Il sito della campagna dove è possibile firmare l'appello: http://www.fermiamoilnucleare.it/.18.11.10
Fermiamo il nucleare
Il sito della campagna dove è possibile firmare l'appello: http://www.fermiamoilnucleare.it/.Privatizzazione acqua e ritorno al nucleare: nessuno stop dalla Corte Costituzionale
In due giorni la Corte Costituzionale ha preso due importanti decisioni su energia nucleare e privatizzazione dell’acqua.La Corte ha prima bocciato, con la sentenza n. 331/2010, le leggi regionali con cui Puglia, Basilicata e Campania avevano vietato l’installazione sul proprio territorio di depositi di materiali e rifiuti radioattivi, impianti di produzione, fabbricazione, stoccaggio di combustibile per l’energia nucleare.
Le norme regionali, infatti, secondo la Consulta avrebbero invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema per quanto riguarda il settore dell’energia nucleare e dei rifiuti radioattivi. La Corte ha riconosciuto che per localizzare gli impianti ed i depositi nucleari sarà necessaria l’intesa tra lo Stato e la Regione interessata, ma la disciplina di queste forme di collaborazione e dell’intesa stessa spetta al legislatore titolare della competenza legislativa in materia, vale a dire il legislatore statale.
Nel luglio 2010, del resto, la Corte Costituzionale aveva già rigettato i ricorsi di 10 Regioni (Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise) che avevano impugnato la Legge delega 99 del 2009 con cui il Governo aveva fissato i principi generali per il ritorno del nucleare in Italia.
Le scelte dal legislatore statale possono sempre essere sottoposte al vaglio di costituzionalità che spetta alla Corte Costituzionale se ritenute non rispettose dell’autonomia regionale, ma le Regioni non possono utilizzare la potestà legislativa per rendere inapplicabile nel proprio territorio una legge dello Stato.
Le Regioni, quindi, potranno impugnare davanti alla Consulta il decreto delegato n. 31/2010 in cui si indicano le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, ma non possono preventivamente vietare con legge regionale l'installazione degli impianti sul loro territorio.
Ieri, invece, è stata pubblicata la sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha rigettato, dichiarandoli infondati o inammissibili, i ricorsi presentati dalle Regioni Puglia, Liguria, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Marche riguardanti diverse norme del decreto Ronchi sui servizi pubblici locali, in particolare sulla privatizzazione dei servizi idrici.
La Consulta ha escluso che sia stata lesa la competenza regionale residuale visto che “le regole che concernono l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, ivi compreso il servizio idrico, ineriscono essenzialmente alla materia della tutela della concorrenza, di competenza esclusiva statale”.
Il comunicato di ieri del Comitato promotore referendum Acqua pubblica
La Consulta boccia i ricorsi delle Regioni al decreto Ronchi. Avanti sui referendum e su un immediato provvedimento di moratoria
Oggi pomeriggio la Corte Costituzionale ha bocciato i ricorsi che alcune regioni avevano opposto al Decreto Ronchi. La privatizzazione dei servizi idrici andrà avanti a tappe forzate. A questo punto i tre referendum per l'acqua pubblica previsti per la prossima primavera sono l'unica strada per salvare questo bene comune dalla speculazione e dalle logiche di mercato.Il Comitato Promotore dei referendum ribadisce la necessità di approvare un immediato provvedimento di moratoria sugli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi perché il voto referendario sia uno strumento di reale partecipazione democratica.
17.11.10
Sabato 20 novembre: manifestazione nazionale a L'Aquila
SOS L'Aquila chiama Italia.
Il WWF ha aderito alla manifestazione nazionale che si terrà sabato prossimo, 20 novembre 2010, a L'Aquila.
Dall'epicento della crisi diciamo basta a:
- sacrifici solo per i più deboli;
- speculazioni e cricche dietro emergenze e commissariamenti;
- territori devastati e tragedie annunciate;
- mancanza di futuro;
- propaganda e censura.
16.11.10
Tagli all'ambiente
In tre anni il bilancio del Ministero dell’ambiente subisce un taglio del 60% (nel 2009 venivano destinati a questo dicastero 1,2 miliardi di euro, mentre nel 2011 la disponibilità sarà di circa 514 milioni di euro).
Il WWF denuncia questa situazione di progressiva estinzione delle politiche ambientali del IV Governo Berlusconi in un dossier, rilevando, tra l’altro, che nel 2011 al Ministero dell’Ambiente, che è di gran lunga all’ultimi posto dei dicasteri con portafoglio verrà assegnata una cifra equivalente al costo di una Fregata Multimissione FREM (500 mln).
Il WWF fa notare che anche i dicasteri che intervengono su terreni analoghi a quello del Ministero dell’Ambiente quali Ministero per i beni e le attività culturali e quello delle Politiche agricole subiranno nel triennio 2011-2013 riduzioni di spesa (stabilite dai decreti governativi), che si aggirano però attorno, rispettivamente al 20 e 30%, mantenendo comunque una disponibilità nel 2011 rispettivamente di 1,4 miliardi di euro e di 1,5 miliardi di euro.
“La situazione economico-finanziaria del Ministero dell’Ambiente è unica e drammatica. Le cose sono talmente gravi da mettere in discussione il ruolo stesso di questo dicastero, la possibilità materiale d’incidere nelle politiche, di contare nei contesti internazionale, di guidare ed indirizzare le azioni settoriali d’interesse nazionale anche in ambiti delicati che riguardano la vita delle persone come quelli della difesa suolo e dell’assetto idrogeologico. Occorre al più presto equilibrare la ripartizione dei tagli su tutti i Ministeri in modo che la manovra sia più equa e non vessatoria rispetto al Ministero dell’Ambiente”, commenta il Presidente del WWF, Stefano Leoni.
Nel dossier del WWF si denuncia che proprio con riguardo agli interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico mentre nel 2010 c’erano risorse per 175 milioni di euro (per interventi sul rischio idrogeologico e per gli interventi strategici di mitigazione), nel 2011 i fondi destinati a questo scopo, in presenza di un’emergenza che non è mai finita a partire dal disastro di Messina del 2009 per finire con la richiesta di stato di emergenza da parte di 5 Regioni, ammontano a 32,7 milioni di euro con un taglio dell’81%.
Il WWF nel suo dossier denuncia, inoltre, che anche in campi di intervento chiave per la stessa economia del Paese, il Governo in carica non propone alcuna misura innovativa rischiando concretamente di perdere il treno dell’economia pulita.
10.11.10
La madre degli idioti è sempre incinta
Alcuni idioti continuano a credere che, per esprimere la loro "personalità", devono necessariamente danneggiare un bene di tutti.
9.11.10
Alluvioni: le cause nella "malgestione" del territorio
La causa principale del diffuso dissesto idrogeologico è la quotidiana “malagestione” dei fiumi e dei versanti.
Le intense piogge di questi giorni non bastano infatti a giustificare il continuo stato di calamità naturale in cui si trova il nostro territorio.
Per risolvere il problema è necessario superare la logica emergenziale d’intervento e per questo il WWF ritiene fondamentale e urgente:
1) istituire le Autorità di distretto, come previsto dalle direttive europee (Direttive 2000/60/CE “Acque”, 2007/60/CE “Rischio alluvionale”), conferendo loro un ruolo vincolante per il coordinamento delle misure e degli interventi di difesa del suolo e di qualità delle acque a livello di bacino idrografico;
2) riferirsi al bacino idrografico – e non ai confini amministrativi delle Regioni – per qualsiasi programma di difesa del suolo, manutenzione del territorio e di tutela e gestione delle acque;
1) istituire le Autorità di distretto, come previsto dalle direttive europee (Direttive 2000/60/CE “Acque”, 2007/60/CE “Rischio alluvionale”), conferendo loro un ruolo vincolante per il coordinamento delle misure e degli interventi di difesa del suolo e di qualità delle acque a livello di bacino idrografico;
2) riferirsi al bacino idrografico – e non ai confini amministrativi delle Regioni – per qualsiasi programma di difesa del suolo, manutenzione del territorio e di tutela e gestione delle acque;
3) ripristinare i finanziamenti ordinari per la difesa del suolo drasticamente tagliati anche nell’ultima Legge finanziaria;
4) garantire l’interdisciplinarietà nella progettazione delle misure e degli interventi di difesa del suolo: la solo ingegneria idraulica, infatti, è totalmente insufficiente ed è necessario progettare anche con competenze di idrogeologia, ecologia, scienze forestali, pianificazione;
5) avviare un’azione diffusa di rinaturazione del territorio - come sta avvenendo nei più grandi bacini europei come la Loira, il Reno, il Danubio, la Drava - basata sul recupero della capacità di ritenzione delle acque in montagna (rimboschimenti, governo delle foreste sostenibile) e sul recupero delle aree di esondazione naturale in pianura (ampliamento delle aree golenali, ripristino e ricostruzione zone umide…).
Queste cinque azioni se portate avanti in modo serio possono contribuire ridurre drasticamente il rischio idraulico in Italia.
4) garantire l’interdisciplinarietà nella progettazione delle misure e degli interventi di difesa del suolo: la solo ingegneria idraulica, infatti, è totalmente insufficiente ed è necessario progettare anche con competenze di idrogeologia, ecologia, scienze forestali, pianificazione;
5) avviare un’azione diffusa di rinaturazione del territorio - come sta avvenendo nei più grandi bacini europei come la Loira, il Reno, il Danubio, la Drava - basata sul recupero della capacità di ritenzione delle acque in montagna (rimboschimenti, governo delle foreste sostenibile) e sul recupero delle aree di esondazione naturale in pianura (ampliamento delle aree golenali, ripristino e ricostruzione zone umide…).
Queste cinque azioni se portate avanti in modo serio possono contribuire ridurre drasticamente il rischio idraulico in Italia.
I Comuni, infatti, continuano a costruire o a prevedere urbanizzazioni nelle naturali aree di esondazione dei fiumi togliendo lo spazio vitale alle acque. S’impermeabilizza il territorio e l’alveo dei corsi d’acqua viene ristretto e canalizzato, spesso, fin dalle sorgenti; la vegetazione ripariale, che difende le sponde dall’erosione e rallenta la furia delle acque, viene regolarmente tagliata; i boschi in montagna non sono governati, ma sono abbandonati o sfruttati all’eccesso, perdendo l’importante capacità di trattenere le acque nel terreno.
4.11.10
A Teramo è arrivato il PalaComieco
Questa mattina è stato inaugurato a Teramo il PalaComieco, la struttura itinerante che porta in piazza il ciclo del riciclo di carta e cartone.Fino al 7 novembre, in piazza Martiri della Libertà (tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 19:00 – ingresso libero), Comieco – Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica – in collaborazione con il Comune di Teramo e Teramo Ambiente e con il patrocinio della Regione Abruzzo, presenta un originale allestimento, che mostra il ciclo di vita degli imballaggi cellulosici dei prodotti di uso comune.
All’interno dei 3 igloo che compongono la tensostruttura, i cittadini e le scuole imparano in modo divertente e interattivo che la qualità della raccolta differenziata parte anche dalla conoscenza delle caratteristiche degli imballaggi. In particolare, il gioco della “Spesa sostenibile” ci accompagna tra scaffali virtuali alla scoperta delle principali caratteristiche funzionali e tecniche di un imballaggio in carta e cartone e ci insegna come avviarlo in maniera corretta al riciclo.
Una volta appresa l’importanza degli imballaggi a base cellulosica nella nostra vita quotidiana e della carta come materia preziosa da far rivivere, vengono approfonditi i passaggi del ciclo del riciclo fino a mostrare prodotti finiti inaspettati.
“Il Palacomieco è un’occasione per mostrare ai cittadini di Teramo cosa succede alla carta e al cartone una volta avviati al riciclo grazie alla raccolta differenziata” ha dichiarato Piero Attoma, Presidente di Comieco, “in modo che questo sia per loro uno stimolo a fare ancora di più. Nei primi 10 mesi di quest’anno, soprattutto con la riorganizzazione del servizio di raccolta differenziata, ogni abitante di Teramo ha raccolto in media quasi 60 kg di carta e cartone, risultato ben superiore alla media regionale pari a 39,7 kg/ab. Grazie alla raccolta differenziata i Comuni possono beneficiare di notevoli vantaggi economici: solo nel 2009 Comieco ha corrisposto al Comune di Teramo oltre 200mila euro, per il servizio di raccolta”.
“Sono onorato di ospitare il Palacomieco e sono convinto dei meriti dei cittadini teramani che hanno espresso sino ad oggi con una straordinaria performace nella raccolta della carta e cartone sia in termini di qualità che di quantità” – ha dichiarato Raimondo Micheli, Presidente di Te.Am. s.p.a. – “Con la vittoria delle Cartoniadi d'Abruzzo 2006 e oggi con il "Porta a Porta", abbiamo suggellato i risultati, e possiamo, viste le percentuali, senza nessuna presunzione, proclamare Teramo capitale del centro Sud della raccolta differenziata”.
3.11.10
L'energia nucleare non ci farà risparmiare!
L'elettricità prodotta da centrali nucleari costa il 16% in più di quella prodotta da centrali a gas e il 21% in più di quella da centrali a carbone.
Dall'analisi, compiuta dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, sui costi dell'elettricità prodotta da nuove centrali nucleari con quella prodotta da nuove centrali a gas e a carbone, risulta che il costo dell'elettricità da centrali nucleari è mediamente di 72,8 Euro/MWh, più elevato rispetto ai 61 Euro/MWh delle centrali a gas (meno 16%) e ai 57,5 Euro/MWh delle centrali a carbone (meno 21%).
Dall'analisi, compiuta dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, sui costi dell'elettricità prodotta da nuove centrali nucleari con quella prodotta da nuove centrali a gas e a carbone, risulta che il costo dell'elettricità da centrali nucleari è mediamente di 72,8 Euro/MWh, più elevato rispetto ai 61 Euro/MWh delle centrali a gas (meno 16%) e ai 57,5 Euro/MWh delle centrali a carbone (meno 21%).
Il confronto si basa sull'analisi di 8 studi recenti, pubblicati fra il 2008 e il 2010 (Agenzia Nucleare dell'Ocse, Ufficio del Budget del Congresso USA, Dipartimento dell'Energia Usa, Massachusetts Institute of Technology, Commissione Europea, Camera dei Lords, Electric Power Research Institute e Moody's).
Questi studi, analizzati nel Rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, pubblicato sul numero 5 della rivista "Gazzetta Ambiente", fanno un confronto fra i costi dell'elettricità prodotta dalle nuove centrali nucleari, con una conclusione convergente: sarà più cara di quella prodotta con nuove centrali a gas o a carbone.
Questi studi, analizzati nel Rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, pubblicato sul numero 5 della rivista "Gazzetta Ambiente", fanno un confronto fra i costi dell'elettricità prodotta dalle nuove centrali nucleari, con una conclusione convergente: sarà più cara di quella prodotta con nuove centrali a gas o a carbone.
Sul tema dei costi effettivi dell'elettricità prodotta dalle nuove centrali nucleari serve quindi trasparenza: un argomento così delicato e importante non può essere affrontato con superficialità. A maggior ragione in Italia, dove il nucleare sarebbe ancora più caro rispetto ai Paesi dove è già sviluppato. Si dovrà infatti ripartire da zero, importare reattori che non produciamo, tener conto delle caratteristiche del nostro territorio, affrontare le forti opposizioni locali, considerare i tempi prevedibilmente più lunghi di realizzazione delle centrali.
Il programma nucleare italiano, inoltre, con i suoi 100 TWh e 13.000 MW di nuove centrali entro il 2030, non può semplicemente essere aggiunto all'esistente che comprende uno sviluppo delle rinnovabili (circa 100 TWh entro il 2020), di nuove centrali a gas e a carbone in costruzione o in fase avanzata di autorizzazione (almeno altri 10.000 MW entro il 2020), perché la crisi economica e le politiche di risparmio e di efficienza energetica stanno configurando una futura crescita moderata dei consumi elettrici.
I conti così non tornano: i costi del nucleare cresceranno, infatti, ulteriormente se l'elettricità nucleare diventa eccedente. Per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di CO2, anche dopo il 2020, è prioritario e meno costoso puntare sul risparmio e sull'efficienza energetica con ampie possibilità nei trasporti, nel riscaldamento, nelle apparecchiature elettriche, negli elettrodomestici e apparecchi elettronici, nell'illuminazione, nell'industria e negli edifici. Per il 2020 c'è un obiettivo di sviluppo delle energie rinnovabili reso obbligatorio da una direttiva europea; dopo il 2020 diverse fonti rinnovabili potrebbero poi essere meno costose del nucleare. Anche la cattura e il sequestro della CO2, prodotta dalle centrali alimentate con combustibili fossili, che si sta cominciando a sperimentare anche in Italia, dopo il 2020 sarà una tecnologia che si prospetta meno costosa .
Il programma nucleare italiano, inoltre, con i suoi 100 TWh e 13.000 MW di nuove centrali entro il 2030, non può semplicemente essere aggiunto all'esistente che comprende uno sviluppo delle rinnovabili (circa 100 TWh entro il 2020), di nuove centrali a gas e a carbone in costruzione o in fase avanzata di autorizzazione (almeno altri 10.000 MW entro il 2020), perché la crisi economica e le politiche di risparmio e di efficienza energetica stanno configurando una futura crescita moderata dei consumi elettrici.
I conti così non tornano: i costi del nucleare cresceranno, infatti, ulteriormente se l'elettricità nucleare diventa eccedente. Per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di CO2, anche dopo il 2020, è prioritario e meno costoso puntare sul risparmio e sull'efficienza energetica con ampie possibilità nei trasporti, nel riscaldamento, nelle apparecchiature elettriche, negli elettrodomestici e apparecchi elettronici, nell'illuminazione, nell'industria e negli edifici. Per il 2020 c'è un obiettivo di sviluppo delle energie rinnovabili reso obbligatorio da una direttiva europea; dopo il 2020 diverse fonti rinnovabili potrebbero poi essere meno costose del nucleare. Anche la cattura e il sequestro della CO2, prodotta dalle centrali alimentate con combustibili fossili, che si sta cominciando a sperimentare anche in Italia, dopo il 2020 sarà una tecnologia che si prospetta meno costosa .
Il Rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile lo potete trovare qui: http://www.fondazionesvilupposostenibile.org/f/Documenti/I_costi_del_nucleare_studio_Ronchi.pdf
1.11.10
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