26.3.11

Golf e macerie

Recentemente è stato presentato un Protocollo d'Intesa firmato presso Palazzo Chigi che dovrebbe aprire la porta alla "rinascita" del comprensorio aquilano dopo il terremoto del 6 aprile.
A leggere il documento la realtà sembra molto diversa.
Pubblichiamo il documento di costituzione di un ampio coordinamento sulla vicenda che si è recentemente costituito a L'Aquila e di cui fa parte anche il WWF.

LE RISORSE DESTINATE ALLA RICOSTRUZIONE POST SISMA NON DEVONO ESSERE DIROTTATE SU INTERVENTI DI DISTRUZIONE DEI TERRITORI PROTETTI

Dopo la prima e partecipatissima assemblea del 23 febbraio scorso, sono tornate a riunirsi le Associazioni Ambientaliste Abruzzesi, congiuntamente ai Comitati di cittadini impegnati sulle problematiche della ricostruzione.
All’ordine del giorno l’analisi delle azioni da mettere in atto per contrastare la serie di progetti devastanti e anacronistici, tirati fuori da vecchi cassetti, a scapito della biodiversità e del paesaggio di zone di particolare pregio del territorio aquilano.
Devastanti perché prevedono prioritariamente la modifica permanente del territorio con infrastrutture sciistiche e campi da golf nel cuore del sistema delle aree protette dell’Appennino, in aree ricchissime di biodiversità e risorse ecologiche e per questo ricadenti in zone SIC e ZPS, sottoposte anche a tutela da Direttive Comunitarie. Nessuna considerazione, neanche un accenno alla tutela delle specie animali e vegetali, nonché degli habitat prioritari.
Anacronistici perché in tali progetti non vi è alcuna novità o analisi delle reali condizioni ed esigenze del territorio, ma solo vecchi progetti più volte bloccati e che oggi si vuole far approvare con procedure di urgenza.

IL PROTOCOLLO D’INTESA SOTTOSCRITTO A ROMA, PALAZZO CHIGI, IL 17 FEBBRAIO 2011
Il Protocollo delinea in premessa, coerentemente con il QRR (Quadro Regionale di Riferimento) della Regione Abruzzo, una serie di azioni per la valorizzazione ambientale e agrosilvopastorale. Di fatto, poi, queste non trovano la conseguente declinazione programmatico-finanziaria, e si propongono come prioritarie e realizzabili solo le infrastrutture sciistiche ed i campi da golf. Il cemento ed il movimento terra sono, di fatto, l’unico motore del protocollo.
Seppure il Protocollo, sempre e solo in premessa, confermi una necessaria azione di recupero dei Centri Storici, di fatto non ne dichiara la priorità, né le modalità. L’Intesa sembra unicamente rivolta a sottrarre energie programmatiche, e soprattutto fondi, alla più urgente necessità di ricostruzione dei Centri storici. Interventi più volte annunciati, e mai realizzati, a forte impatto ambientale e paesaggistico, sono oggi riproposti grazie alla disponibilità dei fondi per la ricostruzione del cratere.
Le proposte non sembrano neanche rispondere alle reali necessità di lavoro accentuate nel post-sisma. Manca una visione organica dello sviluppo turistico del territorio, e in particolare manca qualsiasi riferimento alle infrastrutture viarie e ferroviarie del comprensorio, né ci si preoccupa del rilancio mirato, anche attraverso la Zona Franca, del sistema delle aree produttive ASI/NSI.

LE CRITICITÀ RILEVATE
Le ipotesi di “sviluppo” delineate nel Protocollo appaiono in palese contrasto con il quadro programmatico e pianificatorio vigente a tutti i livelli istituzionali: dalla Legge 394 (Legge quadro sui Parchi) ai Decreti istitutivi delle aree protette, dalla Regione alle Provincie ed agli stessi strumenti urbanistici comunali. Tutti gli interventi, ancorché appena delineati, sono in palese contrasto con gli strumenti vigenti; per il loro devastante impatto abbisognano, inoltre, di una VAS preliminare.
Molti sono gli interventi dati per “cantierabili” che non sono stati sottoposti a nessuna verifica tecnico-ambientale in particolare:
• il collegamento sciistico tra le stazioni invernali di Ovindoli e Campo Felice;
• la “Cittadella della Montagna” originariamente assente nel Progetto Speciale Regionale Scindarella-M.Cristo e le previsioni insediative ricettive, inserite illegittimamente “all’ultimo momento”.
A rischio sarebbero i corridoi ecologici di grande importanza per alcune specie di animali particolarmente protetti, tra cui, prima di tutto, l’orso bruno marsicano, a causa di interventi in evidente contrasto anche con le raccomandazioni del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) approvato e reso esecutivo dalla Regione con DGR n.469 del 14.6.2010.
Alcuni interventi, come i campi da golf in quota, sono stati più volte bocciati perché incompatibili con la vocazione ambientale dei luoghi e palesemente distruttivi delle unicità floristiche e faunistiche presenti sugli altopiani delle Rocche e di Piani di Pezza.
Il Protocollo delinea uno sviluppo che privilegia pochi comuni, senza prendere in considerazione una piattaforma diffusa di interventi ordinari, più moderati e rispondenti al rilancio ed all’incentivazione di quelle poche “resistenze produttive” sopravvissute e alla ripartenza di iniziative autoctone.
Non sono considerati gli studi sui cambiamenti climatici e i loro effetti, per i prossimi anni, sul manto nevoso, né sulle riserve d’acqua. L’acqua, in montagna, è bene indispensabile alla sopravvivenza delle attività agro-silvo-pastorali, nonché dei fragili e delicati ecosistemi montani, e non può essere dirottata su campi da golf e impianti di innevamento artificiale.
Lo stesso Protocollo infine è in netto contrasto persino con le Linee di indirizzo strategico per la ripianificazione del territorio del Commissario STM (pag.143) che delinea il fallimento delle stazioni sciistico-invernali insieme all’insostenibilità dell’innevamento artificiale.
Il Protocollo appare perciò non rispondente alle sue stesse premesse, velleitario per i contenuti e le proposte avanzate e illegittimo per le forme e le procedure ipotizzate. Inoltre, Presidenti di Parchi, di Regione, di Provincia e Sindaci firmatari, anche alla luce della recente Sentenza del TAR Lazio del 21.2.2011 avverso l’OPCM 3833/09, non avevano, per lo più, specifico mandato democratico a impegnare le rispettive amministrazioni a scelte di ripianificazione, tra l’altro in contrasto con la normativa specifica per le aree protette
Mentre è fin troppo chiaro che i costi degli interventi ricadrebbero sugli Enti pubblici, con fondi sottratti al rilancio economico di tutto il cratere, non è stata fatta nessuna considerazione sulla praticabilità economico-ambientale degli interventi. Il Protocollo è privo di qualsiasi analisi economica a favore del modello di sviluppo individuato, mentre ve ne sono decine che dimostrano, al contrario, che si tratta di un’impresa fallimentare.

PIANO DI AZIONE
Molte le iniziative in via di definizione da parte dei firmatari del presente documento. Tra queste:
• Sensibilizzazione ed informazione sistematica della popolazione aquilana, abruzzese e dell’opinione pubblica nazionale sulla reale portata dello sperpero di denaro programmato.
• Azioni legali per evitare che lo scempio sia perpetrato, tra l’altro, senza le verifiche che la legge richiede per le opere ricadenti in aree protette e in aree tutelate dalle direttive europee;
• Predisposizione di un “Piano di tutela e valorizzazione delle risorse ecologiche dell’area aquilana”, una proposta cioè di rilancio turistico ed economico basata sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili, sul miglioramento della qualità delle risorse naturali e sul potenziamento e la promozione dell’offerta turistica , senza sprechi di risorse economiche ed ambientali e senza sottrarre risorse alla ricostruzione, fornendo dati scientifici sui benefici economici e occupazionali per le comunità locali degli interventi previsti e quantificando i servizi ecosistemici forniti dalle risorse ambientali dell’area.
• La nascita di un Coordinamento permanente tra tutte le forze in campo: Associazioni Ambientaliste Nazionali e locali, Comitati, Sindacati e Partiti Politici.