11.11.12

Video Lupo e Cinghiale



L'eterna lotta tra preda e predatore, in questo caso lupi e cinghiali, va in scena nell'Oasi WWF del Lago di Penne, un'area protetta collinare caratterizzata da un paesaggio di campi intervallati da boschi.
In un video, realizzato con il sistema non invasivo del video-trappolaggio e girato all’interno dell’Oasi WWF, si vede chiaramente lo scontro tra lupi e cinghiali.
L'espansione del Lupo in Italia non sta interessando solo le aree montane, con l'ingresso della specie nelle arco alpino, ma, nelle aree di presenza storica come l'Abruzzo, anche le aree pedemontane e collinari.
Qui la ricolonizzazione è favorita dal fenomeno dell'abbandono dei campi con l'aumento della copertura boschiva e dall'espansione delle popolazioni delle prede, come cinghiale e capriolo.
Il Lupo è tornato a popolare molte aree in Italia grazie alla sua inclusione tra le specie protette, avvenuta a seguito di una delle prime campagne lanciate dal WWF Italia e dal Parco Nazionale d'Abruzzo, l'Operazione San Francesco, avviata nei primi anni 70 del secolo scorso. Ora, anche grazie all'istituzione di una rete di aree protette, il Lupo sta raggiungendo territori anche abbastanza antropizzati, ai margini della pianura padana e delle aree pedemontane e collinari attorno all'Appennino. La ricostituzione di una rete trofica complessa è uno degli obiettivi da perseguire quando si cerca di attuare politiche di conservazione della natura. Il caso del Lupo è un segnale di speranza per altre specie attualmente in situazioni disastrose, come l'Orso bruno.
Il Lupo si sta dimostrando un efficace predatore del Cinghiale; diversi studi scientifici realizzati in Italia hanno dimostrato che questo ungulato può rappresentare fino al 60% delle prede catturate dal Lupo, seguito dal Capriolo. La buona disponibilità di prede selvatiche e l’utilizzo di una politica puntuale di gestione del bestiame al pascolo che preveda l’utilizzo di sistemi di protezione per prevenire gli attacchi non possono comportare altro che diminuire la predazione sul bestiame domestico.
Dichiara Fernando Di Fabrizio, direttore dell'Oasi WWF del Lago di Penne: “Il video che mostra l'interazione tra Lupo e Cinghiale è solo uno dei tanti che hanno come protagonista questo splendido predatore che stiamo registrando in questi mesi nella riserva. Una delle cucciolate di cinghiali presenti nella riserva si è ridotta progressivamente di numero probabilmente a causa della presenza di questo piccolo branco. Il sistema di video-trappolaggio, utilizzato ormai in tante aree protette italiane, si sta rivelando molto utile per seguire una specie altrimenti poco osservabile. La nostra area protetta è visitata ogni anno da decine di migliaia di persone, tra cui naturalisti e appassionati fotografi e, per questo, la notizia del ritorno del Lupo costituirà un ulteriore punto di interesse per visitare quest'area”.

Caccia: la strage continua (e non solo di animali)

Un'altra vittima (umana) della caccia. Oggi, 11 novembre 2012, a Nuoro un bambino è stato ridotto in fin di vita da un colpo di fucile in testa.
Ancora da chiarire le dinamiche dell'accaduto. Sembra che intorno alle 10 di questa domenica mattina, il bambino sia stato gravemente ferito alla testa da un proiettile, pare partito dall'arma dello zio, durante una battuta di caccia nelle campagne di Irgoli, frazione di San Michele, in Baronia.
Il colpo di fucile sarebbe stato esploso inavvertitamente dall'uomo. Il proiettile ha centrato la parte sinistra del cranio: il bambino è stato trasportato in elicottero all'ospedale San Francesco di Nuoro.
Dall'inizio di questa stagione venatoria questo è il tragico bilancio (fornito dall'Associazione Vittime della caccia): 17 morti e 59 feriti. In totale 76 vittime di cui 20 tra la gente comune (4 morti e 16 feriti) e 56 tra i cacciatori (13 morti e 43 feriti).

4.11.12

PAC 2014/2020: puntare su aziende agricole piccole e sostenibili

“Una riforma “verde” della Politica Agricola Comune (PAC) dell’Unione Europea che fronteggi la crisi economica ed ecologica, dirottando i finanziamenti dalle produzioni intensive ad alto impatto ambientale alle piccole aziende agricole multifunzionali, in grado cioè di garantire modelli di produzione e di consumo sostenibili e fornire servizi ambientali e sociali economicamente efficienti e rispettosi della biodiversità, delle risorse naturali e del paesaggio”.
È la richiesta rivolta al Governo Monti, al Parlamento europeo ed alle Regioni da 13 associazioni che riuniscono ambientalisti, mondo scientifico, agricoltori biologici e biodinamici (Associazione italiana Agricoltura Biologica, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI-Fondo Ambiente Italiano, Federbio-Unione Nazionale Produttori Biologici e Biodinamici, Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica, Italia Nostra, Legambiente, Lipu-Birdlife Italia, Pro Natura, Società Italiana Ecologia del Paesaggio, Touring Club Italiano, WWF Italia) in occasione dell’incontro “PAC 2014 – 2020: per un’agricoltura in grado di riconciliare Economia ed Ecologia”, che si è svolto la scorsa settimana a Roma presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Durante l’iniziativa le 13 associazioni si sono confrontate con le tre maggiori Associazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura e CIA), i rappresentanti delle Regioni e del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
L’attuale crisi economica colpisce un’agricoltura già fortemente attraversata da una profonda crisi strutturale. In Italia le aziende sono calate in 10 anni del 32,2% e il loro reddito del 25,3%. I dati sull’ambiente in Europa evidenziano una crisi generalizzata anche della biodiversità e il consumo di suolo agricolo negli ultimi sessant’anni (che ha provocato la perdita di 1,5 milioni di ettari dei terreni più fertili in Italia) mette a rischio anche la sicurezza alimentare. Questa crisi è il punto di arrivo di un modello di agricoltura non più sostenibile per modalità di produzione e di consumo.
Con un documento condiviso, presentato in occasione dell’incontro, le tredici Associazioni hanno evidenziato come in Italia, dove ancora prevalgono aziende agricole di piccole dimensioni, riuscire a mantenere un’agricoltura di qualità significa essenzialmente mettere in relazione la sostenibilità ambientale con quella economica. Una Politica Agricola Comune per l’Europa, che voglia definirsi tale per il futuro, deve poter dare all’agricoltura un ruolo centrale nella ricostruzione delle condizioni ambientali ed economiche della produzione.
La crisi agricola di oggi è il punto di arrivo di un modello di sviluppo non più sostenibile e che vede nei sistemi agricoli e di produzione del cibo i settori dove maggiormente esplodono le contraddizioni. Contemporaneamente, però, proprio l’agricoltura è il settore che più di altri ha già realizzato attività innovative per costruire un modello di produzione e consumo basato su una visione avanzata della sostenibilità in grado di garantire efficienza economica, equità sociale, tutela e valorizzazione delle risorse naturali e del paesaggio.
Gli aiuti distribuiti fino ad oggi alle imprese agricole dall’Unione Europea attraverso la propria Politica Agricola Comune (PAC) hanno favorito produzioni intensive ad alto impatto ambientale senza garantire la loro sostenibilità economica. Le aziende che hanno ricevuto la maggior parte dei fondi comunitari sono infatti quelle di grandi dimensioni, monoculturali, che producono merci indifferenziate ma che realizzano un reddito netto più basso. Le aziende agricole che reggono meglio l’impatto della crisi sono invece le aziende diversificate, multifunzionali, che realizzano attività innovative per la costruzione di un modello di produzione e consumo basato sulla sostenibilità ambientale.

UNA RIFORMA “VERDE” È POSSIBILE: LA PROPOSTA.
Ci troviamo di fronte ad un paradosso: le imprese che hanno sostegni dalla PAC non hanno futuro sul piano economico e le imprese che invece possono avere un futuro non hanno sostegni. La riforma della PAC per il periodo 2014 – 2020, in discussione al Parlamento europeo, deve affrontare questo paradosso.
Per quanto riguarda il primo pilastro della PAC e l’aiuto disaccoppiato, è necessario orientarsi verso soluzioni che consentano la remunerazione della produzione di beni pubblici con chiari obiettivi legati alla sicurezza e alla sovranità alimentare, alla mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, alla protezione delle funzioni degli ecosistemi, alla protezione delle risorse naturali (acqua, suolo, ecc.), alla messa in sicurezza del territorio, alla creazione di opportunità di lavoro ed al rafforzamento del tessuto sociale delle aree rurali.
Per quello che riguarda il secondo pilastro della PAC, il riferimento fondamentale deve essere il perseguimento di strategie individuali e collettive per la diversificazione delle produzioni, dei mercati, delle funzioni, integrando la produzione di beni privati con la produzione di beni pubblici per una rinnovata economia locale sostenibile attraverso una nuova integrazione città-campagna.
In questo scenario l’agricoltura biologica assume un ruolo completamente nuovo rispetto al passato, utile per il futuro di tutta l’agricoltura, diventando metodo produttivo centrale dal quale partire per un nuovo modello di riferimento basato su valori etici e sociali e sulla tutela dei beni pubblici. Sono, infatti, proprio le aziende biologiche che attraverso la diversificazione (base fondante dei principi del biologico) hanno saputo interpretare la multifunzionalità in misura maggiore rispetto alle altre e che oggi si dimostrano più resilienti anche sul piano economico e in sintonia maggiore con l’ambiente e i bisogni dei cittadini.

IL DIBATTITO AL CONSIGLIO DELL’UNIONE EURPOEA: IL RISCHIO DI UN’OCCASIONE PERSA.
Le proposte della PAC per il periodo 2014 – 2020 presentate dalla Commissione Europea nell’ottobre 2011 contenevano alcune importanti innovazioni rispetto al passato insieme ad altri aspetti da considerarsi invece insufficienti e che necessitavano ulteriori approfondimenti e miglioramenti per poter realizzare una riforma adeguata alle esigenze di profondo cambiamento che i tempi attuali richiedono. Visto il dibattito in corso al Parlamento europeo e le proposte del Consiglio Europeo dell’Agricoltura si rischia invece di fare ulteriori passi indietro e far diventare la riforma un’occasione persa per l’affermazione di una nuova agricoltura in grado di riconciliare economia ed ecologia.
La crisi strutturale nella quale siamo immersi impone di dare una priorità assoluta nell’uso delle risorse pubbliche ad obiettivi di interesse collettivo come la salvaguardia dell’ambiente, i servizi sociali nelle aree rurali, la creazione di nuova occupazione per i giovani. Promuovere e sostenere le imprese agricole multifunzionali, che alla produzione di cibo associano la fornitura di servizi ambientali e sociali creando lavoro qualificato, è la strada migliore per perseguire questi obiettivi”.

Il dossier sulla PAC 2014/20 lo trovate a questo indirizzo: http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/dossier_PAC_29ottobre2012.pdf

3.11.12

Apertura del centro storico alle macchine? Non è la soluzione


Nei giorni scorsi, alcuni commercianti della nostra città hanno avanzato la richiesta di riaprire le strade attualmente chiuse al traffico del centro storico come risposta alla crisi che sta attraversando il settore del commercio a Teramo.
Si tratta di una richiesta che non può essere accolta acriticamente e che è destinata ad animare (almeno si spera) un dibattito cittadino.
Attualmente la nostra città ha un numero molto limitato di strade vietate alle macchine: a parte il Corso San Giorgio (chiuso ormai da decenni), solo Piazza Martiri della Libertà, Piazza Orsini, Corso Cerulli e via Capuani.
In pratica il transito delle auto è vietato su poche centinaia di metri della rete stradale cittadina. Risulta impossibile credere che un divieto così limitato sia responsabile del crollo delle vendite.
La crisi che colpisce il commercio teramano si inquadra nel periodo di crisi economica che l’Italia sta attraversando e che sta riducendo fortemente i consumi.
L’aver poi consentito l’apertura di un centro commerciale proprio alle porte di Teramo non ha certo aiutato il commercio cittadino che si è trovato a dover fare i conti con una forte concorrenza a pochi chilometri.
A questo si aggiunge la continua deregulation del settore del commercio a tutto vantaggio delle grandi catene di ipermercati. L’aver consentito l’apertura nei giorni festivi, ad esempio, premia ovviamente la grande distribuzione e penalizza il piccolo commercio che non riesce a garantire l’apertura degli esercizi commerciali 7 giorni su 7.
Non si può pensare di fermare queste tendenze semplicemente consentendo di arrivare in macchina fin dentro ai negozi!
Al contrario, da un lato sono necessarie differenti politiche nazionali e regionali sul commercio, dall’altro devono essere messe in atto azioni per invogliare la permanenza nel centro cittadino.
Una città non può essere ridotta ad un insieme di strade su cui muoversi sempre ed esclusivamente in auto. Una città è fatta di luoghi d’incontro e condivisione, di occasioni di socializzazione e svago. Tra queste vi è sicuramente anche l’offerta commerciale che però deve inquadrarsi in una vita sociale e culturale di comunità, caratterizzata da scelte tese ad accrescere la qualità della vita con meno impatto ambientale, inquinamento, rumore e traffico e più (vere) piste ciclabili, percorsi pedonali ed aree verdi.
Sarebbe utile che in città si sviluppasse un confronto su questi temi e su come mettere in atto scelte coraggiose ed innovative per invertire una tendenza al declino che ci sta caratterizzando ormai da diversi anni.

2.11.12

Una legge regionale per l'acqua pubblica e partecipata


Il Forum abruzzese dei movimenti per l'acqua, lavorando in maniera assembleare e partecipativa, ha elaborato una proposta di legge regionale sul servizio idrico. Si tratta di un disegno di legge in linea con l'espressione dei 600.000 cittadini abruzzesi che il 12 e 13 giugno 2011 hanno decretato democraticamente l'acqua come bene comune non economico, poiché essenziale ed insostituibile all’uomo.
A riguardo, invece, la legge regionale attualmente in vigore sul Servizio Idrico Integrato risulta essere gravemente carente e insoddisfacente, poiché interamente basata sull'art. 23bis del decreto Ronchi, abrogato dal Referendum popolare e rinnegato dalla recente sentenza della Corte Costituzionale. Nonostante questi argomenti, i vertici della Regione stanno intenzionalmente procedendo con l’iter di approvazione della proposta di Regolamento di esecuzione della legge, tradendo così la volontà popolare.
Oltre questo, la particolare situazione gestionale che sta attraversando l’Abruzzo, tra disservizi, scandali e recupero crediti forzosi, richiede un cambiamento verso una gestione diversa, realmente pubblica e partecipata del bene comune acqua. Riteniamo necessario trasformare le S.p.A. attuali in Consorzi di Servizi Sociali, di cui saranno protagonisti i Comuni, in grado di garantire la gestione dell'intero ciclo con criteri di efficacia, trasparenza, equità sociale e solidarietà. Il disegno di legge prevede infatti l'istituzione di un “fondo regionale per la ripubblicizzazione” del quale potranno beneficiare solo aziende e consorzi di diritto pubblico che subentreranno alle precedenti gestioni.
La proposta di legge avanzata dal Forum prevede inoltre la ridefinizione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) in base ai bacini idrografici presenti nel nostro territorio, contro il criterio semplicistico di divisione in base al territorio provinciale; garantisce il diritto di ciascun individuo al quantitativo minimo vitale giornaliero, fissato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità in 50 litri al giorno per persona, grazie all’attivazione di un fondo regionale per il diritto all'acqua; obbliga alla pubblicazione dei dati sulla qualità dell'acqua sui siti web di ASL e ARTA, dei verbali e delle deliberazioni adottate da assemblee e consigli di amministrazione sull'albo e sui siti web della Regione e dei consorzi, nonché la previsione di reali forme di partecipazione negli organi istituzionali tramite rappresentanti cittadini, sindacali, di associazioni ambientaliste e dei consumatori, affinché venga garantita la trasparenza nella gestione del Servizio Idrico Integrato in Abruzzo.
La proposta di legge qui presentata sarà recapitata alle forze di movimento, sociali e sindacali dell’Abruzzo, a tutti i consiglieri e ai gruppi consiliari della Regione Abruzzo, al Presidente della Regione Gianni Chiodi e al Presidente del Consiglio Regionale Nazario Pagano, nonché all’assessorato e alle commissioni di riferimento, in attesa di un confronto a riguardo.

28.10.12

Diventa ecovolontario del WWF


Diventa ecovolontario del WWF!
Ecco l'invito della nuova campagna di affissioni lanciata dal WWF Teramo.
Ricordiamo sempre che chi vuole diventare socio o attivista del WWF può scrivere a teramo@wwf.it.

Una bella giornata con il WWF




Per Biodiversamente 2012, il WWF Teramo ha organizzato una passeggiata per conoscere la natura presente in città. Partendo dai giardini di viale Mazzini (i famosi Tigli) siamo arrivati al lungofiume del Vezzola.
Ci ha guidati il Prof. Serafino Di Bonaventura che ha illustrato le varietà vegetazionali incontrate. 

27.10.12

Biodiversamente a Teramo



Sabato 27 e domenica 28 ottobre torna “Biodiversamente”, terza edizione del Festival dell’ecoscienza organizzato dal WWF Italia in collaborazione con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS).
Escursioni, visite a musei ed orti botanici, eventi, laboratori e mostre in tutta Italia segneranno questo fine settimana all’insegna della ricerca naturalistica.
Il WWF Teramo aderisce all’iniziativa ed ha organizzato un programma di attività.

Sabato 27 ottobre
Banchetto informativo con mostra WWF.
Corso San Giorgio a Teramo. Orario: 10/13 e 17/20.
Domenica 28 ottobre
a) Teramonatura: Passeggiata guidata per Teramo alla scoperta della sua biodiversità.
Un esperto naturalista ci guiderà attraverso il patrimonio verde della nostra città, dal centro fino ai parchi fluviali. Orario: 10/12:30
Appuntamento ore 9:45 al centro dei “Giardini dei Tigli” in viale Mazzini a Teramo
b) Escursione alle Centofonti – anello del Fosso dell’Acero. Organizzata in collaborazione con Mountain Wilderness.
Classica escursione sui Monti della Laga con sorgenti, torrenti, cascate e grandi panorami sul Gran Sasso.
Località di partenza ed arrivo: Cesacastina (1140 m). Dislivello: 800 m circa. Tempo: 4 ore. Difficoltà: E; escursione in cui prevale lo sviluppo sul dislivello, con pendenze moderate.
Appuntamento ore 8,00 davanti al bar ristorante Monte Gorzano a Cesacastina (appena entrati nel paese)

“La tutela della biodiversità della nostra provincia”, dichiara Pino Furia, Presidente WWF Teramo “è un elemento che ha sempre caratterizzato l’azione del WWF teramano. Quest’anno, oltre al banchetto informativo di sabato, per domenica 28 ottobre abbiamo voluto organizzato due diverse passeggiate: una nel cuore di Teramo alla ricerca del patrimonio naturale presente nella nostra città; una, più impegnativa, organizzata insieme all’Associazione Mountain Wilderness, alle Centofonti sui Monti della Laga. Si tratta di attività differenti, ma che hanno come comune denominatore la biodiversità purtroppo a rischio, sicuramente nelle aree urbane dove gli spazi verdi si restringono sempre più, ma a volte anche in montagna”.

Primo stop alla caccia a Cervo e Capriolo in Abruzzo

.Il WWF esprime piena soddisfazione per il parere del Collegio delle Garanzie Statutarie della Regione Abruzzo che ha riconosciuto l'invasione di campo esercitata dalla Giunta Regionale sulle prerogative del Consiglio Regionale per quanto riguarda l'apertura alla caccia a Cervo e Capriolo.
Da subito il WWF aveva segnalato le numerose incongruenze e le gravissime illegittimità del regolamento approvato dalla Giunta regionale, come, ad esempio, la possibilità per le province di autorizzare l'ingresso dei cacciatori nelle aree protette per sparare. Tale aspetto è contrario addirittura alla legge nazionale sui parchi 394/91.
Dichiara Dante Caserta, vicepresidente nazionale del WWF: “In questi pochi anni la Giunta Chiodi, l'Assessore Febbo e i dirigenti dell'Assessorato Agricoltura hanno subito plurime bocciature da ogni organismo di garanzia chiamato a verificare la legittimità dei loro atti in materia di caccia. Prima il TAR, poi addirittura la Corte Costituzionale, ora anche il Collegio delle Garanzie Statutarie della stessa Regione Abruzzo sanciscono il fallimento di questa politica venatoria. È possibile continuare in questo modo a gestire il prezioso patrimonio naturalistico della nostra regione? Chiediamo al Presidente Chiodi di revocare immediatamente la Delibera contestata poiché altrimenti la Regione Abruzzo rischia una nuova sconfitta davanti al TAR a cui dovremo comunque ricorrere visto che il parere del Collegio, seppur autorevole, non produce automaticamente l'annullamento della delibera. È un appello che lanciamo anche per evitare ulteriore sperpero di denaro pubblico, visto che un ricorso al TAR impegnerebbe gli uffici regionali e l'avvocatura che sono pagati dai contribuenti. È una delibera palesemente illegittima, ma, soprattutto, contraria alla sensibilità della stragrande maggioranza dei cittadini abruzzesi e dei turisti che vuole vedere nei nostri parchi e nel resto del territorio animali liberi e non personaggi con un'arma a tracolla”.