27.7.13

The Swollencheek all'Oasi WWF dei Calanchi


Naturalternative è un incrocio simpatico di parole tra la “naturalità” della location ed il genere musicale “alternative rock”: i due termini, fusi, danno così il titolo al concerto organizzato dall’Oasi WWF Calanchi di Atri, in collaborazione con il Comune di Atri e la cooperativa Terracoste.
Sabato 27 luglio alle ore 22:00, presso il centro visite, in località Colle della Giustizia, ci saranno The Swollencheek in concerto, una band nata nel 1988, da sempre amica del WWF.
Gli Swollencheek, termine preso in prestito da una canzone di Peter Gabriel, sono Walter Di Giacinto, Luca Scipioni, Luciano Di Matteo, Piermichele Dolceamore, Marcello Di Domenicantonio.
Durante il concerto di lancio del loro quarto album, rigorosamente in acustico, dal titolo omonimo “The Swollencheek”, avremo il piacere di ascoltare non solo pezzi propri, ma anche brani di altri autori italiani.
Da una loro dichiarazione si evince quanto ci tengano a precisare che non sono una cover band, Dolceamore, infatti ci spiega: “Destrutturiamo e ristrutturiamo pezzi altrui. E così può capitare che artisti come Tenco ed altri siano reinterpretati incrociandoli con i Velvet Underground o che i Pavement si imbattano in un brano di Edoardo Bennato. Tutto può succedere, anche di reinterpretare in maniera irriverente (ma solo nello stile) artisti come Domenico Modugno.”
L’iniziativa di suonare all’interno di una riserva naturale è molto alternativa, proprio come il genere del gruppo, ed gli Swollencheek sono molto felici della location, ben diversa dalle consuete sagre affollate dove tutto diventa abitudine.
Suonare all’Oasi WWF Calanchi di Atri sarà un modo per staccare la spina trascorrendo una serata “alternativa” immersi nella natura.

22.7.13

Niente carcere a chi incendia un bosco?


Il decreto “svuota carceri” approvato dal Governo e ora in discussione al Senato rischia di mandare a casa i colpevoli di danni ai nostri boschi per centinaia di migliaia di euro, riducendo l’efficacia delle pene previste per i criminali che appiccano incendi al patrimonio boschivo. È questa la denuncia del WWF Italia di fronte ad un intervento che non ha senso nell’ottica di “svuotare le carceri” perché le condanne per questi reati riguardano un numero davvero esiguo di persone: secondo i dati 2012 del Corpo Forestale dello Stato, a fronte di 288 persone denunciate per gli incendi boschivi, solo 7 sono state effettivamente arrestate.
Il WWF chiede ai Senatori della Commissione Giustizia del Senato ed al Governo, al Ministro della Giustizia in particolare, di eliminare senza indugio la modifica che riguarda il reato di “incendio boschivo”, ripristinando l’obbligatorietà della reclusione per quelle poche decine di persone che sono state assicurate alla giustizia.
Il Decreto Legge 1° luglio 2013, n. 78 “Disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena”, noto come “Decreto svuota carceri” prevede misure alternative al carcere per alcune categorie di reati, per “fronteggiare il perdurante fenomeno del sovraffollamento carcerario”.
Si presume che dovrebbe riguardare solamente reati da considerarsi ”minori” e soggetti che non siano “socialmente pericolosi”, ma così non è. Il Decreto, approvato dal Governo ed ora in discussione al Senato per la conversione in legge, modifica anche l’art. 423/bis del codice penale che prevede, per il “reato di incendio boschivo” doloso, il carcere da 4 a 10 anni, e per le ipotesi colpose da 1 a 5 anni. È evidente che non si tratta di un “reato minore”, ma di un crimine ambientale trai i più gravi e odiosi, le cui conseguenze ogni anno sono decine di migliaia di ettari di boschi distrutti e pericoli per la vita di persone ed animali.
Dai dati del Corpo Forestale dello Stato nel 2012 ci sono stati 5.375 incendi boschivi che hanno percorso, danneggiando o distruggendo, 33.620 ettari di superficie, di cui 20.314 ettari di boschi. I dati più pesanti ed allarmanti riguardano il sud, con la Sicilia in testa.
La pena alternativa al carcere (affidamento a servizi sociali o arresti domiciliari ) può essere decisa dal giudice nel caso di reati “minori”, che comunque non presentano alti indici di pericolosità sociale, ma certamente non per l’incendio boschivo doloso che deve essere qualificato come “crimine ambientale” di particolare allarme e danno sociale: gli incendi sono spesso legati alla criminalità organizzata che li usa per intimidire o per accaparrarsi aree pregiate da poter poi cementificare o utilizzare anche come discariche abusive.
La certezza della pena, insieme alla sua entità, sono fattori importanti come deterrenti e mai come nel caso degli incendi boschivi l’unica vera cura è la prevenzione.
A chi giova questa modifica?
Un bosco bruciato impiega anche più di cento anni per riprendere la sua funzione ecologica ed un incendio spesso significa la perdita di preziosi ed immensi patrimoni di natura e biodiversità, oltre che pesanti danni economici all’intera comunità .
La modifica proposta dal Decreto è un errore gravissimo del legislatore che sottovaluta la pericolosità degli incendi boschivi. Con questa modifica al codice di procedura penale, si fa un pericoloso passo indietro nella lotta alla criminalità ambientale, indebolendo la reale efficacia di uno dei pochi reati in materia ambientale riconosciuti dal legislatore come delitti proprio a sottolinearne la sua gravità. Si spuntano le armi di Polizia e Magistratura, e si vanifica anche il lavoro svolto dal Corpo Forestale dello Stato, con indagini lunghe, complesse ed anche molto costose. Un danno pesante, quindi, anche alle casse dello Stato.

La luna, le stelle e i calanchi

 
Questa sera con il plenilunio, fenomeno a cui da sempre vengono attribuite proprietà magiche e taumaturgiche, torna l’ormai famosissimo appuntamento che richiama visitatori da tutta Italia. Dalle ore 21:00, per tutti i visitatori dell’Oasi è in programma “La luna, le stelle e i calanchi”, una visita guidata al chiaro di luna, durante la quale sarà possibile non solo osservare con una luce diversa i calanchi, ma anche la volta celeste ed i pianeti tramite telescopio. Durante le serate di luna piena, infatti, i cristalli di sale e le particelle di alluminio dei calanchi riflettono la luce lunare creando effetti iridescenti che stupiscono e rendono romantica la visione del panorama all’interno della riserva naturale.
In un’atmosfera sognante, tra i profumi del centro visite, il chiarore della luna e le note dei classici della musica, Atri sembrerà senza dubbio diversa.

16.7.13

L'Orso va difeso con atti concreti

Il Tribunale Amministrativo Regionale di L’Aquila lo scorso 11 luglio ha pubblicato una straordinaria sentenza su caccia, orso, conservazione delle specie e tutela della salute umana.
È una vittoria per ko quella che WWF e Animalisti Italiani ONLUS hanno ottenuto nei confronti della Regione Abruzzo sul ricorso presentato lo scorso anno contro il calendario venatorio 2012/13 ed ora deciso nel merito.
Il T.A.R., con commenti molto duri, ha censurato l’operato della Regione Abruzzo praticamente su tutte le sue scelte venatorie.
Particolare rilevanza acquista il giudizio sulla tutela dell’Orso bruno: il relativo paragrafo della sentenza si conclude con una frase inequivocabile: “Da quanto sopra consegue quindi l’accoglimento della censura sulla mancata protezione dell’Orso marsicano nell’intero areale di distribuzione individuato nell’Accordo PATOM”.
Per Michele Pezone, legale delle due associazioni, si tratta di una sentenza storica. “Insieme ad Augusto De Sanctis, membro per il WWF della Consulta Venatoria regionale, abbiamo predisposto un ricorso a largo spettro su tutti i punti del calendario venatorio 2012/13. Erano, infatti, evidenti le gravissime lacune conoscitive da parte degli Uffici regionali che avrebbero dovuto suggerire un atteggiamento molto più cauto da parte dell’Ente nella redazione del calendario al fine di garantire la conservazione della fauna. I giudici hanno riconosciuto la validità delle nostre ragioni. In primo luogo il T.A.R. ha chiarito che la Regione Abruzzo, al contrario di quanto sostenuto dalla Giunta, da anni non ha un regolare Piano Faunistico Venatorio, fatto che impedisce il corretto svolgimento della pratica venatoria. Inoltre, il periodo di caccia per quasi tutte le specie (tra queste Frullino, Codone, Mestolone, Canapiglia, Combattente, Germano reale, Alzavola, Fischione, Folaga, Gallinella d’acqua, Quaglia, Beccaccia, Tortora, Allodola), è stato ampliato a dismisura senza tener conto del parere contrario dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione dell’Ambiente. La Regione ha poi illegittimamente concesso la pre-apertura per alcune specie e l’addestramento cani in un periodo non idoneo. Non ha assoggettato come avrebbe dovuto il calendario venatorio a Valutazione di Incidenza Ambientale e non ha individuato nelle aree SIC e ZPS i principali punti di migrazione in cui vietare la caccia. Ha varato il calendario venatorio ben oltre il 15 giugno, data stabilita dalla legge. Anzi lo ha fatto a pochi giorni dall'avvio della stagione venatoria, rendendo così più difficile per le Associazioni esercitare in tempo l’opposizione a tali scelte. Ha sub-delegato alle Province la possibilità di allungare a febbraio la stagione venatoria, violando così le normative che impongono una gestione coordinata del prelievo; ha reso possibile illegittimamente l’uso delle munizioni di piombo e, infine, ed è forse l’aspetto più grave, il T.A.R. ha evidenziato come la Regione Abruzzo abbia mancato di tutelare la sua specie simbolo, l’Orso bruno marsicano, evitando di normare in maniera più stringente l’attività venatoria nelle aree di maggiore presenza della specie”.
Dichiara Dante Caserta, presidente f.f. del WWF Italia: “Si tratta dell’ennesima vittoria giudiziaria ottenuta sul tema della caccia in Abruzzo. In questi anni abbiamo avuto ben due pronunciamenti favorevoli della Corte Costituzionale, di cui uno, recentissimo, che ha finalmente abolito il famigerato comparto unico, oltre ad una decina di sentenze e sospensive tra T.A.R. e Consiglio di Stato, tutte vinte. Purtroppo devo constatare che solo grazie al nostro sforzo l’attività venatoria viene ricondotta nel solco della legalità nonostante i ricorsi siano stati sempre preceduti da lettere, diffide e appelli pubblici, rimasti tutti inascoltati. Ora la Regione Abruzzo, anche in vista dell’ormai prossima decisione sulla nuova stagione venatoria, è completamente al tappeto tenuto conto che il T.A.R., entrando nel merito proprio per indicare la strada per il futuro, ha censurato praticamente l’intero contenuto del calendario venatorio 2012/13. La parte più sconsolante della sentenza è quella relativa alla mancata tutela dell’Orso perché arriva in un momento così difficile per la specie. Da un lato si ripetono sterili proclami da parte della Regione sulla necessità di tutelare i pochi orsi rimasti, dall'altro il severo giudizio del T.A.R. chiarisce che gli sforzi per la conservazione possono essere vanificati anche dalle scelte filo-venatorie dell’Assessorato regionale e dello stesso tavolo tecnico che doveva essere costituito per tutelare la specie e non certo per favorire i cacciatori. Inoltre, voglio evidenziare l’incredibile caso dell’uso delle munizioni di piombo, i cui frammenti sono dannosi per l’uomo e per gli animali protetti in caso di ingestione. I proiettili al piombo sono stati reintrodotti con un tratto di penna sulla delibera di approvazione del calendario da parte della Giunta Regionale, contravvenendo, e cito le stesse parole del TAR, con una simile superficialità ad un profilo prescrittivo altamente delicato, che involge la (mancata) tutela della salute pubblica prima ancora delle specie protette. È ormai indifferibile una completa inversione nella direzione di marcia di un Assessorato che ha scommesso, sbagliando, sulla deriva filo-venatoria promossa dai suoi uffici”.
Anche Alex Caporale, vicepresidente degli Animalisti Italiani ONLUS, sottolinea l’importanza della sentenza e del lavoro svolto dalle Associazioni ambientaliste sul tema: “Solo le Associazioni ambientaliste stanno combattendo strenuamente la lotta per la sopravvivenza dell’importantissimo patrimonio faunistico abruzzese. Con noi abbiamo la stragrande maggioranza della popolazione che è stanca di vedere morire uccelli e mammiferi. Decine di migliaia di animali sono stati uccisi grazie a provvedimenti che si sono rivelati del tutto illegittimi e per questo coinvolgeremo presto la Corte dei Conti, visto che la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato. Gli eventuali responsabili devono pagare direttamente per scelte totalmente difformi rispetto al dettato delle norme italiane e comunitarie poste a tutela della fauna”.

5.7.13

Taranto è in Europa!


Incontriamo Enzo Di Salvatore, professore di Diritto costituzionale all'Università degli Studi di Teramo, tra i promotori del convegno "Taranto è in Europa! La sentenza della Corte Costituzionale sul decreto 'salva-ILVA' e la politica ambientale dell'Unione Europea" che si svolgerà a Teramo il prossimo 16 luglio.

Perché un convegno sull’ILVA a Teramo?
Il caso Ilva è diventato ormai un caso emblematico: una sorta di metafora dei tanti problemi che investono l’intera questione ambientale. Io e i miei colleghi abbiamo deciso di organizzare un Convegno sull’Ilva a Teramo per più motivi: perché lavorando qui è per noi più agevole muoverci dal punto di vista della logistica; perché Teramo è, per così dire, un luogo in cui è possibile discutere dell’Ilva in modo – per quanto possibile – distaccato, obiettivo; perché, in fondo, Teramo è facilmente raggiungibile da ogni parte d’Italia; e soprattutto perché è necessario portare il problema “Taranto” fuori da Taranto. Divulgarlo, porlo all’attenzione dell’opinione pubblica.
Le adesioni al Convegno sono state molte e credo ci sarà una nutrita partecipazione di studenti, cittadini, esperti, politici, movimenti e associazioni. Insomma, sarà l’occasione giusta per confrontarsi e per discutere dei problemi che a partire da Taranto toccano i destini dell’ambiente e della salute. Mi preme ringraziare per questo Europe Direct, nostro partner nell’organizzazione del Convegno, il WWF, Legambiente, il Coordinamento nazionale No Triv, il Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni e la Banca dell’Adriatico.

Il caso ILVA ci allontana dall’Europa?
Il titolo del Convegno – “Taranto è in Europa!” – vorrebbe suggerire che il caso Ilva, come dice lei, ci allontana sicuramente dall’Europa e, però, al tempo stesso che la questione tarantina è una questione sì pugliese, sì nazionale, ma anche europea. Il punto esclamativo, invece, sta ad esprimere una preoccupazione che, credo, sia dentro ciascuno di noi: che Taranto, alla lunga, possa essere lasciata sola.

Perché l’Italia presenta problemi ambientali così gravi? È dovuto ad una carenza legislativa o è più un fatto culturale?
Direi ad entrambe le cose. La normativa esistente è frammentaria e a volte lacunosa. Troppo spesso si interviene all’occorrenza, sporadicamente. E quando questo accade non sempre è per accordare all’ambiente una tutela maggiore. Prova ne è che il “decreto del fare”, approvato di recente dal Governo, stabilisce che, in ordine all’inquinamento delle acque sotterranee, chi inquina può anche … non pagare, qualora l’eliminazione della fonte di inquinamento non sia “economicamente sostenibile”. A tutto questo si aggiunga, poi, il “fatto culturale”. Qualche anno fa tenni una serie di lezioni in Sicilia a dipendenti della pubblica amministrazione. Le lezioni avevano ad oggetto i servizi pubblici locali in Francia, in Germania e in Inghilterra. Mi ritrovai a trattare della gestione dei rifiuti ad un’aula praticamente deserta. Erano tutti sul terrazzo dell’edificio che ci ospitava a parlare, scherzare, fumare. Irritato chiesi spiegazioni per quel comportamento e la risposta fu: “Professore, da noi non funziona così e non potrà mai funzionare così”.

Lei segue da sempre il tema della petrolizzazione dell’Abruzzo. Secondo lei, a che punto siamo? Si riuscirà a salvaguardare concretamente questo territorio?
Dal mio punto di vista siamo all’anno zero. Ma il tempo delle Regioni è ormai scaduto: la classe politica regionale non è stata in condizione di risolvere adeguatamente il problema e i margini di intervento – per una serie di ragioni – si sono ormai ristretti. A mio parere, la questione non può che essere posta ormai a livello nazionale. Per questo, il Coordinamento Nazionale No Triv ha inviato di recente una lettera a tutti i parlamentari chiedendo loro di intervenire sul decreto sviluppo, con cui si sono riattivati i procedimenti autorizzatori bloccati nel 2010. Contestualmente, inoltre, ha chiesto con forza una nuova legge sugli idrocarburi. SEL e il M5S hanno raccolto l’invito e al momento una Commissione di esperti sta lavorando per risolvere il problema.
Per quanto mi riguarda ho dato piena disponibilità a collaborare. Il mio impegno e quello dei colleghi è sicuramente incondizionato. Quello che, però, mi preoccupa è che il progetto non si trasformi in legge. Perché questo accada occorrerebbe un accordo politico tra le diverse forze presenti in Parlamento. E su questo non sono affatto fiducioso.

Quale può essere il ruolo del mondo accademico nella tutela ambientale?
Questo è un punto assai delicato. Una volta sentii affermare un collega che la scienza ha un compito etico da perseguire. Dissento completamente da questa affermazione. Etica e scienza non possono andare a braccetto. Ciò non vuol dire, però, che la scienza debba restare rinchiusa nel suo recinto, dentro le biblioteche e nelle stanze dell’Università. Credo che il miglior servigio che la scienza possa rendere al prossimo, senza per questo abdicare alla sua missione, sia quello di divulgare la conoscenza, renderla patrimonio di tutti.

Il WWF da sempre sostiene che le battaglie ambientali vadano condotte sui territori, ma che necessitano anche di strategie e politiche nazionali, se non internazionali. Da studioso della materia, è d'accordo?
Sono perfettamente d’accordo. Ormai il diritto internazionale e il diritto dell’Unione europea incidono su tutto. Gli Stati hanno progressivamente trasferito in capo ad organizzazioni sovranazionali gran parte delle loro competenze. E questo è accaduto anche in materia ambientale. Nelle mani dei Parlamenti nazionali residua ormai ben poco e qualunque legge si volesse scrivere in materia ambientale dovrebbe tenere conto di ciò.

3.7.13

I rosetani non vogliono le piste ciclabili?


Apprendiamo con sorpresa, da un quotidiano locale, che secondo il vicesindaco di Roseto degli Abruzzi, Alfonso Montese, i rosetani non vogliono le piste ciclabili.
L'arguta osservazione nasce dal fatto che, secondo l'amministratore rosetano, il Comune non vuole imporre itinerari ciclabili e vorrebbe che a scegliere e proporre siano le associazioni di cittadini, ma queste, sempre secondo Montese, interpellate più volte, non hanno mai risposto.
Il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano, nel ricordare al vicesindaco rosetano che, solo negli ultimi anni, ci sono state numerose manifestazioni e proposte proprio relative alla ciclabilità di Roseto degli Abruzzi (compresa una raccolta di oltre 1.700 firme), non ultime le tre edizioni della Biciclettata Adriatica che hanno visto grandi assenti gli amministratori comunali (benché ufficialmente invitati), sottolinea il fatto che, anche grazie al lavoro delle associazioni, la Regione Abruzzo, tramite il progetto Abruzzo Sea Cycling, ha stanziato fondi per il completamento della Ciclovia Adriatica nel tratto abruzzese. A breve, quindi, anche l'amministrazione rosetana potrà colmare un vuoto infrastrutturale che impedisce, di fatto, un collegamento continuo da Martinsicuro a San Salvo, nel tratto abruzzese, e da Venezia a Lecce (la cosiddetta Ciclovia Adriatica) con ripercussioni anche sul turismo, come dimostra il fatto che lo scorso anno numerosi italiani e stranieri, che avevano scelto Roseto come meta di vacanza, lamentavano proprio l'assenza di percorsi ciclabili.
In ogni caso, pur evidenziando che è compito delle amministrazioni fare scelte, senza nascondersi dietro un ipotetico "disinteresse" dei cittadini, il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano, convinto che con le polemiche non si costruisca nulla, è disponibile, da subito, ad un incontro pubblico con l'amministrazione, i cittadini rosetani e le associazioni locali, per illustrare le proposte che in questi anni si sono "accumulate" (molte delle quali presentate anche ufficialmente all'amministrazione) sulla mobilità ciclistica rosetana e abruzzese in generale, e discutere sulle strategie più opportune per rendere Roseto degli Abruzzi una città a misura di pedone e ciclista ma, soprattutto, di cittadino.

26.6.13

Doppio KO per la Regione Abruzzo sulla caccia

L'uno-due subito in questi giorni dalla Regione Abruzzo in materia di caccia è clamoroso. La Corte Costituzionale e il TAR Abruzzo depositano, rispettivamente, giovedì 20 giugno e venerdì 21 giugno 2013, due diverse sentenze destinate a rivoluzionare l'attività venatoria nella regione.
Tutto nasce dai ricorsi presentati da WWF, Animalisti Italiani e altre associazioni che hanno affidato all'Avv. Michele Pezone il compito di ricorrere sui calendari venatori 2009/10 e 2010/11 della Regione Abruzzo, evidenziando fortissime criticità e illogicità nelle scelte filo-venatorie.
Nel ricorso sul calendario 2010/11 si contestava, tra l'altro, anche l'incostituzionalità della norma contenuta nella Legge Regionale n. 10/2004 che riammetteva il cosiddetto “nomadismo venatorio”, perimetrando un Comparto Unico regionale sulla Migratoria e rendendo così possibile lo spostamento dei cacciatori da una parte all'altra dell'Abruzzo.
Il TAR L'Aquila, giudicando non manifestamente infondata l'eccezione di costituzionalità, aveva quindi sollevato il caso davanti alla Corte Costituzionale. Quest'ultima con una sentenza di cristallina chiarezza ha sancito che la Legge Regionale n. 10/2004 ha violato le normative nazionali che regolamentano il prelievo venatorio. La Corte ricorda nella sentenza che uno dei capisaldi della Legge nazionale sulla caccia (Legge n. 157/92) è il legame tra cacciatori e territorio attraverso la perimetrazione di ambiti di caccia di carattere sub-provinciale. Invece la Regione Abruzzo aveva concesso ai cacciatori per diversi mesi all'anno di potersi spostare da un capo all'altro della regione, definita, come detto, “comparto unico per la migratoria”.
Il TAR di L'Aquila, invece, ha depositato la sentenza relativa ad un ricorso presentato da Aninalisti Italiani e L.A.C. sul calendario venatorio 2009/10, dopo aver accolto l'allora la richiesta di sospensiva. Nonostante il tempo trascorso il TAR ha ritenuto opportuno entrare comunque nel merito perché la Giunta Regionale deve riproporre ogni anno il calendario venatorio. Era dunque importante definire la causa per evitare il ripresentarsi degli stessi vizi in futuro.
I giudici del Tribunale amministrativo aquilano hanno fatto crollare l'esile difesa regionale con commenti durissimi sull'operato della Giunta Regionale che aveva varato un calendario venatorio che si distaccava dal parere dell'ISPRA ampliando i periodi di caccia per diverse specie. Tutto ciò nonostante gli uffici regionali fossero completamente privi dei necessari dati relativi all'abbondanza e alla distribuzione delle diverse specie in Abruzzo. Il TAR ha altresì censurato il comportamento del Dirigente della Direzione Agricoltura che si era sostituito alla Giunta nel riscrivere il calendario venatorio dopo l'accoglimento da parte dei giudici amministrativi della richiesta di sospensiva avanzata dalle associazioni.
WWF e Animalisti Italiani ringraziano l'Avv.Michele Pezone, il rappresentante delle associazioni in Consulta venatoria Regionale Augusto De Sanctis ed i diversi attivisti che hanno contribuito a queste importantissime vittorie.
Resta invece il rammarico per il comportamento della Giunta Regionale e della Direzione Agricoltura che, nonostante i tempestivi appelli al buon senso ed al rispetto delle leggi inviati dalle associazioni ambientaliste, hanno voluto difendere strenuamente una linea di estremismo venatorio che li ha portati ad una vera e propria Caporetto.
Peccato per le decine di migliaia di animali che sono stati uccisi dal 2004 ad oggi a causa di una norma rivelatasi ora anticostituzionale, un attacco al patrimonio faunistico in piena regola che testimonia la totale insostenibilità del prelievo venatorio in Abruzzo. Auspichiamo un immediato cambio di rotta.

21.6.13

Fiumi, in Abruzzo sempre peggio


Il WWF ha presentato il “Dossier fiumi 2013: in Abruzzo sempre peggio” da cui emerge che i fiumi abruzzesi fanno un ulteriore passo verso il disastro, allontanandosi dagli obiettivi di qualità fissati dalla Commissione Europea nel 2000 con la Direttiva 2000/60/CE “Acque”. Il dossier del WWF è basato su elaborazioni svolte sugli ultimi dati recentemente resi disponibili dall'ARTA (campagna di monitoraggio 2011).
L’ARTA monitora dal 2004 oltre 100 stazioni lungo i corsi d'acqua ed i tratti fluviali vengono divisi in 5 classi di qualità: pessimo, scadente, sufficiente, buono ed elevato.
L’obiettivo di raggiungere lo stato “buono” entro il 2015 imposto dalla Direttiva “Acque” si sta allontanando sempre di più, visto che il trend è in peggioramento. Ormai il 68% delle stazioni di campionamento non è nella classe “buono” in quanto rientranti nel 2011 nelle classi “pessimo”, “scadente” o “sufficiente”. Tra l’altro anche il precedente obiettivo che bisognava raggiungere entro il 2008 (far rientrare i fiumi almeno nella classe “sufficiente”) non è colto con oltre il 35% dei punti di campionamento al di sotto di tale classe (quindi pessimo o scadente).
Rispetto al 2009, prendendo in esame le 88 stazioni campionate in entrambi gli anni, il 38% è stato declassato mentre solo il 4% ha visto migliorare la categoria di qualità, in palese contrasto con le norme comunitarie che impongono almeno di non peggiorare.
Nel 2011 l’Abruzzo ha visto aumentare in modo vertiginoso i casi classificati nella categoria peggiore sulle 5 possibili. Infatti, ben il 10% (12 su 118) delle stazioni monitorate nel 2011 è risultato nella classe “pessimo”. Nel 2009 erano 3 e nel 2008 solo 1.
Le 12 stazioni classificate come “pessime” riguardano 9 corsi d’acqua: in Provincia di Teramo il Calvano, il Cerrano, il Piomba e il Vibrata (due stazioni); in provincia di Chieti il Feltrino (due stazioni) e l’Arielli; in provincia di L'Aquila il Turano (due stazioni), l’Imele ed il Fosso La Raffia. Tra il 2009 e il 2011 i due principali fiumi abruzzesi, il Sangro e l'Aterno-Pescara, hanno visto peggiorare la loro qualità, il primo da “buono” a “sufficiente” e “scadente” (significativamente il tratto che scorre nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise) ed il secondo da “sufficiente” a “scadente” (tranne una sola stazione nella classe “sufficiente”).
Nel dossier si evidenzia che questa situazione colpisce anche ben 16 aree di elevato valore naturalistico incluse nella Rete Natura2000 (Siti di Interesse Comunitario, SIC e Zone di Protezione Speciale, ZPS), tra cui i grandi parchi della regione.
Osservando la situazione provincia per provincia si scopre che quella di L’Aquila presenta la percentuale maggiore di non conformità rispetto agli obiettivi del 2015 (il 75%), seguita dalla provincia di Chieti con il 74%, da quella di Pescara con il 63% e da quella di Teramo con il 58%. Quest'ultima, però, è quella che ha peggiorato di più rispetto al 2009, con il 57% delle stazioni declassate (Chieti il 39%, L'Aquila il 32% e Pescara il 18%).
Dichiara Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Abruzzo: “La situazione che i dati ARTA descrivono evidenzia il fallimento di un’intera classe dirigente, sia a livello delle strutture regionali sia per quanto riguarda le aziende chiamate a gestire il Servizio Idrico Integrato, depurazione compresa. Queste ultime, nonostante non abbiano investito quasi nulla rispetto alle previsioni dei relativi Piani d’Ambito, hanno accumulato debiti per centinaia di milioni di euro. Lo stato pietoso di molti fiumi nelle aree a maggior valore turistico della Regione (Parco d’Abruzzo, costa teramana e chietina) è potenzialmente foriero di un gravissimo impatto sull’economia regionale. Tra gli altri, il Commissario dell’ATO Caputi, che è anche storico dirigente regionale responsabile proprio del settore acque, ed il Commissario per l’emergenza dell’Aterno-Pescara Goio ad oggi non paiono poter vantare risultati gestionali positivi. È sorprendente che in tale contesto, la Giunta Regionale nel 2010 abbia varato, tra le fortissime contestazioni dei soli ambientalisti e di pochi comuni - Fossacesia e Farindola - e sostanzialmente senza un dibattito nella società abruzzese e nel Consiglio regionale, un Piano di Tutela delle Acque dai contenuti del tutto inaccettabili sia per le norme palesemente dilatorie per il raggiungimento della stato di qualità “buono”, per molti fiumi rimandate al 2027, sia per quelle vantaggiose per i grandi concessionari dell'idroelettrico a scapito degli interessi dell’ambiente e del comparto turistico. Tale Piano ha visto incredibilmente il passaggio favorevole per la Valutazione di Incidenza Ambientale in Comitato CCR-V.I.A. nonostante la chiara insufficienza delle norme ivi previste per la tutela dei corsi d’acqua a maggiore importanza naturalistica della Regione. Clamoroso è il comportamento degli uffici del Genio Civile e dell’Autorità di Bacino che continuano ad istruire, anche con pareri positivi, procedure amministrative per la concessione di nuove derivazioni e captazioni, anche su fiumi ormai ridotti praticamente al collasso. Infine, appare desolante il comportamento di molti comuni preposti alla pianificazione urbanistica che continuano ad ignorare l’effetto dirompente della diffusione capillare di insediamenti abitati e aree artigianali/industriali sull’effettiva capacità di erogare i servizi di base come la depurazione. Per queste ragioni riteniamo ormai necessario rinnovare alla radice la classe dirigente regionale e delle strutture connesse alla gestione delle acque”.
Non va poi sottovalutato che la qualità dei fiumi ha un impatto impressionante sull’economia turistica della regione. L’Abruzzo secondo il Rapporto 2013 sulle acque di balneazione del Ministero della Salute è la regione italiana con maggiori criticità. La stragrande maggioranza delle foci fluviali ha presentato superamenti per i parametri di legge. Si tratta dei seguenti corsi d’acqua: Fossso S. Lorenzo a Francavilla, Lebba, Sangro, Pescara, Feltrino, Cintioni, Peticcio, Arielli, Foro, Concio, Foggetta, Calvano, Vomano, Tordino, Borsacchio, Salinello, Vallelunga, Feltrino.
Per Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo, “la situazione dei fiumi abruzzesi è ormai un'emergenza che si fonda sui problemi connessi alla mancata depurazione degli scarichi e sull’eccessiva captazione delle acqua per scopi irrigui, idroelettrici e industriali. Per cambiare rotta è necessario procedere immediatamente alla radicale revisione ed approvazione in consiglio regionale del Piano di Tutela, recependo le osservazioni delle Associazioni ambientaliste sul Deflusso Minimo Vitale, hydropeaking, concessioni, ecc.. Bisogna attuare una verifica delle concessioni già esistenti al fine di migliorare la situazione dei tratti fluviali compromessi assicurando un maggiore rilascio assicurando una adeguata tutela delle aree Natura2000 attraverso misure specifiche da inserire nei redigenti Piani di Gestione di SIC e ZPS. Serve adottare una norma di salvaguardia specifica per bloccare lo diffusione di edifici nelle aree agricole e fermare lo sprawl urbano, vietando l’installazione di strutture produttive in aree artigianali/industriali non servite da adeguati servizi di depurazione (impianti dedicati). Riteniamo opportuno integrare il Comitato CCR-VIA e la struttura che redige le istruttorie con personale di chiara fama internazionale per quanto riguarda l’impegno per la tutela delle acque. Di fondamentale importanza assicurare un costante aggiornamento, circolazione e pubblicizzazione dei dati raccolti dalle varie strutture competenti (ARTA, ASL, ecc.), pubblicando anche sui siti WEB, come prevede una legge da noi promossa del 2008, i dati sui risultati dei prelievi ai depuratori. È importante approvare la legge regionale proposta dai movimenti per l’acqua pubblica sulla riorganizzazione del Servizio Idrico Integrato, promuovendo ogni forma di partecipazione pubblica per quanto attiene le associazioni, cittadini, enti locali nella formazione dei Piani di gestione che riguardano l’acqua. Infine sarebbe utile bloccare gli interventi di manutenzione idraulica che prevedono l’asportazione della vegetazione ripariale in quanto sono inutili per la sicurezza e determinano un grave peggioramento delle condizioni ambientali dei fiumi”.
In considerazione della gravissima situazione riscontrata il WWF ha deciso di chiedere un intervento alla Commissione Europea affinché persegua l'Italia per la situazione dei fiumi abruzzesi e la mancanza di un’adeguata gestione della depurazione nonché di una corretta gestione delle procedure connesse al rilascio delle concessioni di derivazione delle acque. Inoltre, dopo aver inviato già un esposto sulla situazione economica-finanziaria delle aziende di gestione delle acque a tutte le procure, verrà inviato alla Magistratura un esposto specifico allegando il dossier affinché si valutino le eventuali responsabilità delle diverse situazioni specifiche.
Il dossier può essere chiesto a: abruzzo@wwf.it.

17.6.13

Italy Bike Hotels

Il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano (CCiclAT), nel prendere atto della notizia, riportata in questi giorni, sul progetto di legge regionale della Regione Abruzzo sull'albergo diffuso, lancia un appello agli organi regionali affinchè, nella proposta di legge in questione, o con apposita norma autonoma, vengano incentivati anche i cosiddetti bike hotels, strutture ricettive predisposte per l'accoglienza dei turisti in bicicletta.
“In Italia – sottolinea il Coordinamento – esistono numerose strutture ricettive dedicate alle diverse tipologie di cicloturisti, un segmento del mercato in costante crescita anche nella nostra Regione. Le strutture classificate Albergabici in Italia sono oltre 2.000, di cui 51 in Abruzzo, distinte tra attività alberghiere ed extralberghiere, mentre quelle appartenenti alla rete Italy Bike Hotels sono in constante aumento e, in particolar modo, in Abruzzo, si sta sviluppando, a cura di un consorzio locale di operatori, una rete di hotel dedicati ai turisti in bicicletta”.
Il Coordinamento chiede, pertanto, che, come già fatto dalla vicina Regione Marche, si valorizzi, oltre al sistema degli alberghi diffusi, anche quello delle strutture ricettive per turisti in bicicletta, stanziando contributi economici per le strutture che vogliano adeguarsi per l'ottimale accoglimento di questa tipologia di turisti, siano essi sportivi, itineranti o semplici appassionati delle due ruote che vogliano affiancare alle vacanze tradizionali giri turistici in bicicletta alla scoperta del territorio.
Questo anche alla luce della recente legge regionale n. 8 del 2013, entrata in vigore il 4 aprile scorso, che si propone di promuovere la mobilità ciclistica, sia per gli spostamenti quotidiani che per il turismo, e dei recenti finanziamenti regionali per il completamento delle ciclabili costiere abruzzesi.
“Si tratterebbe – conclude il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano – di una somma tutto sommato modesta che potrebbe, però, porre l'attenzione dei nostri operatori su un settore di mercato ancora misconosciuto, ma dalle enormi potenzialità”.