Borsacchio momenti formativi sulla gestione della fauna così come avviene in tante altre realtà dove si sta garantendo la convivenza tra attività umane e presenze faunistiche.

6.1.20

Giovedì 9 gennaio il caso Wash torna al Comitato VIA


Giovedì 9 gennaio il caso della realizzazione di una piattaforma per il trattamento di rifiuti liquidi a Nereto avanzata dalla Ditta Wash torna al Comitato VIA della Regione Abruzzo.
Contro questo progetto si stanno pronunciando tantissimi cittadini riuniti anche in comitati, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria ed enti locali.
Durante la conferenza dei servizi del 20 dicembre scorso, il Comune di Nereto, rappresentato dal sindaco e dai suoi tecnici, aveva evidenziato tutte le problematiche del procedimento seguito e dell’impatto ambientale, ribadendo la contrarietà dell’Amministrazione Comunale alla realizzazione dell’impianto.
Tutta la situazione autorizzativa appare estremamente problematica.
Parallelamente alla procedura VIA relativa all’apertura dell’impianto di trattamento rifiuti liquidi non pericolosi era stata convocata dal Genio Civile di Teramo una conferenza dei servizi per la sanatoria della domanda di concessione per il prelievo di acqua per un impianto esistente di lavanderia industriale (che quindi avrebbe operato senza tutte le necessarie autorizzazioni).
Il Servizio Valutazioni Ambientali della Regione aveva deciso di unire le due procedure nel Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), ma il Genio Civile di Teramo aveva dichiarato che non si sarebbe potuto inserire la propria procedura nel PAUR, provocando così la marcia indietro della Regione che ha rinviato, in autotutela, i verbali delle due conferenze al Comitato VIA regionale. Durante la conferenza del 20 dicembre scorso era stato poi richiesto un sopralluogo presso l’impianto esistente che è stato poi effettuato il 27 dicembre.
La procedura, quindi, appare sempre più confusa nonostante sia stata avviata nel 2017!
Dal punto di vista ambientale il WWF ribadisce come l’area del bacino del torrente Vibrata vada bonificata e non gravata da ulteriori impianti industriali.
Il “Piano di Tutela delle Acque” regionale classifica lo stato ecologico del bacino del Vibrata come “cattivo”. Del resto sono numerose le pressioni esistenti: ne sono state riscontrate ben 19, tra cui le prevalenti sono i depuratori di acque reflue urbane, i siti industriali abbandonati, i prelievi ad uso industriali, l’abbandono di rifiuti, le discariche da sottoporre a bonifiche e quelle con superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione. Non a caso nel Piano per il Vibrata si può leggere: “il corpo idrico presenta criticità nel tratto a monte, dovuta ad una scarsa portata idrica per più periodi durante l'anno in cui la portata del fiume è data solamente dallo scarico dell’impianto di S.Egidio (conforme). Si tratta di un corpo idrico con delle pressioni antropiche elevatissime rispetto alla portata dello stesso e alla capacità autodepurativa. Il carico di reflui urbani è elevatissimo e costituisce l'intera portata del corpo idrico. Anche le pressioni agricole sono notevoli e l’area è una Zona Vulnerabile da Nitrati di origine agricola”. Ulteriori studi evidenziano problematiche nella falda, nelle acque superficiali e in tutta la piana del Vibrata.
Il WWF ritiene che non ci siano le condizioni per autorizzare nuovi impianti lungo il torrente Vibrata e che vadano messe in atto tutte le azioni per il risanamento dell’area a partire dalla rinaturalizzazione del corso d’acqua.

Volontari al lavoro per la Riserva del Borsacchio

Siamo stati in tanti a dedicare una mattinata alla pulizia della Riserva regionale del Borsacchio. Una bella esperienza di volontariato e impegno sociale.



















3.1.20

Domani "Puliamo noi" alla Riserva regionale del Borsacchio


Il 2020 non poteva iniziare in modo diverso per la Riserva regionale del Borsacchio a Roseto Degli Abruzzi.
Dopo le grandi piogge e le mareggiate la spiaggia è stata invasa dai rifiuti, in particolare dalla plastica.
L'Associazione Guide del Borsacchio e il WWF Teramo hanno organizzato una giornata di pulizia della spiaggia a mano. Un evento importante, inserito in un piano nazionale di volontariato per la riduzione delle plastiche del WWF e organizzato in collaborazione con le grandi associazioni ambientaliste e le associazioni locali.
Il raduno è alle 9.45 a Roseto in via Makarska al Lido D’Abruzzo.
Verranno distribuiti guanti e buste ai partecipanti. Consigliamo di portare guanti robusti e buste extra da casa.
Serve l’aiuti di tutti. Il lavoro da fare è tanto. Invitiamo quindi tutti ad unirsi e stare insieme una mattina per dare un segnale di speranza e di rispetto per l’ambiente.
Trovate l'evento Facebook qui. Diffondete, grazie!