17.3.13
Amici del Parco e delle Oasi
È stata un’importante opportunità per mettere in luce il territorio e le eccellenze enogastronomiche dell’intero comprensorio del Cerrano, l’occasione della Fiera Saral Food di Silvi, svoltasi dal 10 al 14 marzo scorsi.
L’evento fieristico, il più qualificato del centro-sud Italia, ha visto nascere un connubio tra il Parco e la prestigiosa azienda vitivinicola veneta ‘Montresor’, con l’obiettivo di far conoscere ai visitatori e agli operatori del settore il progetto “Amici del Parco”.
Un’attività, quest’ultima, che sta creando un servizio per i turisti alla ricerca di prodotti tipici dei luoghi visitati, contemporaneamente ad una valorizzazione dell’ottima capacità artigianale ed enogastronomica del territorio. Ed è già stato superato l’obiettivo della vendita di 50 scaffali, cioè 50 piccoli punti vendita dei prodotti “Amici del Parco” che comprende: confezioni di olio e vino, prodotti di qualità di aziende dei tre Parchi (Area Marina Protetta Torre del Cerrano, Oasi WWF Riserva Naturale Calanchi di Atri ed Oasi WWF Riserva Naturale Regionale del Lago di Penne) e gadget come cappellini, magliette, zainetti e penne.
10.3.13
Futuro nero?
Un governo dimissionario e attualmente in carica solo per gli affari correnti ha messo in atto un “colpo di mano” con il varo di una Strategia Energetica Nazionale che tutela, in larga parte, le fonti fossili. Questa l’accusa che Greenpeace, Legambiente e WWF lanciano dopo le dichiarazioni del ministro Clini durante la presentazione del rapporto ambientale dell’Ocse sull’Italia: il titolare uscente del dicastero dell’Ambiente ha detto di aver firmato - insieme al suo collega dello Sviluppo Economico, Corrado Passera - un decreto interministeriale col quale si approva la Strategia Energetica Nazionale.
Secondo le associazioni ambientaliste si tratta di un atto illegittimo, adottato da un governo che con le elezioni ha virtualmente concluso il suo mandato, su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorché “ordinaria amministrazione”. La SEN, infatti, è un documento che definisce lo sviluppo energetico dell’Italia da qui al 2020: un periodo troppo limitato per una strategia, ma sufficiente per ipotecare il futuro del Paese con il delineato impulso alla trasformazione in hub del gas e il via alle trivellazioni selvagge.
Le associazioni rilevano inoltre una sostanza più esplicitamente “politica” di questa vicenda: la linea dell’esecutivo Monti è uscita chiaramente sconfitta dalla competizione elettorale, e ciò indebolisce ulteriormente il ruolo dell’attuale Governo quando si tratta di provvedimenti di programmazione da adottare per il futuro del Paese.
Tutto ciò avviene mentre si sta per insediare un nuovo Parlamento. Il testo che il ministro dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico promuovono è, peraltro un mistero, dal momento che dopo un processo di consultazione su una prima bozza – processo al quale hanno partecipato anche le associazioni ambientaliste, rilevando numerose debolezze – nessuno ha potuto leggere la versione definitiva che ora sarebbe stata approvata.
Greenpeace, Legambiente e WWF contestano da mesi gli indirizzi generali, nonché molti dettagli, della SEN proposta dal governo Monti. Questa strategia – nella sua prima stesura – è applicata a uno scenario di respiro troppo breve, che arriva solo al 2020, ed è fondata su pochi capisaldi tra cui l’incentivo e la facilitazione dello sfruttamento delle scarsissime risorse petrolifere del Paese, mettendo a rischio ambiente, paesaggio e salute pubblica per un ritorno economico esiguo.
Le Associazioni considerano profondamente sbagliata la scelta di puntare ad aumentare la produzione di idrocarburi nazionali. Questa prospettiva appare insensata non solo da un punto di vista ambientale, ma anche rispetto agli obiettivi previsti dal documento di riduzione della dipendenza dall'estero e della bolletta energetica. Secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico vi sarebbero nei nostri fondali marini 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.
Inoltre, in una economia di mercato e senza un intervento pubblico non vi è alcuna possibilità che a trarre beneficio dalle trivellazioni possano essere i consumatori italiani visto che quel gas e benzina sarebbe venduto allo stesso prezzo di quello proveniente da altre parti del mondo.
Particolarmente gravi le conseguenze per l’Abruzzo che, nella sconcertante visione del Ministro Passera e del Governo Monti, sarebbe condannato a diventare una regione petrolchimica, a dispetto degli interessi economici e della volontà largamente maggioritaria nel territorio: nella nostra Regione viene individuato un elevato potenziale di sviluppo degli idrocarburi e si prefigurano un rafforzamento del distretto energetico e una base logistica per lo sviluppo di nuove attività estrattive nell’intero Sud Italia.
Qualora non vi fossero sostanziali revisioni rispetto a quanto sin qui promosso dal governo Monti, a livello nazionale Greenpeace, Legambiente e WWF si riservano di impugnare gli atti di approvazione della SEN presso i fori competenti, per contrastare con ogni strumento un piano che non garantirebbe al Paese alcuno sviluppo e costituirebbe, invece, un atto di grave miopia, profondamente in conflitto con ogni istanza di sviluppo sostenibile.
In Abruzzo continuerà invece la mobilitazione contro la deriva petrolifera, già in atto con la partecipazione di istituzioni, amministratori, forze politiche, organizzazioni di categoria, associazioni ambientaliste, sindacati, movimenti e, soprattutto, tantissimi semplici cittadini. Nel prossimo mese di aprile ci sarà una grande manifestazione unitaria per gridare a gran voce no a scelte illogiche, che si vorrebbero assurdamente far calare dall’alto, contrarie all’ambiente, alla salute e agli interessi anche economici dell’intera collettività regionale.
Sulla pedonalizzazione di via Nazario Sauro a Giulianova

Il fatto che se ne parli da anni, senza che sia stato fatto nulla di concreto, è indice di scarsa attenzione sui temi della mobilità sostenibile in ambito urbano delle varie Amministrazioni che si sono succedute a Giulianova.
Ma l'elemento che lascia più perplessi è che, a fronte di un preciso impegno dell'attuale Amministrazione nel programma proposto ai cittadini in occasione delle elezioni comunali (dove si parlava di “modernizzare la rete infrastrutturale urbana e incrementare la mobilità ciclo-pedonale in un disegno che si prefigga la costruzione di una città a basso tasso di motorizzazione” e, in particolare, in “Piazza Dalmazia, pinetine circostanti, Nautico, Via Nazario Sauro e piazza Fosse Ardeatine: riqualificazione area nell’ambito del progetto elaborato dalla precedente Ammini- strazione”) poco o nulla in questi anni è stato fatto.
Eppure più di un anno fa erano state raccolte, da un comitato formato da Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano, Legambiente Giulianova, Italia Nostra Giulianova, WWF, Centro Educazione Ambientale Torresi ed Associazione Ambientiamoci, oltre 1.000 firme a favore della pedonalizzazione di via Nazario Sauro, firme che erano state consegnate all'assessore Forcellese che si era impegnato a procedere, in tempi brevi, alla pedonalizzazione del breve tratto stradale.
E tra i firmatari c'erano numerosi esercenti di attività commerciali che insistono sul corso, consapevoli, evidentemente, che la pedonalizzazione è un opportunità e non un problema.
È pur vero un’area pedonale nel cui ambito insistono funzioni economiche, servizi e consolidate abitudini di frequentazione e di lavoro non si improvvisa dall’oggi al domani.
Proviamo quindi a sostituirci all'Amministrazione comunale, finora inerte, per fare alcune utili considerazioni per convincere gli scettici e poter realizzare, nel modo migliore possibile, un'isola pedonale che sia un vantaggio per tutti i cittadini.
Perchè le isole pedonali?
I centri urbani consolidati sono nati con funzioni diverse da quelle odierne in un contesto di circolazione e spostamenti a misura d’uomo e non si può negare che, attualmente, tali ambiti non sono in grado di accogliere senza traumi più che evidenti il traffico che deriva dalla tendenza alla motorizzazione individuale che caratterizza i nostri giorni, anche per la mancanza di sistemi di trasporto pubblico efficienti.
Ed ecco perché, soprattutto in considerazione dell’inquinamento, del rumore, dell’invadenza dei veicoli e, come si dice, della qualità della vita, sempre più cittadini chiedono alle amministrazioni a limitare il traffico veicolare nei luoghi più pregiati e fragili delle città.
L’esperienza acquisita in questi anni, tuttavia, ha dimostrato che imporre tout court il divieto di circolazione dei veicoli può causare effetti deleteri, tra i quali, a volte, l’emarginazione economica e il degrado sociale di quelle aree urbane che ci si proponeva invece di valorizzare e restituire a una migliore fruibilità. L’isola pedonale calata dall’alto, senza un serio studio di pianificazione, rischia così dir diventare un’isola deserta. Nessuno la vive, nessuno la trova attraente e, quindi, ne risentono gli esercizi commerciali (che, in questo periodo, non vivono comunque un periodo felice e non sembrano, in ogni caso, essere favoriti dal traffico automobilistico a tutti i costi).
Non ha senso parlare semplicemente di isole pedonali o di “pedonalità riconquistata” senza collegare questo concetto a una pluralità di altri interventi coordinati senza i quali non solo essa non è realizzabile, ma è anche inutile e controproducente: si tratta di organizzare il traffico che comunque esiste e va disciplinato (e nel caso di Via Nazario Sauro il tutto sarebbe semplice, vista la presenza parallela alla strada da pedonalizzare di due strade carrabili a senso unico); si tratta di introdurre forme diversificate ed efficienti d’accessibilità, potenziando e qualificando il trasporto urbano pubblico (collettivo e individuale); si tratta di restituire alle porzioni di città così “salvate” dalla invadenza veicolare, anche sotto il profilo estetico, un volto il più possibile articolato e accogliente, poiché questi spazi costituiscono il salotto collettivo di tutta la cittadinanza.
Insomma non è vero che le isole pedonali diventerebbero dei deserti. Bisogna creare le condizioni affinché tali aree vengano riconsegnate alle attività sociali di tutti i cittadini. Insomma va creata un’area dove convivano pedoni, ciclisti, negozi, bar ristoranti e attività temporanee che animino la zona tutto l'anno.
Proposte per una progettazione efficace.
Un nuovo ambiente urbano, pedonale, razionale, efficiente, caratteristico, attraente e produttivo dovrebbe quindi articolarsi, a nostro avviso, secondo un iter progettuale che preveda i seguenti passaggi:
• ogni isola pedonale idealmente e materialmente deve essere collegabile con l’intero contesto cittadino, con gli altri percorsi pedonali e ciclabili della città (lungomare, viale Orsini, i parchi cittadini, ecc.);
• valorizzare al massimo l’area e, in particolare,riqualificare le quinte edilizie favorendo il recupero degli edifici e l’uso dei piani terra a scopo commerciale e ricreativo;
• dare vita a eventi di animazione e di richiamo (mercatini, eventi culturali, mostre, ecc.) durante tutto l’anno;
• riorganizzare il suolo urbano che accoglierà l'isola. In particolare dovranno essere eliminate eventuali barriere architettoniche e realizzate pavimentazioni sulle quali sia piacevole camminare;
• creare elementi di arredo urbano funzionali e decorativi (fioriere, fontane, sculture, ecc.);
• prevedere aree specializzate per varie funzioni: caffè all'aperto, mercati, mostre, spazi adeguati per rappresentazioni o trattenimenti vari, spazi per la sosta-gioco di bambini e anziani;
• studiare l'illuminazione in modo da soddisfare i movimenti o la sosta dei passanti e la sicurezza notturna dell'area. Non dimentichiamo che l'illuminazione che oggi prevale all'interno delle città è quella necessaria ai rapidi e massicci spostamenti veicolari non già a sereni e lenti percorsi pedonali;
• studiare le migliori possibilità di collegamento dell'area con i servizi di trasporto urbano;
• studiare la segnaletica, a cui va affidata anche la divulgazione delle attività che via via trovano posto nell'isola;
• tener conto che tra le cause capaci di esercitare un forte richiamo pedonale vengono per prime le attività commerciali, di ristoro e di servizi. Un’isola pedonale senza bar, ristoranti e negozi difficilmente presenta quella animazione che è indispensabile al successo della “scena”.
Questi semplici consigli, se applicati, potranno far sì che, finalmente, Giulianova si doti di aree di socializzazione utili per residenti, turisti e anche commercianti, che avrebbero solo vantaggi dall'essere ubicati in un'area piacevole, vivibile e frequentata tutto l'anno.
Salta la discussione sul piano spiaggia di Roseto
Niente discussione sul Piano spiaggia di Roseto degli Abruzzi giovedì scorso in consiglio comunale. Evidentemente i consiglieri comunali del centro costiero avevano altro da fare. Su 17 consiglieri si sono presentati solo in 7. Mancavano ben 9 consiglieri di maggioranza. Si andrà quindi in seconda convocazione giovedì 14 marzo.
7.3.13
Piano spiaggia di Roseto: per il WWF è necessaria la VAS
Il WWF, in vista del Consiglio Comunale di Roseto degli Abruzzi convocato per oggi per decidere sul Piano Spiaggia, ha inviato una lettera a tutti i consiglieri per evidenziare la necessità della Valutazione Ambientale Strategica al fine di garantire la partecipazione dei cittadini e la corretta valutazione degli effetti ambientali del Piano stesso.
Il WWF presentò ricorso al TAR per la totale assenza della procedura di VAS che aveva contraddistinto l’elaborazione di questo Piano.
Ora il Piano torna in Consiglio dopo aver esperito solo la parte preliminare di questa procedura grazie alla determina degli Uffici del Comune che lo hanno ritenuto non assoggettabile a VAS il Piano. Questo nonostante i puntuali rilievi dell'Autorità di bacino e della Sovrintendenza che, invece, hanno richiesto l'intera procedura di VAS che comprende anche la fase di partecipazione dei cittadini ed un esame molto più approfondito delle tematiche ambientali.
La procedura di VAS non può risolversi in un semplice escamotage autoreferenziale del proponente, in questo caso il Comune di Roseto degli Abruzzi, anche perchè è oggettivo che esistono importanti problematiche che investono il litorale di Roseto degli Abruzzi che devono essere adeguatamente approfondite. Tra queste il problema dell'erosione, il rispetto dell Direttiva Comunitaria 2000/60 “Acque”, la tutela delle aree di nidificazione del Fratino.
Non assoggettare a VAS il Piano ostacolerebbe la partecipazione dei cittadini alle scelte di gestione dei territorio voluto dalle norme comunitarie e precluderebbe un esame attento delle problematiche esistenti, sollevate peraltro anche dagli Enti preposti.
Il tutto rischia di rivelarsi come l'ennesima illegittimità che ha contraddistinto l'iter di questo piano.
3.3.13
Una petizione per una Politica Agricola Comune sostenibile
In vista della votazione in plenaria del Parlamento Europeo sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) 2014-2020, annunciata per il prossimo 11 marzo, il WWF insieme alle Associazioni ambientaliste e dell’Agricoltura biologica e biodinamica italiane credono sia giunto il momento di voltare pagina e finanziare solo le buone pratiche agricole che rispettano la Natura e che producano cibo sano con modalità che siano sostenibili anche per le future generazioni.
Per questo hanno lanciato a livello europeo, anche in lingua italiana, una petizione online indirizzata ai parlamentari europei impegnati nei prossimi giorni a decidere sul futuro dell’agricoltura e che si può firmare all'indirizzo http://it.farmingfornature.eu.
277 associazioni ed organizzazioni europee hanno già inviato una lettera aperta a tutti gli europarlamentari per ribadire perché la politica agricola europea ha bisogno di urgenti riforme.
Con la petizione online tutti i cittadini europei possono far sentire la loro voce per sostenere una autentica riforma verde della PAC che renda l’agricoltura europea più pulita, sostenibile, sana e giusta.
Per più di cinquant’anni l’Unione Europea ha incentivato e finanziato pratiche agricole dannose che inquinano i nostri suoli, le nostre acque e la nostra aria, mentre la buona agricoltura biologica e biodinamica veniva sempre più penalizzata e marginalizzata, sprecando in questo modo i soldi dei contribuenti.
L’attuale crisi economica colpisce un’agricoltura già attraversata da una profonda crisi strutturale, in Italia le aziende sono calate in 10 anni del 32,2% e il loro reddito del 25,3%, mentre in Europa nell’ultimo decennio si sono persi complessivamente 3,7 milioni di posti di lavoro nell’agricoltura.
Il 92% dei fiumi e dei laghi di tutta Europa sono inquinati per l’uso eccessivo di concimi chimici e pesticidi e soffrono per l’eccessivo prelievo di acqua destinata all’agricoltura (in Italia il 60% dei consumi idrici), negli ambienti agricoli dal 1980 ad oggi sono andati persi oltre 300 milioni di uccelli selvatici.
I dati sull’ambiente in Europa evidenziano una crisi generalizzata della biodiversità e il consumo di suolo agricolo negli ultimi sessant’anni, un milione e mezzo di ettari dei terreni più fertili in Italia, mette a rischio anche la sicurezza alimentare. Questa crisi è il punto di arrivo di un modello di agricoltura non più sostenibile per modalità di produzione e di consumo.
Tutto questo non è più accettabile.
Gli eurodeputati a metà marzo potranno votare per una politica agricola più verde. Per la prima volta nella storia infatti hanno il potere di votare per una politica agricola amica della Natura che non sperperi i nostri soldi e che serva a produrre cibo sano in maniera più sostenibile, come chiedono le Associazioni WWF LIPU, Legambiente, Federazione nazionale Pro Natura , AIAB, Federbio, FIRAB, UPBio, FAI, Italia Nostra, Touring Club Italiano, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, SIEP (Società Italiana Ecologia del Paesaggio) e Slow Food.
La mobilitazione delle Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica europee e nazionali intende ribaltare alcune decisioni assunte dalla Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo considerate insostenibili per l’ambiente e penalizzanti per le pratiche agricole più virtuose e sostenibili.
Nella plenaria di marzo le Associazioni chiedono per questo ai Parlamentari Europei di votare per una vera riforma della Politica Agricola Comune (PAC) che:
1. ASSICURI l’adozione delle migliori pratiche agricole per la tutela dell’ambiente da parte di tutti gli agricoltori che beneficiano dei pagamenti diretti della PAC (il cosiddetto “greening”), mentre la proposta attuale prevede l’esclusione delle aziende sotto i 10 ettari;
2. RESPINGA i doppi pagamenti illegali proposti dalla Commissione Agricoltura, che consentirebbero di pagare due volte gli agricoltori per le stesse attività;
3. REINTRODUCA l’obbligo per gli agricoltori del rispetto delle normative europee in materia di tutela dell’ambiente, sicurezza alimentare, benessere animale e salute pubblica per poter ricevere i finanziamenti comunitari, attraverso la cosiddetta “condizionalità”.
4. SOSTENGA maggiormente l’agricoltura biologica ed i sistemi agricoli di Alto Valore Naturale.
In questo scenario l’agricoltura biologica deve assumere un ruolo completamente nuovo rispetto al passato, utile per il futuro di tutta l’agricoltura, diventando metodo produttivo centrale dal quale partire per un nuovo modello di riferimento basato su valori etici e sociali e sulla tutela dei beni pubblici.
Sono, infatti, proprio le aziende biologiche che attraverso la diversificazione (base fondante dei principi del biologico) hanno saputo interpretare la multifunzionalità in misura maggiore rispetto alle altre e che oggi si dimostrano più resilienti anche sul piano economico e in sintonia maggiore con l’ambiente e i bisogni dei cittadini. Per questo l’agricoltura biologica deve essere maggiormente sostenuta da un’autentica riforma della PAC.
Cresce la mobilitazione contro Ombrina Mare
Un grande successo: questo è stata la manifestazione organizzata venerdì scorso dal WWF e dalla Confcommercio a Chieti contro la realizzazione della piattaforma petrolifera Ombrina Mare con annesso centro oli nel mare antistante la costa abruzzese.
Oltre 400 cittadini, assieme a una larga parte dei parlamentari eletti in Abruzzo, all'arcivescovo Bruno Forte, al Presidente della Regione Gianni Chiodi, al presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, ed a tanti rappresentanti di istituzioni e associazioni, hanno espresso la fortissima e unanime contrarietà al progetto Ombrina mare.
Dichiara Dante Caserta, presidente nazionale f.f. del WWF: “Siamo di fonte ad una vera e propria sollevazione della cittadinanza abruzzese e dei suoi rappresentanti contro questo megaprogetto petrolifero che mette a rischio il futuro della Regione e del mare Adriatico. La partecipatissima iniziativa di Chieti è servita a far emergere le varie posizioni. Un forte richiamo alla difesa dei beni comuni ed un appoggio alla lotta dei cittadini è arrivato dall'arcivescovo Forte che ha aperto la serie di interventi, seguito da quello delle tante associazioni presenti. Dai rappresentanti delle Istituzioni, dai diversi parlamentari al Presidente della Regione Chiodi, dai consiglieri regionali ai sindaci e amministratori delle più diverse forze politiche abbiamo ascoltato diversi impegni. Tra questi ricordiamo il ricorso al TAR, la richiesta di incontro con i Ministeri competenti per bloccare l'iter, la convocazione della Conferenza Stato-regioni per trattare la questione dello sfruttamento degli idrocarburi in mare, la stesura di una proposta di legge da far votare al Parlamento. Come Associazioni da un lato verificheremo giorno dopo giorno l'effettiva attuazione di questi impegni, dall'altro organizzeremo una campagna di iniziative dei cittadini. Tra queste sarà di fondamentale importanza la manifestazione unitaria fissata per il prossimo 14 aprile sulla costa. Con le altre organizzazioni stiamo condividendo un percorso per far esprimere la contrarietà della comunità abruzzese a questo progetto. Faccio appello a tutti i cittadini sensibili affinchè ci diano una mano: è il momento di allargare ulteriormente la mobilitazione”.
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