11.10.19

L'Orso bruno marsicano "invade" pacificamente Piazza Montecitorio

 
Un flash-mob organizzato dal WWF ha riportato questa mattina al centro dell’attenzione a livello nazionale la situazione dell’Orso marsicano, una specie unica in Europa che vive soltanto sulle montagne d’Abruzzo e in pochi altri siti dell’Appennino centrale. 50 orsetti di cartapesta sono stati esposti davanti alla sede della Camera dei deputati (vedi foto allegate) dagli attivisti del WWF che hanno inteso in tal modo sottolineare lo stato di gravissimo pericolo che il plantigrado sta correndo, assediato com’è in territori montani sempre meno accoglienti. “Di Orsi marsicani – commenta il delegato del WWF Abruzzo Filomena Ricci – ne sono rimasti soltanto poco più di 50, lo stesso numero degli orsetti di cartapesta simbolicamente esposti oggi in piazza a Roma. L’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) considera questa sottospecie “in pericolo critico”, Critically Endangered (CR), l’ultimo gradino prima dell’estinzione. Non c’è più tempo da perdere”.
Con la sua azione il WWF ha chiesto oggi di attivare una strategia straordinaria perché l’orso potrà salvarsi solo se tutti si impegneranno per le rispettive competenze. In sintesi il WWF ha chiesto: al Governo e al Parlamento una legge speciale che istituisca la Rete Ecologica dell’Appennino e la finanzi con 6 milioni di euro a tutela dell’habitat dell’Orso; al Ministero dell’Ambiente fondi regolari e adeguati a favore dell’Orso per progetti di sistema nei Parchi Nazionali; ai Parchi stessi e alle Regioni l’istituzione delle Aree Contigue previste da decenni e tuttora non completate, oltre a fondi sufficienti per la prevenzione dei danni; alla Regione Abruzzo personale per la Rete di Monitoraggio Orso; ai Comuni regolamenti per gestire adeguatamente, in accordo con le ASL le fonti trofiche e il randagismo canino.
“Se ciascuno farà la sua parte – commenta il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta - l’Orso marsicano (Ursus arctos marsicanus, sottospecie unica al mondo descritta nel 1921 dal naturalista molisano Giuseppe Altobello) potrà accompagnare, in Abruzzo e nelle montagne dell’Appennino centrale anche le future generazioni. Un risultato che tutti, le istituzioni prima degli altri, dovrebbero costantemente perseguire”.
 
Il comunicato stampa diffuso dal WWF Italia dopo la manifestazione di questa mattina
 
50 ORSI MARSICANI HANNO INVASO PACIFICAMENTE PIAZZA MONTECITORIO
“CHIEDONO ALLE ISTITUZIONI DI LAVORARE PER IL LORO FUTURO”
IL WWF SOLLECITA UNA LEGGE SPECIALE PER L’ORSO MARSICANO
RISORSE E AZIONI DA MINISTERO DELL’AMBIENTE, PARCHI, REGIONI E COMUNI
OTTOBRE MESE DELL’ORSO BRUNO MARSICANO
Cinquanta orsi marsicani hanno invaso pacificamente Piazza Monte Citorio per chiedere alle istituzioni di lavorare per il loro futuro, scongiurando il rischio di estinzione. Il numero di orsetti di cartapesta che hanno animato la piazza davanti alla Camera dei Deputati non è casuale, visto che corrisponde a quello, stimato, degli individui rimasti. L’azione del WWF, che ha deciso di dedicare il mese di ottobre all’Orso marsicano e che ha lanciato la campagna Orso 2x50 per raddoppiarne la popolazione entro il 2050, ha lo scopo di chiedere alle istituzioni interventi concreti e risorse per scongiurare il rischio di estinzione, in coerenza con le azioni a tutela della biodiversità previste dal Green New Deal del Governo.
L’Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una sottospecie di orso bruno unica al mondo, che vive solamente in Italia, tra Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Parco Nazionale della Majella e aree appenniniche limitrofe. È più piccolo del “cugino” alpino ed europeo dal quale si differenzia per il diverso patrimonio genetico (confermato da recenti studi) e per il comportamento: secoli di stretta convivenza con l’uomo e le sue attività hanno infatti plasmato il comportamento di questi orsi che sono particolarmente mansueti. Il millenario isolamento che ne ha determinato l’unicità genetica mette purtroppo a rischio questa relitta popolazione che oggi conta solamente poco più di 50 individui ed è considerata dalla IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) “in pericolo critico”, Critically Endangered (CR), l’ultimo gradino prima dell’estinzione.
Sono ancora diverse le minacce che non permettono alla popolazione di Orso bruno marsicano di espandersi numericamente e di ricolonizzare nuove aree vitali.
Negli ultimi 25 anni sono stati rinvenuti morti 43 orsi, di cui il 40% per bracconaggio diretto (avvelenamento, arma da fuoco e lacci), il 25% per cause accidentali legate all’uomo (investimenti stradali e ferroviari, annegamento in vasche artificiali), il 14% per patologie (spesso trasmesse dal bestiame non controllato al pascolo e da cani vaganti) e il 5% per aggressione diretta di cani. Vale a dire che quasi l’85% dei decessi nella popolazione di Orso negli ultimi decenni sono responsabilità diretta o indiretta dell’uomo.
Il WWF chiede a Governo e Parlamento una legge speciale che istituisca e finanzi con 6 milioni di euro la Rete Ecologica dell’Appennino a tutela dell’habitat dell’Orso; al Ministero dell’Ambiente fondi regolari e adeguati a favore dell’Orso per progetti di sistema nei Parchi Nazionali; ai Parchi stessi e alle Regioni l’istituzione delle Aree Contigue e fondi adeguati per la prevenzione dei danni; alla Regione Lazio, in particolare, l’istituzione del Parco Naturale dei Monti Ernici-Simbruini; alla Regione Abruzzo personale per la Rete di Monitoraggio Orso; ai Comuni regolamenti per gestire adeguatamente le fonti trofiche e il randagismo canino, in accordo con le ASL.
 
COSA CHIEDE IL WWF SULL’ORSO BRUNO MARSICANO?
A Governo e Parlamento una “Legge speciale” per la tutela dell’Orso marsicano che, partendo dalle aree protette nazionali e regionali, delle riserve dello Stato, dai siti della Rete Natura 2000 e dai corridoi ecologici individuati, costituisca la Rete ecologica Italiana nell’Appennino Centrale a tutela dell’Orso marsicano e del suo areale potenziale con un programma di deframmentazione degli habitat, creazione di corridoi ecologici adeguati, messa in sicurezza dei tratti stradali e ferroviari più sensibili per l’espansione dell’orso, contrasto al bracconaggio, messa in sicurezza di strutture a rischio, revisione delle zonizzazioni previste dai Piani di gestione e delle misure di conservazione dei siti Natura 2000, norme di attuazione e regolamenti omogenei, da finanziare con 6 milioni di euro in 3 anni in coerenza con le azioni concrete per la tutela della biodiversità, richiamata tra le priorità del Green New Deal del Governo.
Al Ministero dell’Ambiente di incrementare e garantire nel tempo, nell’ambito del Capitolo 1551 del Bilancio di previsione del Ministero, i fondi destinati all’Orso, come obiettivo prioritario dei Progetti di sistema per la biodiversità dei Parchi Nazionali indicati nella Direttiva annuale di indirizzo ai Parchi Nazionali della DG Protezione Natura e Mare.
Ai Parchi Nazionali di istituire o completare l’istituzione delle Aree Contigue previste dall’art. 32 della Legge quadro n. 394/1991 dei Parchi Nazionali d’Abruzzo Lazio e Molise, del Gran Sasso e Monti della Laga, della Majella e dei Monti Sibillini, d'intesa con le Regioni interessate, per contribuire alla creazione della Rete ecologica Italiana nell’Appennino Centrale a tutela dell’Orso, con le relative misure di disciplina della caccia, della pesca, delle attività estrattive, forestali e altre misure per la tutela dell'ambiente funzionali alla conservazione della specie.
Nell’ambito del PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) promuovere progetti LIFE a scala di popolazione e inserire nella programmazione nazionale dei fondi comunitari (PAC e Fondi strutturali e di coesione) misure specifiche per la tutela della specie, in particolare per finanziare capillari azioni di prevenzione dei danni ad apiari e allevamenti, anche al di fuori delle aree protette, nonché fondi adeguati per attività di censimento, ricerca e monitoraggio, piani di sorveglianza sanitaria e strategie di comunicazione concertate.
Alle Regioni di favorire le intese con i Parchi Nazionali per l’istituzione delle Aree Contigue e garantire risorse adeguate per la prevenzione dei danni e la messa in sicurezza delle infrastrutture a rischio, rinunciando a nuovi progetti impattanti nell’areale dell’Orso, nonché l’adozione di Piani Forestali di Indirizzo Territoriali rispettosi della specie. E inoltre: nel Lazio istituire al più presto il Parco regionale dei Monti Ernici-Simbruini, estendendo il territorio dell’attuale Parco regionale dei Monti Simbruini, per tutelare una zona essenziale per l’espansione dell’Orso marsicano; in Abruzzo completare, con il supporto di adeguato personale regionale, la Rete di Monitoraggio Orso.
Ai Comuni che ricadono all’interno dell’areale potenziale dell’Orso marsicano di emanare opportuni regolamenti per mettere in sicurezza le risorse trofiche (pollai, rifiuti, carotai) localizzate all’interno dei paesi, allo scopo di ridurre gli episodi di “orsi confidenti”, e garantire il controllo del randagismo canino in raccordo con le ASL.
 
IN SINTESI
Il WWF chiede a Governo e Parlamento una legge speciale che istituisca e finanzi con 6 milioni di euro la Rete Ecologica dell’Appennino a tutela dell’habitat dell’Orso; al Ministero dell’Ambiente fondi regolari e adeguati a favore dell’Orso per progetti di sistema nei Parchi Nazionali; ai Parchi stessi e alle Regioni l’istituzione delle Aree Contigue e fondi adeguati per la prevenzione dei danni; alla Regione Lazio, in particolare, l’istituzione del Parco Naturale dei Monti Ernici-Simbruini; alla Regione Abruzzo personale per la Rete di Monitoraggio orso; ai Comuni regolamenti per gestire adeguatamente le fonti trofiche e il randagismo canino, in accordo con le ASL.
Governo e Parlamento: legge speciale di rete ecologica per l’orso, con 6 milioni di euro in 3 anni
Ministero dell’Ambiente: fondi e progetti di sistema per l’orso marsicano
Parchi Nazionali: aree contigue e regolamentazione
PATOM: progetti coordinati di prevenzione e ricerca
Regioni: aree contigue e fondi prevenzione (Lazio: Parco Ernici-Simbruini; Abruzzo: Rete di Monitoraggio)
Comuni e ASL: regolamenti e controllo randagismo
 




 

Tecnologia 5G: la situazione in Abruzzo

 
È necessario fare un po’ di chiarezza sulla tecnologia 5G e sulle comprensibili preoccupazioni che sta destando tra i cittadini. In primo luogo 5G è un acronimo che indica la tecnologia di quinta generazione per la radiofonia mobile, quella che secondo i suoi fautori rivoluzionerà il settore garantendo velocità più elevate e aprendo la strada a nuove applicazioni a cominciare da quella che viene definita “internet delle cose”. Questa tecnologia è oggi ancora in fase sperimentale ma, attenzione, si tratta di sperimentazioni tecniche, tese a mettere a punto il sistema e non già di verifiche sanitarie sui possibili danni alla salute e all’ambiente che, a fronte di autorevoli dubbi espressi da scienziati di tutto il mondo, sarebbero invece indispensabili. È infatti semplicemente assurdo che per chiarire se la tecnologia 5G può essere o meno dannosa per la salute vengano acquisiti soltanto i pareri di docenti di fisica o, peggio, di operatori del settore, e non quelli di medici e ricercatori in campo sanitario del tutto indipendenti dalle grandi aziende. La stessa delibera del 5 maggio 2019 con la quale l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) determina le procedure per l’assegnazione e le regole per l’utilizzo delle frequenze 5G non è stata preceduta da adeguati monitoraggi ambientali e sanitari e da una valutazione preventiva dei rischi né tantomeno c’è stato il consenso informato della popolazione.
In Abruzzo la tecnologia 5G è in fase sperimentale a L’Aquila e in 11 piccoli comuni: Fresagrandinaria in provincia di Chieti; Barete, Canistro, Civita d’Antino, Gagliano Aterno, Introdacqua e Morino in provincia de L’Aquila; Brittoli, Castiglione a Casauria e Montebello di Bertona in provincia di Pescara; Tossicia in provincia di Teramo. Queste undici comunità sono state inserite dall’Agcom, senza alcuna consultazione a livello locale, nell’elenco di 120 municipalità nazionali che, secondo quanto stabilito, da luglio 2022 saranno obbligatoriamente coperte dalla rete 5G. Aver imposto dall’alto un simile obbligo non appare certo la procedura più corretta e partecipativa: una scelta destinata anzi ad alimentare sospetti e preoccupazioni. Ed è in ogni caso inaccettabile che la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, richiamata in ogni provvedimento di legge, venga poi di fatto ignorata a fronte delle pressioni delle aziende di telefonia e di alcuni settori tecnologici delle università palesemente vittime di una visione settoriale della realtà.
La 5G prevede infatti l’impiego di frequenze mai usate finora e moltissimi studiosi in tutto il mondo sollecitano una moratoria in attesa di ricerche attendibili e indipendenti sull’impatto sanitario e ambientale che questa tecnologia può comportare. Un documento recentemente varato per iniziativa dell’Istituto Superiore di Sanità sembrerebbe tranquillizzare sul potenziale effetto cancerogeno dell’esposizione a radiofrequenze ma in realtà raccomanda anche cautela e ulteriori approfondimenti, in particolare per le esposizioni precoci e a lungo termine, e in ogni caso si tratta di un lavoro duramente contestato nei metodi e nelle conclusioni dall’ISDE – Medici per l’ambiente. Esistono inoltre studi indipendenti già pubblicati che sembrerebbero invece confermare una significativa incidenza di problematiche sanitarie, non solo tumori, in conseguenza di esposizioni a inquinamento elettromagnetico. Una situazione insomma da chiarire: siamo nel pieno di una fase di incertezza nella quale l’unica scelta saggia è, sulla base del sacrosanto principio di precauzione, fermare tutto e approfondire le conoscenze, a cominciare da quelle sanitarie e ambientali.
In più è necessario informare e ascoltare i cittadini e seguire la normativa di garanzia, senza scorciatoie. Ci sono, ad esempio, tra quelli coinvolti anche Comuni che hanno territori compresi o vicini a Parchi nazionali (in Abruzzo ad es. Brittoli e Tossicia) o ad aree protette. Ebbene qui è indispensabile per legge una Valutazione di incidenza (VINCA) che l’Agcom non può ignorare, ancor più in presenza di studi che hanno accertato possibili conseguenze negative su specie animali anche con tecnologie già in uso.
In Abruzzo il settore delle antenne per la telefonia mobile è regolato dalla L.R. n. 45/2004 “Norme per la tutela della salute e la salvaguardia dell'ambiente dall'inquinamento elettromagnetico”. Tale legge prevede (art. 8, comma 3) la possibilità e non l’obbligo per i Comuni di “adottare uno specifico regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”. Il Comune di Chieti ha da poco approvato all’unanimità un regolamento di settore mentre quello di Pescara si trova nella fase dell’esame in sede di commissioni consiliari, l’ultima prima della votazione collegiale in consiglio comunale. A quanto ci risulta nel resto del territorio regionale siamo ovunque più indietro nell’iter, in molti casi mai cominciato né ad oggi in programma. I Comuni coinvolti nella sperimentazione non sono dotati di piano antenne e in nessuno di loro accanto alla sperimentazione tecnica è prevista una qualsiasi verifica di tipo sanitario. I sindaci in primo luogo, in quanto primi responsabili della buona salute della comunità che li ha eletti, ma anche le Province e la Regione, non dovrebbero lasciarsi affascinare dalle sirene di chi promette miracoli tecnologici. Nessuno vuole rinunciare a priori al progresso ma chiunque prima di poter colloquiare via internet con il frigorifero o col forno di casa (davvero ne abbiamo bisogno?) sicuramente vuole sapere se nel farlo rischia o meno di ammalarsi e di arrecare danni all’ambiente nel quale vive.
Del resto anche il Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Commissione Europea, che ha sempre avuto un atteggiamento negazionista sui possibili effetti biologici dei campi elettromagnetici, nella sua più recente newsletter evidenzia “criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza” in relazione alle tecnologie 5G, che sono ad oggi “molto meno studiate per ciò che concerne i loro effetti sull’uomo o sull’ambiente”.
Una pausa di riflessione e di approfondimento non nuocerà a nessuno.

Per saperne di più si può consultare il “Rapporto indipendente sui campi elettromagnetici e diffusione del 5G” pubblicato il 10.09.2019 da European Consumers e ISDE.

7.10.19

A scuola in natura!

 
Il WWF e tre aree naturali protette della fascia collinare della provincia di Teramo, l’Oasi WWF - Riserva regionale dei Calanchi di Atri, la Riserva regionale di Castel Cerreto e il Parco territoriale attrezzato di Fiume Fiumetto, hanno presentato questa mattina a Teramo il catalogo “Scuola in Natura” con le proposte di educazione all’ambiente e alla sostenibilità rivolte al mondo della scuola.
Il catalogo rappresenta la prima azione, non la meno importante, della collaborazione tra queste tre aree protette: uno strumento che consente di illustrare l’offerta delle singole aree sull’educazione ambientale finalizzata a diffondere tra i giovani la consapevolezza dell’importanza della conservazione della natura e della tutela dell’ambiente.
Educare le giovani generazioni alla cultura della sostenibilità è uno degli obiettivi del WWF ed è anche una delle principali funzioni delle aree naturali protette. Nello specifico, il progetto “Scuola in Natura”, proposto attraverso lezioni partecipate, laboratori didattici, lezioni sul campo e visite guidate, intende stimolare la conoscenza e il rispetto del patrimonio naturale del nostro territorio.
Il catalogo si rivolge alle scuole di ogni ordine e grado con circa 30 progetti diversificati da sviluppare all’interno delle aree protette coinvolte: flora e fauna, geologia, archeologia e antropologia, biodiversità e tanto altro saranno gli argomenti che le scuole, scegliendo il progetto più adatto alle proprie esigenze educative e didattiche, potranno approfondire.
Vengono anche proposti due percorsi didattici di rete che prevedono l’intervento in tutte e tre le aree protette: un’opportunità unica, a livello formativo, per capire l’evoluzione della fascia collinare della nostra provincia, un territorio fortemente antropizzato, ma che conserva ancora elementi di grande naturalità.
Il catalogo “Scuola in Natura” coinvolge queste tre aree naturali protette:
  • l’Oasi WWF - Riserva naturale dei Calanchi di Atri, istituita nel 1995 e divenuta Oasi WWF nel 1999, è compresa nel comune di Atri e presenta un percorso ad anello con panorami suggestivi sui principali sistemi calanchivi del territorio;
  • la Riserva naturale di Castel Cerreto, nata nel 1991, è situata nel comune di Penna Sant’Andrea e offre l’opportunità di conoscere l’ambiente di bosco attraverso numerosi sentieri didattici;
  • il Parco territoriale attrezzato di “Fiume Fiumetto”, nato nel 1990 nel comune di Colledara, dove si ha l’opportunità di apprezzare, attraverso un sentiero immerso nella natura, la transizione da un ambiente boschivo a uno tipicamente fluviale.
Le attività didattiche verranno svolte dall’Associazione Istrice che opera nell’Oasi WWF dei Calanchi, dalla Cooperativa Floema della Riserva di Castel Cerreto e dalla dott.ssa Serena Cipolletti, collaboratrice del Parco di Fiume Fiumetto.
Il catalogo sarà spedito a tutte le scuole d’Abruzzo e sarà pubblicato sui siti delle aree naturali coinvolte.

Nuovo rinvio per il processo "Acqua del Gran Sasso". E sul commissario... silenzio!

Oggi nuovo rinvio nel processo davanti al Tribunale di Teramo sull’incidente dell’8/9 maggio 2017 a seguito del quale fu vietato il consumo di acqua in gran parte della provincia teramana.
Il Giudice, dott. Lorenzo Prudenzano, ha depositato in data odierna una richiesta di sostituzione sostenendo di trovarsi in una situazione di incompatibilità. Su detta istanza dovrà ora pronunciarsi il Presidente del Tribunale. Se l’istanza dovesse essere accolta verrà nominato un nuovo giudice.
La prossima udienza si terrà il 21 ottobre, ma anche questa si risolverà quasi sicuramente un nuovo rinvio perché per quel giorno è prevista l’astensione collettiva degli avvocati.
I tempi del procedimento quindi si allungano e di questo passo è probabile che il dibattimento non verrà aperto prima del 2020.
WWF, Legambiente, CAI e Cittadinanzattiva, le quattro associazioni che, tra quelle che compongono l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, hanno chiesto di essere ammesse come parte civile nel processo esprimono la propria preoccupazione per il dilatarsi dei tempi.
Preoccupazione che è ancora maggiore se si pensa che ad oggi si sono perse le tracce della nomina del Commissario straordinario per la messa in sicurezza del Gran Sasso. Le associazioni ricordano che, secondo quanto previsto dalla legge di conversione del Decreto-legge n. 32/2019, cosiddetto Sbloccacantieri, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e sentito il Presidente della Regione Abruzzo, avrebbe dovuto nominare il Commissario entro il 3 luglio scorso.
Su questo punto l’Osservatorio rinnova l’invito al Presidente della Regione Marsilio e ai parlamentari eletti in Abruzzo a sollecitare la nomina del Commissario per evitare questa situazione di paralisi, considerato che hanno contribuito a scegliere la strada del Commissario straordinario.
Il Presidente Marsilio, inoltre, potrebbe avviare la Cabina di coordinamento che deve essere da lui presieduta e che ha compiti di comunicazione e informazione nei confronti delle popolazioni interessate, di coordinamento tra i diversi livelli di governo coinvolti e di verifica circa lo stato di avanzamento degli interventi di messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso. E dovrebbe anche aprire questa Cabina alla partecipazione delle associazioni che da sempre seguono la vicenda e che invece la Giunta regionale precedente ha voluto escludere, nonostante un parere favorevole al coinvolgimento espresso dall’allora Commissione consiliare regionale competente.

6.10.19

Domenica 13 ottobre nuova escursione con il WWF


Oggi una bella giornata al Parco Fluviale del Vezzola con il WWF Teramo per la Festa della Natura in città


Questa mattina in tanti hanno partecipato a Teramo a Urban Nature, la Festa della Natura in città organizzata dal WWF in tutta Italia.
Il WWF Teramo quest'anno ha scelto come luogo dove svolgere Urban Nature il Parco fluviale del Vezzola, una delle più importanti aree verdi della nostra città, un corridoio ecologico ricco di biodiversità, ma anche un luogo di fruizione per tanti amanti della natura. La mattinata è partita con una visita guidata del Parco alla scoperta della storia e della natura del Vezzola e a seguire bambini e adulti hanno partecipato ad una caccia al tesoro a squadre.
Urban Nature promuove la conoscenza della natura urbana e la partecipazione attiva dei cittadini. Le aree verdi, i parchi urbani, i giardini sono preziosi alleati di piante e animali che vivono nelle nostre città e nei nostri paesi; la gestione del verde e la cura della biodiversità urbana possono migliorare la vivibilità delle aree urbane, lo stato di benessere e di salute dei cittadini e rappresentano punti di incontro e occasioni di partecipazione alla vita sociale.
Urban Nature 2019 ha ricevuto i Patrocini del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero della Salute e dell’ANCI ed è organizzata con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) e del Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) dell’Arma dei Carabinieri.
 









3.10.19

Urban Nature all'Oasi affiliata WWF Fosso Giardino di Martinsicuro

Domenica 6 ottobre, l'Oasi Fosso Giardino, prima Oasi urbana WWF in Abruzzo, istituita appena un anno fa a Martinsicuro, aderisce all'iniziativa Urban Nature, la Festa della Natura in città, organizzata dal WWF in tutta Italia. Una giornata dedicata alla riscoperta del patrimonio naturale che è ancora presente nelle nostre città e un'occasione per coinvolgere famiglie e ragazzi in attività dedicate a scoprire l'importanza della biodiversità urbana.
Il programma della giornata all'Oasi è dedicato ai più giovani e punta a trasmettere, attraverso il divertimento e l'osservazione diretta del mondo, il messaggio di preservare la natura anche vicino ai centri abitati: dalle 15:00 si svolgerà una caccia al tesoro tematica nel bosco; alle 16.30 ci sarà una merenda nell'Oasi; alle 17.15 si svolgerà un laboratorio di biomimetica (esperienza tattile e sensoriale). Sarà anche allestita una mostra delle varie invenzioni ispirate dalla natura.
L'Oasi Fosso Giardino di Martinsicuro, localizzata tra la Val Vibrata e la Valle del Tronto, è un vero laboratorio naturale a due passi dalla città. Particolarmente adatta ad ospitare scuole di ogni ordine e grado, presenta numerosi valori naturalistici e paesaggistici: salici e pioppi che ospitano picchi rossi e picchi verdi, pettirossi, usignoli di fiume, capinere, codibugnoli e merli. Sul costone ad est si trova un ettaro di pino d’Aleppo piantato negli anni ’70 in cui nidifica l’astore e sono frequenti le osservazioni di scoiattoli e colombacci, ma anche di cardellini, fringuelli e verzellini. Un bellissimo sentiero-natura ad anello, con numerosi pannelli esplicativi, ricchi di testi e immagini, attraversa tutta l’Oasi percorrendo l’area degli allori secolari, del querceto e dell’ornieto dove vivono volpi, istrici, caprioli e lepri. Tra gli uccelli in questa zona non mancano scriccioli, rampichini, cinciallegre e ghiandaie mentre nelle suggestive forme calanchive si possono osservare upupe e gruccioni, ma anche sparvieri, gheppi e poiane. Particolarmente ricca la vegetazione ripariale con la presenza nel sottobosco di specie legate all’acqua dolce come gli equiseti, le tife, il fragmiteto e una presenza piuttosto rara, il giglio d’acqua con le spettacolari fioriture di giallo intenso a primavera.
Per info e prenotazioni contattare il numero 3443405302.

1.10.19

L’esperienza del Salvafratino Abruzzo al XX Convegno italiano di Ornitologia a Napoli

Fabiola Carusi e Stefano De Ritis con il poster del Progetto Salvafratino Abruzzo
Dal 26 al 29 settembre si è tenuto a Napoli il XX Convegno italiano di Ornitologia. Il programma ha previsto sessioni scientifiche e workshop tematici tra i quali anche una tavola rotonda sulla tutela del Fratino (Charadrius alexandrinus) in Italia alla quale sono stati invitati i rappresentanti dei gruppi locali e regionali che seguono la specie.
Sono stati così presentati i dati del censimento nazionale effettuato nel 2018 che purtroppo, ancora una volta, ha segnalato come i fratini siano sempre meno su tutta la costa italiana: tranne la Campania, infatti, tutte le regioni presentano un trend negativo dovuto all’occupazione, ormai quasi totale, delle spiagge dove il Fratino nidifica solitamente, a seconda delle regioni, da fine marzo a luglio.
Per l’Abruzzo erano presenti al Convegno di ornitologia due dei responsabili del Progetto Salvafratino Abruzzo: Fabiola Carusi, referente per il WWF Abruzzo, e Stefano De Ritis, responsabile scientifico per l’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano”.
I due abruzzesi hanno presentato un poster e illustrato una comunicazione sullo stato del Fratino in Abruzzo prendendo in esame i dati relativi al periodo 2015/2019 durante il quale il Progetto Salvafratino si è via via sviluppato.
Grazie a questo Progetto, promosso dall’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” e dal WWF Abruzzo, nella nostra regione vengono condotte da anni azioni di monitoraggio, tutela, sensibilizzazione e denuncia sullo stato di salute dei fratini. Il Progetto coinvolge un gran numero di volontari, singoli o riuniti in gruppi locali come le Guide del Borsacchio di Roseto degli Abruzzi, il Gruppo Fratino di Vasto e l’associazione Torre Foro di Ortona: i volontari da marzo a tutto luglio monitorano la presenza di coppie e nidi sulla costa seguendoli fino alla schiusa e all’involo. Il Progetto va avanti solo grazie agli sforzi di questi volontari e a un piccolo contributo da parte dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano” che è peraltro l’unico ente pubblico a destinare dei fondi specifichi per la tutela della specie in Abruzzo insieme al Comune di Alba Adriatica che finanzia un progetto di comunicazione e sensibilizzazione legato alla Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare.
Come denunciato più volte, negli ultimi anni, nonostante qualche buona pratica inizi a farsi strada tra balneatori e amministrazioni comunali, anche in Abruzzo si sta registrando una situazione di difficoltà per il Fratino. Viene individuato un numero troppo limitato di nidi e purtroppo non tutti giungono a buon fine: ancora oggi in ogni stagione molti nidi con uova vengono vandalizzati o distrutti durante la pulizia meccanica delle spiagge o predati da animali da affezione (cani e gatti) vaganti. A questi fattori si aggiungono poi le predazioni di origine naturale come quelle da parte di corvidi e in alcuni casi di volpi.
I dati abruzzesi per il 2019, che saranno illustrati a breve durante un evento che si terrà a ottobre per la presentazione di un dossier regionale sulla tutela del Fratino, mostrano una piccola ripresa delle nidificazioni rispetto al 2018 che è stato un anno drammatico con il minor numero di nidi da quando si effettua il monitoraggio e circa il 50% di schiuse andate a buon fine: è evidente che per la tutela del Fratino c’è ancora molto da fare sia dal punto della conservazione sia da quello dell’educazione ambientale.

Verso la bocciatura dell’ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri. Soddisfazione del WWF Teramo

Massimo Fraticelli durante la manifestazione contro l'ampliamento della discarica di Atri
Il WWF Teramo esprime soddisfazione per la decisione del Comitato di coordinamento regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo che nella riunione di ieri, lunedì 30 settembre, ha espresso il proprio parere negativo con preavviso di rigetto sull’ennesimo ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri proposto dal Consorzio per lo smaltimento dei rifiuti urbani Piomba-Fino.
Il WWF Teramo aveva presentato le proprie osservazioni in merito alla proposta di ampliamento evidenziando come il territorio interessato sia stato da anni destinato dall’Amministrazione comunale, dalla Regione, dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione Europea alla tutela ambientale con la creazione di una riserva naturale regionale, l’Oasi WWF dei Calanchi di Atri, e di un sito di interesse comunitario ricompreso nella Rete Natura 2000 attraverso la quale la Commissione Europea tutela la biodiversità europea. Ciò ha portato ad una crescita di attività turistiche sostenibili e di agricoltura di qualità. Il WWF aveva anche segnalato come la localizzazione di questo ampliamento contrastava con moltissimi criteri localizzativi indicati dal Piano regionale dei rifiuti: l’area, infatti, è sottoposta a vincolo idrogelogico, è individuata come zona di pregio agricolo, è posta nelle vicinanze di case e corsi d’acqua.
“Siamo soddisfatti della decisione del Comitato che segue un parere estremamente negativo espresso dai competenti Uffici regionali e che ha accolto gran parte delle nostre osservazioni”, dichiara Massimo Fraticelli del WWF Teramo e responsabile del settore rifiuti del WWF Abruzzo. “È una vittoria di tutto il territorio, raggiunta grazie ad un lavoro di squadra portato avanti dal comitato cittadino, dall’amministrazione comunale e dal WWF. La creazione di un terzo invaso destinato ad accogliere altri 300.000 metri cubi di rifiuti era una proposta inaccettabile per una comunità e un sito che hanno già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari. Ora speriamo che il Consorzio voglia definitivamente accantonare questo progetto e dedicarsi alla messa in sicurezza delle due discariche già esistenti”.
Il WWF richiama come sempre l’attenzione di tutti sulla necessità di garantire un corretto ciclo di gestione dei rifiuti.
“Ovviamente”, conclude Fraticelli, “non si può fare finta che il problema dello smaltimento dei rifiuti non esista. Tutti devono lavorare in primo luogo per ridurre la produzione dei rifiuti in origine, assicurare alti livelli di raccolta differenziata e riciclo e infine assicurare uno smaltimento in impianti ben tenuti e correttamente localizzati”.

Domenica 6 ottobre: con Urban Nature nel Parco fluviale del Vezzola

 
Domenica 6 ottobre torna Urban Nature, la Festa della Natura in città organizzata dal WWF in tutta Italia. Una giornata dedicata alla riscoperta del patrimonio naturale che è ancora presente nelle nostre città, piccole e grandi. Urban Nature vuole contribuire a ripensare gli spazi urbani restituendo ai cittadini la biodiversità perduta e dando finalmente valore alla natura.
Per l’edizione 2019 il WWF Teramo, dopo le esperienze degli anni passati nella Villa comunale, ha scelto un altro polmone verde della nostra città: il Parco fluviale del Vezzola.
L’appuntamento è alle ore 9:30 di domenica 6 ottobre nel tratto di Parco vicino al laghetto. Dopo la presentazione della Giornata, alle ore 10 partirà una visita guidata naturalistica del Parco e alle ore 11 ci sarà invece una caccia al tesoro a squadre per adulti e bambini.
“Teramo conserva alcune aree verdi importanti come i due parchi fluviali del Tordino e del Vezzola, la Villa comunale, i giardini della Madonna delle Grazie. Tutelare queste aree, tenerle pulite e fruibili è molto importante”, dichiara Claudio Calisti, presidente del WWF Teramo. “Le nostre città non sono progettate per i bambini. Anche a Teramo la stragrande maggioranza degli spazi pubblici urbani è occupato dal traffico automobilistico che ostacola la possibilità di movimento attivo dei bambini. Le poche isole di natura rimaste vanno perciò tutelate e valorizzate. Tutti i bambini, soprattutto quelli che vivono in condizioni sociali più svantaggiate, hanno bisogno di un contatto costante con la natura per crescere in modo equilibrato. La disponibilità di spazi verdi nelle zone di residenza è fondamentale per garantire il loro benessere fisico, psichico e relazionale. Incrementare questa disponibilità significa quindi migliorare il benessere dei bambini. Dobbiamo trovare delle soluzioni per promuovere e proteggere la biodiversità in ambito urbano creando una rete tra amministratori, comunità, cittadini, imprese, università e scuole”.