14.3.15
13.3.15
Cosa succede alla TEAM?
Crisi finanziaria, esuberi, licenziamenti e giochi di potere per la nomina dei vertici aziendali: sono i temi che hanno caratterizzato il dibattito degli ultimi mesi sulla TEAM - Teramo Ambiente SpA.
Un quadro veramente desolante che delinea una situazione confusa con poche indicazioni certe su quello che sta accadendo, nonostante le ricadute sulla collettività teramana delle attività affidate a questa società.
La confusione sembra ora investire anche l’organizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti che, leggendo le notizie riportate dalla stampa, dovrebbe subire cambiamenti in tempi abbastanza rapidi.
Il servizio di raccolta porta a porta, che ha consentito a Teramo di raggiungere alte percentuali di raccolta differenza (oltre il 60%), sembrerebbe destinato ad essere rivisto con l’introduzione di un non precisato servizio di prossimità.
Le motivazioni alla base di queste modifiche sarebbero da ricercare nella volontà di risparmiare sui costi di gestione. Così facendo, però, si scaricano gli effetti della gestione aziendale sull’ambiente e sui cittadini che vedrebbero modificare forse l’unica misura efficiente dal punto di vista ambientale adottata a Teramo.
Il WWF teme che si voglia tornare indietro sulla raccolta differenziata in città, vanificando l’impegno dei teramani che hanno dimostrato di essere perfettamente in grado di fare la differenziata al pari di tante altre comunità virtuose.
E anzi sarebbe bene approntare un più efficace sistema di repressione nei confronti di quei pochi che continuano a sporcare i fossi e gli argini di alcune strade cittadine abbandonando rifiuti di ogni sorta con conseguente aggravio dei costi di gestione.
È noto poi che la Regione Abruzzo ha finanziato con 428.571,43 euro lo sviluppo delle raccolte differenziate del Comune di Teramo. Ci chiediamo se l’ipotizzato nuovo sistema di raccolta sia coerente con il progetto presentato e finanziato dalla Regione.
Il sistema di raccolta porta a porta è l’unico che riesce ad assicurare alte quantità e buona qualità di rifiuti raccolti in maniera differenziata. La buona qualità del materiale raccolto è fondamentale per poterlo avviare a riciclo, ricavandone così anche dei proventi o con la vendita sul libero mercato o entrando nel sistema di gestione del CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) che, attraverso un sistema convenzionale, riconosce ai Comuni corrispettivi economici per i rifiuti differenziati.
La raccolta differenziata spinta consente poi di diminuire i costi dei conferimenti in discarica e permette il conferimento gratuito nelle piattaforme di recupero del materiale.
Del resto affermare che da quando è arrivata la raccolta differenziata sia aumentato il costo del servizio per i cittadini non è assolutamente corretto. Non si tiene conto, infatti, che la città di Teramo per anni nel passato ha pagato poco il conferimento nella discarca “La Torre” perché la stessa veniva gestita in maniera tale da rappresentare una vera e propria bomba ecologica come dimostrò la frana del 2006. Una gestione scriteriata che ha forse fatto risparmiare soldi nella gestione, ma i cui danni vengono poi scaricati sulla collettività sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista economico con la messa in sicurezza e la bonifica del sito.
Oggi il conferimento in discarica avrebbe dei costi molto più alti e sicuramente il sistema precedente all’introduzione del porta a porta, quando Teramo aveva percentuali di raccolta differenziata intorno al 15%, comporterebbe ulteriori aumenti.
Il WWF chiede che almeno le decisioni sulla gestione del servizio della TEAM non vengano prese come quelle sui vertici aziendali della Società in qualche segreta stanza, ma alla luce del sole, in maniera trasparente e partecipata attraverso un confronto aperto che consenta di comprendere opzioni, costi e modalità.
Non si può al riguardo non segnalare la mancanza di informazioni sui siti web della TEAM e del Comune stesso, sia sui dati di raccolta (in particolare gli aggiornamenti sulle percentuali di raccolta differenziata), sia sui dati economici, costi del servizio, costi dello smaltimento e trasporto dei differenti conferimenti agli impianti e dei corrispettivi CONAI. Tutti questi dati sono in possesso sia della TEAM che del Comune e dovrebbero essere messi a disposizione di tutti, non solo per le leggi sulla trasparenza amministrativa, ma anche per far comprendere meglio le ragioni di ogni singola scelta.
12.3.15
Abruzzo attrattivo
Sabato 14 marzo 2015, alle ore 15, presso l’auditorium Sant’Agostino, ad Atri, si terrà un convegno rivolto agli operatori turistici, dal titolo “Abruzzo Attrattivo. Turismo esperienziale e marketing territoriale”.
Il direttore dell’Oasi WWF Calanchi di Atri, Adriano De Ascentiis ne descrive gli intenti e le motivazioni: "Su sollecitazione di numerose strutture ricettive che ogni anno ci chiedono di essere informate sia sulle nostre attività, sia su quelle delle zone limitrofe, in collaborazione con la coop. Terracoste e la coop. Il Bosso, si è pensato di organizzare un convegno su alcune delle innumerevoli attività da indicare ai turisti. In tal modo ci proponiamo di collaborare con le strutture ricettive all’ampliamento dell'offerta di servizi, sia nelle Terre del Cerrano, in particolare nell'Area Marina Protetta Torre Cerrano e nella nostra Riserva, ma anche in altri contesti territoriali con i quali abbiamo contatti".
Il nostro Paese, infatti, è universalmente conosciuto per il grande patrimonio culturale: 3.609 musei, quasi 5.000 siti culturali tra monumenti, musei e aree archeologiche, 46.025 beni architettonici vincolati, 34.000 luoghi di spettacolo, 49 siti Unesco, centinaia di festival ed iniziative culturali, tradizioni che animano i territori. Questa eredità rappresenta non solo il nostro passato e il presente, ma anche il futuro del Paese, una risorsa da tutelare e valorizzare e che ci rende unici nel panorama internazionale. Con la consapevolezza che non sia sufficiente possedere una quota, benché cospicua, di beni culturali per attrarre automaticamente turisti, è necessaria una progettazione adeguata per l’offerta dei servizi culturali e turistici che rendano facilmente fruibili i beni artistici e naturalistici.
"I dati e le statistiche ci dicono che, per il rilancio dell’economia locale, bisogna agire non soltanto rendendo accessibili musei o aree archeologiche, biblioteche o parchi naturali, ma soprattutto rendendo fruibili tali risorse, potenziando i servizi primari: informazione, comunicazione, trasporti e ricettività turistica", sottolinea l’assessore al turismo del Comune di Atri, Domenico Felicione.
I dati forniti dall’Osservatorio Nazionale del Turismo nel XIX Rapporto sul Turismo Italiano, evidenziano come il turismo ed i viaggi abbiano avuto un’incidenza sul Pil del 13,4% per l’anno 2013, rappresentando il comparto più rilevante dell’economia italiana. Il settore, non solo ha raddoppiato il valore aggiunto negli ultimi 20 anni, ma ha rilevato andamenti di crescita più alti degli altri comparti quando l’economia del Paese mostrava trend positivi, mentre scendeva meno quando il trend economico era negativo. Il Rapporto evidenzia anche il grande cambiamento del settore turistico dal punto di vista sociale: trent’anni fa si andava in vacanza per riposare dal lavoro, mentre oggi si lavora per andare in vacanza, grazie anche alle politiche low cost del trasporto aereo e al contributo di internet e social media.
Lo scopo che il convegno si prefigge è quello di fornire ad albergatori, B&b e strutture ricettive in genere, informazioni da trasferire ai turisti in modo che possano scoprire le nostre bellezze storiche e naturali.
Dopo i saluti delle Autorità, ai quali prenderanno parte il Sindaco di Atri Gabriele Astolfi, l’Assessore al Turismo del Comune di Atri Domenico Felicione, il Delegato regionale del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio, il Vicesindaco del Comune di Silvi Vito Partipilo ed il Sindaco del Comune di Pineto Robert Verrocchio, il convegno si dividerà in due sessioni: la prima sessione, moderata da Paolo Setta, riguarderà “Turismo ambientale, sport e tempo libero” e la seconda, moderata da Adriano De Ascentiis, sarà incentrata su “Turismo culturale, archeologico e speleologico”. Al termine delle due sessioni, l’Assessore regionale ai Parchi, Riserve e Montagne Donato Di Matteo interverrà per le conclusioni a chiusura di lavori e dibattito pubblico.
9.3.15
Cosa possiamo imparare da quello che è successo a Mutignano di Pineto?
L’esplosione del gasdotto Snam a Mutignano di Pineto (TE) ha evidenziato tutta la fragilità del sistema.
Ad oggi non vi sono ancora dati certi sulle cause di quanto è accaduto e come sempre si è già avviato il rimpallo delle responsabilità. Come WWF auspichiamo che la magistratura riesca a fare rapidamente il proprio compito, accerti eventuali colpe e non lasci tutto nella indeterminatezza come troppe volte è accaduto nel passato.
Alcune considerazioni però possono essere fatte subito:
1) la tanto decantata “assoluta sicurezza” di certi impianti non esiste! L’infrastrutturazione energetica di un territorio presenta problemi e rischi di cui si deve sempre tenere conto in fase di pianificazione;
2) nel momento in cui si ipotizzano interventi di questo tipo già in fase preliminare si deve esaminare con grande accuratezza il territorio nel quale si progetta di intervenire con le sue caratteristiche geomorfologiche e prendendo consapevolezza di quanto vi è già stato realizzato;
3) le scelte energetiche non possono essere sempre imposte dall’alto senza alcun rispetto per le volontà di chi abita certi territori. La pianificazione energetica deve essere condivisa fin dalla fase dell’individuazione dei bisogni energetici anche attraverso una maggiore responsabilizzazione dei cittadini.
Se è certamente velleitario pensare che da un giorno all’altro si possa fare a meno di determinate fonti energetiche, è però fondamentale mettere a punto dei piani che, nel tempo, ci portino gradualmente a superare la dipendenza dalle fonti fossili che attualmente ci caratterizza.
Ancora oggi la Strategia Energetica Nazionale ci spinge verso lo sfruttamento degli idrocarburi, liquidi e gassosi. È invece necessario invertire la rotta, partendo dal ripensare completamente le città, il riscaldamento degli edifici, la produzione industriale, il sistema dei trasporti, l’approvvigionamento e la distribuzione energetica. Cambiare i nostri stessi stili di vita, non per un ritorno al passato, ma per un reale sviluppo sostenibile.
Lo stop che la Regione Abruzzo sembra sia intenzionata a chiedere per le procedure autorizzative per il metanodotto “Rete Adriatica” e per la centrale di compressione di Sulmona è un passo importante, dettato soprattutto dalla situazione di reale pericolo che si determinerebbe visto che si interviene in aree ad elevato rischio sismico. Ma non può essere un passo isolato. Deve essere un elemento di una strategia molto più ampia e coerente, con obiettivi chiari a medio e a lungo termine: altrimenti è destinato ad essere semplicemente bypassato dal Governo centrale come è già accaduto in tante altre parti d’Italia.
Il WWF invita la Regione ad aprire un tavolo per la costruzione di un “progetto energetico” per l’Abruzzo che tenga conto delle reali esigenze, delle vocazioni e delle prospettive del territorio e ad aprire un confronto con il Governo centrale per una profonda revisione di una Strategia Energetica Nazionale che in nessun caso può essere imposta. Gli interessi “superiori” sono sempre e soltanto quelli dei cittadini.
Dante Caserta, Consigliere Nazionale WWF Italia
Luciano Di Tizio, Delegato Abruzzo WWF Italia
Fabrizia Arduini, Referente Energia WWF Abruzzo
A lezione di energia con la Regione Abruzzo ed il Centro di Educazione Ambientale “Monti della Laga”
Prendono il via oggi le attività per il concorso Energiochi della Regione Abruzzo, programmate dal Centro di Educazione Ambientale “Monti della Laga”, gestito dal WWF Teramo a Cortino (TE).
Sono venti le classi coinvolte dal CEA in un percorso di conoscenza ed esperienza sul risparmio energetico e sulle fonti di produzione energetica alternative.
Si tratta della decima edizione del concorso Energiochi, voluto dalla Regione Abruzzo in collaborazione con l’Ufficio Scolastico regionale per l’Abruzzo del Ministero dell’Istruzione, il Dipartimento di Scienze umane dell’Università dell’Aquila e l’ENEA. Un importante traguardo che, grazie all’interesse di docenti e dirigenti scolastici, dimostra che si è creata una formula vincente che ha coinvolto, negli anni passati, moltissime scuole della nostra regione. La finalità principale è far conoscere agli alunni di ogni ordine e grado degli Istituti scolastici il nuovo linguaggio dell’energia e contribuire alla diffusione di buone pratiche per un’educazione alla sostenibilità energetica.
L’adesione all’iniziativa, come nelle trascorse edizioni, è stata gratuita: per le scuole sarà possibile usufruire di docenze da parte di esperti in materia, effettuare visite didattiche presso impianti di produzione di energia alternativa presenti nella regione e svolgere laboratori didattici con i Centri di educazione ambientale di interesse regionale.
Gli operatori del CEA “Monti della Laga” realizzeranno con i ragazzi dei laboratori didattici sull’effetto serra e sui mutamenti climatici, nonché sulle fonti alternative (fotovoltaico, solare termico, eolico, biomasse) che saranno messe a confronto con l’energia derivante dalla combustione di fonti fossili. I laboratori, che si svolgeranno presso il Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” di Teramo, sempre gestito dal WWF Teramo, saranno improntati sull’esperienza e sulla partecipazione diretta di ragazzi ed insegnanti.
“Il nostro sforzo”, dichiara Pierluigi Ricci, responsabile dell’educazione ambientale per il CEA “Monti della Laga”, “è quello di far partecipare i ragazzi ed i loro insegnanti ad un percorso che faccia comprendere le problematiche legate al consumo di risorse naturali ed all’inquinamento derivante dalle fonti fossili e far vedere le alterative esistenti. Grande spazio daremo anche alle buone pratiche di risparmio energetico che ognuno di noi, in prima persona, può mettere in atto per rendere più sostenibile la nostra impronta ecologica”.
7.3.15
Tutelare il Mare Adriatico. Tutto!
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Una delle più recenti iniziative ambientaliste a tutela del Mare Adriatico |
I petrolieri stiano tranquilli: nel mare Adriatico avranno un identico trattamento nelle acque italiane e in quelle della Croazia. Non ci saranno norme restrittive da una parte e deregulation dall’altra, ma una identica attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e agli interessi economici eco-compatibili delle tante categorie che vogliono vivere il mare senza sottostare alla costante minaccia di potenziale inquinamento.
La novità, ufficiale, è che sulle 10 zone (1 in Alto Adriatico e 9 nel Medio e Basso Adriatico) individuate dal Governo croato per la ricerca e lo sfruttamento di idrocarburi offshore si farà una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) transfrontaliera italo-croata! Per il WWF, che ha avuto modo di visionare la lettera arrivata dal Ministero dell’Ambiente croato a quello italiano, è una vittoria.
“È stato compiuto – afferma il consigliere nazionale Dante Caserta - un passo importante per la tutela del Mare Adriatico, alla luce anche delle tante battaglie condotte a livello locale dal WWF Abruzzo. I confini e le competenze dei singoli Stati possono e devono essere superati positivamente quando si tratta della tutela degli ecosistemi marini e costieri”.
Un risultato a lungamente perseguito: nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 7 della Direttiva comunitaria sulla VAS transfrontaliera, il WWF aveva avanzato già dall’8 gennaio scorso e ribadito in una lettera del 3 febbraio la richiesta di attivazione da parte del Ministero dell’Ambiente, che ha risposto assumendo le conseguenti iniziative istituzionali.
“Come avevamo ribadito in tante occasioni – sottolinea il delegato regionale Luciano Di Tizio - il WWF ha pienamente rispettato il proprio ruolo di associazione mondiale, non limitandosi alla tutela dell’ambiente sotto casa, ma agendo a livello globale, in questo caso per la tutela dell’intero bacino dell’Adriatico che verrebbe sottoposto dalla presenza di ulteriori pozzi a un grave rischio inquinamento sia per le attività di routine che, a maggior ragione, in caso di incidente”.
Il WWF ha sollecitato il Ministro dell’Ambiente a compiere un passo formale pure nei confronti del Ministero dello Sviluppo Economico per fare chiarezza sulla piena e corretta applicazione della procedura VAS alla pianificazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi in Italia, chiudendo la strada a interpretazioni scorrette alla luce del decreto così detto Sblocca Italia. È stata ad esempio richiamata l’attenzione del Ministero dell’Ambiente sull’escamotage dei “progetti sperimentali di coltivazione” nell’Alto Adriatico, teso a superare il divieto alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione istituito nel 1991 a tutela di un’area ad alto rischio di subsidenza. Gli interessi economici non devono mai prevalere sull’esigenza di proteggere l’ambiente, tutelato rigorosamente anche dalla recente Direttiva 2013/30/E “Offshore” e dal Protocollo “Offhsore” della Convenzione di Barcellona.
“Non dimentichiamo – conclude Di Tizio - che l’art. 38 del decreto Sblocca Italia, grazie all’azione delle associazioni ambientaliste, è stato impugnato di fronte alla Corte Costituzionale da ben sette Regioni. Oltre all’Abruzzo lo hanno fatto Calabria, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto. Una rivolta generalizzata che dimostra come gli enti locali più vicini al territorio abbiano ben chiaro l’interesse a tutelare ambiente e qualità della vita dei cittadini piuttosto che gli interessi dei petrolieri”.
5.3.15
28 marzo torna l'Ora della Terra anche in Abruzzo
Sabato 28 marzo torna l’Ora della Terra, la più grande mobilitazione promossa dal WWF in tutto il mondo.
Nata in Australia nel 2007, l’Ora della Terra (Earth Hour) è diventata una manifestazione globale per chiedere di fermare i cambiamenti climatici che è arrivata a coinvolgere milioni di abitanti in oltre 7.000 città e 162 nazioni.
Le luci di monumenti, strade, piazze, edifici e locali si spegneranno per un’ora, dalle 20.30 alle 21.30, seguendo tutti i fusi orari: una vera e propria sfida attraverso cui ciascuno di noi è chiamato a promuovere un’azione capace di generare un vero e proprio cambiamento in vista di quello che succederà alla fine del 2015 a Parigi, quando si dovrà chiudere il negoziato dell’ONU con un accordo globale per combattere i cambiamenti climatici in atto.
“I dieci anni più caldi mai registrati, con l’eccezione del 1998, sono tutti nel periodo che va dal 2000 ad oggi” dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia. “Il 2014, secondo quanto hanno rilevato alcuni tra i più importanti centri di ricerca che registrano le temperature globali del Pianeta è stato l’anno più caldo sulla Terra a partire dal 1880, superando i precedenti record negati del 2005 e del 2010. Il cambiamento climatico è ormai una delle minacce più devastanti per gli ecosistemi e la biodiversità da cui dipendono il nostro benessere, il nostro sviluppo e la vita stessa sul Pianeta. Occorre che tutti, cittadini e Istituzioni, facciano qualcosa. L’Ora della Terra è un evento simbolico, ma proprio perché coinvolge tutto il mondo può servire a chiedere con forza ai Governi di trovare un accordo serio sul clima”.
Negli anni scorsi in Abruzzo sono state decine le Amministrazioni Comunali che hanno aderito all’Ora della Terra spegnando i monumenti più conosciuti della nostra regione. E tantissime sono state le iniziative di mobilitazione promosse da cittadini e organizzazioni. Il WWF chiede anche per il 28 marzo 2015 un impegno diffuso in tal senso.
“L’adesione all’Ora della Terra nella nostra regione assume un valore ancora più importante”, dichiara Luciano Di Tizio, Delegato Abruzzo del WWF Italia. “Le scelte che il Governo nazionale sta compiendo per trasformare il territorio e il mare abruzzesi in un sito di ricerca ed estrazione di gas e petrolio devono essere combattute a livello locale, ma anche attraverso politiche energetiche nuove che prevedano in uno scenario ragionevole un grande piano nazionale e regionale per il risparmio energetico e la messa in efficienza di industrie ed edifici, lo sviluppo del trasporto pubblico e di quello su rotaia, l’uscita dalle fonti energetiche fossili e un armonico sviluppo delle fonti rinnovabili. In questi giorni stiamo scrivendo a tutti i Comuni abruzzesi e chiediamo alle Istituzioni ed ai cittadini abruzzesi di aderire all’Ora della Terra ed essere così parte del cambiamento che vogliamo!”.
Valutazione ambientale transfrontaliera dei progetti offshore nel Mare Adriatico
Si farà la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) transfrontaliera italo-croata relativa alle dieci zone (1 in Alto Adriatico e 9 nel Medio e Basso Adriatico) per la ricerca e lo sfruttamento di idrocarburi offshore individuate dal Governo croato.
Per il WWF, che ha avuto modo di visionare la lettera arrivata dal Ministero dell’Ambiente croato al Ministero dell’Ambiente italiano, si tratta di un passo importante per la tutela del Mare Adriatico che dimostra come i confini e le competenze statali possono e devono essere superati positivamente quando si tratta della tutela degli ecosistemi marini e costieri.
Da tempo il WWF ha fatto pressioni sul Governo in tal senso e, nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 7 della Direttiva comunitaria sulla VAS transfrontaliera, ha chiesto l’8 gennaio scorso e ribadito in una lettera del 3 febbraio la richiesta di attivazione da parte del Ministero dell’Ambiente italiano che poi ha assunto effettivamente le positive iniziative istituzionali conseguenti.
Nella lettera della Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti dell’8 gennaio scorso si ricordava che “benché queste zone siano in acque territoriali croate, il rischio inquinamento dovuto alle attività di routine e, a maggior ragione, in caso di incidente possono mettere a grave rischio, data la sua conformazione, l'intero bacino dell'Adriatico, avendo più che probabili impatti significativi sul sistema marino e costiero italiano”.
A questo punto il WWF chiede chiarezza anche sul piano interno. Il Ministro dell’Ambiente deve compiere un passo formale anche nei confronti del Ministero dello Sviluppo Economico per fare chiarezza sulla piena e corretta applicazione della procedura VAS alla pianificazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi. Lo Sblocca Italia, infatti, stabilisce che il Ministero dello Sviluppo Economico, con proprio decreto, sentito il Ministero dell’Ambiente, “predispone un piano delle aree” senza però che sia specificato l’obbligo della VAS.
L’Associazione richiama anche l’attenzione del Ministero dell’Ambiente sull’escamotage dei “progetti sperimentali di coltivazione” nell’Alto Adriatico, contenuto nei commi 9 e 10 dell’articolo 38 del decreto Sbocca Italia, teso a superare il divieto - in vigore dal 1991 - alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi in Alto Adriatico (a rischio subsidenza). C'è il rischio reale che prevalgano gli interessi economici sull’esigenza di proteggere l’ambiente che invece viene tutelato rigorosamente anche dalla recente Direttiva 2013/30/E “Offshore” e dal Protocollo “Offshore” della Convenzione di Barcellona.
2.3.15
Potature o decapitazioni? Succede a Giulianova
Solo pochi giorni fa come WWF avevamo scritto a tutte le Amministrazioni Comunali della Provincia di Teramo evidenziando come spesso si interviene sulle alberature attraverso tagli indiscriminati che creano solo problemi alle piante.
Evidentemente le nostre Amministrazioni preferiscono non ascoltare i consigli, basati su evidenze scientifiche, e continuano a spendere soldi pubblici portando avanti, 365 giorni all’anno, lavori di potatura inutili se non addirittura dannosi.
Oggi è il caso del Comune di Giulianova che, proprio in questi giorni, mentre le piante si risvegliano dal riposo vegetativo, sta facendo potare le alberature stradali di viale dello Splendore.
Le foto allegate sono eloquenti: alberi che non avrebbero bisogno di essere potati vengono privati di tutti i rami, lasciando solo tre/quattro monconi che, presto, metteranno qualche rametto, ma non ripristineranno mai la chioma originaria indispensabile per il corretto processo di fotosintesi clorofilliana che è il ciclo vitale della pianta.
Ciò che più meraviglia di questo intervento dell’Amministrazione Comunale di Giulianova è che la stessa ha approvato un Regolamento del verde urbano che all’art. 1.3.1, specifica: “Un albero correttamente piantato e coltivato, in assenza di patologie specifiche, non necessita di potature. La potatura, quindi, è un intervento che riveste un carattere di straordinarietà: in particolare le potature andranno effettuate esclusivamente per eliminare rami secchi, lesionati o ammalati, per motivi di difesa fitosanitaria, per problemi di pubblica incolumità, per rimuovere elementi di ostacolo alla circolazione stradale e nei casi di interferenza con elettrodotti od altre reti tecnologiche preesistenti”.
Lo stesso Regolamento specifica poi che: “1.3.2 - Gli interventi di capitozzatura, cioè i tagli che interrompono la crescita apicale del fusto e quelli praticati su branche aventi diametro superiore a cm.10, sono vietati. Previa richiesta di autorizzazione, potranno essere consentiti per casi di pubblica incolumità, su tutori vivi delle piantate, su gelsi, su salici da capitozza e per arte topiaria. 1.3.3 - Le potature devono essere effettuate sull’albero rispettando per quanto possibile la sua ramificazione naturale, interessando branche e rami di diametro inferiore a cm.10. I tagli dovranno essere netti e rispettare il collare sulla parte residua, senza lasciare monconi. 1.3.4 - Ogni intervento di capitozzatura o di potatura non eseguito a regola d’arte si configura a tutti gli effetti come abbattimento e come tale disciplinato”.
Cosa si può aggiungere? È evidente che il Comune sa bene cosa si dovrebbe fare, ma effettua interventi che esso stesso vieta. Così facendo spende inutilmente soldi ed impegna forze che potrebbero essere impiegate altrove, oltre, ovviamente, a danneggiare il patrimonio arboreo e le sue componenti ambientali, depurative, paesaggistiche.
Il WWF rivolge un appello all’Amministrazione Comunale di Giulianova affinché riveda tale scelta e blocchi lo scempio, rispettando le norme che essa stessa si è data.
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