15.4.17

Agricoltura: serve un cambiamento radicale!



Cambiare in modo radicale la Politica Agricola Comune (PAC) per premiare gli agricoltori più rispettosi dell’ambiente ed amici della natura e per produrre alimenti sani e rispettosi della salute dei consumatori. È on line la raccolta di firme promossa dal WWF e da altre associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica per chiedere un cambiamento radicale e decisivo della politica agricola europea. La campagna #CambiamoAgricoltura, supportata dalla Fondazione Cariplo, è parte della campagna europea Living Land, avviata in data odierna mentre si sta svolgendo la consultazione pubblica voluta dalla Commissione europea sul futuro della PAC, consultazione che terminerà il 2 maggio.
Per decenni, di riforma in riforma, l’Unione europea non ha saputo correggere gli effetti distorsivi di una politica agricola che, pagata con i soldi dei cittadini europei, ha favorito un ristretto numero di grandi aziende agricole intensive a discapito dei produttori estensivi, più sensibili al rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della biodiversità, come molti produttori biologici o biodinamici. Una PAC che, così com’è formulata ora, contribuisce alla perdita di biodiversità e habitat naturali, al cambiamento climatico, al degrado del paesaggio, all’erosione del suolo, alla scarsità d’acqua, così come all’inquinamento delle acque e dell’aria.
Per cambiare in modo radicale la PAC è essenziale che il maggior numero di persone e associazioni facciano sentire la loro voce per chiedere un’altra agricoltura che tuteli la salute delle persone e dell’ambiente vogliamo far sapere alla Commissione europea che il sistema agricolo europeo va cambiato.
Sono quattro i requisti essenziali indicati dalle Associazioni per la prossima riforma della PAC: “La riforma dovrà essere: giusta per gli agricoltori, i lavoratori salariati agricoli e le comunità rurali; sostenibile per l’ambiente e il paesaggio, per avere acqua pulita, un suolo fertile, per rispettare il benessere degli animali e garantire la tutela della natura; sana per il nostro cibo e per il benessere di tutti; responsabile per proteggere il futuro del pianeta e del clima, per un’agricoltura veramente sostenibile a livello globale”.
Una nuova e ulteriore conferma del fallimento della PAC attuale, basata sui pagamenti diretti alle aziende con il primo pilastro, e della scarsa volontà dell’Europa di cambiare la rotta di questa politica, è il dossier presentato pochi giorni fa, il 29 marzo, dalla Commissione europea sulle EFA (Ecological Focus Areas), ossia quelle aree pari al 5% dei terreni agricoli seminativi aziendali che dovrebbero essere dedicate alla tutela della biodiversità, in cambio del pagamento “Greening” (il 30% delle risorse del primo pilastro della PAC). Il rapporto evidenzia che la maggior parte delle Efa è costituita oggi da colture azotofissatrici che non contribuiscono sensibilmente alla conservazione della natura; inoltre il rapporto non contiene un’analisi dell’impatto delle EFA sulla biodiversità e si conclude con la decisione di non alzare la percentuale dal 5% al 7%, come consentito dai regolamenti, a conferma, appunto, di una scarsissima attenzione per l’ambiente e per la tutela della natura.
Anche questa è la prova ulteriore del fallimento degli obiettivi ambientali del primo pilastro della PAC e della necessità di trasferire risorse dal primo al secondo pilastro per sostenere le iniziative del territorio in termini di servizi ecosistemici, di tutela della biodiversità, introducendo il criterio dei pagamenti alle aziende agricole in base ai risultati ambientali concreti raggiunti ed utili per la collettività.

Auguri!


14.4.17

La brutta VIA del Governo!


20 Associazioni ambientaliste intervengono sul disegno di decreto legislativo sulla Valutazione Impatto Ambientale trasmesso alle Camere, inviando una lettera al Ministro dell’Ambiente Galletti, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Del Rio e al Presidente dell'ANAC Cantone.
Il Governo aveva assunto il solenne impegno di chiudere con le opache procedure accelerate e semplificate derivanti dalle Legge Obiettivo che tanti danni hanno creato alle casse dello Stato e all’ambiente, e invece torna a riproporle, estendendole, non più solo alle infrastrutture strategiche, ma a tutte le opere.
La denuncia arriva da 20 Associazioni ambientaliste riconosciute che mettono sotto accusa lo schema di decreto legislativo di (contro) riforma della VIA (Atto di Governo n. 401) che il Governo ha trasmesso a metà marzo e su cui le Commissioni Ambiente di Camere e Senato si esprimeranno con un parere entro il 25 aprile. 
Le associazioni (Accademia Kronos, AIIG, Associazione Ambiente e Lavoro, CTS, ENPA, FAI, Federazione Pro Natura, FIAB, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, SIGEA, VAS, WWF) chiedono un radicale ripensamento che assicuri maggiore trasparenza e partecipazione del pubblico e degli enti locali e si domandano come mai il Ministero dell’Ambiente non abbia mai aperto un tavolo di confronto tecnico sulla nuova normativa con le organizzazioni della società civile.
Le 20 Associazioni - che hanno chiesto già audizioni ai presidenti delle due Commissioni Ermete Realacci alla Camera e Giuseppe Francesco Marinello al Senato - sottolineano come venga tradito lo spirito della Direttiva 2014/52/UE che l’Atto di Governo n. 401 intende recepire e che vorrebbe rafforzare i capisaldi della procedura di VIA per renderla più trasparente, tramite un aumento della qualità delle informazioni rese disponibili al pubblico per favorire la sua partecipazione.
“Numerose modifiche vanno esattamente nella direzione opposta: non fornire informazioni adeguate e complete al pubblico, né garantire la sua effettiva partecipazione, rendendo più opaca, approssimativa e fallace la nuova procedura, rispetto a quella vigente, favorendo, ogni volta che sia possibile, il proponente il progetto”, fanno notare le Associazioni nelle loro Osservazioni.
E aggiungono: “Il modello seguito nell’Atto di Governo n. 401 nella modifica delle procedure di VIA vigenti ricalca per molti versi l’impostazione dalla normativa speciale per le infrastrutture strategiche derivante dalla Legge Obiettivo, che sia la Legge delega 11/2016 che il nuovo Codice Appalti (DLgs n. 50/2016) hanno inteso espressamente superare considerati i danni provocati dal 2001 al 2015 - come è stato ricordato a suo tempo dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Presidente dell’ANAC”.
Tra le numerose modifiche peggiorative le Associazioni contestano la scelta di effettuare la valutazione di impatto ambientale sul progetto di fattibilità invece che su quello definitivo (con un blando monitoraggio delle condizioni ambientali contenute nel provvedimento di VIA nelle fasi successive di progettazione), perché sottrae informazioni fondamentali al pubblico (sul dettaglio tecnico del progetto e sugli impatti sull’ambiente e sulle aree a vario titolo vincolate) e impegna, con un primo atto autorizzativo, l’Amministrazione pubblica competente nei confronti del proponente con il rischio concreto (come è avvenuto nei 15 anni di applicazione della legge Obiettivo) che si abbiano variazioni, anche sostanziali, del progetto, dei relative impatti ambientali e delle misure di compensazione e mitigazione necessarie. Variazioni che fanno lievitare i costi delle opere provocando un danno erariale allo Stato, nonché danni all’ambiente e alla comunità. 
Per le Associazioni ambientaliste è necessario un serio e radicale ripensamento su molte delle disposizioni del provvedimento in esame che, invece di costituire il passo avanti atteso e perseguito dal legislatore comunitario, costituiscono un passo indietro anche rispetto allo stesso testo vigente del Testo Unico sull’Ambiente.

Le bugie prereferendarie hanno le gambe corte


Inaccettabile per Greenpeace, Legambiente e WWF Italia il decreto ministeriale che deroga al divieto di nuovi pozzi e nuove piattaforme entro le 12 miglia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 aprile.
È la smentita definitiva di tutte le parole spese dal Governo durante il periodo referendario di aprile 2016 per dire che il referendum sollevava questioni di lana caprina, in particolare perché la legge escludeva già nuove trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa.
Il meccanismo introdotto dal Ministero per lo Sviluppo Economico consente, infatti, alle società petrolifere titolari di concessioni entro le 12 miglia dalla costa già rilasciate di modificare, e quindi ampliare, il loro programma di sviluppo originario per recuperare altre riserve esistenti, e dunque costruire nuovi pozzi e nuove piattaforme. 
Fino all’altro ieri, nuovi pozzi e nuove piattaforme entro le 12 miglia potevano essere realizzati solo se già previsti dal programma di sviluppo originario. Ora chi ha la concessione può farci sostanzialmente quello che vuole per tutta la vita utile del giacimento.
Per le tre associazioni ambientaliste è gravissimo che il governo proceda in questo modo su una questione così delicata, escludendo il Parlamento e non tenendo minimamente conto della volontà chiarissima espressa da 15 milioni di italiani nonostante il mancato raggiungimento del quorum al referendum contro le trivelle.

Nuova bocciatura per la politica regionale filovenatoria

Il WWF esprime soddisfazione per la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della Legge Regionale n. 11/2016 di modifica della L.R. n. 38/1996 (approvata in Consiglio Regionale il 5 aprile). Un provvedimento vergognoso, approvato benché in evidente contrasto con le Legge quadro nazionale n. 394/91 sulle aree protette e con la stessa Legge n. 157/92 sull’attività venatoria.
Con tale normativa si sarebbe voluto consentire lo svolgimento di attività cinofile e cinotecniche all’interno delle aree protette regionali. In pratica diventava possibile addestrare e allenare cani da caccia e persino organizzare gare cinofile, su tutto il territorio del Parco Regionale Velino Sirente e su quello delle Riserve regionali durante l’intero corso dell’anno.
Contro l'assurdo provvedimento insorsero Federparchi e le Associazioni ambientaliste. Il WWF diramò con Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness e Salviamo l’Orso una nota congiunta con la quale si chiedeva al Consiglio regionale di fare un passo indietro cancellando in proprio una norma allucinante. Non è stato così. Il Consiglio regionale non ritornando sui propri passi ha preferito guadagnarsi la vergogna, di fronte all’opinione pubblica, per aver cercato di varare una legge insensata che è stata bocciata dalla Corte Costituzionale. 
Ma questi consiglieri regionali, che peraltro paghiamo anche tanto, non dovrebbero essere i primi a conoscere la Costituzione italiana?

9.4.17

Martedì 11 aprile a Teramo si discute della Strategia Energetica Nazionale

La Sezione di Teramo di ELSA, European Law Students’ Association (la più grande associazione al mondo di giovani giuristi, ha organizzato una Tavola rotonda sulla Strategia Energetica Nazionale.
L'evento rientra nell'ambito dell'International Focus Programme di ELSA International, un progetto pluriennale incentrato sul Diritto dell'ambiente.
L'incontro si svolgerà martedì 11 aprile 2017:

  • ore 13.30: il Prof. Enzo Di Salvatore, docente di diritto costituzionale, terrà una lezione dal titolo: “Energia e ambiente: la disciplina giuridica degli idrocarburi e la nuova Strategia Energetica Nazionale”;
  • ore 15.30 si aprirà una tavola rotonda sulla Strategia Energetica Nazionale con docenti ed esponenti di associazioni partecipanti alle audizioni parlamentari in materia: Confindustria Italia, Kyoto Club, assoRinnovabili, Legambiente Italia, WWF Italia.
Appuntamento presso l'Aula Tesi della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Teramo.


3.4.17

L'Orso è arrivato a Teramo!

 
È stata inaugurata questa mattina alle ore 11 a Teramo l’esposizione "Amico Orso. Viaggio nel mondo del più grande mammifero d’Europa".L’esposizione, organizzata dal WWF Teramo con il Centro di Documentazione Ambientale "La Gramigna" e con il Centro di Educazione all’Ambiente "Monti della Laga", ha il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Teramo e sarà ospitata all’Ipogeo da oggi fino a venerdì 7 aprile. Si compone di due mostre dedicate all’Orso, una didattica e l’altra con disegni, accompagnate da tanto altro materiale. È stato ricostruito anche un piccolo recinto elettrificato a protezione di un’arnia didattica per comprendere uno dei metodi più efficaci per consentire la convivenza tra l’Orso e le attività umane.
"Amico Orso" è un vero e proprio viaggio nell’affascinante mondo di questo splendido plantigrado che ancora riesce a resistere sulle nostre montagne, nonostante il bracconaggio che lo colpisce da sempre (oltre 100 esemplari rinvenuti morti dal 1974 ad oggi), e il restringimento e la frammentazione del suo areale che ne mettono a rischio la possibilità di movimento, alimentazione e riproduzione.
L’Orso in Italia sopravvive sull’Appennino centrale, con l’Orso bruno Marsicano, e sulle Alpi, con l’Orso bruno europeo. Entrambi i gruppi contano poche decine di esemplari e sono ai limiti della sopravvivenza. In particolare l’Orso bruno marsicano, presente principalmente nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è a serio rischio estinzione. Ne sopravvivono una cinquantina di esemplari che sono veramente pochi per garantire la conservazione della specie.
Il WWF è da sempre impegnato per la tutela di questo animale che costituisce anche uno dei simboli della fauna italiana: da anni l’Associazione, da sola o in collaborazione con altre organismi, porta avanti programmi per la sua conservazione attraverso la diffusione di protezioni e recinti elettrificati ad agricoltori, allevatori e apicultori, recupero di piante da frutto selvatiche per facilitare l’alimentazione e apposizione di cartelli stradali e catarifrangenti per cercare di impedire incidenti stradali che rappresentano un pericolo sia per l’Orso che per l’uomo. Inoltre l’Associazione è impegnata a difendere da nuove costruzioni i pochi habitat naturali rimasti integri così da permettere all’Orso di avere gli spazi necessari per la sua sopravvivenza.
La mostra resterà aperta dal 3 al 7 aprile, la mattina dalle ore 9.15 alle ore 12.30 per le visite guidate con le scuole, il pomeriggio dalle ore 17 alle ore 19:30 per le viste aperte a tutti con ingresso libero.
 






 

2.4.17

Una bella giornata sul lungofiume Vezzola

Oggi è stata proprio una bella giornata: tantissime persone hanno partecipato alla manifestazione "Insieme nel Parco" lanciata dall'Amministrazione Comunale. 
C'eravamo anche noi del WWF con una mostra dedicata all'acqua e una breve escursione guidata per scoprire le particolarità della fauna e della flora del parco fluviale. Inoltre nei giorni scorsi la nostra Associazione ha collaborato fornendo indicazioni al Comune e alla TEAM per la pulizia del laghetto del parco.














1.4.17

Insieme nel Parco


Domani siamo al Parco fluviale del Vezzola. 
Veniteci a trovare: alle ore 11 abbiamo organizzato una passeggiata alla scoperta delle caratteristiche vegetazionali del parco. 

La nostra Terra: teniamocela stretta!

Continua con successo la nuova serie di aperitivi scientifici del WWF Teramo.
Ieri sera abbiamo incontrato l'astronomo Mauro Dolci, ricercatore dell'INAF Osservatorio di Collurania. Abbiamo parlato di pianeti lontani anni luce e forse abbiamo capito ancora di più quanto sia importante conservare la nostra Terra!
Prossimo appuntamento venerdì 21 aprile: parleremo di gestione dl verde pubblico con Alberto Colazilli.