16.12.13

Lo dico al Tg


Giovedì 19 dicembre, alle ore 17, presso la Sala San Carlo del Museo Archeologico di Teramo in via Delfico, sarà presentato il libro “Lo dico al Tg” di Umberto Braccili, nato dalla trasmissione che ormai va avanti da sei anni sulla TgR della Rai Abruzzo, e che ha raccolto i disagi del vivere di oggi in Abruzzo. Nel libro anche molti casi di aggressione al territorio e all’ambiente della nostra regione.
l libro si pone anche un interrogativo. Se un viadotto è stato prima costruito e poi fatto brillare perché hanno sbagliato qualcosa, chi ha pagato? Il lavoro dimostra che per il 99% dei casi nessuno ha pagato. Lo sperpero di ieri... le tasse aumentate di oggi. Il disagio, la povertà, la mala burocrazia dei semplici cittadini sono gli errori di ieri e le tasse di oggi!
Umberto Braccili in “Lo dico al Tg” ha raccolto le segnalazioni, gli sfoghi dei cittadini, fatte attraverso i messaggi lasciati a una segreteria telefonica, una e-mail o con una lettera su carta scritta con la vecchia e ormai pensionata “Olivetti 22”. 
È un libro di denuncia, attraverso un “racconto” per dar voce alla gente comune, che altrimenti non l'avrebbe!
150 storie, tra le tante trattate dal 2007 a oggi in TV, tutte attuali... Ogni capitolo è composto da una segnalazione, dal servizio che ne è seguito e da un aggiornamento al 2013.
Per il libro, essendo nato dal lavoro quotidiano nella rubrica ancora in onda alle 7.30 e alle 14 di ogni martedì sul TgR Abruzzo, l’Autore non prenderà nessun compenso: le spettanze totali dell’autore e una parte del ricavo dell’editore, Ricerche&Redazioni di Teramo, andranno a sostegno delle attività di varie associazioni di volontariato.

23.11.13

Lavorare con la natura

Venerdì 29 novembre all'Oasi WWF del Lago di Penne, convegno nazionale "Lavorare con la Natura: dalla teoria alle buone pratiche".


SOS fauna: il WWF in soccorso!


Una delle attività che il WWF Teramo porta avanti da anni è il recupero della piccola fauna in difficoltà.
Questi ultimi mesi, dalla primavera ad oggi, sono stati caratterizzati da moltissimi interventi da parte dei volontari WWF per aiutare gli animali in difficoltà. Sono molti i cittadini, infatti, che segnalano al WWF animali selvatici feriti che necessitano di cure.
Come sempre i primi casi critici si sono registrati in primavera con l'arrivo dei migratori in città, che stanchi dal lungo ed impegnativo viaggio, hanno avuto anche la sfortuna di incorrere in qualche incidente. L’attività è poi proseguita con il salvataggio di due faine che si erano rifugiate in pieno centro cittadino, probabilmente stremate dalle basse temperature primaverili. Con l'avanzare della stagione estiva le richieste di aiuto si sono succedute con la media di una o due al giorno. Ora il problema è il freddo intenso che viene annunciato e le nevicate invernali che rendono difficile procurarsi il cibo.
Con la collaborazione anche dei volontari dell’Oipa, il WWF è intervenuto in tutta la provincia. È stato anche organizzato, insieme all’Università degli Studi di Teramo, un ciclo di lezioni per gli studenti della Facoltà di Veterinaria sulla fauna selvatica in città.


“Tutte le persone che ci hanno interpellato hanno dimostrato una grande sensibilità e piena disponibilità a collaborare con noi per salvare gli animali in difficoltà”, dichiara Donatella Policreti del direttivo del WWF Teramo. “Tra le specie su cui ci siamo attivati e che abbiamo rimesso in libertà, ricordiamo l’occhiocotto, il verzellino, il rondone, il balestruccio, il merlo, la tortora, la gallinella d'acqua, la faina, il gabbiano ed il pipistrello. Dobbiamo ringraziare tanti amici veterinari che, come sempre, hanno prestato la loro opera gratuitamente: senza di loro i risultati non sarebbero stati così incoraggianti. La Provincia di Teramo, purtroppo, a differenza di quella di Pescara, non possiede alcun centro recupero. E le situazioni nelle quali ci troviamo ad operare talvolta sono così complicate che diventa impossibile raggiungere il presidio di Pescara. Comunque cerchiamo sempre la collaborazione degli organi competenti, ad iniziare dal Corpo Forestale dello Stato”.
Un’altra attività portata avanti dal WWF è stata quella di fornire assistenza ed informazioni a coloro che intendono proteggere i siti di nidificazione urbana delle specie migratorie. In special modo per quegli edifici interessati da lavori di ristrutturazione.


“I nidi sono tutelati da leggi internazionali e nazionali”, prosegue Donatella Policreti, “e riteniamo che tutte le Amministrazioni comunali dovrebbero dotarsi di ordinanze che, in presenza di nidi, autorizzino eventuali ristrutturazioni negli edifici fuori dal periodo di svezzamento. Sono molte le città che hanno adottato provvedimenti del genere, da Firenze a Roma, da Modena a Città Di Castello, da Verona a Casalecchio di Reno”.
“Siamo soddisfatti ed orgogliosi della fiducia che tanti cittadini ripongono in noi” conclude Donatella Policreti. “Il nostro unico rammarico è non essere riusciti, con i nostri appelli, a salvare la vita al citello teramano. Avevamo avuto pareri di specialisti che indicavano nella cattura e nel trasferimento l'unico rimedio corretto per metterlo in sicurezza, purtroppo si è preferito agire diversamente”.

16.11.13

Tutta discesa

 
Giovedì 28 novembre il WWF Teramo incontra Marina Girardi, autrice del libro "Tutta discesa. Una cavalcata appenninica su due ruote".
"Tutta discesa" è il diario a fumetti di un viaggio in bicicletta dai colli bolognesi fino al cuore dell'Abruzzo attraverso l'Appennino centrale.
Il viatico della bicicletta rende possibile l'incontro con un'Italia che scorre silenziosa fuori dal corso principale mentre lo sguardo disegnato rivela l'eredità delle storie nascoste tra i suoi fondali montuosi.
L'incontro si terrà alle ore 17 presso la sala convegni dell'Associazione Teramo Nostra in via Fedele Romani n. 1 a Teramo.
La mattina Marina Girardi incontrerà i ragazzi del Liceo Artistico di Teramo.

16.10.13

In pochi minuti sparisce un pino secolare

 
Questa mattina Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo, ha presentato un esposto al Sindaco del Comune ed al Comando dei Vigili Urbani di Teramo in merito al taglio di un pino secolare sul ciglio della strada in via IV novembre nei pressi di un cantiere dove un’impresa edile sta conducendo dei lavori. Come segnalato da numerosi cittadini, la pianta risulta essere stata tagliata nella giornata di lunedì. Nei mesi scorsi, a seguito di una segnalazione, il WWF aveva fatto visionare la pianta da propri attivisti che non avevano verificato segni di malattia o deterioramento.
Nell’esposto presentato il WWF chiede al Sindaco chi ha autorizzato l’abbattimento della pianta e chi vi ha provveduto. E inoltre quale relazione tecnica sia stata predisposta a giustificazione dell’abbattimento.
“Purtroppo dobbiamo constatare che tali atti si ripetono molto spesso sul nostro territorio” dichiara Claudio Calisti, Presiedente del WWF Teramo. “Il tutto a discapito della tutela del patrimonio arboreo, in contrasto anche con quanto disposto dalla recente legge 14 gennaio 2013, n. 10 sullo sviluppo delle aree verdi urbane. Le aree verdi sono fondamentali in una città, ma anche una singola pianta, specialmente quando si tratta di alberi secolari, assume una particolare funzione anche dal punto di vista estetico e rende un centro urbano più bello e vivibile. A noi non risulta che la pianta presentasse problemi: in ogni caso, se anche così fosse, si sarebbe potuto intervenire per tempo, evitando di dover ricorrere ad un ulteriore taglio che rende Teramo sicuramente meno bella e più grigia”.

14.9.13

La fretta mette a rischio i parchi

Il disegno di legge n. 119 di riforma della legge quadro sulle aree naturali protette (Legge n. 394/91) per il quale il Senato ha approvato la dichiarazione d’urgenza nei giorni scorsi conferma purtroppo il prevalere degli interessi particolari e privati nella gestione del patrimonio naturale e culturale del Paese. 
Il disegno di legge presentato dal Senatore D'Alì soddisfa senz’altro gli interessi di cacciatori e cavatori e quanti altri interpretano i parchi essenzialmente come ostacolo ai propri particolari interessi e considerano le norme di tutela solo un vincolo all’utilizzo delle risorse naturali. Purtroppo la somma degli interessi particolari, anche degli agricoltori, non corrisponde mai all’interesse pubblico generale del Paese.
Le maggiori Associazioni ambientaliste, che seguono l'iter di questa riforma sin dalla precedente legislatura, hanno criticato la decisione del Senato di procedere con urgenza all’esame del disegno di legge presentato dal Senatore D'Alì, che ripropone integralmente il testo raffazzonato e improvvisato approvato dalla Commissione Ambiente del Senato al termine della scorsa legislatura.
Con questa dichiarazione di urgenza, il ddl n. 119 diventa purtroppo il testo di riferimento per la riforma della legge quadro sulle aree naturali protette e si allontana così la possibilità di un sereno confronto sulla riforma della legge, esasperando ulteriormente il conflitto tra le Associazioni ambientaliste e chi, caparbiamente, continua a sostenere e difendere i contenuti della riforma proposta dal Senatore D’Alì. Una riforma che allontana i parchi dalla loro missione prevalente: la conservazione della natura.
Con l’adesione del CTS si allarga nel frattempo il fronte delle Associazioni ambientaliste che criticano i contenuti, le modalità ed i tempi di questa riforma. 
CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e WWF Italia considerano infatti grave procedere alla modifica della normativa di riferimento per l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette nel nostro Paese senza una adeguata analisi e riflessione sullo stato di applicazione della legge quadro ed una attenta valutazione sulla gestione attuale dei parchi.
Le otto Associazioni chiedono al Parlamento l’avvio di un ampio confronto con tutte le parti interessate sul rilancio del ruolo dei parchi e delle riserve naturali per garantire una efficace conservazione del patrimonio naturale del Paese e si adopereranno già dai prossimi giorni per presentare e far comprendere a senatori e deputati le ragioni del loro dissenso sui contenuti del disegno di legge D’Alì.

Le ragioni della contrarietà

Le maggiori Associazioni ambientaliste non condividono le proposte di riforma della Legge 394/1991 presenti nel disegno di legge n. 119 del Senatore D’Alì per almeno 4 motivi:

1.  perché verrebbero rivisti gli equilibri, in modo evidente e comprensibile anche per i non addetti ai lavori, tra coloro che rappresentano negli enti di gestione interessi nazionali generali e chi rappresenta interessi particolari e privati. Nessuno intende contrapporre i legittimi interessi delle comunità locali alle esigenze di tutela della natura, ma è quanto mai opportuno nel nostro Paese assicurare il rispetto di quella gerarchia di valori ribadita in più occasioni dalla Corte Costituzionale per la quale la tutela dell’ambiente dovrebbe prevalere sempre su qualunque interesse economico privato;
2. è piena d’insidie la distinzione artificiosa che si vorrebbe introdurre tra attività venatoria e controllo della fauna selvatica, pur con la supervisione dell’ISPRA, l’Istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente. Si prevede di fatto un diretto coinvolgimento dei cacciatori nella gestione della fauna all’interno delle aree naturali protette. La normativa attuale già consente interventi da parte degli Enti Parco per la gestione dei problemi che alcune specie, essenzialmente il cinghiale, possono determinare se presenti in sovrannumero. La riforma prevista rischia di aprire le porte alla caccia nei parchi per interessi lontani dalla conservazione della biodiversità nel nostro Paese;
3. manca, inoltre, come indispensabile premessa ad ogni ipotesi di riforma della legge attuale, una seria analisi dei problemi nella gestione dei parchi in relazione al ruolo centrale che dovrebbero svolgere per la tutela della natura. Risale infatti al 2002, cioè alla seconda Conferenza nazionale sulle aree naturali protette di Torino, l’ultima occasione di ampio confronto e dibattito sul nostro sistema nazionale di parchi e riserve naturali; 
4. c’è infine da rilevare che, in assenza di una seria valutazione sullo stato delle nostre aree naturali protette le proposte di riforma della Legge entrano esclusivamente nel merito delle rappresentanze negli Enti di gestione, delle procedure di nomina di Presidenti e Direttori, di possibili meccanismi di finanziamento attraverso royalty che rischiano di determinare pesanti condizionamenti nella gestione delle risorse naturali dei territori protetti e nella gestione della fauna attraverso un discutibile quanto inopportuno coinvolgimento del mondo venatorio.

1.9.13

Solita preapertura della caccia

La caccia si è riaperta in quasi tutta Italia oggi, primo settembre, nonostante la Legge 157/92 preveda l’apertura ordinaria la terza domenica di settembre, che quest'anno cade il 15.
Per Dante Caserta, Presidente WWF Italia, "purtroppo la gestione venatoria in Italia continua ad essere in balia dell'estremismo venatorio e delle armi e di amministratori compiacenti a cui non importa della sopravvivenza delle loro stesse prede oltre che delle norme comunitarie che le tutelano".
Le norme consentono in casi limitati e specifici, in presenza di condizioni favorevoli, un anticipo. A guardare i calendari venatori delle regioni sembrerebbe che la fauna goda di ottima salute, visto che in ben 16 regioni ci sarà l’anticipo, che riguarderà complessivamente 14 specie.
In realtà la cosiddetta preapertura impatta principalmente su una specie, la Tortora, che a livello europeo è in stato di conservazione sfavorevole perché in costante declino numerico e che in questo periodo è ancora nella fase di nidificazione, come dimostrano diversi studi realizzati in area mediterranea e anche il ritrovamento di un pulcino portato al centro recupero animali selvatici di Rimini in questi giorni. Inoltre alcune regioni (Puglia, Calabria, Friuli, Campania) hanno previsto la preapertura su un’altra specie migratrice in declino, la Quaglia, con il parere sfavorevole dell’ISPRA.
La “maglia nera” delle regioni, riottose alle norme comunitarie e addirittura a provvedimenti della giustizia amministrativa, incuranti delle plurime condanne che hanno umiliato il nostro paese davanti alla Corte di Giustizia Europea spetta a due regioni, l’Umbria, che apre a ben 9 specie, e le Marche, in cui si potrà sparare a 8 specie, in entrambi i casi con il parere sfavorevole dell'ISPRA su diverse di queste. Ad esempio, il Colombaccio verrà cacciato in pieno periodo riproduttivo in aperto contrasto con la direttiva comunitaria 147/2009/CE! 
La Regione Abruzzo si segnala perché aprirà in anticipo pur in assenza dell’obbligatorio Piano Faunistico Venatorio, determinante in base alla legge per iniziare a valutare la possibilità di una preapertura: e questo, nonostante abbia perso 5 ricorsi al TAR negli ultimi 5 anni, oltre a un ricorso al Consiglio di Stato e a due ricorsi alla Corte Costituzionale! Il WWF sta valutando un esposto alla Magistratura ordinaria per inottemperanza rispetto a provvedimenti giudiziari, visto che l’ennesimo ricorso al TAR pare ormai senza prospettive di provocare un reale cambiamento.
Sulla Tortora, su cui si concentrerà un’incredibile potenza di fuoco, visto che tutte le preaperture riguardano questa specie, ciò avverrà con l’avallo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Il WWF ha scritto una circostanziata nota ai Ministeri competenti ed alla Direzione Generale dell’ISPRA in cui richiamiamo gli obblighi dello Stato Italiano per la corretta applicazione della Direttiva Comunitaria 147/2009/CE “Uccelli”, visto che l’ISPRA ha concesso parere favorevole su questa specie nonostante dichiari di non sapere quanti individui vengono uccisi ogni anno e manchi un Piano di Gestione Nazionale sulla Tortora. La raccolta preventiva di queste ed altre informazioni sulla dinamica della popolazione sono obbligatorie secondo il Piano di Gestione europeo che è stato redatto già nel 2007 e che prevedeva anche l’obbligo di attuare azioni di miglioramento ambientale che non sono state fatte. Inoltre, le tortore presenti in questo periodo in Italia provengono in larga parte da popolazioni dell’Europa centrale che sono in declino. Pur ammettendo l’assenza di dati e che “in teoria” per le specie in declino bisognerebbe sospendere l’attività venatoria, l’ISPRA applica un suo singolare “principio di precauzione” concedendo non solo la possibilità di anticipare il periodo di caccia, ma anche di abbattere fino a 20 individui nella stagione per cacciatore.
Tutto ciò senza considerare la piaga del bracconaggio, che incide pesantemente sulla fauna.
Tra l’altro alcune regioni vanno ben oltre, aprendo in anticipo su altre specie in declino, secondo i dati dello stesso ISPRA, come la Marzaiola, il Beccaccino, e, come detto, la Quaglia, o aumentando i giorni di preapertura, con il parere sfavorevole dell’ISPRA.
Toscana e Lazio si sono contraddistinte per aver assunto provvedimenti per la preapertura in questi giorni, quando la legge prescrive espressamente che il Calendario venatorio deve essere varato entro il 15 giugno. Una condotta che inibisce la possibilità per le associazioni di presentare ricorsi che possano avere efficacia in quanto arriverebbero a fatto compiuto, un comportamento in contrasto con ogni principio di buon andamento della pubblica amministrazione e del rapporto cittadini-istituzioni.
In Campania, dove il WWF è riuscito in extremis ad intervenire, il TAR ha infatti sospeso l’apertura anticipata. Anche in questa regione però, come in Abruzzo,  nonostante numerosi annullamenti da parte del Giudice amministrativo a seguito  di ricorsi del  WWF negli anni precedenti , riguardanti  i calendari venatori ed i  piani   faunistici,  la regione continua  ad approvare atti che violano pesantemente le leggi nazionali e quelle europee a tutela della Fauna selvatica e degli habitat naturali: l’ultima notizia negativa è del 28 agosto in cui  il Consiglio regionale ha approvato una complessa  modifica della legge regionale sulla caccia, peraltro già modificata proprio un anno fa (LR n. 26/2012), in cui si aumentano illegittimamente  e senza limiti tempi, luoghi modi di caccia.
Il WWF farà richiesta al Governo nazionale per impugnare la nuova legge campana dinanzi alla Corte Costituzionale, così come ha già fatto  ed ottenuto recentemente in Piemonte (legge n. 11 del 5/6/2913), in Abruzzo, e molte altre regioni negli ultimi anni.  La Corte ha ormai decine di volte ribadito che la disciplina della caccia appartiene alla potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema e che le regioni, nell’esercizio della loro potestà legislativa residuale in materia, possono modificare la disciplina statale esclusivamente nella direzione dell’innalzamento del livello di tutela (cfr., da ultimo, Corte cost, 12 dicembre 2012, n. 278).
Il WWF continuerà a vigilare con decine di avvocati e centinaia di guardie volontarie, anche ricorrendo ai tribunali italiani ed europei. 

Ma tutti possono fare qualcosa, sul profilo facebook del WWF Italia è presente un appello al Presidente del Consiglio Letta ed al Ministro dell’Ambiente Orlando per dire NO a caccia selvaggia e chiedere alle Istituzioni ed ai cacciatori il rispetto delle leggi italiane ed europee per la tutela della fauna selvatica e della natura, ricordando loro che è un dovere ed un obbligo verso l’Europa e la comunità internazionale.

REGIONI CON PREAPERTURA
Toscana: Tortora, Colombaccio, Merlo, Gazza, Ghiandaia, Cornacchia grigia + deroga allo Storno in 69 comuni
Umbria: Tortora, Alzavola, Marzaiola, Germano reale, Merlo, Colombaccio, Cornacchia grigia, Ghiandaia, Gazza
Abruzzo: Tortora, Cornacchia grigia, Gazza, Ghiandaia, Merlo
Veneto: Tortora, Merlo, Ghiandaia, Gazza, Cornacchia nera, Cornacchia grigia, Colombaccio
Emilia Romagna: Tortora, Cornacchia grigia, Ghiandaia, Gazza, Merlo (solo Province di Rimini, Forlì, Modena e Ravenna). Nelle Province di Reggio Emilia e Piacenza solo la Tortora. Deroga allo Storno.
Lombardia (solo la provincia di Brescia): Tortora, Cornacchia grigia, Cornacchia nera
Piemonte: Tortora, Ghiandaia, Cornacchia grigia, Cornacchia nera, Gazza, Ghiandaia
Basilicata: Tortora
Calabria: Tortora, Colombaccio
Campania: Tortora, Quaglia, Gazza, Ghiandaia
Friuli Venezia Giulia: Quaglia, Tortora, Alzavola, Beccaccino, Colombaccio e Marzaiola.
Lazio: Tortora, Cornacchia grigia, Ghiandaia, Gazza, Merlo
Marche: Tortora, Colombaccio, Cornacchia grigia, Gazza, Ghiandaia, Alzavola, Germano reale, Marzaiola
Puglia: Tortora, Quaglia
Sardegna: Tortora
Sicilia: Tortora, Colombaccio, Coniglio selvatico
 
REGIONI SENZA PREAPERTURA
Molise, Liguria, Lombardia (tranne Brescia), Valle d'Aosta, province autonome di Trento e Bolzano.

Siamo tornati!


11.8.13

Il Fiume Vomano ancora sotto attacco

Il Fiume Vomano nel territorio di Roseto verrà in larga parte intubato per realizzare una centrale idroelettrica proposta dalla società Energy Seekers.
Si potrà captare dal fiume fino a 22.000 litri al secondo da un corso d’acqua che è già ridotto ad una fogna con gravissimi problemi ambientali. L'acqua, invece che scorrere nell'alveo, per 1,78 km sarà trasportata in un tubo/canale verso la centrale, da cui verrà restituita al fiume. In alcuni periodi, considerando anche altre piccole captazioni a monte, rimarrà nel fiume solo il 7,6% della portata!
Il Vomano, a causa della pressione antropica che ne ha già sconvolto portata e qualità delle acque, non rispetta gli obiettivi di qualità fissati dalla Direttiva 2000/60 “Acque” dell'Unione Europea. Proprio il tratto di fiume coinvolto è classificato dall'Arta nelle categorie Scadente o Sufficiente a seconda degli anni. Tutti i fiumi europei entro il 2008 dovevano raggiungere lo stato sufficiente ed entro il 2015 lo stato “buono”.
Il Comitato VIA della Regione si è spaccato sul progetto, visto che l'ARTA, assieme ad un altro membro nominato dal Consiglio Regionale, ha votato negativamente facendo mettere a verbale le motivazioni tecniche alla base del dissenso.
È noto che la sottrazione di una quantità spropositata di acqua ha un effetto dirompente sulla qualità del fiume e sulla sua capacità di autodepurarsi. Il tutto in un corso d'acqua già disastrato, con effetti anche sulla qualità delle acque costiere visto che in foce non si rispettano i parametri per la balneabilità.
Nel rilasciare il parere di non assoggettabilità a VIA (quindi l'opera non farà la Valutazione di Impatto Ambientale completa!), il Comitato si limita incredibilmente ad inserire una frase auto-assolutoria: “l'opera non dovrà precludere il raggiungimento degli obiettivi di qualità comunitari”.
Ma non è proprio il comitato VIA a dover valutare gli effetti dell'opera?
Per Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Abruzzo, “la Regione, da un lato, ha chiesto una deroga all'Unione Europea sulla qualità delle acque del Vomano rispetto agli obiettivi di qualità, dall'altro, continua ad aumentare la pressione antropica sullo stesso fiume. Per questo la decisione del Comitato CCR-VIA lascia esterrefatti, anche perché rende velleitari i proclami lanciati solo qualche settimana fa dall'Assessore Di Dalmazio che auspicava il risanamento dei fiumi per tutelare le imprese turistiche della costa. Evidentemente in Regione esistono forze più rilevanti del volere dell'assessore e dei bisogni, non solo dell'ambiente, ma anche di intere categorie produttive come quelle degli albergatori e dei balneatori. La cosa sconvolgente è che il comitato CCR-VIA ha approvato il progetto facendo fermare la procedura al solo screening senza far assoggettare l'opera alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale completa, necessaria, in base al Testo Unico sull'Ambiente, per i progetti che possono avere un impatto. Ebbene, il Comitato VIA ritiene che intubare gran parte di uno dei fiumi più importanti della regione non ha neanche un potenziale effetto sulla qualità ambientale! Evidentemente l'ARTA, che già nel 2010 individuava ufficialmente nelle captazioni una delle cause principali dello stato disastroso dei nostri fiumi, ha sognato. Considerato il modo di procedere di questo comitato CCR-VIA è indifferibile un profondo cambiamento nella sua costituzione e nelle modalità di esame dei progetti, anche perché si rischia l'apertura della procedura d'infrazione comunitaria per l'evidente incongruenza con le politiche europee in materia di acque”.