22.1.12

Intervista a Pino Furia, Presidente del WWF Teramo



Pino Furia, nato a Montorio al Vomano e residente a Teramo, è da tre anni Presidente del WWF Teramo. Lo abbiamo incontrato per farci spiegare cosa ha fatto il WWF nella nostra provincia nel 2011 e cosa vorrà fare nel 2012.



1) Si è da poco concluso il 2011. Che anno è stato per l’ambiente in provincia di Teramo?
Purtroppo il 2011 non fa eccezione rispetto agli anni precedenti: problemi legati allo smaltimento dei rifiuti, all’aggressione al territorio, bracconaggio, ecc..
Ci troviamo continuamente ad affrontare problematiche ambientali che ciclicamente si ripresentano anche dopo aver avuto l’illusione di averle per sempre superate. Un esempio per tutti, riguarda la gestione dei nostri fiumi con i conseguenti dissesti idrogeologici che aumentano esponenzialmente l’uso di risorse economiche ai fini del risanamento che altrimenti potrebbero essere utilizzate per la prevenzione, la sensibilizzazione e la valorizzazione ambientale.
Un grande lavoro lo abbiamo fatto anche in occasione dei referendum di giugno contro la privatizzazione dell’acqua e l’energia nucleare. Il WWF è stato il coordinatore provinciale della campagna referendaria ed abbiamo collaborato con decine e decine di associazioni, partiti, sindacati e comitati locali mettendo in piedi centinaia di iniziative che hanno consentito di convincere oltre 6 teramani su 10 ad andare a votare!

2) Il WWF è molto impegnato contro la deriva petrolifera. Ma è veramente così preoccupante la situazione in provincia di Teramo?
Senza dubbio. Oltre il 66% del territorio della provincia di Teramo è interessato da richieste o concessioni di ricerca, estrazione o stoccaggio di idrocarburi. I comuni coinvolti sono 40 su 47 dove vive il 90% della popolazione provinciale.
Il tratto di mare prospiciente la nostra costa è anch’esso interessato dalla ricerca di idrocarburi.
L’attuale legge regionale non tutela concretamente il territorio e come associazione ci troviamo a dover fare sia azione di comunicazione per informare i cittadini, sia osservazioni a tutte le istanze di ricerca che vengono presentate.
Purtroppo il problema è stato avvertito con ritardo dalla opinione pubblica teramana rispetto ad esempio la costa teatina. In questo momento sta allarmando gli operatori turistici e amministratori soprattutto della costa, ma manca una strategia complessiva come quella che fu messa in campo per fermare il terzo traforo del Gran Sasso.

3) Nonostante le scarse precipitazioni nevose si continua da più parti a richiedere infrastrutture, nuove piste da sci e nuovi impianti da risalita. Possibile che lo sviluppo delle nostre zone montane debba passare per la devastazione del territorio? Cosa pensa il WWF del progetto del “periplo”?
Un nuovo impianto di risalita o un progetto come il “periplo” riesumato dopo anni danno visibilità al politico di turno che soddisfa il cittadino curioso del vedere cosa “ha fatto”. Spesso l’incapacità di valorizzare il territorio, ad esempio, con un’accoglienza turistica professionale si coniuga con la “sindrome del giocattolo” per cui si desidera sempre una cosa nuova per combattere la noia che si trova sul territorio. In realtà le nostre zone montane, sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista infrastrutturale, sono ben dotate per poter avere uno sviluppo turistico duraturo e competere con località dove il concetto di sviluppo territoriale non passa necessariamente per infrastrutture sottoutilizzate, inutili e dannose per lo sviluppo del territorio nel lungo periodo.
Manca invece, dal punto di vista infrastrutturale, un rinnovo e una manutenzione dell’esistente sia in ambito pubblico che privato.
Ci vuole poi più coraggio: non si può pensare di risolvere i problemi dello spopolamento della montagna rincorrendo progetti vecchi di decenni che, laddove sono stati realizzati, non hanno portato benefici. Non è un caso che questi interventi non vengono pagati da imprenditori privati, ma vengono pagati con fondi pubblici: si sa che sono in perdita e nessuno ci vuole investire.

4) Il 2011 si è chiuso con la richiesta da parte del Comune di Roseto degli Abruzzi di ridurre il perimetro della Riserva regionale del Borsacchio. Anche gli ultimi tratti di litorale teramano sono sotto continuo attacco. Cosa si può fare?
Come associazione continueremo la forte azione di sensibilizzazione e di pressione in tutte le sedi - anche istituzionali - al fine di contrastare un’idea distorta di valorizzazione ambientale del territorio che inevitabilmente avrà ripercussioni negative su settori delicati come ad esempio il turismo o comunque sulla qualità della vita in generale.
La battaglia della Riserva del Borsacchio non è certo finita ed insieme al Comitato locale continueremo a lavorare per salvaguardare il perimetro della Riserva e fare in modo che quest’area protetta diventi realmente operativa.

5) Un parco nazionale, un’area marina protetta nazionale, tre riserve regionali e due parchi territoriali attrezzati. La provincia di Teramo è ricca di aree naturali protette. Il WWF è da sempre un’associazione che si batte per la nascita di parchi e riserve e, attraverso le sue Oasi, è anche impegnata nella gestione diretta di aree naturali. Ma quali sono i rapporti del WWF con le aree protette presenti in provincia di Teramo?
Il WWF è sicuramente l’associazione ambientalista che più di ogni altra ha promosso e continua a promuovere in Italia la creazione di aree naturali protette. Siamo anche gestori diretti di aree protette attraverso il sistema delle nostre oltre 100 Oasi, una delle quali è anche nella nostra provincia e protegge il territorio dei calanchi di Atri.
Siamo quindi convinti del ruolo centrale che le aree protette svolgono per la conservazione della biodiversità e lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione di un territorio.
Questo naturalmente non fa venire meno la capacità del WWF di vigilare affinché coloro che sono chiamati a gestire le aree protette abbiano sempre come principale obiettivo la tutela del territorio.
In linea di massima, quindi, i rapporti sono buoni ed in alcuni casi collaboriamo su specifici progetti. A volte però l’interessamento a problematiche ambientali ricadenti all’interno delle aree protette, ad esempio un semplice accesso agli atti, viene visto immediatamente come una presa di posizione negativa da parte del WWF. Si dovrebbe capire, invece, che il WWF ha come obiettivo sempre la difesa della natura e quindi se qualche volta critica una determinata scelta di un ente gestore non lo fa perché vuole attaccare il parco o la riserva, ma semplicemente perché vuole contribuire a raggiungere gli obiettivi che la legge fissa per le aree protette.

6) Su cosa sarà impegnato principalmente il WWF Teramo nel 2012?
Sicuramente continueremo a portare avanti le battaglie che ci hanno visto impegnati in questi anni: il lavoro non mancherà e non ci annoieremo!
Nel 2012, però, vogliamo dedicarci a due nostre strutture che ci stanno molto a cuore.
Il nostro Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” a Teramo che ospita oltre 2.500 pubblicazioni di carattere ambientale. Qui intensificheremo gli incontri, collaborando anche con le scuole della provincia e, speriamo, con l’Università.
Inoltre il Centro di Educazione Ambientale “Monti della Laga” a Cortino nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: finalmente a primavera inaugureremo la nuova sede, recuperando un edificio mai entrato in funzione che rischiava di andare in rovina. Come WWF, trent’anni fa, ancora prima che arrivasse il Parco , creammo proprio nel Comune di Cortino, nella frazione di Elce, il primo Centro di Educazione Ambientale della nostra provincia, uno dei primi nel centro-sud d’Italia. Tra pochi mesi riprenderemo il nostro impegno su questo settore grazie al nuovo CEA che nasce dalla collaborazione tra WWF, Comune di Cortino ed Ente Parco.

20.1.12

Bloccare il Far West delle trivelle

Da giorni si accavallano le indiscrezioni su un intervento del Governo per introdurre nel “Decreto Liberalizzazioni” in discussione, norme per facilitare ulteriormente le procedure per ricercare ed estrarre idrocarburi e per eliminare la norma, approvata dal Parlamento nel giugno 2010, che prevede l’interdizione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare dentro le aree protette e in un raggio di 12 miglia.
“L’Italia già ha un sistema che protegge molto poco il proprio territorio ed i propri cittadini dalle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi”, dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale WWF Italia. “Alle società che operano nel settore è garantito un regime fiscale e di agevolazioni estremamente favorevole. Come dimostra il Dossier WWF “Milioni di regali - Italia: Far West delle trivelle”, presentato sul numero oggi in edicola de “L’Espresso”, su 136 concessioni di coltivazione in terra di idrocarburi liquidi e gassosi attive in Italia nel 2010, solo 21 hanno pagato le royalty alle amministrazioni pubbliche italiane, mentre su 70 coltivazioni a mare, le hanno pagate solo 28. Su 59 società che nel 2010 operano in Italia solo 5 pagano le royalty (ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi). In questa situazione, invece di regolamentare meglio il settore, è da irresponsabili mettere a rischio le aree protette costiere e marine, tutelate dalle norme nazionali, internazionali e comunitarie, facendo saltare le norme a loro tutela introdotte poco più di un anno fa. Le aree protette e le popolazioni costiere vanno tutelate garantendo che le bombe ecologiche costituite dalle piattaforme offshore siano quantomeno a distanza di sicurezza, in particolare nel Mare Adriatico, un mare chiuso dove un eventuale incidente sarebbe devastante per l’ambiente e per le economie di tutte le regioni costiere. Per difendere gli interessi dei petrolieri, si vuole far correre il rischio di far ripetere agli italiani l’esperienza che, dopo l’incidente della piattaforma Deepwater Horizon, ha soffocato il mare e l’ambiente del Golfo del Messico e ha messo in crisi le economie del turismo e della pesca di ben 5 Stati degli USA (Alabama, Luisiana, Mississipi, Texas e Florida)”. “In questo quadro” conclude Caserta, “ipotizzare di rendere ancora più semplice l’estrazione e quindi l’uso del petrolio contrasta con una politica di uscita dall’utilizzo delle fonti fossili per una vera green economy ed uno sviluppo sostenibile”.
Domani, sabato 21 gennaio a Monopoli, in Puglia, si svolgerà la manifestazione “Più verde, meno nero”: si tratta di una manifestazione che oltre a coinvolgere la Puglia, interessa i cittadini e le istituzioni di molte regioni del Meridione, prima fra tutte l’Abruzzo che sta vivendo in questi ultimi anni un attacco senza precedenti da parte delle multinazionali del petrolio con oltre il 50% del suo territorio e praticamente tutto il tratto di mare prospiciente la sua costa interessato da istanze di ricerca ed estrazione di idrocarburi.
È importante che le Amministrazioni e le comunità locali siano oggi in difesa del bene comune, costituito dal nostro patrimonio naturale che contribuisce alla ricchezza del Paese, per un futuro sostenibile che abbia al centro le energie pulite e lo sviluppo eco-compatibile del turismo e della filiera agroalimentare.
È, infatti, indispensabile invertire la rotta e fermare questa deriva petrolifera che colpisce tante regioni italiane!
Grazie ad un ampio sistema di esenzioni e di canoni di concessione bassissimi ed una serie di agevolazioni e incentivi, la nostra Penisola e le sue acque sono oggetto di una ricerca sovradimensionata di oro nero e/o di gas. Questo nonostante il petrolio, ad esempio, sia notoriamente poco e di scarsa qualità (la produzione italiana di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49° posto tra i produttori).
La corsa all’oro nero sembra inarrestabile: in tutta Italia al 2011 sono 82 le istanze di permesso di ricerca e i permessi di ricerca di idrocarburi liquidi o gassosi in mare (74 dei quali nelle regioni del Centro-Sud, 39 nella sola Sicilia) presentati al Ministero dello Sviluppo economico.
Sono invece 204 le istanze di ricerca e i permessi di ricerca in terra (89 al Nord pari al 44%, 61 al Sud, pari al 30% e 54 nel Centro Italia, pari al 26%; tra cui spiccano nelle diverse aree geografiche: le 52 tra istanze e permessi presentati in Emilia Romagna che vanta il primato del Nord, i 22 in Abruzzo, prima nel Centro, e i 27 nella già colonizzata Basilicata, che ha il primato del Mezzogiorno, seguita dalla Sicilia, con 16).
Invece di aumentare le agevolazioni per i petrolieri ed eliminare le norme a tutela delle aree protette è necessario fare esattamente il contrario. Il WWF chiede che le tutele delle aree a rischio siano aumentate e che si proceda all’eliminazione delle esenzioni e delle agevolazioni attualmente previste.





L'articolo de L'Espresso si trova a questo link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/trivelle-il-dossier-del-wwf/2172420

19.1.12

Come i vampiri

Sembra quasi che in Abruzzo una parte della classe politica e dirigente sia formata da vampiri.
Come i vampiri, infatti, costoro temono la luce più di ogni cosa.
Portare alla luce del sole, far conoscere, far partecipare i cittadini è qualcosa che spaventa i nostri amministratori regionali.
Solo pochi giorni fa il Consiglio regionale ha introdotto nuove norme sulla Valutazione di Impatto Ambientale che mirano a garantire finalmente trasparenza, partecipazione ed efficienza nei processi valutativi: subito il capogruppo del PDL in consiglio, Lanfranco Venturoni, avanza la proposta di cancellare le tutte novità introdotte.
Ma perché un rappresentante del popolo ha paura di una newsletter digitale con cui informare costantemente cittadini, organi di stampa e gli stessi consiglieri regionali della presentazione dei progetti inviati per la Valutazione di Impatto Ambientale e con cui trasmettere l'ordine del giorno del Comitato VIA regionale? Perché ha paura che i cittadini possano accedere, come accade in Lombardia, a tutti gli elaborati progettuali via WEB? Perché ha paura dell’obbligo per il Comitato VIA di non decidere solo sulla carta e dalla sedia e di fare i dovuti sopralluoghi – che ora non si fanno - nei posti dove si vogliono fare cave, impianti di rifiuti, industrie ecc.? Perché ha paura dei controlli sulle opere per il rispetto delle prescrizioni a favore di ambiente e salute che sarebbero già obbligatori da 20 anni? Perché ha paura che le istruttorie siano affidate a personale specializzato (già presente e pagato!) negli uffici regionali?
In questi giorni tutte le principali associazioni ambientaliste ed i comitati di cittadini che in Abruzzo hanno a che fare con il Comitato VIA hanno assistito attoniti ed increduli al ricorrersi di dichiarazioni di esponenti politici di maggioranza e confindustriali contrari alle nuove norme appena varate sulla VIA. Eppure le norme approvate sono solo norme di buon senso e di garanzia per i cittadini e per le stesse aziende che vogliono lavorare seriamente.
In questi anni abbiamo assistito da parte del Comitati VIA ad approvazioni di progetti profondamente discutibili: dal Centro Oli di Ortona (poi smontato da uno studio del Mario Negri sud) alla Mare-Monti da Penne a Pescara (poi sequestrata dalla magistratura: ed il Comitato VIA non si era neppure accorto che l’opera entrava in una riserva naturale regionale!), dal Porto di Francavilla (il Comitato VIA non si era accorto che il porto era in un sito di bonifiche nazionali ed è dovuto intervenire il Ministero dell’Ambiente) alla centrale Powercrop ad Avezzano (il Comitato ha valutato l’impatto sulla qualità dell’aria della centrale utilizzando non i dati relativi alla conca del Fucino, ma quelli relativi ad Ovindoli a 1400 metri di quota!).
È questo il Comitato VIA che si vuole per una regione come l’Abruzzo che conserva alcuni degli ambienti più importanti dell’ecoregione mediterranea?
Senza considerare che quello che è stato oggi previsto in Abruzzo (e che Venturoni vorrebbe cancellare) è già prassi in molte altre regioni come la Lombardia, il Veneto, la Puglia o la Toscana ecc..
A contrastare questa volontà di mantenerci nell’oscurità si è mosso un grande cartello di associazioni e comitati che sono assolutamente intenzionati a mantenere uno strumento garantito dalla legge nazionale e dalle direttive europee.

COSA CAMBIA CON LA NUOVA LEGGE SULLA VIA

Trasparenza e informazione: chi ha paura di informare i cittadini?
Vengono introdotte nuove forme di pubblicità ed informazione: gli ordini del giorno del Comitato VIA devono essere inviati a tutti i consiglieri regionali e trasmessi attraverso una newsletter digitale. Oggi i cittadini devono consultare quotidianamente il B.U.R.A. per scoprire cosa “bolle in pentola” oppure consultare il sito WEB regionale dove i progetti vengono caricati senza nessun fili logico).
Viene introdotto anche il dovere di informazione per le procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale che attengono agli importantissimi Siti di Interesse Comunitario individuati dall’Unione Europea e che coprono oltre il 30% del territorio in Abruzzo. Attualmente i cittadini e le associazioni non hanno alcun diritto di informazione sui procedimenti di Valutazione di Incidenza Ambientale e non hanno alcuna possibilità di venirne a conoscenza se non per puro caso (il parere non viene neanche pubblicato sul B.U.R.A. regionale!).
La Rete Natura 2000 è composta da decine di Siti di Interesse Comunitario che sono il cuore della biodiversità abruzzese, protetti a livello internazionale. La nuova legge approvata si occupa di sanare una clamorosa falla nelle competenze della Regione, assicurando che i Comuni segnalino per tempo alla Regione stessa l’avvio delle procedure sui progetti che riguardano questi siti.
Si prevede che la Regione ogni anno organizzi un semplice database delle procedure di valutazione effettuate con l’esito e l’eventuale adozione di misure di mitigazione e compensazione. La Regione avrebbe l’obbligo di fronte all’Unione Europea (ed ai cittadini) di monitorare lo stato di conservazione di specie ed habitat dentro questi siti. La Regione ha però delegato ai Comuni lo svolgimento delle Valutazioni di Incidenza Ambientale per alcune tipologie di progetti, senza prevedere neppure l’obbligo di informare la Regione dell’avvio di una procedura (ad esempio, i tagli boschivi).
Con la nuova norma si avrà almeno il quadro conoscitivo, con il numero di procedure effettuate, quali habitat e quali specie sono stati interessati ecc..

I controlli sul rispetto delle autorizzazioni: si ha paura della vigilanza?
Chi lavora bene non ha nulla da temere da eventuali controlli, anzi, li vuole. Le aziende oneste soffrono la concorrenza delle aziende disoneste perché rispettare le prescrizioni contenute nelle autorizzazioni comporta costi ed oneri.
D'altro lato sono provvedimenti che fanno bene all’ambiente ed ai cittadini (basti pensare alle limitazioni alle emissioni piuttosto che alle modalità di costruzione di una discarica). La nuova legge non fa altro che normare un’altra clamorosa inottemperanza della Regione il cui Comitato VIA, al contrario di quanto accade nelle altre regioni, non garantisce la vigilanza circa il rispetto delle prescrizioni. Il Testo Unico sull’Ambiente del 2006 prescrive tassativamente che sia l’organo competente al VIA ad assicurare il monitoraggio delle opere per cui le nuove norme prevedono che la Regione possa avvalersi dell’ARTA per i controlli che devono essere svolti su almeno il 20% delle opere a campione, scelte casualmente.

Il sopralluogo, questo sconosciuto: come decidere da una sedia il futuro dei territori e dei cittadini.
In Abruzzo il Comitato VIA non ha mai svolto sopralluoghi. Sembrerà incredibile, ma è così. Si è deciso il futuro di interi territori valutando, quando è andata bene, una foto scattata dai proponenti ed inserita negli elaborati. In altre regioni, se si ritiene indispensabile un sopralluogo per decidere, gli oneri delle spese sono a carico del proponente! Con il comma 11 si prevede che, su richiesta di almeno 100 cittadini o di almeno due Associazioni ambientaliste riconosciute, il Comitato VIA (o una sua sottocommissione) sia obbligato a svolgere un sopralluogo sul posto.

I membri del Comitato conoscono tutti gli elaborati progettuali?
Sembrerà pazzesco, ma ai membri del Comitato VIA non venivano trasmesse tutte le carte di ogni progetto e spesso si trovavano a dover decidere in pochi minuti sul futuro di un territorio basandosi esclusivamente sull’istruttoria del funzionario regionale.
La nuova norma prevede una cosa ovvia: i membri del Comitato devono ricevere per tempo tutte le carte, comprese le osservazioni delle Associazioni e dei cittadini in forma integrale.

Le competenze degli istruttori: la Regione non conosce il suo personale e non lo valorizza!
Qualcuno deve aver sparso una voce totalmente infondata: la Regione Abruzzo (ora con l’ARSSA), compresi gli enti strumentali ancora attivi come l’ARTA, non avrebbe il personale istruttorio con le competenze previste dalla nuova legge (esperienza nei settori come pubblicazioni scientifiche nazionali o internazionali); pertanto dovrebbe ricorrere a convenzioni onerose (addirittura 2 milioni di euro!) con altri enti pubblici (Università, ENEA ecc.).
È veramente incredibile che dei consiglieri regionali non sappiano che nella regione che guidano lavorano decine di funzionari che hanno all’attivo pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali proprio nei campi in cui opera il Comitato VIA. Evidentemente gli stessi consiglieri regionali che ora si oppongono alle nuove norme hanno una pessima considerazione dell’ente che devono governare. A questi consiglieri sembrerà forse strano, ma vi sono dipendenti regionali con all’attivo inviti a relazionare in convegni dell’Accademia dei Lincei oppure con pubblicazioni sulle più importanti riviste scientifiche internazionali.
La nuova normativa non solo non comporterà aggravi di spesa, ma servirà anche a premiare quei funzionari che contribuiscono al prestigio della Regione non solo in Italia, ma nel mondo. Questa è la meritocrazia tanto cara al Presidente Chiodi in campagna elettorale!

15.1.12

Fonte della Noce in abbandono




Ciclicamente torniamo ad evidenziare lo stato di abbandono in cui si versa Fonte della Noce a Teramo. Ogni tanto viene ripulita, ma dopo poco tempo tutto torna come prima. Possibile che non si riesca a garantire un minimo di decoro ad uno dei luoghi simbolo di Teramo?

14.1.12

Teramo dell'altro mondo!


Gli interminabili lavori dell’Ipogeo hanno comportato la rimozione di numerosi pannelli della mostra “Teramo d’altri tempi” che alcuni anni fa furono posizionati lungo i muri del sottopasso di Piazza Garibaldi.
Per la verità, ancor prima dell’avvio dei lavori dell’Ipogeo, la mostra era in stato di completo abbandono: molti pannelli erano stati danneggiati e riempiti di scritte (nonostante sia presente un sistema di videosorveglianza che evidentemente non è operativo), gli schermi video che completavano la mostra non funzionavano da tempo e le immagini erano scarsamente illuminate.
Quello che è avvenuto alcuni giorni fa, però, supera ogni immaginazione: i numerosi buchi presenti nella rete che delimita il cantiere dell’Ipogeo nel sottopasso sono stati chiusi con alcuni pannelli della mostra!
A parte l’effetto degno di un pollaio di campagna e certo non adatto al centro di una città, appare veramente assurdo che del materiale che è stato pagato da una collettività venga distrutto ed utilizzato in maniera tanto inappropriata.
Sarebbe bastato rimuovere per tempo i pannelli, metterli al sicuro da parte e riposizionarli alla fine dei lavori oppure destinarli a qualche altra struttura.


9.1.12

Passerella ciclabile sul ponte della Strada Statale 16

Il clamore mediatico che ha accompagnato l'inaugurazione del ponte sulla Statale 16, che collega le Marche con l'Abruzzo scavalcando il fiume Tronto, è stato amplificato anche dalla realizzazione, sul ponte stesso, di una corsia ciclabile.
Tale opera era stata apprezzata dal popolo dei ciclisti, che vedevano la possibilità di un collegamento ciclabile continuo tra i percorsi ciclopedonali costieri (il famoso corridoio verde adriatico) che avevano un'importante interruzione proprio nel fiume Tronto. Era stato, però, evidenziato come un'opera del genere fosse inutile senza i necessari collegamenti ciclabili sulle sponde del fiume per consentire ai ciclisti di raggiungere il ponte senza rischiare la vita per percorrere la trafficatissima statale.
Tale pericolosità, evidentemente, è stata rilevata anche dai gestori della strada visto che, dal giorno dell'inaugurazione, la corsia ciclabile è sbarrata ed è impossibile percorrerla. La stessa pista risulta priva di segnaletica orizzontale e verticale e presenta più di un pericolo per i ciclisti, sia sulla pavimentazione (ostacoli sul percorso) che sul parapetto (dove sono presenti elementi in ferro sporgenti).
Occorre progettare e realizzare in maniera integrata i percorsi ciclabili, creando delle reti continue che colleghino percorsi turistici e punti di attrazione urbana, permettendo al ciclista di viaggiare in sicurezza spostandosi sia all'interno della città che fuori.
Purtroppo, quando le Amministrazioni si ricordano di applicare la normativa vigente (che impone, in caso di realizzazione o manutenzione straordinaria di opere stradali, di realizzare a fianco delle stesse piste ciclabili) lo fanno in modo estemporaneo, senza alcun collegamento con opere esistenti.
Altro caso emblematico è la rotatoria, sempre sulla statale 16, tra Tortoreto e Giulianova, dove la corsia ciclopedonale presenta addirittura dei gradini di accesso e non è collegata con i percorsi ciclabili della costa. Per non parlare del nuovo ponte sul Saline, progettato dalla Provincia di Teramo, dove due marciapiedi larghi 2 metri dovrebbero fungere da pista ciclabile e pedonale (ed è stato presentato come il completamento del percorso ciclistico costiero tra Provincia di Teramo e di Pescara): peccato che l'opera sia posizionata nel "nulla" e non colleghi percorsi ciclabili (tutti ubicati più a valle, in prossimità del lungomare).
E così accade che opere ampiamente pubblicizzate come "amiche della bicicletta" si rivelino, in realtà, inutili e rimangano chiuse per anni senza che nessun Ente si preoccupi di portare avanti una seria politica di incentivazione della mobilità ciclistica: una politica che sarebbe estremamente utile per promuovere l'uso della bicicletta per gli spostamenti urbani e per il turismo.
Diversi sono i km di percorsi ciclabili realizzati nella nostra Provincia (le piste costiere, i percorsi all'interno di città come Sant'Egidio alla Vibrata, i percorsi cicloturistici di Sant'Omero, ecc.), ma occorre fare sistema e realizzare una rete di percorsi ed attuare politiche per la ciclabilità urbana ed extraurbana.
Da anni giace in Regione un progetto di legge che potrebbe, da solo, dare l'impulso alla mobilità ciclistica con costi minimi, ma con vantaggi enormi. Si pensi, in un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo (con costi altissimi dei carburanti), come potrebbero diventare le nostre città se si aprissero all'uso della bicicletta per gli spostamenti quotidiani.
Inoltre il cicloturismo in Regioni come la Lombardia o la Puglia muove milioni di euro favorendo la rinascita di territori in crisi.
Lanciamo, quindi, un ennesimo appello a politici e amministratori: la bicicletta non è solo uno strumento estemporaneo per sportivi e amatori, ma è un mezzo di trasporto pulito, ecologico, economico e salutare. Occorre solo prenderne atto e attuare le azioni necessarie perchè anche il nostro territorio possa usufruirne.

4.1.12

Concerto per la biodiversità



Si conclude il progetto “Giovani per natura” che ha visto decine di giovani abruzzesi socializzare imparando a costruire nidi artificiali, bat-boxes e mangiatoie.
Domani, giovedì 5 gennaio, a Popoli si terrà l'evento conclusivo del progetto “Giovani per Natura”, un'iniziativa per promuovere la socializzazione tra i giovani attraverso attività pratiche: a Popoli (PE), alle ore 21, è previsto il concerto del gruppo di musica tradizionale abruzzese Lu sole allavate.
Il progetto ha visto coivolte alcune decine di giovani che negli ultimi due mesi hanno partecipato a cinque corsi di Birdgardening, l'attività che prevede la costruzione e l'installazione di mangiatoie e nidi-artificiali per uccelli e pipistrelli.
Si tratta di un hobby ancora poco diffuso in Italia, ma che coinvolge milioni di persone in nord-Europa. I corsi sono stati realizzati dalla Stazione Ornitologica Abruzzese ONLUS con 5 riserve regionali tra cui diverse Oasi WWF (Oasi WWF Calanchi di Atri; Oasi WWF Sorgenti del Pescara di Popoli; Oasi WWF Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi; Oasi WWF Lago di Penne; Lecceta di Torino di Sangro (CH), grazie ad un finanziamento della Regione Abruzzo.
I ragazzi hanno costruito decine di nidi artificiali e mangiatoie, oggetti che sono stati posizionati anche in luoghi pubblici molto frequentati come la villa comunale di Atri. È stata, quindi, un'occasione per abbellire queste aree fruite dal grande pubblico che ora potrà osservare da vicino le tante specie di uccelli che in inverno si avvicinano per prendere semi e resti di dolci.
Il Birdgardening si presta molto quale attività formativa e di socializzazione, perchè unisce il bricolage con la conoscenza e la cura dell'ambiente.


3.1.12

Campagna affissioni WWF a Teramo



Per questo inizio-anno il WWF Teramo ha lanciato una campagna affissione con manifesti legati al taglio degli alberi.

2.1.12

Dai dinosauri ai calanchi

L’Associazione ANTEO (Associazione Natura Terra E Oceano) di Pescara, in collaborazione con la Riserva Naturale Regionale Oasi WWF “Calanchi di Atri” e con il patrocinio del Comune di Atri, organizza la mostra dal titolo “Dai dinosauri ai calanchi”, che si terrà dal 2 al 6 gennaio 2012 presso l’auditorium S. Agostino di Atri, tutti i pomeriggi dalle 16 alle 20.
L’associazione ANTEO si occupa di malacologia e paleontologia, cioè lo studio delle conchiglie e dei fossili.
“All’interno della mostra - spiega il presidente dell’associazione, Nicola Cosanni - ripercorreremo le trasformazioni avvenute durante le ere geologiche e ci accorgeremo che, al variare di una condizione, varia tutto il sistema terrestre: dal clima, alla morfologia della terra, alle specie viventi. Nello specifico ci concentreremo sulle caratteristiche del territorio abruzzese ed atriano, fino ai nostri giorni, con la formazione dei calanchi. Il titolo “Dai dinosauri ai calanchi” vuol dare l’idea dello spazio temporale che verrà trattato all’interno della mostra, dalla creazione del sistema solare ad oggi, con la possibilità di ammirare crani di dinosauro, conchiglie, minerali, meteoriti”.
La scienza non ha ancora fornito una spiegazione certa del modo in cui si siano formati i calanchi, ma sappiamo che le argille di cui sono composti risalgono a circa 5 milioni di anni fa, quando la terra era ricoperta da ghiaccio e acqua: a testimonianza di ciò sono stati rinvenuti numerosi fossili di conchiglie all’interno dei terreni calanchivi.
Attraverso poster, reperti e l’impostazione giocosa della mostra, anche i più piccoli potranno sentirsi dei veri e propri esperti di malacologia e paleontologia.