16.5.17

Cosa è successo tra l'8 e il 9 maggio alla nostra acqua?

 
Cosa è successo tra l'8 e il 9 maggio alla nostra acqua?
Una semplice domanda a cui l'Osservatorio indipendente sulle acque del Gran Sasso proverà a dare una risposta sabato 20 maggio alle ore 16.30 presso la sala  polifunzionale della Provincia in via Comi n. 11 a Teramo.
Abbiamo invitato a confrontarsi tutti i soggetti che hanno gestito l'emergenza: ARTA, ASL e Ruzzo Reti.
Sono invitati tutti i cittadini e i rappresentanti di tutte le Istituzioni.
Non mancate!

13.5.17

Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso: prime iniziative


Ieri sera si è svolta una prima riunione dell’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso. L’Osservatorio, nato su iniziativa di alcune associazioni cittadine, vede ad oggi la partecipazione di: WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura Laga, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia e FIAB.
L’adesione è aperta a tutte le associazioni interessate e a tutti i cittadini che vogliono impegnarsi su questa problematica. E sono già tanti i singoli cittadini che hanno segnalato la loro disponibilità anche come professionisti (avvocati, medici, biologi, ecc.).
C’è molta preoccupazione, ma anche una grandissima volontà di partecipazione alla quale tutti sono chiamati a dare una risposta.
L’Osservatorio si muoverà su tre obiettivi principali:
  1. Verificare cosa è successo tra l’8 e il 9 maggio (e nei giorni immediatamente precedenti). Non è scopo dell’Osservatorio fare indagini, perché per quello c’è già l’inchiesta della magistratura che verificherà eventuali responsabilità. Né interessa all’Osservatorio partecipare alla ricerca dell’ultima analisi mancante. Il compito dell’Osservatorio sarà quello di pretendere dagli Enti competenti di fare quello che impone la legge e che imporrebbe il loro stesso mandato di gestori di un bene primario come l’acqua: essere trasparenti!
  2. Avviare un confronto con gli Enti competenti per comprendere cosa non funziona nel sistema di approvvigionamento idrico dal Gran Sasso. Come sappiamo l’acqua del Gran Sasso è prelevata nelle immediate vicinanze di due realtà potenzialmente inquinanti: i Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e i trafori autostradali A24. Su questo sistema sono stati spesi milioni di euro, più di 80 solo attraverso la struttura commissariale. Cosa si voleva fare? Cosa è stato fatto? Cosa non è stato fatto? Anche su questo gli Enti competenti hanno l’obbligo di informare i cittadini.
  3. Comprendere quali sono gli attuali programmi per la messa in sicurezza definitiva delle acque del Gran Sasso. Sappiamo che sono in corso da mesi delle riunioni a livello regionale che stanno ipotizzando nuovi interventi. Anche per questo aspetto è indispensabile che le istituzioni informino i cittadini e si aprano al confronto.
Per perseguire questi obiettivi l’Osservatorio, oltre ad aver avviato l’accesso agli atti per raccogliere informazioni, intende organizzare innanzitutto una serie di incontri pubblici aperti a tutti per confrontarsi con le istituzioni che stanno gestendo queste problematiche.
Sul primo aspetto inviteremo ARTA, ASL e Ruzzo Reti SpA ad un confronto pubblico già nella prossima settimana, e porremmo loro una semplice domanda: “Cosa è successo?”. È doveroso, infatti, che i tre soggetti che hanno gestito l’emergenza raccontino nel dettaglio cosa si è verificato e come funziona il sistema di allerta in caso di situazioni problematiche. Come Osservatorio siamo fiduciosi che questi organi vorranno approfittare di questa occasione per informare la cittadinanza.
La prossima riunione dell’Osservatorio è fissata per martedì 16 maggio alle ore 18 presso la sede del WWF in via De Vincentiis n. 1 (Edificio Croce Rossa) a Teramo.

11.5.17

L’Abruzzo protagonista della campagna per la salvaguardia del Fratino

 
Nei prossimi giorni l’Abruzzo sarà protagonista della campagna per la salvaguardia del Fratino. Aderendo alla Giornata Nazionale del Fratino promossa in tutta Italia dal Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino, iniziative si svolgeranno il 12 Maggio nella Riserva regionale della Lecceta di Torino di Sangro, il 13 maggio nell’area del vastese e nella Riserva regionale del Borsacchio, il 14 maggio a Martinsicuro e a Pescara, il 15 maggio a Pineto, il 16 maggio ad Alba Adriatica e Tortoreto e il 17 maggio a Giulianova.
In particolare l’Area Marina Protetta Torre di Cerrano, il WWF Teramo e i volontari della Riserva naturale del Borsacchio hanno lanciato tre diverse iniziative sulla costa teramana per la tutela di questo piccolo limicolo in forte decremento e a serio rischio di estinzione a causa delle difficoltà riproduttive che incontra lungo le spiagge dove depone le uova.
I dati rilevati con i censimenti negli ultimi quattro anni dimostrano che la nidificazione del Fratino avviene in maggioranza all’interno di aree protette costiere che in provincia di Teramo sono la Riserva regionale del Borsacchio e l’Area Marina Protetta Torre Cerrano. È quindi importante porre particolare attenzione alle attività di pulizia delle spiagge per cui è fondamentale la collaborazione dei comuni: a fronte di una riuscita della riproduzione con alte percentuali nei Comuni di Pineto e Silvi, dentro e fuori le zone più delicate dell’Area Marina Protetta, nel Comune di Roseto degli Abruzzi, che ancora non trova un percorso gestionale della Riserva del Borsacchio, le percentuali di successo riproduttivo scendono.
 
I tre appuntamenti:
 
Sabato 13 maggio nella Riserva regionale del Borsacchio.
Uscita di osservazione ornitologica guidata dagli esperti nella Riserva. L’appuntamento è alle ore 15,30 al Lido Bora Bora alla fine di Via Makarska a Roseto degli Abruzzi.
Tra gli esperti che guideranno il gruppo: Adriano De Ascentiis, Direttore della Riserva regionale Oasi dei Calanchi di Atri, i due fotografi ed esperti birdwatcher, Davide Ferretti e Marco Cirillo, autori tra l’altro dell’avvistamento dell’Aquila minore al Borsacchio nello scorso inverno, Marco Cervellini, botanico e Responsabile dell’Area Floristica di Civitanova Marche, e Alberto Zocchi, naturalista autore del progetto del Sito di Interesse Comunitario del Borsacchio. A coordinare il gruppo, Marco Borgatti, conoscitore della riserva e Direttore del Corso Guide del Borsacchio.
 
Domenica 14 maggio a Martinsicuro nei pressi del Biotopo costiero.
Uscita alla ricerca dei nidi di Fratino per individuare i pulli appena nati. L’appuntamento è alle ore 16 presso il Lido La rosa blu nel lungomare nord.
A guidare il gruppo sarà Fabiola Carusi, coordinatrice per il WWF Abruzzo delle attività sul Fratino, che fornirà informazioni sulla specie e sull’ecosistema costiero.
 
Lunedì 15 maggio a Pineto nell’Area Marina Protetta Torre di Cerrano.
Seminario per la presentazione del Progetto SalvaFratino 2017, un incontro pubblico di approfondimento sulle attività dell’AMP Torre del Cerrano, del WWF e delle altre realtà regionali impegnate nella tutela del Fratino. L’appuntamento è alle ore 15,30 nella Saletta riunioni al terzo piano di Torre Cerrano, S.S. 16 Adriatica Km 431 a Pineto.
Interverranno, tra gli altri: Marina De Ascentiis del Consiglio di Amministrazione dell’AMP Torre del Cerrano; Alessia Ferretti, Responsabile del progetto SalvaFratino dell’AMP Torre del Cerrano; Andrea Natale, Direttore della Riserva regionale della Lecceta di Torino di Sangro, Nicoletta Di Francesco, Presidente WWF Chieti-Pescara; Stefano Taglioli del Gruppo Fratino di Vasto; Fabiola Carusi, coordinatrice per il WWF Abruzzo delle attività sul Fratino. A moderare il tavolo di lavoro Fabio Vallarola, Direttore dell’AMP Torre del Cerrano e Commissario della Riserva regionale del Borsacchio.
 
La partecipazione a tutti e tre gli eventi, svolti in collaborazione con l’Associazione delle Guide del Cerrano, è aperta a tutti, gratuita e ha validità per l’acquisizione di crediti per il Corso Guide del Borsacchio.

Aperitivi scientifici: venerdì 12 maggio si parla di cambiamenti climatici

Quarto appuntamento con gli Aperitivi scientifici del WWF Teramo: domani venerdì 12 maggio alle ore 18.30 presso il Bar San Matteo, in Largo San Matteo a Teramo, incontreremo Domenico Cimini, Ricercatore CNR, Affiliato CETEMPS - Università degli Studi dell’Aquila.
Titolo dell’incontro “Osservare il clima che cambia: cattive notizie dal fronte nord-occidentale”.
Il tema dei cambiamenti climatici e delle politiche energetiche è di grandissima attualità visto il dibattito a livello internazionale, seguito all’approccio negazionista del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e considerato che si sta avviando la discussione in Italia sulla nuova Strategia Energetica Nazionale.
Grazie al dott. Cimini si potrà avere un quadro della situazione attuale e delle ricerche scientifiche condotte in tutto il mondo che attestano in maniera incontrovertibile le responsabilità dell’azione umana sui cambiamenti climatici e l’urgente necessità di porre in essere misure concrete per invertire la rotta.

10.5.17

Nasce l'Osservatorio sull'acqua del Gran Sasso d'Italia


Dopo circa 12 ore da incubo, questa mattina è arrivata la comunicazione della Prefettura che l’emergenza idrica nel teramano sarebbe rientrata.
Le nuove analisi rileverebbero dati conformi alla normativa vigente.
L’auspicato superamento dell’emergenza, da chiarire con dati alla mano, però non fa venire meno i problemi che permangono e che sono gli stessi evidenziati 15 anni fa.
L’approvvigionamento idrico di metà degli Abruzzesi dipende dalla falda del Gran Sasso che è a contatto con due fonti potenzialmente inquinanti: i Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e le gallerie autostradali A24. Per la messa in sicurezza di questo sistema fu anche nominato un commissario che ha avuto a disposizione milioni di euro che evidentemente però non sono stati sufficienti.
È da questa semplice verità che si deve ripartire se non si vuole vivere nuovamente la situazione paradossale di ieri quando una delle popolazioni più fortunate per l’abbondanza di risorse idriche si è ritrovata a litigare nei supermercati per le bottigliette di acqua minerale.
Le Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness e ARCI credono che sia arrivato il momento di affrontare una volta per tutte questa situazione.
Nel 2002 fu la società civile a far emergere i problemi del Gran Sasso, ma fu poi messa da parte da una gestione commissariale che non lasciò spazio a nessun tipo di partecipazione e dal disinteresse della classe politica e amministrativa che si dimenticò del problema.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Ora si tratta di riprendere gli spazi di confronto necessari.
Le Associazione auspicano che si possa creare un movimento partecipato a partire dal territorio teramano e invitano le altre associazioni e i cittadini ad aderire ad un “Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso d’Italia”.
Primo obiettivo di questo Osservatorio sarà ottenere tutte le informazioni con i relativi dati dei prelievi effettuati in questo periodo di crisi: la massima trasparenza su quanto è accaduto, oltre ad essere prevista dalla legge, rappresenta l’unica strada per restituire ai cittadini la fiducia verso gli enti di gestione e quelli di vigilanza.
Secondo obiettivo è la convocazione, già nella prossima settimana, di un incontro cittadino per un confronto pubblico con tutti gli enti competenti per comprendere cosa è effettivamente successo nella giornata di ieri, qual è il grado di sicurezza del sistema di approvvigionamento idrico dal Gran Sasso e cosa deve essere fatto nel concreto per migliorarlo.
Tanti anni fa furono proprio le associazioni ambientaliste insieme alle altre associazioni della società civile ad avviare e portare avanti la battaglia per la difesa dell’acqua del Gran Sasso contro il terzo traforo e l’ampliamento dei Laboratori dell’INFN: ora si tratta di ricreare quel movimento ampio e trasversale per garantire nuovamente la sicurezza della nostra e delle generazioni future.
 
Chi è interessato può scrivere a teramo@wwf.it.

Emergenza idrica nel teramano: 15 anni non sono bastati per fare chiarezza

 
Di seguito il comunicato del WWF Abruzzo diffuso ieri sera.
 
“A seguito dei prelievi effettuati al Traforo del Gran Sasso, l’ARTA ha giudicato l’acqua in uscita non conforme, pertanto il SIAN dell’ASL di Teramo ha disposto l’uso per soli fini igienici. Sino a nuova disposizione è vietato l’uso potabile”: in queste poche righe, pubblicate sul sito di Ruzzoreti Spa, il dramma dei comuni del Teramano, capoluogo compreso, costretti ad affrontare l’ennesima crisi idrica. La prima denuncia del WWF sui problemi dell’acqua del Gran Sasso risale al 2002. Da allora sono stati spesi milioni di euro, sono state diffuse centinaia di rassicurazioni, presentati decine di esposti, ci sono stati un processo e un commissariamento… Evidentemente con ben pochi risultati se si continuano a verificare problemi.
Oggi è scattato il divieto di bere l’acqua dei rubinetti, determinato dai primissimi risultati dei rilievi dell’ARTA, che ha trovato “non accettabile” l’odore e il sapore dei campioni prelevati. Sono in corso approfondimenti e sono state disposte ulteriori indagini con il coinvolgimento anche dell’università di Padova. Si avranno notizie più approfondite solo nei prossimi giorni. Intanto il disagio resta. Devono spiegarci cosa è successo, ma bisogna anche imporre un cambio radicale della gestione di una risorsa così importante e assurdamente non adeguatamente gestita.
 
AGGIORNAMENTO: la Prefettura ha comunicato che la crisi è rientrata perché le nuove analisi hanno dato esiti conformi alla normativa vigente. A maggior ragione è arrivato il momento del cambiamento nella gestione ormai non rinviabile.

5.5.17

Vandalismi e disattenzione mettono a rischio il Fratino

Roseto degli Abruzzi, prima
Roseto degli Abruzzi, dopo

La tutela del Fratino dovrebbe essere un dovere e un interesse di tutti. Da un lato questa specie è tutelata da leggi nazionali e da accordi internazionali, dall’altro la sua conservazione può rappresentare anche un investimento per quelle amministrazioni e quegli operatori che sanno fare della tutela ambientale un volano per l’economia turistica.
Proprio per questo appaiono ancora più gravi i quattro episodi che si sono verificati recentemente in varie località della costa teramana.
L’altro ieri i volontari del WWF hanno trovato divelto un tratto della piccola recinzione che avevano posto a tutela della Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare ad Alba Adriatica. La recinzione era stata messa a punto grazie ai fondi e al lavoro dei volontari che lo scorso 26 aprile hanno anche organizzato la terza edizione del Fratino Day coinvolgendo insegnati e alunni dell’Istituto comprensivo di Alba Adriatica.
Danno simile sulla spiaggia di Silvi nell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano” dove un fuoristrada è entrato in spiaggia, nella zona della pineta del Cerrano, e ha distrutto il lavoro fatto nell’ultima settimana dagli operai dell’Area Marina Protetta per posizionare paletti e funi a delimitazione dei preziosi ambienti di duna. In questo modo, oltre a danneggiare molte specie di piante protette, è stato distrutto un nido di Fratino. Episodio di vandalismo non isolato, considerato che pochi giorni prima, è stato anche rovinato uno dei cartelli di benvenuto al Parco marino con il disegno di una svastica.
E se a Tortoreto sono state rubate dal nido le uova che erano state deposte, ancora più grave appare quanto accaduto a Roseto degli Abruzzi dove, nonostante le segnalazioni, è stata effettuata la pulizia con mezzi meccanici in un tratto di spiaggia sul lungomare nord dove aveva già nidificato una coppia di fratini. Ovviamente il nido, che oltretutto era evidenziato da una piccola rete protettiva, è stato distrutto ed è saltata la cova.
“Garantire la sopravvivenza di questa specie dovrebbe essere un impegno di tutti” dichiara Fabiola Carusi, responsabile del WWF Abruzzo per il Progetto Salvafratino. “Ricordiamo che il Fratino, nonostante il lavoro dei volontari e le azioni di qualche amministrazione più avveduta, continua ad essere a serio rischio di scomparsa dalle nostre spiagge. E questo rappresenterebbe un danno enorme, sia dal punto di vista ambientale che economico. Proprio per questo, gli atti di Alba Adriatica, Roseto degli Abruzzi, Silvi e Tortoreto sono molto gravi e sarebbe ora che si individuasse qualche responsabile, mettendo in atto azioni di prevenzione e, laddove necessario, repressione”.
 

4.5.17

Aree protette in Abruzzo: le associazioni lanciano una proposta di legge regionale

 
WWF, Legambiente, Ambiente e/è vita, Federparchi e Lega COOP hanno consegnato all'Assessorato ai Parchi una bozza di nuova Legge quadro sulle Aree protette abruzzesi.
“Abbiamo concluso un lavoro di rielaborazione della proposta di Legge quadro sulle aree protette della Regione Abruzzo che modifica la Legge 38/1996 – dichiarano i firmatari della nuova proposta – e che è frutto di una visione condivisa e volta a formulare un testo adeguato per affrontare le sfide sulle strategie globali per frenare la perdita di biodiversità e valorizzare al meglio le aree protette presenti nella regione Verde d'Europa.”
Nei contenuti della nuova proposta, consegnata questa mattina all'assessore Di Matteo e agli uffici regionali competenti, si è cercato di valorizzare l’esperienza maturata in questi anni dalle aree protette di una regione che tutela specie e habitat tra i più importanti d’Europa. È stato in particolare sottolineata l’importanza del Parco regionale esistente e dell’intero sistema delle Riserve, in sinergia con i Parchi nazionali, cercando di porre le basi per la costruzione della Rete ecologica regionale valorizzando le Infrastrutture verdi, al fine di dare piena attuazione alle strategie Europee e nazionali per la tutela della Biodiversità.
Nel sistema di governance della nuova proposta di legge, si punta ad una programmazione unitaria delle risorse economiche dei progetti di conservazione di tutte le aree protette d’Abruzzo, a mettere a valore i successi ottenuti dai Parchi nazionali e al rilancio dell’Appennino Parco d’Europa che rappresenta ancora l’unica strategia di successo per la natura, la bellezza e la cultura delle aree interne.
Questo nuovo testo nasce dal coinvolgimento delle associazioni, delle aree protette e di Federparchi, con l'intento di costruire, insieme con la Regione, un percorso trasparente e valido, anche per far sì che la stessa Regione si doti di un serio Programma triennale per le aree naturali protette presenti in Abruzzo, attraverso il quale pianificare le risorse e le opportunità progettuali messe a disposizione dei territori protetti e delle comunità interessate.

Domani in discussione un impianto di mitilicoltura nel mare davanti a Roseto degli Abruzzi

I fattori di pressione sul Mar Mediterraneo
La Conferenza regionale della pesca marittima e acquacoltura nella seduta già convocata per venerdì 5 maggio prossimo sarà chiamata a valutare la proposta di istituzione di due impianti di acquacoltura per la produzione di cozze per complessivi 2,4 milioni di metri quadri di mare di fronte alla costa di Roseto degli Abruzzi. C’è già un precedente: la stessa Conferenza nella riunione del 10 marzo scorso esaminò una analoga proposta che prevedeva un impianto da 2,5 milioni di metri quadrati (1 km x 2,5 km) davanti San Vito Chietino. Una proposta respinta: “Il parere – si legge sul verbale della seduta - viene reso negativamente in ragione dell’eccessiva ampiezza dell’impianto, che confligge con altri usi del mare ed altri mestieri di pesca, e del fatto che la Conferenza ha riscontrato nelle motivazioni addotte a supporto i profili di approssimazione e di incongruenza verbalizzati, anche con riferimento alla presunta natura biologica delle produzioni. La Conferenza approva all’unanimità la sintesi resa dall’Assessore e formula conseguentemente avviso contrario alla richiesta”.
Nei loro interventi in quella sede sia la rappresentante dell’Istituto Zooprofilattico che quelli dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, al di là delle criticità intrinseche al progetto giustamente evidenziate, spiegarono che è necessario prima di qualsiasi atto che di fatto comporta la privatizzazione di un tratto di mare, un Piano di Utilizzazione delle Acque. Appare infatti evidente – come il WWF Internazionale ha sottolineato nel suo recente studio MedTrends sugli scenari di sviluppo di tutte le attività produttive nel Mediterraneo – che senza un piano generale di tutta la costa abruzzese qualsiasi scelta rischia di penalizzare altre attività, ad esempio piccola pesca e diporto nautico, che agiscono nella stessa area, determinando illogici e immotivati privilegi a coloro che per primi fanno domanda, e di aumentare a dismisura gli impatti ambientali su una risorsa comunque limitata.
«Gli allevamenti in mare, in particolare quelli di cozze, hanno – spiega il delegato regionale WWF Luciano Di Tizio - un impatto sull'ecosistema enorme, e vanno necessariamente sottoposti a una valutazione ambientale. Ci sono inoltre atti prioritari fondamentali senza i quali la Regione non potrà concedere alcuna concessione. Il Regolamento CE 854/04 prevede infatti che gli Stati membri provvedano a classificare le zone di produzione dei molluschi bivalvi vivi e a istituire un Sistema di Sorveglianza sulle zone di classificazione e sugli impianti di produzione che permetta un costante monitoraggio della salubrità di tali prodotti e della qualità igienico-sanitaria delle acque. Lo stesso regolamento definisce anche la classificazione sanitaria delle acque marine per la produzione dei molluschi bivalvi».
«Va anche considerato – aggiunge il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta – che nonostante gli allevamenti siano creati per la stragrande maggioranza con fondi pubblici non ci sono adeguati vincoli sulla corretta gestione né l’obbligo di utilizzo di materiali a basso impatto. Così oggi le spiagge sono invase dalle reti di plastica delle "calze" con cui vengono allevati i mitili gettate in mare dopo il loro utilizzo. È necessario inoltre, al di là dell’indispensabile Piano regionale di utilizzazione delle acque, la procedura di VAS e, considerando l'impatto che tali realizzazioni hanno sulle coste e sulle specie protette, una Valutazione di Incidenza per ogni singolo allevamento. Non si tratta di essere pregiudizialmente contrari agli impianti di acquacoltura, ma di garantire le condizioni affinché tali impianti non contribuiscono a danneggiare il già compromesso ecosistema marino».
Il WWF sottolinea infine come sia assurdo che la Conferenza regionale della pesca marittima e acquacoltura, che ha il “fine di sviluppare una pesca ed un’acquacoltura sostenibili sotto il profilo ambientale” - come recita il sito della Regione - non preveda la presenza di rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell’ambiente ai sensi dell’art. 13 della legge 394/86 e successive modificazioni.