1.9.17

La caccia al cinghiale fuori da ogni regola minaccia tutta la fauna!

La Regione Abruzzo è una delle poche a non aver concesso la preapertura della caccia a settembre. Nel desolante quadro delle altre regioni italiane si tratta di una scelta corretta e apprezzabile, certamente propiziata dalle tantissime sconfitte davanti al Tribunale Ammnistrativo Regionale che negli ultimi anni ha sempre accolto i ricorsi del WWF avverso i vari calendari venatori presentati dai diversi governi regionali.
In realtà, però, i cacciatori stanno già sparando perché la Regione Abruzzo, con una delibera di giunta di fine aprile, ha autorizzato l’abbattimento dei cinghiali anche al di fuori della stagione venatoria con la giustificazione di limitare il numero degli esemplari presenti sul territorio e così ridurre i danni alla colture. Tale decisione, già di per sé molto grave perché ha comportato la possibilità di andare a caccia anche in periodi delicati per la riproduzione di tutta la fauna (non solo dei cinghiali), diventa ancora più grave in questo particolare periodo che stiamo vivendo perché va incidere su tutti gli animali che sono già stati messi a durissima prova dalla prolungata siccità e dagli incendi che imperversano da mesi nella nostra regione. E in molte zone (ad esempio in valle Peligna) può diventare anche pericolosa per l’uomo perché gli spari si concentrano nelle poche zone risparmiate dal fuoco, le più vicine ai nuclei abitativi.
L’attività di caccia al cinghiale, oltre a incidere direttamente su questa specie, colpisce indirettamente la fauna nel suo insieme con un’opera di disturbo amplificata dalle particolari situazioni appena richiamate. Inoltre va anche detto che l’azione di controllo che si deve esercitare durante queste attività di prelievo è ormai praticamente impossibile: la polizia provinciale è nei fatti stata cancellata mentre il personale del Corpo Forestale dello Stato è stato smembrato e anche coloro che sono stati assorbiti dai Carabinieri sono in larga parte impegnati su altri fronti.
Alla Regione Abruzzo chiediamo di mettere fine a qualsiasi forma di caccia almeno per tutto il mese di settembre e poi avviare una verifica sulle reali condizioni della fauna selvatica per capire come procedere.
Ricordiamo, per l’ennesima volta, che la caccia è un’attività consentita, ma che la fauna costituisce patrimonio indisponibile dello Stato per cui viene prima la tutela di fagiani, volpi o beccacce della volontà di garantire il divertimento dei cacciatori e gli affari delle industrie di armi!
Sarebbe ora infine che si prendesse finalmente atto di una verità incontrovertibile: negli ultimi anni, con la scusa dei danni alle colture, si stanno sempre più allargando le maglie delle regole per l’attività di caccia al cinghiale, ma contemporaneamente i danni alle colture, invece di diminuire, stanno aumentando. A dimostrazione che la problematica dei cinghiali, creata dai cacciatori attraverso ripopolamenti fatti senza criterio, continua ad essere alimentata dai cacciatori stessi che non hanno alcun reale interesse a risolverla visto che dai cinghiali ricavano divertimento e, cosa più importante per alcuni di loro, entrate in nero con la vendita dei capi abbattuti sui quali i controlli sono da sempre scarsi, se non assenti!

31.8.17

Abruzzo in fiamme: facciamoci sentire!

 
WWF e Legambiente hanno promosso un sit-in/conferenza stampa per sabato 2 settembre a Pescara, in piazza Sacro Cuore, all’insegna dello slogan: Facciamoci sentire! BASTA ROGHI. L’iniziativa è aperta alla partecipazione di chiunque.
Siamo di fronte a una situazione eccezionalmente drammatica: il 2017 è stato caratterizzato, già dai primi mesi dell’anno, da un andamento meteorologico con temperature massime elevate e lunghi periodi siccitosi. Una situazione nella quale hanno avuto facile esca gli incendi, aumentati quest’anno in maniera impressionante in tutta Italia, sia nel numero complessivo sia per quanto riguarda la superficie percorsa dal fuoco che nel nostro Paese: secondo i dati di fonte European Forest Fire Information (EFFIS), diffusi da ISPRA, l’aumento da gennaio a oggi rispetto alla media del decennio precedente sarebbe del 260%!
In Abruzzo, pur se il problema incendi non rappresenta certo una novità (nel periodo 2007 – 2012 sono stati attraversati dalle fiamme ben 30mila ettari di superficie la metà dei quali coperta da boschi), la situazione di quest’anno è a livelli mai conosciuti prima. A confronto con quelli attuali i pure notevoli numeri del 2016 appaiono assurdamente quasi confortanti: 89 incendi che hanno riguardato 87 ettari di bosco e 404 ettari di superficie non boschiva (fonte ex Corpo Forestale dello Stato, dati pubblicati sul sito della Regione Abruzzo).
Una situazione allucinante, aggravata dalla gestione della riforma del Corpo Forestale dello Stato che, quanto meno sul piano della lotta agli incendi, non ha funzionato.
A fronte di questo quadro far sentire la voce dei cittadini, chiedere scelte precise e coerenti a livello nazionale e locale, chiedere che la politica impari dai propri errori e sia capace, quando occorre, di correggere decisioni sbagliate, è la strada giusta.
Per questo il sit-in. A Pescara, città accogliente e facilmente raggiungibile (non a caso è stata scelta Piazza Sacro Cuore, a due passi dalla stazione ferroviaria, dal terminal bus e dal grande parcheggio delle aree di risulta) e non a Sulmona o nelle altre località vicine ai roghi, per non ostacolare il prezioso lavoro dei vigili del fuoco, delle forze dell’ordine, dei tantissimi volontari, compresi quelli che recentemente – organizzati dai Comuni e dalle Riserve regionale – si stanno impegnando nella sorveglianza dei territori.
Vogliamo chiedere ai Carabinieri Forestali e alla Magistratura di impegnarsi ancor più di quanto sempre fanno per stanare e punire questi criminali incendiari e gli eventuali loro mandanti; ai Parchi e alle aree protette di centuplicare gli sforzi in difesa della Natura e di adottare misure di prevenzione adeguate; alla Regione di dotarsi di un efficiente piano di sorveglianza e di intervento anti-incendi e di programmare il futuro ascoltando, non solo chi ha interesse a lavori in appalto, ma esperti indipendenti che indichino la strada giusta da percorrere; ai cittadini di segnalare tutto quanto vengono a sapere in merito a comportamenti scorretti o illegali che possano aiutare le forze dell’ordine a svolgere le indagini; agli organi di informazione nazionali, che solo dopo parecchi giorni si sono accorti di quanto stava accadendo in Abruzzo, di non inseguire lo scoop a ogni costo, ma di offrire ai cittadini la consueta corretta informazione, perché questa immane tragedia ambientale non si trasformi nell’occasione per ulteriori futuri scempi.
All’incontro sarà presente anche il Sottosegretario Mario Mazzocca con delega all’Ambiente e alla Protezione Civile al quale chiederemo cosa sta facendo la Regione per arginare questo disastro e con il quale ci confronteremo sulle scelte future post-emergenza. E stiamo invitando a partecipare anche gli altri soggetti competenti.
Per la gestione post-emergenziale è bene tenere presente che al di là del divieto stabilito dalla legge, ogni eventuale azione di rimboschimento, con conseguente trasformazione di aree di pregio naturalistico in ambienti artificiali, sarebbe errata.
Allo stesso modo è errato il concetto, accreditato dai mass-media anche a livello nazionale, che tra le possibili condizioni che avrebbero favorito le fiamme ci sia la mancata “pulizia” del sottobosco.
Quella che manca è la gestione sostenibile dei nostri boschi, oggi per la gran parte abbandonati e senza un indirizzo selviculturale in grado di conservare la biodiversità forestale e rispondere alle sfide che impone il cambio climatico a livello locale e globale. Senza una gestione forestale sostenibile ed eticamente corretta, i boschi continueranno ad essere preda di incendiari e speculatori e non svolgeranno in maniera adeguata la loro funzione ecosistemica e di regolazione del clima rischiando di essere trasformati da ecosistema complesso in un semplice insieme di alberi.
Occorre ben altro, ed è quello che chiederemo sabato: un impegno straordinario contro gli incendi che stanno devastando la Regione Verde d’Europa dettato dalla sapienza e dal ragionamento, certamente non dalle emozioni della prima ora…

29.8.17

Basta roghi!

Volontari per emergenza incendi

 
A causa dell’emergenza incendi in Valle Peligna, dove si trova anche l'Oasi WWF delle Gole del Sagittario, i Comuni di Pettorano sul Gizio, Rocca Pia, Introdacqua, Bugnara, Anversa degli Abruzzi, Cocullo, Scanno e Villalago, in collaborazione con le Riserve naturali regionali Monte Genzana Alto Gizio e Gole del Sagittario e le Associazioni di volontariato e ambientaliste, organizzati e coordinati dai gruppi comunali della Protezione Civile, intendono intensificare l’attività di vigilanza e presidio del territorio volta a scongiurare episodi dolosi.
Pertanto chiunque volesse mettersi a disposizione, in forma privata o organizzata, può contattare i seguenti riferimenti:
  • Comune di Pettorano/Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio: 0864487006­ - 3406458665. Protezione Civile: 3476508417 - 3331480820;
  • Comune di Rocca Pia: 0864203005;
  • Comune di Introdacqua: 086447116;
  • Comune di Bugnara: 3298087884 (Sindaco);
  • Anversa degli Abruzzi e Cocullo: 3205662061;
  • Comune di Scanno: 3463592582 (Sindaco);
  • Comune di Villalago: 3277582018.

28.8.17

Parere dell'ISPRA su caccia e incendi: animali colpiti e sotto stress, applicare il principio di precauzione

 
Il parere dell’ISPRA, massimo organo consultivo di Regioni e Governo sul tema dell’attività venatoria, in merito alle “condizioni meteoclimatiche” e la caccia è inequivocabile: le condizioni di caldo estremo che perdurano da mesi, caratterizzate “da temperature massime assai elevate e prolungati periodi di siccità, che ha determinato in tutta Italia una situazione accentuata di stress in molti ecosistemi”, aggravate da una drammatica espansione degli incendi comportano “una condizione di rischio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale e rischiano di avere, nel breve e nel medio periodo, effetti negativi sulla dinamica di popolazione di molte specie”.
Le Regioni, quindi, si comportino di conseguenza prevedendo il divieto o la forte limitazione dell’attività venatoria.
Il WWF, che agli inizi di agosto ha scritto a tutte le Regioni per chiedere risposte serie e adeguate alla drammatica situazione della fauna e degli ecosistemi naturali, ritiene che quanto prescrive l’autorevole parere dell’ISPRA sia davvero il minimo che le Regioni debbano fare per garantire quel “nucleo di salvaguardia” della fauna selvatica tante volte richiamato anche dalla Corte Costituzionale per rispettare le norme europee ed internazionali.
Se si va a caccia in queste condizioni, non solo si uccidono animali stremati da fame e sete o ormai senza forze già consumate per fuggire dal fuoco, ma si attenta anche alla sopravvivenza delle future popolazioni di molte specie selvatiche.
Gli animali sopravvissuti, molti dei quali si stanno preparando a ripartire per i luoghi di nidificazione o sono già in piena stagione riproduttiva, hanno subito un grave peggioramento delle condizioni fisiche “poiché risulta necessario un maggior dispendio energetico per raggiungere le fonti idriche, che si presentano ridotte e fortemente disperse. Ciò può condizionare negativamente il successo riproduttivo e aumentare la mortalità degli individui giovani e adulti, a causa di una maggior vulnerabilità a malattie e predazione”, secondo il parere dell’ISPRA che ritiene, quindi, necessario e opportuno che “vengano adottate a titolo precauzionale misure volte a limitare la pressione venatoria nel corso della stagione”.
 
“Stiamo ancora aspettando una risposta alla nostra richiesta di inizio agosto”, dichiara il vicepresidente del WWF Italia, Dante Caserta, che aggiunge: “La maggior parte delle Regioni (tranne l’Abruzzo che aprirà la stagione venatoria il primo ottobre), da quel che ci risulta, sta facendo orecchie da mercante, ignorando ogni richiamo alla ragionevolezza e alla responsabilità, senza neanche rinunciare alle giornate di preapertura ai primi di settembre anche quando hanno avuto decine di migliaia di ettari devastati dal fuoco come in Sicilia e in Campania. È davvero singolare che anche quest’anno, dopo le diverse emergenze che hanno messo in difficoltà il nostro Paese si debba fare ricorso alla magistratura (amministrativa e laddove necessario anche penale) per ottenere il rispetto del diritto degli animali selvatici a continuare a vivere”.
 
Il WWF, ribadendo quanto scritto ad ogni Regione ai primi di agosto, in base ad un serio studio e monitoraggio delle condizioni locali chiede:
  1. divieto o forti limitazioni dell’attività venatoria;
  2. blocco dei ripopolamenti fino a data da destinarsi, per non sottrarre importanti risorse trofiche alla fauna già presente;
  3. blocco di qualsiasi forma di addestramento di cani da caccia e di gare cinofile che costituiscono ulteriori fattori di stress per le popolazioni selvatiche.

Abruzzo in fiamme: occorrono risposte adeguate e nessuna improvvisazione!

 
Emergenza fiamme in Abruzzo: gli incendi simbolo di questa disastrosa stagione sono quelli che hanno letteralmente massacrato il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (300 ettari in fumo a partire da Campo Imperatore) e il Parco della Majella (oltre 1200 ettari tra i vari versanti del Monte Morrone, incendio tuttora in corso), ma non sono stati certamente gli unici. I Comuni abruzzesi che hanno subito danni da incendi boschivi nel loro territorio dal 1 luglio al 22 agosto erano 86 e l’elenco è già da ritoccare in aumento dopo gli ennesimi episodi degli ultimi giorni (fiamme ad Anversa degli Abruzzi, Cocullo, Prezza, Raiano...). Una situazione di emergenza che richiede una risposta decisa e ben articolata, dettata dalla sapienza e non dall’improvvisazione.
 
Incendi boschivi
È in primo luogo fondamentale che gli incendi boschivi vengano tutti classificati come tali. L'art 2 della legge 353/2000 definisce l'incendio boschivo come un fuoco che ha suscettività ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture o infrastrutture antropizzate poste all'interno delle predette aree oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree. Ciò significa che l'evento incendio non deve per forza interessare un bosco nella sua accezione comune per essere definito boschivo ma basta anche che il bosco, l'area cespugliata o arborata siano messi in pericolo dalle fiamme. Una precisazione fondamentale per i risvolti legali che la classificazione comporta.
 
Il rimboschimento è un errore
L’idea che la Regione porta avanti in queste ore è quella di valutare la possibilità di chiedere una deroga per rimboscare subito le aree percorse dal fuoco. Una riunione su questo tema è stata convocata dal presidente D’Alfonso per il 13 settembre prossimo. A parte il fatto che non sono stati in alcun modo coinvolti i Parchi, procedere a un rimboschimento sarebbe un clamoroso errore che va evitato a ogni costo.
Un bosco artificiale si riconosce infatti immediatamente per avere alberi tutti uguali, della stessa altezza e più o meno alla stessa distanza l’uno dall’altro. Un ambiente poco attrattivo, monotono e penalizzante dal punto di vista dello sviluppo della biodiversità, del tutto improprio in un’area naturalistica di pregio. La ripresa naturale della vegetazione, anche se richiede tempi più lunghi, ha tutt’altro aspetto, “naturale” appunto, e garantisce, attraverso una accentuata biodiversità vegetale, la presenza di numerose e diversificate specie animali. Che oggi si parli di rimboschimento significa soltanto che non siamo stati capaci di imparare dagli errori del passato e che peraltro vogliamo rischiare di far rinascere la spirale perversa fiamme/ripiantumazione che la legge vuole combattere. Quelli che possono servire sono unicamente interventi di messa in sicurezza, ovviamente con ingegneria naturalistica, a fronte di eventuali criticità in relazione al dissesto idrogeologico. Per il resto occorre lasciare che la natura faccia il suo corso e niente altro. Più che mai in un Parco Nazionale.
 
Danno irreparabile, ma chi lo ha creato paghi
Resta il danno enorme, e certamente irreparabile: gli alberi che cresceranno saranno altri rispetto a quelli bruciati; gli animali morti non risusciteranno e le fiamme ne hanno uccisi tanti, soprattutto rettili che rappresentano tra i vertebrati la classe zoologica più colpita. Un danno per il quale auspichiamo che gli inquirenti e la magistratura sappiano presentare in tempi brevi il conto ai colpevoli.
 
Impariamo dagli errori
Altro punto fondamentale è far sì che quel che è accaduto non possa ripetersi. In passato la vigilanza anti-incendio nelle aree protette era garantita da squadre di volontari, coordinate da Forestale e personale del Parco, che tenevano sotto controllo il territorio per consentire interventi immediati. Un servizio che è stato via via dismesso per carenza di fondi (nonostante l’impegno economico fosse limitato) così come, per la stessa ragione, sono diminuiti negli anni i mezzi a disposizione con una accentuazione negli ultimi mesi legata alle note vicende legate alla soppressione del Corpo Forestale dello Stato.
Senza nulla togliere all’impegno e alla eccezionale dedizione di quanti hanno operato e stanno operando contro le fiamme, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Carabinieri, volontari e quanti altri, ai quali va la nostra gratitudine, quel che è accaduto quest’anno dimostra come sia indispensabile e urgente voltare decisamente pagina per la tutela dei boschi e delle aree protette.
Occorre un passo indietro: c’è bisogno di una riorganizzazione capillare del servizio anti-incendio - dalla vigilanza agli interventi d’emergenza - con un coinvolgimento diretto delle strutture delle aree protette e anche, perché no?, dei cittadini di buona volontà, con adeguata dotazione di mezzi, compresi quelli più moderni (telecamere, droni) se il loro uso si rivelerà utile.
Qualcosa va fatto anche sul piano normativo. Nessuno vuole cancellare eventi tradizionali o antiche feste patronali, ma occorrono delle cautele, ovunque, e più che mai nei Parchi. Le fiere con bancarelle devono trovare spazio nei centri abitati o nelle loro immediate periferie e non sui prati. Ne guadagnerà la tutela della natura e anche la stessa economia dei paesi montani. I fuochi d’artificio vanno proibiti in tutte le aree protette, per il danno ambientale che comunque provocano anche quando non favoriscono incendi. Ci sono altre maniere (a esempio spettacoli di luce, organizzati persino sulla facciata di San Pietro in alternativa ai “botti”) per festeggiare. L’Abruzzo è sempre stato terra di tradizioni ma anche di innovazione e progresso e può dimostrarlo voltando pagina e modernizzandosi a tutela di quella che per tutti resta comunque l’esigenza primaria: garantirsi una adeguata qualità della vita come solo un ambiente sano e piacevole sa dare. Qualcuno lo ha in parte distrutto. Impariamo la lezione e andiamo avanti, ma con intelligenza, senza lasciarci prendere dalla fretta che, si sa, è una cattiva consigliera.
 
La gravità di quanto è successo richiede un’azione puntuale e coordinata da parte delle Istituzioni, ma occorre anche che gli abruzzesi facciano sentire la propria voce e mantengano alta l'attenzione sulla gestione del territorio affinché, passata l'emergenza di questa estate, non torni tutto nel silenzio. Per questo il WWF sta organizzando un sit-in a Pescara per il prossimo fine settimana al quale chiamerà a partecipare tutti coloro che vogliono effettivamente chiedere a Regione, Enti Parco, Comuni e organismi competenti di mettere in campo le azione necessarie per individuare le responsabilità di questi disastri e per evitare che gli stessi possano ripetersi in futuro.
 
I Comuni abruzzesi colpiti
L’elenco dei Comuni il cui territorio è stato interessato da incendi boschivi dal 1 luglio al 22 agosto (fonte: Regione Abruzzo) con aggiunti, in maiuscolo, alcuni dei Comuni coinvolti negli ultimi giorni:
Abbateggio
Aielli
Alanno
ANVERSA DEGLI ABRUZZI
Atessa
Atri
Balsorano
Bisenti
Bolognano
Brittoli
Bussi sul Tirino
CAGNANO AMITERNO
Campli
Caramanico Terme
Carpineto Sinello
Carsoli
Casacanditella
Casalbordino
Casoli
Castel del Monte
Castiglione a Casauria
Castiglione Messer Marino
Castiglione Messer Raimondo
Celano
Cepagatti
Cermignano
Città Sant’Angelo
Civitaluparella
COCULLO
Collarmele
Colledara
Collelongo
Corfinio
Corvara
Crecchio
Crognaleto
Cugnoli
Cupello
Farindola
Francavilla al Mare
Fresagrandinaria
Guardiagrele
L’Aquila
Lanciano
Lecce dei Marsi
Lentella
Manoppello
Masse d’Alba
Molina Aterno
Monteodorisio
Montereale
Montesilvano
Morino
Ofena
Oricola
Ortona
Pacentro
Paglieta
Penna Sant’Andrea
Pennadomo
Penne
Pescocostanzo
Pianella
Pietranico
Poggiofiorito
Pratola Peligna
PREZZA
RAIANO
Rapino
Rocca di Botte
Rocca Pia
Rocca San Giovanni
Rosello
San Salvo
San Valentino in Abruzzo Citeriore
Sant’Omero
Scafa
Scanno
Scoppito
Scurcola Marsicana
Sulmona
Tagliacozzo
Teramo
Tollo
Torino di Sangro
Tornareccio
Tortoreto
Trasacco
Valle Castellana
Vasto

26.8.17

Terza discarica alle porte dell'Oasi dei Calanchi di Atri?

Italia Nostra e WWF giudicano in maniera estremamente negativa la richiesta avanzata dal Commissario del Consorzio Piomba-Fino di avvio della procedura per l’autorizzazione dell’ampliamento della discarica di Contrada Santa Lucia ad Atri.
È inaccettabile far crescere a dismisura una discarica che si trova a poche centinaia di metri da un Sito di Interesse Comunitario, istituito dall’Unione Europea su richiesta della Regione Abruzzo per le straordinarie valenze naturalistiche e paesaggistiche, al cui interno è ricompresa una Riserva naturale regionale.
Ed è ancora più inaccettabile se si considera che i precedenti moduli della discarica ancora oggi, a distanza di anni dalla loro chiusura, presentano numerosi problemi ambientali e sanitari che sono stati evidenziati dalla stessa Regione Abruzzo, da ultimo in una nota del Servizio regionale “Gestione dei Rifiuti” in risposta alla locale Sezione di Italia Nostra. È estremamente grave che si registrino ancora problemi di questo genere se si considera che, per giustificare il precedente ampliamento della discarica, fu affermato dai proponenti che le ulteriori entrate derivanti dal conferimento dei rifiuti nel secondo modulo sarebbero state utilizzate a mettere in totale sicurezza il vecchio sito.
Il raggiungimento dei limiti di conferimento, che oggi viene utilizzato per giustificare il terzo modulo, è poi conseguenza del fatto che, contrariamente a quanto annunciato al momento del secondo ampliamento, la discarica di Contrada Santa Lucia non è stata utilizzata per i rifiuti provenienti dai comuni consorziati, ma addirittura per collocare rifiuti provenienti da fuori regione.
Da ultimo non si può fare a meno di notare che un Consorzio commissariato, che si sarebbe dovuto sciogliere da anni per confluire in un ente di gestione unico regionale o al più in uno provinciale, non si sta attenendo alla sola ordinaria amministrazione, ma continua a ingessare il territorio con scelte che avranno conseguenze per molti anni a venire.
Italia Nostra e WWF chiedono che si apra un confronto sulla gestione delle discariche esistenti e sulle scelte per il futuro, evitando di procedere attraverso forzature nei confronti di un territorio che da decenni ha svolto responsabilmente un ruolo determinante per il ciclo dei rifiuti di tutta la provincia e che ora merita di essere rispettato e ascoltato.

Italia Nostra – Sezione di Atri
WWF Teramo

24.8.17

Riserva Borsacchio: proviamo a fare meno chiacchiere e più fatti?

 
Le settimane a cavallo di ferragosto hanno visto animarsi una polemica su alcune testate giornalistiche in merito all’assegnazione della gestione della Riserva regionale del Borsacchio.
Si è parlato di un ipotetico scontro tra il Sindaco di Roseto degli Abruzzi e il deputato locale, appartenenti allo stesso partito attualmente in maggioranza in Comune; si è favoleggiato di fantomatici accordi elettorali; si è persino rifatto vivo un ex assessore comunale che per i 5 anni della passata consigliatura non ha fatto nulla per la Riserva se non farsi fotografare accanto a una bacheca o contribuire a tagliare il perimetro tirando fuori le foci del Borsacchio e del Tordino.
È quindi utile intervenire per ribadire come stanno le cose.
La Riserva naturale del Borsacchio è stata istituita nel 2005. In 12 anni non ha mai avuto una gestione. Ha subito 4 modifiche alla sua legge istitutiva. È stata commissariata due volte. Non ha un Piano di Assetto Naturalistico approvato. Il suo Comitato di gestione, istituito con forte ritardo solo a seguito dell’ultimo commissariamento regionale, non è stato ancora convocato dal Sindaco. Non ha ideato un solo progetto di conservazione o di valorizzazione del territorio, se non il corso per le Guide del Borsacchio avviato durante l’ultimo commissariamento e oggi in via di conclusione.
A fronte di questa situazione d’inerzia, fortunatamente, un gruppo di associazioni presenti sul territorio in rappresentanza di associazioni ambientaliste nazionali, insieme ad un Comitato cittadino e, più recentemente, una serie di altri comitati e associazioni locali, dopo aver chiesto e ottenuto l’istituzione della Riserva, l’hanno difesa dai continui attacchi e hanno organizzato, gratuitamente, una serie di iniziative che hanno richiamato migliaia di rosetani e turisti. E negli ultimi due anni queste iniziative sono state talmente tante e partecipate da poter competere con le altre Riserve regionali effettivamente gestite.
Fin dal 1° febbraio del 2016, più volte, il WWF insieme alle altre associazioni ha fatto presente la propria disponibilità a gestire la Riserva, senza ricevere ad oggi una risposta da parte del Comune, sia da parte della passata che dell’attuale maggioranza. Si è appreso dalla stampa che, vista una analoga richiesta da parte di un’altra associazione che in passato avrebbe già avuto un incarico diretto, ora scaduto, per la gestione della Riserva, è intenzione del Sindaco di procedere ad un bando.
Questa è la situazione. E su questo sarebbe interessante confrontarsi pubblicamente. Per quanto ci riguarda la proposta che abbiamo avanzato si basa sull’esperienza di gestione del più grande sistema di aree naturali protette a livello nazionale, secondo solo a quello dello Stato, e su quanto abbiamo fatto per e nella Riserva del Borsacchio. Non abbiamo bisogno di appoggi di questo o quel partito e vogliamo confrontarci su risultati ottenuti, dati reali e progettualità.

23.8.17

Venerdì 25 agosto: mare e costa protagonisti a Pineto

 
Venerdì 25 agosto 2017 si svolgerà presso la terrazza della Torre di Cerrano l’evento "Serata per l’ambiente". Dopo l’interesse suscitato nella scorsa edizione di due anni fa, quest’anno le guide del Cerrano Alberto Miccadei, Francesco Verrocchio e Mario Cipollone hanno voluto riproporre una serata con oggetto principale l’ambiente, affinché non venga distolta l’attenzione da questo tema così centrale per il nostro comprensorio, come ricordato spesso dal blog "Noi Cerrano".
L’evento sarà ospitato dall’Area Marina Protetta Torre del Cerrano nella meravigliosa cornice del fortilizio cinquecentesco e vede il coinvolgimento di alcune delle Associazioni attive su temi importanti legati all’ambiente come la conservazione, la valorizzazione, l’ecoturismo e la legalità.
L’Associazione Guide del Cerrano accoglierà ospiti e visitatori proponendo all’inizio della serata, alle ore 21.00, una visita guidata gratuita al Giardino Mediterraneo.
Dalle 22.00 ci saranno i vari interventi partendo con la proiezione del video "Salviamo le dune costiere" realizzato nell’ambito del progetto SalvaDuna dell’Area Marina Protetta.
A seguire, l’associazione "Paliurus – natura, storia ed ecoturismo" presenterà la mostra fotografica sul tema del Cammino dell’Adriatico.
Il WWF Teramo parlerà invece della campagna "GenerAzioneMare", per la difesa del Capitale Blu del nostro Pianeta.
Le Guardie Ambientali d’Italia, sezione provinciale di Teramo, nel testimoniare il proprio impegno nella difesa dell’ambiente e della legalità, presenteranno in anteprima il progetto di video-documentario "Effetto riserva", realizzato grazie anche al contributo della Fondazione Tercas.
In chiusura, alle ore 23.15, sarà possibile effettuare, grazie alle Guide del Cerrano una visita speciale alla Torre e al Museo del Mare (contributo – richiesto solo per quest’ultima attività – di 3 euro a persona o 7 a famiglia).

21.8.17

350mila mc di fanghi da dragaggio sversati a pochi km dall'Area Marina Protetta Torre del Cerrano?


La settimana scorsa il WWF ha presentato le proprie osservazioni al Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale in relazione a un particolare aspetto dei lavori di escavazione e approfondimento dei fondali del porto di Ortona. L’associazione ambientalista contesta lo scarico in mare di ben 342.694 mc di fanghi di dragaggio nei pressi del Sito di Importanza Comunitaria (SIC) IT7120215 “Torre del Cerrano” il cui perimetro coincide con quello della omonima Area Marina Protetta (AMP).
Il WWF contesta in particolare il fatto che non siano stati presentati a corredo del progetto studi sufficientemente approfonditi sulle possibili conseguenze di un tale sversamento, ad appena 6 km dal confine dell’area protetta e soltanto a 2,5 km dal margine della zona contigua. Il SIC e la coincidente AMP sono stati creati a tutela di habitat e di specie di particolare rilievo ed è fondamentale valutare le possibili conseguenze di ogni intervento prima di attuarlo. Il progetto prevede giustamente l’installazione di stazioni di monitoraggio nella zona di dragaggio ma non ne prevede neppure una in quella di sversamento! Tenendo conto che l’area è frequentata, tra l’altro, da specie importanti come, a esempio, la tartaruga comune Caretta caretta e il delfino tursiope Tursiops truncatus, ci si aspetterebbe ben altra precauzione.
Né può essere accettabile giustificare la scelta con il fatto che nello stesso sito erano già stati sversati nel 2011 materiali dragati dal porto di Pescara. Le quantità interessate allora erano infatti enormemente inferiori (72.621 mc a fronte degli attuali 342.694 mc) e vennero prese migliori cautele con un apposito piano di monitoraggio. Da tener presente poi che da allora a oggi è stato istituito il SIC del Cerrano, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea n. 24 del 26/01/2013.
«Il WWF – sintetizza il Delegato Abruzzo Luciano Di Tizio - chiede che gli studi scientifici a corredo del progetto e quindi il progetto stesso tengano conto delle criticità che abbiamo evidenziato valutando ogni possibile conseguenza ambientale prima di agire. Il mare è una risorsa troppo preziosa per poterlo impunemente maltrattare. Per questo ci tengo aa aggiungere che, al di là delle osservazioni che abbiamo presentato su questa specifica vicenda, sui porti è la scelta politica che in Abruzzo si persegue a essere profondamente sbagliata. Si punta a una proliferazione degli approdi, in particolare quelli turistici, nella illusoria speranza che un porticciolo possa fungere da volano per l’economia locale, con l’unico concreto risultato di dover disperdere i fondi in mille rivoli, insufficienti a risolvere i problemi. Servirebbero invece programmazione e indirizzi precisi, con indicazioni di priorità e di esigenze, senza dimenticare le “vocazioni” dei territori. Unire le forze concentrando i finanziamenti su poche strutture di qualità, con benefici sia per l’ambiente che per l’economia: è questa la scelta vincente, ma si tratta purtroppo di una strategia che cozza con l’autolesionistico campanilismo che attanaglia l’Abruzzo e che politici miopi continuano pedissequamente a cavalcare alla ricerca di facili consensi, a dispetto degli interessi reali della regione».