22.8.16

Ciao, Franco...

 
Gli Amici del WWF Teramo ricordano Franco Sbrolla, compagno di tante battaglie in difesa del territorio abruzzese, scomparso sabato scorso.
Franco è stato un vero ambientalista, senza secondi fini, senza interessi personali, interessato solo alla tutela dell'ambiente e della natura.

18.8.16

Cori alla luna nella Riserva del Borsacchio

 
Cori alla Luna nella Riserva Borsacchio: Escursione nella Riserva Borsacchio lungo gli antichi percorsi al chiaro di luna con esibizione degli Ars Vocalis alla antica Fonte D'Accolle.
Venerdì 19 agosto 2016 con questo programma:
  • Ore 20: Partenza dalla Pineta Celommi (Dietro stazione FS di Roseto degli Abruzzi)
  • Ore 20.30: Tappa in piazza Guardia costiera (Dietro Hotel Mion)
  • Ore 21.30: Esibizione Ars Vocalis alla Fonte d'Accolle
L'escursione guidata consentirà di raggiungere facilmente l'antica Fonte dell'Accolle lungo uno degli antichi percorsi panoramici che salgono da Roseto a Montepagano.
Si consiglia di portare acqua e una piccola merenda.
Per chi non può/viuole camminare c'è anche un servizio navetta da Roseto (Piazza della Stazione FS), con partenze alle ore 20.15 e 20.45 fino a Montepagano.
Per il ritorno, partenze alle ore 23 e 23.30.
Consigliate scarpe comode e torcia elettrica.

Un libro dalla parte del Fratino!

Franco Sacchetti e il suo libro "Fratini d'Italia"
 
"Fratini d'Italia", edito da Terra Nuova Edizioni, è un reportage a fumetti sulla stagione di nidificazione del Fratino: racconta la storia minima di resistenza di questo minuscolo, ma determinato cittadino delle nostre spiagge che reclama il suo diritto di residenza insieme alle tante specie viventi esiliate dall'industria balneare.
In Italia, negli ultimi 10 anni, la sua popolazione è dimezzata ed è quindi considerata "in pericolo" nella Lista Rossa nazionale. Per questo il Fratino è diventato un simbolo dell'ambiente costiero e del movimento per la sua tutela e centinaia di volontari fanno l'impossibile per proteggerne le uova e i pulcini.
L'Autore. Franco Sacchetti, scrittore e autore di fumetti, ama raccontare storie che riguardano l'ecologia e la sostenibilità, portandole anche nelle scuole. Tra le altre ha avuto collaborazioni con la casa editrice City Lights Italia. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo illustrato "La marcia dei frigoriferi verso il Polo Nord" sul tema del riscaldamento globale.

12.8.16

Gestione fauna: l'allarmismo non aiuta la risoluazione dei problemi

"Siamo molto preoccupati dal clima di crescente allarmismo, alimentato dalla Coldiretti, nei confronti degli animali selvatici nel nostro Paese". Questa la dichiarazione delle associazioni ENPA, LAV, Legambiente, LIPU, WWF Italia in merito alla campagna di ostilità contro gli animali selvatici portata avanti dall’Organizzazione professionale agricola.
“Coldiretti - proseguono le associazioni - nel chiedere al governo di recuperare vecchi testi normativi che consentirebbero agli agricoltori di sparare agli animali selvatici, cinghiali in primis, a prescindere dal periodo di caccia, dalle regole vigenti sulla tutela della fauna e da quelle sulle armi, strumentalizza l’inerzia e la mala gestione faunistica degli Ambiti Territoriali di Caccia e delle Regioni e mette a rischio la normativa nazionale a tutela degli animali selvatici e la sicurezza dei cittadini che fruiscono della natura in boschi, campagne e agriturismi. Con questa ‘chiamata alle armi’, la Coldiretti peraltro sbaglia completamente bersaglio: non sono certo i lupi o i cinghiali i responsabili delle difficoltà del settore".
Lupi, orsi, aquile, caprioli, tortore, storni, cinghiali, lepri o fagiani andrebbero ridotti a poche presenze, secondo il punto di vista di Coldiretti che, da circa due anni, con le sue richieste alimenta, consapevolmente o meno, l’aggressione contro la natura e il bracconaggio purtroppo ancora molto diffuso in Italia. La sua è un’idea di futuro che fa a cazzotti con le infinite evidenze scientifiche relative all’urgenza di tutelare un ambiente naturale sano per proteggere l’umanità stessa. Ma anche con la crescente domanda di prodotti biologici, di sicurezza alimentare e di attività agricole che vedano, finalmente, anche nella ricca presenza di animali selvatici l’indicatore di salubrità degli habitat agricoli, allontanandosi definitivamente dal terrificante scenario di deserto di vita e di natura causato dall’agroindustria che già nel 1962 Rachel Carson descrisse nel suo libro Primavera silenziosa.
“Chiediamo alla Coldiretti di cambiare bersaglio e di impegnarsi su ciò che davvero uccide la vita e l’agricoltura: i pesticidi. Al Governo rivolgiamo invece la richiesta di impegnare tutti i suoi organismi per attivare finalmente efficienti controlli per la “gestione faunistica” di Regioni ed Enti delegati, la cui inadeguatezza trova conferma nel numero di procedure d’infrazione e di nuovi casi Pilot avviati dalla Commissione Europea in relazione all’applicazione in Italia delle direttive europee a tutela degli animali selvatici”.

11.8.16

Le conchiglie dell'Area Marina Protetta "Torre di Cerrano"

Domani a Pineto sarà presentato il nuovo lavoro di Adriano De Ascentiis, bravissimo direttore dell'Oasi WWF dei Calanchi di Atri, sulle conchiglie dell'Area Marina Protetta "Torre di Cerrano".
Non mancate!
 

Chi abbandona gli animali è una bestia (e senza offesa per le bestie)


Cinghiali: necessario togliere la gestione ai cacciatori e affidarla agli esperti della fauna

Le immissioni a scopo venatorio, iniziate dagli Anni ’50, hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale nel creare la situazione di espansione e crescita delle popolazioni di cinghiale” (autori Pedrotti & Toso, 2001).
Non sono le considerazioni di associazioni ambientaliste, ma le conclusioni di diversi studi e rapporti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’organismo governativo deputato istituzionalmente a effettuare ricerca sulla fauna selvatica e a emanare pareri tecnici a favore delle pubbliche amministrazioni. È evidente, quindi, la responsabilità storica sulla proliferazione dei cinghiali delle associazioni venatorie e delle amministrazioni pubbliche loro compiacenti.
Il problema è che fino ad oggi la gestione dei cinghiali non è stata affrontata in termini scientifici, ma esclusivamente in termini di ricerca del consenso della lobby dei cacciatori. Imputare alle aree protette la responsabilità dell’aumento della specie è una sciocchezza che non ha alcun fondamento. Chi si occupa di gestione faunistica sa che i cinghiali si muovono in aree di circa 2/3 km di raggio: andrebbero fatti quindi degli studi sul posizionamento delle zone di ripopolamento e cattura e delle aree cinofile, distribuite a macchia di leopardo e create proprio dagli Ambiti Territoriali di Caccia, con l’avallo delle Province.
“La santa alleanza stipulata in questi anni tra cacciatori e Regione Abruzzo ha portato al disastro nella gestione faunistico-venatoria”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo. “L’esempio più evidente è proprio la gestione del cinghiale, inadeguata e carente sotto il profilo tecnico e organizzativo. La Regione Abruzzo, non da oggi, è incapace di pianificare e coordinare le attività faunistico-venatorie: da anni è priva di un Piano Faunistico Venatorio aggiornato e non si è dotata dell’Osservatorio Faunistico Regionale, previsto dal 2004 e mai realizzato. Chi parla di fauna, lo fa spesso senza avere dati certi. Come si fa a gestire un problema di cui non si conosce neppure la reale portata? È notizia di pochi giorni fa che la Regione Abruzzo non ha fornito all’ISPRA neppure i dati 2014/15 sui tesserini venatori. Come si fa a pianificare l’attività faunistico-venatoria e a ridurre l’impatto sulle attività antropiche delle specie problematiche in queste condizioni?”.
Da anni il WWF sostiene che alle imprese agricole andrebbe riconosciuto un ruolo più rilevante nella gestione del cinghiale, non solo perché costituiscono la categoria che maggiormente subisce disagi, ma perché, se coinvolte nel modo corretto, possono essere una componente strategica per la riduzione del danno. Purtroppo fino a quando le Organizzazioni agricole continueranno a farsi rappresentare da cacciatori all’interno dei comitati di gestione faunistica (Ambiti Territoriali di Caccia e Consulte provinciali per la caccia), prevarranno gli interessi venatori su quelli agricoli.
L’obiettivo, ora, di cacciatori e di alcuni funzionari della Regione Abruzzo sembra essere quello di aprire la caccia nei luoghi più agognati, le aree naturali protette. Si tratta di un’ipotesi ovviamente non condivisa dal mondo ambientalista che contiene in sé la prova del fallimento delle politiche gestionali in materia faunistico-venatoria della Regione che, oltre a non avere un Piano faunistico-venatorio da anni, non ha mai concretamente attuato le “Linee Guida per la Gestione del cinghiale nelle aree protette” (ISPRA), non ha mai fatto approvare le aree contigue dei Parchi dove gestire la caccia in modo razionale creando delle zone-cuscinetto tra parchi e resto del territorio.
In altre regioni si è riusciti a ridurre notevolmente i danni in agricoltura con una gestione un minimo più razionale delle dinamiche faunistiche. Sarebbe sufficiente decidersi a compiere le scelte sulla base delle evidenze scientifiche e non ascoltando solo le chiacchiere da bar dei cacciatori! Prevenzione dei danni, catture nelle situazioni problematiche e un sistema di indennizzi efficace proprio nelle aree protette sono soluzioni applicabili, se effettivamente si vuole ridurre il problema.
Il WWF rinnova l’invito alla Regione a organizzare, con tecnici indipendenti non legati alla lobby venatoria, un momento di confronto vero e non – come tante volte è accaduto in passato – precostituito per confermare una scelta già assunta aprioristicamente.

10.8.16

Foce del Cerrano: via la vegetazione, restano i rifiuti!

 
Nei giorni scorsi è stata completata la “pulizia” della Foce del Torrente Cerrano a Silvi.
Per “pulizia”, secondo i proponenti e gli esecutori dell’intervento, si intende il taglio a raso di tutta la vegetazione spondale. In pratica la distruzione dell’habitat ripariale del Torrente!
Di pulizia in realtà ne è stata fatta ben poca, visto che i rifiuti abbandonati sul posto sono rimasti lì, come testimoniano le foto scattate nella giornata di ieri.
Un intervento che peraltro nelle modalità contrasta con quanto stabilito dalla stessa Regione Abruzzo nelle sue Linee guida sulla gestione degli interventi sui lungofiumi.
Ipotizziamo che, come è già successo in passato, a giustificazione di questo tipo di intervento si accamperà la scusa del rischio idrogeologico. È paradossale che si tagli la vegetazione, che cresce naturalmente lungo le sponde dei corsi d’acqua, ma contemporaneamente si continui ad autorizzare la costruzione di manufatti in cemento sempre lungo le sponde di fiumi e torrenti e non si intervenga mai per cancellare le opere in cemento di “rettilineizzazione” effettuate nei decenni passati per fiumi e torrenti. Evidentemente per chi propone questi interventi il cemento è più adattabile delle piante!
Per l’ennesima volta il WWF ricorda che, come è ormai acquisito da tutte le ricerche scientifiche in materia, il taglio totale della vegetazione spondale è inutile e dannosa perché:
  1. aumenta la velocità dell’acqua e quindi i fenomeni erosivi;
  2. riduce la capacità autodepurativa dei corsi d’acqua con conseguente aumento dell’inquinamento del mare;
  3. fa spendere soldi pubblici inutilmente perché le piante nel giro di una stagione ricrescono in maniera ancora meno naturale e quindi più pericolosa di prima;
  4. distrugge un ecosistema naturale con effetti negativi sulle specie animali presenti (soprattutto uccelli);
  5. “banalizza” il patrimonio vegetazionale e riduce la biodiversità dell’area perché rinasceranno solo poche specie di piante (quelle più forti e a crescita più rapida).
È tanto più grave che questo tipo di intervento sia accaduto in un sito che può essere considerato una delle “porte” dell’Area Marina Protetta della Torre di Cerrano e proprio mentre si discute di “contratti di fiume”. A cosa serve questo strumento se non si riesce neppure a pianificare il tipo e la gestione degli interventi? Non vorremmo trovarci di fronte all’ennesimo modo per distribuire un po’ di soldi (pubblici, ovviamente!) per studi e convegni destinati a non avere alcun effetto sulla realtà dei luoghi.
Eppure sulla gestione dei corsi d’acqua e la prevenzione del rischio idrogeologico sarebbero veramente tante le cose da fare, compresi anche degli interventi sulla vegetazione spondale che va sì gestita, ma sulla base di scelte tecniche e scientificamente valide con operazioni di taglio mirato e rinaturalizzazione.
 



9.8.16

Continua la situazione d’emergenza nel laghetto di Morro d’Oro




Nessuna notizia da parte del Corpo Forestale dello Stato, della Polizia Ambientale della Provincia, del Sindaco e della Polizia Municipale del Comune di Morro d’Oro in merito alla segnalazione di una settimana fa del WWF Teramo sulla grave situazione verificatasi in un laghetto in località Pagliare nel Comune di Morro d’Oro.
L’Associazione ha continuato a seguire la vicenda, ma non si è registrato alcun cambiamento nella situazione.
Il laghetto in questione è un bacino irriguo che, a causa delle forti piogge di metà luglio, ha subito la rottura di un argine. Ciò ha determinato lo svuotamento quasi completo del bacino e conseguenti problemi alle aree circostanti.
Lo svuotamento ha anche provocato la morte di moltissimi pesci presenti nel laghetto. E la moria sta continuando perché i pesci sopravvissuti sono rimasti intrappolati in poche pozze da cui l’acqua sta evaporando per le alte temperature.
Appena informato da alcuni cittadini del luogo di questa situazione, il WWF aveva inviato una nota a tutti gli enti competenti che però ad oggi non hanno dato alcun riscontro. Peraltro ci si chiede se il gran numero di pesci morti possano essere lasciati sul terreno così come è stato fatto fino ad ora.
Il WWF nella giornata di oggi ha presentato un nuovo esposto al Genio Civile regionale di Teramo, competente per la gestione degli invasi.