21.3.14

Attacco ai Parchi

La Commissione Ambiente del Senato ha completato la discussione sulle proposte di Legge per la modifica della normativa quadro sulle aree naturali protette, la Legge 394 del 1991, definendo il testo unico che andrà all’approvazione definitiva. Le maggiori Associazioni ambientaliste, CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e WWF Italia lanciano l’allarme per un autentico ed inaccettabile attacco alla natura. La proposta di legge prevede l’introduzione del silenzio assenso per il nulla osta rilasciato dagli Enti Parco, la caccia nei parchi mascherata da controllo faunistico per tutte le specie, royalty per le opere ad elevato impatto ambientale, aumento del potere dei Comuni nella gestione dei parchi e nuove categorie di parchi per soddisfare solo gli interessi di alcuni territori.
Le 8 maggiori Associazioni ambientaliste si appellano ai Senatori chiedendo di fermare questo colpo di mano che rischia di trasformare la Legge quadro sulle aree naturali protette in uno strumento per sferrare un attacco mortale al patrimonio naturale del nostro Paese. Questa proposta di riforma della Commissione Ambiente del Senato non è solo inopportuna ma è pericolosa per le sorti della natura italiana.
Le Associazioni ambientaliste chiedono per questo l’eliminazione dal testo unificato che sarà portato in aula per l’approvazione definitiva delle modifiche ritenute lesive dei principi e finalità della Legge quadro approvata nel 1991 e rivolgono un appello ai Senatori della tredicesima Commissione affinché sia fermata questa sciagurata riforma.
Le Associazioni ambientaliste, CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e WWF Italia chiedono al Parlamento di favorire le condizioni per un ampio confronto con tutte le parti interessate sul rilancio del ruolo dei parchi e delle riserve naturali per garantire una efficace conservazione del patrimonio naturale del Paese e si adopereranno nei prossimi giorni per far meglio comprendere al Senato la necessità di fermare questa riforma.

COSA PREVEDE LA RIFORMA DELLA LEGGE 394/1991 PROPOSTA DALLA COMMISSIONE AMBIENTE DEL SENATO:
Ecco le principali proposte di modifica della Legge quadro sulle aree naturali protette che preparano il nuovo attacco alla Natura d’Italia:

CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA NELLE AREE NATURALI PROTETTE: Le Associazioni evidenziano i rischi di pericolosi effetti collaterali delle modifiche proposte alla Legge quadro sui parchi sulla normativa nazionale sulla caccia (la Legge n.157/92), che porterebbero sicuramente all’avvio di una nuova procedura d’infrazione dal parte dell’Unione Europea. Con artifizi giuridici si vuole legittimare l’ingresso dei cacciatori nei parchi per la gestione della fauna selvatica, confermando pratiche che si sono già diffuse in molti parchi senza una soluzione concreta dei problemi dovuti al sovrannumero di alcune specie, come il cinghiale.

GESTIONE DEI PARCHI IN MANO AI COMUNI: La proposta di riforma del Senato prevede nella procedura di approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di gestione dell’area naturale protetta, l’obbligo dell’intesa con i Comuni. Il Piano del Parco viene oggi adottato dal Consiglio Direttivo dell’Ente costituito al 50% dai Comuni, dopo consultazione della Comunità del Parco costituita dai Comuni e da altri Enti Locali. La proposta del Senato introdurrebbe anche l’obbligo dell’intesa con i Comuni da parte della Regione che approva definitivamente il Piano. Si consegna definitivamente in questo modo la gestione dei Parchi nelle mani dei Comuni.

FINANZIAMENTO DEI PARCHI ATTRAVERSO ROYALTY: Contestato dalle Associazioni ambientaliste il meccanismo di pagamento di royalty agli Enti Parco da parte di titolari di attività economiche ad elevato impatto ambientale operanti o possibili all’interno delle aree naturali protette e nelle aree contigue. Il rischio di gravi condizionamenti dell’operato degli Enti Parco è senza dubbio elevato se dovesse essere confermato l’approccio previsto dalla proposta del Senato. Serve piuttosto un necessario approfondimento per introdurre nel nostro ordinamento il tema del pagamento dei servizi ecosistemici per assicurare comunque la prevalenza della tutela della natura su altri particolari interessi economici e, al tempo stesso, il rafforzamento dei divieti nella legge, in modo da porre il Parco più al riparo dalle possibili, e anzi probabili, pressioni finalizzate all’ingresso di nuove attività il più delle volte non compatibili con la specifica qualità ambientale dei Parchi italiani.

COMPOSIZIONE DEI CONSIGLI DIRETTIVI: Dopo l’approvazione del DPR n.78 del 2013 che ha rivisto la composizione dei Consigli direttivi dei Parchi nazionali, portando da 12 a 8 i componenti e modificando i soggetti coinvolti, si ritiene inopportuno intervenire di nuovo con l’inserimento di un rappresentante delle Associazioni di categoria degli agricoltori, senza rivedere la composizione ed il ruolo della Comunità del Parco. Nell’organo di governo dei parchi nazionali devono sempre prevalere gli interessi pubblici generali rispetto a pur legittimi interessi particolari e di settore. In una eventuale revisione della composizione dei Consigli direttivi dovrebbe essere valutato anche  l’inserimento di un esperto in temi di tutela paesaggistica  e beni culturali. Su questo tema tra l’altro è già intervenuto il Governo con un articolo presente nel collegato ambientale alla Legge di Stabilità.

NASCONO I PARCHI GEOLOGICI SOLO A VANTAGGIO DI ALCUNI TERRITORI: Viene introdotta nella Legge quadro la categoria dei Parchi geologici nazionali, categoria non prevista dalla classificazione internazionale dell’IUCN, per finanziare la fallimentare esperienza dei parchi geominerari. Il condivisibile obiettivo del recupero delle miniere e cave abbandonate non può essere spacciato per conservazione della natura favorendo la nascita di Parchi nazionali speciali con una ridotta tutela del patrimonio naturale (nei parchi geologici sarebbe ad esempio consentita la caccia). La Legge 394 del 1991 già consente oggi la nascita di Parchi nazionali per tutelare emergenze geologiche e geomorfologiche, come già avvenuto nel caso del Parco Nazionale del Vesuvio.

IL RUOLO DELLA FEDERPARCHI: La proposte di Legge dei Senatori attribuirebbero a Federparchi il ruolo esclusivo di rappresentanza degli Enti gestori delle aree naturali protette, sebbene Federparchi sia un’Associazione di categoria che non riunisce tutti i soggetti che hanno oggi la responsabilità della gestione delle aree naturali protette. Si costituirebbe per legge una sorta di monopolio della rappresentanza degli Enti gestori dei Parchi e Riserve naturali del nostro Paese che davvero non pare giustificato e corretto.

La richiesta delle 8 maggiori Associazioni ambientaliste è di stralciare questi punti dal testo che il Senato dovrà approvare nelle prossime settimane, favorendo un percorso diverso e mirato al rilancio delle aree protette e della loro missione.

19.3.14

Cosa non si farebbe per quattro voti...

Continua la sistematica aggressione alle aree naturali protette ed all'ambiente da parte della Regione Abruzzo.
Questa volta il bersaglio è l'Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, colpevole, agli occhi del governo abruzzese, di tutelare un piccolo tratto di mare da una eccessiva pressione della pesca che altrove sta pesantemente danneggiando quella che, ai fini alieutici, viene detta la “produttività” del mare. Una tutela, peraltro, che va a favore degli stessi pescatori, concedendo alla fauna marina una piccola area nella quale riprodursi e crescere al riparo delle reti e delle turbosoffianti, con benefici generalizzati per tutti.
Per quella che nei depliant turistici continua ad autoincensarsi come Regione Verde d'Europa o Regione dei Parchi, invece, l'Area Marina Protetta Torre del Cerrano, istituita nel 2009 dal Ministero dell'Ambiente, rappresenta evidentemente soltanto un fastidio.
L'ultima “trovata” della Giunta Chiodi è la deliberazione 148/c del 10 marzo scorso con la quale il Governo regionale smentisce se stesso ed annulla la delibera 1035 del 25 settembre 2006 che contiene il parere favorevole della Regione al “Regolamento recante la disciplina delle attività consentite nelle diverse zone dell'area marina protetta”.
La formale giustificazione per questo inconcepibile passo indietro viene offerta considerando il parere su un regolamento come se fosse inerente agli indirizzi generali e di settore della programmazione nazionale, questi ultimi di competenza del Consiglio e non della Giunta. Una interpretazione che poco convince e comunque se anche fosse vera, sarebbe ben preoccupante: in pratica la Regione si accorge di un suo presunto errore dopo 8 anni!
“L’obiettivo palese, del resto esplicitamente dichiarato nel testo, è quello di cedere alla richieste di quei pescatori che vedono nell'Area Marina protetta un ostacolo e non una opportunità. È significativo – sottolinea il Presidente del WWF Italia, Dante Caserta – che alla riunione di Giunta, che ha preso questa sconsiderata decisione, non abbia partecipato l'Assessore regionale all'ambiente Giuliante”.
“L'attuale maggioranza regionale – conclude il Presidente del WWF Abruzzo, Luciano Di Tizio – in questi ultimi mesi di legislatura sta assurdamente prendendo di mira l'ambiente, prima con l'ennesimo tentativo di ridimensionare il Parco regionale Sirente Velino, ora con un attacco senza precedenti a un'area protetta nazionale. Sinceramente mi aspetterei ben altro atteggiamento, soprattutto alla vigilia del voto: probabilmente gli attuali assessori non si sono accorti che la stragrande maggioranza degli abruzzesi vorrebbe per sé e per la regione un futuro diverso e più verde”.

L'Ora della Terra a Teramo

 
Sabato 29 marzo torna l'Ora della Terra.
In tutto il mondo, per un'ora, si spegneranno le luci di monumenti, città, case ed uffici per chiedere una politica energetica sostenibile.
A Teramo il WWF e "Teramo Cammina" organizzano una passeggiata per la città.
Appuntamento alle ore 20:30 in piazza Martiri della Libertà.

17.3.14

Pulizie di primavera!

 
Il WWF aderisce e promuove la giornata di pulizia della spiaggia dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, lanciata in occasione della Ocean Initiatives 2014, giornata di volontariato internazionale organizzata contemporaneamente in tutto il mondo, ed in coincidenza con la ricorrenza del World Water Day. Tutti gli amanti del mare, bambini e adulti, sono invitati a partecipare per raccogliere i rifiuti (plastica, vetro, lattine, ecc.) sparsi lungo la costa e gli ambienti di duna, in seguito alle ultime mareggiate. L’apporto del volontariato è essenziale ad evitare l’intervento di mezzi meccanizzati lungo i delicati ecosistemi del parco marino.
L’appuntamento è alle ore 10.00 per la consegna di guanti e sacchi di plastica per la raccolta scegliendo per la partenza uno dei due punti d’incontro:
Pineto:  Lido Marco’s beach presso via Cellini             
Silvi Marina:  Lido ex-Moby Dick (ora Twenty beach) su via Taranto
Da lì si procederà a piedi operando la pulizia lungo la spiaggia e muovendosi in direzione di Torre Cerrano. Prima di iniziare, le Guide del Cerrano che guideranno i due gruppi forniranno indicazioni sulle modalità di raccolta e sui processi di differenziazione dei rifiuti.
Tutti i volontari si ritroveranno a Torre Cerrano alle 13.30 per un rinfresco a base di prodotti tipici offerto dall’Area Marina Protetta.
A seguire si svolgerà una attività didattica e le Guide del Cerrano illustreranno ai partecipanti le peculiarità degli habitat di duna costiera e le abitudini dell’uccello Fratino (Charadrius alexandrinus).


Il giorno prima, sabato 22 marzo, si svolgerà un'altra iniziativa all'interno dell'Oasi WWF dei Calanchi di Atri che ha lanciato l'iniziativa "Piomba Pulito", riservata ai soli soci attivisti, data la difficoltà dei luoghi in cui si dovrà operare.
L'inquinamento del mare è causato anche dai fiumi dove finiscono bottiglie, cartacce e rifiuti che tanti buttano per strada e nei fossi: la pulizia del mare inizia dalla pulizia dei fiumi!

16.3.14

Pop Economix Live Show


Martedì 18 marzo alle ore 19 all’Auditorium Le Crocelle di via dei Crociferi a Chieti, Banca Etica presenta, in collaborazione con WWF, ARCI, CSI e Centro interculturale Chieti, lo spettacolo teatrale “Pop Economix Live Show” di Alberto Pagliarino, Nadia Lambiase e Paolo Piacenza.
Lo spettacolo racconta la crisi globale che ci ha investito e lo fa in modo semplice e puntuale, con sguardo leggero e ironico, contribuendo a spiegare i complessi meccanismi della crisi economica e pure (anzi soprattutto) gli effetti su ciascuno di noi.

5.3.14

L'Ora della Terra ad Atri


Sabato 29 marzo torna Earth Hour, l'Ora della Terra, la grande mobilitazione globale del WWF che, partendo dal gesto simbolico di spegnere le luci per un’ora, coinvolge cittadini, istituzioni e imprese in azioni concrete per dare al mondo un futuro sostenibile e vincere la sfida del cambiamento climatico.
L'Oasi WWF dei Calanchi di Atri ha organizzato una bella cena a lume di candela. 

Chiodi spara a Bambi?

Siamo alle solite: la Regione Abruzzo nella gestione ambientale predica bene e razzola male.
Gli slogan “verdi” ampiamente utilizzati per la promozione turistica vengono clamorosamente disattesi dai ripetuti tentativi di provocare danni irreparabili e da una assoluta e conclamata indifferenza alle sorti dell'orso marsicano, animale simbolo d'Abruzzo e specie prioritaria a livello comunitario.
Pochi giorni fa a Roma ISPRA e Ministero dell'Ambiente hanno presentato i risultati del 3° Rapporto Direttiva Habitat. La situazione del nostro orso è drammatica: la popolazione marsicana è in un cattivo stato di conservazione e “molto al di sotto di una soglia che assicuri possibilità di persistenza nel medio lungo periodo”.
Servirebbero provvedimenti eccezionali, a cominciare da una drastica riduzione della pressione venatoria in territori frequentati anche solo marginalmente dall'orso. La Regione invece che fa? Rispolvera alla chetichella un provvedimento già ritirato nell’ottobre 2012: nel dicembre scorso con una delibera di Giunta ha approvato un regolamento che sostanzialmente apre la caccia al cervo e al capriolo.
Si tratta di due specie che sono tornate in Abruzzo, dopo che la caccia le aveva completamente distrutte, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, grazie ad un’intelligente operazione di reintroduzione in parchi e riserve naturali. Da allora le due specie si sono gradualmente diffuse anche all’esterno delle aree protette, ma ancora oggi vi sono ampie zone, potenzialmente adatte, in cui, soprattutto il cervo, è molto raro o assente.
La LIPU e il WWF ritengono assurdo pensare di aprire la caccia a queste due specie, visto che è ancora in pieno svolgimento il processo di ricolonizzazione di vaste aree, e comunque senza studi adeguati sulla loro presenza in Abruzzo. In ogni caso ogni progetto di questo genere va respinto di fronte alla necessità prioritaria di tutela dell'orso bruno marsicano.
La massima concentrazione di cervi si trova infatti nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo. Aprire la caccia al cervo e al capriolo in questa zona, di estrema importanza per l’orso, significa aggiungere un ulteriore grave fattore di disturbo ai già molti presenti nella zona, a cominciare dalla caccia al cinghiale, e anche di minaccia di uccisione fortuita, tanto più che il periodo della caccia al cervo verrebbe in gran parte a sovrapporsi con quello cosiddetto della “iperfagia”, quello cioè in cui gli orsi devono nutrirsi abbondantemente per prepararsi ai mesi invernali. Invece di cercare di adottare misure per assicurare la massima protezione all’habitat dell’orso marsicano tutelandone gli ambienti dentro e fuori dai Parchi, come raccomandato dai tecnici e dagli studiosi che da anni seguono la specie, e in particolare dal PATOM, dal piano cioè per la tutela dell’orso marsicano, ufficialmente adottato dalla Giunta regionale, la Regione Abruzzo, continua a coprirsi gli occhi. I cittadini che amano la natura sapranno valutare...

 

25.2.14

Il Moscardino nell'Oasi

Per un pelo, è proprio il caso di dirlo, e grazie a tanta crema di nocciole l'Oasi WWF della Riserva dei Calanchi di Atri ha documentato la presenza nell'area protetta di una specie, il Moscardino (Muscardinus Avellanarius), un piccolo mammifero della famiglia dei ghiri tutelato a livello comunitario.
La sua presenza è stata accertata nell'ambito di una ricerca condotta nella Riserva dalla faunista Alessia Ferretti, che si è avvalsa di un particolare metodo d’indagine indiretta, non invasiva per gli animali. 37 trappole, denominate hair-tubes, sono state collocate in vari punti all'interno dell'area protetta. Esse consistono in tubi di plastica di 20 cm di lunghezza e 4 di diametro al cui interno sono state applicate strisce di biadesivo, volte a catturare il pelo al passaggio dell’animale, attirato dal suo cibo preferito: la crema di nocciole (senza zucchero)! Il pelo è stato successivamente analizzato nella sua struttura cellulare al microscopio ed ha permesso di rilevare l’effettiva presenza del mammifero in Oasi.
Il moscardino è uno tra i più piccoli mammiferi presenti in Italia e il più piccolo appartenente alla famiglia dei Gliridi, inserito tra le specie tutelate dalla Direttiva Habitat (92/43/CE). Esso è un roditore che vive quasi esclusivamente in zone boschive, dove sfrutta le lunghe dita prensili per spostarsi ed arrampicarsi tra i rami degli alberi e degli arbusti, evitando così, il contatto con il suolo. Le sue dimensioni sono assai ridotte (circa 10 cm), la sua pelliccia è color arancione e ha una folta coda e grandi occhi neri che lo rendono oltre che inconfondibile, anche simpatico e tenero. Nella notte si muove alla ricerca di cibo per poi tornare al nido prima dell'alba e dormire di giorno.
Durante i mesi primaverili ed estivi, maschio e femmina restano insieme solo per la fase di accoppiamento, separandosi dopo qualche giorno. La gestazione dura tre settimane circa e si conclude con la nascita di 4-5 piccoli, nudi e ciechi.
Le abitudini alimentari del moscardino sono molto particolari, infatti, la sua dieta è costituita in larga misura da frutti (principalmente noci, semi e bacche), fiori (ricchi di nettare e polline) e, solo in mancanza di questi, anche da insetti.
La tutela della fauna è fondamentale per l’Unione europea, a tal punto da meritare una direttiva specifica, la cosiddetta Direttiva Habitat, che elenca tutte le specie in declino che necessitano di protezione. L’individuazione e la tutela delle specie presenti in Direttiva sarà necessaria nel momento in cui le Riserve Naturali presenti all’interno dei Siti di Interesse Comunitario (SIC) passeranno dall’attuale gestione regionale o statale dei fondi, ad una gestione direttamente europea. L’Europa, infatti, chiederà un quadro delle specie protette nelle riserve naturali e premierà quelle che non solo riusciranno a tutelarle, ma anche a incrementarne le popolazioni.
Il moscardino è in forte regresso in diverse regioni per via della scomparsa delle zone boschive e della pressione antropica, mentre, per la nostra Riserva, esso costituisce sia un elemento faunistico di pregio sia un indicatore di un buon grado di biodiversità vegetale, seppur con un limitato numero di estensioni boschive.
La ricerca scientifica per la nostra Oasi si rivela fondamentale ogni qualvolta apporti nuove conoscenze che contribuiscono sia ad accrescere la significatività della presenza di un’area protetta che a portare nuove conoscenze ai progetti di educazione ambientale svolti annualmente dall'Oasi nelle scuole.
Per maggiori informazioni consultare il seguente link http://riservacalanchidiatri.it/documenti/337_relazione%20moscardino.pdf.

22.2.14

Master GESLOPAN


Il sistema delle Aree Naturali Protette copre in Italia oltre il 10% del territorio e supera di molto tale percentuale se si comprendono anche la rete Natura 2000, che si estende attraverso i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS) sul 20% del territorio nazionale, e le Aree Marine Protette (circa 30.000 Km 2 di superficie). Le Aree Naturali Protette rappresentano importanti luoghi di sperimentazione di una convivenza armonica tra uomo e ambiente nelle quali è possibile incrementare sia la qualità dell'ambiente che la propria qualità di vita prendendo parte alla costruzione di un equilibrio ottimale tra attività antropiche ed ecosistemi naturali in un'ottica di green economy e di sostenibilità.
Con l'edizione 2013/2014, il Master ha accumulato dieci anni continuativi di esperienza formativa: il Master, organizzato dalle Facoltà di Medicina Veterinaria, di Agraria e di Scienze Politiche, rappresenta il frutto della condivisione di idee e progetti tra il mondo della ricerca, le amministrazioni regionali e locali e gli Enti gestori delle Aree Naturali Protette.

A chi si rivolge
Il master si rivolge a chi - nelle Aree Naturali Protette - vuole concretizzare in termini lavorativi le proprie affinità verso la wilderness e attivare percorsi di sviluppo sostenibile creando imprese verdi, intraprendendo nell'ambito delle produzioni locali di qualità, dei servizi e del non-profit ed a chi, operando già negli Enti parco o negli Enti locali, vuole incrementare le proprie competenze gestionali. Al Master possono accedere i laureati con laurea triennale o titolo superiore; saranno anche ammessi candidati che conseguiranno il titolo entro la sessione straordinaria dell'Anno Accademico 2011/2012 che potranno, eventualmente, riempire lo spazio formativo presente fino all'autunno 2013.

Perché iscriversi
Il Master offre una formazione interdisciplinare di alta qualità indispensabile per partecipare alla gestione, conservazione e sviluppo economico delle Aree Naturali Protette. Ciò richiede nuove professionalità proiettate verso il futuro e capaci di produrre sviluppo qualificando con un approccio scientifico e tecnologico quelle ricchezze rappresentate dalle risorse naturali, culturali e dalle produzioni agro-alimentari locali utilizzando, tra l'altro, tecniche di marketing e di comunicazione innovative (marketing 2.0). Le competenze naturalistiche, zoo-agro-alimentari, sociologiche ed economico-giuridiche acquisite durante il percorso formativo, così come l'apprendimento degli strumenti necessari a concretizzare la propria progettualità (progettazione europea, fundraising, business planning), consentono di operare in maniera innovativa nelle aree protette e, più in generale, nei sistemi di gestione dello sviluppo locale.
Gli sbocchi occupazionali possono riguardare le attività imprenditoriali nei numerosi settori che hanno un punto di forza negli ambienti naturali di qualità, le attività libero-professionali come consulenti, animatori e progettisti dello sviluppo locale o l'impiego negli Enti gestori delle Aree Naturali Protette, negli Enti locali e nelle Agenzie di sviluppo territoriale. Agli allievi che completano con successo il percorso formativo sarà rilasciato il titolo di Diploma di Master universitario di I livello in "Gestione dello Sviluppo Locale nei Parchi e nelle Aree Naturali" al quale consegue il riconoscimento di 60 Crediti Formativi Universitari.

Competenze fornite dal Master
Gestione e valorizzazione delle risorse naturali
Creazione di impresa nelle aree protette
Prodotti e servizi green
Marketing territoriale e ambientale
Biologia della conservazione
Sostenibilità delle produzioni agricole, zootecniche e forestali
Valorizzazione delle risorse agro-alimentari nelle aree protette
Sostenibilità della fruizione turistica
Gestione delle Aree Marine Protette
Promozione dello sviluppo locale
Progettazione e fundraising
Governo e pianificazione delle aree protette


SCADENZA ISCRIZIONI 14 MARZO 2014

15.2.14

Autodromo di Montorio al Vomano, in arrivo una colata di asfalto e cemento?

Domani, domenica 16 febbraio, il Consiglio Comunale di Montorio al Vomano sarà chiamato a pronunciarsi su una proposta di variante al Piano Regolatore Generale finalizzata a consentire la costruzione di un autodromo in località San Mauro.
Per realizzare questo intervento, infatti, è necessario modificare lo strumento urbanistico comunale che non prevede in quell’area la possibilità di costruire.
L’area interessata sarà infatti completamente stravolta e saranno necessari enormi lavori il cui costo si dovrebbe aggirare sui 30 milioni di euro di cui ad oggi ne sono stati messi a disposizione solo una minima parte.
L’opera comporterebbe lo stravolgimento di un’intera area collinare che dovrebbe essere sbancata e livellata per fare posto ad una pista lunga circa 4 km e larga 10 metri: una colata di cemento ed asfalto che andrebbe ad occupare un’area agricola, contribuendo ulteriormente alla cementificazione del nostro territorio.
Senza considerare poi che nelle vicinanze dell’area sorge una piccola frazione i cui abitanti hanno manifestato in maniera netta la propria contrarietà all’opera, preoccupati per l’impatto che la stessa avrà sulla loro vita e sulle loro attività.
“L’idea stessa di realizzare un autodromo nel mezzo di un’area agricola è sbagliata”, dichiara Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo. “Opere di questo tipo, se devono essere realizzate, andrebbero localizzate in aree già utilizzate in passato ed ora abbandonate: possibile che non si sia potuto individuare una delle tantissime aree dismesse dove realizzare una pista automobilistica? Perché, nonostante i problemi legati alla sbagliata gestione del territorio a cui abbiamo assistito in questi anni, si insiste sulla cementificazione delle aree verdi? E come si fa a definire “ambientalmente compatibile” la trasformazione di un’area collinare agricola in una distesa di asfalto? Anzi, è veramente paradossale che il nome di un simbolo della natura come il Gran Sasso, sia utilizzato per un autodromo!”.
Il WWF auspica che il Consiglio Comunale di Montorio al Vomano voglia mantenere le previsioni urbanistiche che esso stesso si è dato attraverso il Piano Regolatore Generale, confermando la non edificabilità dell’area scelta per la realizzazione dell’autodromo.