16.6.18

A Pescara la campagna WWF “Spiagge e mare Plastic Free” con sit-in “Il mare del futuro?”


Con un sit-in in piazza Primo Maggio a Pescara anche l’Abruzzo è stato toccato dalla campagna “Spiagge e mare Plastic Free” lanciata dal WWF Italia per salvare il mare e le coste dalla plastica.
Questa mattina i volontari dell’Associazione hanno allestito nel centro del capoluogo adriatico la mostra “Il mare del futuro?”, una esposizione del tutto particolare frutto della raccolta simbolica di materiale spiaggiato lungo il litorale abruzzese. L’iniziativa, che ha il patrocinio della Regione Abruzzo Settore Ambiente e del Comune di Pescara, è all’interno delle azioni del progetto GenerAzioneMare che il WWF Italia ha lanciato lo scorso anno per la difesa delle coste e dei mari italiani.
“L’Italia è al centro del Mar Mediterraneo, un mare piccolo rispetto agli Oceani, appena l’1% dei mari del mondo, ricco di biodiversità, ma con un’impronta umana insostenibile per l’inquinamento da plastica: nel bacino del Mediterraneo si concentra infatti il 7% della microplastica globale”, ha dichiarato Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia. “Il Mare nostrum si sta trasformando in un mare di plastica e l’impatto sulle specie marine e sulla salute umana è enorme come abbiamo testimoniato nel nuovo report “Mediterraneo in trappola: salvare il mare dalla plastica” lanciato dal WWF Italia nelle scorse settimane. Non possiamo permettere che il Mediterraneo soffochi nella plastica: i danni che stiamo facendo al mare si stanno ripercuotendo su noi stessi”.

Il report del WWF delinea un quadro estremamente grave.
In Europa viene prodotto ogni anno un enorme quantitativo di rifiuti plastici: ben 27 milioni di tonnellate di cui solo un terzo è riciclato! La metà di quelli prodotti in Italia, Francia e Spagna finisce ancora in discarica mentre una percentuale consistente è abbandonata nell’ambiente. Il risultato è che centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti invadono il Mar Mediterraneo alterando pericolosamente gli equilibri ecosistemici e la biodiversità marina.
Lungo le coste mediterranee vivono 150 milioni di persone che producono tra i maggiori quantitativi di rifiuti solidi urbani procapite al mondo (208/760 kg/anno). E con la stagione turistica si genera un aumento del 40% dell’inquinamento da plastica. I rifiuti plastici sono trasportati dai grandi fiumi come il Nilo, l’Ebro, il Rodano, il Po che sfociano in mare dopo aver attraversato aree densamente popolate.
La plastica rappresenta oggi il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge del Mediterraneo e proviene in ordine da Turchia, Spagna, Italia, Egitto e Francia. Tra le radici profonde dell’inquinamento da plastica ci sono ritardi e lacune nella gestione dei rifiuti nella gran parte dei Paesi del Mediterraneo.
La plastica è un nemico invasivo e spietato, difficile da quantificare (e quindi da sconfiggere) e che ormai è entrato nella catena alimentare.
Le microplastiche, frammenti più piccoli e insidiosi, raggiungono nel Mar Mediterraneo concentrazioni record di 1,25 milioni di frammenti per chilometro quadrato, quasi 4 volte superiori a quelle registrate nell’Isola di plastica dell’Oceano Pacifico settentrionale. Questi frammenti piccolissimi, presenti anche in moltissimi detergenti, entrano nella catena alimentare minacciando così un gran numero di specie animali e mettendo a rischio anche la salute umana.
Le macroplastiche invece feriscono, strangolano e causano spesso la morte di animali come tartarughe e uccelli marini: un grave pericolo per le 134 specie tra pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini che vivono nel Mar Mediterraneo. Nello stomaco di tutte le specie di tartarughe presenti nel bacino si ritrova la plastica con il caso limite di un individuo in cui sono stati trovati ben 150 diversi frammenti!
Inoltre la plastica galleggiante è una vera e propria spugna che assorbe i contaminanti marini, come pesticidi e ftalati, che poi rilascia nello stomaco degli organismi che la ingeriscono. Ogni singolo frammento di plastica può essere colonizzato da alghe, microrganismi e batteri, anche pericolosi come i vibrioni, tanto da creare un vero e proprio nuovo ecosistema chiamato plastisfera: il 78% di questi contaminanti è tossico, persistente e si accumula nei tessuti animali.
L’ingente presenza di plastica oltre che per la biodiversità e la salute è una grave minaccia anche per importanti settori economici del Mar Mediterraneo, soprattutto pesca e turismo. Il fenomeno costa al settore della pesca dell’Unione Europea circa 61,7 milioni di euro l’anno in quanto determina minori catture, e quindi minori entrate, danni a imbarcazioni e attrezzi da pesca, nonché riduzione della domanda da parte dei consumatori preoccupati dalla presenza di plastica nel pesce.
“Quello che accade in tutto il Mar Mediterraneo, accade anche nel mare davanti alla costa abruzzese”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo. “Il materiale che abbiamo raccolto sulle nostre spiagge in questi ultimi giorni e che è alla base della mostra “Il mare del futuro?” ne è una prova. In pratica con le mareggiate e le correnti il mare ci restituisce una parte dei rifiuti che noi buttiamo. E non a caso abbiamo voluto fare questo sit-in proprio nella città più grande della regione, una dei centri più importanti del Mar Adriatico: vogliamo far vedere a tutti i danni che comportamenti sbagliati stanno producendo al nostro mare, per far capire anche quanto è importante agire subito per correre ai ripari”.
E proprio per questo il WWF ha lanciato una petizione con quattro richieste al Governo e al Parlamento:
  • impegnarsi affinché venga alla luce al più presto la Direttiva europea che vieta 10 prodotti di plastica monouso;
  • si introduca una cauzione sugli imballaggi di plastica monouso;
  • sia vietato l’uso di microplastiche in tutti i beni di consumo;
  • vengano finanziati la ricerca e il recupero delle reti da pesca di plastica fantasma che vengono tuttora abbandonate in mare.





















11.6.18

Il Fratino in bicicletta







 
Sabato scorso, in Largo San Matteo a Teramo, sono stati presentati i risultati del lavoro degli studenti che hanno partecipato al progetto multidisciplinare di educazione ambientale voluto dall'Istituto Comprensivo “D’Alessandro – Risorgimento” e dal WWF Teramo sulla mobilità sostenibile e sulla tutela della costa e delle sue specie.
Il progetto ha coinvolto quattro classi delle medie inferiori dell’Istituto, per un totale di circa 80 ragazzi, che hanno così trattato il tema della mobilità sostenibile (treno + bici) insieme a quello della protezione della biodiversità costiera.
I ragazzi hanno avuto modo di andare in sicurezza da Teramo a Giulianova in treno e da lì, percorrendo piste ciclabili, in bici fino ad Alba Adriatica, osservando i diversi ambienti costieri e le specie che li abitano a partire dal Fratino, piccolo trampoliere simbolo delle spiagge. Ad Alba Adriatica hanno infine vistato la Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare.
Il progetto è la somma di due diversi interventi: “Il mondo del Fratino” portato avanti dall’associazione ambientalista, e “A scuola in bicicletta”, promosso dalla scuola. Gli insegnanti di scienze motorie sono stati impegnati nelle esercitazioni pratiche di educazione stradale e di tecnica di guida con la bicicletta, mentre quelli di scienze, grazie alla collaborazione dei volontari del WWF Teramo, hanno fatto conoscere la ricchezza della natura presente sul nostro litorale e i pericoli che corre.
I ragazzi hanno partecipato anche ad incontri in classe e hanno lavorato insieme alla realizzazione di cartelloni esplicativi sull'esperienza svolta, raccontando così quanto hanno potuto apprendere nel corso del progetto.
Grande entusiasmo e partecipazione da parte degli studenti coinvolti che hanno sperimentato in sicurezza due sistemi di trasporto non inquinanti, hanno svolto attività sportiva all’aria aperta e hanno conosciuto la flora e fauna del nostro litorale.

6.6.18

La vicenda dell’acquifero del Gran Sasso si tinge di giallo!

 
Lunedì 4 giugno, alle ore 21, la cassetta di posta elettronica dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, insieme a quelle di altri organismi, ha ricevuto da un indirizzo sconosciuto una Relazione denominata “Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN – Affidamento di incarico professionale finalizzato allo studio ed alla definizione delle possibili soluzioni alternative volte alla razionale captazione e distribuzione delle acque potabili ed all’eventuale adeguamento della rete delle acque non potabili all’interno dei laboratori sotterranei”.
La Relazione, composta di 43 pagine, è datata “Roma marzo 2018” e fa riferimento ad un incarico affidato il 28 luglio 2017.
Il documento non contiene informazioni particolarmente rilevanti: trova però piena conferma la situazione di pericolo esistente dato che si parla di “rischio elevato di inquinamento della risorsa idrica”. Vengono prospettati vari interventi da fare in tempi brevi che richiederebbero circa 10 milioni di euro mentre non ci sono impegni sulla possibilità di allontanare dai Laboratori sotterranei le sostanze pericolose stoccate.
Non sappiamo se il documento arrivato sia vero o meno, né sappiamo da chi e perché ci sia stato trasmesso. Quello che sappiamo è che gli Enti competenti dovrebbero relazionare in maniera pubblica sullo stato dell’arte essendo trascorso più di un anno dall’8 maggio 2017, quando l’ennesimo incidente provocò il divieto di consumo di acqua in gran parte della provincia di Teramo: 13 mesi e ancora non è stato presentato un vero progetto per la messa in sicurezza definitiva dell’acquifero, nonostante ormai tutti riconoscano che si sia di fronte ad una situazione di rischio poiché il sistema di captazione delle acque, legato alle opere di drenaggio delle gallerie autostradali e dei Laboratori di Fisica Nucleare, non è sicuro.
Come Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, fin dalle nostre prime uscite nel maggio 2017, abbiamo chiarito che non era nostra intenzione rincorrere l’ultimo scoop o andare alla ricerca di documenti più o meno segreti. Già in passato le Associazioni ambientaliste avevano svolto questo ruolo, portando alla luce per la prima volta all’inizio degli anni 2000, i problemi di interferenza sull’acquifero del Gran Sasso delle gallerie autostradali e dei Laboratori sotterranei dell’INFN, le quantità di materiale pericoloso stoccato nei Laboratori e una serie di incidenti verificatisi nel corso degli anni e tenuti nascosti.
Oggi, passati quasi 20 anni, riteniamo che non debbano essere le associazioni di volontariato a trasformarsi in investigatori, ma che debbano essere gli Enti competenti a fornire documenti e informazioni in maniera trasparente e tempestiva affinché i cittadini possano essere a conoscenza di quanto si sta decidendo su un bene così prezioso come l’acqua e possano essere protagonisti consapevoli delle scelte decisionali.
Purtroppo, invece, almeno fino ad oggi, ci siamo dovuti confrontare con un vero e proprio muro di gomma. La Regione Abruzzo, in particolare, non ha mai voluto consentire il confronto con la società civile, vietandoci persino la partecipazione da auditori alla “Commissione tecnica per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso”.
Ci attendiamo che si faccia chiarezza su questa Relazione, ma soprattutto che la Regione finalmente si apra al confronto reale con i cittadini e con quanti in questi anni hanno per primi individuato i problemi e poi hanno cercato di dare il proprio contributo in termini di partecipazione e collaborazione, coinvolgendo migliaia e migliaia di abruzzesi. 

5.6.18

Scuola e WWF, insieme per la mobilità sostenibile e la tutela degli ecosistemi costieri


La mobilità sostenibile e la tutela della costa e delle sue specie unite nel progetto di educazione ambientale che ha visto lavorare insieme il WWF Teramo e l’Istituto Comprensivo “D’Alessandro – Risorgimento”.
Un progetto multidisciplinare che è la somma di due diversi interventi: “Il mondo del Fratino” portato avanti dall’associazione ambientalista e “A scuola in bicicletta” promosso dalla scuola.
Un progetto che ha visto gli insegnanti di scienze motorie impegnati nelle esercitazioni pratiche di educazione stradale e di tecnica di guida con la bicicletta e gli insegnanti di scienze, grazie alla collaborazione dei volontari del WWF Teramo, nella promozione e conoscenza della “Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare” di Alba Adriatica.
Le prime classi delle medie inferiori dell’Istituto hanno così avuto modo di andare in sicurezza da Teramo a Giulianova in treno e da lì, percorrendo piste ciclabili, in bici fino ad Alba Adriatica, osservando così i diversi ambienti costieri e le specie che li abitano a partire dal Fratino, piccolo trampoliere simbolo delle spiagge.
Oggi si è svolto l’evento finale del progetto in cui i ragazzi, sempre accompagnati dagli insegnanti e dai volontari del WWF, hanno visitato la “Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare” alla presenza di rappresentanti della FIAB e dell’Associazione di albergatori “Albatour”.
Grande entusiasmo e partecipazione da parte dei ragazzi che hanno potuto sperimentare un sistema di trasporto non inquinante, hanno svolto attività sportiva all’aria aperta e hanno conosciuto la flora e fauna del nostro litorale.
 

3.6.18

Vogliamo le ciclabili!

Eravamo tante e tanti, sabato 2 giugno, per l'ottava edizione della Biciclettata Adriatica.
Da Francavilla al Mare e da San Benedetto del Tronto, da sud e dal nord siamo partiti in bici per incontrarci a Pineto. Vogliamo che la Ciclovia Adriatica diventi una realtà e vogliamo politiche concrete per la mobilità sostenibile.